Objet du Conseil n. 3252 du 23 janvier 2008 - Resoconto
OGGETTO N. 3252/XII - Interpellanza: "Calo della produttività nella Regione".
Interpellanza
Preso atto della pubblicazione da parte dell'ISTAT, in data 3 gennaio, dei dati relativi ai conti regionali, utili per disaggregare e comprendere meglio il significato dell'aumento dell'1,9% del Pil nazionale nel 2006 (solo +1,6% per la Valle d'Aosta);
Considerando l'importanza del dato della produttività, ossia il rapporto tra valore aggiunto e unità di lavoro assorbite nell'anno del mercato, il cui aumento nel 2006 a livello nazionale è stato nullo, a fronte di uno 0,4% di crescita nell'anno precedente;
Constatato che disaggregando il dato per regioni, a fronte del +0,9% delle Marche, del +0,8% della Campania, +0,7% del Friuli Venezia Giulia, del +0,6% del Veneto e +0,5% di Trento e Bolzano, la Valle d'Aosta ha visto un calo dello 0,5% della propria produttività (già calata dell'1% nel 2005);
Rammentando che il calo di produttività in presenza del Pil in crescita significa un aumento del numero degli addetti a fronte di una minore produttività per addetto;
Tenuto conto
- che il monte dei salari pagati nel comparto pubblico è compreso nel computo del Pil e contribuisce perciò alla sua crescita secondo la normale dinamica contrattuale e sindacale, indipendentemente dalla quantità e qualità di servizi forniti;
- che gli immigrati extracomunitari con regolare permesso di soggiorno contribuiscono al Pil in misura più che proporzionale al loro peso sulla popolazione totale;
- che un'importante realtà industriale come la Cogne SpA ha avuto risultati eccellenti nel 2006 sia sul piano dei risultati di bilancio che della produttività;
- che il contributo al Pil e alla produttività regionale della CVA SpA, stante la dinamica dei prezzi dei combustibili fossili, è notevolmente cresciuto;
Sottolineato che tutti i fattori elencati nel punto precedente hanno contribuito nel 2006 ad un aumento della produttività regionale, facendo legittimamente presumere che altri comparti soffrano cali di produttività talmente più gravi da ribaltare il dato generale fino a renderlo negativo;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l'Assessore delegato per conoscere:
1) quale sia il contributo al Pil del comparto pubblico regionale, e quale sia stata la sua variazione nel 2006;
2) quale sia il contributo al Pil regionale delle società controllate e partecipate, direttamente o indirettamente, dalla Regione e dagli EE.LL, disaggregando CVA e Deval;
3) sulla base degli strumenti di osservazione, vigilanza e monitoraggio dell'attività economica di cui l'Assessorato dispone, quali comparti di debolezza si siano evidenziati, pubblici o privati, nei quali la produttività sia calata al punto di rendere negativo il dato generale;
4) quali siano le iniziative immediate e strategiche ipotizzate e adottate dalla Giunta per invertire questa preoccupante tendenza.
F.to: Ottoz - Frassy - Lattanzi
Presidente - La parola al Consigliere Ottoz.
Ottoz (CdL) - La situazione economica non è brillante, abbiamo visto che, a fronte di una crescita del PIL nazionale nel 2006 dell'1,9, in Valle d'Aosta abbiamo avuto solo l'1,6, mentre tutto il nord Italia faceva il 2,4. Questo lo sappiamo, però il PIL ci dice poco; sono recentemente stati pubblicati i dati Regione per Regione sulla produttività del lavoro per Regione.
Cos'è la produttività? È il rapporto fra la ricchezza creata per unità di lavoro, cioè quanto viene prodotto per unità di lavoro. A fronte di questo risultato già non brillante del PIL, risulta che la produttività in Valle, già calata dell'1% nel 2005, è ulteriormente calata dello 0,5% nel 2004, collocando la Regione al 17° o 18° posto - mancano i dati della Basilicata - in Italia, partendo dalle Marche che hanno avuto una produttività maggiore dello 0,9% fino alla Liguria che ha avuto un calo dell'1,4%, Molise 0,9%... la Valle d'Aosta con lo 0,5% è la 17° o 18° delle Regioni italiane, ma... cos'è questo calcolo della produttività? È quanto viene prodotto per unità di lavoro e se guardiamo da un lato il PIL, che è cresciuto, e dall'altro il fatto che il monte salari pagato dalla pubblica amministrazione fa parte del PIL, quindi segue una dinamica sua che è comunque positiva... e quindi non è lì che è calata la produttività, perché si intende che tutto quanto viene pagato dalla pubblica amministrazione, pertanto anche gli stipendi, è un acquisto di servizi e va interamente a rappresentare PIL e quindi produttività collegata con il monte degli stipendi.
