Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 2163 du 26 juillet 2001 - Resoconto

OGGETTO N. 2163/XI Disegno di legge: "Disposizioni in materia di allevamento zootecnico e relativi prodotti". (Discussione)

Articolo 1 (Finalità)

1. La Regione, al fine di assicurare il mantenimento ed il consolidamento dell'agricoltura di montagna, promuove gli interventi nel settore zootecnico attraverso un insieme coerente di aiuti che tengano in considerazione gli aspetti economici, sociali, ambientali ed ecologici legati all'attività di allevamento.

2. Nell'ambito delle finalità di cui al comma 1, la Regione concede incentivi per:

a) l'allevamento di tutte le specie animali, privilegiando la biodiversità, e le specie idonee a produzioni alimentari e non, purché in equilibrio con l'ambiente;

b) la pubblicità, la promozione diretta ed indiretta ed il controllo qualitativo dei prodotti zootecnici, nel rispetto delle disposizioni comunitarie in materia.

Articolo 2 (Tipologia degli interventi nel settore dell'allevamento)

1. Gli incentivi di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a), sono concessi per i seguenti interventi:

a) la tenuta dei libri genealogici e dei registri anagrafici degli animali ed i relativi controlli funzionali;

b) i controlli di rendimento, i test attitudinali e i controlli del valore genetico nonché l'organizzazione e la gestione riproduttiva degli animali iscritti nei libri genealogici o nei registri anagrafici;

c) l'assistenza tecnica finalizzata all'utilizzo razionale delle risorse alimentari locali, quali prati e pascoli, all'impiego di tecniche e di mezzi di produzione rispettosi dell'ambiente e attenti al benessere animale, purché essa non rientri nella normale gestione aziendale;

d) le ricerche svolte da università, enti ed istituti di ricerca nel settore dell'allevamento e la divulgazione generalizzata degli esiti di queste;

e) le rassegne ed i concorsi zootecnici;

f) l'acquisto di bestiame femminile da riproduzione e di riproduttori maschi, iscritti nei libri genealogici e nei registri anagrafici, con esclusione delle specie avicole e suine;

g) la copertura delle spese sostenute da associazioni agricole, per la tutela assicurativa dei propri aderenti a garanzia di danni arrecati agli allevamenti da eventi fortuiti, malattie infettive e non infettive.

Articolo 3 (Beneficiari)

1. Possono beneficiare degli incentivi di cui all'articolo 2:

a) gli allevatori iscritti all'anagrafe regionale del bestiame e le aziende di allevamento di cui alla legge regionale 26 marzo 1993, n. 17 (Istituzione dell'anagrafe regionale del bestiame e delle aziende di allevamento);

b) gli enti e gli organismi associativi i cui scopi statutari siano coerenti con le finalità di cui all'articolo 1.

Articolo 4 (Tipologia degli interventi nel settore della pubblicità e della promozione)

1. Gli incentivi di cui all'articolo 1, comma 2, lettera b), sono concessi per i seguenti interventi:

a) azioni pubblicitarie e promozionali dirette ad informare correttamente il consumatore in modo da indurlo ad acquistare i prodotti zootecnici tipici e locali delle filiere agro-alimentari regionali allo scopo di favorirne la commercializzazione;

b) azioni promozionali indirette consistenti:

1) nella divulgazione di cognizioni scientifiche;

2) nell'organizzazione e nella partecipazione a convegni, mostre, fiere, mercati ed esposizioni;

3) nell'effettuazione di ricerche di mercato e di sondaggi di opinione, purché i risultati relativi siano resi disponibili ed accessibili a tutti gli operatori, e sempre che dalle metodologie utilizzate non risultino favorite talune imprese e talune produzioni;

4) nei controlli di qualità non obbligatori dei prodotti e dei processi di produzione.

Articolo 5 (Beneficiari)

1. Possono beneficiare degli incentivi per le azioni pubblicitarie e promozionali dirette di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a):

a) i consorzi di valorizzazione, promozione e commercializzazione di prodotti tipici locali;

b) gli organismi associativi di produttori di prodotti tipici locali, comprese le cooperative ed i loro consorzi.

2. Possono beneficiare degli incentivi per le azioni promozionali indirette, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), gli imprenditori agricoli, anche associati in forma cooperativa o consortile.

Articolo 6 (Entità dei contributi)

1. Per gli interventi nel settore dell'allevamento, di cui all'articolo 2, la Giunta regionale concede, nei limiti della disponibilità di bilancio, contributi in conto capitale:

a) fino al cento per cento della spesa ammessa, per gli interventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettere a), c) e d);

b) fino al settanta per cento della spesa ammessa, per gli interventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettere b) ed e);

c) fino al quaranta per cento della spesa ammessa per gli interventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera f);

d) fino all'ottanta per cento del costo dei premi assicurativi per gli interventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera g).

2. Per le azioni pubblicitarie e promozionali dirette, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), la Giunta regionale concede contributi in conto capitale fino al cinquanta per cento della spesa ammessa. La spesa ammessa non può essere superiore a lire 500 milioni per ogni iniziativa.

3. Per le azioni promozionali indirette, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), la Giunta regionale concede contributi in conto capitale, fino alla spesa massima ammessa di lire 300 milioni:

a) fino all'ottanta per cento della spesa ammessa per gli interventi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numeri 1), 2) e 3);

b) fino al settanta per cento della spesa ammessa per gli interventi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 4).

Articolo 7 (Progetti di ricerca e di sviluppo tecnologico)

1. La Giunta regionale concede all'imprenditore agricolo, singolo od associato, che partecipa a progetti di ricerca, di sviluppo tecnologico e dimostrativi nel settore dell'agricoltura e dell'agroindustria, nell'ambito dei programmi operativi previamente approvati dall'Unione europea, un contributo in conto capitale fino al novanta per cento dei costi sostenuti per la partecipazione a tali progetti.

Articolo 8 (Norma finanziaria)

1. L'onere derivante dall'applicazione della presente legge è determinato complessivamente in lire 12.000.000.000 (euro 6.197.483) per l'anno 2001 e in annui euro 8.740.000 a decorrere dall'anno 2002.

2. L'onere di cui al comma 1 trova copertura nell'obiettivo programmatico 2.2.2.05. "Zootecnia" mediante riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 42835 "Interventi nel settore della zootecnia" del medesimo obiettivo programmatico del bilancio di previsione della Regione per l'anno finanziario 2001 e di quello pluriennale 2001/2003.

3. Per l'applicazione della presente legge la Giunta regionale è autorizzata ad apportare, con propria deliberazione, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di bilancio e finanze, le occorrenti variazioni di bilancio.

Articolo 9 (Norma finale)

1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, stabilisce i criteri e le modalità per la concessione dei contributi di cui agli articoli 2, 4 e 7.

Président Je rappelle au Conseil que nous discuterons le nouveau texte élaboré par la IIIème Commission qui a donné un avis favorable à la majorité sur ce même texte, que la IIème Commission a également exprimé à la majorité son avis favorable et qu’un certain nombre d’avis ont été acquis, notamment celui des structures financières de l’Assessorat sur le nouvel amendement; de même, la décision de la Commission européenne a été acquise au dossier.

Nous avons également l’avis de la structure régionale compétente en matière d’agriculture qui est tenue à se prononcer sur la compatibilité européenne et qui s'est exprimée sur le nouveau texte. Nous venons de recevoir enfin l'avis émis par le Conseil permanent des collectivités locales et que cet avis est en cours de distribution en ce moment puisqu’il contient des observations.

