Rédaction informelle du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 226 du 19 juillet 1973 - Resoconto

OGGETTO N. 226/73 - Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta.

Dujany (DP) - Signor Presidente, Signori Consiglieri.

Ringrazio innanzitutto l'amico Maquignaz per il lavoro prestato in sette anni di Assessore all'Agricoltura in un momento difficile, lavoro fatto con estremo senso di responsabilità, con senso di dovere, che può essere citato ad esempio per tutti noi.

E lo ringrazio anche per questo senso di altruismo che ad un certo momento ha ritenuto opportuno di rinunciare a questo sacrificio, e mi pare che questo sia un esempio di potere a servizio della comunità, servizio che si può svolgere entro certi limiti compatibili in rapporto alle proprie condizioni familiari e personali.

Passo alle dichiarazioni e vorrei illustrare al Consiglio... nel momento in cui assumo la responsabilità di Presidente della Giunta, i motivi e il significato politico di questa soluzione e gli obiettivi programmatici di questa Giunta.

Nella relazione introduttiva alla discussione del bilancio di previsione per il 1973, avevo avuto modo di sottolineare in questo Consiglio, alcune considerazioni che oggi ritengo opportuno richiamare.

La complessità, la difficoltà e l'importanza del momento attuale della nostra comunità richiedono un impegno comune di tutte le forze politiche operanti nella nostra Regione. Per fornire, pur nella diversità dei livelli della responsabilità e nelle differenti posizioni politiche ed ideologiche una riposta adeguata alle ansie di crescita e di rinnovamento che permane nella nostra popolazione, che vuole esaltata la propria identità, realizzata, la propria vocazione, valorizzate le proprie energie, eliminate nuove ed antiche ingiustizie.

Ritengo doveroso ricordare queste affermazioni perché possono costituire, al di là delle vicende di questi giorni, i riferimenti sicuri per la nostra attività.

Esistono divisioni, esistono differenze, esistono modi diversi di guardare i problemi ed esistono proposte diverse per risolverli, ma esiste una comune responsabilità: quella di contribuire a consegnare alle nuove generazioni una Valle d'Aosta migliore di quella in cui viviamo, e quella di gestire, responsabilmente, il patrimonio di sacrifici e di fatiche che nei secoli, la nostra gente ha saputo costruire per consentire, oggi, a noi, di essere una comunità libera ed autonoma.

I criteri che hanno guidato le forze espresse dal governo regionale sono stati i seguenti:

- il rispetto della volontà espressa dall'elettorato il 10/11 giugno;

- la volontà di proseguire a rafforzare la proposta politica iniziata nel maggio 1970;

- la necessità di dare all'Amministrazione regionale una guida stabile e capace di affrontare efficacemente gli urgenti problemi della nostra Regione.

I risultati delle ultime elezioni regionali dovevano fornire, innanzitutto un giudizio sull'esperienza politica regionale iniziata nel 1970 e continuata anche dopo l'autunno del 1971 e nello stesso tempo verificare se le forze politiche che quella linea avevano sostenuto avrebbero ottenuto consensi sufficienti per continuarla.

A questi interrogativi ritengo che l'elettorato valdostano ha risposto in modo affermativo, rafforzando complessivamente i movimenti ed i partiti che hanno sostenuto il precedente Governo regionale, limitando altresì i consensi delle forze politiche che a quel governo si sono opposte.

Se è vero che la sinistra ha registrato un calo modesto, è altrettanto vero che i democratici popolari, che nel 1970 con la loro nascita avevano dato l'avvio ad una svolta politica in Valle d'Aosta, hanno registrato un forte successo, così come il movimento dell'Union Valdôtaine Progressiste, sorta pochi mesi fa, e solidale con la politica del governo regionale.

D'altra parte si è potuto registrare una forte diminuzione della Democrazia Cristiana e delle forze di destra.

Le perdite consistenti registrate dall'Union Valdôtaine, dal Rassemblement, sono dovute, secondo noi, all'atteggiamento politico assunto dai due movimenti dopo l'autunno del 1971.

Risulta altresì evidente il notevole spazio occupato dalle forze regionali la cui dimensione rappresenta il 43% dell'elettorato valdostano, toccando livelli mai raggiunti in passato. Il voto popolare del giugno scorso è stato quindi interpretato dalle forze che hanno espresso questo governo come voto di conferma e di rafforzamento della precedente linea politica e di valorizzazione delle forze regionali.

Se è vero che numerose potevano apparire le combinazioni aritmetiche per la formazione di una maggioranza, è altrettanto vero che queste non possono comportarsi e scomporsi capricciosamente, ma devono essere guidate da un responsabile senso politici che le giustifichi, rispetto alle posizioni precedenti, e che esprima una comune volontà di realizzare un programma amministrativo.

In questo senso non potevano certamente essere accettate, come valide, quelle soluzioni che prevedevano il ritorno in posizioni determinate di una forza come la Democrazia Cristiana locale, che ha mantenuto, dal sorgere della nuova esperienza politica, un deciso atteggiamento di chiusura e di contrapposizione nei nostro confronti, atteggiamento ancora più marcato in termini negativi nel corso dell'ultima campagna elettorale.

Tale atteggiamento, più che su reali motivi politici, - quali potremo sempre utilmente confrontarci - si fonda sulla chiusura aprioristica e, mi pare, irrazionale, degli attuali dirigenti democristiani della Valle d'Aosta, soprattutto nei confronti dei democratici popolari ai quali non riconoscono dignità di forma politica autonoma.

Questa sterile pregiudiziale, fondata sostanzialmente su condannabili atteggiamenti egoistici e personali ha impedito, penso, un corretto confronto con quella forza.

Diverso l'atteggiamento che manteniamo nei confronti della Democrazia Cristiana Nazionale con la quale, pur nella diversità della nostra posizione politica più avanzata, intendiamo mantenere aperto un confronto costruttivo.

Non potevano proporsi altresì, come valide, soluzioni di minoranza cosiddette "allo sbando" che avrebbero anche potuto realizzarsi ma che sarebbero sopravvissute nella precarietà, senza rappresentare una precisa volontà di governo quale siano invece oggi in grado di offrire.

Cancellate quindi le ipotesi di un assurdo ed incomprensibile ritorno ad una vita politica chiusa nella logica degli interessi personali e scartate quelle di governi di avventura, si presentava realisticamente, come l'unica via da ricercare, quella di ampliare la precedente maggioranza all'Union Valdôtaine ed alle altre forze regionali.

Questo allargamento è stato ricercato, perché secondo il comune giudizio delle attuali forze di maggioranza, la sua attuazione avrebbe consentito una maggiore adesione alla volontà dell'elettorato oltre che un governo più stabile e più rappresentativo delle forze regionali, coerentemente a quella politica che ora e continua ad essere la nostra linea politica.

L'allargamento della maggioranza verso l'Union Valdôtaine è stato da noi lealmente ricercato ma non è stato possibile.

Il Governo che oggi è stato eletto mantiene le stesse caratteristiche di quello che ha guidato l'Amministrazione regionale dal 1970 al giugno di quest'anno, salvo la presenza della più recente formazione regionale dell'UVP, che però aveva già consentito la continuazione del precedente governo.

Nell'ultima riunione del Consiglio qualcuno ha proclamato, con accenti qualunquistici, un maggiore rapidità per la formazione del governo regionale, come se il ritardo di poche settimane fosse dovuto alle difficoltà di dividere la torta, anziché all'aspirazione di trovare la miglior forma di governo per la nostra Regione.

In effetti, se ci fossimo accontentati di ripetere immediatamente la precedente situazione avremmo potuto ottenere questo risultato due settimane orsono.

Abbiamo voluto ricercare la possibilità di raggiungere un risultato migliore ed il fatto di non esserci riusciti non mi fa certamente ritenere oggi che non ne valesse la pena, né che si è trattato di un inutile spreco di tempo.

Se si fosse realizzato il nostro obiettivo, oggi saremmo sicuramente più lieti e più soddisfatti.

Ciò che non ha potuto verificarsi oggi potrà verificarsi in futuro ed io mi auguro, in un futuro prossimo, e non saranno certamente né la mia persona, né la mia carica di ostacolo a questo obiettivo.

Confermo oggi questa disponibilità nei confronti dell'Union Valdôtaine, che non è solo mia, ma di tutte le forze che esprimono e che sono solidali con questo governo.

Questa disponibilità intendiamo mantenerla e garantirla per il futuro.

Mi pare oggi poco produttivo iniziare un gioco polemico di attribuzione di responsabilità a questa o a quella forza, a questa o a quegli uomini, per un'occasione mancata.

La verità è che, al di là della buona volontà e delle buone intenzioni, le situazioni non maturano, né si evolvono con i tempi accelerati che vorremo e che diffidenze, divisioni, diversità, ferite che hanno origine o troppo lontane o troppo vicine, non possono esser cancellate nel giro di qualche settimana o di qualche mese.

A questo riguardo le giustificazioni di ognuno potranno sembrare insufficienti e fragili.

L'Union Valdôtaine non ha aderito all'invito che gli veniva rivolto di partecipare a questo governo a causa di una valutazione negativa su alcuni uomini e quindi su una forza di questa maggioranza. Non possiamo fare un discorso di antipatia o di simpatia sugli uomini, si deve fare un discorso politico, con forze politiche, e ciò sembra importante e fondamentale.

Ho già detto in precedenza che al di là di ogni giustificazione esistono problemi ardui che dobbiamo seriamente affrontare e che non interessano solo l'Union Valdôtaine ma quanti hanno a cuore il successo di una buona politica per la Valle d'Aosta.

Sicuramente la strada è lunga, sarà difficile, sarà travagliata, ma va continuato in questo senso.

Sarà comune responsabilità delle forze regionali, al governo o fuori da esso, mantenere questa speranza ed adoperarsi perché si realizzi.

