Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 2893 du 10 décembre 1997 - Resoconto

SEDUTA ANTIMERIDIANA DELL'11 DICEMBRE 1997

OGGETTO N. 2893/X Revisione della legge che disciplina gli esami di Stato conclusivi della scuola secondaria superiore per quanto riguarda l'accertamento della conoscenza della lingua francese. (Approvazione di risoluzione)

Risoluzione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Preso atto che la formulazione relativa all'accertamento della lingua francese nella legge che disciplina gli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore con cui si prevede l'obbligo di sostenere almeno una prova in ciascuna delle due lingue ufficiali della Regione presenta difficoltà applicative e suscita reazioni negative da parte del corpo insegnante e degli studenti delle scuole medie superiori della Regione;

Evidenziata la necessità ed urgenza di una modificazione del quinto comma dell'articolo 3 di tale legge, in modo da stabilire modalità di esame più coerenti con il percorso scolastico degli studenti e con la graduale innovazione del sistema scolastico secondario nel rispetto dell'ordinamento linguistico della Regione;

Considerato come un tema di tale importanza e complessità debba trovare soluzione attraverso il coinvolgimento di tutte le componenti interessate;

Il Consiglio regionale

Ritiene necessaria una modificazione della legge relativa agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore, che preveda una specifica, distinta e obbligatoria prova scritta di francese;

Ritiene opportuno che la valutazione della quarta prova venga definita nell'ambito del regolamento attuativo della legge di riforma degli esami conclusivi, d'intesa con la Regione Valle d'Aosta;

Delibera

Di impegnare la Giunta regionale a consultare preventivamente i soggetti che operano nel sistema educativo e la componente studentesca in ordine alle modalità attuative della disciplina dell'esame relativo alla Valle d'Aosta;

Di impegnare altresì la Giunta regionale a proporre una modificazione della legge regionale n. 12 del 1993 e del regolamento per l'accesso al pubblico impiego che riconosca validità all'accertamento positivo di conoscenza della lingua francese conseguito in sede di esame di Stato;

Decide infine

di trasmettere copia della presente deliberazione al Ministro della Pubblica Istruzione, ai Gruppi parlamentari e ai Parlamentari della Valle d'Aosta, sollecitandoli a procedere a una rapida revisione della normativa recentemente approvata.

F.to: Viérin D. - Louvin - Piccolo - Perrin G. C. - Dujany - Tibaldi - Chiarello - Florio - Ferraris - Linty

Président Hier soir les Chefs de groupe ont finalement trouvé un accord sur la résolution, qui vient d'être distribuée à tous les conseillers.

La parole au Président du Gouvernement, Viérin Dino.

Viérin D. (UV) Effectivement, hier, après la suspension de séance, les Chefs de groupe, après avoir examiné les différentes résolutions qui avaient été présentées à l'attention de l'Assemblée, ont trouvé un accord sur un texte. C'est un texte qui a donc été signé par tous les Chefs de groupe, par tous les représentants des forces politiques qui siègent à l'intérieur de cette Assemblée.

La résolution tient compte des considérations exprimées lors de la discussion générale des principes qui régissent notre système éducatif et du modèle de bilinguisme et d'enseignement qui a été établi par le Statut. Il s'agit également d'un texte qui définit une procédure quant aux modalités d'application de ces mêmes principes, en permettant ainsi et de poursuivre le débat qui s'est ouvert ces derniers temps et à toutes les parties concernées de participer à la définition de ces modalités d'application, tout en réaffirmant, une compétence de la Région Vallée d'Aoste en la matière.

Enfin, il a été également considéré la nécessité de modifier les dispositions actuelles, régissant la vérification de la connaissance de la langue française pour l'accès aux différents emplois publics, de façon à donner validité à cette certification, qui sera effectuée avec les modalités que nous établirons, pour l'accès aux postes publics.

Nous exprimons une appréciation et un jugement positifs sur la volonté qui a été exprimée par les Chefs de groupe. Il était important que le Conseil régional exprime avec clarté sa position, que cette prise de position sont exprimée à l'unanimité et que l'on puisse fournir une position claire sur ce thème, qui est un thème qui concerne toute la communauté valdôtaine. C'est pour ces raisons et pour ces considérations que l'appréciation est positive.

Nous sommes convaincus qu'avec cet acte le Conseil régional a posé les fondements pour que l'activité future puisse se poursuivre avec cet esprit de confrontation et de dialogue, en tenant compte de la spécificité et de la diversité de notre système éducatif.

Président La parole au Conseiller Squarzino Secondina.

Squarzino (VA) Ci troviamo oggi a discutere della legge di riforma degli esami di Stato, quando ormai la legge è stata approvata in seconda lettura dal Senato il 2 dicembre scorso, quindi è come dire: la frittata ormai è fatta e corriamo un po' ai ripari, o, se vogliamo ricorrere ad un proverbio classico, adesso che i buoi sono scappati, si chiude la stalla.

Qui non discutiamo l'impostazione della legge nel suo complesso, tra l'altro noi Verdi condividiamo la legge di riforma degli esami di Stato per tutti gli elementi innovativi che questa comporta.

Sono inseriti i crediti formativi, quindi viene valutata e valorizzata l'esperienza scolastica degli studenti; viene prevista una composizione della commissione esaminatrice che per metà è formata da docenti delle classi, quindi c'è anche la possibilità per gli studenti di trovarsi di fronte ad una realtà a loro più familiare; c'è anche un maggior equilibrio fra le varie discipline, nel senso che tutte hanno la stessa importanza e non è più lasciata al caso la scelta delle materie d'esame, per cui i più fortunati, che sono bravi in quelle materie, riescono meglio dei loro compagni. Quindi diciamo che ci sono degli elementi estremamente innovativi in questo disegno di legge.

Quello che oggi analizziamo è il comma 5 dell'articolo 3, cioè sono le modalità bilingue con cui si prevede che debba essere svolto in Valle d'Aosta l'esame di Stato, modalità bilingue così come sono state concordate, volute, proposte dai nostri Parlamentari insieme al Governo.

Nel corso dell'iter parlamentare erano state formulate altre soluzioni che qui ricordo, ma che già ieri l'Assessore ricordava: l'introduzione di una quarta prova aggiuntiva e in un secondo momento anche la valutazione della conoscenza della lingua francese all'interno della terza prova. Questa, come ho espresso in altre circostanze e come abbiamo scritto anche nei nostri comunicati, è la soluzione che noi avremmo considerato più aderente alla realtà della scuola. Sarebbe stato questo un esame più coerente con il percorso di studi scolastici degli alunni.

L'ultima formulazione, quella approvata, non va bene perché non è coerente con il percorso scolastico degli alunni, perché quando si prevede per gli alunni l'obbligo di svolgere almeno una delle tre prove in lingua francese, trasformiamo quella che è attualmente una possibilità in un obbligo. Non solo, la cosa più negativa è che questo è di difficile attuazione, perché nel momento in cui lo studente affronta in francese una prova di tipo tecnico e non riesce, non si capisce bene se il suo insuccesso è dovuto al fatto che non conosce sufficientemente bene la materia o perché non conosce sufficientemente bene la lingua. Quindi, ripeto, l'ultima formulazione, quella che stiamo adesso analizzando, non va bene e non funziona.

L'azione che facciamo oggi come Consiglio regionale è quella di prendere atto che questo tipo di soluzione non va bene, per cui come Consiglio regionale chiediamo che questa legge venga cambiata. Legge che, fra parentesi, i nostri Parlamentari hanno votato, i nostri Parlamentari hanno concordato, i nostri Parlamentari hanno definito insieme con il governo...

(interruzione del Presidente della Giunta, fuori microfono)

... certo, ma lo hanno concordato i Parlamentari valdostani e allora i Parlamentari Verdi, come anche il Governo, hanno accettato. Il Governo e i Sottosegretari hanno accettato le proposte dei Parlamentari, certo. Si vede che ciascuno ha canali informativi diversi, signor Presidente!

Queste sono le conseguenze di un'azione portata avanti e giocata in totale scollamento con la volontà, gli interessi, le aspirazioni del mondo della scuola.

Queste cose le diciamo non solo da oggi, le abbiamo scritte nei nostri comunicati e al limite possiamo dire che gli stessi Parlamentari, che hanno proposto al Governo via via le varie ipotesi, arrivati all'ultima, una volta votata, è come se si fossero resi conto della difficoltà di attuarla, tant'è vero che sia il 24 settembre alla Camera, sia il 2 dicembre al Senato, gli Onorevoli Caveri e Dondeynaz hanno proposto e chiesto di votare un ordine del giorno in cui si parla delle "opportune correzioni e adattamenti che devono essere apportati", oppure si riscontra "l'obiettiva complessità di questa normativa" e si chiede che nell'attuazione si tenga conto di tutte queste difficoltà.

Questo per dire che nel momento in cui è stata votata, ci si è resi conto, anche perché in Valle c'è stata una reazione da parte del mondo della scuola, che la soluzione non andava bene.

Parlavo prima di scollamento: certo, uno scollamento c'è stato anche - e qui lo voglio ripetere perché l'ho detto in altre sedi per cui non vedo perché non possa ripeterlo qui - nei confronti della Giunta, del Consiglio regionale e della maggioranza. Cioè questo tipo di soluzione è stato portato avanti senza consultare gli organismi politici di questa regione.

