Objet du Conseil n. 2432 du 6 février 2002 - Resoconto
OGGETTO N. 2432/XI Ricerca "Prometeo" sulla spesa sanitaria in materia di prevenzione nelle Regioni. (Interpellanza)
Interpellanza Preso atto dei dati forniti dalla ricerca "Prometeo" circa il numero di morti che potrebbero essere evitate se si attuassero maggiori interventi nella prevenzione, se si potenziassero metodi di diagnosi precoci, se fosse garantita una maggiore rapidità nelle cure ed una migliore e più tempestiva assistenza;
Constatato che la nostra regione si colloca al primo posto nella graduatoria delle peggiori regioni italiane per quanto riguarda le morti evitabili e che tali dati confermano una tendenza che vedeva la nostra regione segnalarsi già nei rapporti precedenti di Prometeo per "mancanza di prevenzione", "cattiva diagnosi precoce", per "cattiva igiene ed assistenza sanitaria";
Considerato che, a fronte di tali dati, la Valle d’Aosta si colloca ai primi posti nella graduatoria delle regioni che nel 2000 hanno maggiormente incrementato la spesa sanitaria, segnalandosi per una crescita del 16,4 percento;
Preso atto delle ripetute affermazioni dell’Assessore regionale alla Sanità, Salute e Politiche Sociali circa la necessità di intervenire per migliorare il livello di benessere della popolazione, pur in una politica di contenimento delle spese;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l’Assessore competente per sapere:
1) se è a conoscenza dei dati della ricerca Prometeo e quale è la sua valutazione al riguardo;
2) quali misure sono state finora attivate per contrastare la situazione sanitaria descritta dall’indagine Prometeo;
3) cosa intende fare per intervenire nei settori critici evidenziati da tale ricerca.
F.to: Squarzino Secondina - Beneforti
PrésidentLa parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU)La ricerca "Prometeo" è in atto dal 1999, quindi questa è la terza edizione, dopo quella del 1999, del 2000 e del 2001. È una ricerca che è portata avanti da una serie di enti specializzati: l’Università di Roma di Tor Vergata, l’Istituto nazionale di statistica, la Farmindustria, e via dicendo. Sono presenti diversi settori della ricerca, ed è una ricerca che ha lo scopo di descrivere e indagare sullo stato di salute della popolazione, sui servizi sanitari in rapporto al contesto demografico ed economico, partendo da una domanda principale: è possibile verificare quanti morti il Servizio sanitario potrebbe evitare se fosse organizzato in modo diverso? Questo è il concetto.
Il concetto è vedere la percentuale di morti evitabili a livello di singoli contesti, per descrivere attraverso questo indicatori lo stato di salute di una regione; chiaramente non è la voce, l’unica voce vera che fotografa tutta la situazione sanitaria di una regione e di un paese, però è un punto di vista interessante, fra l’altro è un punto di vista che sta prendendo sempre più piede e importanza a livello nazionale.
Puntualmente, ogni anno, come appare la ricerca "Prometeo", la sottoscritta, insieme al proprio gruppo, porta all’attenzione del Consiglio i dati di questa ricerca che riguardano la Valle d’Aosta e poi le valutazioni che i responsabili politici della salute fanno e, di conseguenza, le azioni da intraprendere.
Sono dati molto interessanti, specie se vengono letti in progressione e paragonati con gli anni precedenti. Oggi, quindi, non possiamo più fare alcune valutazioni, che magari si facevano rispetto al primo rapporto del 1999, perché non possiamo più dire che è qualcosa di estemporaneo: è una ricerca che sta prendendo piede e importanza anche a livello nazionale.
Rispetto a questa ricerca - io dico: purtroppo - la Regione Valle d’Aosta si colloca all’ultimo posto nelle graduatorie: se vediamo quanti sono i decessi che si sarebbero potuti evitare con adeguati interventi, come la prevenzione primaria, oppure con diagnosi precoce, oppure con adeguati generi di assistenza sanitaria, vediamo che la Valle d’Aosta "purtroppo" si trova in fondo alla graduatoria.
