Objet du Conseil n. 51 du 29 juillet 1998 - Resoconto
SÉANCE DU 29 JUILLET 1998 (MATIN)
OGGETTO N. 51/XI Raccolta e smaltimento dei rifiuti. (Interrogazione e interpellanza)
Interrogazione Visto il Programma della maggioranza presentato al Consiglio Valle all'inizio della legislatura;
Esaminato in particolare, nella parte relativa alla Sanità, Salute e Politiche Sociali, il punto che si riferisce alla gestione dei rifiuti e che recita testualmente " stipulare un accordo con la regione Piemonte per la gestione dei rifiuti, finalizzato alla costituzione di un sistema integrato che preveda anche la realizzazione di un impianto a tecnologia complessa per la produzione di energia elettrica da biogas";
Preso atto che nel programma null'altro viene detto per quanto riguarda la politica dei rifiuti e che mancano indicazioni circa l'adeguamento della regione agli obiettivi di raccolta differenziata indicati nel decreto Ronchi;
Constatato che viene espressa la volontà di gestire la problematica dei rifiuti in accordo con la regione Piemonte;
Visto il programma di gestione dei rifiuti della Provincia di Torino.
I sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
l'Assessore competente per sapere:
1. in cosa consista il sistema integrato da realizzare in accordo con la regione Piemonte con e/o con la Provincia di Torino;
2. quale lo stato delle trattative con la Regione Piemonte circa la realizzazione di "un impianto di tecnologia complessa per la produzione di energia elettrica da biogas", quale località è stata individuata come sede di tale impianto e il quantitativo dei rifiuti che si intende smaltire tramite l'incenerimento;
3. dove si ritiene di collocare la discarica per rifiuti tossici nocivi atta a ricevere i residui dell'inceneritore (scorie di combustione nonché fanghi e le polveri provenienti dai filtri);
4. quale è l'ammontare complessivo dei rifiuti attualmente prodotti in Valle d' Aosta, quale la quota di raccolta differenziata e se è intento dell'Amministrazione regionale rispettare la percentuale di raccolta differenziata prevista dal Decreto Ronchi.
F.to: Curtaz - Squarzino Secondina
Interpellanza Premesso:
che la Provincia di Torino ha previsto, nel proprio piano di gestione dei rifiuti, l'installazione di un impianto di incenerimento di rifiuti solidi urbani nell'area compresa tra Canavese e Valle d'Aosta;
che la realizzazione di tale infrastruttura deve avere quale naturale presupposto un accordo di programma tra la Provincia di Torino e la Regione Autonoma Valle d'Aosta;
che la legge regionale 2 agosto 1994, n° 39 prevede l'adozione di un piano regionale di smaltimento dei rifiuti;
che da diverso tempo è stato costituito un apposito gruppo di lavoro per lo studio della materia e per la predisposizione del piano in oggetto;
che il Centro regionale di raccolta e di trattamento dei rifiuti solidi di Brissogne non sarebbe più sufficiente alle esigenze di smaltimento cui era stato destinato;
tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
la Giunta regionale per conoscere:
1) quali analisi e quali proposte operative sono emerse dal lavoro del gruppo di esperti appositamente nominato;
2) se intende definire in tempi ragionevoli un piano regionale di smaltimento dei rifiuti, in ottemperanza a quanto fissato dalla legge regionale citata in premessa;
3) se ha avuto contatti con la Provincia di Torino sull'eventuale realizzazione di un impianto di incenerimento da ubicare nell'area compresa tra Canavese e Valle d'Aosta e quali sono le proprie valutazioni in merito, sia in termini igienico-ambientali, sia dal punto di vista economico-gestionale.
F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (FI) L'era dei consumi richiede una costante e crescente attenzione a quello che è un vero e proprio problema, quello dei rifiuti e cioè smaltimento, trattamento e naturalmente anche l'eventuale e possibile riutilizzo di una parte di essi per poter generare energia.
L'interpellanza che abbiamo proposto in quest'occasione prende spunto e da questo ragionamento di base e da una serie di fatti che si sono creati ultimamente.
Il primo atto riguarda una recente normativa che è entrata in vigore, mi riferisco al decreto "Ronchi" che ha riclassificato anche tutta la tipologia dei rifiuti e ridisegnato il sistema di trattamento e di gestione dei rifiuti su scala nazionale demandando agli enti locali gli interventi specifici e mirati da adottare sul territorio.