Se teniamo poi conto che gli immigrati extracomunitari producono di più in termini di PIL percentualmente del loro peso percentuale sulla popolazione, se teniamo conto che realtà industriali importanti come la "Cogne", come "CVA" e come "DEVAL", sono attività che hanno aumentato la loro produttività, se ne deduce che per capire come abbia fatto questa Regione, dove la produttività è aumentata in tutte queste realtà importanti che rappresentano una fetta pesantissima del nostro PIL, si deve pensare a qualche altro punto dove il crollo della produttività è tale da sovracompensare l'aumento del PIL e l'aumento di produttività dei settori che vanno bene, nel senso che dal punto di vista della contabilità nazionale vanno bene. Cosa succede se cala la produttività? Potrebbe essere successo che è aumentato il personale, il PIL è cresciuto, ma è aumentato anche il personale e parallelamente è diminuita la produttività procapite in modo proporzionale al calo, oppure che a personale stabile c'è stato un crollo della produzione e delle vendite in alcuni comparti, tanto da supercompensare la crescita degli altri settori che vanno bene.
La domanda che ci poniamo e che abbiamo posto all'Assessore è intanto per capire quale sia la dimensione reale del danno della parte di economia valdostana che sta soffrendo, e non a caso viene evocata ogni tanto questa nuova povertà di una gran parte della popolazione, e cioè quale sia intanto il contributo al PIL regionale del comparto pubblico regionale, intendendo per tale tutti gli stipendi pagati dalle varie amministrazioni che, a titolo diverso, dipendono dalla Regione, quindi Regione, enti locali, eccetera, e quale sia stata la sua variazione nel 2006, perché siccome tutto quello che pagano come stipendi viene calcolato a PIL, la dinamica degli stipendi, di fatto, è un fittizio aumento del PIL... Quale sia stato poi il contributo a PIL regionale da sommare a quello di prima, in termini di percentuale sul totale, delle società controllate e partecipate direttamente o indirettamente dalla Regione e dagli enti locali, disaggregando la "CVA" e la "DEVAL" per capire quanto pesa sul sistema in effetti il fenomeno fortemente positivo della "CVA". A questo punto dovremmo poter isolare, togliendo queste parti e sapendo quale effetto virtuoso hanno avuto sul sistema, capire dove in realtà le cose stanno andando male, e noi siamo certi che l'Assessorato dell'industria abbia tutte le informazioni disaggregate per dirci: "lì si va bene... lì si va male... lì si va malissimo... lì si va talmente male da compensare...", perché sappiamo che il Casinò non va bene, ma da solo, per quanto non vada bene, non può essere il Casinò che diventa la goccia d'acqua che ribalta in questo sistema, malgrado l'importanza che ha!
Vorremmo quindi sapere, sulla base degli strumenti di osservazione, vigilanza e monitoraggio che ha in piedi l'Assessorato dell'industria e quello alle attività produttive, quali siano i comparti di debolezza economica pubblici o privati che siano, nei quali la produttività sia calata al punto da mangiarsi e addirittura mandare in negativo quello che invece sul piano del valore della ricchezza prodotta è l'aumento del PIL; come fa il dato generale di produttività a diventare negativo, dove e perché, e sicuramente l'Assessorato dell'industria avrà tutti gli strumenti per dirci cosa succede, perché sono quelli sulla base dei quali deciderà le politiche di intervento e di investimento.
