Objet du Conseil n. 2674 du 12 juin 2002 - Resoconto
OGGETTO N. 2674/XI Utilizzazione da parte delle amministrazioni pubbliche regionali di parte della quota dell'otto per mille sul reddito delle persone fisiche. (Interrogazione)
Interrogazione Premesso che:
- una parte della quota dell'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche è devoluta allo Stato che la ripartisce tra i diversi soggetti, fra i quali le pubbliche amministrazioni, che abbiano presentato idonei progetti;
- tra gli interventi finanziabili rientrano quelli inerenti le calamità naturali e la conservazione dei beni culturali;
- negli ultimi due anni nessuna amministrazione pubblica valdostana ha partecipato alla distribuzione di tali fondi;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
il Presidente della Regione per sapere:
1) quali sono i motivi dell'assenza tra i progetti finanziati di interventi provenienti da amministrazioni pubbliche valdostane;
2) se l'Amministrazione regionale abbia nel passato presentato progetti e in caso affermativo, se sono stati finanziati e quali siano gli ambiti di intervento.
F.to: Frassy - Tibaldi
Presidente La parola all'Assessore al bilancio, finanze e programmazione, Agnesod.
Agnesod (UV) Vorrei in premessa, prima di rispondere alle domande poste dall'interrogante, esprimere alcune mie considerazioni su questa legge statale che regolamenta i versamenti dell'8 per mille dei contribuenti, sia sulla destinazione che sulla gestione della stessa.
La legge in questo momento ammette la ripartizione della quota dell'8 per mille a diretta gestione statale per gli interventi straordinari per la fame nel mondo, per le calamità naturali, per l'assistenza ai rifugiati, per le convenzioni di beni culturali. Possono accedere le pubbliche amministrazioni e le persone giuridiche, gli enti pubblici e privati, escluso ovviamente il fine di lucro. I dati a nostra disposizione sulla ripartizione si riferiscono al 1999 e su un totale di 198 miliardi dell'8 per mille come entrata 40 sono stati stanziati per la missione di pace, 100 per le forze armate, 26,5 per la Protezione civile e i restanti 31,5 suddivisi per interventi sul territorio e nello specifico sui beni culturali.
Io mi chiedo: queste risorse non potrebbero in buona parte essere destinate all'obiettivo di combattere la fame nel mondo, se è vero, come sembra purtroppo vero dai dati piuttosto drammatici emersi dal summit della FAO, che ogni 4 secondi una persona muore di fame nel mondo? L'Amministrazione quindi potrebbe - l'Amministrazione statale in questo caso se non viene cambiata la gestione di chi deve gestire le risorse - destinare almeno una parte consistente di questa risorsa a questo unico e grande obiettivo.
Queste scelte comunque devono essere fatte dal Governo centrale, quindi la mia era più che altro una considerazione critica rispetto ad una legge che di per sé non ha molte risorse da gestire, ma poi le distribuisce in mille rivoli e alla fine non riesce a contentare nessuno, anche la percentuale stessa dei contributi è bassa, quindi ci sono questi limiti.
Nello stesso tempo credo che un'altra scelta potrebbe essere fatta, che riguarda in questo caso la gestione e che potrebbe produrre maggiore interesse da parte dei cittadini contribuenti nel destinare la loro quota a questi obiettivi: destinare il fondo secondo il principio federalista direttamente alle regioni e su questo esistono delle proposte di legge. Io ho avuto modo di valutarne una dell'Onorevole Di Rosa che prevede il passaggio di competenza della gestione dell'8 per mille dallo Stato alle regioni alle quali spetterebbe successivamente la scelta sulla destinazione.
Detto questo, come analisi dell'argomento, come suggerimento rispetto ad una problematica di questa legge, che in definitiva rischia di non accontentare nessuno, occorre adesso spiegare come è possibile e con quali requisiti si può accedere a tali fondi e rispondo alle domande poste. L'ostacolo che ha impedito e che tuttora impedisce da parte nostra l'utilizzo di tali fondi è determinato dal fatto che i progetti su cui si chiede l'intervento non devono far parte di una programmazione ordinaria e non devono rientrare in piani o interventi altrimenti finanziabili. Se a questo si aggiunge l'aleatorietà del risultato e la percentuale dello stesso, si capisce come una Regione strutturata e organizzata con piani e programmi come la nostra non possa entrare in un tale contesto non possedendo i requisiti per la presentazione delle domande.
