Objet du Conseil n. 2673 du 12 juin 2002 - Resoconto
OGGETTO N. 2673/XI Valutazioni sui risultati di una ricerca della Fondazione Chanoux sul plurilinguismo amministrativo e scolastico in Valle d'Aosta. (Interpellanza)
Interpellanza Visti i primi risultati del sondaggio "Plurilinguisme administratif et scolaire en Vallée d'Aoste - Plurilinguismo amministrativo e scolastico in Valle d'Aosta?, realizzato dalla Fondation E. Chanoux e finalizzato a descrivere sia le pratiche linguistiche sia le rappresentazioni che la popolazione, che vive e lavora in valle, ha nei confronti delle lingue usate e parlate nella nostra regione;
Appreso, tra l'altro, che in Valle l'italiano è utilizzato dal 64 percento della popolazione, il patois dal 18 percento, il francese dal 1-2 percento;
Appreso inoltre che il 40 percento della popolazione condivide il bilinguismo attuato nelle scuole valdostane;
Lette le affermazioni dell'attuale Presidente della Fondazione, che sottolinea la valenza scientifica della ricerca, i cui risultati consentono di avere dati precisi sulla realtà del francese in valle, "così da offrire utili elementi per un confronto aperto?;
Ritenendo che tali dati possano essere interessanti anche per rileggere la politica culturale portata avanti dall'Amministrazione regionale in questi anni, specie per quanto riguarda la presenza e la valorizzazione del francese nelle diverse realtà politico-culturali, in ambito scolastico come in ambito lavorativo;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l'Assessore alla Pubblica Istruzione per sapere:
1) quali sono le sue prime valutazioni sui dati in suo possesso;
2) se intende attivare un'ampia riflessione sui dati del sondaggio, in quali ambiti e con quali obiettivi.
F.to: Squarzino Secondina - Curtaz
Presidente La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Sicuramente l'Assessore ricorda che già nel mese di febbraio la sottoscritta aveva attirato l'attenzione dell'Assessore e del Consiglio sul questionario di indagine linguistica che in quel periodo era in distribuzione nelle famiglie della Regione perché era in corso l'indagine.
È un questionario curato da un pool di centri di studio: Centro di studi linguistici per l'Europa di Milano, l'Università di Trento, Centre international de recherche linguistique du Québec, eccetera, e tutto questo in collaborazione con la Fondazione Emile Chanoux. Avevo chiesto allora all'Assessore alcune informazioni tecniche, per esempio chi erano gli estensori, chi erano i responsabili scientifici del progetto, come era avvenuta la scelta del campione e poi avevo posto una domanda politica: quali erano gli obiettivi di tale indagine e quale utilizzazione pensava di farne l'Assessore, allora l'Assessore aveva affermato che: "L'Assessorat et l'Assesseur n'y sont pour rien, ils ne participent pas à l'initiative, ils ne se posent aucun objectif et ils n'ont ni envisagé ni demandé aucune forme d'utilisation du questionnaire?. Risposta, questa, comprensibile perché effettivamente il soggetto che in Valle si occupa di tale questionario non è l'Assessorato, ma la Fondazione Emile Chanoux.
Ora però l'indagine è stata svolta, alcuni primi dati cominciano ad apparire e quindi credo che su questi dati sia possibile cominciare a riflettere, fra l'altro vorrei sottolineare che mi sembra un'iniziativa positiva quella della Fondazione Emile Chanoux che ha voluto intraprendere questa indagine per descrivere la situazione linguistica della Valle e per avere alcuni elementi di conoscenza.
Dicevo che sui quotidiani sono apparsi alcuni di questi dati, sono apparsi anche annunci circa la possibilità di accedere direttamente ai risultati tramite Internet dal 1° giugno, cosa che poi è risultata non vera nonostante in tivù ancora recenti interviste annuncino la possibilità di accedere a questi dati in Internet. Questo non è vero perché tutti i giorni io regolarmente guardo e tutti i giorni vedo che non c'è alcun dato concreto. Proprio venerdì scorso l'équipe di esperti ha presentato a grandi linee alcuni dati, oltre alla metodologia della ricerca.
Sicuramente sarà più interessante tornare sui dati della ricerca quando avremo tutto intero il rapporto di indagine: per ora dobbiamo accontentarci di alcuni dati, quelli che sono stati messi in circolazione, che sono apparsi sui giornali, sono pochi, ma risultano di una certa significatività, come quelli presentati venerdì scorso da degli esperti della ricerca. Tra l'altro abbiamo visto sia esponenti politici che esponenti dell'Amministrazione rilasciare interviste e commenti su questi dati. Credo quindi che valga la pena continuare a riflettere su questi elementi.
