Objet du Conseil n. 753 du 28 juillet 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 753/XII - Stato di agitazione del personale dell'Institut agricole régional. (Interpellanza)
Interpellanza
Vista la comunicazione giunta il 12 luglio dai sindacati CGIL, CISL e SAVT circa la situazione di difficoltà che si è registrata nel corso delle trattative sindacali per la stipula del contratto di lavoro del personale dell'Institut régional Agricole;
Appreso che è stato dichiarato lo "stato di agitazione del personale";
Considerata l'importanza che riveste all'interno della Regione tale Institut, sia sul piano della formazione, sia sul piano della ricerca e sperimentazione di innovazioni nel settore dell'agricoltura e in specie dell'agricoltura di montagna;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
la Giunta per sapere:
1) se conosce le motivazioni che hanno portato i sindacati di categoria a proclamare lo stato di agitazione del personale dell'Institut Agricole Régional;
2) quali sono le sue valutazioni circa tale vicenda;
3) se intende confrontarsi con i rappresentanti designati dalla regione nel consiglio di amministrazione circa le scelte fatte e/o da fare.
F.to: Squarzino Secondina - Riccarand
Président - La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - La questione che vogliamo affrontare con questa interpellanza è sicuramente conosciuta da tutti i consiglieri, perché tutti abbiamo ricevuto il 12 luglio un comunicato stampa a firma di 3 organizzazioni sindacali: CGIL, CISL, SAVT, le quali denunciano che vi è una situazione di difficoltà all'Institut agricole. Per questo vi era una contrattazione in corso riguardante circa un'ottantina di persone, sia il settore degli operai agricoli, sia il settore degli impiegati ricercatori; una contrattazione iniziata a novembre 2003, quindi sono un po' di mesi che la contrattazione ha preso il suo avvio; una contrattazione che, come tutti gli iter contrattuali, prevede una serie di incontri ricorrenti in cui le proposte dei sindacati da un lato e dei rappresentanti dell'Institut agricole in questo caso dall'altro si confrontano, ciascuno prende del tempo per fare la controproposta e via dicendo.
Questa contrattazione riguardava alcuni aspetti della parte normativa, teniamo conto che i ricercatori che sono anche nell'elenco delle possibili supplenze nelle scuole, nel momento in cui ricevono la telefonata dal preside o possono accedere ad un incarico, dovrebbero dare 6 mesi di preavviso all'Institut per lasciare il lavoro di ricercatore e andare a fare la supplenza. Capite che questa situazione è assurda e dal punto di vista normativo non sta né in cielo, né in terra. Non solo, ma vi era anche la volontà da parte dei lavoratori di vedere riconosciuta la propria professionalità, un minimo di progressione di carriera. È chiaro che, come in ogni contrattazione, vi è anche la parte economica, vi è l'adeguamento dell'inflazione programmata, vi è da ridefinire il salario di anzianità, vi era il problema dell'adeguamento dell'indennità di bilinguismo e via dicendo. I sindacati nel corso della trattativa avevano rinunciato ad una serie di richieste, quando avevano capito che su alcune di esse non vi era una sensibilità dall'altra parte, pensando che in ogni contrattazione ciascuno rinuncia ad una parte e si cerca di accordarsi su alcuni altri aspetti. Avevano affrontato l'entità sull'aumento salariale, il suo adeguamento all'indennità di bilinguismo ed erano arrivati a un passo da giungere ad un accordo che trovava consenzienti i rappresentanti delle due parti. Tutto sembrava volgere al meglio quando all'improvviso vi è stata da parte del Consiglio di amministrazione dell'Institut agricole la decisione di non più continuare la trattativa, cioè il consiglio di amministrazione ha affermato che per loro andava bene la proposta che avevano fatto e che non erano d'accordo di accogliere nessuna delle proposte emerse e in parte concordate nei vari incontri, ma tutto era rimandato al punto di partenza. Si può capire come, di fronte a questa situazione il personale abbia espresso un disagio e che si sia deciso a livello sindacale di proclamare lo stato di agitazione.
