Objet du Conseil n. 349 du 20 décembre 1972 - Resoconto
OGGETTO N. 349/72 - Disegno di legge regionale concernente: "Approvazione del bilancio di previsione della Regione autonoma Valle d'Aosta per l'anno finanziario 1973". (Discussione generale)
Siggia (P.C.I.) - Io chiederei un attimo di attenzione al Consiglio per evitare che la discussione si ripeta, direi, solleciterei ognuno di fare gli interventi nella parte generale e limitati poi alle singole voci, man mano che vedremo Assessorato per Assessorato.
Ecco evitate dei doppioni.
Sarà una discussione forse lunga, ma cercate di avere un certo qual ordine, in maniera da non riproporre o stesse domande o... Nella parte generale incominciamo adesso: l'Assessore alle Finanze è pregato di fare la relazione.
Allora Presidente della Giunta.
Dujany (D.P.) - Signori Consiglieri, sento il dovere, nel momento in cui questa assemblea affronta l'esame del bilancio di previsione del 1973, di fare alcune considerazioni per esprimere il ringraziamento al Consiglio regionale per il contributo che ha saputo e voluto dare all'attività dell'Amministrazione intera.
Non v'è dubbio che gli anni che stiamo vivendo sono anni estremamente difficili e importanti.
È certo che l'epoca attuale sia di grande modificazioni e di trasformazioni che avvengono in un modo travagliato ed a volte dolorosi.
Vecchi equilibri fondati su realtà culturali, sociali ed economiche che si sono rapidamente e profondamente modificati, e sono entrati profondamente in crisi, mentre nuovi valori, nuove esigenze sono avanzati con forza che si impone ad ognuno di noi dalla necessità della vita sociale ed economica della Valle d'Aosta.
Per fornire una giusta ed adeguata risposta a queste tensioni di crescita e di rinnovamento che emanano dalla nostra comunità, bisogna che noi partiamo dall'esaltazione della nostra identità e dobbiamo realizzare la propria vocazione e le proprie doti impegnando tutte le forze politiche operanti nella Valle d'Aosta che hanno coscienza e sentono la responsabilità dell'importanza e della gravità dei problemi del momento.
Pur nella diversità dei livelli di responsabilità e delle differenti posizioni ideologiche e politiche, l'impegno essenziale per ognuno di noi è quello di interpretare in un modo corretto le esigenze e le attese della nostra popolazione e consentire lo sviluppo di questa comunità senza eccessive lacerazioni e senza insanabili difficoltà.
Quest'assemblea rappresenta senza dubbio la più alta sede del dibattito politico e amministrativo della nostra Regione.
Ed è in questo Consiglio che la popolazione riconosce la propria aspirazione dell'auto-governo e trae speranza nel veder risolti i propri problemi.
All'opera sia ai diversi contributi, sia ai diversi dibattiti, alle iniziative di questa assemblea il Governo regionale, doverosamente riconosce un'importanza essenziale per la propria attività e la garanzia fondamentale della vita democratica di questa Regione.
Nel prossimo 1973 la popolazione valdostana sarà chiamata ad eleggere il nuovo Consiglio regionale che dovrà guidare l'attività della Regione nei prossimi cinque anni.
Mentre fin d'ora voglio formulare al futuro Consiglio ed al futuro Governo regionale l'augurio di operare di più e meglio di quanto abbiamo saputo fare noi, mi pare giusto ricordare quanti hanno condiviso in questo difficile ultimo quinquennio le nostre fatiche e che ora non ci sono più.
Voglio ricordare Cesare Bionaz, Amato Berthet, Oreste Marcoz, Cesare Ollietti, Roberto Rollandoz, Alberto Vuillermoz, Ernesto Page, l'Ing. Fresia, e non per sentimentalismo, né per ripetere parole già dette, quanto per meglio comprendere il senso della nostra azione.
Ho ritenuto opportuno fare queste premesse di carattere generale perché la discussione del bilancio di previsione non può essere esclusivamente di tipo amministrativo e contabile ma deve rappresentare un'occasione per ampliare il nostro orizzonte nell'intera realtà regionale e nei suoi molteplici problemi.
È solo inserendo questo dibattito nella più vasta vicenda attuale della nostra Regione che abbiamo la possibilità di costruire in modo valido a definire le esigenze, comprendere i problemi e proporre soluzioni valide.
Qual è il quadro nel quale abbiamo operato?
Il 1972 è stato un anno particolarmente difficile e travagliato sotto il profilo politico.
In quest'ultimo anno gli elettori valdostani sono stati chiamati due volte alle urne per scegliere i rappresentanti al Parlamento Nazionale.
Le elezioni politiche nazionali sono arrivate con un anno di anticipo alla normale scadenza del mandato parlamentare.
La consultazione elettorale anticipata ha testimoniato la qualità della crisi politica nazionale che ha avuto momenti anche drammatici, e che ha avuto come sbocco lo scioglimento del Parlamento.
Il Governo nazionale, eletto dal nuovo Parlamento, per le forze che lo sostengono e per la linea politica che esprime, rappresenta oggi un arretramento rispetto alle posizioni del precedente Governo.
So che appare evidente e che questo tipo di equilibrio politico, lungi dal rappresentare per una proposta valida per il futuro, segni piuttosto un successo temporaneo del riflusso di conservazione in atto nel Paese.
Questo fatto non può lasciare indifferente la Valle d'Aosta perché un'avanzata conservatrice costituisce un pericolo per la politica regionalista costantemente e storicamente osteggiata dalle forze e dagli interessi conservatori presenti nel Paese.
La compressione e l'arresto della politica regionalista non può certamente giovare alla nostra Valle, perché significa il rafforzamento del centralismo, del potere nazionale che tende a limitare e a soffocare le libertà e i poteri delle istituzioni regionali tra queste, in primo luogo, quelle delle Regioni a Statuto speciale come la nostra.
In questo senso non possiamo certamente affermare che il quadro politico nazionale così come si presenta oggi, sia incoraggiante per la Valle d'Aosta.
Occorrerà che i Parlamentari valdostani e le forze politiche valdostane nel loro insieme svolgano un attento e costante sforzo per impedire che vengano ... le conquiste fino ad oggi raggiunte dalla comunità valdostana e per permettere alla Regione l'ampliamento dell'autonomia politica, amministrativa e finanziaria.
In Valle d'Aosta le elezioni politiche hanno avuto particolari caratteristiche e conseguenze.
La tragica scomparsa dei candidati usciti vincenti nelle elezioni del 7 maggio ha imposto, a causa delle carenze che regolano le elezioni politiche in Valle, la ripetizione della competizione elettorale a novembre.
Il doppio confronto, nel giro di qualche mese, ha imposto un notevole impegno alle forze politiche regionali e obbligatoriamente ciò ha distolto in qualche misura attenzione ed energie all'attività dell'Amministrazione regionale.
Le ultime elezioni politiche della Regione hanno modificato, rispetto al risultato del 7 maggio, il quadro delle forze politiche, la cui consistenza oggi non è valutabile a pieno dato, anche il particolare meccanismo con il quale avvengono le elezioni politiche nella nostra realtà.
Ritengo che una risposta più completa a molti interrogativi potrà essere data dalle prossime elezioni regionali.
In questo quadro, carico di difficoltà, ha agito la Giunta.
E, ribadisco, in questa occasione gli elementi politici essenziali della proposta politica che giustifica questa Giunta, formatasi con l'obiettivo di dare alla Regione un Governo che esprimesse al massimo le forze politiche più profondamente realizzate nella realtà regionale, ma aperto ai contributi di altri che condividono una vita politica autonomistica e progressista; essa ha voluto mantenere queste caratteristiche e questa volontà, anche se alcuni hanno ritenuto opportuno di rompere questa solidarietà.
Mentre esprimiamo il nostro rispetto per le posizioni altrui e ci assumiamo la responsabilità della nostra, ritengo di dover ringraziare le forze e gli uomini che sono direttamente impegnati in questa Giunta e quelli che l'hanno sostenuta e quelli che hanno contribuito alla sua attività.
Mi corre anche il dovere di ringraziare quelle forze e quegli uomini, che, pur condividendo la nostra proposta politica, sono rimasti fuori dalla nostra maggioranza ma hanno svolgo il loro ruolo di oppositori in modo scevro da rancori e personalismi, contribuendo, anche dalla loro posizione, al buon andamento amministrativo e politico del nostro Consiglio regionale.
Ci sono alcune tendenze in atto che vorrei esaminare rapidamente.
I risultati del censimento demografico dell'ottobre 1971 e le variazioni rispetto a quelli precedenti, elaborati dall'ufficio del piano, ci consentono di valutare con precisione il tipo e le dimensioni delle trasformazioni che stanno avvenendo in Valle d'Aosta.
Se è vero che l'aumento generale della popolazione avviene con un ritmo non elevato, siamo cresciuti infatti di 14.650 unità in vent'anni, dal 1951 al 1971, è altrettanto vero che, all'interno di questa realtà, si assiste a fenomeni di sviluppo e di decadenza molto accentuati.
Accanto ai comuni, che da anni ribadiscono incrementi demografici considerevoli, che testimoniano lo sviluppo di attività economiche e dei servizi, come il capoluogo e i comuni del suo comprensorio, alcuni centri industriali e alcuni centri turistici di alta montagna, vi è però un'altra realtà, quella di gran parte dei comuni compresi nella fascia di media montagna, non interessata da insediamenti industriali ed esclusa dallo sviluppo turistico attuale che è soggetta ad un grave e preoccupante processo di spopolamento per alcuni casi, in un decennio la popolazione residente è diminuita quasi di un terzo.
Per quanto riguarda la struttura professionale della popolazione valdostana, mi pare importante sottolineare il declino dell'attività agricola, problema di cui abbiamo già parlato stamattina.
Nel 1951, il 39% della popolazione attiva era addetta all'agricoltura; nel 1961 si è scesi al 26% e nel 1971 al 13%.
Mentre il settore secondario, l'industria, continua a mantenere la stessa percentuale di occupati, una forte espansione si assiste nel settore terziario.
Per quest'ultimo alcune cifre possono chiaramente testimoniare l'entità del fenomeno: se nel 1951 il 12% della popolazione attiva era occupata nei trasporti, commercio, servizio e credito, questa percentuale è salita al 22% nel 1961 e al 34% nel 1971.
Anche i dipendenti della pubblica amministrazione tendono ad aumentare, anche se con ritmi più modesti: erano il 6% nel 1951, il 7% nel 1961 e il 7,5% nel 1971.
Le cifre dicono anche le conseguenze del notevole impegno dell'amministrazione regionale nel campo della scuola; il 14% della popolazione è in possesso della licenza della scuola media inferiore, ma nel 1961 era solo l'8% e nel 1951 solo il 4%; il 5% è in possesso del diploma della scuola media superiore, mentre nel 1961 era il 3% e nel 1951 il 2%; il possesso di laurea l'1,2%, mentre nel 1961 c'era la percentuale dello 0,9% e nel 1951 dello 0,5%.
Questi pochi dati ci consentono immediatamente di comprendere le profonde modificazioni che stanno avvenendo nella nostra Regione e pongono in luce a dare positivi elementi di squilibrio che potremmo così sintetizzare:
- lo spopolamento e la crisi che colpiscono la cosiddetta media montagna, cioè quella fascia del nostro territorio che risulta emarginata dalle aree industriali e da quelle di forte sviluppo turistico;
- il concentramento in alcune zone della Valle per la presenza di servizi o interessate da un forte sviluppo turistico, o da attività collegate al fenomeno del turismo, quali il comprensorio del capoluogo e i centri turistici più affermati di alta montagna;
- l'abbandono dell'attività agricola, per le dimensioni che ha avuto in quest'ultimo decennio, pone dei problemi per il futuro del turismo e per il mantenimento del territorio;
- la marcata presenza in certe zone di investimenti dall'esterno della Regione che tendono, se tendenza non sarà controllata, a creare ostacoli alla politica dell'Amministrazione regionale;
- la carenza di servizi e la loro non equa distribuzione sul territorio, l'insufficienza della qualità e della quantità dei posti di lavoro che oggi la Valle offre alle giovani generazioni.
Di fronte alla vastità ed alla complessità delle trasformazioni della nostra Valle mi pare opportuno sottolineare la funzione che la Regione, come volontà politica, deve svolgere.
La funzione che riteniamo utile per lo sviluppo della Valle d'Aosta non è quella di assistere passivamente ai diversi fenomeni attuali.
Ci sembra, invece, importante che la Regione debba svolgere un suo ruolo, debba essere la guida dello sviluppo della Valle d'Aosta, perché questo sviluppo possa rispondere alle esigenze della sua popolazione, e ciò significa un modo di agire dell'Amministrazione regionale che presuppone la progressiva modificazione dell'intero apparato regionale e degli strumenti tradizionali di intervento.
In questa luce anche i futuri bilanci regionali dovranno presentarsi in modo diverso, come diverso dovrà essere il rapporto tra la Regione e gli enti locali.
Si riferisce a questo punto un tema che nei prossimi mesi verrà portato e discusso in questo Consiglio: la costituzione delle comunità montane.
La Giunta ha già discusso e approvato una proposta di legge su questo argomento ed ha tenuto conto nella sua stesura di due criteri fondamentali: quello di modificare i rapporti fra gli enti locali e l'Amministrazione regionale, valorizzando la funzione delle autonomie locali e acconsentendo alla Regione una maggior possibilità di affrontare i problemi di indirizzo e di programmazione; il secondo criterio è stato quello di favorire una concreta e continua partecipazione degli enti locali, attraverso le comunità montane alla definizione dei programmi di sviluppo comunitari e di quelli regionali.
In questo modo riteniamo possa essere superata l'attuale condizione di disagio in cui si trovano e l'Amministrazione comunale e quella regionale.
