Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 226 du 11 novembre 1998 - Resoconto

SÉANCE DU 12 NOVEMBRE 1998 (APRÈS-MIDI)

OGGETTO N. 226/XI Ritiro della mozione: "Iniziative per tutelare i diritti di dipendenti regionali in quiescenza a seguito della riduzione del trattamento pensionistico da parte del Ministero del Tesoro".

Mozione Visto l'esposto degli ex-dipendenti regionali in data 14 ottobre 1998;

Preso atto del decreto legge 19 settembre 1992 n. 384, convertito in legge 14 novembre 1992, n. 438;

Constatata la violazione dell'art. 2 dello Statuto Speciale della Valle d'Aosta, nonché della legge regionale 11 aprile 1992, n. 42;

Preso atto che la Regione Valle d'Aosta non si è mai opposta alla grave violazione del proprio Statuto speciale da parte dello Stato;

Visto il danno subito dagli ex-dipendenti in pensione;

Il Consiglio Regionale

Impegna

la Giunta Regionale:

1) ad assumere tutte le iniziative che si rendono necessarie onde riparare al danno subito dagli ex-dipendenti a seguito della pesante riduzione del trattamento pensionistico da parte del Ministero del Tesoro;

2) di farsi carico, in alternativa, degli oneri derivanti dall'arbitraria applicazione del "decreto legge Amato" sopra richiamato;

3) di interessare i Parlamentari valdostani al fine di promuovere a livello di Governo Centrale e del Parlamento le iniziative legislative necessarie per ottenere il rispetto delle particolarità e specificità della nostra Regione, nonché il rispetto della potestà e competenza in materia di personale.

F.to: Beneforti - Curtaz - Squarzino Secondina - Lanièce - Marguerettaz

Président La parole au Conseiller Beneforti.

Beneforti (PVA-cU) Faccio quest'illustrazione anche a nome degli altri firmatari che successivamente interverranno per chiarire meglio di quanto non farò io questa mozione e i motivi che l'hanno inspirata.

Sono certo che avrete letto l'esposto presentato dai diretti interessati che la Presidenza del Consiglio ha fatto pervenire a tutti i consiglieri per cui ritengo che la mozione non necessiti di una lunga illustrazione e relazione da parte mia.

Mi limiterò a riprendere gli aspetti più salienti che possono meglio motivare la presentazione della mozione stessa.

Innanzitutto occorre tenere presente che 150 nostri ex dipendenti stanno per avere o hanno già avuto pesanti riduzioni del loro trattamento pensionistico da parte del Ministero del tesoro; ciò ha creato e crea un danno non indifferente nei confronti dei pensionati in questione. Si tratta infatti di restituire ingiustamente, a nostro parere ingiustamente, decine di milioni. E ciò anche per la noncuranza del problema da parte della Giunta regionale in carica almeno in quel tempo..., caro Presidente, poi nel prosieguo motivo la noncuranza della Giunta regionale…

(interruzione del Presidente Viérin, fuori microfono)

… mi riferisco alla Giunta del 1992…

Presidente … non è la stessa, Consigliere Beneforti.

Beneforti (PVA-cU) Di Giunte nel 1992 ce ne sono state due, bisogna vedere quale; hai capito, ce ne sono state due nel 1992 di Giunte: fino a giugno ce n'era una, dopo giugno ce n'era un'altra. È inutile cercare sempre di dare la colpa a quelli che c'erano prima. Io ho parlato di Giunta in carica in quel momento.

L'accordo contrattuale per il triennio 1991-1993 del personale regionale, approvato con la legge regionale 19 agosto 1992 n. 42 - era la Giunta successiva - fu applicato a tutti i dipendenti regionali con i relativi versamenti contributivi agli effetti pensionistici.

Successivamente, e precisamente con il decreto legge 19 settembre 1992, n. 4384, il famoso decreto "Amato", convertito in legge dello Stato il 14 novembre 1992, n. 4438, per tutto il comparto del pubblico impiego fu previsto il blocco della retroattività fino al 31 dicembre 1993.