Nessun risultato politico è perfetto e non saremo certamente noi a considerare perfetto il governo regionale che è stato eletto oggi.

Posso però affermare con tranquilla serenità, che il risultato oggi raggiunto, anche se non risponde pienamente alle nostre aspettative è il migliore possibile, tenuto conto dei limiti attuali della situazione politica valdostana, e delle sue recenti vicende.

È stato raggiunto l'obiettivo di dare un governo alla nostra Regione, interpretando correttamente la volontà dell'elettorato valdostano, una guida che dovrebbe avere i requisiti della stabilità e con la decisa volontà di risolvere gli urgenti problemi interessanti la nostra comunità.

E di fronte ai grossi problemi che insieme saremo chiamati a risolvere e dall'importanza delle scelte che saremo chiamati a compiere negli anni futuri, ognuno di noi, credo, avverte soprattutto oggi la responsabilità del mandato che la volontà popolare gli ha assegnato.

Questa responsabilità deve essere maggiormente sentita dalle forze di governo, dagli uomini di governo ed in modo ancora più chiaro da chi ha l'arduo compito di guidare l'amministrazione regionale.

Siamo coscienti dei limiti delle nostre forze, delle nostre strategie, per soddisfare appieno le speranze di crescita economica e civile della nostra società.

Il nostro impegno è di guardare come per il passato a tutte le altre rappresentanze politiche di questo Consiglio che dalla Resistenza sono nate, e che agli ideali dell'antifascismo si richiamano, non come ad avversari da emarginare o umiliare, ma come a legittime e valide espressioni delle diverse aspirazioni e dei diversi interessi della popolazione valdostana, di cui dobbiamo tener conto.

Allo stesso modo ci impegniamo a ricercare i contributi che all'attività amministrativa regionale potranno pervenire dall'intelligenza dei singoli Consiglieri regionali, giudicandoli non in funzione dell'appartenenza a schieramenti politici, ma in funzione della loro validità, della loro bontà, rispetto all'interesse generale.

Ho voluto fare queste affermazioni per ribadire che la linea politica che abbiamo iniziato e che vogliamo proseguire vuole superare la logora logica degli schieramenti tradizionali che, in passato, ha dimostrato di rendere immobile e sterile l'azione governativa e di non utilizzare interamente tutte le energie disponibili.

Voglio inoltre sottolineare la necessità di una corretta solidarietà fra le forze regionali, senza questa solidarietà si indebolisce la politica regionalista.

L'ideale regionalista della Valle d'Aosta non si afferma con le sole forze locali: si rafforza, si alimenta, si espande nella misura in cui tutte le altre forze politiche intendono aderire alla vocazione di fondo di questa comunità e partecipare positivamente alla costruzione della nostra casa.

Una aprioristica ed inconciliabile divisione fra forze regionali e nazionali, in base alla quale le seconde non avrebbero titolo per essere "per la Valle d'Aosta", oltre ad essere assurda potrebbe, al di là di mere considerazioni aritmetiche, trascinare le forze locali in un rischioso provinciale e privare la Valle d'Aosta di apporti di energie, di idee che sono necessari per crescere e svilupparsi secondo la propria natura.

Altrettanto nociva è la tentazione che potrebbe crescere all'interno delle forze politiche nazionali di considerare quelle regionali, semplici portatrici di esigenze locali ed incapaci di cogliere valori attuali ed universali.

Queste divisioni artificiali, molte volte strumentali, devono essere superate nel senso di consentire ad ogni partito o movimento, nella diversità della propria particolare fisionomia, nella diversità dei ruoli e delle responsabilità, di esprimere il meglio delle proprie capacità per contribuire alla realizzazione di una Valle d'Aosta che vive tempi difficili, ma con una propria fisionomia, fedele al proprio passato, alla propria natura di Regione alpina.

L'azione politica e programmatica che la Giunta intende proseguire sia ancora in modo profondo ed inscindibile ed alcuni valori che sono per noi irrinunciabili e vitali: l'antifascismo, l'autonomia, la democrazia, il progresso.

Riaffermiamo la nostra scelta antifascista che non vuole essere né retorica, né inutilmente commemorativa: vogliamo testimoniare la fedeltà ai valori della Resistenza, vogliamo essere protagonisti della costruzione di uno Stato e di una società attraverso la piena attuazione della Costituzione Repubblicana, vogliamo che la nostra comunità diventi quella che sognarono coloro che nelle nostre montagne seppero "resistere" alla violenza fascista e difendere la nostra libertà.

Il nostro rifiuto totale, morale e politico, delle idee e dei metodi del fascismo nella consapevolezza che le basi su cui poggia il rigurgito neofascista, di drammatica attualità, sono costituite dai centri più retrivi del conservatorismo economico e dall'incapacità di rispondere in modo costruttivo alla domanda di libertà degli strati sacrificati ed emarginati del nostro popolo.

Nous affirmons le droit d'exister de notre communauté valdôtaine. Aussi, avons-nous la ferme intention d'assumer entièrement le poids des exigences profondes de la communauté valdôtaine et de faire en sorte que notre comportement politique s'attache toujours à valoriser et à exprimer les particularités qui, au cours des siècles et jusqu'à l'heure actuelle ont été le fondement de la coexistence civile de notre peuple.

Une affirmation courageuse des valeurs valdôtaines est la seule véritable conduite pouvant permettre à notre communauté de survivre comme entité humaine territoriale avec sa propre individualité, différente de celle des autres.

Si l'on renonce à défendre et à soutenir sa propre physionomie on risque inévitablement de sombrer dans la logique impitoyable qui dirige aujourd'hui le monde extérieur de la production et de la consommation, de la technocratie et du profit, c'est-à-dire, l'aplatissement, la grisaille, l'anonymat, le nivellement générale et aveugle de tout ce qui n'est pas conforme à la moyenne standardisée, la compression et l'étouffement de toute manifestation libre et authentique, la médiocrité, la routine.

Eh bien, pour nous ce serait la fin, la mort civile et humaine d'un peuple ancien, fier et courageux tel que l'a toujours été le peuple valdôtain. Il ne faut donc pas qu'il en soit ainsi. Nous ne voulons pas qu'il en soit ainsi.

Pour ce faire nos devons savoir résister aux attaques et aux flatteries, souvent sournoises et alléchantes, de ceux qui veulent nous ramener à la norme ou qui, en fait, nous y contraignent.

Mais ce n'est pas tout. Nous devons veiller à ce que notre physionomie, par négligence ou indifférence ne s'altère pas tout doucement, progressivement, jusqu'à manifester avec le temps, les signes évidents d'une décadence naturelle et de sénilité. Pour nous ce serait toujours aussi grave car un peuple qui vieillit est un peuple qui ne désire plus exister comme tel: c'est un peuple qui n'a plus la force de survivre dans la diversité, parmi d'autres peuples, c'est un peuple destiné à succomber.

Il nous appartient d'éviter cette décadence. C'est nous qui devons avoir la conscience de la nécessité de ne pas renoncer à nous-mêmes, à notre personnalité, à notre foi, à notre langue, à notre façon de vivre. C'est nous qui dévons être fiers et orgueilleux de notre diversité, de notre passé, de notre langue, de notre culture, de notre foi, en un mot de notre civilisation.

Questo governo intende accentuare qualitativamente e quantitativamente lo sforzo nei campi dei vari servizi e delle varie attività.

I settori nei quali intendiamo operare con forte impegno sono: la scuola, la sanità, l'abitazione ed i trasporti.

Ho già avuto modo in altre occasioni di ricordare i criteri che guideranno la nostra politica scolastica e la necessità di caratterizzare la scuola in Valle d'Aosta come espressione della nostra comunità, della nostra cultura e delle nostre tradizioni migliori.

Lo sforzo costante dell'Amministrazione regionale a favore dell'edilizia scolastica deve essere nei prossimi anni indirizzato verso la scuola materna e gli asili nido.

Nello stesso tempo appare opportuno concludere lo sforzo di dotare di una scuola media quelle zone che ne sono ancora prive e di avviare un processo di decentramento delle scuole media superiori nella direzione della bassa Valle.

La qualificazione del personale insegnante, la risoluzione dei loro problemi, l'attuazione concreta del bilinguismo sono altrettanto obiettivi che ci proponiamo di raggiungere.

La tutela della salute dei cittadini rappresenta oggi uno dei maggiori impegni del potere pubblico del nostro paese. Avremo in futuro occasione di confrontare le nostre opinioni e le nostre idee su questo problema.

L'abitazione

Questo Consiglio ha già avuto più volte occasione di affrontare il problema di dare a tutti la possibilità di avere una abitazione dignitosa. Sono già stati approvati nel passato e recentemente, vari problemi che tengono conto dei diversi elementi di questo problema.

Intendiamo portare avanti una politica regionale che consideri la casa come servizio sociale che la comunità deve tendere a garantire a tutti i cittadini ed in modo particolare ai meno abbienti. I criteri che in questo campo intendiamo seguire sono: articolare gli interventi in modo tale da renderli funzionali alle diverse realtà umane e sociali esistenti in Valle; responsabilizzare l'operatore pubblico nella costruzione e nella gestione di un adeguato numero di alloggi da offrire ai lavoratori, a canoni equi e compatibili con i loro redditi; valorizzare ed utilizzare il patrimonio edilizio esistente ed idoneo allo scopo ed in particolare risanare i centri storici; collegare strettamente gli interventi indicati con la realizzazione dei necessari servizi non limitando questo ultimi alle infrastrutture primarie, ma collegandoli a quelli necessari per una vita veramente civile.

Problema dei trasporti

Al termine della passata legislatura il Consiglio regionale ha deliberato, su proposta della Giunta, un intervento teso a superare una difficoltà contingente permettendo già allora che la politica dei trasporti dovesse essere organizzata e gestita principalmente, anche se non esclusivamente, dall'operatore regionale.

