Objet du Conseil n. 183 du 31 juillet 1970 - Resoconto
OGGETTO N. 183/70 - Riduzione quote di associazione al Comitato regionale Caccia e nuova disciplina dell'esercizio della caccia in Valle d'Aosta. (Approvazione di Mozione)
Macheda (P.C.I.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, con la mozione presentata dal Partito Comunista Italiano, inerente alla delibera del Comitato Caccia che ha portato la quota associativa da lire 8.000 a lire 12.000 per i fucili a canna liscia e da lire 10.000 a 15.000 per i fucili a canna rigata, per la maggioranza dei cacciatori questo aumento è un abuso in quanto il suddetto venne chiesto dal risultato del bilancio passivo. Dalle relazioni del Presidente del Comitato, risulta che il bilancio è in attivo di oltre sei milioni. Dalla suddetta decisione, appare evidente l'intenzione del Comitato Caccia di... il numero dei cacciatori esistenti trasformando così anche lo sport in uno sport esclusivo per i signorotti.
Questo che io affermo non è assurdo in quanto, prendendo in esempio la categoria dei pensionati cacciatori in maggioranza, che per pagare la quota d'iscrizione devono impegnare un mese della pensione, questi esercitano uno sport venatorio come svago per impegnare il tempo libero e per raggiunti limiti di età e di invalidità..., di montagna dove si possono trovare i camosci o le marmotte.
Il fatto negativo delle decisioni prese dal Comitato Caccia è che non si limitano esclusivamente ai provvedimenti finanziari ma anche a quelli tecnici come, per esempio, il ripopolamento della riserva in quanto insufficiente come quantità di capi e la selvaggina viene lanciata in periodi non adatti: per esempio, la lepre che viene mangiata nella prima decade di dicembre e, non essendo abituata al clima invernale della nostra Valle, una forte percentuale muore di freddo e la maggior parte vengono divorate dalle volpi nel periodo in cui c'è tanta neve.
A parer mio e di molti esperti cacciatori il periodo migliore per liberare le lepri e tutta l'altra selvaggina, compresi i fagiani, è la prima decade del mese di marzo in quanto la bella stagione in arrivo facilita l'ambiente della selvaggina e permette loro di proliferare.
Facendo questo, si elimina la speculazione avvenuta nella passata stagione per i fagiani i quali venivano lanciati alla sera e l'indomani mattina venivano catturati da una ristretta cerchia di cacciatori molto probabilmente gli stessi che li avevano liberati in quanto la notizia del lancio non veniva data prima delle ore dodici del giorno dopo e per quell'ora la maggior parte dei fagiani erano già catturati e forse già fatti al forno.
Altro punto da chiarire è quello riguardante la caccia al camoscio, e qui è bene che il Comitato Caccia e l'Assessore competente aprano bene le orecchie perché urgono dei provvedimenti seri onde evitare che le norme ingiuste che regolano questo particolare tipo di caccia siano modificate in modo che tutti i cacciatori abbiano la stessa disponibilità di tempo per cacciare degli animali.
Le norme vigenti stabiliscono la chiusura di questo tipo di caccia dal 1° novembre. Da questo limite sono esclusi i riservisti in quanto per questi la chiusura si protrae fino al 10 novembre rendendoli privilegiati in confronto agli altri cacciatori.
A questo punto una domanda: perché privilegiati? Privilegiati perché questi furbastri, durante il periodo venatorio consentito a tutti, si astengono dal praticare dallo sforzo delle loro riserve in quanto, se la praticassero... la selvaggina causando delle fuori uscite e dando così la possibilità ai parenti fuori di un discreto...
Loro preferiscono attendere la chiusura generale perché così facendo nel periodo venatorio... serve a fare agli animali un luogo di pace come un sicuro rifugio.
Giunti però al primo novembre, si scaricano sugli animali fiduciosi e... i loro fucili.
Pertanto lo sport venatorio per essere tale deve essere praticato a tutti nello stesso periodo di tempo e nello stesso modo. Chiediamo all'Assessore competente di abrogare le norme vigenti e di far sì che le esigenze esposte sopra vengano affrontate e risolte nel migliore dei modi, grazie.
Maquignaz (D.P.) - Vorrei innanzitutto dire che l'art. 10 della legge regionale 15 maggio 1953 al punto, al comma 1, stabilisce che il Comitato è competenza del Comitato, stabilisce quali sono i compiti del Comitato e alla lettera I) stabilisce di fissare anno per anno l'importo della tessera per i permessi giornalieri ed annuali che danno diritto all'esercizio venatorio nella Regione.
Quindi questo è uno dei compiti che è stato attribuito in base alla legge regionale al Comitato caccia.
Non mi sembra quindi che sia opportuno che l'Amministrazione regionale, che il Consiglio regionale venga a meno e ordini di mutare quello che per competenza è del Comitato stesso in base alla legge approvata dal Consiglio.
Sì d'accordo, l'invito in questo caso vale un ordine perché un ordine? Perché, se noi scriviamo una lettera al Comitato che il Consiglio approva questa mozione, evidentemente noi dovremmo dire: rivedete un po' le cose.
Quindi mi pare che sia una mancanza di rispetto per l'autonomia del Comitato istituito con legge regionale, proprio perché la Regione ha demandato tutti questi compiti a un Comitato in quanto non lo poteva fare direttamente.
I motivi dell'aumento: ho voluto chiedere quali erano questi motivi dell'aumento della quota e mi è stato detto che era per potenziare i ripopolamenti.