Questo comportava l'applicazione del nostro contratto 1991-1993 a decorrere dal 1° gennaio 1994 per cui ai pensionati la liquidazione della pensione è stata calcolata nuovamente in base al contratto precedente 1988-1990 e non in base al contratto 1991-1993.

Di qui i recuperi a loro carico da parte del Ministero del tesoro, recuperi certamente coatti a nostro avviso, di 8-10-15-20 milioni per somme, si afferma, indebitamente riscosse.

Ma oltre al danno subito dai pensionati regionali, il decreto "Amato" ha subordinato la legge regionale contenente il contratto dei dipendenti regionali a quella dello Stato - e questo nessuno può smentirlo - nonostante la competenza primaria della Regione in materia di personale.

Di fronte a questo comportamento dello Stato, la Regione non ha reagito nei termini che la violazione dello Statuto meritava. Presidente, so di dire cose che non le fanno piacere, però è così. La Giunta regionale si limitava a scrivere qualche lettera di protesta a qualche sottosegretario, ma niente di più, anche i nostri Parlamentari non si sono preoccupati più di tanto.

Mi domando e domando perché questo comportamento, questo morbido comportamento; a volte per molto meno ci sono state reazioni forti, molto più forti nei confronti dello Stato rispetto a questa morbidezza. Forse perché i 150 dipendenti in pensione non meritavano tanta considerazione?

Il decreto "Amato", che inficiava la legge regionale n. 42 e il nostro Statuto, doveva essere impugnato in tempo utile; non si doveva attendere che i diretti interessati, disperati, ricorressero alla Corte dei conti perché la Giunta regionale si costituisse in giudizio.

Le strade per opporsi dovevano essere seguite prima che il decreto "Amato" venisse convertito in legge dello Stato.

Ripeto la domanda: perché non è stato fatto niente? Perché non è stato impugnato di fronte alla Corte costituzionale? Dov'erano i nostri Parlamentari quando il Parlamento ha convertito in legge il decreto legge? Sarebbe curioso andare a vedere se c'erano e anche come hanno votato perché la conversione in legge si deve votare in Parlamento.

La Corte dei conti ha respinto i ricorsi confermando la validità dei provvedimenti di riliquidazione del trattamento di quiescenza e di riscossione dell'indennità di fine servizio decisa dal tesoro in quanto si dice testualmente: "Il decreto "Amato" è considerata norma fondamentale di riforma socio-economica del Paese volta al contenimento della spesa pubblica da attuarsi uniformemente su tutto il territorio nazionale per cui si impone sulla nostra disciplina contrattuale dettata dalla legge regionale 42/92".

Questa motivazione della Corte dei conti aggrava quanto è accaduto. Allora, tutte le volte che c'è crisi, lo Stato può mettere le mani su di noi e decidere autonomamente, nonostante quanto è previsto dal nostro Statuto e le intese che ci sono state fra Regione e Stato. Perché se questo è possibile, in ogni momento si possono rivedere tutti i rapporti che ci sono fra Stato e Regione.

In passato, almeno nel periodo in cui c'ero io in questa sede, dal 1983 al 1993, non è stato mai permesso che ciò accadesse. A parte che ogni volta che era in discussione una legge che conteneva i miglioramenti contrattuali dei nostri dipendenti si seguiva l'iter finché non si otteneva il visto e vi devo dire che sono buon testimone di questo come ex sindacalista e come politico perché anche come sindacato, una volta fatti gli accordi contrattuali, si seguivano anche al centro perché ottenessero il visto così come noi andavamo a stipularli e a concordarli con la Giunta regionale. E questo lo possono dire in Amministrazione anche i capicabinetto che si sono succeduti, in particolare una persona che ha fatto parte del Gabinetto per molto tempo in questa sede può testimoniare quello che sto dicendo perché abbiamo sempre lavorato di comune accordo quando si trattava di affrontare questa tematica.

