Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 335 du 14 janvier 2004 - Resoconto

OGGETTO N. 335/XII - Iniziative per coprire il fabbisogno di latte alimentare con la produzione locale. (Interpellanza)

Interpellanza

Osservato che uno dei dati più contraddittori dell'economia valdostana è rappresentato dal fatto che, pur avendo la Valle d'Aosta un importante patrimonio zootecnico e un alto livello di produzione di latte, i negozi della nostra Regione vendono grandi quantitativi di latte proveniente da fuori Valle;

Considerato che gli abitanti della Valle d'Aosta ed i turisti che soggiornano in Valle utilizzano sempre più frequentemente latte proveniente da molte centinaia ed, a volte, persino migliaia, chilometri di distanza;

Ciò premesso, ed al fine di verificare le dimensioni, le cause ed i possibili correttivi a tale distorsione,

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta regionale e l'Assessore competente per conoscere:

1. quale è stata la produzione di latte in Valle d'Aosta nel corso del 2003;

2. quale è stata la destinazione finale del latte prodotto in Valle nel 2003. In particolare si chiede di conoscere la percentuale che è stata destinata alla produzione di fontina; la percentuale destinata alla produzione di altri formaggi o di burro; la percentuale destinata al consumo alimentare; la percentuale eventualmente destinata ad altri usi;

3. quale percentuale del consumo locale di latte alimentare, da parte di residenti e turisti, è coperta con l'utilizzo di latte prodotto in Valle d'Aosta;

4. quali iniziative sono state assunte o si intendono assumere per coprire il fabbisogno locale di latte alimentare con la produzione locale.

F.to: Riccarand - Curtaz

Presidente - La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (Arc-VA) - Con questa interpellanza abbiamo inteso porre questioni che si intrecciano ovviamente anche con il ruolo della Centrale del latte di Gressan, ma che vanno al di là della questione della Centrale del latte: quale latte utilizzano e consumano i Valdostani e i turisti? Il cospicuo patrimonio zootecnico della Valle d'Aosta è in grado di far fronte alla domanda locale di latte alimentare? E, se questo non avviene, in che percentuale esiste una situazione deficitaria? Perché esiste questa situazione? E cosa si intende fare? Ci sembrano questioni molto importanti sia dal punto di vista alimentare, sia dal punto di vista economico, quindi vorremmo avere dei dati precisi su questo argomento per poter fare alcune considerazioni.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura, risorse naturali e protezione civile, Vicquéry.

Vicquéry (UV) - Ringrazio il Consigliere Riccarand per aver posto un tema che va al di là del problema della Centrale laitière: il consumo del latte in Valle d'Aosta.

Non è da considerarsi contraddittorio il fatto che, pur possedendo un importante patrimonio zootecnico, la Valle d'Aosta non riesca a soddisfare le richieste provenienti dai consumatori residenti e non residenti in Valle d'Aosta, perché è un dato diffuso trasversalmente in genere su tutto il territorio dell'Italia e, se ci basiamo sulle stime dell'ISTAT sulla produzione e l'impiego del latte valdostano nel 2003, queste stime indicano il latte prodotto in Valle d'Aosta in 500.000 quintali. I dati 2003 relativi alle denunce di produzione a disposizione dell'Ufficio zootecnico dell'Assessorato dell'agricoltura non sono ad oggi ancora disponibili in quanto mancanti delle rilevazioni relative al mese di dicembre delle vendite dirette e dei dati relativi alla trasformazione in proprio. A tutto ottobre 2003 sono stati denunciati 295.705 quintali di consegne, cioè quelle riferite al latte conferito ai caseifici, e il dato riguardante le vendite dirette dalla campagna 1° aprile 2002-31 marzo 2003 è di 117.654 quintali. Le difficoltà di calcolo sono dovute al fatto che le campagne vanno da marzo al marzo successivo e non seguono l'anno solare. I dati a nostra disposizione ad oggi comunque sono questi: 295.000 quintali rispetto alla stima ISTAT di 500.000 quintali per un anno intero.

