Objet du Conseil n. 198 du 6 décembre 1988 - Resoconto
OGGETTO N. 198/IX - LEGGI DI BILANCIO 1989 - PROSECUZIONE DELLA DISCUSSIONE GENERALE.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Credo che questa discussione sulla legge finanziaria 1989/1991 e sul bilancio di previsione per il triennio 1989/91 rivesta un'importanza notevole e particolare per due motivi.
Innanzitutto perché questa legge finanziaria e questo bilancio di previsione sono d'inizio di legislatura, per cui si tratta di delineare il programma ed il quadro delle disponibilità finanziarie e delle previsioni di spesa che segnerà una gran parte della prossima legislatura. Il primo bilancio di ogni legislatura è in genere quello che traccia la strada, soprattutto da quando la legge finanziaria ed il bilancio di previsione, con la legge n. 68 del 1979, hanno assunto una dimensione triennale.
Ricordo che all'inizio della precedente legislatura noi abbiamo pagato duramente lo sbandamento che c'è stato, nel senso che il primo bilancio di previsione della legislatura, nel dicembre del 1983, non venne discusso dal Consiglio regionale, che si limitò a votare un documento contabile, non sorretto da alcun programma. Erano i giorni dei mandati di cattura per la vicenda del Casinò e della fuga dell'ex Presidente della Giunta. Fu un inizio traumatico che lasciò il suo segno per anni e che ancora oggi, alla vigilia della conclusione del processo di Torino, fa gravare sul Consiglio regionale uno stato di attesa e di incertezza.
Il traumatico inizio della legislatura 1983-8 ha negativamente condizionato la possibilità di usare nel migliore dei modi le enormi risorse (e sottolineo questo binomio, perché si è trattato di ben 5.000 miliardi) che noi abbiamo avuto a disposizione nei cinque anni appena trascorsi, durante i quali c'è stato un notevole salto di quantità dell'entrata regionale, che può essere valutato con alcuni dati di raffronto, evidentemente tenendo anche presenti i dati sull'inflazione e sulle modifiche che ci sono state.
Se consideriamo che, fra il bilancio di previsione del 1984 e quello del 1988, abbiamo gestito 5.000 miliardi e se pensiamo che per tutti i 35 anni precedenti, a partire dall’esistenza dell’Amministrazione regionale, dal 1948 al 1983, abbiamo gestito 2.800 miliardi, cioè la metà di quelli che abbiamo gestito negli ultimi cinque anni, ci rendiamo conto dell'enorme salto di quantità delle somme finanziarie a disposizione.
Senza andare agli anni '50 e '60, ma rimanendo soltanto nei 13 anni che vanno dal 1971 al 1983 abbiamo gestito 1.900 miliardi e dal 1984 al 1988 ben 5.000 miliardi. C'è stato quindi un enorme salto di quantità nelle entrate, rispetto al quale non si era pronti politicamente, tant'è che la legislatura 1983-1988 non è riuscita a farvi fronte nel migliore dei modi.
Adesso che abbiamo di fronte altri cinque anni, durante i quali questa disponibilità finanziaria presumibilmente rimarrà, con una crescita legata o leggermente superiore al tasso di inflazione, credo che noi non possiamo più avere, anche in questa legislatura, delle incertezze e degli sbandamenti. Questo bilancio di previsione e questa legge finanziaria devono o dovrebbero tracciare una strada chiara e sicura.
Il secondo motivo per cui è importante la discussione su questi due documenti è costituito dal fatto che la legge finanziaria ed il bilancio di previsione ci proiettano fino al 1991, cioè alla soglia di quel 1992 che, come è ormai coscienza comune, segnerà la realizzazione del mercato unico europeo. Con il 1993 molte cose verranno rimesse in discussione e, ascoltando le relazioni del Presidente della Giunta e dell'Assessore alle Finanze, mi è sembrato di capire che questa eventualità sia ormai riconosciuta dalla stessa Giunta regionale, mentre in passato ciò non era mai avvenuto.
Sono questi due elementi quindi che rendono particolarmente importante la discussione. Fatta questa premessa, però, rimane da chiedersi se questa legge finanziaria e questo bilancio di previsione rispondano effettivamente all'esigenza di indicare una strada sicura che guardi lontano. A me pare di no e lo dico senza alcuna soddisfazione, anzi con preoccupazione, senza nessuna volontà di fare della polemica o della contrapposizione aprioristica.
Il giudizio che si può dare sinteticamente sul bilancio di previsione 1989/91 è quello di un documento che è ancora prevalentemente contabile che, come del resto è stato riconosciuto ieri dallo stesso Assessore alle Finanze, ripete sostanzialmente quello dell'anno passato: non contiene delle scelte qualificanti, non è sorretto da un preciso programma e non ha neppure una reale dimensione triennale, tanto che nella relazione di ieri non si è praticamente parlato del bilancio pluriennale e ci si è limitati soltanto al bilancio di previsione per il prossimo anno. Non solo, ma i dati contabili del bilancio contraddicono persino alcuni orientamenti espressi ieri nella dichiarazione di intenti dal Presidente della Giunta.
Già da questa premessa emerge un giudizio preoccupato sull'assenza di una strategia: non basta esprimere qualche buona intenzione, ventilare qualche idea e fare un po' di retorica, per avere una strategia ed un disegno di governo.
Fatta questa premessa ed espressa una prima valutazione di massima, cercherò di entrare più nel merito e nelle cifre dei due disegni di legge, partendo da alcune osservazioni sulla legge finanziaria.
Per quanto riguarda la legge finanziaria il discorso è semplice e breve. Si tratta di un provvedimento che impegna notevoli somme (317 miliardi) e quindi non è uno spostamento di poco conto quello che viene realizzato: tra rifinanziamenti, maggiori spese, alcuni tagli... si spostano comunque 317 miliardi. Ma il dato importante è che di fatto si tratta di una legge che non contiene scelte significative, perché attua solo aggiustamenti, sia pure cospicui, ma senza sostanziali elementi di novità.
A nostro parere, ci sono degli articoli totalmente inaccettabili: mi riferisco all'articolo 18, che prevede la soppressione della legge, appena fatta nel 1987, che concede un contributo annuo all'Ente Nazionale per la Protezione degli Animali; mi riferisco all'articolo 33, che elargisce delle incentivazioni per aumentare il traffico di TIR attraverso la Valle d'Aosta, quando dovremmo fare esattamente il contrario. Noi poi non condividiamo l'aspetto positivo dell'articolo 42, cioè del cospicuo finanziamento concesso per la realizzazione di impianti per l'innevamento artificiale.
In questa legge ci sono molti soldi per gli impianti di risalita; c'è qualche soldo, ma sono troppo pochi, per i trasporti pubblici; ci sono notevoli aumenti di spesa per la formazione professionale... insomma c'è un po' di tutto, però torno a ripetere che mancano delle scelte veramente qualificanti e profonde.
Vorrei soffermarmi un pochino di più sul bilancio di previsione 1989/91 a partire dall'entrata, iniziando da alcune considerazioni sulla dinamica delle entrate del bilancio della Regione dal 1981 al 1989. Perché dal 1981? Perché ben sappiamo che il bilancio del 1981 è stato l'ultimo prima della legge sull'ordinamento finanziario, che istituiva il nuovo riparto fiscale.
Il bilancio di previsione del 1981, fatto ovviamente nel dicembre del 1980, prevedeva entrate per 195 miliardi, mentre ora vi leggo le cifre dei bilanci di previsione degli anni successivi, dal 1982 in poi: nel 1982 passiamo da 195 miliardi a 429 miliardi, con un aumento del 120%; nel 1983 arriviamo a 446 miliardi; nel 1984 a 548 miliardi: nel 1985 a 833 miliardi; nel 1986 a 1.194 miliardi; nel 1987 a 1.293 miliardi; nel 1988 a 1.326 miliardi e nel 1989 arriviamo a 1.426 miliardi.
Che cosa emerge da queste cifre? Emerge una costante crescita delle entrate (anche fra il 1988 ed il 1989 c’è una previsione di crescita superiore al 7%), con una crescita enorme del bilancio fra il 1982 ed il 1986 e con una media di crescita pari al 50% ogni anno. Abbiamo poi una crescita più rallentata dal 1987 al 1989, dove siamo su una media del 5% o 6%.
Che giudizio si può dare su questo andamento delle entrate? L'andamento conferma sostanzialmente un alto livello di entrata, che però incomincia a rallentare. Del resto, se confrontiamo questi dati, che sono di previsione, con i dati dell'ultimo consuntivo che abbiamo a disposizione, quello del 1987, possiamo vedere che anche lì non c'era stata una crescita reale rispetto al 1986, perché c'era stata una sostanziale stabilità.
Ne consegue che il grande aumento e la grande crescita del bilancio, che c'era stata fra il 1982 ed il 1986, si è notevolmente ridimensionata in questi ultimi anni e non è prevedibile che nei prossimi anni ci sia lo stesso meccanismo di crescita che c'era stato per una gran parte degli anni ' 80.
Io credo che sia molto importante soffermarsi sulle entrate della Regione, per cui la seconda domanda importante che dobbiamo porci è relativa ad una considerazione su quali siano le entrate della Regione Valle d'Aosta, rispetto alle altre Regioni italiane, sia a statuto ordinario sia a statuto speciale. E' un argomento già più volte discusso, ma sul quale dobbiamo ancora tornare, anche perché non intendo sottrarmi ad un confronto serio.
L'Assessore alle Finanze ha letto ieri alla pagina 6 della sua relazione: "Si contestano invece le schematiche indicazioni che attribuiscono alla Regione un trasferimento di risorse pro capite eccessivo rispetto alle altre realtà regionali". Io credo che sia opportuno conoscere come stanno realmente le cose, per cercare di dire la verità.
Alla pagina 322 della relazione previsionale programmatica per l'anno 1989, presentata alla Camera dei Deputati il 30 settembre 1988 dal Ministro del Bilancio Fanfani e dal Ministro del Tesoro Amato, c’è una tabella che praticamente illustra i bilanci di previsione di tutte le Regioni italiane, a statuto speciale ed ordinario, e poi fa la suddivisione di queste entrate per gli abitanti, presentando quindi i dati dei bilanci di previsione con i dati pro capite. Torno a ripetere che si tratta di un documento ufficiale, perché è del Governo, ed è la base su cui viene fatta la legge finanziaria ed il bilancio di previsione dello Stato; non si tratta quindi di elaborazioni fatte da Nuova Sinistra.
Che cosa emerge da questa tabella che è molto interessante e credo che dovrebbe essere oggetto di attenzione anche da parte dell'Assessorato alle Finanze? Emerge che le Regioni italiane a statuto ordinario hanno un tipo di entrata che va da un minimo di 1.300.000 per abitante (La Regione italiana che ha la minore entrata per abitante è il Piemonte; non c'è il Consigliere Gremmo, se no credo che sobbalzerebbe sulla sedia!) ad un massimo di 4.800.000 per il Molise. La media delle entrate per le Regioni a statuto ordinario è pari a 2.284.000 per abitante.
Per quanto concerne le Regioni a statuto speciale e le province autonome, è la Provincia di Bolzano a detenere il più alto bilancio di previsione per abitante, ma questo dato è ottenuto sommando i dati della Provincia con quelli del Consiglio regionale del Trentino - Alto Adige. Sommando quindi ai 5.896.000 della Provincia di Bolzano le 88.000 lire per abitante del Trentino - Alto Adige, si arriva ai 5.984.000, che costituiscono le entrate per abitante della Provincia di Bolzano. Tra le Regioni a Statuto speciale, quella che ha meno introiti è la Sardegna, con 3.074.000 lire per abitante. La media di tutte le Regioni a statuto speciale, compresa quindi la Valle d'Aosta, è di 4.161.000 lire per abitante.
E la Valle d'Aosta? Se guardiamo questa tabella, la Valle d'Aosta appartiene ad un altro pianeta e del resto conosciamo bene le cifre: basta dividere il nostro bilancio di previsione 1988-89 per i 113.000 abitanti e così abbiamo il risultato. Nel 1988, e quindi non parliamo del bilancio di previsione che stiamo discutendo oggi, la Valle d'Aosta risulta avere un bilancio di 11.642.000 lire per abitante.
Si dice: "Ma la Regione Valle d'Aosta paga la scuola". Proviamo allora a togliere dai 1.325 miliardi del bilancio di previsione del 1988 i 100 miliardi per la scuola, anche se in realtà erano un po' di meno; togliamo anche altri 100 miliardi perché possiamo pensare che magari le partite di giro siano più alte per noi a causa dei meccanismi di bilancio, per cui togliamo pure 200 miliardi e scendiamo a 1.125 miliardi che, divisi per i 113.000 abitanti, ci danno sempre quasi 10 milioni per abitante ed esattamente 9.955.000 lire.
Questo è un dato di fatto e senza alcun intento polemico dico che, se noi non ci rendiamo conto di queste situazioni, facciamo dei discorsi che non stanno in piedi da nessuna parte. Per cui le affermazioni dell'Assessore alle Finanze non hanno alcuna fondatezza di cifre. Non solo noi abbiamo un bilancio enorme rispetto a tutte le altre Regioni, quelle a statuto ordinario e speciale, ma la Regione Valle d'Aosta, sempre in proporzione al numero degli abitanti, ha un bilancio superiore a quello dello stesso Stato italiano. Il bilancio di previsione dello Stato italiano, infatti, ammonta a 460.000 miliardi, cioè a circa 8.000.000 per abitante. Occorre però tener presente che quasi la metà di questi 460.000 miliardi dello Stato è costituita da entrate frutto di indebitamento pubblico, cioè sono debiti. Questa è la realtà rispetto alla quale noi ci troviamo ad operare.
Io credo sia necessario sapere che questa situazione è evidentemente precaria e non ce lo dobbiamo nascondere, altrimenti non faremmo delle previsioni attendibili rispetto al futuro.
Appurato che ci sono tanti soldi e che l'entrata è comunque in crescita, anche se rallentata, e che rispetto ad altre situazioni abbiamo maggiore disponibilità finanziaria, si tratta di verificare la qualità dell'entrata e le sue caratteristiche. Questo è il terzo elemento delle entrate su cui credo che dobbiamo soffermarci.
Tolte quindi le contabilità speciali che ammontano a 373 miliardi ed i mutui che sono 166 miliardi, le entrate reali del bilancio regionale ammontano ad 887 miliardi e sono sostanzialmente raggruppate in due grandi Titoli: il Titolo 1°, che concerne i tributi propri della Regione, pari a 732 miliardi, ed il Titolo 2°, che concerne i trasferimenti dello Stato per 141 miliardi. Il grosso dei trasferimenti dello Stato è rappresentato dal Fondo sanitario nazionale di 101 miliardi. Occorre precisare che tutti i 141 miliardi che costituiscono i trasferimenti dello Stato riguardano entrate che hanno già una spesa finalizzata.
La grande possibilità di manovra della Regione si basa, quindi, sul Titolo 1°, cioè sui 732 miliardi delle entrate tributarie. Una parte di questi 732 miliardi è costituita da introiti veramente solidi, legati al lavoro, al reddito locale ed alle attività economiche: sono i 175 miliardi dell'IRPEF, dell'IRPEG, dell'ILOR e delle ritenute sugli interessi. Poi ci sono i 36 miliardi circa dell'I.V.A. (lasciamo da parte l'I.V.A. da importazione) e ci sono 46 miliardi di imposte sui consumi e sulla fabbricazione. Queste sono le nostre autentiche e solide entrate, legate all'attività produttiva, al reddito ed alla ricchezza.
In realtà poi ci sono i due grandi pilastri dell'entrata: i 317 miliardi dell'I.V.A. da importazione ed i 105 miliardi dei proventi del Casinò di Saint-Vincent.
Se noi togliamo dalle entrate l'I.V.A. da importazione ed i miliardi del Casinò, il bilancio regionale precipita ai normali livelli delle altre Regioni a statuto speciale.
Fino qui si tratta di cose che noi abbiamo già detto in passato e che vengono riconfermate in questo bilancio di previsione. Questa sperequazione, tuttavia, ci fa ribadire il giudizio preoccupato che noi avevamo già espresso sulla reale solidità della nostra ricchezza e del nostro bilancio.
