Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 2892 du 10 décembre 1997 - Resoconto

SEDUTA ANTIMERIDIANA DEL 10 DICEMBRE 1997

OGGETTO N. 2892/X Discussione delle risoluzioni relative alla modifica della legge riguardante gli esami di Stato.

Risoluzione Preso atto dell'approvazione da parte del Parlamento italiano della legge riguardante l'esame di maturità nel quale è prevista per la Valle d'Aosta una prova obbligatoria di lingua francese.

Tenuto conto che questa definizione va contro le indicazioni degli attori principali della scuola valdostana (insegnanti/studenti).

Sentite le indicazioni di insegnanti e studenti che concordano nel ribadire che la scuola superiore valdostana non è in questo momento preparata per svolgere un esame in francese come previsto e oltretutto rischia di appesantire fortemente il percorso di studio e penalizzare gli studenti nella votazione finale.

Impegna

la Giunta e in particolare il gruppo di lavoro da essa insediato affinché prima di qualsiasi decisione vengano sentiti anche gli studenti.

Chiede altresì che al termine dei lavori del gruppo in questione, e in presenza di una proposta venga portata in discussione in questo Consiglio che penso sia il luogo indicato ad elaborare e approvare la proposta finale.

F.to: Chiarello

Risoluzione Premesso

che il Parlamento italiano ha approvato, in un quadro di un'ampia riforma scolastica, l'introduzione di una norma che prevede una prova obbligatoria in lingua francese per gli studenti valdostani che sostengono l'esame di maturità;

che tale iniziativa legislativa, che incide profondamente sull'attuale struttura dei corsi scolastici e dei rispettivi esami finali, non avrebbe tenuto in considerazione le legittime istanze degli studenti e dei docenti;

che tale iniziativa legislativa, se adottata secondo il disegno approvato dal Parlamento, rischia di penalizzare fortemente gli studenti nella votazione finale e di porli in difficoltà anche in rapporto ai loro colleghi delle altre regioni italiane,

tutto ciò premesso

Impegna

la Giunta regionale e, in particolare, il gruppo di lavoro da essa insediato a predisporre una modifica della normativa in oggetto, introducendo una prova supplementare in lingua francese che non influenzi il risultato dell'esame di maturità e che consenta, a chi la sostiene con esito favorevole, di evitare la prova di accertamento linguistico nei concorsi pubblici;

Impegna altresì

la Giunta regionale a portare all'esame del Consiglio regionale la proposta finale che verrà da essa elaborata in merito.

F.to: Tibaldi

Risoluzione Il Consiglio della regione valdostana

Vista la legge di riforma dell'esame di maturità approvata di recente dal Parlamento italiano;

Considerata la rilevanza dell'argomento che si inserisce nell'ambito di un diritto riconosciuto dallo Statuto speciale e coinvolge l'intero mondo della scuola;

Rilevate le difficoltà, anche di carattere tecnico, che la norma approvata dal Parlamento genera in relazione ad un effettivo accertamento della conoscenza di entrambe le lingue;

Tenuto conto che la regione già aveva indicato un orientamento favorevole all'introduzione, per l'accertamento della lingua francese, di una quarta prova specifica per la Valle d'Aosta;

Tenuto altresì conto delle posizioni assunte in proposito dalle diverse componenti del mondo della scuola (docenti e studenti);

Considerato come, un tema di tale importanza e complessità, non possa trovare soluzione senza il coinvolgimento di tutte le parti interessate;

Considerato infine come una norma che trova i suoi presupposti nei principi statutariamente riconosciuti alla Valle, debba prevedere, per la sua attuazione, l'attribuzione alla Regione Valle d'Aosta del potere di applicazione concreta;

Decide

1) di presentare in Parlamento una proposta di legge statale di iniziativa consiliare che preveda la modifica dell'articolo 3 comma 5 del testo statale che indichi:

a) l'istituzione di una 4° prova diretta all'accertamento della conoscenza della lingua francese;

b) la delega alla Regione per la sua integrale applicazione (modalità e tempi);

2) di individuare nella V Commissione consiliare, allargata all'Assessore regionale alla Pubblica Istruzione, ai rappresentanti degli insegnanti, degli studenti ed ai due parlamentari valdostani, la sede istituzionale in cui predisporre la proposta di legge da presentare al Consiglio regionale;

3) di impegnare la Giunta regionale a proporre una modifica al Regolamento per l'accesso all'impiego pubblico in Valle che preveda per chi ha conseguito la maturità in Valle d'Aosta con le caratteristiche di cui al precedente punto 1) l'esonero dall'accertamento della conoscenza del francese.