Il latte denunciato nel 2002 è stato di 497.000 quintali, di questi solo 6.000 quintali, equivalenti all'1,2%, sono stati destinati al consumo fresco; il 95% è stato trasformato in fontina, mentre il 3,8% è stato destinato all'alimentazione in stalla e all'autoconsumo. Evidentemente quindi al momento esistono pochi spazi per soddisfare le richieste di mercato, vista la distribuzione del latte.

Le fontine presentate al Consorzio produttori tutela del DOP fontina per essere marchiate nel corso del 2003 sono risultate 473.582, di cui il 72% di proprietà della Cooperativa produttori latte e fontina. Si sono potute fregiare del marchio di qualità 403.63 forme, pari all'85,2% del totale. Stimando in 100 litri il quantitativo di latte necessario a realizzare una forma di fontina, si desume che circa il 95% del latte trasformato in Valle d'Aosta è stato destinato quest'anno a tale produzione. Per quanto riguarda il burro, gli unici dati in possesso dell'Assessorato sono relativi al conferimento della Cooperativa produttori latte e fontina, che nel 2003 sono risultati di 30.241 kg. Non sono disponibili invece le informazioni relative al consumo di latte in Valle d'Aosta, in quanto i dati di rilevazione "A. Knielsen", che è una società di rilevazione, si riferiscono alla macroarea geografica del nord-ovest d'Italia. Il dato di consumo nazionale relativo a questa area per il 2002 si attesta intorno a 56 litri pro capite. A fronte di questi dati, considerato il dato "A. Knielsen", la percentuale di copertura dell'offerta di latte valdostano sul territorio locale è sicuramente al di sotto del 10%, precisamente dell'8,9%, calcolando 56 litri per 120.000 abitanti fa un totale di 6.720.000 litri, a fronte di 600.000 litri di latte come ho testé detto, per cui siamo ad un totale dell'8,9%. Rimangono quindi ampi spazi di mercato, che al momento sono colmati dal latte proveniente dal territorio extraregionale.

La principale iniziativa messa a punto finora dall'Assessorato è riferita, come già è stato detto, all'utilizzazione all'interno del disciplinare della produzione di fontina di fieno locale; questo comporta sicuramente una riorganizzazione dell'offerta di latte da parte degli allevatori, che potrebbero avere problemi che nascono da tale limitazione. Anche alcuni caseifici hanno iniziato la vendita di latte fresco, ma al momento non si conoscono ancora gli effetti, perché i casi di vendita diretta di latte fresco sono sporadici e viene venduto stagionalmente. Bisogna precisare che il mercato del latte alimentare è particolarmente problematico; la diffusione di latte aromatizzato arricchito e del latte ad alta qualità favorisce una rivitalizzazione della domanda e allo stesso tempo accresce l'aspetto concorrenziale.

Se consideriamo che la Centrale laitière al momento di massima produzione lavorava negli anni 1998-2000 circa 4 milioni di litri rispetto al fabbisogno teorico, 56 litri per 120.000 abitanti, di 6.720.000 litri, ci rendiamo conto che la disponibilità di latte per la Valle d'Aosta è ben al di sotto del fabbisogno teorico, perché di questi 4 milioni di litri sappiamo che molti provenivano da fuori Valle. Il dato concreto è che il 95% del latte prodotto viene trasformato in fontina. Se aggiungiamo poi i flussi turistici, che è il grosso problema della produzione del latte in Valle d'Aosta, ci rendiamo conto che i nostri 600.000 litri di latte sono insufficienti a coprire il fabbisogno e lo saranno anche nel futuro, di questo dobbiamo essere certi, perché le scelte effettuate negli anni a partire dal 1960 al 1996, secondo i dati di rilevazione fatti dall'Institut régional, ci danno una percentuale di crescita della fontina che anche graficamente è molto ben visibile rispetto alla percentuale di produzione del latte e rispetto ad un totale di disponibilità di latte più o meno equivalente, pur essendo aumentati i capi di bestiame negli anni e pur essendo aumentata - grazie ad una rigorosa politica di genetica sugli animali - la produzione media pro capita di ogni animale. Si tratta di cercare di invertire questa tendenza ed è la politica che stiamo cercando di attuare mediante il disciplinare, che, non appena verrà approvato dal Ministero e avrà un regime transitorio, darà degli obblighi precisi di applicazione rispetto soprattutto alla produzione foraggiera.