Sappiamo tutti che l'I.V.A. da importazione rischia di scomparire rapidamente. Sappiamo tutti che la comunità valdostana ha pagato e paga, per l'esistenza del Casinò di Saint-Vincent, un pesante scotto in termini di cultura, di autonomia e di pulizia. Sappiamo che anche rispetto alla situazione normativa dei Casinò prima o poi si arriverà a delle modifiche che elimineranno la situazione di monopolio che ha fatto la fortuna degli unici quattro Casinò attualmente operanti in Italia.
Non voglio insistere, perché si tratta di considerazioni che noi stiamo facendo da anni, dapprima nell'isolamento più totale, poi via via con una sempre maggiore attenzione, ma le considerazioni risultano confermate da questo bilancio di previsione.
In Valle d'Aosta, come altrove del resto, c'è un'ampia evasione fiscale. Ci sono entrate potenziali che finora non siamo andati a cercare (mi riferisco all'IRPEF pagata da aziende, società e banche con sede fuori Valle e con dipendenti che operano in Valle d'Aosta), ma noi, invece di andare a cercare un aumento dell'entrata su quel versante, rincorriamo l'I.V.A. da importazione, incentivando il traffico dei TIR ed andando a costruire appositamente un'autostrada e rincorriamo anche i proventi del gioco d'azzardo andando ad ampliare il Casinò di Saint-Vincent.
Qual è la conclusione di questo discorso sulla caratteristica dell’entrata? Invece di puntare su entrate e su uno sviluppo che si basi su nostre autentiche, solide e rinnovabili risorse, noi puntiamo su entrate che sono sì cospicue, ma sono anche aleatorie e finiranno col provocare più guai che benefici. Sono cose note e già dette, che però vogliamo ripetere puntualmente.
Di fronte a questa situazione delicata, noi chiediamo alla Giunta ed al Consiglio di fare un gesto di responsabilità, soprattutto rispetto ai 300 miliardi dell'I.V.A. da importazione. Noi crediamo che non si possa usare questa entrata, che sappiamo destinata a scomparire, per finanziare spese correnti. E' un'entrata che deve essere usata solo per investimenti straordinari che non si ripeteranno nel tempo, ma da cui potremo ricavare benefici duraturi.
Su questo punto noi presentiamo un ordine del giorno, con una proposta precisa e ben concreta. Chiediamo che nella parte entrata del bilancio di previsione sia scorporata l’I.V.A. da importazione dal resto dell'I.V.A. e siano creati due capitoli distinti, uno con l’I.V.A. e uno con l'indicazione dell'entrata dell'I.V.A. da importazione. Deve inoltre essere previsto che l'utilizzo dell'I.V.A. da importazione venga usata solo per gli investimenti e quindi devono essere indicati tutti i capitoli di spesa in cui si utilizza l'entrata dell'I.V.A.
Io formalizzerò questa richiesta con un ordine del giorno del quale leggo solo la parte deliberativa:
"Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta impegna la Giunta regionale ad attenersi ai seguenti criteri nella predisposizione del bilancio di previsione per gli anni 1990-1992:
1) distinguere, mediante due distinti capitoli, le entrate dell'I.V.A. da importazione da quelle dell'I.V.A.;
2) utilizzare i proventi dell'I.V.A. da importazione solo per spese di investimenti, indicando in Bilancio tutti gli interventi per cui si intendono utilizzare le entrate dell'I.V.A. da importazione".
Tra l'altro, è da anni che il Governo ed il Presidente della Commissione di Coordinamento chiedono che i capitoli dell'entrata riguardanti il riparto fiscale siano modificati con l'inserimento dell'entrata distinta voce per voce. E' una cosa che va fatta, nel senso che l’IRPEF va distinta dall'I.V.A., dall'imposta di fabbricazione... per una migliore lettura del bilancio. Poiché questo deve essere fatto, noi proponiamo che si scorpori anche l’I.V.A. da importazione, in modo da avere una chiara lettura di quanto incide questa voce, sul futuro della quale ci sono molte preoccupazioni.
Voglio fare ancora un'ultima considerazione sull'entrata. Da un'analisi dei dati che ho fatto, risulta che nella nostra Regione c'è un basso gettito delle imposte sui redditi (IRPEF, IRPEG, ILOR e ritenute varie sui redditi) i cui nove decimi per il 1989 sono previsti in 175 miliardi, mentre i dieci decimi dovrebbero ammontare a circa 190 miliardi. Ciò vuol dire che nel 1989 noi prevediamo di riscuotere 190 miliardi di imposte sui redditi dei contribuenti valdostani, che divisi per i 113.000 abitanti ci danno 1.700.000 lire circa per abitante. Questo è il gettito delle imposte dirette in Valle d'Aosta.
Se andiamo a fare un confronto con il gettito delle imposte dirette riscosse su tutto il territorio nazionale, compreso il Sud, come risulta dai dati della relazione previsionale programmatica, ci accorgiamo che le entrate delle imposte dirette sui redditi sono di 158.665 miliardi che, divisi per i 57 milioni di abitanti dello Stato italiano, ci danno 2.820.000 per abitante. Il che significa che in Valle d'Aosta noi abbiamo un gettito delle imposte dirette pari alla metà della media italiana. Qualcuno dovrà spiegare il motivo di questa situazione.
Possiamo fare lo stesso discorso per l’I.V.A.. Lasciamo stare l’I.V.A. da importazione, che sappiamo essere un discorso tutto diverso, ma se noi andiamo a guardare l'I.V.A. riscossa in Valle d'Aosta, a parte quella da importazione, scopriamo che non arriva a 40 miliardi, perché i nove decimi ammontano a circa 36 miliardi e con il decimo in più arriviamo a 40 miliardi che, divisi per i 113.000 abitanti, diventano 313.000 lire a testa di I.V.A. prodotta in Valle d'Aosta. L'I.V.A. riscossa in Italia, senza l'I.V.A. da importazione, ammonta a circa 58.000 miliardi che, divisi per gli abitanti, ci danno 1.000.000 per abitante, il che vuol dire tre volte di più dell'I.V.A. riscossa in Valle d'Aosta.
La situazione di debolezza strutturale delle entrate della Regione è paurosa, perché sulle imposte dirette abbiamo un gettito che è la metà di quello medio nazionale ed abbiamo un gettito dell'I.V.A., esclusa l'I.V.A. da importazione, che è un terzo di quello medio nazionale.
Per concludere la disamina sull'entrata, che cosa significa tutto questo discorso, che non facciamo per la prima volta e che è sorretto da dati così precisi e chiari? Significa che il nostro bilancio può tranquillamente essere definito drogato, perché così è. Si tratta infatti di un bilancio gonfio a dismisura, ma di proventi che non sono legati ai redditi ed agli affari prodotti in loco; si tratta quindi di un bilancio fragile nella sua struttura di fondo. Noi dobbiamo fare molta attenzione a non sviluppare una politica di spesa che si affidi spensieratamente ad un'entrata così cospicua, ma di così effimera e fragile consistenza.
Veniamo ora per un attimo al discorso della spesa. Uno dei dati più significativi e più preoccupanti della parte spesa, e tanto più preoccupante se consideriamo le osservazioni che ho fatto prima sulla parte relativa all’entrata, è quella che possiamo definire l'irresistibile ascesa delle spese correnti. Anche qui io non riesco proprio a capire come fa l'Assessore alle Finanze, nella pagina 7 della sua relazione, a definire "un dato confortante per il Governo regionale il fatto che il 47,45% delle risorse viene destinato a spese di investimento". Ma come confortante?...
(... Interruzione del Consigliere Gremmo ...)
. Cerca di seguire il discorso, Consigliere Gremmo, perché se non segui ti è poi difficile capire.
Il 47,45% delle risorse destinato a spese di investimento sta a significare che noi abbiamo il 52% di spese correnti; mi riferisco ovviamente al 52% non di un bilancio normale, ma di questo bilancio di 1.425 miliardi, dai quali dobbiamo togliere tutta una serie di cose.
Vi do alcuni dati. Nel bilancio di previsione del 1984, che era il primo della scorsa legislatura, la spesa corrente era prevista in 230 miliardi. In questo bilancio di previsione la spesa corrente è prevista in 533 miliardi. Nel giro di 5 anni, quindi, siamo passati da 230 a 533 miliardi.
Se poi andiamo a vedere la percentuale della spesa corrente rispetto al totale della disponibilità della spesa, senza le contabilità speciali, come risulta dalla relazione - quindi non si tratta di dati che mi invento io scopriamo che nel 1984 la spesa corrente rappresentava il 44% delle entrate della spesa, senza le contabilità speciali. Nel 1985 questa percentuale era scesa al 40%, mentre nel 1989 andiamo al 51, al 52 o al 53 per cento, secondo i vari dati, ma io voglio attenermi alla relazione dove si parla del 51% che è la cifra più bassa che ho trovato, perché nei comunicati stampa si parla anche del 53%. Noi siamo passati, quindi, dal 44% al 40%, per giungere al 51%, ma in una dinamica in ascesa del bilancio, per cui quelle spese correnti invece di aumentare sarebbero dovute diminuire. L'incremento delle spese correnti fra il 1988 ed il 1989 è previsto nella misura dell'11%: anche in questo caso siamo ben al di là di qualsiasi discorso di inflazione.
Inoltre, nella pagina 3 della relazione si legge che 210 miliardi se ne vanno per il solo mantenimento degli organi e dei servizi regionali. Questo significa che, in pratica, la macchina regionale ferma, così come c'è stato illustrato bene in Commissione, costa 210 miliardi e noi per renderla operativa spendiamo altri 322 miliardi, arrivando così all'enorme cifra di 533 miliardi.
Credo che dovremmo meditare con molta attenzione sul fatto che con i proventi delle imposte sui redditi (IRPEF, IRPEG, ILOR e ritenute sugli interessi), che in qualsiasi bilancio normale sono il pilastro delle entrate e che interessano il capitolo 1200 dell'entrata, arriviamo a 175 miliardi. Il che significa che con tutte le imposte dirette non siamo neanche in grado di pagare gli stipendi dei Consiglieri regionali, dei dipendenti regionali, della scuola e del corpo forestale. Questa è la realtà, a mio avviso drammatica, per cui bisogna lanciare un grido di allarme sulla dilatazione della spesa corrente che, fra pochi anni, rischia di soffocare l'Amministrazione regionale.
E' vero, c'è un dato di fatto su cui dobbiamo fare una riflessione. Un contributo significativo alla dilatazione della spesa corrente, che quantificheremo ancora di più nel tempo, è data dall'indennità di bilinguismo: nei fondi globali ci sono 22 miliardi per l'indennità di bilinguismo. Come forza politica chiediamo molto nettamente che si riapra un confronto o una riflessione con le organizzazioni sindacali su questo terreno, sui costi notevoli di questa indennità per la pubblica amministrazione, intesa come Regione e come Stato, anche se in particolare qui ci interessa il discorso della Regione. Nella vicenda dell'indennità di bilinguismo ci sono molti aspetti culturali e finanziari che non ci convincono. Per quanto ci riguarda noi siamo disponibili ad un riesame dell'intera problematica e credo che ci sarà il momento e l'occasione in cui tutto ciò potrà tradursi in una scelta concreta,
L'aumento notevole e preoccupante della spesa corrente è il dato più significativo delle uscite. Per quanto riguarda la distribuzione dei fondi tra i vari settori ed Assessorati, non mi pare che emergano grandi e particolarmente significative novità. Sono comunque evidenti alcune tendenze. C'è, ad esempio, un rallentamento dei trasferimenti a favore dei Comuni, ma mi pare che questo rallentamento sia sostanzialmente legato alla presenza di una notevole quantità di residui, che indicano una certa difficoltà di spesa da parte di molti Comuni. Il problema, però, non riguarda solo i Comuni, perché, come viene detto nella relazione dell'Assessore alle Finanze, riguarda anche numerosi Assessorati e l'intera Amministrazione regionale.
Altro elemento che emerge è il fatto che vengono meno (ed io dico: per fortuna) alcuni cospicui finanziamenti statali che sono stati utilizzati per creare discutibili piste in mezzo ai boschi e per realizzare opere di canalizzazione, non sempre sicuramente utili, dei corsi d'acqua. Qui c'è una riduzione, ma ci sono a disposizione anche qui molte decine di miliardi di residui.
Ci sono poi delle notevoli spese, secondo noi eccessive, per la costruzione di infrastrutture turistiche ancora prevalentemente connesse al discorso dello sci da discesa: impianti di risalita, grandi alberghi, innevamento artificiale...
C'è un contenimento dei fondi per l'assistenza sociale, mentre, secondo noi, sono insufficienti i finanziamenti sia per quanto riguarda i contributi ai Comuni per i servizi sociali per gli anziani e gli inabili, sia per quanto riguarda gli asili nido, sia infine per quanto riguarda altri settori dell'assistenza e della sicurezza sociale.
Ci sono 3 miliardi per opere urgenti all'ospedale, ma il problema non si risolve certo così, e poi non c'è nessuna cifra o dichiarazione che indichi quale soluzione si vuole dare al problema di un ospedale di proprietà regionale, possibilmente nuovo.
C'è un notevole incremento sulla formazione professionale, ma è tutta da verificare la validità dell'impostazione.
C'è troppo poco per le aree protette, per i parchi regionali e per il Parco Nazionale del Gran Paradiso, per il quale ci limitiamo a ridicoli 48 milioni di finanziamento all'anno.
Non c'è nulla per la ristrutturazione di importanti edifici come il Castello di Aymavilles ed il Forte di Bard. Non c'è nulla per l'edilizia pubblica e qui mi riferisco in particolare alla delicata situazione della ristrutturazione del Quartiere Cogne ad Aosta, che ha bisogno dell'intervento finanziario della Regione, se vogliamo che tale ristrutturazione proceda speditamente. Non c'è nulla per la ferrovia, che rischia di scomparire definitivamente come mezzo di trasporto in Valle d'Aosta.
Io mi riservo di ritornare sui vari settori di spesa nel momento dell'esame dei vari capitoli del bilancio, mentre adesso vorrei arrivare ad una conclusione di questa analisi.
Nell'impostazione della legge finanziaria del bilancio di previsione, nelle relazioni di accompagnamento, negli interventi dell'Assessore alle Finanze e del Presidente della Giunta non ho trovato un progetto forte ed una linea chiara.
Poiché credo che sia bene dire quello che uno farebbe, dico che se noi di Nuova Sinistra avessimo avuto delle responsabilità di governo e fossimo stati al vostro posto, avremmo fatto delle scelte di bilancio diverse. Innanzitutto avremmo dato al bilancio una reale dimensione pluriennale, cioè avremmo fatto un bilancio realmente triennale. Crediamo che questo sia fondamentale, se si vuole fare un vero discorso di programmazione rivolta al futuro.
Per quanto riguarda l'entrata, noi avremmo scorporato l'I.V.A. da importazione dal resto dell'I.V.A., come dicevo prima, finalizzando gli importi dell'I.V.A. da importazione a determinate spese di investimento. Avremmo previsto una minore entrata del Casinò di Saint-Vincent ed invece un'entrata maggiore sull'IRPEF, per cui avremmo assunto tutte le necessarie iniziative previste dallo Statuto e dalla legge sull'ordinamento finanziario, contro l'evasione fiscale che è molto alta e per riscuotere l’IRPEF dei dipendenti di aziende operanti in Valle, ma con società che hanno sede legale fuori Valle. Non avremmo previsto di ricorrere a mutui, perché riteniamo inaccettabile indebitare la Regione, quando abbiamo così grandi somme a disposizione.
Per quanto riguarda la spesa, noi avremmo tagliato drasticamente sul superfluo e di superfluo ce n’è tantissimo in questo bilancio. Faccio solo un esempio: ho visto che praticamente ci costa 2 miliardi avere a disposizione un aereo, che tra l'altro bisogna andare a prendere a Torino, su cui salgono, anche di malavoglia, così poche persone. Avremmo sfoltito la selva di incarichi di consulenze, di studi di ogni genere e tipo, che succhiano miliardi all'Amministrazione.
Avremmo anche tagliato sull'effimero: molte spese di propaganda, di pubblicità, di iniziative pseudo-culturali e sul confessionale, lasciando a chi vuole costruirsi un convento di clausura di pagarsi le spese. Avremmo tagliato su tutte le spese connesse con l'autostrada e qui non ci sono solo le spese di partecipazione azionaria, che pure sono alte perché ammontano a centinaia di miliardi, ma in bilancio ci sono anche 15 miliardi per gli espropri dei terreni, che nessuno ci aveva mai detto che avremmo dovuto pagare e che non credo che siano un buon biglietto da visita.
