Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 3254 du 23 janvier 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 3254/XII - Interpellanza: "Realizzazione di una struttura per il tiro al bersaglio lungo".

Interpellanza

Ricordato che in Valle d'Aosta non è presente nessuna struttura per il Tiro al bersaglio lungo, in quanto il poligono di Saumont è limitato a 50 metri, mentre il progetto di struttura ipotizzata in accordo con le autorità militari tra Aosta e Sarre è stato accantonato per gli alti costi;

Rilevato che un poligono di tiro lungo "da oltre 180 metri" risulterebbe, con un impegno di spesa contenuta, una struttura utile a fini turistici, per la possibilità di realizzarvi gare interregionali, nazionali ed internazionali;

Evidenziato che, e ad oggi, i cacciatori che utilizzano armi a tiro lungo sono obbligati ad uscire dalla Valle d'Aosta per tarare i loro fucili ovvero a sfruttare quelle poche giornate concesse da alcuni sindaci allo scopo e che tale situazione è oggettivamente fonte di rischio di incidenti per la difficoltà di taratura dei fucili;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta per conoscere se intenda avviare con la Città di Aosta, con il Corpo forestale regionale e con le associazioni di cacciatori e di tiro a volo, un tavolo di confronto per la trasformazione del poligono di Saumont in una struttura rispondente anche alle necessità del tiro lungo.

F.to: Fontana Carmela - Sandri

Si dà atto che, dalle ore 18,43, riassume la presidenza il Presidente Perron.

Presidente - La parola al Consigliere Sandri.

Sandri (PD) - Questo è un tema più hard, più duro per certi aspetti per l'argomento, si parla di pallottole e di tiro a segno, ma più soft, più leggero dell'argomento di cui prima. Il problema che ci è stato evidenziato da più persone è che in Valle non esiste un poligono di tiro da tiro lungo, cioè da oltre 180 metri, e quindi che diventa un problema per i cacciatori che utilizzano questo tipo di armi, in particolare per il tiro al camoscio, di poter tarare i fucili in modo corretto. Questo non solo è un problema di costi e di organizzazione, perché obbliga i Valdostani a recarsi in Piemonte o ad aspettare che qualche Sindaco gentilmente conceda qualche giornata per fare questo allenamento in determinate strutture occasionali o in luoghi non predisposti a questo tipo di attività; ma, oltre a questo, c'è anche che l'eventuale non ottimale taratura di questi fucili può essere fonte di rischio e di incidente durante la fase della caccia.

Evidenziato questo problema, tenuto conto che in Regione Saumont ad Aosta è predisposto un poligono di tiro da 50 metri, volevamo chiedere se non era possibile, visto che questa è una struttura di interesse regionale e che avrebbe anche degli effetti positivi per il Corpo forestale, che ovviamente ha necessità di allenarsi su questo tipo di infrastruttura, predisporre un poligono di tiro da oltre 180 metri, che non ha una grossa rilevanza dal punto di vista dei costi, ma ha una utilità anche dal punto di vista turistico, perché su strutture di questo genere si possono realizzare gare interregionali nazionali. Volevamo quindi chiedere se c'è la possibilità di avviare un confronto con la città di Aosta, con il Corpo forestale, con l'Associazione dei cacciatori e con le Associazioni del tiro a volo, per risolvere questo problema.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Nelle premesse dell'interpellanza il collega Sandri è partito dal fatto che il problema è stato evidenziato da più persone... questo non solo al collega Sandri, ma a tutti quelli che hanno a che fare con questo argomento... il problema è evidente ed è evidenziato perché queste premesse - che sono condivisibili - sono oggetto da qualche tempo di valutazione.

Non posso che condividere le premesse; infatti si conferma che ad oggi, in Valle, non esiste un impianto idoneo a soddisfare le necessità né dei cacciatori relativamente all'utilizzo delle armi a canna rigata sulle consuete distanze di tiro dei 300 metri, né degli appassionati dell'attività ludico-ricreativa, perché anche qui c'è un settore interessante che può avere degli sviluppi dal punto di vista turistico, né di coloro che devono svolgere attività didattica, di preparazione, di accertamento nei confronti dei candidati cacciatori. Attualmente si sta lavorando in accordo con il Comitato caccia per fare delle proposte in questa direzione; senza poi dimenticare le necessità degli operatori commerciali del settore, quindi si concorda anche con quanto rilevato nel punto 2 circa il possibile interesse turistico dell'opera, perché si ha notizia che questa tipologia di impianto risulta essere fortemente richiesta in tutto il territorio nazionale per motivi sia ludici che sportivi ed agonistici. Tali attività sono inoltre assai diffuse soprattutto nelle nazioni a noi confinanti. A ciò si aggiunga che un impianto per il tiro a metri 300 risulterebbe funzionale con l'attività di addestramento del Corpo forestale regionale, che finora si è dovuta limitare per la mancanza di strutture in argomento.

L'attuale situazione vede la pratica del tiro lungo, sia pure a livelli sporadici, in ambiti aperti e dislocati sul territorio regionale. Tale attività è da ritenersi con una dose di possibile pericolosità per la collettività turistica locale, perché anche quando autorizzata dai Sindaci, si svolge in condizioni difficilmente rispondenti alle norme di sicurezza. Naturalmente questo viene verificato, altrimenti non si darebbero questi permessi, ma è sempre difficile cautelarsi per tutte queste ricadute. Principalmente i motivi sono: le aree di tiro, a volte, dovendo garantire il contenimento di eventuali proiettili accidentalmente indirizzati fuori bersaglio, devono essere adeguatamente scelte con le difficoltà del caso; poi la non certificata abilitazione del personale che occasionalmente viene incaricato di dirigere l'attività di tiro, anche questo crea delle complicazioni. Poi ci sono le lamentele rivolte agli organi di Polizia da parte dei turisti che più volte si trovano a transitare in luoghi interessati dall'attività di tiro; naturalmente non nella zona espressamente individuata, ma c'è anche un aspetto di disturbo dal punto di vista sonoro per chi, non sapendo di cosa si tratta, pensa che si svolga una caccia fuori dai momenti consentiti: tutto questo urta a volte delle sensibilità ed è bene tenerne conto.

Rilevate queste premesse, che sono da condividere con quelle oggetto dell'interpellanza, e verificato con gli uffici la necessità di proseguire con questi approfondimenti, ai fini della formazione di un'eventuale commissione di studio a cui affidare la più ampia e circostanziata analisi tecnica sull'argomento, è auspicabile coinvolgere tutte le componenti venatorie sportive e istituzionali, quali il Corpo forestale della Val d'Aosta, recentemente riorganizzato, e il Tiro a segno nazionale Sezione di Aosta, primariamente competente in materia. L'impegno è quello di andare in questa direzione e dare delle risposte in tempi brevi, perché è stata fatta una serie di approfondimenti. Naturalmente si condivide l'obiettivo e si darà una risposta in tempi rapidi.

Presidente - La parola al Consigliere Sandri.

Sandri (PD) - Non ho parole, perché l'Assessore si è dimostrato talmente più avanti di quanto noi ci aspettassimo che non abbiamo che da ringraziarlo e auspicare che i tempi siano quelli che lui ha proposto. Questo, credo, sia da esempio per tutti noi, ma soprattutto per quelli che siedono vicino a lui: se vi comportaste tutti come lui, sarebbe già meglio!