Perché vogliamo portare questa questione in Consiglio? Mi si dirà che è una questione di contratto fra personale; vi è una diversità qui, Assessore, però, e cioè che nel consiglio di amministrazione che prende queste decisioni vi sono dei rappresentanti della Regione. Noi vorremmo allora sapere se la Giunta regionale ha incontrato questi rappresentanti della Regione in consiglio di amministrazione, se si è fatta spiegare la situazione, se ha dato delle direttive, perché può darsi che la Giunta nel suo programma politico abbia deciso che i contratti del personale non devono essere in questo momento innovati perché si vuole fare uno studio particolare, perché si vuole rivedere tutta la questione, per cui l'ordine è di bloccare tutto. Avrebbe potuto essere una decisione, discutibile, ma una scelta chiara. Qui vorremmo capire che scelta ha operato la Giunta rispetto all'Institut agricole, che mandato e che indicazioni dà ai propri rappresentanti in seno al consiglio di amministrazione, perché credo che quando qualcuno va a rappresentare la Regione in un consiglio di amministrazione deve portare l'indicazione della Regione, in genere l'indicazione del Governo. Per questo noi chiediamo intanto: "se conosce le motivazioni..." - pensiamo bene di sì, quindi è un po' retorica la domanda - "... che hanno portato i sindacati di categoria a proclamare lo stato di agitazione..."; cosa ne pensa come rappresentante della Giunta; se, rispetto a questa questione, ha già ascoltato i rappresentanti della Regione nel consiglio di amministrazione, se intendete farlo, cosa avete detto loro o cosa intendete dire loro e cosa eventualmente vi hanno risposto.
Président - La parole à l'Assesseur à l'agriculture, aux ressources naturelles et à la protection civile, Vicquéry.
Vicquéry (UV) - Du point de vue contractuel, le personnel de l'Institut est reparti dans 2 catégories distinctes: la première regroupe 10 salariés, qui sont chargés exclusivement de fonctions d'enseignement et qui relèvent de la convention collective nationale du travail de l'AGIDAE (Associazione gestori istituti dipendenti dall'autorità ecclesiastica) et d'une convention d'entreprises complémentaire, qui a expiré le 30 juin 2004; le personnel restant, c'est-à-dire 80 salariés: ouvriers de l'exploitation agricole, personnels de cuisine, agents de nettoyage, employés de secrétariat de l'école, chercheurs chargés de cours, assistants éducateurs, tuteurs et cetera font l'objet d'un contrat de travail conclu au sein dudit institut.
Le préavis de grève lancé par les syndicats concerne uniquement - comme a bien dit Madame Squarzino - cette catégorie de salariés. Le contrat de ce deuxième groupe de personnels a expiré le 31 décembre 2003 et tant son volet normatif, qui a une validité de 4 ans, que son volet économique, qui est valable 2 ans, doivent être renouvelés. Conformément au règlement intérieur de la fondation, l'examen et l'approbation des contrats de travail conclus au sein de l'institut sont du ressort du conseil d'administration - je réponds déjà en partie à la dernière question qui a été posée: quel est le rôle du Gouvernement régional -, qui a donc d'abord pris des directives et fixé des plafonds de dépenses avant d'autoriser le comité de direction à entamer des négociations avec les organisations syndicales et les représentants du personnel. Les syndicats et les représentatives syndicales unitaires de l'Institut ont présenté une proposition de contrat à la fin du mois de novembre 2003. Le conseil d'administration, après avoir examiné les documents en question, au cours de sa réunion du 22 décembre 2003, a chargé le comité de direction de demander des précisions relativement à plusieurs points des propositions. Les nombreux entretiens qui se sont déroulés pendant les premiers mois de 2004 ont permis de définir clairement toutes les requêtes relatives aux volets normatif et économique.
Pour ce qui est du volet normatif, les négociations ont permis un rapprochement des positions des parties sur plusieurs points, mais aucun accord n'a été trouvé à ces jours en ce qui concerne l'enregistrement des heures supplémentaires, ni les modifications à apporter au classement du personnel de la fondation. L'enregistrement des heures supplémentaires est prévu par l'article 7 bis du dernier contrat de travail et consiste en la tenue d'une fiche individuelle sur laquelle chaque travailleur, à l'exception des personnes préposées à l'élevage du bétail, doit inscrire les heures supplémentaires effectuées pour des raisons de service et à la demande du responsable du secteur concerné, et ce, jusqu'à concurrence de 75 heures par an. Les heures en question doivent obligatoirement être récupérées suivant les modalités qui varient en fonction du travail effectué par chaque personne. Se sont écoulées 4 années environs depuis l'introduction de ce système et, pour remédier à certaines dérives par rapport aux principes qui en ont inspiré la mise en place, l'Institut agricole a proposé que les calculs y afférents ne soient plus effectués sur une base journalière, mais sur une base mensuelle. En l'état actuel des choses les parties devraient pouvoir trouver un accord sur ce point.
