Objet du Conseil n. 162 du 9 décembre 1966 - Verbale

OGGETTO N. 162/66 - COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA.

Il Presidente del Consiglio, MONTESANO, dà la parola al Presidente della Giunta, BIONAZ, per le comunicazioni che il medesimo intende fare al Consiglio, come previsto all'oggetto n. 3 dell'ordine del giorno della adunanza odierna.

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, fa le seguenti dichiarazioni:

"Rivediamo in quest'aula, dopo una assenza prolungata, di oltre sei mesi, i Consiglieri dell'Union Valdôtaine e del Partito Comunista.

Come già ho detto nelle prime parole rivolte al Consiglio dopo l'insediamento della nuova Giunta, la vostra presenza è per noi motivo di soddisfazione. Io direi che era ora.

Qui, Signori Consiglieri, qualunque sia la vostra fede politica, qui dovete esplicare il mandato ricevuto dai vostri elettori. Qui pure dovete dare l'esempio di accettare, come la vostra presenza dovrebbe far presumere, le regole ed i precetti della democrazia".

Seguono brevi battute polemiche tra il Presidente della Giunta, BIONAZ, e il Consigliere CAVERI; il Presidente della Giunta, BIONAZ, prosegue quindi dichiarando quanto segue:

"Di una cosa, però, ci dobbiamo dolere: ed è dell'atteggiamento assunto durante questi sei mesi di astensione, atteggiamento che vi ha preceduti in quest'aula con una inaccettabile impostazione polemica, irriguardosa, riportata dagli atti consiliari.

Questa impostazione mi impone di chiarire, per tutto il Consiglio e per tutti coloro che mi sentono, alcuni punti fondamentali delle nostre recentissime vicende politiche, anche perché, da poco, la Suprema Magistratura Costituzionale della Repubblica, da Voi invocata, ha reso il suo verdetto definitivo sulla vicenda valdostana.

E si tratta di una sentenza, Avvocato Caveri, non di una ordinanza; non di una ordinanza, di una sentenza, si ricordi bene.

A seguito della decisione dei due Consiglieri del Partito Socialista di attuare alla Regione la formula del centro sinistra e delle loro dimissioni dalla Giunta, si verificò il fatto, davvero inusitato, del rifiuto di una Giunta, messa in minoranza, di rassegnare le dimissioni.

Ne seguì la presentazione di una mozione di sfiducia e di revoca che non venne portata in discussione al Consiglio nelle sedute del 9 e del 12 febbraio, nella prima delle quali l'Ufficio di Presidenza abbandonò quest'aula.

In quel giorno, però, nessuno protestò perché non si ponevano all'ordine del giorno certe cose.

Oggi ci furono delle aperte proteste, anche giustificate, se credete, ma che non giustificavano, però, il tono con cui furono espresse.

Le dimissioni dei due Consiglieri Gheis e Torrione non vennero accettate fino alla seduta del 23 marzo, nella quale però non vennero sostituiti, come d'obbligo.

Nella stessa seduta, la maggioranza, la nuova maggioranza, bocciava il bilancio e, non avendo il Presidente ottemperato, a parere della nuova maggioranza, all'obbligo di porre in discussione vari argomenti ed essendone stata ripetutamente informata la Magistratura, il 29 marzo gli veniva notificato mandato di comparizione, con imputazione di omissione continuata di atti d'ufficio.

A seguito di che egli rassegnava le dimissioni dalla carica di Presidente, per motivi di salute, seguito dalla Vice Presidente Signora Perruchon.

Il secondo Vice Presidente, Renato Strazza, incaricato, per la verità, dal Presidente dimissionario di compiere gli adempimenti prescritti, non ottemperava a tale compito ed il Consiglio non venne più convocato, sotto la speciosa accusa che non era in grado di funzionare.

Con manifesti e lettere vennero invocate le elezioni regionali e lo scioglimento del Consiglio.

Con questi atti appariva evidente l'aggressione Union-Comunista alle istituzioni della Regione, che si concretava in modo più che manifesto.

La minoranza così aveva deciso e così doveva essere, secondo voi.

Gli esposti alla Magistratura penale non poterono ottenere l'effetto immediato che si invocava.

Per evitare l'anarchia completa, non vi era che l'intervento del Governo della Repubblica, al quale spetta il compito di vigilare sul rispetto della Costituzione ed al quale pure è demandato l'alto compito di sciogliere il Consiglio regionale (articolo 48 dello Statuto della Valle d'Aosta).

Il primo tentativo di riportare ordine nella nostra cosa pubblica venne fatto dal Presidente del Consiglio dei Ministri con l'invito alla Consigliera anziana Sig.na Personnettaz di convocare l'Assemblea Regionale, previo parere espresso del Consiglio di Stato.

Senonchè i Consiglieri regionali non poterono accedere al palazzo regionale, chiuso e sbarrato al pubblico ed al personale, con rinforzo di fil di ferro alle porte, per ordine della Giunta, per giorni due. Quella era veramente una Giunta del fil di ferro!

A questo punto, essendosi concretati gli estremi più ampi della materialità dell'impedimento del Consiglio a funzionare, non già per le ragioni esposte dalla Giunta e dal Vice Presidente del Consiglio, questi venne pure rinviato a giudizio a norma dell'articolo 289 del Codice Penale.

Al fine di accertare le reali possibilità o meno del Consiglio Regionale a funzionare, il Presidente del Consiglio, On. Moro, con proprio decreto del 18 maggio 1966 nominava il Dr. Padalino Commissario governativo con l'incarico di convocare il Consiglio Valdostano.

Il 23 maggio veniva nominato il nuovo Presidente del Consiglio ed il 31 maggio la nuova Giunta.

Questa è la verità storica dei fatti sui quali, penso, non vi è possibilità di contestazione; questa è la verità storica dei fatti ai quali voi avete assistito.

Le questioni giuridiche che costituirono l'ultima speranza o l'ultima spiaggia, se preferite, dei nostri contradditori sono due.

La prima, cioè la nomina del Commissario governativo, era costituzionalmente legittima e valida? E la seconda: i componenti del Consiglio regionale, presenti alla seduta del 23 maggio in numero di 17, erano in numero sufficiente per poter deliberare?

Alla prima domanda è stato recentemente detta la parola fine con la sentenza della Corte Costituzionale pubblicata il 19 novembre 1966.

E, dal momento che l'ho sott'occhio, mi pare che valga la pena di leggere questa sentenza, senza commenti; leggere almeno la motivazione per intero, non leggere solo le parole che all'Avvocato Caveri, stamattina, facevano comodo e tralasciare la parte più importante. Mi pare che sia molto utile, anche per la conoscenza di tutti, sapere che cosa ha statuito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 101 dell'anno 1966.

Dice la sentenza nella parte motiva finale:

"CONSIDERATO IN DIRITTO:

La Corte non può limitarsi nel caso presente a prendere atto dell'avvenuta rinunzia al ricorso da parte della Regione e dell'accettazione, da parte dello Stato, di tale rinunzia. Gli eventi di questa causa, quali risultano dalla narrativa, sono sufficiente ragione della necessità in cui la Corte si trova, al fine della tutela dell'ordinato svolgersi dei rapporti tra Stato e Regione e dell'integrità delle sfere di competenza dell'uno e dell'altra, di accertare preliminarmente la validità della rinunzia. E codesto accertamento non è possibile fare senza verificare, in primo luogo, la legittimità del provvedimento di nomina di un commissario incaricato di convocare il Consiglio regionale e di assicurarne il pacifico e regolare funzionamento adottato dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Non occorre ai fini di questo accertamento esaminare la fondatezza di tutte le tesi che sono state addotte dalla difesa del Presidente del Consiglio, segnatamente di quelle relative al carattere del provvedimento presidenziale e dell'atto successivo di convocazione, che si porrebbero, nella serie degli atti del Consiglio, non già come presupposti in senso tecnico dell'ulteriore attività consiliare, ma come presupposti remoti e di fatto. Né occorre accertare la natura del potere del Presidente del Consiglio regionale di convocare il Consiglio, e se sia tale da non ammettere che una convocazione da parte di un organo dello Stato possa configurarsi come un'invadenza della sfera di competenza della Regione; né infine, se il potere del Commissario del Governo di convocare il Consiglio, previsto dal quarto comma dell'art. 26 dello Statuto T.-A.A., sia espressione di un principio generale valido anche per le altre Regioni a statuto speciale.

La difesa dello Stato ha invocato, anche, l'esistenza di un principio secondo il quale spetta al Governo un potere generale di sorveglianza su tutti gli enti ed organi esistenti nell'ambito dell'ordinamento per garantire la legalità e lo svolgimento regolare delle loro f unzioni. Ma nemmeno di questo principio, del quale, segnatamente se ricondotto all'altro più generale del potere-dovere dello Stato di garantire l'ordinamento contro ogni violenza e di assicurare il rispetto della legalità costituzionale, la Corte non si dissimula l'importanza, occorre in questa sede dimostrare la fondatezza e i limiti. Nel caso presente è pacifico che l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale non soltanto si rifiutò di osservare le norme statutarie relative alla convocazione ordinaria e straordinaria del Consiglio, non soltanto la Giunta, o il suo Presidente, impedì l'accesso dei Consiglieri nella sede del Consiglio, ma il Vice Presidente del Consiglio regionale che esercitava la carica al posto del Presidente, dimissionario per motivi di salute, rivolse al Presidente del Consiglio dei Ministri una lettera con la quale invitava il Governo a sciogliere il Consiglio a suo avviso incapace di funzionare. Ne consegue, a prescindere dall'applicabilità di quel più alto e generale principio sopra enunciato, che il provvedimento del Presidente del Consiglio trova in questo contesto, e senza che occorra tener conto della motivazione che reca, un più puntuale e preciso fondamento nell'art. 48 dello Statuto che riconosce al Governo il potere di sciogliere il Consiglio regionale, tra l'altro anche nel caso nel quale esso Consiglio "non sia in grado di funzionare".

Ora non può contestarsi, ad avviso della Corte, che tale potere comporti l'altro, l'esercizio del quale è di natura preliminare a istruttoria, di accertare se in effetti il Consiglio fosse in grado di funzionare, come affermava la maggioranza del Consiglio e negava il suo Vice-Presidente. Dal che discende anche che tale potere non poteva essere esercitato se non dal Presidente del Consiglio, che rappresenta il Governo nei rapporti con la Regione, e al quale spetta di coordinare e dirigere l'attività del Consiglio dei Ministri e di fissarne l'ordine del giorno, e quindi anche di investirlo della questione relativa all'eventuale scioglimento del Consiglio regionale. Della legittimità del provvedimento presidenziale, così inteso, non può dubitarsi; ne consegue l'impossibilità di ricavarne l'invalidità dei due provvedimenti di revoca del mandato agli avvocati Guido Lucatello e Giuseppe Guarino e di rinunzia al presente conflitto di attribuzione, adottati dalla Giunta regionale.

Per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara estinto il processo per rinunzia.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte Costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 novembre 1966".

Evidentemente, nella sua parte finale la sentenza ha detto la parola fine alla controversia - e si tratta di una sentenza -, perché non si dubita della validità del provvedimento del Presidente del Consiglio.

Però, se vogliamo andare un po' indietro, dobbiamo pure dire il perché in data 8 giugno la Giunta ha revocato l'incarico agli Avvocati Lucatello e Guarino e nominato l'Avvocato Ezio Crisafulli quale difensore della Regione.

In questo caso si trattava di difendere la Regione contro lo Stato; e io mi chiedo perché noi avremmo dovuto avere l'obbligo di conservare, come difensori della Regione, due Avvocati che erano stati nominati dalla Giunta precedente.

Nessun obbligo ci incombe di continuare ad affidare a questi avvocati la difesa della Regione. Ecco perché abbiamo nominato un altro luminare del diritto costituzionale, titolare della Cattedra di Diritto Costituzionale all'Università di Roma, per difendere la Regione dinnanzi alla Corte Costituzionale.

Nel ricorso presentato dalla precedente Giunta si era anche chiesto - sempre a mezzo degli Avvocati Lucatello e Guarino - di sospendere l'esecuzione del provvedimento impugnato dal Presidente Caveri; e vi è stata una prima pronuncia della Corte in data 13 giugno 1966.

Questa fu una ordinanza; e non confonda, Avvocato Caveri, le ordinanze con le sentenze".

Segue una battuta polemica tra il Presidente della Giunta, BIONAZ, e il Consigliere CAVERI, al termine della quale il Presidente della Giunta, BIONAZ, continua nella sua esposizione:

"Evidentemente, con l'ordinanza del 13 giugno non si accoglieva la richiesta di sospensione del provvedimento, ma la si respingeva, poiché il provvedimento, secondo l'ordinanza, aveva sortito tutti i suoi effetti, e si formulava riserva circa ogni decisione sulle questioni di rito e di merito sollevate, compresa quella della validità della revoca del mandato ai difensori della Giunta Regionale.

La Corte Costituzionale doveva giudicare se la revoca del mandato agli Avvocati Lucatello e Guarino, da noi decisa, era valida; e la Corte Costituzionale si è riservata di decidere. Ha però rigettato l'istanza di sospensione del provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 18 maggio 1966, presentata dal Presidente della Giunta Regionale della Valle d'Aosta con ricorso notificato il 23 maggio 1966.

Dopo questa ordinanza di sospensione, evidentemente, la Giunta potè funzionare, perché non vi era neanche più la minaccia della sospensiva, invocata dai nostri avversari.

Il 5 ottobre, anzi prima ancora, vi è stato un altro ricorso davanti alla Giunta Giurisdizionale della Valle d'Aosta; un ricorso tendente a far dichiarare dalla Giunta Giurisdizionale della Valle d'Aosta se il numero dei diciassette Consiglieri presenti all'adunanza del 23 di maggio era legale o no. Ed anche in questo ricorso per l'annullamento dei provvedimenti adottati dal Consiglio Regionale della Valle d'Aosta nelle sedute del 23 e 25 maggio 1966, presentato dal Signor Artaz Dotto Giuseppe contro il Prof. Giuseppe Montesano, anche in questo ricorso si chiedeva la sospensiva del provvedimento del Presidente dei Consiglio dei Ministri, sospensiva che non venne accordata neppure in questa sede.

Però, la Giunta Giurisdizionale, con l'ordinanza emessa, è entrata praticamente nel merito della vertenza. Il provvedimento recita infatti:

"- visti gli atti e documenti depositati col ricorso nonché la memoria costitutiva presentata dal contro ricorrente Prof . Giuseppe Montesano;

- vista in particolare la domanda di sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti impugnati, presentata in via incidentale dal ricorrente;

- udito il relatore Presidente Giovanni Cordone;

- udito, altresì, l'Avvocato Fortunio Palmas per il Prof. Giuseppe Montesano;

-- visti gli articoli 39 T .U. 26-6-1924 n. 1054 e 36 Reg.to 17-8-1907 n. 662;

ritenuto che, da un sommario esame della questione, le nullità denunciate non appaiono sussistere, in quanto dal combinato disposto della prima parte e del 1° cpv. dell'art. 24 del Regolamento interno del Consiglio della Regione autonoma della Valle d'Aosta, nella determinazione del numero dei componenti del Consiglio devono essere esclusi i Consiglieri indicati nella prima parte dell'articolo stesso;

.........".

E quali sono i Consiglieri a cui si fa riferimento nella prima parte di questo articolo? Sono esattamente coloro che non hanno ancora prestato giuramento.

L'articolo 24 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale recita infatti:

"I Consiglieri che non hanno ancora prestato giuramento (e si trattava dei Consiglieri Barmaz e Manganone), ovvero che siano assenti per incarichi avuti dalla Presidenza del Consiglio, non sono computati agli effetti della determinazione del numero legale dei presenti all'adunanza".

Ora, se occorre una determinazione del numero legale, ci vuole pure un adempimento, cioè bisogna prima accertare se ci sono dei Consiglieri assenti per incarichi avuti dal Presidente del Consiglio e se ci sono dei Consiglieri che non hanno giurato.

E se ci sono dei Consiglieri che non hanno ancora giurato, ecco che questa determinazione modifica il numero totale dei componenti l'Assemblea.