La parole au rapporteur, le Conseiller Bionaz.

Bionaz (UV)Dopo aver preso atto degli emendamenti presentati dall'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, in particolare di quelli che recepiscono le osservazioni della Commissione europea, la III Commissione consiliare permanente ha predisposto il nuovo testo del disegno di legge riguardante l'allevamento zootecnico e i relativi prodotti.

Esso si pone l'obiettivo di incentivare il mantenimento ed il consolidamento dell'agricoltura di montagna e prevede un insieme di aiuti da attribuire al settore zootecnico tenendo conto degli aspetti economici, sociali, ambientali ed ecologici legati all'attività di allevamento. La norma in oggetto è impostata su due rilevanti filoni di incentivi:

- il primo riguardante l'allevamento di tutte le specie animali idonee a produzioni alimentari e non purché in equilibrio con l'ambiente,

- il secondo concernente la pubblicità, la promozione diretta e indiretta e il controllo qualitativo dei prodotti zootecnici nel rispetto delle disposizioni comunitarie in materia.

Gli incentivi facenti parte del primo gruppo sono concessi per le categorie di intervento individuate all'articolo 2, le quali sono suddivise in dirette e indirette e nelle quali rientrano:

- la gestione dei libri genealogici e dei registri anagrafici, nonché per l'effettuazione dei controlli funzionali, al fine di migliorare il patrimonio genetico degli animali di interesse zootecnico;

- i controlli di rendimento e per le valutazioni del valore dei riproduttori e per gli interventi nella gestione riproduttiva degli animali iscritti nei libri genealogici secondo gli indirizzi di selezione che si intendono perseguire;

- l'assistenza tecnica purché non rientri nella normale gestione aziendale;

- le ricerche commissionate ad università ed enti di ricerca e la divulgazione dei risultati delle stesse;

- le rassegne e i concorsi zootecnici;

- l'acquisto di bestiame femminile e maschile da riproduzione iscritto nei libri genealogici o nei registri anagrafici.

Beneficiano degli incentivi previsti all'articolo 2 gli allevatori iscritti all'anagrafe regionale delle aziende di allevamento del bestiame di cui alla legge regionale n. 17/93 e gli enti e gli organismi aventi scopi statutari coerenti con le finalità relative all'articolo 1 del disegno di legge.

I beneficiari degli incentivi per la pubblicità e la promozione, concessi nel rispetto delle rigide regole previste in materia dalla Commissione europea, sono individuati all'articolo 5, ove si evidenzia che i consorzi e gli organismi associativi di produttori possono usufruire degli incentivi per le azioni promozionali dirette, mentre gli imprenditori singoli o associati possono beneficiare di incentivi per azioni promozionali indirette.

L'articolo 6 prevede i tassi di aiuto applicabili ai vari interventi secondo i dettami dell'Unione europea, i quali variano dal 40 percento al 100 percento.

Gli imprenditori singoli o associati possono usufruire di incentivi pari al 90 percento dei costi sostenuti per progetti di ricerca e di sviluppo tecnologico preventivamente approvati dalla Commissione europea.

I criteri e le modalità per la concessione dei contributi saranno stabiliti da un'apposita deliberazione della Giunta regionale. A questo proposito, pur conoscendo le sue doti di profondo conoscitore del mondo agricolo montano e la sua sensibilità nell'affrontare le sue problematiche, mi permetto, Assessore, di ribadire la necessità di snellire e semplificare al massimo le procedure di accesso ai contributi in quanto per gli agricoltori è più faticoso seguire l'iter burocratico che lavorare 16 ore al giorno per la pagnotta.

Président La discussion générale est ouverte.

La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU)La Comunità europea ha definito indirizzi chiari per lo sviluppo dell’agricoltura in Europa e ha fissato norme precise che disciplinano criteri con cui i singoli paesi e le singole regioni definiscono incentivi economici nel settore agricolo.

Lo stesso piano regionale di sviluppo rurale 2000-2006, approvato da questo Consiglio, è stato costruito tenendo conto delle nuove indicazioni di politica agricola; prima della sua approvazione è stato notificato e discusso con gli organismi europei ed alcune misure sono state modificate rispetto alla primitiva impostazione.

In quella circostanza era stata espressa dall’Assessore la volontà di trattare in modo disgiunto il problema dello sviluppo agricolo in generale da quello relativo alla zootecnica. Ci si aspettava perciò una legge accompagnata anche da un progetto di sviluppo per quanto riguarda la zootecnia.

Questa decisione presa a suo tempo si è rilevata poi perdente perché ha ritardato di almeno un anno l’approvazione della legge riguardante il settore zootecnico, per di più aggravata dal fatto che una parte di questo primitivo disegno di legge, quella riguardante gli incentivi per interventi sanitari a favore del patrimonio zootecnico, il famoso disegno di legge n. 116, si è persa nei meandri del dilemma se era utile, produttivo, necessario notificarlo alla Comunità europea con gli inevitabili ritardi che andavano a penalizzare proprio le promesse di contributi in fase pre-elettorale. Ricordo come si sia a lungo discusso su questo tema e ribadisco il nostro giudizio negativo sulla scelta che è stata fatta.

L’attuale disegno di legge, preso in esame oggi, conteneva norme che non so per quale motivo, se per volontà dell’Assessore, della Giunta o per richiesta della Comunità europea - non abbiamo mai capito la ragione - sono state stralciate per dare origine ad un nuovo testo di legge che, ad avviso dell’Esecutivo, non doveva essere notificato a Bruxelles e che doveva essere approvato dal Consiglio prima delle elezioni politiche del 13 maggio. Saggiamente, in sede di commissione consiliare, sono stati però espressi dubbi circa la decisione della Giunta di non notificare la legge a Bruxelles e la commissione ha chiesto degli approfondimenti tecnici. Come previsto, la risposta è stata che la legge doveva essere comunicata a Bruxelles e che doveva essere discussa con gli organi competenti.

Certamente questa procedura allunga i tempi di attuazione degli incentivi previsti dalla legge. Ripropongo pertanto una domanda finora rimasta senza risposta: non sarebbe stato più opportuno non stralciare quegli articoli, ma contrattare tali misure insieme a tutte le altre? Forse si ritardava di alcune settimane l’approvazione della legge generale sulla zootecnia, ma si sarebbe anticipata di alcuni mesi l’approvazione della legge sugli incentivi sanitari. Comunque oggi esaminiamo il disegno di legge sulla zootecnia e a questo ora ci atteniamo.

Questo disegno di legge è stato notificato a Bruxelles nel giugno 2000, conteneva alcuni settori di intervento prima ricordati che sono stati stralciati e che non ritroviamo più nel testo di legge trasmesso dall’Assessore dopo le trattative della Commissione europea. Dopo un anno, siamo al giugno 2001, è arrivato il parere positivo, parere che è accompagnato dall'indicazione dell'entità delle misure con cui vanno contenuti i contributi per i diversi interventi e anche dall'indicazione di criteri con cui vanno applicate tali misure.

