Objet du Conseil n. 85 du 5 juillet 1957 - Verbale
OGGETTO N. 85/57 - SOCIETÀ NAZIONALE COGNE - LICENZIAMENTO DEL GEOM. MENEGUZZI ANTONIO. (Mozione dei Consiglieri regionali Signori Manganoni Claudio, Nicco Giulio, Barone Luigi e Nicco Anselmo)
Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione presentata dai Consiglieri regionali Signori Manganoni Claudio, Nicco Giulio, Barone Luigi e Nicco Anselmo, concernente l'oggetto: "Società Nazionale Cogne - Licenziamento del Geom. Meneguzzi Antonio", mozione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza:
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Ill.mo Signor Presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta - AOSTA
Preghiamo la S.V. di voler portare sull'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio la seguente mozione:
"In data 15 maggio c. a. la Direzione della Nazionale Cogne licenziava in tronco e senza motivazione il Geom. Meneguzzi Antonio (Niko) valoroso comandante partigiano, invalido di guerra, Segretario regionale dell'Associazione Naz. Partigiani d'Italia.
Il Consiglio regionale nell'elevare la sua fiera protesta per questi sistemi illegittimi ed antidemocratici adottati dalla Direzione della Nazionale Cogne nell'effettuare i licenziamenti;
dà mandato
all'Ing. Pasquali, rappresentante della Regione Autonoma democratica ed antifascista nel Consiglio di Amministrazione della Naz. Cogne, affinché intervenga presso la Direzione della Naz. Cogne perché nel più breve giro di tempo questo licenziamento venga revocato.
Aosta, li 3 giugno 1957
F.ti: Claudio Manganoni, Giulio Nicco, Barone Luigi, A. Nicco
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Il Consigliere MANGANONI, ad illustrazione della mozione in esame, dichiara quanto segue:
"Il fatto che ci ha indotti a presentare questa mozione è noto ai colleghi del Consiglio: - il licenziamento in tronco e senza motivazione del geometra Meneguzzi, meglio conosciuto col nome di "NIKO", valoroso comandante partigiano ed attuale Segretario dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
Il licenziamento di "NIKO" non è un fatto isolato, è un anello della lunga catena che da alcuni anni a questa parte la Direzione della Naz. "Cogne" pone alla libertà di opinione dei lavoratori di quella Azienda.
Mi sarebbe facile elencare i nomi di coloro che ne sono stati vittime, da Ciocchetti a Lillaz, da Vittone a Comin a Gippaz. Ormai, i loro nomi sono conosciuti.
Oltre ai licenziamenti, la Naz. "Cogne" ha proceduto ad innumerevoli, ingiustificati e umilianti trasferimenti e declassamenti di dirigenti sindacali, politici, ex partigiani ed ex combattenti, di lavoratori, trasferimenti nell'interno degli stabilimenti seguiti, in molti casi, dal passaggio ad una qualifica inferiore con notevole riduzione di paga.
In altri casi, i lavoratori sono stati trasferiti nelle filiali dell'Azienda, lontano dalla nostra Regione, con gravi conseguenze economiche ed anche morali per la loro famiglia.
Licenziare senza giusta causa, specie in Italia, dove esiste il grave fenomeno della disoccupazione permanente e della sotto occupazione, vuol dire mettere il lavoratore in condizioni di rimanere senza lavoro, privandolo della sua sola forma di attività.
La garanzia al lavoratore del proprio posto di lavoro, fin quando egli adempia normalmente al proprio dovere, è presupposto fondamentale per garantire la libertà di coscienza e la stessa dignità umana del lavoratore.
Il licenziamento non giustificato, il declassamento od il trasferimento, mettono il lavoratore di fronte al seguente dilemma: "O rinunciare alla propria libera coscienza, alle proprie opinioni, all'organizzazione sindacale e politica di propria scelta, rinunciare, in una parola, ai diritti sindacali e democratici garantiti dalla Costituzione della Repubblica, oppure affrontare il licenziamento con tutte le sue drammatiche conseguenze.
È la perdita, da parte del lavoratore, della sua libertà di cittadino.
È il ricatto della fame.
Si potrà ritenere che il problema delle discriminazioni, delle intimidazioni padronali nelle aziende, non possa interessare che gli schieramenti di sinistra, dato che i lavoratori maggiormente colpiti appartengono, per lo più, a questi schieramenti.