In questa normativa viene tenuto particolarmente in considerazione il sistema della raccolta differenziata, argomento che abbiamo avuto occasione di approfondire in un'interrogazione proposta dal sottoscritto alcuni mesi fa alla quale l'Assessore Vicquéry diede una serie di risposte dove si evidenziava una situazione di difficoltà da parte della Regione Valle d'Aosta di tenere il passo con determinate province o regioni pilota che in questo settore sono all'avanguardia. Per l'occasione mi ricordo che citammo Padova dove il livello di raccolta differenziata è estremamente interessante ed importante.
Vi è poi il recente fatto di cui si è parlato ultimamente che ci riguarda più da vicino ed è la ventilata realizzazione di un sistema di trattamento di rifiuti selezionati, integrato fra la Regione Valle d'Aosta e la Provincia di Torino.
Questi sono i tre fatti che hanno stimolato la presentazione da parte del Gruppo di Forza Italia di quest'interpellanza nella quale si sottopongono all'Assessore alcune considerazioni.
In particolare, il punto nodale mi sembra che sia il piano regionale di smaltimento dei rifiuti, piano che veniva già ipotizzato in una legge regionale, la n. 39/94, dove veniva citato "en passant" come strumento necessario per pianificare la gestione dei rifiuti. Questa pianificazione è rimasta congelata anche a causa dell'entrata in vigore del decreto "Ronchi", della definizione delle nuove classificazioni delle varie tipologie ed è oltretutto oggetto di aggiornamento - secondo quanto ci ha detto l'Assessore alcuni mesi fa - di un lavoro di studio effettuato da un gruppo di esperti che avrebbe dovuto, entro fine febbraio di quest'anno, formulare una precisa proposta in merito. Un quesito di quest'interpellanza tende a conoscere qual è il contenuto di questo lavoro, se è stato fatto questo lavoro, quali sono le indicazioni di questo gruppo di esperti in materia di pianificazione dei rifiuti.
E poi tornando ad uno dei fatti più attuali e specifici, vi è la realizzazione dell'inceneritore, di un sistema appunto di trattamento speciale da ubicare o in bassa Valle o nel Canavese che potrebbe servire a smaltire rifiuti selezionati e della Valle d'Aosta e della Provincia di Torino, in particolare di quel bacino della Provincia di Torino che è stato individuato come nord Canavese ed identificato con il numero 17.
Sappiamo benissimo che quest'ipotesi di gestire insieme la parte inceneribile dei rifiuti è un'ipotesi che prevede un pre-trattamento cioè non tutti i rifiuti solidi urbani incondizionatamente sono inceneribili perché sarebbe oltretutto anche ingrato se una comunità, sia essa la Valle d'Aosta o sia esso il Canavese, dovesse sopportare lo smaltimento, l'incenerimento di rifiuti anche di una comunità limitrofa in maniera indiscriminata. Nell'era dei consumi, dove conseguentemente esiste il problema dei rifiuti, questa crescente sensibilità nei confronti della selezione dei rifiuti penso e spero che diventi quanto prima oggetto di maggiore sensibilità da parte della nostra Regione superando quei livelli minimali ai quali siamo abituati adesso tendendo cioè a livelli di efficienza superiore e soprattutto cercando di utilizzare i rifiuti anche a fini energetici come si prevede in quest'ipotesi. Se non sbaglio, il progetto prevede anche un obiettivo di carattere energetico cioè utilizzare quella parte secca dei rifiuti che bruciata potrebbe dare energia alle popolazioni o alle comunità che si trovano vicine a quell'ipotizzato impianto di smaltimento.
Obiettivo quindi di quest'interpellanza di carattere cognitivo è quello di conoscere se ci sono, alla luce di un piano di gestione dei rifiuti che è stato disegnato dalla Giunta provinciale torinese, ma che dovrà passare ancora al vaglio di altri organismi (Consiglio provinciale e Giunta regionale che dovrà apporre il visto), contatti con quest'ente territoriale, se il piano di smaltimento regionale alla luce del lavoro del gruppo di esperti sta procedendo oppure se siamo ancora in alto mare a livello di pianificazione e naturalmente quali sono i tempi di realizzazione, di raggiungimento, di traguardo di questi obiettivi che ci poniamo. In particolare se, con riferimento all'impianto di incenerimento fra bassa Valle e Canavese, sono già state fatte alcune valutazioni sia in termini igienico-ambientali, sia in termini economico-gestionali.