F.to: Dujany - Rocchio - Lanièce - Collé - Marguerettaz - Lanivi - Viérin Marco - Aloisi - Parisi

Risoluzione Preso atto che la formulazione relativa all'accertamento della lingua francese nella legge che disciplina gli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria e superiore con cui si prevede l'obbligo di sostenere almeno una prova in ciascuna delle due lingue ufficiali della Regione, presenta difficoltà applicative e suscita reazioni negative da parte del corpo insegnante e degli studenti delle scuole medie superiori della Regione;

Evidenziata la necessità ed urgenza di una modificazione del quinto comma dell'articolo 3 di tale legge, in modo da stabilire modalità di esame più coerenti con il percorso scolastico degli studenti e con la graduale innovazione del sistema scolastico secondario, nel rispetto dell'ordinamento linguistico della Regione;

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

1) ritiene necessaria una modificazione della legge relativa agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore che preveda una specifica, distinta ed obbligatoria prova scritta di francese;

2) ritiene opportuno che la valutazione della quarta prova venga definita nell'ambito del regolamento attuativo della legge di riforma degli esami conclusivi, di intesa con la Regione Valle d'Aosta;

3) impegna la Giunta regionale a proporre una modificazione della legge regionale n. 12 del 1993 e del Regolamento per l'accesso al pubblico impiego che riconosca validità all'accertamento positivo di conoscenza della lingua francese conseguito in sede di esame di Stato;

Delibera

di trasmettere copia della presente risoluzione al Ministro della Pubblica Istruzione, ai Gruppi parlamentari ed ai parlamentari della Valle d'Aosta, sollecitandoli a procedere ad una rapida revisione della normativa recentemente approvata.

F.to: Viérin D. - Louvin - Piccolo - Florio - Ferraris - Perrin G.C. - Linty

Presidente Si passa all'esame delle risoluzioni presentate relative alla modifica della legge riguardante gli esami di Stato.

La prima risoluzione è stata presentata a firma del Consigliere Dujany e degli altri Consiglieri del Gruppo degli Autonomisti. Ha chiesto la parola il Consigliere Dujany.

Dujany (Aut) Ringrazio il Presidente. Una brevissima introduzione prima di illustrare la risoluzione, perché la protesta degli studenti valdostani credo che abbia messo a nudo uno stato di malessere che la scuola valdostana attraversa da tempo e credo che non sia più possibile ora disconoscerne lo stato di "malata".

Bando alle rassicurazioni verbali pronunciate all'interno di quest'Assemblea, bisogna essere coscienti che, senza un'adeguata cura, il bilinguismo rischia di essere sempre meno vissuto come patrimonio dell'intero popolo valdostano.

Quanto è avvenuto ci preoccupa fortemente, così come dovrebbe preoccupare tutti coloro che hanno a cuore questa Valle.

Come Autonomisti avevamo già evidenziato in passato l'esigenza di promuovere un progetto, una riforma dell'intera scuola valdostana che riprogrammasse il futuro della Valle nel campo dell'istruzione e che andasse di pari passo con la "riforma Berlinguer", anziché andare a rimorchio molto spesso degli indirizzi nazionali, alcune volte richiamati anche dall'Assessore. Questo avevamo avuto modo di evidenziarlo sia in occasione della risoluzione assunta dal Consiglio il 20 dicembre 1995, sia più recentemente in occasione dell'applicazione degli articoli 39 e 40 dello Statuto, poiché ci pareva che le proposte dell'Assessore si presentassero qualitativamente del tutto inadeguate rispetto ai bisogni della specialità nell'applicazione del bilinguismo nella scuola superiore e più in generale sull'esigenza di qualità della scuola, al fine anche di offrire un inserimento il più qualitativamente elevato dei giovani nel mondo del lavoro.

Noi infatti crediamo che il bilinguismo debba diventare realtà in Valle d'Aosta con il coinvolgimento dell'intero mondo della scuola, e non costituire invece una mera facciata e un mero strumento anche di tutela istituzionale nei confronti dello Stato.

Abbiamo purtroppo assistito in questi ultimi tempi, anche con preoccupazione, a dimissioni di massimi esperti in materia di bilinguismo che collaboravano da anni con l'Amministrazione regionale e che erano diretti a concretizzare il bilinguismo nelle scuole superiori - ricordo soltanto la dott.ssa Jacq, Vernero - che hanno sancito un loro disimpegno a seguito - queste perlomeno le informazioni assunte dai giornali, che non sono state contestate da nessuno - di una non volontà politica del Governo di concretizzare una reale riforma della scuola, che andasse al di là di un atteggiamento di facciata esterna da difendere.

L'immobilismo non paga più, anche perché i nemici della Valle d'Aosta sono sempre più agguerriti e numerosi.

Con questo documento intendiamo prima di tutto riportare in quest'aula la capacità della Valle d'Aosta di pronunciarsi e di incidere su un testo di legge nazionale, che va a nostro parere riformato, al fine di permettere alle diverse componenti nel mondo della scuola valdostana, dai docenti, agli studenti, ai genitori, di pronunciarsi e di incidere con un grande momento di partecipazione, di confronto e di rilancio della scuola stessa.

