Objet du Conseil n. 157 du 9 décembre 1966 - Verbale

OGGETTO N. 157/66 - (Varia) - COMUNICAZIONI DEL SENATORE VALDOSTANO ON.LE RENATO CHABOD IN MERITO ALLA QUESTIONE DELLA LEGGE ELETTORALE POLITICA ED AL PROBLEMA DELLA ZONA FRANCA.

Il Presidente, MONTESANO, dà lettura al Consiglio della seguente richiesta trasmessagli dal Senatore Valdostano, On.le Chabod Renato, presente all'adunanza:

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"Al Signor Presidente del Consiglio Regionale,

a seguito degli interventi Caveri e Germano, chiedo di essere invitato a parlare dei seguenti argomenti:

1) Legge elettorale politica; 2) Zona Franca.

F.to Senatore Chabod Renato".

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Il Presidente, MONTESANO, richiama l'attenzione dei Signori Consiglieri sull'art. 91 del Regolamento interno del Consiglio, di cui dà lettura e che è del tenore seguente:

"Il Senatore della Repubblica e il Deputato al Parlamento eletti nella circoscrizione elettorale della Valle d'Aosta possono essere invitati ad assistere alle sedute del Consiglio Regionale e possono essere invitati dal Presidente, su conforme parere favorevole del Consiglio, a fare comunicazioni su problemi di interesse della Valle d'Aosta, senza interferire né intervenire nella discussione degli argomenti all'ordine del giorno del Consiglio".

Il Presidente, MONTESANO, rileva che i due argomenti sui quali il Senatore Chabod chiede di poter fare comunicazione al Consiglio sono di effettivo interesse per la Valle d'Aosta e invita quindi il Consiglio ad esprimere il proprio parere, mediante votazioni per alzata di mano, sulla proposta di invito al Senatore Chabod a fare al Consiglio le sue comunicazioni in merito alla questione della legge elettorale politica ed al problema della zona franca.

Il Consigliere GERMANO rileva che all'articolo 91 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale si legge: "Il Senatore della Repubblica, il Deputato al Parlamento... possono essere invitati dal Presidente, su conforme parere favorevole del Consiglio, a fare comunicazioni su problemi di interesse della Valle d'Aosta, senza interferire né intervenire nella discussione degli argomenti all'ordine del giorno del Consiglio".

Osserva, quindi, che i Parlamentari valdostani possono prendere la parola in seno al Consiglio solo su invito del Presidente, senza però interferire né intervenire nella discussione degli oggetti iscritti all'ordine del giorno. In caso contrario, - egli aggiunge -, saremo costretti a replicare in questa sede alle comunicazioni del Sen. Chabod, mentre invece io invito pubblicamente il Senatore Chabod a partecipare ad una tavola rotonda da tenersi in seduta pubblica, dove lui e noi avremo occasione di parlare liberamente di tutte le questioni che ci interessano.

Il Presidente, MONTESANO, fa presente di avere già precisato che i Parlamentari valdostani, se possono essere invitati a parlare in sede di Consiglio, non possono però interferire né intervenire nelle discussioni.

Il Consigliere CAVERI dichiara di essere favorevole alla richiesta fatta dal Senatore Chabod, a condizione però che i Consiglieri abbiano il diritto di replicare alle sue affermazioni.

Il Presidente, MONTESANO, dichiara di non ritenere impossibile, in linea di principio, che si possa replicare alle affermazioni fatte in sede di Consiglio dai Parlamentari valdostani; in considerazione, però, del fatto che nella seduta odierna la discussione è ancora ferma sulla pregiudiziale sollevata dai Consiglieri comunisti e unionisti, ritiene che sarebbe opportuno limitare gli interventi, in modo da poter procedere alla discussione anche degli oggetti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna.

Il Consigliere MARCOZ, dopo aver premesso che i Consiglieri unionisti sono sempre lieti quando un Parlamentare valdostano viene in Consiglio a parlare di problemi che interessano la vita regionale, rileva che la richiesta del Senatore Chabod viene fatta dopo le dichiarazioni dei Consiglieri CAVERI e GERMANO, che l'avevano chiamato in causa.