Président La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.
Vicquéry (UV) La materia è molto complessa, abbiamo già avuto modo di discuterne spesso in quest'aula e sicuramente ci saranno altre occasioni per farlo. Cercherò di rispondere puntualmente ai quesiti posti sia nell'interrogazione che nell'interpellanza entrando subito nel merito della questione senza girarci attorno perché, ripeto, ci sarebbe molto da dire e le opinioni sono diversificate data la complessità della materia.
Allo stato attuale, in applicazione dell'articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, è stata avviata con la Regione Piemonte e la Provincia di Torino esclusivamente una corrispondenza atta a verificare la possibilità di stipulare un accordo di programma; accordo in linea di massima individuato come la possibilità di costituzione di un bacino di utenza che comprenda, oltre che la Valle d'Aosta, anche una parte della Provincia di Torino, e più precisamente l'Eporediese ed una parte del Canavese per l'individuazione di una strategia comune di gestione dei rifiuti. Corrispondenza alla quale per ora non c'è stato formale riscontro, se non nei termini generali di assenso alla possibilità di esplorare tale soluzione ed alla quale non è seguita alcuna individuazione di siti per la realizzazione di impianti.
Attualmente la percentuale regionale di raccolta differenziata in Valle d'Aosta è di circa il 10 percento, con punte di oltre il 14 percento in alcuni Comuni. In merito al rispetto delle percentuali fissate dal decreto "Ronchi" sulla raccolta differenziata dei rifiuti, pur avendo la Regione iniziato una serie di attività volte alla sensibilizzazione in tal senso e tenuto conto che la piena attuazione del piano regionale di smaltimento dei rifiuti attualmente in vigore consentirà il miglioramento della raccolta, si precisa che vi sono però attualmente difficoltà di carattere tecnico-economico che rallentano la piena attuazione di quanto stabilito dalla normativa statale.
In particolare, la mancanza di criteri generali dello Stato sull'organizzazione della raccolta differenziata favorisce una disomogeneità nella gestione del problema Regione per Regione con difficoltà di creazione di centri effettivamente specializzati nel recupero e riciclaggio dei rifiuti.
Fatte salve alcune tipologie di rifiuti - ed è il secondo tipo di difficoltà - che hanno un mercato di riutilizzo certo (vetro, materiali ferrosi, materiali metallici in genere), esiste un mercato fittizio per quanto riguarda le altre tecnologie. Con particolare riferimento alla carta, cartone e plastica, si ritiene di dover precisare che, così come già precedentemente accaduto, nell'ultimo anno a fronte di guadagni irrisori sono stati sostenuti invece oneri di trasporto abbastanza rilevanti.
In sintesi, il ricavo annuo per la raccolta della carta, del cartone e della plastica - quest'ultima viene trasportata con la carta e il cartone - è stato di circa 2,2 milioni a fronte di un costo sostenuto di 26 milioni e rotti, mentre per i contenitori in vetro abbiamo ricavato circa 39.450.000 lire a fronte di nessun costo e per il materiale ferroso abbiamo incassato 22 milioni a fronte di nessun costo per cui l'unico mercato reale è quello del vetro e del ferro e per tutta la parte rimanente c'è una latitanza evidentissima da parte del Ministero dell'ambiente. Tali difficoltà peraltro, non risolvibili a livello locale in quanto riferite a tutta l'Italia, comportano sicuramente un aggravio nell'organizzazione dei sistemi di raccolta differenziata.
Terza problematica, la riorganizzazione e la gestione della raccolta differenziata è comunque subordinata alle risultanze dei contatti avviati con la Regione Piemonte e la Provincia di Torino per la stipulazione dell'accordo di cui sopra perché nell'eventuale accordo di programma dovrà essere trovata una sinergia comune per quanto riguarda le politiche di raccolta differenziata che cerchiamo di potenziare in questi anni.
Per quanto concerne lo smaltimento di eventuali ceneri e scorie di combustione derivanti da un impianto di incenerimento - questa era la domanda posta dal Gruppo dell'Ulivo - si fa presente che queste potrebbero essere conferite presso la discarica di seconda categoria di tipo B, la cui realizzazione è prevista in Comune di Pontey.
