Objet du Conseil n. 103 du 6 octobre 1958 - Verbale
OGGETTO N. 103/58 - POLEMICA FRA LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DELLA VALLE D'AOSTA E LA DIREZIONE GENERALE DELLA SOCIETÀ NAZIONALE COGNE. (Interpellanza dei Consiglieri regionali Signori Manganoni Claudio, Barone Luigi e Nicco Giulio)
Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente interpellanza dei Consiglieri regionali Signori Manganoni Claudio, Barone Luigi e Nicco Giulio, concernente l'oggetto: "Polemica fra le organizzazioni sindacali della Valle di Aosta e la Direzione generale della Società Nazionale Cogne", interpellanza trasmessa in copia ai Signori Consiglieri, unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza:
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Ill.mo Signor Geom. Enrico Pareyson
Presidente del Consiglio della Valle
AOSTA
Preghiamo la S.V. di voler portare sull'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio la seguente interpellanza che riveste carattere di particolare urgenza.
È in corso attualmente una polemica fra le organizzazioni sindacali della Valle e la Direzione Generale della Soc. Naz. Cogne.
Tale polemica, condotta con volantini, comunicati stampa, giornali e numerosi manifesti affissi in città, ha provocato nella opinione pubblica, e particolarmente tra i lavoratori, enorme indignazione accompagnata dalle più svariate illazioni e commenti.
Si sostiene, da parte delle organizzazioni sindacali, che:
a) - È la forma di prepotenza che usa con i lavoratori. È l'obbligare i lavoratori ad un ritmo di lavoro a volte insopportabile.
È in definitiva l'atmosfera di timore (se non di terrore) che la Direzione ha voluto creare nell'ambiente di lavoro. Del resto chi ha il coraggio, individualmente, di sfidare la ferrea disciplina aziendale quando sa che torna difficile trovare il modo di guadagnare un pezzo di pane?
b) - Inoltre è a tutti noto che le paghe attuali sono insufficienti, che l'accordo della "Banca delle ore" da due anni ha ridotto il salario a sole 44 ore settimanali, mentre i siderurgici di tutta Italia percepiscono un salario di 48 ore. Ciò è avvenuto mentre il costo della vita è enormemente aumentato...
A riprova di queste affermazioni si cita lo sciopero avvenuto nell'Officina Meccanica e la situazione di diffuso malcontento esistente in tutti i reparti dello Stabilimento.
La Direzione Generale della Naz. Cogne nega tutto ed afferma:
c) - Su questa azione, che non può essere definita come "sciopero" perché non esisteva nessun conflitto o nessuna vertenza in atto, altri ha speculato, rifacendosi ad una pretesa anormale situazione dei rapporti umani che sarebbe causata dalle troppe sanzioni disciplinari.
... Il trattamento retributivo e normativo praticato ai dipendenti è anch'esso buono sotto ogni profilo ed è andato migliorando di anno in anno.
Considerato che la Naz. Cogne è un'azienda di Stato e che nel Consiglio d'Amministrazione vi è un rappresentante nominato dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta.
Gli interpellanti chiedono al Presidente della Giunta, che nella Valle d'Aosta autonoma svolge le funzioni di Prefetto e quindi di rappresentante del Governo, quali provvedimenti ha preso ed intende prendere onde porre fine a tale stato di cose per tutelare la libertà e la dignità civile dei lavoratori.
Gli interpellanti chiedono inoltre che il Consigliere regionale, Ing. Pasquali, riferisca ad una apposita seduta del Consiglio regionale sulla situazione produttiva-salariale-disciplinare della Naz. Cogne.
a) Dal comunicato della CISL del 12-8-1958
b) Dal manifesto pubblico della FIOM
c) Dal comunicato stampa n. 103 dell'Ufficio Stampa della Naz. Cogne.
F.ti: Claudio Manganoni - Barone Luigi - Giulio Nicco.
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Il Consigliere BARONE, ad illustrazione dell'interpellanza, riferisce quanto segue:
"Ho seguito con particolare interesse la questione della Società Cogne, come penso l'abbiano seguita tutti quei valdostani che hanno a cuore questo stabilimento, che quello che dà maggiori cespiti alle famiglie valdostane.
