Objet du Conseil n. 2732 du 24 juillet 2002 - Resoconto
OGGETTO N. 2732/XI Provvedimenti per la riapertura del reparto di Urologia dell'Ospedale di Aosta. (Interrogazione)
Interrogazione Premesso:
- che il 10 luglio scorso l'U.B. di Urologia dell'Ospedale di Aosta ha chiuso a causa dell'assenza di infermieri e i pazienti ivi ricoverati sono stati trasferiti in altri reparti;
- che l'evento, oltre a cagionare i comprensibili disagi e preoccupazioni ai pazienti ricoverati e ai loro parenti, non qualifica certamente il servizio sanitario regionale e lo stesso Ospedale aostano;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
l'Assessore delegato per sapere:
1) quali considerazioni esprime sull'accaduto;
2) se e quali provvedimenti sono stati adottati per consentire l'immediata riapertura del reparto, per garantire livelli ordinari di assistenza e per fare fronte alle urgenze.
F.to: Tibaldi - Lattanzi
Président La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.
Vicquéry (UV) Come è noto, la chiusura del reparto è stata determinata dall'improvvisa e contemporanea assenza per motivi di salute di sei infermieri professionali e ulteriori due assenti per ferie programmate, tale da non poter garantire la necessaria continuità assistenziale ai degenti del reparto. Le circostanze straordinarie di cui trattasi hanno acuito le difficoltà indotte dall'assenza dovuta al periodo estivo ed alla scarsa disponibilità di nuovi infermieri professionali dovuta al fatto che nel 2001 la scuola per infermieri professionali ha licenziato solo 16 infermieri di cui solo 11 hanno preso servizio. Tenuto conto che la carenza di personale infermieristico è diffusa anche nelle altre unità budgetarie, non era pertanto possibile altra soluzione rispetto alla chiusura momentanea del reparto.
Per sopperire alla vacanza di posti in organico e alla copertura del fabbisogno di personale infermieristico - e qui rispondo in parte anche alla replica della Consigliera Squarzino - sono state poste in atto tutte le misure necessarie per limitarne le conseguenze negative, fra cui nuove procedure concorsuali - perché tutto si può dire tranne che in Valle d'Aosta non si facciano i concorsi per infermieri, cosa che non avviene sempre in tutte le realtà regionali -, procedure per trasferimenti interregionali di personale in mobilità, c'è un "do ut des" anche da questo punto di vista, assunzione di personale infermieristico in regime di libera professione, aumento complessivo delle ore lavorative in regime di libera professione convenzionale anche a fronte di un aumento del valore orario dell'ora: 39 mila ore di base per attività di infermiere professionale rispetto alle 32 mila precedenti. È in corso l'acquisizione di personale libero professionista specializzato per assistenza in area critica, è stata attivata la procedura prevista dalla normativa vigente, la legge n. 1/2002, per le prestazioni aggiuntive programmabili da parte del personale infermieristico di cui abbiamo parlato.
È stato messo in atto un piano di riduzione delle patologie correlate alla movimentazione dei carichi di lavoro attraverso la rilevazione sistematica del rischio, sulla base di criteri oggettivi. Sono state utilizzate pertanto, ripeto, tutte le misure necessarie per limitare le conseguenze, conseguenze che sono a partire da questo anno tendenzialmente favorevoli perché, come sapete, c'è di nuovo la scuola infermieri che sforna un numero sufficiente di infermieri professionali per coprire il turnover e le necessità assistenziali.
Voglio sottolineare da questo punto di vista che il ruolo della formazione professionale, e non solo della scuola universitaria in questo caso, non è solo quello di fornire personale al sistema pubblico, perché se così fosse dovremmo discutere sul ruolo della formazione professionale e della scuola nella sua interezza, ma è quello di fornire un diploma o una laurea come in questo caso ai giovani ragazzi valdostani, i quali evidentemente possono scegliere di andare a lavorare in Ospedale, se ritengono di farlo, oppure possono scegliere di lavorare presso gli istituti privati o possono scegliere di lavorare fuori Valle. Mi pare che in una società seria questa sia una logica conseguenza della libertà di pensiero di ognuno di noi e questo non possa essere addebitato all'istituzione, almeno questo è il nostro modo di pensare, se qualcuno ritiene invece di avere altre indicazioni sotto questo punto di vista, è libero di averle, ma ci vede totalmente discordi.
Rispetto al secondo quesito, il reparto è stato chiuso il 10 luglio e aperto il 13 luglio alle ore 14,00. L'assistenza ai malati ricoverati è proseguita utilizzando le strutture ospedaliere le più affini possibili, ad esempio la Pediatria nel caso di un bambino, la Chirurgia nei casi di degenti sottoposti ad interventi, i reparti medici per malati affetti da patologia respiratoria, eccetera. L'attività di sala operatoria programmata è stata rinviata e i pazienti dimessi, con l'eccezione di un paziente che necessitava di terapie non suscettibili di dilazione, che è stato normalmente operato.
