Objet du Conseil n. 186 du 18 octobre 1968 - Verbale

OGGETTO N. 186/68 - Provvedimenti a tutela delle popolazioni del comprensorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso danneggiate dalla fauna del Parco. (Mozione)

Il Presidente MONTESANO apre la discussione generale sulla mozione del Consigliere RAMERA iscritta al punto n. 55 dell'ordine del giorno dell'adunanza del Consiglio regionale in data 4 e 5 ottobre 1968:

Il sottoscritto, Consigliere regionale Sergio Ramera, preoccupato per il perdurare della situazione di disagio di limitazione ai diritti della proprietà e della libertà privata in cui versano le popolazioni abitanti nelle valli di Cogne, Valsavaranche e Rhêmes a causa della loro collocazione nel comprensorio del Parco Nazionale Gran Paradiso, presenta la seguente

Mozione

Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta

Preso atto che la premessa alla legge presentata dagli Onorevoli Arnaud e Curti, e approvata nel 1967, prevede che le popolazioni inserite nel Parco Nazionale Gran Paradiso abbiano diritto al risarcimento dei danni provocati dalla presenza ormai troppo numerosa di camosci e stambecchi sui terreni di proprietà privata e che detto risarcimento è stato fino ad oggi negato;

Considerato che il regolamento del Parco attualmente vigente è assolutamente in contrasto con la Costituzione della Repubblica in quanto ricalca metodi e mentalità proprie del tempo fascista in cui fu elaborato ed approvato, e limita pertanto sia la libertà personale e la proprietà privata degli abitanti delle zone interessate;

Constatato che i metodi attuali di conduzione del Parco sono altresì in contrasto con quanto avviene nei Parchi Nazionali stranieri dove le zone di riserva sono accessibili per mezzo di moderne vie di comunicazione che consentono alle grandi masse il contatto diretto con la natura e la fauna protetta;

Delibera

1°) di promuovere un'azione decisa e concreta a tutela delle popolazioni del comprensorio del Parco Nazionale in modo che i proprietari abbiano ad essere risarciti dei notevoli danni subiti;

2°) di invitare i nostri Parlamentari a presentare alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica un disegno di legge che sostituisca tutti quegli articoli della legge del Governo fascista che sono in contrasto con la Costituzione;

3°) di dare mandato ai nostri rappresentanti presso il Consiglio di amministrazione del Parco Nazionale Gran Paradiso perché intervengano decisamente per la modifica di quella parte del regolamento che limita la libertà dei proprietari sui loro terreni e perché abbia a cessare quella campagna denigratoria di stampa che, ispirata da ben individuati responsabili, interessati a mantenere lo status quo, suona offesa a tutti i valdostani in generale e agli amministratori regionali in particolare.

F.to: Ramera

Ramera (D.C.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, dirò subito che i motivi all'origine di questa mozione e che si leggono nella premessa alla deliberazione sottoposta alla vostra attenzione ed al vostro voto, si sono resi più validi e di urgente dibattito dopo che si è venuti a conoscenza di un'interrogazione su questo scottante argomento presentata al Ministro dell'Agricoltura e Foreste il 26 luglio scorso da 15 Deputati, interrogazione che, per la sua gravità, non può essere sottaciuta, né tanto meno andare esente da una nostra censura.

Analizzando l'appartenenza politica di questi 15 Deputati, notiamo le firme di Parlamentari Socialisti, Democristiani, Comunisti ed un Repubblicano, per cui l'intero arco di Centro-Sinistra e della Sinistra, ad eccezione del P.S.I.U.P., ha voluto o ritenuto di dimostrare, con questo suo intervento, una particolare sensibilità per il Parco Nazionale, che io non esito a definire per lo meno "eccessiva", se non addirittura fuori luogo. E lo dico con tranquillità di spirito, anche se tra i firmatari ci sono dei Deputati del mio stesso Partito, perché ritengo che costoro, prima di farsi interpreti di quanto scritto da certa stampa, sotto la pressione di ben individuata persona che non può essere altri che lo stesso Direttore del Parco, Professor Videsott, questi Deputati avrebbero potuto e dovuto documentarsi un po' meglio, o direttamente visitando di persona le vallate del Parco Nazionale e ascoltando le popolazioni, o per lo meno sentendo i nostri Parlamentari, che li avrebbero certamente ragguagliati sulla situazione. Invece questi 15 Deputati hanno presentato un'interrogazione al Ministro dell'Agricoltura e Foreste per conoscere - dice l'interrogazione - "quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere il Ministro per far rettificare i confini del Parco Nazionale Gran Paradiso sulla scorta dei dati cartografici ufficiali allegati al Regio Decreto", eccetera.

Risulta agli interroganti che l'introflessione della delimitazione del Parco in Val Piantonetto e in Valsavaranche - quale risulta dalla palinatura esistente sul terreno - fu introdotta nel 1923, in via di esperimento, e che, successivamente, nessun provvedimento ufficiale intervenne per sanzionare tale modifica che era e doveva rimanere provvisoria.

Gli interroganti ritengono che l'esperienza acquisita debba suggerire il ripristino urgente dei confini, per evitare che si ripetano i massacri di animali selvatici ad opera di bracconieri, di cui si è già occupata largamente la stampa e che hanno commosso la pubblica opinione. Essi chiedono che il Ministro inviti formalmente il Consiglio di Amministrazione del Parco a voler ripristinare la realtà cartografica del Decreto originario, mai applicata, e che, in caso di inadempienza, prenda i provvedimenti necessari per ottenere il rispetto della legge.

Ora, la succitata introflessione fu introdotta nel 1923, cioè 45 anni or sono, accogliendo le richieste dei Comuni e dei privati, come si può leggere nel libro, diventato ormai rarissimo, pubblicato a cura della Commissione Reale del Parco. In questo libro vi è anche tutto un inno in onore al Re per i 2 mila ettari donati allo Stato e il quasi silenzio sugli altri quasi 66 mila ettari di proprietà privata, venuti ad essere vincolati improvvisamente dalla legge istitutiva del Parco. Si riconosce però che da parte della Commissione Reale si era tirata troppo la corda, e cita che si concesse questa riduzione o, meglio, questa introflessione di confini, che ora questi 15 Parlamentari, senza neppure conoscere il Parco Nazionale - o conoscendolo assai male - vorrebbero ampliare, inserendo così all'interno della riserva intere popolazioni alla stessa stregua in cui vivono i Pellerossa negli Stati Uniti.

Saremmo quindi spettatori, se non ci muovessimo subito, e con decisione, di un provvedimento che sotto l'etichetta del romantico amore della natura vorrebbe imprigionare, limitandone la libertà personale e la proprietà privata sino all'annullamento, le popolazioni di tutti i Comuni compresi nel comprensorio del Parco Nazionale.

Questi interroganti chiedono al Ministro che, in caso di inadempienza, si prendano i provvedimenti necessari per ottenere il rispetto della legge. Non una parola, invece, per gli uomini, per le donne, per i vecchi, per i bambini che abitano in quelle zone, i quali sarebbero, quindi, una sottospecie inferiore anche a quegli animali selvatici di cui si preoccupano, per cui non occorrerebbe alcun provvedimento a tutela della loro dignità di uomini liberi e a tutela delle loro misere proprietà.

Quasi quasi c'è da rallegrarsi che nell'interrogazione non si sia invocato addirittura il trasferimento delle popolazioni per lasciare il campo libero al Professor Videsott di disporre di un così vasto feudo a suo piacimento, e tutto questo per evitare - si dice - "che si ripetano i massacri di cui si è già occupata la stampa".

Ma questi interroganti, la cui buona fede è stata con troppa evidenza sorpresa dai Dirigenti del Parco, li hanno mai visti questi massacri? Lo sanno o non lo sanno che furono gonfiati proprio dalla Direzione del Parco, che giunse perfino a dei fotomontaggi per impressionare la pubblica opinione? Lo sanno che ad aumentare, se così fosse, l'uccisione di camosci e di stambecchi, ha provveduto lo stesso Direttore del Parco, Professor Videsott? ...Il quale, nel marzo 1963, venne denunciato e in seguito condannato per aver...

Montesano (P.S.U.) - Consigliere Ramera, per favore, lei non entri in questo argomento, è un argomento personale, quindi io credo che si debba sorvolare...

Ramera (D.C.) - Vabbè, ad ogni modo anche per questo episodio ci fu scalpore sulla stampa, uno scalpore sulla stampa di cui ho le fotocopie. Nessuno però presentò interpellanze o interrogazioni al riguardo e non si chiese al Ministro dell'Agricoltura e Foreste di prendere alcun provvedimento. Ora, invece, ci si preoccupa dei massacri inesistenti e si vuole ampliare il comprensorio del Parco. Da una certa stampa, egregi colleghi, viene a noi tutti, Consiglieri regionali e Giunta regionale, l'accusa di essere degli Amministratori che tutelano i bracconieri.