Quell'atteggiamento si fondava sulla consapevolezza che i trasporti comportano notevoli implicazioni nello sviluppo sociale ed economico regionale.

Intendiamo pertanto ribadire questo nostro atteggiamento.

Lo sforzo che intendiamo compiere nel settore dei servizi sociali comunemente intesi non va considerato come riparatore dei danni e delle esigenze provocate da un incrollato sviluppo economico guidato soltanto da una egoistica logica del profitto.

Questo sforzo vuole essere teso a rendere armonica la crescita della Regione, a fare in modo cioè che la politica economica e la politica dei servizi concorrano a stabilire, concretamente una diversa e una migliore condizione di vita per la nostra popolazione.

Negli ultimi anni il problema dell'occupazione, in modo particolare, quella femminile e quella dei giovani, ha assunto aspetti sempre più preoccupanti sia per la carenza quantitativa delle offerte di lavoro rispetto alla domanda, sia per l'inadeguatezza del tipo di offerta rispetto alla qualità della domanda.

Sotto il profilo quantitativo, abbiamo dato una prima positiva risposta soprattutto per fronteggiare la crisi apertasi nel 1971 nella Bassa Valle.

Il problema si pone oggi e si porrà domani in termini assai complessi e le risposte non potranno essere parziali se vogliamo garantire alla Valle uno sviluppo sicuro ed ordinato.

E l'ordine del giorno di stamane letto al Consiglio regionale in relazione al problema della Guinzio Rossi ne è un fatto evidente che si presenterà all'attenzione di questo Consiglio nei termini brevissimi.

Dobbiamo impegnarci a portare avanti una politica economica, capace di valorizzare correttamente le energie umane della nostra comunità e in tal senso lo sviluppo futuro dell'economia regionale dovrà fondarsi sull'apporto di tutti i principali settori di attività: agricoltura, industria e terziario anche se con incidenze diverse sulla formulazione del reddito regionale. Questa scelta consentirà alla popolazione valdostana, non solo un più ampio ventaglio di alternative di lavoro, ma eviterà all'economia regionale di risentire nel suo insieme delle crisi che potranno verificarsi in alcuni settori.

Le scelte prioritarie che discendono dalle precedenti considerazioni sono le seguenti:

- valorizzazione e rilancio dell'attività agricola anche in considerazione delle connessioni esistenti, l'attività turistica e il mantenimento del territorio;

- progressiva riconversione dell'attuale tessuto industriale valdostano con particolare riguardo al settore siderurgico;

- qualificare lo sviluppo dell'attività turistica nel rispetto delle esigenze del territorio;

- ricercare dei consumi pubblici e suscettibili di valorizzare, in chiave moderna, la posizione geografica della Valle d'Aosta e sia la potenzialità umana della sua popolazione;

- vitalizzare le attività artigianali, sia attraverso una più efficace azione di formazione professionale, sia sotto il profilo promozionale e distributivo soprattutto per le produzioni tipiche locali.

Nei prossimi anni questo Consiglio sarà chiamato a compiere scelte decisive in merito alla utilizzazione del territorio regionale. Ciò per due motivi fondamentali: le scelte di politico socio-economica che ho indicato sono strettamente connesse con le scelte territoriali.

Il territorio rappresenta, nelle attuali condizioni, l'ultima e l'unica ricchezza ancora a disposizione dei valdostani.

Per affrontare positivamente questo problema centrale, per l'avvenire della Valle d'Aosta e della sua autonomia, occorre il contributo e la partecipazione, non solo nostri, ma di tutte le energie disponibili nella Regione.

In questo momento mi pare doveroso fornire alcune indicazioni.

Il territorio deve essere considerato componente essenziale e vitale della comunità valdostana e perciò, dalla comunità valdostana deve essere gestito, come risorsa indispensabile al proprio autonomo sviluppo. Questa scelta comporta il rifiuto, sia di una politica di abbandono del territorio alla colonizzazione del capitale, sia di una politica di chiusa conservazione.

In tal senso occorre porre in atto una corretta politica urbanistica che definisca innanzitutto un ottimale rapporto tra utente e territorio e ne garantisca l'attuazione attraverso una diversa distribuzione della popolazione sul territorio ed una maggiore diffusione dello sviluppo nell'ambito regionale mediante una più valida utilizzazione delle diverse risorse economiche ed umane locali.

Gli strumenti per realizzare la nuova politica urbanistica sono: il piano territoriale regionale, le comunità montane e l'acquisizione da parte dell'ente pubblico regionale o comunale, delle aree ritenute strategiche per lo sviluppo della Regione.

Gli obiettivi che ho sin qui indicati non sono l'elenco disordinato di cose da fare ma rappresentano semplicemente l'esemplificazione di una linea politica che questa maggioranza intende perseguire; perché la comunità valdostana possa continuare a progredire secondo le proprie aspirazioni e dilatando il proprio ambito di libertà.

La realizzazione di questa proposta politica dipende in parte dalla nostra volontà e dalla nostra capacità ed in parte dalla volontà del Governo Nazionale di riconoscere concretamente i diritti delle autonomie regionali e di quelli contenuti nello statuto speciale valdostano.

Perciò intendiamo portare avanti un dignitoso e fermo e costruttivo confronto con i poteri centrali al fine di ottenere l'attuazione delle norme statutarie, dal trasferimento delle competenze ammnistrative dallo Stato alla Regione, ai concorsi regionali e una serie di altri problemi ancora disattesi contenuti nel nostro statuto.

Allo stesso modo intendiamo portare avanti la richiesta fondamentale per lo sviluppo della cultura valdostana, di ricevere nella nostra Valle i programmi della televisione in lingua francese e in lingua tedesca.

Con l'istituzione delle regioni a statuto ordinario si è avviato un faticoso ed irreversibile processo di regionalizzazione per il paese. È importante che la Valle d'Aosta sappia utilizzare appieno questa favorevole situazione per ampliare le proprie competenze istituzionali.

Abbiamo fiducia che ciò possa avvenire anche se non ci nascondiamo le difficoltà che incontreremo nel nostro cammino.

Riteniamo in questo senso positive e di buon auspicio le dichiarazioni che il Presidente del Consiglio incaricato - oggi non è più incaricato - On. Rumor, ha fatto in questi giorni al parlamento, in merito al problema delle Regioni.

Queste dichiarazioni, e non solo queste ci fanno dare un giudizio positivo su questo governo nazionale, del resto sostenuto dai nostri parlamentari, specialmente quando dimostrano l'esistenza di una strategia volta a realizzare il dettato costituzionale e nella qual strategia viene coinvolto sia il Governo nazionale che le regioni. Abbiamo fiducia che la rinnovata alleanza esistente in campo nazionale realizzi questo disegno e cioè la costruzione dello Stato regionalista come stabilito nella nostra Costituzione.

La complessità e la globalità del progetto politico che ho delineato in termini estremamente sintetici richiede per poter essere attuato in maniera efficace un nuovo modo di agire e di operare in campo regionale.

Il metodo che indichiamo è quello della programmazione, di rendere cioè, di cercare di rendere coerenti e razionali tutti gli interventi dell'amministrazione regionale per raggiungere gli obiettivi che riteniamo validi.

Alla definizione delle decisioni che interessano l'avvenire della nostra comunità intendiamo garantire la partecipazione di tutte le forze che la compongono, le forze sociali, le forze sindacali, le forze culturali, economiche e politiche.

L'istituzione delle comunità montane ha rappresentato una scelta importante in tal senso. La volontà di fare una politica nuova, con metodi nuovi presuppone anche la riqualificazione di tutti gli operatori pubblici ed in primo luogo quello regionale.

In questo senso si impone la ristrutturazione dell'apparato regionale, sia sotto il profilo strutturale, sia sotto il profilo burocratico che tenda a qualificare il ruolo decisionale degli amministratori ed a responsabilizzare, in modo corretto, il personale tecnico.

Nella misura in cui vogliamo che l'amministrazione regionale eviti il rischio di diventare in Valle d'Aosta una elefantiaca ed accentrata presenza burocratica, fatalmente oppressiva nei confronti degli enti locali minori, dobbiamo coraggiosamente decentrare compiti e funzioni esplicabili più convenientemente a livelli periferici e nello stesso tempo dotarla di strumenti aggiornati e di uomini preparati.

Le indicazioni politiche e programmatiche che ho enunciato vogliono evidenziare, al di là della loro sinteticità, la ferma volontà politica di questo governo e di questa maggioranza, di rispondere alle esigenze della crescita della nostra Regione.

Voglio ancora sottolineare che questa proposta politica non ha, e non vuole avere, il significato di chiusura nei confronti di altre realtà. Al contrario, avvertiamo profondamente che le istanze di libertà e di progresso della nostra popolazione sono anche di tanti uomini, di tante comunità, di tanti popoli con i quali ci sentiamo solidariamente impegnati.

È nostra convinzione che il progresso della nostra Regione è legato ad un progresso più generale a cui dobbiamo doverosamente contribuire con tutte le nostre energie. È la solidarietà quindi con le regioni alpine, con le altre regioni italiane, ed in modo particolare con quelle a statuto speciale e con le minoranze etniche e linguistiche di ogni altra parte dell'Europa, sarà una caratteristica costante della nostra azione politica che dobbiamo ancora approfondire e per la quale dobbiamo ricercare strumenti operativi più adeguati.

E concludo.

Questa proposta politica che prosegue coerentemente quella iniziata nella passata legislatura si fonda nella solidarietà, il sostegno e l'impegno dei Democratici popolari, dell'UVP, del PSI, e del PCI.

Il governo espresso dalle forze della maggioranza impegna le proprie energie per realizzare coerentemente il programma che ho sommariamente illustrato.

