Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 2775 du 25 septembre 2002 - Resoconto

OGGETTO N. 2775/XI Impegno del Consiglio regionale ad adoperarsi per il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. (Approvazione di mozione)

Mozione Il Consiglio regionale

In occasione del primo anniversario del vile attacco terroristico alle Twin Tours di New York;

Ribadisce la propria condanna nei confronti del terrorismo che, figlio della violenza, genera a sua volta ulteriore violenza, causando stragi, seminando morte, colpendo civili inermi;

Riconosce l'urgenza di fermare il terrorismo, agendo in modo particolare per risolvere scandalose situazioni di ingiustizia e di oppressione, che possono facilitare l'insorgere di atti terroristici;

A fronte di reiterati annunci da parte del Presidente degli USA di una possibile guerra contro l'Iraq, considerato un paese pericoloso per la sicurezza del mondo;

Esprime la sua volontà di contribuire a costruire un mondo basato sulla giustizia e sulla solidarietà;

Rifiuta il ricorso alla guerra e alla violenza come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati;

Chiede al Presidente del Consiglio e ai componenti del Governo di adoperarsi in tutti i modi nel contesto internazionale per far prevalere lo spirito della nostra costituzione che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;

Impegna i Parlamentari valdostani a rifiutare il proprio consenso ad un eventuale coinvolgimento dell'Italia nel conflitto che si sta preparando contro l'Iraq.

F.to: Squarzino Secondina - Beneforti - Curtaz

Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Quando abbiamo preparato questa mozione ci siamo posti il problema della pace, della guerra, dei venti di guerra che sembra stiano spirando in questo momento. Ci siamo come Consiglio più volte pronunciati condannando ogni forma di terrorismo che colpisce persone civili ed inermi impegnate nel loro lavoro o sorprese in un momento lieto della loro vita; anche recentemente il Consiglio, nel corso di cerimonie commemorative, ha espresso questa condanna ferma e totale ad ogni forma di terrorismo e la lotta al terrorismo resta veramente una priorità su cui tutti quanti concordano.

Il fatto è che, nel momento in cui si passa dalla condanna al terrorismo, alla scelta dei mezzi per contrastare il terrorismo, non si ritrova più la stessa unanimità, nel senso che gli Stati Uniti hanno individuato nella guerra preventiva il mezzo per eccellenza per combattere il terrorismo, una volta che hanno individuato nell'Iraq il nemico da abbattere, gli Stati Uniti hanno espresso la volontà di attaccare e stroncare il regime di Saddam e per questo viene cercata l'alleanza dei Paesi europei e viene sollecitato l'ONU a prendere posizione.

L'ONU pare non accettare il teorema della guerra preventiva. Non a tutti infatti la guerra pare l'unico strumento per eliminare alla radice il terrorismo, non tutti in Europa sono d'accordo su questa scelta, Chirac è stato esplicito: "No alla guerra preventiva, no alla guerra per contrastare un eventuale pericolo di attacco", perché c'è la consapevolezza che un'eventuale guerra non può eliminare il terrorismo, anzi rischia di alimentarlo ulteriormente; siamo di fronte ad un terrorismo imprevedibile che si può manifestare nei modi e nei luoghi più impensati, che non può essere evitato o prevenuto con una guerra.

Da più parti… - e lo stesso Capo della diplomazia vaticana si è unito a queste voci - si è chiesto legittimamente se il tipo di operazioni cui si pensa sia un mezzo adeguato per fare maturare una vera pace. La guerra contro l'Iraq rischierebbe di provocare molti più problemi di quanti ne vuole risolvere, allontanerebbe ancora di più la possibilità di mettere fine al drammatico conflitto arabo-israeliano e di costruire una pace giusta e duratura in Medioriente: pace giusta e duratura che è la vera priorità dell'ONU e dell'Europa. Una guerra contro l'Iraq indebolirebbe i cosiddetti "regimi arabi moderati" e ne bloccherebbe ogni possibile evoluzione democratica; non solo, rischierebbe anche di accrescere il risentimento contro gli Americani e contro i loro alleati, allargando il fossato che separa l'Occidente e il mondo islamico.

Avremmo quindi bisogno non di una guerra preventiva, ma di una risposta preventiva, cioè di quell'insieme di azioni e di aiuti internazionali promessi a più riprese anche dal nostro Governo italiano e mai realizzati. La risposta al terrorismo sta anche nell'investire risorse in progetti di formazione, di salute nei Paesi in difficoltà, dove ancora alti sono i tassi di mortalità infantile, di analfabetismo, di disoccupazione, di povertà. È necessario ed urgente - e qui riprendo le parole del Santo Padre nella udienza dell'11 settembre -: "uno sforzo concorde e risoluto per avviare nuove iniziative politiche ed economiche capaci di risolvere scandalose situazioni di ingiustizia e di oppressione perché, quando i diritti fondamentali sono violati, è facile cadere preda delle tentazioni dell'odio e della violenza".

