Objet du Conseil n. 2276 du 14 novembre 2001 - Resoconto
OGGETTO N. 2276/XI Situazione finanziaria e produttiva della società partecipata dalla Regione Saiform S.p.A. (Interpellanza)
Interpellanza Premesso che in data 12/6/2001 è stata depositata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Aosta una denuncia - querela sporta dal Sig. Paracchi Antonio Maria, nei confronti dei componenti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale della Saiform S.p.A., società operante nel settore degli agugliati, per truffa ed altri reati previsti dalla legge fallimentare, con la richiesta di sequestro degli archivi elettronici contabili ed amministrativi della suddetta società, quali mezzi utili alla ricerca della prova in ordine ai fatti delittuosi denunciati;
Considerato che nella denuncia - querela si fa riferimento a presunti comportamenti omissivi da parte della Regione Autonoma Valle d’Aosta, la quale pur detenendo una rilevante partecipazione, 35% attraverso Finaosta, nella Saiform S.p.A., e pur conoscendo la grave crisi finanziaria e produttiva della medesima sin dal 1990, come peraltro risulta anche da un'interpellanza presentata alla Giunta della Regione Valle d’Aosta in data 21.11.1990, non avrebbe mai esercitato alcun controllo sulla reale corretta e gestione della società;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
il Presidente della Giunta al fine di conoscere:
1) se sia a conoscenza dei suesposti fatti;
2) quali siano stati gli interventi adottati nei confronti di Finaosta dopo l’interpellanza del 21.11.1990;
3) se e quali iniziative intenda adottare in relazione ai fatti sopra richiamati.
F.to: Lattanzi - Frassy
PresidenteLa parola al Vicepresidente Lattanzi.
Lattanzi (FI)L’interpellanza si è resa necessaria quando siamo venuti a conoscenza di una denuncia/querela esposta da un imprenditore torinese nei confronti del Consiglio di amministrazione della Saiform S.p.A., società che è fallita nel 1996-1997, denuncia/querela che faceva riferimento a gravissimi e presunti comportamenti omissivi da parte della Regione autonoma Valle d’Aosta, la quale deteneva una rilevante partecipazione, un 35 percento, attraverso la Finaosta, in questa Saiform S.p.A..
Si diceva in questa denuncia/querela che Finaosta, pur conoscendo la grave crisi finanziaria e produttiva della società sin dal 1990 - come fra l’altro evidenziato anche in un'interpellanza che all’epoca, nel 1990, il gruppo dell’Union Valdôtaine presentò in questo Consiglio e che portava in evidenza la crisi di questa azienda -, non avrebbe mai esercitato alcun controllo, o l’avrebbe fatto in maniera molto omissiva, sulla reale, corretta gestione della società di cui ricordiamo Finaosta, e quindi la Regione, erano soci al 35 percento.
Abbiamo presentato questa interpellanza con certa preoccupazione perché i fatti descritti sono gravissimi: mascheratura di situazione fallimentare della società già nel 1990; ricerca di un acquirente allettato da situazioni infrastrutturali non veritiere nel 1991; falsificazioni del bilancio di cessione nel 1991; inadempienze contrattuali sulla prosecuzione delle forniture fra il 1992 e il 1993; il rifiuto da parte della Finaosta ad esaminare le irregolarità man mano emerse; la campagna diffamatoria a difesa dei bilanci 1990-1991 che la stessa Regione e Finaosta fecero fra il 1993 e il 1994; addirittura la sospetta, se non quasi accertata, forzatura di questa società al fallimento, naturalmente prima di questo essendosi Finaosta e la Regione tutelate sotto gli aspetti patrimoniali, prendendo di mezzo questo imprenditore.
Noi abbiamo ritenuto opportuno che il Consiglio regionale analizzasse questa vicenda, abbiamo posto tre quesiti molto precisi alla Giunta regionale: se questa Giunta e l’Assessore competente o il Presidente siano a conoscenza di questi fatti (il Presidente immagino di sì perché fu uno dei firmatari dell'interpellanza nel 1990); quali siano stati gli interventi che vennero adottati nei confronti di Finaosta dopo l’interpellanza del 1990 visto che si evidenziano omissioni e irregolarità gravissime; soprattutto qual è l’atteggiamento di questa Giunta regionale e quali iniziative intenda adottare in relazione ai fatti che abbiamo testé presentato.