I due Consiglieri che non avevano ancora giurato, evidentemente, non sono stati computati agli effetti del numero dei componenti dell'Assemblea, e perciò la maggioranza, anziché essere di 18, era scesa a 17.

Ma questo non lo dico io; questo lo dice la Giunta Giurisdizionale nell'ordinanza che vi ho letto (e sono convinto di aver letto giusto).

Questo era il secondo documento che la Giunta aveva a disposizione per decidere sul da farsi.

Il 5 ottobre, dopo tutto questo po' po' di roba, la Giunta Regionale rinunciava al ricorso perché, a suo avviso, non sussisteva per la Regione nessun interesse a proseguire in giudizio.

Il 7 ottobre l'Avvocatura dello Stato accettava la rinuncia. L'ordinanza della Corte Costituzionale in data 19 ottobre 1966 - si tratta di una ordinanza in questo caso -, recita testualmente:

"La Corte

considerato che legittimata a stare in giudizio nei conflitti di attribuzione tra Stato e Regione è la Regione nella persona del Presidente pro tempore;

che il Presidente della Regione attualmente in carica ha conferito mandato il 24 settembre scorso all'Avv. Vezio Crisafulli perché rappresenti e difenda la Regione nel presente giudizio, previa delibera della Giunta del 21 dello stesso mese;

che deve ritenersi la validità della deliberazione della Giunta regionale dell'8 giugno 1966, notificata agli avvocati Guido Lucatello e Giuseppe Guarino, con la quale è stato revocato l'incarico loro conferito il 22 maggio 1966 di rappresentare e difendere la Regione nel presente conflitto di attribuzione;

dichiara che solo l'Avv. Vezio Crisafulli è legittimato a stare nel presente giudizio in difesa delle Regione".

Mi sembra che vi erano già sufficienti elementi per poter giudicare, per poter presumere quali sarebbero state le conclusioni della Corte Costituzionale.

Comunque, il fatto della nostra rinuncia non ha impedito all'Avvocato Lucatello e all'Avvocato Guarino, non ha impedito a questi due Avvocati di presentare le loro conclusioni e di difendere la passata Giunta o la Regione nel conflitto di attribuzioni con lo Stato.

Ma, dopo le tre ordinanze e la sentenza istruttoria del Tribunale di Aosta in data 23 luglio 1966, mi pare che potevamo essere tranquillamente convinti che eravamo più che legittimamente investiti delle nostre funzioni.

A questo punto vorrei fare una precisazione. Si è tanto detto che noi abbiamo tolto la parola agli Avvocati Guarino e Lucatello; ma questi due Avvocati hanno parlato per più di un'ora ciascuno, quando sono stati sentiti, per la prima volta, in tema di sospensione, e per la seconda volta, quando difesero la causa prima della sentenza della Corte Costituzionale.

Quindi la Corte Costituzionale aveva tutti gli elementi, e da una parte e dall'altra, per poter giudicare chi avesse ragione. E mi pare che noi, nel rinunciare ad un ricorso che per noi non aveva più ragione di sussistere, essendo venuto a mancare l'oggetto del contendere, ci siamo attenuti, strettamente e coscienziosamente, a quanto ognuno avrebbe fatto.

La deliberazione della Giunta Regionale è stata dichiarata valida, per cui non vedo perché si debba levare "alti lai" dicendo che avevamo paura del giudizio, paura che poi adesso è completamente fugata per tutti, perché la Corte Costituzionale ha detto una parola definitiva, con una sentenza, su questo giudizio.

Ora vi confesso che io non mi stupisco delle vostre critiche: bisogna pur che diciate qualche cosa, dal momento che voi avete assunto un atteggiamento che deve essere giustificato; sono umanamente comprensibili questo vostro atteggiamento e queste vostre considerazioni. E' logico che voi diciate: noi non consideriamo validi e le ordinanze e le sentenze di chi ci ha giudicati.

Ma ricordate che non abbiamo nessuno che ci possa giudicare oltre alla Corte Costituzionale, salvo poi, naturalmente, il ricorso agli elettori. E su questo punto siamo perfettamente d'accordo.

A suo tempo ci rimetteremo al giudizio degli elettori, che non sarà un giudizio su questioni giuridiche, ma sarà un giudizio su quello che avremo fatto o che non avremo fatto; sarà un giudizio di merito o di demerito.

E a questo giudizio ci rimettiamo anche noi.

Oggi vi siete sfogati; avete detto tutto quello che volevate dire; avete attaccato Moro, Taviani, Bionaz, Montesano; avete fatto tutto quello che avete creduto di fare. E va bene. Vi ho già detto che, umanamente, comprendo questo vostro atteggiamento.

Evidentemente, non posso condividere le vostre impostazioni; e, tanto per cominciare, visto che le impostazioni sono state parecchie e riguardano più da vicino questa Giunta, voglio dire alcune parole all'Avvocato Caveri, prima di tutto sulla questione Personnettaz.

Il vostro ricorso, in ordine alla sopravvenuta ineleggibilità della Sig.na Personnettaz, non è ancora definito. Occorre che sia definito perché la stessa Signorina decada dalla carica di Consigliere, perché, altrimenti, basterebbe che l'Avv. Caveri si svegliasse di cattivo umore al mattino e sentenziasse: l'Avvocato Bionaz è decaduto dalla carica di Consigliere.

Ma, abbiate pazienza! Esistono pure un Tribunale, la Corte di Appello, una Giunta Giurisdizionale, la Corte di Cassazione, la Corte Costituzionale; e qualcuno di questi Organi dirà una parola su questo argomento.

E io credo che la dirà, visto che la questione della Sig.na Personnettaz oggi è addirittura portata davanti alla Corte Costituzionale, anche se per un'altra questione, cioè per sapere se il Consiglio può convalidare la nomina dei propri eletti.

Comunque, anche su questo punto dobbiamo aspettare il responso di una Magistratura; e nell'attesa di questo responso mi sembra che lei, Signorina Personnettaz, possa stare tranquillamente seduta al suo posto, perché nessuno glielo può togliere, nessuno, altrimenti sarebbe troppo comodo. Ogni giorno dichiareremmo decaduto qualcuno dei Consiglieri; mi pare però che sarebbe una certa allegra giustizia che amministreremmo.

Ricordo all'Avvocato Caveri - e l'ho già detto - che non si tratta di "une ordonnance de la Cour", ma che si tratta di una sentenza (è vero che l'Avvocato Marcoz ha detto anche lui che si tratta di una sentenza). Ora, se si tratta di una sentenza, mi sembra che questa sentenza sia senza appello.

Penso che le due sentenze che si aspettano ancora - quelle del Consiglio di Stato e della Giunta Giurisdizionale della Valle di Aosta - e che dovrebbero essere pubblicate a giorni -, diranno qualche cos'altro. Però è impensabile che innovino in materia di costituzionalità del decreto del Presidente del Consiglio.

Caveri cita il "Corriere della Valle". Ma guardi che il Corriere della Valle, sul penultimo numero, ha pubblicato la sentenza della Corte Costituzionale; non ha solo pubblicato il ricorso in un numero precedente. Si vede che lei, degli articoli del "Corriere della Valle" sceglie solo quelli che le piacciono, che le fanno comodo. Ma, mi creda - glielo indico, se eventualmente avesse perso il numero - che esiste proprio quel numero sul quale è pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale.

D'altra parte, io sono contento che lei si sia avvicinato all'organo del Vescovo, perché questo mi fa pensare che lei sia diventato un po' più riguardoso verso il Vescovo di Aosta, al quale, molti anni fa, lei consigliava addirittura i purganti (se non mi sbaglio il nome era proprio "ipecacuana". Ecco, questa è una parola sua; glielo posso provare). Ora, che lei si avvicini a Mons. Vescovo, mi fa piacere. Si vede che lei ha bisogno della biblioteca del Vescovo per scrivere la sua famosa storia de "L'Eglise d'Aoste", che io leggerò molto attentamente, perché certamente sarà una cosa interessante, anche se qualche cosa ho già letto su quella di Mons. Duc.

Quanto alla paura delle elezioni, possiamo semplicemente dire: Avvocato Caveri, quanto a paura io vorrei che lei non toccasse questo argomento. Lei non è la persona più indicata per parlare di paura altrui. Mi creda. E' un consiglio da amico che le dò.

Ora, tutte le argomentazioni che lei ha portato sono effettivamente destituite di qualsiasi fondamento, perché, in poche parole, io non sono un Professore universitario e non sono andato a cercarne tanti quanti lei stamattina ne ha citato -, a me sembra: o siamo degli anarchici oppure dobbiamo essere rispettosi della sentenza della Corte Costituzionale".

Si fa menzione che, dalla tribuna del pubblico, una persona lancia ripetuti epiteti irriguardosi all'indirizzo del Presidente della Giunta, Bionaz, e che il Presidente, Montesano, dopo aver inutilmente richiamato l'uditore all'osservanza delle norme regolamentari, lo fa espellere dall'aula.

Il Presidente della Giunta, Bionaz, continua in questi termini nella sua esposizione: "Evidentemente, non possiamo che accettare le statuizioni del massimo Organo giurisdizionale della nostra Repubblica.

All'amico Germano, che ha parlato dei consigli del Ministro dell'Interno, io vorrei replicare: guardi, Germano, ognuno si serve dei consigli che crede. Però le dico che, nel dare dei consigli, si possono sempre commettere delle cose pericolose, come quelle, credo, che ha commesso lei dando certi consigli al collega Strazza. Ecco, le volevo solo dire questo, in termini molto amichevoli e senza offenderla.

Lei mi dice che qui manca la giustizia.

Ma la giustizia è quella che si amministra chiudendo le porte del palazzo regionale? E' quella la giustizia? E' un atto che non si è mai visto negli annali di tutte le assemblee; non si è mai visto, ma noi abbiamo dovuto vedere questo atto. E quando lei mi dice che questa è giustizia, allora io mi permetto di essere convinto che non crediamo nella stessa giustizia.

La battaglia della carta bollata, dice Germano, ci ha dato ragione. Oh, bontà sua! Almeno fin qui ci ha dato ragione la battaglia della carta bollata. Meno male! Almeno si riconosce già qualche cosa, cioè che questo primo round della carta bollata ci ha dato ragione. E noi ci contentiamo di questa ragione; non andiamo a cercarne altre. Quelle che verranno e che, io spero, saranno conformi alle prime, diranno, una volta di più, se eravamo nel torto o nella ragione.

La giustizia che esiste in Italia è quella del centro-sinistra, ha detto Germano. Ebbene io credo che preferiamo tutti questa giustizia a quella di oltre Cortina, dove non c'è centro-sinistra, ma dove molta gente ci dice che, addirittura, non esiste neanche il diritto di sciopero. Invece, amico Germano, lei qui, di scioperi ne fa fare quando vuole.

Ora veda un po' se è il caso, per lei, di andare a solleticare certi argomenti. E' meglio tacere in certe circostanze.

Abbiamo avuto solo delle promesse, dice Germano. Amico Germano, non abbiamo avuto solo delle promesse, Abbiamo già dimostrato, in pochi mesi, perché non potevamo fare di più, di aver ottenuto delle promesse molto efficienti; e non sono solo promesse, perché sotto certi impegni il Ministro del Tesoro ha messo la firma, firma che ha consentito, amico Germano, di pater dare alla "Cogne" i 4 miliardi e 700 milioni del prestito della CECA che erano subordinati, tanto per non deformare nulla, alla garanzia del Governo e del Ministro del Tesoro. Dunque non sono solo promesse.

Dice Germano che abbiamo assunto del personale senza concorso. Ma, proprio voi dovete dire questo, quando tutto il personale della Regione è stato 10 anni senza un regolamento organico e finalmente, con molto impegno, siamo riusciti a vararne uno con soddisfazione degli interessati, che hanno anche avuto il coraggio - e non parlo solo dei democristiani - di mandare delle lettere nelle quali esprimono la riconoscenza all'attuale Giunta? Sissignore, e ve le faremo leggere queste lettere, se credete; le abbiamo a disposizione vostra, proprio perché anche le vostre Organizzazioni sindacali hanno dato riconoscimento di questo impegno nostro.

Dunque, come fa a dire che abbiamo assunto del personale senza concorso? - E' vero, qualcuno è stato assunto senza concorso, non lo nego. Però si tratta sempre di dare del lavoro alla gente; si tratta sempre, caso mai, di una minima percentuale di quanto avete fatto voi.

Non sto a prendere le difese di Pedrini per le discriminazioni all'Autostrada, perché Pedrini è uno che si difende bene da sè stesso.

Non abbiamo accantonato la Zona Franca. Ma mi volete dire che cosa avete fatto voi? Per dieci anni siete rimasti al potere e la Zona Franca è ancora da venire. E pretendete ora che in pochi mesi noi si abbia i contingenti e la Zona Franca e l'aumento del capitale alla Cogne e tutto...

Ma insomma! Vogliamo tenere i piedi per terra? Pretendete dei miracoli. Abbiate pazienza; è troppo comodo pretendere dei miracoli dagli altri.

All'Avvocato Marcoz vorrei dire che sono d'accordo con lui nel definire una pagina nera questa, che dovrebbe chiudersi al più presto.

Abbiamo, dice lei, il complesso dell'inferiorità e accogliamo i merli che fischiano da usignoli. Ma, Avvocato Marcoz, io ne conosco di questi merli che fischiano da usignoli e non vorrei offendere nessuno dicendo che, quando questi merli facevano comodo alla vostra formazione, diventavano usignoli; quando non facevano più comodo, diventavano delle cornacchie. Abbia pazienza: anche qui due pesi e due misure.

Tanto per citare un solo esempio: si è estromesso dal Comitato di Coordinamento l'Avv. Page, sul patriottismo valdostano del quale mi pare che non ci sia niente da dire, per mettere al suo posto proprio una persona (non vorrei offendere un collega) per mettervi proprio una persona che dovrebbe rientrare nel novero di coloro che fischiano da usignoli.

Ora questo lo avete fatto voi; e se andavano bene per voi certi merli, perché non dovrebbero almeno non essere reietti quando cambia l'Amministrazione? Può anche darsi che ci siano certi merli che si fanno ascoltare. Ma questo è un esempio che anche voi avete dato, per cui non siete immuni da questo rimprovero, non ne siete assolutamente immuni.

Quanto ai condottieri, agli uomini d'arme: guardate, hanno fatto la pratica in casa vostra. Io mi ricordo di aver sentito, un giorno, uno di questi condottieri, che era diventato un acceso autonomista, commemorare addirittura l'autonomia, per vostro incarico. Ora non è che noi non abbiamo il massimo rispetto per questo condottiero, per quest'uomo d'arme. Ma perché adesso volete proprio metterlo nella "natural durella" mentre allora lo esaltavate, lo mandavate agli angeli? Scusate, siate almeno un po' coerenti; passategli almeno qualche errore, qualche debolezza, perché tutti questi errori e debolezze, caso mai, li aveva già allora e non ha aspettato il centro-sinistra per metterli in evidenza.

Ci rimettiamo anche noi, Avvocato Marcoz, al giudizio del popolo. Evidentemente, non possiamo accettare l'impostazione, che è vostra, di fare le elezioni quando fa comodo soltanto a qualcuno. Le elezioni si faranno quando si dovranno fare. Ma non basta che si invochino le elezioni perché, altrimenti, a sciogliere il Consiglio Regionale non ci sarebbe più bisogno di nessuno e di nulla, se non del diktat di uno di coloro ai quali l'attuale o la passata formazione non garbava.

Dunque una cosa per volta; e penso che, di questo passo, arriveremo anche alle elezioni. Chi ci giudicherà, ripeto, saranno gli elettori, i quali terranno conto non delle elucubrazioni e delle argomentazioni che noi oggi facciamo qui in questa sede, per dimostrare se siamo legittimati o no, ma di quanto loro daremo, di tutto quello che faremo nel loro interesse. Penso che questo, anche sotto il profilo della coscienza, sarà il giudizio che ognuno di noi dovrebbe essere portato a gradire maggiormente.

