Objet du Conseil n. 152 du 7 octobre 1966 - Verbale

OGGETTO N. 152/66 - APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DEI COMUNI DI FONDO VALLE E DI COLLINA MEDIANTE LA COSTRUZIONE DI UN ACQUEDOTTO REGIONALE. (Mozione presentata dai Consiglieri regionali Signori Cusumano Epifanio e Berthet Amato)

Il Presidente, MONTESANO, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione dei Consiglieri regionali Signori Cusumano Epifanio e Berthet Amato concernente: "Approvvigionamento idrico dei Comuni di fondo Valle e di collina mediante la costruzione di un acquedotto regionale", mozione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri quale allegato all'oggetto n. 36 dell'ordine del giorno dell'adunanza consiliare del 7 ottobre 1966:

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Aosta, lì 12 settembre 1966 -

AL PRESIDENTE

del Consiglio della Valle di

AOSTA

I sottoscritti Consiglieri Dott. E. Cusumano del P.L.I. e Prof. Amato Berthet della D.C. considerato l'aggravarsi della deficienza del rifornimento idrico nei Comuni di fondo valle e di collina specie in quelli che per motivi industriali e turistici subiscono un continuo incremento di popolazione, tali in special modo il capoluogo e gli altri maggiori centri della Regione, propongono che venga votata la seguente

MOZIONE

Il Consiglio Regionale dà mandato ai competenti Assessorati di studiare la messa in opera di un acquedotto regionale per un razionale approvvigionamento idrico di tutti i Comuni di fondo Valle e di collina in cui si preveda un maggior fabbisogno idrico in un prossimo futuro.

I CONSIGLIERI REGIONALI

f.ti: Berthet - dott. Cusumano

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Il Consigliere CUSUMANO dichiara di aver ritenuto opportuno presentare al Consiglio Regionale una mozione sull'argomento in esame perché l'approvvigionamento idrico dei centri abitati è un problema attuale di particolare gravità non solo in Italia, ma in molte altre parti del mondo, tanto che ha costituito materia di un recente discorso del Presidente degli U.S.A., Johnson.

Osserva che due ordini di fattori hanno contribuito in questi tempi a rendere particolarmente acuto detto problema e, precisamente, il continuo abbassamento delle falde idriche ed il graduale inquinamento delle acque fluenti dovute alle sostanze tensioattive e ad altre sostanze non biodegradabili.

Sottolinea che, anche in Valle d'Aosta, contrariamente ad una opinione molto diffusa, il problema dell'approvvigionamento idrico dei centri abitati (anche se la Valle è situata in mezzo ai ghiacciai perenni) si è fatto sentire in molti Comuni, in particolare modo nel capoluogo della Regione ed in altri centri di collina e di fondo valle.

Rileva che, per risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico, molti Comuni hanno adottato delle soluzioni particolaristiche, costruendo numerosi acquedotti, talvolta anche contigui, che avrebbero potuto benissimo essere sostituiti da un unico acquedotto servente diversi Comuni con indubbio vantaggio tecnico e finanziario.

Dichiara di ritenere opportuno, anche dal punto di vista finanziario, procedere allo studio di un progetto di costruzione di un acquedotto regionale, che, partendo da Courmayeur, scenda fino a Pont St. Martin, collegando lo studio di detto acquedotto allo studio per la realizzazione del piano urbanistico della Valle d'Aosta, allo scopo di avere una chiara visuale dei futuri sviluppi urbanistici della Regione.

Fa presente che la costruzione di un acquedotto regionale presenterebbe il vantaggio di poter captare ed immettere nella rete principale dell'acquedotto le acque di sorgenti situate in località diverse della Regione e di convogliarle in quei centri della Regione che, per un loro repentino sviluppo industriale o turistico, abbiano bisogno di un maggior quantitativo di acqua potabile.

Con questa maggiore elasticità per la fornitura di acqua potabile, - egli aggiunge -, si potrebbe provvedere anche alle necessità dei Comuni che, per scarsità di mezzi finanziari, non sarebbero in grado di far fronte all'accresciuto fabbisogno di acqua potabile dei propri amministrati.

Ritiene che per la realizzazione di un acquedotto regionale la Regione potrebbe anche beneficiare di interventi finanziari da parte dello Stato.