Faccio notare che, mentre la legge indica con chiarezza l’entità delle misure, non altrettanto fa con i criteri, i paletti, così possiamo dire, che comunque vanno rispettati e che sono richiamati nel parere stesso della Commissione. Ad esempio, il parere della Commissione fa notare che gli interventi previsti nella legge dal punto c) dell’articolo 2 indicano "tipologie dei costi che possono essere coperti" e qui fa un elenco: "spese inerenti all'organizzazione del programma di formazione", "prestazione di servizi di gestione", "organizzazione dei concorsi" e via dicendo o ancora, per quanto riguarda gli interventi nel settore della pubblicità, il fatto che esso può riguardare solo "prodotti di alta qualità".

Di tutto questo nella legge non vi è traccia, probabilmente questi dati saranno ripresi nelle delibere attuative di questo disegno di legge; questa legge però, per essere letta e compresa, avrà bisogno di un supplemento di informazione: questo significa non tener conto dei principi della trasparenza e della chiarezza legislativa.

Rispetto poi alla decisione che è stata presa di ricorrere alle delibere, come risulta dalle modifiche degli articoli 8 e 9, faccio notare che c’è uno scarto, possiamo definirlo "interessante". Nella prima versione erano demandati alla Giunta solo i procedimenti amministrativi finalizzati alla concessione dei contributi, cioè come predisporre le domande, chi è responsabile del procedimento, mentre i criteri e le modalità per la concessione di incentivi era demandata a successive leggi regionali. Nella versione portata al Consiglio si elimina l’articolo riguardante i procedimenti amministrativi e si demanda anche quella che è la materia del Consiglio alla Giunta.

Faccio notare che ancora una volta la Giunta amplia sempre di più i suoi poteri discrezionali a danno del Consiglio. Prendiamo atto quindi che tutto sarà deciso dalla Giunta e la cosa è abbastanza grave perché si tratta di amministrare miliardi, non bruscolini: 12 miliardi nel 2001, quasi 16 miliardi nel 2002, miliardi che finora erano definiti da legge regionale.

A me non sembra che questa sia una grande novità; mi sembra che questa legge, che è stata presentata come una legge quadro che doveva delineare tutto il discorso sulla zootecnia, sia di fatto una riproposizione a livello regionale delle misure consentite e pensate a livello europeo.

In commissione avevamo chiesto quale rapporto c’è fra questo disegno di legge e le leggi che finora sono utilizzate per intervenire nei diversi settori presi in esame dalla legge perché ci saremmo aspettati che fosse inserita una norma abrogativa che indicasse le leggi o gli articoli di leggi attualmente in vigore che sono superati o ricompresi dal disegno di legge che stiamo oggi esaminando. In commissione abbiamo avuto una risposta negativa, non lo so per quale motivo. Se gli uffici non sono in grado di farlo, allora significa che non hanno gli elementi in mano, ma questo significa anche che non sono in grado di funzionare.

Mi sorgono pertanto dubbi sulla loro capacità di funzionamento e sarei preoccupata di affidare loro la gestione di questi miliardi. Mi sembra strano che, dopo mesi e mesi, due anni se pensiamo a tutto il piano di sviluppo rurale, che gli uffici lavorano per ridisegnare l’insieme della politica di sviluppo agricolo e zootecnico in Valle, non abbiamo sottomano una tabella di confronto per vedere cosa dell’attuale quadro normativo permane, cosa è compreso dall’insieme di leggi che sono state approvate o che via via si stanno predisponendo.

Se non lo avessero fatto, credo che sarebbe abbastanza discutibile, perché predisporrebbero una serie di norme nuove senza sapere se le attuali forme di incentivo potranno o meno essere ricomprese. E se così non fosse, e se gli uffici avessero tale strumento di lavoro, perché l’Assessore in commissione ha in qualche modo stoppato l'informazione relativa al rapporto tra la legge attuale e la nuova normativa? Senza questo confronto non è possibile neppure valutare la portata di questo disegno di legge. Fra l’altro c’è stato detto oralmente che nel settore zootecnico ci sono 2 miliardi in più, ma questa diversa suddivisione delle risorse, se è stata fatta, come e in che modo si è giunti a questo diverso modo di suddividere le risorse? Ogni volta che si parlava di questo disegno di legge si parlava di una legge quadro che doveva regolamentare tutto il settore.

A guardare bene, siamo di fronte a una legge elenco di interventi di carattere economico che, a detta del legislatore, potrà essere attuata semplicemente con una serie di delibere di Giunta che dovranno tener conto delle indicazioni elencate dalla Comunità europea e degli impegni assunti dalle autorità italiane.

Mancano anche nella relazione di accompagnamento, anche all’interno di alcune finalità della legge, le indicazioni di politica che si intende perseguire in ambito zootecnico. Ricordo ancora che, quando è stato predisposto il piano di sviluppo agricolo, si era detto che tutta questa parte riguardante il patrimonio bovino e il settore zootecnico sarebbe stata definita successivamente, allora io credo che sia importante che vengano definite le linee di politica che si vogliono attuare.

Paradossalmente, senza le indicazioni di linea politica e senza questo confronto con l’attuale quadro normativo e da cui magari potrebbero emergere queste linee politiche, se fossero accompagnate dall'indicazione di scelte precise, senza queste indicazioni e senza la presentazione delle novità che caratterizzano questa legge rispetto all’esistente, la stessa legge paradossalmente potrebbe anche apparire inutile, perché non sarebbe altro che la traduzione di direttive europee e di impegni italiani nel settore della zootecnia.

Dov’è la novità? Quale finalità vogliamo raggiungere con questi incentivi? Per questo motivo presenteremo due emendamenti.

Si dà atto che, dalle ore 11,57, presiede il Vicepresidente Viérin Marco.

PresidenteLa parola al Consigliere Cerise.

Cerise (UV)Su questo disegno di legge ho fatto una nota scritta alla III Commissione nell'impossibilità di essere presente nella seduta in cui la stessa è stata discussa ed approvata. Non voglio tornare su quel documento, ma su una parte di questo sì, più precisamente sull’aspetto procedurale, perché ribadisco una sorta di ingiustizia che è però dovuta ad un meccanismo che voglio contestare e che spero possa essere rimosso. Questo meccanismo fa sì che ci si trovi a discutere di un testo di legge, licenziato dalla Giunta regionale, solo formalmente perché poi arriva in commissione un testo che è completamente diverso perché nel frattempo la Comunità europea ha imposto delle modifiche, per cui sono state fatte delle scelte politiche e il documento originario è completamente trasformato. Voglio dire: solo da un punto di vista economico fra i due documenti c’è la differenza di 54 miliardi che non mi pare sia una cosa irrilevante.

Nello stesso tempo, così come l’ho sollecitato in quella sede lo ribadisco qui, sarebbe opportuno che, quando i disegni di legge sono notificati alla Comunità europea e fra questa e la Regione si instaura un fitto carteggio, come è il caso, almeno come si evince dallo stesso parere della Comunità europea, sarebbe opportuno che questo arrivasse alle commissioni, altrimenti è difficile capire quali sono le ragioni di certe scelte che sono qualche volta non dico castiganti, ma sicuramente penalizzanti per quanto riguarda il respiro politico delle leggi stesse.

