Objet du Conseil n. 156 du 9 décembre 1966 - Verbale
OGGETTO N. 156/66 - (Varia) - QUESTIONE PREGIUDIZIALE SULLA LEGITTIMITÀ DELL'ATTUALE GIUNTA REGIONALE E DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA DEL CONSIGLIO REGIONALE.
Il Consigliere CAVERI chiede di parlare per porre una questione, di carattere pregiudiziale, in merito all'ordine progressivo di trattazione degli oggetti iscritti all'ordine del giorno dell'adunanza.
Chiede quindi che sia discusso, subito, con priorità sugli altri oggetti, l'argomento iscritto al n. 30 dell'ordine del giorno, concernente la riserva espressa dai Consiglieri regionali Signori Casetta Giuseppe, Caveri Severino, Andrione Mario, Germano Pietro, Fillietroz Giuseppe, Fosson Pietro e Savioz Fabiano sulla legittimità dell'attuale Giunta Regionale e dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, come da lettera seguente:
---
"I sottoscritti Consiglieri ritengono che la Giunta Regionale attuale sia illegittima e che illegittimo sia l'Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale e considerano gli attuali Amministratori come dei gestori di fatto, la cui nomina è avvenuta in modi irrituali e gravemente lesivi dello Statuto Regionale e delle leggi costituzionali e ordinarie della Repubblica Italiana.
I Consiglieri sottoscritti osservano altresì che è tuttora pendente davanti alla Corte Costituzionale la questione relativa alla sopravvenuta ineleggibilità della Signorina Arlina Personnettaz, in relazione all'ordinanza della Corte d'Appello di Torino, in data 8 luglio 1966.
Ne consegue l'indiscutibile nullità della seduta consiliare del 23 maggio 1966 e successive.
La presenza dei sottoscritti Consiglieri alla prossima seduta non intende pertanto essere un'acquiescenza al decreto del Presidente Moro, impugnato davanti al Consiglio di Stato e alla Giunta Giurisdizionale Amministrativa di Aosta, né un riconoscimento di validità delle delibere regionali assunte dopo il 1° giugno 1966.
I sottoscritti Consiglieri regionali, visto il perdurare di tale stato di fatto, estremamente dannoso per la popolazione valdostana, richiedono che i seguenti argomenti vengano inseriti nell'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio Regionale:
1) Riserve dei Consiglieri istanti sulla legittimità dell'attuale Giunta Regionale e dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale.
2) Revoca della deliberazione consiliare n. 57 del 15 luglio 1966 relativa alla nomina delle Commissioni permanenti, in ossequio all'art. 92 bis del Regolamento interno del Consiglio.
3) Riparto fiscale fra lo Stato e la Regione Valle d'Aosta;
Proposta di legge al Parlamento della Repubblica di iniziativa del Consiglio Regionale valdostano ai sensi degli articoli 121 (2° comma) e 131 della Costituzione Italiana e dell'art. 26 dello Statuto Speciale Valdostano.
4) Mozione sulla programmazione regionale.
5) Mozione di deplorazione e censura per l'adozione delle deliberazioni n. 1918 dell'8-6-1966, n. 3258 del 21-9-1966 e n. 3453 del 5-10-1966.
6) Interpellanza Cogne.
7) Mozione dighe (Beauregard e Place Moulin).
8) Mozione parcheggi Aosta.
Si allega la documentazione relativa.
Ossequi.
F.to: Casetta Giuseppe, S. Caveri, M. Andrione, Germano Pietro, G. Fillietroz, P. Fosson, Savioz Fabiano
---
Il Presidente, MONTESANO, fa presente che il Consigliere CAVERI potrà illustrare la questione di cui sopra durante la trattazione dell'oggetto n. 30, perché i lavori del Consiglio debbono svolgersi secondo l'ordine del giorno dell'adunanza.
Rileva che il primo oggetto iscritto all'ordine del giorno concerne l'approvazione del verbale dell'adunanza consiliare del 7 ottobre 1966.
Il Consigliere CAVERI contesta al Dott. MONTESANO di essere stato iscritto al partito fascista repubblicano, con tessera n. 349, e gli chiede se corrisponda al vero quanto affermato da alcuni e cioè che lo stesso Dott. MONTESANO sia stato ufficiale della Divisione Camice Nere Littorio.
Seguono discussioni fra il Presidente, MONTESANO, e i Consiglieri CAVERI, GERMANO e MANGANONI, con interventi di altri Consiglieri, come dal seguente estratto del resoconto dattiloscritto tratto dal nastro registratore (dal quale non risultano varie parole e frasi a causa del contemporaneo intervento di vari Consiglieri):
"MONTESANO: In ogni modo metto all'approvazione del Consiglio Regionale il verbale della seduta del 7 ottobre 1966.
GERMANO: Abbiamo fatto delle riunioni dove il Presidente Marcoz, per due ore, senza aprire la seduta, ha dato la parola a tutti quelli che l'hanno chiesta.
E' la prima volta in quest'aula che succede questo.
MONTESANO: Non è la prima volta, c'è un ordine del giorno, Consigliere Germano, abbia pazienza; se noi vogliamo fare andare avanti il Consiglio in una condotta, in una prassi che sia regolare, lei lasci continuare, lasci la responsabilità al Presidente del Consiglio di portarlo avanti.
GERMANO: Ma senta, qui ci troviamo di fronte alle cose più assurde di questo mondo, perché, come è stato redatto l'ordine del giorno...
MONTESANO: Consigliere Germano, io devo mettere all'approvazione il verbale della seduta precedente.
GERMANO: Non importa; noi abbiamo fatto una pregiudiziale. Lei, dopo la pregiudiziale, metta in approvazione quello che vuole.
MONTESANO: Io la invito, io la invito a desistere dal suo intervento.
GERMANO: Per intanto, ci lasci dire il perché noi vogliamo sostenere questa pregiudiziale, cominci a lasciarci dire perché noi vogliamo questa pregiudiziale.
MONTESANO: La pregiudiziale la sosterrà quando si arriverà al n. 30 dell'ordine del giorno (...seguono interruzioni...).
Metto all'approvazione il verbale della seduta del 7 ottobre 1966.
MANGANONI: Chiedo di parlare. Io siedo su questi banchi da vent'anni, ininterrottamente dal 1946, ed è la prima volta...
MONTESANO: Consigliere Manganoni, Lei prima di parlare deve avere il mio assenso.
MANGANONI: Io ho alzato la mano e Lei ha fatto finta di non vedere e io intendo proseguire e Le dirò che in vent'anni che siedo su questi banchi...
MONTESANO: Allora io le tolgo la parola.
MANGANONI: Lei è un fascista.
MONTESANO: No, io le tolgo la parola.
MANGANONI: E io continuo - è da venti anni... (voci)
MONTESANO: No, è possibile per la potestà che rappresenta il Presidente del Consiglio.
MANGANONI: E' da vent'anni che si sono susseguite, sul seggio sul quale Lei siede, diverse persone, di diverse tendenze politiche. Le dirò solamente che poco tempo fa il Presidente Marcoz ha lasciato parlare per due ore prima di aprire la seduta, non ha mai tolto la parola a nessuno, ha lasciato parlare tutti quelli che hanno voluto parlare.
MONTESANO: Consigliere Manganoni, o lei si attiene a quello che il Presidente del Consiglio le dice, oppure io sospendo la seduta.
MANGANONI: Ora, che Lei proponga lo spostamento dell'ordine del giorno... allora io non entro nel merito, ma se Lei toglie la parola ai Consiglieri...
MONTESANO: Se loro sono venuti qui per determinare una situazione di questo genere, io non lo accetto in modo assoluto.
MANGANONI: Ma se Lei toglie la parola ai Consiglieri, Le dirò, Lei vada nelle file dei repubblichini, perché è uno sconcio, è un'onta per la Valle d'Aosta che chi ha militato in quelle file... (seguono parole non comprensibili sul nastro registratore del magnetofono).
MONTESANO: Senta, Consigliere Manganoni, non mi faccia... io sciolgo la seduta, sciolgo la seduta e la riprendo soltanto quando...
MANGANONI: Lei disonora il Consiglio Regionale con la sua presenza... Lei, se ha un minimo di pudore... (seguono interruzioni)
MONTESANO: Gli tolgo il microfono e sciolgo la seduta.
Voci in aula: "Sei una vergogna, sei un disonore in questa sala, sei un disonore per la Valle d'Aosta... Vada via. Ma possibile che non si possa neanche parlare... (seguono voci varie)".
Il Presidente dell'Assemblea, MONTESANO, dichiara di sospendere la seduta.
---
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 9,32 alle ore 9,57.
---
Il Presidente, MONTESANO, alla riapertura della seduta, informa il Consiglio di avere ritenuto opportuno, - dopo l'incidente verificatosi all'inizio dell'adunanza odierna -, di riunire i Capi gruppo consiliari; precisa che, nel corso di tale riunione, il Capo gruppo dell'Union Valdôtaine e il Capo gruppo del Partito Comunista gli hanno chiesto di poter porre in Consiglio una questione pregiudiziale.
Osserva che il Consigliere CAVERI aveva chiesto la parola subito dopo l'appello nominale e, cioè, prima ancora che la seduta fosse dichiarata aperta.
Riferisce che con i Capi gruppo è stata raggiunta una linea di condotta da seguire e dichiara di non avere nulla da opporre anche i due Capi gruppo dell'Union Valdôtaine e del Partito Comunista prendano la parola per illustrare la loro questione di carattere pregiudiziale.