Richiamo qui alcuni primi risultati della ricerca. Rispetto all'uso che viene fatto delle lingue in Valle d'Aosta, si è accertato sulla base delle risposte date dagli intervistati che l'italiano è utilizzato nella comunicazione quotidiana, di lavoro e di vita, dal 64 percento della popolazione ed è considerato lingua madre dal 78 percento della popolazione; il francese è utilizzato come lingua veicolare dall'1 al 2 percento ed è considerato lingua madre dall'1,4 della popolazione; il patois è utilizzato dal 23 percento della popolazione ed è considerato una lingua madre dal 18 percento della popolazione. Già questi pochi dati, rispetto all'uso delle lingue, ci fornisce informazioni abbastanza significative.
Se poi passiamo a quello che è il modello del bilinguismo nelle scuole attualmente realizzato, appare che il 40 percento circa della popolazione condivide il bilinguismo attuato nelle scuole valdostane e il 20 percento vorrebbe un bilinguismo…
(interruzione del Consigliere Aloisi, fuori microfono)
… ringrazio per i commenti e i suggerimenti del Consigliere Aloisi. Grazie.
Il 20 percento - dicevo - vorrebbe un bilinguismo perfetto. Direi che le tendenze linguistiche registrate attivano le domande sul bilinguismo, le troviamo nelle risposte a domande diverse, quali quelle relative a come viene percepito il futuro del francese in Valle d'Aosta. A tale domanda il 44,44 percento degli intervistati ha risposto che non vede in prospettiva alcun cambiamento del ruolo del francese in Valle d'Aosta, il 17,68 percento pensa che si vada verso un miglioramento; il 14,88 percento pensa che si vada verso un peggioramento.
Si riproduce pertanto l'atteggiamento rispetto al bilinguismo nelle scuole, dove, grosso modo, un 40 percento è d'accordo, un 20 percento vorrebbe più francese e gli altri non si pronunciano oppure ne vorrebbero forse un po' di meno. Sono primi elementi che sicuramente saranno meglio riprecisati nel lavoro di bilanciamento dei dati che l'équipe di esperti sta facendo, ma appaiono già alcune linee di tendenza chiare che hanno delle loro ripercussioni per quanto riguarda la politica culturale che la Regione porta avanti, per quanto riguarda la presenza e la valorizzazione del francese nelle diverse realtà politico-culturali, in ambito scolastico e lavorativo.
Chiederemo all'Assessore quali sono le sue prime valutazioni e, a questo punto, io gli ripropongo, formulata in modo diverso, la domanda che gli avevo rivolto già a febbraio, nel corso di una nostra iniziativa consiliare, ovvero se intende utilizzare questi dati per riflettere sulla politica culturale e scolastica della regione e con quali obiettivi.
Presidente La parola all'Assessore all'istruzione e cultura, Pastoret.
Pastoret (UV) La Fondation Chanoux, comme vient d'être rappelé, a lancé une enquête sur la situation linguistique de notre Région. Cette recherche est une initiative qui relève de l'activité de la fondation et se base, comme cela a déjà été rappelé, sur un questionnaire qui a été soumis à l'attention de 6.050 personnes retenues représentatives de toutes les couches sociales des différentes aires géographiques et culturelles de notre Région.
Une première diffusion très partielle des données a été faite par les médias et, comme j'avais déjà eu l'occasion de le dire, il s'avérait difficile d'exprimer des jugements et de faire des évaluations sur le peu d'éléments qui étaient connus, d'ailleurs c'est sur ce peu d'éléments, qui sont présents aussi dans les prémisses de cette interpellation, qu'on me demande à nouveau d'exprimer un jugement.
Peut-être ces données auraient été plus précises si la collègue aurait pu rédiger le texte de cette interpellation après la journée de présentation des résultats, une journée de présentation qui a déjà eu lieu en fournissant la possibilité de connaître davantage les données dans leur ensemble et d'approcher quelques évaluations des scientifiques qui ont suivi l'ensemble de l'étude.
Il va de soi donc que je dois répondre à cette interpellation, mais je ne le ferai pas sur la base des seules prémisses avancées par la collègue car, afin de fournir une réponse un peu plus détaillée, j'ai essayé d'avoir des compléments d'information sur cette recherche et de vérifier les données ressortissantes, entreprise difficile, comme vous l'avez dit, et donc je m'excuse dès maintenant si je ne dispose que de données partielles.