È vero che la mortalità risulta tendenzialmente più elevata nelle regioni del nord rispetto a quelle del sud, ma fra di esse - dice la ricerca - "il tasso più elevato, confermando la tendenza degli anni passati, si riscontra nella Valle d’Aosta - 4,2 per mille abitanti - a fronte di una media che si aggira sui 3,5 a livello nazionale": la Valle d’Aosta rimane quindi l’unica regione dove la mortalità è superiore a quattro per mille abitanti. Questo come tasso di mortalità standardizzato.
Se poi andiamo a vedere anche le mortalità evitabili, sempre sulla base di questa ricerca, a fronte di una mortalità che nel nostro Paese si colloca a 1,7 su mille decessi maschili, e a 0,7 su mille decessi femminili, la regione che registra il tasso di mortalità evitabile più alta, riferita sia agli uomini che alle donne, è la Valle d’Aosta, dove si registrano 2,2 decessi maschili su mille abitanti e 0,8 decessi femminili su mille abitanti. Continua la ricerca: "Se analizziamo le morti evitabili, si individuano in particolare quelle morti che non si sarebbero verificate con l’adozione di interventi adeguati sugli stili di vita, di prevenzione, di diagnosi precoce e terapia, di strutturazione e funzionamento dell’assistenza sanitaria. In particolare, con riferimento ai decessi che si sarebbero evitati con interventi adeguati di prevenzione primaria, si registrano valori più elevati nelle regioni del nord e fra questi si rileva per primo un picco massimo nella Valle d’Aosta". Dice ancora la ricerca: "Con riferimento alle morti causate da ritardi nella diagnosi precoce nelle terapie, ancora una volta la carenza si registra soprattutto nelle regioni settentrionali e il valore più elevato di decessi femminili determinato da questa causa è registrato appunto in Valle d’Aosta".
Questi sono i dati che abbiamo a disposizione, questi sono i dati che hanno sicuramente fatto riflettere l’Assessore. Sono dati che purtroppo confermano le precedenti ricerche, quindi c’è un trend. Va notato che c’è stato comunque un miglioramento complessivo a livello nazionale e anche nella Regione Valle d’Aosta si è verificato un lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti, però i dati sono ancora molto gravi.
Tutti noi abbiamo visto, nei giorni scorsi, degli articoli di giornale in cui si indicavano gli effetti della "mala sanità"; si parlava di 80 mila morti all’anno che si potevano evitare e si invocava una sanità più efficiente per evitare questo, e andando a vedere le tabelle, si trova che la Regione Valle d’Aosta è fra quelle che occupano in alcuni casi le ultime o le ultimissime posizioni, pur - e qui lo abbiamo aggiunto - con una spesa sanitaria molto alta rispetto alle altre regioni. Allora è un po' questo rapporto costi-benefici che andrebbe chiarito, e soprattutto ci si chiede se non è possibile impiegare le risorse in modo da essere più efficienti ed efficaci, e in modo da realizzare l’obiettivo che tutti quanti ci poniamo, che è il miglioramento della salute dei cittadini e delle cittadine di questa regione.
PrésidentLa parole à l’Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.
Vicquéry (UV)Inizierei con il dire che questa interpellanza era scontata; ho avuto modo di dirlo anche in conferenza stampa, perché è un argomento che giustamente deve preoccupare il Consiglio regionale, ma inizierei con il dare lettura di un comunicato del Ministro Sirchia all’indomani della presentazione dello studio "Prometeo". Il ministro dice testualmente: "Gli ottantamila decessi addebitati alla "mala sanità" italiana sono invece frutto di un insieme di fattori negativi, che comportano la riduzione della vita". Sirchia commenta così gli ultimi dati sulla mortalità, addebitati alle strutture sanitarie: "Questa non dipende solo dai servizi sanitari, ma da una serie di tanti fattori negativi che portano all’accorciamento dell'esistenza. Se si muore prima, non è solo per le cattive cure ricevute negli ospedali, ma soprattutto per l’alimentazione sbagliata, l’abuso di alcool, il mancato rispetto delle regole stradali?", e così via. "La sanità?" - ha aggiunto il ministro - "?è un frammento dei rimedi che si possono mettere in atto, per difendere la salute. Il problema italiano è passare dalla sanità al concetto di salute; quest’ultima la dobbiamo difendere ognuno di noi, non pensando che i farmaci possano risolvere tutto". Questo comunicato stampa è praticamente la riedizione delle dichiarazioni che aveva fatto l’allora Ministro Veronesi alla presentazione della prima ricerca "Prometeo", ed è quanto viene affermato dal mondo scientifico allargato.