Anche quando, in occasione dell'approvazione della finanziaria, lo Stato tentava di rivedere il riparto fiscale, la Regione si è sempre fatta promotrice di incontri con il Governo e sostenuta dalle forze politiche ha sempre raggiunto un'intesa. Le questioni di principio non si sono mai fatte passare per cui non è comprensibile il perché in questo caso non si sia fatto tutto ciò che si doveva fare.

Ritengo che non sia così che si difende la nostra autonomia. È inutile costituire, Presidente, le commissioni speciali per riformare lo Statuto, se poi non si fa rispettare. E non si sostenga che non era opportuno ricorrere alla Corte costituzionale perché - si dice - viste le sentenze emesse in quel tempo nei confronti di altre regioni o province, si poteva fare la stessa fine. Gli altri ricorsi fatti alla Corte costituzionale da parte della Sardegna e del Trentino Alto Adige avevano significato del tutto diverso dal ricorso che doveva essere presentato da noi. E non si sostenga magari nella risposta questo, non si dica: ma la Corte dei conti aveva già respinto o stava per respingere, cosa si doveva fare? Eh no, erano degli atti amministrativi, non erano leggi regionali.

A questo punto, visto che il personale andato in pensione dopo il 1° gennaio 1994 gode pienamente di tutti i diritti e di tutti i benefici economici contrattuali 1991-1993, cosa intende fare la Giunta regionale? Intende affrontare il problema secondo gli impegni che la mozione richiede? Oppure lasciare questa divisione fra il suo personale e quello andato in pensione? Anche se sono 150 contro un numero sempre maggiore, credo che anche 150 debbano avere il rispetto che meritano per gli anni che hanno lavorato in quest'Amministrazione.

Se c'è la volontà politica, è possibile rimediare al sacrificio che viene richiesto dallo Stato a questi 150 pensionati della Regione; se esiste il vostro impegno, votate la mozione oppure proponete voi un'alternativa. Vediamo quale alternativa si può sostenere pur di arrivare a risolvere questo problema.

Ritengo che le vie possano essere diverse per raggiungere lo scopo, basta volerlo e io mi auguro che ci sia la buona volontà di affrontare questo problema. Ripeto, se non volete farlo passare tramite approvazione di questa mozione, fate proposte adeguate purché ci sia la volontà politica di affrontarlo e portarlo a fine.

Président La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (FI) In quest'argomento intervengo in parte richiamando quelle che erano state le considerazioni fatte ieri nella mattinata a seguito della risposta che il Presidente della Giunta aveva dato ad un'interrogazione che avevamo presentato sullo stesso argomento.

Probabilmente nella discussione generale non ci sono interventi da parte della maggioranza e comunque da parte dell'Esecutivo perché, probabilmente, le risposte tecniche sono già state date in larga parte nella risposta data ieri mattina all'interrogazione che avevamo presentato.

Considerazioni e riflessioni che rimangono a questo punto da fare sulla mozione in quanto sarà una mozione da mettere in votazione: innanzitutto quali siano gli spazi concreti per andare a realizzare quello che viene chiesto nella mozione. Non so se la Giunta abbia altre idee e altre ipotesi operative, sicuramente è molto difficile che quanto viene chiesto nella mozione possa trovare concretizzazione. Peraltro riteniamo che, essendo una mozione su dei principi, come tutte le petizioni di principio sia condivisibile, consapevoli peraltro della difficoltà di arrivare ad un risultato concreto anche perché condivido la considerazione fatta da chi ha illustrato la mozione che forse troppo tempo è stato fatto passare.

Dicevo ieri e lo ribadisco in sintesi oggi che l'intervento fatto nel 1995 dal Presidente Viérin era ben diverso dall'intervento fatto nella mattinata di ieri anche se peraltro il 1995 era già una data tardiva rispetto a quella della maturazione del problema, parliamo del 1992.