Dichiara che avrebbe preferito che l'iniziativa del Senatore Chabod fosse stata più autonoma, più indipendente dalla polemica, per non surriscaldare la già tesa atmosfera del Consiglio.

Il Consigliere PEDRINI, a nome dei Consiglieri liberali, dichiara di essere contrario a che il Senatore Chabod prenda la parola in questa occasione.

L'Assessore BORDON dichiara di ritenere che il Senatore Chabod abbia il diritto di prendere la parola in quest'aula, dal momento che è stato chiamato in causa da diversi Consiglieri nel corso della presente discussione, tanto più che il Senatore Chabod, in qualità di rappresentante valdostano al Parlamento Italiano intende parlare di problemi di interesse regionale.

Dichiara che il non concedere la parola al Senatore Chabod sarebbe contrario alle regole della democrazia.

Per quanto riguarda, invece, il diritto di replica alle affermazioni del Senatore Chabod, ritiene che la replica non debba essere concessa in questa occasione.

I Consiglieri che intendono replicare, egli dice -, lo faranno in un'altra seduta, perché il Senatore Chabod è stato chiamato ripetutamente in causa e a lui non è concesso il diritto di replica alle successive dichiarazioni dei Consiglieri.

Il Consigliere MANGANONI osserva che i Consiglieri unionisti e comunisti non si sono opposti alla richiesta del Senatore Chabod di prendere la parola in questa sede, ma che hanno semplicemente posto la condizione che sia loro riconosciuto il diritto di replicare alle dichiarazioni che farà il Senatore Chabod, in quanto in sede di Consiglio Regionale non si può negare la parola ad un Consigliere.

L'Assessore BORDON ribadisce il suo concetto che è giusto concedere la parola al Senatore Chabod, onde dargli la possibilità di giustificarsi delle accuse che gli sono state rivolte, ma che non è giusto concedere ai Consiglieri il diritto di replicare immediatamente alle sue dichiarazioni. Chiede, pertanto, al Presidente del Consiglio di mettere ai voti la richiesta fatta dal Senatore Chabod.

Il Consigliere PEDRINI, pur riconoscendo che sarebbe giusto concedere la parola al Senatore Chabod per difendersi dalle accuse che gli sono state fatte, dichiara che i Consiglieri del Gruppo Liberale sono contrari a concedergli la parola in questa occasione, perché questo prolungherebbe ulteriormente la già lunga discussione in corso e contribuirebbe ad impedire che il Consiglio possa trattare nell'odierna seduta gli argomenti di carattere amministrativo iscritti all'ordine del giorno.

Ribadisce che solo in tale senso deve essere intesa la posizione assunta dai Consiglieri liberali.

Il Consigliere MARCOZ ritiene che l'Avvocato Chabod non avrà certamente paura delle repliche dei Consiglieri unionisti e comunisti, perché è senz'altro in grado di controbattere a queste repliche. In questo modo, - egli aggiunge -, si svolgerà in sede di Consiglio un dibattito veramente democratico, anche se contenuto nei giusti limiti che il Prof. Montesano riterrà opportuno di stabilire.

Il Consigliere GERMANO dichiara che non intende discutere sul diritto di replica dei Consiglieri regionali, perché questo diritto di replica è implicito nella carica di Consigliere regionale.

Rileva che i Consiglieri unionisti e comunisti, pur essendo d'accordo a concedere la parola al Senatore Chabod, hanno chiesto che sia rispettato l'articolo 91 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio e hanno osservato che il Senatore Chabod, non essendo Consigliere, non gode dei diritti di cui all'articolo 51 del Regolamento stesso, per cui non ha diritto di prendere la parola per fatto personale.

Tenendo conto di questo fatto, - egli dice -, noi non vogliamo mettere in condizioni di difficoltà il Senatore Chabod, per cui siamo disposti a partecipare ad una tavola rotonda nella quale lui dica tutto quello che vuole e noi possiamo dire altrettanto.

Il Presidente della Giunta, BIONAZ, osserva che il testo dell'articolo 91 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale è molto chiaro là dove si parla di comunicazioni del Parlamentare "senza interferire né intervenire nella discussione degli argomenti iscritti all'ordine del giorno del Consiglio".