Ebbene, noi rispondiamo a questi certi ambienti che non si elimina il bracconaggio con la chiusura di tutta la Valsavaranche, così come i controlli doganali di frontiera non eliminano il contrabbando. Siamo qui a riaffermare che non accettiamo lezioni sul come dobbiamo comportarci quali Amministratori regionali. Noi siamo favorevoli al Parco Nazionale, perché è un tesoro che ci appartiene e che accresce il patrimonio di bellezze naturali, di cui la nostra Regione non è seconda a nessuno. Il Parco appartiene a noi Valdostani e vogliamo che sia aperto a tutti: a noi, ai naturalisti, agli studiosi e ai turisti, che non sia considerato una proprietà privata di qualcuno che, come tale, si comporta da vero despota e ritiene valido per sé quello che impedisce agli altri.

Il fatto che siamo favorevoli al Parco lo ha dimostrato, ancora lo scorso anno, il passato Consiglio regionale, raddoppiando i1 contributo finanziario all'Ente Parco che è passato da 25 a 48 e milioni annui; lo hanno dimostrato le nostre popolazioni - e anche qui ho la testimonianza della stampa nazionale, ignorata invece in altri ambienti - soccorrendo ad ogni inverno i branchi stremati di animali che rischierebbero di morire se i nostri Valligiani non portassero loro carichi di avena, muschio e fieno. Lo ha ancora dimostrato la Regione, e per essa gli Assessori competenti - credo allora ci fosse l'Assessore Fosson -, quando in passato hanno limitato il periodo di caccia, proprio per evitare che in particolari condizioni d'inverno anticipato gli animali potessero essere facile preda dei cacciatori. Questo mentre l'Ente Parco se ne stava in silenzio e mentre qualcuno meditava, forse, le sue caccie clandestine o nuove vessazioni da usare nei confronti della popolazione.

Per gli interroganti vorrei aggiungere ancora qualcosa. Quando essi invocano la legge, per gli inadempienti, ricordino che esiste una legge Arnaud-Curti, approvata lo scorso anno dal Parlamento, che nella parte introduttiva spiega come la richiesta di aumento del contributo dello Stato all'Ente Parco sia dovuta anche al fatto che si rende ormai necessario e soprattutto giusto che l'Ente Parco provveda a risarcire i proprietari dei terreni dai danni provocati dall'attuale numero di animali esistenti.

Pertanto, se inadempienza vi è, questa proviene da parte dell'Ente Parco che ignora la legge e non paga i danni alle popolazioni delle zone interessate. Eppure un tempo questi indennizzi l'Ente Parco li pagava, se non vado errato fino al 1938 o al 1939. Ma a quel tempo, un tempo veramente prospero per il Parco, alla Direzione vi era l'Ispettore Bayer, un uomo stimato e amato che aveva saputo contemperare con un equilibrio veramente saggio le esigenze del Parco e delle popolazioni. Del resto, poi, questi danni non sono rilevanti come cifra globale, se pensiamo che la richiesta dei proprietari varia da 50 a 325 lire per ettaro, tanto che, se non fosse per una questione di principio, confortata dalla recente legge Arnaud-Curti, io eviterei tutte le discussioni proponendo addirittura che sia la Regione ad intervenire con un proprio contributo a favore di queste popolazioni.

Al di là dei danni materiali che esistono e che sono evidenti per chi vuole accertarsene di persona, vi è però un Regolamento che limita - così come viene interpretato e fatto osservare - la libertà personale e la proprietà privata, e che impedisce nelle zone interessate quello sviluppo turistico che sarebbe naturale seguendo quanto si è fatto in altri Parchi Nazionali di altre Nazioni.

Per sottolineare l'assurdità di questo Regolamento, mi limiterò a citare alcuni esempi: un proprietario non può portare un cane sui propri terreni se prima non ha l'autorizzazione del Parco (difficile ad ottenersi), mentre certi Dirigenti del Parco possono circolare tranquillamente, in barba al Regolamento, coi loro cani lupo. Un proprietario, ad esempio, non può raccogliere fiori sui suoi terreni, ma fortunatamente questo divieto non colpisce le mucche che, bontà dell'Ente Parco, possono tuttora pascolare liberamente senza la sua autorizzazione. Se uno vuol costruire, pur avendo il permesso del Comune, deve sottostare al parere dell'Ente Parco, mentre quest'ultimo costruisce da pieno padrone, senza neppure interpellare il Comune. Eppure vi è, in proposito, una legge del 1942, secondo cui solo i Comuni possono rilasciare le licenze edilizie. Altro esempio: il Club Alpino Italiano voleva costruire una modesta teleferica, un semplice filo a sbalzo, con partenza da Pont di Valsavaranche, per rifornire il Rifugio Vittorio Emanuele. La Direzione del Parco si oppone perché quel filo snaturerebbe l'ambiente, provocherebbe in qualche modo delle turbative, così niente filo e difficoltà estrema di rifornimenti per il Rifugio, mentre va ricordato che per un mucchio di milioni l'Ente Parco chiuse entrambi gli occhi sul passaggio dell'elettrodotto del C.E.B., il quale, c'è da chiedersi, non provocava forse più turbamento alla fauna e alla natura, più del filo a sbalzo richiesto dal Club Alpino?

Si potrebbe continuare: verrebbero fuori episodi e incongruenze da sbalordire, ma mi limiterò a leggere una lettera, pubblicata il 13 luglio 1961 sullo Specchio dei Tempi de La Stampa. Questo illustre lettore scriveva: "Leggo a Roma la corrispondenza da Cogne della Stampa. Sta bene. Mi consenta di sollevare una questione che dovrebbe interessare l'opinione perlomeno di quei cittadini che prediligono per le loro vacanze il turismo alpino, questa parte di Valle d'Aosta. E la questione è quella della deleteria influenza che, in un modo come è concepita oggi... - la deride la funzione del Parco Nazionale -...a tutto il complesso delle Valli che fanno capo a Cogne; il Parco fu nel passato un vasto territorio solcato da superbe strade alpine, seminato di luoghi di tappa e di ritrovo a quote molto elevate. Tutto ciò avrebbe potuto e dovuto essere alla base di una solida organizzazione turistica. E invece no, la maggior parte delle vecchie strade sono in rovina, i luoghi di tappa scompaiono. Provi a recarsi a quel vecchio e rinomato Rifugio che è un superbo balcone davanti al Gran Paradiso"... e così via, fino a concludere: "Una revisione profonda della linea di condotta della Direzione del Parco mi pare indispensabile, se si vuole dare veramente alle Vallate di Cogne e alle altre tutto lo splendore turistico di cui sono capaci. Grazie della pubblicazione, se verrà fatta, e un saluto cordiale". Questo lettore era l'Onorevole Palmiro Togliatti.

Non possiamo che sottoscrivere, ma che senso ha avuto questo intervento? Nessuno. È rimasto lettera morta, come è rimasta lettera morta la legge Arnaud-Curti, che ha raddoppiato i contributi al Parco, ma questo si è ben guardato dal risarcire i danni. È rimasta lettera morta come le varie richieste che il Presidente della Giunta ha inviato toccando proprio gli argomenti relativi ai confini del Parco, ai danni e allo sviluppo turistico delle zone interessate. Anzi, forse questa campagna di certi giornali milanesi e romani e l'interrogazione alla Camera sono la risposta del Parco alle prese di posizione che il Presidente della Giunta ha ritenuto giusto di assumere in difesa delle popolazioni dei Comuni inclusi nel Parco.

Dopo quanto esposto, sia pure velocemente, perché questo argomento potrebbe occupare da solo più di una seduta, mi sembra essere evidente e giustificato quanto si chiede nella mozione che ho presentato.

Signor Presidente, sarei lieto, se la procedura lo consente, che la mozione fosse sottoscritta da tutti i Gruppi prima della votazione, in modo che all'esterno si capisca che si tratta di un documento che testimonia l'unanimità non soltanto dei consensi, ma anche dell'iniziativa, e che manifesta la volontà precisa di portare avanti questo discorso non solo perché siamo qui a rappresentare gli interessi delle popolazioni, ma altresì perché riteniamo nostro dovere richiamare l'attenzione di chi sta più in alto di noi, affinché le leggi e i regolamenti del Parco abbiano ad essere corretti in tutte quelle parti in cui appare più che evidente il contrasto con la Costituzione Italiana.

Quello che si pone alla vostra attenzione e al vostro esame è soltanto questo: maggiore giustizia per le Vallate di Cogne, di Valsavaranche, di Rhêmes e per le loro genti laboriose; una giustizia che da tanti anni chiedono invano gli abitanti ai loro Amministratori. È di sei anni or sono, per esempio, una precisa lettera sottoscritta da 7 Sindaci che denunciava appunto questa situazione. Di fronte a questa precisa denuncia, mi sembra che non possiamo né accettare, né tanto meno acconsentire che questi sistemi di pretta marca fascista abbiano a continuare oltre, con conseguenze e danno non solo per una parte della nostra Valle e per il suo avvenire turistico, ma per il discredito che si vuole gettare su tutti i Valdostani, con una campagna politico-giornalistica di dubbio gusto ed anche contraddittoria, come già ho accennato prima, sottolineando l'evidenza data dalla stampa, prima a pretesi massacri, e poi per elogiare l'opera umanitaria dei nostri Valligiani nel soccorrere gli animali in inverno.

