Objet du Conseil n. 110 du 23 septembre 1998 - Resoconto
SÉANCE DU 23 SEPTEMBRE 1998 (APRÈS-MIDI)
OGGETTO N. 110/XI Provvedimenti relativi al prelievo venatorio nelle oasi regionali di protezione della fauna. (Approvazione di mozione)
Mozione Richiamata la legge Regionale n. 64 del 1994;
Vista la grave situazione venutasi a creare nell'Oasi Regionale di Protezione della Fauna "La Granda" a causa della cheratocongiuntivite;
Rilevato che la malattia della cheratocongiuntivite è fortemente legata a fattori predisponenti quali: elevata concentrazione di animali, debilitazione E consanguineità degli stessi, temperature elevate con scarse precipitazioni;
Ricordato che già in passato si è assistito nelle Oasi Regionali a fenomeni così gravi.
Rilevato che situazioni di questo genere determina comunque una forte perdita di capi animali senza alcun ritorno per la Comunità Valdostana ma bensì il dover sostenere dei costi ed ulteriori rischi di contagio:
Il Consiglio regionale
Impegna
La Giunta regionale a:
predisporre i necessari provvedimenti che rendano possibile un prelievo venatorio anche nelle Oasi Regionali di protezione della fauna
F.to: Viérin M. - Marguerettaz - Collé - Comé - Lanièce
Président La parole au Vice-président Viérin Marco.
Viérin M. (Aut) Abbiamo presentato questa mozione anche in relazione all'interpellanza discussa questa mattina. A dire il vero, c'è stato anche un confronto fra il sottoscritto con l'Assessore e altri componenti di questo Consiglio e presumo che siamo arrivati ad un accordo su quello che può essere un impegno per il Consiglio.
Volevo solo ricordare ai consiglieri che manca oggi secondo noi una gestione attenta delle oasi regionali che hanno generato l'attuale situazione. Una situazione che vede la Comunità Valdostana costretta a sostenere dei costi diretti ed indiretti per far fronte agli eventi generati da un'esasperazione ambientalista, fra virgolette. Infatti, in Valle abbiamo creato più di 30 oasi e molte hanno ormai una durata superiore ai 25-30 anni quando è scientificamente provato e condiviso anche dagli ambientalisti che le oasi non devono superare i 10-15 anni, altrimenti determinano situazioni completamente opposte a quelle volute: indebolimento delle razze per debilitazione e consanguineità e forte aumento di malattie ed epidemie.
Quindi oggi rischiamo sempre più di dover sostenere così i costi per l'emergenza quando in tantissime regioni europee ed italiane - un esempio per tutti il Parco nazionale Les Ecrins in Francia - si è provveduto da tempo ad aprire le oasi al prelevamento venatorio sia locale che eventualmente per fini turistici con il risultato di concedere alle proprie comunità di utilizzare le risorse della natura anziché vederle andare in fumo e spendervi anacronisticamente anche dei soldi.
D'altronde, come si può pensare di recuperare e voler mantenere la fauna quando si vuole completamente cancellare il concetto della catena alimentare eliminando dalla stessa l'uomo che da sempre insieme ai predatori ha determinato l'equilibrio della natura?
Nonostante questo dato oggettivo, si continua a non voler considerare la funzione che da sempre ha svolto l'uomo e ci si limita a reintrodurre forzatamente nell'ambiente solo gli animali predatori, linci e così via.
Quindi riteniamo che sia giusto avere delle regole per evitare prelievi venatori fuori luogo, esagerati e non equilibrati, ma non possiamo condividere l'attuale situazione che è paradossale, è fuori dai tempi, che non aiuta né la natura, né la nostra economia, né la nostra agricoltura, né tanto meno la nostra autonomia.
Ho voluto essere preciso in questa mia relazione, l'ho scritta proprio perché non volevo essere frainteso per essere antiambientalista o meno. Mi sono confrontato già con altri esperti in campo ambientalista, i quali hanno confermato ormai la loro posizione su questa linea.
Riteniamo che sia doveroso andare ad una verifica, ad una possibilità di fare un prelevamento venatorio anche nelle oasi proprio per diminuire situazioni che si sono già verificate come quella de "La Granda". Aspetto una risposta dall'Assessore e poi mi permetto di reintervenire.