A questo punto, saputo quali sono queste aree critiche, queste aree di difficoltà, queste aree di sofferenza, queste aree negative, quali siano le iniziative immediate e strategiche che sono state ipotizzate o addirittura già implementate e adottate dalla Giunta, per invertire questa preoccupante tendenza dell'economia... perché non è solo quando si parla di economia nazionale che la produttività è un problema, non siamo più bravi degli altri; siamo autonomi, abbiamo grandi risorse, per fortuna la nostra Regione può essere considerata una plaga che può permettersi di vivere al di sopra della media nazionale e fra le più alte medie europee, ma la tendenza è preoccupante perché... cosa significa questo azzeramento della crescita? Intanto significa che l'assorbimento di nuove unità di lavoro da parte del mercato continua, ma è ulteriormente continuata la diminuzione di produttività, tant'è che siamo al record minimo di disoccupazione malgrado che la produttività sia calata; quindi cresce l'occupazione, ma non aumenta la produzione, non aumenta pertanto la ricchezza e non aumenta la possibilità di distribuire alle famiglie attraverso i salari quello di cui hanno bisogno, perché il tema dei salari, soprattutto per le fasce più basse è uno dei temi all'attenzione della politica italiana.
Il problema è che alla maggiore occupazione ha fatto riscontro una minore propensione ad accrescere il valore aggiunto in maniera almeno proporzionale, il che manterrebbe l'aumento di produttività a zero. Se ci mantenessimo a zero, aumenta il personale, la produttività non aumenta, qui addirittura diminuiamo. Il fatto è ancora più preoccupante, perché la differenza di produttività che abbiamo accumulato negli anni - non dimentichiamo che non è il primo anno che questo accade, il problema della produttività ce lo tiriamo dietro anche noi, ormai abbiamo preso i vizi del sistema nazionale - dovrebbe imporci dei tassi di crescita superiori a quelli dell'aumento delle unità, cioè dovrebbe aumentare la produttività per unità di lavoro... che il tema di un nuovo tipo di contrattazione di cui si parla in questi giorni dopo la chiusura del contratto dei metalmeccanici, che è il tema del fatto che questo Paese... tra il fatto che la crescita si è fermata, che l'imposizione fiscale è aumentata, che i tesoretti prodotti anziché essere andati o a diminuire il debito o a stimolare l'attività economica, sono solo stati distribuiti, porta ad una situazione in cui non ci sono le premesse per portare avanti il Paese e far crescere la ricchezza da poter trasferire sugli stipendi, per difendere il potere di acquisto delle famiglie... che questo problema si stia trasferendo, come dicono le statistiche, anche in Valle, malgrado che per adesso la situazione sia solo di allarme, siamo solo a livello di guardia, desta grande preoccupazione. Vorremmo quindi sapere dall'Assessore all'industria quali sono i settori identificati con precisione dalla Regione di sofferenza e quali sono le politiche decise per combattere questa preoccupante tendenza.
Si dà atto che, dalle ore 17,45, assume la presidenza il Presidente Perron.
Presidente - La parola all'Assessore al bilancio, finanze, programmazione e partecipazioni regionali, Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - L'interpellanza presentata dal collega Ottoz è di grande stimolo e ci permette di fare una serie di valutazioni. Ci sono 2 aspetti: c'è l'analisi del passato e ci sono anche all'interno dell'interpellanza alcuni ragionamenti che riguardano il futuro e riguardano delle azioni. Parlando di dati statistici, ma parlando di indicatori che hanno una incertezza, non voglio complicare il quadro, ma... la lettura delle Borse di questi giorni si vede come può modificare il quadro e le aspettative di crescita.
Per affrontare l'interpellanza, ho voluto preparare con i miei collaboratori una premessa, perché nell'interpellanza si cita la pubblicazione dei dati da parte dell'ISTAT il 3 gennaio; vorrei, anche lì, intervenire entrando nel merito. La pubblicazione che è stata disponibile il 3 gennaio sull'ente statistico nazionale espone le più recenti stime su una serie ridotta di aggregati economici a livello regionale; tali stime, come viene spiegato nella sezione descrittiva e nelle note metodologiche dell'ISTAT, sono l'espressione di un processo di raffinamento a livello di precisione che riguarda più anni. In pratica, il 3 gennaio sono stati pubblicati i primi dati stimati disponibili sul 2006, con un grado di fattibilità più basso; contemporaneamente sono stati aggiornati, sempre a livello di stima, i dati 2005 e 2004, quindi, all'inizio del 2008, abbiamo i dati che sono ancora a livello di stima del 2005 e 2004... voglio dire... prendiamoli per quelli che sono. Questo determina, come avverte l'ente, l'impossibilità di confrontare questa serie con le serie pubblicate in precedenza; noi possiamo sempre farlo, ma non sono dati omogenei.