C'è anche la consapevolezza, come dimostra la recente guerra in Afghanistan, che la guerra colpisce soprattutto la popolazione inerme, i civili, le persone innocenti, come innocenti e inermi sono le tremila persone che hanno trovato la morte nelle torri gemelle, ma credo che nessuno pensi che, a fronte di tremila civili uccisi assassinati, occorra fare altrettanto con popolazioni a loro volta inermi, al cui interno albergano terroristi. Credo che nessuno pensi che oggi sia necessario rispondere con le armi e la morte a chi ha procurato la morte. Per questo si stanno intensificando a tutti i livelli i rapporti diplomatici perché anche in questo caso siano le ragioni del diritto internazionale a prevalere, sia l'ONU a valutare l'eventuale necessità dell'intervento armato.

Si stanno moltiplicando in questi giorni, in ambito ecclesiale e associativo, gli appelli rivolti ai governanti perché abbiano il coraggio di non seguire gli interessi delle imprese di armi, di non rispondere alla violenza con la violenza. Penso che non possiamo rimanere indifferenti ed aspettare che altri decidano, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e, rispetto ai processi di pace, siamo impegnati in questi giorni ad assumerle in modo particolare. Ricordiamo che fra pochi giorni la Regione Valle d'Aosta "scenderà" ad Assisi e, con un gesto significativo, dall'alto valore simbolico, accenderà la lampada che arde sulla tomba di San Francesco, rendendo così omaggio ad un grande uomo di pace, ad un profeta di pace.

Credo quindi che la scelta della pace sia una scelta che la nostra Regione ha operato diverse volte, proprio qui con le proprie risoluzioni in Consiglio regionale. Capisco anche il taglio pacifista, tutto orientato sulla scelta pacifista della nostra nazione, è un taglio che è difficilmente accettato, specie in una sede istituzionale come questa. Ma di fronte ad un problema così grande, capiamo che è meglio giungere ad azioni concordate. Per questo una risposta al problema del terrorismo, abbiamo accettato il testo di risoluzione che le forze di maggioranza del Consiglio ci hanno proposto.

Riteniamo che l'elemento fondamentale di un'istituzione è quello di ribadire il dettato costituzionale che rifiuta la guerra come mezzo per risolvere controversie internazionali. Compito fondamentale di un'istituzione è quello di ricordare il valore dell'ONU, il valore del diritto internazionale, che rispetta le esigenze e i problemi di tutti gli Stati. Per questo motivo noi abbiamo accettato, ripeto, la nuova formulazione della mozione, che può essere utile perché ancora una volta il Presidente del Consiglio, la Giunta regionale, i Parlamentari valdostani riescano nelle sedi politiche istituzionali ad esprimere la volontà di pace e di rispetto delle istituzioni internazionali che il Consiglio oggi ribadisce.

Président Je donne lecture du texte de la motion que la Conseillère Squarzino Secondina a annoncé:

Mozione Premesso che l'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre 2001 rappresenta un atto di inaudita gravità che ha colpito gli Stati Uniti e l'intera umanità, atto di cui il Consiglio regionale ribadisce la condanna senza incertezze, rimarcando il fermo impegno a combattere il terrorismo internazionale ed a garantire la sicurezza dei cittadini;

Constatata una preoccupante accelerazione a favore di un intervento militare in Iraq che suscita perplessità diffuse nella comunità internazionale e nell'opinione pubblica;

Considerato che le misure di embargo decise dalla comunità internazionale dopo l'invasione del Kuwait e la guerra del Golfo vanno riviste, come già sottolineato dalla stessa sottocommissione per i diritti umani dell'ONU che ha fatto appello alla comunità internazionale ed al Consiglio di sicurezza affinché vengano revocate le misure di embargo che affliggono la situazione umanitaria della popolazione irachena;

Ritenendo che l'invio di una commissione di ispettori e di funzionari dell'ONU sia una valida iniziativa per verificare la reale volontà ed i comportamenti del governo iracheno;

Preoccupato che un conflitto bellico nel territorio mediorientale possa incendiare una situazione resa già drammatica dal conflitto in Palestina e dal suo precario equilibrio;

Sottolineando come le iniziative di repressione del fenomeno terroristico internazionale e dell'aiuto ad esso fornito da quegli Stati che minano con la loro azione la sicurezza internazionale vadano ricondotte nel quadro delle determinazioni dell'ONU;

Riconoscendo l'importanza di un'azione determinata ed incisiva dell'Unione Europea e deplorando che nel momento in cui si cerca di costruire l'unità europea si manifesti su di un terreno così delicato una forte divaricazione fra gli Stati dell'UE;

il Consiglio regionale

Invita

il governo italiano ad ispirare la propria azione politica al dettato costituzionale che rifiuta la guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali, facendo sì che ogni atto relativo alla questione irachena venga preventivamente concertato in seno al Consiglio di sicurezza dell'ONU;

Invita

il Presidente del Consiglio, la Giunta regionale, i Parlamentari valdostani a farsi interpreti nelle prossime settimane di questa volontà del Consiglio regionale valdostano in tutte le sedi politiche ed istituzionali.

F.to: Squarzino Secondina - Cottino - Fiou - La Torre

La discussion est ouverte. Je n'ai plus de conseillers inscrits à parler.

Je soumets au vote la motion ainsi formulée:

Conseillers présents et votants: 22

Pour: 22

Le Conseil approuve à l'unanimité.