Objet du Conseil n. 228 du 11 novembre 1998 - Resoconto
SÉANCE DU 12 NOVEMBRE 1998 (APRÈS-MIDI)
OGGETTO N. 228/XI Disegno di legge: "Istituzione del parco archeologico dell'area megalitica di Saint-Martin de Corléans, nel Comune di Aosta".
Articolo 1 (Finalità)
1. Nell'ambito della competenza prevista dall'articolo 3, comma 1, lettera m), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta), ed in attuazione degli obiettivi e degli indirizzi stabiliti dalla legge 1 giugno 1939, n. 1089 (Tutela delle cose di interesse artistico e storico) e dalla legge regionale 10 giugno 1983, n. 56 (Misure urgenti per la tutela dei beni culturali), da ultimo modificata con legge regionale 6 aprile 1998, n. 11, è istituito il parco archeologico dell'area megalitica di Saint Martin de Corléans, nel comune di Aosta, di seguito denominato parco.
2. Mediante l'istituzione del parco, la Regione autonoma Valle d'Aosta promuove la tutela, la protezione e la valorizzazione delle strutture e dei reperti, risalenti all'epoca neolitica, rinvenuti nell'area di cui al comma 1.
Articolo 2 (Modalità)
1. La Giunta regionale approva e finanzia gli interventi necessari alla realizzazione del parco, compresi quelli concernenti:
a) progettazione;
b) espropri;
c) protezione preventiva dei reperti;
d) indagini geognostiche e geotecniche;
e) rifacimenti di un tratto del canale Mère des Rives;
f) realizzazione dei lavori del parco;
g) ripristino di tratti di servizi urbani di base interessati dall'intervento;
h) realizzazione di infrastrutture urbanistiche.
Articolo 3 (Struttura responsabile)
1. L'attuazione delle disposizioni della presente legge è affidata alla struttura regionale competente in materia di beni archeologici.
Articolo 4 (Disposizioni finanziarie)
1. Per l'applicazione della presente legge è autorizzata la spesa di lire 1.000 milioni per l'anno 1998, di lire 2.500 milioni per l'anno 1999 e di lire 3.500 milioni per l'anno 2000, che graverà sull'apposito capitolo da istituire nella parte spesa del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1998 e successivi, con la denominazione "Spese per la realizzazione del parco archeologico nell'area megalitica di Saint Martin de Corléans nel comune di Aosta".
2. Alla copertura degli oneri di cui al comma 1 si provvede mediante utilizzo, per il corrispondente importo annuo, dello specifico accantonamento sul capitolo 69020 (Fondo globale per il finanziamento di spese di investimento), previsto al punto D.2.4. (Finanziamenti alle strutture finalizzate alla fruizione dei siti archeologici) dell'allegato 1 del bilancio pluriennale della Regione per gli anni 1998/2000.
Articolo 5 (Variazioni di bilancio)
1. Al bilancio pluriennale della Regione per gli anni 1998/2000 sono apportate, per ciascuno degli anni 1998, 1999 e 2000, le seguenti variazioni:
a) in diminuzione:
cap. 69020 "Fondo globale per il finanziamento di spese di investimento"
anno 1998: lire 1.000 milioni
anno 1999:lire 2.500 milioni
anno 2000:lire 3.500 milioni;
b) in aumento:
programma regionale: 2.2.4.07
codificazione: 2.1.2.1.0.3.6.6.
Cap. 66090 (di nuova istituzione) "Spese per la realizzazione del parco archeologico dell'area megalitica di Saint Martin de Corléans nel comune di Aosta"
anno 1998: lire 1.000 milioni
anno 1999: lire 2.500 milioni
anno 2000: lire 3.500 milioni.
Articolo 6 (Dichiarazione d'urgenza)
La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell'articolo 31, comma 3, dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.
Président La parole au Conseiller rapporteur Rini.
Rini (UV) In quest'aula ci sono diversi consiglieri nuovi che potrebbero non conoscere l'enorme lavoro che c'è stato per arrivare all'approvazione di questo disegno di legge, che sembra una cosa da niente avendo solo tre misere paginette. Cercherò perciò di riassumere a grandi linee la storia degli scavi e del progetto prima di passare all'esame del deliberato.
Esattamente trent'anni fa, agli inizi di giugno del 1969, nelle adiacenze della vecchia Chiesa di Saint-Martin de Corléans, iniziarono gli scavi di fondazione per la costruzione di alcuni condomini. Il servizio archeologico della Sovrintendenza ai beni culturali individuava la presenza di importanti e rari resti monumentali, risalenti alla preistoria. I lavori edili venivano immediatamente sospesi e iniziarono le ricerche archeologiche sistematiche, che portarono al ritrovamento di resti monumentali dichiarati, ai sensi della legge n. 1089/39, di interesse archeologico e storico particolarmente importante. Questo con decreto ministeriale in data 5 agosto 1969.
Accertata l'importanza del ritrovamento, nel 1970 si sospendevano definitivamente i lavori edili e l'Amministrazione regionale acquistava l'area con la previsione di creare alla fine delle ricerche un parco archeologico permanente.
Nel 1973 veniva aperto un nuovo cantiere edile, adiacente all'area in corso di esplorazione e anche qui venivano individuati i resti di tombe megalitiche, facenti parte integralmente dello stesso complesso.
Nel 1976 anche quest'ultima area veniva dichiarata con decreto ministeriale di interesse archeologico e storico particolarmente importante, quindi sospensione definitiva dei lavori e acquisto da parte della Regione anche di tale area.
Gli scavi archeologici che si sono succeduti con campagne annuali e su di un'area di circa 8500 metri hanno permesso di mettere in luce i monumenti preistorici, le strutture romane e la tomba a tumulo protostorica che con l'opera che stiamo per finanziare saranno conservati nel tempo e potranno essere visitati e tramandati ai posteri.
Nel 1988 l'Amministrazione regionale bandiva un concorso a carattere nazionale per la progettazione di un parco archeologico, al quale parteciparono diversi esperti in progettazioni archeologiche. In seguito, un'apposita commissione proclamava vincitore del concorso il gruppo facente capo all'architetto Valletti di Torino, che aveva fra i diversi elaborati suggerito l'idea migliore, secondo la commissione, per giungere alla copertura del sito.
Con delibera di Giunta n. 10121 del 3 novembre 1989 l'Amministrazione regionale proclamava vincitore del concorso il gruppo capeggiato dall'architetto Valletti. A questo punto alcuni progettisti, che avevano partecipato alla gara, hanno inoltrato ricorso al TAR della Valle d'Aosta per delle presunte irregolarità nella composizione della commissione aggiudicante e per dei presunti rapporti di collaborazione professionale tra i vincitori del concorso e la Regione.
Il TAR rigettava il ricorso e contro la sentenza i ricorrenti hanno proposto appello al Consiglio di Stato che, con esito negativo, metteva fine alla intricata vicenda del concorso di idee.
Nel 1991 la Giunta regionale incaricava il gruppo dell'architetto Valletti della redazione di un progetto, che veniva poi presentato con alcune leggere modifiche rispetto al bozzetto vincitore del concorso. Questo primo progetto non ha riscosso però l'apprezzamento degli abitanti del quartiere e anche di diversi amministratori e da quel momento è iniziata la lunga serie di incontri fra amministratori, progettisti e popolazione per cercare di prendere in considerazione le esigenze e le osservazioni soprattutto della cittadinanza.
Nel 1996 c'è stato un primo incontro proprio in questa sala con le Commissioni consiliari permanenti III, IV e V, che congiuntamente hanno redatto un documento con il quale evidenziavano tutta una serie di modifiche da apportare al progetto. Un anno dopo, nel 1997, le stesse commissioni tornarono congiuntamente sull'argomento e alla presenza anche dell'architetto Valletti hanno potuto constatare che molte delle osservazioni fatte l'anno precedente erano state recepite. Per la verità chi era presente in quest'aula in quell'occasione ha potuto constatare che c'è stato un discreto scontro politico e sono emerse anche delle posizioni piuttosto strumentali sull'argomento.
Con delibera n. 406 del febbraio 1998, cioè di quest'anno, la Giunta regionale ha approvato gli indirizzi progettuali e la tempistica per la presentazione degli elaborati preliminari, definitivi ed esecutivi.
Oggi, a trent'anni dalla prima picconata, abbiamo un progetto che dopo tante battaglie recepisce in modo quasi totale i suggerimenti delle commissioni consiliari, della popolazione del quartiere, dei vari amministratori e di tutti quanti hanno voluto lavorare senza strumentalizzazione per la realizzazione di un'opera che farà sì che Saint-Martin de Corléans diventi un importante sito per un turismo culturale a livello non solo nazionale, ma internazionale, e che lo stesso quartiere possa approfittarne per diventare riqualificato.
La realizzazione del parco archeologico ha, secondo me, tre principali obiettivi: primo obiettivo, la tutela e la conservazione dei beni culturali che dovranno essere tramandati ai posteri; secondo obiettivo, la creazione di un polo culturale unico al mondo, in quanto è l'unico sito al mondo posizionato in un centro urbano; terzo obiettivo, l'opportunità di riqualificare un quartiere che in questo momento è piuttosto degradato.
Passo ora ad illustrare a grandi linee quanto verrà realizzato.
Il progetto interviene su di un'area di quasi 10000 metri quadrati di cui oltre 7000 saranno coperti. Oltre alla copertura dei monumenti preistorici, delle strutture romane e della tomba a tumulo, verrò realizzato un museo di oltre 2900 metri quadrati, una hall d'ingresso di circa 300 metri in grado di accogliere e coordinare i gruppi di visitatori, all'interno della stessa ci sarà la biglietteria, un guardaroba, i servizi igienici, oltre 150 metri quadrati di negozi. Una superficie complessiva di 370 metri conterrà una sala per assemblee del quartiere, questa con una capienza di 234 posti a sedere. Sarà sovrastata da una piazzetta coperta e sottostante ci saranno gli impianti tecnologici della struttura. Vi sarà poi un volume distribuito su due piani, il piano inferiore sarà destinato ad esposizioni e mostre, mentre il piano superiore ospiterà una sala riunioni e conferenze, organizzata in modo tale da essere adatta a spettacoli e riunioni o attrezzata per attività didattiche. Sulla vasta piazza di oltre 4000 metri quadrati, piazza che sarà utilizzabile come "polmone verde" per il quartiere, troveranno posto esercizi commerciali quali bar, tabacchi, banche, eccetera. Al piano inferiore vi saranno dei locali di supporto organizzativo del museo ed i servizi tipici dei grandi itinerari culturali ed espositivi quali una libreria, sale di consultazione, ristorante e bar.
L'elemento caratterizzante e più appariscente è senz'altro la cosiddetta "lanterna orizzontale" che alla base ha una lunghezza di 100 metri lineari, con un'altezza di circa 12 metri, e che conterrà le passerelle che a differenti livelli permetteranno la visita dei reperti a diverse distanze e da punti di vista variabili per altezza e per profondità. La lanterna oltre a costituire un elemento urbanistico, sarà anche utile per l'illuminazione interna.
Per la realizzazione dell'intera opera si prevede una spesa di circa 25 miliardi. Con i primi 7 miliardi previsti oggi si andranno a realizzare le prime opere cosiddette "propedeutiche". Il primo intervento sarà rivolto alla protezione dei reperti, al rifacimento di parte del canale, alla costruzione della stazione di pompaggio delle acque, oltre ovviamente alle indagini geognostiche e geotecniche, questo anche per evitare che succeda quello che è successo alla villa romana, di cui abbiamo parlato ieri.
Con un secondo finanziamento verrà effettuato lo scavo sotto la strada Saint-Martin e la costruzione del relativo ponte.
Per ultimo poi si provvederà alla costruzione della piazza e del relativo sostegno della lanterna, eccetera.
Questa è la sintesi di tutto l'iter per la istituzione del parco archeologico dell'area megalitica di Saint-Martin. Con quest'opera verrà realizzato un importante tassello nel contesto culturale, architettonico e urbanistico della regione, dando la possibilità di riqualificare un quartiere che risulta essere piuttosto degradato.
Termino, credo che l'Assessore potrà completare la mia esposizione che è sicuramente molto sommaria. Se poi ci sarà la necessità di intervenire successivamente, lo farò.
Président La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Pastoret.
Pastoret (UV) Je remercie avant tout le rapporteur, puisqu'il a mis en évidence toute une série de choses qui tiennent au projet, donc forcément, puisque la relation était très détaillée et complète, j'essaierai de ne pas être répétitif.
Ce projet de loi prévoit le prélèvement des sommes nécessaires du fonds global inscrit au budget régional pour les années 1998-2000 et la constitution d'un nouveau titre budgétaire, portant "Spese per la realizzazione di un parco archeologico nell'area megalitica di Saint-Martin de Corléans in Comune di Aosta".
La loi en question est très brève, elle fixe 6 articles et prévoit par le biais de ces mêmes articles le financement de 7 milliards de lires pour les premières interventions de réaménagement, récupération et réalisation de la première tranche des travaux prévus dans le projet de réalisation de la structure de l'aire mégalithique de Saint-Martin de Corléans.
Cette aire, comme tout le monde le sait et comme il a déjà été dit, a été découverte en 1969 et pendant toutes ces années se sont succédées différentes interventions, qui ont mis à jour une vaste surface d'environ 1 hectare.
Le site de Saint-Martin constitue l'un des endroits plus importants dans tout le panorama européen quant à l'importance de ses repères archéologiques.