Président La parole au Conseiller Cerise.
Cerise (UV) Sono coinvolto in questa vicenda anche da un punto di vista personale. Mi dispiace perché è una brutta vicenda e chiudere la giornata con un episodio triste come questa moria non mi fa piacere, però credo che qualche puntualizzazione su quanto è stato detto, in particolare sul testo della mozione, che riporta anche delle affermazioni abbastanza perentorie sia opportuno farla.
Quando ci si trova ad affrontare delle emergenze come questa, ci sono due strade da prendere: l'una strada è quella di informarsi a livello scientifico, documentarsi, andare a vedere le esperienze analoghe come sono andate a finire e il percorso seguito da altri per risolverle. Questa è la strada che io, quando dirigevo quel Servizio, avevo imboccato e che mi sembra sia stata seguita anche dall'Assessore Perrin fino in fondo.
La seconda strada è quella che io, anche per sdrammatizzare il clima, chiamerei la strada dei bianchetti, cioè quella strada che uno percorre incontrando gli amici del bar vicino e ognuno di questi, tirando fuori un pezzo apparentemente di buon senso, finisce per confezionare un pacco tanto più se poi fra questi si trova l'amico che arriva dalla Valle d'Ayas che sa naturalmente tutto sulla gestione delle oasi. Allora escono fuori delle affermazioni perentorie del tipo che la malattia della cheratocongiuntivite è fortemente legata a fattori predisponenti quali: elevata concentrazione di animali, debilitazione e consanguineità degli stessi, temperature elevate con scarse precipitazioni. Sull'arco alpino ci sono qualcosa come 7-800 mila camosci; le condizioni meteorologiche erano più o meno le stesse dappertutto e si ammalano solo quelli de "La Granda".
E andiamo a vedere qualche dato sull'elevata concentrazione perché qui mi pare che la cosa sia abbastanza interessante. La Riserva de "La Granda" aveva dentro, prima della cheratocongiuntivite, qualcosa come 1.300 camosci su una superficie di 1.750.000 metri quadri, questo fa una densità di 7 camosci ogni 100 ettari.
Qualsiasi manuale di tecnica gestionale faunistica riporta come dato medio una capacità tra l'altro anche sotto considerata almeno di 10 camosci ogni 100 ettari quindi, almeno in linea teorica e da un punto di vista scientifico, quella Riserva aveva ancora la possibilità di portare almeno 800 camosci.
La debilitazione. È vero che i forestali fanno tante cose che magari non dovrebbero fare, ma vi assicuro che su questa materia - e questo è stato anche scritto nella documentazione che ha l'Assessore - sono sufficientemente presenti. Ebbene, ho seguito la vicenda della Riserva de "La Granda" e non da oggi ma da almeno 15-20 anni; almeno in questo lasso di tempo non mi è mai pervenuta una segnalazione di animali debilitati, affaticati, denutriti, stanchi oppure vecchi per precocità di percorso esistenziale. Anche perché su queste cose il mondo venatorio è molto attento se appena nella Riserva de "La Granda" ci fosse stato un animale che non stava bene, lo avremmo saputo. Non è mai successo in questi 15 anni.
E poi andiamo a vedere la consanguineità. Bisogna fare attenzione quando si scrivono queste cose perché si rischia di cadere nel ridicolo. C'è una legge biologica semplicissima: la consanguineità è inversamente proporzionale al numero degli animali, la maggiore consanguineità si ha quando ci sono quattro animali. Su 1.300 animali ripartiti su una superficie di 175 milioni di metri quadri, mi si viene a dire che ci sono fenomeni di consanguineità. Vi faccio notare che il perimetro de "La Granda" è qualcosa come 65 chilometri, dove gli animali hanno la possibilità per 11 mesi all'anno di entrare e di uscire, di incontrarsi fuori e dentro e si parla di consanguineità. È una cosa che non sta in piedi anche perché stiamo attenti che nel mondo della zoologia il concetto di consanguineità spesso è molto diverso da come lo interpretiamo noi.