Quant au classement du personnel, l'Institut reconnaît depuis le début des négociations qu'il est nécessaire de modifier les dispositions actuelles, adoptées il y a maintenant plus de 20 ans; les opinions sont toutefois divisées sur les modalités d'une telle modification. La fondation a proposé une augmentation des grades actuels, ils sont au nombre de 3 pour les ouvriers et de 4 pour le reste du personnel, en vue de permettre la progression interne et de primer les personnes exerçant des fonctions qui, de par leur nature et des responsabilités qu'elles impliquent, sont plus complexes que celles qu'exercent les autres salariés du même grade. La proposition de la fondation comportait le dédoublement de chaque grade par la création d'un "grade bis" destiné à 20% des salariés concernés. Ces derniers auraient droit à une rémunération résultant de la somme du traitement de base actuellement perçu et d'un montant équivalent à 40% de la différence entre ce dernier et celui du grade immédiatement supérieur. Par contre, les syndicats ont proposé une progression ouverte à tous sans limite, automatique, horizontale et verticale à la fois et assortie d'une augmentation de salaires de 50% au lieu de 40%. Cette proposition n'est pas facile à mettre en œuvre, car elle comporte des coûts importants et aura un impact difficile à cerner du point de vue tant de son ampleur économique que du nombre des salariés concernés. Un accord toutefois a été trouvé sur les conditions objectives qui ont droit à la progression interne et, si les négociations relatives à l'ensemble du volet économique aboutissent, les problèmes encore en suspens seront vraisemblablement résolus.
Le véritable problème des négociations consiste dans le volet économique du contrat. La première proposition des représentants du personnel prévoyait l'alignement de l'indemnité de bilinguisme des salariés sur celle qui a été accordée aux fonctionnaires régionaux dans le cadre de leur dernière convention collective, l'augmentation de 2,5% du salaire fixe, l'augmentation de 50 euros de la rétribution d'ancienneté suivie d'une augmentation programmée de cette dernière de 20%, l'inscription de tous les salariés au "Fopadiva" (fonds de pension complémentaire), l'augmentation des indemnités journalières et horaires de déplacement et de l'indemnité d'enseignement.
L'Institut agricole a calculé que ces requêtes auraient coûté environ 312.000 euros, soit une augmentation du coût du travail de 10,3% pour 2004. Le conseil d'administration, après avoir examiné la question avec attention, lors de sa réunion du 19 mai 2004, a chargé le comité de direction de parvenir à un accord sur la base des critères suivants: gel du montant de l'indemnité de bilinguisme pour souligner notamment que, tant que structure autonome, l'Institut agricole n'est pas tenu de respecter la convention collective de travail des fonctionnaires régionaux, même si son fonctionnement est lié au financement de la Région; inscription au fonds de pension complémentaire uniquement pour les ouvriers relevant du SCAU, puisque les autres salariés inscrits à l'EMPAIA bénéficient déjà dudit fonds; plafonnement de la dépense totale pour le renouvellement du contrat à peu près a 150.000 euros, voire 160.000, chiffre qui correspond à une augmentation de 5% du coût actuel du personnel. Comte tenu de ces indications, le comité de direction a formulé le 26 mai 2004 la proposition suivante: gel de l'indemnité de bilinguisme, augmentation du salaire fixe de 2,5%, augmentation de la rétribution d'ancienneté de 10% et augmentation du montant ainsi obtenu de 22 euros, inscription au fonds pension complémentaire uniquement pour les ouvriers relevant du SCAU, augmentation des indemnités horaires et journalières du déplacement, qui passent ainsi respectivement à 3 euros et à 36 euros; relèvement de l'indemnité d'enseignement, qui passe à 3 euros par heure; maintien des critères de calcul relatifs à la nouvelle classification du personnel.
Le 16 juin 2004 les organisations syndicales ont modifié leur requête initiale et ont présenté une nouvelle proposition comportant les éléments ci-après: augmentation de l'indemnité de bilinguisme en vue de son alignement sur celle que perçoivent les personnels régionaux, augmentation du salaire fixe de 2,5%, augmentation des indemnités de déplacement et d'enseignement à 4 euros par heure et calcul de l'indemnité journalière de déplacement sur la base de 16 heures au lieu de 2 heures, établissement de la rétribution d'ancienneté suivant les critères proposés par le comité de direction de l'Institut, mais avec une augmentation de 18 euros, c'est-à-dire 40 euros au lieu de 22 euros proposés par le comité de direction; définition du nouveau classement du personnel au sein de la proposition initiale et enfin réintroduction du salaire de résultat.
L'Institut agricole a calculé que cette proposition comportait une dépense globale de 274.000 euros et une augmentation du coût de travail de 9,1% par rapport à 10,3%. Au cours de sa réunion du 18 juin 2004 le comité de direction de l'Institut a réaffirmé sa position précédente et a chargé son président d'en informer ses interlocuteurs.
Le 1er juillet 2004 l'assemblée du personnel rejetait la proposition du comité de direction de la fondation et donnait mandat aux organisations syndicales de choisir les formes d'action les meilleures pour parvenir à un accord. Le 5 juillet 2004 les syndicats lançaient un préavis de grève.