Rileva che l'accoglimento della richiesta fattagli dai predetti due Capi gruppo non va intesa come accoglimento della richiesta di inversione dell'ordine del giorno che dovrebbe essere sottoposta all'approvazione del Consiglio.
Dà quindi la parola ai due Capi gruppo del Partito Comunista e dell'Union Valdôtaine, ai quali è riservato l'intervento per l'illustrazione della questione pregiudiziale, come da intervenuto accordo fra i Capi gruppo.
Il Consigliere GERMANO dichiara di non concordare su quanto riferito dal Presidente Montesano e precisa che l'accordo con i Capi gruppo del Partito Comunista e dell'Union Valdôtaine prevedeva che non avrebbero preso la parola tutti i quindici Consiglieri della minoranza, ma due o tre Consiglieri, e non già i due soli Consiglieri capi gruppo; dichiara tuttavia che la minoranza non intende che tutta la giornata trascorra nella discussione della questione pregiudiziale.
Fa presente che il Presidente MONTESANO ha aderito all'accordo in tale senso, come può farne fede il Consigliere PEDRINI nella sua qualità di Capo gruppo del Partito Liberale.
Monsieur le Conseiller CAVERI déclare ce qui suit:
"Avant tout je dois dire que Monsieur Germano a raison, parce que l'entente était dans le sens de ne pas limiter la parole, dans le sens comme a dit Germano, que nous ne serons pas en quinze à parler sur la question préjudicielle. Nous n'avons jamais accepté de limitations au droit de parole des Conseillers, parce que cela est contraire à tous les principes démocratiques et je pense que Monsieur Pedrini, chef du Groupe libéral, peut témoigner si nos affirmations ne correspondent pas à la vérité.
En tout cas, nous pourrons discuter après de ce détail.
Messieurs les Conseillers, j'entends avant tout, comme je disais auparavant, illustrer les motifs de notre réserve, dont à notre demande du 25 novembre dernier, qui est l'annexe aux matières numéros 30 et suivantes qui sont à l'ordre du jour de la séance d'aujourd'hui du Conseil Régional.
Nous considérons, - et quand je dis nous, j'entends dire nous quinze -, nous considérons comme illégitime soit la Junte Régionale actuelle, soit le Bureau de Présidence du Conseil Régional.
Par conséquent, nous considérons vos personnes comme des gérants dont la nomination a eu lieu en des modes non rituels et non juridiques qui ont lésé d'une manière grave le Statut spéciale de la Vallée d'Aoste, les lois constitutionnelles et ordinaires de la République Italienne et, comme nous le démontrerons, le principe même, la substance même de l'idée d'autonomie.
Notre conviction, à cet égard, s'appuie aux augmentations en fait et en droit qui ont été exposées dans les recours et dans les mémoires de nos Avocats: le Prolesseur Lucatello de l'Université de Padoue, le Professeur Guarino de l'Université de Rome et le Professeur Balladore-Pallieri de l'Université Catholique de Milan, lesquels, par devant le Conseil d'Etat et par devant le Tribunal Administratif d'Aoste, ont exposé nos raisons.
Ces organes jurisditionnels ne se sont pas encore prononcés sur nos recours et, d'autre part, la Cour Constitutionnelle doit encore se prononcer sur la question qui concerne Mademoiselle Arline Personettaz.
Voilà pourquoi nous avons le droit et le devoir de poser des réserves et de déclarer que notre présence en cette séance n'a pas la signification d'une acceptation ni d'une situation irrégulière et illégale, antijuridique et anticonstitutionnelle, ni du décret Moro que nous avons impugné devant le Conseil d'Etat et devant le Tribunal Administratif d'Aoste, ni de la validité des délibérations régionales prises après le 1er juin 1966.
Vous avez affiché sur les murs de la ville et de la Vallée d'Aoste un manifeste dans lequel vous affirmez que la Cour Constitutionnelle a donné une sentence. Ce n'est pas vrai; la Cour a fait une simple ordonnance. La Cour avait pris acte, le jour de l'audience du 18 octobre dernier, de votre renonciation à notre recours et de l'acceptation, de la part de Mr. Moro, de votre renonciation et, - qui soit dit bien clair, - que Mr. Moro a posé sa signature par acceptation de l'acte de renonciation qui avait été signé par Monsieur Bionaz.
Tout le monde a compris l'aspect moral et politique de cette renonciation! Même Monsieur Pascal-Dupont, catholique convaincu et, que dis-je, même le "Corriere della Valle di Aosta", c'est-à-dire le journal même des plus hautes Autorités ecclésiastiques du Diocèse d'Aoste!
Eh bien, j'en parlerai dans le tome troisième de mon "Histoire de l'Eglise d'Aoste", dont vient de paraître, pour le moment, seulement le tome premier.
Cet acte de renonciation était nul, puisqu'il était déterminé par un seul motif, le motif personnel, privé, de votre part, de ne pas perdre les places que vous aviez occupées par un acte de force avec l'appui de la police.
Monsieur Crisafulli, qui était votre Avocat, et Monsieur Sandulli, qui est un des juges constitutionnels, ont écrit, dans leur traité de droit constitutionnel et de droit administratif, "qu'un acte administratif est valable seulement s'il est déterminé par un intérêt public". Si un acte administratif, comme votre renonciation, est déterminé par l'intérêt privé, - et il n'y a que votre intérêt privé dans cette renonciation -, eh bien, alors, l'acte administratif est nul!
Evidemment Monsieur Crisafulli, en tant qu'Avocat de Monsieur Bionaz, ne partage pas l'avis de Monsieur Crisafulli, quand il enseigne le droit, le droit juste, pas le droit tordu, à ses étudiants.
Vous avez dit, Messieurs, que la Cour Constitutionnelle a écrit 18 pages d'argumentations juridiques. Ce n'est pas vrai; ce n'est pas vrai parce que ce ne sont que deux pages dans lesquelles la Cour déclare, d'une façon explicite, qu'elle n'entend pas s'occuper d'aucun des arguments des défenseurs: ni du défenseur du Président du Conseil des Ministres, ni à plus forte raison, de nos défenseurs. Et la preuve quell'est?
La preuve est dans ces deux petites pages de la Cour et non pas "18 cartelle" comme ont écrit tous les quotidiens nationaux.
Et alors, voilà ce qu'a dit la Cour: "non occorre ai fini di questo accertamento esaminare la fondatezza di tutte le tesi che sono state addotte dalla difesa del Presidente del Consiglio, segnatamente di quelle relative al carattere del provvedimento presidenziale e dell'atto successivo di convocazione, che si porrebbero, nella serie degli atti del Consiglio, non già come presupposti in senso tecnico dell'ulteriore attività consiliare, ma come presupposti remoti e di fatto".
Dunque, non occorre, il n'y a pas besoin d'examiner cet argument. Et un.
Deuxième: "Né occorre accertare la natura del potere del Presidente del Consiglio Regionale di convocare il Consiglio e se sia tale da non ammettere che una convocazione da parte di un organo dello Stato possa configurarsi come un'invadenza della sfera di competenza della Regione".
Mais comment? Mais la première fonction de la Cour Constitutionnelle, dans ce cas, c'est de voir s'il y a eu ou non un conflit d'attributions et s'il a eu une invasion de la part des organes de l'Etat dans la compétence de la Région. Mais la Cour Constitutionnelle dit: "non occorre".
Troisième: "né, infine, se il potere del Commissario del Governo di convocare il Consiglio, previsto dal quarto comma dell'articolo 26 dello Statuto Trentino-Alto Adige, sia espressione di un principio generale valido anche per le altre Regioni a Statuto speciale". Aucune importance; et alors? qu'est-ce qui a importance dans cette question? Je voudrais bien le savoir.
Quatrième: "La difesa dello Stato ha invocato, anche, l'esistenza di un principio secondo il quale spetta al Governo un potere generale di sorveglianza su tutti gli Enti ed organi esistenti nell'ambito dell'ordinamento per garantire la legalità e lo svolgimento regolare delle loro funzioni".
"Ma nemmeno di questo principio, - del quale, segnatamente se ricondotto all'altro più generale del potere-dovere dello Stato, di garantire l'ordinamento contro ogni violenza e di assicurare il rispetto della legalità costituzionale, la Corte non si dissimula l'importanza -, occorre in questa sede dimostrare la fondatezza e i limiti".
Finalement on arrive au seul argument qui a été considéré par la Cour, puisque la Cour dans son ordonnance ne s'occupe pas des argumentations de nos défenseurs.
Dans votre risible manifeste vous avez le culot de parler "d'amplissima argomentazione".
D'un seul argument se sert la Cour et le voici: ce pouvoir, prévu par l'article 48 du Statut valdôtain, de dissoudre le Conseil Régional et de fixer les élections dans le terme de trois mois, impliquerait la faculté préliminaire d'établir la fonctionnalité, ou non, du Conseil par la nomination préalable du Commissaire.
Or, dans ce raisonnement il y a, évidemment, une pétition de principe, puisque on prétend d'affirmer d'une façon apodictique ce qui doit être encore démontré par d'autres arguments, par l'application des lois constitutionnelles et de notre Statut en premier lieu. Et, encore, le Gouvernement Central pourrait bien voir si le Conseil est à même de fonctionner ou de ne pas fonctionner, sans aucune nécessité de nommer un Commissaire!