I limiti di questa normativa statale sono proprio da individuare nel metodo, e cioè nel tentativo di imporre alla Valle d'Aosta un esame di maturità senza minimamente stabilire un momento di partecipazione e di confronto con le volontà presenti nel suo territorio.

Ecco perché riteniamo opportuno che si vada alla modifica dell'articolo 3, comma 5, del testo statale, che indichi innanzitutto l'istituzione di una quarta prova diretta all'accertamento della conoscenza della lingua francese e la delega alla Regione per la sua integrale applicazione, in modo tale da fissarne modalità e tempi tenendo conto delle diverse componenti del mondo della scuola.

È per questo che la proposta va nella direzione di coinvolgere la V Commissione consiliare competente allargata all'Assessore alla pubblica istruzione, ai rappresentanti degli insegnanti, degli studenti, ai due Parlamentari valdostani, l'individuazione cioè di una sede istituzionale in cui predisporre questa proposta di legge di iniziativa del Consiglio, che dovrà poi essere trasmessa ai Parlamentari perché ne facciano oggetto di una battaglia all'interno del Parlamento.

Anche alcune altre risoluzioni presentate vanno in questa direzione, ma il limite che individuo in queste è che mi pare che ancora una volta si deleghi alla Giunta regionale la proposta di modifica, senza veder coinvolto quel mondo della scuola e quelle voci che si sono fatte sentire in questi tempi e che vanno assolutamente coinvolte in questa elaborazione, per non cadere negli errori di questa legge statale che ho poco fa riassunto.

Presidente La seconda risoluzione è stata presentata dal Consigliere Chiarello.

Ha chiesto la parola il Consigliere Chiarello.

Chiarello (RC) Mi trovo in una situazione un po' strana, lo dicevo un attimo fa a Florio. Io dovrei contrappormi a un governo di questa Regione, però sentite le parole di Dujany, mi dispiace... insomma questo Ministro della pubblica istruzione avrà tutte le colpe, ma in questa legge imposta alla Valle d'Aosta sul francese non c'entra proprio niente, l'ha solo scritta su dettatura di qualcuno dalla Valle d'Aosta, collega Consigliere Dujany!

Allora, dire sempre che questa Italia ci impone... ma cosa ci impone? La piccola Valle d'Aosta là nell'angolo, se riescono a contentarla, basta che stia zitta, la contentano! Non tiriamo sempre fuori Gesù Cristo anche quando non serve, Dujany!

Quando non si vuole dire che il Senatore e il Deputato valdostani hanno fatto questa proposta, perché uscisse questa legge dal Parlamento, e si dà la colpa a un ministro al quale non gliene frega niente di mettere il francese in Valle d'Aosta, scusate se mi "incazzo" perché mi sembra che sia normale!

(ilarità dell'assemblea)

Finito questo piccolo preambolo, vorrei dire quello che penso su questo argomento.

Proprio perché faccio parte del Consiglio scolastico regionale, so come sono andate più o meno le cose; più o meno, perché in qualche stanzetta dove ci sono state delle pressioni non siamo riusciti ad entrare.

Già nel giugno, prima che la legge passasse in prima lettura alla Camera e prima che la legge probabilmente venisse blindata, il Consiglio scolastico regionale ha approvato, a stragrande maggioranza, una mozione che chiedeva che venisse cambiato il punto dove si diceva che in Valle d'Aosta si faceva l'esame di francese, con "la Valle d'Aosta ha la possibilità di inserire l'esame di francese nei tempi e nelle modalità da lei scelte". Qualcuno ha detto che non era possibile. Qualcuno ha fatto pressioni, non voglio fare nomi; noi abbiamo cercato di far passare questa proposta, ma non è passata e ne è passata un'altra.

Dire adesso, come ho letto in certe mozioni, che bisogna muoversi perché bisogna cambiare la legge - che fra l'altro è stata approvata l'altro giorno -, che bisogna muoversi siamo d'accordo tutti, ma potevamo già modificarla forse quindici giorni fa o due mesi fa. Anzi, è quasi ridicolo che sia stato fatto passare in Parlamento un ordine del giorno in cui si dice che quella legge non andava bene, che in Valle d'Aosta c'era bisogno di uno spiraglio anche perché i ragazzi stavano iniziando a muoversi, facevano un po' troppo rumore, forse c'era qualcosa che non andava.