Considérations finales de ma part. Le dossier qui a été distribué lors de l'assemblée du personnel du 1er juillet dernier est inexacte, car il présente un tableau économique et une comparaison entre les différentes propositions qui ne correspondent pas aux données réelles. L'aide régionale de contribution ne suffit pas à elle seule à couvrir la dépense prévue par le comité de direction pour le renouvellement du contrat, l'augmentation du coût de travail ne saurait dépasser les limites acceptables ni faire l'objet d'augmentation excessive gravant le prochain budget. C'est pour cette raison que l'approbation d'augmentation allant de 9 à 10% ne respecterait aucune logique économique et serait en contraste avec les paramètres dictés par la réalité, et cela qu'il s'agisse de l'Institut agricole ou qu'il s'agisse de la convention de travail de l'Administration régionale, et cetera. Les crédits destinés au renouvellement du contrat s'élèvent à environ 1.900 euros bruts par salarié et par an, ce qui est tout à fait respectable, compte tenu de la situation difficile à laquelle nous devons faire face; de plus, il s'agit là de fonds publics, ce qui signifie que les administrateurs doivent rendre compte de leur utilisation. Compte tenu de ces explications et du fait que les calculs effectués par l'Institut agricole sont corrects, la différence entre les propositions des deux parties n'est pas vraiment considérable et nous parlons à peu près de 158.000 euros contre 174.000 euros, par rapport aux premières hypothèses on s'est rapprochés, donc, à mon avis, il devrait être possible de parvenir à un accord et c'est bien ce que j'ai souhaité au président de la fondation lors d'une rencontre: rejoindre un accord, en respectant les règles démocratiques et les limites de la dépense publique que j'ai dites; mais qu'il soit clair: aucun "diktat", Madame Squarzino, dans l'Institut agricole, qui maintient sa totale autonomie opérationnelle et que nous respectons.
Président - La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Assessore, grazie per le informazioni. Credo che non tocchi a noi portare avanti questa contrattazione, le informazioni che lei ha dato fanno vedere come da posizioni iniziali, presentate dai sindacati da un lato e dall'Institut dall'altra, poco per volta alcune richieste sono cadute, altre sono state riformulate in modo diverso e poco a poco si può giungere ad un accordo, all'accettazione di alcune regole comuni, ma questo era quanto stava già avvenendo. Perché i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione? Perché hanno avuto la sensazione che questo tentativo di presentare le proposte, di ascoltare le controproposte dell'altro, di rifare le controproposte a propria volta si fosse interrotto e vi fosse la volontà da parte del consiglio di amministrazione di dire: "queste sono le nostre posizioni: o ci state o noi non ci stiamo". Questo è il motivo per cui il personale ha dichiarato lo stato di agitazione, perché voleva attirare l'attenzione dello stesso consiglio di amministrazione, oltre che degli organi politici... che la situazione stava degenerando e che loro da soli non riuscivano a risolvere...
L'Assessore giustamente ha chiamato il presidente del consiglio di amministrazione dando il mandato di "rejoindre un accord"; questo è il mandato fondamentale e penso sia un mandato che la Giunta deve dare in nome del fatto che si è impegnata nel Patto per lo sviluppo: ha firmato un contratto chiaro con le parti sociali per impegnarsi a tener conto delle esigenze di quello che una volta si chiamava "l'insieme dei lavoratori", diciamo di quelli che ogni giorno fanno il loro compito nei vari settori dell'economia. Credo che questo metodo della concertazione, del dialogo, della non rottura, della non contrapposizione fra le parti sociali e coloro che hanno in mano i "cordoni della borsa" debba continuare, anche perché, come diceva giustamente, questi sono soldi pubblici! È vero che devono dare conto di questi soldi pubblici, quindi devono motivare ogni spesa che viene fatta, ma i soldi pubblici sono fatti in modo tale da consentire all'Institut di lavorare. Teniamo conto che la ricchezza dell'Institut non è tanto dei macchinari che può comperare, ma nella capacità professionale di queste persone: è la loro capacità di fare ricerca, innovazione, ipotesi, di impostare programmi di sperimentazione che fa grande questo Institut e questa è una ricchezza che non è solo dell'Institut, ma è di tutto il settore agricolo di questa Regione. Sa bene come la viticoltura di questa Regione debba moltissimo al lavoro fatto dall'Institut e questo riconoscimento professionale di chi ogni giorno si impegna in questa ricerca di miglioramento della qualità del prodotto, oltre che della coltivazione, credo vada portato avanti, anche perché, Assessore, mi consenta una battuta, sembrava che l'Institut avesse i soldi per comprare "l'Hostellerie du cheval blanc" che era messa all'asta. Credo che la gente normale che lavora all'Institut dica: "ma come, l'Institut dice di avere i soldi per impegnarsi a comprare quell'edificio e poi non ha i soldi per venire incontro alle esigenze contrattuali del personale che lavora nell'Institut?". Sono voci? È la verità? Non credo che i lavoratori debbano pagare con la propria pelle le risorse per gli investimenti in una "Hostellerie du cheval blanc", ritengo che questo dato possa far riflettere.