Per quanto riguarda invece le polveri derivanti dal sistema di abbattimento dei fumi, queste potranno essere smaltite in una delle discariche di terza categoria. È da precisare che non è assolutamente prescritto che la presenza di un impianto di termocombustione necessiti obbligatoriamente di una discarica per i rifiuti pericolosi a servizio; gli eventuali rifiuti pericolosi infatti (polveri per il sistema di abbattimento dei fumi) potranno essere smaltiti seguendo le strade normalmente percorse dall'attività industriale per lo smaltimento dei propri rifiuti speciali pericolosi.
Mi si chiedeva anche di fornire dei dati riguardanti l'ammontare complessivo dei rifiuti prodotti; spero che evitiate di chiedermi lettura di tabulati e cose del genere, la quantità è di circa 62.000 tonnellate annue di rifiuti solidi urbani con un "trend" in ribasso. Stiamo già ottenendo alcuni risultati, sta diminuendo anche se percentualmente in maniera molto piccola la quantità di rifiuti prodotti in Valle d'Aosta. Comunque fornirò questi tabulati che sono suddivisi per singola tipologia.
La legge regionale n. 39/94 è stata emanata al fine di adeguare la procedura di valutazione di impatto ambientale riguardante le discariche di tipo A, quelle del materiale inerte, e solo incidentalmente quella legge ritrattava il tema del piano regionale dei rifiuti perché si tratta di aggiornare il piano regionale dei rifiuti che è stato elaborato nel 1989.
Su questo versante, in relazione a quanto previsto dal decreto "Ronchi", la Regione sta procedendo a questa revisione ed adeguamento di tale strumento alle nuove disposizioni sulla gestione dei rifiuti. Il gruppo di lavoro che il Consigliere Tibaldi citava ha già presentato una bozza di documento conclusivo dopodiché - ed è per questo motivo che la scadenza del mese di febbraio è saltata - è rimasto in attesa dell'emanazione, da parte del Ministero dell'ambiente, del Regolamento applicativo riguardo alle tipologie dei rifiuti, Regolamento destinato ad avere conseguenze rilevanti per le singole Regioni, ma, sulla questione, si è assistito all'ennesima latitanza del Ministero dell'ambiente che non riesce a produrre nessun documento valido.
Mi pare di poter dire con tutta chiarezza che sono, insieme ai colleghi che si interessano di queste problematiche, molto critico nei confronti del decreto "Ronchi" perché, se è vero che ha dato alcune indicazioni di carattere generale, è altrettanto vero che rimanda ad una serie di decreti applicativi questioni fondamentali per le scelte politiche che le regioni devono fare, questioni che non possono però essere risolte in questo momento in mancanza di elementi tecnici.
Il gruppo tecnico di lavoro ha individuato, con particolare riferimento al divieto che pone il decreto legislativo, e cioè che dal 1° gennaio 2000 non sarà più possibile smaltire in discarica rifiuti urbani senza una preventiva selezione o trattamento e considerati gli obiettivi della raccolta differenziata da raggiungere entro il 2003 (il famoso 35 percento), alcuni adeguamenti alla pianificazione stessa.
Tali adeguamenti, in relazione agli obiettivi del decreto "Ronchi", possono essere così riassunti.
Primo, adeguamento e potenziamento della raccolta differenziata: a questo riguardo abbiamo provveduto ad inviare a tutte le famiglie un opuscolo per far capire alle famiglie quanto costi di meno all'Amministrazione regionale e di conseguenza alle famiglie stesse il potenziamento della raccolta differenziata e devo dire che abbiamo già alcuni riscontri molto positivi anche in termini di semplice corrispondenza di cittadini che si rallegrano di quest'iniziativa a firma del Presidente e del sottoscritto.
Secondo, completamento degli interventi già previsti dal piano regionale di smaltimento dei rifiuti in quanto attuabile, in particolare realizzazione dell'impianto di compostaggio dei fanghi, degli impianti di depurazione delle acque reflue civili e di rifiuti organici selezionati o da utenze selezionate; sarà un impianto di compostaggio di tipo semplice, non come l'impianto di compostaggio previsto anni fa perché la tipologia di questi impianti si è perfezionata enormemente in questi anni.
