Objet du Conseil n. 2433 du 6 février 2002 - Resoconto
OGGETTO N. 2433/XI Organizzazione di una conferenza sui problemi degli anziani. (Interpellanza)
Interpellanza A conoscenza delle lamentele provenienti dal mondo degli anziani in merito alle modalità con cui vengono erogate le prestazioni previste a loro favore, al cambiamento di norme e regole che avviene unilateralmente senza alcun dialogo e confronto con gli interessati e tanto meno con i loro rappresentanti sindacali;
Constatato lo stato di solitudine in cui molti anziani sono costretti a vivere la loro vecchiaia, nonostante le conclamate iniziative socio-assistenziali, di cui non usufruiscono e non possono usufruire;
Preso atto che non è stato fatto un accurato monitoraggio, tale da poter individuare le persone anziane, ammalate che vivono nella più grande solitudine anche nella nostra Regione;
Ritenuto che occorrerà colmare i ritardi che si registrano e operare per liberarsi dalla superficialità assistenzialistica e dal paternalismo perbenista a cui oggi vanno incontro gli anziani, e mettere in atto un rapporto diverso fra loro e gli Enti, e le Istituzioni regionali, in modo da restituire alla categoria quella dignità che nella solitudine sentono di aver perso;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
la Giunta regionale e l’Assessore competente per conoscere:
1) se e come ritiene opportuno indire una conferenza sui problemi degli anziani coinvolgendo oltre alla Regione, gli Enti Locali, i Sindacati dei pensionati, associazioni e Cooperative assistenziali, Caritas, ACLI e quanti sentono la volontà di operare insieme, in un clima di sinergia e di seria concertazione, per esaminare i problemi e poter individuare soluzioni concrete ed efficaci.
F.to: Beneforti - Squarzino Secondina
PrésidentLa parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU)Abbiamo presentato questa interpellanza per riportare in questa sede il problema degli anziani. Abbiamo ritenuto di prendere questa iniziativa, perché sollecitati da una serie di lamentele provenienti non solo dai diretti interessati, ma anche dalle organizzazioni sindacali dei pensionati, dai movimenti anziani di alcune forze politiche, da centri e associazioni di volontariato anche a carattere assistenziale. Perché le lamentele? Perché c’è questo dissenso? Abbiamo voluto, prima di venire in questa sede, approfondire l’intera problematica, anche se non nell’intero fenomeno che rappresenta.
Dagli incontri che abbiamo avuto, abbiamo compreso che le lamentele sono dovute al comportamento e al distacco che enti ed istituzioni hanno nei loro confronti. Gli anziani si sentono emarginati, si sentono soli e soprattutto sentono di non contare. Dicono che tutte le decisioni vengono prese senza la loro partecipazione, che si trovano di fronte a regole e norme cambiate unilateralmente, che nonostante sussista una legislazione a loro favore, mancano le risorse per poterla mettere in pratica. Ci hanno confidato che molti vivono nella più completa solitudine, si sentono soli e abbandonati anche dai comuni in cui risiedono, si sentono scaricati dalle stesse famiglie, anche se preferiscono rimanere a casa loro.
Coloro che sono ospiti delle microcomunità, quando sono autonomi, non riescono a convivere con coloro che non sono autosufficienti, non hanno la tranquillità di cui hanno bisogno né gli uni né gli altri; non c’è, nei loro confronti, un intervento personalizzato, come era previsto dalla riforma dei servizi sociali avvenuta a livello nazionale, di cui abbiamo parlato in questa sede. Non c’è stato un censimento sullo stato di povertà, in modo da prevedere le risorse necessarie per venire incontro a chi ha più bisogno. Per coloro che non sono autosufficienti, non ci sono strutture dove essere ospitati, mancano le RSA: quando escono dall’Ospedale o dal Beauregard, alcune famiglie sono disperate non essendo in condizioni di accudire i loro familiari. Teniamo presente che al di fuori di qualche lodevole iniziativa caritativa di alcuni volontari, c’è il vuoto più assoluto anche nella nostra regione verso questi problemi.