In effetti, la Cogne apporta il suo benessere non solo ad Aosta, ma anche a Châtillon, ad Issogne, a Verrès e ad Arnaz.
Noi vogliamo bene a questo complesso industriale perché per molti anni ha dato lavoro e lo dà tuttora a tanti valdostani ed è, quindi, con particolare interesse che abbiamo seguito e seguiamo le vicende poco piacevoli che si susseguono in detto stabilimento in questi ultimi tempi.
Si sente parlare, con sempre maggiore frequenza, di discriminazioni e, al riguardo, potrà essere preciso il collega Manganoni, il quale da lunghi anni lavora in detto stabilimento.
Io parlo come uomo della strada e mi faccio il portavoce di quello che si sente dire.
Una cosa mi ha colpito particolarmente leggendo vari giornali, ed è che il Presidente della Giunta, quando venne invitato dalle Organizzazioni dei lavoratori a interporre la sua buona parola, che avrebbe dovuto essere la parola risolutiva, avrebbe condizionato la sua accettazione a trattative sue preliminari con la Direzione della "Cogne".
Ora, a me pare che il Presidente della Giunta, nelle sue funzioni di Prefetto, avrebbe potuto convocare le parti, di autorità per cercare una via di accomodamento.
È ovvio che, se già la Società "Cogne" si dichiara disposta a venire a trattative, non è più necessaria l'opera di mediazione del Presidente della Giunta.
L'altra cosa che mi ha colpito è stata quella di chiedere alle altre Organizzazioni Sindacali, cioè alla CISL, alla SAVT, nonché alla Società Cogne se accettavano che alle trattative stesse intervenissero anche coloro che rappresentano la maggior parte delle maestranze, cioè i sindacalisti della CGIL.
Un tal modo di agire si sarebbe potuto forse capire se si fosse trattato di una corrente minoritaria; sebbene, anche in questo caso, un tal modo di agire sarebbe stato lesivo per i diritti di questa corrente minoritaria.
E veniamo, infine, al terzo punto.
Esso è una conseguenza diretta del secondo e consiste nell'aver accreditato e avallato un accordo firmato dalla Direzione "Cogne" e dalle correnti sindacaliste che non rappresentano, lo si voglia o no, la maggioranza delle maestranze, perché la maggioranza è rappresentata dai sindacalisti della CGIL.
Quindi, un tale avallo non doveva essere dato".
Il Consigliere MANGANONI dichiara quanto segue:
"Ho già avuto occasione, in precedenti sedute, di attirare l'attenzione del Consiglio su quanto stava succedendo alla "Cogne".
Purtroppo le cose non sono migliorate e, se oggi abbiamo creduto opportuno di riportare il problema in Consiglio, attirando l'attenzione dei Consiglieri, è appunto per ché le cose, lungi dall'essere migliorate, sono in certi casi peggiorate.
Ci sarebbe da parlare a lungo sul problema della Cogne; io però voglio limitare il mio intervento a due punti principali:
1°) - Diminuzione delle retribuzioni;
2°) - Rapporti umani.
DIMINUZIONE DELLE RETRIBUZIONI.
Per discutere questo problema bisogna affrontare gli accordi che vanno sotto il nome di "Banca delle ore".
Anche su questo punto vi sarebbe molto da dire, perché vi sono delle tesi contrastanti.
Io, ad ogni modo, mi limito a fare la semplice constatazione che gli operai fanno, quando, ogni quindicina, ritirano la busta-paga: "la paga è diminuita".
Per una buona parte di operai la paga è diminuita in cifre rilevanti: vi sono degli operai che percepiscono fino a Lire 10.000 in meno al mese; per altri la paga quindicinale è diminuita di Lire 8.000 oppure di Lire 5.000 o 4.000.
Pertanto, io penso che le discussioni sui così detti vantaggi che alcuni sostengono che questa "Banca delle ore" porterebbe agli operai sono alquanto oziose, perché la realtà è che gli operai vengono a percepire meno proprio quando il costo della vita è aumentato.
Le statistiche ufficiali ci danno un aumento del costo della vita dell'8%, sebbene io sia del parere che questo 8% sia, per molti generi, inferiore alla realtà.
Si verifica dunque questo fatto: mentre il costo della vita aumenta, e di conseguenza dovrebbero aumentare le retribuzioni dei lavoratori, le retribuzioni invece diminuiscono.
