Objet du Conseil n. 166 du 4 septembre 1946 - Verbale

OGGETTO N. 166/46 - RELAZIONE DEL PRESIDENTE SULLA SITUAZIONE DETERMINATASI IN CONSEGUENZA DELL'AUMENTO DEI PREZZI.

Il Presidente, Prof. Chabod, espone anzitutto i motivi che l'hanno indotto, d'intesa con la Giunta, a convocare d'urgenza il Consiglio in riunione straordinaria. La situazione che è venuta a determinarsi in questi ultimi giorni, in conseguenza dell'aumento dei prezzi, è di tale gravità da richiedere attento esame e immediate decisioni da parte del Consiglio, per l'adozione di quei provvedimenti ritenuti i più idonei a porre freno all'aggravarsi del fenomeno.

Riferisce quindi sulle iniziative fin qui prese dalla Presidenza alla scopo di frenare l'ascesa dei prezzi. Informa che, fin dal 23 luglio u.sc., è stata diramata una circolare ai Sindaci dei Comuni di Aosta, Châtillon, Verrès, Pont St. Martin, Villeneuve e Morgex, per invitarli a costituire sollecitamente Commissioni dei prezzi per i rispettivi Comuni. Ad Aosta la Commissione fu immediatamente costituita e prese senz'altro a funzionare avendo di mira la riduzione dei prezzi dei principali generi di consumo, quali, ad esempio, la fontina, il burro, e i prodotti ortofrutticoli. Ma i risultati furono negativi, nonostante la buona volontà dimostrata dalla Commissione. Si ritenne, pertanto, necessario, d'intesa con l'Assessore Geom. Pareyson, d'intervenire direttamente, e a tal fine furono convocati venerdì u.sc., 31 agosto, i rappresentanti dei commercianti, con i quali fu decisa l'immediata riduzione del prezzo della fontina da L. 420/430 al Kg. e del prezzo della carne, stabilendo per quest'ultima, due categorie: bestie adulte e vitelli, con esclusione cioè del sanato, che praticamente non è posto in vendita. Per quanto riguarda il burro, a seguito di esame e discussione con il Consigliere Geom. Arbaney e il Sig. Dujany si è prospettata la possibilità di fissarne il prezzo a L. 600/650 al Kg.; al fine però di evitare che il burro sia smerciato fuori Valle a prezzo superiore, si è pensato di venire incontro agli agricoltori offrendo loro, in cambio del burro ceduto, farina di granoturco avariata, ad uso mangime, al prezzo di tessera (L. 16/17 al Kg.), da prelevarsi fra la farina americana di assegnazione a suo tempo assegnata e successivamente ritirata perché avariata. Contemporaneamente, anche al fine di offrire una giusta contropartita ai produttori dei generi alimentari suddetti, si è esaminata la possibilità di ridurre i prezzi dei tessili, dei pellami ecc. Sul prezzo del cuoio si è pensato di incidere effettuando un accurato controllo e un vincolo sull'esportazione di pellami. Per quanto riguarda i tessuti, si propone di chiedere alla "Soie" di Châtillon di mettere a disposizione un quantitativo di rayon a prezzo conveniente, indi di assegnare questa merce di farne tessere una certa quantità, da immettersi sul mercato a prezzo inferiore, in attesa che ribassino i prezzi dei manufatti a Torino e a Milano.