Sottolinea, infine, che, con la realizzazione di detto acquedotto, il problema riguardante l'approvvigionamento idrico dei centri di collina e di fondo valle della Regione verrebbe risolto in via definitiva ed in modo organico e razionale.

Il Prof. BERTHET, richiamandosi alla pubblicazione testé distribuita ai Signori Consiglieri sull'argomento riguardante la questione dell'approvvigionamento idrico dei Comuni di fondo valle e di collina della Valle di Aosta, ringrazia gli autori di questo interessante studio, Dr. Prof. Luria, Dr. Artaz e Dr. Viglierchio, del Laboratorio regionale di Igiene e Profilassi, per il lavoro dai medesimi svolto con tanta passione.

Propone alla Giunta Regionale che la Commissione consiliare di studio per la Sanità tenga in evidenza questa interessante pubblicazione.

Osserva che il problema riguardante l'approvvigionamento idrico è particolarmente sentito nel capoluogo della Regione. Riferisce, in proposito, che la disponibilità di acqua potabile dell'Ospedale Mauriziano di Aosta è insufficiente in casi di emergenza, anche perché le sorgenti di cui disponeva l'Ospedale di Aosta si sono inaridite in seguito alla costruzione del canale di derivazione per la Centrale idroelettrica di St. Marcel.

Fa presente che l'Amministrazione Comunale di Aosta si sta interessando per risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico del capoluogo.

Ritiene, però, che anche l'Amministrazione Regionale debba prendere in serio esame detto problema perché, oltre al capoluogo, molti altri Comuni della Regione hanno carenza di acqua potabile, soprattutto in seguito al notevole sviluppo turistico verificatosi in questi ultimi anni.

Dichiara che è necessario trovare una soluzione globale al problema riguardante l'approvvigionamento idrico dei Comuni della Valle d'Aosta mediante la costruzione di un grande acquedotto che da Courmayeur scenda fino ad Aosta e di un altro grande acquedotto che dalla Valle del Gran San Bernardo scenda a Pont St. Martin.

Ritiene che le spese per la realizzazione di queste opere potrebbero essere finanziate parzialmente dallo Stato, per cui si rende necessario procedere, con sollecitudine, allo studio e alla redazione dei relativi progetti tecnici da inoltrare ai competenti Uffici Ministeriali.

L'Assessore MAPPELLI dichiara quanto segue:

"Per quanto riguarda l'Assessorato regionale alla Sanità, il problema del rifornimento idrico di tutti i Comuni della Regione è stato attentamente esaminato dal Medico Regionale e dai Medici del Laboratorio Regionale di Igiene e Profilassi.

In proposito, ho fatto distribuire testé un piccolo volumetto concernente tutti i dati tecnici relativi al lavoro svolto fino ad oggi in questo campo dai competenti uffici dall'Assessorato alla Sanità e Assistenza Sociale e ringrazio il Consigliere Berthet per aver voluto porre l'accento sulla bontà del lavoro e sulla buona volontà dei funzionari regionali che si occupano di questo problema.

In particolare, come avrete letto su questo volumetto, sotto la direzione del Dr. Barbero e del Prof. Luria, il Dr. Artaz e il Dr. Viglierchio hanno iniziato da alcuni anni uno studio sulle necessità di acqua potabile in relazione all'incremento demografico, allo sviluppo turistico e alla industrializzazione di ogni Comune o gruppi di Comuni.

Hanno, inoltre, iniziato il censimento delle acque potabili attualmente utilizzate e delle acque potabili ancora disponibili per un piano regionale di acquedotti che possa assicurare l'approvvigionamento idrico dei Comuni di fondo valle e di collina.

Attualmente i tecnici dell'Assessorato alla Sanità stanno eseguendo una serie di rilevamenti relativi alla prima parte del piano di acquedotti regionali riguardanti il comprensorio della media Valle d'Aosta, cioè la Città di Aosta ed i Comuni della cintura: Gignod, Roisan, Porossan, Jovençan, Gressan, Charvensod, Pollein, Quart, St. Christophe, Brissogne, Nus, St. Marcel e Fénis.

Il mandato da parte del Consiglio Regionale a proseguire nello studio per la realizzazione di un grande acquedotto regionale sarà preso nella massima considerazione, d'intesa con l'Assessorato ai Lavori Pubblici e con l'Assessorato all'Agricoltura e Foreste".