Quanto vi ho detto è sufficiente a dimostrare, senza che sia necessario addentrarci nell'ingranaggio della "Banca delle ore", che le retribuzioni sono diminuite.
RAPPORTI UMANI.
Alla "Cogne" si verifica questo: il conformismo che si era creato un po' in tutta la Nazione, e quindi anche alla "Cogne", nel famigerato ventennio, sussiste ancora oggi alla "Cogne".
Nei confronti di coloro stessi che appartengono alla corrente favorevole, ma che sono un po' tiepidi, si applicano dei sistemi discriminatori.
Noi vediamo delle carriere in cui, forse, la capacità non c'entra affatto.
Ora, mentre alcune persone, di capacità discutibile, fanno delle carriere rapidissime, altre invece, la cui capacità è dimostrata, fanno delle carriere a rovescio: vengono declassate.
Vi è la questione dei tecnici e dei dirigenti.
Molti tecnici e molti dirigenti fanno i guardiani e gli sbirri, forse perché tecnici non lo sono; comunque, la loro funzione di oggi è quella di fare i guardiani.
Io penso che, se questi tecnici fossero veramente dei tecnici veri e capaci e se i dirigenti fossero all'altezza del loro compito, non si abbasserebbero alla umiliante funzione di guardiani.
Un tecnico capace non ha bisogno di guardiani perché sa organizzare, distribuire e sorvegliare il lavoro, e quindi sa che per fare un dato lavoro un operaio deve impiegare un determinato periodo di tempo.
Ora un vero tecnico non dà la multa ad un operaio che, dopo aver lavorato con capacità e con buona volontà per ore ed ore, riposa per 5 minuti fumandosi una sigaretta.
Purtroppo questo succede alla "Cogne".
Vi è stata la riduzione del personale.
Ognuno di voi, io penso, avrà appreso dalle statistiche che nello spazio di pochi anni le maestranze della "Cogne" sono diminuite di circa un migliaio di elementi; in compenso, sono aumentati i guardiani.
Io mi domando se una Direzione, che ha a cuore il buon andamento di un complesso industriale, ritenga di poter migliorare la produzione quantitativa e qualitativa diminuendo gli operai qualificati e specializzati addetti alla produzione ed aumentando il numero dei guardiani.
Io penso di no, perché così facendo non si dimostra di avere a cuore il buon andamento di questa nostra azienda.
Voglio citarvi alcuni fatti, affinché non possiate dire che faccio delle affermazioni generiche, non basate su dati di fatto.
Vi riferirò quanto scrive un Sindacato, il quale non è conosciuto come un terribile avversario del Patronato e della Direzione.
È un Sindacato il quale ha sempre dimostrato anche forse troppa comprensione per l'azione della Direzione, ma che, però, di fronte all'indignazione generale dei dipendenti della "Cogne", ha dovuto prendere una posizione netta.
Tale Sindacato scrive quanto segue in "Lotte Sindacali", che è l'organo dei liberi lavoratori della Valle d'Aosta: "È noto che questo problema (quello dei rapporti umani) investe prevalentemente la questione delle controversie individuali: sono multe, sospensioni, passaggi di categoria non concessi, che determinano, a volte, stati di animo di notevole inquietudine, se non di esasperazione vera e propria.
Il singolo lavoratore non ha che da assoggettarsi al volere della controparte, senza avere la possibilità di potersi difendere, né direttamente, né per tramite della Commissione Interna, della Direzione e delle Organizzazioni sindacali".
E continua: "Alla Cogne, molte volte i motivi di tensione sono dovuti al modo poco umanitario col quale i dirigenti ed i capi trattano gli operai.
Altro grosso problema, che è collegato sempre alla questione dei rapporti umani, è il guardianaggio; è forse una parola nuova, ma che si addice molto bene alla situazione".
Sarebbe molto meglio che la disciplina fosse curata esclusivamente dai capi operai; quel nugolo di guardiani che gironzolano per lo stabilimento rendono l'azienda poco dissimile da una prigione.
Non va dimenticata la deleteria funzione di certi figuri.
"Sono queste manifestazioni che non favoriscono una serenità e cordialità di rapporti".