Anche Casetta, oggi, ha voluto dire la sua parola e ci ha messi tutti, qui, sul banco degli accusati, e si stupiva che Bionaz non arrossiva. No, Casetta, io non arrossisco. Io credo che dovrebbe arrossire Lei, dopo tutte le passeggiate che lei ha fatto e che sta facendo sui vari banchi degli imputati, dal Tribunale di Aosta alla Corte d'Appello e alla Corte di Cassazione, e dopo le passeggiate che farà ancora, - anche se in sede civile -, quando chi è stato da Lei diffamato Le chiederà i danni e le spese. Dunque non è finito il suo iter, la sua passeggiata, stia tranquillo!

Mi pare che non è Lei che deve lamentarsi, che deve dire che gli altri devono arrossire. Guardi, l'Avvocato Bionaz, Podestà di Quart, non arrossisce per niente, perché quando si è presentato, dopo molti anni, alle elezioni a Quart, ha avuto 250 voti di preferenza, malgrado avesse commesso tutti quei delitti che lei gli attribuisce. Provi un po' Lei ad andare a presentarsi alle elezioni al suo paese - e così dicasi al compagno Germano - e vorrò vedere quanti voti porterete via. Io non ho paura di andare a Quart, assolutamente. Io vi indico la strada per poter dimostrare che quel che dico non è vero. Vorrei vedere voi due: andate a domandare i voti al vostro paese e sarò curioso di sapere in che modo avrete riempito il vostro fagotto".

Riferendosi a ripetute interruzioni, il Presidente della Giunta, BIONAZ, prosegue:

"Insomma, dovete pur consentire, dopo tutto lo sfogo che questa mattina vi siete permessi in quest'aula, che anche noi diciamo qualche cosa, dal momento che affermate di essere democratici e che non bisogna togliere ai Consiglieri il potere di usare la parola, il diritto di dire ognuno quel che pensa. Io ho detto né più né meno di quel che penso.

Comunque, a questo punto, vorrei concludere facendo due considerazioni ed anch'io, dopo questo sfogo, diventerò più calmo. Io vi dico solo questo: che la linea di condotta da voi seguita, Signori Consiglieri dell'opposizione, - non solo dell'opposizione da quella parte, intendiamoci -, non solo ha dimostrato la vostra volontà di sovvertire gli ordinamenti e di aggredire la legalità democratica, ma ha gettato nel ridicolo e nel discredito tutta la nostra Valle. E vi assicuro che non ne avevamo bisogno.

Mi sembra che sia ora di porre rimedio agli errori commessi, - errare humanum est -, e di dimostrare con i fatti la volontà di dedicarci al benessere e al progresso della nostra Valle.

L'appello, che da molti anni vi rivolgiamo, di ricercare le vie della democrazia è sempre caduto nel vuoto. Abbiamo sperato e speriamo ancora che almeno una parte di voi dia segno di ravvedimento e dimostri volontà di collaborazione nell'interesse del nostro Paese. Questo appello all'unione di tutti gli abitanti della Valle lo ripeto con sincerità, senza peraltro tacere che non dimostreremo nessuna debolezza contro qualsiasi tentativo di aggressione ai principi della libertà e della legalità.

In un clima di dignità e di collaborazione con gli Organi dello Stato, intendiamo proseguire alacremente nel compito, già ben avviato, di risolvere i numerosi problemi che interessano la nostra Valle, convinti come siamo che, con l'aiuto di Dio, la nostra buona volontà ed il nostro tenace impegno saranno coronati dal risultato di procurare ai nostri amministrati progresso e benessere nella libertà e nella pace.

Tutti i Valdostani lo attendono e lo meritano".

Il Consigliere GERMANO dichiara quanto segue:

"Io sono d'accordo con l'Avvocato Bionaz quando dice, verso la conclusione: "Io ho detto né più né meno di quello che penso". Sono d'accordo con questa affermazione.

L'unico rilievo che devo fare è che quello che pensa e quello che ha esposto nelle sue comunicazioni è veramente desolante, opprimente, e denota una pochezza ed un livello, che io non tratterò sul piano giuridico, perché non sono competente, ma sul piano politico, una pochezza e un livello che non credo facciano onore a questo Consiglio.

L'Avvocato Bionaz, parlando di democrazia, ha asserito che saremmo noi gli anti-democratici. Noi abbiamo richiesto il ricorso alle urne, perché il popolo decidesse se era d'accordo sull'azione trasformistica fatta dai compagni socialisti, se era d'accordo sulla fretta, sulle imposizioni che venivano dal Governo centrale. Siamo degli anti-democratici per questo?

Noi abbiamo detto che se il popolo vi darà il suo voto voi del centro-sinistra avrete il diritto di governare, di reggere, perché sarete in regola con tutto. Ma siete voi che non avete voluto il giudizio del popolo, siete voi che non lo volete ancora.

L'ho dimostrato ancora stamattina al Senatore Chabod - e si vede che ha inteso abbastanza, perché oggi non è più venuto l'ho dimostrato che siete voi che non volete le elezioni. Noi abbiamo fiducia nelle elezioni. Non facciamo i profeti nel dire: vinceremo noi. No. Noi facciamo i profeti nel senso di dire: quello che deciderà il popolo sarà da noi rispettato. E se il centro-sinistra guadagnerà la battaglia elettorale, si insedi pure il centro-sinistra e il popolo saprà giudicare quello che farà il centro-sinistra.

Saremmo noi degli anti-democratici o voi? Questo è il problema, che non credo sia di difficile soluzione.

Nella realtà storica enunciata dall'Avvocato Bionaz vi è un'altra questione che io non esamino sul piano legale. Dice l'Avv. Bionaz che la rinuncia al ricorso è la cosa più normale.

Ma qualsiasi persona di buon senso, non gli Avvocati i contadini, gli operai, dicono: uno che fa questo dimostra di non voler essere giudicato. Se voi avevate la coscienza tranquilla che la Corte avrebbe riconosciuto come giuste le vostre azioni, perché avete rinunciato al ricorso? In quale posizione sareste ora, se aveste permesso che il ricorso avesse il suo iter normale? Sareste veramente a posto; ma così non lo siete, non lo siete perché avete avuto paura. Non c'è niente da fare.

Vi è un'altra questione. Nella sua esposizione l'Avvocato Bionaz ha detto che la maggioranza aveva votato la sfiducia alla passata Giunta, che la maggioranza aveva respinto il bilancio. Ma la maggioranza comprende i Liberali o non li comprende? Perché in quel caso li comprende. Se l'attuale maggioranza non comprende i Liberali, voi siete una minoranza in questo Consiglio, perché siete in 17 Consiglieri su 35; se invece comprende i Liberali, ditelo chiaramente. Ognuno si assume le alleanze che vuole, ognuno fa quello che vuole; però da questo equivoco non è che si viene fuori.

C'è poi la questione delle promesse. Non sono semplici promesse queste, ma sono promesse veramente promesse, sono promesse serie; vi è una firma del Ministro del Tesoro, Colombo, ha detto l'Avvocato Bionaz.

Ora, Signori miei, prima che voi, illegalmente, vi insediaste, qui in questo Palazzo, nella sala sottostante a questa, l'On.le Dino del Bo era già venuto a dirci che la CECA avrebbe concesso il prestito di 4 miliardi 700 milioni alla Cogne.

L'On.le Dino del Bo aveva però detto inoltre che la CECA avrebbe concesso questo prestito a condizione che altrettanto facesse io Stato Italiano, unico azionista, unico padrone della "Cogne", perché la somma di 4 miliardi e 700 milioni non risolve i problemi della "Cogne".

Due anni fa, la "Cogne" aveva chiuso il bilancio con un passivo di 4 miliardi e mezzo, l'anno scorso ha ancora avuto un passivo di 4 miliardi. Il bilancio di quest'anno, non ancora chiuso, presenterà un deficit minore, comunque ancora un deficit. Quindi, voi capite che 4 miliardi e 700 milioni non risolvono i problemi della "Cogne".

Ora, a parte che l'Avvocato Bionaz vada a magnificare, anche in occasione di manifestazioni della Resistenza, che lui ha ottenuto la luna nel pozzo per la "Cogne", la realtà è che non avete ottenuto nulla di più di quanto la CECA ha concesso. E' inutile far andare la testa e dire di no, perché qui, al di fuori di questo, non è venuto niente altro.

Per questo noi abbiamo anche fatto una interrogazione in proposito, proprio per sapere come stavano le cose.

Debbo anche fare una considerazione sui consigli.

L'Avvocato Bionaz non ha negato il consiglio del Ministro Taviani; non lo ha negato, ed è una cosa abbastanza triste constatare che un Ministro dell'Interno dia consigli del tipo di quelli che ha dato Taviani: "fate quel che volete, che noi approveremo tutto".

Però ha voluto, proprio ad un livello vergognoso, imputare a me di avere dato dei consigli a Strazza che lo avrebbero portato al suo esilio e che potrebbero portarlo a 10 anni di carcere. Questa è una vergogna! Questa è una vergogna, perché i responsabili di questo, lo sappia l'Avvocato Bionaz, sono quelli che hanno firmato quella denuncia, che è una cosa mai successa nel nostro Paese. Resterà questa responsabilità, - e si renderà conto di questo -, perché il compagno Strazza è una persona cosciente di quello che ha fatto, è una persona onesta, un partigiano che ha dedicato tutta la sua vita per il progresso del popolo e che sa che con certa gente si corrono ancora, nel 1966, questi rischi.

Quindi, non si cerchi di scaricare sulle spalle degli altri responsabilità che sono proprie e che sono vergognose.

Infine, senza affrontare le questioni legali che forse altri affronteranno, c'è un argomento che mi interessa, anche se non sono Avvocato.

Sulla questione dei 17 l'Avvocato Bionaz ha detto che nessuno si è ancora pronunciato, salvo indirettamente, la Giunta Giurisdizionale della Valle d'Aosta".

Dopo una breve discussione con il Presidente della Giunta, il Consigliere Germano prosegue dichiarando:

"Ad ogni modo, io dico quello che penso su questo argomento. L'Avvocato Bionaz ha letto il primo comma dell'art. 24 del Regolamento interno, tralasciando però di leggere il secondo comma, nonostante che io l'avessi invitato a leggere questo secondo comma, nel quale si ribadisce che le deliberazioni del Consiglio Regionale non sono valide, se non è presente la maggioranza dei componenti. E per non dimostrare che siete abbastanza zoppi in materia, non l'avete letto.

Ma io sono andato a rivedere i vostri verbali. Nel verbale famoso dei 17 è detto "Sono presenti 17 Consiglieri". In tutti i verbali precedenti sta scritto: "La seduta è valida presenti tot Consiglieri su 35 componenti"; in quello non c'è scritto niente: "sono presenti 17 Consiglieri". Passano due, tre adunanze del Consiglio e si arriva di nuovo alla formula: "La seduta è valida perché sono presenti 19 Consiglieri su 35 componenti".

C'è già una dimostrazione di qual è il vostro animo.

Ma io faccio ancora un'altra osservazione. Ammesso, - ma non ci credo, perché da tutti è stato detto questo -, ammesso che sia valida l'interpretazione da voi data all'art. 24 del nostro Regolamento, può l'art. 24 del nostro Regolamento modificare l'art. 21 del nostro Statuto, che è legge costituzionale? Lo può? Io non so quale giurista è capace di sostenere una tesi del genere!

Dico di più; e qui tocco un problema che, secondo me, presenta alcuni aspetti di cui l'Ufficio di Presidenza dovrebbe tener conto.

Stamattina l'Avvocato Caveri aveva fatto presente che non solo siete il Club dei 17, ma siete, per di più, il Club dei 16.

Ora, esaminiamo un pò qual è il caso della Sig.na Personnettaz, anche alla luce di certe questioni che sono venute fuori in questi giorni. Io credo che uno dei primi compiti del Consiglio sia quello di constatare la validità della sua composizione, ricordo che il Prof. Montesano ha ripetuto molte volte questo -, di constatare cioè se tutti i suoi membri hanno diritto, hanno le carte in regola, come suol dirsi, per sedere su questi banchi, per votare, per svolgere in sostanza la funzione di Consigliere.

Il caso che vorrei esaminare, proporre brevemente all'attenzione del Consiglio, è un caso che ha già fatto molto parlare ed è stato già sottoposto, come ha ricordato l'Avvocato Bionaz, all'attenzione della Corte d'Appello e della Corte Costituzionale. Non voglio quindi ripetere le cose già conosciute da voi e date per scontate. Ma nel corso di questo mio intervento, guardandomi bene dal rubare il mestiere agli Avvocati, intendo sottoporre al Consiglio alcuni elementi nuovi che dovrebbero concludersi, io ritengo, con un pronunciamento del Consiglio, che ristabilisca la legge e che faccia in modo che in questa aula siedano persone che hanno le carte in regola con la legge.

Voglio parlare del caso della Sig.na Arlina Persononettaz. Premetto brevemente che non alberga nel mio animo nessun elemento ostile verso la Sig.na Personnettaz. Anzi, a volte, la sua perlomeno sconcertante personalità, le sue paradossali ingenuità politiche, mi inducono ad esprimere dei sentimenti di simpatia e di comprensione verso i suoi atteggiamenti alla Giovanna d'Arco.

Ma a prescindere da queste questioni, come è il caso? La nostra legge elettorale 5 agosto 1962 n. 1257 dice, circa le questioni di ineliggibilità: "Sono ineleggibili coloro che ricevono uno stipendio o salario dalla Regione e da Enti, Istituti o Aziende dipendenti, sovvenzionati o sottoposti alla sua vigilanza, nonché gli Amministratori di tali Enti e Istituti ed Aziende.

Le cause di ineleggibilità non hanno effetto se le funzioni esercitate siano cessate prima dell'accettazione della candidatura".

Credo che questo testo sia molto chiaro e non abbia bisogno di commenti.

Ora pongo una prima questione. Noi abbiamo scoperto in questi giorni che nel 1963, all'epoca in cui vi sono state le elezioni regionali, il Consigliere Sig.na Personnettaz aveva chiesto una aspettativa per ragioni di famiglia, aspettativa accettata dalla Giunta Comunale con deliberazione n. 699 del 13-91963. Però - questo è il fatto nuovo - vi sono in Comune le ricevute firmate dalla Sig.na Personettaz, che ha incassato lo stipendio del mese di settembre, di ottobre, di novembre, dopo l'accettazione della candidatura. Quindi le funzioni esercitate non sono cessate prima dell'accettazione della candidatura.

In proposito, ricordo, ai non avvocati come me, il ricorso contro Balestri, il quale aveva firmato alcuni documenti e partecipato ad alcune riunioni, ma non aveva incassato alcun stipendio dopo l'accettazione della candidatura; ricorso che, per questi motivi era stato respinto dalla Corte di Appello.

Ricordo ancora, - se non è vero mi si corregga -, che nei casi di ineleggibilità è valido il principio ex tunc, cioè l'ineleggibilità parte dai momento in cui è sopravvenuta la causa di ineleggibilità. Quindi, la Sig.na Personnettaz fin dall'inizio siede illegalmente in quest'aula.

Ma vediamo alcuni altri aspetti della questione, rapidamente, perché vi sono altre novità che sono interessanti da vedere. Non voglio tediarvi, né fare l'Avvocato, dal momento che non lo sono; ma vi sono degli elementi che è mio dovere di Consigliere di sottoporre all'Assemblea. In data 19 agosto 1964, con deliberazione n. 610, la Giunta Comunale di Aosta prendeva atto che la Sig.na Personnettaz Arlina aveva ripreso regolare servizio e tutto il resto che è già stato detto qui, in quest'aula, che voi tutti conoscete e che è oggetto della causa.

Qui sorge una seconda questione. La Giunta Regionale decide di costituirsi nanti - come dite voi Avvocati - alla Corte di Appello di Torino con sua deliberazione, per resistere contro il ricorso di Peaquin Romano avverso alla Sig.na Personnettaz. Ma come mai? E' la Sig.na Personnettaz che doveva difendersi, non la Giunta Regionale.

Noi abbiamo avuto il caso Balestri. Ma il Dr. Balestri si è difeso lui davanti alla Corte d'Appello e con i suoi soldi ha pagato gli Avvocati; eppure era Assessore regionale e faceva parte della Giunta Regionale.