Le Gouvernement Central, en somme, nous prend vraiment pour des marrons, j'étais là pour dire une mauvaise parole, mais il y a des dames et alors je dirai pour des marrons parce que même les bornes des rues savaient que le Gouvernement Central n'a pas nommé un Commissaire pour voir si le Conseil fonctionnait ou ne fonctionnait pas, pour une raison très simple: de remplacer une Junte, par une autre Junte, pour des évidentes raisons de Parti.
Non contents d'avoir interpellé un Professeur de l'université Catholique de Milan, nous avons interpellé, à cet égard, un éminent juriste catholique. On dit que nous sommes alliés du diable, que nous sommes alliés des communistes, - et c'est pour cela qu'on nous donne tort -, et alors voilà pourquoi nous avons demandé l'avis de l'éminent juriste catholique, peut-être le plus éminent juriste catholique, ou pas catholique, d'Italie. Et voilà qu'est-ce-qu'il nous a dit: "trattandosi di un organo di rilievo costituzionale, con particolare riferimento ad una Regione a Statuto Speciale, occorreva, se mai, fare capo al massimo organo dello Stato: il Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
Su questo terreno delle facoltà del Presidente del Consiglio ci sarebbe qualche cosa da dire fin dal primo atto, dalla richiesta di parere al Consiglio di Stato in base ad una relazione del Capo di Gabinetto, cioè di un organo privo di ogni autonomia e di ogni responsabilità, sia giuridica, sia politica, che non si deve confondere con quella stessa del Presidente del Consiglio.
Voyez-vous, quand on étudie d'une façon sereine, - parce que nous pourrions bien étudier d'une façon sereine et objective cette question et au fond nous pourrions la considérer avec un certain détachement, quand on regarde, quand on étudie tout ce qui c'est passé depuis le 1er juin, et même avant, jusqu' à nos jours et on considère la conduite du Président du Conseil des Ministres, Monsieur Moro, il nous semble de voir cette page de la "Domenica del Corriere", qui a comme titre "La caccia agli errori". Pourquoi? Parce que Monsieur Moro, il faut le dire, doit avoir des piètres Conseillers juridiques, parce qu'il a fait une telle collection d'erreurs sur le plan du droit constitutionnel qu'on ne pourrait pas en imaginer de plus grandes.
Je pense que De Gasperi avait de meilleurs conseillers et qu'il n'aurait certainement pas commis de telles gaffes; Mr. De Gasperi aurait au moins compris que l'autonomie est l'autonomie et que ce n'est pas un régime de Commissaires Présidentiels.
Mais je n'ai pas fini. Le Conseil d'Etat même, dans son avis à Mr. Moro, avait invoqué "il potere di vigilanza", le pouvoir de contrôle sur les Régions, en analogie avec l'article 6 de la loi communale et provinciale.
Ce n'était pas juste d'appliquer cette loi à une Région qui a un Statut Spécial, mais nous négligeons, pour le moment, cette thèse. Cependant le Conseil d'Etat, dans son avis à Mr. Moro, avait indiqué la procédure à suivre, c'est-à-dire: délibération du Conseil des Ministres, avis du Conseil d'Etat, décret du Président de la République, contrôle de légitimité de la Cour des Comptes.
Mais cela ne suffit pas. Le décret même de Moro est absurde et énorme, parce qu'on doit parler d'un pouvoir de "vigilanza" du Gouvernement et non pas du Président du Conseil des Ministres. Et encore, le Conseil d'Etat parlait d'un pouvoir de contrôle du Gouvernement en tant qu'organe collégial.
Mais Mr. Moro, mal conseillé par ce Taviani, - qui imite un peu trop les méthodes de Scelba après l'avoir tant critiqué -, n'a même pas réuni le Gouvernement. Mr. Moro ne s'est même pas pris la peine de convoquer le Conseil des Ministres. Mais ici c'est une autre gaffe énorme du point de vue du droit constitutionnel et du droit administratif. Et, par conséquent, Mr. Moro n'a pas écouté l'avis du Conseil d'Etat, et il a désobéi à l'avis du Conseil d'Etat, ce Conseil qu'il avait consulté.
D'ailleurs, ce n'est pas la première fois, parce que nous connaissons, même dans la vie privée, plusieurs personnes qui demandent des conseils et, quand ils les ont entendus, ils font comme ils veulent, ils ne les écoutent pas.
Vous avez dit que nous étions vissés à nos fauteuils; ce n'est pas vrai, puisque, avec 46 Syndics sur 74, nous avons demandé, et nous demandons encore aujourd'hui, que l'on fasse les élections régionales et les élections politiques.
Le Président de la République, bien que sollicité par de nombreuses lettres et par de nombreux télégrammes, n'a jamais répondu.
Vous n'avez pas voulu faire les élections politiques et régionales parce que vous en aviez une peur toute bleue, que nous comprenons très bien, d'ailleurs, - parce que vous sentez, vous n'êtes pas des ingénus, vous sentez très bien que l'opinion publique vous échappe toujours plus.
Vous dites que nous ne sommes pas des démocrates, vous dites que nous n'avons pas le monopole des idées démocratiques. Mais quels sont les démocrates? Nous, qui avons demandé et demandons qu'on fasse les élections politiques et les élections régionales, ou vous qui étudiez tous les trucs et les systèmes de renvoyer soit les élections régionales soit le élections politiques?
Vous craignez la sentence des électeurs valdôtains: la plus haute, la plus noble et la plus juste des sentences possibles. Vous craignez cette sentence et Mr. Chabod aussi craint cette sentence, parce qu'il sait bien qu'il a abandonné ses électeurs et que ses électeurs l'ont abandonné aussi et ont jugé son attitude et son comportement. Et alors, lui aussi a peur des élections politiques et alors il a dit à Mr. Taviani qu'il s'agissait d'une loi constitutionnelle.
Mais avant tout, quand la Junte des élections s'était réunie à Montecitorio, alors il avait dit qu'il n'y avait pas besoin d'une loi, qu'il suffisait de fixer les élections; tandis qu'après il a dit: "occorre una legge, una legge costituzionale".
Mais pourquoi? Nous ne sommes pas des ingénus! Les électeurs de la Vallée d'Aoste savent très bien que, quand une loi est constitutionnelle, il faut la faire approuver deux fois par la Chambre des Députés, deux fois par le Sénat et qu'il y a l'intervalle de trois mois entre une votation et l'autre.
Et puis Mr. Taviani a eu, disons, - je ne sais pas comment il faut l'appeler l'attention particulière d'établir un terme d'une année, pendant lequel on ne peut pas faire les élections politiques; de manière que ou l'on fait les élections politiques en Vallée de Aoste avant le mois de mai 1967, ou bien on ne les fait plus et il faut attendre les élections politiques du mois de mai 1968.
Et c'est vraiment cela que voulait Mr. Chabod, c'est vraiment cela que vous vouliez vous-mêmes, évidemment, et c'est vraiment cela que voulait le grand maître Taviani.
Et vous avez chargé, en même temps, des Avocats devant la Cour d'Appel de Turin de renvoyer la question Personnettaz de la Cour d'Appel à la Cour Constituonnelle et ceci toujours pour gagner du temps.
Vous croyez de résoudre le problème de cette manière, mais ce sera pire pour vous, rappelez-vous. Et la sentence, cette sentence dont je vous parlais, sera une sentence beaucoup plus dure et beaucoup plus cuisante pour vous.
La question de Mademoiselle Personnettaz est bien connue. Vous savez très bien que cette demoiselle, - pour laquelle nous avons le plus grand respect, évidemment -, en recevant ces appointements d'employée d'une Commune sujette à la tutelle de la Junte Régionale, est tombée dans la souricière d'une inéligibilité survenue. Elle voulait présider le Conseil Régional, mais elle est devenue inéligible, elle ne peut même plus exercer les f onctions de Conseiller régional. Et alors, aucun organe jurisditionnel ne peut se refuser de prononcer cette inéligibilité survenue non pas ex nunc, c'est-à-dire dès le moment de la sentence, mais ex tunc, c'est-à-dire dès le moment où Mademoiselle Personnettaz a commencé à recevoir ses appointements d'employée de la Ville d'Aoste.
Mais alors, vous n'étiez pas le Club des 17, vous étiez tout simplement le Club des seize et, selon votre ami Froio, qui est très superstitieux, ce sont des bien vilains numéros le 16 et le 17: ils portent la malchance à ceux qui s'en servent. En tout cas, les délibérations du Conseil Régional du mois de mai et du mois de juin 1966 étaient et sont nulles selon ce qui établissent les articles 16 et 21 du Statut régional et l'article 24 du Règlement du Conseil.
Voilà pourquoi, dans l'attente des sentences de la Cour Constitutionnelle, pour la question Personnettaz, du Conseil d'Etat et du Tribunal Administratif d'Aoste, -je l'appelle ainsi puisque on continue à parler de Junte et les gens ne comprennent pas de quelle Junte il s'agit -, nous faisons les plus amples réserves.
Vous voyez, Monsieur Montesano, qu'il n'y avait rien de diabolique dans ce que nous voulions dire et que vous pouviez bien tranquillement nous accorder la parole dès le commencement. Nous faisons nos plus amples réserves sur la légitimité de cette Junte Régionale et du Bureau de Présidence du Conseil Régional.
J'ai terminé et j'ajoute et je répète encore une lois que dans l'accord, qui a eu lieu entre les chefs de Groupe, il y a eu l'entente qu'on n'aurait pas fait, disons, une batterie de quinze orateurs sur la question de notre réserve, mais on avait dit que si quelqu'un de nos amis, Conseillers régionaux de nos Groupes, veulent parler, - ou Fosson, ou Andrione, ou Marcoz, ou quelqu'un autre -, eh bien nous demandons qu'ils parlent et vous n'aviez pas dit que non et vous aviez même accepté cette solution".