Si prevede poi l'adeguamento del Centro regionale di trattamento dei rifiuti solidi urbani e assimilati di Brissogne attraverso il potenziamento del Centro di stoccaggio dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata e la realizzazione di un impianto di cernita e separazione dei rifiuti indifferenziati valorizzabili, cosa che si sta già facendo. E ancora il completamento dei lotti di discarica già previsti a servizio del Centro suindicato, a questo proposito stanno realizzando il terzo lotto di discarica, mentre di fatto è chiuso il secondo, avremo ancora la possibilità di un quarto lotto di discarica, ma abbiamo un'autonomia che non va oltre questa legislatura ed è per questo motivo che - come dirò dopo - in applicazione del decreto "Ronchi" abbiamo preso contatti con la Regione Piemonte e con la Provincia di Torino. Infine, è prevista ancora la realizzazione della piattaforma di ricevimento e stoccaggio provvisorio dei rifiuti speciali e pericolosi.
Il gruppo tecnico poi ci propone di individuare la metodologia di smaltimento della frazione derivante dalla cernita e separazione a valle dei rifiuti, incenerimento o accordi interregionali; lo smaltimento in discarica del sottovaglio senza trattamenti di igienizzazione al fine di continuare la produzione di energia elettrica attraverso lo sfruttamento del biogas estratto, l'Assessorato dei lavori pubblici ha in corso la gara di appalto per la gestione dell'estrazione del biogas che avverrà in tempi relativamente brevi; in ultimo, la realizzazione di un sistema integrato per il trattamento, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti speciali inerti.
Queste sono le prime conclusioni del gruppo di lavoro che sono per ora all'attenzione tecnica di un gruppo di lavoro tecnico in attesa delle decisioni del Ministero dell'ambiente.
Ripeto che ad oggi non sono state ancora emanate da parte dello Stato le normative tecniche previste dall'articolo 18 del decreto legislativo n. 22 per l'elaborazione dei piani regionali di gestione dei rifiuti che risultano propedeutiche all'esercizio delle funzioni proprie delle Regioni e delle Province in mancanza delle quali ogni aggiornamento diventa difficile.
Il lavoro del gruppo tecnico però non risulta ancora completato in quanto, oltre alla mancanza delle indicazioni da parte dello Stato, come sopra precisato, la Regione, in applicazione a quanto stabilito dall'articolo 5, comma 5 del decreto "Ronchi", ha avviato una corrispondenza con la Regione Piemonte e la Provincia di Torino per verificare la possibilità di stipulare un apposito accordo di programma.
Questo punto del decreto "Ronchi" dice che dal 1° gennaio 1999 è vietato smaltire rifiuti urbani non pericolosi in Regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti, fatti salvi gli accordi regionali o internazionali esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto e che eventuali nuovi accordi regionali potranno essere promossi nelle forme previste dalla legge n. 142 qualora gli aspetti territoriali e l'opportunità tecnico-economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano.
Vorrei solo per inciso ricordare che queste dichiarazioni di principio, così belle, sono difficilissime da mettere in pratica perché se fosse vero che dal 1° gennaio 1999 scatta questo divieto, ci troveremmo nell'impossibilità di smaltire i rifiuti ospedalieri che anni fa venivano esportati più o meno ufficialmente in Francia e in altre zone d'Italia. Il decreto infatti è tassativo e vieta lo smaltimento in Regioni diverse da quelle in cui gli stessi sono prodotti.
Per questo motivo ci siamo orientati verso l'ipotesi dell'accordo interregionale, ma poi vi è un altro motivo perché la Giunta regionale, dopo attenta analisi e dopo aver verificato che la quantità prodotta di rifiuti è di 66.000 tonnellate con un "trend" che arriverà a circa 80.000 tonnellate annue, non potrà realizzare un sistema di termocombustione di per sé stante utile solo per la Regione Valle d'Aosta perché è stato riconosciuto unanimemente che sarebbe antieconomico stante il fatto che si ritiene una quantità come minimo necessaria per arrivare al pareggio fra costi e benefici di 200-250.000 tonnellate annue.
Evidentemente, essendo la politica regionale orientata a non auspicare l'aumento della produzione dei rifiuti, ma, come dicevo, alla loro riduzione, se vogliamo mettere in pratica l'ultimo punto del decreto "Ronchi", quello della termocombustione, dobbiamo impegnarci in un accordo interregionale.