Qui ci troviamo invece di fronte al caso di un Consigliere, e la Giunta decide di difendere questo Consigliere su una questione di ineleggibilità. Si tratta della difesa di un diritto soggettivo.

Ripeto che non ho nulla, personalmente, contro la Sig.na Personnettaz; ma questi sono fatti politici constatati. Vorrei vedere la Camera dei Deputati che si costituisce contro un elettore che ha promosso una causa di ineleggibilità contro un Deputato. Non avrebbe alcun senso.

Ma vi è di più; vi è una seconda deliberazione di Giunta, con la quale voi avete deciso di presentarvi davanti alla Corte Costituzionale, sotto il patrocinio dell'Avvocato Prof. Gallo, per difendere le tesi della Regione su questa questione.

E quali sono le tesi della Regione? Sono le tesi avanzate dal Prof. Gallo al processo in Corte d'Appello, che vogliono che si dichiari costituzionalmente illegittima la norma della legge elettorale che dà al Consiglio la facoltà di giudicare in prima istanza sulla eleggibilità dei Consiglieri. Cioè, voi pagate un Avvocato perché vada a sostenere davanti alla Corte Costituzionale che bisogna togliere un diritto al Consiglio Regionale.

Mi pare che le cose vadano in una direzione per lo meno paradossale.

Ma il colmo di tutti i colmi su questo caso è stato raggiunto, io credo, in questi giorni.

In data 25 novembre 1966, cioè 12 o 13 giorni fa, la Sig.na Personnettaz ha inviato una lettera al Sindaco di Aosta, protocollata con il n. 24936, - ne ho la fotocopia che consegnerò poi alla Presidenza, che dice:

"Ill.mo Signor Sindaco di Aosta,

la sottoscritta Ostetrica condotta Arlina Personnettaz, già in aspettativa per motivi di famiglia, rende noto che riprenderà regolare servizio di condotta dal 1° dicembre 1966.

Ringrazia sentitamente e porge vivissime cordialità.

Arlina Personnettaz - Aosta, lì 25 novembre 1966".

Che cosa fa il Sindaco? (Parlavamo della giustizia del centro-sinistra!) Prende atto di questo.

Un operaio che è in permesso, un impiegato che è in aspettativa, finita l'aspettativa, riprende il suo servizio; non c'era neanche bisogno della lettera. Scadeva la sua aspettativa, quindi la Sig.na Personnettaz doveva riprendere il servizio.

La Sig.na Personnettaz, che è una persona bene educata, avvisa il Sindaco di quello che intende fare. Il Sindaco democristiano non è di quest'opinione.

E' una aspettativa per ragioni di famiglia; la cosa compete personalmente alla Sig.na Personnettaz. Lui dice: no, la Sig.na Personnettaz non può riprendere servizio. E perché?

Ho qui la deliberazione della Giunta Comunale n. 1088 del 4 dicembre 1966: vediamo che cosa dice il Sindaco.

"Il Sindaco riferisce che la Sig.na Arlina Personnettaz, Ostetrica di ruolo, la cui aspettativa per motivi personali scade oggi, ha chiesto di riprendere servizio da domani 1° dicembre.

Appare, però, più aderente alle disposizioni vigenti il collocamento dell'ostetrica in aspettativa per mandato politico, dato che la medesima copre la carica di Consigliere della Regione.

Anzi, a questo riguardo, fa d'uopo avvertire che per l'art. 88 del Decreto legge 1957 n. 361, modificato con l'art. 4 della legge 31 ottobre 1962 (che è la nostra), il Comune è tenuto a collocare d'ufficio, in aspettativa la dipendente per tutta la durata del mandato parlamentare".

Si, se l'interessata chiede questo; ma se l'interessata chiede di riprendere servizio, deve riprendere servizio. Non dipende assolutamente dal Sindaco farle scegliere quello che vuole lui, ma è lui che deve rispettare la volontà della Sig.na Personnettaz".

Il Consigliere, Sig.na PERSONNETTAZ, dichiara di aver chiesto verbalmente al Sindaco di Aosta, in data successiva al 25 novembre 1966, di esser collocata in aspettativa per mandato parlamentare, perché se avesse ripreso servizio sarebbe stata stipendiata, mentre con l'aspettativa per mandato parlamentare, questo non sarebbe avvenuto.

Il Consigliere GERMANO, riprendendo la sua esposizione, dichiara:

"Io acconsento che la Sig.na Personnettaz fornisca le sue spiegazioni; però, queste spiegazioni non risolvono il caso, soprattutto perché, continuando nella lettura della deliberazione, vediamo che la Giunta Comunale di Aosta così conclude:

"Delibera di collocare in aspettativa per mandato politico e per tutta la durata del mandato l'Ostetrica di ruolo Sig.na A. Personnettaz, a datare da domani 1° dicembre.

Durante tale aspettativa, questa Amministrazione le corrisponderà lo speciale trattamento economico previsto dalle vigenti disposizioni di legge, le quali regolano anche in tale posizione il suo rapporto di impiego".

Cioè, nella parte prima del documento che vi ho letto, la Giunta Comunale di Aosta dice: essere Consigliere regionale vuol dire essere come Deputato. I Deputati hanno la facoltà di scegliere o l'impiego o il mandato e, se il mandato comporta una indennità inferiore allo stipendio previsto per il loro impiego, essi percepiscono la differenza.

Ma questo vale per i Deputati. Nel nostro caso, la legge non contempla un simile trattamento. Quindi, anche la differenza che il Comune è impegnato a versare alla Sig.na Personnettaz, anche questa differenza costituisce salario da parte di un Ente sovvenzionato e controllato dalla Regione.

Concludendo, - a parte la libertà personale conculcata che poi non è più conculcata, perché la Sig.na Personnettaz ha cambiato idea -, ci troviamo di fronte a questa situazione: gli stipendi di settembre, ottobre e novembre successivi alla sua richiesta di aspettativa fanno risalire la sua posizione di ineleggibilità a quell'epoca. Nel 1964, abbiamo un altro anno nel quale la Sig.na Personnettaz ha percepito lo stipendio; abbiamo poi che, d'ora in avanti, la Sig.na Personnettaz percepirà la differenza dello stipendio.

Quindi, se questo non è un caso di ineleggibilità, se questo non è un caso da Club dei 17, io ho l'impressione che siamo alla Scuola di Podrecca; quando il Maestro chiede quanti sono i 5 continenti e l'allievo risponde che i 4 continenti sono 3: Europa e Asia. Siamo a questo punto.

Se, invece, vogliamo fare seriamente le cose, questo non è un caso per il quale si deve aspettare la decisione della Corte Costituzionale, perché la Corte Costituzionale, Avvocato Bionaz, si pronuncerà quando sarà finito questo mandato. Allora la Corte d'Appello ci darà ragione, quando non servirà più a niente; per intanto fa quello che serve a voi.

Quindi, non si tratta, qui, di far saltare la maggioranza, perché alla Sig.na Personnettaz segue un altro candidato della D.C. Però queste sono cose che in un Consiglio, se siamo persone serie, non possono sussistere".

Monsieur le Conseiller CAVERI déclare ce qui suit:

"J'ai parlé, ce matin, pendant 40 minutes et, vu qu'il y a un Conseiller qui mesure les paroles avec le chronomètre, je ne voudrais pas exagérer et je me limiterai à quelques observations.

Je me trouvais, il y a deux mois, à Rome et dans un café j'ai vu un Monsieur assis, qui lisait le journal. Il me semblait de le reconnaitre et, à force d'y penser, je l'ai reconnu: c'était l'On. Gaspare Ambrosini.

Alors, voilà que je me suis rappelé que j'avais connu cet Hon.le démochrétien, cet ancien Député démochrétien Gaspare Ambrosini; je me rappelle même qu'il faisait part de la Commission des 18 à l'Assemblée Constituante, cette Commission des 18 qui a préparé, pratiquement, le projet de Statut pour la Vallée d'Aoste. Et je me rappelle que, pendant les réunions de la Commission des 18, ce Gaspare Ambrosini s'érigeait en grand pourfendeur des fascistes. Il parlait toujours "del bieco ventennio", il parlait toujours de liberté, de démocratie et d'autres belles choses. A' l'entendre, c'était un des inventeurs des autonomies régionales. (Nous avons l'impression que les idées de Mr. Gaspare Ambrosini ont un peu changé).

Mais nous avons su après, par plusieurs revues qui font publié en Italie, sans aucun démenti de Mr. Gaspare Ambrosini, nous avons appris que ce grand pourfendeur des fascistes avait été un des participants les plus enthousiastes du Congrès de Vienne, le grand Congrès de Vienne qui avait donné le "la" à la persécution des juifs.

Je n'ajoute rien de plus. Je n'ai pas parlé du Président de la Cour Constitutionnelle, j'ai parlé de Mr. Gaspare Ambrosini".

Il Presidente, MONTESANO, invita il Consigliere Caveri a moderare le sue espressioni nei riguardi del Presidente della Corte Costituzionale.

Mr. le Conseiller CAVERI reprend sa déclaration avec ces mots:

"Ho già finito. Ah, ma lei sente un sentimento di solidarietà con chi ha partecipato al Congresso di Vienna; lo capisco. "Si trattava, - a dit, il y a un moment, Mr. Bionaz -, si trattava di difendere la Regione contro io Stato. Per questo abbiamo cambiato gli Avvocati".

Mais moi je ne sais pas combien ici dans cette salle sont disposés de croire que, si l'on a changé les Avocats, si on les a non seulement révoqués, mais on a renoncé au recours, c'était vraiment pour défendre la Région contre l'Etat! C'était plutôt, comme j'ai dit ce matin (excusez-moi la répétition), pour défendre certaines places qu'on avait conquises par un coup de force avec l'aide de la Police.

J'ajouterai encore: entendu Mr. Bionaz citer bien de lois Mr. Crisafulli et je me permettrai, après cette séance du Conseil, d'envoyer le titre du livre et la maison d'édition qui a imprimé le livre de Mr. Crisafulli où l'on parle des actes administratifs déterminés par l'intérêt privé, comme a été déterminée par l'intérêt privé la renonciation à notre recours; j'enverrai à Mr. Bionaz ce livre de Mr. Crisafulli afin qu'il puisse le méditer.

Et je veux même, entre parenthèses, citer, à propos de l'aspect moral et politique de cette renonciation, ce qu'ont dit les Proff. Lucatello et Guarino à cet égard.

Ils disent: "In una delle più popolari scene rappresentate nei teatrini del Pincio vi è Pulcinella che percuote fortemente il vicino di casa; questi, poi, sviene. Interviene il poliziotto e Pulcinella, per dimostrare che non vi è stata lite e che nulla di male egli ha fatto al vicino, fa notare che costui non parla, né protesta. Anche la Giunta Regionale, scacciata con la Forza Pubblica ed a seguito di una serie di atti, dovrebbe, come il vicino di Pulcinella, non essere in grado di protestare".

De manière que nous pouvons affirmer (au moins ce sont nos Avocats qui l'affirment) que Mr. Bionaz, en signant son acte de renonciation, a fait ni plus ni moins que la figure de Polichinelle.

Quant à la question de la demoiselle Personnettaz, je n'entre pas dans tous ces dessous et dans tout ce qui s'est passé dans les coulisses. Evidemment, je ne dispose pas d'un service de renseignements si remarquable, mais je veux quand même dire que, si Mademoiselle Personnettaz a demandé de rentrer de nouveau en service, elle doit être, alors, bien sûre que la Magistrature lui donnera raison.

Du reste c'est la thèse de Mr. Bionaz, parce que Bionaz a dit: "E' impensabile che il Consiglio di Stato e la Giunta Giurisdizionale Amministrativa ci diano torto".

Mais c'est très grave ce qu'a dit Mr. Bionaz, parce que alors, si nous devons croire è ce qu'il a dit, il y aurait un complot entre tout le monde pour donner toujours raison à la Junte actuelle et toujours tort à tous ceux qui recourent contre la Junte actuelle. C'est très grave!

Ici on frise le "vilipendio alla Magistratura italiana", vous avez dit!

Evidemment, vous aimez cette parole "vilipendio" et vous présentez les dénonciations.

Vous dites: "impensabile" que le Conseil d'Etat nous donne tort. C'est peut-être pour cela que M.lle Personnettaz a décidé de reprendre service.

Mais le vrai motif pour lequel M.lle Personnettaz a décidé de reprendre service c'est qu'elle a compris ce que nous avons compris nous aussi, c'est-à-dire qu'à travers le renvoi de la Cour d'Appel à la Cour Constitutionnelle, pour sa question, on gagne simplement du temps et avant que sa question soit décidée, évidemment, nous avons tout le temps, selon au moins M.lle Personnettaz, d'arriver aux élections du 1968.

Au contraire, s'il devait y avoir une décision rapide de la part de la Cour Constitutionnelle, la Cour d'Appel ne pourrait pas faire à moins, comme je disais ce matin, de déclarer la inéligibilité de M.lle Personnettaz, non pas à partir de la sentence, mais à partir du moment où M.lle Personnettaz a repris son service.

A' propos de la question des employés, - vraiment ceci ce n'est pas un thème que nous avons développé nous ce matin on a dit: "qu'est-ce qu'on veut dire des employés qu'on a nommé sans concours, quand nous sommes nous qui avons approuvé le règlement".

A' ce propos, nous remarquons deux choses: avant tout le "regolamento organico" a été préparé par nous de la première à la dernière ligne; deuxièmement, la question de la nomination des employés sans concours ou sans même une épreuve de sélection n'a rien à que faire avec la question du règlement.

Vous, Junte actuelle en charge, légitime ou illégitime, vous avez nommé 32 employés sans concours et sans "prove di selezione" parmi vos amis, parmi vos parents. Il suffisait que ces gens eussent été des démochrétiens ou des social-démocratiques.

Et cela c'est une honte, de nommer en six mois 30 employés sans même faire un concours ou une plus modeste épreuve de sélection.

Je ne suis pas autorisé à parler au nom du Parti Socialiste unifié, mais je ne sais vraiment pas que peuvent avoir pensé Messieurs Balestri et Colombo lorsque Mr. Bionaz a fait allusion à un de leurs compagnons de Parti et à dit que ce compagnon de Parti ferait partie de la catégorie des oiseaux auxquels à fait allusion, il y a un moment, Mr. Marcoz.

Enfin, je répète ce que j'ai déjà dit avant: que nous nous n'acceptons pas de leçons de valdótanisme et de démocratie par ce Bionaz qui, en 1940, écrivait des lettres au Fédéral fasciste en disant "nella gara per l'italianità, il Comune di Quart è all'avanguardia" et, quelques années après, recevait trois millions et demi de francs français par le Colonel Voisin et par le Préfet Rose.

Et enfin, en matière d'honnêteté, nous ne recevons de leçons de personne.

Et enfin encore nous disons à Mr. Bionaz, qui dit à nous: "avete gettato il discredito sulla Valle", nous disons: regardez vos parents proches, regardez Torrione et Gheis qui, eux, ont jeté de la boue sur la Vallée d'Aoste et sur le Conseil de la Vallée d'Aoste".

Il Consigliere BERTHET dichiara quanto segue:

"A questo punto io credo che sia ora di chiudere questa discussione. Abbiamo sentito gli oppositori, abbiamo sentito le comunicazioni e la relazione del Presidente della Giunta, abbiamo sentito le repliche. Ora penso che possa bastare, perché sarebbe ora di affrontare gli oggetti all'ordine del giorno.

Non interessano ai Valdostani le nostre diatribe; i Valdostani aspettano la risoluzione di problemi amministrativi: questo essi aspettano.