Ora cosa fare? La legge è stata votata quindi è legge, questa legge va cambiata; il Consiglio regionale oggi esprime con forza la volontà di cambiamento. Si è riusciti ad individuare - questa credo sia una cosa estremamente positiva - quali sono le tappe di questo cambiamento, individuando anche gli elementi su cui tutti quanti concordano e lasciando in secondo piano gli elementi ancora in discussione, e giustamente perché il problema non è di facile soluzione.

Si concorda sul fatto - dicevo - che la legge vada cambiata. Innanzitutto occorre modificare il comma 5 dell'articolo 3, ed è quanto chiede la risoluzione che oggi votiamo. Si indica anche una soluzione ben precisa, che è quella della quarta prova, cioè si chiede che le modalità bilingue dell'esame di Stato in Valle d'Aosta vengano realizzate attraverso l'introduzione di una quarta prova aggiuntiva obbligatoria di francese.

Per tutto quello invece che attiene al punteggio, alle valutazioni, alla collocazione di questa prova, dato che esiste ancora un grande dibattito, lo si demanda giustamente al momento della contrattazione e della consultazione, al momento del coinvolgimento proprio con le forze sindacali e con le espressioni del mondo scolastico, in modo che la soluzione che sarà raggiunta sia una soluzione che nasce da una consultazione, da una discussione e da una contrattazione in sede locale.

Viene anche affrontato in questa risoluzione un punto estremamente interessante per la nostra regione, che è la spendibilità di questo nuovo esame di Stato, ai fini del riconoscimento di questo titolo di studio per l'accesso ai posti pubblici e alla scuola. Anche qui c'è una volontà ben precisa e condivisa da tutti di lavorare in questo senso, anche se ci sono alcune differenze interpretative che andranno poi risolte nel momento della contrattazione. Noi siamo convinti e lo abbiamo detto che questo titolo di studio debba servire per l'accesso a tutti i posti di pubblico impiego e ai posti della scuola.

Quindi è una cosa estremamente positiva questa risoluzione.

Vorrei aggiungere ancora una valutazione di tipo più politico. Il mondo della scuola ha reagito a quella che ha sentito come un'impostazione, proprio perché i primi interessati si sono visti calare dall'alto la soluzione. Docenti e alunni sono loro i primi attori della scuola e se vogliamo che facciano la loro parte, dobbiamo coinvolgerli nelle scelte e nel progetto educativo.

C'è sicuramente un disagio nella scuola di fronte a continue richieste fatte in nome del bilinguismo, senza che ci sia un progetto educativo chiaro, senza che ci si chieda in che modo il plurilinguismo - parlerei di plurilinguismo invece che di bilinguismo - entra in un processo formativo e senza che questo progetto sia condiviso per motivi scolastici, formativi e professionali, e non solo per motivi ideologici o anche di tipo costituzionale. Noi abbiamo certo due lingue ufficiali, ma ogni lingua o la si ama oppure è subita. Siamo di fronte ad una sfida cui non possiamo sottrarci: far sì che la nostra tradizione culturale sia percepita e diventi realmente una ricchezza e un valore per tutti, proprio per la crescita di questa nostra collettività.

Président La parole au Conseiller Ferraris.

Ferraris (GV-PDS-SV) Nell'affrontare questo tema strettamente collegato alla scuola, credo che vada sottolineato un dato che oggi emerge non solo in Valle d'Aosta, ma nel Paese, ed è quello di un evidente malessere rispetto a come la scuola è organizzata.

Abbiamo una scuola secondaria superiore che va avanti ancora con dei programmi i più recenti dei quali risalgono al 1940; la riforma dell'esame di Stato di cui stiamo discutendo oggi era stata introdotta sperimentalmente nel ?69, quindi ha quasi trent'anni di vita.

Una scuola di questo genere sicuramente non è una scuola che aiuta le giovani generazioni ad entrare in Europa, perché è una scuola che ha un obbligo scolastico troppo basso, perché il mondo della scuola non viene collegato con il mondo contemporaneo e con il mondo del lavoro, e se è vero che la scuola è un luogo strategico per la formazione della società del futuro, credo che un forte processo di riforma sia essenziale.

Premesso questo, esistono dei progetti di riforma, però credo che su questa strada si debba andare avanti con maggiore determinazione, in modo che i progetti diventino dei momenti concreti. Qualcuno può dire: "Fai parte di una formazione politica del Governo dell'Ulivo, dillo al Ministro Berlinguer"". Ma sollecitazioni in questo senso che vengano anche al di fuori del Parlamento secondo me sono importanti...

(interruzione del Consigliere Chiarello, fuori microfono)

... e stanno arrivando da tutta Italia, dice Chiarello.

Venendo in particolare all'esame di Stato e alla questione della Valle d'Aosta, credo che vada fatta una premessa. Lo Statuto della Valle d'Aosta ha indicato una soluzione linguistica equilibrata per quanto riguarda il bilinguismo, ha evitato che si creassero in queste regioni delle separazioni linguistiche che, come sappiamo, portano anche a separazioni fra gruppi, fra persone, fra etnie vere o presunte. Il nostro Statuto lo ha evitato e questo credo sia un patrimonio che va salvaguardato: mentre questo Statuto sicuramente è da aggiornare e da ripensare, per quanto riguarda questa parte è stato invece uno statuto lungimirante.

Penso che il bilinguismo debba essere un patrimonio di questa regione, per le radici storiche e per le opportunità che offre. Oggi si tratta di vedere però se il bilinguismo che oggi si è realizzato in Valle sia vissuto come un'opportunità.

Credo che sul bilinguismo pesino in questo momento visioni ideologiche, ci sono anche degli appesantimenti; da molti il bilinguismo è vissuto attraverso una semplice equazione, ovvero bilinguismo uguale esame di francese. In sostanza prevale il lato della diffidenza, della costrizione. Con questo non voglio dire che non ci debbano essere gli esami, è chiaro che alla fine di ogni corso di studi gli esami ci devono essere così come ci devono essere i concorsi, però credo - e questo lo sottopongo come elemento di riflessione a tutti noi - che non sia un caso che in Italia ci siano delle autogestioni nelle scuole e ci siano delle scuole occupate. L'obiettivo di tutto questo è sicuramente il fatto che la scuola necessita di riforma, è la riforma dell'esame di Stato così come è stata proposta dal Governo. Questo è un dato evidente e non contestabile, poi ognuno può avere le proprie opinioni in materia di riforma di questo esame, però esiste una situazione di questo genere.

Paradossalmente in Valle d'Aosta esiste una situazione diversa; non ultimo un documento distribuito dagli studenti ieri mette sul banco degli accusati l'insegnamento del francese. Quindi questa opportunità che la Valle offre, questo patrimonio che la Valle ha, non viene vissuto come tale e su questo ritengo sia necessario fare una riflessione.

Non vedo il Consigliere Dujany: ieri ricordava che c'è un accentramento da parte del Ministro Berlinguer, ma direi che gli studenti della Valle d'Aosta non hanno vissuto il Ministro Berlinguer come opprimente ed accentratore, hanno rivolto altrove la loro attenzione.

Ora, su questa questione del bilinguismo, o come qualcuno dice sulla necessità di andare - pur salvaguardando il bilinguismo - verso una società valdostana plurilingue, credo che si debba tener conto che il bilinguismo deve essere un bilinguismo dal volto umano. Con questo non voglio dire che ci siano tratti di oppressione tale da considerare questa come una lingua imposta o vessatrice, però se il bilinguismo deve offrire delle opportunità, esse devono essere vissute positivamente. Cioè il bilinguismo dev'essere opportunità di scambio, opportunità di comunicazione con chi ci sta intorno. Ci sono, lo so, degli scambi fra gli studenti delle scuole valdostane con studenti dei Paesi francofoni, ma su questo terreno bisogna andare oltre. Questo Consiglio deve essere coinvolto anche in un progetto di scuola bilingue che rifletta sulla necessità di questo obiettivo, ma che sia anche in grado di rispondere ai limiti che ci sono. Dunque, bisognerà lavorare molto perché gli studenti nelle scuole percepiscano questa ricchezza linguistica che c'è in Valle d'Aosta come una cosa positiva, come una cosa che ci aiuta ad entrare in comunicazione con più realtà, che ci consente - per dirla con un termine abusato - di entrare meglio in Europa.

Non sto qui a ricordare le posizioni assunte dal PDS e dalla Sinistra giovanile sulla questione del francese; nel momento in cui si trova un documento unitario, questo rappresenta una sintesi comune ed è il momento di convergenza, è il momento sul quale si è trovato un assenso e dal quale si tratta di partire per andare avanti.

La risoluzione che viene proposta al Consiglio tiene conto, com'è scritto testualmente, delle preoccupazioni che sono emerse nel mondo della scuola - vedi gli studenti, vedi gli operatori della scuola, vedi i sindacati -, indica un percorso che deve essere aperto al confronto di tutti i soggetti coinvolti nel problema, per cui credo che questa domanda di protagonismo che è emersa dal mondo della scuola, dagli studenti stessi, trovi un riscontro nel documento che il Consiglio si accinge a votare. È necessaria, come è stato ricordato, una modificazione della legge relativa agli esami di Stato per quanto riguarda il comma 5 dell'articolo 3, e credo che sia importante ricordare quanto sottolineava ieri l'Assessore Louvin, cioè il fatto che sia necessario oggi avere anche una certezza nei tempi e che quindi questa posizione unitaria del Consiglio consenta ai Parlamentari di fare in modo che questo provvedimento trovi una corsia parlamentare privilegiata, perché oltre alla necessità di dare delle risposte, c'è la necessità di trasformare queste in contenuti concreti, pertanto la prima cosa da cui bisogna partire è la modificazione della legge nazionale.