Questo per smontare qualche affermazione che mi sembra un po' pesante e quanto meno fuori luogo.
Richiamo, per chi non si è mai occupato di questa materia, una legge altrettanto elementare nella biologia che impone che, quando una popolazione vive male in un ambiente, a differenza di quanto succede nel genere umano, la prima cosa che si vede andare in flessione è il ritmo di accrescimento, vale a dire si ha una cessazione quasi immediata del tasso di riproduzione. La Riserva de "La Granda" è stata istituita nel 1962, allora furono censiti al suo interno 20 camosci, nel 1997 ce n'erano 1.300. Se faccio il calcolo del tasso di incremento, ho un tasso di incremento del 18-19 percento che è quasi il massimo assoluto. Possiamo anche tener conto che ci sono dei flussi per cui le cose vanno in crescendo o in diminuendo, ma stiamo attenti che attorno alla Riserva de "La Granda" in questi ultimi anni si abbattevano dai 200 ai 220 camosci l'anno, che facevano parte del fenomeno di irraggiamento di animali che uscivano dalla riserva. Questo determina il tasso di uscita, che era superiore al 12 percento. Ora, una popolazione che cresce ad un ritmo di quasi il 20 percento mi si viene a dire che era una popolazione che viveva male? Era una popolazione invece che godeva di ottima salute.
Qual è la morale di tutto questo? La morale è che un problema veterinario non lo dobbiamo far diventare un problema politico; un problema veterinario dobbiamo chiedere alla scienza veterinaria che ce lo risolva, altrimenti rischiamo di essere un attimino ridicoli.
Vorrei fare riscontro a certe affermazioni che mi sono sembrate anche molto imprudenti. Quando si è attribuito un valore terapeutico, di fronte alla cheratocongiuntivite, alla canna del fucile e, leggo (questo non è il pacco del mio amico di Ayas, questo è il documento ufficiale dell'Istituto nazionale della fauna selvatica): "Al sorgere di un'epidemia di cheratocongiuntivite, sino al 90 percento della popolazione può risultare affetta dalla malattia. Tuttavia il 40 percento degli individui malati recupera in genere in 15 giorni e il 90 percento lo fa entro due mesi. Eliminando gli individui che denotano i primi segni della malattia, si rischia dunque di aumentare artificialmente la mortalità complessiva".
Vale a dire, il ragionamento che è stato fatto è stato il seguente: abbiamo una malattia che ci può portare alla morte 30-35 animali, ne uccidiamo il 90 percento subito e abbiamo risolto il problema della malattia. Perché questo è il risultato della filosofia che porta ad andare ad abbattere in una popolazione i capi che paiono malati.
Allora l'operazione che è stata condotta dalla Forestale non era un'operazione intanto di selezione e neppure di gestione venatoria, era un'operazione di polizia veterinaria che riguardava l'abbattimento eutanasico solo ed esclusivamente di quegli animali che si era sicuri che non avevano possibilità di recupero. Questa è stata la filosofia e questi erano la filosofia e il comportamento suffragati dalla scienza e non dal bianchetto...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
… no, non sono però, bisogna fare attenzione quando quelli del bianchetto ti rifilano il pacchetto perché questo è il punto. Non discuto che ci sia della saccenza là dentro, ma attenzione alla fregatura.
Leggo, sempre dalla relazione dell'Istituto della fauna selvatica: "La scelta di diminuire la densità della popolazione non concorre quindi a prevenire i rischi di insorgenza dell'epidemia né a risolvere in tempi più brevi un'epidemia in atto. L'eliminazione degli individui malati non diminuisce quindi il rischio e la velocità di propagazione dell'epidemia in altre aree e la densità, soglia che arresta le probabilità di contagio e di diffusione, è troppo bassa e comporterebbe la quasi totale eliminazione della popolazione".
Questo è il quadro oggettivo della questione. Ribadisco che il comportamento dell'Assessorato e degli uffici tecnici dell'Assessorato è stato ineccepibile sotto tutti i punti di vista; possiamo andare a cercare dei peccati veniali del tipo: non si è discusso abbastanza, tutto vero ma, dal punto di vista procedurale, l'operazione è stata perfetta sotto tutti i punti di vista.