Il Consigliere GERMANO dichiara quanto segue:
"Vorrei aggiungere solo alcune considerazioni perché sia chiara la posizione del nostro Gruppo.
Credo sia inutile aggiungere molte parole a quelle già abbondantemente dette e alle argomentazioni esaurientemente dette e scritte in questi sei mesi a riprova delle illegalità dei provvedimenti che vi hanno portato a occupare quei posti alla Presidenza ed alla Giunta.
E' chiaro, e lo dico con un senso di responsabilità, che le Autorità giurisdizionali e giudiziarie, dalle più piccole alle più alte, a cui abbiamo inoltrato ricorso, si sono dimostrate più ossequienti alle interpretazioni ed ai voleri dei poteri governativi che alle norme del diritto.
Sappiamo anche, - perché uno dei presenti alle vostre riunioni ha avuto il coraggio, che lo chiamerei anche impudenza, di dircelo -, che il Ministro dell'Interno vi ha consigliati: "fate pure, noi vi approveremo tutto". Del resto, non è altro che una ennesima prova della necessità di una lotta che continua, intrapresa dai lavoratori, dai democratici, dalla parte più sana del Popolo italiano per la conquista di una reale democrazia, per la conquista della libertà e del progresso sociale che non è possibile e non è duratura se non c'è anche una vera giustizia. Se gli organi dello Stato non sono al servizio della collettività ma di un Partito o di alcuni Partiti non vi è giustizia, ma vi è regime. E' proprio perché la lotta continua e sarà ancora lunga e dura che noi siamo qui, in questa sala, per difendere l'autonomia e il progresso, per strappare realizzazioni a favore delle popolazioni, per imporre una sana amministrazione, contro le discriminazioni, contro i clientelismi, contro il sottogoverno, che voi in pochi mesi avete instaurato nella nostra Regione.
Prendiamo atto che la battaglia della carta bollata vi vede momentaneamente prevalere, anche se, dopo che saranno avvenute le nuove elezioni, qualcuno ci darà ragione quando non servirà più, quando sarà inutile; e sappiamo che questa è la giustizia che esiste attualmente in questa Italia del centro-sinistra.
Si è dimostrato valido in questa vicenda quel detto americano "se non puoi permetterti un Avvocato che conosca bene il codice, procurati almeno un Avvocato che conosca ben, il giudice".
E voi siete a quei posti perché il giudice conosceva solamente Moro e la bella compagnia del centro-sinistra, non conosceva nessun altro.
Ma la lotta continua, la lotta dei cittadini, degli elettori di sinistra, per una Italia più giusta, questa lotta va avanti, come dicevo prima; tanto più che voi in questi pochi mesi avete dato ampie prove di saper fare, ed anche male, solamente dell'ordinarissima amministrazione.
Sì, è vero, le promesse sono state tante, il decalogo programmatico dell'Avv. Bionaz era addirittura pretenzioso, ma sino ad ora nulla di nulla; anzi, dicevo prima, normale amministrazione impregnata di favoritismi e di discriminazioni. Assunzioni di impiegati senza concorsi, - non so se sono 30 o 31 -, e vorrei poi vedere la conoscenza del francese di questi nuovi assunti; spostamenti di impiegati senza alcuna motivazione o senza almeno tentare di presentare una motivazione. Discriminazione verso le Amministrazioni Comunali e i casi sono parecchi, addirittura un libro nero.
E questo riguarda il Consigliere Pedrini per le assunzioni all'Autostrada: vi sono alcuni operai in Valle d'Aosta, cittadini della Valle d'Aosta, che non possono essere assunti dalle Società che lavorano per l'autostrada. E saremo qui a farvi i nomi, a spiegarvi il come e il perché.
Programmazione niente; avremo occasione di parlare anche di questo. Tutte le sedute del Consiglio, e vi garantiamo che saranno molte, ci permetteranno di illustrare particolarmente come stanno le cose nei diversi settori.
Quindi, direi, non di ordinaria amministrazione si tratta, ma di cattiva amministrazione, che ci porterebbe ad imboccare una strada che è già stata condannata duramente dall'elettorato valdostano dopo il periodo 1954-1959, già contrassegnato da questi sistemi.
Noi siamo qui, dunque, per controllare, per denunciare, per impedire che queste cose avvengano. Ma siamo anche qui per chiedere conto delle realizzazioni autonomistiche e siamo anche qui per portarle avanti, assieme agli altri, fino alla realizzazione di questi impegni autonomistici. Non crediamo più, - e nemmeno voi lo credete, ma siete obbligati a subire le direzioni romane -, non crediamo più alle promesse di un Governo, di un Partito come la Democrazia Cristiana, che da 20 anni promette e non mantiene, prende in giro le popolazioni, il Consiglio Regionale, i Parlamentari Valdostani, compreso il Senatore Chabod, il quale, già assertore di un progetto di legge di zona franca, allorquando è diventato di centro-sinistra e forse proprio per questo, ha accantonato al Senato ogni iniziativa.
Senatore Chabod, si dimentica di aver scritto un opuscolo, che aveva per titolo "Lunga promessa con il mantener corto?" Si dimentica di quelle cose che oggi sono attuali come allora? E' la stessa situazione di allora.
Voi, del centro-sinistra, avete ottenuto solo delle promesse e neanche molto precise; non abbiamo ancora visto, oltre al progetto di legge sui contingenti, alcun altro disegno di legge o una qualsiasi altra iniziativa parlamentare a sostegno delle parole dette qui.
Ma Bionaz si accontenta e con lui si accontentano anche la Giunta e la maggioranza. Noi no e nemmeno i Valdostani, che cominciano ad accorgersi, persino quelli che in buona fede avevano creduto alle promesse del Governo Moro, della D.C. e dei loro portavoce locali.
Noi crediamo che non avete ottenuto nulla e, ciò che è più tragico, che non otterrete nulla, in primo luogo perché senza lotta, alle volte anche lotta caparbia e dura, non si ottiene nulla ed in secondo luogo perché state ancora una volta ingannando i Valdostani. Infatti, anche per le cose che noi sappiamo e che anche voi sapete, vi hanno già risposto di no. Vedi il caso della zona franca: voi continuate a dare assicurazioni e a fare promesse, voi continuate a dire che ci sarà il progetto di zona franca governativo, che la zona franca passerà. Eppure voi lo sapete che vi hanno detto di no e lo sappiamo anche noi.
Non è così che noi concepiamo la politica, che in democrazia è anche educazione dei cittadini, interessati alla soluzione dei loro problemi; ma i loro problemi non li risolvete o perché vi impediscono di farlo o anche perché, c'è da pensarlo, non volete farlo, vi manca quella volontà politica alla quale sovente si richiamano i compagni socialisti.
Noi invece vogliamo, almeno, che i problemi, le difficoltà, le responsabilità dei dinieghi e dei soprusi siano chiari: la gente li sappia e li conosca. E' anche per questo che noi siamo qui: per stimolarvi, per denunciare i vostri cedimenti verso il Governo, per smascherarvi con prove precise quando dite delle bugie.
Ma sia ben chiaro, questo è solo una parte, e direi anche la meno importante, della nostra attività. Il nostro Partito è un Partito di governo, sia in maggioranza che all'opposizione; il nostro compito è quello di agire, di lavorare per la soluzione dei problemi autonomistici e sociali della popolazione valdostana. Questa è la ragione fondamentale del nostro rientro e della sfida che noi lanciamo a questa Giunta che per noi è e rimane Giunta illegale. Noi non siamo della teoria che più bestialità fa il sinistro centro-destra meglio è per noi: non siamo, noi, per il "tanto peggio, tanto meglio"; non siamo come i democristiani, - e si ricorda l'Avv. Marcoz che ha già avuto occasione di accennarne in Consiglio -, che visibilmente gioivano ogni qualvolta la Valle d'Aosta perdeva qualche fetta della sua autonomia sotto i colpi del Governo centrale democristiano, solo perché loro non erano al Governo. Noi non siamo di questa teoria, noi vogliamo, anche ora che siamo all'opposizione, risolvere i problemi per i quali ci battevamo quando eravamo al governo e il merito non ci interessa, non ci interessa a chi va il merito, non vogliamo avere il merito.
Il nostro passato lo dimostra e lo dimostrerà ancora meglio la nostra attività presente e futura. Siamo qui per questo, per contrastare le cose sbagliate, per favorire le cose giuste, per proporre quella politica unitaria che deve trovare l'unità di tutti gli autonomisti valdostani, per risolvere i problemi autonomistici valdostani.
Se, invece di accontentarci di promesse, ci mettiamo al lavoro, come abbiamo dimostrato di farlo noi, presentando per esempio una legge sul riparto fiscale, che corrisponde alle richieste unanimi del Consiglio, - e noi chiediamo di andare tutti a Roma, presso tutti i gruppi politici presenti in Parlamento, per chiedere l'appoggio di tutti -, e allora la legge passerà. Se non sarà sufficiente noi chiederemo a tutti i presenti in Consiglio, a tutti quelli che si sentono autonomisti, di fare firmare 50.000 cittadini italiani sotto questa proposta di legge, che sia un movimento che veda uniti tutti i valdostani e che queste firme siano raccolte da comunisti, da unionisti, da democristiani, da socialisti; e allora vedrete che la legge sul riparto fiscale passerà.