Ora, delle due tesi o l'una o l'altra: o noi siamo, come dice un giornalista milanese, degli scemi incoscienti, desiderosi solo di distruggere il Parco o siamo invece profondamente attaccati a questa ricchezza, tanto da sopperire con opera singola od organizzata alle deficienze della Direzione del Parco. Non possiamo essere l'uno e l'altro nello stesso tempo, sol perché vi sono dei bracconieri che disturbano i sonni di certi Dirigenti. Di bracconieri ce ne sono, ce ne sono sempre stati e ce ne saranno sempre. Non è certo che si risolverà il problema con l'ampliare la delimitazione del Parco, così come non si risolvono del tutto i problemi del contrabbando, e qui non c'è neppure paragone tra l'entità dei due problemi con l'aumentare i pur bravissimi finanzieri, dislocati lungo tutto l'arco alpino e lungo gli ottomila chilometri di coste italiane.

Del resto la proposta dei 15 interroganti circa l'ampliamento del Parco denota, insieme alla scarsa conoscenza del problema, una mancanza di originalità. Va ricordato infatti che, in occasione della presentazione del progetto per l'istituzione del Parco Nazionale al Senato, 45 anni or sono, da parte dell'allora Ministro Bonomi, vennero avanzate curiose proposte tendenti ad impedire la riparazione delle strade esistenti e la creazione di nuove per rendere quelle località più impervie ed impedire il soggiorno a chicchessia. Poiché, come nel caso attuale, tali proposte dimostravano forse una buona fede o una buona volontà ideale, ma una carenza di conoscenza dei luoghi, dei costumi, delle necessità delle località non certo desertiche o avulse dalla vita della Regione, dette proposte vennero saggiamente respinte, e ciò al fine di consentire che il Parco trovasse il suo inquadramento nella vita locale contemperandosi doverosamente e opportunamente con un turismo disciplinato e non a carattere distruttivo. Questo affinché il Parco non divenisse, come ebbe a scrivere allora Giuseppe Giacosa, un monastero di camosci e di stambecchi.

È stato osservato tutto ciò dai responsabili del Parco? Fino al 1939, sì; ma poi, che cosa è avvenuto? Si può forse affermare che si sia cercato l'inquadramento del Parco nella vita locale, che siano state contemperate le esigenze delle parti, oggi in contrasto? Eppure l'articolo 5 del Decreto Legge del Capo Provvisorio dello Stato, datato 1947, recita chiaramente che l'Ente Parco deve provvedere allo sviluppo del turismo nella zona del Parco Nazionale. Alla faccia! È proprio il caso di dirlo! Ma dove mai la Direzione del Parco - e abbiamo letto appena adesso il pensiero di Togliatti - ha provveduto a questo sviluppo turistico? Semmai lo ha boicottato e boicotta tuttora ogni tentativo di turismo, e non solo vietando e ostacolando qualsiasi iniziativa del genere nell'ambito del Parco; basti pensare che perfino i progetti per le stalle più alte debbono essere supervisionati dalla Direzione del Parco.

Per questa stolta politica è andata in completo sfacelo e abbandono quella spettacolosa rete di sentieri e mulattiere costruiti fin dai tempi di Vittorio Emanuele II e Umberto I che misurava 292 chilometri, sentieri e mulattiere che, per la loro ampiezza e per il loro tracciato, potrebbero paragonarsi oggi alle più moderne carrozzabili.

Per tutto questo, e chiedendo scusa al Consiglio regionale per il forse troppo lungo intervento, ma doveroso ed esauriente, io ritengo che la mozione presentata possa ottenere il voto di tutti i Gruppi, pur riaffermando, se ciò fosse necessario, a certi sordi, che siamo gelosi custodi e decisi assertori del Parco Nazionale. Noi dobbiamo unanimemente dichiarare che questo Parco lo vogliamo in forma moderna, aperto cioè a tutte le grandi masse turistiche che visitano la nostra Regione e sottolineando altresì che al di sopra di tutto vi è l'uomo, con i suoi intangibili diritti alla vita e alla libertà.

Chiediamo, pertanto, giustizia per le genti di Cogne, di Valsavaranche e di Rhêmes perché possano, uguali a tutti i Valdostani, continuare a vivere, ma vivere con dignità nei luoghi dove nacquero e dove già vissero i loro avi, in perfetta armonia con la natura che li circonda. Chiediamo altresì che questo incanto che ci è stato dato non sia feudo o riserva personale di qualcuno, ma patrimonio di tutti noi e di tutti gli amici della Valle d'Aosta.

Avrei predisposto un quarto punto alla mozione da inserire come emendamento, ve lo leggo in breve: "di impegnare la Giunta regionale ad opporsi energicamente, nella opportuna sede, ad un eventuale ampliamento degli attuali confini del PARCO ed all'inclusione della VALSAVARANCHE nel territorio del Parco stesso e ad operare per il ripristino degli originali confini.", perché l'interrogazione era stata successiva. Tuttavia, avant'ieri, a Roma, mi sono recato al Parlamento per sapere qual era stata la fine di questa vicenda e il Ministro Sedati, Ministro dell'Agricoltura e Foreste, in data 7 ottobre ha risposto all'interrogazione n. 4-00984 del 26 luglio 1968 a firma Della Briotta ed altri; la risposta si trova allegata al resoconto stenografico del 7 ottobre, per cui ho dovuto rivolgermi, non essendo ancora stati pubblicati gli atti di quella seduta, direttamente al Ministero dell'Agricoltura e Foreste, che mi ha dato lettura della risposta del Ministro. La risposta potrebbe essere confortante, in un certo senso, perché in essa si dice che le introflessioni del confine del Parco Nazionale del Gran Paradiso relativa alle Valli di Piantonetto in Canavese e Valsavaranche al Nord vennero istituite già nel 1925 a titolo di esperimento, su proposta dell'apposita Commissione Reale, che aveva accolto i discorsi dei Sindaci e dei privati della zona e che l'introflessione non venne mai revocata. Una revisione degli attuali confini creerebbe - dice il Ministro - un problema assai complesso al quale sarebbero interessati, oltre al Ministero dell'Agricoltura, anche i Ministeri degli Esteri e del Turismo, poiché la relativa proposta per i confini... e qui, tra parentesi, vorrei aggiungere che non capisco molto, perché nell'interrogazione dei 15 Parlamentari non si parlava di quanto invece risponde il Ministro... in cui si vede, appunto, che c'è una manovra sotterranea da parte dell'Ente Parco, si chiede il collegamento del Parco...

Montesano (P.S.U.) - Consigliere Ramera, vorrei solo avvertirla che il tempo è scaduto.

Ramera (D.C.) - ...sì, ho finito. Si chiede il collegamento del Parco Nazionale del Gran Paradiso con quello Savoiardo della Vanoise. Inoltre il Ministro Sedati ha reso noto agli interroganti che nel febbraio 1967, il Consiglio di Amministrazione del Parco ha nominato una Commissione che sta studiando il problema e che il 26 luglio 1968 - caso strano, proprio lo stesso giorno dell'interrogazione! -, il Consiglio di Amministrazione del Parco ha delegato il proprio Presidente a trattare con la Regione Autonoma Valle d'Aosta e la Provincia di Torino, cosicché sarà premura del Ministro far conoscere le conclusioni di detta azione appena i dati torneranno al Ministero.

Perciò, nonostante la risposta del Ministro, io ritengo di dover ugualmente emendare la mozione inserendo il punto 4, proprio per impegnare la Giunta in queste trattative con l'Ente Parco, per salvaguardare quello che è stato il passato e perché non si venga a danneggiare ulteriormente le popolazioni che già hanno notevoli danni in proposito.

Savioz (P.C.I.) - Il problema del Parco Nazionale del Gran Paradiso non è di oggi, già nel tempo aveva mosso... diciamo "l'attenzione" da parte dei privati cittadini e da parte degli Amministratori della cosa pubblica. Io mi ricordo che era già in ballo molti anni fa, quindi non è di oggi, però si è aggravato, e si è aggravato notevolmente per il fatto che la fauna del Parco Nazionale del Gran Paradiso è per lo meno triplicata.

È quindi una questione di spazio: se prima queste simpatiche bestiole rimanevano a quota 1.500, adesso, quando voi andate nella Valle di Cogne durante l'inverno, se arrivate a Berio, sopra Pont D'Aël, che è a 800 metri, le vedete a pascolare lì vicino alla strada, proprio a portata di mano. Non parliamo poi se andiamo più su, a Vieyes, a Sylvenoire, a Epinel, al Capoluogo di Cogne: naturalmente sono giù, e a Valsavaranche lo stesso, quindi è una questione di espansione naturale. Logicamente, se queste bestiole scendono, automaticamente i contadini, i proprietari dei terreni che sono attinenti al Parco, così com'è delimitato adesso, ne portano le conseguenze. Ci sono dei mayen dove non è più possibile falciare il fieno perché... gli stambecchi no, ma i camosci sì... vengono giù e glielo mangiano, le segale sono regolarmente mangiate, quindi i contadini finiscono per non seminarle più e via di questo passo qui.

