Objet du Conseil n. 4 du 11 mars 1954 - Verbale

OGGETTO N. 4/54 - PROVVEDIMENTI ATTI AD ELIMINARE LA SPEREQUAZIONE ESISTENTE FRA I PREZZI DI VENDITA DEL BESTIAME DA MACELLO ED I PREZZI DI VENDITA AL MINUTO DELLA CARNE. (INTERPELLANZA DEL CONSIGLIERE REGIONALE SIGNOR MANGANONI CLAUDIO)

Il Presidente, Avv. Dott. BONDAZ, dichiara aperta la discussione sulla seguente interpellanza del Consigliere regionale Signor Manganoni Claudio, concernente l'oggetto: "Provvedimenti atti a eliminare la sperequazione esistente fra i prezzi di vendita del bestiame da macello ed i prezzi di vendita al minuto della carne", interpellanza trasmessa in copia ai Signori Consiglieri, unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza:

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Al Presidente

del Consiglio regionale

AOSTA

Interpello l'Assessore all'Agricoltura e l'Assessore all'Industria e Commercio per sapere se non ritengano opportuno prendere dei provvedimenti affinché venga mantenuto il giusto rapporto tra il prezzo del bestiame ed il prezzo della carne macellata, ad esempio, autorizzando i contadini a vendere direttamente al pubblico la carne proveniente dalla macellazione dei propri bovini, affinché ne derivi un beneficio maggiore tanto al produttore che al consumatore.

Aosta, li 25 settembre 1953.

F.to Claudio Manganoni

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Il Consigliere Signor MANGANONI illustra la sua interpellanza e pone in rilievo che una grave crisi, nel campo commerciale e nel campo industriale, sta profilandosi non solo nella Valle d'Aosta, ma in tutta Italia e in altre nazioni del mondo occidentale.

Osserva, infatti, che ogni giorno si vedono officine e fabbriche che chiudono i battenti o riducono la produzione, si assiste al licenziamento dei lavoratori, mentre su tutti i giornali si parla di "ridimensionamento" di fabbriche, il che significa riduzione dell'attività produttiva e, conseguentemente, della mano d'opera negli stabilimenti.

Fa presente che dai settori industriali e commerciali la crisi si è riversata anche nel campo agricolo, cioè nelle campagne ove si è avuto un crollo dei prezzi all'ingrosso dei prodotti agricoli venduti dai contadini, mentre invece, detti prodotti continuano ad essere venduti al consumatore a prezzi elevati.

Ritiene che sia bene esaminare le ragioni che hanno causato la crisi nel settore dell'agricoltura e, come conseguenza, il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli, fra i quali il bestiame, il cui prezzo di vendita dal contadino al mediatore ha subito, in questi ultimi tempi in Valle d'Aosta, una diminuzione del 50%, il che costituisce un grave colpo per l'economia agricola della Regione e per le già scarse risorse dei contadini valdostani, i quali vengono a trovarsi in una situazione economica così disastrosa da essere costretti ad abbandonare le loro piccole aziende agricole.

Afferma che il crollo dei prezzi di vendita del bestiame è dovuto, principalmente, alla politica economica adottata dal Governo centrale. Osserva, infatti, che mentre nel 1948 furono importati in Italia, da altre nazioni, circa 20.000 capi di bestiame, nel 1952 i capi di bestiame importati dalla Jugoslavia, dall'Olanda, ecc. furono circa 120.000.

Aggiunge che le mucche olandesi, rinomate per la loro produzione di latte, vengono sfruttate al massimo prima di essere esportate in Italia ove, dopo breve tempo, si ammalano di tubercolosi.

Rileva, inoltre, che giungono giornalmente in Italia dall'Argentina bastimenti carichi di carne congelata ed in scatola.

Perché, osserva il Consigliere Signor Manganoni, il Governo italiano permette l'introduzione nel nostro paese di quantitativi di carne così rilevanti da determinare il crollo dei prezzi del bestiame di produzione nazionale?

