Objet du Conseil n. 900 du 20 octobre 1999 - Resoconto
OGGETTO N. 900/XI Notizie in merito allo smaltimento e all'utilizzo dei fanghi di depurazione. (Interrogazione)
Interrogazione Appreso
che secondo una relazione presentata alla recente "conferenza nazionale sulla tutela delle acque" la Valle d’Aosta rientra tra quelle regioni italiane che non riciclano né utilizzano i fanghi di depurazione;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
l’Assessore regionale competente per sapere:
1) quali ragioni impediscono alla nostra Regione di impiegare i fanghi di depurazione secondo gli standard previsti dalle normative vigenti in materia;
2) quali enti provvedono, ad oggi, allo smaltimento dei fanghi, secondo quali modalità e/o luoghi di stoccaggio;
3) se corrisponde al vero la notizia che tali fanghi trovino spesso la "loro ultima dimora sotto terra".
F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi
PresidenteLa parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Vicquéry.
Vicquéry (UV)La gestione dei fanghi degli impianti di depurazione è disciplinata dal decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, dal decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, conosciuto come decreto "Ronchi", e dal decreto ministeriale 5 febbraio 1998 concernente l'individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti a procedure semplificate di recupero, norme che individuano le modalità tecnico-amministrative per il riutilizzo di tali rifiuti.
Il recupero di tali rifiuti, che deve avvenire previo trattamento e nel rispetto in particolare di quanto stabilito dal punto 16 dell'allegato 1 del citato decreto ministeriale 5 febbraio 1998, può essere riferito all'uso agronomico solo se conforme alle condizioni di utilizzo fissate dall'articolo 3 del decreto legislativo del 1992 o per recuperi ambientali.
Attualmente il quantitativo annuo di fanghi prodotti dagli impianti di depurazione delle acque reflue in funzione è di circa 6.450 tonnellate annue in rapporto alle 10.000 calcolate 7-8 anni fa.
Ciò premesso si precisa che, ai sensi delle disposizioni su indicate, l'utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura e/o per recuperi ambientali può avvenire previo trattamento che consenta il raggiungimento dei livelli quantitativi stabiliti da dette norme previa verifica della compatibilità qualitativa dei fanghi con i processi di compostaggio individuati.
Il trattamento previsto dal decreto ministeriale del 1998 è il compostaggio con l'utilizzo contestuale di altri materiali o rifiuti organici quali i rifiuti verdi, ad esempio: i rifiuti da sfalcio, da potatura, da manutenzione di aree forestali, eccetera, oppure i rifiuti provenienti da utenze selezionate, rifiuti organici da mense aziendale e scolastiche ed altro.
Ho voluto fare questa premessa normativa, che parte dal 1992 e arriva al decreto "Ronchi" del 1997 e al decreto ministeriale del 1998, per spiegare che questa parte dell'applicazione di recupero ambientale ha avuto un processo di evoluzione lento, ma soprattutto difforme nel tempo perché se si fosse data applicazione al primo decreto legislativo del 1992, ci troveremmo oggi con impianti non più a norma e addirittura da rifare. Questo è importante per capire qual è stato l'atteggiamento dell'Amministrazione regionale in questa materia.
Infatti la Regione aveva già previsto nel proprio piano regionale di smaltimento di rifiuti solidi, approvato nel 1989, la realizzazione di un impianto di compostaggio, addirittura in un periodo antecedente al decreto legislativo del 1992, in virtù del quale erano state avviate le procedure di progettazione e di approvazione dell'intervento. Il progetto dell'impianto, regolarmente approvato dalla Giunta regionale con delibera del 23 marzo 1990, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 3 bis della legge n. 441/87, norma questa che prevedeva l'approvazione sulla base delle risultanze della conferenza dei servizi e che consentiva la realizzazione delle opere oggetto del progetto con una formula amministrativa semplificata, ora sostituita dall'articolo 27 del decreto legislativo n. 22/97, prevedeva altresì il trattamento e il recupero di tutti i fanghi prodotti dagli impianti di depurazione delle acque reflue civili, previsti come dicevo in circa 10.000 tonnellate annuali, attraverso il compostaggio con i residui ligneo-cellulosi provenienti dalle attività forestali. Questa era l'impostazione dell'epoca.