Ultima considerazione: a me sta bene ed auspico che si vada nella direzione di portare in quest'aula al più presto il piano faunistico venatorio e che si metta mano anche a degli abbattimenti all'interno delle oasi, ma ricordiamoci sempre che il presupposto è che se ereditiamo una riserva o un'oasi con dentro 1.300 animali, la dobbiamo portare a 2.000 anche con gli abbattimenti e non da lì tornare indietro, altrimenti faremmo un salto nel buio.
Président La parole au Vice-président Viérin Marco.
Viérin M. (Aut) Ringrazio il collega Cerise, ex Dirigente, perché mi pare che abbia voluto rispondere all'interpellanza più che alla mozione; se andiamo a rileggere il suo intervento, vediamo che è così perché ha toccato tutti gli aspetti che erano presenti nell'interpellanza. E alla fin fine concordiamo sul discorso della mozione in quanto le ultime parole di Cerise sono quelle che noi Autonomisti abbiamo chiesto di approvare come Consiglio, cioè di aprire il prelievo venatorio anche nelle oasi. Il collega Cerise ha poi aggiunto una sollecitazione ad affrontare al più presto il piano faunistico per arrivare ad un prelievo venatorio anche nelle oasi.
Dov'è invece che non ci troviamo, Cerise? Perché adesso anche il Presidente della Giunta pensa di essere esperto in fauna…
(ilarità dell'Assemblea)
… dov'è che non ci troviamo? Non ci troviamo su un altro aspetto, cioè sul perché succedono questi fatti e quanto può aiutare eventualmente un prelievo venatorio anche nelle oasi per evitare che questi fatti succedano ogni tanto.
Il sottoscritto non è un veterinario, ci sono esperti anche in aula e qualcuno potrebbe magari dire le sue esperienze, ma il concetto qual è? Il sottoscritto quando ha fatto quel discorso della cheratocongiuntivite, che è un microplasma, non se l'è inventato, non ha preso contatti solo con l'università, ha chiamato vari enti e anche un ente dell'Assessorato che ha confermato che questa situazione è legata fortemente al discorso dei fattori predisponenti e giustamente lo ha detto anche l'Assessore stamattina. Io avevo detto stamani all'Assessore che si era dimenticato anche della troppa concentrazione, della debilitazione e della consanguineità.
Rispondendo poi con dati tecnici, io non ho voluto tediare questa mattina i colleghi, ma parlando de "La Granda", Cerise, c'erano 958 capi due anni prima, c'è stato un aumento del 50 percento, ma questi capi sono tutti capi di poco peso perché i camosci si sono accoppiati e alla fine non c'era abbastanza spazio per poter loro dare la possibilità di crescere. E il discorso che 200 capi vengono abbattuti nel periodo venatorio intorno al perimetro de "La Granda" conferma quello che ho detto io stamattina: che quello obbliga a far restare gli altri concentrati all'interno dell'oasi perché quelli che escono vengono abbattuti e gli altri rimangono tutti ammucchiati l'uno sull'altro. E questi casi di cheratocongiuntivite sono avvenuti sempre e solo nelle oasi e ha detto bene oggi l'Assessore, me lo sono scritto. Perché non sappiamo tutte le cose che succedono nel Parco, diceva l'Assessore? Perché nessuno conosce i dati effettivi del Parco? Abbiamo della gente che è dentro il Direttivo, ne avremo altri, però i dati reali nessuno li sa, neanche l'Assessorato, Presidente, perché non si vuole far saper niente di cosa succede lì dentro, perché già una volta 1.000 camosci sono stati abbattuti lì dentro un po' di tempo fa proprio per questo fatto. Non sappiamo cosa è successo in questi anni, nessuno sa niente e nessuno può saper niente. Questo è quello che avviene nel Parco e Cerise lo può confermare anche lui.
Tornando al concetto, questo non è solo un discorso sanitario, è anche un problema politico perché quello che ha detto prima il collega Cerise, che dobbiamo arrivare ad aprire un prelievo venatorio, è un discorso giusto e corretto e l'ho detto nella prefazione, un prelievo mirato, calcolato, ma bisogna farlo altrimenti arriviamo ad una situazione incresciosa perché siamo l'unica delle poche regioni europee dove sono presenti queste specie animali che non fa questo prelievo.
