Objet du Conseil n. 333 du 14 janvier 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 333/XII - Iniziative per la protezione del sistema agroalimentare contro la contaminazione accidentale delle sementi. (Interpellanza)
Interpellanza
Preso atto della netta posizione della COLDIRETTI, di LEGAMBIENTE e dell'AIAB contro l'utilizzo degli "OGM" in agricoltura;
Osservato che, in un documento congiunto, le tre associazioni citate hanno chiesto alle Regioni di intervenire a protezione del sistema agroalimentare, impedendo che le nostre Aziende diventino terra di conquista dell'agricoltura transgenica, a causa del venir meno del netto confine tra "OGM" e "OGM-FREE";
Ritenuto opportuno conoscere l'orientamento del nuovo governo regionale su tali importanti tematiche;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
Il Presidente della Regione e l'Assessore competente per sapere:
1) se condivide l'esigenza di stabilire un limite di tolleranza zero per quanto riguarda la contaminazione accidentale delle sementi destinate all'agricoltura e dei prodotti derivati dall'agricoltura biologica;
2) se condivide la necessità di assicurare meccanismi di responsabilità civile anche al fine di includere il caso di danni derivanti da contaminazione genetica accidentale;
3) se intende salvaguardare la peculiarità dei sistemi territoriali agroalimentari e ambientali tradizionali e tipici, attraverso l'istituzione di aree rurali "OGM-FREE" (che nel nostro caso coincidano con l'intero territorio valdostano).
F.to: Curtaz - Squarzino Secondina
Presidente - La parola al Consigliere Curtaz.
Curtaz (Arc-VA) - Non impiegherò più di 30 secondi per illustrare questa interpellanza, la cui narrativa mi sembra abbastanza chiara. Lo scopo dell'interpellanza è quello di valutare il livello di sensibilità del nuovo Governo regionale su questo problema. Dico subito che sarò particolarmente interessato alla risposta dell'Assessore alla 3a domanda della nostra iniziativa.
Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura, risorse naturali e protezione civile, Vicquéry.
Vicquéry (UV) - Inizio con il dire che il tema dell'utilizzazione degli "OGM" in agricoltura è ricorrente, come le maree: a volte se ne parla e poi non se ne parla più, mentre è un argomento che dovrebbe essere "à la une", perché è fondamentale per lo sviluppo dell'agricoltura nel suo insieme.
Direi che è importante subito far notare che, al di là delle posizioni citate nell'interpellanza - COLDIRETTI, LEGAMBIENTE, e quant'altro -, c'è una presa di posizione resa pubblica anche in sede di Comitato tecnico permanente di coordinamento in materia di agricoltura fra Stato e Regioni, cioè del luogo di confronto privilegiato fra gli assessori regionali all'agricoltura e il ministro. Il tema in discussione è stato nuovamente scatenato dall'iniziativa comunitaria di scaricare sugli Stati membri e sulle Regioni la presunta possibilità di applicare regole di coesistenza fra colture transgeniche, convenzionali e biologiche su uno stesso territorio. Risulta evidente che tale coesistenza non è possibile nella realtà agricola nazionale ed è assolutamente del tutto improponibile nella realtà valdostana, tanto che, in un settore, la frammentazione fondiaria rende inconsistente qualsiasi tentativo di suddividere il territorio in zone indipendenti dal punto di vista dell'impollinazione, della semina e dei trattamenti antiparassitari.
Tralasciando questo problema di tipo tecnico-agronomico, la scelta di fondo della politica regionale è stata ed è a favore delle produzioni tradizionali, di quelle con la "DOP" e di quelle biologiche, un dato di fatto assolutamente incontestabile: vogliamo seguire questa linea di condotta. Un impegno che è stato particolarmente coerente, tanto da essere riconosciuto come da imitare da parte di altre realtà regionali italiane e comunitarie, il legame con la razza locale per le "DOP" e i prodotti tradizionali, l'utilizzo di essenze foraggiere locali, ultimamente ribadito in modo forte nel nuovo disciplinare della "Fontina", fino alla selezione di microrganismi - batteri lattici, lieviti - isolati nelle casere di alpeggio o nelle cantine tradizionali, per cui seguiamo una scia che è già tracciata.
Proprio avendo a mente questo indirizzo di politica agricola e questo impegno tecnico scientifico sviluppato in Valle, in un mio intervento al Comitato tecnico, citato prima, in data 6 novembre dello scorso anno, ho sostenuto che l'iniziativa comunitaria di proporre alle regioni un regime di coesistenza fra le tre agricolture: convenzionale, transgenica e biologica, fosse un vero e proprio stravolgimento, anzi un'inversione del principio della sussidiarietà. Cito a questo proposito la raccomandazione della Commissione europea del 23 luglio 2003, in cui, al punto d.1, si dice: "Nell'UE non deve essere esclusa alcuna forma di agricoltura convenzionale, biologica o che si avvale di "OGM"…" e, al punto 7, si dice: "La commissione europea considera opportuno che gli Stati membri elaborino e diano attuazione a misure relative alla coesistenza". Ebbene, il ministro, in quella sede, ci ha presentato una bozza di decreto ministeriale, avente per oggetto disposizioni per la coesistenza tra le colture transgeniche, convenzionali e biologiche.