Per la realizzazione di tale impianto era stato fra l'altro richiesto un finanziamento al Ministero dell'ambiente nell'ambito dei fondi stanziati dal piano triennale per l'ambiente 1991-1993 che se non sbaglio, erano di 2 miliardi, fondi che non sono mai stati formalmente assegnati alla Regione Valle d'Aosta. La realizzazione di tale impianto è stata bloccata principalmente dall'incertezza normativa che, dal novembre 1993 fino all'entrata in vigore del decreto "Ronchi", ha visto disciplinare il recupero dei rifiuti con una serie di decreti legge che modificano anche sostanzialmente ogni 60 giorni le disposizioni sia tecniche che amministrative per l'avvio di tale attività. È una miriade di decreti legge che fanno spavento e che sono molte volte l'uno contraddittorio rispetto all'altro.
L'entrata in vigore del decreto "Ronchi" ha comportato poi una revisione degli obiettivi di gestione dei rifiuti considerata tra l'altro l'indicazione riportata all'articolo 6, comma 1, lettera f) del decreto, che stabilisce la possibilità di procedere anche ad una raccolta differenziata del rifiuto organico finalizzata al recupero. Questa è la novità del decreto "Ronchi".
A seguito di tale disposizione è stata inserita, tra gli obiettivi di revisione del piano regionale di gestione dei rifiuti, la possibilità di organizzare una raccolta domiciliare della frazione organica presso utenti selezionati, quali i mercati, le mense scolastiche e aziendali, i negozi di ortofrutta, eccetera, e l'avvio della stessa al compostaggio ai fini del recupero.
A tal fine vi è pertanto la necessità di procedere all'adeguamento progettuale dell'impianto approvato a suo tempo al fine di renderlo compatibile con le nuove necessità di avviare al compostaggio non solo i fanghi degli impianti di depurazione delle acque reflue e i rifiuti dell'attività silvopastorale, su cui fra l'altro con legge regionale abbiamo dato un indirizzo specifico, che riguarda appunto l'utilizzo di quanto è rifiuto dell'attività silvopastorale per riscaldamento e quant'altro, finalmente questa legge sta cominciando a dare dei risultati, ma anche dei rifiuti di natura organica derivanti dalle utenze selezionate, adeguamento che sarà predisposto non appena approvato il piano regionale di gestione dei rifiuti in corso di aggiornamento.
Questa è una pratica che sta seguendo l'Assessorato del Territorio, Ambiente e Opere Pubbliche per rivedere il progetto e adeguarlo a questa nuova impostazione. Per quanto riguarda il piano regionale dei rifiuti contiamo di presentare un primo documento entro i primi mesi del prossimo anno in modo da poterlo discutere nelle sedi competenti.
Per rispondere alla seconda e alla terza domanda dell'interrogazione, attualmente i fanghi prodotti da tutti gli impianti di depurazione delle acque reflue civili funzionanti nella regione, vengono conferiti a cura dei soggetti gestori che sono i comuni, i consorzi dei comuni, a volte direttamente a volte attraverso ditte specializzate, presso il Centro regionale di smaltimento rifiuti solidi e assimilati di Brissogne e vengono avviati direttamente allo smaltimento delle discariche dal centro stesso. Un procedimento questo che avviene in moltissimi altri centri sul territorio italiano se escludiamo le realtà dove addirittura non vengono portati in discarica, ma vengono direttamente utilizzati per fini agrosilvopastorali, questo in contrasto con il decreto "Ronchi". Ci risulta che ci siano molte di queste realtà che sfuggono anche alle statistiche ufficiali perché i fanghi dai centri di depurazione vengono direttamente dirottati sui campi con grave pericolo perché sappiamo bene qual è il loro contenuto di sostanze inquinanti.
Dicevo che questo procedimento avviene in moltissimi altri centri considerato che il mercato del "compost" ha un andamento altalenante essendo dominato dalle grandi industrie del settore che ne determinano il prezzo di acquisto accettando solo un prodotto di alta qualità e non proveniente pertanto dai fanghi da depurazione come sarebbe il caso della Valle d'Aosta.
In conclusione, anche se l'impianto di compostaggio fosse già oggi in funzione, si avrebbe un "compost" - se così si può definire - di serie B ed utilizzabile solo per strade interpoderali, piste di sci, recupero ambientale in generale.
Questa è l'impostazione che stiamo dando in applicazione della normativa regionale da un lato, leggasi la legge che ho citato prima, della normativa statale dall'altro, e anche in funzione di una scelta di tipo politico-strategico perché, dopo un'indagine di mercato anche se molto approssimativa che è stata fatta, risulta che la produzione di un "compost" di qualità ai fini ad esempio florovivaistici o quant'altro non avrebbe un mercato sufficiente per contenere il costo di trasformazione e produzione del "compost" stesso.