Osserva che il Senatore Chabod non ha chiesto di intervenire né di interferire nella discussione di detti argomenti, ma di fare delle comunicazioni sugli argomenti che sono stati precisati dal Presidente del Consiglio.

Ritiene, pertanto, che su questo punto non si debba aggiungere altro e che si possa senz'altro accogliere la richiesta del Senatore Chabod.

Il Presidente, MONTESANO, osserva che dai precedenti interventi è emerso chiaramente che nessun Consigliere è contrario alla richiesta fatta dal Senatore Chabod.

Ritiene che la richiesta di poter replicare alle dichiarazioni del Senatore Chabod, fatta dai Consiglieri unionisti e comunisti, non sia molto coerente con la proposta del Consigliere GERMANO di tenere un'apposita tavola rotonda, nella quale il Senatore Chabod possa dire tutto quello che vuole e gli altri partecipanti possano liberamente rispondere; altrimenti, ragionando a fil di logica, si dovrebbe concedere al Senatore Chabod la facoltà di replicare anche in questa sede, il che non può avvenire nel modo più assoluto.

Dichiara quindi che, se nessun altro Consigliere desidera intervenire nella discussione, intende mettere in votazione la richiesta del Senatore Chabod, fermo restando che non possono essere fatte repliche sull'argomento.

Fa presente che le comunicazioni del Senatore Chabod riguardano due argomenti che non sono iscritti all'ordine del giorno della adunanza odierna.

Osserva che è soltanto perché i Consiglieri unionisti e comunisti hanno accennato a questi argomenti che il Senatore Chabod, qui presente, ha chiesto di essere invitato ad esporre quanto è di sua conoscenza su questi argomenti.

Ritiene, pertanto, che le dichiarazioni fatte in merito alla facoltà di replicare su questi argomenti non possano essere da lui accolte, a meno che il Consiglio, con votazione esplicita, esprima parere favorevole anche su questo punto.

Mr. le Conseiller CAVERI déclare de trouver étrange que, après que les Conseillers unionistes et communistes n'ont soulevé aucune exception sur la faculté du Sénateur Chabod de parler dans le Conseil, bien entendu dans les limites de l'article 91 du Reglèment du Conseil, Mr. MONTESANO, à son tour, veuille restreindre la possibilité d'une réplique de la part des Conseillers unionistes et communistes.

Il souligne qu'il s'agit là d'une question de principe que les Conseillers unionistes et communistes, quand ils étaient au pouvoir, ont toujours respecté, en accordant la parole à tous les Conseillers régionaux.

Il déclare que la prétention que les Conseillers n'auraient pas le droit de répliquer, sur les communications des Parlementaires au Conseil Régional, est absurde et antijuridique.

A ce propos, il remarque que le but que le Conseil se proposait, quand il avait approuvé l'article 91 du Règlement, était de ne pas permettre que les Parlementaires sortis des élections de l'an 1958 parlassent au Conseil Régional.

Monsieur Palmas, - dit-il avait travaillé par dessous, dans les coulisses, pour limiter le plus possible la faculté aux Parlementaires de parler au Conseil Régional parce que, s'il y a quelqu'un qui a toujours suivi un fil logique et cohérent d'antiautonomisme et d'antiunionisme, c'est vraiment lui.

Mais si le Conseil Régional - ajoute-t-il - a établi que les Parlementaires ont le droit de parler sur des thèmes qui intéressent la Vallée d'Aoste, évidemment on ne pourra pas enlever le droit et le devoir même des Conseillers régionaux de répondre à ce que disent les Parlementaires de la Vallée d'Aoste au Conseil Régional.

Il observe qu'il s'agit encore d'une question de principe qui est au-dessus des personnes.

Il fait présent que, si Monsieur Montesano persévèrera dans sa position de ne pas accorder en ce cas la parole aux Conseillers régionaux pour répliquer à Monsieur le Sénateur Chabod, les unionistes ne manqueront pas de l'attaquer dans toutes les places possibles, dans tous les domaines et dans toutes les réunions.