Attendo la risposta della Giunta e mi riservo di replicare.
PresidenteLa parola all’Assessore all’industria, artigianato ed energia, Ferraris.
Ferraris (GV-DS-PSE)Per quanto posto da questa interpellanza, premetto che i giornali li abbiamo letti tutti e che però non siamo a conoscenza di atti formali nei confronti della Amministrazione regionale relativi alla vicenda Saiform e che contemporaneamente non risultano condanne in sede penale oppure in sede civile emesse dai tribunali nei confronti degli amministratori della società.
D’altronde il richiamo all'interpellanza del 1990, fatta dal Consigliere Agnesod, faceva riferimento ad una difficoltà collegata all’attività dello stabilimento, alla crisi del settore auto e nella replica il Consigliere si dichiarava soddisfatto per la risposta data, ma in ogni caso non riguardava i fatti che vengono citati nell'interpellanza del Consigliere Lattanzi.
A me fa piacere una cosa da questo punto di vista: che Forza Italia, che ha operato in questo Paese per depotenziare il reato di falso in bilancio, si ricordi che questa è una questione importante. Credo che questo può essere visto come un ravvedimento, ma non è questo il problema?
(interruzione del Vicepresidente Lattanzi, fuori microfono)
? io lo conosco bene, l’ho detto, non c’è altro da aggiungere.
Vengo all'interpellanza - questa era solo una considerazione a latere che mi sembra abbastanza evidente di per sé stessa -: farò il punto della situazione rispetto a tutta la vicenda.
È una vicenda del 1991, come veniva ricordato, quindi una vicenda assai lontana nel tempo che, come potremo verificare nel suo svolgersi, risponde a un'esigenza che molte volte ci viene ricordata da Forza Italia ed è che Finaosta, nel momento in cui concede dei mutui e nel momento in cui questi non vengono onorati, operi di conseguenza per tornare in possesso di quanto erogato, facendo valere le fideiussioni e le garanzie che vengono rilasciate dall’imprenditore: nel caso della Saiform ci troviamo esattamente in questa situazione.
Ora la vicenda Saiform - scusatemi se vado un po' indietro nel tempo, ma si tratta di fare un lavoro, suscitato dall'interpellanza, di "archeologia industriale" - nasce con una delibera della Giunta regionale del marzo 1983 in cui sono stati concessi dei finanziamenti in gestione speciale, esattamente una partecipazione azionaria di 430 milioni, pari al 34,95 percento del capitale della società, che ammontava allora a 1.230 milioni, sottoscritta nel luglio 1983. In base ai patti parasociali a Finaosta è stata riservata la nomina di un consigliere di amministrazione e di un sindaco effettivo e di un sindaco supplente. A copertura delle perdite il capitale è stato azzerato con un verbale dell’assemblea straordinaria dell’aprile del 1994.
È stato anche erogato un mutuo per 1.720 milioni, per 400 milioni in data 24 novembre 1983, per 1.320 milioni in data 21 giugno 1984. Entrambi i mutui sono stati estinti. A valere sulla gestione ordinaria, e veniamo ad una situazione più vicina, sono stati concessi i seguenti finanziamenti: una locazione finanziaria del giugno 1988 e questo leasing è stato estinto; un mutuo di 500 milioni stipulato il 13 luglio 1988 e il mutuo è stato estinto; un mutuo, e veniamo alla vicenda che viene citata nell'interpellanza, di 2 miliardi stipulato in data 11 maggio 1994 da rimborsare in cinque anni, finalizzato al pagamento di fornitori e banche, garantito da ipoteca di primo grado su porzione immobiliare costituita da autorimesse, locali commerciali e appartamenti facenti parte del complesso edilizio sito in Torino, in via Sondrio, di proprietà della società immobiliare Quartieri via di Sondrio S.r.l.
La prima rata di ammortamento di questo mutuo scaduto a gennaio 1995 è stata corrisposta, la rata era di 228,527 milioni e, in seguito al mancato pagamento della seconda rata che era scaduta al 1° luglio 1995, il mutuo è stato risolto il 4 settembre 1995. Con atto trascritto alla Conservatoria di Torino a gennaio 1996 la Finaosta ha sottoposto a pignoramento gli immobili ipotecari a garanzia del mutuo stipulato in data 11 maggio 1994. Successivamente all'esecuzione immobiliare gli immobili pignorati, in seguito allo scioglimento anticipato della società immobiliare Quartieri via di Sondrio, società datrice di ipoteca, sono stati assegnati al Sig. Antonio Maria Paracchi.