Gli alpeggi. Io cito solo l'esempio della montagna del Gran Nomenon, ai piedi della Grivola, montagna che una volta metteva 160 capi di bestiame: è ridotta a 40, 45 capi di bestiame. L'ultimo "tramouaill" [traduzione letterale dal patois: "alpeggio"] non funziona più perché è tabula rasa: ci sono camosci, stambecchi... ma no, non è neanche demolito, Presidente Bionaz, no, l'abbiamo ricostruito ...(voce)... sopra, lì al Gran Nomenon, è stato ricostruito circa 30 anni fa, io mi ricordo molto bene perché facevo parte della squadra per preparare il legname e poi portarlo sul posto. Quindi è stato ricostruito, ma che cosa vuoi portare ancora le mucche che è pieno di stambecchi? ..."n'a pa mì d'erba" [traduzione letterale dal patois: "non c'è erba"], quindi effettivamente c'è un gravissimo danno.

Oltre a questo, la politica espansionistica della direzione del Parco Nazionale del Gran Paradiso che cosa ha fatto? I contadini, messi di fronte a questa situazione di non poter più usufruire del loro alpeggio, hanno venduto. Siccome quella è una montagna consortile e ognuno ha un certo diritto, c'è stato un numero non indifferente di contadini che hanno venduto i loro diritti al Parco. Da qui è venuta la fine del tramouaill, perché una parte il Parco l'ha comperata e poi l'altra parte era insufficiente per mantenere in vita il tramouaill, non c'è più stata la salita all'alpeggio, così il Parco, comperando una piccola parte, l'ha avuto tutto. Questa è la chiara verità. Allora che cosa succede? Succede, a un certo momento, che dobbiamo tenere conto che coloro che non hanno venduto sono rimasti proprietari... i "berdzì" [traduzione letterale dal patois: "pastori"], come si dice in patois, e sono ancora proprietari oggi giorno. Però, siccome sono rimasti in pochi, all'alpeggio non ci vanno più e quand'anche ci andassero ...(voce)... scusa?

(voce) - ...più del 50% hanno venduto...

Savioz (P.C.I.) - ...hanno venduto circa un 55-60 per cento, sì, sì, e quindi praticamente la montagna è diventata inservibile. Il Parco naturalmente adesso non pone neanche più il problema di comperare, ce l'hanno lo stesso, e allora la cosa da questo lato qui è veramente grave.

Io capisco che ci siano alcune difficoltà anche per il risarcimento dei danni, per sostenere che questi danni non ci sono stati, perché c'è della gente che avanzerebbe delle pretese in tal senso. Comunque questo fa parte del rovescio della medaglia: si possono benissimo stabilire delle regole precise e si può anche constatare dove ci sono e dove non ci sono questi danni effettivamente.

Il problema più grave e forte, però, consiste nella conduzione del sistema di Amministrazione del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Effettivamente, io, pur riconoscendo i meriti del Professor Videsott - e non glieli tolgo, anzi li riconosco senz'altro -, devo dire che questo Signore ha scambiato il Parco Nazionale del Gran Paradiso per un feudo personale. Ma che Fascismo, quello è Hitler, quello è un Rauss, con lui non c'è neanche possibilità di discutere! Ripeto, è un individuo che ha dei grandi meriti, perché io mi ricordo molto bene nel 1945, quando rimanevano pochi esemplari della fauna del Parco Nazionale del Gran Paradiso, che quell'uomo si è battuto - allora ero Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale - e siamo andati assieme dal Maggiore Powell che comandava l'Amministrazione di tutta la ex Provincia di Aosta; da lui abbiamo ottenuto la possibilità di nominare le prime Guardie per salvaguardare quei quattro stambecchi e quei pochi camosci che c'erano ancora, perché veramente c'era stata una moria tale che, a momenti, scompariva la razza! Allora saremmo dovuti andare nel Caucaso a pescare stambecchi o camosci, perché lì ce ne sono, ma poi venivano i Russi e... apriti Cielo!

Comunque, ritornando a Videsott, questo Signore ha stabilito una linea di demarcazione del Parco Nazionale del Gran Paradiso e lì, entro questa linea, non c'è più nessuno che può banfare. Macché diritti, macché legge, macché Codice Civile, macché Codice Penale, niente, tutto questo per lui non esiste! Esiste la sua volontà, punto e basta, quindi è veramente una sopraffazione.

Citerò un piccolo esempio per darvi veramente il là al problema: l'Amministrazione della Proloco, dell'Azienda di Soggiorno di Cogne, a un certo momento aveva deciso di segnalare i sentieri, con del minio rosso, con del minio verde, con del minio bianco, con del minio giallo, in modo che il turista sapesse che, continuando con quel segno, andava in quel determinato posto. Videsott ha fatto scalpellinare le pietre perché lui ha detto a me personalmente: "Signor Savioz, lei non si rende conto del danno che questo porta agli stambecchi e soprattutto ai camosci". Io ho risposto: "Senta, io sono del Parco Nazionale, non vi sono nato ma comunque ci sono cresciuto, ho vissuto sempre nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, e conosco bene, altrettanto quanto lei, i camosci e gli stambecchi... ma mi faccia il piacere se lo stambecco si ferma a guardare una macchia di rosso o una macchia di giallo o una macchia di verde!". Siamo arrivati a quel punto lì: ha fatto scalpellinare le pietre ...(voce)... Non vi cito altri esempi, molto più tristi, quali quello di colui che voleva costruire a Valnontey, le grane che ha avuto, e di quell'altro che voleva costruire a... come si chiama? A Valsavaranche, dove ci siamo interessati a fondo per poter frenare, se non eliminare, la ipercattiveria. Io gli ho detto, a un certo momento, Signor Videsott: "lei è un uomo pieno di cattiveria e deve sprigionarla in qualche modo".

Quindi, effettivamente, non possiamo che essere totalmente d'accordo su questa mozione e bisogna che la Commissione consiliare competente, o chi se ne interessa: la Giunta, il Consiglio, o chi vuole occuparsene, tengano bene presente questa situazione. Vorrei però anche dire un qualche cosa che non suona a difesa dell'operato di questi Signori Amministratori, ma che poi, in fondo, si riversa tutto sulla persona del Videsott, perché è lui.

lo sono del parere - e penso che qui dobbiamo essere tutti d'accordo - che, a un certo punto, bisogna considerare la possibilità dell'ampliamento del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Qui il discorso si potrebbe fare anche un po' più lungo. Noi abbiamo avuto dei contatti con i Francesi che hanno delle zone interessate a questo Parco Nazionale e che potrebbero essere interessantissime, perché non hanno neanche gli stessi problemi che noi abbiamo qui, in quanto che le Vallate non sono abitate come le nostre. La zona montagnosa molto più arida potrebbe essere il polmone di espansione a tutto questo bestiame di qui che abbiamo adesso e che non sa più dove stare perché deve scendere. Credetemi, non è che non ci sia problema: il problema c'è. Queste bestie devono scendere per forza, perché su il terreno per il pâturage non basta più, non è più sufficiente. Allora il problema dell'ampliamento esaminiamolo attentamente. A questo proposito, io mi permetto di dire che ho saputo, che ho visto le lettere e anche un interessantissimo studio fatto dall'Avvocato Marcoz, ex Presidente della Giunta. Lui ha studiato a fondo questo problema, ha fatto uno studio ed è nero su bianco. Si potrebbe quindi chiedere all'Avvocato Marcoz di avere una copia di questo suo studio e di esaminare attentamente perché in questo studio c'è tutta una serie di problematiche inerenti il Parco Nazionale del Gran Paradiso, ivi compresa la possibilità dell'espansione del Parco, perché bisogna escludere a priori che si faccia quello che intendevano fare loro, portare il limite del Parco Nazionale del Gran Paradiso per tutto il Fondo Valle della Valsavaranche fino a Villeneuve, per tutto il Fondo Valle della Valle di Cogne fino a Aymaville. Questo significa mettere i contadini nella condizione di non poter più vivere sul posto e di avere una serie di inconvenienti che abbiamo già lamentato.

Io sono anche del parere che, a un certo punto, il Parco Nazionale del Gran Paradiso non possa essere una entità a sé stante e fare una legge per conto suo. La Valle d'Aosta ha dei problemi di carattere turistico, di carattere agricolo, di carattere... direi, quindi bisogna legare il Parco Nazionale del Gran Paradiso alla Valle d'Aosta, dove ha la maggioranza del suo territorio. E bisogna che i problemi vengano studiati da parte della Direzione del Parco Nazionale del Gran Paradiso d'intesa con le Autorità costituite della Valle d'Aosta, e non che loro pretendano di venire qui, nella nostra Regione, e dare il diktat di quello che vogliono per il loro Parco Nazionale. Il Parco Nazionale, intanto, è di tutti, non soltanto della Direzione del Parco e tanto meno di quel Signore di cui abbiamo parlato prima. Pertanto, per quanto riguarda il problema turistico, esso va studiato nel senso che bisogna aprire il Parco turistico pur sempre, naturalmente salvaguardando la questione paesaggistica, quella della fauna e tutte le altre questioni.

Non è poi vero che non si possa contemperare il turismo con le altre questioni, perché ci sono dei Parchi Nazionali - io li ho visti, ne ho visto uno nell'Unione Sovietica - che, a confronto del nostro qui, è un qualche cosa di centuplicato come ampiezza e, in fatto di fauna, la fauna è molto più ricca della nostra perché è molto più complessa. Ebbene, ci sono le strade dove vanno dentro con le macchine, ci vanno e ci escono, e la fauna è salvaguardata, il paesaggio è salvaguardato, non c'è niente di distrutto. Non conosco poi direttamente, perché non li ho visitati - ma li conosco per aver studiato il problema - i Parchi Nazionali che ci sono in Svizzera, che ci sono in Africa e che ci sono dappertutto. Sono cose che funzionano molto bene senza il bisogno del diktat del nostro Direttore del Parco quassù. Salviamo quindi pure tutte queste cose qui e pensiamo un momento alla questione del risarcimento ai privati, del risarcimento agli alpeggi, del risarcimento ai Comuni, perché ci sono dei comprensori comunali che hanno delle sofferenze per questa questione del Parco.