Auspico che questo programma possa essere arricchito dei contributi che muoveranno da questa Assemblea e che rappresenta la massima espressione politica della nostra comunità e verso la quale la Giunta si sente responsabile.

Dolchi (Presidente) - È aperto il dibattito sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta. Chi chiede la parola?

I lavori del Consiglio sono sospesi per cinque minuti.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 18,09 alle ore 18,27.

Dolchi (Presidente) - La discussione riprende sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta.

Chi chiede la parola?

I Signori Consiglieri che intendono prendere la parola sono pregati di alzare la mano.

La parola al Consigliere Monami.

Monami (PCI) - Porto, naturalmente, alla relazione politica programmatica del Presidente l'adesione del Gruppo Comunista.

Noi comunisti abbiamo da anni lavorato tenacemente e anche con molti sacrifici, pur di dare alla Regione una maggioranza che cambiasse finalmente di segno e di tendenza; non abbiamo mai pensato a formule di governo astratte, che raccogliessero dietro, a sigle o nomi di partiti, forze politiche che non avessero alle loro spalle un programma serio, preciso ed obiettivi da raggiungere ben delineati. Siamo contrari alle formule, ed è appunto per questo che una nuova maggioranza, dicevo, che tendesse a cambiare segno e tendenze, è oggi costituita e l'avete sentita per bocca del Presidente, costituita dai gruppi democratici popolari, Union Valdôtaine Progressista, Partito Socialista, Partito Comunista Italiano.

Dicevo, abbiamo lavorato con l'intento di dare a questa maggioranza un indirizzo politico e programmatico e non soltanto il significato di una formula fatta di sigle e di nomi di Partito; maggioranza di segno e tendenze diverse e quindi per un nuovo modo di fare politica e per un nuovo modo di amministrare la nostra Regione: questo deve essere il senso principale e il contenuto più profondo di questa nuova maggioranza ed è per questo, penso, che si possa dire che sia abbastanza politicamente sciocco e sorpassato il modo di definire e di presentare questa solidarietà nuova, nata oggi con la vecchia parola del "frontismo" che non ha mai avuto comunque significato in Valle d'Aosta e non ci deve sfuggire, colleghi Consiglieri, Signor Presidente, che questo ancoraggio a vecchi termini e a vecchie concessioni di fare politica sorgano da una parte, non da una parte della socialdemocrazia, da una parte di questo Consiglio che è rappresentato dalla socialdemocrazia valdostana e che, vedi un po' a caso, è collegato nel riferimento al passato frontismo con il MSI. Non ci sfugge per altro e riteniamo che sia importante il fatto che la stessa Democrazia Cristiana, che in fatto di anticomunismo è sempre stata maestra a tutti coloro che con essa hanno collaborato, oggi non usa e non ha usato questi termini; dicevo, è stata battuta sul terreno dell'anticomunismo da questa socialdemocrazia che poco rappresenta, accoppiata al MSI.

Ricorderei al collega socialdemocratico un proverbio che dice che quando piove a Monte Capraia, Dio li fa e poi li appaia. Erano in due a sostenere questa tesi questa mattina.

Ma dicevo, una maggioranza per un nuovo metodo di governare, che rispettasse innanzitutto le indicazioni del voto popolare e che sono, checché se ne voglia dire, con tutti i tentativi di mistificazione, che qui abbiamo sentito anche nelle precedenti sedute, è stato chiaro e preciso quando l'elettorato da dato una maggioranza del 57% alle forze della sinistra, della politica, della sinistra politica valdostana. Il voto è rispettato se pensiamo che gli elettori della Valle d'Aosta hanno fatto andare avanti un raggruppamento di forze che avevano davanti a sé degli obiettivi precisi e ha fatto retrocedere e ha tolto dei voti a tutte quelle forze e a tutti quei movimenti che si sono collocati nella destra della geografia politica valdostana.

Ecco l'indicazione popolare. Tutti coloro che dal centro alla destra si sono collocati a fare bordone alle vecchie posizioni politiche oramai superate hanno pagato e gli elettori li hanno condannati facendo avanzare, sia pure, e lo dico con un cenno autocritico, con una leggerissima flessione elettorale del nostro Partito, hanno fatto avanzare in modo notevole questa nuova capace significativa sinistra della politica valdostana. Una maggioranza che spero sia sempre aperta al confronto con tutte quelle forze che in questa sala vogliono e intendono portare avanti un serio lavoro di costruttiva opposizione, una maggioranza aperta alla collaborazione, anche la più stretta e la più organica a tutte quelle forze sinceramente autonomiste che oggi non ne fanno parte. Non abbiamo mai auspicato un governo o una maggioranza che tenesse stretto in mano per se il potere senza dare la possibilità a chi volesse con noi collaborare, portare avanti i problemi della Valle, di intervenire, partecipare, lavorare con noi. Una maggioranza che sia aperta a che instauri il criterio della Regione aperta, decentrando le sue funzioni a tutti gli organi elettivi, ai comuni, alle comunità montane, alla partecipazione democratica di tutta la gente, come quella di questa mattina, per esempio, quando gli operai della Guinzio Rossi sono stati ricevuti dal Presidente e da una grande parte dei Consiglieri, dei membri di questo Consiglio, una Regione aperta al confronto, anche alle critiche, da tutte le parti esse vengono saranno accettate perché ritengo, e noi lavoreremo in questa direzione, dobbiamo dare a questa nostra Regione un significato nuovo: il significato di Regione aperta alla partecipazione democratica e popolare. Vogliamo che con noi lavorino i Sindacati, le organizzazioni del lavoro, le organizzazioni economiche e culturali politiche della nostra Regione. Aperta alla collaborazione seria, costruttiva, a tutti i gruppi consiliari, alle Commissioni permanenti del Consiglio, che debbono essere organi di direzione politica ed amministrativa della Regione, a tutti gli organi tecnici ed amministrativi di questa amministrazione. Una amministrazione nuova, fatta da valdostani, per i valdostani, fatta da cittadini per altri cittadini, non fatta da eletti per gli altri.

Una amministrazione che si faccia carico delle esigenze della gente e sappia con capacità e tempestività trovare e risolvere tutti i problemi che ci troveremo ad affrontare. Una Regione che tenga conto della esistenza delle altre Regioni a statuto speciale e a statuto normale, perché soltanto con una battaglia comune, soltanto inserendoci nel dibattito nazionale della difesa dei diritti autonomistici di tutte le Regioni potremo validamente e sicuramente difendere i diritti della nostra autonomia, dell'autonomia della Valle d'Aosta, di una Regione che sappia inserirsi in un processo politico nuovo, nazionale, che tenga anche conto delle condizioni dell'Europa nella quale noi siamo fortemente inseriti e dalla quale siamo talvolta condizionati.

Siamo entrati in questa maggioranza così prefigurata per dare tutto il nostro contributo. Non siamo nel governo, saremo ugualmente di pungo serio e sereno e costruttivo. Vorremmo confrontarci con gli amici e i compagni del Governo e vorremo con loro portare avanti un discorso serio, fatta salva la nostra autonomia di gruppo, ma fedeli agli impegni che siamo presi nel costruire questa maggioranza.

Il problema di fondo, quindi, non formule con contenuti di dispetto o di preconcetti, contenuti politici, ma una soluzione che avesse come retroterra un terreno sicuro, un programma chiaro e preciso ben individuato che è contenuto nella dichiarazione programmatica del Presidente. E noi abbiamo voluto che questo programma partisse dalle esigenze, dalle istanze, dai bisogni delle classi lavoratrici, dalle necessità delle classi più bisognose, per estendersi, via, via, verso gli interessi di tutti coloro che in Valle vivono ed operano nei settori più vari di questa nostra articolata, molto articolata società: operai, contadini, commercianti, artigiani, di tutti coloro cioè che con onestà lavorano per la loro esistenza e per la ricchezza ed il benessere della nostra Valle.

Ecco i presupposti, i contenuti che noi diamo a questa maggioranza.

Non abbiamo rinunciato nel passato a fare le lotte che il nostro spirito e la nostra politica di riforme ci indica come obiettivi finali; in questi obiettivi finali di riforme rientrano le grosse questioni della scuola, della sanità, delle abitazioni e dei trasporti, riforme intendiamo anche, quando si pensa ad una agricoltura nuova, nei confronti della quale non bisognerà più operare delle scelte di settore e particolareggiate, ma dobbiamo intervenire con interventi organici di fondo se vogliamo risolvere le sorti di questa ormai troppo malandata agricoltura valdostana, l'industria, l'occupazione, l'assetto del territorio, a tutti i problemi che accennavo prima debbono trovare la loro sintesi in un piano di sviluppo regionale che contenga le linee fondamentali sulle quali l'azione dell'amministrazione deve essere portata avanti per manifestarsi di volta in volta con quei provvedimenti, dicevo, che debbono partire dalle istanze e dalle esigenze prima di tutto delle classi lavoratrici e di tutti coloro che lavorano.

Con questo spirito abbiamo lavorato in questi giorni; ma direi che con questo spirito abbiamo lavorato negli anni passati, perché noi non dimentichiamo che la linea fondamentale della nostra strategia politica è l'incontro fra le tre grandi componenti della società italiana, la componente cattolica, socialista e comunista. In quelle direzioni abbiamo speso tutte le nostre energie, in questa direzione il nostro Partito lavora in campo nazionale, in quella direzione noi abbiamo fatto dei passi avanti in Valle d'Aosta che possono essere di esempio per altre Regioni e possono essere di esempio, forse, per tutto il Paese.

Ed è certo, pur non condividendo del tutto il parere del Presidente per quanto riguarda il giudizio che noi diamo del Governo Rumor, diciamo anche noi a differenza del passato governo Andreotti qualche cosa è cambiato; quei mutamenti di tendenza e di segno che noi pretendevamo al centro dal governo centrale di Roma, abbiamo lavorato perché quelle tendenze, quei segni, variassero anche nel governo locale.