Ripeto che questa possibilità è prevista dal Ministro Ronchi, la si evince all'articolo 4 dove si indicano i processi da seguire: "Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le autorità competenti, dicasi le Regioni, favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso: 1) il reimpiego e il riciclaggio; 2) le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti; 3) l'adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l'impiego di materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi; 4) l'utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia".
Questo è quanto posso riferire allo stato degli atti perché stiamo aspettando una decisione politica da parte del Consiglio provinciale di Torino che dovrebbe avvenire nei prossimi mesi dopodiché dovremo aprire una trattativa per definire le modalità. Vorrei sottolineare che allo stato degli atti le modalità tecniche sono innumerevoli; il "business" dei rifiuti è enorme; ognuno propone soluzioni ottimali ed esaustive.
Dovremo fare, con l'ausilio dei tecnici, molta attenzione alla tecnologia da utilizzare; è indubbio che ci atterremo alle disposizioni del decreto "Ronchi" in toto e che, dal punto di vista politico, dovremo dare una risposta a breve termine.
Président La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Lo scopo della nostra interrogazione è evidentemente quello di avere dei dati soprattutto sul problema inceneritore; abbiamo letto notizie sui giornali, sappiamo che è stato costituito in bassa Valle e nel Canavese un Comitato, chiamato S.O.S. Inceneritore; quindi lo scopo è avere delle ulteriori e puntuali informazioni su questo tipo di iniziativa che peraltro veniva richiamata in maniera generica nel programma di legislatura della maggioranza.
Purtroppo dalle risposte dell'Assessore non abbiamo avuto alcun chiarimento rispetto alle domande svolte su questo punto, essendosi limitato l'Assessore - probabilmente in maniera corretta - ad evidenziare come ad oggi ci sia stato solo un "pourparler" fra la Regione Valle d'Aosta e la Provincia di Torino.
Ritengo tuttavia - e cercherò di essere breve per stare nel tempo concesso e lasciare eventualmente all'altro interrogante completare il mio breve discorso - opportuno sottolineare come sia fondamentale in questa fase fare una scelta che io direi ancora prima che amministrativa è una scelta culturale.
La scelta della differenziazione e la scelta dell'inceneritore devono essere a mio giudizio alternative, non possiamo pensare di costruire un inceneritore se ci proponiamo, come io ritengo opportuno e doveroso, di arrivare ad una raccolta differenziata a percentuali da Regione civile. Perché qui il problema culturale è il seguente: o ci impegniamo a favorire un consumo più austero, a favorire il riciclaggio, il riuso, la riduzione dei rifiuti, oppure scegliamo la scorciatoia dell'inceneritore. O scegliamo di coinvolgere i cittadini in questa sfida di civiltà per risolvere un problema che è ineludibile oppure tentiamo di rimuovere il problema attraverso una soluzione che crea più problemi di quanti ne risolva.
L'inceneritore crea più problemi di quanti ne risolva e mi limito solo a brevi cenni. Intanto non tutti i rifiuti possono essere inceneriti e poi rimane il grande problema delle scorie tossiche che vanno eliminate in altro modo. C'è un problema di tipo occupazionale; leggevo nei giorni scorsi in alcuni studi compiuti che il rapporto occupazionale fra raccolta differenziata ed inceneritore è 9 o 10 a 1. C'è un problema dei costi; l'Assessore prima, elencando il problema dei costi per la carta, diceva che i costi del trasporto superano il ricavo, ma quanto costa un inceneritore e quanta raccolta differenziata si fa con i soldi che servono a costruire un inceneritore?
Credo quindi che si debba fare uno sforzo per andare nella direzione applicativa per quanto c'è già del decreto "Ronchi" e soprattutto per il raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata. L'osservazione peraltro veritiera che mancano ancora dei decreti attuativi della normativa è a mio avviso un alibi perché per esempio la Provincia di Bolzano, che come noi non ha i decreti applicativi, ha raggiunto in più Comuni oltre il 50 percento di raccolta differenziata e lì non c'è neanche un'emergenza rifiuti.
Noi spesso facciamo riferimento al Sud Tirolo come Regione particolarmente significativa e vicina per alcune cose; mi piacerebbe che vi si facesse riferimento anche per quanto riguarda la politica ecologica perché senza quelle emergenze che vi possono essere nella provincia di Milano o altrove hanno già raggiunto e superato, spontaneamente, cioè senza i decreti "Ronchi", il 50 percento di raccolta differenziata. È così che ci si deve indirizzare. È chiaro che l'ente pubblico deve investire in un'opera di sensibilizzazione della popolazione per raggiungere questi obiettivi perché laddove si è fatto gli obiettivi sono stati raggiunti.