La mia mozione è più stringata delle altre, e non metto neanche quello che come partito e come gruppo vorrei che uscisse da questa legge, proprio perché ritengo più opportuno che il gruppo che è stato istituito dalla Giunta senta prima gli attori della scuola valdostana - cioè insegnanti e giovani - in modo che da questa conferenza esca una proposta. Solo alla fine di questo iter il Consiglio deve valutare la proposta. Se veramente il Consiglio è sovrano, è da qui che deve uscire la proposta che deve essere inviata ai nostri Parlamentari. È per questo che io, sapendo che doveva riunirsi un gruppo di lavoro, la Giunta, non so bene chi, perché ieri mattina ci è stato detto che c'è un gruppo di lavoro che si incontra con i sindacati, invito qui questo gruppo di lavoro a sentire anche gli studenti perché sembra non fosse in programma di sentire gli studenti. Però alla fine di questa trafila vorrei che fosse portata in questo Consiglio una proposta e che qui fosse decisa, perché secondo me è la cosa più seria. Perché anch'io potrei dire: voglio la quarta prova, la sesta prova, però mi sembra un po' campata in aria per il momento. È una proposta che magari farà il mio partito fuori da questa sede, ma come Consigliere regionale ritengo che sarebbe molto più serio che discutessimo su una proposta di modifica fatta dal gruppo di lavoro e magari ci scannassimo, ma ne discutessimo dopo.

Presidente La terza risoluzione è stata presentata dal Consigliere Tibaldi. Ha chiesto la parola il Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (Ind) Avendo una figlia che ha appena iniziato le scuole superiori, mi sono trovato anch'io direttamente coinvolto non solo come parte politica, ma anche come genitore in una vicenda che sta riguardando il mondo scolastico valdostano.

La sensazione che ne ho ricavato, parlando non solo con lei, ma anche con altri studenti della sua età o più grandi, è che nel mondo scolastico valdostano il bilinguismo sia più che vissuto, subito. Ed è un fenomeno che mi pare abbastanza diffuso.

Perché il bilinguismo è subìto? Perché anche quest'ultima proposta che è stata formulata - e ha fatto bene il Consigliere Chiarello a ricordarlo, dai Parlamentari valdostani e suggerita agli organi ministeriali competenti per essere iscritta in quel disegno di riforma - è stata vissuta come il classico atto d'imposizione calato dall'alto, in nome e in ossequio di quello che è un disegno politico-istituzionale più vasto, piuttosto che un'opportunità culturale che deve essere considerata nella giusta misura. Questa penso che sia la sensazione che è stata provata da molti studenti, oltre che da molti docenti e anche da molti genitori.

D'altro canto mi fa piacere vedere che oggi da più forze politiche siano stati presentati dei documenti che tendono ad andare in una direzione che per certi versi è analoga, in particolare mi fa piacere che anche da parte del Governo regionale e della maggioranza ci sia stata la sigla di un determinato documento, che altro non è che il riconoscimento di errori di impostazione e di metodo fatti da parte dei nostri Parlamentari.

Mi sembra che questo atto d'imperio di cui dicevo abbia avuto un contrappeso naturale, che è quello che tutti quanti abbiamo visto: la protesta studentesca. Una protesta che ritengo sia stata doverosa, anche se educata, nelle giuste misure, proposta alle autorità competenti. Mi rammarica il fatto che il Consiglio regionale non abbia mai avuto l'opportunità di piegarsi su questo argomento, e penso che gli studenti ci abbiano dato una lezione di stile da questo punto di vista. La lezione di stile consiste nel fatto che ripristiniamo anche la centralità del dibattito politico in questa sede, perché non è giusto delegare in maniera incondizionata a due persone, nella fattispecie i Parlamentari, la trattazione di una materia così delicata che riguarda la formazione culturale di migliaia di ragazzi e quindi la loro preparazione ad affrontare la loro vita nel prossimo futuro.

Il documento che ho presentato questa mattina tende riproporre due questioni. La prima è che la prova di francese non sia inserita nelle tre che sono individuate a livello didattico come esame finale di un percorso di studi, anche perché gli studenti valdostani si troverebbero fortemente penalizzati nei confronti dei colleghi delle altre regioni, e non è giusto secondo me creare degli inceppamenti nei confronti della loro carriera scolastica prima, e poi della loro carriera professionale al termine del corso di studi.

La seconda è che comunque, se verrà introdotta una prova di verifica linguistica della lingua francese al termine del percorso di studi delle scuole superiori, è giusto che del superamento in senso positivo della prova si tenga conto ai fini dell'accesso ai concorsi pubblici. E mi pare che anche questo punto sia stato affrontato in risoluzioni parallele che sono state presentate.