Cela est aussi témoigné par les décrets qui ont été cités avant du Ministère aux biens culturels, qui respectivement en 1969 et en 1976 pour ce qui est de la partie sud des fouilles a déclaré donc "d'interesse archeologico e storico particolarmente importante" ce même site. Un site si important et reconnu dans cette importance à tout niveau permettra, par sa récupération, l'accès au plus grand nombre de visiteurs, en se proposant comme l'un des plus importants points de repère dans le panorama européen, quant à ses possibilités d'accueil, de visite et de qualité.
De plus, l'intervention sur ce site - et l'achèvement des travaux - représentera l'une des réalisations plus importantes aussi dans le contexte de notre région. Enfin, cette intervention permettra une amélioration des structures urbaines et de quartier sur la base d'une profonde récupération fonctionnelle de la zone.
La loi se compose de 6 articles, là où on fixe les points nécessaires au financement de ces 7 milliards de lires pour les premières indispensables interventions, c'est-à-dire les interventions préliminaires à l'entière récupération du site de Saint-Martin.
J'observe que tout le projet a été suivi par le Service de la Surintendance aux biens culturels et qu'il le sera encore jusqu'à son achèvement. Et cela dans l'esprit de garantir deux aspects fondamentaux. Un premier aspect tient à la séparation des rôles entre les choix politiques qui ont déjà été faits et qui ont été rappelés par le rapporteur, et l'action administrative, celle-ci étant confiée aux bureaux compétents, comme cela a été prévu dans l'article 3 de la loi, portant "Struttura responsabile".
Le deuxième aspect tient à la compétence de la Surintendance à suivre, à donner les avis, à contrôler la conservation et le respect de la protection des biens culturels sur la base des compétences qui sont attribuées à la même Surintendance aux termes des lois en vigueur. Cet aspect d'ailleurs, il me semble, a déjà été retenu par les deux Commissions, la IIème et la Vème Commission, lors du rapport de M. De Gattis qui a suivi tout en premier, en tant que responsable de la Surintendance, le parcours de l'aire de Saint-Martin de Corléans.
Tout cela dit, je dois remarquer que l'avis favorable sur cette loi permettra finalement de promouvoir le premier appel d'offres pour les premières indispensables interventions nécessaires, qui devront dans les années suivantes être suivies par les successives interventions permettant l'achèvement complet de l'oeuvre. Une oeuvre, je le souligne à nouveau, très importante soit pour l'importance du site, soit pour le temps qu'elle a attendu pour être commencée, presque 30 ans, comme le Conseiller Rini l'a rappelé, une oeuvre dont toute la Communauté valdôtaine pourra en jouir, après qu'elle est réalisée, d'une façon meilleure et plus grande.
Président La parole au Conseiller Marguerettaz.
Marguerettaz (Aut) Non sarò breve, ma sicuramente più breve dei trent'anni che sono trascorsi…
(ilarità dell'assemblea)
… non si può essere brevi su questo punto perché credo che a nessuno dei presenti sfugga il fatto che questa probabilmente è la prima e ultima volta che questo Consiglio regionale potrà esprimersi su un atto riguardante un argomento di così grande importanza, quale è quello dell'istituzione di questo parco archeologico nell'area megalitica di Saint-Martin.
Allora io comincerei con il dire così, parafrasando il titolo di un film; tutta questa vicenda la chiamerei "Quel pasticciaccio brutto de via Saint-Martin", così è sintetico il giudizio e potrei sedermi. Invece no, cerco di motivarlo.
Il collega Rini ha ripercorso tutte le tappe che ci hanno portati fin qui senza - non era suo compito del resto - entrare nelle vicende delle varie tappe. È chiaro, non era compito tuo, Rini, è più compito mio, me ne rendo conto!
Comincerei dal fondo, e direi questo. Non so quanti, mi auguro tutti, mi auguro veramente che tutti i consiglieri regionali che voteranno questa legge sappiano quale tipo di progetto finanziano.
Chiederei, se ci fosse un solo Consigliere regionale che non ha visto il progetto che sta per finanziare, di ritirare la scheda, perché si tratta di un'opera di un'importanza direi quasi decisiva per la vita turistica della città di Aosta, per l'enorme importanza, come giustamente sottolineava l'Assessore, dei reperti che sono stati trovati in quell'area tali da poter richiamare gente addirittura dal mondo intero per essere visitati. Quindi è un tesoro che abbiamo fra le mani e che bisogna stare attenti a conservare e ad attrezzare nel migliore dei modi. Quell'area secondo me, perché le sono tanto affezionato? Perché ho capito che, come dicevo poc'anzi, quello è un tesoro per la Valle d'Aosta e quindi ciò che costruiamo sopra e attorno a quel tesoro è un po' la cartina di tornasole della capacità che questa Regione ha di conservare, di valorizzare e di poter mettere a disposizione del mondo intero quei reperti che sono stati ritrovati lì, è l'occasione per questa piccola regione per dimostrare cosa è capace di fare.
Questa vicenda, dal punto di vista dell'opera che andiamo oggi a finanziare parte, diceva Rini, con questo concorso di idee a livello nazionale, ottima idea direi, quindi parte con il piede giusto. Ci troviamo davanti a un tesoro, non prendiamo il progettista di turno, ma mettiamo a confronto più idee perché è importante. Parte con questo concorso di idee e qui comincia il primo grosso pasticcio di quel "pasticciaccio brutto de via Saint-Martin", perché quel concorso di idee si conclude con la vittoria di questo progetto, che per la verità oggi non è più il progetto originario, ma le cui caratteristiche salienti sono ancora presenti. Vince questo progetto, vince - e l'ho detto in tutte le occasioni in cui ho avuto modo di dire qualcosa a questo riguardo, e non ho tema di smentita perché poi darò anche la documentazione se è il caso - il progetto più brutto fra tutti e 18 progetti presentati, di cui 2 vengono scartati dalla commissione.
Ricordava giustamente Rini, dopo sono iniziate anche le difficoltà dovute ai ricorsi che gli uni intraprendono contro gli altri, in particolare viene portato avanti un ricorso nei confronti del progettista che ha vinto il concorso perché si presume non potesse partecipare avendo rapporti di collaborazione e di lavoro con la Regione. Il ricorso viene respinto, correttamente ricordava il collega Rini. Nessuno ricorda però che c'era fra i 18 partecipanti anche un professionista locale, il quale non fu ammesso al concorso proprio perché aveva dei rapporti identici a quelli dell'architetto Valletti. Credo che sia chiaro il pasticcio.
Vince il progetto più brutto, come dicevo, ma fortunatamente la commissione non si esprime all'unanimità come spesso succede; il voto decisivo per quella commissione e che fa vincere questo progetto è un voto di carattere politico. Era una commissione mista, politici e tecnici, e la persona più qualificata facente parte di questa commissione, tale prof. Gullini, che è la massima autorità a livello nazionale, e forse anche al di là dei confini nazionali in materia di copertura di siti archeologici, vota contro.
Comunque, questo è l'esito del concorso di idee, dopo di che come in ogni buona democrazia si decide di rendere trasparenti queste idee, di farle conoscere e di coinvolgere la popolazione. Così viene organizzata - un'ottima idea anche questa, ma forse con il senno del poi qualcuno non la organizzerebbe più - una mostra di tutti i progetti presentati, viene fatto un libro e ho qui una fotocopia di tutti i progetti all'epoca partecipanti al concorso; la mostra ha una buona affluenza di pubblico, questo dimostra che c'è una sensibilità fra la gente di Aosta e della Valle, che la gente ha percepito l'importanza di quest'opera.
Ho avuto modo di avere il libro che viene posto all'interno della mostra, dove i visitatori in genere esprimono gli apprezzamenti, i ringraziamenti per gli organizzatori, lasciano magari semplicemente una firma o magari scrivono delle parolacce, a volte succede anche questo. Ho raccolto qui tutte le cose che sono state scritte su quel libro contro il progetto che aveva vinto - io non andai a visitare quella mostra - e in tutto quel libro non vi è un solo, dico uno solo, apprezzamento positivo nei confronti di quell'idea. Vi leggo molto velocemente alcune delle frasi lasciate ad imperitura testimonianza, vi sono quelle serie: speriamo nella non realizzazione del progetto premiato, il peggiore sicuramente è quello di Valletti, pessima la scelta del vincitore, assolutamente no, il progetto Valletti è uno scempio; poi ci sono quelle più umoristiche: cos'è, un pesce di aprile? Scrive uno; un altro dice per Valletti: perché non apri una rosticceria? E avanti di questo passo! Uno, probabilmente anche più riflessivo nelle cose che ha scritto, ha scritto una frase che riprenderò perché è su questo che bisognerebbe confrontarsi quando andiamo a scegliere il progetto che coprirà quei resti. Il visitatore deve andare a vedere i reperti - così recita la frase - o andare a rendere omaggio al progettista? Questo ha capito secondo me molto, tutta la vicenda è partita con una necessità, quella di coprire, quindi conservare, tutelare quei resti archeologici, non c'erano altre necessità. Oggi ci troviamo di fronte a un'opera che a me non piace, può darsi che ad altri piaccia, ma che sicuramente è un'opera architettonica dove c'è la firma di un progettista e questa è la cosa che risulta più evidente nel guardare quel progetto.
Fin qui nulla di male, cioè fin qui siamo arrivati a che punto? Al punto che questo progettista vince il concorso di idee e come tale prende giustamente il premio in denaro, neanche eccessivo per la verità, previsto dal bando di concorso. Un concorso di idee raccoglie diversi progetti, una giuria assegna il primo premio in denaro che viene dato; a quel punto il concorso di idee finisce. Allora dove nasce il secondo pasticcio?
Il secondo pasticcio nasce nel momento in cui l'Amministrazione decide di affidare l'incarico al progettista Valletti, scelta comprensibile per certi versi, incomprensibile per altri. Dico di più; questa scelta viene fatta nel 1991, anni bui, terribili, e viene assunta in questo modo, che si affida l'incarico di progettazione. Quando le nuove legislature si susseguono e dopo il 1991 viene quella del 1993, quindi la scorsa, la nuova maggioranza aveva un'opportunità che non ha saputo sfruttare ed è questo il grosso pasticcio, le responsabilità del quale cadono sulla maggioranza che è più o meno uguale all'attuale. Non faccio questioni di persone, perché il povero Assessore Agnesod non ha delle grosse responsabilità in questo; qui c'è un discorso di coalizioni politiche, di maggioranze e di scelte di Giunta.
La grossa diatriba nasce qua e questo è il vero pasticcio, perché mascherandosi dietro una falsa dichiarazione, secondo la quale l'Amministrazione regionale era obbligata a conferire la progettazione all'architetto vincitore del concorso di idee, l'Amministrazione che si insedia nel 1993 prosegue con il progetto Valletti. Perché falsa? Perché nel bando di concorso a questo proposito è scritto che, qualora l'Amministrazione regionale ritenesse di far realizzare il progetto vincitore del concorso di idee, è tenuta a dare la progettazione dell'idea al progettista che l'ha presentata. Questo è ovvio: se l'Amministrazione regionale decide di dar corso al progetto Valletti, è chiaro che deve darlo a chi lo ha ideato, mica può darlo a un altro! Ma non sta scritto da nessuna parte che l'Amministrazione regionale era obbligata a scegliere fra quei progetti oppure fra altri quel progetto. Allora, può andare in un ordine di logica e qui ci confrontiamo, non va in un ordine di legge, non c'è nessun obbligo da questo punto di vista. Voi mi direte che è logico, e se è logico, è una scelta che può essere logica, ma non vi è nessun obbligo.
Il progetto - e questo veramente non sono mai riuscito a capirlo - va avanti con una non condivisione da parte di tutti coloro che lo guardano; abbiamo visto prima i visitatori della mostra, accennava prima Rini a Saint-Martin e io ero presente a quella riunione e non vi dico cosa usciva da quella riunione! C'era un dissenso veramente generale su quel progetto e a fronte di questo, testardamente, senza apparenti buoni motivi, si è voluto procedere su quell'idea. In che modo? Chiaramente Borre mica poteva andare a Saint-Martin a dire: il progetto è questo, andiamo avanti. Certamente no. Si sono fatte, come ricordava correttamente Rini, via via delle modifiche soprattutto per quanto concerne la parte dei reperti, perché anche qui è bene ricordare che nel progetto originario, che doveva tutelare i reperti, c'erano le colonne portanti che cadevano quasi sui reperti. Dal punto di vista della visitabilità dei reperti il progetto migliora, perché grazie alle osservazioni di qualcuno - senza offendere nessuno - che non faceva parte della maggioranza il progetto viene rivisto e sulla superficie viene limato un po'. Ma l'idea originale rimane, e ancora oggi è presente nel progetto che la Giunta ha approvato.
Penso che tutti voi abbiate visto questo progetto, ma se per caso qualcuno non lo avesse visto, vorrei far presente che in questo progetto vi è una lanterna, che è il segno architettonico dell'opera, è quella a cui Valletti non avrebbe mai rinunciato perché rappresentava la sua firma.
Questa lanterna è fra l'altro funzionale, nel senso che serve per illuminare la zona sottostante, ma ha delle misure che sono spaventose; questa lanterna così chiamata, che è poi un parallelepipedo, avrà una lunghezza di 80 metri, una larghezza di 4,5 metri e - questo è il dato che preoccupa di più - un'altezza su via Saint-Martin - perché si affaccerà a nord e a sud di via Saint-Martin - di 12,6 metri da una parte e 13,10 metri dall'altra, che corrisponde credo a quel condominio che si voleva fare trent'anni fa. Se avete presente quell'area, mi dispiace non aver potuto parlare prima di queste cose anche se in legislature passate ne abbiamo avuto occasione, ma dicevo prima anche al collega Borre ho provato più volte, siccome mi capita spesso di percorrere quella via, di immaginarmi cosa ci sarà, e invito a farlo anche voi: una volta che percorrete via Saint-Martin, arrivate a quell'altezza, provate a immaginarvi questa costruzione di 13 metri per parte che attraverserete in macchina o a piedi. È un orrore, anche perché in quella zona vi sono tutte delle case di privati che hanno al massimo due piani.