Ho parlato del Parco nazionale Les Ecrins in Savoia, qui vicino a noi; lì hanno già attuato questo sistema perché hanno visto che stavano commettendo degli errori e che era controproducente il fatto di lasciarli solo ammucchiare lì senza rapaci, senza il prelevamento dell'uomo che è sempre stato naturale. Se vogliamo riportare quelle zone a come erano una volta, bisogna riportare lì il giusto prelievo dell'uomo e il giusto prelievo dei rapaci e dei predatori: il giusto, non di più, il giusto, altrimenti facciamo una cosa che non è naturale e sta succedendo questo ed è questo l'aspetto che abbiamo voluto sollevare.
Il concetto qual è? E lo si dimostra anche dai dati perché se prendiamo la tabella della bozza del piano faunistico venatorio, abbiamo 13.170 capi di camosci, praticamente più del 92 percento sono nelle oasi, cioè ce ne sono 902 liberi e il resto sono tutti nelle oasi.
Per gli stambecchi il discorso è lo stesso perché avremo anche il problema degli stambecchi; questa da noi non è una specie cacciabile, ma avremo anche quel problema allora, non possiamo tenere gli occhi coperti su questi temi.
Sono d'accordo di fare un confronto anche sul discorso degli ambientalisti, l'ho detto nelle premesse. Mi sono confrontato anche con persone esperte che sono state a Cogne lo scorso anno in occasione di un convegno - quest'anno si terrà un convegno anche a Pollein nei giorni 1 e 2 -, allora ero l'unico Consigliere regionale presente, ho parlato a tavola e mi è stato detto che c'era questa situazione per cui bisognava tornare indietro.
Adesso ci siamo scambiati anche una discussione personale con il collega Cerise, ma era per far capire che qui si tratta di volontà politica perché gli studiosi che prendono parcelle da 2-300 milioni alla fine fanno più danni loro di quelli che bevono il bianchetto.
Président D'autres Conseillers? Je ferme la discussion générale. La parole à l'Assesseur à l'agriculture et aux ressources naturelles, Perrin.
Perrin (UV) Je ne voudrais pas continuer sur la discussion, je crois que tous les éléments ont été mis sur la table d'après la relation de M. Cerise et la réplique de Marco Viérin.
Je crois que la solution à ce problème - et c'est ce que j'avais déjà anticipé ce matin - on la trouvera lors de la discussion du plan de la faune; donc, c'est important finalement d'aller analyser cette proposition de plan pour arriver effectivement à une gestion de la chasse différente, parce que seulement parler de "prelievo venatorio" ce n'est pas juste, ce n'est pas la conception exacte. Il faut voir la chasse dans l'ensemble du territoire.
Donc, pour un minimum d'attention politique - ce qu'on réclamait avant - envers les propositions de la minorité, je proposerais de modifier la motion en engageant le Gouvernement régional à solliciter l'analyse et l'examen du plan afin d'arriver à une nouvelle définition de la gestion de la chasse en général et aussi des aires naturelles telles que l'aire de "La Granda".
Je peux donner lecture de la proposition:
"Mozione
Richiamata la legge regionale n. 64 del 1994;
il Consiglio regionale
Impegna
La Giunta regionale ad attivare in tempi brevi l'esame del piano faunistico venatorio anche in funzione di una ridefinizione della gestione delle Oasi."
Il me semble très simple, mais c'est un message spécifique et donc on arrivera dans ce Conseil à discuter du plan de la gestion de la faune.
Président La parole au Vice-président Viérin Marco.
Viérin M. (Aut) Già nelle premesse avevo anticipato che c'era stato un dialogo con l'Assessore con il quale si era addivenuti ad una soluzione che poteva andare bene per gli uni e per gli altri. Ritengo che questa soluzione sia soddisfacente per i proponenti, quindi accettiamo la proposta formulata dall'Assessore.
Président La votation est ouverte sur la motion telle qu'elle a été amendée:
Conseillers présents: 34
Votants: 31
Pour: 31
Abstentions: 3 (Beneforti, Curtaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