Ho riportato quanto abbiamo ascoltato perché ci si confronti, in modo da stabilire il da farsi, per liberarsi anzitutto dalla visione che oggi si ha dell’anziano, per andare oltre quell’assistenzialismo patetico e paternalistico che facciamo, per rendere l’anziano vivo, sereno, partecipe di ciò che lo riguarda. Occorre restituire all’anziano quella dignità che nella solitudine egli sente di aver perso. Ciò che si deve fare non può essere deciso nella "stanza dei bottoni" fra alcuni funzionari dell’Assessorato: occorre la partecipazione di tutti i soggetti interessati, occorre andare oltre la consultazione degli enti pubblici e privati, anche se questa è importante.
Assessore, non basta consultare o sentire le parti interessate su ciò che molte volte è già stato deciso prima per cui, più che confrontarsi, si fa in modo che quanto è stato già deciso, venga accettato e messo in pratica. Occorre ascoltare ed essere ascoltati prima di decidere Occorre conoscere tutte le parti del problema per risolverlo; e, in questi casi, occorre ripristinare la concertazione che è necessaria, evitando di calare dall’alto ogni decisione.
Per questo abbiamo presentato l’interpellanza: per proporre una conferenza aperta sul problema degli anziani, organizzata dal suo Assessorato e non da altri! Le chiediamo di organizzare una conferenza aperta sugli anziani, per mettere in condizione, lei, ma anche i comuni e gli enti locali, di stabilire un programma che poi dovrà essere sostenuto da tutti, un programma nei confronti di una categoria che oggi è in crescita, e dalla quale vengono sempre più numerose le richieste e le necessità, per vivere una vecchiaia più tranquilla. Non vogliamo imporre niente, è un confronto che si chiede di aprire; ma riteniamo che questa sia la strada per poter venire incontro a chi si è lamentato, pone i problemi e li mette sul tappeto.
PrésidentLa parole à l’Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.
Vicquéry (UV)Inizierei toccando l’aspetto delle "lamentele", o supposte tali, cercando di chiarire che c’è un ruolo di responsabilità dell’Amministrazione regionale, in primis dell’Assessorato regionale, che è diventato secondario rispetto al ruolo degli enti locali. Questo lo dice il Piano sanitario, lo ribadisce la legge n. 328, legge quadro sulle politiche sociali, che mette in capo agli enti locali le politiche degli anziani. Questo concetto è stato poi ribadito dalla legge finanziaria della Regione, che ha delegato in toto queste politiche ai comuni. Alcuni problemi gestionali devono trovare come interlocutore gli enti locali, e non l’Amministrazione regionale: dal pagamento degli stipendi al personale dipendente ADEST, al ruolo degli assistenti domiciliari sul territorio, e via di seguito.
Per quanto riguarda le competenze delle regioni, io vorrei essere chiaro. Le organizzazioni sindacali dei pensionati sono sempre state formalmente interpellate in occasione dell’unica, sottolineo, "unica" iniziativa regionale annuale che è la bozza di deliberazione concernente le direttive per i servizi per gli anziani: un atto all’anno.
Sono state interpellate con una mia lettera del 21 novembre 2001 indirizzata, oltre che agli enti locali, anche alle organizzazioni sindacali dei pensionati per il parere preventivo sulla direttiva del 2002 e si chiedeva cortesemente di fornire una risposta entro il 21 dicembre 2001, quindi un mese dopo, per dare loro il tempo di valutare i pro e i contro delle direttive. Direttive che non hanno stravolto nulla, hanno soltanto corretto alcune cose su indicazione degli stessi pensionati e degli enti locali.
A questa lettera del 21 novembre 2001, i pensionati hanno risposto con una lettera del 14 gennaio 2002, tant’è che, a fronte del silenzio dei sindacati dei pensionati, la delibera era già all’ordine del giorno, ma è stata sospesa per incontrare i pensionati stessi: questo a tre mesi di distanza. L’incontro è avvenuto il 24 gennaio e in quell’incontro abbiamo sentito le istanze dei pensionati, alcune delle quali sono state recepite - il rispetto del riconoscere le spese condominiali, il pagamento delle utenze - e altre no.
Fondamentalmente la richiesta dei pensionati era di non far pagare tutta una serie di categorie di invalidi, in applicazione di una normativa che ritengono si debba applicare e questo è un punto focale della politica sociale di questa Amministrazione regionale, che ha detto chiaramente che nel principio di equità delle politiche sociali si intende far pagare chi può, per poter dare a chi non può: questa è la base su cui impostiamo le politiche sociali, può essere giusta o meno, può essere contestata, ma noi riteniamo che chi ha redditi debba contribuire rispetto a coloro che non ne hanno.