Noi proponiamo questa politica unitaria e così per la zona franca, così per tutti i problemi che stanno dinnanzi a noi, come del resto fanno altre Regioni autonome. Per la programmazione, la Sardegna è andata in modo unitario a discutere con la Commissione del bilancio e a portare avanti quelle che sono le richieste autonomistiche della Sardegna, senza guardare se erano presenti i democristiani, o i comunisti, o i sardisti: tutti assieme. Così stanno facendo in Sicilia; così proponiamo che si faccia anche in Valle d'Aosta se vogliamo portare avanti una politica veramente autonomista e noi siamo disposti a mettere tutta l'organizzazione del nostro Partito, tutta la nostra forza, tutte le nostre forze, a disposizione di una politica di questo tipo.
Su questo terreno, noi crediamo, si vedrà chi è per l'autonomia e chi è contro l'auto-mia. Su questo terreno si determinerà giustamente la politica delle alleanze; è questo il terreno delle cose, dei problemi, il terreno sul quale si deve decidere la politica delle alleanze.
Non è certamente la bagarre che succede attualmente nella D.C. locale, dove vi è una crisi profonda; perché? Per quali ragioni politiche controverse? Bionaz vuole restare Presidenti della Giunta, Dujany vuole diventarlo; Berthet vuole essere deputato; Malagutti vuole esserlo lui; Chanu è sindaco; Ramera vuole diventarlo lui; questa è la politica che infiora il quadro valdostano.
Oppure quello che avviene nel Partito Socialdemocratico, dove Jorrioz è Assessore e Torrione vuole diventarlo lui, dove si disputa già la candidatura del posto per le elezioni regionali.
Non è su questo terreno che deve determinarsi una politica delle alleanze; è sul terreno di ciò che un Partito propone e di ciò che un Partito fa, agisce e dimostra nell'agire per una determinata politica, nell'interesse della popolazione valdostana.
E questo bisogna che avvenga al di sopra degli interessi personali, al di sopra degli interessi di partito, nel solo interesse della popolazione valdostana. Queste sono le cose per cui noi siamo rientrati in Consiglio, per sostenere questa politica, per portare avanti questa politica e vi sfidiamo a portare avanti questa politica".
Il Consigliere MARCOZ dichiara quanto segue:
"Io penso che Lei, Prof. Montesano, non abbia bisogno di molti argomenti da parte mia per dimostrare che oltre i Capi gruppo, i Consiglieri, se non tutti almeno alcuni, hanno diritto di prendere la parola.
Io mi rifaccio alla prassi. Qui abbiamo sentito il collega Avv. Torrione tuonare e dichiarare che lui, per esempio, non stava alla disciplina di gruppo, che lui aveva delle idee sue particolari, per cui ai miei tempi, ai tempi del Presidente Caveri, non potevamo nemmeno più fare le riunioni dei capi gruppo, perché c'erano dei Consiglieri i quali dicevano, "noi non stiamo a quello che fanno i Capi gruppo".
Ecco un argomento per cui noi pensiamo di poter prendere la parola; ma siccome Lei benevolmente già ha fatto cenno che io la posso prendere, allora io entro senz'altro in argomento.
Signori Consiglieri,
una pagina nera è stata scritta nella storia dell'autonomia della Valle d'Aosta, una pagina nera nella storia del nostro Consiglio Regionale.
La vicenda, a mio avviso, va esaminata oltre che da un punto di vista giuridico, che non è certo da trascurare - ed è stato amplissimamente sviluppato non soltanto dal collega Caveri, ma da esimi Professori e Maestri del diritto - va esaminata soprattutto e più ancora sotto l'aspetto psicologico e politico.
Già si sa, nessuno vuole per sè il torto. Su un punto, però, tutti abbiamo torto e, quando dico tutti, mi voglio riferire ai Valdostani, ai Valdostani essenzialmente e ai Valdostani di elezione che sentono sinceramente i problemi nostri.
L'origine remota dei guai nei quali siamo incorsi va primieramente ricercata in un nostro difetto, in quello che è un nostro complesso di inferiorità, una nostra "forma mentis" particolare. Il primo merlo che viene da altri lidi sulla piazza di Aosta e lancia il suo primo fischio viene da noi scambiato per un usignolo, il suo canto suona nelle nostre orecchie di ingenui come fosse il canto dell'usignolo, quel canto così dolce e armonioso lo confondiamo con quello del cigno, con la differenza che il cigno muore, ma il merlo no, dopo aver cantato. Noi rimaniamo ammaliati, irretiti, mentre, se fossimo più esperti di musica, ci sarebbe facile capire che il merlo è sempre un merlo, che il canto del merlo è sempre il canto del merlo. Il merlo fischia, fischietta, ma se ne infischia di quelli che sono i nostri fondamentali e permanenti interessi dell'autonomia e, più dell'autonomia, è sollecito dei suoi personali interessi.
Ora il guaio si è che questi merli hanno prolificato e cominciamo ad averne troppi. Signori, io parlo a dei valdostani; per chi abbia il cuore talmente arido da non capire queste parole, vuole dire che cercheremo di dirle in altri luoghi, dove sentiamo che queste parole saranno ancora apprezzate e valutate al loro giusto valore.
E, così, che cosa è accaduto? E' accaduto che il Partito guida, o che ha la pretesa di essere tale, si è lasciato guidare e rimorchiare, si è lasciato consigliare, anziché fare da guida. Io parlo del Partito guida e non degli altri, perché tutti sanno che gli altri sono degli alleati necessari, quindi interessati, quindi soltanto, proprio per questo motivo, soltanto provvisori, anche se per avventura l'alleanza dovesse protrarsi per un certo numero di anni; poiché noi siamo profondamente convinti che in una Regione autonoma, senza il Partito regionalista non si governa e che a lungo non si può e non si potrà governare.
Il Partito guida, dicevo, trovandosi in un bell'impiccio e dovendo sostenere una battaglia, ha commesso l'imprudenza di pensare che l'unico che poteva condurre una battaglia e dirigere le operazioni doveva essere un condottiero, un uomo d'armi, dimenticando così che le battaglie politiche sono una cosa di natura essenzialmente diversa dalle battaglie militari. Infatti, la Storia ci insegna che i generali, se qualche volta hanno vinto le battaglie, non hanno mai vinto le guerre. Le guerre sono state vinte dai politici e intendo parlare delle grandi guerre, non delle scaramucce che hanno potuto portare e portano in Africa, in Asia e nel Sud America i militari al potere, ma subito ne sono stati cacciati a furor di popolo.
Ci sono le eccezioni che riguardano gli uomini geniali, eccezioni che confermano la regola: uomini di una statura eccezionale, i quali possono assommare in sè le doti e del genio militare e del grande statista: esempi De Gaulle, Eisenhower all'epoca nostra; Napoleone, nella storia passata, il quale ha cinto anche la corona imperiale, pur essendo un generale; però è poi morto in esilio e questo lo diciamo tra parentesi.
Queste sono le eccezioni, ma Winston Churchill, lo statista che è il vero vincitore della seconda guerra mondiale, era un politico e non un generale.
I democristiani nostrani, nella foga, direi, di fare presto, agirono con precipitazione; erano guidati da un dirigente imberbe, il quale ostenta molta sicumera, certamente superiore alla sua preparazione e altrettanto alla sua età; difatti sono oggi i suoi stessi compagni di fede che ne sono rimasti profondamente disillusi.
Erano consigliati da un consulente, altrettanto sicuro di sè stesso, che pretende di spaziare come Gran Maestro in tutti i campi del Giure civile, penale, amministrativo, costituzionale. Non c'è nessuno più bravo di lui e sono partiti, i nostri democristiani, con una lancia in resta e oggi inneggiano alla vittoria.
Mi permetto di dire che la vostra non è una vittoria; è semmai una vittoria di Pirro. Dopo tutte le disavventure della nostra autonomia, dopo le vostre vittorie che si fondano sempre sullo strale e sullo scempio del nostro Statuto speciale, io dico con Pirro: ancora una vittoria come questa e la nostra autonomia sarà perduta.
Chiunque non sia uno sprovveduto dovrebbe sapere, conoscendo la storia di Coriolano, che non si deve mai incitare i nemici a portare le armi contro la propria Patria se si vuole evitare una triste fine, come fu appunto quella riservata a Coriolano.
I nostri democristiani hanno, dunque, cercato i rimedi contro una situazione che, dicono loro, era di anormalità, o peggio, di illegalità. Ma i rimedi che hanno ricercato, i soli che hanno saputo trovare, con l'appoggio esterno delle alte sfere politiche, sono rimedi peggiori del male. Quando si commettono delle illegalità per combattere altre illegalità, ammesso in ipotesi che fossero tali quelle alle quali si è voluto porre rimedio, non vi ha nessun dubbio che il rimedio è peggiore del male "peggio el tacon che el buso".
Se una illegalità, poi, è commessa da una autorità superiore nei confronti di una inferiore, allora la cosa riveste una gravità di carattere eccezionale, tale da ingenerare in ogni onesta coscienza un profondo turbamento.
Non sono io soltanto a dirlo: lo ha detto un valoroso giurista, più autorevolmente e con espressione lapidaria e incisiva molto più efficace di quanto io non sappia fare: "Accade spesso", - ha scritto questo giurista, che è anche Professore in materia -, "accade spesso che chi cammina a testa alta e con lo sguardo fisso lontano inciampa nella prima pietra". Così è accaduto per il Governo, il quale, convinto di dover esercitare un potere generale di vigilanza per garantire la tutela della legalità e dell'interesse generale, ha commesso illegalità molto maggiori (- udite, illegalità molto maggiori; è lo stesso concetto da me espresso e non da oggi soltanto -) di quelle che esso mirava ad impedire.