Nel 1992 molto probabilmente quest'Amministrazione avrebbe dovuto difendere maggiormente i propri spazi di autonomia. Stamattina abbiamo parlato dell'articolo 31 come momento di difesa del concetto e degli spazi di autonomia. Penso che sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale fosse in questa situazione due volte doveroso: e per un principio di autonomia e nei confronti di quei dipendenti che avevano servito l'Amministrazione regionale e ai quali - mi sia consentito il gioco di parole - l'Amministrazione ha dato un benservito senza pensare troppo ai riflessi di una legge dello Stato.

Cosa possa farsi oggi? Penso che sicuramente non sia risolutivo il ricorso e la costituzione che ha fatto l'Amministrazione regionale in sede di Corte dei conti perché sicuramente il problema difficilmente potrà essere risolto in quella sede.

Ci apprestiamo a votare questa mozione con la consapevolezza e la convinzione che probabilmente non tutte le strade siano state esperite, di conseguenza auspichiamo che in futuro situazioni del genere vedano una maggiore attenzione su quelle che sono le possibilità di andare quanto meno ad esperire tutte le strade.

Lo dicevo ieri mattina, lo ripeto - e termino - questo pomeriggio, non ci sono analogie significative con le altre due Regioni a Statuto speciale perché i provvedimenti cassati dalla Corte costituzionale di quelle due Regioni erano atti amministrativi e non provvedimenti di legge. Il Presidente Viérin scuote la testa, sarebbe bene che poi argomentasse a contrario su quanto è stato detto nel dibattito che è stato fatto.

Perciò ribadiamo di essere favorevoli al principio pur rendendoci conto che forse non ci sono spazi per concretizzare il principio.

Président Je n'ai pas de requêtes d'intervention. Je déclare close la discussion générale.

La parole au Président du Gouvernement, Viérin Dino.

Viérin D. (UV) Le problème que nous examinons est sans doute un problème complexe; il présente plusieurs aspects que nous essayerons d'analyser tout en étant nécessaire de les reconduire à une synthèse pour faire le point de la situation.

Il y a des aspects juridiques et des aspects institutionnels qui concernent nos compétences, mais aussi les limites à ces compétences.

Il y a ensuite l'aspect concernant les retombées économiques sur tous ceux qui ont pris leur retraite et qui sont touchés directement par cette décision. A cet égard, il faudrait laisser de côté démagogie et populisme, en invoquant les loyaux services que ces personnes ont prêtés en faveur de l'Administration régionale ou en accusant l'Administration d'un manque d'attention à leur égard ou de volonté politique. Volonté politique qui s'est exprimée lors de l'approbation de la convention collective en reconnaissant à tous ceux qui prennent leur retraite dans la période de validité de la convention l'anticipation de tous les bénéfices du contrat. Donc une volonté politique s'est déjà exprimée…

(interruzione del Consigliere Beneforti, fuori microfono)

… oui, c'est une volonté politique précise et ce ne sont pas là la démagogie et le populisme de M. Beneforti. Qu'il s'agisse des personnes touchées par une maladie professionnelle ou d'autres catégories, sa logique demeure en effet toujours la même. Mais, revenons à nos moutons. Tout d'abord, n'y a pas d'opposition quant aux thèses formulées. A cet égard, je me permets de citer la position officielle de l'Administration régionale vis-à-vis des recours présentés à la Cour des comptes. Je reviendrai ensuite aux questions posées concernant un éventuel recours à la Cour constitutionnelle ainsi qu'à l'attitude et à l'attention de l'Administration régionale. Je voudrais en effet éviter malentendu vu qu'il y a une autonomie, des compétences, mais aussi des limites à ces compétences. Dans ce cas, la limite fondamentale est représentée par les décisions prises par la Cour constitutionnelle, en attribuant à une disposition de l'Etat une validité de "norma di riforma economica e sociale", et donc dépassant toute compétence d'une Région à Statut spécial.