È pertanto necessario, prima di procedere con l'analisi dei dati, mettere in rilievo l'alto grado di approssimazione delle stime statistiche anche da parte dei più affidabili e autorevoli enti interessati, soprattutto per l'ISTAT che, con piccoli numeri come per la realtà valdostana, deve osservare un rigore metodologico uniforme che vada bene per realtà che già in media esprimono numeri di gran lunga maggiori, al fine di rispettare il criterio di comparabilità anche a livello comunitario con Eurostat, che rappresenta un presupposto istituzionale al tipo di pubblicazione di cui trattasi. Voglio citare un estratto delle stime di 3 istituti. Variazione percentuale 2005-2006 del PIL: ISTAT 0,9, PROMETEIA 1,7, Banca d'Italia 1,8. Collega Ottoz, abbiamo una variazione del PIL che, a seconda degli istituti, è il 100% di differenza! La variazione percentuale 2005-2006 sul valore aggiunto totale - solo su ISTAT e PROMETEIA - è 0,7 e l'altro 1,7, addirittura più del 100%! L'unico dato, scorporando, che coincide è quello dell'agricoltura, dove c'è una diminuzione di meno 1,2, però c'è l'industria che da un lato varia dell'1,8 su PROMETEIA 4% di cui costruzioni 1,4 e 7,8, di cui i servizi 0,4 e 0,4. Questi esempi inducono a riflettere sull'affidabilità di queste stime e per la nostra realtà ci convincono che sia più affidabile un sistema di rilevazione locale coordinato dalle strutture della Regione. Le stime relative al confronto 2005-2006 riportate nell'interpellanza, che mettono in risalto uno stridente contrasto fra aumento del PIL regionale indicato nell'1,6 e riduzione della produttiva dello 0,5, tanto da interpellare il Consiglio in proposito, soffrono di debolezze. Infatti l'incremento del PIL regionale nel 2006, esposto tanto nel commento iniziale quanto nelle tavole allegate al rapporto in esame, la tavola 1, quella che viene citata nell'interpellanza, viene stimato in un contenuto +0,9%, dato molto più in linea da un punto di vista di logica macroeconomica, con il dato della variazione del valore aggiunto stimato in +0,7% (tavola 5) e con il calo di produttività segnalato.
Certamente viene meno o si riduce fortemente l'analisi semplificata, come espressa dagli interpellanti, di un anomalo rapporto fra aumento del PIL e contemporanea diminuzione della produttività che viene ricondotto fra le righe ad una automatica correlazione del calo di produttività esclusivamente connesso ad un aumento indiscriminato degli addetti solo nel comparto pubblico. Infatti l'analisi dell'ISTAT su questi dati, a pagina 2, indica come cause un calo di apporto al valore aggiunto regionale nei settori dell'agricoltura e una riduzione ancora più ampia nei servizi, ma anche nel settore dell'industria in senso stretto e in misura minima nelle costruzioni le stime diffuse presentano dati al di sotto della media nazionale. Queste stime disegnano quindi un rallentamento generalizzato della crescita dell'economia valdostana nel 2006. Sulle "performances" dei vari settori esporremo più avanti, sulla base dei dati disponibili. Ancora: nell'ambito delle premesse il quadro dei dati messi a disposizione nella medesima pubblicazione dell'ISTAT per il 2006 non è esclusivamente negativo, in quanto la Regione, con il 2° posto nella graduatoria nazionale del PIL procapite, 32.635 euro, e minore disoccupazione (3%) mostra in realtà una situazione macroeconomica con dei chiaroscuri difficilmente compatibili con i dati negativi esposti.