Per cui ci si sta orientando, rispetto all'impostazione del 1989 di un grosso impianto di compostaggio che raccolga tutti i reflui e tutte le produzioni, verso la realizzazione di un impianto di compostaggio di piccole dimensioni che dia delle risposte in termini positivi per quanto riguarda la nostra realtà anche perché c'è un forte indirizzo politico affinché vengano prodotti i "compost" cosiddetti "domestici" per evitare che tutto confluisca con le spese conseguenti anche in termini d'inquinamento ambientale presso il Centro di Brissogne.
PresidenteLa parola al Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (FI)Mi pare di capire che non ci sia stata nessuna risposta all'ultimo quesito. Non so se l'Assessore vuole un supplemento di tempo per poter rispondere. L'ultimo quesito era importante in quanto vorremmo sapere se corrisponde al vero la notizia che tali fanghi trovino spesso la loro ultima dimora sottoterra?
(interruzione dell'Assessore Vicquéry, fuori microfono)
? in questo momento è vero? Conferma?
La risposta è complessa e articolata perché l'argomento è complesso e articolato e con l'Assessore concordo sul fatto che l'aspetto giuridico normativo sia mostruoso, in quanto c'è stata una proliferazione di leggi, di decreti, di direttive comunitarie che hanno reso la materia alquanto intricata.
Tuttavia mi pare di capire dalla risposta dell'Assessore che quest'evoluzione giuridica, spesso contraddittoria, sia, secondo le sue parole, la causa prima che impedisce alla nostra Regione d'impiegare i fanghi di depurazione secondo gli standard previsti dalle normative vigenti in materia. Mi sembra che questo sia il senso della risposta alla nostra prima domanda e quindi è una risposta che conferma le preoccupazioni che abbiamo sintetizzato nella premessa dell'interrogazione e che riprendo. La Valle d'Aosta, secondo una recente statistica che è stata pubblicata a cura della Federgasacqua, rientra fra le 11 regioni italiane che non pensano di riciclare e riutilizzare i fanghi. Purtroppo la nostra Regione vanta questo primato, piuttosto triste sotto il profilo ambientale perché, come ha detto anche l'Assessore, questi residui della depurazione sono nocivi e inquinanti. Sta di fatto che vi sono altre regioni come la Puglia, dove si riesce addirittura ad utilizzare, sempre secondo questa statistica che è stata divulgata in una recente conferenza nazionale sulla tutela delle acque, il 100 percento dei fanghi nel settore agricolo.
La risposta dell'Assessore, indirizzando delle presunte responsabilità nei confronti della normativa di settore, conferma però il deficit della nostra Regione nella depurazione e nel trattamento dei fanghi. Non ho sentito quindi una smentita esplicita a questi dati e la cosa ci suscita qualche perplessità anche perché la nostra Regione, come abbiamo visto da numerose delibere che ci siamo fatti raccogliere in questi giorni e che sono veramente tante (addirittura sono 67 quelle approvate negli ultimi cinque anni), ha sostenuto un notevole impegno finanziario in questa direzione, in particolare per i luoghi di smaltimento e di conferimento, quali sono Brissogne e Arnad. Non capisco come mai l'Assessore non abbia fatto cenno all'impianto di Arnad.
L'impegno finanziario della Regione, dicevo, è notevole. È notevole anche per quanto riguarda il trasporto di questi fanghi, curato da determinate ditte che devono essere autorizzate e che devono avere precisi requisiti richiesti dalla legge. Tuttavia, nonostante lo sforzo finanziario della Regione, vantiamo questo triste primato.
Abbiamo appreso oggi che l'indirizzo, nonostante ci sia una delibera che risale al 1990, è quello di andare verso la creazione di un impianto di compostaggio che risponda a queste moderne esigenze di tutela delle acque e dell'ambiente. Ritengo però che il ritardo di nove anni sia eloquente. L'Assessore forse non è mai stato sollecitato su questo problema, lo riteniamo della massima attenzione e ci auguriamo che nel piano di smaltimento dei rifiuti che, come ci ha annunciato, dovrà essere presentato nei prossimi mesi, venga tenuto in debita considerazione, cercando di riutilizzare i fanghi di depurazione anche nel comparto agricolo.
La risposta affermativa data dall'Assessore, non al microfono, ma fuori microfono, al quesito: "se corrisponde al vero la notizia che tali fanghi trovino spesso la "loro ultima dimora sotto terra"", conferma queste nostre preoccupazioni e la gravità di una situazione che necessita di un'immediata risposta.