Per quanto riguarda le questioni di merito, nel documento si ricorda una cosa fondamentale, ovvero che per quanto riguarda la questione del francese ci deve essere una quarta prova scritta e che in ogni caso l'esame deve collegare come momento conclusivo quello che è il percorso scolastico seguito dallo studente, proprio perché è necessario da una parte che ci sia una serietà della prova, e dall'altra che questa prova possa essere affrontata con serenità dagli studenti e che gli elementi di casualità che ci sono in qualunque esame vengano ridotti in modo consistente.

C'è un richiamo, altri lo hanno ricordato, alle potestà del Consiglio regionale, quindi il fatto che la Regione possa dire la sua per quanto riguarda la tipologia, la modalità di svolgimento e la stessa certificazione dell'esame è importante, perché questo consente di continuare un dibattito che si è aperto a livello regionale e quindi di utilizzare la ricchezza di proposte che è uscita.

In ogni caso, dal momento che questo è un esame di Stato, bisogna tener presente che si devono coniugare due elementi: una spendibilità che non è più solo a livello nazionale ma con l'unificazione europea anche a livello europeo, con la specificità della Regione Valle d'Aosta. E chi meglio di un Consiglio regionale può ottenere questo tipo di risultato?

Esiste poi quell'ulteriore problema di spendibilità, per usare un termine largamente utilizzato in questi giorni, che è quello che riguarda la possibilità per chi ha sostenuto con esito positivo l'esame di francese in Valle d'Aosta, di accedere ai concorsi pubblici senza ulteriori prove di selezione. Questo vuol dire demandare di nuovo al Consiglio una potestà legislativa per normare questa cosa, e l'ordine del giorno impegna in questa direzione.

Per non dilungarmi ulteriormente, credo che la proposta che è stata fatta con il documento unitario sia una proposta articolata e realistica, che tiene conto di un dibattito che si è sviluppato nella regione e che indica soprattutto un percorso che è aperto al contributo di tutti. Questo consente, ripeto, che rientrino come protagonisti del dibattito non solo le istituzioni ma anche gli studenti, le organizzazioni sindacali e gli operatori della scuola, si parla di consultazione preventiva per quanto riguarda le misure legislative che verranno decise dal Consiglio. In questo modo credo che sia possibile anche recuperare un dato di reale scollegamento che c'è stato in effetti in tutta questa vicenda fra la Giunta regionale, il Consiglio e i Parlamentari. Direi che in termini positivi questo documento recupera un limite che c'era stato nella discussione politica in Valle.

Infine, il fatto che il documento sia un documento unitario è indubbiamente positivo perché non solo ribadisce un elemento di coesione su un problema fondamentale per questa regione, ma perché consente di sviluppare la discussione successiva in un clima più sereno, in cui semmai, se ci sono differenziazioni, queste avvengano sul merito delle questioni e non su altri aspetti.

Sicuramente con questa risoluzione non si sono risolti i problemi che riguardano l'esame di Stato e il bilinguismo in Valle, si è però messo un primo mattone per la costruzione di un edificio che può essere solido in questa direzione.

Président La parole au Conseiller Piccolo.

Piccolo (ADP-PRI-Ind) È a conoscenza di noi tutti che la legge riguardante la riforma dell'esame di maturità è stata oggetto di molte azioni di protesta in particolare del mondo studentesco, degli operatori del settore e del mondo sindacale, e vorrei ricordare qui che come Capigruppo abbiamo avuto il piacere di incontrare i rappresentanti sindacali e i rappresentanti degli studenti, dai quali abbiamo potuto recepire indicazioni e informazioni necessarie per capire più da vicino le difficoltà che tale legge ha causato al mondo scolastico, in particolare a quello valdostano. È una legge che è stata recentemente approvata dal Parlamento nazionale e che non ha voluto tenere conto delle indicazioni dell'Amministrazione regionale per l'introduzione di una specifica prova per l'accertamento della lingua francese.

Per noi della Fédération la scuola deve avere gli strumenti economici e giuridici per il suo continuo adattamento al mutare della realtà, realizzando soprattutto un efficace orientamento scolastico e professionale.

Il bilinguismo statutario pone, secondo noi, i nostri studenti in una posizione favorevole rispetto ai loro colleghi del resto d'Italia per quanto riguarda la moderna esigenza del possesso di più lingue; occorre pertanto che l'estensione del bilinguismo alla media superiore avvenga in un modo attento e graduale, al fine di raggiungere l'obiettivo di un più compiuto arricchimento culturale.

Si rende più che necessaria e legittima quindi la modifica dell'articolo 3, comma 5, del testo statale recentemente approvato, che deve prevedere l'istituzione di una quarta prova per l'accertamento della conoscenza della lingua francese, demandando all'Amministrazione regionale la delega che preveda modalità e tempi per la sua piena applicazione.

Venendo al contenuto della risoluzione che abbiamo anche noi sottoscritto, siamo d'accordo per due ordini di motivi. Il primo è di metodo: è corretto su una materia così importante per la nostra autonomia e così coinvolgente il mondo della Pubblica istruzione valdostana consultare quelle componenti che maggiormente saranno interessate alla riforma. Apro e chiudo una parentesi, che non vuole essere assolutamente motivo di polemica, ma di consiglio per l'avvenire: sarebbe forse stato meglio farlo prima ed evitare incomprensioni laceranti, divisioni e discussioni ideologiche. Non me ne vogliano il Senatore, il Deputato e soprattutto l'Assessore Louvin.

Il secondo motivo è quello di sostanza: ci giochiamo con la proposta della prova specifica in lingua francese una bella affermazione della nostra potestà statutaria e, cosa di non poco conto, raggiungiamo l'obiettivo di dare a questa prova in più una valenza di concretezza: sarà riconosciuta come valutazione per l'accertamento futuro della conoscenza della lingua francese.

Vorrei quindi concludere questo intervento con un augurio. Mi auguro che su un argomento di così forte spessore politico convergano le maggiori volontà consiliari. Sarebbe un bell'esempio di coesione per il Governo nazionale.

Président La parole au Conseiller Joseph César Perrin.

Perrin G.C. (UV) L'argument que nous affrontons maintenant est tellement sérieux que je ne veux pas répondre à la polémique par la polémique, donc j'essaierai de l'éviter, même si certaines affirmations devraient obligatoirement être corrigées.

Le monde avance rapidement, nous avons par contre une école qui est restée ancrée au passé et qui ne prépare pas nos étudiants soit aux nécessités de la vie moderne, soit à aller vers l'Europe. Si nous voyons d'autres Etats, depuis longtemps ils ont reformé leurs cours d'études et préparent beaucoup mieux que l'on fait en Italie les jeunes générations.

Mais je crois que c'est là l'un des défauts de l'Italie, un défaut qui tombe lourdement entre autres sur la Vallée d'Aoste.

Cette fois aussi on a voulu commencer par le chapeau et on a voulu reformer les examens d'Etat. Je crois que si on veut transformer l'école, c'est la dernière étape celle-ci; il aurait fallu commencer par la réforme des programmes, par la réforme de l'école elle-même et seulement par la suite prévoir la transformation des examens. Nous voyons maintenant, malgré tous les éléments d'innovation que quelqu'un veut y voir dans cette réforme, une cassure entre la réalité de l'enseignement qui se donne actuellement et le résultat final que l'on veut obtenir.

Mais il y a un problème plus général qui est celui des réformes. Les réformes avant le fascisme - la "loi Coppino", la "loi Gentile" - et celles du fascisme ensuite ont toujours lourdement pénalisé la Vallée d'Aoste. N'oublions pas qu'à un moment donné notre région était la région qui avait le plus bas pourcentage d'analphabètes, avec des différences énormes avec d'autres régions et même des régions qui ne sont pas très loin de nous. Des réformes ont complètement transformé ce système, qui alors était surtout celui de l'école primaire, en abolissant par exemple des centaines d'écoles de hameau, qui étaient celles qui donnaient la base à nos jeunes valdôtains. Il y a donc toujours cette mainmise de l'Etat sur celle qui devrait être la vie non seulement de la Vallée d'Aoste mais de toutes les régions, qui devraient à travers l'école répondre aux besoins locaux, aux particularités locales, aux différences qui se situent entre région et région.

Donc si un reproche il y a à faire, ce n'est pas tellement à nos deux Parlementaires, mais à l'Etat en soi-même, et je ne dis même pas au Gouvernement et aux forces de majorité, parce qu'ils sont prisonniers d'un système, qui est celui italien.

Or, si les Parlementaires sont intervenus, ils sont intervenus pour corriger des défauts qui étaient pires encore de ceux que nous avons eus à travers l'article 3, alinéa 5, parce que certaines propositions qui sont sorties de la commission restreinte méconnaissaient les compétences de la Vallée d'Aoste. Si un reproche doit être fait, c'est justement encore une fois à cette volonté de centralisation qui ne réussit pas à se casser, à se limiter en Italie. Dans un Etat fédéral comme la Suisse il n'y a pas ce problème, parce qu'à l'intérieur des normes générales chaque canton établit ensuite son parcours scolaire et ses méthodes pour les examens.

Nous sommes convaincus ainsi que la loi effectivement peut créer des difficultés au point de vue didactique, mais non pour la loi en soi-même, parce que nous sommes dans un moment où le bilinguisme à l'école moyenne supérieure n'a pas encore été introduit sinon à niveau d'expérimentation dans certains instituts à travers des projets spécifiques, mais cette formulation était quant à la reconnaissance du bilinguisme la meilleure: la liberté aux étudiants de choisir l'une des trois épreuves obligatoirement ou en italien ou en français à leur choix.