Con sentenza del 19 febbraio 2001 - adesso torniamo un po' più vicini nel tempo - il Tribunale di Torino ha respinto la domanda di opposizione all'esecuzione avviata da Finaosta presentata dal Sig. Antonio Maria Paracchi.
Nell’ambito del procedimento di cui sopra il 18 aprile 2001 sono stati venduti all’asta 8 lotti per un ammontare complessivo di 1.174 milioni e in ordine ai restanti 8 lotti è stata fissata una seconda vendita all’asta per il giorno 30 novembre 2001. Per quanto riguarda poi una partecipazione azionaria, questa era stata sottoscritta per 874 milioni a giugno del 1994, successiva alla partecipazione sottoscritta nel 1983 di 430 milioni, che valeva sulla gestione speciale.
La partecipazione è stata sottoscritta a titolo di quota parte dell’aumento del capitale sociale di 2,5 miliardi, deliberato dall’assemblea straordinaria del 29 aprile 1994. Il capitale sociale, aumentato a 2,5 miliardi il 31 dicembre 1994, risultava sottoscritto per circa il 65 percento dal gruppo Paracchi e per il 34,96 da Finaosta. La società Saiform è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Aosta il 15 novembre 1996, il credito vantato da Finaosta, costituito da capitale residuo e dalla rata scaduta il 1° luglio 1995, interessi di mora, è stato ammesso al passivo per 2.198 milioni. Come vedete, si è trattato di un'opera di recupero di crediti da parte di Finaosta.
Alla domanda posta al fine di sapere quali iniziative intendiamo adottare, rispondo che indubbiamente, in una situazione in cui non ci sono comunicazioni ufficiali nei confronti della Regione, non vedo quali iniziative, oltre a quelle che ho già indicato, debbano essere attuate dall’Amministrazione regionale.
PresidenteLa parola al Vicepresidente Lattanzi.
Lattanzi (FI)Assessore, intanto dovrei esordire offrendo anche a lei la consulenza che il mio collega, Avvocato Frassy, ha dato a me per quanto riguarda la norma di falso in bilancio. Vorrei solo ricordarle quello che lei forse conosce - ma credo che lo abbia detto in buona fede, lei non lo conosce proprio l’ultimo decreto che elimina come problematica il falso in bilancio - e cioè che il falso in bilancio c'è quando crea un danno agli azionisti, quando non lo crea, non ha senso di esistere e siamo proprio in una situazione di questo tipo: qui, caro Assessore, il falso in bilancio ha provocato un danno gravissimo agli azionisti. Gli azionisti di cui parliamo sono due: per il 35 percento Finaosta e per il 65 percento Paracchi, imprenditore, che nel 1991 ha rilevato la quota del gruppo Radici.
Lei si è dilungato nello spiegarci come il ruolo di Finaosta in quanto finanziatore sia corretto nella misura in cui, avendo prestato dei soldi per un'operazione di sviluppo economico non andata a buon fine, tenti di recuperare i suoi denari. Così dicendo credo abbia anche avallato politicamente il comportamento di una finanziaria che ha come unica problematica il recupero del proprio denaro investito visto che si tratta di denaro pubblico. Ma vede, Assessore, la motivazione per cui abbiamo presentato questa interpellanza non è una preoccupazione solo rivolta al recupero di un finanziamento di 2 miliardi dato da Finaosta perché quest'ultima non è stata solo finanziatore di questa operazione industriale, è stata un socio, come lei ricordava, con tanto di rappresentanza nel consiglio di amministrazione, una rappresentanza che per molti anni non si è accorta che i bilanci erano falsi. C’erano rappresentanze della Regione Valle d’Aosta, prima dirette e poi con Finaosta nel collegio sindacale, che non si sono accorte come dirigenti della Regione, rappresentanti del danaro pubblico, che questa azienda fino al 1991 per un certo periodo?, perlomeno così come accertato dalla CTU (consulenza tecnica d’ufficio), richiesta dal giudice istruttore del fallimento, che nel 1990 e nel 1991 i bilanci presentati, certificati, e sui quali sono state fatte tutta una serie di operazioni finanziarie ed economiche, erano falsi.