Per affrontare, per dare la possibilità all'Amministrazione regionale di affrontare concretamente la sua funzione di guida nello sviluppo della Regione e in modo cosciente alle aspirazioni della popolazione, la realizzazione dell'autonomia finanziaria, ottenuta attraverso la nuova definizione dei rapporti finanziari fra lo Stato e la Regione, rappresenta senza dubbio un mezzo indispensabile per garantire da un lato l'autonomia politica e dall'altro lato la possibilità di attuare concretamente i programmi dell'Amministrazione regionale.
Questo bilancio testimonia nelle cifre quanto sia stata importante e indispensabile la disponibilità finanziaria derivata dal nuovo riparto finanziario; infatti nella voce entrata è scritta per il 1973 la previsione di circa 20 miliardi, a titolo di riparto fiscale, contro i complessivi quota mobile e fissa dei 16 miliardi per il 1972, dai 7-8-9 miliardi reali negli esercizi precedenti.
Al di là dell'importante incremento delle risorse finanziarie disponibili, mi pare importante sottolineare come l'utilizzazione di queste entrate sia totalmente affidata alla responsabilità dei rappresentanti della comunità valdostana che siedono in questa assemblea, senza che su di essa possano direttamente o indirettamente influire volontà esterne.
Appare soprattutto chiaro, di fronte alle accresciute esigenze della popolazione, quanto sia stata importante la definizione positiva delle entrate finanziarie attraverso il riparto; esse rappresentano un salto qualitativo dei rapporti fra Stato e Regione nel senso di un pieno rispetto di una precisa norma del nostro Statuto ed ha consentito all'Amministrazione regionale di proporre, nel bilancio 1973, un programma di interventi e di iniziative di cui la popolazione richiede la realizzazione.
A questo punto mi pare doveroso presentare al Consiglio alcuni obiettivi generali a cui la Giunta ha inteso riferirsi non solo per la compilazione del bilancio, ma a cui ha inteso orientare la propria complessa attività.
L'attività dell'Amministrazione regionale deve, nel suo insieme, partecipare al consolidamento e all'espansione della caratteristica storica, linguistica e culturale della personalità valdostana.
Deve l'Ente regione guidare lo sviluppo economico, in modo che esso avvenga utilizzando a pieno le doti umane della nostra gente, le risorse e le ricchezze naturali del nostro Paese.
Ancora l'attività della Regione deve soprattutto qualificarne per il potenziamento delle infrastrutture e dei servizi sociali che consentano insieme agli interventi del settore economico, al superamento degli attuali squilibri territoriali. Da queste prime indicazioni programmatiche la Giunta propone alcune scelte prioritarie che riguardano lo sviluppo economico della Regione ed il potenziamento dei servizi sociali.
Per quanto riguarda lo sviluppo futuro dell'economia regionale, è stato ribadito che esso debba fondarsi nell'apporto di tutti e tre i principali settori di attività: agricoltura, industria e terziario, anche se, per il futuro, essi parteciperanno in modo diverso e con peso diverso nella componente del reddito regionale.
Pare importante sottolineare l'esigenza che nel futuro i tre principali settori di attività trovino un'armonica composizione, al fine di garantire alla popolazione valdostana un ampio vantaggio di possibilità e occasioni di lavoro e un assetto dell'economia in grado di resistere alle conseguenze di eventuale crisi settoriale.
Scegliendo questo tipo di equilibrio, respingiamo l'ipotesi di una Valle d'Aosta specializzata nel senso di una decisa prevalenza di un settore che potrebbe, per vari motivi, essere un elemento di debolezza, non solo economica per la nostra comunità.
Da queste considerazioni le scelte prioritarie ci paiono: 1°) sostenere in primo luogo l'attività agricola; 2°) riqualificare il settore industriale; 3°) controllare lo sviluppo dell'attività terziaria e turistica.
L'agricoltura - per quanto riguarda l'agricoltura, è oramai scontato un positivo diverso atteggiamento che unanimemente è risolto a questo settore; oggi più di ieri appare chiara l'importanza particolare che riveste l'agricoltura in Valle d'Aosta, non solo per quanto produce, ma, direi, soprattutto per il ruolo che essa svolge per lo sviluppo dell'attività turistica, per il mantenimento e la conservazione del nostro territorio. In questo senso l'Amministrazione regionale sta portando a termine una serie di interventi che prevedono da una parte la ristrutturazione del settore agricolo, attraverso il potenziamento della cooperazione, il sostegno e la valorizzazione delle colture specializzate, l'assistenza tecnico-economica di agricoltori e dall'altra un incentivo agli agricoltori, perché continuino la loro attività e garantiscano con la loro presenza in montagna il mantenimento del suolo e del territorio.
Voglio affermare a questo punto che il programma di intervento, a cui ho accennato, non solo è già stato predisposto, e nel suo insieme è al termine del lungo cammino burocratico ed è pronto nella sua pratica, concreta attuazione.
Proprio in questi giorni è giunta l'attesa approvazione da parte degli organi comunitari per il provvedimento legislativo regionale sulla cooperazione agricola, e delle culture specializzate, così come è stato dato il via all'intervento che riconosce agli agricoltori i servizi che essi svolgono a favore del territorio con il provvedimento approvato stamane dal Consiglio regionale.
Per quanto riguarda il settore secondario, mi paiono valide le considerazioni svolte nello studio presentato dal Comitato di programmazione regionale.
Per questo settore il problema non si pone tanto in termini di una sua espansione quantitativa, per molti versi impossibile in Valle d'Aosta, ma di una sua cancellazione della realtà valdostana.
È necessario, piuttosto, procedere alla ristrutturazione e alla qualificazione del settore industriale che, per motivi diversi, oggi presenta tratti e caratteristiche contrastanti con le esigenze reali della Regione, per renderlo più adeguato alla necessità della stessa.
È un problema politico, è un problema di dimensione, di qualità e di localizzazione di aziende.
Abbiamo in questo settore seguito e intendiamo seguire alcuni criteri, garantire alla Regione la possibilità di controllo nelle iniziative per le quali è previsto, o si sta attuando, l'intervento regionale, consentire l'insediamento in Valle di aziende piccole o piccole medie e con tipo di occupazione che accolga, in questo modo positivo, la tendenza e la vocazione della nostra popolazione e ne utilizzi il quadro culturale.
Localizzare i nuovi insediamenti in quelle aree delle Regioni, nelle quali tradizionalmente l'industria ne ha caratterizzato l'economia ed in altri in cui l'insediamento industriale contribuisce a mantenere un certo equilibrio demografico, impedendo fenomeni di spopolamento e riducendo la pendolarità della manodopera locale.
Con questi criteri abbiamo agito di fronte alla crisi che ha colpito l'insediamento industriale della Bassa Valle, in un momento particolarmente difficile dell'economia nazionale, e, quindi, di fronte a una situazione obiettivamente difficile, abbiamo ritenuto doverosa una forte iniziativa del potere regionale, al fine di restituire a quella zona, quella quantità di posti di lavori in nuove aziende, capaci di tranquillizzare un numero elevato di famiglie e di sostenere l'economia di un'intera zona, altrimenti condannata all'agonia.
Anche in queste cose noi siamo nella fase dello studio; non siamo solo nella fase dello studio di interventi, ma nella fase di attuazione di iniziativa già concordata nel corso del 1972 e speriamo che nel 1973 possano dare i primi frutti.
Ciò che mi sembra importante sottolineare per quanto concerne le iniziative dell'Amministrazione regionale in Bassa Valle è il nuovo modo di interventi che evita alla Regione i rischi delle precedenti delusioni.
Ritengo che queste linee siano valide, anche in futuro, e che nuove iniziative vadano impostate in altra zona della Valle in cui solo un insediamento industriale può risolvere determinati problemi.
Vi è un altro tipo di intervento che non può trovare posto in bilancio, ma non per questo meno importante ed efficace ed è quello politico.
Mi riferisco all'azione che l'Amministrazione regionale deve contribuire presso la Società Cogne, Egam, oggi, al fine di garantire, non solo l'evidenza di questo importante insediamento in Valle, ma una sua diversa fisionomia, più compatibile alle esigenze presenti e future della nostra popolazione.
Vogliamo che la Cogne resti in Valle e che svolga un ruolo positivo nel quadro dello sviluppo regionale e partecipi correttamente al raggiungimento degli obiettivi che sono insiti nella comunità valdostana.
Una particolare attenzione va poi riservata al settore terziario, e in modo particolare all'attività turistica; alcune cifre, che ho citato all'inizio di questa relazione, hanno evidenziato come lo sviluppo dell'attività terziaria e il peso che, già negli ultimi anni, ha avuto, e in termini di occupazione e in termini di reddito, questo settore rappresenta uno dei maggiori pilastri dell'economia regionale.
Oggi possiamo affermare che stia maturando i frutti e a più vasto livello popolare una più precisa conoscenza di questo settore, ed in particolare l'attività turistica nello stesso tempo, dei vantaggi e dei rischi che adesso sono collegati.
Vorrei accennare che, se solo alcuni anni fa si pensava semplicisticamente che lo sviluppo turistico, un qualsiasi sviluppo turistico, avendo risolto tutti i problemi della Valle, cioè avrebbe risolto in un modo taumaturgico tutti i problemi della Valle, oggi possiamo meglio comprendere il ruolo dell'attività turistica che deve partecipare allo sviluppo regionale ma in un'armonica integrazione con le altre attività. Le esperienze fin qui maturate in Valle d'Aosta ci possono oggi insegnare che non tutte le forme di attività turistica sono utili per la nostra Regione; con queste considerazioni sono state individuate alcune linee di sviluppo dell'attività turistica che non devono, ancor più degli altri settori, essere soggette, che deve ancor più degli altri settore essere soggetto alla guida ed al controllo dell'Amministrazione proprio per i rischi che uno sviluppo indiscriminato e abbandonato all'iniziativa spontanea, e ai soli interessi privati, può rappresentare per il nostro territorio e per le bellezze del suo paesaggio.
Così mi pare importante sottolineare i pericoli che può rappresentare uno sviluppo di attività turistiche sostenuto in modo prevalente da grossi e massicci interventi esterni alla Valle, che tendono e possono tendere a priori in condizioni concorrenziali con il potere regionale e nello stesso tempo ad emarginare la presenza umana, rurale dalle aree nella quale opera ed a scoraggiare più modeste iniziative locali capaci di utilizzare il modesto risparmio della nostra popolazione.
In molti centri della Regione abbiamo inoltre assistito ad una notevole espansione dell'attività edilizia, questa espansione si è avuta in termini di nuove costruzioni alberghiere, a volte, impianti di risalita e altre attività.
Questi centri verificano oggi carenze di tutta una serie di servizi soprattutto di servizi ricreativi, sportivi, che possono positivamente qualificare detti centri turistici.
Mi è parso opportuno fare tutte queste considerazioni per meglio comprendere i criteri seguiti nell'adozione di questo bilancio.
L'adozione degli strumenti urbanistici, comunali e il piano urbanistico regionale sono certamente strumenti fondamentali per guidare lo sviluppo turistico della Regione.
Molte Amministrazioni comunali hanno già provveduto a dotarsi del piano regolatore, o strumento simile, altri lo stanno facendo; la Regione, mentre ha stimolato i nostri comuni a fornirsi di uno strumento urbanistico, d'altro lato sta portando avanti gli studi per la definizione del piano urbanistico regionale.
Accanto agli interventi tradizionali dimensionati della nuova capacità finanziaria della Regione, saranno previsti anche interventi finanziari atti a proteggere i nostri villaggi turistici.
Accanto agli interventi che l'Amministrazione regionale intende attuare per superare le carenze e gli squilibri attuali dell'economia regionale, per favorirne uno sviluppo equilibrato, abbiamo ritenuto di individuare nella scuola, nella sanità, nell'abitazione e nei trasporti i settori nei quali il nostro intervento deve essere qualitativamente e quantitativamente accentuato.
La politica scolastica deve obbedire a tre criteri fondamentali: garantire il diritto allo studio, sviluppare il processo di democratizzazione alle strutture, caratterizzare la scuola, come esperienza della nostra comunità.
Da sempre l'Amministrazione regionale ha compiuto un notevole sforzo finanziario a favore della scuola, a volte con successo, a volte senza frutti, perché bisogna fare i conti, com'è la situazione che presenta ostacoli obiettivamente difficili e non superabili nel giro di un solo anno, o nel giro di pochi anni.
Comunque oggi è sembrato prioritario un impegno a favore dell'edilizia scolastica e in modo particolare di quella degli asili nido, le scuole materne e le scuole medie, mentre gli Assessorati competenti hanno già predisposto un piano regionale per gli asili nido; intendiamo incrementare i nostri sforzi per dotare di scuole materne quei comuni in cui è avvertita la carenza di questo servizio e che già ci hanno fatto richiesta.
Migliore è la situazione per quanto concerne la scuola elementare, mentre è insufficiente ancora la situazione della scuola media. Il dato che mi sembra di dover sottolineare è il congestionamento delle scuole medie nel capoluogo, derivante dall'assorbimento delle scuole di Aosta, della popolazione scolastica, di una zona troppo estesa ancora priva di scuola media, come quella della Valle del Gran San Bernardo e quella dell'Alta Valle.
In questo senno la costituzione di un consorzio di comuni per la realizzazione di una scuola media nella zona di Villeneuve rappresenta un primo passo per colmare il vuoto e così come dobbiamo provvedere all'ampliamento di alcune scuole medie dimostratesi insufficienti.
Per le scuole medie superiori la via che ritengo valida che debba essere seguita dall'Amministrazione regionale è quella del decentramento.