En s'adressant à tous les Conseillers régionaux, il fait l'invitation de méditer sur ce qu'ils font, parce que tous les Conseillers régionaux qui refusent à eux-mêmes la faculté de répondre aux Parlementaires qui font des communications au Conseil Régional sur des problèmes de la Vallée d'Aoste, ne savent vraiment pas ce que veut dire l'autonomie et la démocratie.

Il Presidente, MONTESANO, precisa di non avere detto che non intende concedere ai Consiglieri regionali il diritto di replica sulle comunicazioni del Senatore Chabod, ma che, trattandosi di argomenti che non figurano iscritti all'ordine del giorno, intendeva rimettere al Consiglio ogni decisione in tale senso.

Osserva che il Senatore Chabod ha chiesto, nel corso dell'attuale seduta, di fare delle comunicazioni in ordine a determinati argomenti e che il medesimo non può né interferire né intervenire nella discussione degli argomenti iscritti all'ordine del giorno.

Aggiunge che il Senatore Chabod non ha il diritto di rispondere alle repliche dei Consiglieri.

Ribadisce che gli argomenti sui quali il Senatore Chabod intende fare delle comunicazioni non risultano iscritti all'ordine del giorno, per cui il Consiglio potrà aprire una discussione sui medesimi argomenti in una prossima adunanza.

Riconferma il suo intendimento di rimettere al Consiglio ogni decisione in merito, senza con questo pretendere di fare prevalere la sua volontà in sede di Consiglio.

Monsieur le Conseiller ANDRIONE souligne que ce n'est pas par une voix majoritaire qu'on peut enlever à un Conseiller régional le droit de parler.

Il observe que quand Monsieur le Sénateur Chabod fait des communications au Conseil sur des problèmes concernant la Vallée d'Aoste, à ce moment même ces problèmes sont mis à l'ordre du jour de la séance et personne ne peut empêcher aux Conseillers régionaux de répliquer sur ces problèmes.

Nous ne faisons pas - dit-il - une question personnelle; nous voulons simplement garder notre droit de parole, qui est un droit qui revient à vous aussi et dont, demain, vous pourriez avoir besoin.

Il Presidente, MONTESANO, ribadisce il suo intendimento di mettere ai voti la proposta di invito al Senatore Chabod di prendere la parola sui due argomenti che non risultano iscritti all'ordine del giorno ed, inoltre, la questione se si debba, o no, concedere ai Consiglieri regionali di replicare alle comunicazioni del Senatore Chabod.

Monsieur le Conseiller CAVERI déclare d'être favorable à donner la parole à Monsieur le Sénateur Chabod pour les communications qu'il a demandé de faire au Conseil Régional.

Il confirme, cependant, d'être contraire à mettre en votation la question concernant le droit que tous les Conseillers ont de répliquer sur ces communications, parce qu'il s'agit là d'une atteinte au droit de parole et à la liberté des Conseillers régionaux.

En s'adressant aux Conseillers démochrétiens, il les invite à méditer sur ce qu'ils sont en train de faire.

Il se réjouit que les Conseillers du Groupe libéral aient reconnu le droit de parole des Conseillers et il affirme qu'il n'y a pas coup de majorité qui puisse abroger ce droit.

Il Presidente, MONTESANO, rileva che non è suo intendimento togliere il diritto di parola ai Consiglieri, tanto è vero che nel corso dell'odierna seduta finora hanno parlato solo i Consiglieri della minoranza unionista e comunista.

Osserva, però, che il Presidente del Consiglio ha anche il dovere di temperare le discussioni, nonché il potere di chiudere dette discussioni in base ad un preciso articolo del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale, in modo da poter fare proseguire i lavori del Consiglio.

Monsieur le Conseiller ANDRIONE déclare qu'il n'est pas possible, pour des raisons logiques et juridiques, nier la parole à un Conseiller régional qui veut répliquer sur les communications du Sénateur Chabod.

Il Consigliere MANGANONI osserva che nel corso dell'attuale discussione avrebbero potuto prendere la parola anche i Consiglieri della maggioranza se lo avessero ritenuto opportuno, per cui l'osservazione fatta dal Presidente del Consiglio è priva di valore.