Non è giusto che gli studenti valdostani facciano da cavia a delle sperimentazioni di carattere istituzionale, concertate da un ministero che è distante un migliaio di chilometri da Aosta e due persone che spesso e volentieri rappresentano più interessi politici, quindi di parte, piuttosto che interessi di una categoria precisa qual è quella della scuola. È importante ripristinare quindi la centralità del Consiglio ed è in questo senso che penso che anche la proposta degli studenti voglia andare: una proposta che non deve essere sempre e solo mediata dai sindacati, ma deve essere immediatamente trattata con le parti istituzionali interessate, dai docenti e dagli stessi studenti. Non sempre e solo i sindacati, quindi, che abbiamo visto non solo nel settore del sociale, ma anche nel settore dell'economia come si comportano; cerchiamo non dico di superarli o metterli da parte, ma cerchiamo di prendere in considerazione anche i soggetti che dovranno subire un disegno di legge di riforma che li riguarda da vicino, ovvero gli studenti e gli insegnanti.

Ritengo che la proposta debba essere indirizzata in questi due sensi: il primo, che la Giunta regionale in particolare si attivi, e questo non per voler riservare al posto dei Parlamentari determinate deleghe alla Giunta, ma sappiamo che nel nostro sistema istituzionale la Giunta ha dei poteri, ha delle capacità di proposta che sono di gran lunga superiori a quelle dei singoli consiglieri o dei singoli gruppi, quindi la Giunta ha il diritto-dovere di elaborare insieme al gruppo di lavoro che ha costituito una modifica della normativa che è stata recentemente approvata in sede parlamentare, introducendo quella che viene comunemente definita quarta prova, una prova supplementare in lingua francese che non incida assolutamente sull'esito finale dell'esame, altrimenti sarebbe veramente penalizzante. Infatti, provate ad immaginare se colui che si appresta a conseguire il diploma o lo ha appena conseguito si trova un risultato inferiore a causa della prova francese, quali penalità rischia di affrontare se continua un domani nella carriera universitaria, magari di fronte al numero chiuso che richiede un determinato punteggio; nel qual caso lo studente non può essere tenuto in adeguata considerazione proprio perché la prova di francese gli ha abbassato la valutazione complessiva.

Quindi, come dicevo, introducendo una prova supplementare che non influenzi il risultato dell'esame di maturità e che consenta a chi la sostiene naturalmente con esito positivo di evitare la prova di accertamento linguistico nei concorsi pubblici. Qui mi sembra di differire notevolmente dalla proposta degli Autonomisti, i quali dicono tout court che è sufficiente che sostenga la maturità, perché mi sembra un'ipotesi limitativa, mentre bisogna andare anche un po' più in là: è giusto che la valutazione della prova di francese, della cosiddetta "quarta prova", venga tenuta in adeguata considerazione ai fini dell'accesso nei pubblici concorsi solo se viene superata in senso positivo. E naturalmente - nell'impegnativa successiva - che ci sia un'adeguata considerazione di questa sede istituzionale, ovvero non continuare a by-passarla gratuitamente, ma tenerla in considerazione.

Quindi, alla Giunta il diritto-dovere di elaborare una proposta precisa, innovativa, che tenga conto delle legittime istanze presentate dalla classe studentesca e dai docenti, e a quest'aula la facoltà di condurre un esame approfondito. Penso che questa sia la risultanza che dobbiamo tenere tutti quanti in estrema considerazione, per elaborare in maniera più sensata una riforma scolastica che riguarda da vicino molte persone.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'istruzione e cultura, Louvin.

Louvin (UV) Le débat d'aujourd'hui est de toute évidence un débat fort important pour notre communauté et j'exprime à mon tour le regret que ce soit pour la première fois, le 10 du mois de décembre, que ce Conseil soit concerné par cette question de nature capitale pour notre région. C'est une question qui nous fait retrouver au carrefour de deux préoccupations éminentes: l'une vient de très loin et concerne le Statut, le rôle, la position de la langue française à l'intérieur de cette région, et ceux d'entre vous qui ont assisté hier à la présentation d'un ouvrage fort intéressant sur l'histoire et le parcours de notre autonomie régionale en sont tout à fait conscients; l'autre, question essentielle et actuelle, mais dont la perception dépasse de loin les confins de notre région, a trait à une révision non seulement des dispositions en matière d'examen d'Etat, mais plus en général de réforme scolaire et elle touche une partie importante de la population, notamment toute la population scolaire qui se trouve confrontée aux études et aux épreuves finales des écoles secondaires supérieures.

Je ne tiens pas particulièrement à vous ennuyer en ce moment, mais qu'il me soit permis de parcourir très rapidement le parcours parlementaire de ce projet de loi, qui est désormais devenu loi de l'Etat, pour que l'on rétablisse quelques justes vérités dans un contexte où beaucoup de paroles ont été dépensées, beaucoup d'opinions ont été exprimées sans que l'on puisse tous partager la connaissance des faits essentiels qui ont marqué l'évolution de ce dossier.