Dichiara quindi che, in base al parere dei tecnici, si dovrebbe costituire, di comune accordo con l'Assessorato ai Lavori Pubblici e l'Assessorato all'Agricoltura e Foreste, una apposita Commissione per studiare i tempi, i modi e i mezzi finanziari per giungere alla progettazione definitiva di un acquedotto regionale e al sollecito inizio dei progettati lavori di costruzione dell'opera.

Rileva che si tratta di un problema che necessita di urgente soluzione perché le necessità di acqua potabile si fanno sempre maggiori e perché con i soli mezzi finanziari a disposizione dei Comuni non è possibile raggiungere delle soluzioni organiche e razionali.

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, ricorda che il problema riguardante la costruzione di un acquedotto regionale è stato trattato recentemente in una Tavola Rotonda svoltasi presso il Comune di Aosta.

Fa presente che tale riunione era stata indetta per riesaminare il progetto di costruzione dell'acquedotto per l'approvvigionamento idrico della Città di Aosta, progetto che contemplava la captazione delle acque del torrente Montagnayes, in Comune di Bionaz.

Rammenta che, in tale occasione, venne anche discusso il problema riguardante la costruzione di un acquedotto regionale.

Fa presente che, in tale sede, il Medico Regionale, Dr. Barbero, con una interessante e precisa relazione, ha affrontato il problema con molta competenza e con una grande chiarezza di esposizione.

Informa che, in seguito al dibattito svoltosi nella citata Tavola Rotonda, il Comune di Aosta, per non pregiudicare la soluzione Città in relazione alla eventuale costruzione del problema del rifornimento idrico di un acquedotto regionale, ha deciso di soprassedere all'attuazione immediata del progetto di un acquedotto comunale, anche per consentire ai Comuni limitrofi di poter eventualmente entrare a far parte di un Consorzio per la costruzione di un acquedotto per l'approvvigionamento idrico delle popolazioni che gravitano sul centro di Aosta.

Precisa che nel sopracitato dibattito era emerso, tra l'altro, che tutti i Comuni limitrofi della Città di Aosta avevano penuria di acqua potabile.

Aggiunge che, per ovviare a tale inconveniente, - che si aggraverà ancora in seguito al previsto aumento della popolazione di detti Comuni in conseguenza di una possibile futura industrializzazione della zona -, e tenuto conto che con la captazione delle acque del torrente Montagnayes non si garantirebbe in futuro un sufficiente rifornimento idrico del Capoluogo della Regione e dei Comuni limitrofi, era stata prospettata la possibilità di ricorrere ai bacini idroelettrici o, addirittura, alle acque già turbinate che fuoriescono dalle centrali idroelettriche.

Ritiene che, al di sopra dei luoghi comuni e dei sentimentalismi, questa sia la migliore soluzione per risolvere globalmente e razionalmente il problema del rifornimento idrico del Capoluogo della Regione e di tutti i Comuni di collina di fondo valle, tanto più che al giorno d'oggi la potabilizzazione delle acque dei torrenti e dei fiumi non costituisce più un problema di difficile soluzione.

Rileva che, dal punto di vista giuridico, non vi possono essere difficoltà per utilizzare a scopo potabile le acque dei bacini idroelettrici o le acque già turbinate, perché, ai sensi dell'art. 5 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta, le acque pubbliche in uso di irrigazione e potabili sono state trasferite al Demanio della Regione.

Assicura che l'Amministrazione Regionale sta seriamente occupandosi di questo problema, il che è comprovato dalla pubblicazione del volumetto, testé distribuito ai Signori Consiglieri, redatto a cura dei Sanitari del Laboratorio Regionale di Igiene e Profilassi.

Informa che il Comune di Aosta ha già ottenuto dal competente Ministero un cospicuo stanziamento di fondi per il finanziamento dei lavori di costruzione dell'acquedotto comunale, fondi che occorre ora utilizzare entro i termini stabiliti, per non decadere dal beneficio del contributo statale.

Ritiene che la proposta di costruire un acquedotto regionale che capti le acque della Val Ferret, in Comune di Courmayeur, per portarle lungo la Valle d'Aosta non sia da prendere in considerazione, anche se la Val Ferret dispone di notevoli quantità di acqua.

Osserva che anche altre valli laterali dispongono di acque potabili captabili con minori spese e facilmente convogliabili in un acquedotto regionale.