Je me rends compte qu'en ce moment une épreuve spécifique, une épreuve interdisciplinaire en langue française crée probablement des difficultés et donc le fait d'aller maintenant à une quatrième épreuve de français peut remédier à cette difficulté.

Nous avons assisté à la protestation des étudiants, qui se joint à celles qui se sont manifestées en toute l'Italie. Justement Ferraris a mis l'accent, il y a une différence dans les autres régions et la Vallée d'Aoste: ailleurs l'accent est mis sur la réforme en soi-même, en Vallée d'Aoste cet aspect semble être oublié, tout l'accent ayant été posé uniquement sur l'épreuve de français. Avec quelle motivation? Il y a la préoccupation d'être pénalisés. Je crois que là c'est un faux problème, parce qu'une richesse en plus est vue en sens négatif. Je ne crois absolument pas qu'une épreuve de langue française, qui va s'ajouter aux autres, puisse être une pénalisation.

Au contraire c'est une richesse, parce que dans une Europe où l'Union Européenne demande la connaissance d'au moins trois langues, le fait d'obtenir un diplôme d'école moyenne supérieure avec le soutien d'un examen dans une deuxième langue - qui pour nous n'est pas une "deuxième langue" - est évidemment une richesse. Or ce diplôme peut avoir une valeur supérieure à d'autres et donc être appétissante dans le monde du travail.

Si l'accent des étudiants a été posé uniquement sur cet aspect, ce n'est tellement pour cette raison si on va croiser. Nous avons eu l'occasion de rencontrer les étudiants, à une demande spécifique que moi-même j'ai posée, ils ont dit ne pas être préoccupés d'un examen de langue française, parce que si même de façon imparfaite, même s'il y a un mauvais enseignement de la langue parfois dans les écoles - comme ils ont dit aussi dans leur dernier communiqué -, ils sont quand même capables d'affronter un examen de ce genre. Donc l'impression que j'ai c'est qu'il y ait eu volonté de se servir de la part de certains des étudiants - et je le dis ouvertement - de la part de certains syndicats, de certaines forces politiques aussi, qui ont voulu transformer une possibilité de richesse dans un moment de débat contre quelqu'un.

Il y a peut-être quelque chose de positif dans ces manifestations et là nous l'apprécions, c'est une volonté de participation que les jeunes ont démontrée et c'est quand même une leçon que nous devons tirer de cela: l'école les concerne directement, ils ont le droit d'être interpellés. C'est ce que d'ailleurs le Gouvernement est en train de faire en écoutant le monde de l'école et en écoutant aussi les étudiants, mais après cela le devoir revient aux responsables administratifs et politiques à faire des choix qui doivent avoir des objectifs. Pour nous l'un de ces objectifs est celui de la reconnaissance aussi à travers les examens de la parité linguistique en Vallée d'Aoste, de l'exercice d'une compétence que nous avons d'après le Statut. J'ai dit que cela pouvait s'exercer très bien, au-delà des difficultés, dans la formulation de la loi approuvée tout récemment; il le sera maintenant à travers la quatrième épreuve.

Mais soyons clairs: est-ce cela un droit ou un devoir ou l'un et l'autre? Je suis contraire, lorsque j'entends dire qu'on a voulu transformer un droit en obligation. En Vallée d'Aoste - que cela plaise ou non - c'est une obligation, c'est un droit et c'est une richesse, mais c'est aussi un devoir qui est dicté par une loi constitutionnelle qui n'a fait que se référer à celle qui est la réalité valdôtaine. Et on pourrait renverser la situation: pourquoi l'épreuve d'italien devrait être un devoir? Je crois qu'en Vallée d'Aoste, s'il y a parité des deux langues, c'est un droit à exercer, mais c'est aussi un devoir à remplir.

Il y a d'autres objectifs qui sont demandés, qui peuvent être rejoints progressivement à travers une transformation de l'école, à travers la future introduction du bilinguisme aussi dans l'école moyenne supérieure; c'est l'objectif d'avoir des examens d'Etat qui soient cohérents avec les cours scolaires, et donc à travers la possibilité d'adapter dans le futur l'examen à ces cours mêmes. C'est pour cela que nous demandons cette compétence à pouvoir réglementer dans les modalités et dans le temps ce devoir dicté par la loi.

On parle aujourd'hui d'un autre objectif à travers cet examen, et on emploie là un horrible néologisme qui est celui de la "spendibilità". Je dis horrible non pour la parole en soi-même, mais pour la liaison que l'on fait dans ces objectifs, qui est un peu la matérialisation d'une richesse culturelle, d'un "quelque chose en plus" dans "quelque chose de bassement économique". C'est d'une autre façon qu'il faudrait aborder ces problèmes.

Nous sommes d'accord, nous l'avons dit dans cette même salle il y a quelque temps lorsqu'on discutait le règlement pour les concours, que s'il y a une école bilingue, que si à la fin de cette école il y a un examen qui démontre la pleine connaissance de la langue française, on puisse éviter de falloir faire un ultérieur examen de langue française pour accéder à l'emploi public. Donc nous sommes d'accord que cela puisse être introduit aussi à travers le bac pour l'emploi public. J'ai personnellement de grandes réserves au contraire - pour ce que les syndicats ont dit - sur une "spendibilità globale", donc valable aussi pour l'enseignement. Je dis qu'à chaque niveau doit correspondre son diplôme, et donc je suis parfaitement d'accord si quelqu'un qui veut entrer dans l'enseignement a fréquenté une école francophone, une école bilingue future en Vallée d'Aoste, puisse ne plus avoir besoin d'examen et cetera, mais à chaque degré son diplôme et à chaque degré la valeur de ce diplôme même.

Il y a le problème de l'évaluation; là aussi je crois que c'est un faux problème, si on considère la langue française comme une opportunité culturelle, comme une richesse supplémentaire et donc à notre avis cette évaluation doit être faite à l'intérieur des points globaux qui seront décernes par le bac lui-même. Il s'agit de nous confronter sur les modalités pour y parvenir, mais je crois qu'il y a d'amples possibilités pour faire cela.

En Vallée d'Aoste chaque fois que l'on parle d'examen de langue française, de l'examen de maturité en ce moment ici, on veut reprocher l'Union Valdôtaine de vouloir idéologiser ce problème: ce n'est absolument pas vrai!

C'est vrai que nous ne renoncerons jamais à cette langue, parce qu'elle est incorporée à notre territoire. Quelqu'un dit qu'il y a eu une transformation, parce que cette langue est de moins en moins employée. Mais allons chercher les causes de cela. L'école en a, mais évidemment ce n'est pas uniquement l'école. Si toutes les forces politiques au lieu de se lancer de temps en temps contre la langue française, valorisaient cette langue, et si certaines instances hors de l'école utilisaient mieux cette langue, ce serait autrement. Donc, essayons plutôt de voir en positif.

D'ailleurs je crois que l'Union Valdôtaine n'aurait aucun intérêt à idéologiser la langue française; pour des raisons électorales ce serait beaucoup plus facile pour nous à renoncer à cela, parce que malheureusement cette défense d'une culture et d'une langue porte très souvent à être contre l'Union Valdôtaine, et non en faveur de l'Union Valdôtaine. Et donc ce n'est pas pour des raisons idéologiques.

Plusieurs d'entre vous ont assisté à la présentation du livre de Roberto Nicco, un historien valdôtain extrêmement sérieux, un historien qui n'est pas Unioniste et qui a démontré le parcours de cette autonomie, un parcours linéaire auquel nous disons que nous devons rester attachés. Mais il y a un autre historien de grande renommée nationale et internationale, Massimo Salvadori, qui n'est pas italien, qui n'est certainement pas Unioniste et qui a mis en valeur la langue française. Et donc nous devrions être nous, les Valdôtains, à vouloir détruire cette possibilité de richesse? Je crois que nous sérions des fous si nous voulons entrer dans une Europe, qui devra être obligatoirement plurilingue.

Donc bien viennent d'autres langues, mais après avoir appris celles qui sont nos langues officielles actuelles: français et italien, ou italien et français si quelqu'un le préfère.

Nous sommes donc d'accord et nous sommes heureux que sur ce sujet on ait pu avoir l'unanimité des forces politiques de ce Conseil; cela nous donne beaucoup plus de force pour nos requêtes vis-à-vis du Gouvernement italien et nous avons là une chance supplémentaire pour que la voix de ce Conseil puisse être écoutée.

Si un appel peut être fait à la classe enseignante, aux étudiants, à cette Assemblée même, c'est de regarder d'une autre façon cette langue: langue qui doit être vue en tel que richesse et non haïe, comme quelqu'un veut faire haïr.

Président La parole au Conseiller Chiarello.

Chiarello (RC) Sono già intervenuto ieri in questa discussione e su una cosa concordo con il Consigliere Perrin: siamo qui a parlare del francese e la protesta in Valle d'Aosta sembra si riduca al francese. E invece questa riforma scolastica, se ha dei punti buoni come ha detto il Consigliere Squarzino, ha anche dei punti veramente oscuri perché parte dai piedi anziché dalla testa, cioè parte dall'esame di Stato e non prevede una riforma dell'insegnamento per arrivare all'esame di Stato. Se vi ricordate bene qual è stato l'iter, si voleva già inserirla nell'esame di quest'anno, poi si sono accorti che i programmi scolastici non avrebbero permesso un serio inserimento di questa riforma e hanno fatto marcia indietro, ritardando già di un anno l'inserimento.