Io non voglio continuare a dire altre cose, mi sembra di aver toccato alcuni argomenti di cui mi sono permesso di parlare in quanto che vivo, ormai dall'età della ragione - quindi da 40 anni - nel territorio del Parco. Perciò io sono senz'altro d'accordo, e penso che anche il nostro Gruppo sia perfettamente d'accordo con la mozione. Auspichiamo che effettivamente qualcosa sia fatto, affinché si venga a modificare questa situazione che è diventata ormai cancrenosa, per cui bisogna avere il coraggio di adoperare il bisturi fino in fondo in modo da normalizzare la situazione.

Montesano (P.S.U.) - Sono iscritti a parlare Bionaz, Mappelli, Albaney, Pedrini, Manganoni... c'è qualcun altro che si vuole iscrivere? Tonino...

Bionaz (D.C.) - Evidentemente sono d'accordo sulla mozione e condivido in pieno tutto quello che è stato detto a proposito della difesa delle popolazioni interessate dal comprensorio del Parco. Quando noi abbiano appreso che era stata presentata quell'interrogazione alla Camera, ci siamo fatti solleciti presso il Ministero perché nulla venga deciso senza il nostro consenso e, per la verità, ho avuto il piacere di ricevere, da parte del Ministro, questa lettera che è abbastanza recente, è del 1° ottobre:

"Signor Presidente, comprendo perfettamente le sue preoccupazioni riguardo la questione dei confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ma le assicuro che non ho mai pensato di modificare gli attuali confini senza che fossero interpellate in merito la Regione Autonoma della Valle d'Aosta e le Amministrazioni locali. Sono pienamente d'accordo sulla necessità di esaminare collegialmente la questione con i Parlamentari Valdostani e con i rappresentanti degli Enti da lei indicati e mi riprometto di indire una riunione non appena possibile, nella speranza di poter fare insieme un buon lavoro per la difesa e l'incremento del Parco Gran Paradiso, un patrimonio naturalistico prezioso che all'estero ci invidiano. Le porgo i migliori saluti.".

Questo diremo che è già di una certa tranquillità, perché almeno saremo sentiti, se si deciderà di portare in discussione i confini del Parco. Evidentemente il problema del Parco esiste, questo è chiaro, e tutto quello che è stato detto così bene dal Consigliere Ramera e dal Consigliere Savioz è la constatazione dei fatti che le popolazioni locali purtroppo debbono subire ogni anno, e da tanti anni.

La Regione aveva anche stanziato un fondo modesto, se si vuole, per un indennizzo ai proprietari del Parco. Questo indennizzo è previsto anche nella legge che aumenta il capitale, che aumenta il contributo annuale al Parco, ma dopo non se ne fa poi niente. Credo che la difficoltà sia questa, cioè di non sapere bene come ridistribuire questo contributo, però questa non dovrebbe essere... diciamo una difficoltà insuperabile. Il contributo si potrebbe lasciare anche agli stessi interessati che se lo distribuiscono fra di loro. Indubbiamente bisogna che questi piccoli fondi - i fondi più cospicui però sono quelli compresi nello stanziamento annuale a favore del Parco - trovino finalmente da parte nostra il modo di essere consegnati, diremo di essere pagati agli interessati. Io non penso che sia così difficile concertare un certo rispetto degli interessi privati con gli interessi del Parco, che vanno anche considerati.

C'è da dire che in questa discussione entra veramente in fin dei conti l'atteggiamento del Direttore del Parco, il quale è sempre stato di un carattere e di un temperamento che non si presta a nessuna discussione, a nessun componimento ed a nessuna constatazione di buon senso. Io non voglio dare addosso ad uno studioso che pose la sua causa così, diremo con tanto entusiasmo, e non perché io non lo conosca sotto il profilo tecnico dello studioso, dello scienziato; indubbiamente ha i suoi valori, ma c'è proprio da augurarsi che l'età della maturazione della sua pensione arrivi il più presto possibile (credo che stia arrivando fra pochi mesi). Con questo non voglio mancare di rispetto ad uno scienziato per certi meriti, ma veramente gli auguriamo di andarsene presto, perché anche quelli che sono i funzionari del Parco e che, come lui, sono interessati alle fortune del Parco, non sono del suo temperamento, né del suo avviso. Io penso che sarà bene che la successione a questo uomo avvenga al più presto possibile, senza augurargli, con questo, naturalmente nessun male. Che viva pure a lungo, ma lontano dalle nostre Valli, dove potrà approfondire i suoi studi rendendo però la vita un po' più sopportabile a quelli che adesso devono sopportare... diciamo le sue intemperanze in quanto all'applicazione della regolamentazione del Parco.

Per quanto riguarda la Giunta e il Consiglio regionale, io penso che qui siamo unanimi nel censurare questi atteggiamenti, diremo unanimi nell'affermare che intendiamo proteggere e promuovere lo sviluppo del Parco... insomma, la sua fortuna, ma siamo anche unanimi nel riconoscere che le popolazioni hanno dei giusti diritti che vanno rispettati, tanto più che hanno anche attinenza, molte volte, ad un lato umano della vita di queste popolazioni, che vivono a quelle altitudini e che non hanno nessuna ragione per subire quanto hanno subito fino adesso.

Pertanto io penso di poter assicurare, sia al presentatore della mozione, sia al Consiglio, che da parte della Giunta nulla sarà trascurato, come non lo è stato nel passato, per il rispetto dei diritti di queste popolazioni.

Mappelli (D.C.) - Io non vorrei intrattenervi troppo su un argomento su cui tanto bene chi mi ha preceduto ha già parlato. Sottoscrivo in pieno la mozione presentata dall'amico Ramera: parlare della Direzione del Parco è un qualcosa che m'innervosisce, preferisco parlare delle mozioni di Tonino, sinceramente.

Il Parco è una faccenda che si trascina da decenni su migliaia di aspetti, dai più particolareggiati al problema di fondo. Il Presidente della Giunta, un momento fa, ha detto: "Qualcuno vada a un altro posto, qualcun'altro sopporti le intemperanze di questo Signore", ma io penso che non ce ne saranno tanti disposti a sopportare le sue intemperanze come le abbiamo sopportate noi, perché basterebbero... non so, alcuni cenni... bisogna dirle queste cose, noi le sappiamo e ce le ricordiamo ogni momento.

Il Consigliere Ramera ha accennato in merito alle difficoltà nell'edificabilità. Certo, giustamente, per tener conto dell'ambiente, se uno costruisce una casa all'interno del Parco si può anche sentire un parere, ma quelli se ne fanno un baffo delle leggi! Hanno fatto lì al Paradisia la casa e penso che il Comune di Cogne non aveva motivo di dire di no... allora era Sindaco il buon Jeantet, il quale è andato su a sospendere i lavori, non gli dava l'autorizzazione, così vi sono state delle discussioni in funzione di altri cittadini di Cogne. Cari Signori, altri cittadini hanno subito delle denunce e il Tribunale ha emanato le sentenze, mentre quelli se ne sono andati avanti tranquilli, hanno fatto la loro casa e buona notte! È questa la realtà, è questa, ma qui è casa nostra. Quando uno ha una casa a Valnontey o a Valsavaranche o in qualunque angolo della Valle d'Aosta, io penso che, pagando le tasse, abbia tutti i diritti che deve avere un cittadino corretto e onesto, che non fa il bracconiere. È un cittadino che paga, lavora. Questo vuol dire limitare la personalità dell'uomo, dell'individuo.

A Cogne abbiamo una bellissima e magnifica cava - qui è per riallacciarmi al discorso che tu facevi prima -, perché è una cava su in una spalla all'interno del Parco, che serviva per dare lavoro alla gente di Cogne: ad artigiani, impresari e anche alla popolazione di Cogne per le lose, eccetera. Cari Signori, credete che abbiano lasciato mettere la teleferica? No, no, mi dispiace, sono andati loro a prenderle lì per costruire su al Loson, è questa la realtà, e di questi casi potrei raccontarne fino a domani mattina.

Pertanto io penso che parlare di allargare, amico Savioz... no, no, non siamo d'accordo; studiare sì, capisco e condivido il suo buon senso, come lei dice si può tenere conto della sopportazione... è vero, io non sono un tecnico, ma penso che la natura possa sopportare un numero di queste bestie che noi rimettiamo, sinceramente sarà un qualcosa che è una ricchezza nostra, non lo metto in dubbio e, per natura, la sopportazione... naturale, ad un certo momento le nevicate, i freddi intensi d'inverno, l'alta neve, eccetera, seleziona da una parte gli animali, che però crescono ogni anno a centinaia, per non dire a migliaia. Sarà dunque un problema che si potrà vedere in un secondo tempo, però noi sappiamo che le popolazioni, i Sindaci, questo Consiglio... io mi ricordo quando il finanziamento passò dai 12 ai 14 milioni annui, a quel posto sedeva l'Avvocato Marcoz, e io raccomandai la questione delle indennità, che era presa come una raccomandazione. Siamo ancora sempre al dunque?