Avremmo quindi risparmiato sugli espropri, sulle partecipazioni azionarie e sui miliardi che spendiamo per incentivare il traffico dei TIR. Avremmo tagliato sulla viabilità per decine di miliardi, perché ci sono 5 miliardi per convenzioni con l’ANAS, altri miliardi agli Assessorati ai Lavori Pubblici ed all'Agricoltura e Foreste ed infine altri miliardi nei fondi FRIO.
Avremmo selezionato molto più rigorosamente gli interventi per gli impianti a fune, per i quali sono previsti oltre 40 miliardi, scegliendo di fare alcune cose e di non farne delle altre.
In altri settori avremmo invece previsto un impegno maggiore, come ad esempio per la creazione di parchi regionali e per la valorizzazione del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Avremmo previsto un impegno maggiore per i beni culturali. Nel bilancio c'è un dato evidente: fra le previsioni del 1989 e quelle del 1988 c'è una discesa notevole delle previsioni di spesa, sia per quanto riguarda il settore dei musei e dei beni culturali, di competenza dell'Assessorato al Turismo, dove si scende dai 13 miliardi previsti per il 1988 agli 8 miliardi previsti per il 1989, sia nel settore delle biblioteche e degli archivi, dove siamo a delle cifre ridicole, nel senso che per biblioteche ed archivi c'è una previsione di spesa di 670 milioni, mentre l'anno prima era di 920 milioni, per cui siamo ancora scesi rispetto a delle cifre già molto basse.
Avremmo previsto maggiori spese, anzi delle semplici spese, perché non c'è assolutamente niente, per l'edilizia abitativa pubblica, con particolare riferimento alle necessità di una legge regionale di finanziamento del ricupero urbanistico del Quartiere Cogne.
Per il trasporto pubblico avremmo previsto un finanziamento per la ferrovia e la stipula di una convenzione con le Ferrovie dello Stato per ripristinare la linea ferroviaria Aosta-Pré-St-Didier e per potenziare l'intera linea da Chivasso a Pré-St-Didier.
Avremmo previsto dei fondi per un rilancio del termalismo, maggiori fondi per i servizi socio-assistenziali e fondi per un nuovo ospedale di proprietà regionale.
C'è una serie di interventi, importanti e necessari, che non ha trovato spazio in questo bilancio di previsione e su questi interventi noi intendiamo presentare degli ordini del giorno, per verificare se esiste la disponibilità del Consiglio e della Giunta a realizzarli con successivi provvedimenti di variazione del bilancio. Presento, quindi, alcuni ordini del giorno, che poi leggerò e che riguardano appunto: una previsione di spesa, attraverso una variazione di bilancio, per il Castello di Aymavilles e per il Forte di Bard; una previsione di spesa per la ferrovia
Chivasso-Aosta-Pré-St-Didier; una maggiore previsione di spesa per i parchi naturali regionali e per la valorizzazione del Parco Nazionale del Gran Paradiso; un impegno a predisporre una legge per integrare i fondi dello Stato per la ristrutturazione del Quartiere Cogne; un fondo per la realizzazione di un nuovo ospedale ed infine una previsione di spesa per sostenere il termalismo, che può avere un notevole sviluppo ed una grande importanza in Valle d'Aosta.
Dico subito che il voto di Nuova Sinistra sui due disegni di legge dipenderà dal tipo di risposta che la maggioranza e la Giunta daranno a questi ordini del giorno, cioè se ci sarà o meno una disponibilità a recepire quelle indicazioni.
Per finire io vorrei fare un’ultima osservazione sul problema della cultura, su cui si è soffermato con insistenza il Presidente della Giunta nel corso della sua relazione di ieri ed anche nella conferenza-stampa di presentazione del bilancio.
"Non c’è vera ricchezza senza cultura", ha detto il Presidente della Giunta. Io sono d'accordo, anche perché questo sarà sempre più vero in futuro. Tuttavia, per fare cultura non basta aumentare la quantità delle informazioni, perché i computers non sono affatto colti. Ricordo in proposito che alcuni anni fa l'Assessore Lanivi, quando discutevamo per la prima volta in Consiglio regionale di questi aggeggi, li definì "gli stupidi veloci". Per fare cultura non basta neppure portare ad Aosta dei grandi artisti, programmare i giovedì letterari e le conferenze dei "nouveaux philosophes". Sono tutte cose piacevoli, divertenti ed anche interessanti, ma che di per sé non fanno assolutamente cultura.
Cultura è una visione del mondo e dei rapporti sociali nutrita di forti valori morali. Oggi, in Valle d'Aosta, come del resto in tutte le società che subiscono un rapido cambiamento, c'è indubbiamente uno smarrimento culturale. E' scomparso praticamente il vecchio mondo agricolo e contadino, nonché quella cultura che era legata al duro lavoro della terra e che ha segnato per secoli, fino a ieri, la storia della popolazione valdostana.
Una rifondazione culturale non è cosa facile. C'è anche chi teorizza oggi il pensiero debole: l'adeguarsi e l'adattarsi alle varie pieghe di una società che è divenuta complessa e multiforme.
Io credo che queste concezioni così di moda, fatte di debolezze di pensiero, di debolezze di programmi e di assenza di progettualità, siano rinunciatarie e dannose. Anche, e direi soprattutto, quando discutiamo di bilancio di previsione (ahimé, io devo dire che in questo bilancio di previsione c'è tanta debolezza di pensiero) noi dovremmo avere ben presenti alcuni punti di riferimento culturali forti (una cultura dell'austerità, ad esempio), contro la cultura dello spreco, del consumismo e del denaro facile. Se penso ad una Casa da Gioco che sta a pochi chilometri da qui, mi sorge subito qualche preoccupazione sull'esistenza di questa cultura dell'austerità.
Dovremmo avere ben presente come punto di riferimento una cultura dell'autonomia, che non vuol dire quello che alcune persone dicono, ma vuol dire capacità di contare sulle proprie forze, capacità di rivendicare i propri diritti e di conoscere i propri doveri. Se parliamo di cultura dell'autonomia ed analizziamo questo bilancio, scopriamo che ci sono molti sbandamenti.
Dovremmo avere una cultura della solidarietà, cioè dell'attenzione rivolta ai ceti più deboli, alle persone marginali nella nostra società, alle persone che meno hanno all'interno della nostra società.
Io credo che tradurre questi elementi di cultura all'interno di un bilancio di previsione sia un compito sicuramente difficile, ma non impossibile. Il problema, però, è di non rinunciarci in partenza, altrimenti si rinuncia, a mio avviso, ad essere gruppo dirigente e ci si riduce a diventare dei semplici amministratori di condomini.
Si dà atto che alle ore 9,58 assume la Presidenza il Vicepresidente BENEFORTI.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (MSI):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, la presentazione in Consiglio regionale del bilancio di previsione è ogni anno occasione per un approfondito dibattito tra le varie forze politiche e riveste una notevole importanza come strumento finanziario indispensabile per affrontare e risolvere i vari problemi regionali e per realizzare un equilibrato progresso economico e sociale nella nostra Regione.
Lascio ad altre forze politiche il compito alquanto impegnativo di addentrarsi nelle cifre di questo bilancio e mi limiterò ad alcune osservazioni di carattere generale, ad un'analisi della situazione sociale, industriale ed occupazionale della nostra Regione, e ciò proprio a dimostrazione del fatto che trovo ben poca rispondenza tra la presentazione del bilancio di previsione e l'andamento della gestione, ma la responsabilità di ciò ricade esclusivamente sul Governo regionale.
Il Presidente della Giunta regionale, nel corso della conferenza stampa di presentazione del bilancio di previsione per il 1989, ha detto che lo stesso bilancio può essere definito: "Una programmazione i cui cardini sono il miglioramento culturale della comunità, il salto nella qualità della vita sociale e lo sviluppo economico. Si tratta di tre punti indipendenti e funzionali alla scadenza del 1992, per la quale la Valle d'Aosta non può trovarsi impreparata".
Queste dichiarazioni del Presidente della Giunta di per sé potrebbero essere positive, se ad ogni presentazione di bilancio non si trasformassero nelle ormai solite reboanti e velleitarie dichiarazioni di principio. La nostra Regione, malgrado l'ottimismo manifestato dal Presidente della Giunta e dall'Assessore alle Finanze, continua a vivere momenti difficili per la grave situazione economica, ma soprattutto per iniziative sbagliate nei settori economici di peculiare importanza.
Malgrado il tentativo di privilegiare settori importanti, quali l'agricoltura, l'industria ed il turismo, si continua ad attuare una spesa clientelare, come stanno a dimostrare le centinaia di provvedimenti che continuamente, direi quasi a getto continuo, vengono presentati in quest'aula consiliare. Si tenta di aiutare l'agricoltura, perché troppo a lungo questo comparto è stato trascurato o, peggio, è stato oggetto di interventi programmatori disarticolati ed assolutamente non finalizzati a precise scelte di fondo, a volte del tutto contraddittorie. Si dedica una gran parte delle nostre risorse al risanamento del bestiame, però, Assessore Perrin, nonostante i cospicui finanziamenti, il bestiame risulta sempre più ammalato.
Oggi non è più possibile continuare a disattendere la disperata richiesta della nostra popolazione di uscire dal lungo tunnel della crisi provocata da anni di malgoverno e di notevole disinteresse. L'analisi socioeconomica delle varie realtà locali comprese nel territorio della nostra Regione testimonia il profondo squilibrio economico e sociale esistente. Le differenze più rimarchevoli sono sostanzialmente quelle che qualificano la vita delle nostre popolazioni: il reddito prodotto, il tasso di sviluppo e la disoccupazione.
L'apparato produttivo, malgrado qualche pur lodevole iniziativa, è purtroppo in una crisi ormai cronica: molte aziende, pur disponendo di notevoli finanziamenti regionali, sono fallite nel passato ed altre sono oggi sull'orlo del fallimento. Perché? La risposta non è difficile. A nostro avviso, al di là delle solite dichiarazioni ed affermazioni di principio del Presidente della Giunta, non vi è mai stata alcuna seria programmazione nei vari settori economici, ma solo interventi settoriali e parziali, che mettono in luce tutto il loro carattere clientelare.
Il problema occupazionale non viene risolto e, malgrado il provvisorio palliativo della cassa integrazione, la situazione, soprattutto quella giovanile, è e rimane drammatica. Assistiamo impotenti, malgrado la firma del protocollo d'intesa IRI-Regione, alla graduale smobilitazione ed al ridimensionamento della Deltacogne. Le notizie sui timori della continuità di marcia delle acciaierie n. 1 e n. 2 per questo mese di dicembre, unitamente all'incerto destino del reparto della fucina ed alle perplessità per i numerosi dirigenti provenienti da Milano, fanno sì che l'aria della Deltacogne non sia assolutamente delle migliori. Questo costante e continuo ridimensionamento avviene alla chetichella, senza che vi sia un deciso intervento a livello romano da parte dell'Esecutivo regionale per chiedere innanzitutto il rispetto degli accordi sottoscritti.
Non meno grave è la esasperante lentezza con cui procede il progetto di metanizzazione nella nostra Regione. Quanto tempo passerà prima che questa ecologica fonte di energia possa essere utilizzata? L'unica certezza è costituita dagli oltre 30 miliardi di denaro pubblico che sono stati spesi dalla Regione per la condotta principale eseguita dalla SNAM. Qualsiasi ulteriore ritardo su questo problema è incomprensibile ed è la dimostrazione dell'incapacità di questa Amministrazione a volere ed a saper completare i grandi progetti tanto euforicamente pubblicizzati.
Il settore turistico potrebbe sicuramente rappresentare la carta vincente dello sviluppo socioeconomico della Regione, ma anche qui, al di là delle reboanti dichiarazioni di principio del Presidente della Giunta, non viene avviata una politica programmatica, soprattutto per quanto riguarda le strutture e le infrastrutture: si ricorre alle solite improvvisazioni clientelari ed ai soliti interventi a pioggia. Faccio qualche esempio.
Dopo anni di investimenti sul piano pubblicitario per tentare di dirottare il flusso turistico giapponese anche nella nostra Regione, quale risultato si è avuto? Avete mai visto un turista giapponese in Valle d'Aosta? Quando ci sarà l'introduzione dello ski-pass regionale? E' da anni ormai che se ne parla e se ne discute, ma i problemi rimangono sulla carta e la loro risoluzione si ferma sulla soglia delle buone intenzioni.
Nel corso del suo intervento di ieri il Presidente della Giunta ha evidenziato l'impegno della Giunta regionale per risolvere il problema della sanità. L'assistenza agli anziani, la lotta alla droga, la violenza contro i minori, il problema dei giovani emarginati ed il dramma delle ragazze madri sono solo alcuni dei tanti problemi che quotidianamente vengono disattesi. Questi problemi, signor Presidente della Giunta, devono trovare collocazione in un progetto apposito, da finalizzare e finanziare adeguatamente, per creare strutture (basti pensare al drammatico problema della droga) e per favorire iniziative che mirino finalmente a fare qualcosa sul piano concreto, perché troppi anziani, troppi giovani ed emarginati vengono lasciati soli ogni giorno a fare i conti con i loro drammatici problemi di emarginazione, di solitudine, di scarsa assistenza, ma soprattutto di scarsa fiducia nel loro avvenire. Anche nel campo sanitario, quindi, i finanziamenti sono settoriali e non finalizzati, completamente al di fuori da un progetto e da un disegno di fondo che possano assumere una qualificazione veramente strategica.
Da troppo tempo si parla inutilmente di progetti, di fasi di studio, di redazione di elaborati nei settori industriale, agricolo, turistico e sociale. Bisogna procedere senza tentennamenti, senza colpevoli inerzie e senza falsi proclami, ma con la sicura convinzione che sia questa la strada da seguire oggi e domani per riportare l'economia valdostana a livelli di competitività per garantire un reale sviluppo. Senza la volontà e l'impegno di fare, tutto resta nella nebulosa fase dei progetti e delle buone intenzioni.
Mi sia consentita una valutazione di carattere politico. Nella logica di questa Giunta e di questa maggioranza, le varie iniziative, a volte anche fallimentari, tendono a non far perdere il consenso piuttosto che a risolvere fino in fondo i vari problemi regionali. Questo modo di gestire la cosa pubblica è senz'altro produttivo ai fini clientelari, ma dimostra anche l'incapacità di amministrare e di risolvere i problemi.
Il Presidente della Giunta nel suo intervento ha messo l'accento sulla vocazione europea della nostra Regione ed ha dichiarato che la nostra è una società proiettata verso l'avvenire; è vero! Il 1992 è ormai alle porte e con l'apertura delle frontiere si segnerà un altro importante passo verso l'unità dell'Europa; gli scambi ed i commerci trarranno nuovi impulsi e ciò comporterà un netto miglioramento dei servizi; esperienza e professionalità saranno i punti di partenza per la nuova imprenditoria emergente; migliorare e migliorarsi saranno quindi le parole d'ordine alla soglia degli anni duemila.
In questo contesto assumono un ruolo di grande rilevanza le autonomie regionali. Come si presenterà la Valle d'Aosta al fatidico 1992? Siamo sicuri e certi di poterci inserire con serietà, con professionalità e con una mentalità aperta nella nuova Europa? Dobbiamo pensare alla nuova Europa, all'Europa delle Nazioni e non tentare di chiuderci nel nostro ambito e nella nostra particolarità. Signor Presidente, non bisogna ritornare ad un sistema feudale. La storia va avanti e l'Europa è il nostro obiettivo. La difesa ad oltranza dei piccoli privilegi e delle piccole particolarità non contribuisce sicuramente a creare l'Europa.
A questo punto mi sia consentita una breve analisi sulla questione dell'autonomia in genere. Che cosa significa, signor Presidente, la sua dichiarazione: "Dobbiamo rivedere la cultura dell'autonomia?". Che cosa significano le sue dichiarazioni di ieri nel corso del dibattito sulla Palestina? Ritengo che vadano fatte alcune considerazioni su questo problema. Sarebbe troppo grave fingere di non sapere che, dietro l'oltranzismo per la tutela delle minoranze linguistiche, molto spesso si cela l'interesse di alcuni movimenti autonomistici, federalistici o separatistiche che dir si voglia.
