Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 969 du 30 novembre 2004 - Resoconto

OBJET N° 969/XII - Communications du Président du Conseil régional.

Président - J'informe le Conseil de l'activité de la Présidence et des organes du Conseil depuis la dernière réunion de l'Assemblée:

Projet de loi n° 58, présenté par le Gouvernement régional le 29 novembre 2004: "Modificazioni alla legge regionale 19 agosto 1998, n. 46 (Norme in materia di segretari comunali della Regione autonoma Valle d'Aosta)";

Proposition de règlement n° 2, présentée par le Gouvernement régional le 29 novembre 2004: "Modificazioni al regolamento regionale 17 agosto 1999, n. 4 (Ordinamento dei segretari dei comuni e delle comunità montane della Valle d'Aosta)";

Réunions:

Bureau de Présidence: 1

Conférence des Chefs de Groupe: 2

Ie Commission: 1

IIe Commission: 2

IIIe Commission: 1

IVe Commission: 4

Ve Commission: 1

Suite au mandat donné par cette Assemblée de transmettre aux organes compétents la résolution approuvée le 4 novembre dernier concernant la diminution des financements aux Associations d'anciens combattants et partisans prévue par le projet de loi en examen au Parlement, je vous informe que le Secrétariat général de la Présidence de la République, par note du 22 novembre dernier, m'a communiqué, d'une part, que le Chef de l'Etat a voulu sensibiliser personnellement le autorités compétentes du Gouvernement en demandant que, dans la mesure où les contraintes de la finance publique le permettent, les ressources assignées aux Associations d'anciens combattants restent, pour le moins, invariables et, d'autre part, que la question est suivie avec attention par les bureaux du Secrétariat général de la Présidence de la République. Une copie de la lettre a déjà été transmise aux Chefs de groupe. Les conseillers qui désirent la consulter peuvent s'adresser au Secrétariat.

Colleghi consiglieri, ricorre oggi, martedì 30 novembre, la "III Giornata mondiale delle città per la vita - Città contro la pena di morte", organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio e dall'Amministrazione comunale di Roma. Oltre 100 città nel mondo, tra cui Aosta, ricordano la prima abolizione della tortura e della pena di morte, avvenuta nel Granducato di Toscana nel 1786. Credo di interpretare i sentimenti di tutto il Consiglio regionale nel ribadire la volontà, in ogni circostanza, di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'assoluta necessità di tutelare sempre e ovunque i diritti umani dell'uomo, promuovendo una cultura di pace e solidarietà, così come abbiamo voluto fosse anche nel Premio internazionale "La Donna dell'anno 2004" che ha per tema "I diritti umani senza frontiere".

Mi pregio comunicare al Consiglio che, a seguito dell'approvazione all'unanimità nella seduta consiliare del 7 ottobre u.s. di una risoluzione esprimente preoccupazione e disagio della comunità valdostana di fronte alle vicende giudiziarie che hanno interessato la Signora Cordopatri dei Capece, finalista nel 1998 del premio "Donna dell'anno", alcuni magistrati della Corte di Cassazione hanno inviato, in data 20 novembre, una comunicazione a questa Presidenza. La risoluzione - votata all'unanimità - in questione era stata trasmessa al Presidente della Repubblica nella sua veste di Presidente del Consiglio superiore della Magistratura. Nella lettera i magistrati hanno formulato pesanti osservazioni in merito al testo approvato dal Consiglio, esprimendo, tra l'altro, rammarico e sorpresa per il fatto che il Consiglio regionale, a loro giudizio, "abbia acriticamente recepito una prospettazione dei fatti che, proprio per la sua assoluta improbabilità, era tale da suggerire ogni opportuno e prudenziale controllo". Sempre nella lettera i magistrati hanno ritenuto di ripercorrere le vicende che hanno opposto la Signora Cordopatri alla Magistratura di Reggio Calabria. Il documento molto articolato è a disposizione dei Signori consiglieri.

Vi do infine comunicazione di come proseguiranno i lavori: oggi esamineremo i punti all'ordine del giorno fin verso le 18.00, in seguito daremo corso ad un'inversione dell'ordine del giorno per permettere l'illustrazione del bilancio. Vi sarà quindi l'illustrazione abbinata della legge finanziaria e della legge di bilancio con la relazione del relatore e dell'Assessore al bilancio; al termine chiusura dei lavori, per dare corso domani, mercoledì 1° dicembre, alla discussione generale sulla legge finanziaria e sulla legge di bilancio e proseguire nella trattazione degli argomenti.