Dichiara che è antigiuridico mettere ai voti la questione riguardante il diritto di replica dei Consiglieri regionali alle comunicazioni del Senatore Chabod, perché come oggi, con un voto di maggioranza, si può togliere ai Consiglieri il diritto di replica alle comunicazioni di un Parlamentare, così in un domani, con un voto di maggioranza, si potrebbe giungere all'assurdo di togliere il diritto di parola ai Consiglieri di minoranza.

Osserva che in questi primi vent'anni di funzionamento del Consiglio Regionale non si è mai messa ai voti la questione riguardante il diritto di parola di un Consigliere.

Ricorda che finora, in sede di Consiglio, i Consiglieri regionali hanno sempre avuta tutti la massima libertà di parola.

Il Presidente, MONTESANO, ribadisce ancora una volta che egli non intende togliere il diritto di parola a nessun Consigliere, anche per quanto riguarda il diritto di replica alle comunicazioni del Senatore Chabod.

Osserva, inoltre, che in generale, nelle Assemblee elettive non è concesso di replicare alle comunicazioni fatte dai Presidenti delle Assemblee o da altri.

Ritiene di aver sempre tenuto, nella sua veste di Presidente del Consiglio, un comportamento imparziale.

Precisa di avere invitato il Consiglio a desistere da qualsiasi replica sulle comunicazioni del Senatore Chabod unicamente in considerazione delle lunghe discussioni già avvenute nel corso della odierna seduta e della necessità di proseguire nella trattazione degli oggetti iscritti all'ordine del giorno.

Dichiara che, se il Consiglio intende invece che si possa replicare alle comunicazioni del Senatore Chabod, ogni Consigliere sarà libero di farlo.

Monsieur le Conseiller CAVERI déclare encore une fois d'être favorable à accorder la parole à Monsieur le Sénateur Chabod, pourvu que soit accordé aux Conseillers régionaux le droit de répliquer.

Il Presidente, MONTESANO, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sull'argomento in discussione, pone ai voti per alzata di mano, ai sensi dell'art. 91 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale, la proposta di invitare il Senatore Chabod a fare delle comunicazioni sul disegno di legge costituzionale per le elezioni politiche suppletive in Valle d'Aosta e sulla questione della Zona Franca.

Il Consiglio, ad unanimità di voti favorevoli espressi per alzata di mano (Consiglieri presenti: trentatre, votanti: trentuno, astenutisi dalla votazione i Consiglieri Cusumano e Pedrini), esprime parere favorevole ad invitare il Senatore Chabod a fare in Consiglio delle comunicazioni sui sopracitati argomenti.

Il Senatore CHABOD fa la seguente dichiarazione:

"Signor Presidente, Signori Consiglieri,

ringrazio il Consiglio per avere espresso parere favorevole alla mia richiesta di essere invitato a parlare e assicuro subito che mi atterrò strettamente e rigorosamente all'articolo 91 del Regolamento Interno, cioè non entrerò in polemica con nessuno, né parlerò per fatto personale. Come giustamente rilevava il Consigliere Germano, non ho la facoltà in quest'aula di parlare per fatto personale.

Io ho unicamente chiesto di fare comunicazioni ai sensi dell'articolo 91 del Regolamento interno su due specifici argomenti che sono stati trattati. Quindi, senza polemizzare con nessuno, mi limito a comunicare dei fatti.

Legge elettorale politica.

Se non ho inteso male, sarei stato io solo il presentatore e l'approvatore di questa legge; sarei stato io solo a sostenere che occorreva una legge costituzionale. Ora, mi permetto di rilevare (questo è un fatto, non è polemica) che io non sono il Senato della Repubblica, ma soltanto un senatore. Il Senato si compone di 322 Senatori, 315 eletti, 5 nominati a vita dal Presidente della Repubblica, 2 di diritto come ex Presidenti della Repubblica; e il Senato, il 29 settembre 1966, ha approvato, all'unanimità, la legge costituzionale per le elezioni suppletive al Senato o alla Camera in Valle d'Aosta.