Il Presidente precisa a questo punto che, contemporaneamente a questa politica di calmiere, si è esaminata la possibilità di rifornimenti diretti ai centri di produzione, con l'eliminazione, per quanto possibile, degli intermediari, vale a dire di coloro che realizzano i maggiori guadagni a tutto scapito del produttore e del consumatore. A questo scopo, per superare le difficoltà inerenti al trasporto delle merci e ai finanziamenti per gli acquisti su vasta scala, si è interpellata la Soc. An. Cogne. Il Presidente della Società, Dr. Gyglielmone, ha garantito la concessione di un fido presso una banca di 3/4 milioni ed acconsentito a che il Direttore della Mensa "Cogne"s'incarichi degli acquisti all'ingrosso a Torino e fornisca la merce alle Cooperative e ai dettagliandi. Riassumendo, il Presidente osserva che la politica seguita è stata questa: 1°) riduzione dei prezzi, graduale e per settori, ma con carattere continuativo, in modo da non provocare carenza di merci sul mercato; 2°) contemporanea massima immissione possibile di merci sul mercato mediante rifornimento diretto dai produttori ai consumatori mediante Cooperative di consumo. Aggiunge che quanto fin qui esposto era la situazione in Valle al momento in cui egli è stato chiamato a partecipare ad una riunione di Prefetti tenutasi a Milano lunedì 2 c.m., sotto la presidenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. De Gasperi. In detta riunione il Prefetto di Milano ha comunicato di avere emesso un decreto con cui fissava, a decorrere dal 1 settembre, un calmiere generale bloccante i prezzi al livello raggiunto il 1 luglio c.a., ed ha chiesto che uguale provvedimento fosse preso in tutte le altre Provincie, o quanto meno, in tutte quelle dell'Alta Italia, per evitare la scomparsa delle merci e la crisi almentare a Milano. In seguito a tale richiesta, si sono formate due correnti: una, capeggiata dal Prefetto di Torino, decisamente contraria all'adozione del calmiere generale e propensa invece ad una azione avente di mira il rifornimento diretto dai luoghi di produzione ai centri di consumo con distribuzione tramite organizzazioni di ammassi e di organismi a base cooperative provinciali e regionali; l'altra, rappresentante la maggioranza, scettica sull'efficacia del provvedimento, pur consentendo ad accettarlo come estremo rimedio, se indispensabile, data la contingenza. Il Presidente osserva, per inciso, che è stato invitato dal Prefetto di Torino a partecipare ad una riunione dei Prefetti piemontesi che si terrà a Torino lunedì 9 c.m. e nella quale suppone che verrà appunto esaminata la possibilità di costituire ammassi regionali o provinciali, al fine di assicurare il rifornimento costante di viveri, destinati, presto o tardi, se si adotta il calmiere generale, ad essere accaparrati da pochi grandi speculatori. Ritornando sull'argomento della riunione di Milano, il Presidente riferisce che, invitato a fare le proprie dichiarazioni, ha osservato che in Valle d'Aosta è già in atto una politica di calmiere, non generale ma intesa a premere sui prezzi di determinati generi, per i quali ciò sia possibile senza provocare l'immediata o futura sparizione dei generi dal mercato; ha chiesto inoltre se, applicando in Valle un decreto analogo a quello emanato dal Prefetto di Milano, le Provincie Piemontesi e Lombarde fossero a loro volta disposte e in grado di fornire alla Valle d'Aosta manufatti ed altre merci di prima necessità a prezzo di calmiere.

L'On. De Gasperi, riconosciuta, come prospettata dai Prefetti, la necessità di un intervento diretto da parte del Governo, ha ordinato telefonicamente una riunione a Roma, per oggi, mercoledì, del Comitato Interministeriale dei prezzi e ha dichiarato di lasciare, nell'attesa, libertà d'iniziativa ai singoli Prefetti. Circa le cause determinanti dell'attuale situazione e dell'ingiustificata improvvisa ascesa dei prezzi, il Presidente osserva che esse sono molteplici. Ve ne sono di carattere generale e psicologico ma, indubbiamente, la speculazione vi ha grandissima parte. L'Italia ha dovuto sempre importare dall'estero, anche prima della guerra; ed ora non vi è certo sovrabbondanza di generi, ma se quelli disponibili fossero equamente ripartiti, si potrebbe vivere tutti. Nella riunione di Milano sono state proposte misure severe a carico degli accaparratori e borsaneristi; uno dei Prefetti ha chiesto che, nei casi più gravi, sia sancita la pena di morte. Il Presidente rileva che, per la Valle, esaminate le cause, occorre passare ai rimedi. Come primi e più urgenti rimedi, si sono finora adottati i seguenti provvedimenti: 1°) divieto di esportazione fuori Valle del burro e della Fontina, senza autorizzazione scritta rilasciata dall'Assessore all'Industria e Commercio; non si vuole impedire l'esportazione di fontina, ma semplicemente controllare i prezzi ed evitare che acquirenti vengano dal di fuori, e pur di averne, la paghino a prezzi troppo elevati e provochino di conseguenza un rialzo del prezzo anche per lo smercio in luogo. 2°) controllo sull'esportazione dalla Valle del bestiame vivo, vincolata anch'essa ad autorizzazione scritta rilasciata dall'Assessore all'Industria e Commercio. 3°) blocco totale e momentaneo delle pelli, al fine di ottenere un ribasso nel prezzo del cuoio. Come è noto, in Valle abbondano soprattutto pelli di vitello, mentre scarseggiano o mancano altre specie di pellame. Si accantonano quindi queste pelli di vitello e quando se ne ha un considerevole quantitativo, si potranno offrire agli esportatori in cambio di egual quantitativo di altro pellame o di altre merci, di cui la Valle è sprovvista. Delineata in tal modo la situazione, il Presidente osserva che si tratta ora di decidere se a fronteggiarla e risolverla in modo soddisfacente e, per quanto possibile, duraturo sia più idonea l'adozione graduale e razionale di calmieri attentamente vagliati, con simultanea intensificazione dei rifornimenti diretti ai centri di produzione e costituzione di ammassi, per assicurare la continuità di afflusso delle merci sul mercato oppure l'applicazione pura e semplice del calmiere generale, come proposto dal Prefetto di Milano. Aggiunge che, sia la Giunta, nella riunione di ieri, 3 settembre, sia i rappresentanti dei partiti e della camera del lavoro, appositamente convocati, si sono concordemente pronunciati a favore del primo sistema. L'adozione di una tale linea di condotta presuppone, naturalmente, una stretta intesa con le Provincie limitrofe, segnatamente con la Provincia di Torino. Il Presidente esprime la fiducia che questa intesa potrà senz'altro avere attuazione pratica. Conclude invitando il Consiglio a decidere sulla linea da seguire ed afferma che, una volta definita la politica da seguire, ne sarà assicurata, dalla Presidenza, l'esecuzione con ogni mezzo e ad ogni costo.