La parola al Consigliere Lattanzi.

Lattanzi (CdL) - Mi corre l'obbligo di intervenire sulle sue comunicazioni per una vicenda che ha interessato il suo Ufficio di Presidenza, su sollecitazione di una parte del Consiglio regionale. Nello scorso mese di ottobre lei ha avuto modo di inviare alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Presidente della Commissione paritetica della Regione Valle d'Aosta, Stato-Regione, un lungo documento articolato su esposto di una parte di questo Consiglio, con cui si esprimeva una forte preoccupazione per quanto riguarda tale organo importante per i rapporti fra la Regione e lo Stato, e si esprimeva preoccupazione proprio per i continui ritardi di una serie di materie importanti, fra cui proprio sul tavolo in questi giorni la previdenza complementare alla Corte dei Conti, sezione valdostana... proprio per questi ritardi. Voglio solo informarla, Presidente, se ancora non lo sa, che purtroppo anche l'ultima seduta... dopo un'immediata convocazione fatta dal Presidente della commissione già nel mese scorso a cui partecipò un solo componente di parte regionale, i componenti di parte regionale hanno comunicato la loro impossibilità a partecipare a tale commissione per impegni personali o professionali.

Sarebbe allora interessante che questo Consiglio prendesse di nuovo in mano la questione, che lei invitasse il Presidente della I Commissione ad analizzare il comportamento di tali membri di parte regionale perché, se vi è una cosa su cui siamo tutti d'accordo, è che la Regione Valle d'Aosta ha dei temi importanti che deve negoziare con lo Stato. Ne ho citati solo due, ma ve ne sono tanti sul tavolo. Abbiamo la fortuna di avere come Presidente della commissione un Valdostano che, pur di nomina statale e rappresentante del Ministro, è interessato fortemente a portare avanti tali argomenti, purtroppo questi ultimi non possono essere neanche trattati per assenza di parte regionale. Non voglio entrare nella polemica, perché non mi interessa, ma, come Valdostano, chiedo a questa Presidenza, che si era fatta portatrice di quel documento, di sollecitare la I Commissione e il Presidente della Regione ad intervenire su tale disdicevole "effetto di presenza".

Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Ringrazio il Presidente per aver ricordato che oggi si celebra la "III Giornata mondiale delle città contro la pena di morte". Ritengo sia anche utile che noi sottolineiamo tale aspetto, ricordando anche che nella nostra Regione vi è una città che si impegna in questa azione e fa parte di tale rete di città contro la pena di morte. Credo varrebbe la pena, come Consiglio, di ripresentare una risoluzione - come già abbiamo fatto nel 2000 in occasione di un'analoga giornata - in cui ribadiamo la nostra avversione ad ogni pena di morte, un'avversione al fatto che si continui ancora a ricorrere a tale strumento per combattere la criminalità, sapendo che non è questo lo strumento più efficace, convinti come siamo che la vita umana è sacra e che nessuno, tanto meno lo Stato, ha diritto di violarla, ricordando anche che tra le finaliste del premio "Donna dell'anno" quest'anno la giuria ha indicato nella rosa delle finaliste anche una donna che nell'Uzbekistan ha attivato un'associazione per combattere la pena di morte esistente ancora nel suo Paese. Tenendo conto di tutti questi elementi, propongo di presentare una risoluzione, che farò avere anche ai Capigruppo, in modo che riusciamo anche oggi ad esprimere, come Consiglio, la nostra condanna contro la pena di morte, la nostra adesione alle campagne che cercano di lavorare per la vita e per la pace, in modo che si riaffermi un impegno che la Regione già porta avanti, ma che intendiamo in questa occasione riaffermare ulteriormente.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (CdL) - Sentendo parlare la collega Squarzino, pensavo che parlasse sì di una risoluzione, ma non di una che vuole presentare all'attenzione di quest'aula: pensavo che ci fornisse qualche spiegazione aggiuntiva sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio regionale in merito ad una risoluzione approvata il 7 ottobre scorso da questo Consiglio - ricordo che in quella occasione alla Consigliera Squarzino, che chiese la parola, fu praticamente reso impossibile darci le sue opinioni, perché il Consiglio venne subito chiuso -, la risoluzione in oggetto è quella riguardante la vicenda della Sig.ra Cordopatri dei Capace. Oggi apprendiamo dalle sommarie comunicazioni del Presidente che alcuni magistrati hanno formulato pesanti osservazioni all'attenzione di tutti i consiglieri regionali, perché il Consiglio regionale ha recepito acriticamente una versione dei fatti che si rivela assolutamente falsa, secondo quanto ci è stato comunicato. Ricordo che ci fu la proposta di questa risoluzione da parte di un collega, una proposta che venne recepita, che venne addirittura caldeggiata dalla Consigliera Squarzino, che adesso speravo ci desse qualche delucidazione in più; visto che non è arrivata dalla collega Squarzino, chiedo al Presidente di darci qualche informazione in più, anche perché è inutile continuare a presentare in maniera improvvida e superficiale delle iniziative, che poi si rivelano dei "buchi nell'acqua" e ci fanno fare una figura non troppo elegante come istituzione, agli occhi in questo caso dei magistrati e dell'opinione pubblica.

Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Non intendevo parlare della risoluzione votata a suo tempo che ha come oggetto un appoggio alla Baronessa Cordopatri perché, non avendo visto questa documentazione, non sono in grado di rispondere; per cui sicuramente prenderò atto della documentazione arrivata, faremo i nostri approfondimenti e sicuramente torneremo ad affrontare tale tema.

Presidente - Non so cosa aggiungere di più, votai questa risoluzione come ogni altro collega, cioè mi basai su una proposta fatta da alcuni colleghi, il cui primo firmatario, il Vicepresidente Lanièce, non è neanche in aula. Posso dare comunicazione del documento, chiedo 5 minuti di tempo per leggerlo - il documento rimane comunque agli atti -:

"Al Signor Presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta.

"La Stampa" dell'8 ottobre u.s. ha dato notizia di una mozione votata all'unanimità da codesto On. Consiglio e con la quale, in relazione alla vicenda giudiziaria che ha visto la Sig.ra Teresa Cordopatri condannata al risarcimento dei danni a nostro favore a seguito delle iniziative di tutela da noi a suo tempo intraprese, viene sollecitato l'intervento del Presidente della Repubblica e del Consiglio Superiore della Magistratura "per porre fine - leggesi nei servizi di informazione - alle persecuzioni alle quali la predetta è da decenni sottoposta".

Avuto ora conoscenza del testo e dei contenuti della mozione, non possiamo non dirci vivamente rammaricati e sorpresi per il fatto che l'On. Consiglio abbia acriticamente recepito una prospettazione dei fatti che, proprio per la sua assoluta improbabilità, era tale da suggerire ogni opportuno e prudenziale controllo. Se è invero comprensibile che la mozione possa aver tratto ragione dalle frettolose ed incaute informazioni di stampa, è però certo che l'agevole consultazione delle "fonti" ufficiali, costituite dalle decisioni giudiziali intervenute, avrebbe consentito (per un'iniziativa di tanto rilievo politico-istituzionale) ogni più completa e pertinente informazione.

È per questo, Sig. Presidente, che, nell'esigenza di tutelare la nostra reputazione e la nostra immagine, e al fine insieme di consentire all'On. Consiglio le ulteriori valutazioni e determinazioni, riteniamo necessario precisare quanto di seguito.

Con le sentenze emesse dai giudici romani e reggini la Sig.ra Cordopatri non è stata, certo, condannata per il suo coraggio ed il suo impegno nella lotta alla mafia - che meritano ogni apprezzamento e la più convinta solidarietà -, ma, più semplicemente, per avere con l'esposto al CSM "costruito" accuse di eccezionale gravità a nostro carico, investendo di esse l'organo istituzionale di controllo dei magistrati e sollecitandone gli interventi di competenza. Non si è trattato, dunque, di una semplice "analisi della situazione ambientale reggina, priva di riferimenti nominativi", così come disinvoltamente riferito dalla Cordopatri alla stampa, né di legittime lamentele "sulla lentezza con la quale il Tribunale di Reggio Calabria procedeva agli accertamenti in merito alla triste vicenda che aveva portato all'uccisione del fratello", per come leggesi nella mozione in esame, bensì - per quanto ci riguarda - di esplicite e circostanziate accuse mosse a nostro carico per fatti e comportamenti di eccezionale gravità ed integranti specifiche ipotesi di reato. Si è trattato, cioè, di una gratuita e consapevole aggressione alla nostra immagine e reputazione di magistrati, assolutamente estranea alle ragioni di tutela che la Cordopatri legittimamente invocava e rivolta, peraltro, contro chi in nessun modo era mai stato interessato sul piano professionale alle vicende giudiziarie che la riguardavano.