Vu les résultats de la recherche de la Fondation Emile Chanoux, "Plurilinguisme administratif et scolaire en Vallée d'Aoste", je tiens à faire savoir qu'avant tout les affirmations de l'interpellation d'après lesquelles la population utiliserait à 64 pour cent l'italien, à 18 pour cent le franco-provençal, à entre 1 et 2 pour cent le français sont partielles et ne représentent qu'une des réponses du sondage.
En plus, comme d'ailleurs correctement la collègue l'a rappelé, elles ne sont pas pour le moment exactes car elles précèdent la pondération statistique indispensable à une lecture correcte des résultats, en plus elles ne se réfèrent qu'à la question 0-301 qui demande à l'informateur de dire quelle est sa langue maternelle.
Les questions sont nombreuses et ce n'est qu'en se rapportant à toutes les questions qu'on pourra avoir un cadre exhaustif du thème d'enquête.
De plus, je voudrais porter l'attention sur le fait d'être plus attentif et à ne pas confondre les éléments dérivant de la définition de langue maternelle tout court; des fleuves d'encre, comme vous le savez, surtout au cours des années 70, ont coulé pour définir, sans y réussir, qu'est-ce que c'est qu'une langue maternelle et là, si on se tient à la lecture exclusive de définition de langue maternelle, il en découlerait aussi qu'au Val d'Aoste, malgré la massive acculturation italophone, ceux qui reconnaissent l'italien comme langue maternelle, eux non plus ne font l'unanimité puisqu'ils se fixent eux aussi à environ 74 pour cent du total, donc j'invite à ne pas prendre ces données comme un élément substantiel et définitif, sans qu'on puisse analyser dans son ensemble cette recherche, recherche qui est beaucoup plus ample et variée et si d'une part elle nous offre le panorama ressortissant de plus d'un siècle d'acculturation italophone qui a réduit - et si on pense au passé on constate que cela a été fait avec une manière rude que nous tous connaissons - la présence du franco-provençal et du français dans notre Région.
Cette recherche dit aussi que l'emploi de la langue sur le territoire est bien différent car 58 pour cent de la population estime par exemple parler assez bien le français et dans un sens plus large 80 pour cent affirme connaître cette langue. Pour ce qui est du franco-provençal, les valeurs sont inférieures et diversifiées, mais elles sont tout de même importantes. L'italien, d'après les premières données, est un patrimoine commun à la presque totalité de la population.
Le contexte linguistique est donc plus nuancé que les pourcentages sommaires des données citées dans l'interpellation, mais aussi par les médias, ne laissent entendre. Je ne veux pas amoindrir le franco-provençal mais, puisque dans ce cas et sur cette initiative on m'interroge spécifiquement sur le français, mes réponses se porteront plutôt sur cet argument, mais ce n'est pas parce qu'on veut considérer le franco-provençal comme un élément à oublier et à ne pas tenir en considération.
Cela dit, je me propose d'analyser de manière plus approfondie et réfléchie les résultats de cette recherche compte tenu du fait que 61 pour cent de la population affirme vouloir mieux connaître le français et 42 pour cent le franco-provençal, ce qui est absolument intéressant, encore 76 pour cent semble approuver le système actuel d'enseignement bilingue et une partie considérable de ce pourcentage demande à réserver au français une plus large part. Il y aurait là de quoi réfléchir, mais cependant j'estime qu'aucune démarche ne doit être entamée avant de connaître toutes les données de la recherche et les évaluations des experts qui se réuniront bientôt en congrès.
Nous estimons qu'une question importante et délicate comme celle de la langue et de l'éducation bilingue devrait être traitée de manière prudente et intelligente, dans un esprit de collaboration afin de dépasser les limites imposées par une approche qui risquerait d'être faite par des préjugés et des fanatismes, car il faudrait consacrer à ce sujet toute l'importance qu'il mérite au sein d'une Europe qui demande la connaissance d'un nombre toujours accru des langues.
Cela dit, je voudrais fournir aux affirmations que je viens de faire quelques éléments complémentaires sur quelques questions et sur les réponses qui indiqueraient l'approximation de certaines conclusions, dont je ne fais aucune cause à vous, Madame, mais qui a été celle des médias qui ont proposé des données brutes un peu étonnantes.
