Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 2243 du 17 octobre 2001 - Resoconto

OGGETTO N. 2243/XI Provvedimenti per uniformare su tutto il territorio l’attività di prevenzione e repressione di atti illeciti da parte del Corpo Forestale Valdostano. (Interpellanza)

Interpellanza Richiamato il contenuto della recente propria interrogazione con risposta scritta, relativa all'attività di prevenzione e repressione da parte del Corpo Forestale Valdostano, relativamente al quinquennio 1996/2000;

Preso atto della risposta fornita che evidenzia enormi disparità di trattamento tra una stazione forestale e l'altra;

Ritenuto opportuno che si chiariscano i motivi di tale situazione e che si prevedano provvedimenti atti a uniformare l'azione del Corpo Forestale Valdostano;

il sottoscritto Consigliere regionale

Interroga

l’Assessore competente per sapere:

1) quali sono le ragioni dell'accertata disparità di trattamento, all'interno delle singole stazioni del Corpo Forestale Valdostano, nell'attività di prevenzione e repressione degli atti illeciti;

2) quali iniziative si intendono adottare per uniformare l'attività del Corpo Forestale su tutto il territorio regionale.

F.to: Curtaz

PresidenteLa parola al Consigliere Curtaz.

Curtaz (PVA-cU)Qualche tempo fa, ho formulato un'interrogazione con risposta scritta per avere dei dati sull’attività del Corpo forestale valdostano relativamente al quinquennio 1996-2000. Avevo chiesto dei dati riguardanti una parte del lavoro più ampio svolto dal Corpo forestale valdostano, in particolare avevo chiesto di avere degli elementi sull’attività repressiva e preventiva degli illeciti svolti dal nostro Corpo forestale.

Questi dati mi sono stati forniti in maniera più che esauriente e tempestiva e sono dati che mi hanno colpito perché evidenziano una disparità di trattamento sorprendente fra le varie stazioni forestali, in relazione alla quantità degli atti preventivi realizzati da certe stazioni a cui si contrappone un'attività pressoché nulla da parte di altre stazioni. Visto che ritengo impossibile che nei distretti di competenza di qualche stazione ci siano cittadini perfetti, mentre in altri ci siano cittadini pessimi, la differenza è data dal personale che deve fare l’attività repressiva o preventiva relativamente agli illeciti.

Le differenze sono enormi: mentre ci sono stazioni in cui abbiamo, sulla base di dati quinquennali, all’incirca sulle 100 sanzioni - ne cito qualcuna: Valpelline, Etroubles, Nus, Châtillon -, ci sono invece altre stazioni come Gaby o Arvier o Verrès in cui le sanzioni nell’arco del quinquennio non arrivano a 10, in alcuni casi sono 1 o 2, addirittura zero in un caso.

Nell'interrogazione con risposta scritta il capo del servizio ha fatto alcune ipotesi: a mio giudizio, possono essere valutazioni giuste, ma sicuramente non esaustive perché, quando mi si dice che la quota di popolazione in alcune stazioni è molto più alta che in altre, si dice una cosa giusta, ma non è un elemento che esaurisce il problema, tant’è che lo stesso dirigente responsabile in quella risposta fa presente che sarà necessaria una riflessione per capire quali sono le situazioni che determinano una tale difformità di trattamento e un'evidente non uniformità dell’azione del Corpo forestale.

Chiedo quindi all’Assessore se è stata fatta anche a livello di Giunta una riflessione su questo punto e quali possono essere le iniziative che si intendono adottare per uniformare l’attività del Corpo forestale su tutto il territorio regionale.

PresidenteLa parola all’Assessore all’agricoltura e risorse naturali, Perrin.

Perrin (UV)Come già ricordato nella risposta scritta fornita dal Direttore del Corpo forestale all'interrogazione precedente, i forestali, in virtù delle qualifiche di agente o ufficiale di polizia giudiziaria o di agente di pubblica sicurezza, esplicano, oltre alle numerose competenze tecniche, anche un’importante azione di polizia volta alla sorveglianza e alla tutela sull’ambiente naturale in generale. Questa azione è generalmente improntata alla prevenzione e all'informazione o consulenza, ma può anche diventare attività repressiva e sanzionatoria in caso di violazioni alle norme di tutela ambientale. I forestali sono poi chiamati a svolgere compiti di polizia amministrativa, soprattutto nei settori ittico e venatorio. Questa attività è svolta nei confronti dei privati chiamati a non procurare danni alla società nello svolgimento delle loro attività.

Ora, prima riflessione, non credo sia corretto valutare l’operato del personale delle stazioni forestali basandosi esclusivamente sul numero di sanzioni amministrative o di notizie di reato effettuate. Se un numero molto basso di verbali può far pensare ad una scarsa azione di controllo, un numero molto più alto della media potrebbe anche far ipotizzare una poca propensione alla prevenzione rispetto a quella della repressione. Un altro aspetto da considerare poi è la qualità e anche il peso degli accertamenti effettuati. Vi sono degli accertamenti, ad esempio, che provocano anche un numero di sanzioni rilevanti che è dovuto quasi esclusivamente al controllo del transito dei mezzi a motore sulle strade poderali. È un atto importante sicuramente, però limitato a un tipo di violazione che può essere anche notevole in certi periodi dell’anno e in certe situazioni.

Il numero di verbali amministrativi e di notizie di reato andrebbe valutato anche in relazione al numero delle eventuali archiviazioni degli stessi perché anche questo succede: che non sempre le notizie di reato vanno fino in fondo del loro iter perché la contestazione operata non sempre è ritenuta pertinente dall’autorità giudiziaria.