Si avverte l'esigenza di superare il disagio derivante dal concentramento in un solo centro Aosta di tutta la popolazione scolastica delle medie superiori; soprattutto nella Bassa Valle, per la dimensione demografica e per l'attrazione che attualmente Ivrea esercita anche su questo campo, sulla parte orientale della nostra Regione, mi pare debba essere insediata in via prioritaria una scuola media superiore.
Quello della sanità è uno dei problemi che è venuto a porsi con maggior urgenza in questi ultimi anni.
L'Amministrazione regionale sta portando avanti una serie di interventi di iniziative varie ed articolate che tendono sia a creare nuove infrastrutture ed a migliorare quelle esistenti, che a garantire gradualmente a tutti i cittadini un'adeguata assistenza sociale e sanitaria.
Passiamo ad una serie di interventi e di infrastrutture per realizzare una politica di prevenzione e di cure.
In questo potenziamento dell'ospedale, l'ultimazione dell'ospedale geriatrico, la costruzione di un centro di servizi psico-medico pedagogici, la costruzione in Bassa Valle di un'astanteria sono gli interventi previsti dentro il programma già abbozzato tendente a dotare la nostra Regione delle infrastrutture capaci di offrire a tutta la popolazione e, in modo equo, i servizi sanitari di cui ha bisogno.
L'Assessore alla Sanità potrà chiarire, nella discussione della parte del bilancio che gli compete, l'iniziativa in corso e i programmi in studio nel settore.
A me preme sottolineare, a questo riguardo, un problema di estrema importanza.
L'esigenza di personale qualificato medico e para-medico valdostano; una politica sanitaria che si appoggi alle infrastrutture necessarie, ma che si affidi soprattutto all'opportunità di avere personale che fornisca servizi al cittadino, nel proprio luogo di residenza e di abitazione, richiede una vasta disponibilità di personale qualificato.
In Valle oggi questa disponibilità è assai limitata, e, mentre nelle nostre scuole escono diplomati che trovano difficoltà di occupazione e molte volte sono sotto-occupati o male occupati, la Regione non riesce a trovare in loco personale medico e para-medico, di cui ha bisogno per realizzare la sua politica sanitaria.
Uno dei punti, che vuole qualificare questo bilancio, è quello dell'abitazione. Su questo problema, che è diventato particolarmente grave in questi ultimi anni, anche senza l'intensità raggiunta in altre regioni d'Italia, l'Amministrazione regionale intende agire, utilizzando diversi strumenti, tenendo conto delle caratteristiche del problema nelle varie zone della Valle.
Si tratta, in pratica, di dare da un lato un'abitazione a chi ne è sprovvisto, o è costretto ad abitare vani ed alloggi inadeguati sia nelle zone industriali che nelle zone agricole e d'altra parte di sostenere un'attività edilizia che offra in certe zone della Valle un'integrazione al reddito dell'agricoltura. Per questo problema vengono mantenuti gli interventi previsti dall'Assessorato all'Agricoltura, viene previsto l'ampliamento dell'onere a carico della Regione, in base alla legge regionale per l'attività dell'edilizia, per consentire un investimento di costruzione di case uni-familiari per il 1973 per un importo di due miliardi circa.
Voglio dire che è prevista la modifica di quella legge, nel senso di aumentare la dimensione del mutuo concesso ai singoli e di innalzare il reddito massimo annuo per avere il diritto ai benefici della legge.
È una legge che ha e deve avere i benefici positivi per la popolazione in modo particolare per quella rurale, ma non deve tradursi in guadagni per le speculazioni di condomini.
Nella revisione della legge intendiamo tener conto anche di questa considerazione, e gli interventi che ho ricordato ed alcuni previsti in altri stanziamenti del bilancio e nel fondo di rotazione che prevedono la rivitalizzazione di centri turistici, non risolvono, o meglio risolvono solo in parte, il problema più grosso dei centri e delle realtà industriali della Valle.
In questi casi il problema può essere risolto attraverso un intervento dell'operatore pubblico per la costruzione di un numero adeguato di alloggi da offrire a canoni equi e compatibili con la possibilità finanziaria dei lavoratori e delle categorie a più basso reddito, anche questa previsione è stata prevista con opportuno stanziamento in bilancio.
Un ultimo problema che è particolarmente importante è il problema dei trasporti.
Ribadisco in questa occasione, l'impegno e la volontà della Giunta di affrontare in tempi ravvicinati il problema dei trasporti che si è fatto particolarmente grave e tale da imporre una tempestiva soluzione. Su questo problema sollevato sia dai sindacati che dagli amministratori comunali, negli incontri che ho avuto per la presentazione di questo bilancio, e con essi mi sono impegnato e ho impegnato la Giunta ad affrontare immediatamente il problema dei trasporti tenendo presente nello studio della risoluzione di evitare da un lato forme di regionalizzazione o di municipalizzazione di creazione di inutili carrozzoni e dall'altro di non fare degli inutili regali senza nessun risultato a favore di privati.
Dans ce bilan on a aussi voulu augmenter les financements pour la culture.
En Vallée d'Aoste la politique culturelle doit acquérir une dimension nouvelle; elle doit permettre de meuler en faveur de la Région et au départ de celle-ci une politique globale de promotion culturelle.
Les problèmes d'environnement, de protection de la nature, d'urbanisme sont surtout un problème de culture que nous avons le devoir de mettre en service du plus grand nombre de la population.
Aujourd'hui la culture doit comprendre tout ce qui permet au citoyen de se situer dans son milieu, de le comprendre, de la maîtriser, et d'en maîtriser les mécanismes et d'agir de manière de contrôler les changements qui s'imposent. Dans cette perspective, il faudra favoriser la mise en valeur de notre patrimoine culture, de développement de la créativité personnelle. La masse des citoyens mal préparée à l'adoption d'une société en évolution constante doit trouver la possibilité et les moyens d'en comprendre les mécanismes sociaux et économiques et d'avoir prise sur eux par une action personnelle et communautaire.
Elle doit pouvoir, elle aussi, participer à la transformation de cette société.
Pour atteindre cet objectif une priorité devra être accordée au mouvement éducatif et culturel pour l'entreprise de lieu de rencontre, foyer culturel, ou maison de culture, pour la diffusion des œuvres culturelles, mais aussi pour les activités d'éducation culturelle, mais aussi pour les activités d'éducation permanente.
Il est essentiel que les administrations communales, les instituteurs, les professeurs et les citoyens y apportent la marque de leur spécificité propre dans les structures et dans les programmes.
L'action et le développement des bibliothèques publiques devront être développés. Il faudra suivre trois lignes de programmes: une démocratisation de la culture, c'est le chemin nécessaire pour une participation politique et une démocratisation de la Société.
Si la population n'est pas concernée aux problèmes ne réussira pas jamais à les comprendre et ne réussira jamais à nous suivre.
Dans le contexte de l'autonomie culturelle il faut développer une politique culturelle appuyant de manière essentielle la politique de la Vallée d'Aoste et une promotion de la communauté francophone valdôtaine.
La politique culturelle qui concerne tout un peuple doit être l'instrument de la promotion.
Elle préfigure et rend possible les formes nouvelles de la société de demain.
Elle tend à rendre les hommes actes au bonheur, à la compréhension et elle doit, enfin, dans la politique générale trouver la place qui lui revient.
Ce sera évidemment là un travail de très longue haleine mais, si nous ne poursuivrons pas aussi une politique de promotion culturelle générale, nous trouverons toujours une population extrêmement impréparée devant un monde qui s'évolue très rapidement.
J'espère, Messieurs les Conseillers, de vous avoir fourni une base suffisamment ample pour un débat que je suis certain sera constructif au sujet de la proposition du budget de prévision 1973, que la Junte a préparé et qui pose à votre discussion et à votre approbation.
Chantel (P.S.I.) - Dopo l'esposizione del Presidente della Giunta credo che ci sia molto poco da aggiungere.
Ognuno di voi ha ricevuto il bilancio nei suoi dettagli, c'è una sola cosa da ribadire, cioè che questo bilancio intende risolvere alcuni problemi, come quello della casa, dei trasporti, dell'occupazione, e della sanità e, in modo particolare, di una programmazione, ... sicurezza sociale e sanitaria, vero, avendo messo, invece, a disposizione per dare il via all'attuazione di questi principi e l'attuazione di queste cose che sono assolutamente necessarie e che bisognava incominciare a risolvere rapidamente su un campo pratico.
L'Assessore è a disposizione per le eventuali spiegazioni o delucidazioni del bilancio.
Pedrini (P.L.I.) - Durante l'esposizione del Presidente, io ho alzato immediatamente la mano, perché evidentemente, qualche cosa di questa esposizione, a noi Liberali, non era piaciuta.
Prima, però, di entrare nel tema di queste cose negative, io devo dare atto al Presidente di aver fatto veramente, per la prima volta, da alcuni anni che sono in questo Consiglio, un'esposizione di bilancio, sia pure visto sotto il suo punto di impostazione, un'esposizione di bilancio molto chiara... se non altro tende a condurre questo Consiglio regionale su una strada che evidentemente non è la nostra, ma che comunque ha un tentativo di inizio.
E questa Giunta e il Presidente ha avuto ancora maggior intelligenza per soffocare l'esposizione nell'iniziare questo dibattito al pomeriggio, quando lo stomaco è in gestazione, quando il cervello è leggermente appesantito dalla stanchezza mattutina o dal pasto più o meno abbondante, specie per noi che, venendo da fuori Aosta, costretti ad andare in ristorante, ci lasciamo allettare dagli antipasti e dai succulenti piatti che i cittadini di Aosta ci vogliono ammannire.
Molto intelligente è la cosa, perché siamo più pesanti e non abbiamo quella verve che probabilmente avremmo avuto stamattina nell'esporre il nostro concetto, non avremmo avuto evidentemente una certa stasi di riflessione dovuta a questi fattori.
Quindi, complimenti anche sotto questo profilo, ma, evidentemente, dobbiamo entrare in quello che è il tema di questo nostro primo intervento, perché entreremo volta a volta, specie su cose che abbiamo detto e che non approviamo, ma su una cosa che mi ha lasciato enormemente stupito da un uomo preparato, qual è il Presidente della Giunta.
Egli, nella sua esposizione, direi lunga e forbita, si è contraddetto più di una volta, ma in una in modo particolare, in una che avrebbe forse potuto sottacere, ma che egli, nella sua visuale di complesso di bilancio, ha voluto citare.
Egli ha parlato di arretramento di questo Governo in campo nazionale.
Egli ha parlato di un'avanzata conservatrice di non si sa bene quale specie; ma io mi permetto di dire a questo punto, ed è mio dovere, quale Liberale, far notare a questo Presidente che egli, non erano passati dieci minuti, un quarto d'ora, si contraddiceva quando diceva che il momento purtroppo è difficile, dovuto a conseguenze che... ma allora, Signor Presidente, l'arretramento di questo Governo è dovuto forse a sei mesi di attività di questo Governo, o non è dovuto ad un Governo di Centro-Sinistra che ha condotto nel baratro questa povera Italia, che ha portato i lavoratori veramente alle soglie, non dello sciopero, ma di stare a casa perché non c'è più lavoro.
Mi stupisco che egli nella sua esposizione non abbia toccato anche questo tasto di pacificazione fra i datori di lavoro e dei lavoratori.
E io a questo proposito vorrò accennare proprio, dato che egli ha voluto essere così largo nella sua visuale, voglio accennare proprio a quanto scrive Nicola Adelfi, uno spirito liberale, proprio in questi giorni in riflesso proprio a questo, all'economia di cui il Prof. Dujany ci parlava qualche minuto fa.
Dice Adelfi: "I prof. di economia dicano quel che vogliono, ma gira e rigira si vedono sempre costretti a piegare tutto il loro sapere davanti a un umile e antico apologo quello di Menenio Agrippa". E dice questo apologo: "L'intero organismo deperisce, se ciascuna parte di esso non esegue i suoi compiti specifici; se le cose stanno così i lavoratori devono essere convinti a scendere dall'Aventino e bisogna renderli partecipi della gestione dei poteri", come si vede la ricetta per guarire c'è, e millenni di storia ne documentano la costante efficacia, parimenti la storia ci avverte che quando della ricchezza non si tiene conto, il paese crolla e poi langue sotto il tallone di un qualsiasi tiranno.
Io ho detto questo, evidentemente a proposito, perché io vorrei sapere qual è l'arretramento di questo Governo, di questo Governo che è andato incontro e sta andando incontro a tutte le esigenze sociali, tant'è che l'inverno caldo, salvo i metal-meccanici, è diventato un inverno tiepido, un autunno tiepidissimo; questa è la prima constatazione che dobbiamo fare, se vogliamo essere obiettivi, tant'è che le borse hanno ripreso fiducia e le borse stanno rialzandosi. Quindi, dov'è l'arretramento di questo Governo? Vediamo che si sta riprendendo, anche l'iniziativa privata, adagio adagio, con molta lentezza, con molta difficoltà, e allora, se l'avanzata conservatrice è proprio quella di dire che noi stiamo andando avanti, portando avanti un determinato discorso, noi Liberali siamo lieti di essere chiamati conservatori, perché, se conservatori vuol dire andare incontro ai desideri della popolazione, dare dei posti di lavoro, far ritornare la fiducia nello Stato da parte dei cittadini, dare possibilità e posti di lavoro come la fiducia negli imprenditori, se tutto quello vuol dire essere conservatori, noi siamo fieri di essere tacciati da conservatori.