Noi sappiamo che i cacciatori sono un numero di 2.500. La costruzione delle strade poderali, interpoderali, delle strade fatte dai lavori pubblici raggiungono delle frazioni a quota più elevata e raggiungono vari alpeggi e "mayens" quindi favoriscono l'accesso dei cacciatori alle zone dove c'è la selvaggina. Questo naturalmente porta ad una maggiore distruzione della nostra selvaggina.
Quindi, per garantire a questi 2.500 cacciatori di avere la possibilità di catturare questa selvaggina, occorre potenziare le spese di ripopolamento.
Questo mi è stato detto e poi mi è stato anche provato mediante i dati del bilancio che poi leggerò.
Quindi è chiaro che, se noi vogliamo che questi cacciatori continuino ad avere del materiale da cacciare, dobbiamo pur ammettere che il Comitato deve provvedere ad aumentarne le spese.
Ora l'Amministrazione regionale provvede con dei contributi annuali di 24 milioni con fondi regionali più i dodici milioni che sono fondi del piano verde per assicurare le spese di funzionamento, spese del personale e spese generali del Comitato, mentre per i ripopolamenti sono i cacciatori stessi che, con la loro quota, fanno in modo che ci sia della selvaggina.
Io direi quindi che il motivo per cui è stato fatto questo aumento ha una sua giustificazione, non è un aumento fatto così perché il bilancio ha ancora sei milioni, che tra l'altro sono sei milioni di fatture non ancora pagate, che però sanno che il Comitato dovrà pagare perché sono spese effettuate.
Quindi il problema di fondo è quello o noi vogliamo sostenere anche le spese per i ripopolamenti, allora in questo caso il Comitato può ridurre le quote, oppure dobbiamo ammettere che ci sia questo aumento.
Per quanto riguarda invece la seconda parte della mozione, qui si dice: la nomina del Comitato è fatta in modo antidemocratico. Non sono d'accordo su questo, cioè il Comitato è composto da sei membri eletti dalla base, eletti dai cacciatori e uno eletto dagli agricoltori tramite le associazioni.
Due sono scelti dall'Amministrazione regionale per competenze specifiche, un rappresentante dell'Assessorato all'agricoltura e un rappresentante dell'assessorato al turismo.
I presidenti delle sezioni sono eletti dai cacciatori, quindi loro mandano al Comitato quelli di cui hanno fiducia, che rappresentino i loro interessi come avviene democraticamente in tutte le altre organizzazioni. Cioè questi sono i rappresentanti dei cacciatori in seno al Comitato.
Due come dicevo sono scelti dall'Amministrazione regionale e, in base a queste competenze, e sono i due rappresentanti, assessorato all'agricoltura e assessorato al turismo.
Due sono scelti sempre dall'Amministrazione regionale, in relazione agli interessi che tutelano, professore in scienze naturali e nel settore forestale. Quindi sono sei membri eletti dai cacciatori, cinque membri eletti dai cacciatori, uno eletto invece dagli agricoltori e quattro sono quelli designati dall'Amministrazione regionale.
E poi del resto questo è il sistema di nomina che avviene uguale per tutti i Comitati provinciali, anzi la maggioranza che hanno adesso i cacciatori in questo Comitato caccia con la nuova legge nazionale non è assicurata in tutti i Comitati provinciali.
Questo glielo posso dire perché dice: la composizione è molto superiore e i cacciatori sono addirittura in minoranza nella nuova composizione, qui da noi sono in maggioranza.
Quindi io mi auguro che i cacciatori mandino al Comitato i rappresentanti che sappiano proprio rappresentare i loro interessi.
Per quanto riguarda la modifica della legge, io non sono personalmente favorevole e mi pare che anche la Giunta non è favorevole ad una nuova legge regionale. Se c'è una cosa in cui noi abbiamo effettivamente un'autonomia completa direi che è proprio nel problema della caccia. Quindi direi conserviamo accuratamente quello che abbiamo.
Sarei invece favorevole ad un'eventuale modificazione con cautela della legge vigente, però dico con cautela, perché qui bisogna stare attenti a non perdere quello che abbiamo ottenuto.
Quindi direi che per una nuova legge non ne parlerei nemmeno. Per una modifica penso che questo si possa fare, esaminando, facendo una proposta da sottoporre alla Commissione dell'Agricoltura allargata ai rappresentanti dei cacciatori, tramite il Comitato naturalmente, in modo da poter vedere quali sono le possibilità di adattamento senza compromettere la nostra riserva regionale.
Vorrei solo ancora infine ricordare che la Valle d'Aosta è una delle zone più favorite per quanto concerne le possibilità di caccia. Noi sappiamo che nella provincia di Torino per l'accesso a queste zone di caccia, e queste zone di caccia sono dieci, sono dieci zone di caccia che in tutto non rappresentano nemmeno la metà del territorio della Valle d'Aosta, ogni cacciatore deve pagare sei mila lire per zona, per le zone in più paga tre mila lire. Essendoci dieci zone, in totale per accedere a queste dieci zone paga 33 mila lire.
Vorrei anche ricordare che la selvaggina nobile stanziale di pianura è rappresentata dalla lepre, dal fagiano e dalla starna. Mentre noi abbiamo lo stambecco, non è consentita la caccia, ma comunque, il camoscio, gallo forcello, pernice bianca, coturnice, lepre bianca, marmotta, lepre comune, quindi, noi abbiamo una selvaggina nobile stanziale più ricca e più abbondante, direi, anche come quantità.