Rilevo poi in questa legge non dico un'incongruenza, però non mi è chiaro per quanto riguarda l’articolo 2, comma 1, lettera g), dove si parla della copertura delle spese assicurative e si prevede un concorso pari all’80 percento del costo sostenuto da chi ha l’onere di occuparsi dell'assicurazione? però se si legge il documento di approvazione dell’Unione europea, a pagina 6, punto 6, si riscontra che il sostegno o il concorso per le spese assicurative per casi diversi dalle calamità naturali dovrebbe essere contenuto nell’ambito del 50 percento perciò non so se sia il caso di rivedere questo articolo, forse per motivi di chiarezza. Può darsi che sia una mia interpretazione, ma gradirei avere un chiarimento in merito.

Prendo poi atto, devo dire con rammarico, del pesante condizionamento di cui a pagina 7 del parere dell’Unione europea, condizionamento che impone, per gli interventi che riguardano la promozione e forse anche per quelli che riguardano la pubblicità, di fare una procedura di notifica o comunque di comunicare l’atto alla Commissione europea. Può darsi che abbia capito male, ma nella lettura questo è quanto mi è parso di rilevare.

Infine voglio fare una considerazione più di carattere generale. Voglio riprendere quanto aveva detto ieri nel suo intervento, parlando della malattia relativa alla "vache folle", l’Assessore alla sanità quando ha affermato che in Valle d’Aosta esiste una situazione anomala per quanto riguarda il patrimonio bovino. La cosa mi aveva già a suo tempo incuriosito, ma per altri motivi ho voluto rivedere alcuni dati.

È certamente anomala questa situazione perché abbiamo un capitale bovino fatto di 18.000 vacche produttive a fronte di un capitale complessivo di circa 40.000 capi, forse qualcuno in meno. Questo dimostra che c’è qualcosa che non funziona nei meccanismi della rimonta, abbiamo dei tassi di rimonta che sono sicuramente anomali. Questo cosa determina? Può darsi che la mia sia una lettura superficiale, non lo so, però questo è quanto rilevo. Determina una situazione che a mio avviso è preoccupante. Chi di noi ha avuto modo di visitare gli alpeggi quest’estate avrà raccolto subito una lamentela da parte degli allevatori e cioè che tutti hanno delle eccedenze dovute al fatto che non si possono vendere le bestie; ci sono stati degli impedimenti, comunque ci sono delle eccedenze che probabilmente troveremo questo autunno.

Ma la cosa che mi preoccupa di più e che gradirei venisse una volta per tutte risolta in questa sala, almeno dal punto di vista della comunicazione, è che ci sono delle aspettative e cioè c’è ancora qualcuno che pensa che in autunno, al rientro, con il D.L. n. 116 sugli interventi sanitari e quindi con la conseguente approvazione della legge, si potrà finalmente dar corso agli abbattimenti di questi capi con degli indennizzi che ho sentito citare in termini non congrui.

Può darsi che mi sbagli, ma non capisco su quali norme si potrebbe ipotizzare l’imputazione di questi indennizzi. Il problema delle eccedenze è un problema molto serio, è un problema molto sentito e che in quest’aula noi dovremo affrontare, forse in termini anche molto tesi, questo autunno.

In questa legge non se ne parla e forse non era questa la sede però, visto che questa legge promuove anche delle ricerche, sarebbe opportuno cercare di capire come si è determinata questa situazione di anomalia per quanto riguarda il capitale bovino della Valle d’Aosta e cercare di ipotizzare delle soluzioni congrue che non mettano in ginocchio questo settore che sta sicuramente passando un momento molto difficile.

PresidenteLa parola al Consigliere Lanièce.

Lanièce (SA)Il disegno di legge n. 85, riguardante le disposizioni in materia di allevamento zootecnico e relativi prodotti, che stiamo per votare, rappresenta sicuramente un intervento importante nel settore dell’agricoltura, alla luce anche delle difficoltà che sta vivendo il mondo agricolo; quindi preannuncio fin da subito il voto favorevole del gruppo della Stella alpina.

Questo disegno di legge prevede diversi capitoli importanti, il tutto al fine di assicurare il mantenimento e il consolidamento dell’agricoltura di montagna, promuovendo interventi nel settore zootecnico finalizzati ad erogare incentivi nel settore dell’allevamento e nell’ambito della pubblicità, della promozione diretta e indiretta e del controllo qualitativo dei prodotti zootecnici. Tra gli aspetti innovativi, anche se può suscitare dei dubbi come ha dichiarato anche il collega Cerise, spicca la possibilità di copertura delle spese sostenute dalle associazioni agricole per la tutela assicurativa dei propri aderenti a garanzia dei danni arrecati agli allevamenti da calamità naturali e da eventi eccezionali e da malattie infettive e non. Questo provvedimento legislativo permetterà quindi di intervenire sulle organizzazioni tecniche che ruotano intorno all’allevamento dando pertanto garanzia agli allevatori per l’attività che svolgono e per il lavoro di selezione degli animali.

Come penso tutti sappiano questo disegno di legge era stato presentato dalla Giunta regionale il 2 giugno 2000 ed era stato inviato alla Commissione europea per il parere in merito. Dopo esattamente un anno questo provvedimento legislativo, dopo la decisione della Commissione europea del 5 giugno 2001, è ritornato vistato da Bruxelles e quindi finalmente è arrivato oggi in aula per la sua approvazione.

Nel frattempo una parte del testo originario del disegno di legge, oggi in esame, era stato estrapolato ed era stato oggetto di un altro provvedimento legislativo: il disegno di legge n. 116, riguardante incentivi regionali per l’attuazione degli interventi sanitari a favore del bestiame di interesse zootecnico, che era stato presentato dalla Giunta in data 10 aprile 2001.

Come tutti sapete il disegno di legge n. 116, dopo un’ampia discussione, a seguito anche dei pareri degli uffici competenti, è stato notificato anch’esso alla Commissione europea per il conseguente parere. Il perché di tutto questo complesso iter penso che lo abbia già più volte spiegato l’Assessore, ma ritengo opportuno fare alcune considerazioni personali in merito a questa vicenda dai contorni non molto chiari che purtroppo, ed è questa la cosa più preoccupante, ha creato un fortissimo malcontento nel mondo agricolo valdostano.

Innanzitutto questa vicenda mette in evidenza le difficoltà di rapporto con l’Unione europea e quanto sia difficile districarsi tra leggi e regolamenti farraginosi, che tendono ad uniformare tutto quanto senza tener conto delle singole e peculiari differenze. Inoltre questa situazione denota evidentemente una preoccupante e sempre minore autonomia legislativa, e quindi operativa, in questo importante settore per la nostra Regione qual è l’agricoltura. Il perché è chiaro: molte decisioni vengono ormai prese a livello europeo senza che le nostre necessità siano perlomeno prese in considerazione.

Il problema in Valle d’Aosta è che non si è stati per ora capaci o si è nell'impossibilità di fare un fronte unico per difendere l’agricoltura di montagna, la nostra agricoltura, che presenta parametri e particolarità uniche che non possono venire inglobate con quelle delle altre regioni europee, particolarità che mal si addicono alle necessità e alle restrizioni europee che trattano tutti e tutto allo stesso modo, come se esistesse una sola agricoltura e cioè quella di pianura.

Occorre quindi che vengano sicuramente rafforzate le capacità tecniche ed operative degli uffici regionali competenti, che hanno il gravoso compito di seguire gli aspetti procedurali di formulazione e di interpretazione giuridica dei provvedimenti, per dare maggiore certezza agli stessi. Infatti è proprio a causa della presenza delle nuove normative europee che la Regione purtroppo sta incontrando sempre maggiori difficoltà ad intervenire tradizionalmente, come ha sempre fatto, a sostegno della nostra agricoltura.