Dicevamo prima, facciamo una stima, non siamo geometri, ma magari possiamo chiedere a Rini, ma io credo che l'altezza di quest'aula sia di 7 metri più o meno, quindi noi andiamo a fare un parallelepipedo che è pressoché il doppio di questa cosa qui. Allora noi oggi finanziamo questo per le cifre che sono previste nella legge e che non sono certamente sufficienti, perché la stima complessiva mi sembra sia intorno ai 25 miliardi; ma è chiaro che questo Consiglio non potrà più entrare nel merito perché questa è la legge che dà inizio al finanziamento dell'intera opera. Questa sarà una legge che, finiti i fondi che ha oggi a disposizione, verrà rifinanziata automaticamente. Quindi, cari colleghi consiglieri, o adesso o mai più!
Abbiamo perso trent'anni e cos'è che mi dispiace? La cosa che dispiace è che quella zona lì oggi è altrettanto orribile, e sono trent'anni che è orribile, sono trent'anni che abbiamo quel buco, quindi c'è anche da parte della popolazione di Saint-Martin e forse anche da parte di qualche amministratore la volontà di dire mettiamo fine a questa cosa che giustamente si trascina da troppi anni. Questo mi preoccupa, cioè l'urgenza di andare ad edificare questo parco non ci fa più tenere sufficientemente aperti gli occhi sul modo con cui andiamo ad edificare. Fra l'altro, rispetto al progetto iniziale che abbiamo visto, abbiamo scoperto che ci sono mille altre disfunzioni, ne dico una, e qualcuno mi dirà che sono sempre lì, ma siccome abbiamo visto già dei precedenti per quanto riguarda il Cinema Splendor faccio presente che non c'è un parcheggio per andare a visitare quell'area.
Penso che qui qualcuno mi dirà che non è un problema, quanto allo Splendor tanto lì lo vanno a vedere di notte, comunque non c'è un parcheggio, mentre nel progetto originale era previsto a nord. A nord - ho dimenticato di dirlo prima, lo dico adesso - dove c'è il parcheggio, non c'è più il parcheggio perché c'è un muro che esce dal livello di via Parigi, sono solo 8 metri. Non c'è un piano di viabilità della zona, se lì - come giustamente ci dicono e noi ce lo auguriamo tutti - arriveranno i pullman, chi ha minimamente presente quella zona credo che capisca con quale difficoltà si potranno muovere.
Così come poi vorrei sapere come tutta questa pratica è stata portata avanti per quanto concerne i rapporti con il Comune di Aosta. Non dimentichiamo che questa è un'opera con un peso sotto diversi aspetti notevolissimo e che viene a incidere anche pesantemente sul Comune di Aosta. Non so se ultimamente il Comune di Aosta ha avuto modo di vedere l'ultimo progetto; a quanto risulta a me - ma non sono più informato sul Comune di Aosta così come vorrei - il Consiglio comunale di Aosta non si è ancora pronunciato su questa decisione. Così come mi risulta che anche la Commissione edilizia stessa non abbia bocciato, perché qui non voglio dire cose che non voglio dire, ma la Commissione edilizia stessa credo che abbia rinviato l'analisi del progetto perché quei problemi a cui facevo riferimento prima, forse in particolare quello dei parcheggi, forse in particolare quello della viabilità, non trovano soluzione in quel progetto. Ora, dentro a questa situazione, in cui non abbiamo una concessione, dove abbiamo un progetto che convince poco o niente, dove vi sono tutte quelle problematiche, non capisco la necessità di andare a definire con una legge unica tutta la questione Saint-Martin.
Siamo tutti d'accordo che bisogna intervenire su quell'area, andiamo per gradi, cominciamo a fare quegli interventi che sono finanziati con la legge che andiamo a discutere oggi, che sono le perizie, che sono i muri di sostegno, non perdiamo tempo. Come vedete, non sono qui a strumentalizzare, ma cominciamo un passo alla volta, prendiamoci il tempo mentre il cantiere va avanti sui lavori primari che poi sono anche indicati in legge, ovvero gli espropri, la protezione preventiva dei reperti, le indagini geognostiche e geotecniche, i rifacimenti di un tratto del canale, tutte queste cose facciamole; nel frattempo, mentre questi lavori vengono fatti, riflettiamo ancora sul progetto e vediamo se è possibile ripensarlo e far sì che la nostra città, ma dico la nostra Valle, abbia un'opera architettonica che si meriti e che invece non debba un domani dover rimpiangere!
Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Ringrazio il collega Marguerettaz per aver riassunto in modo così efficace l'iter di questo progetto, e di aver dato ai colleghi la possibilità di ricordare un po' tutte le discussioni e le informazioni che proprio in questa sala ci sono state nel corso di una serie di audizioni in sede di commissioni consiliari.
Credo che oggi non stiamo solo parlando di una legge di finanziamento, ma parliamo effettivamente del progetto e i due elementi non possono essere separati. Proprio nel mese di marzo 1997, quando in quest'aula si discuteva con le commissioni congiunte di questi progetti, alle domande dei consiglieri su quando il progetto sarebbe venuto in discussione, Perinetti aveva detto che il progetto sarebbe stato approvato dalla Giunta ma i finanziamenti dal Consiglio, e che in quella sede il Consiglio avrebbe esaminato e discusso il progetto. Quindi dovrebbe essere questa la sede in cui noi esaminiamo e discutiamo il progetto. Quindi l'oggetto del contendere è il progetto.
Ma io mi sto chiedendo quale progetto andiamo ad esaminare, quale progetto andiamo a finanziare, perché qui ci troviamo di fronte a una serie di progetti. Intanto ricordiamo che non è più il progetto che ha vinto il concorso, ma ci sono stati in commissione due passaggi che voglio ricordare: c'è un passaggio del febbraio 1996, in cui i consiglieri hanno espresso una serie di osservazioni su interventi che andavano fatti; in seguito è stato dato l'incarico all'architetto Valletti di rivedere tutto il progetto sulla base di quelle osservazioni; e c'è un secondo passaggio, il 12 marzo 1997, quando in una seconda audizione Valletti doveva illustrare le modifiche apportate in base al progetto tenendo conto degli elementi di critica dei consiglieri.
In quel momento arriva qui, in aula, un progetto che non corrisponde alle richieste che la commissione aveva fatto. Qui vorrei leggere alcune osservazioni che in quella audizione sono state fatte dall'allora collega Florio, questo per sottolineare come non sia vero quanto ha detto il relatore quando ha affermato che nel 1997 si sono riunite le commissioni e hanno potuto constatare l'aderenza del progetto rispetto alle richieste fatte.
Se vado a vedere il processo verbale del 12 marzo 1997 - che credo anche il Consigliere Rini abbia - in cui era presente l'architetto Valletti e in cui c'era un progetto che riproduceva l'impianto complessivo, vediamo che le cose non sono così. Rileggo alcune osservazioni fatte in quella sede. "In merito ai rapporti fra il progetto e i ritrovamenti archeologici" - riporto quanto diceva il collega Florio, e voi capite che faccio riferimento a chi è un esperto in materia; sarebbe assurdo che mi inventassi adesso una competenza che non ho, ma le cose che i competenti dicono le capisco e penso che anche gli altri le capiscano! - Quindi, "rapporti fra il progetto e i ritrovamenti archeologici", qui ricordo al Consigliere Rini che si tratta delle osservazioni che vengono fatte alla luce del progetto che è stato, secondo il Consigliere Rini, modificato sulla base delle indicazioni che i Consiglieri avevano dato nelle precedenti audizioni…
(interruzione del Consigliere Rini, fuori microfono)
… no, di Florio Vanni, posso prendere anche le altre, comunque Florio esaminava proprio il progetto che Valletti aveva ritoccato in base alle osservazioni che un anno prima i consiglieri qui riuniti avevano esposto. Dice Florio: "Rispetto al rapporto fra il progetto e i ritrovamenti archeologici l'unico motivo per cui si dibatte circa la necessità di realizzare una struttura nel quartiere di Saint-Martin è costituito dall'esistenza in quella zona di una serie di ritrovamenti archeologici di assoluta importanza, e quindi è evidente che la prima valutazione che deve essere effettuata deve riguardare per l'appunto il rapporto fra il progetto e i ritrovamenti archeologici. Il progetto non risponde minimamente alla fondamentale esigenza di rispettare la particolare sequenza dei ritrovamenti archeologici che nel nostro caso sono costituiti da monumenti preistorici particolari. Il progettista pone l'intero allineamento dei pali lignei sotto una serie continua di pilastri, lo attraversa in senso nord-sud e lo interrompe con altre strutture. Anche l'allineamento dei pozzi è inglobato nell'area pilastri. In alcuni casi i pilastri nascono a pochi centimetri dalle strutture antiche".
È vero che rispetto a questo c'è stato un lieve miglioramento, ma in commissione quando ho posto proprio questa domanda esplicita al tecnico, chiedendo quanto era lontano il pilastro dai reperti, mi ha risposto 40-50 centimetri… Ha detto 1 metro? Non ha detto 1 metro. Quindi inferiore a 1 metro la distanza…
(interruzione dell'Assessore Pastoret, fuori microfono)
… no, Assessore, può darsi che… dai miei appunti risulta 40-50 centimetri. E alla mia osservazione se il pilastro non era ancora troppo vicino, il tecnico ha risposto testualmente: "Con il progetto che abbiamo non è possibile fare diversamente". Cioè il progetto richiede delle strutture portanti tali che rovinano i reperti. Allora c'è da chiedersi se effettivamente l'obiettivo principale, che è quello di tutelare questi reperti, sia un obiettivo che è realizzato oppure no. A nostro avviso questo obiettivo non è realizzato.
Ancora, rispetto all'inserimento dell'ambiente, parlava del muro, della muraglia, e lo abbiamo già visto dall'immagine progettuale, e via dicendo.
La progettazione doveva prevedere, secondo la richiesta della committenza, solo ed esclusivamente strutture funzionali alla copertura e al museo, e non tutte quelle strutture esterne che non servono a niente, e qui vorrei rileggere qual era la descrizione del parco archeologico che il bando di concorso, la delibera n. 840 del 29 gennaio 1988, indicava. Noi andiamo ad istituire un parco archeologico; com'è questo parco? si era chiesto in commissione.
La delibera lo diceva nel 1988, specificando che era formato da: i padiglioni di copertura, un adiacente padiglione museo, gli accessi al parco che dovevano essere configurati nell'ambito di una cintura di giardino circostante i padiglioni stessi ed ampia quanto può consentire l'area di proprietà regionale, servizi relativi. Niente altro, perché l'attenzione particolare era e resta tuttora tutelare questi beni; se è vero, come è vero, che sono così importanti, non possiamo far finta che questa non sia la cosa essenziale e prioritaria. Noi dobbiamo pensare a un progetto la cui finalità principale sia questa e non altra.
Quando sentivo parlare del progetto che oggi andiamo a finanziare, vorrei sapere chi ha visto questo progetto e qual è questo progetto. Dicevo prima, il progetto non è quello che ha vinto il concorso, non è quello che abbiamo visto qui in questa sala un anno fa; quale altro progetto abbiamo? Nessuno di noi ha visto il progetto, sono state presentate in commissione alcune tavole che indicavano alcuni disegni, ma in cui non era chiaro a nessuno, e scommetto che nessuno di noi che non è esperto è in grado di ridisegnare il complesso sulla base dei pochi elementi che in commissione ci hanno dato. Non solo, ma quando abbiamo posto problemi rispetto a come sarà, si rispondeva si vedrà sul momento, si aggiusterà, si risistemerà, quindi non sappiamo quale progetto andiamo a finanziare.
Vorrei poi capire che rapporto c'è fra quanto è deliberato il 9 febbraio 1998 con delibera n. 406, che l'Assessore Riccarand non ha votato, e quanto è stato fatto. Vorrei sapere che rapporto c'è fra il progetto preliminare, quello definitivo, quello esecutivo che, in base alla delibera, dovevano essere consegnati rispettivamente entro il 28 febbraio 1998 ed entro il 30 settembre 1998, e l'esecutivo del primo lotto entro il 30 ottobre 1998; vorrei sapere se questi progetti esecutivi sono stati consegnati tutti e se è in base a questi progetti che andiamo a finanziare questa legge.
Non credo che quanto il tecnico De Gattis ha presentato in commissione sia il risultato di questi tre progetti che qui in delibera si chiedeva all'architetto Valletti di consegnare entro queste date.
Vorrei ricordare ancora, come diceva Marguerettaz, che siamo responsabili di questi beni archeologici: essi sono così preziosi che non possiamo sbagliare progetto. Abbiamo sentito ieri cosa è successo alla villa romana della Consolata; quella villa ha dei bei pilastri in mezzo ai mosaici ed è ormai ridotta a un garage, lo hanno detto ieri; ci sono dei pilastri moderni, che hanno sfondato pavimenti antichi. Ora, chi è responsabile di questo? Quando fra qualche anno, andando avanti il progetto Valletti così come vagamente lo abbiamo visto, - perché ripeto io vorrei che qui ci fosse il progetto reale, quello che gli uffici intendono realizzare, quello che Valletti intende realizzare, - se sciaguratamente quel tipo di progetto sarà realizzato, credo che i nostri figli e i nostri nipoti ci diranno: ma cosa avete combinato?