La Direzione aziendale ha richiesto al proprio servizio di Medicina legale di disporre l'immediata visita fiscale per gli infermieri professionali dichiarati assenti per malattia per verificare la congruità delle prognosi, analoga richiesta di collaborazione è stata effettuata all'INAIL per disporre accertamenti ad hoc sull'infermiere professionale assente per infortunio. Del personale sottoposto a visita fiscale per un'unità è stato disposto il rientro anticipato, mentre la prognosi del restante era estremamente breve e di fatto terminava con la visita fiscale.
Primo caso: malattia dal 10 luglio al 12 luglio, visita fiscale indirizzo errato; secondo caso: malattia dall'11 luglio al 16 luglio, visita fiscale indirizzo errato - in questi due casi la Direzione sanitaria ha inviato un richiamo al dipendente; terzo caso: malattia dall'11 luglio, rientro immediato; quarto caso: malattia dal 10 luglio all'11 luglio, la visita fiscale dà esito, riprende a lavorare il 12 luglio, poi nuova malattia dal 12 luglio al 15 luglio; quinto caso: malattia dal 10 luglio all'11 luglio, visita fiscale, riprende il 12 luglio; sesto caso: malattia dal 10 al 12 luglio, prima visita fiscale indirizzo sconosciuto, seconda visita fiscale rientro; il settimo caso è una ripresa dell'infortunio; l'ottavo caso invece si tratta di un vero e proprio ricovero.
Concludo dicendo che si è disposta una revisione organizzativa temporanea dell'attività o dell'unità budgetaria con la riapertura parziale del reparto per 14 letti in regime di ricovero ordinario e 4 letti in regime di day hospital. Ad oggi sono disponibili 12 infermieri professionali a tempo pieno più uno a tempo parziale, per cui a breve saranno garantiti ulteriori tre letti in regime di ricovero ordinario.
Président La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (FI) L'interrogazione ha preso spunto da un fatto che si è consumato nei giorni scorsi e che riguarda la chiusura del reparto di Urologia perché numerosi infermieri si sono messi improvvisamente in mutua, di conseguenza è venuto meno l'organico disponibile per far fronte alle esigenze del servizio medico e quindi per far fronte alle esigenze dei pazienti che erano ricoverati nello stesso reparto. Anche questo fatto ci lascia attoniti perché siamo in una Regione che si fregia di essere in testa alle classifiche nazionali per quanto riguarda il servizio sanitario erogato, in una Regione che a differenza di altre non soffre penuria di risorse finanziarie disponibili per far fronte al servizio sanitario... in una Regione che ha degli atouts e che quest'anno ha stanziato ben 200 milioni di euro per far fronte a tutto il complesso organizzativo del sistema sociosanitario regionale. In una Regione che gode di tali presupposti si verificano fatti di questo genere! Si tratta di fatti che destano stupore nell'opinione pubblica, ma soprattutto che creano non pochi disagi e creano malessere e per i pazienti ricoverati, per coloro che hanno necessità e urgenze e naturalmente per tutti coloro, parenti e amici, che assistono i pazienti stessi.
È una situazione che desta perplessità e stupore perché adesso si gioca allo scarica barile, le colpe stanno piuttosto da una parte che non dall'altra, i sindacati accusano l'USL e viceversa, la Dirigenza della stessa USL latita o litiga e la Regione sta a guardare! Oggi l'Assessore ci ha fatto una relazione - anche perché le domande erano finalizzate a conoscere le considerazioni sull'accaduto e i provvedimenti adottati, - di quello che è accaduto e di quello che si è consumato in questi giorni in cui è stato chiuso il reparto, ma nulla di più, anche perché quello che avremmo voluto sentire da lei, Assessore, è, a fronte di tutte queste disponibilità e di competenze che lei possiede, cosa si intende fare per sopperire alla carenza di infermieri.
Lei obietterà che non è un problema solo valdostano - e questo è pacifico -, però la Valle d'Aosta ha capacità di rimuovere certi ostacoli che in questi anni non ha voluto rimuovere. Lei sa benissimo che l'ostacolo linguistico è uno di quelli sul quale noi ci siamo battuti non poco, è un ostacolo che ha impedito di reclutare personale infermieristico presso il servizio sanitario regionale, ma non avete voluto sentire consigli, non avete neppure voluto approfondire ed esaminare una proposta di legge che il gruppo di Forza Italia ha fatto in tempi non sospetti per rimuovere certe condizioni ostative al reclutamento di personale infermieristico. Una situazione come questa, che si è consumata fra l'11 e il 14 luglio, non si sarebbe verificata.
Questa interrogazione e la sua risposta purtroppo testimoniano, ancora una volta, che la sanità valdostana necessita di correttivi, ma di correttivi concreti. Non possiamo solo stanziare denaro per poi non vedere realizzati i servizi. Questo vale oggi per l'Urologia, come poteva valere ieri, ma è tuttora attuale il problema, per il decentramento territoriale, temi sui quali più volte anche il gruppo di Forza Italia ha proposto interventi e soluzioni concrete, ma che rimangono lettera morta.
La nostra è una nota di biasimo a quanto è accaduto e una nota di biasimo soprattutto a questa conduzione "manageriale e aziendale" che l'USL vanterebbe di portare avanti per quanto riguarda la sanità valdostana: di managerialità e di aziendalità noi vediamo ben poche tracce!