Ed aggiunge sempre la CISL: "L'ambiente di lavoro della "Cogne", da alcuni anni a questa parte è divenuto un ambiente insopportabile, che i lavoratori debbono subire solo perché hanno bisogno di guadagnare un pezzo di pane per le loro famiglie".
E continua ancora: "È poi ridicolo il tentativo della "Cogne" di chiarire il problema dei rapporti umani in termini statistici. Il problema dei rapporti umani investe non solo i provvedimenti disciplinari ma il modo, nel suo complesso, con il quale la Società tratta i dipendenti e la forma di prepotenza che usa con i lavoratori.
È l'obbligare i lavoratori ad un ritmo di lavoro a volte insopportabile; è, in definitiva, una atmosfera di timore, se non di terrore, che la Direzione ha voluto creare nell'ambiente di lavoro.
Del resto, chi ha il coraggio individuale di sfidare la ferrea disciplina aziendale, quando sa che torna difficile trovare altrove il modo di guadagnare un pezzo di pane?".
Questa situazione intollerabile ha portato allo sciopero della "meccanica".
Io penso che i colleghi sapranno che questo sciopero non è stato organizzato da Sindacati di alcun colore, ma è scoppiato spontaneamente perché i lavoratori della "meccanica" non ne potevano più.
Ora, dice ancora il giornale: "Dopo il noto sciopero della Officina meccanica, la situazione è ora notevolmente precipitata.
La Direzione del reparto, con disumano accanimento, tenta giorno per giorno di rincrudire la disciplina soprattutto nei riguardi del membro della Commissione Interna, Mario Marchesini.
Nessun operaio infatti - osservate a che punto siamo giunti - "pena provvedimenti disciplinari", può avvicinarsi alla macchina del Marchesini, neanche per ragioni di lavoro.
Isolato come un lebbroso!
Pochi giorni fa, infatti, un magazziniere si avvicinò al Marchesini per sapere se egli aveva ritirato dal magazzino alcuni tipi di frese.
Non ebbe, però, il tempo di formulare la domanda che il capo officina, quel tal Baiardi, si precipitava come una catapulta, e, con modi estremamente villani e volgari, trascinava il povero operaio in Direzione.
A nulla è valso il dire che il Marchesini era stato avvicinato per ragioni di lavoro, poiché il delitto era costituito in ogni caso dall'averlo avvicinato.
Il Baiardi, non posso dire se di iniziativa sua o dei superiori, - con i quali godrebbe, a dire dei colleghi, di confidenza e di amicizia che gli consentono di fare impunemente il prepotente ed il villano, - cerca di creare l'isolamento attorno al Marchesini, colpevole di difendere con coraggio gli interessi dei lavoratori, e non si accorge che, così facendo, l'isolato rimane lui.
Gli operai sanno benissimo che il capo operaio che usa la tecnica del sergente di ferro lo fa per mascherare le sue insufficienze e le sue incapacità tecniche: - io qui leggo quanto c'è scritto perché non conosco il Baiardi.
L'isolato, quindi, rimane lui e quanti dietro di lui cercano con la prepotenza di risolvere il problema dei rapporti con i lavoratori".
Ora vi cito un fatto che dovrebbe far riflettere il Consiglio: "Esempio della mentalità dei dirigenti della "Cogne" è il loro comportamento verso il lavoratore, che, dopo aver consumato tutta la sua esistenza nell'ambito della "Cogne", quando sta per giungere al limite di età pensionabile, viene chiamato dall'Ufficio Personale e, con una delicatezza che solo alla "Cogne" può essere riscontrata, si sente dire: "tu sei vecchio - la Cogne ti potrebbe licenziare. D'altra parte, appunto perché sei vecchio, in proporzione alla qualifica che hai, non rendi più e perciò, salvo che tu non voglia dimetterti, noi possiamo licenziarti. Naturalmente, se tu ti dimetti, la "Cogne" provvede a garantirti il trattamento "anziani Cogne", disposto con particolare benevolenza dal nostro Direttore generale.
Però, se tu non ti dimetti e la Società venisse nell'ordine di idee di licenziarti, io non ti posso garantire il trattamento anziani".
Ecco il ricatto.
Generalmente l'operaio, preso per il collo attraverso questo ricatto bello e buono, finisce per dimettersi, anche per non vivere con la costante preoccupazione di vedersi recapitare la lettera di licenziamento.