Vorrei ricordare un'altra grossa pecca: nella ricostruzione di questa scuola - e poi ci laviamo la bocca di scuola europea, di una scuola che ci permetta di entrare in Europa, e via dicendo - la grossa battaglia è stata anche fra scuola privata e scuola pubblica. In linea di principio non ho niente contro la scuola privata se si autofinanzia, ma se andiamo a prendere quei pochi soldi che ci sono dalla scuola pubblica, quei pochi soldi che sono insufficienti per la scuola pubblica...

(esprimono dissenso vari consiglieri, fuori microfono)

... detta da tutti gli operatori della scuola pubblica, i soldi sono insufficienti, e si prendono soldi dalla scuola pubblica per darli alle scuole private, senz'altro non miglioriamo la scuola pubblica.

Vorrei anche ricordare che da tempo non si assisteva a sgomberi da parte della forza pubblica di scuole. C'è voluto un Ministro di Sinistra per sgomberare con la forza pubblica alcune scuole, se lo facevamo in Valle d'Aosta giustamente, come dice il Presidente della Giunta, qualche partito progressista si sarebbe lamentato.

Quindi ci sono molte cose importanti in questa riforma della scuola, perché c'era un'impostazione vecchia, che aveva bisogno di miglioramenti, e già gli studenti avevano chiesto dei cicli di studio diversi, una scuola diversa, però avrebbero voluto partecipare a certe decisioni. Anche al di fuori di Carema i responsabili della scuola si sono comportati come in Valle d'Aosta, cioè hanno sentito i ragazzi dopo che hanno occupato le scuole. Prima chi erano questi ragazzi? Erano delle persone che andavano a scuola la mattina, se studiavano bene, se non studiavano peggio per loro, però nessuno aveva pensato a sentirli per sapere cosa ne pensavano dei programmi, della loro scuola. Allora questi ragazzi hanno dovuto occupare le scuole, fare prove di forza per essere sentiti e hanno dovuto anche essere ideologizzati, perché poi si è detto che sono stati ideologizzati e strumentalizzati.

Tornando alla Valle d'Aosta, cosa è successo? A luglio è stata approvata alla Camera la legge con scritte queste cose che sono scritte adesso ma senza un ordine del giorno; il nostro Deputato l'ha votata senza presentare nessun ordine del giorno perché gli studenti non erano stati sentiti. Invece ultimamente al Senato, visto il fermento che c'era in Valle, qualcuno ha pensato bene di approvare la legge e di presentare contestualmente un ordine del giorno che dica che in Valle d'Aosta probabilmente si vuole qualcosa di diverso, un qualcosa che vada incontro alle necessità della scuola e anche alle capacità della scuola in questo momento. Infatti, come dicevo ieri al Consigliere Dujany, il Ministro non poteva inserire un esame di francese in questa maniera se conosceva la scuola valdostana, perché nel ciclo scolastico di cinque anni non è ancora iniziato il francese integrale, come si auspica in Valle d'Aosta, e non si poteva dire fra un anno e mezzo quelli che escono dalla scuola superiore sostengono l'esame di francese, come è scritto nella legge, perché non sono in grado, perché non sono stati preparati, perché gli insegnanti non sono in grado, perché l'attuale ciclo di studi non permette seriamente agli studenti di affrontare questo esame, a meno che non si faccia un esame-burla.

Per questo dicevo che il Ministro non poteva imporre una cosa così, se qualcuno non glielo suggeriva. E vorrei sapere chi glielo ha suggerito, perché qui dobbiamo anche prenderci la responsabilità di dire chi è stato il suggeritore di queste cose.

Ho saputo che stamani è stata occupata la Scuola magistrale a Verrès, il discorso continua; ho visto sulla "Stampa" di stamani un comunicato dei ragazzi che dice sì alla quarta prova, ma ad una prova di conoscenza della lingua francese con un punteggio che sia al di fuori del punteggio dei cento punti che sono previsti per l'esame di francese. Tanti dicono che in Valle d'Aosta il francese deve essere un diritto, anzi i ragazzi qui lo hanno sottolineato più volte, e non penso che fossero tutti di una determinata estrazione politica; penso invece che siano ragazzi che chiedono che il francese sia un diritto, ma allo stesso tempo non escludono che sia anche un dovere. Dobbiamo riuscire a far incrociare il diritto con il dovere anziché sottolineare solo il dovere, cioè a non calare sulla loro testa questa mannaia, a far andare avanti questa cosa per l'utilità che può avere intanto, come diceva Perrin, per l'Europa, perché verrà richiesta la conoscenza di più lingue. Se invece gliela caliamo con un esame su cui non è stato chiesto il loro parere, con i giornali scritti tutti in francese, con degli obblighi, è chiaro che diventa solo più un dovere e il diritto rimane in secondo piano.

Secondo me quello che hanno detto i giovani in questo momento è che non gli abbiamo mai chiesto niente, non li abbiamo mai ascoltati, ma oltretutto neanche questo Consiglio si è mai espresso prima di questa legge. Ognuno di noi probabilmente si deve prendere la colpa perché con interpellanze o mozioni potevamo anche sollevare questo problema, però poteva anche essere, come è successo altre volte, che l'argomento veniva portato in commissione, in modo che potessimo discutere di quello che stava succedendo a Roma su questo esame, perché da luglio - quando cioè è passato alla Camera - ad oggi abbiamo avuto cinque mesi per poter discutere cosa ne pensavamo di questo esame e cosa volevamo fare di questo esame in Valle d'Aosta.

Adesso abbiamo cominciato a discuterne e sono convinto che riusciremo a modificare la legge nazionale, ma ritengo che forse discutendone prima, sentendo insegnanti, studenti, Consiglio scolastico regionale, saremmo riusciti a fare questa cosa che sembra adesso - secondo la legge dello Stato - molto più difficile da modificare.

Président La parole au Conseiller Dujany.

Dujany (Aut) Vorrei anzitutto dichiarare la positività della risoluzione concordata dai Capigruppo, che viene a raccogliere interamente i contenuti della risoluzione che gli Autonomisti avevano presentato all'inizio del dibattito per proprio conto.

In particolare - mi ripeterò ancora - si ritiene necessaria la modifica della legge relativa agli esami di Stato, in modo tale da pervenire ad una quarta prova specifica, diretta alla verifica della conoscenza della lingua francese; in secondo luogo, il fatto che la valutazione della quarta prova venga definita d'intesa con la Regione Valle d'Aosta e che quel mondo della scuola, dagli insegnanti agli studenti, possa concorrere a determinare modalità e tempi per quel riguarda l'espletamento di questo esame; infine l'impegno della Giunta regionale a proporre una modifica della legge regionale n. 2/93 e del regolamento per l'accesso al pubblico impiego, che riconosca validità all'accertamento positivo di conoscenza della lingua francese per quegli studenti che abbiano conseguito l'esame di Stato con le nuove modalità.

Queste erano le richieste che già noi ponevamo, questi erano i contenuti che il Senatore Dondeynaz aveva sollevato anche in sede di Senato e che sono stati oggetto di un preciso ordine del giorno approvato dal Senato, che impegnava il Governo in questa direzione, per cui voteremo con favore questa risoluzione.

Un secondo aspetto. Lascio innanzitutto al Presidente della Giunta la valutazione delle dichiarazioni di sfiducia esposte dal Consigliere Squarzino nei confronti del Governo regionale per quelle che potranno essere le ripercussioni politiche. Non so se si tratta di una "boutade" elettoralistica di un consigliere, o se potranno avere un qualche peso politico...

Parisi (fuori microfono) ... non è la prima volta, ormai ci ha fatto il callo il Presidente della Giunta...

Dujany (Aut) ... comunque è un problema che riguarda la maggioranza di Sinistra, non riguarda gli Autonomisti.

Quello che invece ci interessa evidenziare è l'iter parlamentare di questa vicenda, perché qui in effetti ci sono state molte dichiarazioni improprie fatte dalla Sinistra, che probabilmente si sente in forte difficoltà in questa vicenda.

Devo riconoscere a Ferraris che la prima stesura di questa legge era rispettosa delle peculiarità della Valle d'Aosta, tant'è vero che questo testo andava all'esame del Senato e otteneva l'approvazione. Dopo di che questo testo alla Camera subiva delle modificazioni, ma queste modificazioni le subiva non per iniziativa dei Parlamentari valdostani, quanto piuttosto per pressioni di energie provenienti proprio dalla Valle d'Aosta che volevano comprimere il diritto al bilinguismo in Valle. Quindi il perché ad un certo punto si è passati da un testo di Governo, che prevedeva un certo contenuto, ad un testo diverso, questo non è stato oggetto di iniziativa dei Parlamentari valdostani, bensì di iniziativa della maggioranza di Sinistra presente in Parlamento.

In una fase successiva, quando i Parlamentari d'intesa con il Presidente della Giunta hanno - e non tardivamente, come vorrebbe far credere il Consigliere Squarzino, a seguito dell'iniziativa e delle reazioni degli studenti, bensì puntualmente, prima ancora che emergessero queste reazioni - hanno richiesto la riproposizione del testo originario con la quarta prova, qui abbiamo visto.