Per questo motivo c’è una causa dell’imprenditore torinese - credo a ragion veduta - perché ritiene di essere stato coinvolto in una vera e propria truffa, truffa della quale vorremmo capire se Finaosta, in qualità di socio, è vittima o carnefice in quanto se è una vittima, cioè non si è accorta in qualità di socio che c’era l’altro socio che falsificava i bilanci, ci sarà la responsabilità oggettiva e tecnica di qualche sindaco e di qualche consigliere di amministrazione che non sa leggere i bilanci e tutto è circostanziato alle responsabilità individuali e alle incapacità professionali, viceversa, se in questo consiglio non solo non "dormiva", ma si attivava per uscire da una situazione di crisi di quell’azienda trovando qualcuno a cui accollare i debiti, la sua posizione è quella del truffatore.
Non sappiamo come finirà la causa tuttora in corso fra l’imprenditore Paracchi e il gruppo Radici - che lei fa finta di non conoscere e che non ha assolutamente menzionato nella sua cronistoria -, una causa, dove l’imprenditore Paracchi accusa il cedente del 65 percento delle azioni del gruppo Radici di truffa, che vedrà probabilmente il prossimo anno, fra il 2002 e il 2003 la sua conclusione e che non può essere assolutamente scollegata dalla posizione di Finaosta quale, quella che lei citava, finanziatore esterno perché, ripeto, Finaosta era finanziatore esterno e quindi potrebbe avere tutto il suo sacrosanto diritto di tentare di recuperare i suoi soldi alla meno peggio? ma dall’altra parte, con il suo doppio ruolo anche di socio, o carnefice o vittima, ha il dovere etico-morale - e io ritengo voi come Giunta anche politico - di definire chi sono stati i truffatori e chi sono stati i truffati.
Alla terza domanda in cui si chiedeva alla Giunta quali erano gli atteggiamenti?, lei ha risposto che: "non avendo comunicazioni ufficiali, la nostra informazione è che la nostra finanziaria debba normalmente recuperare il suo credito".
Penso di poterla smentire, Assessore, perché lei è venuto a conoscenza in maniera formale di questa situazione in quanto ha ricevuto l’imprenditore in oggetto.
Il Presidente della Regione e quindi la Giunta ha saputo che l’imprenditore giustamente chiedeva che la Regione, nel suo doppio ruolo di socio fallito e di finanziatore accanito in questo momento al recupero del denaro, sospendesse l’azione esecutiva per poter concludere la vicenda della causa fra l’imprenditore torinese e il gruppo Radici.
La sua "non risposta" e la sua omissione o la sua "non presa in considerazione" di questa opportunità ci preoccupa molto e non sotto l’aspetto formale, Assessore - perché sotto tale aspetto probabilmente ci sono due questioni: una, gravemente rilevata, che è il falso in bilancio, e l’altra di presa d’atto perché se la finanziaria deve recuperare i suoi due miliardi, deve fare quello che deve, come lei sostiene -, ma qui c’è un altro aspetto determinante e, per quanto ci riguarda, assolutamente devastante: che la Regione Valle d’Aosta deve dimostrare, in assoluta correttezza, di non essere dalla parte dei carnefici e per fare questo deve analizzare i comportamenti dei dirigenti Finaosta in quegli anni e in quelli successivi, deve verificare se il comportamento dei dirigenti regionali e della finanziaria regionale siano stati coerenti con l’etica con la quale questa Giunta, ma qualunque amministrazione, deve gestire i processi di finanziamento dello sviluppo delle imprese.
Altrimenti riteniamo che sia gravissimo che la Regione Valle d’Aosta, chiunque sia al governo, si faccia partecipe di operazioni economiche e finanziarie di questo tipo e, nella misura in cui queste operazioni non funzionino, diventi carnefice delle vittime alle quali si rivolge per recuperare i suoi soldi in toto senza che nulla sia rimesso in discussione.