Non si potrebbe dire meglio e con frase più incisiva ed efficace. E valga il vero: sul vostro operato si potrebbe scrivere un intero trattato di critica serrata e fondata in materia di diritto, si potrebbe fare balzare all'evidenza le stridenti contraddizioni delle vostre tesi, di voi che avete sostenuto l'inapplicabilità di certe leggi del 1953, salvo poi ad applicarle con disinvoltura quando quelle stesse leggi, prima secondo voi inapplicabili, diventavano molto comode per il caso vostro contingente. Ma questa sarebbe una strada che ci porterebbe troppo lontano.
Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto quello studio pregiato che l'Assessore Balestri aveva presentato quella volta sulla non applicabilità della legge 10-2-1953 n. 62. Si vede che non ha fatto molto buon profitto a quelli che dopo hanno applicato tutta la legge del 1953.
Per me è più che sufficiente rilevare che in tutte le difese svolte "hinc inde", dei famosi processi che voi sapete essere stati promossi, - le quali sono costate, senza esagerazione, fiumi di inchiostro e quasi quintali di carta -, invano si può cercare la norma scritta sulla quale possa fondarsi, alla quale possa ancorarsi il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri; nessuno ha potuto trovarla e per una ragione molto semplice: per la ragione che questa norma non esiste. Ed allora che cosa resta? Resta la solita scappatoia che è ben nota a chi ha fatto quattro anni il Presidente della Giunta e che ha avuto tante cause alla Corte Costituzionale. Io sono quindi in grado, forse, di capirvi meglio e vi ripeto: resta la solita scappatoia che ci è ben nota, la scappatoia alla quale hanno sempre ricorso coloro che, in dispregio alla Costituzione, tentano di conculcare i diritti delle Regioni e delle autonomie, perché sono contrari alle Regioni e contrari alle autonomie speciali, al loro progredire, al loro sviluppo, alla loro indipendenza, sia pure nei limiti della legge. La scappatoia è quella di richiamarsi ai principi generali. La invocazione dei principi generali ha una strana assonanza con la pretesa di colui che intendesse amministrare la giustizia prendendo sul serio e per buono il detto che tutti conosciamo: "datemi un rigo del più onesto degli uomini e io in cinque minuti ve lo faccio impiccare". Ma lasciamo un'ultima volta la parola al Professore, al giurista che si è occupato di questa vicenda giudiziaria; qui scrive: "Questa è la prima volta, a nostro ricordo, che un organo dello Stato compia un atto che non costituisce esercizio di alcun potere costituito".
Non c'è la norma. Di certo l'atto è compiuto ai fini dichiarati di una legalità sostanziale, ovvero, come si legge nella relazione per la richiesta di parere al Consiglio di Stato, per consentire l'efficienza e l'ordinato svolgimento delle funzioni regionali: "ma noi sappiamo" - prosegue il giurista - "che mai potere illegale è stato esercitato che non venisse contemporaneamente giustificato con il richiamo agli alti principi".
E' un concetto che merita la meditazione da parte di coloro che credono ancora nella democrazia. E l'esperienza storica, dura esperienza che l'Italia ha patito, insegna che, una volta che nella diga della legalità una breccia, sia pur piccola, si sia aperta, nulla più garantisce che non irrompa la travolgente corrente della dittatura.
Io sto per finire, ma già sento le vostre obiezioni: è intervenuta in oggi la sentenza della Corte Costituzionale. Ebbene, io contesto a coloro, che non avevano fiducia nella Corte, il diritto di invocare questo argomento: la vostra sfiducia promane netta, incontrovertibile, dal fatto che avete prima revocato i difensori e poi ancora, sempre diffidenti, avete rinunciato alla vertenza con il recesso che è stato accettato anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
La vostra coscienza, voi lo sapete meglio di me, non era tranquilla. Della sentenza della Corte potremo parlare noi, - e non mancheranno le occasioni -, che abbiamo dimostrato di essere più rispettosi e più fiduciosi di voi.
Le vostre spiegazioni dell'atto di recesso, contenute in vistosi manifesti affissi sui muri della Città e forse della Valle, sono destinate solo ad accalappiare i gonzi. Queste spiegazioni si basano su un sofismo e su un paradosso che si distrugge da sè stesso: voi dite: "noi abbiamo revocato, perché già sapevamo di avere ragione".
Ma ai vostri doni profetici e divinatori nessuno ci crede: se sapevate veramente di avere ragione, vi era un motivo di più per non fare la meschina figura di rinunciare alla lite.
Voi, oggi, gridate alla vittoria. Io vi dico che siete degli illusi; se voi siete degli uomini politici, come pretendete di essere, dovreste sapere che le sole vittorie, per i politici, sono quelle che si combattono e che si vincono in campo politico, in campo aperto. Le vittorie giudiziarie sono provvisorie ed effimere e molte volte sono il frutto della fallacia.
Si potrebbe forse parlare anche di altro, della umana giustizia. Le sole sentenze che contano sono quelle di coloro che noi amministriamo, che un giorno ci dovranno giudicare e che saranno giudici molto severi.
Voi avete tutta l'aria di ridere oggi qui; se non lo fate qui, lo fate fuori; se non lo fate fuori, il riso traspare dai vostri manifesti, nei quali ancora una volta affermate cose inesatte, che noi smentiremo in altri arenghi, dove si può parlare senza limite di tempo e senza correre il rischio di abusare della pazienza di chicchessia.
Ma l'aspetto più nefasto, più negativo, farsesco, di tutta questa vicenda tragico-comica è un altro: è che, prima di voi, altri hanno riso, altri in alto loco hanno riso, ed ancora ridono oggi e continueranno a ridere domani alle nostre ed alle vostre spalle.
Non è il riso benevolo di quei Ministri della vostra Parrocchia che l'Avv. Bionaz dice di aver visto a Roma comportarsi nei di lui confronti come dei vecchi amici. A dire il vero, noi preferiremmo che i Ministri fossero benevoli di fronte alle vecchie, logorate istanze di attuazione della nostra autonomia. Prima che all'Avvocato Bionaz, quei Ministri hanno sorriso al compianto Prof. Chabod, hanno sorriso al collega Bondaz, hanno sorriso a Caveri, hanno sorriso a me, hanno sorriso al Senatore Chabod e al Deputato Gex, hanno sorriso a tutti. Ma quello che conta è che sorridano alle nostre legittime istanze di autonomisti, non che sorridano alle nostre persone.
Il loro riso è di un'altra natura, di un altro riso si tratta, Avvocato Bionaz: è il riso beffardo degli uomini di governo che si fregano le mani e che, da accaniti difensori quali essi sono della finanza statale, in dispregio al diritto delle Regioni, pensano che, finchè c'è la rissa anzichè l'unione tra i Valdostani, tra i Partiti, finchè costoro sono divisi perfino sui problemi fondamentali (- zona franca, riparto, acque, scuola), la politica delle promesse può continuare per altri vent'anni ancora, senza che lo Stato debba fare alcun sacrificio finanziario.
Oggi ci hanno messo la coda anche le alluvioni per il rinvio della soluzione dei problemi e degli adempimenti statutari che sono in sofferenza da 20 anni!
E questa sarebbe la vittoria? Ma questa, Signori, ancora una volta è una vittoria molto peggiore di quella di Pirro.
Io concludo e, per oggi, vi faccio grazia di due altri argomenti che sono molto scottanti per voi: la vostra campagna di denunce sporte e ispirate da coloro che erano i meno qualificati a farlo, soltanto perché accecati da odio politico contro il movimento dell'Union Valdôtaine. Ora almeno, finalmente, sappiamo chi la Democrazia Cristiana combatte: prima dicevano che non ce l'avevano contro di noi. Adesso, però, vi sono le dimostrazioni pratiche e sappiamo dove si appunta l'odio politico di questi Signori.
Il secondo argomento è quello delle vostre ibride alleanze, che non sono giustificate da un programma valido, ispirato alla realizzazione dello Statuto, ma sono soltanto in funzione della conquista di potere.
Ecco perché noi non siamo, fino a tutto oggi, ancora venuti in questo Consiglio, ecco perché non possiamo, con tutta la nostra buona volontà, - che è volontà di democratici - , riconoscere la legittimità dei nuovi organi dell'Amministrazione Regionale".
Monsieur le Conseiller FOSSON déclare:
"Messieurs les Conseillers,
ceux qui m'ont précédé ont déjà approfondi la question juridique et, comme je ne suis pas un juriste, je n'entrerai pas dans cet argument.
Tout de même, je pense d'être complètement en thème en rappelant aujourd'hui, en cette circonstance, un ami sincère de notre autonomie, un ami qui a été lui-même un autonomiste, un antifasciste, un qui a subi la prison pour ses idées de liberté dans le passé.
Et je veux le rappeler parce que cet éminent parlementaire, qui est Monsieur Emilio Lussu, - il ne m'intéresse pas le Parti auquel il appartient - m'intéresse comme personne, comme défenseur de la liberté et comme autonomiste.
Si je rappelle aujourd'hui son œuvre, c'est parce que en 1948, à la Constituante, il a été le relateur de notre Statut. Et Monsieur Lussu, dans le compte-rendu, dans la relation qu'il avait faite à la Constituante en occasion de l'approbation de notre Statut, avait dit quelque chose qu'il est bien de rappeler aujourd'hui pour le rattacher à ce qu'il a dit, vingt ans après, au Sénat de la République italienne.