Per entrare nel merito delle domande che sono state poste, innanzitutto cercherei di dire obiettivamente le cose come stanno. Innanzitutto l’USL della Valle d’Aosta non è al primo posto fra le regioni peggiori per morti evitabili. Ci sono altre quattro aziende, appartenenti a quattro diverse regioni, con valori sfavorevoli rispetto ai nostri: Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il dato obiettivo è questo, perché il comitato stampa di "Prometeo" parla delle aziende che si classificano in fondo e parte dalla Valle d’Aosta, ma chi è classificata in fondo è un'azienda dell’alto Friuli, dove notoriamente ci sono dei dati di mortalità peggiore.
Ed è chiaro che essendo l’azienda USL l’unica presente in regione, la regione, nella classificazione delle province, ci classifica come ultima, perché non c’è ragione di paragone, però come azienda è equiparata a regioni quali il Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove sicuramente non è bassa la qualità dell’assistenza e, generalmente, se notate, sono regioni di montagna. Questo è un dato su cui bisogna riflettere.
Rispetto alla spesa sanitaria, penso che vi sia stato distribuito il comunicato stampa che abbiamo fatto all’indomani della ricerca e che condensa tutta una serie di risposte; comunque è un documento che riprende quanto dirò, ma la nostra spesa non è cresciuta del 16,14 percento, come dice la ricerca, ma del 14,7 percento: per di più, i dati di "Prometeo", che da questo punto di vista sono molto cauti nel documento ufficiale - una cosa è leggere il documento "Prometeo", altra cosa è leggere il comunicato ANSA partito dalla redazione romana -, non considerano per le regioni a statuto speciale i ripiani di disavanzi che sono preclusi a noi. Sotto questo punto di vista, quando si parla di "spesa sanitaria", bisognerebbe sempre aggiungere al fondo storico assegnato alle regioni a statuto ordinario, anche i ripiani che vengono fatti mediamente con due anni e mezzo di ritardo. Questo porterà a significativi riallineamenti della spesa sanitaria nei prossimi due anni.
Sul collegamento causale - è questo il punto focale - fra esiti di morti evitabili e possibili cause legate alla mancata prevenzione primaria o secondaria regionale, e i livelli di spesa, voglio invitare a riflettere su due punti importanti per la salute dei Valdostani.
Il primo è il fatto che l’aumento della spesa è anche un indicatore di ricerca di maggiore efficienza, fatti salvi gli aumenti imputabili alla morfologia del territorio e ai costi non dipendenti dalle politiche regionali; ricordo che c’è un interessante documento predisposto da un gruppo di lavoro, che era stato costituito dal Ministro Veronesi, che dà nelle regioni di montagna un costo superiore di circa il 20 percento rispetto alle regioni di pianura, per mantenere gli stessi livelli di assistenza: questo è un documento ufficiale del ministero.
In Valle d’Aosta - si pensi agli oneri economici derivanti dal personale dipendente del Servizio sanitario che, in Valle d’Aosta, sono di 19,1 medico ogni 10.000 abitanti contro una media nazionale di 11,5 e di 66,3 infermieri contro i 34 della media nazionale - siamo al doppio. La presenza di infermieri in Valle d’Aosta - per questo continuo a dire che non c’è quella crisi che molti accampano - è pari al doppio; una considerazione che si può fare è che questi siano distribuiti sul territorio piuttosto che in Ospedale, ma ciò è dovuto alla logica della territorializzazione del servizio.
Si pensi ancora che, in totale, il personale del Servizio sanitario in Valle è di 147,9 dipendenti a fronte di una media di 72,8 ogni 10.000 abitanti: è il doppio anche qui. Potremmo riaprire il discorso sull'esternalizzazione del servizio o meno, ma questa è la realtà: i dipendenti sono molti; giusti o non giusti, che lavorino troppo o troppo poco, che necessiti una maggior razionalizzazione? il dato obiettivo è comunque questo! Riteniamo che la qualità dell’assistenza è anche correlata alla quantità del personale che presta servizio.