Si presume una diminuzione graduale della produzione di fontina in Valle d'Aosta e un parallelo e corrispondente aumento di produzione del latte. In quale quantità saremo in grado di dirlo se "l'operazione Centrale laitière" ed altre andranno a buon fine. L'obiettivo è questo ma, ripeto, togliamoci dalla testa l'illusione che la Valle d'Aosta sarà mai autosufficiente nella produzione del latte, neppure per i residenti, perché le aziende zootecniche valdostane sono circa 1.500 e questo producono.

Il nostro obiettivo - è stato detto più volte - è di aiutare queste aziende zootecniche, di fare in modo che non aumenti la disaffezione verso il settore "milieu agricole", che la redditività aumenti, che sia altrettanto conveniente produrre fontina, toma, direttamente latte alimentare. Gli obiettivi che ci poniamo sono stati condivisi dalle associazioni di categoria in un documento siglato nel dicembre scorso all'interno della "Table de concertation"; riteniamo che, se tutte queste strategie contenute in tale documento verranno attuate, potremo raggiungere i risultati che noi auspichiamo indicativamente nel prossimo autunno.

La situazione ad oggi è questa, sono a disposizione per fornire eventualmente al Consigliere Riccarand i dati che sono stati richiesti.

Presidente - La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (Arc-VA) - Intanto ringraziamo l'Assessore per i dati che ci ha fornito, se potrà darci copia della documentazione, potremo esaminarli, perché richiedono un esame attento essendo la situazione complessa e con delle ricadute di enorme importanza.

Ci sembra di capire che vi è una valutazione comune sul fatto che questa situazione non vada bene: è una situazione squilibrata in quanto abbiamo un eccesso di produzione di fontina e questo, fra l'altro, non sempre favorisce la qualità della fontina. Sicuramente quindi una minore quantità, ma una maggiore qualità della fontina è un obiettivo che bisogna ricercare e nello stesso tempo il fatto di avere soltanto un 8% della produzione di latte da destinare al consumo alimentare è del tutto insufficiente rispetto alla domanda esistente in Valle.

È vero - diceva l'Assessore - che, anche quando la Centrale del latte lavorava quantitativi molto più grandi di latte, non si copriva il fabbisogno, ma il margine era molto più ampio; progressivamente questo margine si è ridotto e questo non è positivo, anzi è indice di uno squilibrio. Bisogna quindi operare in modo radicale per cambiare questa tendenza che è andata avanti in questi anni, in modo da invertire questo "trend", riuscire a ridurre la produzione della fontina e ad avere quantitativi cospicui di latte che si possono usare come consumo alimentare. Questa è un'esigenza per la popolazione valdostana, ma è un'esigenza anche dal punto di vista dell'offerta turistica perché sicuramente anche i turisti che vengono in Valle comprano il prodotto della Centrale laitière pensando che sia un prodotto locale. Vi è quindi una domanda di prodotti locali, nelle località turistiche questa domanda è ancor più significativa e vi è anche la disponibilità a pagare il latte magari di più, purché abbia determinate qualità. È su questo quindi che dobbiamo lavorare, con una radicale inversione di tendenza rispetto alla situazione attuale.

Ho sentito che l'Assessore ha fatto riferimento ad un documento sottoscritto nell'ambito della "Table de concertation"; chiederei se ci può fare avere copia di questa documentazione che per noi è rilevante per i ragionamenti che vogliamo fare rispetto a questo problema.