Monsieur Lussu a dit alors, et ceci entre dans le cadre général de notre discussion et de notre autonomie ce qui suit:
"Desidererei dire qualche cosa anche ai membri del Governo e, in particolare, al Presidente del Consiglio. Vi sono degli impegni, nella vita politica di una Nazione, che un Governo prende, assumendosi tutta la sua responsabilità, degli impegni che, per il carattere eccezionale che essi acquistano, non rimangono puri e semplici impegni di Governo: essi diventano permanenti impegni dello Stato, essi toccano la dignità, l'autorità e l'onore dello Stato. E un Governo, succedendo ad un altro Governo di differente colore politico, rispetta, è obbligato a rispettare gli impegni dei precedenti: è la continuità della serietà e dell'autorità dello Stato.
L'impegno del Governo assunto di fronte alla Valle d'Aosta nel 1945 è noto: è l'impegno del primo Governo dei Comitati di Liberazione Nazionale, che si riallaccia, - così come tutta la questione autonomistica della Valle d'Aosta -, agli impegni del Comitato di Liberazione Nazionale della Valle d'Aosta, agli impegni del Comitato di Liberazione Nazionale del Piemonte, agli impegni del Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia, - sede centrale di Milano.
La piccola Valle d'Aosta, e non aggiungo fiori letterari per definirla, oltre che della coscienza dell'universalità dei suoi abitanti, si sente forte per questi impegni".
Je ne veux pas entrer dans des détails parce que ce qui a été dit alors, en 1948, nous a été affirmé plusieurs fois ensuite: il suffirait de rappeler les affirmations faites sur la place d'Aoste en 1954 par Monsieur Fanfani.
Et tout de même "quegli impegni", qui étaient des "impegni" du Gouvernement, qui étaient des "impegni" de l'Etat Italien, ne sont pas encore maintenus aujourd'hui, parce que les mêmes problèmes qui étaient sur le tapis alors sont encore sur le tapis aujourd'hui. Mais ce sont des problèmes que nous aurons l'occasion de traiter dans d'autres motions et je ne veux pas abuser du temps que j'ai à disposition pour les développer en ce moment.
Je voulais simplement partir de cette prémisse pour rappeler quelque chose, c'est-à-dire pour rappeler l'interrogation que Monsieur Lussu a fait à vingt ans de distance, le 20 mai 1966, au Sénat de la République Italienne.
Je pense qu'il est bien que cette interrogation soit complètement reportée dans nos verbaux, parce que dans une forme lapidaire Monsieur Lussu, - que j'ai rappelé comme relateur de notre Statut d'autonomie à la Constituante -, dans très peu de lignes a résumé toutes les questions qu'il fallait dire contre les abus du pouvoir central vis-à-vis de l'autonomie valdôtaine.
Et alors permettez-moi, et je demande pardon à mes amis qui la connaissent probablement à mémoire, mais je désire vraiment que cette interrogation soit complètement reportée à verbal:
"Al Presidente del Senato chiediamo di interrogare il Presidente del Consiglio sui provvedimenti adottati verso il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta che non trovano alcuna giustificazione politica o giuridica, ma che appaiono violazioni dello Statuto speciale della Valle. La nomina per decreto, in data 18 maggio 1966, di un Commissario del Governo, con l'incarico di indire la convocazione del Consiglio Regionale della Valle o con qualsiasi altro incarico, non è contemplata dallo Statuto speciale della Valle.
Lo Statuto speciale della Valle è il solo, fra i quattro Statuti speciali delle leggi costituzionali del 26 febbraio 1948, che non contempla l'istituto del delegato del Governo. Mentre, infatti, lo Statuto siciliano ha un Commissario di Governo, lo Statuto Sardo un rappresentante del Governo e lo Statuto del Trentino-Alto Adige un Commissario di Governo, lo Statuto della Valle ha una Commissione di Coordinamento composta di tre rappresentanti, due del Governo e uno della Regione, ed è costituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Per la legge costituzionale, dunque, il decreto è illegittimo. Né la legge costituzionale può essere sostituita da un decreto, anche se confortato da un parere del Consiglio di Stato, alla cui giurisdizione è estraneo l'ordinamento regionale, poiché le controversie di legittimità e per conflitti di attribuzioni fra Stato e Regione sono giudicate dalla Corte Costituzionale.
L'articolo 19 della legge 10-2-1953 n. 62, invocato al comma 5 del decreto del Presidente del Consiglio per la convocazione del Consiglio della Valle da parte del Commissario del Governo, non può riguardare la Regione della Valle d'Aosta.
Tale articolo riguarda solo le nuove Regioni a Statuto ordinario, escluse le Regioni a Statuto speciale. Sicchè anche il principio generale dell'ordinamento giuridico invocato al comma 6 del decreto è una tesi non sostenibile.
Agli interroganti appare legittimo e possibile l'intervento del Governo solo in ottemperanza del comma primo dell'articolo 48 dello Statuto speciale della Valle, se il Governo sostiene che il Consiglio della Regione abbia violato il suo Statuto speciale. Solo in questo caso può intervenire il Governo per lo scioglimento del Consiglio, ma il decreto non può essere disposto che dal Presidente della Repubblica e motivato, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentita la Commissione Parlamentare per le questioni regionali.
L'azione del Presidente del Consiglio, pertanto, appare atto di forza, avente fini di parte, comunque, tali da screditare l'istituto autonomistico al quale questo Governo, a simiglianza dei precedenti ha reso la vita difficile".
Voilà qu'en rattachant les prémisses faites, concernant les engagements pris par le Gouvernement et par l'Etat, à ce qui s'est passé au mois de mai en Vallée d'Aoste, nous voyons et nous devons constater qu'effectivement nous sommes en train d'aller vers l'instauration d'un nouveau régime. Et sur ce point il y a plusieurs personnes, d'éminentes personnalités, qui ont lancé des cris d'alarme, pas d'aujourd'hui. J'ai sous la main une lettre ouverte que l'Avocat Piccardi écrivait, en 1955, au Président du Conseil des Ministres d'alors, Monsieur Segni, dans laquelle on parlait des autonomies communales et des autonomies provinciales et, en se rapportant à des déclarations faites par le Ministre Tambroni, on mettait le Président du Conseil sur l'avis des dangers qu'il y avait pour les tracasseries qui venaient faites tout spécialement à ces Administrations qui n'avaient pas la même couleur du Gouvernement.
Je vous fais grâce d'entrer dans ces détails et je reviens exclusivement à la Vallée d'Aoste. J'ai peu de choses à ajouter à ce qu'ont dit mes amis Caveri et Marcoz et à ce qu'a dit Germano.
Nous sommes rentrés aujourd'hui au Conseil, nous sommes prêts à discuter sur tous les problèmes et nous chercherons de vous talonner, ceci dans l'intérêt de la Vallée d'Aoste. Nous approuverons ce que vous ferez de juste et nous serons des opposants, certainement constructifs, parce que nous ne voulons pas venir ici pour planter de la bagarre.
On vous a tout de même dit le pourquoi nous ne pouvons pas reconnaitre la légalité de cette Junte et de ce Bureau de Présidence et sur cette ligne nous devons être intransigeants, certainement pas pour des questions personnelles, mais pour la défense de ces principes autonomistes pour lesquels nous nous sommes battus dans ces vingt dernières années.
Bon juge sera le Peuple valdôtain.
Tantôt l'avocat Marcoz disait qu'il y a plusieurs merles qui sont venus en Vallée d'Aoste en sifflant et que nous les avons pris pour des rossignols. Eh bien, il y avait quelqu'un qui me soufflait que peut-être ces merles sont déjà devenus des coucous; vous savez que le coucou a une étrange habitude: le coucou ne fait jamais le nid, il va toujours pondre ses œufs dans le nid d'autres oiseaux. Eh bien, faisons attention que ces merles ne deviennent pas des coucous, parce que s'ils se transformaient en des coucous ce serait bien de les chasser du nid valdôtain.
Dans ce sens, nous continuerons la lutte contre les tracasseries du Gouvernement central, tracasseries qui ont été faites à toutes les Juntes qui se sont succédées ici à l'Administration Régionale, soit quand il y avait la junte unioniste-démochrétienne, soit quand il y avait, du 1954 au 1959, une Junte toute demochrétienne, - qui n'a obtenu du Gouvernement que des engagements et soit quand il y avait la Junte union-communiste.
Ces tracasseries continueront aussi avec la Junte actuelle, parce que, comme a dit très bien le Conseiller Marcoz, nous obtiendrons du Gouvernement central toujours et seulement des promesses, beaucoup de promesses, mais nous n'obtiendrons jamais rien de substantiel.
Ainsi que, lorsque vous parlerez au Peuple valdôtain des promesses du Gouvernement et vous chercherez de "indorare la pillola" en disant que vous avez obtenu quelque chose et que le Gouvernement a fait tout son possible, nous serons là pour vous démentir et déclarer la vérité à la population valdotaine, de manière qu'elle sache quelles étaient les promesses du Gouvernement et quelle est la réalité.
Quant aux faits qui se sont déroulés, la population valdôtaine est si intelligente qu'elle a déjà compris quel était le but de tous les événements qui se sont produits aux mois de mai et de juin de cette année.
La population valdôtaine comprend et comprendra toujours plus de quel côté se trouvent ceux qui luttent pour l'intérêt de la Vallée d'Aoste et ceux qui bien souvent luttent pour des intérêts qui ne sont certainement pas les intérêts des Valdôtains, mais les intérêts du coucou".