Voglio citare la bozza presentata in data 6 novembre, che è ancora all'attenzione degli organismi preposti, tant'è che il decreto ministeriale per la forte opposizione di tutti gli assessori regionali è stato bloccato, anche se alcune indicazioni espresse dal ministro possono avere una loro validità. In questa bozza del 6 novembre, all'articolo 2, comma 1, si dice che: "le forme di agricoltura di cui all'articolo 1 sono praticate senza che l'esercizio di una di esse possa compromettere lo svolgimento delle altre e senza che nessuna determinazione possa essere pregiudizialmente assunta, al fine di favorire alcune forme di agricoltura a danno di altre…" e, al comma 3, si dice che: "nel rispetto del principio di cui al comma 1, l'introduzione dell'agricoltura transgenica avviene senza alcun pregiudizio delle attività agricole preesistenti e senza comportare per esse l'obbligo di modificare o adeguare le normali tecniche di coltivazioni e allevamento e fatta salva ogni altra disposizione concernente le aree protette…".
Allora prendiamo l'articolo 4 di questa bozza che dice: "Livello di applicazione delle misure di coesistenza. Limitatamente alla prima campagna di semina successiva all'entrata in vigore di questo decreto…" - ergo, la primavera del 2004 - "… e comunque fino all'attuazione delle disposizioni in esso contenute, nelle aree di produzione di prodotti con marchi riconosciuti da norme comunitarie, sono unicamente consentite le coltivazioni convenzionali e biologiche. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano definiscono, sulla base di specifici protocolli tecnici, le distanze che devono intercorrere fra le aree suddette e le zone ove consentire le coltivazioni transgeniche o autorizzare la coesistenza fra esse e le coltivazioni convenzionali e biologiche". Al comma 2: "Entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, il Ministro delle politiche agricole e forestali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra Stato, Regioni e Province autonome, emana un decreto di adozione dei protocolli tecnici di cui al comma 1".
Questo è stato un punto forte di nostra contestazione, perché chiediamo che vengano definiti i protocolli tecnici e poi si emanino le disposizioni, non il contrario, anche se l'impostazione del ministro, che dice: "noi con questo blocchiamo la campagna 2004-2005", ha una sua validità, per cui presumo che questo decreto andrà avanti con le modifiche sostanziali apportate in sede di conferenza, ma con la logica di stoppare questa campagna di semina. Il 3° comma dice: "Entro 120 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano individuano, nell'ambito dei rispettivi territori, le aree nelle quali le coltivazioni transgeniche non sono consentite, per l'esistenza di particolari caratteristiche produttive e strutturali agricole non compatibili con la coesistenza, dai prodotti tipici ai "DOP", alla frammentazione del territorio". Questo è il punto su cui ho insistito molto, dell'inversione del principio della sussidiarietà, che è un termine eufemistico per dire che scaricano sugli Stati e, a loro volta, gli Stati sulle Regioni, una scelta che non possono assumersi per strategie politiche a livello comunitario!
Venendo alle risposte puntuali non posso che concordare sulla soglia di tolleranza "0" per le sementi, è proprio dalle sementi che inizia ogni attività agricola, che inizia la filiera di produzione! Fatta questa affermazione di principio, occorre anche dire che le difficoltà analitiche non sono tutte risolte, anzi queste disposizioni tecniche sono il vero punto interrogativo di tutta la partita e che sotto la soglia dello 0,1 o dello 0,9 come si voglia dire, non si riesce per ora a scendere.
Nel rispondere alla 2° domanda, faccio notare come nella raccomandazione che ho citato la Commissione si preoccupi anche di invitare gli Stati membri ad esaminare il proprio diritto interno in materia di responsabilità civile, per appurare se le norme in vigore a livello nazionale contemplino possibilità eque e sufficienti al riguardo. Altra delega in bianco rispetto al tema della responsabilità civile, tema che viene ripreso da questa bozza di decreto all'articolo 5, che titola: "Responsabilità. Le responsabilità e gli oneri conseguenti all'attuazione delle misure necessarie ad assicurare la coesistenza non devono in nessun caso gravare sui soggetti, che, per effetto della stessa coesistenza, sono esposti al rischio di danni diretti o indiretti. Al fine dell'accertamento della responsabilità, l'onere di dimostrare la completa attuazione delle misure necessarie ad assicurare la coesistenza è posto a carico dei soggetti sui quali gravano le misure di cui al comma precedente". Tema logico dal punto di vista del diritto civile, ma difficilmente applicabile dal punto di vista pratico.