Noi dobbiamo con coraggio arrivare fino in fondo. Se sarà necessario, prendiamo noi in mano la questione della costituzionalità di questa legge e andiamo fino in fondo, noi, come Consiglio, e poi vedrete che il problema sarà risolto.

Andrione (U.V.) - S'il est juste ...(voci)... de dénoncer certains abus qui se vérifient dans le Parc du Grand Paradis, je crois qu'il ne faudrait pas trop oublier l'aspect très culturel, très important qui a pour nous le Parc. Je ne veux pas parler longtemps, mais je crois que, à part le tempérament de Monsieur Videsott, il y a un problème de fond: le Parc du Grand Paradis n'a pas assez d'argent.

Il est facile de dire que cette zone fait partie du Parc, mais pour que le Parc vive il faut dépenser. Les Rois de Sardaigne devenus Rois d'Italie étaient vraiment aimés par les populations puisqu'ils dépensaient de l'argent, même d'une manière un peu paternaliste, mais quand même ils étaient aimés par les gens du Parc parce qu'ils faisaient quelque chose pour eux. De façon que, pour arriver plus rapidement à une conclusion, je voudrais proposer, si Monsieur Ramera et les autres sont d'accord, une modification au point n° 2 du dispositif. Comme personnellement je ne crois pas qu'on puisse soutenir qu'il y a des règlements qui ne sont pas constitutionnels, je voudrais proposer au Conseil de voter ce point en cette forme: "di invitare i nostri Parlamentari a presentare alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica un disegno di legge che riordini tutta la materia, con riferimento sia alla parte normativa che a quella finanziaria, in modo confacente alle esigenze del Parco e delle popolazioni interessate", parce qu'il faut quand même qu'il existe un règlement. Il y aura des limitations par la force des choses et dire simplement comme il est dit dans la motion cela pourrait ne pas être clair. À mon sens, il faudrait étudier et faire présenter par nos Parlementaires un projet de loi qui réorganise et réaménage toute la matière d'une façon moderne, en prenant exemple de ce qu'on a fait pour le Parc de la Vanoise ou de ce que la Suisse a fait pour le Parc National de Engadine, et qui tienne évidemment compte aussi du fait qu'il y a des gens qui vivent pratiquement dans l'enclave du Parc.

Le point fondamental, à mon sens, est celui d'insister sur le fait que le Parc doit avoir des moyens financiers pour faire ce qu'il doit faire, c'est-à-dire pour défendre le patrimoine culturel représenté par le Parc.

Pedrini (P.L.I.) - La discussione che è stata fatta fino a questo momento è abbastanza ampia. Io mi riallaccio soltanto un momento a quello che ha detto il Consigliere Savioz, il quale praticamente ha tolto a me totalmente l'argomento; pertanto mi associo in pieno alla sua impostazione.

Vorrei dire all'Assessore Mappelli che qua non si tratta di allargare il Parco - forse ha frainteso o sono io che non ho capito bene - dalla parte della Valsavaranche, ma verso le montagne francesi, questo è quanto io ho inteso. Io sono perfettamente d'accordo con il Consigliere Savioz di allargare di là, perché così costituirebbe veramente uno sfogo.

Condivido quindi in pieno proprio le parole del Consigliere Savioz.

Andrione (U.V.) - Mi permetta, secondo me c'è la possibilità di ingrandire il Parco lungo la cresta della base verso il Colle d'Hérin che sono zone altissime dove praticamente non si sono più pascoli e che si ricollegherebbe, attraverso il Col de la Vache, al Parco della Vanoise; quindi sarebbe l'altra testata della Valgrisanche.

Pedrini (P.L.I.) - Comunque è un problema, diciamo, da studiare o di primaria importanza appunto per lo sfogo del bestiame e ho concordato in pieno su quanto ha detto il Consigliere Savioz.

Manganoni (P.C.I.) - Io sarò breve e non ripeto quanto si sta dicendo qui da 20 anni in questo Consiglio, che poi si dicono sempre le stesse cose.

Mi limito a fare osservare due cose: primo, in una passata seduta, quando si è discusso della questione delle acque, i nostri due Parlamentari erano presenti ed hanno riferito, perché già alcuni Deputati avevano presentato delle mozioni sulla questione delle acque. Penso che sarebbe stato loro dovere di trovarsi qui, anche oggi, per riferirci ...(voce)... no, fa sempre piacere sentire i Parlamentari, ma tu sei cattivo... per riferirci su questo problema, su questa interrogazione presentata da alcuni Deputati.

Seconda questione: vi farò osservare questo che io ho sottolineato, ma adesso non so più dov'è... parla dei terreni... ecco qui: "preso atto che la premessa alla legge presentata dagli Onorevoli Arnaud e Curti... prevede che le popolazioni inserite nel Parco Nazionale del Gran Paradiso abbiano diritto al risarcimento dei danni...". Qui voglio farvi osservare una cosa: certi terreni limitrofi al Parco subiscono più danni di quelli inseriti nel Parco, perché è in primavera che i camosci e gli stambecchi procurano maggiori danni, quando scendono, perché in alto c'è molta neve e in basso spunta la prima erba. Siccome loro non conoscono il confine del Parco, quando scendono al di sotto, dove c'è l'erba, brucano questa erba anche fuori dal confine del Parco. D'estate di danni ne procurano pochi perché sono in alto, sulle montagne, non sono più giù negli alpeggi - dico in genere - ed allora i maggiori danni vengono procurati in primavera. Però in primavera, come vi dicevo, escono anche al di sotto ed allora gli alpeggi, i mayen o i prati che si trovano sul confine del Parco o appena fuori vedono affluire branchi di camosci e di stambecchi - di camosci, particolarmente - che brucano questa erba. Allora, per il fatto che vi ho esposto, io suggerirei di includere anche questi terreni nel riconoscimento, nel senso che forse questi vengono più danneggiati di altri che sono inseriti nel Parco.

Sarà forse bene emendare la mozione inserendo fra i titolari del diritto al risarcimento non solo i proprietari di terreni inseriti nel Parco, ma anche i proprietari di terreni confinanti o limitrofi. Io vi potrei anche citare e fare degli esempi: già in primavera ho visto, quando andavo su, sotto il bosco - perché a monte è tutto bosco, quindi erba non c'è subito in primavera -, appena a valle del confine del Parco, dove ci sono le paline e ci sono i mayen, che i camosci e gli stambecchi scendono, e non nel bosco, perché nel bosco l'erba non c'è, ma al di sotto. Ad ogni modo, non è che ne faccia una questione... diciamo una condizione per approvare o meno la mozione, però io vi dirò che, se volete fare le cose con equità, dovete tenere presente anche questo fatto.

Tonino (P.S.I.U.P.) - Io mi associo alla mozione presentata dal Consigliere Ramera. Non entro nei particolari, perché il Parco del Gran Paradiso lo conosco così, per sentito dire, non lo conosco a fondo. Mi associo, quindi, alla sua mozione che tiene conto soprattutto della salvaguardia della popolazione locale, che verrebbe a trovarsi in grave disagio se questa interrogazione presentata da questi Parlamentari dovesse avere efficacia. Sembra che, sulla base della lettera del Ministro inviata al Signor Presidente della Giunta, possiamo già un po' tranquillizzarci, comunque qualche cosa ci sta sotto ancora, per cui chiedo che la Giunta regionale s'interessi immediatamente del problema per far valere i poteri della Regione in materia.

Chabod (D.C.) - Prospettare una diretta azione del Consiglio sul Parco non so se provocherebbe sdegno ed offesa alle popolazioni che ci sono nelle nostre Valli; potrebbe originare imprevedibili reazioni, tali da compromettere il patrimonio faunistico e l'uso del patrimonio immobiliare e materiale del Parco stesso. Questo va detto con tutta chiarezza e senza ombra di dubbio ai Deputati firmatari dell'interrogazione.

Come si può chiedere al Valligiano ulteriori sacrifici quando la legge istitutiva del Parco ed i suoi esecutori, in particolare, hanno fatto pesare senz'altro più del necessario le limitazioni al diritto di proprietà? Limitazioni e gravame delle imposte per lo più senza il pagamento di indennizzo alcuno. Mi riferisco ai divieti di costruzione, alle contravvenzioni elevate dell'ordine di centinaia e migliaia di lire per un cane lasciato libero momentaneamente nel periodo estivo - cioè quando i camosci sono a distanze chilometriche -, alla canna da pesca strappata di mano ad un ignaro turista straniero, a varie altre cose del genere e, infine, al danno arrecato alla fauna del Parco e alle altre colture. Sarebbe stato perlomeno saggio ed opportuno provvedere alla liquidazione di indennizzi prima d'intavolare il problema dei confini.