Quindi i cacciatori della Valle d'Aosta dovrebbero proprio pensare a questo, perché mi pare sia molto importante sapere che siamo invidiati da tutti quelli delle zone circostanti.
Per quanto riguarda le risposte che debbo dare al Consigliere Macheda, direi che i problemi tecnici che lui ha sollevato non penso che sia il Consiglio regionale che possa discutere se il lancio delle lepri debba essere effettuato in un periodo piuttosto che un altro.
Questi sono problemi che esaminano al Comitato dove, ripeto, ci sono i rappresentanti dei cacciatori e quindi penso siano proprio questi competenti che sappiano quand'è il momento più opportuno per fare questi lanci.
Per la chiusura della caccia ai riservisti dieci giorni dopo ai cacciatori, vorrei fare una considerazione. Le riserve sono quelle che garantiscono per l'irradiamento che provocano nelle zone circostanti un po' di selvaggina nobile stanziale in tutto il territorio, cioè io sono sicuro che, se noi sopprimessimo queste riserve per cinque anni, non dico di più, i cacciatori avrebbero ben poco da prendere.
Quindi perché noi concediamo questi giorni in più ai riservisti? Perché loro hanno per la concessione che viene fatta con l'Amministrazione regionale, hanno diritto all'abbattimento del 5% dei capi che si trovano nella riserva.
Questo 5%, rappresentato da 15-20 capi, viene controllato e generalmente sappiamo che ci sono dei riservisti che non li prendono nemmeno, altri forse abusano ma comunque abbiamo controllato anche questi.
Quindi, se loro sanno che il numero è fisso, anziché prenderli nel momento in cui i trofei non sono ancora completi li prendono alla fine quando hanno più facilità di scegliere i maschi e i trofei migliori. Questo è un po' il motivo per cui si concede questa proroga ai riservisti.
Però ribadisco questo concetto: le riserve hanno un'importanza fondamentale in Valle per l'irradiamento di tutte le altre zone circostanti, motivo per cui i cacciatori l'hanno capito. Abbiamo costituito in questi anni cinque casi di protezione, fatte di volontà spontanea dei cacciatori perché hanno capito che bisogna creare questi casi di protezione per poter avere questo ripopolamento altrimenti non c'è più fauna.
Io quello che avevo da dire mi pare che l'ho detto, quindi, resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
I riservisti. Bisogna vedere il numero dei guardia caccia che hanno perché in pratica la spesa è quella dei guardia caccia. Ci sono determinate riserve che hanno un numero di quattro, cinque guardie e loro naturalmente abbattono un numero limitato di capi. Quando arrivano a un certo numero cosa fanno questi capi? Escono dalla riserva e quindi alimentano tutta la zona.
Quindi direi che queste persone che investono i loro capitali, investono dei capitali sì, cioè investono, pagano le guardie, danno del lavoro a queste persone, fanno l'interesse dei cacciatori della Valle.
Germano (P.C.I.) - Ma noi abbiamo presentato questa mozione perché, non so se l'Assessore ha avuto sentore, ma evidentemente vi è stato un forte malcontento fra i cacciatori determinato da questo aumento.
Ma il forte malcontento interessa solo un settore dei cacciatori, è vero che un settore non è di questa opinione, i cacciatori che hanno più possibilità e che sono quelli che in genere dirigono le sezioni e che quindi eleggono anche il Comitato caccia dove sono sempre i medesimi, dove sono sempre i medesimi, i cacciatori più ricchi, diciamo così, hanno interesse che si aumentino le quote perché si riduca il numero dei cacciatori per fare il ripopolamento.
Ma perché si riduca perché loro siano più privilegiati perché con 2.500 non sono privilegiati?
Quindi è vero che questa parte ha questo interesse, ma la grande massa di cacciatori, dove la caccia diventa anche un motivo di salute, si pensi a quanti silicotici in pensione prima del tempo vanno in giro a caccia anche per ragione di salute che si trovano a dover tirar fuori 50 mila lire e poi sono anche di più complessivamente. Allora evidentemente che qui, tra l'imposta statale e l'imposta regionale e poi il costo stesso della caccia, devono comprare il fucile, devono fare un sacco di cose. Il costo diventa elevato e quindi l'orientamento del Comitato caccia attuale è un orientamento che è antisociale perché tende a ridurre il numero dei cacciatori estromettendo quelli più poveri, estromettendo quelli più poveri.
L'Assessore anzi ha esordito dicendo: è competenza del Comitato di fissare anno per anno e quindi non tocca a noi e via, e quindi sarebbe non giusto invitare il Comitato a fare questo, sarebbe un attentato all'autonomia di questo Comitato. Ma l'assessorato ha molti strumenti, ha i suoi rappresentanti, per esempio, che guarda caso nel Comitato sono sempre schierati con questi, come no, sì è così, ci sono altri strumenti, non so. Dall'esposizione che ha fatto l'Assessore, è anche lui uno convinto che bisogna aumentare per fare un ripopolamento, bisogna aumentare per far sì che i cacciatori più poveri non possano più andare a cacciare.
Perché per il ripopolamento ci sono gli strumenti, io sono d'accordo, per le cinque zone che la Regione ha costituito, sarei anche d'accordo che fossero aumentate e sarei anche d'accordo che non ci fossero le riserve private ma ci fossero le riserve regionali.