Lorsqu'on lui demande - je me réfère à la question Q-0701 -: à quel groupe linguistique il estime appartenir? 44,55 pour cent des interviewés déclare appartenir au groupe linguistique italien et 25,50 pour cent du total des interviewés déclarent avoir appris en premier l'italien, tandis que 49,42 pour cent déclare avoir appris à l'école l'italien et le français.
A la requête n° 2802: êtes-vous fiers de parler le français? 31,17 pour cent se déclare assez fier, 29,70 pour cent répond: oui, tout à fait, les "non pas du tout" représentent 4,83 pour cent et les "assez peu" 10,7 pour cent, mais également les gens répondent d'une manière tout à fait surprenante à la question n° 2202: pour être Valdôtains connaître le français est important 42,20 pour cent, assez important 25,39 pour cent, fondamental 13,04 pour cent, pour un total de 82,63 pour cent, 15,45 pour cent c'est le pourcentage qui se chiffre sur les réponses "peu important" ou "sans aucune importance". Ces données ne varient pas si la question est posée de manière différente, la question n° 1701: connaître le français en Vallée d'Aoste est assez important 35,40 pour cent, très important 31,55 pour cent, fondamental 15,52 pour cent, total 82,47 pour cent; 16,15 pour cent est représenté par les réponses "peu important" ou "sans aucune importance"; encore 55,06 pour cent déclare vouloir que dans l'administration publique l'on utilise l'italien et le français et, quant au français, une dernière observation s'impose: à la question n° 1402 - comment estimez-vous connaître le français? - la réponse ne dément pas les données précédentes: assez bien 38,2 pour cent, bien 42,15 pour cent, pour un total de 80,38 pour cent, peu 16,57 pour cent avec "pas du tout".
Voilà donc quelques exemples de données qui ne sont pas connues ou très peu connues et desquelles on pourrait tirer des conclusions bien différentes par rapport aux rares éléments qui jusqu'à présent étaient connus, mais ce n'est pas le cas de porter des jugements sur ce point comme ce n'est pas le cas de le faire sur des éléments qui ont été retenus en les considérant plus éclatants.
Il faudra à mon sens du sérieux avant tout pour examiner tous les éléments et pour en tirer des conclusions qui ne sont pas nécessairement urgentes. Je pense que cette enquête pourra nous permettre, dans les mois et les années qui viendront, de faire beaucoup d'analyses.
Cependant j'estime que, face à un système totalement déséquilibré pour ce qui est des codes linguistiques avec une prépondérante écrasante des médias et de l'organisation italophone des systèmes, ce système bilingue a su faire des miracles et les avis des interviewés que je viens de citer en font état. De plus, tout cela d'après les réponses fournies, a rencontré la faveur des gens sans qu'aucun anathème n'ait été lancé ni contre l'italien et même pas contre le français ou contre le franco-provençal, même si ces deux langues ont subi de manière incontestable une pression sans pair dans notre communauté. Maintenant je pense qu'au-delà de toutes les réflexions qu'il faudra faire, et je conclue avec une invitation, la vraie question est et sera de savoir si avant tout les élus, tels que nous le sommes, seront à même de continuer de garantir la réciprocité des différentes cultures linguistiques et surtout de se confronter sur ces éléments pour faire une réflexion approfondie et sérieuse sur le thème.
Presidente La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Credo che ci siano alcuni elementi che sicuramente ci accomunano ed è la consapevolezza della provvisorietà dei ragionamenti e anche delle analisi che stiamo facendo. Siano solo nel momento in cui ciascuno comincia a dare il proprio punto di vista sulla situazione linguistica e credo che bisognerà lavorare a lungo sui dati che ci saranno, quando li avremo tutti. Vorrei fare alcune puntualizzazioni partendo da quanto ha detto l'Assessore.
L'Assessore ha sottolineato il fatto che, pur con tutta la politica italofona che c'è stata, è ancora basso il numero di persone che considerano l'italiano lingua madre. Io credo che qui vada sottolineato un aspetto importante che emerge da questa ricerca e anche dai dati che lei ha fornito e cioè che in Valle non dobbiamo fermarci a considerare solo l'italiano e il francese, ma dobbiamo inserire l'utilizzo di queste lingue in un discorso più ampio dei dialetti, distinguendo i vari livelli.