Si pensi, infine, che la retribuzione media del personale dipendente del Servizio sanitario in Valle d’Aosta è superiore alla media nazionale per tutte le categorie dei medici, dirigenti, altro personale in generale, e questo in virtù dell'indennità di bilinguismo, in virtù dei fondi di risultato che l’Amministrazione regionale stanzia sul bilancio regionale, al di là delle contrattazioni nazionali, in virtù di logiche che altrimenti non avrebbero incoraggiato personale qualificato a venire o a rimanere a lavorare in Valle d’Aosta, regione piccola di confine: questo è il motivo per cui cerchiamo di trattenere primari e personale specializzato! Il secondo argomento che vorrei sottolineare è che solo in parte la morte è un evento potenzialmente evitabile o procrastinabile, poiché ad influire sulla stessa contribuiscono anche stili di vita e scelte individuali, su cui poco può fare l’efficienza sanitaria regionale (vedasi comunicato del Ministro Sirchia).
Ovviamente rispondo che sono a conoscenza della ricerca "Prometeo", anche se l’abbiamo appresa dai comunicati stampa e abbiamo dovuto chiedere con insistenza il documento ufficiale direttamente alla fonte: questo riguarda la Valle d’Aosta, come riguarda tutte le regioni, ed è un approccio sbagliato perché le regioni dovrebbero essere coinvolte già prima, nella fase di elaborazione della ricerca. Una ricerca che, dal punto di vista epidemiologico, ha una sua metodologia, inventata da un americano, anche se messa in discussione da tanti ricercatori. Questi dati dell'indagine non cadono in un vuoto di informazione epidemiologica regionale.
La relazione sanitaria e sociale 1999-2000, già l’estate scorsa, aveva descritto il profilo della mortalità regionale dal 1992 al 1997, riconoscendo per alcune cause di morte: tumori, cirrosi e traumatismi - soprattutto negli uomini - degli eccessi di rischio dovuti principalmente alla mancata osservanza della prevenzione, a particolari stili di vita, cioè abuso di alcol, fumo, abitudini alimentari non corrette, quali determinanti dirette o indirette dell’evento morte, o a pregresse esposizioni a lavori usuranti, oggi quasi scomparsi.
La relazione sociosanitaria diceva quindi esattamente la stessa cosa: che eravamo, dal punto di vista di tumori, cirrosi e traumatismi, fuori dalle medie e qui parliamo di stili di vita, cioè di quello che viene definito "prevenzione".
Per quanto attiene invece alle morti che "Prometeo" potenzialmente attribuisce a mancati interventi di diagnosi precoce di tumori e a quelle attribuibili all'inefficacia delle cure, e sono questi due settori che mi preoccupano di più rispetto al primo settore della prevenzione primaria o secondaria, perché questo è il settore della sanità, tutto il resto è il settore della qualità della vita e di tanti altri aspetti, ma rispetto a questi ultimi due, che certa stampa liquida con il termine di "mala sanità", devo dire che non si osservano sostanziali differenze fra la Valle d’Aosta e la media nazionale.
Questo mi conforta, anche se non significa che non dobbiamo comunque impegnarci, ma se prendiamo i dati del comunicato, se guardiamo la mortalità per tutti i tumori negli anni ’90, dati standardizzati su 100.000 abitanti, vediamo che, in Valle d’Aosta, per i maschi abbiamo 324 tumori rispetto alla media di 322, è vero, ma rispetto al Piemonte che ne ha 333,5 e rispetto all'Italia del nord che ne ha 363, siamo sotto la media nazionale. Poi se all’interno di tutti i tumori si scompongono i dati per fasce di età, ci sono dei dati differenziati, che possono essere letti a seconda di quale fascia di età viene presa, di quale patologia viene presa, ma su tutti i tumori, per fortuna, abbiamo una media di molto inferiore alla media del Piemonte e dell’Italia del nord. L’Italia del sud sta meglio in termini di tumori?