La position officielle de l'Administration régionale: je cite la sentence de la Cours des comptes: "È altresì intervenuta in giudizio la Regione autonoma Valle d'Aosta che, si sofferma in particolare sull'avvenuta violazione della citata legge regionale, argomentando in maniera analoga a quanto fatto dal ricorrente. In particolare si ritiene che tale legge sia ancora pienamente in vigore, non essendo ammissibile in base ai principi generali l'efficacia retroattiva di una norma statale (decreto "Amato") nei confronti di una legge regionale, tanto più se adottata da una Regione a Statuto speciale nell'esercizio di una sua competenza primaria ed esclusiva. Si adduce inoltre che con l'entrata in vigore della citata legge regionale, si è acquisito il diritto soggettivo perfetto ed intangibile all'applicazione dell'articolo 11, comma 2° della stessa che prevede l'integrale riconoscimento dei benefici economici previsti nel triennio 1991-1993 e che costituisce proprio la vigente disciplina fatta salva dall'articolo 7 del decreto legge 384/92. Si richiama poi la giurisprudenza costituzionale che ha sempre subordinato l'applicazione di una legge nazionale per le Regioni a Statuto speciale, all'assenza di clausole di riserva nel testo della legge stessa". Ou encore: "Con l'entrata in vigore della legge regionale 42/92, i pensionati ex dipendenti regionali hanno acquisito il diritto soggettivo all'applicazione nei loro confronti dell'articolo 11, comma 2 della legge stessa che prevede l'integrale riconoscimento dei benefici economici previsti nel triennio 1991-1993 dovendosi escludere che una norma statale successiva possa, con effetto retroattivo, incidere negativamente su posizioni giuridiche soggettive ormai definitivamente acquisite. Richiama i principi generali dell'ordinamento secondo cui lex posterior generalis legi prior speciali non derogat ed il principio del tempus regit actum e ritiene che tra la vigente disciplina. fatta salva dell'articolo 7 del decreto legge citato, non possa non rientrare la legge regionale 42/92".

Il n'y donc pas de contraste entre l'Administration et retraités. Nous sommes tous d'accord pour affirmer une compétence de l'Administration régionale et qu'il y a eu violation de cette même compétence.

Mais, pourquoi il y a-t-il violation de cette compétence? Parce que le décret "Amato", à l'article 7, a introduit une disposition que j'ai citée hier en répondant à la question présentée par MM. Frassy, Tibaldi et Lattanzi qui a cristallisé, sur la base du principe de "l'ultra attività" et pour des raisons d'ordre général portant sur la limitation de la dépense publique, tout renouvellement des conventions collectives, même de celles - il y en a très peu, celle du Val d'Aoste en est une - qui avaient entre-temps déjà été signées.

Nos parlementaires, M. Beneforti ont pris position et, lors de la conversion du décret "Amato", ont présenté un amendement susceptible de sauvegarder notre compétence; étant donné que dans les Régions à Statut spécial l'application du décret "Amato" était "fatto salve le competenze statutarie". Or, qu'est ce qu'il s'est passé entre-temps? Une décision de la Cour constitutionnelle. C'est la raison pour laquelle la Région n'a pas présenté de recours à la Cour constitutionnelle. En effet la Cour constitutionnelle entre-temps s'était exprimée, sur des mesures analogues de la Région Sardaigne et de la Province autonome de Bolzano. Les deux sentences de la Cour constitutionnelle ne font pas référence à la nature de l'acte (acte administratif ou loi) or, même si nous ne partageons pas complètement cet avis, je cite ce que ces sentences affirment. Elles se référant à l'article 7 du décret "Amato", établissant que cette disposition s'applique à toutes les Régions à Statut spécial et que, s'agissant "di una norma di riforma economico-sociale", son approbation automatiquement provoquerait l'abrogation de toute disposition législative des Régions à Statut spécial adoptée précédemment. Je vous invite donc à lire ces sentences aussi que celles de la Cour des comptes. Et ce, pour éviter que l'on tombe dans la démagogie et dans le populisme.