Queste sono verità, checché si dica, sono limpide, chiare e si vedono giorno per giorno, anche se vi è un tentativo di silurare questo Governo, se vi è un tentativo di buttare a mare, e si cerca di salvare la barca, se si vuole veramente ottenebrare i cervelli ed arrivare, come dice Adelfi e come richiamava proprio Agrippa, ad una dittatura, non si sa bene di quale colore, ma a noi i colori non interessano. A noi riguarda solo e solamente che questo Paese, questa povera Italia, possa risollevarsi dal baratro, in cui era caduta in seguito al Governo di Centro-Sinistra e lo diciamo con estrema sincerità, con estrema fiducia e con estrema correttezza, perché non siamo noi, qui ad Aosta, che lo diciamo, ma sono gli stessi economisti italiani che, a Perugia, hanno detto ben chiaro e voi lo sapete meglio di me, in quella riunione di collegio sindacale, da parte della Democrazia Cristiana.
E vediamo, Balestri, non polemizzo con te, perché, se mi mettessi a polemizzare con te, giocherei troppo facilmente; quindi non voglio assolutamente nemmeno entrare ma, evidentemente, non voglio fare polemiche, ma se voi foste stati un po' più chiari, un po' più onesti nella vostra politica, probabilmente non saremmo al punto in cui siamo e non farei aggiunger di più, perché noi siamo anche disposti ad andare avanti con questa polemica, perché abbiamo tanto e tale materiale che, evidentemente, la cosa non ci disturba affatto.
Quello che, invece, prendiamo atto, è quello che ha detto il Presidente della Giunta, quindi, detto questo, fatta questa premessa, di contraddizione, di replica moderata e chiara, a quest'affermazione, per noi errata, del Presidente della Giunta e, probabilmente, il tempo ci darà ragione, stiamo avvicinandoci veramente a qualche cosa di caldo e vedremo un momentino come si svolgeranno gli episodi e come finiranno le cose, non ci vuole molto tempo per vedere chi ha ragione.
Io devo dare atto e ringraziare il Presidente della Giunta per quanto egli ha detto, riguardo la Bassa Valle: 1° - non è molto tempo fa che il sottoscritto, a nome del Partito Liberale, chiedeva per la Bassa Valle un funzionamento della scuola; avevo avuto rassicurazioni in questo senso dall'Assessore Lustrissy, che avevo ringraziato, e ringrazio, il Presidente e la Giunta di tenere presente questo problema che è veramente un problema di fondo, direi, senza voler minimamente intaccare quella che è la posizione dei consorzi dell'Alta Valle, di Villeneuve ed altro. Direi che noi della Bassa abbiamo dei problemi che sono più urgenti, e qua il Presidente della Giunta ha toccato veramente il tasto giusto, ossia di Ivrea, della nostra popolazione giovanile che snobba il francese per andare ad Ivrea, di gente che va ad Ivrea a fare degli atti notarili e a fare le cose sue, perché? Perché, evidentemente, si è sentita ... proprio non toccata dall'Amministrazione regionale, ossia non seguita dall'Amministrazione regionale e questo, non faccio imputazione a questa Giunta, ma all'arco delle Giunte, perché questa è la realtà che noi, evidentemente, Tonino penso che su questo campo siamo tutti e due d'accordo, anche se siamo su poli opposti, va bene, noi siamo lieti che per la prima volta ci sia una Giunta che prenda questi impegni, come così è stato previsto impegno per l'astanteria.
Quello che mi stupisce ancora, però, è che il Presidente, nella sua esposizione delle abitazioni, abbia dimenticato un altro problema sociale, egli che taccia questo Governo, noi Liberali di arretratezza, di conservatori, ecc. ecc. ha dimenticato di parlarci e noi l'avremmo tanto voluto, anche se egli parla di case popolari, così di condomini, così in grande, ma si è addentrato maggiormente, io l'ho seguito sotto questo punto, alle case, alle mini-case per lavoratori e per gli agricoltori, egli non ha toccato per niente la 865.
Giovedì abbiamo una prima riunione di Commissione, su questo argomento; io mi auguro che veramente questa Commissione possa fare suo il concetto che non si può a un dato punto creare delle case, fregando, snobbando, rubando e truffando i nostri contadini. Non si può a un dato punto ... quello che sta succedendo in Bassa Valle, offrire 170 lire il mq. ai nostri contadini, che hanno 200-300 mq. di terreno accanto alla loro casa rurale, ma perché ci sono dei motivi, così detti sociali, non sociali, così detti sociali, va benissimo, allora a quelli si porta via tutto a 170 il mq. e agli altri si danno gli alloggi.
E no, signori, qua, il contadino, gli operai, tutti i lavoratori hanno tutti gli stessi diritti, non c'è il lavoratore di serie A o il lavoratore di serie D. Noi siamo convinti, e ci batteremo con tutte le nostre forze, perché questo non avvenga, e il Presidente sa benissimo che vi è già un precedente che sta per avere ... e io spero che egli lo voglia fermare in tempo, perché non so cosa succederebbe; perché, evidentemente, allora avremmo tutti i nostri contadini, tutti i nostri agricoltori che ci solleverebbero, perché non interesserà 15.000 per bestia, quando si vedono portare nella stalla, quando si vedono portar via il pezzo di terreno che hanno davanti a casa loro, per fare dei condomini, per fare delle abitazioni.
C'è la possibilità di farlo, ma se le fate, allora fatelo pagando il giusto prezzo, fatele dando altro terreno a quello che a voi interessa; solo così noi potremo integrare e far sì che questa società possa camminare su un piano e su una strada di onestà, ma non è facendo degli squilibri, non è, certamente, portando queste diversioni fra categoria e categoria che si potrà trovare la tranquillità e la pace in Valle d'Aosta.
E un'altra cosa, dopo il concetto della 865, io debbo dire: abbiamo sentito finalmente un pensiero chiaro e pulito sui trasporti.
Noi condividiamo perfettamente l'impostazione del Presidente.
Il Presidente ha detto: non egemonia dei privati, non regionalizzazione e municipalizzazione ... noi siamo perfettamente d'accordo, perché se c'è qualcuno che ha presentato alla Camera la legge contro i monopoli, contro i privati che vogliono iugulare la comunità, quelli siamo noi liberali, e io sono lieto che, forse il Presidente non se n'è accorto, oppure ha visto talmente bene, di aver, non dico seguito, perché non voglio avere questa presunzione, ma aver, se non altro, intrapreso questa strada di non iugulazione dei privati e nello stesso tempo di difesa di quello che è l'interesse della cittadinanza, di difesa di quello che è il trasporto, senza arrivare alla regionalizzazione e alla municipalizzazione.
Ci aveva parlato di questo molto tempo fa, il fatto che il Presidente nella sua esposizione abbia trovato una giusta strada, secondo noi, è conforto che egli possa, anche per gli altri problemi durante questa discussione, trovare la giusta via che lo porti ad amalgamare tutti quelli che sono i desideri di questa assemblea, nell'interesse soltanto e solo dei cittadini, della comunità, non già di un singolo partito, o meno ancora di singole persone o di gruppi di potere.
Abbiamo molte cose da dire: noi, evidentemente, non condividiamo l'impostazione di questo bilancio, sotto diversi profili, specialmente quando parliamo di quello che è l'istituzione di un fondo di rotazione. Sotto varie altre voci, che man mano che verranno a galla, ci riserviamo di prendere la parola e di dire il nostro pensiero.
Volevamo soltanto, in questo momento, rispondere al Presidente della Giunta, il quale è sempre stato abbastanza equanime che noi Liberali non siamo dei violini ... non li abbiamo mai fatti e né mai li faremo, e, come abbiamo detto due anni fa, un anno fa, come ripetiamo in questo momento, noi prendiamo questa Giunta per quello che vale, per quello che sa fare, per quello che può dare alla nostra cittadinanza valdostana e in quello l'appoggiamo toto corde, mentre, invece, sia chiaro, ci batteremo contro tutto quello che noi riteniamo che questa Giunta faccia, forse con la speranza di fare del bene, ma secondo noi, con la netta sensazione di andare contro gli interessi della popolazione.
Ed è per questo che io ho preso la parola, per rettificare soltanto dal nostro punto di vista, con molta modestia, con molta tranquillità d'animo qual è l'avanzata conservatrice di cui egli parla.
E chiudo dicendo, che, così come in campo nazionale, in campo locale, se essere a favore dell'agricoltura, se battersi per l'artigianato valdostano, se difendere i commercianti, specie oggi con l'IVA che s'impone in una maniera così gravosa, se entrare nel campo industriali, difendendo quali sono gli interessi e dall'una e dall'altra parte, significa essere anche in Valle d'Aosta dei liberali conservatori, noi ringraziamo il Presidente di questa taccia, ringraziamo tutti coloro che ci daranno di conservatori, perché per noi questa è la strada giusta da seguire e continueremo a seguirla finché ne avremo la forza con tutta la nostra anima, con tutto il nostro cervello, con un unico scopo: quello veramente di difendere l'interesse di tutti i cittadini della Valle d'Aosta.
Ramera (D.C.) - Io ritorno su quanto avevo già chiesto stamattina, confortato adesso da due fatti nuovi: praticamente in qualsiasi consesso si usa, che quando un qualcuno, in questo caso il Presidente della Giunta si presenta con una relazione così vasta, così interessante, io ho addirittura sei fogli di note, vorrei che il Presidente poi mi capisse in quanto voglio dire, mentre d'altra parte l'Assessore alle Finanze mi ha lasciato il foglio bianco, io non so come si possa iniziare una discussione seria del bilancio.
D'altra parte c'è stata consegnata nel pomeriggio un'altra modificazione sul fondo di rotazione, per cui io chiederei: 1°) che ci venisse consegnata copia della relazione del Presidente, perché per discutere una relazione bisogna pur avere anche il tempo di controllarla, perché ha toccato tutti i settori della vita regionale ed è interessantissimo, senza dubbio, per cui non mi posso limitare, come Pedrini, a fare un intervento solo politico, perché potrei, no, lo so, a un dato momento, io l'intervento politico ce l'ho qui nelle prime righe, l'accenno del Presidente, ma tutto il resto che tocca tutti i settori economici della Regione, per me, io vorrei almeno avere copia di quest'interessante intervento del Presidente per poter poi fare una giusta replica.
2°) Ora, stamattina, io avevo detto che c'era un malloppo enorme, io perciò riterrei opportuno, se gli altri colleghi non sono più sapienti di me che hanno registrato così bene la relazione del Presidente o se ce l'avevano già, io questo non lo so, comunque, per poter iniziare una discussione su una relazione nuova, praticamente di zecca, che non era agli atti del Consiglio, io ritengo di pretenderne la copia, dopo di che potrà intervenire e sull'una e sull'altra che non è stata fatta.
Caveri (U.V.) - Ce budget nous a été consigné le 5 décembre dernier.
La présentation du budget de 1973 est la même, ou à peu près la même, de celle de l'année passée.
Les montants des sommes à louer ont parfois changé mais la présentation est toujours la même.
Il n'y a pas de programme des travaux publics, on a alloué 700 millions pour le reboisement, mais il n'y a pas un plan à cet égard.
Nous attendons des assurances à cet égard de l'Assesseur à l'Agriculture.
La somme de 270 millions de lires de propagande touristique semble exagérée.
Il n'y a pas d'autre part aucune possibilité de contrôle sur la façon par laquelle cette somme est dépensée.
Je demande que l'Assesseur veuille nous préciser comment et à qui sont distribués ces 270 millions.
La somme de 200.000.000 de lires pour des projets de techniciens n'appartenant pas à l'Administration est aussi excessive, tandis que les sommes de 40 et de 10 millions pour la restauration des châteaux sont absolument insuffisantes.
Le bilan de prévision prévoit la somme de 3.665.000.000 pour le personnel; j'ai dit et je répète de trois milliards 665.000.000 pour le personnel, avec une augmentation de 800.000.000 sur la somme prévue l'année dernière.
Il est à prévoir que ce fond continuera à augmenter par une forte progression.
Nous avons déjà déploré l'année passée l'insensibilité de la Junte actuelle en ces domaines qui n'ont pas une valeur clientélaire, surtout dans le domaine culturel.
Nous constatons l'inertie du département de l'Instruction Publique, surtout en ce qui concerne la réimpression des livres valdôtains; pendant deux années en 1971 et en 1972 j'avais demandé à la Junte la réimpression de trois ouvrages de Monseigneur Boson et du guide de Bich et Gorret qui est le meilleur guide de la Vallée d'Aoste que la Junte 1963-1966 avait réimprimé en 1965.
Ce guide est épuisé depuis longtemps mais la Junte a promis plusieurs fois d'y pouvoir: des motions ont été approuvées plusieurs fois par le Conseil régional mais rien n'a été fait.
Plus d'une fois la Junte s'est engagée à créer le "ring", c'est-à-dire l'anneau vert qui tour des remparts romains; après la discussion du bilan 1972 des motions ont été approuvées par la Conseil à l'unanimité, mais une seule maison en Rue Hôtel des Monnaies a été démolie.
Ensuite à nos insistances la Junte avait pris des engagements pour l'achat des propriétés Ruffino-Vacchiero-Rizzardi, en vue de la création de la Rue Mont Blanc, le long du côté méridional des remparts romains.
Il n'y a pas de réalisations de ce côté.
La Junte 1963-1966 avait acheté deux appartements du Palais Ansermin: depuis des années nous demandons qua la Junte continue l'achat des appartements en vue de la restauration de cette œuvre d'art de l'architecte Juvara, Juvarra, selon que l'on veuille prononcer à l'italienne ou à l'espagnol, qui a été un des plus grands architectes du 18ème siècle.
Rien n'a été fait.
Dans le domaine de l'agriculture on a continué le tran-tran ordinaire, et on ne fait aucune expérience pilote en matière d'étables communautaires, sauf, peut-être, quelques expériences par initiative des privés et non pas de la Junte régionale et on n'a pas même des expériences pilotes en fait de stations expérimentales de l'apiculture ou d'horticulture.
Ces expériences existent depuis longtemps dans l'Emilia Romagna, dans la Vallée de Suse, dans le voisin Valais, et même dans l'Italie méridionale.