Faccio presente che, nella breve discussione che ha preceduto questo voto unanime, hanno espresso la loro adesione, aperta e chiara, il Senatore Gianquinto, per il Gruppo Comunista, e il Senatore Preziosi, per il Gruppo PSIUP.

Ora, Gianquinto e Preziosi sono entrambi giuristi, sono entrambi Avvocati e non avrebbero, comunque, espresso questo avviso favorevole, se il loro Gruppo non fosse stato d'accordo di esprimerlo. Aggiungo che, per quanto riguarda in particolare il Gruppo Comunista, esso ha l'onore di avere tra le sue file un giurista, un costituzionalista della forza, della classe e della capacità dell'ex Presidente Terracini, il quale certamente non avrebbe lasciato passare una mostruosità giuridica, se questa fosse stata presentata da chicchessia.

Le ragioni per le quali il Senato ha ritenuto che si dovesse provvedere con legge costituzionale sono essenzialmente due. La prima è questa: che la nostra Costituzione non prevede elezioni suppletive. La nostra Costituzione prevede soltanto l'elezione delle Camere; la nostra Costituzione stabilisce, fra i poteri del Presidente della Repubblica, soltanto quello di indire le elezioni generali per le nuove Camere e di fissarne la prima riunione. Questo è il primo argomento, riguardo al quale va ancora rilevato che quella facoltà del Capo dello Stato che oggi la nostra Costituzione non prevede era invece espressamente prevista dallo Statuto di Carlo Alberto, nel quale vi era un articolo che diceva espressamente che, in caso di vacanza di un seggio per qualsiasi causa, si sarebbe dovuto fare una elezione suppletiva. Questo è il primo argomento ritenuto dal Senato.

Il secondo argomento è questo: che, essendovi nello Statuto speciale della Valle di Aosta un articolo 47, il quale dispone espressamente che la Valle d'Aosta ha diritto ad un Senatore e un Deputato, con il disegno di legge costituzionale presentato da me e in seguito dal Governo, si viene ad integrare Io Statuto speciale valdostano, assicurando alla Valle d'Aosta la rappresentanza parlamentare in qualsiasi momento. Ma, siccome lo Statuto speciale valdostano è legge costituzionale, non vi è dubbio che per aggiungervi alcunchè bisogna provvedere con legge costituzionale e non con legge ordinaria. Questo il Senato ha ritenuto all'unanimità, ripeto, con le adesioni di cui ho parlato.

Si è detto e si dice che occorre un intervallo di tre mesi fra una votazione e l'altra. Questa affermazione deve essere chiarita, perché, così come è stato detto, sembrerebbe che dopo una prima votazione occorra il decorso di tre mesi per poter passare ad una seconda votazione, poi di altri tre mesi, e così via per un totale di dodici mesi.

Ma non è così. La Costituzione prevede, per le leggi costituzionali, che ciascuna Camera non possa deliberare a distanza minore di tre mesi. Questo significa che, con un coordinamento opportuno, nello spazio di non più di 4 o 5 mesi, si può completare l'iter della legge costituzionale che ci interessa per questa semplicissima ragione: avendo il Senato fatto la prima votazione il 29 settembre, il 30 dicembre di quest'anno, col decorso dei tre mesi, lo stesso Senato, se la Camera dei Deputati avrà approvato il disegno di legge in prima lettura e lo avrà ritornato, lo stesso Senato lo potrà approvare in seconda lettura. Altrettanto dicasi per la Camera dei Deputati.

Infine, si è ancora detto che questa legge prevederebbe che non si possa fare una elezione suppletiva, se non decorra almeno un anno prima della scadenza delle elezioni generali. Non è esatto. La legge dice che non si fa luogo ad elezione suppletiva, se non decorra almeno un anno dalla data della vacanza del seggio alla data di scadenza delle elezioni generali. In altre parole questo significa che, se si verifica la vacanza del seggio un anno e un giorno prima dello scadere delle elezioni generali, si fanno le elezioni e, siccome per fare le elezioni ci vuole almeno il termine di 70 giorni, il distacco non sarà affatto di un anno perché il termine di un anno si riferisce alla data della vacanza del seggio.