Non è un problema di rapporto con i pensionati, è un problema di "politica sociale" di fondo, e se ai pensionati diciamo "no", diciamo "no" anche alle altre categorie sociali! Questo per essere chiari, altrimenti rischiamo di perdere i giusti termini della questione. Rispetto alle iniziative intraprese, e torno alle premesse dell'interpellanza, ricordo che nel 1998 l’Assessorato ha incaricato il Centro studi e investimenti sociali del CENSIS per un'indagine che aveva un duplice obiettivo: valutare la situazione attuale, i bisogni psicologici, sociali e sanitari della popolazione anziana della Valle d’Aosta e individuare le modalità di intervento di assistenza più idonee per rispondere a tali bisogni.
Sulla base del rapporto finale di questa indagine che è stata presentata, si è rilevato che non vi sono anziani particolarmente scontenti dei servizi a loro favore. Da tale indagine risulta, per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, una valutazione decisamente positiva sia del servizio sia degli operatori che svolgono questo tipo di assistenza; per quanto riguarda i centri diurni, gli anziani intervistati esprimono un grado di soddisfazione abbastanza elevato sia riguardo alle attività di animazione ivi proposte, sia riguardo agli altri servizi.
Il personale dei centri è considerato, a giudizio pressoché unanime, qualificato e attento alle richieste e ai bisogni degli utenti. La valutazione sulla qualità delle prestazioni ricevute appare, anche nel caso delle microcomunità, ampiamente soddisfacente e un giudizio globalmente positivo emerge anche in relazione agli aspetti strutturali, di comfort e di igiene delle strutture, e dei vari servizi erogati, nonché del personale di assistenza.
Per quanto riguarda lo stato di solitudine degli anziani, dalle indagini del CENSIS emergono alcune differenze sostanziali. Il primo elemento che influisce fortemente sulla diversificazione della condizione anziana è rappresentato dall’età correlata alla capacità di autonomia; infatti i 65enni e i 75enni sono generalmente attivi sia in casa che fuori casa e dichiarano ancora buone condizioni di salute, mentre dai 75 anni in poi lo stato fisico condiziona l’autonomia delle persone.
La seconda variabile che caratterizza fortemente il modo in cui viene vissuta la vecchiaia, è rappresentata dal sesso: le donne vivono di più, rimangono più spesso vedove, e conseguentemente rilevano uno stato d’animo meno ottimista nei confronti del futuro. Infine, l’ultimo elemento di diversificazione è rappresentato dal luogo di residenza: chi risiede nel capoluogo sembra avere maggiore possibilità di fruire dei servizi. Questi sono i dati dell'indagine del CENSIS, che è andato a tutto campo sul territorio della regione; può essere rifatta, ovviamente, però riteniamo che non sia così datata perché vogliamo concentrare gli sforzi su altri settori di cui parlerò.
L’esigenza di un confronto più serrato fra coloro che, a vario titolo, si occupano dei problemi delle persone anziane ha condotto, dopo l’esperienza positiva di collaborazione sperimentata nel 1999, in occasione dell' "Anno internazionale dell’anziano", fra associazioni varie, organizzazioni sindacali, amministrazione regionale ed enti locali, alla costituzione di un "Forum anziani", con la funzione di luogo di confronto che ha fra le sue finalità il miglioramento della qualità della vita degli anziani, con particolare attenzione alla centralità della persona, all’attivazione di raccordi fra i vari soggetti attivi nella comunità locale, attuando i principi della legge n. 328/2000.
Il forum ha trovato la sua formalizzazione nell’articolo 5 della legge regionale n. 18/2001, là dove prevede che la Giunta regionale promuova l’istituzione di un apposito organismo partecipativo e consultivo del settore delle politiche per gli anziani, con il coinvolgimento degli enti locali, del terzo settore e delle parti privati. Le assicuro, Consigliere Beneforti, che il forum si riunisce continuamente. È l’unica istituzione che continuamente è riunita; è inutile che mi si dica di no, perché ci sono i verbali delle riunioni!
