Objet du Conseil n. 316 du 28 novembre 1972 - Resoconto
OGGETTO N. 316/72 - Vertenza al Comune di Aosta - Società Berio di Oneglia. (Interpellanza)
Montesano (P.S.D.I.) - C'è qualcuno che vuole illustrare l'interpellanza?
Allora chi risponde? Presidente della Giunta.
Dujany (D.P.) - Verso la fine del novembre dell'anno 1959, da parte del Comune di Aosta, venne inviata a tutti i corrispondenti locali dei vari quotidiani copia di una nota della Regione, direzione sanitaria - contenenti i nominativi di esercenti nel campo dell'alimentazione, denunciati alla procura di Aosta per generi alimentari e bevande sofisticate.
Questo succedeva nel 1959.
Tra quelli vi erano quelli della Ditta Berio di Oneglia, che richiese al Comune modificazioni al comunicato, modificazioni che non vennero accolte, asserendo che si trattava di un provvedimento regionale.
La Ditta Berio citò nel 1960 il Comune di Aosta richiedendo un risarcimento danni di 500 milioni, la Giunta municipale di Aosta deliberò in via d'urgenza il 23 aprile del 1960 di resistere in giudizio e di dare un incarico ad un collegio di professionisti; in sede di ratifica del provvedimento ancora nel 1960 in Consiglio comunale ci fu una vivace discussione sul comunicato stampa con le relative dichiarazioni di voto e con le relative dichiarazioni di astensione della votazione.
La sentenza del Tribunale di Aosta fu favorevole al Comune e scagionato, questo faceva cadere eventuali responsabilità sulla persona o sulle persone fisiche che avevano preparato e consegnato il comunicato.
Nel 1964, però la Corte d'Appello di Torino ritenne invece che l'individuazione dei responsabili nelle persone fisiche siano essi dipendenti ed amministratori non esime il Comune dalle proprie responsabilità collegiali quale ente amministrativo, cioè il Comune veniva condannato dalla Corte d'Appello al pagamento del risarcimento dei danni.
La Giunta comunale nel 1964 stabiliva di ricorrere in cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello di Torino con 32 voti presenti su trentadue voti.
E c'è una dichiarazione del Consigliere Ramera che forse ricorderà.
Con sentenza della Cassazione in data 1965 il Comune rimase soccombente e gli atti ritrasmessi alla Corte d'Appello di Torino nel 1966 dispose una perizia contabile per la determinazione dell'indennizzo.
Quindi è tutto un iter giudiziario, dinanzi al quale il Comune è rimasto soccombente. Il Comune nel 1967 nominava un suo consulente, nel 1970 la Corte d'Appello stabilì l'indennizzo a favore della Ditta Berio.
La Giunta municipale nel 1970 stabilì di impugnare per cassazione la sentenza della Corte d'Appello.
E la Giunta municipale nel 1970 decise di impugnare l'atto di pignoramento immobiliare che nel frattempo aveva inoltrato la Ditta Berio a carico del Comune di Aosta, la cassazione ha convalidato il debito di 187 milioni alla data del 2 aprile 1970, oltre al pagamento degli interessi legali maturati per il Comune per un importo globale di 224 milioni circa.
Successivamente il rappresentante della Berio ha avuto dei contatti con l'Amministrazione comunale per ottenere il pagamento dei 190 milioni.
Il Consiglio comunale nel 1972 espresse parere, su richiesta del Sindaco di continuare le trattative con la Ditta per definire la pratica, finché il Consiglio comunale nella riunione del 6 novembre scorso approva con venti voti su venti, presenti e votanti, la transazione per 180 milioni con pagamento di 70 milioni entro il 31.12.1972 e di 110 milioni entro il marzo 1973.
Detta delibera è all'esame della Giunta per la sua approvazione o meno.
Per quanto riguarda la seconda parte dell'interpellanza volevo far presente che dagli atti non è stato possibile identificare quale persona abbia esteso e diramato il comunicato, che in un primo tempo si asserisce essere il testo della nota della Regione, non rintracciato negli atti ufficiale della Regione, né in sede comunale, né in sede regionale.
D'altra parte dal 1959 ad oggi, si sono succeduti sindaci di colore diverso e presidenti di colore diverso, per cui ognuno avrebbe potuto aprire un'indagine su questo problema, in modo, in tempi che rispettassero maggior tempestività che non è quello odierno, a distanza di ben quasi tredici anni dal momento in cui è successo il fatto.
Quindi risponderei, subito, in modo molto sintetico, la deliberazione è all'esame della Giunta, secondo problema, non si ritiene oggi, di poter indagare, di avere gli elementi necessari per poter fare un'indagine su chi, sulle eventuali responsabilità personali. Esiste sentenza della magistratura, la quale sostiene che la colpa è dell'ente pubblico e non delle persone fisiche.