La Commissione parlamentare e il Senato hanno ritenuto, conforme del resto a quella che era una vecchia nostra tradizione, che occorresse questo lasso di tempo, perché se non si fosse stabilito questo lasso di tempo e si fosse, in ipotesi, verificata la vacanza del seggio tre mesi prima delle elezioni generali, si sarebbe dovuto arrivare all'assurdo di fare una elezione suppletiva quindici giorni prima delle elezioni generali.

Questo per quanto riguarda la legge elettorale politica, non senza aggiungere, infine, che io ho presentato il mio disegno di legge il 4 di maggio e, se esso fosse stato approvato subito o se io avessi avuto il potere, che mi è stato attribuito oggi, di decidere da solo per tutto il Senato, si sarebbero potute fare le elezioni in novembre, perché c'era la possibilità.

E' stato necessario, invece, lo studio della Commissione, è stata necessaria la discussione e siamo andati a settembre. Comunque le vicende della legge sono queste.

Anche sul secondo punto intendo fare una semplice comunicazione, senza polemiche. Si è detto che io avrei accantonato il mio disegno di legge sulla zona franca.

Io non ho accantonato niente; io ho presentato il disegno di legge sulla zona franca, l'ho portato avanti fino alla discussione generale in sede della Quinta Commissione del Senato, l'ho portato avanti fino ad avere l'assicurazione scritta del Ministro delle Finanze e l'assicurazione formale del Presidente del Consiglio, nel suo discorso programmatico, che il Governo avrebbe presentato il disegno di legge.

Ultimamente, però, siccome è stato presentato il disegno di legge sui contingenti (disegno di legge del Senato n. 1839), di cui si è detto che è urgente e che è più che dovuto, io sono stato costretto di fermarmi momentaneamente a sollecitare questo disegno di legge sui contingenti, e lo sollecito ancora.

Questo disegno di legge ha subito una battuta d'arresto per le ultime note vicende legislative.

Mentre io vi parlo, i colleghi della Quinta Commissione del Senato sono ancora impegnati nella discussione dei cosiddetti super-decreti sulle alluvioni.

Ma io, quando mi sento dire dalla Giunta Regionale che essa ritiene, per il momento, urgente questa legge sui contingenti per cui essa mi prega di intervenire per sollecitarne l'iter, io debbo evidentemente inchinarmi a questa richiesta della Giunta Regionale, perché non posso pretendere di fare prevalere dei miei punti di vista personali. Il mio punto di vista era (e l'ho espresso sempre) che occorresse piuttosto insistere per la zona franca. Comunque mi si è detto: questo è urgente, questo si può fare. Ecco perché, senza che io abbia accantonato nulla, momentaneamente è sul tappeto la legge sui contingenti. Ed io mi auguro che sia approvata presto.

Credo con questo di aver fatto al Consiglio le comunicazioni che dovevo fare. Non ho polemizzato, volutamente, con nessuno: mi sono limitato a dei fatti.

Credo, Signor Presidente, di avere osservato l'articolo 91 del Regolamento interno del Consiglio, credo di avere dimostrato al Consiglio la mia riconoscenza per l'invito fattomi, parlando poco e rispettando questo articolo del Regolamento".

Il Presidente, MONTESANO, ringrazia a nome del Consiglio il Senatore Chabod per le comunicazioni fatte.

Il Consigliere GERMANO rileva, innanzitutto, che il Senatore Chabod ha dato una esatta interpretazione degli articoli 51 e 91 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale.

Per quanto riguarda l'iter del disegno di legge costituzionale concernente le elezioni politiche suppletive per il Collegio uninominale della Valle d'Aosta, osserva che la Camera dei Deputati e il Senato avrebbero avuto il tempo necessario per portare a termine detto iter legislativo, ma che questo non è avvenuto.

Riferisce che il disegno di legge in questione era stato discusso e approvato dal Senato il 29 settembre del corrente anno e che dopo quattro giorni detto disegno di legge era stato trasmesso alla Camera dei Deputati, la quale, nonostante i solleciti del Gruppo parlamentare comunista, non l'ha ancora discusso.