Per quanto attiene la prima e la seconda domanda, nelle tavole diffuse dall'ISTAT a corredo della pubblicazione del 3 gennaio mancano le stime di alcuni sottoaggregati delle voci che compongono il PIL regionale, fra cui spese per consumi finali delle amministrazioni pubbliche per il 2006. Dai dati diffusi dalla Banca d'Italia, basati sui conti pubblici territoriali (CPT) elaborati dal Dipartimento per le politiche di sviluppo, Ministero dello sviluppo economico per intenderci, la spesa pubblica desunta dai bilanci consolidati delle amministrazioni locali valdostane ha rappresentato, nella media degli anni 2003-2005, circa il 36% del PIL regionale. In assenza di dati aggiornati non è possibile fare previsioni attendibili sull'incidenza degli apporti delle partecipate e controllate nel 2006; non è metodologicamente corretto infatti scorporare dati di bilancio da dati macroeconomici, rappresentati da stime statistiche. Da un'indagine svolta da Bortolotti, Pellizzoli e Scarpa - c'è anche un'ANSA del 16 luglio riferita al 2005 - risulta che le aziende partecipate pubbliche generano in Val d'Aosta il 6,74% del PIL regionale e occupano il 2,34% dei lavoratori; confrontando il dato del PIL generato dalle partecipate con l'occupazione emerge che nelle altre Regioni, pur essendovi una percentuale di PIL generato inferiore, le partecipate danno lavoro a un numero di lavoratori in percentuale decisamente più alto. Per fare un paragone, la percentuale del PIL partecipate in Valle è 6,74, la percentuale della forza lavoro 2,34. La Liguria, che ha una percentuale di PIL 1,93, ha una percentuale forza lavoro 1,92; la Lombardia 1,51 e forza lavoro 0,91; Lazio 1,5 forza lavoro 1,67; Trentino 1,42 forza lavoro 1,01... poi le lascio la risposta, collega Ottoz. Non sono nella condizione di poterle dare dei dati più specifici per la mancanza di questi dati.
Il punto 3, l'analisi dei comparti e la produttività, in premessa sulla produttività nella letteratura economica riferita ai mercati del lavoro, la produttività del lavoro decresce all'aumentare del numero degli occupati. In Val d'Aosta la produttività del lavoro risulta contenuta poiché il tasso di disoccupazione è contenuto (3%); inoltre, sempre dalla letteratura economica risulta che il monte dei salari sia rigido verso il basso come è in realtà, e questo influisce ulteriormente sul calo della produttività. L'analisi del valore aggiunto proposta nella pubblicazione ISTAT richiamata nell'interpellanza presenta in Valle un incremento di valore aggiunto inferiore di 1 punto percentuale (0,7) rispetto all'Italia (1,7); dall'analisi settoriale, oltre all'apporto negativo del comparto agricolo (-1,2) che rimane allineato però alla tendenza italiana, i servizi sono il settore in cui si crea il maggior divario poiché, a fronte del dato valdostano 0,4, l'Italia si assesta ad un livello superiore: 1,6. Tuttavia anche altri settori vengono stimati con una crescita al di sotto della media italiana.
Per entrare negli elementi per settore, l'agricoltura, la flessione del settore agricolo è congiunturale alla situazione italiana: -1,2 in Valle, -3,1 in Italia. Per quanto attiene il contributo alla formazione del valore aggiunto il settore in questione, pur evidenziando una stima negativa, rimane contenuto se confrontato con la stima della media italiana. Le cause del calo indicato per la nostra Regione possono essere imputate sulla base dei dati messi a disposizione da altre fonti, Banca d'Italia, in una contrazione della componente di produzione legata alla zootecnica e soprattutto nella prosecuzione della forte contrazione del numero di aziende agricole (-8,8, variazione fra 2003 e 2005, e -3,5 nel 2006).