De ces constatations y résulte démontré que l'Administration n'a pas perdu de vue l'ensemble; on fait tout simplement de l'ordinaire administration sans idées générales.
C'est tout le contraire d'une vraie politique de programmation: de cette programmation dont on parle beaucoup et qu'on ne fait pas en réalité.
Je ne veux pas entrer en polémique sur la manière comme on a organisé le bureau de la programmation, on a nommé des prétendus experts ou employés - je ne sais pas - en base à des principes purement clientélaires.
Je pourrais indiquer des détails pittoresques à cet égard, je ne le sais pas, parce que nous sommes en matière de discussion générale du bilan, et nous aurons toujours la possibilité d'y revenir dans la partie spéciale.
J'ai lu les monographies sur les différents domaines de la prétendue programmation: il y a des études qui sont absolument insuffisants comme celui sur le tourisme; il y en a d'autres - comme je dois reconnaître d'une certaine valeur, nous sommes cependant à niveau de "tesi di laurea" qui peuvent mériter un 24/30 ou la valeur correspondante en 100 decimi.
Mais il n'y a eu aucune incision de ces monographies, de ces études purement théoriques, il n'y a eu aucune incision de ces études, de ces recherches économiques et sociales sur la substance du bilan.
C'est là la constatation que nous devons faire.
Enfin je veux parler encore de quatre questions précises, parce que je ne veux pas me perdre dans les nuages des principes généraux qu'il faut toujours tenir présents, mais je veux me tenir adhérent aux problèmes concrets.
Et cela je le fais pour réagir à cette tendance actuelle que l'on retrouve dans le discours théorie qui reste cependant toujours de la théorie, avec un verbalisme touffu et excessif qui cache, en réalité, le vide des idées d'un côté, l'absence de principes généraux et le manque d'idées précises sur les problèmes concrets.
Et alors je parlerai de quatre problèmes concrets, parce que nous croyons qu'il faut parler de choses concrètes et pas de choses vagues, cachées sous un flot de paroles.
Alors, premier problème: travaux d'agrandissement du Casino actuel.
Et, en 1965, exactement le 12 juillet du 1965 nous avons proposé, en tant que Junte 1963-1966, nous avons proposé au Conseil régional de proroger la durée de la concession à la société SITAV, mais nous avions établi que la SITAV aurait dû dépenser un certain nombre d'années. Le terme pour ces travaux sont largement dépassés et par une suite d'erreurs des Juntes qui ont succédé à la nôtre n'ont encore rien fait; on n'a pas mis une brique sur l'autre, on n'a pas mis une pierre sur l'autre, de manière que la SITAV se trouve à jouir toutes ces 12 années que nous avions accordées, mais la contrepartie de la part de la SITAV n'a pas été accordée.
Ça c'est une grave lacune.
Deuxième question: il y a deux ou trois années, nous avions demandé à la Junte - la Junte avait accepté que l'on nomme le géologue Muller, celui qui a fait l'expertise pour le désastre du Vajont, qu'on fit, de faire une super-expertise sur Place moulin.
Nous savons que M. Muller est allé deux fois dans la Vallée de Bionaz, mais, on n'a vu aucune conclusion et il ne nous résulte pas que cette expertise, super-expertise ait été faite.
Là aussi, on ne sait plus rien et il nous résulte pas que la Junte s'intéresse de ce problème qui est très important pour l'incolumité des habitants de la Vallée d'Aoste.
3) problème - Aujourd'hui nous avons entendu certaines explications de l'Assesseur à l'Agriculture sur certaines conséquences de la politique communautaire européenne sur certaines initiatives de l'Administration régionale.
J'ai remarqué que l'Assesseur à l'Agriculture, qui est pourtant assez précis quand il parle, parce qu'il fait exception au bla-bla-bla général qui se remplit la bouche de mots, sans jamais parler de choses concrètes, mais M. Maquignaz ne nous a pas parlé et parce que ce n'était pas le thème, à dire la vérité, cet argument. Je traiterai toute à l'heure, ne rentrait pas dans ce qu'il était en train de dire et il aurait pu en parler par association d'idées, mais il y a le problème de la Centrale du Lait qui n'est pas seulement le problème de la Centrale du Lait d'Aoste, mais qui est le problème de toutes les centrales du lait, de l'Italie toute entière.
Alors il nous résulte ensuite aux déclarations de l'administrateur délégué de la Centrale du Lait qui ont paru sur un quotidien ces déclarations de l'Administrateur délégué de la Centrale du Lait, parues sur ce journal quotidien n'ont pas été démenties par l'Administration régionale, par conséquent nous devons penser que les déclarations de cet administrateur délégué de la Centrale du Lait sont des déclarations qui correspondent à la vérité.
Or l'Administrateur délégué de la Centrale du Lait annonce - si j'ai bien compris - qu'il y a un véto de la Commission économique européenne à ce que l'Administration régionale fasse ce qu'elle a fait jusqu'à présent, qu'elle a intégré le bilan de la Centrale de Lait.
Il me semble - je pourrais me tromper parce que je n'ai pas la mémoire des détails - d'autre part se sont des détails importants, mais il me semble qu'il y avait 50.000.000 de déficit, il y a deux ans, et il me semble qu'actuellement il y ait 80.000.000 de déficit dans la Centrale de Lait.
Or la Commission économique européenne aurait interdit, selon les déclarations de l'Administrateur délégué de la Centrale du Lait, aurait interdit que l'Administration régionale intègre le bilan de la Centrale du Lait.
Il me semble d'avoir lu cela sur un quotidien.
Or, cela, évidemment, pose la Junte régionale et par conséquent le Conseil régional aussi devant un problème qui est très grave, mais il me semble que la réalité n'est pas seulement dans le sens spécifique de la Centrale du Lait, parce que si les mêmes principes et les mêmes interdictions sont appliquées dans tous les domaines, dans tout l'arc en ciel des contributions, des interventions de l'Administration régionale à faveur de l'agriculture et alors le problème devient encore plus grave.
On a dit ce matin que les idées de M. Mansholt heureusement commencerait à être discutées, je ne sais pas si c'est exact.
Je dis: "Les journaux suisses spécialisés en matière d'agriculture, ou nous lisons, ou nous constations que tous les problèmes dont nous parlons quand nous discutons de ces choses au Conseil régional nous avons souvent la tendance de penser que ce ne sont que les problèmes vraiment de la Vallée d'Aoste, mais, évidemment, les problèmes de l'agriculture, les problèmes économiques de la Vallée d'Aoste sont les mêmes de toutes les vallées de tout l'arc alpin, de toutes des Alpes, c'est la fin de la civilisation alpestre.
On serait tentés de la dire ou de le craindre, et les journaux suisses qui s'occupent de l'agriculture ont été les plus décidés lorsque les journaux italiens faisaient les éloges des théories de M. Mansholt, les journaux suisses étaient ceux qui les premiers ont fait des critiques aux idées de M. Mansholt. Et, justement, l'Assesseur à l'agriculture ce matin disait, que, - il me semble du moins d'avoir compris, que M. Maquignaz disait cela - que les idées de Mansholt pourront peut-être été appliquées dans les plaines du Danemark ou dans les plaines de France ou dans les plaine d'Allemagne, mais elles ne peuvent certainement pas être appliquées sur les Alpes.
D'ailleurs, si on parle du Danemark, j'ai constaté dans un voyage, dans ce pays, que les idées de Mansholt ont déjà été appliquées et réalisées depuis longtemps, parce que une entreprise agricole danoise ne peut pas avoir moins de 50 vaches: il y a un minimum de 50 vaches pour l'exploitation agricole comme il y a un maximum de 100 vaches et ces règles sont appliquées. Mais, évidemment, ce qu'on peut faire dans un pays plat comme le Danemark on ne peut pas le faire dans un pays comme les Alpes.
Or je crois que ces problèmes sont ceux qui préoccuperont à l'avenir la Junte régionale et le Conseil régional, quelle que soit la Junte régionale, quel que soit le Conseil régional, parce que dans cette administration régionale il y a des constantes, il y a des constantes positives et négatives, le bilan finit par être toujours le même, de manière que ceux qui l'ont voté il y a quelques années devrait voter aussi ce bilan ici, parce que tant, la présentation du bilan est la même; ceci je le dis contre mon intérêt du point de vue politique, mais, attendez, il y a des constantes, il y a des constantes dans cette Administration régionale et il y a des côtés positifs et il y a cependant des côtés négatifs qui tendent à être constants de toutes les Administrations et de toutes les Juntes régionales, dans la manière de fonctionner de l'Administration qui tend toujours à fonctionner à compartiment étanches, il n'y a pas de communications, chacun pioche dans son domaine sans savoir ce que fait son voisin; et il y a peu de coordination, mais ceci n'est pas seulement un défaut de la Junte actuelle, ceci c'est ce qui s'est passé aussi quand nous étions nous à administrer la Vallée d'Aoste.
Il y a des constantes, mais il y a des problèmes nouveaux et des problèmes toujours plus graves.
En matière d'industrialisation: le Président de la Junte a parlé de ce problème; je ne voudrais vraiment pas être à la place de ceux qui s'occupent actuellement de la question de l'industrialisation des zones économiquement déprimées de la Vallée d'Aoste, parce qu'on parle de ce problème très à la légère. J'ai dit que je ... qui doivent s'occuper de ce problème, parce que c'est un problème d'une difficulté immense, c'est un problème presque insoluble, parce que créer de nouvelles entreprises industrielles dans le moment où il y a une crise industrielle très grave en Italie, eh bien, cela est vraiment une entreprise très difficile, très difficile et nous le reconnaissons.
Ce n'est pas nécessaire de parler de la crise industrielle qu'il y a en Italie, il y a des causes nationales, aussi de mauvaise administration, d'apanages énormément excessif des super-dirigeants, et d'autre part nous voyons que certains phénomènes économiques comme la concentration des entreprises industrielles qui a donné des fruits positifs en d'autres pays, donne des fruits négatifs en Italie.
Il y avait la Montecatini, il y avait la Edison; c'étaient des entreprises industrielles florissantes; on a voulu faire une fusion à l'américaine, qu'est-ce qu'il en est venu dehors? Un chaos complet; et d'autre part, nous avons entendu l'autre jour Giovanni Agnelli qui a dit que cette forme de union, que je ne sais pas bien en quoi elle consiste, entre la Fiat e la Citroën, a donné des conséquences négative: c'est Giovanni Agnelli même qui le dit.
D'autre part on parle de l'IRI, comme si c'était une grande invention, mais les industries de l'IRI marchent très mal, les dirigeants de l'IRI ont le système, système qui a été suivi par M. Einaudi pour la Cogne, de dire en certains moments: il faut fonder un nouvel établissement pour des nouvelles entreprises; on demande milliards et des milliards à l'Etat: l'Etat les accorde et ces milliards servent, en grande partie, pour boucher les trous précédents, de manière que l'industrie italienne marche très mal et ce n'est pas vrai que c'est une crise mondiale, parce que l'industrie allemande, l'industrie japonaise, l'industrie française connaissent un essor, une prospérité et une floridité sans précédent. Vous me direz que la sidérurgie française a connu une crise très grave, cela c'est vrai, parce que c'est vrai que la sidérurgie est en crise dans tout le monde et c'est vrai qu'une Région typiquement sidérurgique comme la Lorraine a connu une crise terrible en ces dernière deux années, et c'est vrai qu'en Lorraine, vous savez combien d'ouvriers licenciés il y a eu en Lorraine? Il y a eu 18.000 ouvriers licenciés. Mais voilà que là on a fait de la programmation, on a réagi immédiatement, on a fait de la vraie programmation, on a démoli, on a détruit des établissements, et on a recommencé à construire d'autres établissements.
Or, en ces conditions, parler d'industrialiser certaines zones de la Vallée d'Aoste c'est une entreprise extrêmement difficile, et nous cela, nous le reconnaissons, même si ceux qui doivent s'en occuper maintenant sont nos adversaire politiques mais nous ne serions pas des personnes en bonne foi, si nous ne reconnaissions pas les grandes difficultés qu'il y ont.
La Junte actuelle a des grands espoirs dans les industries textiles, je ne sais pas où, moi je leur souhaite que ces espoirs puissent se réaliser; j'en doute fort, parce que tout le monde sait, il suffit lire les journaux, pour voir que l'industrie textile dans ces dernières deux années a licencié 60.000 ouvriers.
Enfin, je veux m'occuper d'un dernier problème.
Ce problème je le dis en deux mots, parce que c'est vite dit, et là aussi c'est une constante de l'Administration régionale.
Je ne dis pas que c'est seulement un défaut de la Junte actuelle, parce qu'il faut être objectifs.
Ici nous ne sommes pas en train de faire un comice électoral et alors il faut parler avec un autre ton, il faut dire les choses sérieuses, eh bien, il me semble que c'est depuis quatre années que nous n'avons pas le plaisir de voir les "famosi conti consuntivi".
C'est-à-dire, il y a encore quatre "conti consuntivi" qui doivent être portés à l'examen du Conseil régional.
Or, cela est très négatif, cela est très négatif, c'est à partir du 1968 et nous sommes en 1972 et alors voilà qu'il y a quatre années, pendant lesquelles nous ne savons pas, nous savons pas de quoi? Nous ne savons pas comment a été dépensé l'argent par l'administration régionale, parce que c'est très beau faire des bilans de prévision, on peut faire des bilans de prévision parfaits - c'est un peu difficile de les faire parfaits - et du reste nous pouvons dire vraiment plus ça change et plus c'est toujours la même chose; mais on peut faire des bilans de prévisions, mais après il faut voir le "conto consuntivo", comment il résulte, et il faut voir vraiment comment l'argent a été dépensé.
Et nous ne savons pas comment est dépensé l'argent par l'Administration régional, du temps qu'on ne nous fait pas voir les "conti consuntivi".