Autre remarque: ce n'est pas vrai ce qui est affirmé et dans la pétition: "… la poca sensibilità e la scarsa capacità ed impegno nella gestione del problema…" et dans la motion: "…non si è mai opposta alla grave violazione del proprio Statuto speciale da parte dello Stato…". La Région a aussitôt pris position en vue de la sauvegarde de son pouvoir législatif et de la situation subjective des anciens personnels de l'Administration dès qu'elle a su que l'INPDAP n'avait pas attribué aux ayants droit les bénéfices dus au titre de la loi régionale n° 42 en matière de pensions de retraite. Plusieurs réunions ont été à l'époque organisées et avec les représentants des anciens personnels de l'Administration et avec les Parlementaires; un certain nombre de communications écrites ont été envoyées et au Ministère du trésor et à l'INPDAP.

Nous avons participé à des réunions à Rome, nous nous y sommes rendus directement pour examiner ce problème en vue de l'obtention d'explications et d'éclaircissements ainsi que de la suspension des actes administratifs concernant les pensions de retraite qui ne tiennent pas compte des bénéfices contractuels. Et ce car ces actes portaient atteinte au pouvoir législatif exclusif de la Région en matière de Statut et de traitement des personnels.

Une réunion a été organisée en présence du sous-secrétaire et des responsables de l'INPDAP afin d'approfondir ces différents aspects, compte tenu - et c'est là que les difficultés ont surgi - des arrêts d'annulation des actes de la Région Sardaigne et de la Province autonome de Bolzano portant renouvellement des conventions de travail.

Etant donné la position officielle de l'organisme de sécurité sociale et les recours introduits par les personnels qui ont pris leur retraite pendant la période 1991-1993, la Région a saisi la Cour des comptes. Il est important de souligner tous ces aspects que nous avons présentés hier je veux les répéter, en citant la sentence de la Cour constitutionnelle. La Cour constitutionnelle affirme que, non pas l'arrêté du Président de la Sardaigne ou de la province de Bolzano, mais l'article 7 du décret "Amato" est une norme exceptionnelle prise en raison d'une urgence d'ordre économique ayant pour but la cristallisation substantielle du traitement global des personnels de la fonction publique, et qu'il contient une série de dispositions susceptibles de concerner toutes les conventions relatives au personnel de la fonction publique et enfin qu'il produit des effets rétroactifs, même dans les rares cas de conventions déjà passés au titre de la période 1991-1993.

La rétroactivité n'est jugée par la Cour constitutionnelle ni déraisonnable ni injustifiée étant donné qu'elle respecte l'impératif constitutionnel de légalité, en vertu duquel le législateur est tenu de repartir entre tous les citoyens les sacrifices dérivant d'une politique économique d'urgence. L'article 7 constitue donc par la Cour une disposition fondamentale de réforme économique et sociale, et elle s'applique de plein droit sur tout le territoire de l'Etat. Il est partant contraignant pour les Régions à Statut spécial lorsqu'elles exercent leur compétence législative exclusive en matière de traitement de leurs personnels car du fait de sa ratio il entend viser toutes les administrations publiques et exclut toute exception pouvant concerner des zones du Pays ou des secteurs particuliers. D'après la jurisprudence constitutionnelle prise en compte, l'article 7 est également contraignant pour les Régions à Statut spécial puisque le pouvoir législatif régional est subordonné, d'après la limite constitutionnelle fixée par les lois d'approbation des statuts spéciaux, au respect des dispositions fondamentales des réforme économique et sociale, telles que les normes en question.

Or, au delà des considérations juridiques, le problème demeure. Nous nous posons donc la question: quelles initiatives sont envisageables, qu'est-ce que nous pouvons faire?

Nous ne pensons pas pouvoir accepter la démagogie de Monsieur Beneforti et donc nous ne voterons pas la motion qu'il a présentée nous nous abstiendrons.

Par ailleurs, nous avons la volonté de continuer à nous pencher sur le problème et, à cet effet j'ai apprécié l'intervention de M. Frassy. Mais, est-ce que concrètement nous pouvons faire quelque chose? Quant aux éventuelles initiatives concernant la réduction de la pension de retraite et les préjudices portés aux anciens personnels de l'Administration régionale, à la lumière des deux premiers arrêts de rejet prononcés par la Cour des comptes d'Aoste et notifiés au mois d'octobre dernier, il emporte de souligner que nous voulons approfondir ultérieurement leur contenu.