Dobbiamo svincolarci dal modo di pensare in grande della Comunità europea tesa, ovviamente, alla difesa di equilibri produttivi, di ampio respiro, fra i Paesi dell’Unione. Se le regioni non si preoccuperanno di salvaguardare il loro prodotto tipico locale, non possiamo pensare che questa tutela venga considerata parimenti indispensabile dall’Europa. L’autonomia gestionale ed organizzativa della nostra agricoltura dunque mai come oggi ha la necessità di essere promossa e protetta. Adesso che abbiamo la fortuna di avere da due anni un nostro Europarlamentare è il momento buono per cercare di far sentire la nostra voce.

L’On. Caveri ha già coinvolto altri parlamentari sulle tematiche legate alla montagna, i nostri Parlamentari, Collé e Rollandin, quest’ultimo appena eletto Neopresidente dell’Assemblea del gruppo interparlamentare degli Amici della montagna, conoscono perfettamente le problematiche della nostra eroica agricoltura e sono sicuramente disponibili, assieme penso alla Giunta e a tutto il Consiglio, a battersi per far sentire e sostenere la voce dell’agricoltura di montagna, in modo da evitare il ripetersi in futuro della situazione che stiamo attualmente vivendo, esemplificata dall'incertezza sugli aspetti normativi e procedurali che ha interessato il disegno di legge regionale n. 116 sulla zootecnia.

Il settore è in grave crisi, siamo obbligati a fare subito qualcosa come amministratori, altrimenti si rischia veramente di decretare la fine dell’agricoltura in Valle d’Aosta. Questo è un settore nei cui confronti si sta perdendo interesse e convenienza. Se lo lasciamo andare allo sbaraglio senza difendere le nostre particolarità e diversità, resterà ben presto solo un ricordo.

Il recente caso di mucca pazza scoperto a Champdepraz ci ha dimostrato come, in poco tempo, il lavoro di anni possa essere cancellato da eventi più grandi dell’umile, ma importantissimo sacrificio che ogni allevatore compie quotidianamente. Come non possiamo dimenticarci il blocco degli alpeggi dovuto al rischio afta, che ha rischiato di compromettere la monticazione e ha impedito per un certo periodo lo svolgimento delle rassegne del bestiame e delle batailles de reines, creando ulteriori e non pochi disagi al settore. Occorre approfittare del fatto che l’ONU ha proclamato l’anno 2002 come l’anno internazionale della montagna e pertanto certe problematiche saranno più facilmente oggetto di discussione e di analisi.

Inoltre non dobbiamo dimenticarci che questo stesso Consiglio regionale aveva votato all'unanimità, all’inizio di quest’anno, un ordine del giorno, presentato dal sottoscritto e dall’Assessore e firmato anche da altri colleghi consiglieri, che impegnava la Giunta regionale a farsi promotrice di una forte azione politica a livello europeo, con il coinvolgimento del proprio Europarlamentare, del Comitato delle regioni, del Comitato economico e sociale dell’Unione europea e di concerto con il Governo italiano, al fine di poter rivendicare una giusta e differenziata attenzione nei confronti delle zone di montagna attraverso l’attribuzione, nei criteri di applicazione di futuri e ulteriori provvedimenti, di coefficienti che tengono conto sia della particolarità delle aree alpine, sia delle caratteristiche morfologiche del territorio ove tali determinazioni dovranno essere applicate.

O in quest’aula gli ordini del giorno vengono votati tanto per dare qualche contentino alle iniziative dei singoli consiglieri regionali, senza preoccuparsi di dare applicazione al contenuto dell’atto votato, oppure occorre, oggi più che mai, cercare di dare seguito concreto a ciò che era scritto in quell’ordine del giorno cercando di lavorare tutti assieme, trasversalmente, per promuovere una politica della montagna incisiva e aderente alle singole reali esigenze, collegate alla valorizzazione del patrimonio agricolo montano, nella speranza che tutto ciò possa servire per far capire a livello europeo la necessità di un forte riconoscimento delle zone di montagna, come la nostra, non più come zone svantaggiate, ma come zone particolari e importanti all’interno delle quali occorre sostenere l’agricoltura, che tra l’altro svolge anche un'importante funzione di equilibrio ambientale e di valorizzazione turistico paesaggistica.

La seconda considerazione che mi sento di fare, in modo che queste problematiche possano essere meglio affrontate in futuro, è che, vista la complessità dell’argomento e del dibattito in corso, ci sia una maggiore attenzione da parte degli uffici competenti in merito all’iter procedurale dei vari provvedimenti legislativi.

Non voglio assolutamente entrare in polemica, ma in tutte queste vicende c’è stato da parte dell’Assessorato regionale dell’agricoltura, ma non dell’Assessore in particolare - ci tengo a specificare -, una certa leggerezza e approssimazione nella gestione della normativa, delle disposizioni europee e dell’iter procedurale. Basti pensare che un dirigente dell’Assessorato, nell'ormai famosa riunione dell’AREV, aveva in quella sede dichiarato verbalmente che il disegno di legge n. 116, relativo ai contributi per la zootecnia, "era tutto ok", e quindi non necessitava di notifica alla Commissione europea, salvo poi, il giorno dopo, con tanto di parere scritto, affermare - cito testualmente - che: "Risulta razionalmente sostenibile, sotto il profilo dell'opportunità e dell'efficienza operativa, che allo stato delle cose si configuri più vantaggioso notificare il disegno di legge n. 116 unitamente ai programmi applicativi informalmente elaborati in modo da trattarli congiuntamente in sede comunitaria e da ottenere il parere complessivo in tempi sicuramente più brevi", decidendo quindi di inviare tutta la documentazione in materia alla Commissione europea, disattendendo aspettative e dichiarazioni verbali rassicuranti, il giorno prima fornite agli allevatori riuniti in assemblea dell’AREV, dichiarazioni che avevano creato una forte tensione fra gli allevatori e i politici presenti all’assemblea.

I contributi previsti per questo settore sono oggi più che mai fondamentali per la sua sopravvivenza: bisogna pertanto cercare di promettere di meno e di esprimere e realizzare fatti concreti se vogliamo tutti assieme, ognuno con le proprie responsabilità, evitare il ripetersi in futuro della situazione attuale di grande e preoccupante stallo con gli agricoltori che, giustamente, rinfacciano a noi amministratori le promesse fatte, ma non ancora mantenute, anche perché facendo delle promesse si creano sempre delle aspettative, ma se da queste aspettative, non ancora soddisfatte, dipende la sopravvivenza in termini economici di un intero settore, ciò rappresenta un fatto grave che non deve più succedere se veramente si vuole lavorare e agire per il bene della propria comunità e dei suoi residenti.

Con questo invito, che mi auguro venga recepito positivamente, concludo questo mio intervento sicuro che l’Assessore si impegnerà al massimo, come ha sempre dimostrato, per ridare fiducia e sostegno al mondo agricolo valdostano che in questo momento ne ha veramente bisogno.

PresidenteLa parola al Consigliere Frassy.