Comunque, ripeto, si tratta di un tema estremamente delicato sul quale torneremo perché intendiamo sul problema inceneritore condurre una battaglia che è prima culturale, ma poi anche politica ed amministrativa affinché la Regione faccia altre scelte in materia di smaltimento dei rifiuti.
Président La parole au Conseiller Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Sì, per completare con alcune annotazioni. Voglio sottolineare innanzitutto come tutto il problema dei rifiuti, che è - come anche l'Assessore ha ricordato - un grosso problema con cui dovremo confrontarci in modo serio, è riassunto nel programma di Governo in tre righe. E come tutto l'impegno per risolvere questo problema è riassunto "nell'accordo con la Regione Piemonte per costruire un impianto di tecnologia complessa per la produzione di energia elettrica da biogas".
Per cui è chiaro in questo momento che, così come stanno le cose, anche dalle parole dette dall'Assessore, è stata fatta una scelta per un inceneritore. Questo è molto grave anche perché si parla di sistema integrato, ma proprio dalle parole dell'Assessore appare chiaramente come non si abbia in mente tutto il panorama dei vari interventi che si integrano fra di loro per risolvere appunto il problema dei rifiuti.
Il problema dei rifiuti è un problema complesso al quale non possiamo dare una risposta così unilaterale. E voglio far capire come, in mancanza di questa scelta complessiva, la soluzione dei singoli problemi viene stravolta. Riprendo un esempio solo fra quelli che l'Assessore ha citato.
Lei, Assessore, diceva che la carta è difficilmente riciclabile, che c'è molta difficoltà a metterla sul mercato; certo, e lei sa benissimo che la carta, come il vetro, come anche i rifiuti tossici ospedalieri, hanno un forte potenziale energetico per cui è interesse di chi gestisce un inceneritore mettere tanta carta dentro in quanto in questa maniera sale il potere calorifico...
(interruzione dell'Assessore Vicquéry, fuori microfono)
... certo che è così e i dati stanno a dimostrarlo.
Questo per dire che chi vuole l'inceneritore cerca di boicottare e di non utilizzare la carta in modo diverso. Voglio dire, non si può prendere un unico elemento dicendo che sul mercato la carta non tira per cui è meglio incenerirla. Non solo, ma se si delinea un piano dei rifiuti a livello regionale, tutti i vari elementi vanno presi in considerazione, compresi gli elementi di tipo ambientale. Ora, noi dobbiamo pensare che anche a livello solo energetico un prodotto riciclato fa risparmiare cinque volte di più energia di quanta non se ne produce bruciandolo. Pertanto, in un'ottica più generale vediamo che la soluzione dell'inceneritore è una soluzione che solo apparentemente è più semplice, ma in realtà non risolve il problema.
Altro esempio: studi fatti dimostrano che, laddove in un territorio si prevede il 50 percento di raccolta differenziata e si escludono nuovi inceneritori, ma si utilizzano gli impianti industriali attuali per bruciare i rifiuti che ci sono, si ha un risparmio in denaro del 10 percento e un livello occupazionale aumentato del 53 percento rispetto allo stesso territorio in cui invece si rimane alla raccolta differenziata al 35 percento e si costruiscono altri inceneritori.
Perché ho fatto solo queste due notazioni? Per far vedere come non si possano risolvere i problemi singolarmente.
Non solo, mi stupisco che lei, Assessore, presenti alcune annotazioni di questo gruppo di lavoro senza sapere intanto se questo gruppo di lavoro ha concluso o meno con un documento ufficiale oppure se lei ha spulciato qua e là alcuni dati facendo, secondo me, un uso non corretto dell'informazione a sua disposizione.
Rispetto all'accordo con la Provincia di Torino vorrei sottolineare che la parola accordo significa accordo fra due proposte. Ora, la Provincia di Torino ha fatto uno studio, ci sono due grossi volumi nei quali spiega i criteri con i quali vuole gestire il problema dei rifiuti. Qual è il piano regionale con cui la Regione intende gestire il problema dei rifiuti? Quale proposta va a portare?
Allora, in un accordo ci devono essere due proposte; io chiedo che in questo Consiglio vengano discusse e decise le proposte da portare all'attenzione della provincia di Torino.