Nous voulons donc vérifier et définir avec nos services et nos experts, notamment les avocats qui ont défendu les intérêts de la Région devant la Cour des comptes, les actions pouvant être envisagées pour sauvegarder le pouvoir législatif de la Région. En effet nous sommes persuadés que la solution du problème tourne autour de cet aspect fondamental; si nous sauvegardons ces pouvoirs, alors nous pourrons envisager les autres initiatives, vu qu'il s'avère difficile sans définir cet aspect, d'assurer le remboursement des charges que les retraités en question doivent subir du fait de la non-application de la loi n° 42.

Il y a oui la possibilité, à mon avis réelle, de demander au moins le remboursement des cotisations versées à l'INPDAP et donc présenter une demande de remboursement. Quant à la promotion par les Parlementaires valdôtains d'initiatives législatives, comme le demande M. Beneforti, visant le respect des particularités de notre Région auprès du Gouvernement central et du Parlement, nous avons déjà souligné comme la loi portant conversion du décret "Amato" précisait à l'article 13 que ces dispositions sont applicables dans les Régions à Statut spécial et dans les Provinces autonomes de Trente et de Bolzano dans la mesure où elles ne contrastent pas avec leurs statuts et les normes d'application y afférentes.

C'est l'amendement que nos Parlementaires avaient présenté pour défendre les caractères particuliers des Régions et des Provinces autonomes.

Néanmoins la Cour constitutionnelle a jugé que les autres dispositions auxquelles j'ai fait référence étaient prééminentes en tant que dispositions fondamentales de réforme économique et sociale, ayant aussi la valeur de limite constitutionnelle à l'exercice du pouvoir législatif de la Région.

Qu'est-ce que nous pouvons donc faire? Vu qu'il y a une pétition qui a été présentée par le personnel concerné par cette mesure, personnel qui par ailleurs nous a adressé une requête de rencontre que nous avons fixé pour la semaine prochaine, nous pouvons utiliser ces occasions de débat et de confrontation pour vérifier concrètement quelles sont nos possibilités d'intervention pour pallier les conséquences négatives et injustes découlant d'une décision de la Cour constitutionnelle.

En examinant cette pétition, nous pourrons ensemble examiner les différentes hypothèses que nous serons à même de formuler pour trouver dans ce cas spécifique une solution qui aille à l'encontre des requêtes exprimées par ces retraités.

Nous ne cachons pas la difficulté de cette tâche, mais aujourd'hui, à notre sens, c'est la seule possibilité qui nous reste pour concrètement donner une réponse.

Nous formulerons des hypothèses et nous vérifierons donc s'il y a la possibilité de présenter une mesure nous qui permettons, si d'intervenir et de dépasser aussi les limites actuelles.

Presidente … non è la stessa, Consigliere Beneforti.

Beneforti (PVA-cU) Innanzitutto voglio dire al Presidente della Giunta che non ho voluto fare né della demagogia, né del populismo. Sono stato messo al corrente dalla Presidenza del Consiglio di una petizione presentata da questi pensionati regionali, ho letto attentamente il contenuto di questa petizione, ho fatto le dovute verifiche ed accertamenti e mi sono presentato qui con una mozione, anche sollecitata dai diretti interessati, per vedere quali erano le possibilità per risolvere il problema che ci si presentava, ma ogni volta che si presenta un problema, qui siamo demagogici e populisti.

Ora, dico, stiamo attenti a pronunciare queste parole: chi è senza peccato scagli la prima pietra in questo Paese perché anche in passato quanto a populismo e demagogia quando siete stati all'opposizione come Movimento dell'Union Valdôtaine, se vi riporto tutte le mozioni, interpellanze ed interrogazioni che avete presentato dal 1990 al 1992, fate spavento e io ho la raccolta. Sono tutti problemi che oggi si sta esaminando e la stessa demagogia, se questa la si chiama demagogia e populismo, l'avete fatta voi e voi siete stati buoni maestri perché io ero anche ingenuo in quel periodo.