È necessario infatti, come punto fondamentale per accedere ai fondi, una dichiarazione del legale rappresentante dell'azienda o dell'ente richiedente in cui si attesta che l'intervento su cui si chiede il contributo non è stato inserito in alcuna programmazione o in alcun piano o programma di interventi approvati ufficialmente.
Questa Amministrazione, come è noto, sia sugli interventi del territorio che sui beni culturali, opera ormai da più di un decennio con piani e programmi che rendono efficace e tempestivo il proprio operare, ma in questo modo non può accedere alla ripartizione di queste piccole risorse che sul totale sono 190-200 miliardi su tutto il territorio nazionale. Noi abbiamo anche avuto l'elenco di quali sono i monumenti e gli interventi che sono stati fatti, si tratta di interventi molto marginali, infatti con questi vincoli difficilmente si possono inserire degli interventi sostanziali.
Evidentemente non sono in grado di rispondere alla domanda se altri enti pubblici o soggetti privati valdostani abbiano presentato domande o abbiano avuto finanziamenti in base a questa legge perché non sono di competenza di questa Amministrazione. Ipotizzo di no in quanto anche in questo caso, essendo il territorio e i beni oggetto di un continuo e costante monitoraggio, tali interventi rientrano in programmazioni: vedi prima FRIO e poi FOSPI, e poi ancora progetti Giubileo, interventi con il CNR o piani di intervento locali gestiti dal consorzio o da comunità montane.
In conclusione l'augurio che facciamo è che queste risorse vengano usate in maniera sempre più efficace e proficua decentrando possibilmente la gestione delle risorse dallo Stato alle regioni, il che rappresenterebbe un altro piccolo tassello nella direzione del tanto auspicato federalismo fiscale.
Presidente La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (FI) Siamo un po' sorpresi dalla sua risposta, Assessore. È la risposta di quella volpe che, non riuscendo a prendere l'uva, diceva che non era matura. Perché la sua risposta, Assessore, è una non risposta.
Ha esordito innanzitutto dicendo che bisognerebbe cambiare la legge, ma è un po' fuori tema per certi versi; io direi che questa legge è una legge che esiste e sulla quale forse sarebbe opportuno fare qualche sforzo maggiore con la struttura degli uffici per riuscire a concretizzare alcuni interventi perché sulla marginalità dei contributi mi permetta di fare qualche obiezione. Qui ho l'elenco del decreto che ha stanziato i fondi del 2002 e ci sono cifre che veleggiano dai 140 milioni, le più basse, al miliardo e tre e oltre per le più alte e ci sono un po' tutti i comuni di questa penisola che hanno attinto a questi fondi per interventi di restauro, di consolidamento, di monitoraggio, di sistemazioni idrogeologica, e via elencando, dalla pianura padana all'Italia insulare.
Sul fatto di dire che non riusciamo ad attingere perché abbiamo una programmazione ferrea perciò mi permetta di sorridere perché il suo collega Pastoret ci ha detto a più riprese, ogni qualvolta portava il piano della programmazione proprio di questi tipi di lavori inerenti i beni culturali, che non tutti i beni potevano essere finanziati come sarebbe stato suo intendimento, ancora l'anno scorso sono rimaste fuori delle opere perché non c'era finanziamento ed erano semplicemente messe come ipotesi da attivare a futura memoria, quest'anno è stato cambiato - e lo vedremo successivamente - il meccanismo, perciò è una programmazione, quella che fra l'altro ci porta a discutere a giugno degli interventi per l'anno corrente, che - mi consenta di dire - è più di forma che di sostanza.
Devo dire che siamo insoddisfatti rispetto al quesito posto perché, e nel campo dei beni culturali e purtroppo nel campo delle calamità naturali, penso che qualche soldo in più probabilmente non farebbe male perché tante sono le cose da effettuare. Prendo atto, anche se l'Assessore non lo ha esplicitamente detto, che progetti in questo senso non ne sono mai stati presentati, auspichiamo che nel prossimo futuro gli uffici si attrezzino per poter attingere a questi finanziamenti. Se poi la legge cambierà, sarà un altro discorso, ma "rebus sic stantibus" è un peccato lasciarli agli altri.