Qui siamo di fronte a un reperto di 5000 anni fa e basta un niente per rovinarlo! Vorrei sapere chi risponderà di questo, chi risponderà in termini proprio di responsabilità. Non credo che sia De Gattis, come diceva l'Assessore, il responsabile tecnico, che risponderà lui di tutti i guai che dopo arriveranno; non credo che sia De Gattis a rispondere del fatto, se fra alcuni anni quei reperti saranno rovinati. Questa è una domanda che dobbiamo porci.
Fra l'altro volevo chiedere all'Assessore, visto che ha citato il Ministero, e come il Ministero abbia consegnato alla Regione questi beni archeologici, volevo chiedere se, proprio perché sono così importanti, l'Assessorato ha inviato questo progetto così come richiede la legge n. 196/78, articolo 38, la quale dispone che tutti gli atti e le disposizioni concernenti le materie di tutela di questi beni archeologici, antichità e belle arti, vanno comunicati bimestralmente per conoscenza al Ministero per i beni culturali. Quindi chiedo se l'Assessore ha inviato per conoscenza al Ministero per i beni culturali questo tipo di progetto che intende effettuare.
Annuncio la presentazione di un ordine del giorno e degli emendamenti che il mio gruppo insieme al gruppo di Forza Italia e al gruppo degli Autonomisti ha preparato. La finalità di quest'ordine del giorno e degli emendamenti va nella logica indicata prima dal collega Marguerettaz, cioè non siamo contro un finanziamento, noi siamo d'accordo che si inizi, ma dato che ci sono alcune opere urgentissime che sono quelle finalizzate a proteggere i reperti, a condurre indagini geognostiche e geotecniche, a spostare un tratto del canale, siamo perché si cominci a fare questa parte, e si aspetti per l'altra parte del finanziamento che in quest'aula ci sia il progetto completo, e non solo alcuni disegni che chi non è tecnico non può capire! Teniamo conto che però anche i non tecnici votano in quest'aula e bisogna mettere anche i non tecnici nella condizione di poter capire!
Si dà atto che, dalle ore 20,42, presiede il Vicepresidente Viérin Marco.
Presidente È stato presentato dalla Consigliera Squarzino Secondina ed altri un ordine del giorno, di cui do lettura:
Ordine del giorno Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Visto il disegno di legge regionale n. 3 "Istituzione del parco archeologico dell'area megalitica di Saint Martin de Corléans, nel comune di Aosta"
Visto che il finanziamento previsto è sufficiente per le sole opere più urgenti finalizzate a proteggere i reperti, a condurre indagini geognostiche e geotecniche e a spostare un tratto del canale Mères des Rives, opere tutte preventive e necessarie per realizzare le successive strutture di protezione del sito
Preso atto che il progetto che si va a realizzare, ispirato al progetto Valletti dichiarato vincitore del concorso di idee, non risponde ai requisiti di cui all'articolo 6 della legge regionale n. 56 /1983 che ammette nelle aree di interesse archeologico "solamente l'esecuzione di opere dirette a proteggere e a rendere accessibili al pubblico i reperti archeologici che debbono essere conservati in situ", in quanto contempla una serie di altre aree edificate ad uso diverso da quello della fruizione dei beni archeologici
Preso atto ancora che anche nella più recente versione non viene eliminata la vicinanza tra i reperti e i pilastri di sostegno della copertura in cemento della piazza e che gli elementi architettonici del progetto, oltre ad avere un notevole impatto ambientale, non sono funzionali alla fruizione dei reperti stessi
Impegna
La Giunta regionale:
- a rivedere il progetto Valletti
- ad eseguire nel frattempo solo le opere che non pregiudicano la scelta e la realizzazione di strutture di copertura del sito, diverse da quelle ipotizzate dal progetto Valletti - a presentare entro sei mesi in Consiglio un progetto che meglio risponda alle finalità di tutela del patrimonio archeologico e che meglio si inserisca nel contesto ambientale del quartiere.
F.to: Squarzino Secondina - Collé - Marguerettaz - Comé - Viérin M. - Frassy - Curtaz - Lattanzi - Beneforti - Tibaldi
La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (FI) Prima di entrare nel merito di quello che dovrebbe - e uso il condizionale, spiegherò perché - essere il contenuto di questa delibera, vorrei fare una premessa sul concetto di trasparenza amministrativa. Se dovessimo prendere ad esempio questa delibera, potremmo sicuramente dire che è l'esatto opposto di quella che è la trasparenza amministrativa.
Mi spiego meglio. Il titolo della delibera è istituzione di parco archeologico, eccetera, eccetera… scusa? Di questo disegno di legge… grazie. Il titolo di questo disegno di legge è istituzione del parco archeologico. Il problema è che quando perdo il filo del discorso devo iniziare di nuovo; adesso siamo all'inizio, non c'è problema, ma poi in corso di discussione e di ragionamento diventa problematico.
L'istituzione del parco archeologico è sicuramente un concetto importante e condivisibile. Leggendo però l'articolato del disegno di legge, ci rendiamo conto che nella migliore delle ipotesi istituiamo un qualcosa che di fatto già esiste e nella peggiore delle ipotesi non istituiamo assolutamente nulla. Infatti mi domandavo, e ripongo la questione all'attenzione dei consiglieri che andranno a votare quest'atto e dell'Assessore soprattutto che l'ha presentato, il perché dell'istituzione di un parco archeologico anziché l'adozione di un semplice atto amministrativo, dunque non un disegno di legge, simile ai tanti altri atti di tipo amministrativo che vengono adottati per l'esecuzione di lavori pubblici. Infatti se andiamo ad esaminare il contenuto dell'articolato di questo disegno di legge, ci rendiamo conto che abbiamo degli interventi di carattere urbanistico in parte, opere pubbliche in gran parte, ossia dei lavori più volgarmente di tipo edile.
Quella protezione che si vuole dare a quest'area con l'istituzione del parco archeologico riteniamo che sia una cosa che già di per sé esiste, anche perché e la legge regionale n. 56/83 e i principi della n. 1089/39 danno già una protezione a quest'area, individuandola come sito archeologico, tant'è che 30 anni fa lavori di tipo prettamente edilizio vennero bloccati a seguito del ritrovamento di questi reperti.
Ecco perciò che non è corretto andare a titolare questo disegno di legge come istituzione di parco archeologico, perché l'area archeologica già di per sé esiste. Non vorrei che dietro il parco archeologico, come spesso accade in tutti i parchi, pensiamo ad esempio a quello del Gran Paradiso, ci fossero poi in prospettiva le solite pletore di consigli di amministrazione, di apparati e di organi funzionali, perché questo sarebbe un ulteriore elemento negativo nel giudizio complessivo negativo che ci apprestiamo a dare su questo disegno di legge.
La città di Aosta è ricca di reperti archeologici; pensiamo a tutti quelli che sono i reperti dell'Aosta romana, all'Anfiteatro, al Teatro, che è in una condizione a dir poco preoccupante, alle mura romane. Le mura romane della città di Aosta insieme a quelle della città di Torino sono forse gli unici due esempi al mondo di cinta muraria di epoca romana pressoché integra.
Invito i consiglieri a fare un giro intorno alle mura romane di questa città, per rendersi conto del degrado in cui versano delle mura che danno il senso di quella che era la dimensione dell'Aosta romana rispetto a dei reperti archeologici che sicuramente importanti, forse unici al mondo, danno sicuramente un minor impatto visivo e un minor senso di quello che era quel tipo di struttura sulla quale si va ad intervenire.
Mi ricollego alla trasparenza amministrativa, perché c'è un altro elemento, di tipo questa volta tecnico-finanziario, che non fa giustizia di quel concetto che invece dovrebbe essere ormai patrimonio comune e condiviso dell'azione amministrativa. Noi leggiamo, e ci è stato confermato anche dai tecnici che sono intervenuti nelle riunioni di commissione e in parte è stato accennato dall'Assessore, che il costo stimato per il completamento di quest'opera è di 25 miliardi.
Nessuno ha detto però, né il Consigliere Rini né l'Assessore, che oltre alla stima del costo c'è anche la stima presunta della durata dei lavori, stima presunta in tre anni e mezzo. Ora, con questo provvedimento andiamo a finanziare gli anni 1998, 1999 e il 2000. Al di là del fatto che siamo alla fine del 1998, ma poco importa perché slittiamo comunque di tre anni, noi su tre anni andiamo a individuare risorse per 7 miliardi. Considerato che la previsione di spesa e la previsione di durata ci dicono tre anni e mezzo per 25 miliardi, vuol dire che abbiamo da recuperare risorse finanziarie per soli 18 miliardi, che dovrebbero essere concentrati negli ultimi sei mesi necessari per arrivare al completamento delle opere stimate in tre anni e mezzo. Solo questo ragionamento, non di tipo politico e nemmeno di tipo finanziario, ma solo matematico, ci porta a dire che questa delibera non è credibile, oltre che non essere per certi versi sostenibile dal punto di vista finanziario.
L'alternativa a questa situazione è la sostituzione del cantiere archeologico durato trent'anni con un cantiere di tipo edile che durerà altrettanti anni. Se questa è la premessa, abbiamo ulteriori perplessità sulla bontà di questo provvedimento.
Veniamo alle valutazioni sull'opera. Di valutazioni sull'opera ne sono state fatte tante, poi i giudizi possono essere soggettivi e dunque non condivisi, però penso che ci siano dei precedenti in questa città che meritino quanto meno di essere riportati all'attenzione del Consiglio, nel momento in cui si appresta a votare questo disegno di legge. Noi abbiamo il precedente della copertura dei reperti che sono collocati presso la Chiesa di S. Lorenzo di fronte a S. Orso, e poi in crescendo, ma sempre in scala ridotta rispetto a quest'opera, abbiamo la copertura della villa romana. Sono due esempi in scala ridotta ma in progressione, che ci dovrebbero mettere sull'avviso di quale mostruosità andiamo a realizzare in Saint-Martin.
Tutto questo va sommato ai giudizi negativi espressi ai vari livelli dalla popolazione coinvolta nei vari momenti di presentazione, di confronto, di illustrazione degli elaborati, ma non voglio ripetere cose che sono già state dette da chi mi ha preceduto. Devo però sottolineare come quest'ipotesi progettuale, per un destino forse beffardo a cui si sottopongono le periferie di questa città, va a creare il contraltare ovest del muro che già esiste a est: il quartiere Dora di questa città è stato ingabbiato da un muraglione di cemento, la zona di Saint-Martin, quartiere ovest, verrà ingabbiato forse da un muro non di cemento, di cemento e materiali più o meno semitrasparenti.
Ma questi sono ancora giudizi forse di tipo personale, soggettivo, e allora vorrei dare risposta al dubbio sollevato dal Consigliere Marguerettaz su cosa abbia detto l'Amministrazione comunale, con la quale ho mantenuto i collegamenti. L'Amministrazione comunale, o meglio la Commissione edilizia, perciò organo tecnico che si è riunito nei giorni scorsi, ha espresso un giudizio totalmente negativo su questo progetto. E non l'ha espresso un organo politico, non l'ha espresso una parte politica, ma l'ha espresso quello che dovrebbe essere un organo tecnico.
Ora, il fatto di non considerare questi aspetti e di volere comunque procedere ci crea ulteriori perplessità su quello che è il concetto poi di autonomia, sul quale oggi si sono incentrate alcune riflessioni fatte anche dal Presidente della Giunta.
Tenete poi presente l'impatto ambientale sul quale la Commissione edilizia del Comune di Aosta ha espresso parere negativo; per darvi un dato, al di là del problema del parcheggio, al di là dei problemi della viabilità evidenziati negli interventi precedenti, ci sono qualcosa come 60000 metri cubi di cemento. A me piacerebbe che nella riflessione, non diciamo nel dibattito, ma nella riflessione che si sta facendo su questo argomento ci fossero anche gli interventi di chi ha avuto la responsabilità politica e amministrativa della città di Aosta, e i due ex sindaci che sono qui presenti non possono dimenticare cosa hanno fatto e cosa non hanno fatto fare quando avevano la responsabilità politica amministrativa della loro maggioranza al Comune di Aosta, il Sindaco Fiou allora e il Sindaco La Torre successivamente. Oppure gli interventi di chi ha ricoperto incarichi nella Giunta del capoluogo regionale, come ad esempio l'Assessore Borre che conosce e frequenta la realtà di quel quartiere.
Uno dei mali del Consiglio regionale è quello di far perdere i collegamenti con le realtà del territorio; si entra in Consiglio regionale e si vola alto, dice qualcuno.
Io penso invece che si entri nel Consiglio regionale e si dimentichi il collegamento con il territorio. Non vuole essere questa demagogia, non vuole nemmeno essere questa una provocazione, però bisognerebbe anche ricordarsi quello che si è sostenuto in determinate sedi su queste proposte che oggi passano in silenzio. Sì, in silenzio, perché mi sembra che dai banchi e dalle file della maggioranza l'unico argomento sovrano sia quello che viene definito "assordante silenzio".