Qual è l'interesse? Utilizzare il problema linguistico per strappare ulteriori spazi di autonomia. Ma che cos'è l'autonomia? E' uno scopo da raggiungere o un mezzo per acquisire altri obiettivi, altri privilegi ed altre ricchezze? Non vi sono dubbi sulla risposta dell'Alto Adige: per esso, infatti, l'autonomia altro non è che lo strumento acquisito con accordi internazionali per consentire uno scopo eversivo e tutelare privilegi inaccettabili. Obiettivo, infatti, della politica tirolese non è la pacifica convivenza, di cui tanto si discute, ma la creazione in via del tutto costituzionale, in virtù delle concessioni accordate, di una zona monolingue, vero Stato nello Stato, in attesa che un evento favorevole di politica internazionale rimetta tutto in discussione.
A ciò conduce inevitabilmente la natura stessa del "pacchetto", le cui misure giuridiche e politiche, volendo tutelare la minoranza di lingua tedesca, si sono trasformate inevitabilmente in misure persecutorie e discriminanti per i cittadini di lingua italiana, confinati dentro lo steccato della più ottusa ed immorale forma di "apartheid". La grave situazione oggi esistente in Alto Adige è certamente il campanello di allarme più significativo: l'autonomia è cosa ben diversa dal separatismo o dall'autodeterminazione, parole che troppe volte si sentono pronunciare e rimbombare anche in quest'aula.
La questione autonomistica dell'Alto Adige, della Valle d'Aosta, del Friuli Venezia Giulia, della Sardegna e così via, va rimessa nei giusti termini in cui crediamo che essa debba stare. Autonomia sì, ma nel rispetto delle leggi dello Stato italiano. Il nostro timore è che in Valle d'Aosta, travisando lo spirito dello Statuto speciale, si tenda a creare una situazione grave e pericolosa, sull'esempio di quanto esiste in Alto Adige e me ne ha dato la conferma l'intervento di ieri del Presidente della Giunta.
Noi chiediamo invece intelligente attenzione verso l'ansia emergente in varie regioni italiane per non perdere le proprie radici, impegno per ridare sostanza e splendore di valori al concetto unitario di patria nel rispetto delle diverse realtà regionali che, proprio per la loro diversità, rappresentano la ricchezza spirituale ed il patrimonio culturale della nazione italiana.
Colleghi Consiglieri, non si tratta di un malcelato orgoglio nazionalistico, ma di qualcosa di più: si tratta di evitare uno scontro frontale tra l'antinazione, intesa come insieme di forze che mirano a rompere l'unità nazionale e la tradizione nazionale, identificata nel patrimonio storico e nel comune destino che di milioni di individui ha fatto un popolo ed una nazione...
(... Interruzione del Consigliere GREMMO . . . )
PRESIDENTE:Consigliere Gremmo, per cortesia, lasci parlare!
ALOISI (MSI):Consigliere Gremmo, mettiti bene in testa che è in nome di questi valori che il Movimento Sociale Italiano si batte e si batterà fino in fondo a difesa dell'unità nazionale.
Colleghi Consiglieri, avviandomi alla conclusione, ribadisco che il giudizio negativo che noi diamo su questo bilancio, significa opposizione alla strategia della depressione economica e sociale, esso nasce in primo luogo e soprattutto dalla consapevolezza della non correttezza amministrativa. I grandi problemi che ci affliggono richiedono maggiore attenzione, richiedono maggiore impegno e maggiore giustizia. La ricchezza della nostra Regione deve essere suddivisa equamente tra tutte le componenti sociali. senza discriminazioni e, soprattutto, senza favoritismi. I mezzi ci sono, ma i problemi di ieri sono gli stessi di oggi e, se non vi sarà un'inversione di tendenza, saranno anche i problemi di domani. Le mie considerazioni non vogliono essere una sterile critica, anche se purtroppo sono un'amara constatazione.
PRESIDENTE:Prego coloro che vogliono intervenire di chiedere per tempo la parola alla Presidenza, in modo che gli interventi della maggioranza possano essere alternati con quelli dell'opposizione.
Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale; ne ha facoltà.
PASCALE (PSI):Confesso che ieri, quando l'Assessore alle Finanze ha iniziato il suo intervento dicendo che non ci sono delle novità in questo bilancio, mi è venuto quasi un colpo. Se questo bilancio fosse uguale a quello dello scorso anno, io non dovrei fare altro che rileggere l'intervento che ho fatto l'anno scorso, con la differenza però che allora ero all'opposizione, mentre oggi sono in maggioranza.
Sennonché dopo ho letto meglio ciò che l'Assessore alle Finanze voleva dire e che ha detto nella sua relazione, laddove ha parlato di grandi novità. In questo ha ragione, nel senso che in questo bilancio non ci sono grandi novità, così come non c'erano nei bilanci precedenti. Per trovare una grossa novità bisogna risalire al 1982, dopo l'approvazione della legge n. 690 sul riparto fiscale, che modificò in modo sostanziale il bilancio regionale. Per il resto, ci sono state delle piccole novità, così come delle piccole novità possiamo trovare anche in questo bilancio.
Basta leggere i fondi globali per vedere che ci sono impegni per iniziative innovative. Ad esempio nel settore dell'ambiente, laddove si parla di spese per un centro di servizi per le imprese artigiane ed industriali, di spese per l'innovazione tecnologica; anche quest'ultimo è un intervento innovativo per modernizzare l'offerta turistica e mi auguro che modernizzare voglia anche significare unificare l'offerta turistica.
Guarda caso, si tratta di temi sui quali il gruppo socialista aveva richiamato l'attenzione dell'Esecutivo regionale nella precedente legislatura, per cui mi pare che già sotto questo punto di vista ci sia stato un apporto del gruppo del Partito Socialista Italiano a questa maggioranza. Si tratta di un apporto minimo, certamente modesto, come modeste sono le nostre forze e come modesto è oggi il nostro peso all'interno di questa maggioranza.
A parte questo, se leggiamo attentamente le cifre nei vari capitoli di spesa, possiamo osservare che da una parte ci sono massicci investimenti nel settore turistico, investimenti considerevoli nei settori dell'agricoltura e dell'industria, un aumento, anzi quasi un raddoppio per quanto concerne la formazione professionale, mentre dall'altra parte troviamo dei tagli in altri settori, come ad esempio nei lavori pubblici e nell'assistenza sociale.
Secondo me questo ha un suo preciso significato e non credo che sia dovuto soltanto a quella novità che comincia ad essere introdotta in questo bilancio, cioè quella di rapportare gli impegni all'effettiva capacità di spesa dei vari Assessorati; invece a mio avviso risponde ad una logica politica ed evidenzia delle scelte politiche, nel senso che evidenzia un'impostazione politica generale ben precisa e si prefigge di raggiungere un determinato obiettivo. Sappiamo tutti che questo obiettivo consiste nel preparare la Valle d'Aosta alle prospettive europee del 1992, perché tutto quello che oggi si fa o si progetta è visto in funzione di questa scadenza.
A questo appuntamento importantissimo noi dovremo arrivare innanzitutto culturalmente ben preparati, nel senso che dovremo salvaguardare le peculiarità della cultura valdostana nell'ambito della più ampia cultura europea, nella quale rischiamo di dissolverci. Quest'ultima, infatti è una cultura non ancora ben definita, che forse potrà avere anche una sua prospettiva storica, ma mi pare che allo stato attuale si identifichi piuttosto in una cultura degli affari. Credo che proprio in questo senso andavano interpretate le osservazioni e le preoccupazioni del Presidente della Giunta, che ieri cercava di sottolineare questo aspetto culturale.
All'appuntamento del 1992 dovremo arrivare con un assetto sociale equilibrato, che richiede un grande senso di coesione della nostra comunità ed anche questo è stato giustamente sottolineato dal Presidente della Giunta; ma dovremo arrivarci soprattutto con un sistema produttivo competitivo, perché è proprio l'economia il braccio forte dell'autonomia e noi non dobbiamo correre il rischio di essere schiacciati economicamente da Regioni più avanzate e diventare così una provincia di un nuovo impero.
Questo compito non sarà facile. E' vero che nella scorsa legislatura abbiamo posto alcune premesse, però, proprio perché si trattava di premesse, penso che sia ragionevole definire la scorsa legislatura come una legislatura di transizione, perché il cambiamento effettivo avverrà e dovrà avvenire in questa. Il nostro compito sarà di indirizzare, di gestire e di governare il cambiamento.
Trattandosi di un cambiamento in atto è difficile, quasi impossibile, prevedere tutto e pianificare tutto, perché i processi economici e produttivi, ma anche quelli culturali, subiscono evoluzioni talmente rapide da sfuggire ad una regolamentazione predeterminata. Possiamo e dobbiamo però stabilire alcuni punti fermi, alcuni indirizzi generali ed alcune direttive che vadano in funzione di quel certo tipo di sviluppo che noi vogliamo raggiungere e non in funzione di quello che noi non vogliamo.
Ebbene, alcuni indirizzi generali sono presenti in questo bilancio ed altri possono emergere dal dibattito odierno, che dovrebbe servire soprattutto a questo scopo; altri ancora potranno essere meglio precisati dal lavoro della Commissione consiliare per il 1992, che andiamo a costituire e che dovrà valutare appunto l'impatto della realtà valdostana nei confronti della nuova realtà europea, per poi suggerire all'Esecutivo eventuali nuove proposte.
Io vorrei soffermarmi solo su due o tre punti che ritengo particolarmente importanti, perché a mio avviso la discussione sul bilancio può essere fatta o parlando un po' di tutto, per cui alla fine si diventa dispersivi senza dire niente, oppure la si può fare in modo che ogni Consigliere approfondendo alcuni punti faccia emergere delle indicazioni positive e degli utili suggerimenti per l'azione dell'Esecutivo.
Il primo aspetto che ritengo importante e che a mio avviso dobbiamo sempre tener presente se vogliamo raggiungere uno sviluppo economico equilibrato, è il rapporto ottimale che ci deve essere tra le tre attività economiche fondamentali: agricoltura, industria e terziario. Questo rapporto, com'è noto, ha subito delle profonde modificazioni nella scorsa legislatura, soprattutto per quanto riguarda l'industria, che è scesa al 27% ed il terziario che è arrivato quasi al 60%. Si tratta di per sé di una modificazione positiva, sia perché in linea con quello che avviene nei Paesi più avanzati, sia perché non dobbiamo dimenticare che l'attività economica fondamentale e più connaturata alle caratteristiche di questa Regione resta l'attività turistica. In questo senso si giustificano e sono positivi i massicci investimenti che vediamo anche in questo bilancio a favore del turismo, anche se forse sarebbe stato più opportuno integrare questi investimenti con impegni a favore del turismo termale, oggetto di un'altra nostra vecchia battaglia che molto giustamente è stata ricordata dal Consigliere Riccarand.
Questo rapporto, però, per essere ottimale non deve subire altre modificazioni ed in particolare noi riteniamo importante che non scenda ulteriormente la presenza industriale nella nostra Regione. Dico questo perché le maggiori preoccupazioni ci provengono ancora dal settore industriale, nel senso che c'è una parte della cosiddetta industria importata (Olivetti, Conner e Blackstone) sulla quale esiste ancora un punto interrogativo. Noi abbiamo assunto degli impegni, abbiamo fatto delle convenzioni e stiamo approntando le strutture, però manca ancora il prodotto e sappiamo che la validità e la prospetti va di un'azienda è verificata nel momento in cui il suo prodotto viene immesso sul mercato.
C'è poi un'altra parte dell'industria cosiddetta "vecchia", cioè nostrana, che non mi pare sia già in grado di reggere una competitività internazionale ed in questo senso il rimprovero o la raccomandazione va a tutta la nostra classe imprenditoriale che, a mio avviso, deve rinnovarsi tecnologicamente e deve farlo subito, non solo perché il momento è favorevole, perché l'industria tira, ma anche perché sarà sempre più difficile in futuro attingere a certi finanziamenti della Regione, perché la CEE non ce lo permetterà più.
C'è infine un'altra parte dell'industria, quella pubblica, della quale stranamente non si parla più e mi riferisco ovviamente alla Deltacogne, il cui destino è ancora incerto. L'unico dato di fatto, ed è un dato di fatto negativo, è che essa non è stata inserita nell'ILVA, per il resto si tratta solo di ipotesi, che per noi sono tutte svantaggiose. C'è l'ipotesi di un accordo di commercializzazione con una grande azienda francese, che però prevederebbe anche un trasferimento di quote di produzione a favore di questa azienda. C'è l'ipotesi Falck e tutti noi sappiamo che cosa voglia dire, perché Falck tende a realizzare ad Aosta uno stabilimento di 600 o 700 occupati. Infine c'è l'ipotesi ancora peggiore, della quale si vocifera tra gli addetti ai lavori, che vuole ancora in sospeso il destino della Deltacogne, perché è ancora oggetto di contrattazione in sede comunitaria per salvare Bagnoli.
A fronte di tutto questo c'è un protocollo firmato con l’I.R.I. e con la Finsider, sul quale mi pare che noi stiamo riponendo una fiducia eccessiva, perché, di fronte ad interessi più grandi, sappiamo tutti quale fine possono fare certi protocolli.
Ecco, io ho voluto soffermarmi sulla Deltacogne perché essa rappresenta la più forte, più grande ed importante presenza industriale della nostra Regione. Se la Deltacogne dovesse chiudere o essere ridimensionata drasticamente, non soltanto sarebbe difficilissimo ripetere l’operazione che si sta facendo a Châtillon e Pont-Saint-Martin, cioè di sostituirla con tante piccole aziende, ma verrebbe a modificarsi il rapporto tra industria, terziario ed agricoltura, che abbiamo visto essere quasi ottimale allo stato attuale, e quindi andremmo forse incontro ad uno sviluppo economico squilibrato e precario.
Il secondo aspetto che intendo sotto lineare riguarda sempre il settore produttivo, ma più esattamente il suo fattore economico che di solito viene dimenticato. Quando noi parliamo di apparato produttivo o di settori produttivi, noi ci riferiamo essenzialmente alle strutture, alle fabbriche, agli alberghi, alle colture agricole ed alle stalle oppure ci riferiamo ai capitali e dimentichiamo che anche in economia c'è un fattore produttivo importantissimo che è costituito dall'uomo, da quella risorsa umana che è destinata a diventare un fattore sempre più importante nell'Europa del 1992. Nell'Europa in cui ci sarà una libera circolazione delle forze di lavoro, sarà importante la qualità della forza di lavoro, la sua capacità di adattarsi alle modificazioni alle quali noi andremo incontro.
Da qui discende l'importanza che assumono sempre più l'istruzione e la formazione professionale, che sono due cose ben diverse e mi pare di aver già detto, infatti, che l'istruzione è la formazione di base che è data dalla scuola di Stato, mentre la formazione professionale è quella più specifica ed aderente alle esigenze delle singole aziende o unità produttive.
Ora a me pare che l'importanza della formazione professionale sia stata recepita non da oggi da parte delle forze politiche ed in modo particolare da parte dell'Esecutivo, perché gli stanziamenti in questo settore sono stati sempre considerevoli e mi pare che quest'anno siano stati addirittura raddoppiati. Questo è positivo.
Ho però l'impressione che l'istruzione in sé e per sé continui ad essere vista come un compito per così dire istituzionale, cioè un qualcosa che noi dobbiamo fare per conto dello Stato, ma che non lascia spazio alle iniziative regionali, salvo per gli adattamenti allo studio della lingua francese. Io confesso che alcuni mesi fa, all'atto della formazione della Giunta, sono rimasto sconcertato quando ho letto su alcuni giornali che l'Assessorato alla Pubblica Istruzione era considerato un Assessorato dequalificato o politicamente poco importante e che quindi non era voluto da nessuno. Mi pare che non ci sia nulla di più insulso, perché anzi, a mio avviso, l'istruzione dovrebbe essere il vero settore trainante per consentirci di raggiungere il nostro obiettivo e mi pare che il Presidente della Giunta abbia voluto sottolineare anche questo.
Anche nel settore scolastico ci sono ampi spazi per iniziative regionali, soprattutto a livello di istruzione medio-alta. Ci sono delle sperimentazioni che vengono già attuate autonomamente in parecchi istituti della Penisola, senza aspettare la riforma dello Stato e c'è, soprattutto, tutta una campagna di promozione dell'istruzione e di sensibilizzazione verso l'istruzione, che potrebbe essere attuata nei confronti dei giovani e dei loro genitori, per far capire l'importanza del titolo di studio, che oggi viene rivalutato da tutte le aziende, e per far capire la necessità di elevare il grado di istruzione.