Rispetto al ruolo dell’Assessorato, ricordo che il Direttore delle politiche sociali dell’Assessorato è componente di un gruppo di lavoro territoriale previsto dal "Progetto ricerca servizio anziani", presentato dall’ENAIP Valle d’Aosta - quindi, c’è questa struttura che sta lavorando sulle politiche per gli anziani, e noi ne facciamo parte integrante - e che mira ad offrire alla Regione e agli enti locali uno strumento di lettura dei bisogni della popolazione anziana e delle tipologie di intervento, per generare professionalità e imprenditorialità adeguate per il loro soddisfacimento, da realizzare con opportune azioni a valere sugli assi del Piano operativo regionale (POR) Valle d’Aosta, dedicati allo sviluppo professionale d’impresa, misura D3 del piano operativo; offrire al sistema delle ACLI regionali uno strumento di intervento attraverso il suo sistema associativo: cooperative sociali aggregate e ACLI COLF, misurato sugli effetti bisogni della popolazione anziana; offrire agli operatori del settore singoli o associati un elemento di valutazione delle rispettive politiche di intervento.
Lavoriamo all'interno di questo organismo e riteniamo che se la "mission" è questa, come si usa definire, questi obiettivi siano ampiamente ambiziosi da poter dare delle risposte alle domande che ci poniamo. Rispetto alle iniziative, ricordo che la settimana scorsa abbiamo avuto due momenti di confronto sulle problematiche riguardanti la popolazione anziana: il convegno del 29 gennaio in collaborazione con la Diocesi, sul tema: "Sussidiarietà e solidarietà", dove si sono comparate la Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Trento per quanto riguarda la rete di servizi, i livelli di assistenza, eccetera, e l’incontro europeo dell’1 e 2 febbraio sull’assistenza domiciliare e le nuove tecnologie, dove si è confrontato il quadro politico e i modelli pubblici locali di Alta Savoia, Canton Ticino, Andalusia, Contea di Stoccolma, Valle d’Aosta, nonché programmi e progetti mirati delle rispettive politiche sociali. Questo per dire che siamo molto sensibili a confrontarci con gli altri. Quali sono gli intenti? Sicuramente non organizzare una conferenza oggi, vogliamo dare applicazione concreta all’articolo 5 della legge regionale, cioè trasformare questo forum informale in un vero e proprio organismo partecipativo e consultivo e chiederemo alle singole forze sociali di nominare i loro rappresentanti, dando un contenuto più organico.
La seconda iniziativa che vogliamo fare, per l’anno in corso, è la ricerca per la definizione della "soglia di povertà", dopo di che intendiamo confrontarci su questo argomento pubblicamente, mediante conferenza o altre iniziative che riterremo opportune. Questo è un obiettivo che ho già avuto modo di illustrare in altre sedi: vogliamo capire non solo quanti sono i poveri in Valle d’Aosta, ma capire qual è la soglia della povertà rispetto alle condizioni di vita e a tutto un insieme di fattori produttivi che esistono, facendo riferimento a ricerche che già sono state attuate - a questo scopo mi sono confrontato, in settimana, con i responsabili - e precisamente alla ricerca che è stata predisposta dalla Caritas sulla povertà, Caritas che fa parte del gruppo di lavoro incaricato.
Vogliamo dare corpo a questo gruppo di lavoro per concretizzare qualcosa entro fine anno e, se il lavoro si concluderà entro fine anno, intendiamo ovviamente organizzare una giornata di dibattito, durante la quale verranno ripresi tutti gli argomenti di cui stiamo parlando; per cui la risposta è "no" in via immediata, perché vogliamo confrontarci su un tema di attualità come quello della povertà, ma "sì" - almeno lo spero - entro la fine di quest’anno.
PrésidentLa parole au Conseiller Beneforti.
Beneforti (PVA-cU)Devo dire, Assessore, che non sono soddisfatto della risposta che lei ha dato alla nostra interpellanza. Forse non sono riuscito a farmi comprendere e a far comprendere il significato vero di questa interpellanza. Ho detto anch'io che c’è una legislazione a livello regionale e c’è una legislazione a livello nazionale, che ci sono interventi, ci sono iniziative; non ho detto che si parte da zero! Volevo solo far capire cosa manca: quello che manca è il coinvolgimento dell’anziano, questo è il problema, perché non è che non si prendano le iniziative, si prendono, ma con un sistema talmente burocratico che l’anziano si sente escluso, sente di vivere in solitudine. Mi aspettavo questa risposta, non è che non me l’aspettassi, e ne prendo atto! Assessore, vedo che lei vuole continuare a seguire la sua strada, non intende modificare le cose che anche oggi potrebbero essere modificate.