Ci siamo riusciti. Auguriamo che anche nel paese si facciano passi concreti in avanti sulla collaborazione, sulla unità di intenti di tutte quelle forse che hanno a cuore gli interessi del nostro paese e gli interessi della Valle d'Aosta.

Per questi profondi motivi noi riconfermiamo e diamo l'adesione alla relazione programmatica del Presidente.

Mi permetterò a termine della discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente, di presentare un ordine del giorno relativo alla questione della Guinzio Rossi.

Ramera (DC) - Nella politica è come nel teatro. Ci sono gli autori che scrivono le opere da recitarsi e poi non appaiono sul palcoscenico e ci sono invece quelli che le recitano pubblicamente senza averle scritte. Io mi devo, naturalmente, servire si quattro appunti buttati giù velocemente, sentendo le dichiarazioni del Presidente della Giunta e successivamente del Capo Gruppo, ritengo, del Gruppo Comunista - Non sei capogruppo? Va bene, ti chiedo, non facciamo poi oggi degli errori, o non cavilliamo.

La volta scorsa avevo annunciato, martedì, che avrei preferito un rinvio, non nella giornata di oggi in quanto a Roma il Segretario del nostro Partito riunisce i 20 tra i Presidenti di Regione e capigruppo della Democrazia Cristiana interessanti l'ente Regione, ero in dubbio se partecipare a quella o a questa riunione; ho preferito questa, ho preferito questa, per ovvii motivi casalinghi, e quasi, quasi avrei invitato, sentendo quanto ha detto il Presidente della Regione, avrei invitato il Segretario del nostro Partito, il Segretario, Senatore Fanfani, a prendere il mio posto in quest'aula, forse avrebbe detto meglio di me e sarebbe stato forse meglio accolto di me, viste certe affermazioni contenute nella relazione del Presidente.

Non mi soffermerò sul programma enunciato perché sono tre anni, credo, che ad ogni bilancio intendiamo, dai banchi del Governo parlare della volontà di risolvere i problemi della scuola, della sanità, della casa, e dei trasporti. Così come ho sentito che nei prossimi anni dovremo provvedere anche al piano urbanistico, quando ad un certo momento c'era stato fatto discutere velocemente in una delle ultime sedute del Consiglio, come se dovesse essere varato subito, invece ho sentito che è nei prossimi anni, così come ho sentito che nella strategia dell'acquisizione dei terreni occorrerà che la Regione e i Comuni si facciano parte diligente e non so se questa parte diligente sarà fatta con la 865, dopo di che vedremo subito gli schieramenti contrapposti come valuteranno questo sistema di acquisizione.

Quindi, lasciamo perdere la parte programmatica, perché è stata fatta in maniera sintetica; avremo modo cinque anni di discutere, di confrontarci, anche se noi non siamo dei vitaminizzati, tanto è vero che se non ero spinto dai miei amici di gruppo non avrei neanche chiesto la parola perché ad un certo momento il nostro gruppo se una volta era emarginato, ora è addirittura cancellato dalla geografia politica di questo Consiglio. È cancellato perché il Presidente lamenta che la DC ha "chiuso verso di noi in questi anni passati e soprattutto nella campagna elettorale".

Amico Dujany, io ritengo che le campagne elettorali anche le più corrette siano fatte per portare acqua al proprio mulino, io almeno, non mi è mai giunto all'orecchio che qualche oratore democratico popolare andasse in giro a dire "votate la Democrazia Cristiana", no, come minimo, ci sarà una polemica; però debbo anche dire che nei miei comizi ho parlato un linguaggio che il Presidente della Regione, almeno, se non altro, tramite di un suo familiare che mi ha inteso in un certo paese può, onestamente, dire se era un linguaggio di chiusura od era un linguaggio di apertura.

Comunque, queste differenziazioni tra DC Valdostana e DC Nazionale, non mi piacciono proprio per niente, e mi spiace che sia uscito il capogruppo del PCI, il quale approva la relazione del Presidente, quindi approva l'accordo tra i Democratici Popolari e la DC centrale, no, questo è stato detto nella relazione del Presidente che "mentre la DC - voi miei amici, siete tutti dei lebbrosi, per cui ad un certo momento sarà bene alternarci nelle sedie per eventualmente non contaminarsi l'uno con l'altro - alla Democrazia centrale del nostro Partito, invece, ci sono dei rapporti cordiali, si vorrebbe continuare nell'equivoco, che perdura da tre anni, che abbiamo assistito durante la campagna elettorale, persino la corsa dei simboli per essere vicini e per poter dire, siamo anche noi, siamo anche noi dei democratici cristiani.

Ora, non so, io non ho ancora parlato col Segretario del mio partito, cioè ho parlato la scorsa settimana, ma non ho fatto un accenno di questo genere, perché non avevo sentito le dichiarazioni del Presidente, ma non so come il Senatore Fanfani, Segretario del mio Partito, possa dire, no, con i democratici popolari tratto io, mentre voi, democrazia cristiana della Valle d'Aosta, non so, andate a trattare con gli altri partiti, non so, del vicino canavese; perché ad un certo momento facciamo uno scambio di etichette, uno scambio di sede e tutto è fatto; ma fino a quel momento io ritengo che la DC siamo noi, quindi siamo noi qui, e siamo noi al centro; e quando si parla di valutazione, di interpretazione di volontà dell'elettorato, ed allora dico, le stesse giustificazioni abbiamo sentito al centro quando si è varato il governo della centralità democratica. Con gli stessi uomini dell'attuale governo, con gli attuali uomini dell'attuale governo, si diceva: l'interpretazione della volontà popolare del voto del giugno dello scorso anno, aveva indicato che bisognava fare una centralità democratica. Ieri nelle dichiarazioni, nelle dichiarazioni, naturalmente al Senato, cambiando il capo del governo, ma nello stesso tempo tutti abbiamo letto che fossero sollecitati ad entrare sia Andreotti e sia Forlani, non è cambiato niente e si dà una nuova giustificazione al centro sinistra. Quindi basta cambiare ad un certo momento l'ordine dei fattori e il prodotto non cambia; dico, questo è per spiegare l'interpretazione dei voti, perché io ritengo che lo stesso discorso se c'era un'altra maggioranza sarebbe stato uguale, identico, dicendo che s'interpretava la volontà dell'elettorato.

Dove però, scusate, ma, più di una volta ho detto in questo Consiglio che ci capisco poco, e penso di non essere del tutto deficiente, mi si vuole spiegare come mai il Governo di Centro sinistra va bene per il Presidente della Giunta, va bene per il Partito Comunista, va bene per il, non va tanto bene, insomma, è il meno peggio, diciamo, per Monami è il meno peggio, ma soprattutto va bene per il Parlamentare che ieri sera ha votato fiducia al Governo, quindi ha votato per la Democrazia Cristiana, ha votato per il Partito Socialista... (voci) ...tu eri fuori, gli uomini sono sempre gli stessi, caro Monami, guarda che hanno pregato tutti Andreotti di entrare, quindi ad un certo momento non è che cambiano gli uomini in un governo e addirittura si fanno fuori e se ne metto degli altri, sono sempre i medesimi, l'ho già detto prima e non voglio tediare né i colleghi, né il pubblico, lo metta Lei al corrente, mi fa un piacere... per cui, ad un dato momento vediamo anche queste contraddizioni di un Partito Socialista che viaggia con noi al Governo centrale e qui viaggia in maniera diversa; d'accordo che viaggia su biciclette diverse anche, avendo sentito le diverse dichiarazioni fatte stamane e dal collega Milanesio, e dal collega Di Stati, il che vuole dire che ci possono essere anche dei ripensamenti, ma anche l'U.V.P. mi sembra che abbia fatto dei passi veramente in avanti verso il nostro Partito, perché mentre ieri eravamo dei lebbrosi, oggi il vostro senatore vota il Governo Rumor, e venerdì sera lo voterà anche il Deputato, e quindi, insomma, saremo, in una società che a Roma è in un modo, in Valle d'Aosta è diversa, ma saremo tutti titolari forse di qualche azione di questa società immensa che è la politica nazionale e regionale.

È per questo che sono contento di essere rimasto qui perché appunto, queste dichiarazioni oggi le facciamo abbastanza tranquillamente, avremo modo magari di polemizzare più duramente in altri momento; oggi è giorno di festa, la Giunta questa sera magari farà cena, speriamo che inviti anche l'opposizione... (risate) ...ma comunque, mi sembra poco serio il valutare in termini così semplicistici la situazione, semplicemente per dare ragione ad una certa formula creata.

Me lo immagino Monami che dice "il nostro sogno è l'incontro con i cattolici, i socialisti, i comunisti" insomma loro sono dei cattolici che seguono un aruspice - l'ho detto questa mattina, l'aruspice, non è poi le ruspe perché ad un dato momento, era quel sacerdote che nell'antichità vagliava le viscere, no, e poi dava l'oracolo e finiva, indicava certe linee, anche qui noi qui abbiamo degli aruspici che invece di fare questi sacrifici, che siedono magari sulle tombe - hanno dei gusti macabri - ma comunque, siedono sulle tombe per interpretare la volontà degli spiriti, quasi facendo quelle sedute che si fanno facendo quelle sedute che si fanno per scherzo al tavolino e quindi è un incontro non come quello che definiva Monami, ma è un incontro diverso e sono certo che un giorno - non so quando - viste certe dichiarazioni di Berlinguer - non so quando, il capogruppo Monami dovrà dare delle giustificazioni diverse e si salverà forse con la Regione aperta, con la Regione aperta, problema è che è stato portato avanti in Emilia, in Toscana e in Umbria per creare condizioni diverse di contatto tra maggioranza ed opposizione tra Partito Comunista e Democrazia Cristiana.