È un bene della Valle d'Aosta, si parla tanto di turismo, anche in questo senso, si può incrementare il turismo se si fa un lavoro come si deve. Adesso non voglio toccare la suscettibilità di Bordon e farlo ridiventare Don Chisciotte ma, se Bordon andasse nello stato socialista della Iugoslavia, vedrebbe che là ci sono, comune per comune, ogni comune una riserva di caccia che è gestita dai cacciatori. In Iugoslavia, non hanno sospeso niente, ogni comune ha la sua riserva e la riserva è gestita dai cacciatori di quel comune i quali pensano al ripopolamento, pensano a dare i permessi per quelli che vogliono andare a cacciare e di italiani ce ne sono più di duecento mila che vanno a cacciare in Iugoslavia e duecento mila portano sul territorio valutario, sul terreno dell'interesse un certo contributo. Però abbiamo una gestione che è democratica e i cacciatori devono essere loro a gestire ma quali interessi hanno a liquidare in un anno o due tutto quello che c'è e a ridestare il loro senso di responsabilità?
Ma questo si fa dando a loro delle responsabilità, non facendo sì che sia tutto abbastanza centralizzato e poi sia monopolizzato da un gruppo che fa gli interessi solo dei ricchi. Questo bisogna fare e, secondo me, la radice di tutto sta nella nostra legge, sta nella nostra legge che, per esempio, non riconosce le associazioni dei cacciatori. Ma perché tutte le categorie sociali si possono organizzare e si organizzano? In Italia sono organizzati i cacciatori e sono le organizzazioni dei cacciatori che mandano i loro rappresentanti nei loro Comitati caccia in base alla loro forza, non so con precisione com'è.
Perché qui non si può fare questo? Perché qui non riconosciamo le organizzazioni dei cacciatori o almeno non riconosciamo nella legge perché siano mandati nel comitato un rappresentante sulla base della loro forza e così via?
È evidente che questo deve essere modificato, l'hanno modificato su scala nazionale, c'è la nuova legge su scala nazionale che contempla questo. Perché noi non dobbiamo modificarla?
Perciò io insisto sulla mozione e pregherei proprio l'Assessore di voler investire la Commissione Agricoltura e di non chiamare due rappresentanti del Comitato Caccia, di far designare dai cacciatori direttamente due, tre loro rappresentanti e diamo più importanza alla categoria, alla base della categoria e siamo e siate pure sicuri che ci sarà il cacciatore sconsiderato che pensa ai suoi interessi e può fare del commercio e così via. Ma quando noi li mettiamo assieme e li investiamo dei problemi, anche dall'ambito dei cacciatori vengono fuori forse le capacità di condursi, di gestirsi, di andare avanti in modo autonomo e in modo migliore che non adesso. Perciò io mantengo la mozione e insisto ancora che, se la mozione non viene accettata, l'Assessore, solo per una modifica della legge, tenga conto però di chiamare i cacciatori interessati e non delle persone che vengono lì solo per mantenere i loro interessi perché, quando mi dice sulla parte tecnica non m'interesso, ma i fatti citati da Macheda sono fatti reali. Ma possibile che dei cacciatori prendono lepri da zone più calde e le vengono qui a buttare nella Valle d'Aosta nel mese di dicembre? Possibile che dei cacciatori, se vogliono veramente fare dei cacciatori, buttino via i fagiani una settimana prima dell'apertura della caccia?
Un giorno... in modo che questi animali non ancora addestrati, non ancora impauriti, siano facile preda di quelli che, sovente succede quello che diceva Macheda, il giorno dopo, dopo averli buttati, vanno a caccia in quel luogo. Questa sì che è carneficina, questo sì che non è fare l'interesse della caccia e dei cacciatori. È possibile che sappiamo che avvengono queste cose e noi diciamo: non possiamo intervenire?
Ma come non possiamo intervenire quando sappiamo queste cose? Chi abbiamo che ci rappresenta lì in quell'organismo deve pretendere che le cose si facciano in modo più giusto, in modo più equo ed è nell'interesse dei cacciatori che avvengono così, mentre invece si capisce che, se c'è quel gruppo che monopolizza queste cose, che fa in modo che servano a loro... Questa è la realtà.
Mappelli (D.C.) - Dunque io ritengo che vi siano su questo argomento due aspetti. È pur vero che vi è questo aumento, e condivido in parte ingiustificato, perché io non saprei e non vedo come si possa giustificare un aumento di circa un terzo delle entrate senza con esso vedere quelle che possono essere le eventuali spese, io... Dunque, in questo senso, ci sarebbe molto da dire. Ma vi è un altro aspetto ed è di questo che vorrei parlare un momento. È chiaro che in Valle d'Aosta noi abbiamo, e qui condivido, delle fonti di ripopolamento però è altrettanto vero che questi angoli della Valle d'Aosta e qui io non vorrei adesso in questo momento incominciare una polemica o discutere tutto l'aspetto di un parco nazionale o delle riserve che ci sono in Valle d'Aosta.
Ma è chiaro che in questa direzione o la Commissione Agricoltura o una Commissione appositamente creata, nominata o dalla Giunta o dal Consiglio, debba una volta per tutte affrontare questo problema perché oggi si tratta, ne dà la possibilità, io sono lieto di questa possibilità, di discutere la questione degli aumenti.