Cela est évident.
Mais, maintenant, je voulais dire une chose, mais je ne la dis pas.
Je ne la dis pas, parce que si je la disais, je prêterais le côté à vos ironies, mais alors je dirais ceci quand même; non, je voulais dire que, je le dis à moitié.
Montesquieu avait une grande confiance dans la démocratie, parce qu'il croyait une chose - qui s'est révélée pas vraie, mais en tous cas, à nous il est encore resté un espoir dans la démocratie, dans le système de la démocratie, vu que nous sommes des démocrates sincères.
Eh bien, nous croyons encore que la démocratie a un grand avantage sur la dictature, et c'est qu'il permet le contrôle des citoyens; cela c'est un peu théorique, mais pour le moins de la part de l'opposition, comme nous sommes, nous qui sommes à l'opposition, la démocratie permet le contrôle de la part de l'opposition envers ceux qui ont le pouvoir en main.
Et entre autre je vous dirai ceci entre parenthèses par association d'idée je tiens toujours sur ma table un petit livre d'un disciple de Pythagore et j'ai pensé à vous qui avez le pouvoir régional en ce moment dans vos mains et quand j'ai vu cette phrase, ce disciple de Pythagore dit que ceux qui ont le pouvoir dans leurs mains sont dans le même temps les esclaves, les serviteurs de la nécessité parce que, dit-il: "Le pouvoir et la nécessité sont voisins". Et regardez que c'est une affirmation qui est profondément vraie et qui sait combien de fois vous, dans l'exercice de vos pouvoirs d'administrateurs régionaux, vous vous trouvez devant des nécessités, vous croyez de pouvoir faire des choix mais, en réalité, des choix vous ne pouvez pas les faire, vous êtes obliges de vous comporter d'une certaine manière parce que c'est la nécessité qui vous l'impose.
Eh bien, laissons perdre le discipline de Pythagore et ses profondes et sublimes méditations mais je veux retourner à ce que je disais avant, il faut, pour que nous puissions au moins nous apercevoir d'un avantage dans la démocratie sur la dictature, il faut qu'il y ait la possibilité d'un contrôle de la part de l'opposition sur ce qui font ceux qui sont au pouvoir parce que ce n'est pas à travers un bilan de prévision qu'on peut bien savoir ce que vous êtes en train de faire et ce que vraiment vous vous préparez à faire.
Le bilan de prévision c'est une chose assez théorique, c'est une chose qui est écrite sur le papier mais, en réalité, vous pouvez faire tout le contraire et alors je regrette de devoir terminer mon intervention par une requête qui peut sembler assez une requête de détail mais qui au lieu est une requête de grande importance; moi je demande, excusez-moi, de finir mon discours avec cette chose qui semble une ... qui semble un détail, mais c'est une chose très importante pour permettre aux Conseillers régionaux d'exercer un contrôle sur ce que fait la Junte régionale actuelle, je demande que vous ne donniez pas des textes de délibérations de la Junte parce que autrement nous devions recevoir des piles immenses dans nos bureaux ou dans nos maisons; cependant je demande que vous puissiez, que vous veuillez bien nous donner la liste des délibérations de Junte à tous les Conseillers, ou pour le moins aux chefs de groupe, en manière, de telle sorte que la possibilité d'un contrôle démocratique ne soit pas une chose purement théorique et purement irrisoire.
Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, noi eravamo in possesso di relazioni e documenti esclusivamente tecnici e contabili, su cui, da parte nostra, come gruppo comunista, avevamo effettuato l'esame del bilancio preventivo 1973 e cercato di effettuare un'analisi anche politica per portare nella discussione generale il nostro parere e il nostro contributo; è indubbio che la relazione del Presidente della Giunta ampia, di natura squisitamente politica, oltreché amministrativa, ci coglie di sorpresa e mi scuso se, malgrado l'attenzione che ho portato alla lettura, non sono in grado di intervenire utilizzando appieno e coordinando tutti gli elementi che hanno fatto oggetto dell'esposizione del Presidente.
Se avessimo avuto tali documenti in lettura prima di oggi pomeriggio, penso che anche la discussione sul bilancio avrebbe avuto un maggior respiro.
E sarei stato persino tentato di chiedere una sospensione per raccogliere le idee, come ha fatto del resto il collega Ramera.
Ma non mi sembra il caso ora, dato che la discussione è continuata, la discussione generale è continuata e pertanto anche se alla rinfusa vorrei esprimere alcune considerazioni.
Potrebbe forse sembrare superfluo ma intendiamo ribadire ancora una volta che per noi comunisti la discussione, l'approvazione del bilancio preventivo è un momento di verifica e di confronto sugli orientamenti programmatici e politici dell'Amministrazione.
Ho riaffermato questo concetto perché adesso si ispira questo mio intervento in sede di discussione generale.
E da ciò, e da questa premessa, discende anche l'analisi politica del documento di cui certamente non esaminerò i dettagli e i singoli capitoli ma di cui mi sforzerò di mettere in evidenza quelli che, secondo noi, sono le ombre e le luci della legge che ci viene proposta.
Una cosa è certa, l'ha detta il Presidente della Giunta, la ribadiamo anche noi a scanso di equivoci, il bilancio 1973, che pareggia su una cifra consistente, ha acquistato validità operante a seguito dell'entrata in vigore della legge che ha definito i rapporti finanziari fra Stato e Regione, legge per la quale ci onoriamo di aver dato a livello parlamentare, con i voti dei senatori e dei deputati comunisti, il nostro contributo.
Ci troviamo cioè di fronte, e ce lo ha ricordato anche il Presidente della Giunta, a delle entrate certe, reali e a delle previsioni di spese tutte di conseguenza finanziate.
Non siamo più, e questo è un dato ritengo altamente positivo del bilancio, nell'incertezza delle entrate come quando vi era il famoso, come quando fra queste entrate vi era il famoso contributo sull'articolo 12 che era incerto e soggetto agli umori, non dico di più, mi limito a dire la parola umori degli uomini di governo, dei governi romani e delle maggioranze politiche romane.
Eravamo allora quando le sinistre si buttavano accanitamente sia a livello regionale che a livello nazionale per la revisione del riparto fiscale fra Stato e Regione nelle condizioni di incertezza che invece oggi sono superate.
Quindi il bilancio che oggi discutiamo è un programma, un documento reale con delle cifre in entrata certe e con delle previsioni di spesa che sono quindi tutte finanziabili e realizzabili.
Il rilievo negativo che, però, ne discende è che le spese, ancora una volta, pur nella loro evidente entità, non sono il frutto di scelte organiche, non sono il frutto di una visione programmata.
Possiamo concordare sulle affermazioni del Presidente della Giunta relative alle difficoltà che hanno caratterizzato il 1972, ma la preparazione del bilancio 1973, e soprattutto la vita consiliare nel corso del 1972, poteva tener conto degli studi, della avanzata elaborazione di documenti da parte della Programmazione, perché esistono gli studi per la programmazione ed abbiamo avuto ancora oggi il volume n. 16. Ma noi lamentiamo che tali studi non abbiamo mai avuto, fino ad ora, il conforto di un dibattito consiliare.
Gli studi non sono stati oggetto di confronto qui in aula e ciò è negativo, secondo noi, perché continuano, pur con la loro indubbia validità, continuano ad essere studi effettuati nel chiuso degli uffici competenti o con gli orientamenti che non sono dell'assemblea consiliare, che non sono del parlamento valdostano, ma che sono semmai della Commissione competente dove, e lo dico per inciso, una forma politica come la nostra non è nemmeno rappresentata.
Un altro rilievo negativo riguarda quindi, e direi quasi di conseguenza, la tradizionale impostazione del bilancio che, pur nell'incremento delle spese e in alcuni orientamenti innovatori, di cui parlerò dopo, non c'è la testimonianza, non viene testimoniato; questo bilancio non testimonia in modo globale la volontà innovatrice che anima la Giunta e che è stata, in occasione di numerosi pronunciamenti su singoli aspetti e problemi in questa aula, questa volontà non trova rispondenza in una visione globale del provvedimento.
È mancato forse un maggior apporto nella preparazione del bilancio come io lamento, manca nell'elaborazione, negli studi della programmazione, è mancato un apporto di tutte le forze politiche, è mancato un dibattito nelle varie Commissioni consiliari, dibattito che avrebbe potuto dare un contributo maggiormente positivo.
Io ritengo che sia oramai giunto il momento di superare la lettera del Regolamento che dice "le Commissioni consiliari si riuniscono esclusivamente per dare il parere sulle proposte di legge o di Regolamento che sono avanzate o dalla Giunta o dai singoli Consiglieri", ma che bisogna concepire la vita e il lavoro delle Commissioni consiliari distinte per Assessorato come un momento di elaborazione, un momento di confronto e di discussione a tutto vantaggio dall'apporto dei Consiglieri e a tutto vantaggio anche dell'azione dell'esecutivo, cioè del governo regionale.
Ecco perché, pur accettando con le dovute riserve che ho fatto e con i ringraziamenti che ha fatto il Presidente della Giunta all'inizio della sua relazione, al contributo dei Consiglieri e del Consiglio, alla vita dell'Amministrazione regionale, ritengo che sia ancora insufficiente questa partecipazione, sia invece compito della Giunta e di tutti noi Consiglieri stimolarla maggiormente.
Non è comunque un fatto specifico che si riferisce alla preparazione, all'elaborazione del bilancio 1973 o degli studi della programmazione; è una caratteristica dell'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta e dobbiamo tristemente constatare come regioni a Statuto ordinario, venute sulla scena politico-amministrativa della Repubblica italiana 23 o 24 anni dopo la nascita dell'autonomia valdostana, sono molto più avanti sulla vita della democrazia interna e della partecipazione.
Direi che non è sufficiente l'apporto dei Consiglieri regionali, dico di tutti i Consiglieri regionali, che in una assemblea legislativa devono poter esplicare meglio il loro mandato.
Ecco, ritengo, ritengo che si debba anche superare o che non sia più valido il solo concetto Caveri-Montesquieu, mi permetta l'abbinamento dell'opposizione che si limita a controllare.
Noi riteniamo che l'opposizione possa e debba, responsabilmente, coscientemente, proprio perché investita da un mandato popolare, partecipare alla gestione della cosa pubblica con proprie iniziative, oltre che con lo stimolo nei confronti del potere esecutivo.
Ecco perché noi abbiamo sempre sostenuto la validità, il valore del dibattito consiliare, dove sono presenti tutte le forze politiche, dove i vari orientamenti possono confrontarsi.
E direi anche qui, in proposito per inciso che tale insufficienza di partecipazione risulta tanto più evidente se si pensa che, malgrado tutte le promesse, ho firmato un quarto d'ora fa una mozione in questo senso; non esiste ancora un locale a disposizione dei Consiglieri che sono costretti a lavorare o nelle scale, come mi è capitato, o peregrinando da un ufficio all'altro con il solo risultato di disturbare i funzionari intenti al lavoro.
Direi ancora di più per un altro inciso che in questo clima sarebbe assurdo parlare di prevedere in bilancio un contributo per il funzionamento dei Gruppi, come avviene nelle altre Regioni italiane a Statuto speciale e a Statuto ordinario, ma almeno migliori condizioni per poter lavorare ci sembra doveroso richiederlo per tutti i Consiglieri regionali.
Tralasciando questo aspetto molto marginale, un altro aspetto della insufficiente partecipazione alla elaborazione riguarda l'assenza del piano dei Lavori Pubblici che in questo anno non accompagna il bilancio.
Sono previsti per tali settori, oltre ai 4 miliardi e mezzo nelle spese in conto capitale dell'Assessorato dei Lavori Pubblici, ma in assenza del piano e quindi del dettaglio delle spese non possiamo esprimere giudizio nessuno, giudizio alcuno nelle scelte che sono state fatte, che stanno per essere fatte dall'Assessorato per la elaborazione, cioè nelle scelte delle spese che saranno contenute nel piano stesso.
Mi si potrà dire che manca l'Assessore ai Lavori pubblici, e noi siamo i primi a riconoscere che la sua dolorosa scomparsa ha portato un notevole intralcio e notevole difficoltà dell'attività dell'Assessorato stesso, ma siamo altrettanto e talmente fermamente convinti della necessità del funzionamento degli organi elettivi, degli organismi elettivi che non possono avere così lunga vacanza che ci permettiamo di insistere affinché la dolorosa scomparsa di Rollandoz debba comunque trovare una soluzione con la sua sostituzione.
Il bilancio è comunque, secondo noi, al di là di queste lacune, una proposta politica, una proposta politica, così lo ha definito il Presidente della Giunta e così ci piace anche sottolinearla, una proposta politica che non può non essere attentamente esaminata e dalla quale sarebbe ingiusto, se non addirittura colpevole, se non rilevare gli aspetti positivi.
È indubbio, è indubbio secondo noi, che nel momento in cui si manifestano in ogni campo sociale ed economico sempre più pesanti gli atteggiamenti di politica antipopolare, le scelte antidemocratiche e conservatrici del Governo Andreotti, Malagodi, Tanassi, mi spiace che non c'è presente il difensore d'ufficio di questo governo, collega Pedrini, dicevo che, mentre si manifestano sempre più evidenti le scelte antidemocratiche, basterebbe citare l'esempio del fermo di polizia e conservatrici del Governo Malagodi, Tanassi, un orientamento che prevede come sono previsti nel bilancio regionale 1973 alcuni interventi nel settore delle riforme, quale contrapposizione di un'impostazione regionalistica e popolare all'orientamento politico nazionale; è un fatto, secondo noi, altamente positivo e non può che essere da noi condiviso.