Je tiens à rappeler en premier chef qu'à la fin de l'année passée un projet de loi a été présenté par le Ministre Berlinguer, concernant les examens qui concluent les études secondaires supérieures. Il s'agit d'une initiative qui a été attendue longtemps mais qui survient au moment même où l'on se propose de réformer l'ensemble de l'école secondaire supérieure. Il a été justement remarqué qu'il n'est pas correct de débuter la construction d'une maison par le toit et nous aussi nous aurions souhaité que la réforme de l'ensemble des cycles scolaires, en particulier de l'école secondaire supérieure, ait débuté par le programme, les modalités d'enseignement, pour aboutir à la fin de ce parcours à la révision des modalités d'examen.

Toujours est-il qu'un autre chemin a été emprunté, un autre chemin cependant dans lequel l'initiative du Gouvernement avait prévu dès le début une condition spécifique à notre région: "deve essere altresì prevista in aggiunta alle tre prove scritte nelle scuole della Valle d'Aosta una prova scritta di lingua francese (...) diversa da quella in cui il candidato abbia svolto la prima prova scritta".

L'idée d'une quatrième épreuve était donc, contenue dans le projet originaire qui a été soumis à l'examen de la Chambre et ce ne fut qu'après un débat assez large à l'échelle régionale, notamment au sein du Conseil scolaire régional - comme l'a rappelé le Conseiller Chiarello - à l'intérieur duquel les positions étaient fort partagées au sujet des opinions qui ont été majoritairement exprimées et qui firent face à des propositions différentes, et après une discussion lors de l'examen de la part du Sénat, en particulier de la Commission législative du Sénat, que cette prévision spécifique de la quatrième épreuve fut mise en question.

M. Chiarello nous a attribué trop d'honneur, il nous a attribué des lauriers que nous ne méritons pas, je pense pouvoir le lui renvoyer même au nom des Parlementaires, en disant qu'aucune disposition n'a été écrite "sotto dettatura" de la part de notre Gouvernement ou de nos Parlementaires.

Le 14 mai 1997, à la signature du Président du Gouvernement régional, le Ministre Berlinguer recevait une communication officielle, dans laquelle, en prenant acte des modifications apportées au sein du comité restreint en matière d'examens de fin d'études: "Si esprime dissenso rispetto alla formulazione adottata, in quanto non risulta garantire la parità fra le lingue ufficiali. Il testo originariamente approvato dal Senato era certamente sotto questo profilo più rispettoso del dettato statutario".

Je pense que ce détail n'est pas à sous-estimer et à sous-évaluer. Nous avons pris dès le mois de juin une position assez claire; vous vous souvenez parfaitement de ce qu'il fut dit dans la séance du Conseil scolaire du 17 février 1997, au cours de laquelle ces mêmes choses furent dénoncées.

Il est vrai, l'issue de cette discussion au Sénat fut une issue insatisfaisante, nous en sommes parfaitement conscients, mais à qui est la responsabilité si l'option de la quatrième épreuve fut entièrement rejetée? J'espère qu'elle est accueillie aujourd'hui, parce que cela redresserait largement une situation dans laquelle nous sommes tous de quelque façon perdants.

La reprise de la discussion au Parlement autour du projet de loi "Berlinguer" a suscité dans la région et dans le milieu scolaire tout d'abord un besoin de participation à la discussion, dont nous ne pouvons que nous réjouir. Le fait qu'il y ait sensibilité sur ce qui a trait aux intérêts non seulement d'une composante mais de l'ensemble de la région est de toute façon une donnée positive. Les craintes ainsi qu'elles ont été exprimées par les étudiants sont des craintes auxquelles il s'agit de donner de notre part des réponses ponctuelles et précises. Il y a en particulier un besoin d'assurer un raccord précis entre ce qui est enseigné dans nos écoles et ce qui est demandé lors des examens, comme il sera demain question d'établir une parfaite correspondance entre ce qui sera enseigné suite aux adaptations des programmes sur la base des articles 39 et 40, et ce qui sera dans un avenir que nous n'espérons pas trop lointain la suite de cette adaptation en ce qui concerne les examens.

Mais si l'on dit le 10 du mois de décembre que les étudiants n'ont pas été écoutés, après que j'ai passé moi-même des dizaines d'heures à discuter, à parler, à écouter dans les écoles les représentants des étudiants, je crois qu'on fait tort à un travail en profondeur qui a été réalisé dans ces dernières semaines.

S'il y a une remarque d'ordre général que je veux faire sur cette parenthèse c'est qu'il y a deux niveaux de discussion. Il y a un niveau qui concerne les principes généraux de notre Statut, qui tiennent à une défense qui appartient à toute cette classe politique qui est ici rassemblée et dont la société doit se rendre l'interprète, mais qui ne fait pas l'objet de marchandage. Il y a un deuxième niveau ponctuel, immanent à cette question, qui est celui des modalités d'application, des façons d'appliquer ces principes.