Ma qui è un problema di fondo. In Valle d'Aosta noi abbiamo zone di ripopolamento dove sia pur vero che, a spesa di determinate persone, vengono mantenute certe caratteristiche che ripopolano la Valle d'Aosta ma è altrettanto vero che è un'ingiustizia perché questo è in mano ad alcuni privilegiati, dobbiamo dirlo questo, senza nessuna... di smentita. Dunque la funzione non è tanto solo e soltanto quella di riservare e la fauna e la flora in Valle d'Aosta, vi sono anche delle speculazioni.
Ora io direi, indipendentemente dalla mozione che è chiaro che, è chiaro cerca a preservare, a proteggere quello che può essere uno sforzo..., indipendentemente da quelle che possono essere le possibilità economiche, però qui vi è tutta una catena di cose da esaminare, effettivamente da chiarire.
Noi vediamo, ad esempio, in tutte le riserve della Valle d'Aosta abbiamo la possibilità che in queste riserve c'è un "quid" che si potrebbe così andare a caccia, cacciare un 5%, vediamo che loro, delle cose molto strane che in seguito alle annate per cui vi è molta neve, vi sono molte valanghe, oppure vi è della siccità, oppure questo avviene molto presto, cioè la neve arriva molto presto, noi vediamo che centinaia e qui l'amico Maquignaz potrebbe essere più chiaro con delle cifre e statistiche, migliaia di camosci, migliaia di stambecchi crepano o perché sono presi dalle valanghe o perché logicamente causa il freddo e la denutrizione non riescono a sopportare questo inverno.
Dunque vi è un grosso problema per la fauna in Valle d'Aosta. È inutile che noi, e per noi la legge è chiara, a un certo momento sia restrittiva quando determinate persone per ragioni, per ragioni di principio, io ritengo la legge va rispettata è chiaro, però li portiamo davanti ai giudici quando noi abbiamo migliaia di camosci che non riescono a sopravvivere.
Perché non riescono a sopravvivere? Molto chiaro: le zone per cui vi è un certo ripopolamento possono sopportare un certo numero di bestie. All'infuori di quel numero, non riesce a sopportare e pertanto o la questione invernale o le valanghe vengono prima.
Pertanto io direi che, se l'Assessore permette e mi farebbe veramente una gentilezza, di esaminare, di nominare una Commissione al fine di venire a una soluzione di questo grande problema, perché è chiaro che, così come stanno le cose, non si possono accettare questi metodi e queste riserve da parte di chicchessia. Noi abbiamo una parte che è restrittiva in determinati periodi, in determinate zone della Valle d'Aosta. Quando poi, ai margini di queste zone a nostra disposizione, noi vediamo che migliaia di capi solo per incuria o per indisponibilità e di tempo oppure indisponibilità di zone, di capacità di mantenimento di questa fauna, or bene al momento opportuno crepano per inerzia e di freddo eccetera.
Pertanto il problema qui si può allacciare su questa mozione, la discussione che effettivamente è un problema di fondo cioè quello di rivedere tutto quello che è rapporto fra Amministrazione regionale, Comitato Caccia, Parco Nazionale Gran Paradiso e le zone di rispetto per il ripopolamento della fauna in Valle d'Aosta.
Io direi che, ed è questo che chiederei lo ripeto, che l'Assessore gentilmente voglia esaminare la possibilità di nominare una Commissione per esaminare tutti questi aspetti.
Noi troveremo gente disponibile e non è sempre il caso che questa gente faccia parte di questa Commissione, questa gente sia integralmente o Consigliere o Assessore della Regione.
Abbiamo a tutti i livelli persone disponibili che hanno e la volontà e la capacità di discutere questi problemi, e i rappresentanti delle associazioni e i rappresentanti degli Enti locali e i rappresentanti delle riserve. Io penso che solo così si possano affrontare questi problemi perché questo è in fondo quello che ci interessa, quello di mantenere logicamente delle zone di rispetto senza mortificare gli interessi dei valdostani e delle categorie valdostane.
Fosson (U.V.) - Quando si parla di caccia e di pesca, si incomincia un discorso che va alle lunghe e praticamente se si mettono, per l'esperienza passata e essendo anche stato cacciatore a suo tempo, quando si mettono due cacciatori insieme, è difficile trovare un'unanimità fra i due. Ognuno, non c'è nessun'altra categoria come i cacciatori, come i pescatori, che voglia esprimere il proprio punto di vista.
Quindi io non voglio adesso fare qui un lungo discorso sulla questione caccia, intanto non parleremo di pesca e parleremo solo di caccia ma, se la mozione doveva avere uno scopo di portare in discussione e non solo in quest'aula ma nella Commissione Agricoltura e poi, in un secondo tempo, di nuovo in quest'aula il problema complesso e completo della caccia, allora possiamo vedere, potrei aderire in parte se questa mozione viene modificata.
Se invece i proponenti vogliono stare alla lettera di questa mozione, cioè tanto al punto 1) come al punto 2) tassativamente, io dovrei dire che non posso aderire per conto mio e credo che anche gli amici dell'Union Valdôtaine non potrebbero aderire se la mozione rimane in questi termini.
Perché, dico subito cerco di essere breve, punto 1): "invitare il Comitato regionale per la caccia ad annullare i provvedimenti d'aumento della quota associativa deliberati per l'anno 1970". Ora questi provvedimenti deliberati fanno probabilmente parte, io non so e non mi sono interessato di questo problema, non so a che punto stia adesso e non conosco il bilancio, non conosco quali sono le previsioni del Comitato Caccia, quindi non voglio entrare in una discussione di dettaglio, però penso che, se hanno stabilito queste quote, il Comitato Caccia su queste quote ha fatto un certo programma per la stagione venatoria che sta per aprirsi fra poco.