E troviamo infatti stanziamenti specifici che noi riteniamo vadano nel giusto senso di rinnovamento e di concezione avanzata del pubblico intervento; così per l'agricoltura con il provvedimento che abbiamo approvato questa mattina, per l'industria, come ci ricordava il Presidente della Giunta, per il settore terziario.
Non vogliamo dire che ciò è solamente il frutto delle battaglie o delle iniziative che il gruppo comunista ha condotto in questa aula e fra la gente.
Sappiamo che la Giunta ha fatto uno sforzo forse maggiore di quello che ha fatto per avere la collaborazione dei Consiglieri, ha fatto uno sforzo per avere la collaborazione delle popolazioni, dei Sindacati, dei lavoratori attraverso i Sindacati e dei Sindaci.
I Sindaci hanno avuto un incontro con la Giunta, i Sindacati pure e hanno esposto le loro opinioni e le loro proposte.
Noi riteniamo che tutto ciò, assieme anche alla nostra azione, ha avuto il merito di portare nel bilancio e alla nostra azione, ha avuto il merito di portare nel bilancio delle cifre relative ad alcune scelte che si identificano con le aspirazioni delle popolazioni.
Ecco perché noi rileviamo positivamente l'inserimento di alcuni stanziamenti previsti per l'intervento diretto dalla pubblica amministrazione nel settore delle riforme.
Tale orientamento, ce lo ha ricordato il Presidente della Giunta, riguarda la sanità, l'agricoltura, i problemi dell'abitazione, sia nei centri urbani che rurali, i trasporti; non ci sono dubbi sull'urgenza di tali interventi e, secondo me, secondo noi, bene ha fatto la Giunta a recepire, ad inserire nel bilancio preventivo del 1973 almeno una parte di tali pressanti istanze.
Ricordo al Presidente della Giunta che, per quanto riguarda l'industria, è indispensabile che la prossima azione dell'Amministrazione della Giunta, per lo sviluppo industriale della Valle d'Aosta, debba ribadire il concetto della presenza del Consiglio regionale e della sua Giunta nelle scelte dell'EGAM e della Cogne, di cui abbiamo letto abbondantemente in questi giorni sui giornali.
Per quanto riguarda le riforme, il problema della casa, legato all'affetto del territorio, deve essere affrontato con coscienza e convinzione che il potere pubblico, - e questa è una nostra opinione - il potere pubblico deve essere presente là dove la richiesta della collettività è più pressante e indilazionabile.
Per la sanità, oltre alle attrezzature, al miglioramento dei servizi assistenziali e ospedalieri, la cifra iscritta va nel senso di un'impostazione nuova, va nel senso della riforma.
E quando il Presidente della Giunta diceva nella sua relazione che l'Amministrazione regionale deve interpretare in modo corretto le aspirazioni della collettività, noi riteniamo che la sanità, la salute del cittadino sono uno dei problemi più sentiti che effondono maggiormente nella preoccupazione della gente e che quindi non possono essere ignorati e giustamente il bilancio deve prevedere una parte delle sue uscite per la soluzione di questi problemi.
L'altro problema riguarda i trasporti: la situazione, non solo in Aosta ma anche nei Comuni più piccoli, diventa sempre più esplosiva.
Vi sono in questi giorni in Italia esempi di città che fanno esperimenti di trasporti pubblici gratuiti per evitare la congestione dei centri urbani.
Dobbiamo intervenire in modo che la città, il territorio, i cittadini non diventino schiavi dell'automobile, ma si riporti l'automobile nel suo giusto punto e sia l'automobile al servizio delle città e dei cittadini.
Ecco perché il trasporto pubblico assume una notevole importanza anche come grado di vita sociale e culturale della gente che se si trova ingolfata nel centro delle città non può più avere nemmeno comunicazione con il proprio simile.
Io non dico come ha detto Pedrini che è completamente d'accordo con il Presidente della Giunta.
Io su questo problema dello stanziamento previsto in bilancio, dico solamente che il 28 febbraio del 1972 il Consiglio regionale aveva impegnato la Giunta a predisporre, in accordo con apposite Commissioni, degli studi e degli strumenti atti a realizzare la disciplina dei trasporti, dei trasporti pubblici.
Secondo noi saranno queste Commissioni che dovranno essere con severità chiamate al lavoro e dare quelle indicazioni che possono anche essere quelle indicate dal Presidente della Giunta ma che dovranno essere il frutto di uno studio sulla realtà aostana e valdostana.
E mi avvio alla conclusione rilevando che il Presidente Dujany ha, nella sua relazione, richiamato l'attenzione del Consiglio sul fatto che l'avanzata conservatrice, che constatiamo nel paese, costituisce un pericolo per la vita regionalistica.
Noi concordiamo e pensiamo che la proposta politica di cui ancora oggi ha parlato il Presidente della Giunta sia valida per un'aperta partecipazione alla direzione politica e amministrativa di tutte le forze che intendono collocarsi sulla via del progresso e del rinnovamento della Regione per mezzo di tutti gli strumenti che la situazione valdostana mette loro a disposizione.
Una Regione aperta, aperta cioè alle aspirazioni e alle istanze delle masse lavoratrici e delle collettività, che le forze politiche che sono in questo Consiglio e che si ispirano al progresso e ad una concreta azione autonomistica, e noi ci collochiamo fra queste, queste forze politiche intendono con le loro iniziative portare avanti in sede legislativa e per un valido, indispensabile confronto con le altre forze politiche.
Per quanto ci riguarda come gruppo comunista, il bilancio 1973, di cui discutiamo, può essere un momento fra i tanti, un momento di tali confronti.
Se ci sono lacune ed inefficienze, sempre secondo il nostro punto di vista, ci sono anche elementi positivi che ho sottolineato e che riteniamo validi.
Secondo noi, non tutte le esigenze sono state raccolte, ma uno sforzo è stato fatto; per quanto ci riguarda, poiché i soldi che sono stanziati vanno spesi e si deve evitare di soffrire del male dei residui passivi che affligge il bilancio dello Stato e quello di altri Enti pubblici, per quanto ci riguarda, per evitare questo male, perché i soldi siano spese saremo presenti e vigilanti, affinché le indicazioni della relazione del Presidente della Giunta e le scelte contenute nel bilancio si realizzino, si trasformino celermente in opportune iniziative legislative e concrete realizzazioni, così come non tralasceremo di usare gli strumenti assembleari per portare avanti nell'Amministrazione, nel Consiglio regionale, le istanze e le ispirazioni delle popolazioni che secondo noi non hanno ancora trovato posto o non hanno ancora trovato sufficiente posto in questo bilancio che andiamo a discutere nei particolari e che andremo ad approvare.
Andrione (U.V.) - Mesdames et Messieurs s'il est vrai qu'il est déplorable qu'un débat aussi important que celui du budget dégénère, comme souvent cela est arrivé dans une confuse bataille où l'on se lance des accusations réciproques, il est tout aussi vrai que les déclarations d'intention quand elles sont, à mon avis, les déclarations faites par le Président de la Junte et qui toinent beaucoup trop et beaucoup trop à côté de celui qui est le problème budgétaire, qui nous intéresse en ce moment, risque de donner à ce débat un caractère trop académique, un caractère purement de discussion sans que les vrais problèmes, les problèmes qui sont sur le tapis soient... et je voudrais d'une façon très rapide, à vol d'oiseau, rappeler les problèmes principaux qui se posent en ce moment en notre Vallée et à ceux qui sont appelés à son administration, et avant tout comme il vrai et cela était déjà dit que souvent les mêmes choses je crois qu'il faut encore une fois souligner la rigidité de notre budget car sur les entrées effectives non pas en contant évidemment les parties qui se compensent entre frais et entrées, mais sur les entrées effectives, les dépenses pour le personnel régional comportent presque le 14%, les dépenses pour l'école dépassent le 20%, les lois qu'on appelle sociales représentent encore un autre 15%, la subvention manie, dont nous parlerons encore après et qui est un droit institué peut-être plus ... que celui qui est établi par la loi, représente encore un autre 20%; cela veut dire que en pratique le 95% du budget régional est déjà dépensé avant d'être approuvé. Cela veut dire, en réalité, que - je m'excuse de le dire à des collègues - mais que trop souvent nous avons la sensation que le rôle que nous jouons ici dans le Conseil régional risque de devenir inutile, nous risquons d'êtres ceux qui mettent une signature sur les dépenses qui ont déjà été établies par avant.
Cela doit être vu, parce que les problèmes qui se posent en ce moment en Vallée d'Aoste demandent une politique régionale et une politique régionale demande des fois ... les entrées qui puissent être dépensées selon un choix et nous ne pouvons pas faire des choix quand nous sommes simplement les comptables d'une administration qui est déjà faite par avant. Il n'y a rien ...
Deuxième question qu'il faudrait ... je crois que nous sommes arrivés à un tournant de l'histoire régionale et qu'il faudrait que nous ayons le courage de soumettre à critique et de faire une révision de certaines dépenses qui sont aujourd'hui traditionnelles dans l'Administration et je ne ferai que deux exemples: la question de l'assainissement du bétail et la question de la maison qu'elle soit rurale, ou qu'elle soit civile.
Pour ce qui concerne l'assainissement du bétail il est temps que le Conseil régional mette un point ferme, en examinant ce qui a été fait, comment l'argent a été dépensé, si nous continuons de la sorte nous risquons de créer des rentes parasitaires parfois légitimes et parfois nettement illégales mais surtout nous risquons de créer une source de dépense infinie parce que cela est vraiment le principe du ... sans fin parce que nous nous ne savons pas où nous allons à finir et, si en '63 nous avions décidé d'acheter un cheptel régional tout à fait nouveau et sain peut-être aurions-nous dépensé quelque chose moins qu'avec ce système d'élargissions année par année qui à la longue finissent pour représenter des sommes très importantes dont peut-être nous nous ne rendons pas compte nous-mêmes.
La question de la maison et ceci en relation à une série de lois nationales qui sont en pratique ou inappliquées ou appliquées seulement en partie et en général sur ... et bien là aussi il faudrait que le Conseil fasse un examen sérieux de ce qu'il faut faire de ce qu'il doit faire pour intervenir dans certains secteurs et il faudrait qu'en finisse une fois pour toutes avec les fenils qui deviennent des habitations, ... on finit qui deviennent des garages après quelques années parce que il est temps que l'Administration régionale démontre son sérieux, non seulement dans les paroles, mais aussi dans les faits.
... discours devait être fait pour ce qui concerne certaines dépenses tout à fait inutiles, ... prenons le cas de l'école: nous continuons à payer des subsides et maintenant encore M. Dolchi parlait de transports et nous nous ne rendons pas compte que M. Dolchi et moi et d'autres nous allouons des subsides d'études universitaires qui servent vraiment pour acheter ces voitures dont on parle et dont on dit qu'il ne faudrait pas les augmenter pour favoriser les transports en public. Parfois nous sommes dans la situation de nous rendre ridicules à nos propres yeux, ceci encore devait être dit et je crois que en cette matière il faudrait ajouter encore une chose: toutes les fois que l'Administration régionale dépense de l'argent dans les subsides, normalement il y a l'argent du public. Elle donne une rente, elle aide peut-être quelque famille à vivre mais, en réalité, l'argent doit être employé d'une façon massive, doit être investi dans quelque chose qui produit; le système des subsides a eu peut-être des mérites, mais il est temps que le Conseil régional l'abandonne totalement.
Je voudrais finir et je dis cela en toute amitié parce que j'ai beaucoup apprécié la passion politique qui a animé les déclarations du Président de la Junte mais j'ai trouvé étrange que dans ses déclarations on n'ait pas parlé du personnel régional. Il y a là un nœud crucial de ... politique, si nous avons pas un personnel qui soit à la hauteur de ses ... nous risquons de faire un travail inutiles, nous risquons de parler dans ce Conseil régional un langage et d'avoir tout autre langage, tout autre réalité qui est appliquée dans la réalité de la vie politique valdôtaine et là-dessus je dis celle qui est conviction personnelle: je crois que s'il n'y aura pas, s'il n'y a pas des concours, s'il n'y a pas un renouveau dans l'Administration régionale, si nous n'arrivons pas à faire occuper les places de responsabilité dans cette Administration par quelqu'un qui ait le courage et la volonté de faire réellement son métier, et bien, nos débats risquent d'être, je ne dirais même pas inutiles, mais faits dans l'air.
Pour finir un dernier problème celui de l'urbanisme et de l'environnement; je sais qu'on parle maintenant d'un plan régional d'urbanisme mais ceci, en relation aussi à d'autres problèmes, je voudrais prier le Président de la Junte de prendre grade à ne pas laisser les grandes intentions sur le papier, sur les cartes qui sont exposées dans la salle préconsiliaire, alors que dans la réalité l'urbanisme et le fait de l'Assessorat au Tourisme de son principal, M. Milanesio, qui par coïncidence encore une fois est absent et des volontés politiques qui se déterminent en fonction des intérêts politiques ou pas politiques de ceux qui dirigent cet Assessorat. Là, si nous continuons dans cette politique, il sera parfaitement inutile de parler d'urbanisme et environnement parce que les gens nous riraient à la figure et ils nous enverraient nous promener et, à bon droit, quelque part ailleurs et pas leur parler de ces problèmes.
Je regrette, je ne voudrais pas paraître ingénéreux parce que M. Albaney est absent, mais, comme disait Voltaire: "S'il était présent, cela ne changerait pas grande chose", mais en matière de transport M. le Président a fait des déclarations qui peuvent être intéressantes, mais jusque à maintenant en matières de transport je crois que l'Assessorat de l'Industrie et commerce c'est distingué par un zéro total, parce que rien a été fait, rien a été envisagé et on a laissé aller les choses jusqu'à un point où cela devient vraiment aujourd'hui critique et où nous risquons d'affronter le problème sous la pression conjuguée de plusieurs événements avec le risque de prendre une décision contraire à ceux qui sont les véritables intérêts de la Vallée d'Aoste.