Lei dice: "vedremo di fare la conferenza a fine anno". Io prendo atto che la conferenza si farà a fine anno; intanto, però, "si aggiusta il tiro" da ora alla fine dell’anno, per arrivare alla fine dell’anno magari con buoni risultati e per non arrivare a quella conferenza attirandosi le polemiche da parte di qualcuno. Non era questa la nostra intenzione: noi vogliamo andare ad una conferenza in forma costruttiva, vogliamo costruire e affrontare alla radice i problemi dell’anziano.
La conferenza avrebbe offerto - e offrirà anche a lei - l’opportunità di ridare alle nostre politiche socioassistenziali e sanitarie un ruolo di più alto profilo nell’ambito del nostro sistema sociale, avrebbe offerto l’occasione per la valorizzazione del ruolo dei nostri comuni a cui appartiene la centralità nella costruzione della rete dei servizi alla persona. In sede di conferenza avremmo messo in risalto il ruolo che devono avere i comuni, i quali molte volte non lo esercitano fino in fondo; sotto il profilo sanitario, non lo esercitano nemmeno a livello partecipativo, perché non esprimono la loro opinione sulla situazione sociosanitaria della nostra regione.
La conferenza avrebbe offerto la possibilità di seguire più da vicino gli stessi suggerimenti che sono emersi dal convegno da lei organizzato, unitamente al Vescovo di Aosta; convegno avvenuto in un ambito troppo ristretto per affrontare tutti i problemi che investono il mondo degli anziani. Nella mia introduzione ho detto come doveva essere organizzata la conferenza e le parti che dovevano essere presenti!
Il convegno che è stato fatto il 29 gennaio si è svolto in un ambito ristretto, perché non ha tenuto conto di una realtà che esiste! Inoltre, la conferenza, se fatta, avrebbe evitato il susseguirsi di mozioni, interpellanze e interrogazioni in questo Consiglio. Ho letto sul giornale che lo stesso Vescovo è stato critico, Assessore, e che lei d'ora in avanti consulterà perlomeno gli enti prima di decidere, perché non solo noi, ma anche il Vescovo ha detto che l’Assessore prima di decidere dovrebbe sentire tutti, in modo particolare gli enti preposti all’assistenza degli anziani?
(interruzione dell’Assessore Vicquéry, fuori microfono)
? lo so anch'io, sulla programmazione; ma quando si stabiliscono le linee da seguire si devono sentire tutte le parti interessate! Questo noi glielo abbiamo sempre detto, in questa sede, quando si chiede il confronto e il dialogo; per fortuna glielo ha ripetuto anche il Vescovo di Aosta, che ha detto che è ora di cambiare strada. Con la nostra politica sociale, nonostante le risorse umane e finanziarie che spendiamo, si continua a volare basso, non si vola alto; l’opinione pubblica continuerà a sentirsi colpita dalle notizie di anziani trovati morti nelle loro abitazioni o da notizie di anziani che vivono nell'indecenza in qualche tugurio, come è successo anche in Valle.
In quei momenti ci si rende conto che vi sono persone che vivono nella solitudine più completa, fra l’indifferenza generale, ignorati da tutti, comprese le istituzioni socioassistenziali! Per noi la conferenza era da ritenersi una grande novità culturale e politica, in quanto poteva essere un'occasione per mettere in evidenza i diritti delle persone, che devono essere soddisfatti con pari dignità ed efficacia, era l’occasione per fare un passo avanti. Forse, nel tempo, vi accorgerete che sarà necessaria - e mi auguro che ve ne accorgiate ancora prima della fine dell’anno - così come si è rivelata necessaria quella della sanità che avete inserito nel Piano sociosanitario, dopo averla sempre rifiutata, benché fosse già stata richiesta da noi, in questa sede e, così come a suo tempo l’avete rifiutata per la sanità, la rifiutate nell’immediato oggi! Mi auguro che i tempi si accorcino e, quanto prima, si possa giungere ad un confronto, insieme, in modo da prefissarsi un programma futuro che affronti quei problemi che oggi abbiamo trovato sul tappeto!