Squarzino (fuori microfono) ? leggiamo tabelle diverse?
Vicquéry (UV)? leggiamo tabelle della relazione sanitaria che "Prometeo" non contesta: mortalità per tutti i tumori degli anni ’90. Per le donne abbiamo 193 morti ogni 100.000 abitanti rispetto a una media dell’Italia del nord di 232 e rispetto al Piemonte di 224, rispetto alla media italiana di 215, cioè nel centro sud rispetto ai tumori si muore di meno. Spero che non sia un problema solo di classificazione delle cause di morte, perché su questo potremmo aprire un dibattito a parte.
Sulle malattie cardiovascolari, sempre ogni 100.000 abitanti, in Valle d’Aosta, ci sono stati 374,7 morti rispetto alla media dell’Italia del nord di 392,4 per i maschi, mentre per le femmine ci sono 352,8 morti rispetto a 407,6 dell’Italia del nord. Un dato comunque, in questo caso delle malattie cardiovascolari, addirittura più basso negli uomini rispetto al totale dell’Italia che è di 398 morti sui maschi, e più basso anche rispetto alle donne, che è di 440. Questi sono i dati rispetto a tutti i tumori, che sono pubblicati sulla relazione sanitaria.
Ripeto, se invece si scorporano questi dati per fasce di età, come ha fatto "Prometeo", noi non contestiamo i dati in sé, ma sono scorporati a seconda di metodologie che sono tutte da capire, perché se prendo la fascia di età 5-20 o la fascia di età 5-65, cambiano i dati e ci sono delle curve che coinvolgono tutte le regioni. Ripeto, non abbiamo contestato i dati, sono però dati che vanno letti in modo diverso: sulle medie questo è inconfutabile. Per cui, sotto l’aspetto della "mala sanità", il rimprovero che facciamo agli organi di stampa è di associare i mancati interventi di diagnosi precoce o l’inefficacia delle cure tout court alla "mala sanità", mentre questo dovrebbe essere un dato che va letto puntualmente sulle singole patologie.
Devo dire che il termine "mala sanità" "Prometeo" non lo usa, non lo ha mai usato nel documento ufficiale: questo per dire come viene stravolto un documento che ha una validità scientifica. La nostra preoccupazione è che nel momento in cui si danno delle informazioni ai cittadini, i cittadini come minimo non capiscono più, e lo dirò, perché passando al settore delle misure attivate per contrastare la situazione descritta, devo dire con tranquillità che noi scontiamo la mancate politiche di prevenzione degli anni ’80 e primi ’90. Con questo non voglio accusare nessuno, dico che è una colpa di questa regione non aver posto sufficiente attenzione nei primi anni ’80 e ’90 al settore della prevenzione primaria e secondaria, tant’è che gli interventi che vi sono stati distribuiti sono decollati con la prima "Giunta Viérin". Si è trattato di interventi sostanziosi in termini di finanziamenti nella scuola, nelle campagne di prevenzione contro i tumori, e sono tutti elencati, "Progetto Arianna", "Prevenzione del trauma cranico", "Consultorio adolescenti", "Sorveglianza trattamento antitubercolare", "Prevenzione tumori contro la prostata", "Approvazione progetto vaccinale", e quant’altro abbiamo tentato di fare e dobbiamo continuare a fare.
Su questi dati, essendo letti in termini di medio e breve periodo, speriamo di avere dei risultati fra cinque o dieci anni, però dobbiamo fare un "mea culpa" tutti come amministratori pubblici, e io mi metto in prima fila, perché abbiamo avuto un approccio minimalista nei confronti dello stile di vita dei Valdostani. Si tendeva a dire: è abitudine mangiare più salumi e più formaggi, anche se poi scopriamo che è la popolazione francese che, nel mondo, mangia più formaggi e che ha il più basso tasso di colesterolo d’Europa; pare che questo sia dovuto all’entrée, cioè al fatto che il primo piatto dei Francesi è l'insalata. La stessa indagine "Prometeo" riconosce in questa edizione del 2001, in un arco di soli 12 mesi, dal 1997 al 1998, un guadagno di vita potenziale in Valle d’Aosta prossimo a 0,9, cioè nove mesi di guadagno di vita potenziale.