Frassy (FI)Al di là delle questioni che sono già emerse nell’ambito di questa discussione generale penso che alcuni punti vadano ulteriormente approfonditi e vadano forse sottolineati. Ovviamente nell’iniziare questo intervento non posso fare a meno di partire anch'io da una premessa che è quella che ha caratterizzato, Assessore, ultimamente la gestione di quelli che sono i provvedimenti che riguardano l’agricoltura, una gestione che ci pare di poter definire, forse con un eufemismo, quanto meno superficiale perché sappiamo che questo disegno di legge n. 85, notificato alla Commissione europea nel giugno 2000, oltre un anno fa, conteneva le norme stralciate nel n. 116 a cui è già stato fatto riferimento negli interventi che mi hanno preceduto. Fra l’altro non riusciamo a capire, Assessore, perché nessuno ce lo ha mai spiegato fino in fondo quale sia stata la logica che ha portato non a stralciare certe norme del n. 85 nel n. 116, ma a eliminarle di conseguenza dal n. 85 che era già all’esame della commissione, anche perché senza brillante iniziativa, che non ha avuto però gli aspetti che ci si poteva immaginare, cioè non ha avuto la conseguenza di anticipare i tempi.

Oggi, nell’esaminare il disegno di legge n. 85, ci troveremmo a discutere anche di quei provvedimenti inerenti gli aspetti sanitari che sono stati stralciati nel n. 116 sull’erroneo convincimento che il n. 116 non dovesse essere notificato e trovandoci invece oggi ad aspettare che il n. 116 finisca l’iter presso la Commissione europea. Perciò è evidente che in materia di agricoltura, Assessore, qualcosa non funziona a livello di struttura, a livello delle consulenze interne ed esterne da cui l’Assessore attinge per concretizzare le conclusioni di tipo politico, di conseguenza l’invito è ad evitare che si reiteri per una terza volta la difficoltà che è emersa e nel n. 85 e nel n. 116.

Detto questo, cercando di entrare invece nel merito del disegno di legge, sicuramente condividiamo le finalità di questo disegno di legge finalizzato, come recita il comma 1 dell’articolo 1, al mantenimento e al consolidamento dell’agricoltura di montagna, un risultato che il disegno di legge intende raggiungere promovendo interventi nel settore zootecnico.

Evidenziamo anche come su questa materia, l’agricoltura e il settore zootecnico, questa Regione non sia mai stata avara, nel senso che notevoli e ingenti sono le risorse impegnate nel passato a favore di questo settore, abbondante è la produzione normativa in questo settore e tutto questo, Assessore, stride con dei dati che riteniamo attendibili perché sono stati confermati anche da lei stesso e sono i dati della contrazione delle aziende agricole in questa Regione che nel 1995 erano all’incirca 7.000 aziende e che cinque anni dopo, nel 2000, sono poco meno di 3.000 aziende.

Questa riduzione non è nemmeno sostenibile con l'accrescimento dimensionale delle poco meno di 3.000 aziende che sono rimaste, nel senso che non si può sostenere che le 7.000 abbiano attuato delle sinergie tali per cui hanno ridotto il numero complessivo mantenendo però quelli che sono i livelli occupazionali e mantenendo quello che è il reddito prodotto.

Allora c’è qualcosa che non funziona anche nei meccanismi legislativi e finanziari che sono stati attuati sinora, Assessore, e su questo argomento peraltro non c’è stata nessuna riflessione da parte della maggioranza e dell’Esecutivo. Noi riteniamo che sia una riflessione importante, urgente da fare, se è vero che le finalità dell’articolo 1 sono finalità condivisibili. Questo di conseguenza è uno spunto che lascio alle sue risposte.

Entrando invece nel vivo dell’articolato esprimiamo una forte preoccupazione. Una forte preoccupazione, in maniera velata, l’ha espressa il collega Cerise parlando di aspettative che in autunno qualcuno pensa di poter raccogliere nell’ambito del settore agricolo. Noi confermiamo questa sensazione che è già stata espressa in quanto la lettura di questa legge lascia trasparire delle risorse finanziarie stanziate, degli interventi descritti in maniera abbastanza chiara e puntuale e quindi lascia trasparire che ci siano questi aiuti di tipo finanziario.

Ma chi dei consiglieri ha avuto modo di leggere questa legge e di leggere il parere della Commissione europea a questa legge si rende conto che non c’è questo automatismo. Non solo, ma in legge non si fa assolutamente riferimento a quei paletti, a quei però, a quei distinguo che sono contenuti nel parere della Commissione europea.

Cercando di esaminare alcuni punti critici, sperando che arrivino delle risposte dall’Assessore, poi tornerò sul rapporto con la Commissione europea, al comma 2 dell’articolo 1 facciamo un riferimento all’equilibrio con l’ambiente. Abbiamo detto in commissione che questo riferimento all’equilibrio con l’ambiente è molto soggettivo e discrezionale, Assessore; la risposta che lei ci ha dato ci sarebbe piaciuto vederla scritta sotto forma di emendamento e diceva che l’equilibrio con l’ambiente era in riferimento al piano rurale e alle UBA che sono contenute nel piano stesso.

Questo forse è scontato per chi ha partecipato a quel dibattito, ma non è assolutamente scontato per chi a quel dibattito non ha partecipato e ritengo che non sia nemmeno così scontato per coloro che dovrebbero essere i diretti beneficiari di questa legge. Ma questo forse è ancora l’aspetto minore, due sono gli aspetti sui quali abbiamo grosse perplessità.

I controlli di qualità non obbligatori sono alcuni degli interventi che possono beneficiare di queste sovvenzioni. Ora, accertato che dovrebbero essere esclusi i DOP, i GP, i prodotti biologici, cioè tutti quei prodotti che per essere tali hanno bisogno di sottoporsi a dei controlli obbligatori, altrimenti non potrebbero fregiarsi di questo marchio, nessuno ci dice quali sono i criteri che devono essere attuati per questi controlli di qualità, cioè quali sono gli enti certificatori.

Sarà un'apposita struttura che verrà attivata nell’ambito dell’Assessorato o sarà sufficiente che una qualsiasi azienda si faccia certificare da un qualsiasi consulente il fatto che ha effettuato dei controlli e di conseguenza presentare il conto all’Amministrazione? Non sono domande di poco conto, ma sono domande che sono inerenti la comprensibilità e per certi versi la concretezza applicativa di questa legge.

Vi sono poi aspetti che creano aspettative che sono invece aspetti che dovrebbero essere specificati in maniera diversa. Mi riaggancio al contributo assicurativo.

Scrivere in legge che fino all’80 percento si possono ottenere dei contributi per i premi assicurativi non è scrivere una legge in maniera chiara e comprensibile perché noi sappiamo, per averlo approfondito e per averlo visto, che l’80 percento è il tetto massimo per le calamità naturali, mentre il tetto ordinario è il 50 percento, ma cosa costava, Assessore, fare le lettere c, d ed e dedicando due lettere ai premi assicurativi?

Voleva semplicemente dire rendere chiaro e trasparente a chi aveva interesse ad accedere a questi finanziamenti sapendo che i premi assicurativi della lettera d) erano quelli per le calamità naturali - di cui ci auguriamo ce ne siano poche -, che, nell'ordinarietà di quelli che sono i premi assicurativi, la lettera e) - che qui non è scritta - dava il diritto a percepire i contributi fino al 50 percento.

E questo evitando di ingolfare gli uffici dell’Amministrazione da parte di quegli agricoltori e di quelle imprese che verranno a domandare cosa vuol dire fino all’80 percento, che verranno a domandare quali sono i criteri per i quali si può ottenere il massimo o non si può ottenere il massimo, di conseguenza oberando di carico amministrativo uffici che dovrebbero e potrebbero fare cose più produttive.