È chiaro che, quando parlo di lingua madre, di lingua parlata in casa comunemente, il fatto che ci sia un numero così alto di gente che parla patois e anche altri dialetti sta a dimostrare che il dialetto è ancora nella cultura italiana la lingua del cuore, la lingua degli affetti, la lingua dei sentimenti, la lingua delle relazioni familiari e allora non dobbiamo neanche trarre deduzioni errate, limitate dal dato che lei ha fornito, dicendo che sono ancora pochi gli italofoni in rapporto al tipo di campagna che è stato fatto.
Io sottolineo il fatto che questo elemento ci consente di fare un'osservazione ulteriore: che non possiamo partire da un solo dato e da questo dedurre tutte le conclusioni.
Tutti i dati che lei ha via via snocciolato, riguardanti il rapporto che la popolazione valdostana ha con il francese - visto che questo era uno degli argomenti posti all'attenzione della ricerca - dimostrano, soprattutto se teniamo conto che il francese è innegabilmente la lingua madre di una minoranza infima della popolazione, quanto sia importante il ruolo che la scuola ha svolto, per far conoscere, insegnare, far parlare, la lingua francese. Il fatto che l'80 percento dica di conoscere il francese e il 58 percento ritenga di parlarlo bene - e dopo 15 anni di scuola mi sembra questo un risultato scontato - dimostra che la scuola svolge un suo ruolo culturale ben preciso, potenziando l'orizzonte linguistico e culturale di ogni alunno e consentendo a chiunque vive e lavora in Valle di conoscere e quindi, far proprio, quel tesoro prezioso della lingua che la storia di questa Regione tramanda.
La lingua francese fa parte del passato linguistico di questa Regione, è un tesoro prezioso che va offerto a tutti in modo che continui ad essere un patrimonio culturale importante e condiviso. Ed io apprezzo anche il riferimento al fatto che ormai questa lingua in un'ottica europea diventa ancora più uno dei tratti di appartenenza alla Comunità europea.
Questi dati - lo dico un po' en passant, poi ci torneremo in altre situazioni - ci dicono che la scuola ha svolto un ruolo culturale importante, ma il ruolo politico che qualcuno voleva affidare alla scuola, quello di rifrancesizzare questa Regione, di far sì che aumentasse il numero di persone che usano il francese come lingua materna, questo obiettivo non è stato raggiunto. A riprova del fatto che, se si affronta l'argomento con uno sguardo laico, cioè se si considera il francese come un elemento arricchente importante, è possibile raggiungere un accordo. Quando invece si vuole scivolare su un altro piano, quello ideologico, allora incominciano le diatribe, le difficoltà, le divisioni. Quando lei dice che dobbiamo fare in modo che le culture linguistiche qui siano alla pari non credo che lei possa attribuire lo stesso valore ponderale: la cultura linguistica francofona appartiene ad un 2 percento della popolazione. Piuttosto dovremo renderci conto invece di differenziare due culture che, in realtà, nella Valle, c'è una cultura plurilingue nel senso che le persone usano più codici linguistici.
C'è un elemento che mi preoccupa in questo questionario, e qui lo do come annotazione finale, ed è il fatto che nel questionario, il cui obiettivo è molto chiaro - è detto infatti nella brochure che: "Le but de la recherche est d'analyser les rapports qui existent entre les langues et les dialectes utilisés de préférence en Vallée d'Aoste dans les multiples situations de la vie quotidienne pour permettre l'identification d'éventuelles variations locales dans l'usage des différents codes linguistiques? -, troviamo una serie di domande che riguardano invece un altro ambito, non linguistico: mi riferisco alle domande che tendono a misurare il senso dell'identità valdostana in una prospettiva in cui il segno distintivo dell'identità non sappiamo bene qual è. Qui si vuole individuare come un elemento caratteristico dell'identità la conoscenza della lingua, concetto questo che è stato dimostrato - lei lo sa benissimo - non avere alcun valore scientifico.
Non vorrei che ci fosse un'intrusione ideologica all'interno del questionario, che ha chiaramente finalità linguistiche: c'è una domanda che fa vedere come l'80 percento e più delle persone afferma che è molto importante il francese. Ma nel porre la domanda non precisa in rapporto a che cosa è importante: a trovare lavoro, a conoscere una lingua in più, ad avere rapporti internazionali?
Se non viene detto per cosa è importante, la risposta non ha significato. Così pure se non viene chiarito cosa vuol dire essere Valdostani e cosa si intende per identità del Valdostano, e si dà per scontato che essere Valdostano vuol dire possedere una lingua, lei capisce che si fa uno "scivolamento" pericoloso da un dato linguistico ad un dato più ideologico.