Quindi, che cosa dobbiamo dire? Dobbiamo dire che non siamo soddisfatti - e questo è superfluo - è chiaro che l'opposizione, qualunque opposizione, non è mai soddisfatta delle dichiarazioni programmatiche; però non è soddisfatta per le valutazioni che sono state fatte in quest'aula. Se si fosse detto "Noi abbiamo scelto questa linea perché la riteniamo logica, avanzata, interprete delle attese popolari, benissimo, per carità, tutti siamo d'accordo, ognuno può scegliersi i compagni di viaggio che vuole; ma quando sento uno della maggioranza che si alza in piedi e dice, dice questa mattina "sono state disattese le aspettative del Partito Socialista" c'è stata una ingiustificata compressione del Partito Socialista, io rimango perplesso nell'accogliere le giustificazioni o la validità delle motivazioni date dal Presidente della Giunta per interpretare la volontà dell'elettorato. Lui dica, la DC a noi fa senso, - per carità non tutti siamo simpatici, quindi non chiediamo niente di questo, per carità, e poi io non ho certi gusti, ma, non dire, troppo semplice, "i democristiani di Aosta non so, hanno una conformazione fisica, o hanno dei cervelli malati per cui i quali non possiamo andare d'accordo, mentre invece, al centro, per carità, la Democrazia Cristiana Romana ha, è la nostra più cara amica e allora in questo caso voglio sapere il Partito Comunista che cosa ne dice, dice che va bene, perché qui spartisce la ciliegina, localmente, ma vorrei sapere che cosa ne dice il Segretario Nazionale Berlinguer che il suo Segretario regionale dice che sta bene la DC nazionale è veramente il Faro.

E, consentitemi, chiudendo, di dire una cosa: abbiamo sentito parlare, prima, durante e dopo questa campagna elettorale "Noi siamo equidistanti dei partiti nazionali - e abbiamo visto che ne hanno imbarcato subito due - quindi vuole dire come siamo equidistanti - si potrebbe dire, "noi siamo distanti dalla Democrazia Cristiana, dai Socialdemocratici, dai Liberali, siamo distanti da questi, ma non dai partiti nazionali perché ne hanno imbarcati due.

"Noi siamo per una Giunta, siamo regionalisti, noi siamo cattolici, siamo "Europei". Mi sia consentito, chiudendo, una battuta, senza offendere nessuno, ma la battuta a me piace quando arriva: si parla di Europa; l'Europa sta al Nord della Valle d'Aosta, mentre questa Giunta ha guardato nel Mare Nostrum del Mediterraneo come al Faro di civiltà: quindi per essere europeisti si agisce in altro modo e si guarda la carta geografica in altro modo.

Andrione (UV) - Signor Presidente del Consiglio, Signori della Giunta, Signori Consiglieri,

Per evitare che questo dibattito diventi una sterile accademia limiterò il mio intervento alle questioni puramente politiche perché concordiamo con l'elencazione dei problemi che è stata fatta dal Presidente della Giunta.

È vero che dobbiamo risolvere i problemi della scuola, della sanità, dell'abitazione, dei trasporti, della cultura, dell'assetto territoriale, il problema del personale regionale. Ma su questi temi ci riserviamo di intervenire quando la rugosa realtà avrà trasformato le buone intenzioni in decisioni da prendere al momento opportuno, con una eccezione, ed è quella che riguarda la Guinzio Rossi, per la quale chiederemo al Partito Comunista di modificazione leggermente l'ordine del giorno che ha presentato, perché non capiamo "di impegnare il Presidente della Giunta, la Giunta stessa e la Commissione dei Capi gruppo regionali" - uno perché detta Commissione non esiste, due, perché i capi gruppo per adesso non esistono ancora - "presenti nell'assemblea, di intervenire con tutti i mezzi - " e noi vorremmo che il Consiglio regionale dicesse alla Giunta quali sono questi mezzi, perché non si rimanga ancora una volta nel vago, non si dia un mandato che corresponsabilizza l'UV e questo mandato si risolva in un nulla di fatto.

Chiusa questa parentesi, e nel felicitarmi personalmente con il Presidente del Consiglio, con il Presidente della Giunta e con gli Assessori per la loro elezione, vorrei dire che l'analisi fatta nella seduta del 5 luglio e ripetuta oggi dal Consigliere Monami, ci trova consenzienti.

È vero che le elezioni reginali hanno dato una maggioranza che, per comodità di termini, non vogliamo fare oggi delle sottigliezze, chiameremo "una maggioranza di sinistra". Ed è logico che la risposta a questa elezione sia la costituzione di una maggioranza composta dai DP, dal PCI, dal PSI e dai Progressisti.

Quello che è illogico è la distribuzione delle responsabilità, quello che non corrisponde a quanto è stato deciso dall'elettorato, quello che dimostra l'ipocrisia imperante in questo Consiglio è che non c'è distribuzione delle responsabilità e c'è invece l'affermazione di un principio per il quale i Democratici Popolari vogliono poter continuare ad essere più cattolici della Democrazia Cristiana, più regionalisti dell'Union Valdôtaine, e più a sinistra del Partito Comunista, perché solo in questa maniera possono rimanere il perno della politica valdostana, possono cioè, giocare vincenti su tutte le ruote.

Questo tipo di ipocrisia, che trasforma i nostri amici personali - nostri amici personali, non politici - del Partito Comunista, da partito proletario a partito predellino che serve ad altri per salire in carrozza, dopo di che il Presidente Dujany - che di ferrovie se ne intende, dà il fischio di partenza, e voi rimanete sulla banchina a sventolare il fazzoletto rosso, cosa potete dire? Potete dire soltanto di essere il pungolo di una maggioranza che in realtà fatta fuori da voi, perché, scusatemi, siete ancora e soltanto i vecchi lebbrosi che non possono entrare in un governo... (accenno ad applausi da parte del pubblico) ...Pardon, chiedo scusa, non potete parlare...

Ma più grave, a nostro avviso, più grave di questa verità che è evidente, è stato dal punto di vista puramente politico l'appello che è stato fatto all'Union Valdôtaine, in maniera più marcata dal Presidente della Giunta - e qui vorrei aprire una parentesi che non dovrei fare, ma la faccio lo stesso - io credo alla sincerità personale di Dujany - chiudo la parentesi, però qui parlo di politica e quindi la persona di Dujany non è in causa - in una maniera più marcata da parte del Presidente della Giunta e in una maniera più sfumata, più sottile, da parte del Consigliere Monami, perché, per quanto riguarda l'impegno comune e la comune responsabilità, di cui giustamente ha parlato il Presidente della Giunta, voi potete contare su di noi, voi come Consiglieri tutti, ma per impegno comune e comune responsabilità non c'è bisogno che l'Union Valdôtaine entro a far parte della Giunta, e se il ruolo che ci è stato assegnato dall'elettorato è quello di una corretta opposizione, noi sapremo ricoprire questo ruolo correttamente e non siamo persone che abbiamo la vocazione dell'opposizione, ma quando dobbiamo fare dell'opposizione siamo lieti di farla perché in un sistema democratico bisogna che il dissenso abbia la sua voce, la sua parola, la sua possibilità di esprimersi.

E poiché il Presidente della Giunta ha giustamente detto che per quanto riguarda la burocrazia regionale c'è anche un discorso di capacità e di uomini da fare, noi diciamo che questo discorso deve essere fatto anche per gli Assessori, anche per la Giunta, e siamo rimasti gli unici, noi, che ci vantiamo di essere laici, e di non fare della politica perché abbiamo pretese matrici cattoliche, siamo rimasti gli unici, purtroppo, a difendere quel settimo comandamento che Dario Fo - molto vicino al Vostro partito (ai comunisti) - ha tradotto nei termini "7° ruba un po' meno".

Su questa posizione noi rimaniamo fermi perché riteniamo impossibile che ci possa essere un discorso politico serio che non passi attraverso la costituzione di una Giunta in cui ci sia, non solo l'assunzione di responsabilità, ma ci sia il preciso impegno di una maggioranza intera di essere al servizio del pubblico e di dare una risposta di correzione amministrativa, d'impegno a tutti i problemi che vengono posti sul tappeto.

Quando all'indomani della Pace di Nimega Luigi XIV di Francia, nel 1679, se non vado errato, ha deciso di trasportare la Regina di Francia dal Louvre a Versailles, aveva anche stabilito con un decreto che "provvisoriamente" il Ministero delle Finanze sarebbe stato alloggiato nell'ala vecchia del Louvre: il Ministero delle Finanze è ancora adesso nell'ala vecchia del Louvre, per cui i Francesi dicono "il n'y a que le provisoire qui soit définitif".

Di conseguenza, contrariamente alle voci che da diverse parti vengono sollevate, e nelle quali si dice "ma, questa Giunta non durerà, ma c'è il libero battitore Michele Di Stasi - che già quando giocavamo al pallone, più di 25 anni fa aveva una tradizione di "libero" - ci sono questi problemi, ci sono queste tensioni, ecc... noi diciamo, non è vero, il nodo della politica valdostana si è stretto in maniera tale che ogni variazione diventa impossibile, perché ogni variazione pone in discussione dei principi, ai quali le forze presenti non possono o non vogliono rinunciare e molto sovente, purtroppo, malgrado i discorsi regionalistici, e malgrado le affermazioni di principio, è la politica nazionale che prevale, ed è per delle ragioni di politica nazionale, c'è una Giunta che noi abbiamo proposto, e che vogliamo dire pubblicamente, che non saremmo contrari ad una Giunta di questo genere, composta da D.P., da comunisti, e da noi, non può avere luogo, ed è per questa ragione ed è per questa ragione che altre formule non possono aver luogo, perché la politica - salvo per quanto riguarda l'Union Valdôtaine - in Valle d'Aosta non è decisa da Aosta, è decisa altrove, perché manchiamo di coraggio Signori, perché non siamo capaci di assumere, noi valdostani le nostre responsabilità e lasciamo che altri facciano la pioggia e il bel tempo in Valle d'Aosta e che dominino la realtà di una Regione che dovrebbe essere autonoma.