Caro Ferraris, è vero che una volta tanto il Governo si era dimostrato rispettoso nei confronti della specialità della Valle; ma questa volta chi è intervenuto per bocciare la riproposizione della quarta prova? Sono intervenuti i gruppi parlamentari, e farò avere agli studenti le dichiarazioni fatte dal Senatore Ossicini, membro del PDS, divulgheremo con precisione le dichiarazioni fatte da questi membri in cui si sono opposti alla riproposizione della quarta prova, dicendo che non si doveva creare discriminazione con la realtà alto-atesina. Questi sono gli atteggiamenti parlamentari che hanno caratterizzato il comportamento della Sinistra nell'arco del dibattito, quando i nostri Parlamentari d'intesa con la Presidenza della Giunta, ben prima che sorgessero reazioni da parte degli studenti, richiedevano una formulazione di questo tipo e richiedevano dall'altra parte che venisse sentito il mondo della scuola valdostana perché una riforma non poteva essere fatta senza il suo coinvolgimento.

Questo è essenziale e fra l'altro ci impegniamo a fare una ricostruzione fedele con tutte le dichiarazioni dei diversi gruppi consiliari, perché è bene che si sappia esattamente come sono andate le cose.

Quindi se impreparazione c'è stata da parte dei Parlamentari, è stata unicamente quella che non ci si aspettava che proprio dalla realtà valdostana venisse portata avanti un'azione finalizzata a correggere una legge che nel testo originario era rispettosa della specialità della Valle d'Aosta.

Questo mi interessava far presente per amore della verità e perché certe forze, che probabilmente hanno anche fomentato delle energie umane, si prendano anche loro la loro responsabilità, perché in Parlamento non sono presenti i Movimenti autonomisti - se non con le energie di cui disponiamo: un Parlamentare alla Camera, un Parlamentare al Senato - e queste proposte di modifica del testo originario sono state determinate proprio dalla maggioranza presente in Parlamento.

Président La parole au Conseiller Tibaldi.

Tibaldi (Ind) Anch'io volevo fare alcune considerazioni di metodo e di principio sul documento che oggi il Consiglio va ad approvare.

Per quanto riguarda il metodo abbiamo visto che questa risoluzione riassume a grandi linee quelle che sono state le proposte che da parte di quattro provenienze differenti ieri sono state presentate in quest'aula, fra cui una mia, a nome di Forza Italia.

Devo dire che la risoluzione riassume a grandi linee i punti cardine che tutti avevamo espresso, anche se mi dispiace che fra le righe non compaia la parte in cui la quarta prova supplementare debba essere intesa nel senso che non influenzi il risultato dell'esame di maturità, anche se - come ieri diceva l'Assessore Louvin - questa parte potrebbe essere oggetto di disamina e di incompatibilità rilevata dalla Corte Costituzionale. Mi auguro tuttavia che l'atteggiamento di questo Consiglio, in particolare della Giunta, sia nel senso indicato da una parte dagli studenti e dai docenti, e dall'altra in questa sede dalle forze politiche che hanno concorso all'elaborazione di questo documento.

Mi auguro cioè che si riesca a dare adeguato contenuto e valutazione separata alla prova di francese che verrà effettuata in sede di esame di maturità.

Per quanto riguarda i principi, mi riallaccio ad alcune affermazioni che sono state fatte ieri dall'Assessore Louvin e che ho sentito oggi riprendere dal Consigliere Perrin. È stato unanimemente riconosciuto che il mondo avanza e avanza rapidamente, in particolare lo ha sottolineato il Consigliere Perrin. Ebbene, il mondo avanza e avanza rapidamente, cambia rapidamente non solo la scuola, ma cambiano rapidamente anche le abitudini culturali delle persone, in particolare di una comunità come quella valdostana.

Penso che sia giusto sostenere la parità linguistica in Valle d'Aosta, ma che sia altrettanto giusto riconoscere che questa parità linguistica esiste spesso e volentieri solo sulla carta, in particolare quella statutaria, perché se dà fastidio sentir parlare di lingua francese come opportunità culturale, bisogna avere l'umiltà di riconoscere che il francese in Valle d'Aosta non ha quella diffusione che forse qualcuno qua dentro vorrebbe continuare a sostenere. Perché non ce l'ha? Non ce l'ha perché comunque, benché sia lingua paritaria a livello statutario, non è riconosciuta come lingua paritaria da buona parte della popolazione perché non viene parlata diffusamente come lo è l'italiano.

Penso che non si possa disconoscere questo fenomeno; e quindi, come si adegua il mondo scolastico all'evoluzione dei tempi, dobbiamo avere il coraggio - e qualcuno qua dentro lo ha dichiarato anche oggi, divaricando le proprie posizioni rispetto a quelle rigide che aveva assunto qualche mese fa, mi riferisco in particolare al PDS, che ha osato spingersi più avanti rispetto a quanto sosteneva qualche mese, fa quando era allineato e coperto rispetto alle posizioni unioniste in materia scolastica o linguistica - dobbiamo avere il coraggio oggi di affrontare con serenità, senza voler cancellare determinate prerogative statutarie, una rivisitazione del nostro Statuto speciale anche negli articoli 38-39-40, proprio per evitare che norme che hanno garantito e stabiliscono una parità linguistica, trovino anche un'assonanza in quella che è la realtà della comunità valdostana.

Ritengo importante questo documento anche per un altro fatto: non solo perché, se i principi qui scritti avranno esecuzione, esonererà gli studenti nel momento in cui entreranno nel mondo del lavoro dal sostegno della prova di piena conoscenza della lingua francese qualora l'esame di maturità sia superato in senso positivo, ma anche perché questi intenti, se affermati ed eseguiti, riconosceranno dignità professionale all'insieme del corpo docente valdostano, che da tredici anni impartisce lezioni in lingua francese e di lingua francese al corpo degli studenti. Mi sembra giusto e doveroso che questi insegnamenti vengano riconosciuti in misura superiore.

Penso che sostenere un esame di accertamento della lingua francese da parte di una moltitudine di persone, che si volevano cimentare nel mondo del pubblico impiego, era un disconoscere la validità dell'insegnamento impartito dagli insegnanti di lingua francese nelle scuole di ogni ordine e grado. Penso che questi intenti testé manifestati portino al riconoscimento doveroso che bisogna fare della dignità professionale del corpo insegnante. E per questo mi ritengo particolarmente d'accordo.

Un'altra questione di principio che è doveroso affrontare se si vuole riconoscere parità linguistica sostanziale alla lingua italiana e alla lingua francese è che non è giusto riconoscere un emolumento in denaro per l'esercizio di un diritto linguistico. Questo forse qualcuno ha il coraggio di dirlo e qualcun altro no perché siamo anche in prossimità di elezioni importanti, però sappiamo che se il francese e l'italiano non sono l'una la lingua accessoria e l'altra la lingua principale, ma sono due lingue che hanno eguale dignità ed eguale peso nella nostra comunità, è bene anche riconoscere e ragionare in questo senso, che non è giusto che venga riconosciuto un emolumento in denaro solo per una lingua: o lo si riconosce per entrambe o non lo si riconosce per nessuna delle due.

Per questa ragione ritengo importante questo documento; è un primo passo, un passo fondamentale verso il superamento di quella che ritengo una forzatura che non ha alcun fondamento in Valle d'Aosta, ed è l'indennità di bilinguismo che oggi viene riconosciuta.

Mi auguro che la volontà politica di questo Consiglio o delle prossime composizioni consiliari che qui ci saranno avranno il coraggio di affrontare in maniera completa questo punto, perché se parità ci deve essere, parità deve essere sotto tutti i profili, non solo quelli formali, ma soprattutto sotto quelli sostanziali.

Président La parole au Conseiller Ferraris pour une deuxième intervention.

Ferraris (GV-PDS-SV) Sarò brevissimo. Credo che il Consigliere Dujany abbia l'infelice capacità di trasformare una discussione che si era tenuta su toni di normale civiltà e confronto in una sterile polemica che io capirei, se ci fossero differenziazioni di posizione. Ma dal momento in cui si firma insieme un documento unitario, l'origine e le motivazioni di questa polemica non riesco a capirle. E credo che la cosa sia ancor più disdicevole perché siamo in una platea in cui sono presenti degli studenti che spero si aspettino qualcosa di più dai Consiglieri regionali che un battibecco fra di loro.

Tengo a precisare questo: che se il Consigliere Dujany ha inteso dire che ci sono state delle interferenze del PDS della Valle d'Aosta nei confronti del Governo, dei Parlamentari, eccetera, per portare avanti delle posizioni contrarie al bilinguismo, deve con chiarezza dire nomi e cognomi. Se invece vuole sostenere una polemica politica dicendo che c'è stata una posizione della commissione, in particolare del Senatore Ossicini, va detto con estrema chiarezza che le cose vanno riportate per quelle che sono, ovvero che di fronte a un emendamento che poneva sullo stesso piano i problemi linguistici della Valle d'Aosta con quelli della provincia di Bolzano, il Senatore Ossicini non ha fatto altro che evidenziare un dato di fatto. Che la quarta prova può andare bene per la Valle d'Aosta, tant'è che la voterà unanimemente il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, ma non va assolutamente bene per Bolzano perché esiste una situazione linguistica completamente diversa.

Lì c'è la scelta del gruppo linguistico, non c'è il bilinguismo, e questo è il dato. Invito a questo punto il Consigliere Dujany, che è molto preciso e qualche volta anche tignoso, di informarsi bene con i Parlamentari valdostani che conoscono la situazione. Dopo di che vorrei chiuderla qui, nel senso che questo dibattito non merita queste polemiche.