Ora la questione di chiedere tout court, chiedere di annullare questi aumenti, metteremo probabilmente in imbarazzo il Comitato Caccia che potrebbe dire: "va bene, noi, se l'Amministrazione regionale vuole eliminare questi aumenti che... quei singoli, ci dia il corrispettivo come aumento di contributo e allora noi faremo un qualche cosa".
Ora, se invece i proponenti prendendo lo spunto da questo aumento vogliono invitare il Comitato Caccia anche attraverso una mozione, a pensare per l'avvenire e dire: "noi riteniamo che questo aumento sia forte e quindi esaminate in futuro di vedere se è possibile ridurlo almeno di non più fare degli aumenti di questo genere", allora resta come una raccomandazione che potrebbe essere fatta in Consiglio, che viene data e che potrebbe servire anche in quella Commissione se domani deve esaminare il problema sotto l'aspetto finanziario del Comitato Caccia di vedere se effettivamente questi aumenti sono giustificati o meno e potrebbe anche venire questa Commissione nell'ordine di idee di dire "va bene noi per il futuro vi diciamo di riportare una quota equa e prendiamo a carico quell'altra parte noi".
Però tutto questo non lo possiamo dire così a cuor leggero oggi se non esaminiamo tutto il problema.
Questo agli effetti del punto 1.
Agli effetti del punto 2, anche qui come è formulata nella mozione, è un po' drastica e io condivido le preoccupazioni che sono state esposte dall'Assessore Maquignaz sulla questione, sulla pericolosità di dire: facciamo una nuova legge sostitutiva di quella adottata del 1953, sostitutiva di quella adottata nel 1953; se io dico: esaminiamo attraverso una Commissione, esaminiamo in Consiglio se c'è da adattare e da portare delle modifiche in questa legge perché ogni legge può essere buona al momento in cui viene varata e può poi richiedere degli adattamenti. Se noi riteniamo di studiare a fondo questi adattamenti e saranno giustificati degli adattamenti da apportare a questa legge e portarli in Consiglio, su questo potrei essere d'accordo. Non sarei d'accordo, invece, su questa tassatività che potrebbe dire: quella legge non va bene per niente, noi vogliamo una nuova legge e, siccome abbiamo visto anche in altre circostanze che abrogare completamente una legge, che ha dato certe possibilità alla Regione e poi presentarne un'altra alle volte, sono sorte delle difficoltà e abbiamo perso alcune prerogative che noi riteniamo non dobbiamo perdere.
Quindi c'è questo, e non mi dilungo neanche su questo punto, ma c'è questo pericolo.
Quindi vedere quello che c'è da adattare, se c'è qualche cosa da adattare nella legge, o, parlando con dei cacciatori anche l'anno scorso, quando c'era un certo fermento e m'avevano detto appunto su alcuni punti che potevano essere anche condivisi alcuni di questi punti. Però io non li ho più presenti e non voglio parlare di questi punti e non voglio entrare in dettaglio.
Quindi in questo spirito si potrebbe anche che i proponenti vogliono modificare la mozione e non mi permetto neanche, io ho voluto dare un suggerimento in questo senso senza andare a portare degli emendamenti precisi, in questo spirito io potrei anche concordare.
Come dico, ripeto ancora, qualunque cosa si faccia su questo argomento e in questo tema, non si accontenterà mai nessuno perché ci saranno sempre gli scontenti perché, se si farà in un modo, si accontenterà una certa parte e si scontenterà un'altra parte, se si farà in un altro modo, si accontenterà un'altra parte e si scontenterà un'altra. Quindi mi permetto di dire che non è che gli scontenti o che non saranno determinati solo da una condizione sociale perché io ho avuto occasione molte volte di considerare e per conto mio ho visto che della gente che non aveva alcuna possibilità ha fatto delle spese, per conto mio erano ritenute pazze, per acquistare dei fucili a tiro, precisiamo con dei cannocchiali perfezionati, magari si sono privati di certe cose necessarie per arrivare a questo e questo non sono solo i Freydoz, che sappiamo che hanno delle possibilità, ma ci sono anche delle altre persone che magari hanno speso delle somme veramente considerevoli per prendere dei fucili perché c'è quella passione quindi uno dice: "io mi privo di qualche cosa per fare questo".
Quindi il cacciatore è un animale anche lui abbastanza complesso e molte volte si determina a seguire una certa linea, a seguire un'altra o prendere un certo indirizzo piuttosto che un altro molte volte completamente e indipendentemente da quello che è l'aumento, perché basterebbe a un certo momento pensare.
Qui c'è un aumento di 4 o 5 mila lire ma poi Macheda mi può dare ragione perché, se uno ha il pallino di prendere certe munizioni con la tale polvere o far venire le sue munizioni da tale ditta pagandole magari il doppio di quello che le paga normalmente, ma questo è una sua soddisfazione personale e se la prende.
Quindi non vorrei rimanere proprio ancorato a questo e non vorrei neanche spendere molte parole sul resto.