E se il Comune di Aosta non dovesse dare il via libera a questo progetto? È la seconda volta che la Commissione edilizia si esprime in maniera negativa. Forse che la Giunta Viérin, che stamani difendeva il meccanismo dell'articolo 31, è pronta ad utilizzare il meccanismo di quella legge meno garantista, meno autonomista, il cui numero mi sfugge… la legge n. 46 o la legge n. 45… ma per intenderci, la legge dell'agosto 1994 e successive modifiche, che consente all'Amministrazione regionale di andare avanti indipendentemente dai pareri tecnici degli organi periferici preposti. Perché il silenzio e il fatto che né il Presidente di Commissione, relatore Rini, né l'Assessore Pastoret abbiano fatto un inciso sulla valutazione che in sede comunale viene dato su questo progetto, mi lasciano quanto meno perplesso perché buttare 60000 metri cubi su una zona comunque urbanizzata, che ha un suo tessuto, non penso che sia cosa facile come può essere fare interventi in aree esterne agli agglomerati urbani.
Perciò mi auguro che su questi argomenti, ma anche sugli argomenti sollevati dai colleghi che mi hanno preceduto, ci siano quanto meno delle prese di posizione. Non pretendiamo che siano la condivisione dei nostri punti di vista, ma quanto meno che venga rotto questo silenzio, perché questa è la sede per confrontarsi e non altre!
Presidente La parola al Vicepresidente La Torre.
La Torre (FA) Signor Presidente, colleghi consiglieri, l'ora è tarda e nonostante questo vengono buttate numerose esche. Ma noi non abbocchiamo alle esche, vogliamo invece parlare su questo argomento che in effetti è molto importante.
Sono stati abili gli interventi della minoranza, perché hanno saputo distorcere per qualche verso la discussione e portarla verso quello stato di confusione che fa perdere di vista in parte gli obiettivi e in parte anche il percorso.
Intanto non sono un architetto e un urbanista, ma sono consolato dal fatto che neanche gli altri che sono intervenuti lo sono; questo mi tranquillizza parecchio perché mi fa pensare che le mie tesi possono essere soggettivamente valide quanto le loro.
E voglio subito dire che l'argomento è stato distorto perché partiamo tutti dalla stessa premessa, cioè quell'area è degradata, quell'area da trent'anni necessita di un intervento per tanti motivi a protezione delle opere monumentali, dei reperti storici, a protezione dei cittadini perché comunque è un'area deteriorata anche nella sua costruzione in questo momento, e poi però evolvendo nel discorso ci perdiamo e cominciamo a creare quella confusione. E perché? Perché noi partiamo da un presupposto, che è necessario avere il coraggio di esercitare il governo del territorio; voi invece partite da un altro presupposto. E mi stupisco anche che questo intervento in parte lo abbia fatto simpaticamente Marguerettaz, perché è vero che io ero Sindaco ma lui era il mio Vicesindaco, quindi molte delle cose che ci dicevamo allora io me le ricordo…
Marguerettaz (fuori microfono) … peccati di gioventù!
La Torre (FA) Peccati di gioventù per entrambi probabilmente!
Allora noi partiamo da questo fatto fondamentale: che un governo del territorio richiede delle scelte. E l'obiettivo, che ci dobbiamo ben puntualizzare, è che la città di Aosta, perché andiamo ad intervenire sulla città di Aosta, è una città che sta ricercando un ruolo diverso da quello che noi gli abbiamo visto nel passato: dal ruolo post-industriale la città di Aosta sta cercando una dimensione turistica di promozione verso l'esterno. E quest'opera va in questo senso e non credo che possiamo attaccare un percorso che è perfettamente trasparente e corretto, a meno che mi si dica che non è trasparente; ma non mi sembra di aver sentito dire in quest'aula che il percorso non è stato trasparente, semmai è stato complicato, ma mai nessuno mi ha detto che non è stato trasparente. È stato fatto un concorso di idee, dal quale è derivato un progetto; da questo progetto si è proceduto attraverso varie fasi e si arriva adesso alla presentazione di una legge che promuove questo progetto e le fasi della sua realizzazione.
Perché se le cose si sono svolte in questo modo, oggi non dovrebbe esercitare questo nostro dovere e diritto di governo del territorio? Perché dovremmo lasciare ancora in quelle condizioni quell'area? Perché dovremmo non poter dare delle opportunità alla città di Aosta di rilanciarsi sotto un profilo turistico, di farlo in modo intelligente, di uscire da questa situazione, di cui ci prendiamo la responsabilità anche per i periodi in cui abbiamo avuto modo di amministrare; però avevamo anche pochi strumenti, poi è stata fatta la legge speciale per Aosta e gli strumenti sono aumentati, sono accadute altre cose, all'epoca era più difficile.
Ma noi vogliamo anche uscire da quello che è stato sempre uno dei grandi problemi della città di Aosta, quello dell'ordinaria amministrazione senza la possibilità di realizzare delle opere importanti. L'unica opera che forse è stata realizzata nella città di Aosta, sempre attraverso un intervento - anche lì discusso - della Regione, è stata la Biblioteca regionale. Quali altre opere hanno potuto caratterizzare la città di Aosta? Quali altre opere le hanno dato l'opportunità di competere o di presentarsi come una città turistica alle soglie del 2000? Nessuna!
Questa invece è un'opera che inverte la tendenza, è un'opera che ha il coraggio del governo del territorio e credo che volutamente il progettista abbia creato un'opera importante, proprio per caratterizzare un sito. Un sito che, se non fosse per gli importantissimi reperti storici che ci sono, sotto un profilo urbanistico non è un sito rilevante e un'opera di questo tipo va a caratterizzare in tal senso un'area della città.
Il vero problema che, proprio perché si vuole confondere le idee, non è stato sollevato è se quest'opera fosse completamente sganciata da una logica, se quest'opera non fosse inserita in una concertazione con la città di Aosta, ma così non è. Quest'opera è inserita in una concertazione con la città di Aosta ed è evidente che intorno a quest'opera, così come insieme con altre scelte che si stanno facendo nella città di Aosta, si andranno a creare tante situazioni come quella dei parcheggi, come quella delle vie di accesso, delle viabilità e di tutto quello che possono essere i servizi intorno a queste cose, che non saranno solo legate a quest'opera ma anche ad altre realtà, che andranno a potenziare le opportunità turistiche di Aosta che, non ci dimentichiamo, è il capoluogo della nostra regione.
Allora, in che cosa stiamo sbagliando? Perché l'intervento alla fine gettava tante perplessità. Ma in cosa stiamo sbagliando? Dovremmo praticare l'esercizio del rinvio? Dovremmo ripensare? Dovremmo ricostruire un altro percorso? Qual è la proposta? Perché gli interventi li posso anche accettare, sono legittimi, ma non ho colto nessun tipo di proposta. La proposta finale di Marguerettaz era di rinviare, di limitarsi alle perizie, agli studi, in sostanza di limitarsi nel fare. Noi invece affermiamo in modo molto chiaro, assumendoci la responsabilità, che vogliamo governare il territorio e lo vogliamo fare in una maniera chiara e precisa.
Lo facciamo con una legge che indica perfettamente qual è il percorso, che tiene conto dei fatti che hanno generato questo percorso e che apre una strada, perché questo progetto, secondo me, ha anche la caratteristica di essere una legge che per qualche verso è una apripista rispetto ad altre situazioni che si potranno creare, anche in altri luoghi della Valle. Secondo me è assolutamente un fatto positivo.
È evidente che poi sotto il profilo architettonico diventa un fatto soggettivo. Però noi non è che ci stiamo assumendo la decisione in proprio di dire che questo progetto è bello, c'era una commissione, sarà stata coerente, non sarà stata coerente, ma era legittimamente costituita e aveva tutti i titoli, i diritti e i doveri di esercitare il suo ruolo di commissione.
Ha fatto una scelta, ne prendiamo atto e siamo convinti che questo progetto, proprio per la sua importanza, sarà un progetto determinante per la città di Aosta. Quindi non solo lo vediamo come un fatto discutibile, ma lo vediamo come un fatto di rilancio, di proposta; se fa discutere, ben venga perché è proprio attraverso opere di questo tipo che si riapre anche un dibattito culturale, un confronto di idee. Poi è chiaro che si può legittimamente fare il gioco della maggioranza e della minoranza, questo mi sembra che rientri nel gioco delle parti.
Sono anche convinto che altri interverranno magari del luogo, e potranno fare riferimento alle aspettative di chi abita su quel territorio; ma in realtà tutto questo va in una direzione che è quella di promuovere realmente qualcosa, che porti dei vantaggi importanti, reali, concreti, di prospettiva, per la città di Aosta, e conseguentemente per la Regione.
Presidente La parola al Consigliere Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Non volevo intervenire, però l'intervento di La Torre, sperando che non abbia voluto anche lui buttare degli ami - ma non credo - mi induce a fare una riflessione. Ma prima faccio una battuta: mi sembra che in questa vicenda l'unica cosa trasparente è la lanterna, perché dire che questa è una vicenda trasparente, dopo che se ne discute da trent'anni, ricorsi, sospetti, eccetera, mi sembra che le cose trasparenti siano diverse!
Al di là della battuta, io credo che lei, Vicepresidente La Torre, ha colto un punto giusto, essenziale, che è quello della necessità di recuperare dal punto di vista urbanistico una zona importante, di dare una nuova immagine alla città di Aosta che, attraverso il recupero e la valorizzazione di questa zona sicuramente trarrebbe un beneficio enorme. Ma io dico non solo Aosta, dico tutta la Valle d'Aosta perché lì c'è un tesoro inestimabile. Se qualcuno non lo ha ancora fatto, lo invito ad andare a vedere, ci sono delle cose incredibili. Io ci sono andato nel 1993 per la prima volta, sono rimasto a bocca aperta; mai avrei immaginato che ci fossero dei resti di questo tipo, non tanto i resti immobili ma anche le steli che sono di una ricchezza storico-culturale inestimabile. Credo che una volta messo a disposizione questo tesoro, verrà la gente da tutto il mondo a vederla. Quindi è grave che si siano persi tutti questi anni, e c'è l'esigenza di intervenire!
Quello che però contestiamo in questa sede non è quest'esigenza, perché quest'esigenza è avvertita da tutti; noi contestiamo lo strumento, noi diciamo che questo progetto non è lo strumento adeguato per rispondere in maniera positiva a questa esigenza. È questo il punto! Siamo tutti d'accordo che questa cosa bisogna farla, anzi bisognava già farla 10-20 anni fa, forse oggi Aosta avrebbe meno problemi, però è lo strumento che è inadeguato per tutte le ragioni dette e che non starò a ripetere.
Quindi da parte di chi dissente non c'è un dissenso sulla necessità, ripeto, di valorizzare questo patrimonio; per questo mi è dispiaciuto - e lo voglio rimarcare - quando lei, consiglieri Rini, ha parlato di strumentalizzazione. Secondo me questa è una parola un po' abusata nel linguaggio politico, in genere si usa per screditare chi è di un'opinione diversa; macché strumentalizzazione! In questo caso ci sono come minimo due concezioni su un modo di recuperare e di valorizzare un'area, non c'è nessuna strumentalizzazione! Cosa ci si guadagna ad essere contro questo progetto? Niente. Quindi la strumentalizzazione che senso ha? È una parola usata spesso senza senso.
Oggi abbiamo presentato un ordine del giorno che non ritarda niente, non rinvia nulla! Con questa legge vengono finanziati 7 miliardi; noi proponiamo di utilizzare subito senza un giorno di rinvio questi 7 miliardi per fare i lavori che ho sentito dire si chiamano propedeutici, cioè quelli che sono indispensabili per fare poi qualsiasi struttura, la migliore o la peggiore. Quindi non perdiamo neanche un giorno e nel tempo occorrente per fare questi lavori propedeutici, chiediamo che il Consiglio faccia una riflessione, cioè che non si parta con un progetto già scelto, indiscusso, indiscutibile, ma che si faccia una riflessione per vedere se non ci sia una soluzione migliore per quell'area, perché la scelta che facciamo oggi è irreversibile.
Abbiamo aspettato trent'anni, iniziamo i lavori, non varrà la pena magari riflettere ancora sei mesi o un anno sul progetto generale? Io credo di sì ed è questo l'appello che mi sento di fare alla maggioranza. Non credo che la maggioranza debba in questo caso sentirsi sminuita, oppure ritenere una diminuzione della sua capacità e potere politico se decide di fare un passo indietro; per quanto mi riguarda, riterrei questo un atto di estremo coraggio da parte della Giunta, un atto che da parte mia sarebbe non solo strumentalizzato, ma sarebbe molto apprezzato, perché significherebbe dimostrare una grande sensibilità su un problema come questo.
Voglio chiudere ringraziando il Consigliere Marguerettaz, il quale oltre ad esporre questa vicenda in maniera chiara, ha parlato con del sentimento. E su una vicenda come questa credo che dobbiamo mettere un po' di sentimento, un po' di quell'amour pour le Pays, che non è solo uno slogan di un partito politico ma che deve, a mio avviso, caratterizzare la vita personale e l'impegno politico di tutti i consiglieri indipendentemente dal loro "Credo" politico. Credo che in queste vicende si debba mettere un po' di amour pour le Pays e vedere se questa è la soluzione migliore o se, come crediamo noi, questa non è la soluzione migliore. Oggi abbiamo ancora il tempo per fare un passo indietro; se oggi non facciamo un passo indietro, questa scelta diventerà irreversibile.
Presidente La parola al Consigliere Borre.
Borre (UV) Non ho la presunzione di fare il portavoce degli abitanti di Saint-Martin, però su questo tornerò dopo.