D'altra parte, - egli aggiunge -, non è possibile continuare a concedere contributi regionali ai Comuni nelle spese per la costruzione di acquedotti comunali o frazionali che, oltre a richiedere un grande sforzo finanziario alla Regione, non risolvono affatto il problema, perché il rifornimento idrico di detti acquedotti sovente è insufficiente e non offre garanzie di continuità.

Ritiene necessario che gli organi tecnici dell'Amministrazione Regionale approfondiscano ulteriormente lo studio del problema in esame, per giungere ad una sua sollecita soluzione.

Ribadisce ancora che i competenti organi tecnico-sanitari dell'Assessorato regionale alla Sanità e Assistenza Sociale stanno occupandosi seriamente di questo problema, sia per giungere, in accordo con il Comune di Aosta, alla costruzione di un primo acquedotto consorziale per il capoluogo della Regione e i Comuni limitrofi, sia per creare le condizioni necessarie per la costituzione di altri Consorzi analoghi in altre zone della Valle, in modo da predisporre una soluzione globale del problema in esame in forma decentrata, ma razionale, che tenga conto dei futuri maggiori fabbisogni idrici dei vari Comuni in relazione allo sviluppo industriale, turistico ed urbanistico della Valle d'Aosta.

Il Consigliere ALBANEY dichiara quanto segue:

"Signor Presidente,

l'11 gennaio 1965, durante l'esame del piano dei lavori, ho avuto l'occasione di intrattenere il Consiglio sul problema dell'approvvigionamento idrico potabile della Valle d'Aosta.

Mi è gradito oggi constatare che la mia voce non si è persa nel deserto e che altri la raccolgono. Sono anche a conoscenza che l'argomento è stato discusso, sia pure sotto un altro punto di vista, presso il Municipio di Aosta, durante il mese di luglio u.s. e che il problema è stato giudicato di estrema urgenza.

Ciò detto, entro subito nel vivo della questione leggendovi dei brevi appunti per la costruzione di un acquedotto regionale.

Nella nostra Valle percorsa da limpidi torrenti, cinta da grandiosi ghiacciai e da nevai perenni, il problema del rifornimento idrico alla popolazione sembrerebbe - a prima vista - non destare preoccupazioni di sorta. Ma non è così: esaminiamo pertanto l'argomento.

Parliamo anzitutto dello sviluppo degli acquedotti nel tempo. Dalle fontane site nelle piazze dei centri abitati, che erano sufficienti per soddisfare a modestissimi bisogni, si è passati gradualmente alla distribuzione di acqua potabile nelle singole abitazioni e di conseguenza i consumi crebbero enormemente. Dal modesto quantitativo di 20/30 litri per abitante giorno che si prevedeva prima della guerra per i centri di provincia in genere, rapidamente i consumi hanno raggiunto i 130/150 litri per abitante giorno, fino a raggiungere per molte città i valori di 500 e più litri sempre per abitante giorno. All'estero, in qualche città, già si parla di cifre che si avvicinano ai 1000 litri per abitante giorno.

Sarà, pertanto, quanto mai importante porre allo studio i consumi, le previsioni della popolazione futura, i nuovi insediamenti, l'afflusso turistico, ecc. Premessa indispensabile poi per la costruzione di acquedotti - e su questo punto non si insisterà mai abbastanza - è il rilievo delle risorse idriche disponibili.

Occorrono misurazioni frequenti e razionali (portata, temperatura, analisi) di tutte le principali sorgenti, misurazioni accompagnate dalla situazione metereologica; studio dei bacini: cioè l'idrologia della zona. E questo per diversi anni, in modo di poter avere un vero e proprio catasto delle sorgenti con tutte le indicazioni possibili.

Si devono prevedere tutte le possibilità di reperimento di acqua.

Fino a non molti anni fa, nella maggioranza dei casi, ogni Comune pensava a risolvere per proprio conto il problema dell'approvvigionamento d'acqua.

Ora l'orientamento è di affrontare tale problema con una visione globale. (Vedasi l'acquedotto Pugliese, quello del Carso, E.A.S siculo e sardo).

Dicevamo dunque che l'affrontare il dibattuto problema sul piano globale permette di raggiungere soluzioni che si intuiscono e si dimostrano più razionali dei singoli acquedotti comunali, più economiche e soprattutto tali da consentire un maggior sfruttamento delle risorse idriche ancora disponibili e che, per l'aumento dei consumi e delle esigenze, diminuiscono sempre di più.