Ebbene, anche i lavoratori D.C. e quelli senza partito sono oggetto delle medesime rappresaglie, non appena svolgono una attività sindacale efficiente per la difesa dei diritti dei lavoratori.
Ne abbiamo avuto conferma nella discussione avvenuta ultimamente al Consiglio Provinciale di Torino ed al Consiglio Comunale della stessa città, in seguito alle interrogazioni, sugli illegali licenziamenti avvenuti alla RIV, presentate da Consiglieri socialisti, comunisti e democristiani.
Nel corso di questa discussione, dove è stato ricordato come al fascismo si sia giunti attaccando prima i diritti dei lavoratori, e privando poi della libertà tutti gli altri cittadini, il Sindaco Peyron riconosceva l'estrema gravità di questi licenziamenti e concludeva: "Guai se si ammettesse una vera e propria discriminazione politica fra gli italiani".
Ed il Signor Donat-Cattin, Consigliere comunale e Segretario regionale della Democrazia Cristiana, stigmatizzato l'azione della RIV e riconosciuto che i licenziamenti politici esulavano dall'interesse specifico dei sindacati per interessare direttamente la Costituzione, concludeva con queste parole: "Oggi si incomincia a colpire due comunisti per giungere domani a colpire due non co munisti".
Ora, se i licenziamenti, le intimidazioni, i declassamenti nelle aziende a capitale privato, costituiscono un deplorevole abuso di potere da parte padronale, gli stessi fatti rivestono un carattere ancora più grave quando si verificano nelle Aziende di Stato come la Soc. Naz. "Cogne", nel cui Consiglio di Amministrazione la nostra Regione Autonoma ha un rappresentante.
Ed a questo nostro rappresentante, io rivolgo l'invito a voler intervenire presso il Consiglio di Amministrazione della Naz. "Cogne", affinché abbiano a cessare i sistemi di oppressione nei confronti dei lavoratori, - che ho denunciato -, e la loro libertà, il loro diritto al lavoro, la loro dignità di cittadini, vengano rispettati".
Il Consigliere NICCO Giulio dichiara di aver sottoscritto la mozione in esame per un sentimento di ribellione contro i sistemi intimidatori e discriminatori vigenti oggi in molte fabbriche in cui l'operaio perde la sua personalità perché, per la consapevole determinazione di alcuni dirigenti, le leggi costituzionali dello Stato relative alla tutela del lavoratore non hanno più alcun valore in quanto le rappresaglie sono all'ordine del giorno e la democrazia lettera morta.
Auspica che i Valdostani dimostrino che nella nostra piccola Regione autonoma la libertà e la tutela del lavoro sono al di sopra delle singole personali convinzioni e vedute politiche e sono, quindi, rispettate da tutti.
Afferma che solo in tal modo i Valdostani saranno degni del loro passato e meritevoli di un migliore avvenire.
Il Consigliere BARONE fa la seguente dichiarazione:
"Sono dell'opinione che, dopo una più meditata riflessione e dopo più ampie e profonde considerazioni, detta mozione possa e, anzi, debba essere modificata in senso meno restrittivo. Il caso del geometra Meneguzzi Antonio, il quale viene licenziato senza motivazione, resta, nella sua indiscussa gravità, a dimostrare come si possa licenziare e buttare sul lastrico persone che non condividono le opinioni dei padroni e non siano disposte a recitare la parte avvilente e degradante dei servi proni: resta perciò il caso Meneguzzi come botta tirata dritta dritta alla democrazia ed è giusto che il torto venga riparato, ma è, anzitutto, doveroso che il Consiglio della Valle prenda, con la sua autorità che è la più alta, posizione netta a difesa della democrazia nel suo complesso. Penso che la vita della fabbrica sia come una prefigurazione di tutta la vita nelle sue diverse branche ed attività.
Se nella fabbrica cessa la libertà, se la prestazione d'opera diventa servitù coatta, se il giusto salario diventa elemosina, che il padrone può concedersi di dare, nella misura che crede, o di non concederla affatto, a sua discrezione, sono tutti i cardini della vita civile che cigolano, sono i rapporti umani, in ogni dove, a subirne le tristi conseguenze. Faccio osservare, a questo proposito, che l'esempio dell'alto viene seguito dal basso e sempre più frequentemente. - I casi della F.I.A.T., della RIV, della COGNE sono i più vistosi, i più clamorosi e quindi i più conosciuti, perché attinenti ai grandi complessi, ma non meno indicativi sono i licenziamenti non motivati plausibilmente dei piccoli complessi, tipo Brambilla, tipo Freydoz, perché dimostrativi del fatto grave che il male va dilagando.