Detto questo sgombriamo il campo perché non tutte le volte che si discute di un problema facciamo della demagogia o del populismo o strumentalizziamo le cose. Io pongo il problema per vedere di trovare una soluzione nell'interesse di quei 150 pensionati regionali a cui vengono trattenuti da 8, 10, 11, 12, 15 fino a 20 milioni e gli viene fatto il ricalcolo della pensione. Non sono qualche lira.

Vorrei domandare una cosa al Presidente. Se il decreto "Amato" avesse previsto che i nostri 9/10 fossero stati ridotti a 5, cosa avremmo fatto? Avremmo accettato perché c'è l'ultra attività? Ci saremmo limitati a presentare l'emendamento, come mi ha detto il Presidente della Giunta, che hanno presentato i nostri Parlamentari? Io credo che avremmo rifatto un'altra volta quella del 1921, la marcia su Roma, come minimo! Come l'abbiamo fatta tutte le volte che hanno cercato di ritoccare il nostro riparto fiscale che abbiamo ottenuto nel 1981. Quando dico che c'è stata una certa morbidezza, una certa noncuranza, è vero; forse è difficile il problema e mi rendo conto delle difficoltà che si incontrano, ma non si venga ad accusare poi di populismo, di demagogia, di strumentalizzare questa vicenda.

La Corte costituzionale ha respinto gli atti della Sardegna e del Trentino e l'ho detto prima nella relazione perché erano atti amministrativi, non era una legge. E siccome era una legge, facendo passare l'ultra attività anche su questo discorso, domani noi siamo sempre sottoposti a dover rincorrere certe situazioni e io credo che una volta anche su queste cose, più piccole o più grosse che siano, bisognerà fare un discorso perché non passino tutte le volte che da Roma vengono certe prese di posizione.

Ho capito che c'è una volontà del Presidente di approfondire il problema per cercare di ottenere il rimborso dei contributi che sono stati versati sia da parte dei lavoratori che da parte dell'Amministrazione regionale, di approfondire anche la sentenza della Corte dei conti a cui hanno fatto ricorso i nostri pensionati.

C'è la disponibilità, a quanto ho capito, a riesaminare il problema in sede di commissione consiliare dove tutti ci si può esprimere più chiaramente e più apertamente sulle argomentazioni.

Noi siamo d'accordo di approfondire ed argomentare meglio questa situazione per cercare di venire incontro a questa categoria che ha subito questo danno; questo è il nostro obiettivo. Se è anche il vostro obiettivo - e avrete modo di esprimerlo perché ha detto il Presidente che incontrerà una delegazione di questi pensionati -, se questa è la volontà vostra, siccome è anche la volontà nostra, non abbiamo niente in contrario a ritirare la mozione e a vedere gli eventi che verranno avanti anche a livello di commissione dopo tutti gli approfondimenti e le verifiche che la Giunta può fare.

Una cosa deve essere chiara però, non parliamo più di demagogia e di populismo perché non ci sono. Cerchiamo invece di risolvere il problema che tocca da vicino 150 pensionati.

Se c'è l'impegno del Presidente della Giunta in questo senso, la mozione viene ritirata. C'è quest'impegno, Presidente? No? Io lo chiedo.

Viérin D. (fuori microfono) Monsieur Beneforti, je me suis déjà exprimé à cet égard dans mon intervention.

Presidente Il Presidente non intende replicare.

Beneforti (PVA-cU) Chi tace acconsente, va bene.

Presidente Consigliere Beneforti, non è molto chiaro il suo intendimento a questo punto!

Beneforti (PVA-cU) Ho capito quello che ha voluto dire il Presidente. A questo punto gli credo e ritiriamo la mozione, se gli altri firmatari sono d'accordo.

Président Les collègues prennent acte du retrait de la motion. La question reviendra quand même à l'attention de ce Conseil lorsqu'il s'agira d'examiner la pétition présentée par les anciens fonctionnaires de l'Administration régionale.