A questo punto debbo informare che nelle nostre Valli si sta facendo strada l'idea, la convinzione che la legge istitutiva del Parco contrasti con la Costituzione e si stanno studiando i mezzi, i modi per impugnare la stessa di fronte alla Corte Costituzionale. Ai fini pratici, poi, appare assurda o quanto meno non necessaria un'estensione degli attuali confini essendo ormai state largamente raggiunte le finalità prefisse con il ripopolamento della fauna. Gli stambecchi sono 3.500 e 6.000 sono i camosci, la conservazione e la protezione di tali animali debbono essere la finalità del Parco, perché la Direzione e l'Amministrazione non dovrebbero trascendere dai compiti stabiliti dalla legge istitutiva con la pretesa di voler mantenere incontaminato il paesaggio e la natura, anche dove necessariamente deve vivere l'uomo.

Par la tutela del paesaggio non manca la solerte vigilanza di altri Organi, quale la Sovrintendenza regionale alle Belle Arti, le Amministrazioni regionali e comunali, per cui si può tranquillamente affermare - come del resto si può altresì confessare - che nessun avviso, nessun attestato è stato fatto ai paesaggi delle Valli del Parco: Cogne, Valsavaranche, Rhêmes, mediante l'esecuzione di opere edilizie convenienti.

Non risulta, inoltre, che gravi inconvenienti derivino dagli attuali confini della controversia fra popolazioni e Guardie. Le stesse Guardie sono contrarie e preoccupate di vedere ampliare i confini del Parco, proprio perché, essendo a contatto diretto con la popolazione, valutano saggiamente con cognizione di causa gli inconvenienti di tale operazione e temono un aumento del bracconaggio, vedono ovviamente una maggiore difficoltà nella sorveglianza, e ciò contrariamente a quanto asserito dall'interrogazione dei Parlamentari. Gli stessi poi lamentando l'introflessione dei confini delle Valli di Piantonetto e di Valsavaranche, ma non si rendono conto che, neppure all'epoca di Mussolini, quando poco contava la libertà dell'individuo, si è ritenuto di poter estendere il Parco nelle zone abitate di Fondo Valle e che, pertanto, si è opportunatamente derogato a quelle delimitazioni - tra l'altro alquanto approssimative - stabilite con l'emanazione della legge.

Se ora gli Onorevoli Deputati del nostro Parlamento democratico e il Consiglio di Amministrazione del Parco vogliono andare oltre il Regime fascista nel limitare la libertà degli abitanti delle Valli interessate, ebbene, da un lato, daranno prova di scarso senso di responsabilità e di una super specialissima conoscenza dei problemi o della vita del Parco, mentre, dall'altro lato, non tarderanno ad aversi delle conseguenze. Del resto, io penso che anche in Valle d'Aosta tutti i Gruppi siano contrari ad una siffatta operazione, mentre tutti concordano nell'accogliere le istanze della popolazione e le lamentele contro la Direzione e l'Amministrazione del Parco.

Malgrado tutto, siamo ancora tutti convinti in Valle che è necessario salvaguardare il Parco e la fauna, ma siamo altresì convinti che ciò, in uno Stato democratico, debba avvenire senza recare danno o pregiudizio all'uomo, con il contributo di una piccola Società, e non con l'esclusivo sacrificio di pochi Valligiani che già vivono in condizioni disagiate. Il povero paga veramente per il diletto e per il piacere del ricco, poiché, anziché venire riconosciuto l'indubitabile sacrificio materiale, gli viene inflitto un castigo morale dalla Direzione e dalle leggi stesse. La lamentata carneficina è chiaramente smentita dal momento che la fauna non solo non è diminuita, ma sta raggiungendo un limite di affollamento tale da creare problemi anche sotto l'aspetto biologico e scientifico. È ora di volgere l'attenzione alle popolazioni che vivono nelle Valli del Parco con giuste provvidenze e, naturalmente, non con provvedimenti che mortificano la loro già dura esistenza attraverso l'imposizione di norme attentatrici della loro libertà.

Pertanto, non vi è alcun motivo per modificare l'attuale perimetro del Parco; è necessario, invece, riportare su chiare carte topografiche o su mappe catastali i confini attuali o mettere in opera alcune paline oltre a quelle ora esistenti, in modo da poterle guardare, procedendo, se del caso, al taglio di piante onde creare libera visuale da una palina all'altra.

Io vorrei anche chiedere al Presidente del Consiglio che questa mozione venga mandata al Ministro dell'Agricoltura e Foreste. In più, ma non so se lo possiamo fare attraverso i membri del Consiglio di Amministrazione del Parco che rappresentano la Regione, di chiedere una mozione di sfiducia nei confronti del Direttore del Parco.

Fosson (U.V.) - Je ne veux pas prolonger cette discussion, parce que tout ce qu'il y avait à dire a été dit, et aussi bien.

Je pense que le Conseiller Ramera veuille bien accepter la proposition faite par le Conseiller Andrione, de modifier le point n° 2 de la partie délibérative de cette motion, aussi pour concilier les exigences du Parc avec les exigences fondamentales des populations qui vivent dans le Parc.

Je voudrais simplement dire, à propos des indemnisations aux propriétaires de la part de l'Administration régionale, qu'il a été fait tout ce qui était possible, à un certain moment, en allouant une somme, somme pas très grande, mais, comme j'apprends maintenant et comme j'ai appris tantôt par le Président de la Junte aussi, cette somme est encore toujours à disposition, on n'a pas pu la distribuer aux populations du Parc. C'est une somme assez petite celle qui a été allouée par l'Administration régionale, mais tout de même, avec d'autres sommes qui pourraient être mises à disposition du Parc, on devrait pouvoir satisfaire les exigences des propriétaires.

Je voudrais encore seulement rappeler une chose dite par le Conseiller Savioz: c'est que, dès le début, nous avons eu la sensation... quand on a commencé à parler des propositions de loi à la Chambre et de la rectification des limites du Parc, nous qui, à ce moment, nous étions en Junte, nous nous sommes préoccupés. C'est justement là que nous avions chargé le Président Marcoz - qui à l'époque était Président du Conseil, parce que c'était après les élections régionales de 1963 - de faire une étude approfondie sur les différentes questions à l'intérêt du Parc. Cette étude était en vue de la préparation de toute une documentation pour repousser les demandes faites pour la rectification des limites de la Valsavaranche. On parlait seulement de la question de la rectification des limites du Parc qui concernaient la Vallée d'Aoste, nous n'étions pas intéressés par la question de Piantonetto. On a pris en examen la possibilité d'un rattachement avec le Parc de la Vanoise - de ceci on en a déjà parlé auparavant - mais ce rattachement intéressait une petite rectification des limites du Parc sur le territoire de la Vallée d'Aoste, complètement en dehors des zones qui peuvent porter des dommages pour les alpages et pour la population, tandis qu'il y avait beaucoup de considérations faites sur l'inopportunité de rectifier les limites surtout dans la Valsavaranche et de porter plus bas les limites dans les différentes Vallées intéressées par le Parc.

Comme le Président Marcoz est un chasseur lui aussi, il avait pris en examen même le problème soulevé par le Parc et qui a été porté à justification des rectifications des limites: vous le savez très bien, il a été souligné ce matin aussi, toutes les accusations faites à l'Administration régionale, surtout à l'Assessorat de l'Agriculture et des Forêt, qui devait approuver le calendrier de la chasse. Les journaux ont gonflé la chose et cela nous a nui énormément, parce que nous avons reçu alors de toutes les parties du monde des réclamations. Je pense que l'Assessorat de l'Agriculture et des Forêts a encore un dossier bien fourni de toutes ces choses que, d'autre part, nous avons cherché à repousser puisqu'effectivement, à un certain moment, on a fait tourner un film à travers un photomontage qui ne correspondait vraiment pas à la vérité. Nous sommes intervenus avec une certaine force, aussi avec celle des habitants du Parc, et nous avons dit tout ce que nous pensions. D'autre part, nous avons donné ces dispositions pour éviter que, dans le cas de neige précoce, on puisse arriver effectivement à un abattage de chamois trop fort. Le Président Marcoz avait examiné la question sous ce point de vue. Je pense qu'avec cette étude il voulait proposer quelque chose qui n'était pas la modification des limites, mais qui se rattachait à des dispositions supplémentaires que le Comité de la Chasse, au moment de rédiger le calendrier de la chasse, pouvait prendre en examen pour éviter ce qui faisait peur au Parc, sans arriver à une rectification des limites.

Cette étude est donc une base: si demain il y aura quelque Commission qui devra s'intéresser du problème, elle pourra être vraiment une bonne base, parce que faite par quelqu'un qui a aussi une compétence du point de vue de la chasse.

Maquignaz (D.C.) - Volevo solo dare un piccolo chiarimento per quanto riguarda quel contributo di un milione e mezzo stanziato dalla Giunta nel 1964: effettivamente si trova ancora nelle carte regionali, non l'abbiamo liquidato. Non l'abbiamo liquidato perché in un primo tempo abbiamo visto che era molto difficile effettuare la ripartizione di una somma così esigua per far fronte a dei danni. Era quindi una cosa molto difficile da attuarsi. Poi, quando abbiamo saputo dell'aumento del contributo da 25 milioni a 48 milioni, abbiamo fatto anche un'altra considerazione: se noi ci sostituiamo al Parco nel pagare questa indennità, naturalmente non potremmo più forse pretendere che questo lo faccia il Consiglio di Amministrazione del Parco. Questo è il motivo della mancata liquidazione del contributo.