Riteniamo che sia un comportamento assolutamente inaccettabile che va chiarito, non stiamo dicendo che è avvenuto, stiamo dicendo che abbiamo il dovere come Amministrazione di verificare che questo atteggiamento dell’Amministrazione regionale non sia assolutamente frainteso, quindi è necessario, prima di andare a recuperare i soldi da chi potrebbe non essere - e dalle consulenze tecniche del magistrato sembrerebbe non esserlo - il responsabile vero di quel fallimento?, ripeto: non farsi protagonista di un'azione, non solo sotto l’aspetto tecnico-dirigenziale e amministrativo-finanziario, ma soprattutto dal punto di vista etico-politico, incoerente con quello che è il suo mandato.
Riteniamo che la Regione abbia tutto il diritto/dovere - qualunque Giunta sieda a quei banchi - di sostenere, avviare e sviluppare imprese, ma che non possa in alcun modo attuare dei comportamenti che siano male interpretati. Assessore, credo che sia suo compito preciso, che sia suo dovere, prima che l’esecuzione di questi atti avvenga nelle prossime settimane - la comunicazione ufficiale lei l’ha ricevuta oggi, è qui di fronte a lei?, un consigliere regionale le ha esposto una situazione -, prendere coscienza di queste situazioni e di procedere affinché l’Amministrazione regionale e la finanziaria regionale si pongano nelle condizioni di assoluta trasparenza rispetto a questi eventi. Non è possibile che nessuno pensi che la finanziaria regionale e l’Amministrazione regionale possano essere, ripeto, partecipi di una situazione di questo tipo.
Presidente La parola all’Assessore all’industria, artigianato ed energia, Ferraris, per fatto personale.
Ferraris (GV-DS-PSE)Il Consigliere Lattanzi ha testé dichiarato che l’Assessore era a conoscenza o di dichiarazioni o ha ricevuto comunicazioni o ha incontrato Radici o Paracchi. Qui posso smentire in modo più categorico questo. Sulla base delle affermazioni del Consigliere Lattanzi, che sostiene che Finaosta può essere vittima o carnefice - a parte il fatto che nell’esperienza di Finaosta abbiamo visto che non ha mai rivestito il ruolo di carnefice, comunque ognuno è libero di pensare quello che vuole -, vorrei sottolineare che ci sono percorsi che sono seguiti dalla Magistratura, altri che vengono seguiti sul piano politico.
Se c’è qualcuno che pensa che bisogna unificare il piano politico con quello giudiziario, forse questi può essere Forza Italia - e vediamo che alcuni provvedimenti stanno andando avanti in quella direzione -, ma sarebbe gravissimo. Per quanto ci riguarda, lasciamo che la Magistratura segua il suo corso e l’intervento politico avverrà nel momento in cui sarà necessario farlo, ma questo ora è un fatto che è in mano alla Magistratura e noi attenderemo serenamente che questo si concluda.
PresidenteLa parola al Vicepresidente Lattanzi, per fatto personale.
Lattanzi (FI)Guardi, Assessore, le dichiarazioni che lei ha fatto sono gravissime, intanto perché riteniamo che sia stata la Sinistra che in questi anni ha dimostrato di creare una connivenza e una connessione fra politica e Magistratura, ma queste sono dichiarazioni politiche che lascio ad altri ambiti e che non avrei voluto fare in questo, ma ce le ha portate lei. Sicuramente né Massimo Lattanzi né il gruppo regionale di Forza Italia hanno nessuna intenzione di mescolare i due aspetti: un conto sono i procedimenti giudiziari, un conto sono i comportamenti politici amministrativi di questa Amministrazione, fra l’altro un'amministrazione di cui lei non ha neanche responsabilità perché stiamo parlando di fatti risalenti agli anni '90, dove né lei né il Presidente della Regione erano implicati.
Quello che sosteniamo è che è assolutamente doveroso, visto che lei oggi conosce queste posizioni, che la Giunta si metta in condizioni di far sì che la Finaosta abbia un comportamento di assoluta trasparenza per cui non ci sia nessuna possibilità che Finaosta, organo regionale, possa essere confuso per carnefice e l’unica possibilità che questo avvenga è che si sospenda l’atto esecutivo, in attesa che il procedimento penale - quello va sì nei tribunali - si concluda, dopodiché è giusto che l’Amministrazione recuperi i suoi soldi. Ricordo che il posticipare di un anno o un anno e mezzo l’attesa della sentenza non fa venir meno i diritti di questa Amministrazione.