Ed allora, per quanto, con amarezza, dichiariamo di accettare coerentemente il ruolo di oppositori e che in questo ruolo, nella misura delle nostre forze, cercheremo di servire l'interesse della Valle d'Aosta. Grazie.

Pedrini (PLI) - No, Signor Presidente, si tranquillizzi, siamo ormai alle 19,15 e quindi non facciamo le ore tarde, romane, richiamandomi così ai principi di Andrione. Ma, evidentemente, qualcosa si deve dire. In una situazione come questa, in cui noi ci sentiamo profondamente amareggiati di vedere che le cose sono andate contrariamente a quelle che erano le nostre aspettative, in questa situazione di amarezza e di sofferenza, noi dobbiamo dire, che abbiamo sentito, e per alcuni minuti, meditato, l'intervento programmatico, politico, del Presidente della Giunta.

Ma, chi di noi non può approvare, salvo alcuni dettagli ed alcune frasi quello che ha detto il Presidente della Giunta? Ma, qualsiasi Consigliere che abbia un po' di senno, evidentemente, su quello che è il piano pratico, non il piano politico, è evidente, può seguire l'intervento del Presidente; quello che ha detto, hanno detto molto bene i tre cannoni principali di questo Consiglio, sta al sottoscritto come una equazione da cannone a piccola mitraglia o a pistole machine, tant'è che io dovrò evidentemente limitarmi ad alcune considerazioni che vanno sia dal campo locale, che al campo nazionale.

E veniamo subito al "dunque".

Dice il Presidente Dujany "Decentramento delle scuole medie superiori". Io ne ho parlato con lui, ne avevo parlato a suo tempo con l'Assessore Lustrissy, è evidente che in un discorso programmatico non si possa scendere nei particolari, però io avrei voluto e desidererei che nella replica del Presidente si parlasse molto chiaro e che si dicesse che cosa vuole dire il decentramento delle scuole medie superiori. Io, contrariamente all'amico Ramera sono un pochino deficiente ed allora ho bisogno che mi si illumini, che mi si spieghi che cosa vuole dire questo, perché evidentemente, evidentemente io non riesco ad afferrare con chiarezza queste parole; se queste parole vogliono dire che a Pont St. Martin, già da quest'anno si iniziano le scuole superiori, ed allora, forse comincio ad essere meno deficiente, comincio a capire qualche cosa, ma se questo vuole dire soltanto che nel futuro si vedrà e i nostri figli, i figli della Bassa Valle continueranno ad andare a scuola ad Ivrea o a Torino, quelli che possono, perché quelli che non possono, i figli degli operai, quelli che non possono, vanno ad Ivrea se vogliono continuare a studiare, perché Aosta è troppo distante, va bene, mentre invece i figli dei ricchi vanno a Torino, la differenza è proprio questa: che io desidererei che mi si dicesse veramente già da quest'anno si farà qualche cosa, si inizierà la quarta ginnasio, si inizierà qualche cosa a Pont St. Martin, centro della Bassa Valle al fine di tenere i ragazzi a casa nostra e non lasciarli andare fuori Valle. Perché? Ma perché parlando proprio il Presidente Dujany, come capo di un partito regionalista dovrebbe per il primo dire che i nostri ragazzi devo stare a casa nostra per parlare quel francese, quelle tradizioni ecc. ecc. e potrei continuare per mezz'ora, mentre poi in realtà li si lascia andare fuori, li si lascia andare, disperdere quello che in realtà erano i desideri della popolazione valdostana.

Questo, per quanto riguarda uno dei problemi toccati.

Abbiamo anche l'altro; dice il Presidente Dujany: aree strategiche da acquisirsi per i Comuni e per la Regione. E qua ritorno a dire, Signor Presidente, a che prezzi l'acquisizione di queste aree? Perché se si deve, se si devono comperare o se si devono espropriare queste aree strategiche a favore dei Comuni e della Regione ai prezzi dell'Ufficio tecnico erariale, si sappia chiaro che noi siamo contrari. L'abbiamo detto prima, nel passato Consiglio, lo diciamo oggi. Noi capiamo e diciamo che i nostri contadini devono avere il giusto, la giusta mercede per il loro terreno perché dovranno sacrificare uno, due o tre mucche, secondo quello che porterà via loro il Comune e la Regione. Questi sono i problemi, non soltanto superficiali che non si possono risolvere con una frase "acquisto di aree strategiche", ma dove bisogna approfondire e dire in quale maniera si vuole acquistare, si vogliono acquisire queste aree strategiche.

Un'altra cosa: televisione; si dice, noi vogliamo la televisione svizzera, francese ecc. Signor Presidente, parliamoci chiaro, Lei lo sa che in questi giorni la RAI TV sta denunciando diversi e svariati cittadini valdostani che si sono permessi di mettere dei piccoli ripetitori; io ne ho mandato qualcuno; e allora, ma dobbiamo lasciare fare veramente da parte della RAI questa... ma è una cosa che veramente, non voglio nemmeno definire perché le mie parole sarebbero troppo pesanti e la Regione dovrebbe prendere le difese di questi poveretti perché non ricevono né il primo, né il secondo canale, e tirando fuori dei soldi di tasca loro si fanno il piccolo ripetitore; e noi parliamo di radiotelevisione francese, non abbiamo nemmeno la fortuna di vedere quella italiana, altro che quella francese... non parliamo poi di quella svizzera: e allora, anche qua sarebbe opportuno che il Presidente dicesse una parola di chiarimento e dicesse chiaro di fare un intervento presso il Tribunale, presso la Pretura, presso la RAI TV alfine che ci lasci respirare un momentino, e non si debba arrivare all'assurdo che succede solo in Valle d'Aosta, dove, quando al Consiglio Valle si fa una riunione per la televisione si deve dare un giorno sul primo canale e il giorno dopo sul secondo canale o viceversa, perché? Perché la popolazione vede o l'uno o l'altro e non tutti e due.

E naturalmente io avrei voluto sentire ancora e avrei voluto sentire contemporaneamente dal Presidente Dolchi un impegno che questo Consiglio, per ben due volte, all'unanimità aveva preso, in riferimento a quella che è la sistemazione dei gruppi in questo Consiglio; sapete che noi dobbiamo ricevere la gente per le scale, o nell'atrio, non c'è la possibilità di parlare con alcuno senza che ci siano altre dieci persone intorno; siamo in una condizione dove veramente bisogna dirlo, la Regione comunista Emilia, Toscana, sono all'apice, al vertice di questa organizzazione. Io avrei voluto sentire una parola anche in questo perché evidentemente, nell'assolvere il nostro mandato abbiamo il diritto che i cittadini che vengono qua vengano ricevuti, non come degli straccioni, non su un gradino delle scale ma ricevuti in un ufficio, sia pure misero, senza un quadretto ma con una sedia, un tavolino, niente altro, ma almeno almeno questo, per un certo senso di dignità verso i nostri cittadini verso i nostri abitanti. Questo è il minimo che io avrei voluto sentire anche su questo problema.

E vorrei velocemente entrare in due ultime cose, per lasciare poi la parola agli altri, se no qua, a mezzanotte siamo ancora qua.

Io mi sono stupito che il Presidente della Giunta, non sollecitato da alcuno, né era il momento di farlo, a meno che Andrione abbia ragione quando dice che tutto si fa fuori della Valle d'Aosta, meno che nella nostra Regione, avrei preferito non sentire alcun accenno a quella che è la strategia del governo nazionale in favore dello stato regionalista. Ma, Presidente Dujany, ma io mi auguro, Lei dice, abbiamo un nuovo governo, non voglio entrare a trattare quanto ha detto il Consigliere Monami, ma evidentemente abbiamo un governo di centro sinistra che andrà incontro, verso i lavoratori, sotto tutti i profili, incontro a tutti i loro desideri, qua avremo tutti la macchina gratis, la Regione ci passerà la benzina coi buoni, senza pagare più niente, ma scherziamo? Ma il governo di centro, e Andreotti ha fatto bene, caro Ramera e Forlani ha fatto bene a non entrare perché si preparano per un nuovo governo di centro che inevitabilmente dovrà sostituire questo negativo governo di centro sinistra che ci porterà alla distruzione totale; questa è la realtà di fatto e lo vedremo purtroppo tutti quanti insieme, passeremo non un Natale certamente lieto, queste sono le tragiche cose che bisogna dire, anziché battere le mano e felicitarsi per un governo di centro sinistra e vedremo l'aumento della benzina, vedremo l'aumento di tutto; prima era tutto colpa del governo di centro sinistra, vedremo questi governi che cosa sapranno fare e vedremo anche che cosa sapranno fare contro l'inflazione che cammina giorno per giorno rubando i soldi dalle tasche degli operai, questi sono discorsi seri e lo vedremo prima di Natale, purtroppo e allora sapremo, e Malagodi in questo momento aveva detto chiaro e avete avuto paura del governo Andreotti Malagodi perché stava risalendo la china ed eravamo proprio nella fase in cui si arrivava al culmine per poi ridiscendere tranquillamente e con sicurezza quello che era l'apice della fiducia era stata data, eravamo arrivati al 7% di aumento nel campo finanziario, eravamo arrivati praticamente a portare di nuovo l'impiego totale quasi totale della mano d'opera, eravamo arrivati di nuovo a non lasciare andare molti dei nostri operai all'estero, non l'avete voluto perché vi faceva paura, e perché evidentemente voi dal caos vi aspettate soltanto qualcosa che tiri l'acqua al vostro mulino.