E se ciò è vero, non si intende proprio come le ovvie pronunce di condanna al risarcimento dei danni emesse dai giudici della Repubblica possano essere mistificate dalla Cordopatri nei termini di un "micidiale boomerang" del suo coraggio e del suo impegno nella lotta alla mafia, coraggio ed impegno con i quali tali condanne non hanno, in verità, il benché minimo ed ammissibile collegamento. Così come non si intende - in un tal contesto - come l'adempimento degli obblighi nascenti dalle pronunce dei giudici della Repubblica possa essere presentato come un paradossale "costo della giustizia" "inaccettabile per uno Stato che si dica democratico" - secondo quanto leggasi nella mozione - e possa, perciò, risultare pertinente il riferimento "alla dignità e ai diritti di coloro che sono vittime della ?ndrangheta e hanno avuto il coraggio di ribellarsi ad essa, auspicando di trovare nello Stato un tutore ed un garante".

Peraltro, è una manipolazione della realtà il rischio prospettato dalla Cordopatri di perdere i beni immobili - per 30 anni difesi dall'aggressione mafiosa - per la necessità di far fronte al pagamento della somma complessivamente dovuta di 200.000 euro. A parte la considerazione che la somma complessiva dovuta ai 4 magistrati è notevolmente inferiore a quella indicata, spiace dover rilevare che la Cordopatri ha taciuto che della somma complessivamente dovuta ai 4 magistrati beneficiari delle condanne la parte più rilevante - tre quarti circa - risulta già da lungo tempo corrisposta dal giornale solidalmente condannato per aver incautamente ospitato le sue offensive dichiarazioni, mentre, per il resto, parte è stata già versata dalla debitrice e parte mai finora richiesta e pretesa.

Il che significa che, per accreditare la mistificante tesi della grave ingiustizia "istituzionale" subita e così lucrare la solidarietà che si deve a perseguitati ed oppressi, la Cordopatri non ha esitato a frodare la buona fede altrui - giornalisti, lettori ed alti organi istituzionali - con prospettazioni dei fatti del tutto irrispettose della verità.

Al riguardo - e solo per completezza di informazione - può aggiungersi che è un'altra disinvolta bugia l'affermazione della Cordopatri secondo cui essa si sarebbe indotta a presentare l'esposto al CSM rassicurata sulla massima riservatezza del contenuto dell'esposto stesso. A parte il palese assurdo che accuse calunniose possano trovare legittimazione e copertura nella riservatezza dello strumento di comunicazione utilizzato, è certo che su tale punto la Cordopatri è stata totalmente smentita, in pubblica udienza, proprio dal componente del CSM - Dott. Condorelli - cui essa aveva a suo tempo consegnato l'esposto. Il quale, infatti, non ha esitato a precisare che, colpito dall'estrema gravità delle accuse ivi contenute, si era preoccupato di avvertire la Cordopatri che "se ne assumeva ogni responsabilità in quanto sarebbe stata chiamata a risponderne se non in grado di dimostrarle", desistendo alla fine dai suoi tentativi dissuasisi a seguito del fermo e deciso atteggiamento della donna.

Così come, ancora, è un altro falso l'affermazione - volta a sottolineare la "discriminante" ingiustizia delle condanne subite - secondo cui, per converso, a distanza di 13 anni dall'omicidio del fratello non si sarebbe ancora concluso il processo a carico del killer Salvatore La Rosa. È certo, invece, che le sentenze di condanna tanto del killer La Rosa - 23 anni di reclusione - quanto del mandante Mammoliti - ergastolo -, sentenze da anni passate in giudicato, sono intervenute largamente prima delle sentenze civili di condanna - in primo grado - in nostro favore, pronunciate - queste ultime - dopo ben 9 anni dallo sgradevole esposto.

Come si vede, il quadro informativo strumentalmente proposto dalla Cordopatri giustifica tutt'altro che pubbliche testimonianze di solidarietà, ferma restando - ovviamente - quella che a lei certamente si deve per i gravi torti a suo tempo subiti e le tragiche vicende vissute.

Tanto premesso, Sig. Presidente, La preghiamo di volere cortesemente informare della presente l'On. Consiglio, perché possa farsi carico di ogni conseguente valutazione e di ogni ulteriore opportuna determinazione.

Con deferenza

Giuseppe Viola - Primo Presidente On. della Corte di Cassazione

Giovanni Montera - Presidente Aggiunto On. della Corte di Cassazione

Franco Pontorieri - Presidente di Sezione della Corte di Cassazione".