Chi sceglie di produrre senza ricorrere agli "OGM", deve poter essere sicuro di disporre di sementi "OGM-FREE"; sappiamo però che l'impollinazione di molte specie avviene tramite il vento, le api o altri insetti; in caso di coesistenza fra le colture sarebbe difficile sapere da dove è arrivata la contaminazione accidentale. La coesistenza non è di fatto assolutamente possibile, anche alla luce di questo aspetto che coinvolge la responsabilità civile. Sempre nella raccomandazione europea, leggiamo un altro punto importante: "Gli agricoltori, i fornitori di sementi e gli altri operatori devono essere pienamente informati sui criteri in materia di responsabilità in vigore nel loro Paese, in caso di pregiudizio economico causato dalla commissione".
Quanto al 3° punto della risposta - che il Consigliere Curtaz ritiene importante ma, a mio parere, sono importanti tutte e 3 -, la risposta è contenuta nelle scelte effettuate in questi anni, che si rivolgono alle produzioni "DOP", a quelle tradizionali e a quelle biologiche. Non si tratta di essere pro o contro una tecnologia, che si sta affermando in modo molto forte negli Stati Uniti e in buona parte degli Stati d'America del sud e della Cina; noi abbiamo fatto, a suo tempo, una scelta che perseguiamo, ragionando in termini complessivi di agricoltura, di coltura, di ambiente e di accoglienza turistica, che non prevede l'utilizzo di "OGM".
Devo dire a tale proposito che le dichiarazioni fatte l'autunno scorso del Commissario europeo per l'agricoltura, Fischler, sono abbastanza categoriche sotto questo punto di vista, perché ha esplicitamente sostenuto che Governi, Regioni o Enti locali non potranno stabilire d'imperio zone "OGM-FREE" in Europa, un'opzione che, invece, il ministro italiano ha ripetutamente caldeggiato nei giorni scorsi. Una ragione sostenuta dal ministro nei nostri incontri per mandare avanti il decreto ministeriale citato, perché il ministro dice: "per adesso, blocchiamo la stagione di semina che sta per iniziare e poi demandiamo alla Regione la possibilità di legiferare in base a una serie di parametri che abbiamo chiesto", che riguardano la presenza di prodotti tipici - nel nostro caso la cosa sarebbe semplicissima da fare perché già solo il prodotto tipico "vino" riguarda l'intero territorio della Valle d'Aosta -, la parcellizzazione del territorio - e sarebbe un ulteriore elemento a nostra favore -, ma ripeto il decreto ministeriale che il Ministro Alemanno vuole emanare, secondo la Commissione europea è in contrasto con la raccomandazione per i motivi citati dal Commissario europeo per l'agricoltura, Fischler.
Riteniamo che se passa questo decreto ministeriale… all'articolo 4 si dice che: "le Regioni individuano nell'ambito dei rispettivi territori le aree nelle quali coltivazioni transgeniche non sono consentite". Noi aspettiamo l'evolversi della situazione, teniamo ferma questa linea di assoluta rigidità, condivisa trasversalmente da tutte le Regioni, tanto che il ministro ci ha benevolmente accusato di essere molto più rigidi della sua impostazione, che è già conosciuta a livello europeo come essere un'impostazione che va in questa logica.
Si susseguono prese di posizione da parte di più organismi; noi aspettiamo l'evolversi della situazione, presumo che il decreto ministeriale sarà emanato con gli emendamenti proposti dalla Regione, vedremo l'evolversi a livello europeo. Da parte nostra, noi manteniamo ferma la nostra posizione e perseguiremo questi obiettivi così come sono stati descritti.
Presidente - La parola al Consigliere Curtaz.
Curtaz (Arc-VA) - È stata breve la presentazione di questa interpellanza e sarà altrettanto breve la replica, perché abbiamo condiviso l'impostazione data dall'Assessore, quindi condividiamo le osservazioni fatte in riferimento alla situazione della Valle d'Aosta.
Per quanto ci riguarda, non vogliamo farne una questione ideologica anche se nell'ambito delle associazioni ambientaliste vi sono delle legittime resistenze ideologiche nei confronti degli "OGM". Ritengo che il mondo politico valdostano si possa ritrovare non esclusivamente sulle questioni di principio, ma su considerazioni economiche di carattere generale. Credo che siamo tutti persuasi con l'Assessore che il nostro futuro sviluppo rurale deve essere fondato su principi di tipicità, di tradizionalità e di genuinità del prodotto, perché questa è l'unica nostra "chance". Se ci uniformiamo a standard generici, europei o americani che siano, puntando ad una maggiore produttività, per la nostra agricoltura che ha caratteristiche di "nicchia" sarebbe la fine!
In sostanza, prendiamo atto con favore dell'orientamento del Governo regionale; torneremo ancora su questo tema, in modo che si possa arrivare, con i passi opportuni e con le necessarie iniziative amministrative e normative, a dichiarare che la nostra Regione, per le motivazioni che abbiamo esposto, sia un territorio "OGM-FREE".