Fa presente che, mentre per determinati articoli, ad esempio per gli automezzi, lo Stato, allo scopo di proteggere la produzione nazionale, ha imposto il pagamento di un dazio protettivo nella misura dal 33% al 45% del valore della merce importata, per il bestiame e per le carni il dazio protettivo stabilito è stato contenuto nella misura del 16% del valore della merce, misura troppo esigua per essere efficace ai fini della necessaria limitazione delle importazioni di bestiame e di carni dall'estero.

Rileva che lo Stato dovrebbe attualmente negare o, quantomeno, limitare molto la concessione delle licenze di importazione di determinate merci nell'interesse e per la salvaguardia della produzione nazionale.

Lamenta che lo Stato non si attenga a tale principio e che dei benefici, derivanti dall'attuale situazione, usufruiscano soltanto certi trust e certe società che ricavano grossi profitti con l'importazione del bestiame e di altri merci.

È del parere che lo Stato abbia stabilito l'applicazione di un dazio rilevante sulle importazioni di automezzi, misura sulla quale concorda, perché si è preoccupato essenzialmente del complesso industriale Fiat, che è diretto dal Prof. Valletta, la cui voce è ascoltata dal Governo; lamenta però che il Governo non si preoccupi analogamente di salvaguardare anche l'economia agricola e la sorte dei piccoli contadini.

Ritiene che anche un'altra ragione abbia contribuito a provocare la crisi generale nel settore dell'agricoltura: il forte divario fra prezzi all'ingrosso e prezzi al minuto. Osserva che, attualmente, in Valle d'Aosta, una mucca da macello viene venduta dal contadino al prezzo di 35-40-45 mila lire, a seconda del peso e dell'età del bovino, cioè in ragione di circa 200 Lire al Kg.; però, in macelleria, la carne viene venduta al pubblico ad un prezzo che è assai elevato. Infatti, i prezzi attualmente praticati dai macellai sono i seguenti: carne con osso (bollito comune) Lire 450 al Kg.; carne senz'osso Lire 600-700-800 al Kg.

Riferisce di aver appreso da un articolo pubblicato su una rivista che un commerciante, il quale ha acquistato a Rivoli, rinomato mercato di buoi, un bue e lo ha rivenduto a Torino come carne da macello, ha realizzato un guadagno netto di circa 90 - 95.000 Lire (il bue era stato pagato al produttore circa 70 - 80 mila Lire).

Fa presente che altra causa della crisi è da ricercarsi nel sottoconsumo di carne da parte della popolazione, normalmente definito sovrapproduzione, che, in questo caso, è dovuta anche all'importazione annua di bestiame dall'estero; fa presente che il minor consumo di carne è dovuto al basso tenore di vita della popolazione; infatti la carne di bestiame di produzione locale, che non viene pagato al contadino al suo giusto prezzo, non può essere venduta perché una gran parte della popolazione - dato il decrescente tenore di vita - si trova nella materiale impossibilità di acquistare e di consumare carne a causa dei miseri salari e del diminuito potere di acquisto della moneta, senza dire dei casi di operai licenziati e disoccupati.

Ritiene che l'inconveniente del sottoconsumo di carne in Italia possa essere eliminato soltanto migliorando il tenore di vita dei lavoratori e dando lavoro ai disoccupati.

Riconosce che tali problemi non possono essere risolti in sede regionale ma vanno affrontati e risolti soltanto in sede nazionale; esprime dubbi circa la possibilità di una sollecita soluzione di tali problemi da parte del Governo centrale.

Comunica che, preoccupato di tale grave stato di cose, ha ritenuto opportuno di indirizzare all'Assessore all'Agricoltura e all'Assessore all'Industria e Commercio una interpellanza affinché gli Assessori stessi studiassero, unitamente alla Giunta, la possibilità di trovare, nell'ambito regionale, una qualche soluzione ai suddetti problemi, avvalendosi della potestà conferita dallo Statuto alla Regione, al fine di aiutare i produttori locali e di ridurre, per quanto possibile, i gravi inconvenienti lamentati.