Président La parole au Conseiller Parisi.

Parisi (Aut) Chiedo scusa se intervengo brevemente anche su questa versione. Mi fa piacere innanzitutto che il Consigliere Chiarello abbia un po' modificato il suo intervento rispetto a ieri, perché mi sembrava che ieri sul banco degli imputati ci fossero gli Autonomisti quando la gestione e l'amministrazione della scuola è della Giunta, in particolare dell'Assessore Louvin. Se vi erano delle critiche, andavano rivolte alla Giunta per non aver portato avanti il problema dell'applicazione degli articoli 39 e 40 così come doveva essere fatto e come veniva richiesto dal mondo della scuola.

L'altro aspetto è quello che finalmente abbiamo scoperto che la Valle d'Aosta ha avuto un grossissimo potere contrattuale, perché ha obbligato il povero Ministro Berlinguer ad approvare un progetto di legge che comunque va contro gli interessi della Valle d'Aosta. Prendiamo atto oggi che finalmente la Valle d'Aosta a livello nazionale ha un grossissimo potere contrattuale, per cui da oggi in avanti sicuramente tutte le istanze che verranno presentate dalla nostra regione avranno esito favorevole perché così stanno le cose.

Questo era a mo' di battuta, perché le cose non stanno esattamente così dal momento che invece sono andate in maniera completamente diversa. E un'altra cosa che volevo dire a Chiarello è che o facciamo un'autocritica tutti, oppure non è che può venire qui a tirare i sassi e nascondere la mano, perché se faceva parte del Consiglio scolastico quanto meno in un momento qualsiasi della vita politica di questo Consiglio poteva presentare una risoluzione o un'interpellanza o qualunque altro strumento per far emergere i problemi del mondo della scuola. Cosa che non è stata fatta, per cui mi sembra che anche lui, come forse anche noi, siamo stati se non assenti almeno distaccati da quello che accadeva intorno.

Questo era per chiarire le posizioni, perché c'è qualcuno che ha responsabilità di governo e c'è qualcun altro che invece ha solo responsabilità di singolo consigliere e in quanto tale può sicuramente prendere delle iniziative proprie, ma non ha il peso politico che serve nel momento in cui si devono affrontare e risolvere le cose.

Partirei dal fondo, dall'intervento che ha fatto il Consigliere Tibaldi per quanto riguarda l'indennità di bilinguismo. Nell'88 era stato siglato un protocollo di intesa ben preciso fra le organizzazioni sindacali e la Regione - ho qui la copia del protocollo d'intesa che era stato siglato in quell'anno, quindi 10 anni fa, quando era stata istituita l'indennità -, dove, oltre a quello che veniva detto in termini di emolumenti, erano stati sottoscritti una serie di impegni, tra cui, quello fondamentale, era che la Regione si sarebbe fatta carico di istituire dei corsi di preparazione a tutti gli impiegati del pubblico impiego, e di fare in modo che l'indennità di bilinguismo non apparisse come solo un fatto economico, ma fosse un accrescimento culturale.

Quindi c'è stato un ritardo e c'è stata forse una carenza da parte di chi non ha messo in atto gli strumenti per fare in modo che ci fosse questo accrescimento, per cui andare oggi a dire che bisogna togliere l'indennità di bilinguismo mi sembra fuorviante dai reali problemi.

Per entrare nel merito della risoluzione, anche quando abbiamo affrontato il tema dell'approvazione degli articoli 39 e 40 avevamo paventato quelli che potevano essere i pericoli, se si andava ad applicare questi articoli forzando le tappe, perché sin da allora ritenevamo che il mondo della scuola, in particolare i docenti non fossero preparati per fare in modo che il bilinguismo venisse applicato correttamente.

Abbiamo anche detto che se si voleva fare in modo che la lingua francese fosse patrimonio di tutti i Valdostani, era indispensabile che questa uscisse dal mondo della scuola per circolare in mezzo alle famiglie, nel mondo del lavoro, nella comunicazione, in modo che questa coinvolgesse tutta la comunità valdostana. Cosa che non è stata fatta.

Quello che appare oggi è che l'utilizzo della lingua francese non è un fatto spontaneo ma quasi un'arma vessatoria; anche gli studenti non vedono la lingua francese come un fatto di accrescimento culturale, ma lo vedono come un'arma che pesa sulla loro testa, per cui vi è una specie di ripulsa nei confronti del francese.

Abbiamo anche sostenuto che se si voleva applicare la lingua francese bruciando le tappe, questo avrebbe creato una lacerazione nel mondo della scuola, specialmente nella scuola superiore, in quanto i metodi di insegnamento erano completamente diversi da quelli della scuola dell'obbligo. Dicevamo che qui si doveva fare un'analisi approfondita dei risultati ottenuti, dopo di che in tempi e modi da stabilire si doveva raggiungere l'obiettivo della lingua francese anche nelle scuole di ordine superiore.

Non ho capito bene, e me ne scuso, perché dagli incontri avvenuti ultimamente e dalle dichiarazioni che da qualche parte politica sono state fatte, mi sembrava che si mettesse in discussione lo Statuto speciale della Valle d'Aosta e oggi volevo capire se si mettono in discussione gli articoli 39 e 40 dello Statuto o se invece si mettono in discussione i criteri con cui si vanno ad applicare detti articoli, perché le due cose sono nettamente diverse. Se si mettono in discussione gli articoli 39 e 40 dello Statuto, il problema diventa di ordine istituzionale e non si tratta più di discutere su come applicare il bilinguismo in Valle d'Aosta, ma si tratta di vedere se ancora la Valle d'Aosta deve avere il bilinguismo o meno. In questo caso gli scenari cambierebbero completamente. Mi sembrava di aver capito che da qualche parte non si contestava solo il metodo, ma si contestava anche il contenuto di questi due articoli.

Vorrei che qualcuno mi dicesse se questo è in discussione, perché se si mette in discussione solo la seconda parte, quella del metodo e dei criteri da seguire, siamo perfettamente d'accordo.

Come abbiamo detto altre volte, se vi è stato un ritardo di 50 anni nell'applicazione degli articoli 39 e 40 dello Statuto, non si può pensare nel giro di uno o due anni di poter colmare un vuoto che vi è stato per così lungo tempo. Per cui anche in questo caso bisogna trovare - e mi pare che sia quello che emerge dal mondo della scuola e dalle organizzazioni sindacali - le soluzioni corrette per dare le risposte corrette a tutti i suggerimenti che vengono dal mondo della scuola.

Però ho l'impressione che quando si affronta il problema del bilinguismo ci sia da parte di qualcuno una strumentalizzazione in merito. Non vorrei che ci fosse da una parte un irrigidimento e quindi una spinta sull'acceleratore a voler bruciare le tappe e a non tener conto che certi processi hanno bisogno di tempo, e dall'altra quel tentativo che qualcuno forse inavvertitamente fa di voler dividere la comunità valdostana.

Credo che il grande rischio che potremmo correre come comunità valdostana è il tentativo, che qualcuno forse inavvertitamente vuole fare, di dividere la comunità valdostana. Questo sarebbe un gravissimo danno, perché dopo tantissimi anni di successi potrebbe creare una profonda lacerazione con le conseguenze che sono ben immaginabili da parte di tutti.

Ci auguriamo che questo non avvenga anche perché la comunità valdostana è cresciuta in tutti questi anni e ha avuto modo di svilupparsi attraverso la sua integrazione.

Termino il mio intervento dicendo che sono favorevole alla risoluzione approvata da tutti i Capigruppo, recependo però nel contempo le istanze che vengono dal mondo della scuola. Mi auguro che il Governo nazionale e le forze di maggioranza dell'Ulivo o del Governo Prodi siano coerenti con l'impegno assunto con l'ordine del giorno, perché, come dicevo anche l'altro giorno, agli studenti, se il Governo Prodi o il Parlamento nazionale non dovesse accogliere le nostre istanze, il discorso sarebbe già chiuso all'inizio, cioè la situazione non sarebbe più mutabile e rimarrebbe la legge così come è stata approvata dal Parlamento nazionale. Questo sia detto in termini molto chiari.

Président S'il n'y a pas de conseillers qui demandent la parole, je déclare close la discussion générale.

La parole au Président du Gouvernement, Viérin Dino.

Viérin D. (UV) Une résolution commune a été présentée, elle est censée recueillir la volonté et l'esprit unitaire de cette Assemblée, afin de mettre en valeur les points de convergence et surtout de faire clarté en définissant une position univoque du Conseil régional.

Je dois par contre constater que le débat, il est vrai, sous l'impulsion puissante et déterminante de Mme Squarzino, qui aime bien jouer le rôle du cavalier seul o du cavalier sans peur et sans reproche, a mis par contre en évidence surtout les diversités qui existent à l'intérieur de cette Assemblée. Quelqu'un pourrait se poser la question: quelle est la signification de cette signature, de cette volonté unitaire, et surtout si cet objectif de clarté a été atteint ou non, vu que j'ai entendu déjà différentes interprétations de ce qui est inscrit. Je voudrais donc faire quelques considérations pour m'éclaircir à haute voix et vous dire ce que je vais voter et ce que le Gouvernement a décidé, en tenant compte de cette volonté d'arriver rapidement à une modification des dispositions actuelles.