I settori e servizi: il dato peggiore nella composizione del valore aggiunto stimato dall'ISTAT è rappresentato da questo settore, +0,4 in Valle contro 1,6 in Italia di variazione 2005-2006; purtroppo non sono disponibili dati stimati dei sottoaggregati relativi ai servizi della stessa pubblicazione, pertanto non è possibile ricavare quali siano i punti di debolezza in questo settore con maggiore precisione dei dati ISTAT. Risulta però quanto meno strano il contrasto con lo scenario tracciato da un'autorevolissima fonte qual è la Banca d'Italia nell'ultimo rapporto, dove l'economia della Regione nel 2006 è appena pubblicata, e in questo rapporto in un quadro generale di ripresa, sul settore dei servizi vengono descritte così le varie componenti: commercio, vendite +1,4% nel 2006 (era 0,4 nel 2005), trasporti fatturato +4,6% nel 2006, turismo 2006 arrivi e presenze +1,9%, dato confermato dall'elaborazione dell'osservatorio sui dati forniti dall'Assessorato del turismo; il numero degli occupati nel settore dei servizi dopo un triennio di calo viene indicato nel 2006 in crescita, +3%, in misura uguale sia per i dipendenti che per gli autonomi. Settore industria e costruzioni, l'apporto al valore aggiunto totale viene stimato da Banca d'Italia e PROMETEIA di valore nettamente superiore a quanto stimato nella pubblicazione ISTAT come ho guardato nella tabella in premessa. Vede, noi abbiamo una serie di dati, ma non abbiamo delle certezze, credo che le sue suggestioni ci permettano di lavorare e io, da questo punto di vista, avendo nell'Assessorato un osservatorio che deve raccordarsi con quello degli altri Assessorati, cercherò di raccogliere i dati per avere le valutazioni più precise possibili, però ritengo che una valutazione così "lapidaria", per lei che ama questo termine, sia forse prematura.
Per quanto attiene il punto 4, Banca d'Italia dice una cosa nel settore agricolo, cioè un contributo positivo potrà derivare dal piano di sviluppo rurale 2007-2013, che dovrà essere approvato dall'UE; esso prevede interventi stimati in 182 milioni di euro, pari al 60% del valore aggiunto del settore agricolo regionale e mira al miglioramento dell'ambiente rurale, della competitività delle aziende e della qualità della vita. Come potrete vedere dal sorriso dell'Assessore all'agricoltura, abbiamo da poco avuto notizia che il Piano di sviluppo rurale 2007-2013 è stato approvato e questo credo possa permetterci di tirare un sospiro di sollievo. Questa volta mi associo all'entusiasmo del Ministro Castro, al lavoro fatto correttamente dall'Assessorato dell'agricoltura che ha portato un grande risultato per l'agricoltura valdostana. Altri settori, è necessario avere dati più affidabili da commentare, ma non credo che siamo in presenza di una situazione allarmante. Sembra, come dice Banca d'Italia, in base ai dati di fonte SVIMEZ del 2006 il PIL è cresciuto in Val d'Aosta dell'1,8% dopo essere calato dello 0,7% nel 2005, il miglioramento ha interessato i settori produttivi; nell'industria l'incremento della domanda interna ed estera ha sospinto la produzione e il grado di utilizzo degli impianti e ha sostenuto l'attività di investimento, le esportazioni sono cresciute a ritmi elevati principalmente per il contributo fornito dall'industria siderurgica.
Non voglio leggere il rapporto di Banca d'Italia, ma un autorevole studio che è l'organo di vigilanza, ci evidenzia delle debolezze e delle criticità, ma non ci pone in una situazione in cui l'unico apporto al PIL è rappresentato dal comparto pubblico. Ci sono aspetti positivi, anche negli altri settori, nella stessa industria, quindi nell'attesa di conoscere una serie di dati, continuando questa attività - potremo anche dedicare una giornata a questa analisi in una commissione con i vari responsabili -, credo si possa fare un buon lavoro.
Presidente - la parola al Consigliere Ottoz.
Ottoz (CdL) - L'Assessore ha "sparato" una valanga di dati e di istituti... avrei gradito che avesse nominato anche "Nomisma", dato che è di famiglia del Presidente del Consiglio Prodi, ma in realtà non ha detto niente, e... non possiamo dichiararci soddisfatti. Perché non ha detto nulla? È pur vero che esistono una serie di metodologie diverse o con livelli di sofisticazione diversi per i calcoli macroeconomici e per il loro rapporto con i dati disaggregati man mano che si scende sul territorio, lo sanno tutti, non è che Banca Italia sia cretina e invece l'ISTAT... ecco, hanno metodologie diverse che illustrano con grande precisione nelle loro pubblicazioni, perché questo fornisca gli strumenti di comparazione fra i vari studi...