Si direbbe che i sistemi dei grandi, sistemi provocatori, lesivi della dignità umana e della democrazia, agiscano da stimolanti alle voglie reazionarie dei piccoli. - Perciò, dobbiamo porre un argine all'avanzata di questi sistemi con tutte le nostre forze, se non vogliamo che prima la grande fabbrica, indi la piccola, vengano sovvertite nei rapporti che devono regolare le relazioni tra datore di lavoro e prestatore d'opera, se non vogliamo che il libero professionista abbia a chiamarsi presto "il cosiddetto libero professionista", se vogliamo mettere una pietra per rafforzare il monumento della democrazia, in modo che non abbia a subire le alluvioni del grande padronato. Per questo la mozione va allargata in modo da comprendere non soltanto il caso singolo, ma il sistema della COGNE e con esso le bramosie deleterie dei complessi minori".
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Il Vice Presidente, PASQUALI, - premesso che i Consiglieri che hanno preso la parola sulla mozione hanno accennato a sistemi discriminatori, riferendosi in modo particolare alla Società Cogne -, ritiene che la cosa migliore sia di comunicare al Consiglio i dati precisi sui licenziamenti nella Società Cogne, perché le cifre chiariscono meglio di ogni altra cosa le idee su ciò che è avvenuto o ciò che sta avvenendo nello stabilimento della Società Cogne.
Riferisce, quindi, quanto segue:
"Negli ultimi tre anni e mezzo presso la Società Cogne sono stati disposti cento licenziamenti individuali che hanno dato inizio a procedure sindacali.
Se noi diamo uno sguardo alla statistica dei procedimenti sindacali iniziati da organizzazioni sindacali in opposizione di licenziamenti singoli, troviamo che il 58% sono della C.G.L. ed il 42% sono dei Sindacati democratici. Queste cifre, arrotondate rispettivamente a 60% e 40%, corrispondono all'incirca al rapporto degli elettori nelle Commissioni interne per le varie correnti sindacali.
Quindi, esaminando queste cifre, vediamo che c'è, sia pure per coincidenza, una corrispondenza perfetta fra l'appartenenza ai vari Sindacati e il numero dei licenziamenti individuali.
Se però andiamo più a fondo, vediamo che ben 86 di queste pratiche sindacali iniziate sono state abbandonate e 14 sono state portate avanti al Collegio arbitrale; per 4 di queste 14 sono state riconosciute esplicitamente le ragioni addotte dalla Società Cogne. Per gli altri casi, invece, sono state fatte delle transazioni, salvo che per un solo caso su cento, per il quale la Società Cogne è stata penalizzata del minimo previsto dall'accordo sindacale.
Insisto su questo dato: su 100 casi vi è stato un solo caso in cui la Società Cogne stata condannata a pagare la penale; da ciò si deduce quale sia l'atmosfera generale nella Società Cogne sul problema in esame.
Per il caso Meneguzzi Antonio è certo che, trattandosi di un impiegato, è l'elemento di fiducia che costituisce la base fondamentale del rapporto di lavoro: se questo elemento di fiducia viene a mancare, non è più possibile la continuazione del rapporto d'impiego.
Il Meneguzzi non è stato licenziato in tronco, ma è stato licenziato con tutte le indennità che gli spettavano. È vero che, a norma degli accordi sindacali in corso, era stata iniziata una procedura in merito al licenziamento del Meneguzzi. Questa procedura, però, si è subito chiusa, in quanto in data 20-5-1957 fra l'Associazione Valdostana Industriali e la Camera Confederale del Lavoro si è esperito, su richiesta del Meneguzzi, il tentativo di conciliazione previsto all'articolo 2 dell'accordo confederale del 18-10-1950. Si è dato atto che le parti hanno raggiunto pieno accordo e che, pertanto, non si faceva luogo alla successiva procedura. Credo che questo mi esoneri dal dare ogni ulteriore chiarimento sulla pratica in questione."
Il Consigliere MANGANONI dichiara che quanto esposto dal Vice Presidente, Pasquali, conferma che prima si colpiscono gli elementi comunisti e poi gli altri lavoratori, in quanto costoro cercano di difendere efficacemente gli interessi delle maestranze.