In Valle d'Aosta ci sono ancora troppi giovani che si fermano alla scuola dell'obbligo e poi bussano alle porte della Regione per un posto di coadiutore o per un posto nella Forestale. Sono ancora troppo pochi i giovani che riescono a conseguire un diploma, pochissimi sono quelli che si iscrivono all'Università ed ancor meno quelli che riescono a conseguire la laurea.
Il risultato di tutto ciò, che mi pare sia anche confortato dalle statistiche che ho letto proprio oggi sul giornale in riferimento al convegno organizzato dall'I.R.R.S.A.E., è che noi siamo in coda alle classifiche in tema di istruzione medio-alta, che c'è una carenza notevole di managers e di dirigenti, con la conseguenza che nel 1992 noi avremo moltissimi operai e tecnici qualificati, però poi dovremo continuare ad importare chi li dovrà dirigere e chi dovrà decidere i processi produttivi, così come oggi l'Olivetti li fa venire da Ivrea, la Seiko dal Giappone e così via.
E' un discorso che in parte io ho già avuto modo di fare nella passata legislatura, soprattutto a maggio, quando abbiamo approvato la legge sul diritto allo studio nell'ambito universitario. Quella legge è stata poi rinviata con alcuni rilievi dal Presidente della Commissione di Coordinamento, ma io mi auguro che l'Assessore la voglia ripresentare al più presto per la riapprovazione. Tale legge non è certo il toccasana di tutti i problemi, perché al massimo potrà incentivare gli studi universitari e quindi aumentare il numero dei possibili dirigenti di domani, invece, a mio avviso, la soluzione ottimale resta quella di un'università valdostana, perché la presenza dell'università porta ad incentivare anche gli studi superiori. Oggi, molti giovani si fermano alla scuola dell'obbligo perché non vedono alcuna prospettiva dopo il diploma o la vedono con molta difficoltà.
Si preferisce procedere all'attivazione delle scuole dirette a fini speciali, che sono certamente utili, ma che, a mio avviso, non risolveranno a fondo il problema. Comunque, ciascuno ha la sua opinione in proposito ed io non mi scandalizzo del fatto che oggi questa nostra opinione sia perdente. Noi socialisti siamo soliti lanciare delle idee che al primo impatto ricevono un segnale negativo, poi col tempo vengono recepite e fatte proprie. Vorrei ricordare che dieci anni fa eravamo tra i sostenitori dell'autostrada, quando l'Union Valdôtaine era decisamente contraria, mentre oggi l'Union Valdôtaine è la più fervida sostenitrice dell'autostrada. Mi auguro che succeda la stessa cosa per l'università.
Vorrei toccare ancora un ultimo punto: la politica delle entrate. Si può dire che nella passata legislatura non ci sia stata una vera e propria politica delle entrate, salvo alcuni interventi a favore dell'autoporto. Probabilmente non c'è stata perché non si poneva il problema di una diminuzione delle entrate. In questa legislatura invece il problema si pone in maniera preoccupante. Al di là di quello che dice il Consigliere Riccarand, cioè che noi siamo una Regione troppo ricca, io penso invece che tra poco noi diventeremo una Regione molto povera.
Ha cominciato lo Stato a tagliare i fondi agli enti locali ed in particolare alle Regioni a statuto speciale. Mi pare che il taglio di quest'anno si aggiri sui 35 miliardi. Se qualcuno pensa ad un taglio "una tantum" si illude, perché la motivazione politica che sta alla base è stata individuata nell'inizio di un processo di contenimento della spesa pubblica, che dovrebbe essere portato avanti sino al 1992, per cui mi sembra abbastanza logico prevedere che ci saranno ulteriori tagli anche negli anni futuri C'è poi un'incertezza sull'entità delle entrate dell'I.V.A. da importazione. Io non parlo del 1992, quando in base alle voci che circolano dovrebbero scomparire le dogane e quindi dovrebbe essere chiuso l'autoporto, perché a mio avviso questa ipotesi non è attendibile, nel senso che non sarà attuata nel 1992, anche se probabilmente lo sarà verso il 2000.
E' certo però che questo processo che porta al mercato unico europeo tende a rendere i traffici commerciali sempre più snelli e veloci, il che vuol dire che tende ad eliminare in modo particolare tutti gli intralci ed i controlli intermedi. Noi sappiamo che allo stato attuale tutte le merci provenienti dalla Francia sono costrette a fermarsi a Pollein, anche solo per effettuare delle operazioni di transito e sappiamo che questa fermata obbligatoria ha sempre costituito e costituisce ancora una specie di rendita di posizione dell'autoporto, perché una parte di questo traffico commerciale, giacché doveva fermarsi, trovava conveniente prolungare la fermata ed effettuare anche lo sdoganamento.
Quando però verrà abolito questo controllo intermedio, così come verranno aboliti altri controlli (e questa è l'ipotesi minima che si prevede per il 1992 e forse sarà attuata anche prima), quando quindi il traffico potrà scorrere velocemente attraverso tutta la nostra Regione, magari servendosi anche dell'autostrada che noi stiamo costruendo, allora questa rendita di posizione verrà ridimensionata, anche se è difficile prevedere di quanto. Io dico solo che bisogna mettere in conto che nei prossimi anni ed in modo più marcato nel 1992 ci sarà una progressiva diminuzione delle entrate dell'I.V.A. da importazione.
Ecco perché parlo di una politica delle entrate, proprio nel senso che bisognerà ingegnarsi per reperire delle nuove risorse. Uno strumento può essere quello indicato dall'Assessore: l'applicazione dell'articolo 6 della legge sul riparto fiscale, che non siamo ancora riusciti ad attuare dopo 6 anni e che ora invece dovremo cercare di portare a casa. In proposito c'è chi fa una previsione di 50 miliardi, che a me pare troppo ottimistica, anche se comunque si tratterebbe di entrate consistenti.
E' evidente però che una politica delle entrate può essere attuata soprattutto attraverso un’attenta politica della spesa. Se le risorse diminuiscono, bisogna cominciare a selezionare la spesa, preferendo gli investimenti produttivi che consentano un maggior ritorno di carattere tributario e limitando o cercando di limitare la spesa improduttiva, soprattutto quella corrente che, come faceva appunto osservare il Consigliere Riccarand (ed in parte sono d'accordo con lui) in questi ultimi tempi si è molto dilatata.
Non sarà un'impresa facile, ma se è vero che il bisogno aguzza l'ingegno, io dico allora che dobbiamo cominciare a renderci conto che il bisogno c'è e sarà sempre più impellente.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, ho chiesto alla cortesia della Presidenza di poter intervenire questa mattina, augurandomi di non dare fastidio a nessuno e comunque se do fastidio è meglio ancora, perché nel pomeriggio di oggi sarò purtroppo impegnato al Consiglio provinciale di Torino. La litigiosità dei partiti di Roma in quel di Torino è tale per cui, in presenza di una crisi al Comune, si fa una verifica alla Provincia, con conseguente obbligo di essere presenti per ricordare in qualche modo che, anche dall'esempio della Valle d'Aosta e di questo Consiglio, gli autonomisti hanno comunque un approccio ai problemi diverso da quello del litigio per la spartizione del bottino, che caratterizza la maggior parte della politica dei partiti di Roma in altri luoghi.
Faccio questa osservazione non solo per scusarmi, ma anche per ricordare un dato, che mi è parso sia sfuggito ad alcuni Consiglieri che sono intervenuti prima di me e che hanno mosso delle critiche. Mi riferisco al fatto che la propositività e la serietà dell'impianto programmatico in cui sono inserite le relazioni del Presidente della Giunta e quella dell'Assessore alle Finanze sono sicuramente di maggiore spessore e profondità che non da altre parti. Chiunque abbia un minimo di pratica di queste cose in altri contesti può accorgersi che il pressapochismo e l'incapacità di cogliere l'essenza dei problemi la fanno da padroni; mentre qui in Valle d'Aosta io, ultimo arrivato, ho potuto cogliere questa diversità e questa profondità nell'approccio ai problemi.
Mi spiace particolarmente poi non essere qui nel pomeriggio di oggi, perché voterei a favore delle proposte contenute nei due provvedimenti e senza bisogno di contrattare il voto, con una specie di piccolo mercato, come ha fatto il Consigliere Riccarand, nel senso che se io sono favorevole non subordino il voto al fatto di chiedere attenzione per delle proposte in qualche modo propagandistiche, che non avrebbero la possibilità e mi auguro neppure l'opportunità di essere accettate. Credo francamente che subordinare il voto ad una contrattazione che chieda alla Regione, ad esempio, di accollarsi le spese di una ferrovia proprio nel momento in cui la ferrovia non si qualifica come una brava madre, nei cui confronti lo Stato patrigno non interviene, ma si qualifica come una controparte con la quale dovremmo aprire un contenzioso di tipo politico, sarebbe un modo sbagliato di affrontare il problema della ferrovia.
Andare a dire che noi dovremmo intervenire sul Parco Nazionale del Gran Paradiso, accollandoci degli oneri, invece di aprire un contenzioso di tipo politico, rispetto ad uno Stato che proprio su quel tema fa pagare alla nostra gente l'esistenza e la permanenza di norme desuete ed inaccettabili, francamente non mi sembra che sia la strada migliore da seguire.
Sono quindi rammaricato del fatto di non poter esprimere oggi il mio voto, che sarebbe comunque favorevole, anche perché io ho colto due dati che mi paiono importanti, uno nella relazione del Presidente, che è di carattere più generale e politico, e l'altro nella dettagliata ed eccellente relazione dell'Assessore alle Finanze.
Qual è il dato di fondo che io ho colto e che mi sembra importante nelle affermazioni del Presidente? Proprio il fatto che tutto l'impianto programmatico, per quanto attiene alle volontà di intervento finanziario della nostra Regione, è calato in un contesto di prospettiva europea. Certo tutti sono capaci a farsi i gargarismi con la parola Europa. Ho sentito persino il Consigliere Aloisi parlare di una nuova Europa ed in effetti anche nei progetti di Adolf Hitler rientrava il discorso relativo ad una nuova Europa.
Ripeto che tutti sono capaci di farsi i gargarismi con la parola Europa, ma riesce difficile poi capire che cosa si vuole dietro questa affermazione. Quello che dice il Presidente della Giunta, e che a me pare il dato più importante, è il fatto di essere capaci di voler parametrare le esigenze di una comunità che, malgrado tutti i tentativi per disgregarla, ancora non è disgregata, vuole arrivare all'appuntamento europeo con la schiena diritta, cioè rivendicando una serie di cose che questa comunità, e non altre (ci si può rammaricare, se proprio si vuole, del fatto che le altre comunità ancora non le abbiano), è riuscita a mantenere.
E' il discorso dell'autonomia, è il discorso dell'identità linguistica, che spiace al Consigliere Aloisi, è il problema di una comunità che, malgrado i pluriennali e continui tentativi del potere centrale, ricordati più volte, di limare, negare o limitare la sua autonomia e la sua capacità, riesce comunque a resistere ed a mantenere la propria aggregazione. Allora, secondo me, l'impianto di fondo che ci interessa è l'aver riproposto questa vocazione di tipo europeo come asse centrale su cui parametrare gli interventi possibili.
Il mio intervento di ieri è stato definito provocatorio dal Consigliere Aloisi. Volendo ricorrere ad una definizione, io chiamerei separatistico proprio il suo intervento di oggi, perché egli ha fatto un discorso che non si ferma a Pont-Saint-Martin, ma addirittura in questa sala. Ha detto infatti: "In Valle d'Aosta non va bene niente, tutto è pieno di clientele. In Valle d'Aosta, per carità!, non funziona niente, non decolla questo e non decolla quell'altro, siamo tutti in crisi e la gente sta male!".
Scusi, Consigliere Aloisi, ma non mi pare che oltre Pont-Saint-Martin si sia proiettati immediatamente in un contesto stratosferico di tipo consumistico-americano, in cui non c'è la disoccupazione, non c'è la crisi industriale, la gente sta benissimo, sono tutti soddisfatti, non ci sono problemi... Ma scherziamo? Semmai il problema è l’opposto: noi paghiamo qui, malgrado la tenacia, la forza e la capacità di tenuta che abbiamo, il fatto che ci vengono caricati dei danni, delle colpe e delle arretratezze che persistono da altre parti.
E' questo il discorso relativo al proiettarsi in una visione di tipo europeo, per non essere trascinati a fondo.
Ma vogliamo finalmente dire con grande chiarezza, come è stato ricordato da altri colleghi ed in un modo sicuramente più articolato di quanto possa fare io, che noi oggi dobbiamo farci carico di una serie di incombenze, che però noi riusciamo (o meglio l'Amministrazione riesce) a gestire egregiamente, proprio perché lo Stato è in esse completamente latitante?
A proposito della questione della ferrovia, richiamata dal Consigliere Riccarand, prima dicevo che, se noi oggi siamo penalizzati anche nei collegamenti ferroviari, ciò dipende dal fatto che, come al solito, la politica nazionale, cioè quella che prevale nel Governo centrale, penalizza la nostra zona. A questo punto quindi il discorso non è quello di venire qui, come ha fatto il Consigliere Aloisi, per cercare in qualche maniera di estremizzare delle situazioni di disagio, che, per carità!, pure permangono e che in qualche maniera vanno corrette, migliorate ed è sicuramente nostro compito e nostra volontà correggere.
Il problema, invece, è di capire che in questo contesto ed in questa situazione la Regione non riesce a fare meglio e di più, proprio perché i rapporti attuali, caratterizzati dalla mancanza di un’autonomia che vada avanti, impongono delle strettoie: sono le famose "forche caudine", sotto le quali si è costretti a passare di volta in volta. Se non esistesse questo contesto, che non è di tipo europeo, certamente la situazione sarebbe migliore. Ecco che allora, secondo me, ha fatto bene il Presidente della Giunta a richiamare la necessità di inquadrare tutte le nostre propositività in una visione di tipo europeo.
Ma che cosa vuol dire "visione di tipo europeo"? Io ho sentito una polemica veramente passatista, inaccettabile e da "ancien régime" (da notare che non mi riferisco a quello precedente la Rivoluzione francese, ma a quello precedente la Resistenza) da parte del Consigliere Aloisi. Forse non tutti si sono accorti che egli appartiene ad una forza politica che nel suo simbolo elettorale ha una cassa da morto, perché il simbolo originale del Movimento Sociale Italiano riproduce appunto la cassa da morto del catafalco di Benito Mussolini, da cui esce il tricolore. Confesso di occuparmi, sia pure modestamente, di ricerche storiche e conservo, e ne farò omaggio al Consigliere Aloisi, uno dei primi simboli elettorali del M.S.I., dove appunto c'è una cassa da morto, un po' stilizzata e modernizzata, da cui esce una fiamma.
Capisco quindi che a Bolzano quelli che hanno votato per l’M.S.I. hanno guardato più la fiamma che il catafalco, anche perché non si accorgevano che era un catafalco; ma mi fa specie sentire qui un richiamo a delle cose che non hanno più nessun senso, come, ad esempio, alla Nazione italiana. Io leggo abbastanza la Costituzione, ma essa giustamente non si azzarda a parlare di Nazione italiana, perché parla di Repubblica italiana, una ed indivisibile. Io sono d'accordo e giurai qui fedeltà alla Repubblica e non ho nessuna...
( . . . Interruzione del Consigliere ALOISI .
No, no. Per carità! Lei del resto non può dire il contrario. Non ho nessuna difficoltà a ricordare ed a riaffermare di aver giurato fedeltà alla Repubblica, unica ed indivisibile, che ha al suo interno varie nazioni e vari popoli. Come esistono vari Stati che sono plurinazionali, così lo Stato italiano, o la Repubblica italiana, è plurinazionale ed al suo interno, anche se a lei può non piacere, quella che viene chiamata "Nation Valdôtaine" ha in qualche modo una sua configurazione, se non altro da un punto di vista culturale, etnico e della tradizione delle istituzioni.
Quella che prima lei chiamava "Nazione italiana", ma che in realtà è lo "Stato italiano", è bella, importante e funziona bene perché è fatta di diversità e ricchezza. E' fatta di diversità sicuramente, ma è tutto da vedere che sia fatta anche di ricchezza.