Nel breve volgere di un paio di lustri, sia per l'incremento naturale della popolazione, sia soprattutto per l'aumento dei consumi, spesso le richieste raddoppiano.

Un altro fattore negativo dei singoli acquedotti comunali è che essi vengono sovente realizzati con costi altissimi (dieci e più milioni litro secondo), costruiti in modo irrazionale per il miglior sfruttamento delle portate e molte volte deperiscono nel giro di pochi anni in modo quasi da distruggere il patrimonio investito.

Non si insisterà mai abbastanza sull'enorme importanza della gestione degli acquedotti, d'altra parte soltanto una organizzazione efficiente può curare la manutenzione e la gestione dal punto di vista economico.

Esiste anche per la Valle d'Aosta il problema di arrivare alla costruzione di un grande acquedotto. Ignorarlo o dilazionarlo non significa certamente risolverlo, si presenterà a scadenza e forse in modo drammatico.

E nel frattempo si saranno ugualmente spese ingenti somme con dubbio risultato come insegna il passato.

La portata necessaria per i 275.000 abitanti (media fra 250.000 e 300.000) previsti in Valle d'Aosta si concreta sulla base di 1500 litri secondo (275.000 x 500 / 24 x 3.600 = ls. 1.500).

È questo un quantitativo non esagerato e reperibile. Le sorgenti alla base dei ghiacciai della catena dei Monte Bianco possono sopperire al fabbisogno.

Naturalmente, studiata l'ossatura principale dell'acquedotto, si integreranno le portate man mano che cresceranno le esigenze. Tutto deve essere studiato in un piano razionale e graduale.

Lodevole è lo studio affrontato dal Comune di Aosta, seppure a mio modo di vedere troppo limitato. La soluzione prevista di prelevare l'acqua necessaria dalla centrale Enel di Valpelline, pur trattandosi di acqua di invaso e turbinata, potrebbe essere una soluzione buona se non vi fosse la grave pregiudiziale della spesa onerosa e continua per la potabilizzazione, se la zona servita fosse più ampia ed infine se l'approvvigionamento desse tutte le garanzie di continuità.

Ciò brevemente premesso, pare evidente che per ottenere un risultato pratico di tutta tranquillità, che offra ogni garanzia, si debba affrontare e risolvere il problema sul piano globale, in poche parole: con la costruzione dell'ACQUEDOTTO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA.

Le spese di impianto potranno essere molto contenute ed economiche quelle d'esercizio e d'amministrazione.

E consideriamo infine che, negli ultimi dieci anni, l'Amministrazione Regionale ed il BIM hanno elargito ben due miliardi di lire a titolo di contributi per la costruzione di acquedotti, molti dei quali già oggi insufficienti.

Con un terzo di tale somma, avvalendoci delle provvidenze in materia, si può risolvere una volta per sempre ed una volta per tutte l'approvvigionamento idrico potabile di tutto il fondo Valle che rappresenta i 3/4 della popolazione valdostana.

I Comuni della Valle sono consorziati ed è questa una premessa base per la realizzazione dell'opera.

E da Pont St. Martin a Courmayeur vi sarà la medesima acqua potabile. Non soltanto i valdostani, ma anche i numerosi turisti apprezzeranno un sì grandioso sintomo di lungimiranza".

L'Assessore BENZO dichiara quanto segue:

"Mi pare che l'approfondita disamina fatta dal Presidente della Giunta e la relazione tecnica del Consigliere Albaney abbiano posto completamente in evidenza la grande importanza di questo problema.

Mi è doveroso, però, ricordare a questo punto che uno dei primi sostenitori della necessità di un acquedotto regionale è stato il Presidente del Consiglio, Prof. Montesano, il quale ha più volte sollecitato l'Ordine degli Ingegneri, che ho l'onore di presiedere, per lo studio tecnico di questo problema.

Io ritengo che i punti fondamentali del problema stesso siano già stati toccati: la carenza degli attuali acquedotti e l'aumentato fabbisogno di acqua potabile legato, da un lato, all'aumento della popolazione, - che, anche se non è prevedibile nella misura e nelle cifre indicate poc'anzi, indubbiamente ci sarà -, dall'altro lato, agli insediamenti industriali che sono già stati e saranno realizzati, insediamenti industriali che sono i massimi consumatori di acqua potabile.