Ramera (D.C.) - Sono pienamente d'accordo di accogliere l'emendamento al punto 2 del deliberato, che credo...

Montesano (P.S.U.) - ...cioè sostitutivo...

Ramera (D.C.) - Sì, si tratta di un emendamento sostitutivo e lo accolgo pienamente, perché effettivamente potrebbe verificarsi il caso che la dizione che ho messo io sia solo distruttiva e non costruttiva, potrebbe prestarsi ad interpretazioni diverse.

Sono lieto che la mozione sia stata accolta all'unanimità da tutti i Gruppi, del resto non poteva essere diverso, perché noi siamo qui per difendere il Parco Nazionale, come è stato detto, ma per difendere altresì gli interessi delle popolazioni.

Il risarcimento dei danni non è una gran cifra, dai calcoli sono 6-7 milioni. Giustamente Manganoni ha detto che vi sono danni anche alle zone confinanti, però ciò non rientra nella discussione odierna, perché noi, con la mozione, ci rivolgiamo all'Ente Parco, mentre fuori del Parco dovrà essere la Regione a vedere se effettivamente ci sono dei danni.

Vorrei sottolineare che fuori della Valle d'Aosta, in Italia e nel mondo - proprio per riallacciarmi alle proteste pervenute all'allora Assessore Fosson -, si crede che il Parco Nazionale sia di proprietà pubblica, mentre i terreni del Parco Nazionale sono per il 97,5% di proprietà privata. Si può vedere tutto: l'allargamento verso il Parco della Vanoise, anche nella stessa zona della Valle d'Aosta, però deve esserci un piano organico pure per lo sviluppo turistico, deve esserci un contemperamento delle esigenze del Parco con quello delle popolazioni, cosa che non accade ora.

Io sono quindi d'accordo e ringrazio anche il Presidente della Giunta per aver messo al corrente il Consiglio della lettera del Ministro Sedati. Sono soprattutto d'accordo nell'auspicare che la prossima andata in pensione del Professor Videsott sia veramente l'inizio di una nuova era per le Valli del Parco Nazionale, in maniera che finalmente gli interessi della popolazione possano collimare con quelli del Parco e che questa ricchezza non sia così distrutta.

Montesano (P.S.U.) - Allora chiudo la discussione generale.

Io vorrei soltanto aggiungere, alle proposte già fatte per l'invio di questa mozione, che essa sia inviata anche ai nostri Parlamentari, e per una ragione precisa: non so se tutti i Consiglieri sono al corrente, ma qui si parla di danno da parte del Parco... Siccome io sono stato nell'Amministrazione del Parco per ben sei anni, il motivo per cui il Parco non può pagare i danni è determinato dalla legge istitutiva del Parco. La legge istitutiva del Parco non contempla il risarcimento di danni, anzi, precisa che il Parco non deve nulla ai proprietari ed è una legge anticostituzionale. I nostri Parlamentari si devono quindi interessare di tale questione, affinché questa legge anticostituzionale che cozza contro i diritti della proprietà privata venga modificata, perché altrimenti noi possiamo parlare per lungo tempo dei danni che il Parco dovrebbe pagare ai proprietari, ma il Parco, anche volendolo - e questo noi l'abbiamo espresso in alcune sedute del Consiglio di Amministrazione -, non può pagare i danni perché la legge istitutiva del Parco glielo vieta. Perciò, Consigliere Ramera, io non conosco la legge progettata dagli Onorevoli Curti ed Arnaud, ma su questo punto bisogna giocare.

Ramera (D.C.) - In Italia si fanno delle leggi in contraddizione, perché la legge istitutiva precisa effettivamente quello che dice lei, però nella legge dei due Deputati Torinesi uno dei due articoli è scritto proprio per venire incontro ai danni ingenti subiti dalle popolazioni. La Camera dei Deputati accoglie l'istanza di aumentare questo contributo annuo, per cui o la Camera vota una legge così, anche se in contrasto con quella istitutiva... ad ogni modo nella mozione c'è l'invito preciso ai nostri Parlamentari, accogliendo l'emendamento sostitutivo di Andrione, di presentare un disegno di legge apposito. Mi sembra, quindi, che siamo a posto.

Montesano (P.S.U.) - Bene, allora io non metto in votazione né l'emendamento Andrione, né quello aggiuntivo del Consigliere proponente Ramera, perché oramai tutti i Consiglieri sono d'accordo per accogliere questi due emendamenti. Metto quindi in votazione la mozione così emendata: il punto 2 viene sostituito dall'emendamento presentato dal Consigliere Andrione - che non vi rileggo, perché l'avete sentito tutti - e poi vi è l'emendamento aggiuntivo presentato dal proponente, Consigliere Ramera, che inserisce un nuovo punto 4. Chi è d'accordo alzi la mano.

Manganoni (P.C.I.) - Vorrei anche aggiungere "terreni limitrofi".

Montesano (P.S.U.) - No, guardi...

Manganoni (P.C.I.) - No, io con questo ho detto che non ne facevo una condizione per la votazione della mozione, però volevo farvi presente e osservare questo fatto: che voi incontrerete poi le proteste di quei tali proprietari...

Montesano (P.S.U.) - Allora d'accordo ...(voci)... allora mettiamo in votazione ...(voci)... Io vorrei però sentire dal Consigliere Manganoni, che è un Consigliere che propone come tutti gli altri, cosa vuol fare.

Manganoni (P.C.I.) - Io vi ho fatto presente questo fatto, perché la situazione è quella.

Montesano (P.S.U.) - Il fatto è questo: se lei propone un emendamento, io lo faccio votare.

Manganoni (P.C.I.) - L'emendamento consiste nel fatto che chiedo di aggiungere le parole "terreni limitrofi" o "confinanti", come preferite, quelle e non altro.

Montesano (P.S.U.) - Bisogna chiarire questo aspetto.

Ramera (D.C.) - Consigliere Manganoni, scusa, ma mentre tu stavi chiacchierando, io, a un certo momento, nella mia replica finale, ho rilevato l'appunto che hai fatto tu precisando però che la mozione riguarda i rapporti Regione-Parco, mentre i terreni che sono al di fuori del Parco Nazionale non possono interessare la mozione. Sarà semmai interesse della Regione esaminare quei giusti aspetti che tu hai messo in evidenza e vedere quello che si può fare, ma questa è una mozione che riguarda esclusivamente i rapporti tra la Regione e il Parco. Naturalmente il Parco non può indennizzare i terreni fuori dalla sua circoscrizione, dovremo poi essere noi a esaminare il problema.

Manganoni (P.C.I.) - Allora i proprietari dicono al Parco: i tuoi camosci tienili nel tuo Parco.

Ramera (D.C.) - Faremo una rete metallica.

Montesano (P.S.U.) - Va bene, allora io metto ai voti la mozione così modificata con gli emendamenti proposti dai Consiglieri Andrione e Ramera.

Esito della votazione:

Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: trentadue

Il Consiglio approva all'unanimità.

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Mozione

Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta

Preso atto che la premessa alla legge presentata dagli Onorevoli Arnaud e Curti, e approvata nel 1967, prevede che le popolazioni inserite nel Parco Nazionale Gran Paradiso abbiano diritto al risarcimento dei danni provocati dalla presenza ormai troppo numerosa di camosci e stambecchi sui terreni di proprietà privata e che detto risarcimento è stato fino ad oggi negato;

Considerato che il regolamento del Parco attualmente vigente è assolutamente in contrasto con la Costituzione della Repubblica in quanto ricalca metodi e mentalità proprie del tempo fascista, in cui fu elaborato ed approvato, e limita pertanto sia la libertà personale e la proprietà privata degli abitanti delle zone interessate;

Constatato che i metodi attuali di conduzione del Parco sono altresì in contrasto con quanto avviene nei Parchi Nazionali stranieri dove le zone di riserva sono accessibili per mezzo di moderne vie di comunicazione che consentono alle grandi masse il contatto diretto con la natura e la fauna protetta;

Delibera

1°) di promuovere un'azione decisa e concreta a tutela delle popolazioni del comprensorio del Parco Nazionale in modo che i proprietari abbiano ad essere risarciti dei notevoli danni subiti;

2°) di invitare i nostri Parlamentari a presentare alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica un disegno di legge che riordini tutta la materia, con riferimento sia alla parte normativa che a quella finanziaria, in modo confacente alle esigenze del Parco e delle popolazioni interessate;

3°) di dare mandato ai nostri rappresentanti presso il Consiglio di amministrazione del Parco Nazionale Gran Paradiso perché intervengano decisamente per la modifica di quella parte del regolamento che limita la libertà dei proprietari sui loro terreni e perché abbia a cessare quella campagna denigratoria di stampa che, ispirata da ben individuati responsabili, interessati a mantenere lo status quo, suona offesa a tutti i valdostani in generale e agli amministratori regionali in particolare;

4°) di impegnare la Giunta Regionale ad opporsi energicamente, nella opportuna sede, ad un eventuale ampliamento degli attuali confini del PARCO ed all'inclusione della VALSAVARANCHE nel territorio del Parco stesso e ad operare per il ripristino degli originali confini.

Montesano (P.S.U.) - Il Consiglio prende atto. La seduta è sciolta e riconvocata alle ore 16,00.

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La seduta termina alle ore 13,19.