Prende la parola il Consigliere Avv. Torrione, il quale, premesso che la situazione attuale non è molto dissimile da quella creatasi nell'altro immediato dopoguerra, con l'aggravante che questa volta si tratta di guerra logorante e perduta; afferma che, a suo giudizio, il sistema del calmiere è un errore, in quanto porta inevitabilmente con sè la scomparsa delle merci dal mercato, a tutto vantaggio degli speculatori. L'esperienza passata lo insegna. Per poter fare un'azione veramente proficua a beneficio della massa dei consumatori, occorre anzitutto impedire ogni forma di contrabbando, poiché ogni quantitativo di merce che passa la frontiera è definitivamente perduta per il mercato locale. L'imposizione di un calmiere può essere utile ed efficace solo in quanto sia applicata con criteri di gradualità e di razionalità, nel senso che si offra al produttore, costretto a ridurre il prezzo dei propri prodotti, la possibilità di acquistare a sua volta a prezzi ridotti quelle merci di prima necessità che deve acquistare da altri. È necessario altresì fare opera di persuasione verso i commercianti, inducendoli a tener conto dei guadagni da essi realizzati durante la guerra e a venire incontro alle necessità dei consumatori. Il Consigliere Avv. Torrione ritiene che il problema vada risolto sul piano Nazionale, non semplicemente su di un piano locale. Propone che si affidi il compito di controllare le merci giacenti nei magazzini o, di volta in volta, affluenti dai centri di produzione, a squadre d'azione composte di persone oneste, competenti ed assennati. Si eviti, per quanto è possibile la violenza, che non può mai portare a risultati concreti. E, per contro, quando si riscontrano infrazioni, si punisca secondo la legge e senza pietà. Conclude dichiarando di ritenere il programma esposto dal Presidente Prof. Chabod il più idoneo a superare l'attuale contingenza.

Il Consigliere Ing. Binel fa rilevare che occorre far differenza fra produttori e commercianti ed evitare che le conseguenze dell'azione intrapresa finiscano per ripercuotersi unicamente sul produttore. Il Presidente Prof. Chabod osserva che questo non dovrebbe avvenire in alcun caso: ad esempio per la fontina il prezzo al produttore è fissato a L. 340 al Kg., se poi il consumatore la pagherà al minuto L. 400 anziché 460 al Kg., vorrà dire che o si è messo il commerciante nell'impossibilità di realizzare eccessivi guadagni o si sono semplicemente eliminati degli intermediari. Così per il latte: la riduzione (di cui si sta trattando proprio stamattina) del prezzo da L. 40 a L. 38 dovrebbe gravare esclusivamente sui rivenditori. Per quanto riguarda il burro, il Presidente, richiamandosi alla proposta già fatta di offrire agli agricoltori q.li 12.000 circa di farina di granoturco ad uso mangime al prezzo di L. 16 al Kg., osserva che, qualora si attui praticamente tale scambio, l'agricoltore avrà tutto da guadagnare.

Il Consigliere Sig. Manganoni osserva che, contrariamente a quanto avvenuto in varie provincie, qui in Valle non si sono ancora presi severi provvedimenti a carico dei commercianti. Egli rileva che è ingenuo volersi ancora appellare all'onestà dei commercianti, dopo le molteplici prove di assoluta disonestà e di incomprensione che essi hanno dato. Aggiunge che, a parer suo, ogni commerciante che si renda colpevole di accaparramenti o di esosità nei prezzi, vada colpito con estremo rigore, anche con il sequestro totale dei beni. Propone che si proceda contro gli incaricati agenti, colpevoli di irregolarità o di trasgressione nel servizio di vigilanza. Propone altresì che in casi di infrazione in materia annonaria i trasgressori non siano giudicati dalla magistratura ordinaria, la quale ha dimostrato troppe volte eccessiva condiscendenza o ingiustificata clemenza.