La questione delle riserve. Noi abbiamo avuto campo di cercare di contenerle il più possibile, le riserve, ma non dobbiamo dimenticare che effettivamente è giusto anche questo rilievo che è stato fatto dall'Assessore che, se non ci fossero alcune riserve private e se non ci fosse il Parco, probabilmente di selvaggina in Valle d'Aosta non ce ne sarebbe più neanche per gli altri cacciatori. Prendiamo le zone che conosciamo di più, prendiamo la riserva che c'è qui sopra St. Marcel, prendiamo quella di Fenis che i cacciatori di St. Marcel, se i cacciatori di Fenis e molti di Aosta che vanno a caccia di camosci in quelle zone, arrivano a portare qualche capo a casa è perché ci sono quelle riserve perché altrimenti della selvaggina non ce ne sarebbe più.
La questione del ripopolamento delle lepri. Io do ragione a Macheda quando dice che forse tecnicamente il Comitato Caccia nella questione dei lanci qualche cosa deve rivedere, ma questo effettivamente non siamo noi Consiglio regionale che dobbiamo dire, dobbiamo eventualmente far tesoro di queste osservazioni, far presente al Comitato Caccia che ci sono delle lamentele in questo senso e a un certo momento dire a loro che tecnicamente facciano i lanci quando è logico farli, che si approvvigionino della selvaggina dove è necessario approvvigionarsi e non andare a prendere la selvaggina in certe zone dove praticamente, quando è portata qui, resta completamente fuori dal suo ambito normale.
Quindi per la questione delle riserve private non bisogna esagerare e credo che l'assessorato non abbia più dato delle riserve private oltre quelle che esistono. Bisogna pretendere dalle riserve private l'osservanza rigorosa di quello che è stato messo nel contratto verso il Parco del Gran Paradiso. Ho già avuto occasione di dire qui che una volta, avendo presieduto il "Comité des chasseurs d'haute montagne" quando, mi sembra sette, otto anni fa, avevamo fatto un patto con il Parco, patto che poi non è stato assolutamente riconosciuto, ma che il Parco si impegnava di dare il 10% dell'accrescimento annuo dei camosci da lanciare in tutte le altre zone protette della Valle in maniera che questo avrebbe permesso di diminuire quel carico che, giustamente diceva il Consigliere Chabod, che porta a quella diminuzione dei camosci durante i rigidi inverni del Parco e, nello stesso tempo, avrebbe dato la possibilità a delle bandite regionali di diverse zone della Valle di avere dei centri di ripopolamento e di avviamento di questa selvaggina.
Questo, se l'Assessore guarda nei vecchi atti dell'assessorato, potrà trovare ancora queste cose e, se per caso non le trova, io gli potrò dare lo stesso dei dati perché in quelle occasioni c'era proprio anche il Signor Chavanne di Parigi che ha fatto da trait d'union e soprattutto in questa cosa qui. Sono ancora in ottimi rapporti con questo Signore che ha mantenuto la sua presidenza in campo europeo dei chasseurs d'haute montagne.
Le zone di ripopolamento hanno anche questa funzione e queste zone di ripopolamento bisognerebbe solo vedere, questa è una raccomandazione tecnica anche da fare al Comitato Caccia, perché cosa capita che alle volte? Stabiliscono delle bandite per tre, quattro anni poi, quando si apre questa bandita, si apre e si dà la possibilità di andare a cacciare; a questa bandita c'è stato il ripopolamento di tre, quattro anni nella bandita. Questa bandita ha anche irradiato in minima parte perché, intanto che c'era il ripopolamento della bandita, non irradiava la selvaggina nei dintorni ma, il giorno che aprono questa bandita, tutti i cacciatori si precipitano su quella bandita o fanno piazza pulita in maniera che non serve più a niente.
Invece bisognerà che il Comitato Caccia veda di avere quelle bandite permanenti dislocate in maniera opportuna nelle diverse zone che si prestano maggiormente per dare la possibilità di irradiamento alla selvaggina e quindi soddisfare tutti i cacciatori di tutte le zone della Valle.
Queste però sono questioni che sono di pura competenza del Comitato Caccia. Noi possiamo dire come Consiglio, suggerire certe cose, domani se discuteremo, l'Assessore potrà farsi porta parola al Comitato Caccia tramite i suoi rappresentanti e quindi far presente queste osservazioni che sono venute fuori direttamente dai vari Consiglieri.
Quindi se in questo spirito, se i proponenti della mozione vogliono variare le cose, io posso aderire. Se la mozione, invece, rimane tassativa com'è stata presentata, certamente per le ragioni che chiaramente ho esposto e quindi non sono contrario, non potrei aderire alla mozione.
Balestri (P.S.I.) - Molto spesso si sente parlare in quest'aula della caccia, della pesca o che e credo che ne sentiremo parlare ancora molto spesso e i problemi rimangono ancora quelli che sono.
Io credo che la mozione tocchi un solo punto di quelli che sono i vari problemi del Comitato Caccia e aggiungo anche del Comitato Pesca, quindi pregherei l'Assessore che, se veramente vogliamo risolvere qualcosa in questo campo, abbiamo una Commissione adatta, la Commissione dell'Agricoltura, che può sentire, può indagare e riferire al Consiglio come avvengono le cose, come non avvengono, in modo che poi il Consiglio poi sia edotto sul sistema del funzionamento di tutte queste cose e possa prendere le sue decisioni.
Germano (P.C.I.) - Io accetto le proposte di annullare, diciamo così, il punto 1 perché capisco anch'io che poi ci sono quelli che hanno già pagato anche, quindi per quest'anno ormai è così, tutti hanno già pagato. Però una parte è già pagata, non è che si può fare questo e accetto anche invece di dire legge nuova, se si ha paura di questo, si metta di modificare la legge, adattare perché è poi sempre una legge nuova quando ci sono delle modifiche, quindi, se questo può creare preoccupazione, mettiamo così.