A questo punto arrivo ad una osservazione che mi è parsa centrale nella relazione dell'Assessore alle Finanze. Secondo me egli ha ben centrato il problema politico che in qualche modo ci interessa, quando, tra le varie osservazioni puntuali che ha fatto, ne ha proposta una che deve essere ripresa e tenuta nel debito conto nel corso del dibattito in corso. Cosa ha detto l'Assessore? Egli ha detto che spesso, nei dibattiti che si fanno in giro (e che, per la verità, dopo aver sentito il Consigliere Riccarand, sentiamo anche qui) sulla Valle d'Aosta, intesa come Regione molto ricca, tale comunque da sembrare la figlia prediletta dello Stato italiano, ci si dimentica che lo Stato italiano non regala nulla alla Valle d'Aosta, ma di volta in volta viene costretto, forse perché qui esiste (meno male!) una grossa coscienza autonomistica, a rispettare i patti che ha sottoscritto.
Ricordava opportunamente l'Assessore alle Finanze che invece questo non accade, anzi accade esattamente il contrario in altre ben viste e benamate regioni. Qual è il problema? Il problema è che qui si vanno a cercare le pulci perché la Valle d'Aosta rivendica quello che le spetta, cioè quei patti scritti (perfino gli antichi romani che, da questo punto di vista, non erano poi il massimo, dicevano: "pacta sunt servanda") che di volta in volta è riuscita a strappare, ma naturalmente poi sono tutti pronti a dire: "Ecco, la Valle d'Aosta ne trae benefici e gode di questi privilegi!".
Ma l'Assessore ha fatto bene a ricordare che non si va a vedere come, per una serie interminabile e sterminata di interventi e di nuovi provvedimenti, altre Regioni sono beneficate in un modo sproporzionato rispetto a quanto possiamo essere sproporzionati noi. Non voglio andare tanto distante, ma sul giornale di ieri leggiamo che l'Irpinia, che per quanto concerne popolazione ed estensione geografica può essere rapportata alla Valle d'Aosta, in seguito al terremoto ha ricevuto:
"...uno stanziamento iniziale di 35.000 miliardi, che sono lievitati a 63.000 miliardi, solo 50.000 dei quali destinati alla ricostruzione delle zone terremotate, mentre gli altri 13.000 all'area di Napoli. E' una cifra enorme che rischia di essere inghiottita senza controlli...".
Quando noi leggiamo certe critiche al fatto che la Valle d'Aosta rivendica qualche cosa di fronte allo Stato, perché ci dimentichiamo sempre che, vuoi con la questione del terremoto, vuoi con le autostrade, vuoi con l’I.R.I., con l’E.N.I. o con quella che prima era la Cassa per il Mezzogiorno e che adesso non esiste più come tale, vuoi con il Fondo di solidarietà e vuoi con 10.000 altre voci, altre Regioni ricevono proporzionalmente delle cose sproporzionate rispetto a quello che riceviamo noi? Questo vuol dire che il ragionamento viene fatto in perfetta mala fede, cioè in qualche maniera si va a fare una critica al sistema di rapporto fiscale tra la Valle d'Aosta e lo Stato, per cercare di attentare, perché questo è il vero discorso, all'identità autonomistica ed alla volontà autonomistica della Valle. A Torino, infatti, mi capita spesso di sentir dire da politici di vari partiti: "Voi avete così tanto e volete ancora di più? Ma voi, su lì in Val d'Aosta, state bene, siete ricchi ed avete tutto quanto...".
Un momento, ma andiamo un po' a vedere se è proprio vero che il rapporto con lo Stato è così idilliaco e piacevole, perché semmai potrei dire che è vero il contrario. Ha fatto bene, quindi, l'Assessore a ricordare questo aspetto, che può essere interpretato come un richiamo di tipo politico, alla cui base si situa e viene a collocarsi un particolare ragionamento, che deve poi essere parametrato rispetto a quello che andremo a fare.
Il Consigliere Pascale ha fatto bene a ricordarci un dato importante, cioè che purtroppo è prevedibile che nei prossimi anni i tagli nella spesa pubblica aumenteranno, perché lo Stato andrà avanti in questa direzione. E' logico prevederlo, ma è grave doverlo prevedere perché ciò significa che dovremo attrezzarci (e qui arrivo in qual che modo al discorso che prima il Consigliere Riccarand ha ritenuto di dover inserire nel suo intervento) per reperire quelle famose nuove entrate e nuove possibilità di prelievo, già ricordate in qualche modo.
Il fatto però che noi dobbiamo prevedere che lo Stato ci dovrà di nuovo colpire, pone in qualche maniera un problema ideale. Scusate, ma quelli che l'altro giorno a Roma hanno fatto la marcia contro il fisco gridavano lo slogan: "Pagare meno e pagare tutti". Benissimo, ma allora cominciamo a far pagare davvero, cominciamo cioè a dire che quella rivendicata diversità e ricchezza di cui parlava il Consigliere Aloisi è un aforisma per nascondere invece il fatto che esistono delle Regioni che hanno dei privilegi reali ed effettivi in tutte le cose, mentre ci sono delle Regioni che riescono a difendersi ancora molto poco, nonostante la barriera giuridica dello Statuto speciale.
Mi scusi l'inciso, Consigliere Aloisi, ma lei richiamava quello che io preferisco chiamare "Sud-Tirol", perché amo la storia e non la propaganda, e invece lei chiama "Alto Adige", come lo studioso Tolomei, che si era addirittura inventato 2000 nomi che poi aveva appiccicato alle varie località del "Sud-Tirol". Ebbene, se nel "Sud-Tirol" esiste una situazione in cui una popolazione è riuscita con intelligenza giuridica ad inventare il "pacchetto", che è uno dei pochi sistemi che consente alla gente locale di non essere scippata dei posti pubblici, delle case popolari e persino della possibilità di decidere in casa sua della propria identità linguistica, se quindi la popolazione del "Sud-Tirol", con l'intelligenza tutta teutonica che noi latini o galli non abbiamo, è riuscita a trovare un marchingegno che ha messo nell'angolo lo Stato, costringendolo ad accettare l'identità sudtirolese, non l'ha mica fatto per caso. Quella gente l'ha fatto perché si rende conto che l'autonomia non è soltanto una parola da usare in campagna elettorale o quando si vogliono lusingare in qualche maniera i movimenti autonomistici. L'autonomia è la capacità di trovare la maniera di andare a contrastare comunque le pretese di uno Stato squilibrato e sbilanciato.
Non possiamo negare, infatti, che oggi lo Stato italiano ha veramente un occhio di riguardo per certe situazioni, realtà ed aree geografiche, mentre ha un occhio rapace verso altre aree. A questo punto vengo al discorso, fatto anche un’altra volta, dal Consigliere Riccarand e che secondo me va ripreso perché ci interessa da vicino.
Il Consigliere Riccarand diceva che il contribuente piemontese è il più tartassato dallo Stato e l'altra volta ricordava molto più compiutamente lo studio del Dott. Benedickter, nel quale si sostiene in realtà che il problema non è soltanto del Piemonte, ma anche della Lombardia, della Liguria e del Veneto, cioè delle quattro grandi Regioni che in realtà sono i veri pilastri su cui poggia tutta la macchina impositiva dello Stato. Il Consigliere Riccarand dice: "Va bene, a questo punto c'è una situazione per cui qualcuno è più castigato, mentre qualche altro lo è meno" e non a caso indicava il Molise come una delle Regioni privilegiate.
Continuando a pensare che sia un problema politico, io dico che, se è vero che oggi esistono quattro Regioni dello Stato italiano che, a ben vedere, mantengono tutti quanti, la Valle d'Aosta deve cercare (in questo concetto vedo un discorso europeo) di avere il potere (a lunga scadenza, me ne rendo conto), la possibilità e la forza di allacciare dei rapporti diversi rispetto a queste Regioni. Voglio dire che se noi sappiamo (ce l'ha ricordato il Consigliere Pascale e ce lo hanno ricordato i fatti) che a lunga scadenza avremo delle perdite di risorse, noi dobbiamo avere la possibilità di impiantare un discorso di tipo federalistico nello Stato italiano, per dire, ad esempio, che se noi ed il Piemonte, o se noi e la Lombardia, o se noi e le altre Regioni europee riuscissimo, anche dal punto di vista dei soldi e della finanza, ad impiantare dei rapporti diversi, dando a queste Regioni delle cose diverse che abbiamo, noi potremmo reperire delle nuove risorse.
Questo non lo possiamo fare, perché l'attuale sistema, per cui tutto deve passare solo per Roma, impedisce anche solo di pensare a questa opportunità. Ma io voglio dire, ad esempio, che se noi, che siamo una delle Regioni che dà al potere centrale delle entrate enormi per quanto riguarda lo sfruttamento delle acque, andassimo ad impiantare (e bisognerà farlo) un rapporto diverso rispetto a queste risorse, noi cominceremmo a porre le basi per reperire, anche se a lunga scadenza, quei fondi che, secondo tutte le previsioni negative, ci troveremo a dover pagare.
Non è affatto giusto trovarsi nelle condizioni di essere considerati dei privilegiati, quando poi in realtà veniamo regolarmente defraudati proprio in certi settori di nostre ricchezze (non è per merito nostro, ma le ricchezze sono comunque nel nostro territorio).
Mi scuso se, parlando come sempre alla buona anche perché non sono capace a farmi scrivere i discorsi e dico sempre alla buona quello che penso, ho appunto pensato di richiamare l'attenzione sulle due o tre cose cui sono stato sollecitato dal dibattito di questa mattina e dalle relazioni di ieri.
Tra le tante critiche sono volate anche parole secondo me non accettabili, perché ho sentito addirittura parlare di clientelismo. I colleghi che ne hanno parlato evidentemente non conoscono o fingono di non conoscere la situazione di certe Regioni o di certe zone. Qui si contrabbanda per clientelismo il fatto che giustamente si ha attenzione per certe realtà, per certe istanze e per certe cose.
Qualcuno ha voluto fare della demagogia parlando di non meglio precisati ceti deboli, quando invece sarebbe stato interessante precisare l'identità dei ceti deboli. Personalmente avrei preferito sentire elencare in modo dettagliato, anche per una ragione sociologica, i ceti considerati deboli, che, stando alle accuse di qualcuno, sarebbero oggetto di mancanza di attenzione da parte dell'Amministrazione. Sarebbe stato interessante conoscere chi sono per davvero oggi nella nostra società i ceti deboli: se sono quelli che vengono assistiti dalla mattina alla sera a tempo pieno o se non è invece il vecchio montanaro valdostano, che non chiede niente a nessuno e che vive magari tirando la cinghia (qualcuno parlava di austerità) per non correre il rischio di fare la brutta figura di andare a chiedere.
Una delle grandi lezioni di civiltà che da bambino ho imparato su queste montagne, e non me la sono dimenticata per tutta la vita, è stata quella relativa alla grande capacità di questa gente, e non di altre, di riuscire ad aggiustarsi da sola, di riuscire magari a rinunciare all'effimero od a chissà che cosa, pur di non dover abbassare la testa ed umiliarsi. Mi rendo conto che questi discorsi sono di difficile comprensione per qualcuno; mi sembra impor tante però ribadire che il richiamo all'autonomia deve avere delle gambe, delle quali tuttavia si dispone solo nella misura in cui si ha questa volontà di proiettarsi in un contesto europeo, che non è un contesto di Stati o di accettazione dello "status quo", come non lo è nel modo più assoluto neppure l'accettazione di quello che ci viene fatto passare sulla testa.
Ieri, il Presidente della Giunta Rollandin, con un discorso da statista, ha richiamato il fatto che la nostra Regione troppe volte viene marginalizzata rispetto alle sue reali aspirazioni, anche per quanto attiene all'affermazione del suo essere nel contesto degli altri popoli, non solo europei. Ha fatto bene, anzi bisognerà continuare ad insistere ed a battersi sull'oggetto di quel richiamo, perché il problema è essenzialmente questo: alla caduta delle barriere (che poi cadranno fino ad un certo punto) noi non vogliamo ritrovarci in una situazione che veda scorrazzare attraverso la Valle d'Aosta non soltanto i TIR, ma chissà chi altri. Noi non vogliamo arrivare ad un'Europa nella quale questa nostra terrà sarà considerata una specie di terra di nessuno e nella quale chiunque potrà spadroneggiare apertamente.
Il modello (perché qui bisogna porre anche il problema dei "modelli") di Europa che ci interessa è quello cantonale elvetico: un modello in cui sono i piccoli popoli, le piccole autonomie e le piccole realtà ad essere protagoniste e non comprimarie, comparse od entità marginali.
In questi giorni sono stato alcune volte a Roma, dove ho notato che tra il personale politico dei partiti prevale tendenzialmente una strana mentalità, quella cioè di considerare in qualche maniera marginale e periferica questa Valle d'Aosta: "Ah, lei arriva da Aosta, da quella sperduta Valle dell'impero?". Il problema invece è che noi dobbiamo cominciare a pestare i piedi e ad essere fermi sul concetto che, semmai, sono marginali quelle Regioni o quelle parti dello Stato italiano che non sono allineate con i modelli comportamentali di vita e di cultura europei.
Noi siamo al centro dell'Europa e lo siamo perché abbiamo voluto e vogliamo difendere un'identità. Altri, che non hanno identità o che hanno delle identità... Permettetemi, ma ho letto sul giornale di questa mattina che a Palermo o a Napoli un sindacalista si è permesso di inneggiare alla mafia in un pubblico comizio! Francamente, se queste sono le ricchezze culturali delle quali parlava prima il Consigliere Aloisi, io rivendico il diritto di sentirmi estraneo ad esse.
Si dà atto che alle ore 11, 34 riassume la Presidenza il Presidente BICH.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Anch'io voglio partire da un'osservazione dell'Assessore alle Finanze, che ha avuto l'onestà di chiarire fin dalla prima frase della sua relazione che il bilancio di previsione per il 1989 non presenta grandi novità. Noi condividiamo questa affermazione, anche se non possiamo fare a meno di sottolineare che ci saremmo aspettati un bilancio con qualche necessaria novità, visto appunto che si tratta di un bilancio che segue l'avvenuta convergenza intorno ad un programma che ha reso possibile la costituzione di una nuova maggioranza e visto che si tratta di un bilancio che è destinato al primo dei quattro anni fatidici che ci separano dal 1993.
L'Assessore Voyat dice che questo bilancio vuole essere un segno di continuità con l'azione della passata legislatura. Saremmo curiosi di sapere cosa ci hanno effettivamente trovato di nuovo alcune forze, anche perché mi pare che le cose individuate dal Consigliere Pascale non siano in grado di farci dire che si tratti di un bilancio diverso da quello contro il quale i socialisti hanno votato lo scorso anno.
Questo bilancio segue infatti lo stesso binario e la stessa logica dei bilanci degli ultimi cinque anni: è tutto concentrato sul presente, manca di ogni visione programmatica, è tutto finalizzato ad una gestione ordinaria del potere e tradisce le stesse indicazioni programmatiche che sono state enunciate ieri dal Presidente della Giunta, perché c’è un abisso tra le sue dichiarazioni e la realtà del bilancio. Con questo documento non si governa la realtà della nostra Regione, ma si asseconda una corrente, si va incontro ad un tipo di società che io credo debba meritare qualche discussione.
La stesura delle entrate è ordinaria e ripetitiva. Ancora una volta si iscrive tra le entrate un mutuo di 166 miliardi e l'Assessore ha avuto l'onestà di confessare che probabilmente non verrà stipulato, perché in realtà la cassa non piange e ciò è dimostrato dal fatto che ancora una volta si sono dovuti prevedere due capitoli, uno di 200 miliardi e l'altro di 150, sui quali far stazionare, ma senza interessi, i fondi provenienti dallo Stato.
Io direi che è ordinario e ripetitivo anche il discorso sull'avanzo di amministrazione per il 1988, che questa volta viene presentato addirittura come un disavanzo. Il metodo per trasformare un avanzo in disavanzo è molto semplice: basta far figurare tra le uscite delle somme che sono state solo impegnate, nel senso che sono state trasferite dalle casse regionali a quelle della Finaosta. L'Assessore ha detto che la capacità di spesa di questa Regione è di circa il 50%. Dalle ultime notizie che abbiamo avuto, sembra che anche alla Finaosta le cose non vadano molto meglio: essa avrebbe circa 250 miliardi depositati in banca ed altri 130 circa depositati in titoli. Io mi chiedo che vantaggio ci sia nel far sparire l'avanzo di amministrazione dal bilancio regionale, per nasconderlo nelle casse della Finaosta, la cui azione in tutti questi anni non è stata sicuramente all'altezza dei compiti che questo Consiglio regionale le aveva voluto attribuire.