Les coordonnés à l'intérieur desquelles nous nous devons de faire avancer une action politique sont à mon sens à rétablir et je pense qu'il y a là matière à réfléchir pour nous tous. Principalement n'oublions pas que nous avons non pas une langue officielle et une langue accessoire; nous avons deux langues qui sont au même niveau et par là deux cultures qui ont le même droit de cité dans cette région et pour lesquelles on doit assurer les mêmes conditions d'épanouissement. Cela signifie qu'il faut dédier une attention spécifique à ces questions qui voient l'une des composantes particulièrement menacées.

Nous n'en sommes pas encore aux applications des articles 39 et 40, c'est un dossier très vaste qui est en train de faire en ce moment ses premiers pas; nous sommes aujourd'hui à une définition des questions concernant l'organisation scolaire et qui tiennent à l'état actuel de notre école régionale.

Il a été remarqué à ce sujet et de plusieurs côtés qu'il pourrait y avoir une hypothèse d'inconstitutionnalité dans la prévision d'une quatrième épreuve. Je me réjouis d'avoir entendu de la plupart de ceux qui ont pris parole tantôt, qu'il n'en est pas ainsi de leur point de vue, mais il faut le réaffirmer avec force, parce que si telle était l'hypothèse, il faudrait peut-être remettre en question tout notre système. Il n'y a pas dans le fait de prévoir une épreuve spécifique pour la connaissance de la langue française quelque chose de "pénalisant", c'est plutôt quelque chose de qualifiant qui affirme une spécificité non seulement de l'organisation scolaire, mais de l'ensemble de notre région. Et si inconstitutionnalité il y a, elle serait plutôt à voir dans une prévision qui ne considérerait pas la langue italienne et la langue française au même titre dans un examen. Donc ces hypothèses qui sont parfois relancées, concernant une mise à côté par rapport à l'évaluation globale de l'épreuve de langue française, représenteraient, elles, une condition d'inconstitutionnalité évidente d'une prévision législative. Il suffit de relire la sentence 156 de la Cour Constitutionnelle de ?69 qui, se penchant spécifiquement sur cette question, établissait que les deux langues devaient avoir le même traitement en signalant que toute hypothèse discriminatoire ne pouvait découler que d'une prévision taxative contenue dans le Statut, la seule différence étant constituée par les arrêtés et les décisions en matière d'autorité judiciaire.

Pour répondre implicitement aussi à une affirmation que vient de faire M. Tibaldi, je ne peux souscrire comme il a voulu l'exprimer, à la notion du français uniquement comme opportunité culturelle. Chez nous le français est beaucoup plus qu'une opportunité culturelle. Nous souhaitons que ça donne des atouts énormes à toute notre population, mais c'est quelque chose qui dépasse largement l'opportunité. Nous en sommes dans une condition de patrimoine intensément voulu dans le temps, statutairement et donc constitutionnellement assuré pour notre région.

Par là, une fois qu'il a été établi le cadre des principes, il s'agit de passer aux applications, aux modalités de déroulement. Là vous aurez à coup sûr remarqué que dans la résolution qui vient d'être présentée, à la signature des collègues Chefs de groupe de la majorité et du Président du Gouvernement, du Conseiller Linty et de moi-même, il y a une revendication ferme des compétences à la Région en matière de modalités de déroulement et c'est sur cela que nous devrons agir pour obtenir cette reconnaissance. Et si elle n'a pas été inscrite jusqu'à présent, cela n'est certainement pas dû à des faiblesses de notre part, mais peut-être à une attention encore pas suffisamment établie et ferme à un niveau plus élevé.

Pour ce qui est de l'évaluation je suis conscient que nous en sommes là à un problème crucial, qui concerne tous les niveaux scolaires, et qui est d'ailleurs un problème parmi les plus difficiles à régler. Les étudiants perçoivent l'évaluation comme un moment difficile, les enseignants sont conscients aussi des difficultés à expliciter des décisions en la matière. Mais là nous devons reconstruire une logique d'abord, et la logique qui s'impose de notre part est celle de voir ce qui se passe aux autres degrés scolaires dans notre région. N'y a-t-il pas pleine équivalence - y compris l'évaluation - au niveau de notre école élémentaire et moyenne? Y a-t-il des discriminations dans le fait de faire un horaire supplémentaire pour l'enseignement du français, comme cela se fait à l'école élémentaire, à l'école moyenne et à l'école supérieure? Je crois qu'il y a là un vrai problème, il s'agit de compléter tout notre système par une disposition dont la logique s'impose. Et si cette logique n'est pas appliquée, je crois qu'on finirait par remettre en question tout notre système, par remettre en question les principes d'inspiration de tout notre système scolaire.

Qu'en était-il d'ailleurs avant ?69? Lorsque les examens s'étalaient sur l'ensemble des matières, n'y avait-il pas chez nous une matière supplémentaire par rapport au reste de l'Italie? Ceux qui ont passé cet examen avant ?69, avant les réformes des années de la contestation, n'ont-ils pas perçu cela comme un complément naturel de leur cycle d'études et non pas comme une pénalisation? Le mot revient souvent, mais d'une façon excessive, et il s'agirait de l'exorciser dans ce sens.