Circa i richiamati accordi sindacali in vigore, ritiene opportuno che il Consiglio sappia in che cosa consistano tali accordi. Informa quindi che, ai sensi di tali accordi, il lavoratore licenziato deve, entro un termine di pochi giorni, ricorrere al Collegio arbitrale e, se la vertenza non viene composta in sede arbitrale, la questione viene portata davanti alla Magistratura; il che vuol dire tirare le cose per le lunghe.
Rammenta che il lavoratore licenziato deve pure vivere, come pure la sua famiglia, e non può, quindi, attendere per mesi e mesi la liquidazione delle indennità da corrispondere dalla Società.
Ritiene che il sistema contemplato nei contratti di lavoro possa, quindi, definirsi un sistema capestro per i lavoratori, poiché questi vengono messi praticamente nelle condizioni di dover accettare, in sede arbitrale, la composizione delle vertenze.
Questa è, egli dice, la situazione nella quale si trovano i lavoratori, la cui dignità e la cui libertà sono barattate con il denaro che il datore di lavoro deve corrispondere a titolo di indennità di licenziamento o come penalità per l'avvenuto licenziamento.
Afferma che il Consiglio deve elevare la sua energica protesta contro un tale sistema.
Passando al caso Meneguzzi, rileva che al predetto sono state corrisposte 10 mensilità a titolo di indennità di licenziamento, mentre il contratto di lavoro prevede soltanto una liquidazione di 8 mensilità. Osserva che questo fatto potrebbe indurre a pensare che la Società Cogne abbia dimostrato della generosità nei confronti del Meneguzzi; fa presente, invece, che una tale ipotesi deve essere senz'altro esclusa perché se la Società Cogne ha pagato al Meneguzzi una liquidazione di 10 mensilità, in luogo di 8, non lo ha fatto per generosità, ma perché vi erano delle buone ragioni.
Rammenta che la Società Cogne amministra denaro dello Stato, per cui non è ammissibile che detta Società licenzi certi lavoratori senza motivazione alcuna, mettendo quindi nella necessità di dover loro pagare la penalità prevista dal contratto di lavoro, sia pure in cifre modestissime.
Ribadisce che il Consiglio regionale deve tutelare la disciplina e la libertà del lavoratore valdostano, - non già in forma astratta ma in forma concreta, - ogni qualvolta tale principio venga violato; il che avviene particolarmente presso gli stabilimenti della Società Cogne e anche presso altri stabilimenti, come è stato accennato dal Consigliere Barone.
Rileva che il Consiglio regionale ha un suo rappresentante, - il Vice Presidente, Pasquali, - in seno al Consiglio di amministrazione della Società Nazionale Cogne ed esprime parere che si debba affidare a tale rappresentante il compito di intervenire nella dovuta sede presso la Società Cogne affinché non abbiano più a verificarsi, per l'avvenire, altre gravi violazioni, simili a quelle lamentate.
Il Consigliere CHABOD Renato premette che dai dati molto precisi comunicati dal Vice Presidente, Pasquali, sembrerebbe che la "grandine si sia abbattuta, con imparzialità, a sinistra e a destra".
Osserva, però, che i lavoratori licenziati sono tutti dirigenti sindacali o esponenti politici; rileva che è alquanto strano che proprio soltanto tali elementi siano dei cattivi lavoratori e che tutti gli altri siano dei buoni lavoratori. Fa presente che, nel caso specifico del Meneguzzi, avrebbe desiderato che fosse stato precisato il motivo del licenziamento, ciò che non è stato fatto, poiché si è accennato soltanto che era venuta meno la fiducia nei confronti del Meneguzzi.
Pur ammettendo che vi sia stata una conciliazione fra le parti, rileva che ciò non sposta la questione in esame, poiché dall'articolo 2213 del Codice Civile risulta che le transazioni in materia di lavoro non sono valide e possono anche essere impugnate sino a tre mesi dopo la cessazione del rapporto di lavoro; infatti tali transazioni sono fatte in condizioni di disparità fra le parti, poiché da un lato vi è una grande Impresa, che può resistere, e dall'altro vi è il povero lavoratore, che ad un certo momento accetta la transazione in quanto ha necessità di vivere e non può, quindi, attendere per mesi e anni la definizione della vertenza.
Rileva che il licenziamento del Geometra Meneguzzi non costituisce un caso singolo ma rientra nel sistema praticato dalla Società Cogne e da altre Società industriali.