Mappelli (D.C.) - A proposito, io chiederei gentilmente che questo affare qui è un po' di tempo che non funziona ... pregherei seriamente di voler provvedere perché questo affare qui, io mica faccio il cantante, eh! Adesso è rimasto fuori il filo, tieni giù qui.
Dunque mi pare che ci siano, almeno a mio avviso, due parti di questa discussione di bilancio: una parte politica e una parte amministrativa, che mi sembra che Andrione abbia proprio accentrato bene il problema, problema che non intendo affrontare in questo mio intervento.
L'amico Dujany, e cercherò di essere come dire sereno e meno polemico possibile, a meno che non mi tirerete ancora per questi quattro capelli che cerco ancora di tenerli, allora cercherò di difenderli, diversamente, e però dicevo, l'amico Dujany, ha voluto nella sua introduzione ed ha fatto delle dichiarazioni nella sua relazione introduttiva che io mi permetto di non condividere nel modo più assoluto. Lui ha fatto un esame del Consiglio, ha fatto una radiografia del Consiglio, ha ritenuto opportuno di fare determinate dichiarazioni in alcune parti del Consiglio di coloro che hanno collaborato a questa Giunta e coloro che hanno sostenuto questa Giunta, oppure coloro che non l'hanno sostenuta, ecc. e l'ha definita una Giunta autonomista, regionalista, ecc. ecc. però prima di arrivare a questa frase ebbe a dire: questa sede, la più alta, sede di espressione politica e amministrativa - ci fermiamo un momento sulla questione politica, vero.
Noi tutti quanti rappresentiamo gli 80.000 elettori della Valle d'Aosta.
Però, noi, in quanto persone, siamo a mio avviso, esattamente uguali alle 80.000 persone della Valle d'Aosta.
Non credo pertanto - mi lasciate passare la battuta - che Benzo sia stato eletto perché era il più bello degli 80.000, o perché, ad esempio Milanesio ha la barba; noi siamo eletti perché siamo espressione di interessi, di una cultura e ideologia di questi 80.000 elettori della Valle d'Aosta.
E allora, amico Dujany, senza polemiche, tu sei stato, assieme ai tuoi amici, eletto e messo in questa sede in base a un mandato specifico di una determinata parte di elettorato valdostano, con certe idee. Tu rappresenti e rappresentavi, insieme a noi, un certo tipo di cultura e interessi di questa parte di elettorato valdostano.
E di, qui, che io non posso accettare quando nella tua elencazione, nella tua relazione hai voluto, volutamente sottolineato, cercando di sottolineare questa aggiunta più progressista, in sostanza è questo che tu hai ottenuto, e cercare di giustificare il motivo di questa tua posizione nei confronti di chi ti ha dato il mandato.
Ora, se noi rappresentiamo gli elettori, se noi crediamo di servire questi elettori e di essere espressione di questi interessi, quando hai avuto la verifica di questo tuo mandato per poter fare questa radiografia mettendo gli uni da una parte e gli altri dall'altra.
Cioè tu hai ritenuto che con i socialisti, con i comunisti la tua posizione era la posizione di una Giunta più progressista, più autonomista, più regionalista, ma quando tu ti sei presentato con l'elettorato, dunque nella lista della D.C., evidentemente non sei andato nei Comuni, nelle sezioni, non sei venuto in Comitato della Democrazia Cristiana a dire in quel momento: "Badate che per me, la mia posizione di funzione politica e dunque amministrativa, è rivolta... accetto solo da quelle parti"; bensì a mio avviso, e questo lo dico serenamente, non è onesto questo atteggiamento, nel modo più assoluto, perché anziché servire quella parte di elettorato della Valle d'Aosta che ti ha dato fiducia e che ci ha disposto con una scheda di rappresentare le loro idee, il loro interesse, la loro cultura, ti sei servito, vi siete serviti di questo mandato per fare delle scelte che non avevano niente in comune con quello che era stato il mandato da parte della base.
Io, così, sentivo la necessità di precisare questo mio punto di vista.
È indubbio che non può essere condiviso da tutti, però è altrettanto vero che anche il tuo atteggiamento polemico, di condanna, nei confronti del Governo che si può, democraticamente, liberamente, si può esprimere, ma se tu sei ancora sempre espressione di un determinato elettorato, evidentemente tu tradisci la fiducia acquisita da parte di questo elettorato valdostano.
E allora, io ritengo che non sono amico, Dujany, non nelle persone, sia ben chiaro, io ho rispetto nelle persone, nelle persone del Partito Comunista, ma appunto perché marxisti non possono, secondo il mio avviso, essere i più regionalisti di altre forze, quali ad esempio l'Union Valdôtaine o la stessa Democrazia Cristiana, che per me è sempre stata regionalista da sempre, malgrado tanti difetti, questo, bisogna pur ammetterlo, serenamente; or bene, noi vediamo, in Jugoslavia, dove il Partito Comunista è l'unico partito al potere, che si rischia di avere delle reazioni interne terribili per la questione di riconoscere... (voci) ...guarda te, l'unico che ti ha definito bene è stato Lustrissy, quando ha sempre detto che eri un trombone - punto e basta.
Lustrissy ti aveva definito bene: trombone; quindi non vi è altra scelta per te.
Dunque dicevo: noi in Jugoslavia vediamo che ci sono dei problemi, come abbiamo noi qui, i problemi etnici, linguistici, ora bene, noi vediamo che in quelle zone ci sono fermenti di rivolta, perché? Perché come mentalità, come filosofia ideologica, evidentemente il Partito Comunista è accentratore, non si giustificano certe libertà e certi tipi di democrazia all'interno della struttura del loro paese.
Ecco perché non potrò mai essere comunista.
Ecco perché la libertà dell'individuo è mortificata e pertanto dobbiamo combatterla, può darsi che in determinate posizioni di giustizia sociale siano per loro strumenti di portare avanti un certo tipo di politica, cosa che noi, democraticamente, io ritengo sia nostro dovere sottoporre, spingere, al fine di modificare le attuali strutture del nostro paese, creando una giustizia sociale più larga possibile, ma dal fare le riforme di struttura, di questo tipo di società a cambiare le strutture con quelle marxiste, vi è tanta acqua da passare sotto i ponti.
È questo che io non accetto, e non riesco a capire come gente come te possa accettare e condividere una posizione di questo genere, proprio sul piano politico.
Dunque vi è, evidentemente, una questione politica da una parte e una questione morale dall'altra.
Io non volevo assolutamente mortificare nessuno, tanto meno essere polemico.
Ritenevo di dover precisare alcuni punti su queste tue dichiarazioni che sono esattamente il contrario di quanto tu, fino al giorno in cui hai abbandonato la Democrazia Cristiana, tu rappresentavi e avevi il mandato per rappresentare.
È evidente che ti sei messo e vi siete messi su una posizione di rilancio per delle posizioni diverse, ma anche questo con altrettanta franchezza e serenità dico: non è onesto. Era onesto presentarsi al Comune di Aosta con la propria lista e fare le proprie scelte, ma qui al Consiglio regionale, quando problemi all'interno dell'allora Democrazia Cristiana non vi erano, il sistema che è stato portato avanti delle palline nere è quello di aver mortificato chi è rimasto fedele alla Democrazia Cristiana e chi onestamente è solo rimasto al suo posto, perché io ritengo di dover servire chi mi ha dato la propria fiducia, e pertanto ritenevo e ritengo valido di rimanere al mio posto.
Il giorno in cui ognuno di noi, però, non rappresenta più nessuno, è liberissimo di fare le proprie scelte, pertanto, caro Dujany, quando tu vieni a dirci che questa Giunta è più progressista, che questa è una via più autonomista e regionalista, io, malgrado tutti i miei sforzi e forse anche i miei limiti, ma io non riesco proprio a convincermi che sia proprio la più regionalista e la più autonomista, perché non ha niente in comune con quelli che sono esattamente le nostre ideologie quelle che sono i nostri interessi in quanto valdostano, e, senza polemica, questo, evidentemente, perché, se volessimo aprire il libro delle polemiche, allora trascenderemmo su quelle questioni personali che voglio evidentemente evitare.
Siggia (P.C.I.) - La parola al Consigliere Tonino. Io non ho altri iscritti a parlare per adesso, quindi non posso fare previsioni di chi ... (voci) ...Consigliere Tonino.
Tonino (P.S.I.U.P.) - Dopo le affettive parole di richiamo del Consigliere Mappelli e i sensi dei doveri nei confronti della Giunta, ho anch'io alcune cose da dire su questo bilancio.
Ho apprezzato molto l'introduzione al bilancio fatto dal Presidente della Giunta e non è questa una sviolinata, come ha affermato stamane il Consigliere Bordon, ma è una presa d'atto che non siamo degli opportunisti né dei demagogici; è una presa d'atto di un doveroso discorso responsabile sui futuri della Regione, che noi speriamo possa tradursi in realtà, fatto dal Presidente poco fa.
Ho avuto modo di recepire dal discorso fatto dal Presidente della Giunta delle serie intenzioni che si vorrebbero esercitare sui problemi della nostra Regione, soprattutto nei suoi futuri, nei vari settori della vita economica e sociale della Valle d'Aosta.
Dico nei suoi futuri perché non so fino a dove l'attuale bilancio può essere compatibile con la sostanza dell'esposizione fatta dal Presidente della Giunta che, ripeto, ho apprezzato molto.
Ha già detto il nostro capogruppo cosa pensa di questo bilancio, e così, tecnicamente, non ne voglio entrare in merito. Tuttavia non posso non sottolineare ciò che è già stato detto dal collega Dolchi circa la mancata partecipazione popolare, che trova le sue espressioni nei confronti dei Consiglieri regionali, nelle sue singole Commissioni consiliari, nelle associazioni varie e nelle categorie varie e non mi inoltro oltre perché non farei che ripetere le cose dette dal collega Dolchi.
Si potrebbero fare su questo bilancio delle molteplici critiche e anche delle affermazioni positive, in parole povere è un bilancio che da un lato è criticabile, per le cose che ha già detto il Consigliere Dolchi, e per gli altri versi - dobbiamo prendere atto - di alcune scelte fatte.
Prendo atto che nell'attuale bilancio sono stati inseriti i cento milioni per l'astanteria e il pronto soccorso a Donnaz, problema che si ripeteva da oltre sette anni, e che in questo Consiglio è stato più volte sollecitato dal sottoscritto e dal nostro Gruppo in questi ultimi quattro anni.
Prendo atto che oggi si è messa la cifra in bilancio, ma nello stesso tempo vorrei raccomandare alla Giunta e, in modo particolare all'Assessore alla Sanità, che questa cifra non passi nei residui passivi, ma si predisponga con sollecitudine all'elaborazione dei necessari progetti per la realizzazione di quell'opera da tanto tempo richiesta.
Prendo atto anche delle dichiarazioni del Presidente della Giunta circa l'intenzione di istituire in Bassa Valle una scuola superiore, anche questo è un problema sentito in Bassa Valle, la cui realizzazione porrebbe fine ad una assurda discriminazione fra studenti della Bassa Valle e altri studenti; oltre a questo ritengo che l'istituzione di una scuola superiore in Bassa Valle contribuisca a frenare l'esodo continuo dei cittadini della Bassa Valle e verso il vicino Canavese.
È un problema questo che da tempo avverte un pericoloso esodo di cittadini valdostani verso il Canavese e verso Torino, sia per i problemi della scuola, sia per il posto di lavoro, sia per ricoveri ospedalieri, sia per operazioni commerciali, che in conseguenza della mancanza in loco di quelle strutture sociali necessarie anche il settore commerciale della Bassa Valle ne assume grave danno, come un ulteriore grave danno avremmo se, col 1° gennaio, venisse soppresso l'Ufficio del Registro di Donnaz con le conseguenze che tutti conosciamo e a questo proposito io avevo proposto, nella seduta precedente dei capigruppo, un'azione unitaria da farsa a livello di Ministero delle Finanze al fine di ovviare a tale inconveniente. So che ci sono stati degli incontri a Roma a tale proposito tra il Senato Fillietroz e il Presidente della Giunta, in extremis si avvalga della delegazione unitaria che è stata approvata dalla riunione passata dei capigruppo.
Prendo atto che nel settore dell'agricoltura si siano aumentate le cifre in quei capitoli dove si registrava una carenza in relazione alle domande che giacciono da anni negli uffici dell'Assessorato e non entro nel merito, ripeto, nei meriti generici di questo bilancio proprio perché le dichiarazioni fatte dal collega Dolchi sono da me condivise.
Un'altra raccomandazione vorrei fare è che le cifre stanziate sul bilancio trovano, trovino applicazione nei rispettivi strumenti legislativi che ancora non ci sono sennò finiremo col continuare a mettere delle cifre sul bilancio, senza però spendere quelle cifre per mancanza degli strumenti operativi.
Siggia (P.C.I.) - Altri Consiglieri? Io non ho più nessun iscritto a parlare. No, vorrei che si chiamasse il Consigliere Ramera per favore, perché gli devo dire una cosa. Sì, sì ...
Consigliere Ramera, siccome non ho più nessun iscritto a parlare io ritengo di... Come? Io ritengo, siccome non ho altre richieste di parola, di chiudere la discussione generale su questo argomento per venire incontro alle sue richieste, però direi che la replica del Presidente della Giunta la possiamo ascoltare domani mattina in apertura di seduta anche perché pregherei i Consiglieri di fare adesso la votazione dell'oggetto n. 4, votazione a seduta segreta che ci porta via poco tempo e che invece domani troviamo difficoltà poi nel corso della giornata di fare.
Seduta segreta, prego gli uscieri di fare sgomberare la sala, la seduta è aggiornata a domani mattina alle ore 9,30.