Il Presidente Prof. Chabod osserva che in Valle sono già stati presi provvedimenti anche più severi che non altrove contro commercianti rei di infrazioni annonarie: cita il caso di panettieri venditori di pane bianco, ai quali fu inflitta la chiusura del negozio per quindici giorni, mentre nelle altre Provincie, per casi consimili, si puniva con la sola chiusura per cinque giorni. Per quanto riguarda invece l'adozione di provvedimenti estremi, come quelle del sequestro totale dei beni, osserva che non è in suo potere di farlo. Afferma, comunque di essere fermamente deciso di intervenire contro gli inadempienti alle disposizioni che il Consiglio stabilirà di emanare con tutti i mezzi previsti dalla legge. Informa di aver fatto in proposito esplicita dichiarazione ai rappresentanti dei commercianti. Ogni infrazione sarà punita inesorabilmente con l'immediata denuncia del reo all'Autorità Giudiziaria, con la requisizione del negozio e l'eventuale revoca definitiva della licenza. Aggiunge che, a discussione ultimata intende proporre la nomina di una Commissione prezzi, che abbia il compito non solo di compilare il listino dei prezzi, ma anche di assicurarne l'osservanza. Detta commissione avrà pieni poteri in materia e potrà disporre all'uopo di tutta la forza di polizia. Frattanto sono stati convocati tutti i Capi delle Forze Pubbliche ed è stato loro impartito l'ordine di assicurare, in ogni caso e sotto la loro personale responsabilità, l'osservanza delle disposizioni emanate ed emanande.

Il Consigliere Ing. Binel fa presente che, al fine di risolvere il problema dei trasporti per il rifornimento diretto dai centri di produzione, sarebbe opportuno di ricorrere non solo agli automezzi ma anche alle ferrovie. Il Presidente fa osservare che potrebbero unirsi alla "Cooperativa Cogne" altre "Cooperative" per incrementare il rifornimento diretto. Rileva che in certi casi è necessario servirsi del mezzo più rapido, trattandosi talora di trasportare merci di breve conservazione o di urgente necessità, come verdura e frutta.

Prende quindi la parola il Consigliere Avv. Caveri il quale rammenta che il problema dei prezzi dev'essere inquadrato nel più vasto campo della situazione finanziaria, economica e sociale dello Stato: il problema è collegato anzitutto con la questione monetaria. L'ascesa dei prezzi è dovuta, fra l'altro alla sfiducia nella lira, che si accentua ogni giorno di più, in conseguenza della mancanza assoluta di una qualsiasi politica finanziaria da parte del Governo; depreca vivamente che il Governo non abbia provveduto, sull'esempio di altre Nazioni, al cambio della moneta, al risanamento del bilancio, all'imposizione di imposte straordinarie e precisa che non vi sarà soluzione possibile del problema con provvedimenti locali, se il Governo non attuerà un'efficace e sana politica finanziaria. Il problema dei prezzi è pure direttamente collegata ad un'altra questione di carattere sociale e cioè al problema della distribuzione delle merci. Fino a quando il commercio sarà in mano a privati, siano essi persone o gruppi finanziari, avverrà sempre che i commercianti, nell'avida ricerca di guadagni, cercheranno di sfruttare il consumatore. Il commercio dovrebbe essere organizzato, in funzione sociale, mediante cooperative, ammassi e spacci pubblici. Il Consigliere Avv. Caveri dichiara di non credere personalmente al valore dei calmieri. A suo giudizio, interessa avvicinare il più possibile il produtorre al consumatore, ed in questo si dichiara perfettamente concorde con le vedute e il programma dianzi esposti dal Presidente Prof. Chabod.

Il Consigliere Dr. De La Pierre fa osservare che non ritiene né la Cogne né la Cooperativa Valdostana praticamente capaci di provvedere al rifornimento diretto dei generi alimentari per la zona: propone che sia demandato tale compito all'Alleanza Cooperativa Torinese, la quale, interpellata a proposito, ha dichiarato di essere disposta di assumersi tale incarico.

Ultimata la discussione, il Presidente chiede se il Consiglio sia concorde nel ritenere che si debba proseguire nel sistema sin qui praticato, vale a dire, da un lato, premere sui prezzi in modo da farli deflettere gradatamente e durevolmente; dall'altro lato incrementare al massimo i rifornimenti diretti dai centri di produzione a quelli di consumo.

Il Consiglio unanime approva il programma e la linea di condotta fin qui seguita dalla Presidenza e delibera che sia continuata per l'avvenire.

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