Ritiene opportuno che la mozione sia modificata nel senso di non limitarla al solo licenziamento del Geom. Meneguzzi, ma di estenderla a tutti i licenziamenti in genere.
Propone, quindi, di apportare i seguenti emendamenti alla mozione:
- primo comma: ("in data 15 maggio c.a. la Direzione della Nazionale Cogne licenziava in tronco e senza motivazione il Geometra Meneguzzi Antonio..."): propone di stralciare le parole "... in tronco e senza motivazione";
- secondo comma: ("Il Consiglio regionale nell'elevare la sua fiera protesta per questi sistemi illegittimi ed antidemocratici adottati dalla Direzione della Nazionale Cogne nell'effettuare i licenziamenti"): propone che, previo stralcio delle parole "i licenziamenti", il comma sia completato con l'aggiunta delle seguenti parole finali: "questo ed altri analoghi licenziamenti e trasferimenti";
- terz'ultimo comma: ("dà mandato all'Ing. Pasquali, rappresentante della Regione Autonoma democratica ed antifascista, nel Consiglio di Amministrazione della Naz. Cogne, affinché intervenga presso la Direzione della Naz. Cogne perché nel più breve giro di tempo questo licenziamento venga revocato"): propone di stralciare le parole "nel più breve giro di tempo questo licenziamento venga revocato", - in quanto è intervenuta una conciliazione fra le parti; propone, inoltre, di completare il comma con l'aggiunta delle parole "abbiano a cessare siffatti provvedimenti che costituiscono violazione della Costituzione della Repubblica Italiana".
Osserva che in base alla Costituzione ogni cittadino ha diritto di professare le proprie idee ed i propri convincimenti politici.
Conclude, rilevando che, avendo la Regione un suo rappresentante in seno al Consiglio di amministrazione della Società Nazionale Cogne, il Consiglio deve dargli mandato di interessarsi presso la predetta Società Cogne, affinché, per l'avvenire, i licenziamenti eventuali non colpiscano più esclusivamente i lavoratori dirigenti o esponenti politici che hanno il solo torto di avere manifestato le proprie idee politiche.
Il Vice Presidente, PASQUALI, ripete, a titolo di chiarimento, che su 100 licenziamenti per ben 86 le vertenze sindacali sono state abbandonate all'inizio, mentre invece le altre 14 sono state portate innanzi al Collegio arbitrale; precisa che di queste 14 soltanto una è terminata con la imposizione alla Società Cogne di una penalizzazione nella misura minima prevista. Questo, - egli dice -, esclude nel modo più tassativo la possibilità che i dati da me comunicati possano fare pensare alla esistenza di una atmosfera di persecuzione presso la Società Cogne.
Evidentemente, - egli dichiara, - i dati numerici che ho citato e che non possono essere contestati sarebbero molto diversi se vi fosse nella Società Cogne una atmosfera di persecuzione.
Passando al caso Meneguzzi, rileva che la questione è molto chiara e che non si può negare ad una Azienda, in un clima di libertà e di democrazia, di aver diritto di difendere la sua libertà; il che significa che se le viene meno la fiducia di una persona, in un determinato caso, può anche dire: "Non vi dico le ragioni per cui mi è venuta meno la fiducia in detta persona, ma ritengo impossibile continuare a lavorare con tale persona".
Il Consigliere MANGANONI dichiara che la mancanza di fiducia è un comodo paravento dietro il quale si trincera la Società Cogne per licenziare chi le pare e piace dichiara, quindi, di non poter accettare tale giustificazione.
Osserva che il Vice Presidente, Pasquali, potrebbe rispondere che la Società Cogne non è tenuta a fare sapere le ragioni della sua mancanza di fiducia nelle persone licenziate; fa presente che, in effetti, la lettera di licenziamento del Geometra Meneguzzi tace sulle ragioni del licenziamento, poiché vi si legge soltanto: "Le comunichiamo che abbiamo deciso di risolvere il Suo rapporto di lavoro con la nostra Società a far data dal 15-3-1957 (cioè dal giorno seguente alla data in cui la lettera gli è stata consegnata) e continua: "La Direzione del personale è autorizzata a liquidare.....".
Fa presente che, se si accetta oggi un tale sistema, qualsiasi altro dipendente potrebbe in futuro ricevere una lettera, del tenore di quella inviata al Meneguzzi, che lo licenzia in tronco senza specificare le ragioni del licenziamento.