Rivolge, quindi, preghiera agli Assessori predetti ed alla Giunta, di esaminare se, nei limiti delle competenze regionali, possa essere consentito ai produttori locali di macellare il bestiame e di vendere direttamente la carne alla popolazione, previo pagamento dell'imposta di consumo dovuta e previa visita sanitaria da parte del veterinario competente.

Osserva che, in tal modo, si eviterebbe il paradosso, da tutti lamentato, che il contadino, dopo aver venduto il suo capo bovino a 200 Lire al Kg., sia costretto a pagare la carne al macellaio 600 - 700 - 800 Lire al Kg.

Chiede che la sua proposta sia presa in esame dagli Assessori interessati e dalla Giunta.

L'Assessore Geom. ARBANEY, rispondendo all'interpellanza del Consigliere Sig. Manganoni, precisa anzitutto che la questione dell'importazione di bestiame dall'estero e, conseguentemente, l'avvenuta riduzione del prezzo di vendita del bestiame di produzione locale è da porsi in relazione al fatto che, per poter esportare macchinario di produzione nazionale, il Governo ha dovuto, quale contropartita, autorizzare l'importazione di bestiame e di carne bovina in Italia.

Comunica che, siccome le importazioni di bestiame danneggiano i contadini italiani, il Governo ha cercato di porre un riparo a tale stato di cose istituendo un dazio su tali importazioni. Riferisce che alcuni Stati, per controbilanciare l'onere derivante dal dazio imposto dall'Italia sulle importazioni e per favorire ed incrementare l'esportazione di bestiame, hanno concesso premi agli esportatori.

Riconosce che, fra tutte le categorie economiche, quella dei contadini è sempre stata fra le prime a subire il maggior danno nei periodi di crisi economiche.

Rileva che, effettivamente, è troppo grande la differenza esistente, tra il prezzo di vendita del bestiame dal contadino al grossista (L. 200 al Kg. circa) ed il prezzo di vendita della carne al consumatore.

Osserva che vi è una possibilità di ovviare a tale ingiusta sperequazione, e cioè la possibilità della vendita diretta della carne dal produttore di bovini alla popolazione.

Rileva infatti, che l'art. I - comma terzo - del Regolamento per la vigilanza sanitaria delle carni (R.D. 20/12/1928, n. 3298) stabilisce quanto segue: "nei Comuni non ancora provvisti di pubblico macello, la macellazione deve eseguirsi in appositi locali, riconosciuti idonei dall'autorità comunale, su conforme parere del veterinario comunale".

Fa presente che l'articolo 29 del predetto Regolamento concerne disposizioni particolari per l'apertura di spacci per la vendita della carne: "Chiunque intenda aprire uno spaccio per la vendita di carne fresca, congelata o comunque preparata, deve farne domanda alla Autorità Comunale, la quale concederà una autorizzazione quando, in seguito ad accertamento del Veterinario comunale, risulti che i locali a ciò destinati soddisfano alle esigenze dell'igiene.

In ogni caso detti locali debbono avere il pavimento e le pareti, fino all'altezza di almeno due metri, impermeabili e facilmente lavabili ed i banchi per la vendita di marmo o di altro materiale ritenuto idoneo.

Gli spacci di carne fresca, ove possibile, devono essere dotati di cella e di armadi refrigerati.

L'osservanza di questa norma è inderogabile per gli spacci dove ha luogo la vendita di carni congelate".

Pone in rilievo che, dall'esame dei sopracitati articoli, pare chiaro, che qualsiasi allevatore può smerciare direttamente al pubblico la carne proveniente dalla macellazione dei propri bovini, attenendosi alle disposizioni stabilite dal Regolamento per la Vigilanza sanitaria sulle carni e provvedendo al pagamento delle tasse ed imposte previste dalla legge.