L'intervento di La Torre ha preceduto un po' il mio, perché io dico finalmente qualcosa che fa discutere, opinioni diverse, giuste da una parte e giuste dall'altra, la scarogna che oggi in maggioranza ci siamo noi con questa decisione; questo è un progetto del 1988, è un progetto che forse paragonato al Centre Pompidou, alla Tour Eiffel oppure alla Mole Antonelliana è qualcosa di estremamente piccolo, però è un progetto che fa discutere. Oggi il Centre Pompidou è un'opera estremamente apprezzata, anche se è stata contestata da tre quarti di Parigi, lo stesso dicasi per il resto. Il municipio di Aosta ha creato dibattito per diversi anni, se buttare giù o meno la chiesa; oggi abbiamo una piazza e un municipio di cui tutti siamo fieri. A fronte di questo progetto vi dico che a volte ho votato in quest'aula delle cose non pienamente convinto, ma perché mi erano state spiegate; forse non le capivo bene, ma le votavo perché facevo parte di una maggioranza. Questa oggi mi assumo la piena responsabilità di votarla, perché su dieci anni di discussione dieci anni ero presente.
È vero la cronistoria che tu hai fatto, Marguerettaz, me la sono riletta e tu hai avuto la capacità di ripetere le stesse cose che hai detto nelle commissioni congiunte, qualche virgola l'hai modificata, ma le hai ripetute con chiarezza e bene. Quella è una cronistoria che io avevo già invitato allora di dimenticare, perché il progetto era stato fatto, valutato da una regolare commissione, le tre commissioni - non due - riunite hanno fatto delle richieste all'Assessore e ai tecnici, gran parte di quelle richieste sono state recepite, il Comune di Aosta ha fatto le sue rimostranze, ha fatto le sue richieste che per gran parte sono state accolte, e la decisione della Commissione edilizia di rinviare è legata solo alla viabilità, ma è un fatto che riguarda un accordo di programma che deve essere vistato subito dopo. L'accordo di programma prevede la viabilità e i parcheggi, che sono già localizzati, lo sappiamo benissimo. Quindi stare lì, caro Rudi, a ritornare indietro, a dire di non fare niente per andare a rivedere il progetto, vuol dire perdere altri dieci anni. Forse, e qui torno a quello che ha detto la gente del quartiere di Saint-Martin, poca gente se vuoi perché in quell'assemblea che ha contestato più della metà dei presenti erano gli amanti dell'archeologia di Aosta che in gran forza sono venuti a Saint-Martin a contestare il progetto, e si contestava l'iter del progetto all'inizio.
Poiché la Consigliera Squarzino ha letto le opinioni e le riserve che aveva presentato Florio, vorrei ricordare che Florio aveva detto in quell'occasione che se si fosse modificata la luce fra i pilastri e si fosse data una parte di vivibilità, quindi di verde, alla copertura della piazza, l'avrebbe potuta accettare anche lui. Oggi Florio non c'è più e me ne dispiace veramente perché era un tecnico che aveva delle grandi capacità di creare il dialogo e il confronto.
Quindi oggi fermarci, tornare indietro per esaminare cosa? Su quale proposta dovremmo andare ad esaminare? Per non avere il coraggio invece di fare una scelta? Io dico che dobbiamo averla e io ho il coraggio di fare questa scelta!
Consigliera Squarzino, ne sarò responsabile, se sarò ancora vivo, mi auguro di sì, fra tre anni, tre anni e mezzo, e ne sarò responsabile perché sono convinto che questa è un'opera che andrà a trascinare una ricostruzione di quel quartiere di cui oggi si vede la desolazione non solo per quei due buchi, ma anche per l'urbanistica che è andata ad inserirsi in quel quartiere, perché al di là della chiesetta e della casa di fianco, il resto è un disastro urbanisticamente! Perché non è vero che ci sono casette a due piani, ci sono casette a sette piani, a quattro piani, a tre piani, c'è una pagoda - che è la parrocchia - che all'inizio è stata contestata tantissimo anche quella, e oggi sembra invece bene inserita all'interno del quartiere.
Quindi invito chi ha avuto la fortuna, come me, di seguire per tanti anni l'evolversi di questo progetto, di questa volontà di andare finalmente a ricoprire quell'area con una struttura che va a preservare i resti, perché da chi degli uffici ne è responsabile è stato detto tranquillamente che servirà a quello, e va a migliorare la situazione del quartiere, per cui invito tutti i colleghi che hanno seguito da allora questo iter a dare il loro assenso e chi non ha avuto la possibilità di seguire la vicenda dal 1988 però l'ha seguita in questi ultimi tempi, ad avere fiducia in quello che la Giunta e la maggioranza hanno proposto con questa delibera.
Presidente La parola al Consigliere Squarzino Secondina per il secondo intervento.
Squarzino (PVA-cU) Brevissima. Primo, vorrei ricordare al Consigliere Borre che ho qui sotto mano… ecco, ce l'ha anche lei… Florio dice in quell'incontro del 12 marzo: "Qui ci troviamo di fronte a delle sorprese, non sapevamo nulla, la pilastratura estesa su tutta l'area comporterà la realizzazione di scavi di fondazione, forse di palificazione, di getti di calcestruzzo, in diretto rapporto fisico con i reperti archeologici. Vi sono anzi dei sostegni verticali dei solai che sono previsti all'interno delle strutture archeologiche," e via dicendo.
Secondo, volevo dire sia a Borre che a La Torre - e indirettamente anche all'Assessore Lavoyer - che hanno ricordato come qui siamo di fronte a un progetto urbanistico che può avere la sua validità, che gli esempi che hanno fatto mi vanno benissimo, ma la differenza qui è sostanziale. Qui noi abbiamo il problema di fare qualcosa che ripari un terreno calpestato di 5000 anni fa, quindi il problema non sono le strutture esterne. Certo, a me preoccupa la lanterna, ma mi preoccupa di più la struttura d'insieme che non tiene conto del valore del suolo; questo è quello che va tutelato. Ripeto, non mi importa la bellezza o la bruttezza della struttura. Io non capisco niente di architettura, quindi può benissimo essere bellissimo quel progetto, non entro in merito a quello.
Il Vicepresidente La Torre diceva che un urbanista, ha fatto le sue scelte e che bisogna rispettarle; allora, io vorrei ricordare, sicuramente Borre lo ricorda, che quando in quest'aula l'architetto Valletti ha voluto spiegare l'idea ispiratrice del progetto, ha portato due esempi di idee di base: aveva immaginato che in questo territorio una volta ci fossero delle grandi foreste, allora ha disegnato una struttura con tante colonne, e dove sicuramente c'era la città di Cordelius ha innalzato a ricordo, questi grandi muraglioni. Al che gli esperti, dott. Mezzena e dott.ssa Mollo, hanno detto che la zona è sempre stata una zona secca, mai avuto alberi, solo arbusti e quindi non ha mai visto le foreste…
(proteste da parte dei banchi della maggioranza)
… dall'esame dei pollini, dall'esame stratigrafico risulta il tipo di vegetazione, quindi non è che uno se lo inventi! Secondo, lì non c'è mai stata una città fortezza, per cui quel muro era veramente fuori luogo. Tant'è vero che lo stesso Valletti dice qui: "È vero, sono incorso in un errore". Però attenzione, è molto grave che proprio l'idea di fondo di questo progetto urbanistico "splendido", l'idea di fondo cui accennava prima La Torre, sia proprio un "errore architettonico", non adatto a questo sito. Quindi l'idea di fondo del progetto è stata pensata in astratto, non tenendo conto della cosa principale che era la tutela, il rispetto, la difesa di un sito, e non parliamo di un monumento o di un muro, parliamo di terra, è terra quella.
I solchi arati sono terra, colorati in modo diverso, solchi di terra appena appena accennati tra terra più alta. Ripeto, non ci sono solo grandi pietre, ma i reperti sono fragili, per cui ci vuole un così grande rispetto ad avvicinarsi e la cosa più importante da chiedersi sarebbe stata: cosa consente a questa terra di 5000 anni fa di essere vista ancora fra 500 o 1000 anni ancora? Questa è la nostra responsabilità di fronte al futuro.
Presidente Se nessun altro Consigliere chiede la parola, dichiaro chiusa la discussione generale.
La parola all'Assessore all'istruzione e cultura, Pastoret.
Si dà atto che, dalle ore 21,38, riassume la presidenza il Presidente Louvin.
Pastoret (UV) Sono venuto in Consiglio oggi con questo progetto di legge, credendo di affrontare una legge sul finanziamento di un'opera; ho scoperto con sorpresa e anche con piacere che ci sono molti colleghi di Lavoyer presenti in quest'aula, esperti di architettura.
Vorrei ricordare in premessa che in questa città un po' di anni fa sono iniziati dei lavori importanti nella sede dell'attuale Biblioteca regionale. Il Consigliere Borre ha scomodato altre strutture più importanti, quella biblioteca è stata nell'occhio del ciclone di millanta contestazioni, oggi questa biblioteca non solo per quanto riguarda la nostra collettività ma a livello nazionale e internazionale è riconosciuta come un grande elemento di funzionalità, di pregio architettonico e di sapiente recupero dei resti romani che vi erano adiacenti.
In premessa, vorrei introdurre due cose riguardo all'ordine del giorno che è stato presentato, poi cercherò di dare risposta alle diverse e numerose richieste e osservazioni che sono state fatte, sperando di aver preso buona nota di tutto.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno, il Consigliere Curtaz dice, ricalcando la tesi che è stata introdotta da Marguerettaz, di essere d'accordo a fare i lavori propedeutici, dopo di che a fermarsi per individuare le nuove strutture…
(interruzione del Consigliere Curtaz, fuori microfono)
… per individuare nel frattempo le nuove strutture. Qui devo dire che ho molto apprezzato l'intervento risolutivo del Consigliere La Torre. Il resto è un modo di dire: ci fermiamo, facciamo le parti propedeutiche e poi stiamo fermi e iniziamo nuovamente a discutere se il progetto è bello, se ci piace, come è fatto e come dovrebbe essere fatto.
Ricordo - che ciò è già stato fatto, ma ci terrei a precisare alcune cose - che per quanto riguarda la parte progettuale oggi qui è stato introdotto un concetto strano in relazione a quelle che sono generalmente le procedure amministrative che si seguono. Infatti è stato bandito un concorso di idee pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 maggio 1988.
Questo concorso di idee aveva come presupposto l'approvazione di una commissione che si è riunita per valutare; una commissione che non si è riunita una volta dicendo prendiamo questo piuttosto che quell'altro, ma che si è riunita più volte dal dicembre 1988 al giugno 1989.
A seguito di tale decisione, ed io poi capisco che nelle commissioni vi siano opinioni diverse, succede nelle commissioni consiliari, succede in tante commissioni, anche in quelle della bocciofila, che non ci sia sempre unanimità, ma in seguito a tale decisione veniva proclamato il vincitore di detto concorso con delibera di Giunta n. 10121/89.
Ci sono stati i ricorsi, ricordati precedentemente, sia al TAR che al Consiglio di Stato, entrambi i ricorsi sono stati respinti. Successivamente l'Amministrazione regionale ha provveduto - come è stato ricordato, seppure in modo parziale, dal Consigliere Marguerettaz - il 27 settembre 1991 ad affidare l'incarico; ho qui la delibera n. 8931 che ha in oggetto "Incarico agli architetti Vittorio Francesco Valletti, Silvio Curti, ing. Giulio Vallacqua, per la realizzazione del progetto di un parco archeologico nell'area megalitica di Saint-Martin de Corléans". È il parco archeologico al quale si è riferito il Consigliere Frassy e che già così veniva denominato quando fu bandito il concorso di idee, quindi non è stata una invenzione dell'ultimo momento.
Per quanto riguarda la delibera citata dal Consigliere Marguerettaz, quella famigerata del 1993, ne ho qui copia per una pura combinazione perché non potevo pensare che la discussione ci portasse così lontano. È una delibera del 15 marzo 1996, n. 1149, assunta dalla Giunta, presieduta dall'Assessore Louvin perché era assente il Presidente, che ha in oggetto: "Proroga (non incarico) del termine per l'ultimazione dell'incarico professionale"; quindi questo famoso pasticciaccio secondo…
(interruzione del Consigliere Marguerettaz, fuori microfono)
… questo famoso pasticciaccio che avrebbe affidato l'incarico all'architetto Valletti non risponde al vero, è stata semplicemente una proroga.
Per quanto riguarda poi gli apprezzamenti che sono stati fatti riguardo al quartiere, alla gente che è andata a visitare la mostra, come è successo qui, molti hanno espresso i loro pareri. Io credo che tra gli altri il Consigliere Borre possa essere migliore testimone di me del fatto che questo progetto è stato presentato alla collettività di Saint-Martin, se n'è discusso a diverse riprese e forse oggi non saremmo qui a discutere di questa proposta di legge, se vi fosse quest'opposizione e questa considerazione ignominiosa di questo progetto, se le cose non fossero accettate dalla popolazione.
È stato poi sollevato il problema dei parcheggi, così come è stato sollevato il problema del piano di viabilità. Ricordo, perché forse è sfuggito o forse non era risaputo, però credo che in Comune di Aosta se ne sia discusso diverse volte, che per quanto riguarda il piano di viabilità e la zona dei parcheggi, questa è stata discussa e concordata più volte con il Comune di Aosta. Infatti, in recenti riunioni che peraltro ho avuto la fortuna di avere con gli amministratori del Comune di Aosta, è stato chiesto se si erano individuati i parcheggi dove loro avevano ritenuto opportuno che fossero individuati, ed esattamente nella famosa area "Rassat" e per la parte più piccola, legata alle modificazioni del traffico, nell'ex bocciodromo Notre Vallée. Ricordo anche che per quanto riguarda il piano di viabilità, sono parole degli amministratori…
(interruzione del Consigliere Marguerettaz, fuori microfono)
… difatti, Consigliere Marguerettaz, sto arrivando a questa cosa: quella zona di parcheggio è stata prevista proprio per fermare i pullman, per far scendere la gente, per introdurla all'area, e poi per parcheggiare i pullman nell'area rasa in attesa di raccogliere i visitatori che effettuano il giro dell'area megalitica.