Quindi, a chiusura di questa discussione, a nome del Gruppo di maggioranza, propongo il seguente ordine del giorno:

---

"IL CONSIGLIO REGIONALE

preso atto

che molti Consiglieri regionali hanno ripreso a partecipare alle riunioni del Consiglio, come è loro stretto dovere, rinunziando al precedente arbitrario comportamento di assenteismo verso il maggiore organo rappresentativo della Regione

preso atto altresì

che i Consiglieri Casetta, Caveri, Andrione, Germano, Fillietroz, Fosson e Savioz, con atteggiamento di disprezzo verso il Consiglio, hanno richiesto l'inserimento all'ordine del giorno di vari argomenti premettendo affermazioni assolutamente irricevibili ed in aperta contraddizione con la stessa partecipazione dei proponenti alla seduta odierna,

respinge

siccome infondate ed irriguardose nei confronti della Corte Costituzionale, che ha inequivocabilmente stabilito la legittimità dell'attuale Ufficio di Presidenza e dell'attuale Giunta, le considerazioni premesse alla richiesta di discussione dei vari argomenti da parte dei predetti Consiglieri, richiamandoli al rispetto dovuto all'Ufficio di Presidenza ed alla Giunta.

invita

i Consiglieri che hanno presentato le suddette richieste ad attenersi alle regole della democrazia ed al rispetto delle istituzioni democratiche ed autonomistiche sancite dallo Statuto della Regione,

assicura

il Popolo Valdostano che la Repubblica e la Regione Autonoma della Valle d'Aosta hanno la volontà ed i mezzi necessari per tutelare le libertà costituzionali dei cittadini e per impedire in futuro, come per il passato, ogni sovversione delle proprie istituzioni democratiche ed autonomistiche."

Il Presidente, MONTESANO, apre la discussione sul soprariportato ordine del giorno.

Il Consigliere MANGANONI dichiara quanto segue:

"Non voglio intervenire su quanto ha letto il Consigliere Berthet; voglio però dire al Consigliere Berthet una cosa sola. Tu inviti il Consiglio ad attenersi alle regole della democrazia. Berthet, tu hai partecipato alla Resistenza ed hai dato il tuo voto ad un repubblichino ex fascista, che siede lassù. Berthet, non parlar più di democrazia. Basta.

Ora vengo all'intervento dell'Avvocato Bionaz.

Gli argomenti sono già stati in buona parte ed esaurientemente trattati tanto da Germano che dall'Avvocato Caveri, per cui mi limiterò a puntualizzare due argomenti.

Primo punto. Ha detto l'Avvocato Bionaz: "Noi, cioè l'attuale Giunta, abbiamo varato il regolamento organico, che non esisteva da dieci anni". Ma se questo regolamento organico non fosse esistito da dieci anni, questo significherebbe che noi, quando nel 1959 ci siamo installati al potere avremmo ricevuto questa eredità dalla Giunta precedente, che non avrebbe preparato neanche una bozza di regolamento organico.

Questa affermazione non è esatta, perché esisteva già un regolamento organico del personale della Regione, anche se superato chissà da quanto tempo.

Noi quindi abbiamo ricevuto quell'eredità dalla precedente Giunta democristiana e ci si potrà accusare al massimo di aver messo molto tempo per preparare un nuovo regolamento organico.

Ora, che ci voglia del tempo per preparare un regolamento organico è indubbio. D'altronde, su questo argomento vi potrebbe essere più preciso uno dei vostri, Dujany, che ha fatto parte di questa Commissione ed è forse stato uno di quelli, - io ho partecipato ad una di quelle sedute -, che con le sue grane, si capisce, cercava di tirare tardi (detto fra noi, questo).

Però, malgrado le critiche che si potranno fare, la passata Giunta ha portato a termine questo regolamento organico; lo ha presentato in Consiglio, se non vado errato, in gennaio o febbraio di quest'anno. Senonchè, voi, che allora siedevate su quei banchi, vi siete rifiutati di discuterlo, mentre, se voi non vi rifiutavate di discuterlo, il regolamento organico passava già o in gennaio o in febbraio (non mi ricordo esattamente) del 1966.

Quindi voi vi siete rifiutati di discuterlo, quando eravate all'opposizione, poi l'avete approvato quando avete preso il potere; però avete approvato il nostro regolamento organico.

Ed allora io non penso che ci si possa crocifiggere in quel modo, quando non avete fatto altro che approvare il regolamento da noi preparato.

Secondo punto: Zona Franca. Questo è un argomento su cui dalla Liberazione ad oggi si discute. Non dimentichiamoci che lo Statuto è stato approvato nel 1948 e che dal 1948 ad oggi sono quasi 20 anni o almeno 18 anni che la Zona Franca esiste sulla carta, senza che il Governo di Roma l'abbia attuata.

Noi abbiamo sempre denunciato, dal 1948 ad oggi, il sabotaggio da parte del Governo di Roma nei confronti della Regione su questo punto, oltre che su tutti gli altri punti, beni demaniali, riparto fiscale, ecc. Ma il Governo di Roma non ha attuato questa Zona Franca, che è un diritto nostro.

Questo sabotaggio l'abbiamo denunciato quando eravamo all'opposizione e l'abbiamo denunciato quando eravamo sui banchi della Giunta.

Voi, invece, non avete mai denunciato questa posizione del Governo: anzi, nel passato (mi riferisco alle Giunte precedenti al 1959 quando noi occupavamo i banchi di opposizione e non i banchi della Giunta) avete sempre difeso il Governo.

Ebbene voi (io mi riferisco al Partito, non agli uomini; io parlo di Giunte democristiane, non parlo di uomini, perché gli uomini sono cambiati) voi vi siete sempre arrampicati su tutti i vetri, su tutti i cristalli per difendere Roma dicendo che sì, forse la Zona Franca si fa, però la legge non è stata esaminata... E con i "però" si è tirato avanti una quindicina di anni.

I vostri maggiorenti di Roma sono venuti sulle piazze di Aosta a promettere l'attuazione della Zona Franca ed un vostro Ministro ha affermato sulla piazza E. Chanoux: "Mi impegno, a nome del Governo che qui rappresento, a nome del Partito - cioè della Democrazia Cristiana - che qui rappresento, di attuare la Zona Franca, ecc. ecc.».

Sono passati almeno dieci anni da questi impegni solenni assunti sulla Piazza E. Chanoux di fronte all'elettorato; però di zone franche non se ne sono mai viste.

Ora, 5 o 6 mesi fa, l'Avvocato Bionaz da quel seggio (io non ero presente, ma lo si vede dai verbali) si è solennemente impegnato, fra i 10 o 12 punti programmatici, ora non mi sovviene quanti sono, si è impegnato di realizzare la Zona Franca.

Badate, son passati circa 6 mesi, anche se avete ancora un anno e mezzo da governare, e nulla è avvenuto. Ora, io mi auguro che le promesse dell'Avvocato Bionaz si realizzino, sinceramente io me lo auguro; però ne dubito.

La vostra tesi è sempre stata questa: voi scomunicati, voi comunisti, non otterrete mai niente da Roma, perché non appartenete alla Sacrestia. Noi, noi con i nostri compari che siedono al Governo centrale, otterremo tutto.

Questo ce lo siamo sentito ripetere da anni, perché è sempre stata la vostra tesi. Però, sino ad oggi, i fatti vi hanno sempre smentiti.

Ripeto, io mi auguro che questo si avveri al più presto. Però, ricordate che cosa ha detto questa mattina il Senatore Chabod parlando della legge sulla Zona Franca? Ha pronunciato pressapoco queste parole: "Sono stato pregato dalla Giunta di non insistere sulla legge per l'attuazione della Zona Franca per mandare avanti, sollecitamente, la legge sul contingentamento".

Ora, noi siamo favorevoli anche alla legge sul contingentamento, la quale non esclude la Zona Franca, perché in tale legge si dice: "in attesa della realizzazione della Zona Franca". Però, perché la Giunta ha pregato il Senatore Chabod di non insistere anche sulla legge per l'attuazione della Zona Franca?

Si poteva benissimo presentare contemporaneamente e la legge sui contingentamenti e la legge sulla Zona Franca, tenuto conto anche del fatto che, mentre i contingentamenti si possono realizzare il giorno dopo l'approvazione della legge, perché si tratta solo di inviare in Valle d'Aosta un pò di tonnellate in più di benzina, di zucchero e di altri generi contingentati, per attuare la Zona Franca, dopo che la legge sarà stata approvata con tutti i crismi, ci vorrà ancora molto tempo per la creazione delle caserme della Finanza, della Dogana e di tutto quello che segue, per cui, ripeto, passando contemporaneamente le due leggi, avremmo potuto beneficiare ancora per un certo tempo dei generi contingentati maggiorati, in attesa dell'attuazione pratica della Zona Franca.

Penso, però, che una simile raccomandazione al Senatore Chabod sia superflua, perché ci pensa il Governo a far dormire la legge sulla Zona Franca. Questa legge dorme da dieci o quindici anni nei polverosi cassetti dei Ministeri romani e, purtroppo, finchè le cose a Roma andranno avanti così, tra Sacrestia e Centro-sinistra, cioè un'altra Sacre-stia, non facciamoci illusioni sulle leggi per l'attuazione della Zona Franca.

Ma vi è ancora un fatto: che, mentre in pubblico e in Consiglio voi vi impegnate a realizzare la Zona Franca, sotto sotto, forse a quattr'occhi, voi dite al Senatore Chabod: non insistere sulla legge per la Zona Franca, ma insisti solo su quella dei contingentamenti.

Vedete, questa Giunta già si è sufficientemente qualificata; ma se non lo fosse, se non si fosse qualificata, basterebbe questo per qualificarla".

Il Presidente, MONTESANO, dopo aver rilevato che il Consiglio è ancora fermo all'oggetto iscritto al n. 3 dell'ordine del giorno, chiede ai Consiglieri di prendere la parola una sola volta su ogni argomento, in modo da poter proseguire nella trattazione degli altri oggetti.

Mr. le Conseiller CAVERI déclare d'être profondément déçu de l'ordre du jour de Mr. Berthet d'un point de vue valdôtain et il se demande qu'est-ce qui reste encore dans la pensée de Mr. le Conseiller Berthet de l'enseignement d'Emile Chanoux.

Il souligne que, au cours de la séance du matin, Mr. Montesano ne voulait pas permettre aux Conseillers unionistes et communistes de faire leurs réserves sur la légitimé de l'actuelle Junte régionale et du Bureau de la Présidence du Conseil et que maintenant Mr. Berthet, dans son ordre du jour, a l'air de dire que la présence au Conseil de ces Conseillers d'opposition représente une renonciation à leurs réserves sur la légitimité des susdits organes régionaux.

Il ajoute que c'est de la pure hypocrisie.

Il Presidente, MONTESANO, fa presente che l'argomento della riserva fatta dai Consiglieri unionisti e comunisti sulla legittimità dell'attuale Giunta Regionale e dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale figura iscritto al n. 30 dell'ordine del giorno dell'odierna seduta, per cui, non è vero che egli avesse intenzione di non permettere la discussione su detto argomento.

Mr. le Conseiller CAVERI observe que Mr. Berthet, dans son ordre du jour, affirme que les réserves des Conseillers unionistes et communistes n'ont aucun fondement et que, par conséquent, il serait nécessaire que Mr. Montesano et Mr. Berthet se mettent d'accord sur cette question.

Il donne acte à Mr. Montesano d'avoir renoncé, au cours de la séance du matin, à la théorie que les Conseillers régionaux ne peuvent pas répondre aux relations des Parlementaires au Conseil Régional et d'avoir accordé la parole aux Conseillers qui ici ont répliqué à Mr. le Sénateur Chabod.

Il déclare que Mr. Berthet, avec son ordre du jour, semble vouloir instaurer cette autre étrange "prassi": qu'une partie des Conseillers déplore et censure une autre partie des Conseillers.

Il affirme que, pour des raisons juridiques, cet ordre du jour, qui a l'air de censurer des Conseillers régionaux pour leurs opinions politiques, est une chose tout à fait inadmissible et antidémocratique, car les opinions politiques des Conseillers unionistes et communistes valent les opinions des autres Conseillers.

L'Assessore BORDON rileva che nella odierna seduta, dopo lunghe ore di discussioni di carattere politico e di polemiche sterili, il Consiglio non ha ancora potuto passare alla trattazione delle questioni amministrative di interesse della Regione, che figurano iscritte all'ordine del giorno e che dovrebbero essere i problemi più impegnativi per il Consiglio.

Esprime il dubbio che i Consiglieri unionisti e comunisti si siano presentati nuovamente in Consiglio al solo scopo di fare dell'ostruzionismo.

Se così fosse, - egli aggiunge -, la maggioranza consiliare si premurerà non di alimentare la polemica in quest'aula, ma di fare conoscere all'elettorato la realtà dei fatti.

Dichiara che occorre prendere atto delle sentenze degli organi giurisdizionali che si sono pronunciati in ordine ai noti fatti politici della scorsa primavera.

Riferendosi alle numerose critiche di inefficienza mosse dai Consiglieri unionisti e comunisti all'attuale Giunta e, in particolare, alle critiche mosse dal Consigliere Manganoni, invita gli oppositori a essere meno impazienti.

Fa presente che i membri dell'attuale Giunta non hanno l'abitudine di venire in Consiglio a parlare dei loro viaggi a Roma e di quanto a Roma hanno fatto o non fatto.

Ammette che l'attuale Giunta in questi primi 6 mesi di attività, anche perché inframmezzati dal periodo delle ferie estive, non ha ancora potuto giungere alla soluzione dei più importanti problemi che interessano la Regione.

Rileva però che la precedente maggioranza consiliare, nei sette anni in cui è rimasta al potere, non ha saputo risolvere alcuno di questi problemi, né il problema dell'aumento dei contingenti annui delle merci immesse in consumo nel territorio della Valle d'Aosta in esenzione fiscale, né il problema dell'attuazione della Zona Franca, né il problema della revisione del riparto fiscale.

Osserva, infatti, che i contingenti annui delle merci immesse in consumo nel territorio della Valle d'Aosta in esenzione fiscale sono ancora quelli previsti dalla legge 5 maggio 1956 numero 525 e che l'ordinamento finanziario della Regione si basa ancora sulla tanto deprecata legge 29 novembre 1955 n. 1179 e che queste due leggi sono entrate in vigore durante il periodo della Giunta presieduta dall'Avv. Bondaz.

Riferendosi alla proposta di legge per la revisione della ripartizione delle entrate erariali fra lo Stato e la Regione, inoltrata da alcuni Consiglieri dei gruppi unionista e comunista, - proposta che è iscritta al n. 32 dell'ordine del giorno della odierna seduta -, nonché alla proposta di legge di iniziativa parlamentare per l'attuazione della zona franca, presentata nel periodo in cui era al potere l'attuale opposizione consiliare, rileva che è troppo comodo proporre dei disegni di legge al solo scopo di dimostrare che non si riesce ad ottenere nulla dal Governo centrale.

Dichiara di non essere d'accordo su questa impostazione adottata dall'opposizione, ma di essere però d'accordo di lavorare tutti insieme per la soluzione dei problemi finanziari e amministrativi di interesse regionale, al di sopra di ogni demagogia politica.

Se invece, egli aggiunge -, i Consiglieri di opposizione intendono venire alle adunanze consiliari solo per fare della propaganda e della demagogia politica, come è stato fatto oggi, stiano tranquilli questi Consiglieri che l'attuale Giunta li ascolterà, come è giusto, ma non con molta soggezione.

Ritiene, infatti, che l'attuale minoranza unionista e comunista, che prima è stata per ben sette anni al potere senza ottenere alcun miglioramento sui principali problemi e diritti statutari della Regione, non abbia il diritto ora di pretendere, se è in buona fede, che l'attuale maggioranza consiliare risolva in soli sei mesi questi problemi.

Il Presidente, MONTESANO, raccomanda nuovamente ai Consiglieri di limitare la durata dei loro interventi in modo da poter procedere anche alla trattazione degli argomenti di carattere amministrativo iscritti all'ordine del giorno.

Il Consigliere MARCOZ dichiara di dover fare alcune precisazioni su quanto detto dall'Avvocato Bionaz in ordine alla questione di quella persona che, prima di essere stata il Consigliere dell'attuale Giunta, era stata anche il Consigliere delle precedenti Giunte a partire dal 1959.

Riconosce che anche la precedente maggioranza consiliare aveva collaborato con questa persona, facendogli però da freno, perché ci sono delle persone che devono essere frenate, altrimenti portano chissà dove.

Precisa di avere, nel suo precedente intervento, mosso degli appunti, più che a quella persona, a coloro che si sono fatti troppo rimorchiare da quel consulente, senza porgli alcun freno.