Questo è l'interessante... (voci di sinistra) ...ma che lavoratori, voi li sfruttate i lavoratori con i vostri bollini e basta, è inutile che queste cose le potete andare a raccontare fuori, non qua dentro. Questo, ecco, questo è veramente un argomento stalinista di 10, 30 anni fa, questo che stai dicendo, perché ormai quando tu mi vieni a dire che non bisogna fare dell'anticonformismo, io sono il primo a dirtelo, ma quando mi fai questi ragionamenti ritorniamo veramente al periodo di Stalin con tute le conseguenze le purghe e le... Ma lasciamo perdere, lasciamo perdere che è meglio. Diciamo soltanto che purtroppo saranno proprio i lavoratori a piangere lacrime di sangue su questo governo di centro sinistra che evidentemente non porterà sicuramente nulla di buono all'Italia e lo vedremo, abbiamo pochi mesi da aspettare, siamo qua tutti, ce lo potremo rinfacciare con estrema comodità e con estrema tranquillità d'animo.

Due cose ancora: hanno detto, ha detto, ha detto il capogruppo Monami del grande successo dei democratici popolari. Nessuno lo mette in dubbio. Io però in questo momento non vorrei essere nel cuore e nella pelle di certi parroci valdostani, non vorrei essere nella loro pelle perché se io posso, come individuo, come persona, a titolo personale approvare, direi quasi al completo, direi, quella che è la linea programmatica di lavoro, di lavoro, di questo Consiglio regionale testé enunciato dal Presidente, evidentemente non posso sottacere che i Parroci della Valle d'Aosta che hanno appoggiato i democratici popolari non si aspettavano l'ipoteca comunista su questa Giunta, poco ma sicuro, e si dà il caso che qualcuno di questi, pochissimi è vero, perché laici siamo anche noi, non soltanto l'Union Valdôtaine, ma qualcuno ci ha detto anche questo: lasciamo evidentemente i democratici popolari lo scrollarsi di dosso questa grossa ipoteca, che li, mette in difficoltà, che li troverà evidentemente sempre, li farà trovare sempre a disagio e che evidentemente non può tornare loro, non può fare loro piacere, non può tornare loro comodo.

Ho finito, ho finito dicendo che se non fosse per questa pesante ipoteca comunista io sarei qua a dire, noi votiamo, anche a favore, tranne le critiche che ho fatto e le risposte che aspetterò dal Presidente della Giunta, su dati concreti e di fatto, per l'enunciazione del Presidente della Giunta, per la sua enunciazione programmatica politica.

Evidentemente non posso, con tristezza, l'ho detto prima, votare a favore solo e solamente perché ritengo che l'ipoteca comunista su questa Giunta sia troppo forte e troppo potente sì da invischiare i lavori del prossimo Consiglio regionale.

Jorrioz (PSDI) - Signor Presidente, Signori Assessori, colleghi Consiglieri, sono in linea di massima d'accordo sull'enunciazione programmatica del Presidente del Consiglio; naturalmente su ogni problema trattato noi lo possiamo anche vedere in maniera diversa e in maniera particolare dalla scuola, dove, non so, pensiamo allo stato giuridico degli insegnanti, che da anni viene dibattuto però è sempre al punto di partenza, cioè quello che era stato stabilito nello Statuto Speciale non né ancora, non è attuato che in parte, ad una migliore scuola valdostana, alla parte che interessa la scuola materna regionale, dove mancano i quadri, dove manca tutto il personale idoneo a creare veramente una scuola materna, alla parte sanità, dove in particolare modo noi vediamo la situazione dell'Ospedale regionale dove tanti nostri ricoverati non possono affluire, preferiscono, non so, servirsi dell'ospitalità e dell'assistenza, o a Torino, o addirittura in Svizzera, ed altri particolari problemi, come quello della difesa dell'occupazione specialmente del settore della bassa Valle.

Non vorremmo che si creino di nuovo situazioni come quelle create a St. Vincent, dove per chi sale ancora dalla Mongiovetta vede delle case, degli edifici completamente abbandonati e non vorremo che altre industrie vadano a finire come quella di St. Vincent, dove la Regione ha versato dei grossi fondi.

Come avevo già detto questa mattina, naturalmente non sono d'accordo sulla parte politica. Stamattina avevo appena accennato così, dico, noi non approviamo come socialdemocratici questa impostazione; la scelta è stata fatta dai democratici popolari, hanno avuto un grosso successo alle elezioni, avevano secondo noi, la possibilità di fare altre scelte che secondo noi erano state indicate dagli elettori, i socialdemocratici hanno scelto, e questa mattina ho detto una parola grossa che ha un po', mi dispiace che qui manchi l'amico Monami, ha suscitato le sue ire, e devo per forza rispondere all'amico Monami, al compagno Monami che forse dimentica che in termini di antifascismo mi ha accomunato nientemeno con altri partiti con cui noi abbiamo niente a che fare. L'amico Monami si dimentica che forse mentre lui faceva il Balillaio ero accanto all'On.le, all'amico Chanoux, all'amico Ollietti e a pochi altri il 15 ottobre del 1943 abbiamo creato la resistenza in Valle d'Aosta e l'amico testé eletto Presidente del Consiglio può darmi fede che nell'aprile del 1944, in seguito ai nostri interventi lui lasciava la caserma della scuola alpina, dove prestava servizio militare, se non erro, lui e tanti altri compagni. Di conseguenza prego l'amico Monami di non ritornare su questi problemi perché sono dei problemi dai quali non ho bisogno di avere delle osservazioni dall'amico Monami... (voce di Manganoni, rumori)... non ho monopolizzato niente, non ho chiesto niente a nessuno (battibecco con Manganoni)... allora non fate delle polemiche, non fate delle polemiche, nessuno aveva fatto delle polemiche verso di voi, non fate delle polemiche; scusate, siete entrati in polemica, io o voi? Nessuno parlava di queste cose.

Di conseguenza noi sentiremo ancora quanto ci dirà il Presidente della Giunta sul suo secondo intervento e ci adegueremo di conseguenza per il nostro voto.

Parisi (MSI-DN) - Signori Presidenti, Signori Assessori, Signori Consiglieri, anzitutto mi sia concesso di porgere il mio saluto ai nuovi eletti da questo Consiglio, saluto che non ho potuto recare prima.

Ho atteso con molto interesse, ho sentito la relazione politica e programmatica del Sig. Presidente e sarò molto breve perché non intendo tediare nessuno, e quindi non entro, perché non è mio costume farlo, nella polemica di fascismo, antifascismo perché la ritengo fuori luogo e mi riporto invece alla condizione politica che ha dato luogo alla scelta di questo governo regionale. Il Consigliere Ramera ha già spiegato come avvengono le scelte, vanno sempre ben, da una parte vista di un modo, dall'altro vista da un altro, va sempre bene; io, mi consenta, e chiedo scusa signor Presidente, penso invece che al di sopra di tutto questo vi sia stata una cambiale firmata in bianco in passato e che oggi Ella ha disinvoltamente pagato.

In quanto alla programmazione, è una programmazione certamente, signor Presidente, ambiziosa e quando si parla di programmazioni ambiziose per farle ci vuole della intelligenza che io indubbiamente Le riconosco. Ma, a proposito di programmazione, Signor Presidente, mi auguro sinceramente che questo non accada in Valle d'Aosta; si ricordi che da anni a questa parte dal governo centrale non viene fatto altro che programmazione su programmazione e il governo di centro sinistra ha programmato che cosa? Lo svuotamento dei portafogli dei cittadini italiani. Ed è per questo che richiamo la vostra attenzione: programmazioni serie, corrette, connesse, senza di che non si potrà andare avanti. Grazie.

Perruchon (UVP) - Messieurs les Présidents, Messieurs les Assesseurs, Messieurs les Conseillers, nous sommes parvenus aujourd'hui à la formation d'une Junte régionale dont la gestation a été particulièrement laborieuse, sur ce point d'ailleurs, je pense que nous sommes tous d'accord.

Notre objectif de réaliser une coalition de toutes les forces régionalistes, une majorité répondante aux exigences exprimées par l'électorat valdôtain n'a pas été atteint. C'est là la première raison de notre perplexité en ce moment, une raison qui nous conduit à accorder à cette formule politique un oui conditionné, un oui d'attente. Il est évident que notre but prépondérant est et sera d'établir les bases afin que, moyennant la reconstitution d'une unité d'action entre les mouvements traditionnellement régionalistes on puisse aboutir à une solide coalition gouvernementale progressiste et démocratique.

Nous sommes d'autre part perplexes de nous trouver face à la suprématie d'un seul des groupes formant la majorité dans cette Junte. Nous nous attacherons donc à faire en sorte que l'exécutif traduise effectivement les décisions prises à l'échelon politique de la majorité actuelle qui devra être à l'avenir élargie aux autres forces régionalistes.

Nous avons également l'intention d'opérer activement par l'intermédiaire des commissions du Conseil, organes d'action administrative, qui doivent connaitre une activité véritablement efficiente dans cette législature.

La formation de tout nouvel organisme politique collégial donne inévitablement lieu à des doutes. Nous avons voulu exprimer très clairement notre sentiment ainsi que nous avions exprimé nos opinions lors des rencontres et pour parlers avec les mouvements et les partis. Notre attitude dans cette assemblée sera celle que nous avons eue jusqu'à présent. Nous agirons avec loyauté à l'égard des autres forces de la majorité, mais en suivant le programme que je viens de vous exposer avec ces précisations l'Union Valdôtaine Progressiste déclare son appui à la Junte présidée par Monsieur César Dujany.

Dolchi (Presidente) - Non c'è più nessuno iscritto a parlare. C'è qualcuno che chiede la parola? Qualcuno che chiede la parola sul dibattito delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta? Più nessuno?