Quindi, una soluzione globale del problema è di importanza primaria.

Ritengo, però, di dover ancora sottolineare uno dei punti fondamentali del problema, già evidenziato dal Consigliere Cusumano, e cioè che la soluzione del problema riguardante la costruzione di un acquedotto regionale deve essere inserita in quello che sarà il piano regolatore regionale.

Non si può escludere una infrastruttura di questa importanza da tutto il complesso delle altre infrastrutture e, perciò, è necessario inserirla nel piano regolatore regionale.

Io penso che lo studio preparatorio compiuto dall'Assessorato alla Sanità ed Assistenza Sociale, ottimo dal punto di vista sanitario e idrico, debba essere ancora sottoposto alle competenze tecniche di studio dell'Assessorato ai Lavori Pubblici.

La Giunta Regionale potrà, quindi, prendere in esame questo problema unitamente a quello riguardante il piano regolatore generale; in cui l'acquedotto regionale deve essere inserito".

Il Consigliere LUSTRISSY dichiara quanto segue:

"Mi pare che la discussione sul problema in esame sia stata esauriente e che l'aspetto, non solo tecnico, ma anche amministrativo del problema stesso sia stato sufficientemente illustrato.

Fra i tanti interventi che abbiamo sentito su questo argomento, mi riallaccio a quello del Presidente della Giunta, il quale ha effettivamente collocato il problema nel quadro giusto.

Però, se ci troviamo di fronte all'esigenza fondamentale di assicurare un adeguato rifornimento idrico alle nostre popolazioni, dobbiamo anche tener presente che in tanti Comuni della Vale non esiste ancora l'acquedotto.

Mi è capitato, ad esempio, di recarmi recentemente in Comune di Montjovet, un Comune di fondo Valle abbastanza grande, e mi sono sentito dire: "Qui noi non abbiamo un acquedotto generale e dobbiamo, di volta in volta, ricorrere alla captazione di sorgenti di proprietà privata; gli abitanti di questa o quella frazione devono costituirsi in Consorzio per l'approvvigionamento di acqua potabile".

Ora, se vi è questa esigenza di dotare tutti i Comuni di un acquedotto adeguato alle necessità delle popolazioni, vi è anche l'altra esigenza di potenziare gli acquedotti comunali già in funzione.

La discussione, in ultima analisi, verteva sulla costruzione di un acquedotto regionale oppure su una visione più comprensoriale di un piano generale di acquedotti per la Valle d'Aosta; pertanto, fra le varie tesi proposte, io propenderei per lo studio di un piano regionale degli acquedotti, come stralcio particolare del piano regionale urbanistico, da inserire in un secondo tempo nel piano regionale urbanistico.

Ritengo che vi siano gli elementi sufficienti per mettere allo studio il piano regionale degli acquedotti, perché sono già stati eseguiti studi particolari in materia e tanto più che, in campo nazionale, sta per essere portato a termine lo studio generale sul censimento delle acque per l'elaborazione del piano nazionale degli acquedotti.

Nel dispositivo della mozione in esame si legge: "Il Consiglio Regionale dà mandato ai competenti Assessorati di studiare la messa in opera di un acquedotto regionale".

Recependo le idee dei vari oratori che mi hanno preceduto, ed in particolare le idee della Giunta Regionale, espresse dal suo Presidente, io proporrei un emendamento a questa mozione e, precisamente, proporrei di sostituire la soprariportata frase con la seguente:

"Il Consiglio Regionale dà mandato ai competenti Assessorati di studiare un piano regionale di acquedotti".

Mi pare, infatti, di aver capito che vi sono due tesi per la soluzione di questo problema: c'è chi propende per la costruzione di un grande acquedotto regionale che parta da Courmayeur per giungere a Pont St. Martin; c'è chi, invece, ha proposto altre soluzioni tecniche che a me sembrano più adeguate e più confacenti alla situazione delle nostre vallate alpine e, precisamente, lo studio di comprensori costituiti dal territorio di diversi Comuni, in modo da dare vita ad un piano regionale di acquedotti che sarebbe molto più organico e più rispondente alle finalità che ci proponiamo".

L'Assessore MAPPELLI osserva che lo studio sulla opportunità di adottare l'una o l'altra soluzione è un problema tecnico che, pertanto, dovrebbe essere risolto dagli organi tecnici competenti.