Fa presente che il programma di quella persona era di fare il deserto in Valle d'Aosta, per poi avere piazza libera.

Il Consigliere Marcoz prosegue dichiarando:

"Quindi, ci sono degli uomini che devono essere frenati e questo compito tocca a noi.

Ah! Io no, - ve lo dico schiettamente e non soltanto perché "del senno di poi son piene le fosse" -, se fossi stato al vostro posto, o lì o qui, e fossi stato consigliato di portare sul banco degli imputati cinque o sei Consiglieri regionali, un Presidente di Giunta e un Presidente di Consiglio, non l'avrei fatto, non già per le nostre persone, - perché io, ad un certo momento ho il pudore di non parlare di questo argomento, - ma soltanto per le istituzioni.

Voi avete detto che noi abbiamo fatto ridere.

Ma voi, con quelle denunzie che hanno attentato alle più alte cariche della nostra autonomia regionale (non per le nostre persone che scompaiono, che non sono nulla, perché siamo granellini di sabbia), voi pensate di aver difeso l'autonomia in quella guisa?

Ecco dove bisognava frenare quell'uomo, quegli uomini che non sanno fare altro che salire le scale della Procura della Repubblica.

Noi avremmo dovuto essere gelosi che in questo Consiglio mai un Procuratore della Repubblica, mai un Giudice istruttore mettesse il naso; di questo dovevamo essere gelosi. Voi queste cose non le avete sentite.

Voi, oggi, sui vostri giornali vi vantate che c'è un esiliato. Ora, non perché quell'esiliato è un comunista, ma se fosse anche un esiliato del Partito Liberale, se fosse un esiliato dei Campagnards, se fosse un esiliato della Democrazia Cristiana, ebbene, - perché è un collega, perché é uno che ha accettato il mandato, perché è uno che si sacrifica a venir qui a difendere gli interessi degli elettori che qui lo hanno mandato -, noi non possiamo non avere della solidarietà per quell'uomo e non possiamo non avere un senso di rivolta e di ribellione contro coloro che lo hanno trascinato in esilio.

Tanto più che voi avete fatto una confessione in merito a quelle vostre denuncie, una confessione che vi inchioda alla gogna; voi avete confessato che sapevate che con le denuncie all'Autorità giudiziaria non si sbloccava la situazione. E allora, che cosa ne resta Ne resta la denuncia per vendetta, ne resta la denuncia per odio politico.

Rileggetevele quelle denunzie! Forse non le avete lette, perché ve le hanno preparate altri.

Cari amici, questo bisognava che io vi dicessi".

Rispondendo al Rag. Bordon, il quale ha espresso il dubbio che i Consiglieri dei gruppi unionista e comunista siano ritornati in Consiglio solo per fare dell'ostruzionismo, il Consigliere Marcoz osserva che l'Avvocato Bionaz è stato più umano su questa questione, perché ha riconosciuto che era umano che i Consiglieri di questi gruppi avessero la possibilità di esporre le loro tesi.

Assicura, comunque, che da parte sua non ha alcuna intenzione di fare dell'ostruzionismo in sede consiliare.

Osserva che, d'altra parte, per trattare anche dei problemi amministrativi vi è sempre la possibilità di tenere un maggior numero di adunanze consiliari, come tante volte ha consigliato il Dr. Dujany quando sedeva sui banchi dell'opposizione.

Il Presidente, MONTESANO, chiede se vi sono ancora altri Consiglieri che intendono prendere la parola prima della chiusura della discussione.

Dà lettura della seguente parte dell'articolo 49 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale:

"La discussione può essere interrotta soltanto:

1°) per domandare il rinvio della proposta all'esame di una Commissione o della Giunta Regionale;

2°) per proporre un accertamento, una mozione o il richiamo all'osservanza della legge o del regolamento;

3°) per domandare la chiusura della discussione.

Se è approvata la chiusura della discussione, non possono prendere la parola i membri che non abbiano chiesto la parola prima della votazione".

Comunica quindi che prenderà ora la parola il Presidente della Giunta.

Il Consigliere FOSSON fa presente che non è possibile rinunciare a priori a prendere la parola, se la discussione sull'argomento in esame continua.

Il Presidente, MONTESANO, rileva che ormai ogni Consigliere ha avuto ampia possibilità di esprimere le proprie idee sull'argomento in esame, per cui ritiene opportuno invitare il Consiglio a chiudere la discussione.

Il Consigliere FOSSON dichiara che i Consiglieri di opposizione avrebbero già potuto chiudere la discussione sull'oggetto iscritto al n. 3 dell'ordine del giorno, se non fosse successo il fatto nuovo della presentazione dell'ordine del giorno del Consigliere Berthet.

Segue breve discussione di carattere polemico, alla quale partecipano il Presidente, MONTESANO, il Presidente della Giunta, BIONAZ, e i Consiglieri CAVERI, FOSSON e MANGANONI.

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, riferendosi alle affermazioni fatte dal Consigliere GERMANO, secondo il quale l'attuale Giunta non avrebbe voluto farsi giudicare dai competenti Organi giurisdizionali, rileva che, quando vi è una sentenza, vi è un giudizio.

Dichiara che l'attuale Giunta ha revocato il mandato agli Avvocati Guarino e Lucatello, scelti dalla precedente Giunta, perché, - senza offendere per nulla la persona di questi due Avvocati -, essi non riscuotevano la fiducia della nuova Giunta.

Osserva che nessuno può togliere all'attuale Giunta il diritto di revocare il mandato agli Avvocati scelti dalla precedente Giunta e dichiara che tale revoca è più che legittima, come è stato riconosciuto dalle sentenze e dalle ordinanze prima citate.

Aggiunge che gli onorari per gli Avvocati Guarino e Lucatello sono stati pagati dall'attuale Giunta e non con le indennità dei Consiglieri union-comunisti, come era stato scritto su certi manifesti.

Per quanto riguarda il prestito della CECA alla Società Nazionale Cogne, fa presente che, se lo Stato Italiano non avesse dato la sua garanzia, la CECA non avrebbe concesso il prestito di 4 miliardi e 700 milioni alla Società Cogne.

E' vero, - egli dice -, che lo Stato Italiano aveva assunto anche l'impegno di aumentare il capitale della Società Naz. Cogne e che questo impegno non è ancora stato soddisfatto; però lo Stato Italiano ha già concesso la garanzia per il prestito CECA alla Società Naz. Cogne.

Precisa di avere appunto detto che a tal fine la nuova Giunta si era adoperata a favore degli operai della Soc. Naz. Cogne, compiendo così il proprio dovere.

Nega di avere detto, nella sua precedente esposizione, di avere ricevuto dei consigli dal Ministro Taviani e dichiara che, se avesse avuto la possibilità di riceverne, sarebbero stati sicuramente dei consigli migliori di quelli che altri hanno forse dato al Vice Presidente Strazza, il quale, se è stato consigliato, evidentemente è stato consigliato male.

Formula auguri al Vice Presidente Strazza perché, come già ebbe a dire, è umano e comprensibile che possa essersi lasciato trasportare dalla foga politica.

Riferendosi, quindi, alle già citate sentenze della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato, dichiara che la Magistratura è l'ultima Autorità alla quale si può ricorrere quando si tratta di un diritto e quando si crede di avere delle libertà conculcate, come è avvenuto nello scorso mese di maggio.

In merito alla questione riguardante la Signorina Personnettaz, rileva che la Giunta ha deliberato di intervenire nel giudizio perché il ricorso sulla presunta ineleggibilità della Sig.na Personnettaz era stato notificato anche alla Regione e perché la Regione ritiene di avere interesse a difendere il Consigliere Sig.na Personnettaz e qualsiasi altro Consigliere regionale.

Ritiene che, anche in questo caso, la Giunta sia rimasta nell'ambito delle proprie competenze.

Osserva poi che le questioni sollevate stamane dal Consigliere Germano e che riguardano i rapporti della Sig.na Personnettaz con il Comune di Aosta non dovrebbero essere sollevate in questa sede, ma dinanzi al Consiglio Comunale di Aosta.

Fa presente che la questione della presunta sopravvenuta ineleggibilità della Sig.na Personnettaz sarà definita dalla Magistratura e che solo allora si porrà il problema se la Signorina Personnettaz possa, o no, mantenere la carica di Consigliere regionale.

Continuando nella sua esposizione e rivolgendosi al Consigliere Caveri, il Presidente della Giunta, Bionaz, dichiara quanto segue:

"Avvocato Caveri, lei va sempre a parlare di cose che debbono metterLa in imbarazzo.

Di questi tre milioni ne ha già parlato in mia presenza, se non sbaglio, il 23 maggio del 1953. Eravamo noi due soli, nel suo ufficio di Presidente della Giunta Regionale; in quella occasione, se lei ricorda, io, forse esagerando, le ho dato una lezione persuasiva, come lei meritava. Non sto a dire di più, perché lei se ne ricorda bene.

Comunque, io sono uno fra quelli che hanno ricevuto i tre milioni dal Colonnello Voisin e ne ho reso conto fino al centesimo, anche delle somme che abbiamo mandato a lei, alla sua famiglia e ai suoi fratelli, caro amico Caveri.

Lei, parlando di queste cose, dovrebbe almeno avere il pudore di ricordarsi che, quando era esule in Svizzera, c'era chi pensava a comprarle i pantaloni e anche le camicie, con questi soldi.

Questa è la verità, e io ho carta che canta, che dimostra che abbiamo reso tutti i conti. Io ho questa carta e lei lo sa, perché questo è già stato pubblicato con manifesti durante la campagna elettorale del 1953, manifesti ai quali lei non ha replicato.

Quindi, non venga a tirar fuori queste storie, perché sono storie passate. Lei è uno di quelli che getta la pietra, che getta le diffamazioni, che getta le calunnie e poi si ritira dietro l'immunità parlamentare o dietro le amnistie. Lei questo fa!

Ora, se avesse tanto coraggio, come non ha mai dimostrato, dovrebbe dire: io ho il coraggio di dimostrare quel che dico e di sostenerlo. Sì, replichi pure su tutto quel che ho detto ed io le darò la dimostrazione che quel che dico è esatto".

Riferendosi quindi alle osservazioni fatte dal Consigliere Manganoni sulla questione della zona franca, il Presidente della Giunta Bionaz, ribadisce che la nuova Giunta ha assunto l'impegno per la zona franca.

Osserva che assumere tale impegno non significa garantire che si riuscirà nell'intento, ma che si farà tutto il possibile per riuscirvi.

Aggiunge che l'aver dato incarico al Sen. Chabod di interessarsi subito della legge sull'aumento dei contingenti annui di generi da immettere in consumo in Valle d'Aosta in esenzione fiscale non significa affatto rinunciare alla zona franca, ma soltanto che si vuole ottenere subito l'aumento dei predetti contingenti annui.

Dichiara di essere sicuro che, se non fossero sopravvenute le difficoltà e remore conseguenti alle recenti alluvioni, oggi la competente Commissione Parlamentare deliberante avrebbe già approvato il disegno di legge per l'aumento dei contingenti.

Osserva che i Deputati del Gruppo comunista, al solo scopo di dimostrare di voler fare qualche cosa per l'aumento dei contingenti in Valle d'Aosta, dopo che la nuova Giunta aveva trattato la questione con i competenti Organi ministeriali e che il relativo disegno di legge era già stato approvato dal Consiglio dei Ministri, i Deputati del Gruppo comunista, all'ultimo momento hanno presentato un loro progetto di legge per l'aumento di detti contingenti.

Comunica che il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri è ora all'esame della Va Commissione Parlamentare deliberante e ritiene che, entro la fine dell'anno, la legge per l'aumento dei contingenti sarà emanata, sempre che non sopravvengano nuovi intralci, per cui, dall'inizio dell'anno prossimo, la Valle d'Aosta potrà beneficiare dei nuovi maggiori contingenti.

Sottolinea che dal 1956 ad oggi questi contingenti sono rimasti invariati.

Conclude, dichiarando che non è giusto che i Consiglieri unionisti e comunisti muovano dei rimproveri e addossino al Senatore Chabod e alla nuova Giunta l'accusa di aver ritardato l'approvazione del progetto di legge riguardante l'attuazione della zona franca in Valle d'Aosta, solo perché hanno voluto fare accelerare l'approvazione del progetto di legge riguardante l'aumento dei contingenti.

Il Consigliere CAVERI, dopo aver chiesto ed ottenuto la parola per fatto personale, dichiara quanto segue:

"Rispondo brevemente a due dichiarazioni dell'Avvocato Bionaz, di cui la prima io ritengo errata e la seconda calunniosa.

Circa il primo punto, tengo a precisare che gli Avvocati Lucatello e Guarino li abbiamo pagati noi, di tasca nostra, per le loro prestazioni a partire dal 1 giugno 1966.

Voi potete aver pagato quanto noi avevamo deliberato quando eravamo ancora Giunta in carica per le prestazioni di questi Avvocati prima del 1 giugno 1966.

Questa è la verità dei fatti e, quindi, il Signor Bionaz cerca di girare la frittata a suo uso e consumo, dicendo delle cose false.

Sul secondo punto, che riguarda la questione Bionaz, il quale nel 1939-1940 è italianissimo e dice: "Quart è in testa nella corsa per l'italianità in Valle d'Aosta", io ho sottolineato il lato politico della questione, cioè: italianissimo nel 1939-1940 e un anno, due anni o tre anni dopo riceve i soldi dal Colonnello Voisin e dal Prefetto Rose.

Quindi su questo punto Lei non ha niente da replicare.

Dove sono andati a finire i tre milioni e mezzo?

Allora i tre milioni e mezzo avevano la coda lunga, perché erano tre milioni e mezzo di franchi francesi, ricevuti, se non erro, nell'ottobre del 1944.

Quando l'Onorevole Farinet è arrivato in Svizzera ha avuto un lungo colloquio con il Signor Bionaz; i particolari di questo colloquio io li racconto in un libro che ho già scritto. Nei giorni scorsi sono andato all'estero ed ho depositato questo mio libro, che è la storia segreta della Valle d'Aosta dal 1927 al mese di marzo del 1948, e spero che questo mio libro, - anche se dovrà dare dispiacere a qualcuno che di nuovo ha gridato «Viva l'Italia" quando c'è stata la prima seduta del Consiglio Regionale, -- spero che questo libro venga fuori ugualmente e su questo libro si vedrà qual è la verità dei fatti.

Quando l'On.le Farinet è arrivato in Svizzera, col suo fiuto finissimo, - perché bisogna riconoscere che l'On.le Farinet ha delle grandi qualità e il fiuto ce l'ha, anche se ha dei grandi difetti, - ha saputo subito della faccenda dei 3 milioni e mezzo di franchi francesi e ne è rimasto vivamente impressionato.

Si dice che non si è risposto ai manifesti. Io propongo una cosa molto semplice, Avvocato Bionaz. Dopo aver smentito e precisato quanto lei calunniosamente ha detto nei miei confronti e nei confronti di mia moglie e dei miei fratelli (perché qui, a momenti, si tira in ballo anche la donna di servizio), io propongo all'Avvocato Bionaz che la questione che riguarda quei 3 milioni e mezzo di franchi francesi venga deferita ad un giurì d'onore o, se si preferisce, ad una Commissione consiliare, davanti alla quale io porterò tutti gli elementi che sono a mia disposizione e Lei porterà i suoi elementi.

In materia di soldi, tengo a precisare questo: che il Signor Bionaz, quando io ero in Svizzera, i suoi 3 milioni e mezzo se li teneva ben cari e non mollava neanche un soldo; tant'è vero che, quando i partigiani, che avevano dovuto cedere alla preponderante pressione dei tedeschi e dei fascisti, sono arrivati in Svizzera e in Savoia, io ho detto a Bionaz: a quei poveretti che sono laceri, affamati, in cattivo arnese e senza un soldo, potresti mandare qualche centinaio di franchi per aiutarli.

Ma Bionaz era sordo come una campana; da quell'orecchio non ci sentiva.

Alla fine mi ha mandato, - e soltanto questi sono i soldi che egli mi ha mandato -, 100-200 franchi svizzeri, che io mi sono premurato di inviare ai campi per internati, dove c'erano i partigiani, perché i partigiani erano considerati militari.