Questo significa - egli dice - che il disegno di legge in questione, il cui iter legislativo avrebbe potuto essere completato entro il 15 gennaio, non sarà approvato prima del mese di marzo; il che vuol dire che l'attuale maggioranza governativa non vuole le elezioni suppletive in Valle d'Aosta.

Per quanto riguarda il disegno di legge per l'attuazione della zona franca in Valle di Aosta, che secondo il Senatore Chabod sarebbe stato momentaneamente accantonato per dare la precedenza al disegno di legge riguardante l'aumento dei contingenti di merci da introdurre al consumo in Valle d'Aosta in esenzione fiscale, dichiara che anche in questo caso è evidente la mancanza di una volontà politica per la soluzione del problema.

Ricorda, in proposito, che fin dal 1964 il Governo aveva risposto al Senatore Chabod che il progetto di legge governativo riguardante l'attuazione della zona franca in Valle di Aosta sarebbe stato presentato in discussione in Parlamento.

Osserva che, a due anni di distanza, detto progetto di legge non è ancora stato presentato in discussione al Parlamento, perché il Governo non intende dare corso a detto progetto di legge.

Rileva che la presentazione del disegno di legge per l'aumento dei contingenti delle merci da assegnare in Valle d'Aosta in esenzione fiscale non avrebbe dovuto fare accantonare il disegno di legge per l'attuazione della zona franca, in quanto si poteva benissimo discutere contemporaneamente entrambi i disegni di legge.

Sottolinea, infatti, che all'articolo 1 della legge 5 maggio 1956 n. 525, concernente la concessione alla Valle d'Aosta dell'esenzione fiscale per determinate merci e contingenti, si dice che l'immissione al consumo in Valle d'Aosta di dette merci in esenzione fiscale è consentita "in attesa che sia attuato il regime di zona franca".

Osserva, infine, che il Senatore Chabod non ha risposto se intende accogliere l'invito fattogli di partecipare ad una tavola rotonda per discutere pubblicamente dei problemi in questione.

Il Senatore CHABOD dichiara di accogliere l'invito fatto dal Consigliere Germano; rileva, però, che non poteva fare questa dichiarazione nel corso delle sue comunicazioni perché questo è vietato dal Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio Regionale.

Il Consigliere GERMANO dichiara di essere soddisfatto della risposta affermativa avuta dal Senatore Chabod.

Ribadisce ancora che al Governo di centro-sinistra manca la volontà politica per risolvere i problemi in questione e dichiara di non capire come qualcuno in questa situazione, possa essere passato al centro-sinistra.

Monsieur le Conseiller ANDRIONE donne acte au Sénateur Chabod d'avoir respecté l'article 91 du Règlement du Conseil.

Il observe, cependant, que ce qui intéresse à présent au Conseil ce n'est pas une discussion sur le droit constitutionnel qui peut être lacuneux, mais un fait politique.

Il souligne que en Angleterre, où depuis l'an 1688 on vote avec un système uninominal, lorsque un siège reste vide on fait des élections complémentaires.

Il fait présent que la Junte des élections de la Chambre des Députés, sur proposition des Parlementaires communistes, a déclaré à l'unanimité que le Gouvernement avait le devoir de promouvoir des élections complémentaires pour la substitution de Monsieur Corrado Gex, parce que autrement la Chambre n'aurait pas son "plenum".

Il s'agit là - dit-il - d'une question immédiate, tandis que nous assistons à un Gouvernement qui envoie des Commissaires en Vallée d'Aoste, au nom de l'organisation générale de l'Etat, et qui ne se préoccupe pas de faine des élections complémentaires pour que la Chambre aie son "plenum".

Il rappelle encore que devant la Junte des élections de la Chambre des Députés quelqu'un a soutenu que techniquement, par droit constitutionnel, s'il n'y a pas le "plenum" de la Chambre et s'il n'y a pas de nouvelles élections faites, toutes les délibérations prises en l'absence voulue d'un Député, qui doit être présent par droit constitutionnel, sont nulles.

Il Presidente, MONTESANO, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sull'argomento in esame, dichiara chiusa la discussione.

Il Consiglio prende atto.

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