Il Consigliere CASETTA dichiara quanto segue:
"Associandomi in pieno alle riserve che sono state espresse stamane in quest'aula dai Consiglieri che mi hanno preceduto, vorrei aggiungere brevemente alcune cose.
La sensazione che offre questa sala stamane, - e credo non soltanto a me -, è quella di uomini che siedono non già sui banchi del Governo, ma sul banco degli accusati. E davanti agli occhi dei 100.000 valdostani voi siete colpevoli; potrete trovare altre centinaia di compiacenti giudici, che saranno pronti a darvi ragione, ma non potrete mutare quella che è la sostanza di ciò che avete fatto per insediarvi alla direzione dell'Amministrazione Regionale Valdostana contro la volontà degli elettori.
Ciò che voi avete fatto è stato un delitto contro la democrazia e contro l'autonomia della Valle d'Aosta. Questo è ciò che pensa la popolazione della nostra Regione, ciò che noi pensiamo di voi e ciò che voi stessi, in cuor vostro, - al di là delle affermazioni demagogiche che alle volte siete costretti a fare d'obbligo -, sapete di aver compiuto.
L'attuale Giunta Regionale è figlia diretta di questo delitto consumato dal centro-sinistra ed è quindi, senza possibilità di dubbio, una Giunta illegale.
Non è senza significato che a presiederla sia proprio quell'Avvocato Bionaz che, quando era Podestà di Quart, si fece strumento servile del fascismo, facendo scalpellare la scritta in francese dal monumento ai Caduti, per metterne un'altra in italiano, vantandosi poi di ciò che aveva fatto, quando invece avrebbe dovuto arrossire dalla punta dei piedi sino ai capelli.
Ma certe persone non arrossiscono mai. Come non è arrossito allora, nel 1939, l'Avvocato Bionaz non arrossisce oggi che è, gli ricordiamo, Presidente di una Giunta illegale. Magari protesta, finge di essere indignato o sorride per la nostra accusa, ma non arrossisce come dovrebbe e non si vergogna di questo.
Questa Giunta illegale avrà dagli elettori valdostani la sentenza che si merita e i Partiti che l'hanno costituita e sorretta riceveranno anch'essi ciò che si meritano. Ma, intanto, a questa Giunta Regionale illegale noi intendiamo contestare, punto per punto, le sue decisioni e le sue iniziative che siano in contrasto con gli interessi della Valle d'Aosta.
Già in questi primi mesi di attività di questa presunta Giunta Regionale si notano certe tendenze che devono essere denunciate e contrastate. Basta guardare alla programmazione regionale, - di questo poi ne parleremo -; ad esempio, la si vuole vuotare di ogni contenuto democratico, la si vuole trasformare in un secchio vuoto in cui ci metteremo dentro un'altra volta quello che vorrà darci il Governo centrale di Roma.
Proprio mentre viene approvato il nuovo Regolamento organico, predisposto dalla Giunta Caveri, l'attuale maggioranza ha assunto in servizio, senza concorso, una trentina di nuovi dipendenti alla Regione, naturalmente in grande maggioranza di sicura fede democristiana.
E' in atto, insomma, il ritorno al nepotismo che aveva caratterizzato gli anni della precedente Amministrazione democristiana, dal 1953 al 1959.
Alle soglie dell'inverno, mentre le pubbliche Amministrazioni istituiscono cantieri di lavoro per fare fronte all'aumento della disoccupazione, che si verifica soprattutto nel settore dell'edilizia, questa Amministrazione Regionale licenzia 50 dipendenti, annunciando loro che i cantieri nei quali sono occupati saranno chiusi fra alcuni giorni.
Agire in questo modo, significa essere privi del più comune buon senso: se i lavori nei quali questi operai sono occupati stanno per concludersi, non è una buona ragione per gettare su una strada tanti padri di famiglia, proprio in un periodo in cui più difficile è la ricerca di un nuovo lavoro. La Regione non ha nessun'altra opera da costruire? Ebbene si impieghino i lavoratori nella costruzione di una qualsiasi di queste opere; licenziarli significa agire in modo irresponsabile e su questo fin d'ora vi annunciamo che presenteremo una mozione, con la richiesta di immediata riassunzione.
Questo è il cadeau di Natale del centrosinistra a 50 famiglie di lavoratori valdostani. Pare che questo sia il metodo che l'attuale Giunta ha elevato a sistema.
Ecco cos'è che giustifica la nostra presenza qui in quest'aula: impedire che questa linea venga seguita, portare avanti quella battaglia autonomistica alla quale ancora una volta voi state rinunciando. Dove sono finite le roboanti dichiarazioni fatte dal Sig. Bionaz appena ha occupato quel posto? Hanno fatto la stessa fine di quelle del suo collega Bondaz, dei Parlamentari e Ministri democristiani che sulle piazze aostane e della Valle da ben 20 anni si sono succeduti al momento solo delle elezioni: nulla, come il fumo della Cogne, solo nulla.
Ma varrebbe la pena di ricordare una vecchia massima orientale che dice: "stando sulla punta dei piedi, si finisce col perdere l'equilibrio, né allargando troppo le gambe si può camminare; ugualmente chi si mette troppo in mostra finisce col non risaltare; chi pretende di aver ragione non riesce ad imporsi; chi si vanta non ha meriti e chi si gloria non si affermerà".
Nei confronti della gente seria questi vari modi di comportarsi sono cibi avanzati o escrescenze cutanee, quello che nessuno può desiderare di avere, ma che voi, proprio, rappresentate tanto bene.
Ma poiché di questo già altri hanno parlato, basterà allora dire che noi, oggi, siamo qui per ristabilire la legalità, per portare avanti con ogni mezzo la battaglia autonomistica, per preservare alla gente valdostana la iattura di un governo illegale che della discriminazione, della demagogia, del paternalismo e del malgoverno intende fare i suoi punti programmatici.
State certi che questa battaglia porteremo avanti sino in fondo, qui e sulle piazze, nelle case e nei luoghi di lavoro, perché gli elettori ne possono trarre le giuste conseguenze".
Monsieur le Conseiller MANGANONI déclare de devoir constater, avec beaucoup d'amertume, que dans cette salle les Conseillers, pour faine respecter leur droit de parole, sont obligés à recourir à des moyens plutôt énergiques.
Il invite le Président MONTESANO à changer de système et à suivre les méthodes démocratiques qui ont toujours inspiré ce Conseil depuis vingt ans et qui, - remarque-t-il -, devront encore régler les rapports entre les membres qui siègent dans cette salle.
"Si le Professeur Montesano l'oubliera, qu'il sache", - déclare-t-il -, "que je me chargerai de le lui rappeler".
Il Presidente, MONTESANO, risponde al Consigliere Manganoni di essere sempre stato ossequiente al metodo democratico e di avere sempre concesso la parola a tutti i componenti del Consiglio Regionale.
Rammenta che allorquando assunse, a suo tempo, la Presidenza del Consiglio, dichiarò che cessava di essere un uomo di Partito per essere il rappresentante di tutti i Partiti del massimo Consesso regionale.
Fa presente al Consigliere Manganoni che per avere la parola non basta richiederla, ma occorre che il Presidente dell'Assemblea la conceda ed abbia il tempo materiale di concederla; precisa che, all'apertura dell'adunanza odierna, non ha affatto inteso negargli la parola e rileva che il Consigliere MANGANONI non gli ha dato il tempo di concedergli la parola, perché appena richiestala si è alzato a parlare.
Fa presente che, in passato, nel Consiglio Regionale vi è sempre stata la massima correttezza nei rapporti fra i Consiglieri ed il Presidente dell'Assemblea regionale e che tale correttezza esige che il Consigliere abbia l'assenso del Presidente per prendere la parola.
Ritiene che la gazzarra verificatasi all'inizio della seduta sia stata determinata dal fatto che il Consigliere MANGANONI non abbia atteso di avere l'assenso del Presidente per poter parlare.
Rassicura il Consigliere MANGANONI che lascerà parlare tutti i Consiglieri nei termini consentiti dallo Statuto e dal Regolamento interno del Consiglio.
Ritiene che, sulla base di queste precisazioni, possa considerarsi chiuso l'incidente che ha avuto luogo all'inizio della seduta odierna.
Il Consigliere PEDRINI comunica di avere preso atto che il Consigliere CAVERI, forse per la gazzarra iniziale o per altri motivi, ha parlato ininterrottamente per 36 minuti e 9 secondi e che altri Consiglieri hanno parlato per tutto il periodo che hanno ritenuto necessario.
Fa presente di avere ritenuto opportuno richiamare l'attenzione del Presidente su tale fatto, affinché sappia che anche i due Consiglieri liberali, allorquando parleranno, desiderano di essere tollerati dal Presidente per quanto riguarda la durata del loro intervento, così come sono stati tollerati i Consiglieri che hanno preso la parola questa mattina.
Ricorda che una volta, in passato, egli fu richiamato all'ordine dal Presidente per aver superato di alcuni minuti il limite consentito dal Regolamento e che egli obiettò, in quella occasione, che non si devono guardare i minuti quando vengono dibattute questioni importanti, come in questo momento probabilmente è importante per i Consiglieri union-comunisti, per i loro fini e per i loro scopi, la questione che viene discussa.
Conclude, precisando di riservarsi, con il suo collega del Partito Liberale, di esprimere in seguito il proprio pensiero sull'argomento ora discusso.
Il Consiglio prende atto.
______