Probabilmente non è sbagliata la considerazione fatta da qualcuno tendente ad ipotizzare che qualche ex Assessore ci abbia guadagnato nel lasciare un assessorato scomodo per essere messo invece a capo di una struttura che è meno controllabile degli assessorati e che gestisce più quattrini di qualsivoglia assessorato della Regione.
In ogni caso noi vogliamo sottolineare il fatto che i 400 miliardi passati dalla cassa regionale a quella della Finaosta, non devono restare lì nascosti, ma devono essere tenuti ben presenti, perché sono comunque un elemento che rivela le difficoltà di spesa e di realizzazione di questa Amministrazione regionale, che sembra ancora lavorare con la velocità della penna d'oca invece che con quella del computer.
Dall'esame delle imposte di entrata si desume ancora, com'è riconosciuto dallo stesso Assessore alle Finanze, il ruolo centrale che viene giocato dall'I.V.A. d'importazione, prevista in 317 miliardi, pari al 50% circa delle entrate del riparto e ad oltre un terzo di tutte le entrate. Evidenziamo anche noi, com'è già stato fatto da altri Consiglieri, la necessità che ci si impegni un po’ più seriamente nella materia dell'acquisizione di nuove entrate, perché non è credibile che, da 10 anni in qua, nel bilancio regionale si trovino tutti gli anni 20 milioni destinati all'accertamento delle entrate (a parte il fatto che questa cifra non è molto rilevante), mentre in realtà non si fa molto per accertare questa benedetta IRPEF che è versata per i dipendenti da aziende che hanno la sede fuori dalla Valle d'Aosta.
Comunque noi diciamo che il discorso sull'I.V.A. dell'autoporto è nodale per una valutazione corretta di questo bilancio. Se riprendiamo il calcolo che era stato fatto prima dal Consigliere Riccarand e togliamo dalle entrate della Regione la parte relativa alle contabilità speciali e quella relativa al mutuo, rimangono 887 miliardi, che dovrebbero costituire la configurazione effettiva delle entrate attuali. Se, per ipotesi, da questi 887 miliardi si sottraggono i 317 miliardi dell'I.V.A. da importazione, si arriva a 570 miliardi, cioè ad una cifra che supera di poco la previsione attuale delle spese correnti, che è di 533 miliardi.
Con l'andamento attuale delle spese correnti, le entrate della Regione dell'anno prossimo, senza conteggiare l'I.V.A. dell'autoporto, diventeranno pari o inferiori alla quantità oggi destinata alle spese correnti. Noi diciamo che questa preoccupazione non deve essere solo nostra e deve essere ben chiaro, com'è stato riconosciuto da tanti Consiglieri, che i processi di unificazione europea porteranno prima o poi (il Consigliere Pascale dice nel 2000 ed io mi auguro anche nel 2010) ad una riduzione o ad una cancellazione di questa entrata così importante per il nostro bilancio.
Da anni andiamo ripetendo, ed a costo di essere noiosi lo ripetiamo anche oggi, che i fondi dovuti all'I.V.A. da importazione non dovrebbero essere immessi nel calderone generale delle entrate per essere dispersi nei tanti rivoli della spesa, ma dovrebbero essere finalizzati. A nostro giudizio non è un segno di responsabilità utilizzare oggi le risorse disponibili senza preoccuparsi di quale traccia esse potranno lasciare nella Valle d'Aosta di domani. Questi fondi derivanti dall'I.V.A. da importazione, a nostro giudizio, avrebbero dovuto essere prevalentemente destinati a progetti speciali, a progetti che modificano la struttura economica della Regione o perlomeno la qualità della vita della Regione.
Con 300 miliardi all'anno si sarebbero potuti risolvere alcuni dei grandi problemi che ancora ha la Valle d'Aosta, come ad esempio quello della proprietà dell'ospedale regionale, si sarebbe potuto intervenire nel campo delle ferrovie e risolvere la questione del risanamento del centro storico di Aosta.
Ieri il Presidente della Giunta ha detto delle cose che possono essere con divise sia nell'impostazione sia nel modo di affrontare i problemi, ma in questo bilancio, a nostro giudizio, c’è un assoluto distacco tra queste dichiarazioni e la realtà delle cifre. Si è parlato, ad esempio, di investimenti nel campo della cultura, cosa per la quale noi siamo molto d'accordo. Ebbene, le spese per la cultura sono aumentate, ma soltanto perché si tratterà di pagare i 19 miliardi dovuti agli insegnanti dopo l'approvazione della legge sull'indennità di bilinguismo. Per il settore formativo relativo all'istruzione, quindi non alla formazione professionale, sono stati stanziati invece soltanto 500 milioni sui fondi globali. Noi chiediamo che cosa si ha la pretesa di fare con 500 milioni, perché con una cifra del genere si riescono ad organizzare soltanto tre convegni od a pagare l’assistenza lavori di un professionista di un certo impegno.
Se pensiamo di elevare il livello della qualificazione culturale e professionale dei nostri giovani con questo tipo di investimenti, siamo ben lontani dalle necessità. D'altronde è già stato sottolineato che, mentre si parla di rilancio della cultura, diminuiscono gli investimenti nelle biblioteche, per le quali (e mi auguro che l'Assessore mi vorrà rispondere in merito) si scende da 850 milioni a 600.
Voglio poi dire chiaramente ai compagni socialisti che è completamente dimenticato il punto del diritto allo studio, per il quale, oltre alle somme previste per i normali assegni di studio, non c'è assolutamente nulla. Se veramente si vuole fare uno sforzo per l'istruzione, se veramente si vuole prendere a cuore il problema che i giovani studenti valdostani che si iscrivono all'università sono circa la metà di quelli delle altre Regioni, noi ci chiediamo quale provvedimento vogliamo prendere. Non è forse il caso di pensare a corsi particolari di livello universitario adatti a questa Regione? Non è forse il caso di pensare comunque ad interventi, a favore dei giovani che frequentano l'università, ben più consistenti di quelli che si trovano in questo bilancio?
Inoltre, sempre per ciò che riguarda la cultura, nella passata legislatura i compagni socialisti avevano fatto una grande battaglia per un auditorium o per un teatro: in questo bilancio non vediamo nulla del genere, perché non ci sono somme che consentano di iniziare la costruzione di una simile struttura e ci piacerebbe sapere qualcosa in merito.
Il Presidente della Giunta ha anche parlato di grandi progetti che riguardano Aosta, alcuni dei quali sono già stati presentati al pubblico nel corso di quella serie quotidiana di convegni durante la campagna elettorale. Noi vorremmo sapere in quale parte di questo bilancio sono collocate le risorse che si vogliono destinare, ad esempio, al progetto di piazza Narbonne o di un nuovo stadio, perché qui non vediamo una sola lira.
Sempre il Presidente della Giunta ha ancora parlato di uno sforzo per investimenti nelle infrastrutture. Noi vorremmo sapere se si intende dare il via ad un rapido intervento per la metanizzazione con quei 100 milioni all'uopo stanziati nell'allegato 8. Siccome per le reti secondarie serviranno circa 50 miliardi, stanziando solo 100 milioni all'anno forse in 500 anni riusciremo a terminare il processo di metanizzazione. Con questo bilancio, quindi, sicuramente non si dà un colpo deciso alla predisposizione delle reti secondarie del metanodotto.
E' poi diventata un fiore all'occhiello dell'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti la questione della realizzazione del traforo ferroviario Aosta-Martigny. Prima di tutto noi vorremmo sapere quali rapporti sono stati presi con le Regioni confinanti dell'Italia e della Svizzera per ciò che riguarda la possibilità effettiva di andare avanti con questo progetto; visto che abbiamo ricevuto una convocazione da parte della Regione Piemonte che ci invita ad un convegno per la realizzazione del Sempione, ciò significa che il Piemonte dovrebbe preferire il traforo del Sempione. Noi vorremmo sapere quali fondi ci sono in bilancio per progetti che consentano di fare dei progressi in questa direzione e quali rapporti abbiamo stabilito e con chi in questo senso.
Noi diciamo che c’è un distacco tra le parole ed i fatti non soltanto nel capitolo delle infrastrutture, perché anche in altri capitoli che riguardano altri Assessorati c'è questo tipo di distacco. Vogliamo sottolineare, come ha già fatto il Consigliere Pascale, che quest'anno la percentuale di spesa per l'Assessorato ai Lavori Pubblici è calata dal 13,1% all'8,5% e che sono anche calati gli stanziamenti per l'Assessorato alla Sanità ed Assistenza Sociale, che scendono dal 16,2% al 15,2%. Siccome abbiamo avuto l'impressione che questa scelta sia dovuta ad una sorta di penalizzazione di una forza politica all'interno della maggioranza, vorremmo perlomeno essere smentiti su questo punto.
Diciamo invece che esiste un problema di sostanza, che è quello degli investimenti nelle strutture ospedaliere, per le quali sono stanziati 2.950.000.000 che serviranno, come è stato detto in Commissione, per la centrale termica e per il risanamento delle sale operatorie. E' chiaro che se non si riscaldano le sale in cui ci stanno i malati e se non si risanano le sale operatorie, indubbiamente si rischia di avere problemi di una certa natura, ma non credo che questi possano essere definiti interventi per le strutture ospedaliere. Non si trova nulla, invece, in questo bilancio, né per il progetto di un nuovo ospedale, di cui ha parlato (ma non so a che titolo, per cui lo chiedo al Presidente della Giunta) il Comitato di Gestione dell'U.S.L., né per il progetto di una ristrutturazione del Mauriziano, già studiato invece dalla passata Amministrazione. Noi vorremmo sapere in quale parte di questo bilancio sono queste somme e come si pensa di affrontare questi problemi, perché non vorremmo che si continuasse nell'attuale situazione, che ha il solo risultato di favorire la crescita di strutture di cliniche e di centri di iniziativa privata.
Il Presidente della Giunta ha parlato anche di assistenza agli emarginati, ai quali ha fatto alcuni cenni nella sua relazione. Ebbene, nel bilancio il settore 2.2.3.4., quello destinato ai servizi sociali, scende da 7 miliardi a 3, per cui, anche se si recuperano i 2 miliardi presenti nell'allegato 8, si arriva a 5 miliardi in tutto, con un'evidente riduzione. Nei conti sui servizi sociali mancano le somme necessarie per coprire del tutto le spese previste dalla legge n. 93 per i servizi agli anziani, nel senso che mancano 5 o 6 miliardi, perché tra le somme stanziate nei vari capitoli e quelle nell'allegato si arriva a 10 miliardi, quando ne occorrono circa 15 o 16.
In questo bilancio diminuiscono anche gli stanziamenti per gli interventi per la prevenzione e cura delle tossicodipendenze: si passa dai 47 milioni ai 7 milioni. Non c'è traccia di un provvedimento che noi abbiamo richiesto e che continuiamo a richiedere per cercare di garantire un minimo vitale ai pensionati a basso reddito. In questo bilancio sono previsti soltanto 50 milioni per la lotta contro l’AIDS.
Nella parte della promozione sociale, per combattere il disagio giovanile e per favorire iniziative socio-educative si destinano solo 100 milioni. Io mi chiedo se questo intervento possa giustificare tutte le belle cose che sono state dette dal Presidente della Giunta nel suo intervento. Io mi chiedo che cosa contenga questo bilancio di non ripetitivo, di non dovuto a spese correnti, da anni ormai crescenti, e che stanno portando alla quasi completa copertura delle entrate prevedibili per il futuro.
Cerco di dare delle spiegazioni sul distacco tra ciò che si dice e quello che invece poi concretamente si scrive nel bilancio. Noi abbiamo l'impressione che questa Giunta regionale, invece di governare, preferisca seguire la corrente, preferisca cioè seguire modelli culturali e valori massificanti che hanno preso Diede e che non vengono sufficientemente contrastati. Anche in questa Regione alcuni modelli che puntano alla ricerca del successo, alla ricerca della ricchezza comunque acquisita, alla ricerca del lavoro facile e ben pagato hanno conquistato posizioni su posizioni e noi non vediamo nella ispirazione ideale di questa Giunta, al di là di alcune proclamazioni di principio, un indirizzo vero, che guardi al principio di solidarietà.
Se si vuole governare questa Regione, noi crediamo che non basti assecondare le tendenze, ormai generalizzate in Italia ed in tutto l'Occidente, di un processo di massificazione che ci provengono dall’esterno, ma riteniamo che occorra metterci anche qualcosa di nostro. Da questo punto di vista, però, non vediamo alcun impegno.
Seconda questione che noi addebitiamo e che, al di là delle cifre, ci induce ad esprimere un giudizio negativo sul bilancio: a nostro parere anche questa Giunta regionale è acceduta alla politica dello spettacolo che è una delle caratteristiche negative della politica italiana. In essa le forze politiche e gli uomini politici non svolgono più un ruolo effettivo, ma recitano una parte: conta l'apparenza, conta la presenza sui mezzi televisivi e conta quello che si riesce ad apparire più di quello che si riesce a fare. Noi crediamo che su questo terreno ci siano state delle cadute che hanno introdotto nella politica valdostana quelle caratteristiche non positive che intendiamo contrastare.
Crediamo anche che si stiano facendo strada delle concezioni politiche estranee alla cultura valdostana e legate, invece, ad una concezione corrente della politica intesa come potere di controllo e di comando. Crediamo che si stia facendo strada anche in questa Regione la concezione che conta avere il posto di Assessore, conta avere il posto alla Finaosta o essere in quel Consiglio di Amministrazione, perché così, e non con le chiacchiere e le parole, si conquistano i voti. Crediamo che questa concezione si stia appunto facendo strada. Noi la riteniamo deleteria per le forze politiche, ma soprattutto per i cittadini, perché, se anche qui il consenso alle forze politiche si misurerà sul rapporto prevalente di scambio, ci sarà qualcuno che ne trarrà dei vantaggi ed altri che ne trarranno degli svantaggi, ma prima o poi il guasto sarà collettivo.
Crediamo ancora che la riflessione che il Presidente della Giunta invita a fare sulla cultura dell'autonomia non possa essere soltanto uno slogan e non possa essere prevalentemente ispirata da concezioni puramente rivendicative nei confronti dello Stato. Noi pensiamo che l'ingresso della Valle d'Aosta nell'Europa, che è sempre più vicino, sia un fatto decisivo, tale comunque da determinare una svolta nella storia di questa Regione, nel senso che, al confronto con le altre Regioni dell'Europa e con gli altri popoli della Comunità Europea, non si potrà andare su di una base rivendicazionistica, ma si dovrà andare su di una base fondata sul piano dei valori, delle competenze, delle capacità progettuali e di autogoverno.
E' in questo senso che noi riteniamo che, dal punto di vista politico, questo bilancio avrebbe dovuto fare qualche sforzo, mentre ripetiamo che lo vediamo come un bilancio molto ordinario, che segue la corrente e che non si preoccupa del futuro. Noi, invece, intendiamo contrastare queste impostazioni e per questi motivi diamo un giudizio negativo sul bilancio di previsione del 1989.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Martin; ne ha facoltà.
MARTIN (ADP):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, nel mio intervento non analizzerò le singole cifre, perché altri lo hanno fatto prima di me. Io penso che non sia il caso di farlo perché non ho mai creduto che il bilancio di una Regione o il bilancio di un ente pubblico possa essere valutato come quello di una società per azioni.
Qui non vi è l'obiettivo dell'utile ad ogni costo, qui non si tratta di limitare o di eliminare i rami secchi. Pur con tutte le precauzioni del caso per ricercare l'efficienza ed evitare gli sprechi, il compito dell'Ente pubblico è dare delle risposte politiche ai problemi della società e, nel nostro caso, dare delle risposte politiche ai problemi della società valdostana. Spesso queste risposte devono essere date proprio dove altri non intervengono, anche per problemi di carattere economico. L'Ente pubblico, invece, deve guardare al sociale, deve salvaguardare un servizio collettivo, deve opera re là dove il privato non ha competenze specifiche o là dove il privato non ha un interesse preciso. Ecco perché ha un senso molto relativo, a mio avviso, soffermarsi sulle percentuali, sui confronti e sui rapporti, che variano in funzione di ciò che si vuole ottenere.