Ritiene opportuno che si costituiscano, a tal fine apposite cooperative locali fra contadini allevatori per la vendita della carne fresca proveniente dalla macellazione dei bovini degli associati. E poiché la costituzione ed il funzionamento di tali cooperative comportano delle spese, è del parere che l'Amministrazione regionale potrebbe, nell'interesse dei contadini, favorire l'attuazione di tali iniziative approvando la concessione di sussidi regionali, come già è stato approvato per favorire la costruzione di latterie turnarie, per l'acquisto di attrezzatura agricola, ecc.

Reputa però necessario che le Amministrazioni comunali non frappongano resistenza od ostacoli alla creazione di cooperative per lo smercio delle carni dei bovini di proprietà degli allevatori locali.

L'Assessore Per. Ind. FOSSON, in riferimento all'interpellanza del Consigliere Sig. Manganoni, dichiara quanto segue:

Il commentato sfasamento fra i prezzi del bestiame alla produzione e delle carni al minuto è un fenomeno che si è verificato, dall'inizio del 1953, in campo nazionale e non è, quindi, caratteristico della Valle d'Aosta.

Tale anormale andamento dei prezzi in contrasto colle fondamentali leggi economiche ha, infatti, preoccupato lo stesso Ministero dell'Industria e Commercio, che ha richiamato su di esso l'attenzione delle Prefetture affinché svolgessero l'azione che ritenevano più opportuna per un maggior adeguamento dei prezzi al minuto delle carni a quelli del bestiame da macello.

L'Assessorato dell'Industria e del Commercio della Regione ha quindi effettuato al riguardo una dettagliata indagine analitica, elaborando il dato di macellazione per vari tipi di carne: sulla base degli elementi raccolti ha interessato il Comitato regionale dei prezzi e ne ha sottoposto all'esame la necessità di addivenire ad una equa diminuzione dei prezzi di vendita al consumo delle carni macellate fresche. Conseguentemente, il gruppo Macellai dell'Associazione Commercianti della Valle, su invito ed intesa con l'Assessorato dell'Industria e del Commercio ed il Comitato regionale dei prezzi, è venuto nella determinazione, per le ragioni suesposte, di fissare, per la Città di Aosta, i prezzi massimi di vendita al dettaglio delle carni bovine. I prezzi, che ebbero decorrenza dal 19 giugno s. a., sono i seguenti:

BESTIE GROSSE (BUE, VACCA, TORO, MANZO)

Prezzi precedenti

Prezzi attuali

Diminuzione percentuale

Bollito comune (pancia e collo) con 25% di osso

Bollito scelto (spalla, punta e costa) con 25% di osso

il kg

il Kg.

{ 500

450

550

Carne senz'osso

il Kg

800

700

12,5%

Pezzi scelti

il Kg.

900

800

11,2%

Fettine

il Kg.

1.000

900

10,0%

VITELLONE

Carne con 25% di osso

il Kg.

600

550

8,4%

Carne senz'osso

il Kg.

900

800

11,2%

Pezzi scelti

il Kg.

1.000

900

10,0%

Fettine

il Kg.

1.100

1.000

9,1%

VITELLO DA LATTE

Carne con osso 25%

il Kg.

750

700

6,7%

Carne senz'osso

il Kg

950

900

5,3%

Pezzi scelti

il Kg.

1.200

1.100

8,4%

Fettine

il Kg.

1.400

1.200

14,3%

Il Gruppo Macellai si è impegnato, oltre che di osservare i prezzi sopraindicati, di dare agli stessi la massima divulgazione mediante l'esposizione al pubblico, nei negozi di macelleria, di appositi cartelli con l'indicazione dei nuovi prezzi e mettendo in particolare rilievo la diminuzione apportata ai prezzi precedenti.