E io, l'altro giorno, rivedendo dei miei documenti e soprattutto della mia corrispondenza, cioè delle lettere ricevute da me, ho rivisto delle lettere di partigiani che mi ringraziavano per aver ricevuto quei pochi soldarelli che io ero riuscito a strappare alle avare unghie del Sig. Cesare Bionaz.

Pertanto io ribadisco la mia proposta e dichiaro che dei miei fratelli nessuno ha avuto i suoi denari, perché un mio fratello, se vuol sapere, è stato internato in Germania per due anni ed è tornato dopo la Liberazione, quindi non può aver ricevuto i suoi soldi. Mio fratello Sandro è ritornato a Liberazione avvenuta, perché è stato internato pure lui in Germania per un anno. Un altro mio fratello ha fatto il partigiano a St. Nicolas e i suoi soldi non li ha ricevuti.

Va bene? Lei, davanti al giurì d'onore o davanti alla Commissione consiliare dovrà dire che cosa ha dato a mia moglie; lei dovrà dire la cifra.

E quel giorno Lei dovrà vergognarsi di quanto ha detto qui, spudoratamente, calunniosamente, in questa sala del Consiglio Regionale, perché noi, si ricordi Signor Bionaz, siamo gente onesta e i Valdostani ci conoscono come tali.

Io le auguro che lei possa godere della stessa stima di onestà di cui gode la famiglia Caveri. Se lo ricordi!".

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, dichiara quanto segue:

"Lei è uno spudorato quando parla così, Avvocato Caveri, perché io ho reso tutti i conti a chi dovevo renderli.

Era denaro destinato ai partigiani, al comandante Mézard, dal quale ho avuto una ricevuta liberatoria che lei ben conosce, perché è stata pubblicata nel 1953 su tutti i manifesti.

Che poi siano stati recapitati dei denari alla sua famiglia questo lo posso provare perché non sono stati dati da me, ma da altre persone e non c'è nessun rimprovero su questo; in fondo erano denari destinati a quelli che ne avevano bisogno.

Non c'è nessun rimprovero ma, dal momento che lei mi tira in ballo i tre milioni, io debbo pure dire che questi tre milioni sono serviti anche a Lei.

Del resto, Avv. Caveri, non è la prima volta che lei sente questo discorso. Lo ha già sentito una volta per bocca del compianto Consigliere Arbaney, al quale Lei non ha saputo rispondere. Questa è la verità!

D'altronde, io invoco delle testimonianze, che ho, e accetto il suo giurì. D'accordo, accetto tutto. Io ho delle testimonianze che dicono a chi abbiamo rimesso questo denaro, caro Avvocato Caveri".

Il Consigliere CAVERI, dopo aver nuovamente chiesto e ottenuto la parola per fatto personale, fa la seguente dichiarazione:

"Io sono stato di nuovo accusato e io intendo di nuovo difendermi, tanto più che quel Signore dice che io non so rispondere o che io non sapevo rispondere. Ma immaginiamoci! Io ho la coscienza a posto in questa questione ed io auguro al Signor Bionaz di averla altrettanto a posto come l'ho io.

Pertanto, io tengo a precisare ancora una cosa.

Signor Bionaz, - questo Lei non lo sapeva -, qualche anno fa, quando Lei ha presentato quella tale querela, io sono andato ad Annecy, in compagnia di un teste, e sono andato a cercare l'ex Colonnello Voisin, diventato ora Dr. Voisin, Medico. Gli ho parlato di diverse cose e, alla fine, gli ho fatto una domanda ad hoc, chiedendogli: "Il Signor Bionaz non le ha mai fatto il rendimento di conti di quei soldi che Lei gli ha dato nell'autunno del 1944?".

Non le dico quale è stato il sostantivo che ha impiegato il Signor Voisin: diciamo che ha parlato dell'Avvocato Bionaz. Il Dr. Voisin mi ha detto: "Non mi ha mai reso conto di un soldo".

Questa è la verità storica".

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, replica con queste parole:

«Non li ha dati lui. Che cosa ne sapeva Voisin?".

Il Consigliere CAVERI prosegue dichiarando:

«Ah! non è lui? Ebbene, io aggiungo una altra cosa: che il rendimento di conti - questo non occorre essere Avvocati per saperlo - il rendimento dei conti lo si fa a chi ha dato i soldi. E non era Mézard che poteva legittimare un rendimento di conti. Se mai, Mézard, era quello che, secondo il documento al quale Lei allude, dichiarava di averli ricevuti; era se mai Mézard che doveva fare un rendimento di conto a Lei e spiegare a chi li aveva dati questi soldi, a quali partigiani li aveva dati questi soldi".

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, osserva:

"Non meni il can per l'aia, non serve a niente!".

Il Consigliere Caveri continua:

"Già, serve solo quello che dice Lei!

Qualunque Avvocato dice, qualunque Professore di diritto dice, - chieda a Crisafulli com'è il rendimento dei conti -, che è colui che ha ricevuto i soldi che deve rendere i conti a chi li ha dati.

Lei li doveva rendere al Colonnello Voi-sin, al Prefetto Rose, a chi, per essi, aveva dato i soldi a Lei. Mézard non poteva far nessun rendiconto; se mai, Mézard, doveva fare a Lei il rendimento dei conti delle somme che lui aveva ricevuto e spiegare quali erano i partigiani che avevano ricevuto questi soldi.

Può darsi che Manganoni ne abbia ricevuto una parte, io questo non lo so. Io ho interrogato molti capi partigiani su questa faccenda e non ne ho ancora trovato uno che dica: sì li ho avuti io".

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, interrompendo, dichiara:

"Non dubito che Lei abbia interrogato molta gente, perché questo è il suo costume".

Il Consigliere CAVERI conclude con queste parole:

"Quindi io insisto per sapere se Lei accetta che questa questione venga portata davanti ad un giurì d'onore che si pronunci su questa questione".

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, ribadisce di accettare che la questione di cui si tratta sia portata davanti ad un giurì d'onore o ad una apposita Commissione consiliare.

Il Consigliere CAVERI prende atto della dichiarazione del Presidente della Giunta e dichiara che per lui la questione è ora chiusa.

Il Consigliere PEDRINI dichiara che i Consiglieri del Gruppo liberale sono veramente disgustati e costernati dell'atteggiamento tenuto dai Consiglieri union-comunisti nel corso dei lavori di questa adunanza consiliare.

Osserva che i fatti personali che sono stati portati nell'aula consiliare hanno veramente degradato l'Assemblea e sono un indice di malcostume, di cui spesso e volentieri i Consiglieri union-comunisti, allorquando sedevano sui banchi della maggioranza, accusavano i Consiglieri della precedente minoranza.

Dichiara che i Consiglieri democristiani, allorquando erano seduti sui banchi della minoranza, non hanno mai saputo fare quella opposizione che era da farsi e che, oggi, i Consiglieri union-comunisti traducono in questa giornata pesante e non degna di essere ricordata nel Parlamento Valdostano.

Continuando nella sua esposizione, il Consigliere PEDRINI dichiara quanto segue:

"E sta bene alla Democrazia Cristiana di sinistra che gli union-comunisti le diano queste sberle; sta bene che qualcuno in questa aula diventi pallido perché trescava di sotto con questa gente che dice di voler bene alla Valle d'Aosta, che dice di essere veramente onesta, ma che in realtà non lo è, perché pensa solo al proprio interesse e al proprio cadreghino.

Questo è provato dal fatto che, in questa aula, vengono portati in discussione fatti personali per sminuire una nuova Giunta, per vedere di arroccarsi su nuove posizioni, per fare presa, io non so se con verità o con falsità.

A noi Liberali queste cose non interessano perché sono questioni che esulano totalmente dai lavori del Consiglio e, nonostante che i Comunisti sorridano, io sono addolorato di questo, perché sono loro che maggiormente ci guadagnano da questa gazzarra, sono loro che pescano nel torbido, sono loro che ci guadagnano presso l'elettorato. E' questa la loro strada e noi la stiamo seguendo in pieno; noi portiamo acqua al loro mulino. Questa è la realtà dei fatti.

Quindi noi riteniamo che si debba porre fine a queste discussioni. Abbiamo perso tutta la giornata in diatribe che nulla hanno a che vedere con i lavori amministrativi di questo Consiglio Regionale. E' veramente una cosa spiacevole".

Rivolgendosi, infine, al Presidente del Consiglio, Montesano, lamenta il fatto che il medesimo sia stato oggi insultato senza alcun rispetto per la carica ricoperta, rilevando che i Consiglieri della precedente minoranza hanno sempre rispettato il Presidente del Consiglio Avvocato Marcoz.

Si augura che siano riportate nell'aula consiliare la calma e la tranquillità necessarie per il buon andamento dei lavori del Consiglio, al di fuori delle questioni personali, nell'interesse della Valle d'Aosta.

Il Consigliere MARCOZ controbatte le affermazioni fatte dal Presidente della Giunta in merito ai motivi per i quali sarebbe stato revocato il mandato agli Avvocati Guarivo e Lucatello.

Osserva che, se l'attuale maggioranza consiliare dubitava che i sopranominati Avvocati avrebbero perso la causa loro affidata, questo era un valido motivo per non revocare loro il mandato, perché detta causa era contro l'attuale maggioranza consiliare.

Il Consigliere GERMANO fa presente che, nella deliberazione di Giunta concernente la revoca del mandato agli Avvocati Guarino e Lucatello, la revoca era motivata da "divergenze sulla linea difensionale".

Osserva che è evidente che fossero sorte delle divergenze sulla linea difensionale, perché i nominati Avvocati dovevano sostenere una causa che era contraria all'attuale Giunta.

Riferisce che nell'adunanza della Corte Costituzionale in cui si è discussa la questione, il solo avvocato Guarino ha potuto prendere la parola, per breve tempo, sul diritto di rappresentare e difendere la Regione nel conflitto di attribuzione tra lo Stato e la Regione.

Aggiunge che la Corte Costituzionale, con la già citata ordinanza, aveva dichiarato che solo l'Avvocato Crisafulli era legittimato a stare in detto giudizio in difesa della Regione.

Dopo di che l'Avvocato Crisafulli, a nome della Regione, aveva dichiarato che egli rinunciava al ricorso; il rappresentante della Avvocatura dello Stato si era associato alla rinuncia e il Presidente della Corte Costituzionale aveva preso atto della rinuncia stessa.

Dichiara che simile procedura non è certamente atta a dimostrare che l'attuale Giunta ha agito nel pieno rispetto della legge, ma piuttosto, come ebbe già a dire nel corso della seduta mattutina, che "voi eravate buoni amici dei giudici".

Il Presidente, MONTESANO, invita il Consigliere GERMANO a non fare apprezzamenti sulla Magistratura.

Il Consigliere GERMANO, riferendosi alla dichiarazione fatta dall'Avvocato Bionaz in ordine alla questione della Società Nazionale Cogne, rileva che la Società Naz. Cogne è una Azienda di Stato, per cui, nel concedere la garanzia per il prestito della CECA, lo Stato Italiano ha fatto semplicemente il minimo che poteva fare a favore della Società Nazionale Cogne.

Dichiara che lo Stato Italiano, unico azionista di tale Società, non ha ancora mantenuto l'impegno di aumentare il capitale azionario della Società Cogne, per cui i gravi problemi di questa Società sono rimasti insoluti.

Auspica che tutti i Consiglieri siano d'accordo e operino uniti affinché i gravi problemi della Società Cogne siano finalmente risolti.

Per quanto riguarda la questione dei Consigliere Signorina Personnettaz, dichiara che se il ricorso contro la sopravvenuta ineleggibilità della medesima è stato notificato anche alla Giunta Regionale, ciò non giustifica affatto l'intervento della Regione nel giudizio nanti la Corte d'Appello di Torino, in difesa della Signorina Personnettaz.

Osserva che i ricorsi concernenti questioni di ineleggibilità dei Consiglieri regionali sono normalmente notificati anche alla Presidenza del Consiglio e alla Presidenza della Giunta.

Ricorda che, allorquando vi è stato il ricorso contro il Consigliere Balestri, la Giunta allora in carica non era intervenuta nel giudizio, perché, in un ricorso per ineleggibilità che riguarda un Consigliere o un Assessore o il Presidente della Giunta, sono gli interessati che devono assumersi la difesa e non debbono farsi difendere a spese dei contribuenti.

Ritiene, quindi, che nel caso del Consigliere Sig.na Personnettaz, la Giunta abbia commesso una irregolarità.

Per quanto riguarda la questione dell'aumento dei contingenti annui delle merci da immettere al consumo in esenzione fiscale nella Valle d'Aosta, dichiara che il progetto di legge che è stato presentato dai Parlamentari comunisti è anteriore di circa due mesi e mezzo al progetto di legge presentato su istanza dell'attuale Giunta.

Aggiunge che i Parlamentari comunisti voteranno anche a favore di quest'ultimo progetto di legge per l'aumento di detti contingenti e che, anzi, nell'interesse della Valle d'Aosta, cercheranno di fare includere un maggiore numero di merci da immettere in consumo in Valle d'Aosta in esenzione fiscale.

Riferendosi all'intervento del Consigliere Pedrini, dichiara che i comunisti cercheranno di guadagnare dei voti perché questo è anche un dovere di ogni Partito politico.

Segue discussione fra i Consiglieri GERMANO e PEDRINI, con interruzioni da parte di altri Consiglieri, come da seguente estratto del resoconto dattiloscritto tratto dal nastro registratore (dal quale non risultano varie parole e frasi a causa del contemporaneo intervento di vari Consiglieri):

"PEDRINI: ...Io i soldi li guadagno con il mio sudore; questa è la realtà di fatto. Perché tu sei uno spudorato e vivi con i soldi russi, questa è la realtà, sei pagato per questo... per il tuo dovere di demagogo. Questa la realtà, caro Germano, pagato dai russi, e come cammini e trotti... e ubbidisci; questa la realtà, sporco capitalista russo sei...

MONTESANO: Avvocato Caveri: io l'ho pregato... ma Lei... (rumori...).

PEDRINI: Li rubi agli operai tu i soldi, questa la realtà li rubi agli operai... con le tessere del P.C.I., questa è la verità.

GERMANO: ...

PEDRINI: No caro, provalo, ti dò ampia facoltà di prova; sei uno spudorato, un mentitore, un fasullo... sei... sei un federale comunista e basta, pagato... Io in montagna non ho mai fatto le tue porcherie, questa è la realtà...

(scampanellate del Presidente) CAVERI: Signor Montesano...

(Segue battibecco fra i Consiglieri Pedrini e Germano...).

PEDRINI: ...perché se le mie carte non fossero pulite, stai tranquillo che mi avreste già messo su tutti i muri della Valle d'Aosta.

MONTESANO: Finito, chiuso. CAVERI: Signor Montesano...

PEDRINI: ...li porti via agli operai... dovresti ritornare al tuo paese e non venire a comandare in Valle d'Aosta.

MONTESANO: Consigliere Pedrini, La prego...

PEDRINI: Quando si sente da gente che sfrutta veramente... sentire cose del genere... vergognoso è... richiamarsi a Caveri, all'onestà di Caveri, a cui io, alla sua famiglia, dò atto, quella la rivendico a me e alla mia famiglia, non come lui che li sfrutta sugli operai.

MONTESANO: Consigliere Germano, chieda la parola... Però, cari Signori, vi rendete conto di quello che stiamo facendo? Vi rendete conto...

GERMANO: Brevissimamente. Prima questione: l'adesione al nostro Partito è una adesione volontaria e i contributi che gli aderenti al nostro Partito versano al Partito non sono estorti.

Semmai si può chiedere come sono i versamenti che fanno a loro, ma al nostro Partito sono adesioni volontarie e i versamenti non sono estorti e noi abbiamo l'onore di dire che viviamo dei soldi che danno gli operai; per noi è un onore. I soldi non li prendiamo dagli altri. Però dato che si son dette queste cose...

PEDRINI: ...