Il Consigliere CUSUMANO ribadisce il suo convincimento che sia più opportuno procedere alla messa in opera di un unico acquedotto regionale in luogo di diversi acquedotti comprensoriali, perché con la costruzione di un unico acquedotto regionale non solo si realizzerebbe una economia nelle spese di progettazione e di gestione, ma sarebbe possibile fare fronte immediatamente a tutte le variazioni di carico che si verificheranno lungo la rete di distribuzione, più o meno come avviene nel caso delle linee di distribuzione di energia elettrica.

Cita, ad esempio, l'Acquedotto Pugliese, progettato e realizzato in un primo tempo nei suoi rami principali ed ampliato in seguito, tanto da sestuplicarne la portata iniziale.

Ritiene che, analogamente a quanto è stato fatto per l'Acquedotto Pugliese, si potrebbe costituire anche in Valle di Aosta un Ente per la gestione di un acquedotto regionale che inizi a Courmayeur e raggiunga Pont St. Martin, salvo poi ampliare il comprensorio territoriale, perché, a suo avviso, più si estende l'area di captazione e di distribuzione dell'acqua tanto meglio si sopperisce alle variazioni di carico in relazione alle maggiori necessità di una determinata zona.

Ritiene che tale sistema sia più efficiente se inserito nel piano regolatore e di urbanizzazione della Valle d'Aosta.

Il Presidente, MONTESANO, raccomanda ai Signori Consiglieri di limitare i propri interventi all'aspetto politico della questione, nel senso cioè di verificare la volontà di realizzazione di questa opera, senza addentrarsi in discussioni tecniche che esulano dalla competenza del Consiglio e che non servono ad altro che a prolungare la discussione.

Invita quindi il Consiglio a concludere la discussione di questo argomento con la espressione della volontà di affidare lo studio del complesso problema ad una apposita Commissione che sarà nominata in seguito.

Il Consigliere LUSTRISSY dichiara di concordare sulla proposta del Presidente, Montesano, convenendo che il Consiglio non è oggi in grado di proporre la soluzione tecnicamente più rispondente alle finalità prefisse.

Concorda, pertanto, che si demandi lo studio tecnico di questo problema ad una apposita Commissione.

Dichiara, però, di rimanere fermo sul parere che per la Valle d'Aosta non sia applicabile una soluzione del tipo dell'Acquedotto Pugliese, perché la Valle d'Aosta si trova in una situazione topografica ed orografica del tutto diversa.

Osserva, ad esempio, che un unico acquedotto regionale consentirebbe una distribuzione di acqua potabile unicamente nei Comuni di fondo Valle, ma non nei Comuni delle vallate laterali.

Precisa che questo suo parere è da considerarsi come un suggerimento che egli fin d'ora esprime all'apposita nominanda Commissione alla quale sarà demandato lo studio del problema.

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, propone che si dia mandato alla Giunta e alla Commissione consiliare permanente di studio per la Sanità ed Assistenza Sociale di nominare la Commissione sopra accennata.

Il Presidente, MONTESANO, ringrazia i Signori Consiglieri, ed in particolare i Consiglieri proponenti la mozione in esame, per la serietà e l'entusiasmo apportati nella discussione.

Ricorda di avere già fatto una analoga proposta al Consiglio sin dall'anno 1959 e osserva che allora non si era voluto affrontare la discussione di detto argomento.

Ringrazia l'Assessore Benzo di avere voluto ricordare questo intervento fatto in quella occasione.

Esprime il parere che l'apposita Commissione a cui sarà demandato lo studio del problema in esame dovrebbe comprendere, tra gli altri tecnici, anche un rappresentante dell'Ordine dei Medici della Valle d'Aosta, un rappresentante dell'Ordine degli Ingegneri ed eventualmente dei Geologi, scegliendoli anche tra gli esperti residenti fuori della Valle, in modo che dallo studio di questo problema possa veramente scaturire la migliore soluzione possibile nell'interesse della Valle d'Aosta, sotto gli aspetti finanziario, economico, turistico e sanitario.

Propone, quindi, che il Consiglio dia mandato alla Giunta Regionale di nominare al più presto una apposita Commissione tecnica incaricata dello studio di questo importante problema.

Il Consiglio prende atto, concordando, unanime, sulla proposta del Presidente, Montesano.

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