Rispetto alla terza domanda, cosa si intende fare per intervenire nei settori critici evidenziati, evidentemente dobbiamo investire ma, nello specifico, proprio per cercare di contrastare con più forza questi dati epidemiologici, ho convocato una riunione fra tutte le istituzioni interessate, compreso il settore del volontariato, del "non profit", del terzo settore, per definire un programma di attività coordinato in modo da ottimizzare i numerosi interventi ed organizzare una giornata della prevenzione, con l’obiettivo fondamentale di coinvolgere la popolazione e sensibilizzarla sulle problematiche degli stili di vita. Vuole essere una prima iniziativa forte, pregnante, che deve avere un "suivi" nell’arco di tutto l’anno e degli anni a venire. In questo modo speriamo di poter contrastare questi fenomeni che devono preoccupare l’intero Consiglio regionale.
Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU)Noto con soddisfazione che il tono dell’Assessore, nelle risposte e nell’assunzione di responsabilità, rispetto al 1999, è cambiato: mentre le prime volte c’era un rifiuto di questi dati, adesso vedo che c’è un'assunzione di responsabilità e gliene do atto. Fatta questa considerazione generale, adesso vengo su alcune puntualizzazioni.
Sono d’accordo che questo è un argomento dal Consiglio regionale e non solo da gruppo dell’Ulivo, per cui sarebbe interessante che fosse la V Commissione ad affrontarlo; però, Assessore, le faccio notare che mentre lei si è preoccupato, appena uscito "Prometeo", di fare la conferenza stampa e di preparare una documentazione che mi sembra, a vederla così, abbastanza corposa, questa stessa documentazione, datata 22 gennaio 2002, lei l’ha distribuita ai Consiglieri regionali solamente il 6 febbraio! Questo non è solo un comunicato stampa, i giornali non hanno potuto pubblicare tutta la documentazione!
Come oggi lei l’ha data a noi, sarebbe stato opportuno e rispettoso, nei nostri confronti, consegnarcelo prima, o almeno contestualmente alla stampa! Siccome è lo stesso atteggiamento che lei critica nei confronti del ministro o di "Prometeo", che fanno queste indagini e non le inviano alla Regione, faccio presente che l’Assessore questo documento lo ha fatto predisporre il 22 gennaio e solo il 6 febbraio lo ha comunicato ai Consiglieri.
Sono d’accordo su quello che ha detto il Ministro Sirchia, nel senso che tutta la ricerca "Prometeo" non è solo un fatto sanitario, e nella nostra interpellanza - e anche nella mia presentazione - questo è stato ben evidenziato! La sua risposta è quindi riferita ad altri, ne prendo atto, ma non alle cose che abbiamo detto rispetto al tema. Sono d’accordo che è questione di stili di vita e che è un problema più ampio.
Ma quante volte io l’ho sollevato in Consiglio! Quante volte le ho detto che questo doveva essere un problema di Giunta, e ho visto i "sorrisini" dei suoi colleghi quando dicevo: questo è un problema da affrontare in tutte le riunioni, quando c’è una riunione di agricoltori, di artigiani, di commercianti, in qualunque momento in cui ci sono gruppi di persone che si incontrano! Questo è un problema che va affrontato da tutti e tutte le azioni devono andare in questo senso: la prego allora di attivare anche i suoi colleghi, è la terza volta che glielo domando!
Lei ha ricordato che nelle zone di montagna ci sono delle difficoltà: dato che è "l’anno della montagna", io le propongo, Assessore, di chiedere ai responsabili di tale iniziativa di affrontare anche questo argomento, ma di affrontarlo in modo serio! Il Piano sociosanitario e la relazione sociosanitaria hanno affrontato queste cose, e qui mi permetta, Assessore, mentre il discorso di morti evitabili nel 1999 era da lei giudicato antiscientifico, oggi, giustamente, lo stesso Piano sociosanitario e la relazione lo presentano perché è ormai un dato acquisito dalla comunità scientifica. Per quanto riguarda i dati, le faccio presente che lo 0,9 è più di nove mesi, perché questo è un dato espresso in decimi, mentre i mesi sono espressi in dodicesimi, quindi eventualmente è più alto di nove mesi, ma non credo che vada riferito a mesi, Assessore, mentre mi sembra "gesuitica" - anche se mi dispiace chiamarla così - la sua distinzione fra l’USL e la Regione. C’è una USL in Italia che è peggiore della nostra? Ma certo! Nella nostra Regione, USL e Regione si identificano: il suo è un uso ad personam dei dati! Sempre rispetto ai dati, lei li ha affrontati relativamente al personale.