Per quanto riguarda il piano di viabilità, anche questo è stato concordato e previsto nelle soluzioni progettuali con un piano di traffico che inserisce anche dei sensi unici, dei divieti di accesso, e un piano di circolazione che è stato condiviso dal Comune di Aosta.
Per quanto riguarda i rapporti con il Comune di Aosta, è stata prima introdotta una richiesta citando gli eventuali pareri della Commissione edilizia. La lettura attenta che è stata fatta delle delibere forse non ha considerato il contenuto della delibera n. 2713 del 10 agosto 1998, con la quale si approva il progetto dell'area.
In tale delibera viene tra l'altro detto - e qui rispondo alla richiesta fatta dal Consigliere Frassy - che si deve conseguire l'intesa con il Comune di Aosta, ai sensi dell'articolo 7 della legge n. 44/94, previa verifica da effettuarsi dal medesimo circa la sussistenza per i presupposti del rilascio della concessione edilizia, fatti salvi gli aspetti urbanistici, parcheggi, servizi urbani, eccetera, oggetto di deroga, e giungere di conseguenza all'emanazione del decreto del Presidente della Giunta regionale, che equivale a variante del piano regolatore generale comunale, nonché a dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza e indifferibilità dell'opera. E questa è una cosa che però nulla ha a che vedere con il parere che la Commissione edilizia deve dare, perché il decreto del Presidente della Giunta determinerà, a servizio dell'area, le zone di parcheggio individuandole coma variante al piano regolatore, sulla base dell'accordo che verrà fatto con il Comune di Aosta e dell'intesa ai sensi della legge che ho citato prima; la commissione edilizia per la sua parte di competenza farà quanto nel deliberato è detto, ovvero rilascio della concessione stessa secondo le modalità delle norme di attuazione del regolamento edilizio del piano regolatore e le norme in vigore. Cosa questa che può fare solo la Commissione edilizia, esprimendo il suo parere.
Per avanzare poi ancora, scusi, Consigliera Squarzino, ma non ho ben capito qual è il senso che c'è stato nel dire che il progetto non è più lo stesso, perché prima ci si dice che è stato presentato un progetto, che tre commissioni consiliari riunite hanno richiesto di modificare questo progetto sulla base di queste richieste, cosa che è stata fatta…
(interruzione della Consigliera Squarzino, fuori microfono)
… posso terminare? Qui ci sono diversi consiglieri che hanno partecipato ai lavori di queste commissioni e vedo che i pareri non sono unanimi. Devo dire che forse è vero che non tutte le richieste sono state prese in considerazione rispetto a quanto le commissioni avevano richiesto, cosa che peraltro lo stesso Consigliere Rini ha sottolineato nella sua relazione introduttiva.
Devo aggiungere che in sede di commissione consiliare, quando io ero presente, lei fece una richiesta relativamente alle altre eventuali modifiche che fossero fatte riguardanti le richieste avanzate dal Consigliere Florio rispetto al posizionamento dei pali. Lei le ha citate precedentemente. Mi corre il dovere di sottolineare che in quella sede l'architetto De Gattis, che per nome e per conto della Sovrintendenza segue il progetto, le ha detto che la luce complessiva della struttura era stata portata da circa 48 metri a circa 70 metri con lo spostamento di questi pali. Mi dispiaccio di non aver portato con me il progetto perché, ripeto, non pensavo di dover affrontare argomenti tecnici di così ampia portata di fronte ad atti snocciolati con così tanta memoria, da parte soprattutto della Consigliera Squarzino.
Ricordo peraltro che è vero che questo progetto non è più lo stesso: un progetto ha vinto il concorso di idee, è stato fatto, è stato presentato all'Amministrazione, le commissioni hanno espresso dei pareri chiedendo delle modifiche, una parte delle quali per stessa ammissione della Consigliera Squarzino sono state apportate, mentre una parte di modifiche sono state richieste dai nostri stessi uffici. E qui sottolineo qualcosa che ho già detto precedentemente: che su quest'opera, come su tante altre, credo che si debba tenere conto della separazione che ci deve essere, non solo perché lo ritengo io e lo ritiene la Giunta, ma perché questo sta nelle leggi e nelle procedure attuali, fra le competenze politiche e le competenze amministrative. Per quanto riguarda le competenze amministrative, giustamente sono stati prima citati la dott.ssa Mollo, Mezzena, l'architetto De Gattis, eccetera, questi hanno fatto le loro puntuali osservazioni ed era loro dovere farle nei confronti dei progettisti e sarebbe grave se questi non avessero tenuto conto di quelle che erano dal punto di vista amministrativo e funzionale le esigenze dell'Amministrazione.
Per quanto riguarda invece le competenze politiche, Consigliera Squarzino, queste sono state esercitate nel momento del bando, nel momento dell'approvazione e dell'affidamento degli incarichi. Oggi questo Consiglio è chiamato di nuovo ad esprimere su queste una competenza di tipo politico, che è quella di votare oppure no una legge e di dare quindi l'assenso all'inizio e alla prosecuzione di questi lavori. Quindi io rispetto il fatto che lei abbia grande desiderio di esprimersi anche dal punto di vista architettonico e strutturale per quanto riguarda questo progetto, e forse altri che avremo modo di portare in Consiglio, però ci sono dei lavori che vanno fatti dai tecnici a ciò deputati. Io non mi cimento dal punto di vista della valutazione degli elaborati progettuali, mi chiedo però quando diamo degli incarichi a dei tecnici perché lo facciamo, potremmo evitarlo e fare le cose fra di noi.
Dico ancora un'ultima cosa…
(interruzione della Consigliera Squarzino, fuori microfono)
… no, io non insulto nessuno, il Presidente del Consiglio mi richiamerà se riterrà che abbia usato dei termini…
(interruzione del Consigliere Curtaz, fuori microfono)
… chiedo scusa al Consigliere Curtaz, del quale apprezzo sempre la calma, la tranquillità e la correttezza, non mi sembra di aver mancato di rispetto a nessuno. Non sto negando a nessuno la possibilità di dare dei giudizi; esprimo i miei giudizi che non coincidono con altri. Come Curtaz ha fatto prima rilevare, non tutti la pensiamo allo stesso modo ed è legittimo non pensarla allo stesso modo, fino a prova contraria.
Voglio citare un ultimo aspetto rispetto al discorso che è stato fatto sul calpestio. Credo, e non ero il solo presente in commissione, che l'architetto De Gattis bene abbia spiegato dicendo che l'accesso a quella zona non sarà consentito, perché avverrà per il tramite di questa famosa passerella aerea, proprio perché quella zona di calpestio non deve essere frequentata dal pubblico.
Credo di aver superato i tempi che mi sono concessi per la replica, dico solo per quanto riguarda l'ordine del giorno che è stato presentato, sulla base delle considerazioni che ho fatto in apertura, che per quanto riguarda la Giunta e la maggioranza noi non voteremo questo ordine del giorno.
Président La parole au Conseiller Marguerettaz pour déclaration d'intention sur l'ordre du jour.
Marguerettaz (Aut) Riprenderò poi nella dichiarazione di voto sul disegno di legge, ma una cosa ci tengo a dirla prima che si voti l'ordine del giorno. Qualcuno ci ha accusato di fare il gioco delle tre carte, di confondere le idee, dirò dopo perché invece la mia sensazione è stata decisamente opposta.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno mi fermo a fare chiarezza sul suo significato. Qualcuno ha detto, facendo appunto il gioco delle tre carte, che l'opposizione attraverso l'ordine del giorno, attraverso gli emendamenti successivi presentati alla legge, intende bloccare. E questo è fare il gioco delle tre carte.
L'ordine del giorno chiede semplicemente che si proceda da domani mattina con le procedure dell'appalto per i lavori cosiddetti "preliminari" o "propedeutici" che dir si voglia, e io sfido - uso una parola forte - l'Assessore così preoccupato che da qui a un anno abbiamo finito i lavori preliminari e se non c'è un progetto dobbiamo interrompere, io tornerò qui, Assessore, fra sei mesi - qual è la scadenza che è data dall'ordine del giorno - e lei mi dirà se i lavori preliminari sono stati finiti.
Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Non ho sentito dall'Assessore nessun riferimento rispetto ai contenuti dell'ordine del giorno, per esempio vorrei chiedere cosa pensa rispetto all'articolo 6 della legge regionale n. 56/83 che, come l'Assessore ben sa, ammette nelle aree di interesse archeologico solamente l'esecuzione di opere dirette a proteggere e a rendere accessibili al pubblico i reperti archeologici che devono essere conservati in sito.
Dalla descrizione anche sommaria che ne ha dato sia l'architetto De Gattis in commissione, sia il relatore oggi, non mi sembra che questo progetto risponda a quanto richiesto dall'articolo 6 della legge regionale n. 56/83. Vorrei sapere dall'Assessore cosa pensa al riguardo, perché è una legge regionale che va rispettata.
Président Nous avons déjà fermé la discussion générale, nous sommes en déclaration d'intention sur l'ordre du jour. Est-ce que vous avez terminé votre intervention?
Squarzino (PVA-cU) Riproporrò la domanda nel momento in cui discuteremo il disegno di legge. Faccio dichiarazione di voto a favore.
Président Je soumets au vote l'ordre du jour présenté par les collègues conseillers de l'opposition:
Conseillers présents: 32
Votants: 11
Pour: 9
Contre: 2
Abstentions: 21 (Agnesod, Bionaz, Borre, Cottino, Cuc, Ferraris, Fiou, La Torre, Lavoyer, Louvin, Martin, Nicco, Ottoz, Pastoret, Perrin, Perron, Piccolo, Praduroux, Vallet, Vicquéry, Viérin D.)
Le Conseil n'approuve pas.
Nous passons à l'examen des différents articles du projet de loi, en partant par l'article 1er.
La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Ripropongo a questo punto la domanda fatta prima, cioè chiedo all'Assessore che rapporto c'è fra quanto dice l'articolo 6 della legge regionale n. 56 rispetto a questo problema. Se ha bisogno del testo, glielo do. In questo articolo si dice che "nelle aree archeologiche individuate è ammessa solamente l'esecuzione di opere dirette a proteggere e rendere accessibili al pubblico i reperti archeologici, che debbono essere conservati in sito".
Chiedo se il ristorante, i bar, i vari negozi fanno parte delle opere dirette a proteggere e a rendere accessibili al pubblico i reperti.
Président La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI) Penso che questo articolo 1 sia quanto meno incompleto, perché sarebbe stato opportuno, anche se può essere cosa nota, che l'articolo 1 prevedesse quanto meno un allegato, Assessore, nel senso che sappiamo che ci sono degli scavi che non sono ancora andati a completamento nella zona della chiesa vecchia, sarebbe comunque opportuno capire effettivamente quali sono i perimetri del cosiddetto "istituendo parco archeologico".
Perciò sicuramente quando viene istituito un qualcosa che ha riferimento al territorio, o ne vengono date le coordinate precise, in modo tale che possa essere ben definito e delimitato, altrimenti viene allegata una piantina. Un'indicazione così sui generis, basata su quella che è la conoscenza approssimativa, non è indice di un articolato definito e condivisibile.
Président La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Pastoret.
Pastoret (UV) Per quanto riguarda la richiesta della Consigliera Squarzino relativamente alla legge n. 56/83, questa legge che è indicata nelle finalità all'articolo 1 dalla proposta di legge regionale, è indicata anche nella delibera di approvazione del progetto, delibera di approvazione del progetto che ha potuto avvenire solo sulla base del parere espresso dai servizi competenti e in particolare la sovrintendenza dell'antichità e belle arti, nella persona dei suoi diretti responsabili, che esprimono un parere che viene richiesto ovviamente per quanto riguarda la legittimità della delibera.
Colgo anche l'occasione per rispondere alla richiesta del Consigliere Frassy in merito al perimetro determinato dal parco archeologico. Devo dire che trovo un po' strana la richiesta, prima si parlava della legge e abbiamo fatto una discussione di carattere generale per due ore sul progetto, ora noi approviamo questa legge che prevede un intervento sulla base di quello che è determinato dal progetto per quanto riguarda le aree di recinzione e di salvaguardia.
Président Je soumets au vote l'article 1er:
Conseillers présents: 31
Votants: 27
Pour: 22
Contre: 5
Abstentions: 4 (Collé, Comé, Lanièce, Marguerettaz)
Le Conseil approuve.
A l'article 2 nous avons un amendement présenté par les Conseillers Squarzino Secondina, Marguerettaz e Frassy, dont je donne la lecture:
Emendamento Eliminare all'articolo 2, comma 1, le lettere a), f), g), h).
La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Con questo emendamento si intende definire quali sono le opere urgenti che vanno realizzate, fra l'altro sono le stesse opere che l'architetto De Gattis ha elencato in commissione. Quindi sono necessari gli espropri, la protezione preventiva dei reperti, le indagini geognostiche e geotecniche, i rifacimenti di un tratto del canale Mère de Rives, che sono le cose più immediate. La nostra richiesta è di dire: finanziamo queste opere urgenti e immediate e le altre vengono poi finanziate nel momento in cui si ridefinisce il progetto. E credo che ridefinire il progetto può essere interessante perché è vero che io non sono un'esperta, però sono una persona che come tante altre è in grado di leggere le cose e di capirle, e volevo far notare all'Assessore Pastoret che una cosa è la luce che c'è, una cosa diversa è la distanza fra questi pilastri, sono piantati nel suolo, e i reperti.