Altro caso tipico è il declassamento: un operaio che, dopo molti anni di lavoro e di sacrifici, è riuscito piano piano a migliorare la sua qualifica, un bel giorno si sente chiamare dall'Ufficio Personale e si sente fare, sempre con la solita delicatezza, questo discorso: "La Società ha esaminato attentamente la tua posizione ed ha riscontrato che la tua qualifica è superiore alle mansioni che svolgi, perciò è venuta nella determinazione di licenziarti e di riassumerti con una qualifica inferiore.
Naturalmente, se tu non accetti, noi ti licenziamo e non provvediamo a riassumerti".
Di fronte ad un discorso di questo genere, l'interessato non deve far altro che chinare la testa e trangugiare il rospo; se poi il Sindacato dovesse intervenire, ci si sente rispondere, con l'aria più cinica di queste terra: "Non comprendiamo il vostro intervento, in quanto l'operaio si è dichiarato d'accordo".
Per forza si è dichiarato d'accordo, altrimenti avrebbe dovuto andarsene.
Merita pure di essere citato il caso di quell'equiparato, il quale, pervenuto alla qualifica dopo anni di lavoro e di sacrifici, convocato dalla solita delicata persona, si sente fare questo discorso: "La Società non ha niente da dire nei tuoi confronti; però deve necessariamente fare delle economie - (assumendo guardiani) - e tenere conto che, a nostro insindacabile giudizio, tu godi di una qualifica superiore alle mansioni che svolgi. Ciò nonostante, per dimostrarti la comprensione della Società (e in molti casi si tira in ballo il buon cuore del Direttore generale), siamo venuti nella determinazione di licenziarti e di riassumerti con la stessa qualifica, ma con il minimo contrattuale del premio di produzione".
Cosa rappresentano queste cose se non il ricatto costante del posto di lavoro?
Passiamo ora alla disciplina.
Pochi giorni fa, alla "Cogne", è stato assunto un nuovo guardiano, il quale, avendo fretta di dimostrare al Direttore del personale il suo zelo, controllò nella giornata, più volte, un gruppo di operai che lavoravano nel piazzale, per poter rilevare qualche mancanza disciplinare.
Non soddisfatto, mise in atto un piano strategico, - che avrà indubbiamente imparato dagli ex colonnelli, ex marescialli ed ex brigadieri assunti dalla Cogne, i quali di strategia possono intendersene -, allo scopo di cogliere qualcuno in posizione di inattività.
Dopo un ennesimo controllo, fece finta di allontanarsi; quindi, si mise carponi per giungere, non visto, dietro un promontorio situato alle spalle di questo gruppo di operai.
Raggiunta una posizione strategica, stette lì per un bel pezzo a spiare, finché poté sorprendere un operaio in posizione di inattività.
Con aria trionfale uscì allora dal suo nascondiglio ed appioppò una multa all'operaio incriminato.
Questa scena fu seguita da un gruppo di operai che lavoravano poco lontano e che erano stati attratti, per evidente curiosità, dallo strano atteggiamento di questo eroico sorvegliante.
Altri casi del genere succedono in tutti i cantieri della Cogne.
Basti citarvi il caso dell'operaio che ha dovuto farsi fare un permesso dal Direttore dello stabilimento per poter mangiare un panino o una mela durante l'orario di lavoro.
Detto operaio era stato multato, perché sorpreso a mangiare una mela durante le ore di lavoro.
Si noti, però, che il suo lavoro consisteva nel sorvegliare la macchina utensili che, in quel momento, funzionava regolarmente.
La multa venne successivamente tolta soltanto perché si trattava di un operaio affetto da ulcera il quale, su consiglio del medico, doveva mangiare poco ma spesso.
Potrei pure citarvi il caso dell'operaio multato perché appisolato durante il quarto d'ora di riposo per la consumazione della colazione, come pure molti altri casi assurdi.
La "Cogne" crede di sentirsi a proprio agio citando i dati statistici relativi alle multe e alle sospensioni; ma tal genere di difesa, mi si consenta il termine, è ridicolo, in quanto non tiene conto che basta una sola multa, data a sproposito, per creare un ambiente di disagio prima e di risentimento poi.