Ho già detto che, a mio avviso, non ha senso entrare nell'analisi particolare delle singole voci e dei singoli capitoli e non vi entrerò, anche perché questo bilancio, come qualunque bilancio di un ente pubblico, è destinato a cambiare nelle cifre. Questo è giusto e logico: guai se così non fosse! L'opposizione anche oggi ha contestato questo fatto. A mio avviso ci deve essere una giusta differenza tra la previsione e l'assestato, anzi, credo che sarebbe preoccupante per la maggioranza e per la Giunta se questo non avvenisse, perché ciò sarebbe indice di poca fantasia, di poco senso di adattabilità alle nuove situazioni che si creano durante l'anno.
Credo che tutti concordino nel ritenere che il bilancio della Regione Valle d'Aosta sia il vero motore dell'economia regionale, per cui deve essere elastico, deve sapersi adattare alle situazioni, deve saper interpretare le nuove esigenze, deve saper fronteggiare gli imprevisti, deve saper correggere le anomalie che si dovessero presentare lungo tutto il corso dell'anno. Ecco perché è logico che vi siano questi aggiustamenti.
Il problema principale di questo documento, a mio avviso, è quello di dare una traccia e poi di adeguarsi di volta in volta alle singole situazioni. A noi pare che la traccia sia quella giusta, nel senso che si continua su un metodo di lavoro già intrapreso, già collaudato nella passata legislatura e che ha dato dei buoni frutti, con gli opportuni adattamenti dovuti alla volontà di realizzare il programma e di raggiungere gli obiettivi prefissati da questa maggioranza.
Il nostro giudizio, quindi, su questo importante documento politico-finanziario è positivo. Ciò nonostante, nell'analisi che andrò a fare, come penso che sia apprezzabile la critica dell'opposizione, quando è volta al perseguimento di un progetto politico e non alla sola distruzione di tutto ciò che è proposto dalla maggioranza, e come penso che siano apprezzabili le raccomandazioni dei Consiglieri della maggioranza per migliorare l'operatività della macchina regionale, per rendere più efficaci gli interventi amministrativi, per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati nel programma di legislatura, così allo stesso modo ritengo che la Giunta lo apprezzerà e mi permetterà di richiamare la sua attenzione su alcuni problemi che sono già stati affrontati, ma sui quali sarà bene insistere ancora.
Io condivido il taglio che ha dato il Presidente della Giunta al metodo da adottare per giungere al grande appuntamento che ci sta davanti, vale a dire all'appuntamento europeo. Questa Europa del 1992, sempre più vicina in rapporto al tempo che ci separa dall'appuntamento, ma sempre più lontana in rapporto alle notizie, alle conoscenze ed alle conseguenti decisioni.
Questo appuntamento va preparato con cura perché, a mio avviso, come ho avuto modo di sostenere altre volte, l'entrata in Europa non significa la risoluzione di ogni problema. L'entrata in Europa significa piuttosto avere problemi diversi, affrontare situazioni con interlocutori diversi, con economie e mercati diversi. In altre parole, preparare l'appuntamento del 1992 significa preparare la nostra economia all'appuntamento europeo e mi pare che sia affrontata in modo corretto la sua preparazione, con la ricerca degli strumenti più utili per rendere competitivi, efficienti e qualitativamente validi i settori produttivi della nostra Regione.
Ben venga la costituzione di una commissione speciale per il 1992, che sarà certamente utile per conoscere meglio il fenomeno Europa e che sarà necessaria per fare le scelte conseguenti; ma, in attesa dei suoi responsi, non fermiamoci continuiamo, invece, come nel passato e come è previsto in questo bilancio, a ricercare nuove tecnologie, a rimpiazzare industrie obsolete ed a puntare con forza sulla formazione professionale.
La nuova strada intrapresa nel settore industriale ci pare vincente. Puntare su aziende diversificate, di medie dimensioni, non inquinanti, con tecnologia avanzata e con collegamenti internazionali, significa dotare la Valle d'Aosta di un sistema produttivo di tipo industriale che rispetti tre condizioni fondamentali per la nostra Regione ed oggi universalmente adottate dai Paesi più progrediti, vale a dire: la ricerca delle tecnologie avanzate, il collegamento con i mercati internazionali, il rispetto e la tutela dell'ambiente.
Tuttavia questa situazione abbastanza favorevole (ed i dati sulla disoccupazione indicano per la nostra Regione un tasso medio di disoccupazione che è circa la metà di quello nazionale), non deve farci dimenticare il problema della Deltacogne che già altri Consiglieri hanno sollevato. Questa azienda riveste ancora un'importanza molto grande per la città di Aosta e per l'intera Regione. Sono al corrente dell'impegno e degli sforzi compiuti dall'Assessore competente e dal Presidente della Giunta per risolvere questi problemi, come so che la questione non è di facile soluzione. Non è quindi necessario richiamare ancora la loro attenzione, perché certamente verrà fatto tutto il possibile.
Per quanto concerne il settore del turismo, condividiamo la politica che tende a dotare la Regione di strutture alberghiere idonee alle esigenze della attuale clientela. Conosciamo tutti l'importanza che riveste l'industria turistica nella nostra Regione, tant’è vero che il prodotto interno lordo deriva in maniera predominante da questo settore, e sappiamo, o perlomeno noi sosteniamo questa tesi, che il futuro della Valle d'Aosta in termini economici è certamente nel turismo, senza dimenticare naturalmente l'importanza degli altri settori economici e la perfetta integrazione che vi deve essere tra di loro.
Pensiamo che il futuro sia nel turismo, perché ci sarà sempre più tempo libero: l'età media si allunga e, soprattutto, l'attività fisica può essere svolta anche in età più avanzata; vi è certamente una maggiore disponibilità economica; vi è la necessità di fuggire dalle grandi città, che diventano ogni giorno più invivibili ed oggi vi sono delle facilitazioni negli spostamenti anche sulle grandi distanze. Questi sono alcuni fra i fattori principali della crescita della domanda turistica in Valle d'Aosta, ma certamente la Regione ha dei suoi fattori importanti da mettere sul mercato e che si chiamano: bellezza del paesaggio, maestosità delle nostre montagne, particolarità dell'ambiente, posizione geografica invidiabile al centro dell'Europa e facilità di vie di comunicazione di carattere anche internazionale.
Detto tutto questo, dobbiamo però constatare che talune località sono carenti di strutture alberghiere idonee. Condividiamo quindi l'intenzione dell'Amministrazione di proseguire nel finanziamento dei fondi di rotazione per dotare la nostra Regione di strutture alberghiere idonee e condividiamo anche l'intenzione di attivare altre forme di finanziamento per permettere la costruzione di alberghi di grandi dimensioni, che attualmente non sono presenti nella nostra Valle. Siamo anche d'accordo per il potenziamento e l'ammodernamento degli impianti di risalita, degli impianti a fune e quindi condividiamo l'impostazione data sul collegamento del Gabiet, come ci pare anche interessante l'intervento prospettato per il Breuil, considerata anche l'importanza di quella stazione nel contesto valdostano.
Ci pare però anche giusto ricordare alla Giunta due tipi di intervento per il settore degli impianti a fune: il primo è quello di poter dare più in fretta possibile delle risposte alle domande ed alle nuove iniziative che si sono fatte avanti; il secondo è quello di esaminare se sia il caso o meno di studiare un'iniziativa per differenziare e risolvere i vari problemi delle stazioni grandi, delle medie e di quelle più piccole, proprio perché questi problemi sono diversi.
Sempre nel settore del turismo, noi pensiamo anche che la Valle d'Aosta non abbia solo una vocazione turistica limitata agli impianti di risalita e quindi invernale. Noi pensiamo che la Valle d'Aosta possa mettere sul mercato del turismo altre condizioni favorevoli che sono, per esempio, i castelli e direi anche quel turismo di tipo alternativo, sul quale alcuni Consiglieri sono tornati prima di me, e che si chiama turismo termale. Ecco, vorremmo appunto chiedere se c'è l'intenzione di proseguire questo discorso, specie per quanto concerne il problema delle terme di Pré-Saint-Didier.
Nel settore agricolo, lo sforzo compiuto e che l'Amministrazione continua a compiere, pur con tutte le difficoltà di cui soffre la nostra agricoltura di montagna, per cercare da un lato di migliorare la qualità del prodotto e dall'altro di rendere più remunerativo il lavoro agricolo, facilitando la lavorazione ed intervenendo con apposite strutture nella commercializzazione del prodotto, ci trova consenzienti e ci pare che cominci a dare i suoi frutti, sia sotto l'aspetto del valore aggiunto, che è cresciuto molto di più in Valle d'Aosta rispetto al resto dell'Italia, sia sotto l'aspetto occupazionale, che ha avuto una inversione di tendenza ed è nuovamente in crescita, nonché sotto l'aspetto della frenata dell'esodo dai villaggi agricoli di montagna.
Un’altra impressione, che abbiamo ricavato affrontando i problemi agricoli con gli addetti ai lavori e quindi con gli agricoltori, è stata quella relativa ad un cambio di mentalità, ossia di un abbandono graduale della ricerca continua e costante dell'assistenzialismo da parte della Regione a favore invece di una ricerca di efficienza e di diversificazione nei metodi di lavoro e di razionalità della propria azienda.
In questo senso ha certamente influito parecchio il progressivo abbandono, da parte dell'Ente pubblico, dell'intervento a fondo perduto che è stato sostituito da forme di mutuo a tasso agevolato, con un conseguente aumento di responsabilità dell'agricoltore nell'investimento effettuato. In questa crescita culturale ha certamente giocato un ruolo decisivo anche il potenziamento delle strutture tecniche che la Regione ha messo a disposizione degli agricoltori in questi ultimi anni.`
Un problema da risolvere in questo settore comunque rimane ancora e mi riferisco alla questione relativa al risanamento del bestiame. Penso che siamo tutti d'accordo nel ritenere che questo problema debba essere affrontato di petto e risolto, anche perché non è più possibile investire somme ingentissime senza ottenere risultati apprezzabili. Noi diamo atto agli Assessori competenti di aver preso a cuore il problema ed infatti, dai dati resi noti dall'Assessore all'Agricoltura in una recente riunione dell'apposita Commissione, pare che la situazione sia migliorata. Ci risulta anche che quella Commissione, che è stata incaricata di valutare settimanalmente i problemi che man mano si presentano, abbia incontrato il favore degli allevatori e stia facendo un buon lavoro. Sembrerebbe quindi di essere sulla strada giusta e di poter dire, a chi per tanto tempo ha cavalcato la tigre di questa polemica, che la sua corsa sta per terminare.
Per terminare questa veloce disamina del settore agricolo, non possiamo nasconderci una particolare preoccupazione che non è solo nostra, perché suppongo che sia di tutta l'Amministrazione regionale e soprattutto delle popolazioni che vivono nelle località dove la Lymantria sta continuando a distruggere, giorno dopo giorno, quantità considerevoli di bosco. Poiché sono certo dell'impegno dell'Assessore e dei suoi collaboratori per risolvere questo problema, non ritengo il caso di insistere ulteriormente.
Per quanto concerne il settore della Sanità ed Assistenza Sociale, concordiamo con la Giunta sulla necessità di affrontare due problemi di estrema gravità e che forse nella nostra Regione sono sottovalutati un po' da tutti. Intendo riferirmi al fenomeno della droga, che sta assumendo toni sempre più drammatici e comincia a fare le prime vittime tra i giovani, ed alla nuova malattia, vale a dire l’AIDS, che sfortunata mente ha fatto al sua comparsa nella nostra Regione. Qualcuno potrebbe obiettare che le cifre stanziate per queste due malattie sono troppo esigue e che quindi il fenomeno sia sottovalutato. Non intendo fare questo discorso che, a mio avviso, non ha alcun senso, anche perché ritengo molto più importante concordare sulla necessità di affrontare seriamente i due problemi. Se al momento opportuno servirà una maggiore disponibilità finanziaria, sono certo che si troveranno i modi per risolvere il problema. Torno a ripetere che, a mio avviso, è di fondamentale importanza la volontà di fare qualcosa, ma soprattutto di farla piuttosto in fretta.
La nostra Regione è sempre additata all'opinione pubblica come un'isola felice con un reddito procapite molto elevato... Eppure, anche da noi esistono le cosiddette "nuove sacche di povertà", che si chiamano: anziani, handicappati, tossicodipendenti, malati di AIDS e, più in generale, categorie più deboli. Se vogliamo veramente essere una Regione all'avanguardia, una Regione con una vocazione ed una visione europea, dobbiamo fare in modo di crescere tutti insieme e quindi dedicare molta attenzione ai mali della nostra società ed a coloro che di questi mali, anche se a volte in maniera del tutto involontaria, ne sono le vittime.
Prima di terminare il mio intervento, intendo fare un breve riferimento a due strumenti molto importanti per il raggiungimento degli obiettivi politici che questa maggioranza intende perseguire. Sono due strumenti diversi tra di loro, ma che concorrono a raggiungere lo stesso obiettivo: uno ha un compito di elaborazione e di attuazione dei progetti politici, mentre l'altro ha il compito di rendere operativi tali progetti, finanziandoli e fornendo, se necessario, l'assistenza tecnica per la loro pratica attuazione. Intendo riferirmi allo strumento della formazione professionale ed a quello finanziario esercitato dalla Finaosta e dalla futura Banca regionale.
In questo bilancio, come nei precedenti, è stato giustamente posto in grande rilievo il ruolo della formazione professionale. Noi condividiamo questa impostazione, perché riteniamo che solamente con una società valdostana preparata potremo affrontare con fiducia la grande sfida dell'Europa. Questa sfida sarà vincente se la formazione professionale interesserà anche e sempre di più la pubblica amministrazione, sia quella comunale sia quella regionale.
Affermo questo perché mi sono reso conto di quanto sia difficile a volte passare dalla fase delle scelte, di competenza della classe politica, alla fase di elaborazione, stesura ed attuazione dei singoli provvedimenti da parte dell'apparato burocratico. Ecco perché ritengo importante insistere nella formazione permanente non solo delle categorie produttive, ma anche della burocrazia in senso lato, proprio per non rischiare di viaggiare con due differenti velocità, e soprattutto per non rischiare di porre dei freni a delle scelte che la Regione ha già fatto o andrà a fare, e che avrebbero come unico risultato l'allontanamento o, peggio ancora, la compromissione del grande progetto europeo al quale la Valle d'Aosta guarda con tanto interesse.
Questo interesse passa, giocoforza, anche attraverso il secondo strumento a cui ho accennato poc'anzi. Questi due enti, uno già funzionante da alcuni anni e l'altro in fase di costituzione, seppure retti in maniera autonoma, hanno e, a mio avviso, dovranno mantenere legami molto stretti con la Regione, per poter da un lato interpretare in maniera corretta la volontà dell'azionista principale, vale a dire della Regione, e per non effettuare dall'altro lato interventi che in qualche modo si possano trovare in rotta di collisione con le normative che la stessa Regione si dà nei diversi settori economici.
A mio avviso, la Finaosta dovrà intensificare quel processo di riorganizzazione intrapreso circa un anno fa, se non vorrà, come purtroppo è successo talvolta, fungere da freno a talune iniziative di rilancio del sistema produttivo regionale. La banca regionale, la cui validità non sarò certamente io a porre in discussione, dovrà raggiungere un perfetto sincronismo con la Finaosta, specie attraverso il suo alleggerimento da tutte quelle incombenze che sono tipiche di un normale istituto di credito.
Questi due strumenti, registrati e sincronizzati a dovere, con la supervisione della Regione, sono l'elemento indispensabile per far sì che le intenzioni e gli obiettivi indicati nel programma di questa maggioranza e nel documento che stiamo esaminando, che noi condividiamo, possono essere completamente realizzati da questo Governo regionale, al quale il nostro Gruppo darà tutto il suo appoggio e la massima collaborazione, sia dai banchi della Giunta sia da quelli del Consiglio.
PRESIDENTE:Poiché devono ancora intervenire i Consiglieri Rusci; Milanesio, Stévenin, Beneforti e Lavoyer, aggiorniamo i lavori alle ore 16 del pomeriggio di oggi.
La seduta è tolta