Dichiara che il lavoratore ha diritto di conoscere le ragioni per le quali viene licenziato ed osserva che non è pensabile che tali ragioni possano consistere soltanto in una questione di fiducia o di simpatia.
Osserva che il caso in discussione è ancora più grave degli altri licenziamenti per il fatto che il Geometra Meneguzzi è un invalido di guerra e la legge prescrive che le Società e gli Enti debbono assumere e mantenere in servizio una determinata percentuale di mutilati ed invalidi di guerra.
Ammette che una parte dei lavoratori licenziati possa avere torto, come risulterebbe dai dati riferiti dal Vice Presidente Ing. Pasquali, il quale ha detto che, su 100 licenziamenti, per 86 il procedimento sindacale non è stato neanche iniziato oppure è stato troncato subito all'inizio. Rileva che, se per questi 96 casi vi erano delle ragioni a giustificazione dei licenziamenti disposti, nel caso del Meneguzzi, invece, non si conoscono le ragioni del licenziamento e pertanto i Consiglieri della minoranza elevano la più energica protesta per il sistema illegittimo adottato dalla Società Cogne nell'effettuare il licenziamento.
Il Consigliere BARONE dichiara che i presentatori della mozione accettano gli emendamenti alla mozione stessa proposti dal Consigliere Chabod Renato.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, rileva che nella mozione in esame si parla di un caso singolo, - del licenziamento del Geom. Meneguzzi -, e si dà mandato al Vice Presidente, Pasquali, rappresentante della Regione nel Consiglio di amministrazione della Nazionale Cogne, affinché intervenga presso la Direzione della predetta Società, perché nel più breve tempo il licenziamento del Geom. Meneguzzi venga revocato.
Fa presente che il Consigliere Chabod Renato passa da un caso singolo ad una affermazione di carattere generale, poiché dice: "questi e altri analoghi licenziamenti e trasferimenti" e, anziché la revoca del licenziamento del Geom. Meneguzzi, chiede che "abbiano a cessare siffatti provvedimenti che costituiscono violazione della costituzione della Repubblica".
Osserva che si tratta, quindi, non già di emendamento alla mozione presentata, ma di una nuova mozione che non può essere discussa nell'adunanza odierna, ma che, ai sensi dell'articolo 40 del regolamento interno del Consiglio, va iscritta all'ordine del giorno della prossima adunanza consiliare.
Il Consigliere CHABOD Renato fa presente che gli emendamenti da lui proposti sono stati concretati e formulati in seguito ai chiarimenti avuti e ai dati citati dal Vice Presidente Ing. Pasquali; ritiene che il Consiglio non soltanto possa, ma debba votare sugli emendamenti proposti. Contesta l'affermazione che si tratti di una nuova mozione.
Il Vice Presidente, PASQUALI, dichiara di non poter che votare contro gli emendamenti, o nuova mozione, del Consigliere Chabod Renato perché, quale corresponsabile della gestione della Società Nazionale Cogne, esclude nel modo più assoluto che la predetta Società abbia assunto provvedimenti in violazione delle norme della Costituzione della Repubblica. Precisa che voterà, quindi, contro detti emendamenti o nuova mozione.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, ribadisce che non si tratta di semplici emendamenti alla mozione già presentata, ma di una nuova mozione, che, ai sensi del richiamato articolo 40 del regolamento interno del Consiglio, deve essere iscritta all'ordine del giorno della successiva adunanza.
In merito alla questione segue discussione fra il Consigliere CHABOD Renato e il Presidente della Giunta, BONDAZ.
Poiché il Consigliere Chabod Renato ribadisce il proprio punto di vista ed insiste per l'accoglimento e la messa in votazione degli emendamenti proposti, il Presidente della Giunta, BONDAZ, rileva che il Consiglio deve anzitutto pronunciarsi su una questione di carattere pregiudiziale, decidendo se la mozione modificata come da proposta del Consigliere Chabod Renato debba essere considerata come una nuova mozione, oppure quale mozione già iscritta all'ordine del giorno e modificata con emendamenti.
Il Presidente, PAREYSON, dà lettura della mozione, modificata in vari punti, come da proposta fatta dal Consigliere Chabod Renato e risultante, nel testo seguente, accettato dai Consiglieri della minoranza:
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"In data 15 maggio c.a. la Direzione della Naz. Cogne licenziava senza motivazione il Geom. Meneguzzi Antonio (NIKO) valoroso comandante partigiano, invalido di guerra, Segretario regionale dell'Associazione Naz. Partigiani d'Italia.