È un sistema disciplinare che non tiene conto assolutamente del fatto che il lavoratore non è una macchina, ma una persona con la sua dignità ed i suoi problemi.
La Direzione della "Cogne" dimostra di avere una mentalità imprenditoriale permeata di quel liberalismo industriale contrario ad ogni progresso sociale ed è questa una cosa che noi non solo non possiamo tollerare, ma dobbiamo combattere su un duplice fronte: sul piano propriamente sindacale, proponendo gli strumenti adeguati alla soluzione, e sul piano politico, in quanto si tratta di una azienda le cui azioni sono totalmente di proprietà dello Stato.
Nessuno ancora ha saputo dimostrare, - e non saranno certo i dirigenti della Cogne a poterlo fare -, che esiste un contrasto fra il perseguire un obiettivo di sana democrazia industriale ed il perseguire una sempre maggiore produttività dell'impresa.
Anzi, è dimostrato, - proprio laddove la industria è la più sviluppata del mondo -, che la maggior produttività si realizza solo attraverso il superamento del liberalismo industriale e l'applicazione della democrazia industriale.
Contestiamo quindi che, così facendo, la "Cogne" raggiunga il massimo della sua efficienza economica e produttiva.
Abbiamo pertanto il dovere, oltre che il diritto, sia come sindacalisti che come democratici convinti, di lottare per dimostrare in tutti i sensi ed in tutti i modi che la democrazia è sinonimo di benessere e di giustizia sociale.
Abbiamo il diritto ed il dovere di farlo perché furono i lavoratori a combattere per il ripristino della democrazia e non possiamo, quindi, tollerare le insufficienze della democrazia quando queste insufficienze non sono causate da ragioni obiettive.
Se non basta l'azione dei Sindacati, e non basta, intervenga il Presidente della Giunta ed intervenga il Vice Presidente, Pasquali, che rappresenta il Consiglio regionale nel Consiglio di Amministrazione della Società "Cogne".
Se ancora non basta, intervenga pure il Consiglio regionale con una energica presa di posizione.
Su quanto io ho detto ed affermato, che d'altronde ho letto, potrebbero esprimere il loro parere anche quei colleghi che lavorano alla Cogne.
Sarei felice, ad esempio, di sentire il parere del Consigliere Benetti.
Ho saputo, attraverso i giornali, che il Presidente della Giunta, Bondaz, ha fatto opera di mediazione.
Penso che vorrà accennarne nella sua relazione ed allora potremo giudicare l'azione svolta dal Presidente.
Tengo però, subito, a fare presente che mi ha stupito moltissimo il fatto, a cui ha già accennato il collega Barone, che è stato escluso dalle trattative il Sindacato che rappresenta oltre il 50% degli operai: penso che il Presidente della Giunta me ne dirà le ragioni.
Concludendo, io ribadisco le richieste fatte nella interpellanza e, cioè che il Vice Presidente Pasquali, che mi spiace sia oggi assente, riferisca, in una apposita seduta di Consiglio, ampiamente e dettagliatamente su quanto oggi avviene alla "Cogne" e sulla azione dallo stesso svolta in qualità di rappresentante della Regione in seno al Consiglio di Amministrazione della "Cogne", dove, nella predetta sua qualità, ha il dovere di tutelare gli interessi della Regione che, in questo caso, coincidono perfettamente con gli interessi dei lavoratori, i quali oggi non sono assolutamente tutelati".
Il Consigliere NICCO Giulio rileva che una azienda dello Stato, quale è la "Cogne", non dovrebbe adottare i sistemi che il Consigliere Manganoni ha portato a conoscenza del Consiglio.
Esprime parere che un po' di colpa di quanto succede nella "Cogne" ricada anche sul Consiglio regionale, per aver nominato rappresentante della Regione in seno al Consiglio di Amministrazione della "Cogne" un industriale che, egli dice, non può certamente fare gli interessi degli operai.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, si riserva di rispondere all'interpellanza di cui si tratta alla fine dell'attuale adunanza anche per dare la possibilità al Vice Presidente Pasquali - che, secondo le notizie avute, dovrebbe essere presente nella seduta di domani -, di riferire al Consiglio su quanto richiesto dagli interpellanti.
Il Consiglio prende atto.
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