GERMANO: Però, in questo caso, io voglio chiedere al Signor Pedrini due questioni, perché ci sono delle cose misteriose anche per te: primo, nessuno sa, primo nessuno sa, perlomeno io non lo so, e a tutti quelli che ho chiesto - permettimi di finire - non so dove il Consigliere Pedrini abbia fatto il Partigiano; nessuno io sa...

PEDRINI: Sei un porco, allora, a dire queste cose...

MONTESANO: No, scusi, Pedrini...

PEDRINI: ...sei un porco... dire questo a qualcuno che ha combattuto come me...

GERMANO: Lei lo permette e non gli dice niente...

PEDRINI: ...ho dato un polmone come partigiano, sei uno schifoso, sei un... e l'Onorevole Caveri lo sa bene...

MONTESANO: Guardi Germano, ...io la faccio parlare; soltanto le voglio dire questo: che uno dei compiti del Presidente è di moderare queste cose, di moderare il dibattito e io vi esorto, tutti quanti, ad essere un pochino aderenti anche alla dignità di questa sala...

PEDRINI: ...che ha lasciato qualcosa di sè stesso; vergognoso sei. Potresti dirlo ai fascisti, a chiunque altro, meno che a uno che ha combattuto come te, forse anche più di te; e in campo di concentramento li ho visti io morire gli amici partigiani... va bene... non te sicuramente, va bene, non te, va bene.

Questa è l'ultima cosa che devi toccare, perché mi tocchi personalmente in quello che ho dato all'Italia e alla Patria, questa è la verità, non alla Russia certamente, stai tranquillo.

GERMANO: Posso? ...Io le faccio notare che io non ho dato né del porco, né di altre cose al Consigliere Pedrini...

PEDRINI: Di peggio, di peggio ancora; dicendo questo hai detto molto di peggio della parola porco. Io non avrei mai toccato qualcuno che è stato in montagna con me, mai, e questo lo farò giudicare ai partigiani, tu che tieni tanto a loro, a loro lo farò giudicare, perché tutte queste porcate che tu hai fatto in questo momento ad uno che ha dato tutto se stesso ed un polmone alla Patria. Mi sarei aspettato un attacco del genere dai fascisti, da un fascista, non da uno che si qualifica partigiano.

GERMANO: Ribadisco che io non ho mai saputo... (seguono interruzioni di Pedrini e di altri Consiglieri).

MONTESANO: Lasci parlare... Bordon, ti prego lascia parlare...

GERMANO: Primo, non ho mai saputo, e non l'ho saputo neanche adesso; io chiedevo solo di poterlo sapere...

PEDRINI: Chiedilo al tuo Comando... vai a vedere...

GERMANO: Già chiesto anche questo; non l'ho saputo neanche lì... Ma dimmi tu a quale brigata appartieni, ma dillo, ...la miseria, e tutto è finito.

PEDRINI: ...Negro, Negarville... Mesto... Nicola Crosa, va bene, ti basta... sono comunisti tuoi amici, e qualcuno io l'ho anche salvato... e oggi fanno i comunisti e mi sono amici. Questa è la realtà.

GERMANO: Prima questione; saputa; senza gridare tanto, ne ho piacere, ne ho piacere.

Seconda questione: qui ci sarà un'altra esplosione indignata, tutto quello che volete, però mi resta lì: siccome ha insistito tanto, la devo dire.

Io non ho ancora capito come il Consigliere Pedrini abbia diritto ad una pensione di prima categoria con accompagnamento, perché le regole per la prima categoria...

PEDRINI: Caveri lo sa, ha già provato una volta con una interrogazione alla Camera dei Deputati con il risultato che tutti sanno e non accettando di presentarsi in Tribunale, con ampia facoltà di prova.

MONTESANO: Consigliere Germano, noi stiamo scivolando in questa aula in questioni personali, in questioni personali che io prego di evitare.

GERMANO: Tutto quello che avevo da dire si diceva in un minuto e mezzo, se lei avesse saputo fare interrompere quell'energumeno... tutto lì...

PEDRINI: ...su queste cose non si può stare zitti; questa è la realtà dei fatti".

Il Consigliere CAVERI dichiara di avere notato una particolare sensibilità da parte del Prof. Montesano allorquando si parla di certi Magistrati.

Dichiara che la cosa lo stupisce perché lo stesso Presidente della Repubblica ebbe a scrivere, a suo tempo, un documento molto grave, nel quale erano rilevate le insufficienze di certi Magistrati.

Osserva che l'On.le Saragat, ora Presidente della Repubblica, era stato a suo tempo un militante e un alto dirigente del Partito Socialdemocratico, per cui il Prof. Montesano, socialdemocratico, non dovrebbe stupirsi se qualcuno fa degli apprezzamenti su certi Magistrati.

Ricorda che anche sul giornale "La Stampa" è recentemente apparso un articolo, a firma di Galante Garrone, nel quale erano rilevati certi gravi fenomeni che riguardavano non la Magistratura italiana, ma alcuni Magistrati.

Ricorda ancora che, pochi giorni addietro, il Primo Presidente della Corte di Cassazione ha partecipato ad una riunione, organizzata dal Movimento Sociale Italiano, nel corso della quale era stato commemorato l'Onorevole Arturo Rocco, con la sua esaltazione come un pilastro fondamentale del regime fascista e con una autentica apologia del Fascismo.

Chiede quindi al Prof. Montesano qual è la sua opinione in ordine a questo ultimo episodio e di dire se un Consigliere regionale abbia, o no, il diritto di trattare questi argomenti in sede di Consiglio.

Fa presente che, nel corso della seduta mattutina, il Prof. Montesano aveva cercato di impedirgli di riferire dei fatti che riguardano la vita privata dell'Onorevole Gaspare Ambrosini.

Il Presidente, MONTESANO, precisa di non avere affatto cercato di impedire che il Consigliere Caveri dicesse quanto ha detto, ma di averlo soltanto invitato ad un maggior rispetto per il Presidente della Corte Costituzionale.

Fa presente di aver rivolto lo stesso invito anche al Consigliere Germano.

Per quanto riguarda la questione della riunione alla quale ha preso parte il Primo Presidente della Corte di Cassazione, dichiara di non essere tenuto ad esprimere in questa sede la sua opinione in merito, perché la questione non rientra nella competenza del Presidente del Consiglio, né nella competenza del Consiglio.

Rinnova quindi l'invito ai Signori Consiglieri di limitare gli interventi, in modo da giungere al più presto alla chiusura di questo lungo dibattito.

Monsieur le Conseiller FOSSON avoue d'avoir été étonné de l'ordre du jour présenté par Monsieur le Conseiller Berthet.

Il déclare, avant tout, que pour les Conseillers unionistes cet ordre du jour est irrecevable, parce que ce serait comme censurer ou limiter la liberté de parole et l'action des Conseillers.

Il observe que le débat qui a été fait aujourd'hui dans le Conseil était nécessaire, parce que les Conseillers unionistes devaient éclaircir les raisons de leur rentrée au Conseil.

Il fait présent que Monsieur le Conseiller Berthet aurait quand même pu prendre la parole pour répliquer aux argumentations des Conseillers unionistes et communistes avant de présenter son ordre du jour.

Il répète que pour les Conseillers unionistes l'ordre du jour dont il s'agit ne peut pas être présenté et mis en votation parce que ce serait une atteinte au principe du développement des discussions au sein du Conseil.

Il souligne que dans le Conseil chaque Conseiller a le droit de parler et de répliquer, d'être favorable ou contraire aux arguments qui sont développés au cours des discussions par l'un ou par l'autre Groupe et qu'il n'est pas admissible de censurer, à travers un coup de majorité, ces discussions.

En se rapportant de nouveau à ce que Monsieur le Conseiller Berthet a dit, il déclare d'être d'accord qu'aux Valdôtains intéressent les questions administratives et non pas les discussions qui ont été faites au cours de cette séance; cependant, après tous les faits qui se sont déroulés au mois de mai et de juin de cette année, il était nécessaire d'éclaircir, en ce lieu, certaines positions et de motiver, du point de vue politique, la rentrée dans le Conseil des Conseillers unionistes; tant il est vrai que Mr. Bionaz et d'autres orateurs ont reconnu cette nécessité.

Il déclare que Monsieur le Conseiller Berthet depuis longtemps a changé ses idées.

Il rappelle qu'en 1953 le défunt Prof. Deffeyes, en écrivant à un certain Député démochrétien, avait déjà dit que le Parti de la Démocratie Chrétienne était devenu désormais une machine à tromper les Valdôtains.

Il ajoute que cela fait du mal à la Vallée d'Aoste et déclare d'être convaincu qu'il faudrait chercher, entre Valdôtains, une possibilité de travailler ensemble.

Il fait présent que Monsieur le Conseiller Berthet, quand il rencontre des Valdôtains hors de cette salle, affirme en bon patois lui aussi d'être de cet avis et qu'il serait nécessaire de faire à moins des "non valdôtains" et d'aller d'accord entre Valdôtains afin qu'ils puissent se commander d'eux-mêmes.

Il ajoute que Monsieur le Conseiller Berthet, lorsqu'il fait ces déclarations, trompe les Valdôtains parce que, au temps des élections, Mr. le Conseiller Berthet se rend aussi à certaines réunions de Calabrais, où sont présents les "capi-mafia" qui existent en Vallée d'Aoste, pour les remercier d'avoir donné leur voix à la Démocratie Chrétienne.

Non seulement, - dit-il, mais Mr. le Conseiller Berthet trompe encore les Valdôtains dans ce sens quand il va faire le discours officiel d'ouverture de ce nouveau "Centro Immigrati" qui a été constitué dernièrement à Aoste.

Il déclare que les Conseillers unionistes rapporteront ces faits aux Valdôtains pour les éclaircir sur l'action de Mr. le Conseiller Berthet, qui d'un côté tient un langage et de l'autre côté en tient un autre.

Nous de l'Union Valdôtaine, - dit-il - de notre part nous avons tenu toujours un langage très clair sur cet argument; de ceux qui sont venus du dehors de la Vallée nous avons accepté tous ceux qui ont démontré d'avoir des sentiments autonomistes, que se sont démontrés prêts à collaborer et à respecter les Valdôtains.

A ces gens, - continue-t-il -, nous tendons notre main et nous ne leur manquerons pas de respect; mais, tout de même, l'heure est venue de dire que nous serons farouchement contraires à ceux qui croient venir ici nous prendre par le nez, qui pensent venir ici nicher dans le nid des autres.

En se rapportant à ce que Mr. le Conseiller Pedrini a dit, il assure que les Conseillers unionistes ne sont pas ici pour dé fendre des positions ou des intérêts personnels.

Il déclare que, dans la crise qu'il y a eu cette année dans le Conseil de la Vallée d'Aoste, un de ceux qui ont le plus profité, du point de vue personnel, est certainement Mr. le Conseiller Pedrini, parce qu'il a obtenu la Présidence de la Société de l'Autoroute Ivrée-Aoste. Il souligne que, par conséquent, Mr. le Conseiller Pedrini n'est pas le plus qualifié pour venir jeter de la boue sur les autres Conseillers.

En terminant, il répète encore que l'ordre du jour présenté par Monsieur le Conseiller Berthet est irrecevable.

Il Consigliere BERTHET, dopo aver chiesto ed ottenuto la parola per fatto personale, dichiara di non accettare lezioni di valdostanismo da parte dell'Union Valdôtaine, perché egli era sulla breccia quando bisognava combattere, mentre alcuni dell'Union Valdôtaine erano in Svizzera a farsi mantenere dai Canonici del Gran San Bernardo.

Fa presente di essere un Valdostano di pura razza che difende, ad oltranza, gli interessi della Valle d'Aosta, anche se aiuta i calabresi e i comunisti bisognosi di aiuto che vengono a bussare alla sua porta, perché sono tutti cristiani che devono essere aiutati senza alcuna distinzione di Partito politico.

Rileva che nel corso della odierna adunanza i Consiglieri unionisti e comunisti non hanno detto altro che panzane e che è vergognoso che il Consiglio debba perdere una giornata di tempo per sentire simili cose.

Sottolinea che i Consiglieri unionisti e comunisti potevano benissimo chiarire i motivi del loro rientro nell'aula consiliare dopo sei mesi di assenza, ma non passare una giornata a scagliare insulti contro una Giunta che ha tenacemente lavorato per il Popolo Valdostano.

Dichiara che proprio a causa dell'odierno comportamento dei Consiglieri comunisti e unionisti è stato presentato l'ordine del giorno in discussione, e ribadisce che è una vergogna che essi facciano perdere del tempo non soltanto al Consiglio Regionale, ma all'intera Valle d'Aosta.

Seguono alcune battute polemiche tra alcuni Consiglieri di maggioranza e altri Consiglieri di minoranza.

Il Presidente, MONTESANO, chiude la discussione generale sull'ordine del giorno di cui si tratta, che dichiara di mettere in votazione.

Il Consigliere GERMANO fa la seguente dichiarazione di voto:

"Io ritengo che questo ordine del giorno sia improponibile e mi meraviglio che la Presidenza del Consiglio lo metta in votazione.

La Presidenza del Consiglio dovrebbe dichiarare improponibile questo ordine del giorno, perché, altrimenti, nella seduta odierna avremmo assistito a due fatti incresciosi: in primo luogo ad un tentativo, che è stato sventato, di non concederci la parola e in secondo luogo al tentativo di una maggioranza che vuole censurare e deplorare l'atteggiamento della minoranza.

Questo non è mai successo in nessuna Assemblea elettiva e costituirebbe veramente il primo caso del genere.

Comunque, se la Presidenza del Consiglio metterà in votazione l'ordine del giorno di cui si tratta, il nostro Gruppo voterà contro".

Il Presidente, MONTESANO, pone ai voti per alzata di mano l'approvazione dell'ordine del giorno presentato dal Consigliere Berthet a nome del Gruppo consiliare di maggioranza.

Procedutosi alla votazione per alzata di mano

IL CONSIGLIO

con voti favorevoli diciannove e voti contrari quattordici (Consiglieri presenti e votanti: trentatré; Consiglieri favorevoli: Albaney, Balestri, Barmaz, Benzo, Berthet, Bionaz, Bordon, Chabod, Colombo, Cusumano, Dujany, Lustrissy, Manganone, Mappelli, Maquignaz, Montesano, Pedrini, Personnettaz, Verthuy; Consiglieri contrari: Andrione, Artaz-Dotto, Barone, Casetta, Caveri, Crétier, Fillietroz, Fosson, Germano, Manganoni, Marcoz, Perruchon, Savioz, Siggia)

DELIBERA

di approvare il sottoriportato ordine del giorno:

"IL CONSIGLIO REGIONALE

preso atto

che molti Consiglieri regionali hanno ripreso a partecipare alle riunioni del Consiglio, come è loro stretto dovere, rinunziando al precedente arbitrario comportamento di assenteismo verso il maggiore organo rappresentativo della Regione,

preso atto altresì

che i Consiglieri Casetta, Caveri, Andrione, Germano, Fillietroz, Fosson e Savioz, con atteggiamento di disprezzo verso il Consiglio, hanno richiesto l'inserimento all'O.D.G. di vari argomenti premettendo affermazioni assolutamente irricevibili ed in aperta contraddizione con la stessa partecipazione dei proponenti alla seduta odierna,

respinge

siccome infondate ed irriguardose nei confronti della Corte Costituzionale, che ha inequivocabilmente stabilito la legittimità dell'attuale Ufficio di Presidenza e dell'attuale Giunta, le considerazioni premesse alla richiesta di discussione dei vari argomenti da parte dei predetti Consiglieri Casetta, Caveri, Andrione, Germano, Fillietroz, Fosson e Savioz, richiamandoli al rispetto dovuto all'Ufficio di Presidenza ed alla Giunta,

invita

i Consiglieri che hanno presentato le suddette richieste ad attenersi alle regole della democrazia ed al rispetto delle istituzioni democratiche ed autonomistiche sancite dallo Statuto della Regione,

assicura

il Popolo Valdostano che la Repubblica e la Regione Autonoma della Valle d'Aosta hanno la volontà ed i mezzi necessari per tutelare le libertà costituzionali dei cittadini e per impedire in futuro, come per il passato, ogni sovversione delle proprie istituzioni democratiche ed autonomistiche".

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