(interruzione dell'Assessore Marguerettaz, fuori microfono)
... lei è quello per i valori negativi, perché lei non ha mai contestato lo 0,4% di calo in produttività, ha solo detto che il PIL non è 1,9 ma 0,7... è lei che ha preso quelli peggiori! Io avevo 1,6 come PIL... Allora, il problema intanto è che risponde lei anziché l'Assessore La Torre, che dovrebbe essere quello che fa le politiche sul territorio per decidere con la Giunta dove intervenire per gli investimenti. Lei, invece, si occupa della parte numerica dell'interpellanza, ma non della parte politica, che invece spetta all'Assessore La Torre, e anche per questo non siamo per niente soddisfatti.
La tragedia è sulla risposta al punto 3... sulla base di strumenti di osservazione, vigilanza e monitoraggio, che mi sembra di aver capito non esistono, i comparti di debolezza sono l'agricoltura, e l'agricoltura sappiamo tutti che dà un contributo modesto al PIL, ma che è fondamentale per la nostra Regione per i motivi che sappiamo. Fra le iniziative mi dice che c'è il Piano di sviluppo rurale, appena approvato dalla CE, che porterà 100 e oltre milioni di euro, piano 2007-2013, che ci permetterà di fare... nulla! E questo perché incide su quel 2% del PIL!
Il problema che rimane è che... a fronte di un aumento del PIL, che a seconda degli istituti può variare e poi potremmo parlare di PIL reale, di PIL monetario, potremmo vedere come i consumi di materiali da parte dell'Amministrazione dovrebbero essere compresi nell'acquisto di servizi e quindi non fanno parte del PIL, perché i sistemi di contabilizzazione sono sofisticati... rimane il fatto che i 2 numeri sono: il PIL cresce perché il 36% del PIL è costituito dalla pubblica amministrazione e si misura sugli stipendi, qui gli stipendi crescono comunque, ma la produttività non incide lì, perché si prende per buono il valore del PIL e si intendono tutte ore lavorate e non c'è incidenza sulla produttività. Tutto quel calo di produttività va a picchiare sul restante 66, da cui dobbiamo togliere le varie partecipate, eccetera, che non fanno che peggiorare la situazione, cioè riducono ulteriormente la finestra sulla quale soffrono e che serve da sola a portare tutto il sistema in negativo. Parlo di produttività, perché il PIL totale... è il "famoso pollo" per cui se mangio un pollo, fra me e lui abbiamo mangiato mezzo pollo per uno, rimane statisticamente preciso... solo che lui muore di fame e io muoio di gotta!
Il suo ragionamento sull'apporto sulle partecipate nella comparazione fra Liguria, Lombardia, Val d'Aosta, Lazio e Trentino, per cui noi faremmo il 6,74 con 2,34%, è evidente che gli altri fanno meno, perché gli altri...
Marguerettaz (fuori microfono) - ... hanno più dipendenti...
Ottoz (CdL) - ... bravo e... perché? Hanno più dipendenti perché le altre Regioni si occupano di incidere sui settori economici necessari dal punto di vista sociale, su cui non esiste interesse per il mercato e allora subentra la Regione. Invece, il fatto che andiamo ad occuparci di settori che dovrebbero essere lasciati al libero mercato, rende ancora più vera quell'ipotesi che qui ci sia il Socialismo reale. La Regione si occupa anche di cose che sarebbero più utilmente lasciate a disposizione con le ovvie regole del mercato, perché si possa sviluppare quel processo di tendenza finalmente all'eccellenza e alla specializzazione che in Valle manca perché ci pensa "mamma Regione"!