È vero, abbiamo più medici e più infermieri rispetto alla media nazionale, ma questo ci dovrebbe far riflettere su un qualcosa che non funziona nell'organizzazione: se con più personale abbiamo risultati che non sono, non dico altissimi, ma nella media, c’è qualcosa che non funziona, deve essere un elemento di riflessione. Le faccio inoltre notare, Assessore, che anche lei dà le informazioni secondo il suo punto di vista, e lo capisco.
Se prendiamo le poche paginette relative alla Valle d’Aosta della ricerca "Prometeo 2001", fra le altre cose troviamo la rete ospedaliera, di cui lei non ha detto niente e di cui adesso io invece dirò: medici e infermieri, medici di base. Qual è allora l’anomalia della Valle d’Aosta, che risulta da questi dati? Risulta che la Valle d’Aosta ha un numero di posti letto che risulta 4,2 per mille abitanti, notevolmente inferiore alla media nazionale che è sui 5,1?
Vicquéry (fuori microfono) ? è un dato positivo?
Squarzino (PVA-cU)? ancora dice: "risulta che la disponibilità di letti per le specialità di base sono molto inferiori alle disponibilità della media nazionale, come pure sono inferiori alle media nazionale i letti relativi alle terapie intensive e subintensive, mentre sono superiori relativamente alle specialità di media ed elevata assistenza". Ora qui c’è da fare una riflessione, Assessore, perché su questo elemento credo che dipenda semplicemente da lei, e dalla Giunta, e non dagli stili di vita! Rispetto ai dati, stavamo discutendo sulla ricerca "Prometeo", e non sulla relazione sociosanitaria! Il valore della ricerca "Prometeo" sta proprio nel fatto che confronta la realtà sanitaria con gli stessi parametri.
Lei ha parlato dei tumori: prendo anch'io la pagina dei tumori, esattamente pagina 69 della ricerca "Prometeo", in cui c’è un confronto. Leggo: mortalità standardizzata maschile da 0 a 74 anni?
Vicquéry (fuori microfono) ? sono le fasce?
Squarzino (PVA-cU)? certo! Ma da 0 a 74, è chiaro che sono le fasce, ma sono in tutta Italia, Assessore! Lo so che lei stravolge le cose o prende gli altri dati, mi lasci finire, per favore! Rispetto alla fascia da 0 a 74 anni abbiamo una media nazionale di 129 mortalità, in Valle d’Aosta 143, quindi molto più alta; la stessa cosa per gli infarti, ma adesso lasciamo stare gli infarti che non ci interessano! Sempre i tumori, ma femminili: in Italia la media nazionale è 71, in Valle d’Aosta 78.
Come si vede, questi dati vengono confrontati con tutti quelli a livello nazionale, e questo è il valore di questa ricerca, che avrà sempre più importanza, perché a mano a mano che si attuerà la riforma della sanità, e che le regioni diventeranno più autonome nella gestione della sanità, ci saranno diversi sistemi sanitari: in questo contesto la ricerca Prometeo consentirà di fare dei confronti interessanti e utili.
Concludo e prendo atto che ci sono interventi di prevenzione, però dobbiamo superare il gap per salire in graduatoria - perché adesso noi abbiamo recuperato qualcosa, ma anche in tutta Italia hanno recuperato, quindi noi saliamo pian pianino rispetto all’anno scorso e, rispetto alla media nazionale, siamo ancora indietro -: su questo credo valga la pena di lavorare. Mi consenta una battuta finale, Assessore: le giornate della prevenzione non si limitino, come gli anni scorsi, a delle iniziative senza nessuna ricaduta!