Lei prima diceva che state aspettando decisioni politiche dalla Provincia di Torino, altrimenti non procedete all'accordo. Ma come? La Provincia di Torino prima di procedere all'accordo prende decisioni politiche e noi qui, una volta che Torino ha deciso cosa fare, andiamo all'accordo senza decidere prima noi cosa vogliamo fare? Secondo me, questo è molto grave.
Ancora, è detto con molta chiarezza che tutto il problema dei rifiuti, dell'inceneritore in particolare, va portato avanti con un'informazione accurata alla popolazione. Allora, il libretto sulla raccolta differenziata è una cosa, ma quando si parla dell'inceneritore bisogna dire chiaramente cosa produce, bisogna dire chiaramente tutti i guai che comporta.
Incenerire un chilo di rifiuti comporta l'uso di 7 chili di aria e di 4-5 chili di acqua e comporta la produzione di 2 chili di anidride carbonica.
Noi sappiamo in questo momento, in cui c'è un riscaldamento dell'atmosfera, in cui c'è un problema dell'ozono, che andare verso l'incenerimento aumenta, potenzia questo tipo di difficoltà. Ora, bisogna dire con molta chiarezza alla popolazione quali sono le conseguenze, bisogna dire con molta chiarezza che la diossina, che entra nell'aria, entra nel circolo vitale e allora la si trova negli alimenti, nel latte, nelle carni.
In Francia, dove hanno analizzato la presenza di diossina e verificato se nelle zone accanto agli inceneritori gli animali producevano latte con presenza di diossina, hanno chiuso quattro inceneritori e ne hanno messo sotto controllo anche altri per cui c'è effettivamente questo grosso pericolo.
Quindi chiedo pubblicamente e con forza che qualunque decisione su questo tema venga affrontata con serietà con tutta la popolazione, altrimenti facciamo pagare dei costi enormi all'ambiente e alla salute nostra e dei nostri figli.
Si dà atto che, dalle ore 11,07, presiede il Vicepresidente La Torre.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (FI) Dalla risposta dell'Assessore emergono due cose. La prima è che l'Assessore ha ripercorso grosso modo quello che già aveva detto qualche mese fa rispondendo all'interrogazione che citavo io in premessa con qualche differenza di carattere statistico numerico cioè enunciando il fatto che la raccolta differenziata è salita da 6-8 percento ad un 10 percento senza però citare le fonti e ci piacerebbe sapere quali sono perché uno può venire qui in aula e dire che la raccolta differenziata è arrivata al 50 percento e noi dobbiamo prenderla per buona questa notizia. Citare come fonte la stessa ditta che si occupa della raccolta differenziata mi sembra superficiale.
Il secondo aspetto è proprio la superficialità con cui l'argomento politico-ambientale viene affrontato dalla Giunta. Mi pare che oggi all'Assessore Vicquéry possiamo dare il premio anguilla perché, per quanto riguarda la risposta all'interpellanza presentata dal collega Lattanzi, ha deviato la responsabilità sul Direttore generale dell'USL, mentre per quanto riguarda la risposta in materia di rifiuti, devia la responsabilità sul Ministro Ronchi cosa che non aveva fatto casualmente qualche mese fa quando i Verdi erano in maggioranza e cosa che invece fa adesso perché è conveniente farlo.
Non voglio spezzare una lancia a favore dei Verdi, voglio solamente ricordare all'Assessore che il Ministro Ronchi è sostenuto anche dal suo Parlamentare e quindi la legge di politica ambientale di carattere nazionale è implicitamente anche avallata da lui in quanto il suo Parlamentare l'ha appoggiata quindi, ci vuole maggiore sensibilità e responsabilità nell'affrontare in maniera coerente ed approfondita un problema che è quello della politica ambientale che non può essere affrontato citando dei dati più o meno indicativi.
Anche perché un dato che l'Assessore ha citato mi pare completamente fuori luogo, e mi riferisco alle 250.000 tonnellate di rifiuti che dovrebbero essere bruciati per garantire il livello di economicità, non è assolutamente vero perché il piano provinciale fa riferimento invece ad un valore ben più basso che è di 35.000 tonnellate. Allora o vi confrontate prima di stabilire linee di politica ambientale chiare oppure non venite qui in aula a raccontarci le favole.