La stessa cosa vale per le azioni pubblicitarie e promozionali indirette perché se andiamo a leggere il parere della Commissione europea, ci rendiamo conto che sarà ben difficile che nel contesto regionale vi possano essere contributi per azioni pubblicitarie e promozionali indirette, soprattutto se sono quelle in parte indicate all’articolo 4, comma 1, quando si parla e si cita la partecipazione a concorsi, a fiere, a mostre e simili, in considerazione del fatto che la Commissione europea dice che l’origine del prodotto non deve costituire l’elemento principale su cui si punta per indurre i consumatori all’acquisto.

Mi domando come sia possibile partecipare ad una mostra non evidenziando che quel prodotto proviene da dove proviene e di conseguenza come sia conciliabile dire nella legge che si possono ottenere per la partecipazione a queste attività contributi fino all’80 percento di 300 milioni piuttosto che il 70 percento di 300 milioni quando la realtà è ben più articolata e complessa di quanto non si possa intendere da una lettura, seppure attenta, della legge stessa. Non solo, ma tutto l’insieme di questa legge è approvato dalla Commissione europea "sub iudice", come si suol dire, nel senso che, ogni volta che viene approvato uno degli interventi contenuti in questa legge, si fa esplicito riferimento all'impegno che l’Autorità italiana - immagino che sia l’Amministrazione regionale - ha dato alla commissione stessa, di conseguenza ci sarà tutto un iter di attenzione, di verificazione quando non addirittura di trasmissione di queste iniziative prima ancora di poter erogare gli aiuti stessi sapendo che l’iter degli atti che vanno notificati alla Commissione europea non è l’iter di qualche settimana, ma nell'ipotesi più favorevole di qualche mese. Questo, Assessore, ci lascia perplessi perché una legge che è rimasta parcheggiata da quando la Giunta l’ha adottata, più di un anno, auspicavamo che arrivasse in aula con una chiarezza e una trasparenza maggiore di quella che invece non è da una seppure attenta lettura della legge stessa.

Non ultimo evidenziamo come la legge così come strutturata rischia di confliggere comunque con le prescrizioni e i pareri positivi, seppure subordinati, della Commissione europea perché in questa legge riteniamo che dovrebbe essere scritto in maniera chiara che vengono abrogate tutta una serie di norme che sono cumulative rispetto a questi benefici e questo non soltanto per una chiarezza di tecnica legislativa, ma soprattutto per un rispetto dei divieti di cumulo che sono scritti in maniera chiara nel parere della Commissione europea.

Di conseguenza non sappiamo se l’Assessore presenterà emendamenti che recepiscono parte di queste preoccupazioni che non sono peraltro espresse oggi per la prima volta perché l’Assessore potrà convenire che queste preoccupazioni le abbiamo espresse sin dall’approfondimento in commissione consiliare e su alcuni aspetti, non ultimo questo dell'incompatibilità di cumulo l’Assessore aveva preso non dico un impegno, ma un mezzo impegno. Penso che questo mio primo intervento in discussione generale sia finito perché è un intervento che finisce con una serie di domande e in base alle risposte valuteremo l’atteggiamento da tenere votando o meno questo disegno di legge.

PresidenteLa parola all’Assessore all’agricoltura e risorse naturali, Perrin.

Perrin (UV)Pour annoncer la présentation de quelques amendements qui vont aussi donner des réponses aux questions qui ont été posées.

PresidenteGli emendamenti verranno distribuiti. Se non vi sono altre richieste di intervento, dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola all’Assessore all’agricoltura e risorse naturali, Perrin.

Perrin (UV)Je remercie avant tout le rapporteur pour son illustration, pour ses considérations et ses souhaits ainsi que les nombreux intervenus. Je remercie de façon particulière les Présidents de la IIIème et IIème Commission ainsi que les Commissaires qui ont permis d’accélérer les temps de l’analyse de ce dessein de loi, ce qui a permis de le soumettre à l’attention de cette Assemblée avant la pause de l’été. Cela nous permettra de lui donner application et de donner des réponses au secteur de l’élevage.

Tout d’abord quelques appréciations d’ordre général pour répondre aux différentes questions posées. Bien sûr, l’élevage représente l’activité agricole la plus importante en Vallée d’Aoste. Nous avons préparé ce dessein de loi compte-tenu des orientations et des dispositions de la politique agricole communautaire. Je crois que cela est une prémisse à faire et il faut que tous les conseillers se rendent compte qu’il y a une route tracée que nous devons suivre, donc nous ne pouvons quand même sortir de ces orientations.

Je comprends que cette position peut créer des conditionnements quant aux choix que nous allons faire, mais ce sont des conditions qui ne dépendent pas de notre volonté et auxquelles nous devons nous soumettre. Je crois qu’avec cette prémisse on donne beaucoup de réponses aux interrogations qui ont été posées. J’ai eu l’occasion de lire les perplexités exprimées par la CELVA; bien sûr on parle de concurrence et nous savons que pour parler de cela il faudrait partir tous du même niveau. Nous partons avec de handicaps que d’autres secteurs, ou d’autres pays, n’ont pas pour leur agriculture, mais ce sont des orientations que nous devons respecter.

Une autre affirmation importante c’est que ce dessein de loi c’est un complément du plan de développement rural, car ce dernier prévoit toute une série d’interventions qui vont favoriser le développement des entreprises agricoles en général, y compris les entreprises qui s’occupent d’élevage. Ici nous allons viser des interventions spécifiques pour l’élevage tandis que toutes les interventions générales ont été prévues par le plan de développement rural, donc ce ne sont pas des mesures parallèles, mais cette mesure est une appendice du plan de développement rural.

Quelqu’un a dit qu’il n’y a pas de choix politique dans ce dessein de loi. Les choix politiques sont bien précises, toujours - je le répète - dans le sillon des orientations de l’Union européenne. Les choix politiques visent avant tout à l’amélioration du bétail, c’est un travail qui a débuté par des associations, tout le travail de sélection, donc nous voulons viser surtout à l’amélioration et à la qualité de notre bétail à travers la gestion du livre généalogique, le contrôle fonctionnel, la gestion de la reproduction jusqu’aux recherches dans le secteur de l’élevage.

Un autre aspect important est celui de l’assistance technique qui est finalisée à l’utilisation correcte de nos ressources dans le secteur de l’élevage.

Un ultérieur aspect intéressant est celui de la promotion et de la valorisation des races; la promotion est faite soit à travers des concours, des expositions, mais aussi par des interventions directes dans l’achat d’animaux de haute qualité génétique.

Quatrième point important est celui de garantir les éleveurs face aux imprévus, là c’est un des problèmes du secteur de l’agriculture; voilà donc cette possibilité d’aides allant couvrir les frais soutenus par les associations pour assurer leurs associés. C’est vrai que l’on prévoit une mesure qui peut aller jusqu’à rembourser le 80 pour cent de ces frais, d’ailleurs les orientations de l’Union européenne là sont bien précises: le 80 pour cent est possible seulement pour les calamités naturelles et les événements atmosphériques exceptionnels, c'est clair, pour toutes les autres interventions c’est le 50 pour cent.