Metterei però la Commissione all'Agricoltura allargata ai rappresentanti dei cacciatori. Ci sono qui due o tre associazioni di cacciatori Enal Caccia, Arci Caccia, cacciatori di alta montagna, che so io, chiediamo a queste associazioni che designino un rappresentante, che vengano alla Commissione Agricoltura e portino la voce dei cacciatori e quindi, se si modifica, noi accettiamo di modificare la mozione.
Maquignaz (D.P.) - Germano diceva, l'Assessore è convinto che si debba aumentare la quota. No! Io ho detto questo: ci sono 2.500 cacciatori, ora il problema è questo: se questo aumento va per i ripopolamenti è chiaro che, se non lo fa il Comitato a sue spese, lo dovrebbe o fare l'Amministrazione regionale oppure lasciare le cose come stanno, però chi ci rimetterebbe in questo caso sono i cacciatori stessi.
Questo io avevo detto in sostanza, cioè lo vedevo giustificato perché non è che serva per altre spese, torna direttamente nelle tasche dei cacciatori.
Questa era l'osservazione che avevo fatto.
(Voce di Germano) ...di tutti quelli che ci sono evidentemente.
Macheda (P.C.I.) - Otto giorni prima di finire la caccia l'anno scorso, hanno lanciato 500... otto giorni prima di finire la caccia.
Mi dica cosa è rimasto...
Maquignaz (D.P.) - Questo è un problema, come ha detto il Consigliere Fosson, questo, va fatta una raccomandazione direttamente al Comitato Caccia che in Consiglio regionale sono emerse queste lacune da parte del Comitato. Quindi questa raccomandazione noi la possiamo accettare, io l'accetto personalmente.
Però non è che noi possiamo stabilire... perché ci sarà un motivo se l'hanno fatto, o perché c'è stato un ritardo nella consegna, o perché non c'erano gli accordi, non lo so.
Quindi noi non possiamo in questo momento dire perché è stato fatto un lancio in quell'epoca però io dico questo: noi lo possiamo raccomandare al Comitato Caccia tramite i nostri rappresentanti, questo e tutti gli altri problemi che sono venuti fuori nella discussione in Consiglio regionale.
Per quanto riguarda la Commissione, io direi, c'è la Commissione dell'Agricoltura, quindi la Commissione dell'Agricoltura può esaminare questo problema allargata ai rappresentanti dei cacciatori. Noi evidentemente ci serviamo del Comitato Caccia, il Comitato Caccia dovrebbe fare l'assemblea di tutti i cacciatori per nominare questi rappresentanti perché noi non è che possiamo discutere coi cacciatori, noi dobbiamo discutere con l'organismo che abbiamo istituito noi.
Quindi noi dovremmo dire al Comitato che faccia una assemblea di tutti i cacciatori, deleghi questi due rappresentanti da integrare nella Commissione dell'Agricoltura, questo è un po'.
Per quanto riguarda il problema delle riserve, il Consigliere Mappelli diceva: "bisognerebbe abolire le riserve private". Il problema è questo: siccome sappiamo che le riserve private hanno effettivamente questa possibilità di irradiamento e quindi torna ad interesse dei cacciatori, io direi, se vogliano abolire delle riserve, dobbiamo fare delle riserve regionali però dobbiamo sapere che le riserve costano dai 15 ai 20 milioni. Ora, se ci sono quelle tre, quattro riserve noi dobbiamo impegnare quei cinquanta, sessanta milioni per far fronte a queste riserve regionali.
Mi chiedo se conviene farlo o se conviene lasciare stare le cose come sono.
Io direi solo, tanto per concludere, che io sono favorevole all'accettazione delle modificazioni sia al punto 1° sia al 2 del deliberato, però evidentemente c'è anche la considerazione fatta nella premessa, l'ultima considerazione che secondo me dovrebbe essere abolita perché, se la vigente legislazione regionale in materia di caccia risalente l'anno '53 è superata, anacronistica eccetera dovremmo naturalmente togliere quest'ultima considerazione. Il questo caso il 1° comma dovrebbe dirci di invitare il Comitato regionale per la Caccia, meglio ancora.
Montesano (P.S.D.I.) - Allora cade anche il 1° e 2° punto della premessa.
Germano (P.C.I.) - Non si sente... (voci)
Maquignaz (D.P.) - Sì, ma la premessa in questo caso, se noi togliamo il primo punto del deliberato, non ha più senso quella premessa.
Montesano (P.S.D.I.) - Abolisce tutto.
Maquignaz (D.P.) - Visto il provvedimento adottato a maggioranza, non si potrebbe modificare la mozione, l'ordine del giorno con il deliberato? Allora quel sarebbe il testo?
Germano (P.C.I.) - Il Consiglio regionale demanda alla Commissione regionale permanente per l'Agricoltura, allargata ai rappresentanti dei cacciatori, il compito di modificare ed adattare la legge per la tutela dell'esercizio della caccia in Valle d'Aosta alle situazioni attuali, alle situazioni emerse dal dibattito consiliare.
Montesano (P.S.D.I.) - Allora chi approva la mozione così modificata alzi la mano. Contrari? Astenuti? Il Consiglio approva.
Si passa al punto 28 dell'ordine del giorno.