Il Consiglio regionale nell'elevare la sua fiera protesta per questi sistemi illegittimi ed antidemocratici adottati dalla Direzione della Naz. Cogne nell'effettuare questo ed altri analoghi licenziamenti e trasferimenti.
dà mandato
all'Ing. Pasquali, rappresentante della Regione Autonoma democratica ed antifascista nel Consiglio di Amministrazione della Nazionale Cogne, affinché intervenga presso la Direzione della Naz. Cogne perché abbiano a cessare siffatti provvedimenti che costituiscono violazione della Costituzione della Repubblica".
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Il Presidente, PAREYSON, rammenta che il Presidente della Giunta, BONDAZ, ha posto una questione di carattere pregiudiziale, sulla quale il Consiglio deve pronunciarsi, decidendo se il testo cosi modificato della mozione, di cui ora ha dato lettura, debba essere considerato come una nuova mozione oppure quale mozione iscritta all'ordine del giorno e modificata con emendamenti.
Invita, quindi, il Consiglio a pronunciarsi su tale questione pregiudiziale.
Il Consigliere CHABOD Renato fa la seguente dichiarazione di voto:
"Rilevo che nel secondo comma della mozione originaria si leggono testualmente queste parole che non sono state modificate:
"Il Consiglio regionale nell'elevare la sua fiera protesta per i sistemi illegittimi e antidemocratici..."
Dunque non si diceva di elevare protesta per la violazione compiuta nel caso di Meneguzzi, ma ci si riferiva, in genere, a "questi sistemi illegittimi e antidemocratici" e, quindi, io rimango nei termini della mozione, perché già nella mozione originaria si parlava di "sistemi".
Perciò io ritengo che non si tratti di mozione nuova, ma di semplici emendamenti alla mozione ritualmente presentata.
Pertanto voterò in questo senso."
Il Vice Presidente, PASQUALI, fa la seguente dichiarazione:
"La mia opinione, invece, è sostanzialmente diversa da quella del Consigliere Chabod Renato, perché nella mozione originaria si chiedeva che"..... questo licenziamento venga revocato....." mentre ora non si parla più di revoca di licenziamento, ma si chiede che abbiano a cessare siffatti provvedimenti che "costituiscono violazione alla Costituzione della Repubblica".
Pertanto, secondo me, sono due cose sostanzialmente diverse".
Procedutosi, quindi, alla votazione, per alzata di mano, sul quesito se la mozione modificata come da proposte fatte dal Consigliere Chabod Renato debba o no considerarsi quale nuova mozione, il Presidente, PAREYSON, accerta e comunica il seguente esito della votazione:
- Consiglieri presenti e votanti: trentatré;
- hanno risposto "si": ventiquattro Consiglieri;
- hanno risposto "no": nove Consiglieri.
Il Presidente pone, quindi, ai voti, a titolo di controprova, il quesito se gli emendamenti proposti dal Consigliere Chabod Renato alla mozione in discussione siano da considerarsi soltanto come emendamenti ed accerta e comunica il seguente risultato della votazione:
- Consiglieri presenti e votanti: trentatré;
- hanno risposto "si": nove Consiglieri;
- hanno risposto "no": ventiquattro Consiglieri.
Il Presidente, PAREYSON, in base all'esito delle suddette votazioni, dichiara che il Consiglio ha deciso che la mozione modificata come da proposte fatte dal Consigliere Chabod Renato è da considerarsi quale nuova mozione, che sarà iscritta all'ordine del giorno della prossima adunanza consiliare.
Il Consiglio prende atto.
Il Presidente, PAREYSON, comunica che il Consiglio deve, ora, procedere alla votazione sulla mozione originaria, a meno che i presentatori di detta mozione dichiarino di ritirarla.
Dopo breve discussione, - alla quale prendono parte il Presidente del Consiglio, PAREYSON, il Presidente della Giunta, BONDAZ, l'Assessore al Turismo, BORDON, ed i Consiglieri Signori CHABOD Renato, MANGANONI Claudio e SAVIOZ Fabiano -, il Consigliere NICCO Giulio dichiara che i presentatori della mozione iscritta all'ordine del giorno considerano ritirata la mozione stessa.
Il Consiglio prende atto.
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