E ancora, quando mi preoccupavo del suolo che non va calpestato, non pensavo ai visitatori, ma pensavo proprio a questi pilastri che rovinano il suolo, come i pilastri che sono nella villa romana.
Solo questo e nient'altro, Assessore.
Président La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Pastoret.
Pastoret (UV) Per dire che l'emendamento che è presentato ricalca quello che era l'ordine del giorno da un lato, mentre dall'altro viene la conferma dalla stessa Consigliera Squarzino che verrebbero eliminate con la lettera a) anche le progettazioni, quindi si andrebbe verso un rinvio, cosa che non condividiamo, per cui ci asterremo su questo emendamento.
Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina pour déclaration d'intention.
Squarzino (PVA-cU) Se togliessimo la lettera a)…
Président … mais pas pour poser des questions, pour la déclaration d'intention uniquement…
Squarzino (PVA-cU) … la Giunta lo voterebbe? No. Allora è pretestuosa quest'osservazione. Ne prendo atto, Assessore.
Président Je soumets au vote l'amendement à l'article 2:
Conseillers présents: 32
Votants: 10
Pour: 9
Contre: 1
Abstentions: 22 (Agnesod, Bionaz, Borre, Cottino, Cuc, Ferraris, Fiou, La Torre, Lavoyer, Louvin, Martin, Nicco, Ottoz, Pastoret, Perrin, Perron, Piccolo, Praduroux, Rini, Vallet, Vicquéry, Viérin D.)
Le Conseil n'approuve pas.
Je soumets au vote l'article 2:
Conseillers présents et votants: 32
Pour: 23
Contre: 9
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l'article 3:
Conseillers présents: 32
Votants: 28
Pour: 23
Contre: 5
Abstentions: 4 (Collé, Comé, Lanièce, Marguerettaz)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l'article 4:
Conseillers présents: 32
Votants: 28
Pour: 23
Contre: 5
Abstentions: 4 (Collé, Comé, Lanièce, Marguerettaz)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l'article 5:
Conseillers présents: 32
Votants: 28
Pour: 23
Contre: 5
Abstentions: 4 (Collé, Comé, Lanièce, Marguerettaz)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l'article 6:
Conseillers présents: 32
Votants: 28
Pour: 23
Contre: 5
Abstentions: 4 (Collé, Comé, Lanièce, Marguerettaz)
Le Conseil approuve.
La parole au Conseiller Marguerettaz pour déclaration d'intention sur l'ensemble du projet de loi.
Marguerettaz (Aut) L'astensione che ha caratterizzato la nostra votazione, che caratterizzerà la nostra votazione sul disegno di legge, sta ad indicare la perfetta coscienza che abbiamo come gruppo degli Autonomisti della necessità di andare ad intervenire su quell'area. Non condividiamo questo progetto, ma condividiamo che questa sia una cosa da farsi e che questa sia un'assunzione di responsabilità come qualche componente della maggioranza ha poc'anzi detto.
Quello che non condividiamo, come ho avuto modo di accennare in merito alla dichiarazione di voto sull'ordine del giorno, è che si cerchi di confondere le idee.
Mi sembra dunque opportuno ridire alcune cose che mi hanno fatto particolarmente male, perché non hanno corrisposto alla verità dei fatti. Comincio con il dire all'Assessore Pastoret che di esperti in architettura lungo tutta la strada di questo progetto ce n'è stato solo uno, che tra l'altro credo fosse esperto anche in altre cose, non solo in architettura, e questo è l'architetto Valletti. Gli altri esperti in architettura, a cominciare da quella famigerata commissione, non hanno avuto voce in capitolo, perché il più grosso esperto, l'unico che qualificava quella commissione, ha detto come il sottoscritto che di architettura non capisce niente che quel progetto era orrendo.
Seconda osservazione. È stato tirato in ballo il collega Florio e siccome ho un rapporto con lui che ormai si trascina da anni e non mi piace che il medesimo non possa difendersi, soprattutto quando gli vengono attribuite frasi da lui non dette, le dico io. A differenza di quanto sostenuto dal collega Borre, Florio non ha mai detto che con le ultime varianti apportate quel progetto poteva andare bene. Nell'ultima riunione della commissione alla quale ha partecipato l'ex collega Florio ha detto in tre righe: "Non mi interessa il nome del progettista, purché si raggiungano gli obiettivi che ho citato: soppressione della lanterna e per quanto mi riguarda anche l'eliminazione della strada".
Di tutto questo progetto, come ho già avuto modo di dire, sono state fatte delle migliorie; come vedete non sto cercando né di strumentalizzare né di giocare, per questo mi dà fastidio quando invece la controparte gioca questo ruolo. Sono state fatte delle migliorie soprattutto nella parte sotterranea; la mostruosità che ancora caratterizza questo progetto, se vogliamo dircela tutta, è questa lanterna, che è quella che ha scioccato la popolazione di Saint-Martin, la quale è formata nel 99,9 percento da persone che non sono architetti, Assessore Pastoret. Quella è gente che vive in quel quartiere e che ha partecipato non solo a quella riunione a cui faceva riferimento Borre, che era un dibattito pubblico organizzato da un'associazione di archeologia dove giustamente c'erano anche amanti di questa materia, ma ad una precedente - alla quale io ero presente e non sono intervenuto, ero lì come osservatore - che si è conclusa con la quasi fuga dell'architetto Valletti di fronte alla popolazione di Saint-Martin. Non sono architetti, Assessore, cosa vuole!
Quando ho fatto un rimprovero a questa maggioranza, non ho mica fatto un rimprovero nel senso di dire che avete fatto quella proroga; se vuole, Assessore, al prossimo Consiglio, visto che lei ha portato una delibera inerente questo progetto, gliene porto dieci volte tanto, forse anche cento volte tanto, di delibere di incarichi affidati a professionisti ai quali progetti non si è data esecuzione. Oppure le porto anche un certo numero di delibere di incarichi affidati a professionisti, regolarmente pagati, incarichi ai quali non si è data esecuzione e si è affidato un altro incarico a un terzo professionista. Gliene porto un pacco così e lei sa che ce ne sono tante nei cassetti dell'Amministrazione.
Cosa rimprovero allora all'Amministrazione? Di non avere avuto questo coraggio. Nei cinque anni che sono trascorsi ci si è incaponiti su quel progetto, lo si è fatto fare, disfare, rifare, limare, ma non si è avuto il coraggio politico nel corso di quei 5 anni che si sono persi, questi sì, di dire: riaffrontiamo la questione. Oggi una delle motivazioni più forti che ho sentito venire dalle forze di maggioranza è stata che, avendo trent'anni alle spalle dallo scavo, dieci anni dal concorso di idee, non possiamo più permetterci di perderci sei mesi di tempo. Questa è la motivazione più forte che è venuta dalla maggioranza e a me sembra debolissima.
In sintesi voglio solo lasciarvi un'immagine, che è l'unica, al di là di tante cose che sono state dette. Sgrassiamo tutto il discorso, svestiamolo di tutte le polemiche più o meno intelligenti che sono state fatte, rimane una cosa che è quella che motiva l'astensione degli Autonomisti su questo disegno di legge. Invito ognuno di voi a guardare davanti a voi, immaginatevi quello che vedete alto il doppio, lungo 80 metri, prendete qualsiasi persona, voi che vi apprestate a votare questa legge, la porterete un domani che quest'opera sarà realizzata davanti a questa struttura e le direte: "Papà - se magari è vostro figlio - ha approvato questo perché non era un architetto".
Président La parole au Conseiller Lattanzi.
Lattanzi (FI) Ho ascoltato con attenzione questo dibattito e non sono intervenuto, ho lasciato parlare a nome di Forza Italia il Consigliere Frassy, pur essendo io nato in quel quartiere, cresciuto, avendo fatto lì le elementari, le medie, avendo lì vissuto trent'anni ed essendo particolarmente legato a quel quartiere, perché ho voluto capire fin da quando ero in Consiglio comunale la qualità di quel lavoro e di quel progetto, senza cercare di essere chiuso preventivamente alle proposizioni che potevano venire da chiunque governasse in quel momento.
Ancora qualche settimana fa sono andato a piedi sotto i palloni a capire di cosa stavamo parlando, per la millesima volta ho maledetto i trent'anni che si sono persi, credo quasi come quotidianamente fanno tutti i cittadini - Borre mi capisce - di quel quartiere che passano tutti i giorni su quella zona e che aspettano da trent'anni delle risposte.
Io credo che non si possa esprimere meglio di quanto ha fatto Marguerettaz il sentimento, neanch'io che sono cresciuto in quel quartiere saprei fare altrettanto, quindi non aggiungerò nulla alle motivazioni che ha dato Rudi. Però proprio per la forza di quelle motivazioni, mi dispiace che gli Autonomisti non abbiano avuto la forza di dire no, come invece stiamo facendo noi di Forza Italia, assumendoci - e qui do ragione a La Torre - la responsabilità del vostro sì e del nostro no, perché in quel quartiere io ci dovrò ancora tornare a vivere domani mattina, dovrò incontrare gli amici che mi diranno: Ah, avete approvato il progetto? - Sì, io ho detto no. E quando sarà costruito, forse capirai il perché.
Non scendo nella parte tecnica perché non sono un tecnico, e qui do ragione a Pastoret che sì i rilievi tecnici si possono fare, però la sede del Consiglio diventa molto dispersiva per fare i rilievi tecnici. Però ho capito l'intervento di Squarzino, perché è stato un intervento d'amore, per cercare di salvaguardare quello che rimarrà per i prossimi cento anni.
Ognuno ha le sue idee, si possono anche deridere le idee degli altri, però c'era del sentimento legato - ed era l'invito di Curtaz - alla passione con la quale uno vede una cosa piuttosto che un'altra. Credo che con la stessa onestà intellettuale ci sia la maggioranza che dica, con lo stesso sentimento forte - e credo che Fedele lo abbia in qualche maniera espresso - di essere convinta di questo progetto. Alla fine qui chi avrà ragione sarà molto difficile determinarlo. Avrete ragione se fra cinquant'anni quando si passerà di lì quello sarà il contesto nel quale la gente vivrà e ci vivrà bene, se il Pompidou sarà stato un riferimento azzeccato, oppure avremo sbagliato se quel riferimento non si potrà fare, perché magari saremo a discutere di una "cattedrale nel deserto" piuttosto che di un nuovo obbrobrio o di tutto quello di cui si è parlato.
Una cosa è certa e lì ha ragione Curtaz: questa è una decisione irreversibile con una colata di cemento veramente molto pesante. Io che sono di quel quartiere quell'immagine che Rudi riferiva passando ce l'ho quasi tutti i giorni: 80 metri per 12 metri, il doppio di questo per 80 metri. È tanto, è tantissimo per pensare a quello che noi chiedevamo e tu, Fedele, lo sai cosa chiedevamo noi del quartiere di Saint-Martin. Chiedevamo che fosse risistemata quella zona, resa accessibile e creato anche un punto di riferimento culturale, turistico e commerciale, ma mai più ci saremmo immaginati di poter avere il Pompidou a Saint-Martin de Corléans. Io non so se sarà un Pompidou, so che non me la sento di dire sì a questo progetto, perché lo vedo veramente pesantissimo!
Anche in comune avevo già espresso il mio parere contrario, credo che le indicazioni della minoranza oggi fossero state le più sensate e le più costruttive da quando è iniziato il dibattito, perché non ho sentito demagogie né populismo; c'era proprio il sentimento delle varie parti che si confrontavano su questo argomento.
Credo che ognuno si debba assumere le proprie responsabilità, voi vi assumete la vostra, e qui forse una piccola critica agli Autonomisti: con tutto il sentimento che ci avevano messo, forse l'espressione dell'assumersi la responsabilità di dire no a questo progetto poteva esserci. Certo noi chiedevamo una cosa sola: andiamo avanti con i lavori, questo lo avevamo detto tutti, prendiamoci un anno di tempo mentre facciamo i preliminari per rivedere se è possibile ridurre l'impatto ambientale. Voi avete detto di no, noi ne prendiamo atto e voteremo contro questa legge, assumendocene la responsabilità!
Président La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Una parola sola, Presidente, per esprimere oltre che il voto contrario solo un sentimento di amarezza che credo alla fine di questa discussione sia l'unico sentimento che ci rimane. Amarezza per un progetto che noi riteniamo, speriamo a torto, completamente sbagliato; amarezza perché le nostre proposte non sono state non solo votate, che può essere anche normale, ma che oggi non sono state capite! Già altre volte, magari su delle questioni istituzionali, c'è stata quest'insensibilità che personalmente ho sempre denunciato, ma erano cose più formali.
Oggi su questa cosa almeno da parte mia c'era un atteggiamento più sentimentale, più di pancia che di testa, e l'aver ricevuto delle risposte un po' di testa, un po' troppo razionali, un po' troppo amministrative su un tema di questo genere ha prodotto in me e credo anche nella mia collega un sentimento di amarezza, che voglio rappresentare.
Président Je soumets au vote le projet de loi dans son ensemble:
Conseillers présents: 33
Votants: 28
Pour: 23
Contre: 5
Abstentions: 5 (Collé, Comé, Lanièce, Marguerettaz, Viérin M.)
Le Conseil approuve.
Le Conseil sera convoqué pour les jours 25 et 26 novembre prochain.
La séance est levée.