Fatte queste premesse, se andiamo ad analizzare i dati relativi all’attività di prevenzione e repressione del Corpo forestale relativamente al quinquennio 1996-2000, risulta che: la maggior parte delle stazioni, cioè 10 su 16, ha contestato in media fra le 14 e le 23 sanzioni amministrative all’anno che io ritengo un numero limitato, questo significa che si fa comunque molta prevenzione sul territorio; 2 stazioni forestali hanno avuto una media di 40 sanzioni; 3 stazioni invece sono fra le 60 e le 90 sanzioni; solo una ha una media di 2 sanzioni amministrative all’anno.

Però anche questi dati, se si prendono a riferimento i singoli anni, sono già differenziati, per esempio nel 2000: 7 stazioni forestali hanno accertato fra 13 e 23 sanzioni amministrative; 2 hanno avuto una media di 31 sanzioni amministrative; 2 fra le 70 e le 80; 5 meno di 10. Fra queste ultime, fra l’altro, risultano esservi alcune stazioni forestali che, nel raffronto calcolato sull’intero quinquennio, hanno una media di 40 sanzioni amministrative all’anno, quindi ci sono degli elementi anche temporali o occasionali che vanno comunque ad influenzare o positivamente o negativamente il numero delle sanzioni. Da questa breve analisi risulta quindi che la maggior parte delle stazioni forestali rileva in media 20 sanzioni amministrative all’anno con forti differenze nei singoli anni. Le ragioni sono da ricercarsi per la maggior parte nella differenza fra una zona e l’altra di competenza che possono favorire in una determinata stazione forestale e in un certo anno particolari attività soggette al controllo dei forestali. Ci sono a volte anche delle indicazioni precise da parte della Direzione del Corpo forestale verso un'attenzione particolare a dei problemi singoli, cioè delle azioni mirate. Naturalmente, poiché spetta alla Direzione del Corpo forestale valdostano il coordinamento delle attività delle stazioni forestali su tutto il territorio regionale, la stessa è e sarà sollecitata ad attivare le necessarie procedure al fine di evitare che vi siano grosse differenze fra le stazioni forestali nell’attuare l’attività di prevenzione e repressione. Questo è un impegno anche politico.

La Direzione, d’altra parte, è impegnata anche in questo momento nell'emanazione di circolari e direttive specifiche e nella predisposizione di modalità di controllo e della loro attuazione. Inoltre è in fase di valutazione l’opportunità di ridistribuire anche temporaneamente il personale forestale sul territorio, specialmente laddove ci sia la necessità di personale particolarmente preparato in alcuni settori specifici.

In conclusione ribadisco che non credo sia possibile né giusto valutare l’efficienza di una stazione forestale attraverso il conteggio delle sanzioni praticate. Le stazioni operano in ambienti diversi sia per territorio che per tipologia di attività produttive ed economiche; in una zona ad alta vocazione turistica si devono affrontare problematiche molto diverse da una zona per esempio a vocazione agricola.

Le violazioni non sono senz’altro, per fortuna, programmabili. Dai dati a disposizione notiamo come siano state rilevate in modo disomogeneo nel tempo e nei luoghi; non si può pertanto parlare di uniformare l’attività del Corpo forestale - credo che non sia precisa questa formulazione che il Consigliere Curtaz fa nella sua domanda -, ma piuttosto, di dare direttive precise e controllarne l’attuazione perché ci sia omogeneità di comportamento nell’affrontare problemi e situazioni analoghe.

PresidenteLa parola al Consigliere Curtaz.

Curtaz (PVA-cU)Prendo atto della risposta che mi è stata data dall’Assessore che, lo dico senza polemica, mi è sembrata più una risposta da statistico che da politico e poi spiego perché. L’Assessore ha esordito con una serie di osservazioni di buon senso, del resto non mi sono mai sognato di dire che l’efficienza o meno delle stazioni forestali dipende dal numero di sanzioni, potrebbe essere tutto il contrario, però non vale neanche il ragionamento opposto che lei ha presentato, cioè che meno sanzioni significano più prevenzione. Possono significare più prevenzione, però possono significare né l’uno né l’altro.

L’Assessore si è impegnato, e questa è la parte più politica e dal mio punto di vista più interessante, a far emanare delle direttive che diano delle indicazioni. Peraltro l’Assessore ha fatto riferimento a indicazioni di priorità che già vengono emanate, e non stento a crederci, da parte del dirigente responsabile; sarebbe interessante capire qualcosa di più su queste priorità, sui criteri, eccetera, perché non è un punto insignificante.

Capisco che, per limitatezza delle risorse, per particolari emergenze - pensiamo solo ai fatti alluvionali -, può essere più opportuno che il Corpo forestale si impegni a fare certe attività piuttosto che altre, però la cosa dovrebbe essere abbastanza uniforme perché se poi, nonostante queste direttive comuni, i dati che emergono sono questi, significa che o da una parte c’è un lavoro troppo scrupoloso oppure dall’altra c’è troppa pigrizia.

Direi che anche su queste cose dobbiamo riflettere dal punto di vista politico, occorre capire cosa succede nelle stazioni forestali.

A mio giudizio è necessario che ci sia anche dal punto di vista amministrativo una più pregnante attività di controllo per capire come si lavora o eventualmente come non si lavora nelle stazioni.

Prendo atto di questa risposta che ritengo per certi versi ancora interlocutoria perché mi aspetto da parte dell’Assessore, eventualmente stimolato dalla nostra iniziativa, che vengano rappresentati i criteri di carattere politico, di carattere tecnico-amministrativo che vengono dati al Corpo forestale valdostano in modo che la loro azione nel campo repressivo e preventivo, ma io direi in generale, venga svolta in maniera il più possibile uniforme sul territorio della nostra Regione.