L'Assessorato regionale dell'Industria e del Commercio ha comunicato, quindi, ai competenti Organi di Vigilanza i nuovi prezzi delle carni bovine, con preghiera di seguirne l'osservanza; ritenne, inoltre, opportuno di eseguire direttamente un'ispezione presso tutte le macellerie di Aosta, al fine di accertare se le stesse avessero esposto al pubblico i listini dei prezzi. Poiché fu rilevato che alcune Ditte non vi avevano provveduto, l'Assessorato rivolgeva viva preghiera al Comune di Aosta di voler effettuare i necessari accertamenti e di riferire se le Ditte avessero provveduto agli adempimenti riguardanti la applicazione dei prezzi di cui sopra nonché la relativa esposizione. Il Comune di Aosta comunicava che, dagli accertamenti eseguiti, non era stata riscontrata alcuna infrazione in merito e che, comunque, sarebbe stata intensificata la sorveglianza al fine di reprimere eventuali abusi.

È un primo passo, pure non essendosi risolta la questione della differenza fra il prezzo di vendita della carne immessa al consumo e il prezzo pagato al produttore.

Osserva che, non sia di possibile pratica attuazione il sistema proposto nella interpellanza del Consigliere Manganoni consistente, nel concedere autorizzazione ai contadini di vendere direttamente al pubblico la carne proveniente dalla macellazione dei propri bovini, poiché tale sistema è in contrasto con le vigenti disposizioni riguardanti il commercio di cui al R.D.L. 16-12-1926, n. 2174 e al R.D. 20-12-1928, n. 3298, come spiegato dall'Assessore all'Agricoltura.

Fa presente che le soluzioni possibili potrebbero concretarsi nelle seguenti:

1 - Istituzione di un calmiere dei prezzi delle carni bovine.

2 - Istituzione di uno spaccio di paragone gestito da un Ente, ad esempio il Comune, che provveda alla vendita delle carni macellate fresche.

In ogni modo ritiene molto dubbio che questi sistemi, specie il primo, risolvano il problema poiché, secondo le passate esperienze fatte in altre località, hanno dato dei risultati poco soddisfacenti.

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Il Consigliere Sig. MANGANONI ringrazia gli Assessori Geom. Arbaney e Per. Ind. Fosson per i chiarimenti forniti in relazione alla sua interpellanza e per le soluzioni dagli stessi prospettate, soluzioni che lasciano, peraltro, molti dubbi sulla possibilità della loro pratica realizzazione.

Raccomanda, comunque, ai predetti due Assessori, di fare quanto è nelle loro possibilità per l'attuazione di iniziative atte ad eliminare il grave inconveniente lamentato.

Mr. le Président de la Junte, Avt. CAVERI, déclare d'être sceptique quant à l'efficacité pratique des fameux "calmieri", parce que l'histoire économique a démontré que les "calmieri" ne servent à rien, en tant que le commerçant trouve toujours le système de vendre comme il veut.

Il précise, cependant, d'être un peu moins sceptique sur l'utilité d'une autre mesure que les Communes devraient prendre, c'est-à-dire l'institution et l'ouverture de boutiques de vente de la viande. En effet, dit-il, certaines Communes pourraient très bien instituer une boucherie communale, ce qui a déjà été fait dans quelques localités, et l'Administration régionale devrait encourager l'initiative qui porterait à la réduction des prix de la viande.

Il prend acte de ce que Mr. l'Assesseur Exp. Ind. Fosson a exposé sur les mesures prises par l'Assessorat à l'Industrie et Commerce pour la réduction des prix de la viande, mais il remarque que les accords n'ont pas été respectés par toutes les boucheries.

Il déclare que si les Communes, avec l'aide de l'Administration régionale, établissaient des boutiques communales pour la vente de la viande on obtiendrait de bons résultats.

Il ajoute que, à son avis, cette solution serait la meilleure que l'on puisse adopter.

IL CONSIGLIO

prende atto

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