Dire che in Liguria fanno 1,93 contro 1,92, e noi facciamo 6,74 contro 2,34 di risorse umane non fa altro che confermare, non che non andiamo bene in queste aziende, a parte che potremmo discutere... lei ride, ma non parlo del Casinò, parlo degli impianti di risalita e se vuole dico un sacco di cose, ma non è questo il problema... il problema è che la Regione si occupa di cose di cui non dovrebbe occuparsi! A fortiori questo è dimostrato dal ragionamento che ha fatto proprio lei; poi, dire che decresce la produttività con l'aumentare del numero degli occupati è come scrivere in un altro modo quello che ha detto Keynes nel 1927 o che il monte salari è diretto verso il basso, tutte cose belle, tecniche, ma che non interessano a nessuno! Sta di fatto che in questa Regione il PIL aumenta e la produttività diminuisce, ma siccome questo non è a carico di tutta una parte importantissima dell'economia che è quella pubblica, che è asfissiante e preponderante, il risultato è che l'altra soffre proporzionalmente molto di più, altrimenti non si spiegherebbe come la produttività del sistema stia calando in modo preoccupante.
Il fatto che abbiamo il PIL procapite fra i più alti d'Italia, non vuol dire nulla; dobbiamo vedere da dove veniamo e dove stiamo andando, non "cosa siamo" oggi! Oggi potremmo avere il 4° PIL d'Italia e lo scorso anno avere avuto il 1° avere il 18° d'Europa e lo scorso anno aver avuto il 9°; non è che stiamo andando bene con questo ragionamento, perché facciamo la foto ad oggi e noi, oggi, con 31mila - o quello che è - non siamo poveri e va tutto bene, nel senso che... abbiamo un PIL elevato sia su base italiana che europea? No, bisogna capire dove stiamo andando e da dove veniamo... la situazione sta migliorando o sta peggiorando? Sta migliorando leggermente o decisamente o... sta peggiorando leggermente o decisamente? Dobbiamo poter programmare.
Lei non mi ha né detto quali sono i settori che soffrono, perché sull'agricoltura in questa Regione spendiamo cifre rilevanti, sappiamo l'importanza che ha, ma sul resto silenzio totale, né mi ha detto quali siano le iniziative. Mi ha detto che il Piano di sviluppo rurale ricade di nuovo sull'agricoltura e ripicchia di nuovo su quel settore che produce il 2% del PIL! Sì, ci sono anche le costruzioni... ha fatto lo stesso ragionamento su tutto, ma non arrivano a giustificare neppure lontanamente un calo di produttività così violentemente discostato dall'aumento del PIL. Lei stesso ha parlato di "rallentamento generalizzato" quando ha citato agricoltura, servizi e costruzioni, è preoccupante che abbia dovuto inserire i servizi perché... il settore dei servizi qual è? Allora, la Regione non ha problemi, che griglia avete per dire: "qui andiamo male e qui interveniamo"? Mi sembra che si navighi a vista, ma i dati non si capiscono, si dice, la statistica non funziona... Ripeto e concludo: i dati non è che sono le 10 tavole della legge, ma sono i dati su cui si basano la CE e la Banca centrale europea per fare le proprie politiche, non sono dati messi giù a caso i dati dell'ISTAT, sono raccolti e trattati con una metodologia diversa da quella di Banca Italia. La ringrazio di avermi letto il volumetto di Banca Italia che tengo sul comodino, anzi ne ho 2: uno perché ci scrivo gli appunti, e l'altro lo tengo nuovo, ma non ci legga le cose che abbiamo letto in primavera, dello scorso anno, che ci hanno dato all'Università della Valle d'Aosta, la ringrazio, ma... non annoiamo la gente!
Quello che chiedeva l'interpellanza era: dov'è che le cose vanno male, cosa stiamo facendo lì, e... la risposta non c'è stata! Soprattutto non c'è stata la risposta ad un'osservazione sui quali siano gli strumenti di osservazione, vigilanza e monitoraggio dell'attività economica nei vari comparti, perché la risposta è che non c'è e quindi le politiche vengono fatte così. E vorrei che l'Assessore La Torre, a cui era diretta quanto meno metà, se non 2/3 di questa interpellanza, dicesse con quali strumenti viene monitorata l'attività economica e industriale della Valle, perché dai risultati delle aziende che si insediano in Valle non si direbbe che questo avvenga. Non possiamo quindi assolutamente dichiararci soddisfatti delle risposte dell'Assessore Marguerettaz, che ringrazio solo per la documentazione che ci farà avere e che completerà la noiosa sequela di dati che vi ho dato.