Montesano (P.S.D.I.) - C'è qualcuno che vuole replicare?
La parola al Consigliere Ramera.
Ramera (D.C.) - È chiaro che non sono soddisfatto perché avendo fatto per molti anni il Consigliere comunale di Aosta, non sono mai stato in grado di sapere chi fosse il responsabile del famoso comunicato stampa, e se vado a ricercare nei miei papiri che tengo, molto probabilmente ce l'ho ancora, però l'ho visto ancora poco tempo fa in mano ad un collega che recava tanto di timbro del comune, redatto da palazzo civico, e quindi sarebbe abbastanza facile sapere chi si è assunto la responsabilità di superare, diciamo, in un fatto del genere, persino le competenze della Regione, perché a un certo momento, qui, c'è un pasticcio, cioè la Regione attraverso i suoi uffici aveva denunciato alla pretura talune ditte, il Comune per essere il primo della classe, naturalmente, in un momento in cui era di moda, perché in Italia ci sono delle mode annuali, no? Oggi c'è la moda dell'ecologia, nel 1959 c'era la moda della lotta contro le sofisticazioni, come se poi naturalmente queste sofisticazioni non ci fossero più state, perché non ne abbiamo mai più sentite parlare.
Quell'anno era la moda di questo, quindi il Comune ritenendo, direi la maggioranza che governava il Comune ritenne di fare il primo della classe, denunciando all'opinione pubblica il fatto della Berio, per non so, per farsi passare di fronte ai cittadini, come quello che salvaguardava la salute pubblica e cose del genere.
Oggi, mi si dice da parte di taluni responsabili di allora che si sta facendo una speculazione da dodici anni di questa storia, io non faccio nessuna speculazione, perché quello che dovevo dire l'ho detto al tempo dei fatti, così come successivamente, dato che io ritengo sempre di aver fatto l'amministratore abbastanza bene; e qui ci sono due sindaci di Aosta che mi hanno avuto all'opposizione, ho votato certamente per tutelare il Comune, ma quando il Comune ormai si era imbarcato in una causa da cui non si poteva uscire, mentre invece, e questo venne discusso a suo tempo al Comune di Aosta, il tutto si sarebbe aggiustato con venti o trenta milioni, come desiderava la Berio, per una campagna di pubblicità che dicesse all'opinione pubblica nazionale che quanto è stato scoperto non corrispondeva a verità.
Ora, dai venti o trenta milioni, che naturalmente in quel momento non faceva comodo a qualcuno di pagare perché si sarebbe assunto la responsabilità del fatto, si è andati avanti per le lunghe e noi sappiamo quanto lunghe siano le procedure giudiziarie, per cui siamo arrivati alla cifra di 187 milioni, il che vuol dire che saranno 350 milioni, perché un mutuo costa il doppio, quindi i cittadini di Aosta si vedranno privati nel bilancio del Comune di una fetta di 390 milioni che potevano essere destinate a cose migliori, che non per pagare i danni della ditta Berio.
Ora, è chiaro che dopo dodici anni, in qualunque caso, ci sono state amnistie, condoni, ecc. noi non siamo mica qui a chiedere la testa di nessuno, però vorremmo essere informati sufficientemente sui fatti, anche se sono fatti di dodici anni fa.
Perché io sono stato certo un ingenuo ad aver presentato questa interpellanza perché pensavo ai tempi in cui un ministro per essersi appropriato di una penna inavvertitamente accusato sui giornali, si dimetteva dalla carica, certo che oggi, nel 1972, i tempi sono mutati, quindi non chiedo niente di particolare, se non di sapere quel famoso foglietto che circola ancora oggi in mani di corrispondenti, e che caso strano, nessuno ha mai reperito, invece, porta un timbro del Comune, dice dalla sede civica, proviene dalla sede civica, ora non credo che io potessi far uscire dall'ufficio del Sindaco con tanto di timbro un comunicato stampa, se non autorizzato da qualcuno.
Quindi, la nostra interpellanza voleva semplicemente - dato che si conclude la vicenda e si conclude veramente in maniera grave per la cittadinanza di Aosta, almeno sapere qualche cosa di più, mi si dice, che, invece, questo qualcosa non si potrà mai sapere: molto probabilmente è divenuto uno di questi segreti, come appaiono nella storia, che vengono poi svelati dopo 70-80 anni, no, quando gli archivi vengono aperti ai curiosi, agli studiosi, ai giornalisti, ecc.
Quindi, dopo 12 anni si conclude amaramente per la Città di Aosta, prendo atto che non si può sapere niente e mi spiace di essere un cittadino di Aosta, perché in questo caso pagherò anch'io per 390 milioni.
Montesano (P.S.D.I.) - Oggetto n. 7.