Vu qu'ici sont ressortis plutôt un esprit partisan, sectaire, une volonté de protagonisme ou de satisfaire aux exigences contingentes, par exemple plaire aux étudiants ou tenir compte de certaines échéances électorales, j'espère que le tout fait partie simplement de la nécessité d'approfondir certains thèmes, sinon il serait difficile de construire quelque chose ensemble en partant de ces prémisses, parce que nous n'allons pas construire la même maison, mais nous allons construire des maisons différentes. C'est tout à fait légitime, mais au moins que ce soit clair et qu'on le dise ouvertement, parce que le thème est trop important.

Il est vrai, les écoles sont occupées. Les écoles sont occupées partout en Italie et pas seulement au Val d'Aoste, et je m'associe à tous ceux qui ont exprimé le voeu que la réflexion des étudiants puisse se porter sur une réflexion générale de l'école, de sa fonction, de ses modalités de fonctionnement, des méthodes d'enseignement, de l'autonomie des établissements scolaires, et que l'on ne réduise pas uniquement, même s'il est un thème important, au problème spécifique de la Vallée d'Aoste, parce que c'est un thème de caractère général à l'intérieur duquel nous nous insérons également, et pour ce qui est de certaines décisions fondamentales quant au fonctionnement de l'école la compétence n'est pas ici à Aoste, mais ailleurs.

Donc à mon avis il s'agit d'une grande opportunité de réfléchir tous ensemble, de façon à améliorer notre système éducatif.

En ce qui concerne la résolution, permettez-moi de faire une petite synthèse et de souligner quelques points de cette résolution, parce que les choses qui sont inscrites ici, ont une signification précise, parce que si nous les votons, il est important également de dire que nous avons voté les principes un, deux, trois, quatre, de façon à ce que l'on sache clairement sur quelle base nous allons construire notre maison. Là je voudrais faire une remarque: on est revenu à la proposition de départ pour ce qui est de la quatrième épreuve, c'est la proposition qui était insérée dans le texte qui avait été soumis à l'attention du Parlement, c'est la proposition sur laquelle le Gouvernement avait exprimé son accord, tant il est vrai qu'au mois de mai nous avions transmis un courrier au Ministre Berlinguer pour lui présenter cette position. Je donne lecture du compte rendu des travaux de la Commission instruction du Parlement, où le 15 mai on a débattu ce thème:

"La relatrice Pagano fa presente che il Presidente della Regione Valle d'Aosta ha espresso rammarico" dans notre lettre nous avions dit "esprimiamo dissenso rispetto alla formulazione adottata", celle qui a été ensuite votée, "in quanto non risulta garantire la piena parità fra le lingue ufficiali della regione sancita dall'articolo 38 dello Statuto speciale della Valle d'Aosta".

Donc, "La relatrice Pagano fa presente che il Presidente della Regione Valle d'Aosta ha espresso rammarico per le modifiche apportate dal comitato ristretto alla norma originariamente contenuta nel disegno di legge sulle modalità di svolgimento delle prove scritte nelle regioni caratterizzate dal bilinguismo. Ella presenta pertanto l'emendamento 3.10 volto a ripristinare il testo originario del Governo, che prevedeva lo svolgimento di una prova scritta aggiuntiva rispetto alle tre disposte per tutto il territorio nazionale. Il Sottosegretario Soliani, dopo aver richiamato le motivazioni addotte dal Presidente della Regione Valle d'Aosta, esprime parere favorevole all'emendamento 3.10, ritenendolo più rispettoso delle prerogative proprie delle zone caratterizzate dal bilinguismo. In senso contrario si esprime invece il Senatore Magnis, a giudizio del quale sarebbe discriminatorio imporre agli alunni di quelle aree del Paese lo svolgimento di una quarta prova scritta, mentre i candidati di tutto il resto del paese dovrebbero sostenerne solo tre. Il Presidente Ossicini esprime perplessità sull'emendamento 3.10, che se da un lato va incontro alle esigenze manifestate dalla Regione Valle d'Aosta, dall'altro interferisce anche su altre zone caratterizzate dal bilinguismo, come ad esempio la provincia di Bolzano, dalla quale potrebbero sorgere obiezioni in senso contrario. Dopo interventi vari, in merito agli orientamenti emersi, la relatrice dichiara di ritirare l'emendamento 3.10".

Et ce pour exprimer une position officielle et pour dire à M. Prodi qu'il fasse attention parce qu'entre Bertinotti d'un côté et Caveri et Dondeynaz de l'autre... et je ne sais pas maintenant comment il pourra s'en sortir, vu qu'il ressort également de tout ce débat qu'effectivement nous n'avons pas deux Parlementaires, nous avons des légions de Parlementaires, parce que c'est eux qui définissent, décident et imposent leurs volontés!

Qu'il y ait au moins un partage de responsabilités; je ne veux pas dire que les uns plutôt que les autres, mais que tout le monde a concouru au moins à définir certaines choses. Je crois que de ce point de vue la lecture des actes parlementaires définit exactement quelle a été la position du Gouvernement et que le "crucifige" à nos deux Parlementaires est un peu injustifié.

Je voudrais encore souligner quelques aspects de principe. Il est vrai, la formulation de la loi récemment approuvée en matière d'examens d'Etat présente de nombreux problèmes quant à son application dans le système scolaire valdôtain, d'où la nécessité de promouvoir une abrogation du cinquième alinéa de l'article 3 de ladite loi par les moyens estimés les plus utiles. De ce point de vue, nous avons sollicité nos Parlementaires à présenter un amendement pour que cette modification puisse être approuvée au plus tôt; en cas contraire il y a la loi, et les lois doivent être respectées.

Quels sont les points que je voudrais souligner de cette résolution, pour essayer de faire un peu de clarté? Et aussi pour dire: voilà la position que le Conseil régional a votée.

Premier point, la quatrième épreuve est obligatoire: "Ritiene necessaria una modificazione della legge relativa agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore, che preveda una specifica, distinta e obbligatoria prova scritta di francese;".

Deuxième point, elle fait partie de l'examen de maturité, par conséquent elle sera évaluée: "Ritiene opportuno che la valutazione della quarta prova venga definita nell'ambito del regolamento attuativo della legge di riforma degli esami conclusivi, d'intesa con la Regione Valle d'Aosta;". Elle fait partie à plein titre de l'examen de maturité et elle sera évaluée. De quelle façon et selon quelles modalités, tels sont les aspects que je veux souligner.

Quatrième point, il devra y avoir une évaluation supplémentaire spécifique quant à la vérification de la connaissance de la langue française, pour que cette évaluation supplémentaire spécifique puisse être considérée pour l'accès aux concours publics.

Les autres aspects permettent de continuer à dialoguer, d'avoir un débat, une confrontation, qu'il y ait une participation de toutes les parties concernées:

"Impegna la Giunta regionale a consultare preventivamente i soggetti che operano nel sistema educativo e la componente studentesca in ordine alle modalità attuative della disciplina dell'esame relativo alla Valle d'Aosta;", dans le sens que l'on prévoit que cette confrontation puisse se faire sur deux niveaux: tout d'abord pour ce qui est de la compétence qui revient à cette Assemblée de définir par une loi régionale les modalités d'application, et deuxièmement parce que, pour ce qui est de la définition des points à attribuer aux différentes épreuves, il y ait une entente entre l'Etat et la Région. Et donc la Région a la possibilité, après concertation, de présenter ses propositions.

Ce sont les points qu'il est nécessaire d'éclaircir pour que nous puissions dire que le Conseil régional a exprimé une volonté, et non seulement une volonté, mais également qu'il a défini une position.

C'est sur la base de ces considérations que nous avons adressé un courrier à nos Parlementaires, pour qu'ils présentent un amendement qui tienne compte de ces orientations. L'amendement que nous avons soumis à leur attention et qui reprend cette volonté qui a été exprimée dans cette résolution établit:

"Nelle scuole della Valle d'Aosta, in aggiunta alle altre prove scritte, è prevista una quarta prova scritta di francese le cui tipologia e modalità di svolgimento e certificazione sono stabilite con legge della Regione. Le modalità e i criteri di valutazione delle prove sono definiti nell'ambito del regolamento attuativo previsto dalla legge di riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore, d'intesa con la Regione Valle d'Aosta".

Au moment de la présentation de cet amendement l'on devra également affirmer que le cinquième alinéa de l'article 3 de la loi en vigueur est abrogé, parce que c'est un amendement qui remplace le texte actuel.

Nous sommes persuadés que cet amendement, quand il sera approuvé, permettra ainsi de donner une réponse immédiate à cette volonté commune de modification des dispositions actuelles et permettra également à nous tous de reprendre ce chemin qui devra nous amener à définir de concert les modalités d'application.

Il faudra que nous soyons tous animés d'un esprit constructif, parce qu'il s'agit d'un thème sur lequel il est plus facile de se diviser plutôt que de se rassembler. Mais compte tenu des implications, qui ne concernent pas uniquement le système scolaire mais qui concernent le modèle de société existant au Val d'Aoste - parce que le Statut a défini un modèle d'organisation scolaire, un modèle de bilinguisme et d'enseignement, et donc il s'agit de droits, de devoirs, d'opportunités, chacun y trouve son bien, mais c'est un système qui a caractérisé cette communauté - on doit éviter de le détruire, parce qu'en alternative il n'y aurait que la séparation. Et je ne pense pas qu'une séparation d'abord linguistique, ensuite scolaire, ensuite de la communauté, peut avoir des effets positifs sur la communauté valdôtaine.

Président On passe à la votation de la résolution:

Présents, votants et favorables: 28

Le Conseil approuve à l'unanimité

Président Les travaux du Conseil sont terminés.

La séance est terminée.