Je crois que nous n'avons pas besoin de le préciser, il est très bien précisé dans les orientations de l'Union européenne. La loi quand même va fixer des principes et à travers des délibérations du Gouvernement seront fixées les modalités d’application de cette loi.

Le deuxième volet des interventions prévoit encore des aides qui favorisent la promotion et la publicité afin de valoriser les produits de l’élevage ainsi que les recherches de marché et les contrôles de qualité. Ce dessein de loi prévoyait aussi, à l'origine, les interventions de nature sanitaire que nous avons extrapolées du dessein de loi originaire et je ne voudrais pas revenir sur cette question. L’analyse qui avait été faite à ce moment-là, comme j’avais dit très clairement, c’était une analyse d’opportunité étant donné la grave crise déclenchée par les événements dus à la BSE et aux problèmes de la fièvre aphteuse. On avait tâché de parcourir un chemin qui aurait dû nous donner la possibilité d’intervenir de façon plus immédiate.

Cela n’a pas été possible, aujourd’hui ce dessein de loi est notifié et donc nous attendons de pouvoir le négocier et avoir une réponse pour compléter ces instruments en faveur du secteur de l’élevage. Pour faire une analyse globale de la situation de l’élevage, je peux affirmer que ces nouvelles mesures vont compléter les interventions en faveur des entreprises agricoles, surtout celles qui sont intéressées à l’élevage du bétail; elles visent au respect et à l’équilibre entre le bétail présent et la surface utilisée. Les finalités sont de douer les fermes de bétail de haute qualité génétique: justement quelqu’un a dit que nous avons un déséquilibre dans nos élevages, peut-être certaines mesures l’ont aussi provoqué, et donc il faut reconduire nos entreprises agricoles à équilibrer leur présence soit de bétail à lait, soit de bétail pour ce qu’on appelle "la rimonta" en fonction du territoire utilisé.

C’est un des objectifs que ces aides veulent atteindre. Ce contexte peut favoriser les produits de qualité et là c’est vrai que le contrôle de qualité n’est pas prévu pour les produits à OP étant donné que ceux-ci sont réglés par des procédures bien précises.

Les contrôles de qualité se font aussi à travers des autocertifications, il y a toute une série d’exemples même dans le domaine du commerce et de la restauration où il y a une partie d’autocertification pour le contrôle de la qualité du service. Cela pourrait se faire aussi par des contrôles de qualité, que nous irons quand même régler à travers des délibérations par des mesures plus précises. Cette phase de transition a été difficile pour les agriculteurs éleveurs et je partage les préoccupations que tous les intervenants ont exprimées face à ce qui se passe dans le secteur, en particulier le Conseiller Lanièce.

Je partage aussi les principes qu’il a énoncés, c’est-à-dire défendre l’agriculture de montagne qui ne peut être mise sur le même niveau des agricultures à niveau industriel. C’est le but auquel nous tâchons de viser. Cette phase de transition crée des problèmes d’adaptation, voilà le mécontent, voilà l’attente des éleveurs et des titulaires des entreprises agricoles, qui s’attendent encore à des vieilles mesures qui ne sont plus praticables. Cela il faut le dire, nous l’avons dit et ce n’est pas d’aujourd’hui qu’on répète que les nouvelles mesures vont dans une direction différente.

Je suis convaincu que le défi que nous sommes en train de porter de l’avant, malgré les obligations dérivant de la politique européenne, est vraiment celui de bâtir des entreprises plus solides, mieux organisées, qui respectent l’environnement et font des produits de qualité. Dans le plan de développement, pour répondre à une affirmation du Conseiller Frassy, nous avons prévu pour nos entreprises agricoles qu’elles aient un minimum de superficie, d’organisation et qu’elles respectent des règles minimales. Là c’est la condition pour pouvoir ?uvrer.

Quand on fait référence à un certain numéro d’entreprises agricoles, il faut penser que parfois étaient des entreprises agricoles sur le papier; en effet, quand il y a le pré qui est cultivé par l’ouvrier ou par l’employer, nous ne sommes pas face à une entreprise agricole; nous sommes face à un travail intéressant pour la communauté, mais qui n’a rien d’entreprise agricole? Voilà, à travers le plan de développement rural et aussi à travers ces mesures, on va mieux définir aussi le concept d’entreprise agricole et donner la possibilité aux entrepreneurs réels, à ceux qui contribuent à développer l’agriculture, d’accéder aux différentes contributions.

Pour ce qui est des autres objections, je crois que ce dessein de loi fixe des bénéficiaires bien précisément, fixe toute une série d’interventions ponctuelles et fixe des pourcentages d’intervention ponctuels, aussi, surtout si nous lisons l’annexe. C’est vrai, il n’est pas écrit dans la loi, mais nous devons tenir compte de cet annexe qui est la trace des conditions que l’Union européenne a mises pour donner son avis favorable à ce dessein de loi. De cette façon nous allons déjà vers des définitions précises des aides et donc je ne trouve pas opportun d’aller reformuler ces définitions par d’autres textes de loi. Je crois que dans ce cas les délibérations du Gouvernement régional, qui doivent tenir compte de ces indications, sont suffisantes vu que nous devons donner application à cette loi.

Pour ce qui est du discours de la promotion, toujours pour répondre au Conseiller Frassy, là aussi c’est vrai que l’Union européenne a des critères précis pour définir la promotion et son domaine d’application. La promotion doit être toujours générale étant donné qu’on prévoit aussi des interventions importantes, c’est-à-dire 100 pour cent; ce pourcentage est reconnu seulement face à des actions qui intéressent la généralité des producteurs. De l’autre côté - c’est une autre règle de l’Union européenne - s’il n’y a pas une AOC, on ne peut pas faire référence au lieu d’origine.

On peut faire référence à la qualité du produit, mais pas au lieu d’origine étant donné que selon eux le lieu d’origine n’est pas suffisant à garantir la qualité du produit. En effet le raisonnement file, même si, pour nous, l’image Vallée d’Aoste pouvait être un élément de promotion significative.

Quant à la promotion et à la publicité, les règles sont bien précises: pour la publicité on peut intervenir jusqu’à 50 pour cent, la publicité doit être ponctuelle; donc on peut intervenir directement pour la promotion, il y a des interventions indirectes, et on doit quand même avoir cette vision générale de la promotion d’un produit et tous doivent pouvoir bénéfier de cette promotion et de ses résultats.

C’est vrai que ce dessein de loi ne répond pas à toutes les attentes des éleveurs, qui sont pressantes, étant donné les difficultés du secteur dans cette phase.

Ces difficultés, qui sont conséquentes à la condition difficile de gestion de nos entreprises, ont augmenté face à la conjoncture de nature sanitaire qui a sévi le secteur de l’élevage et qui a mis en crise aussi le secteur de la viande avec la difficulté surtout de vente, de commercialisation des produits. Quand même, nous avons des mesures précises, intéressantes qui vont dans la direction de donner au moins une première réponse, mais surtout d’adresser nos entreprises agricoles vers cet équilibre que nous avons toujours souhaité.

Si dà atto che, dalle ore 12,36, riassume la presidenza il Presidente Louvin.

PrésidentCollègues conseillers, il est 12 heures 53, nous avons plusieurs conseillers qui nous ont signalé leur intérêt à intervenir en déclaration de vote, les travaux sont suspendus, nous reprenons à 16 heures avec les déclarations d’intention sur le projet de loi n° 85.

La séance est levée.

La séance se termine à 12 heures 54.