Il est certain qu'une épreuve supplémentaire est un effort supplémentaire, mais n'y a-t-il pas dans tout cela une logique globale à laquelle nous sommes obligés de donner une réponse ponctuelle?

Il y a en ce moment un effort particulier à demander, c'est un effort d'explication, et en particulier l'effort d'expliquer que nos enseignants sont parfaitement à même de rapporter la situation spécifique de notre région à l'évaluation qui se passe à l'extérieur. Peut-on imaginer que par le fait d'avoir cette quatrième épreuve nos étudiants auraient moins de chances d'avoir un certain niveau de réussite qu'ils obtiennent ailleurs? Je pense qu'il y a là vraiment un effort d'explication qui doit être fait, un effort de clarification autour du dialogue qui doit s'entamer sur la façon d'évaluer ces épreuves.

Dernier aspect, chers collègues: ce n'est pas depuis aujourd'hui que nous avons fait état d'une large disponibilité pour que le résultat acquis lors de l'examen de fin de cours, s'il vérifie ponctuellement et positivement - j'ajoute - la connaissance de la langue française, soit utilisé, dans le cadre d'évaluations analogues, pour l'accès à la fonction publique au sens plus large. Et nous y avons compris également l'accès à l'enseignement sur la base de ce qui est établi aujourd'hui par la loi n° 12/93. Il y a donc de notre part une réaffirmation publique, parce que souvent j'ai entendu de la part des étudiants en ces jours "ce ne sont que des paroles"; des paroles qui sont dites ici-même, et verbalisées et qui sont quand même des engagements politiques précis que ce Gouvernement et la majorité qui le soutient prennent en ce moment.

Quelle issue enfin pour cette question? Je crois d'abord qu'il s'impose une action rapide parce que nous nous trouvons face à une loi déjà adoptée et que le redressement de la situation qui s'est créée sur la base d'une formulation malheureuse doit être réalisé dans le meilleur délai. Je pense que la sollicitation que nous avons adressée à nos Parlementaires pour se rendre immédiatement les interprètes de cette nécessité de redressement doit être accompagnée d'un effort conjoint des forces politiques qui sont ici représentées et qui ont aussi moyen d'employer leur prestige et leur autorité auprès de ce vaste Parlement, à l'intérieur duquel nos Parlementaires ne pèsent que très peu sur la large majorité qui doit prévoir maintenant cet amendement. Il y a urgence de cela, il y a urgence de donner à notre Région la compétence à établir les modalités de déroulement de cette quatrième épreuve et la possibilité de dire son mot sur la façon dont l'évaluation des épreuves sera exprimée.

Mais cela ne doit pas se faire dans un cercle clos. Si la partie est jouée au niveau Parlementaire pour nous renvoyer la balle, la discussion doit s'ouvrir dès demain pour ce qui a trait à ces modalités et pour ce qui a trait à la façon d'évaluer ces épreuves. Je suis partisan d'un dialogue dans cette matière, je suis partisan d'un dialogue avec les enseignants, avec les étudiants, auxquels nous demandons de collaborer par un effort intelligent et attentif dans cette question, comme ils ont su le faire jusqu'à présent, sur une table de discussion qui représente officiellement les enseignants et les composantes estudiantines. Par là nous estimons possible non seulement la récupération et le redressement d'une situation législative, mais aussi quelque chose de plus, c'est-à-dire une prise de conscience des valeurs positives de notre système d'éducation et de notre système linguistique, dont nous devons réaffirmer la validité contre toute tentation de séparation, contre toute tentative de cloisonnement et de discriminations entre les langues. S'il est vrai le dicton latin "ad augusta per angusta", nous pouvons par une voie étroite, mais par une voie que nous devons parcourir, parvenir, pour ce qui est d'une question d'extrême importance comme la question de la langue, à des meilleurs résultats, à une solution satisfaisante pour l'ensemble de notre système scolaire et capable de répondre à la réalité de notre collectivité.

Président Chers collègues, je tiens à vous rappeler qu'à l'occasion de la réunion des Chefs de groupe on avait établi de terminer nos travaux à 19 heures, donc on suspend les travaux et on recommence demain matin.

Il y a quatre résolutions, il y a différentes possibilités: on peut envisager la possibilité de trouver une synthèse qui en quelque sorte puisse faire l'accord dans les quatre résolutions.

On va suspendre le Conseil pour examiner la possibilité de trouver un accord entre les signataires des quatre différentes résolutions.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 18,27 alle ore 18,56.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'istruzione e cultura, Louvin.

Louvin (UV) Au cours de la réunion des Chefs de groupe une entente vient de se dégager autour d'une déclaration commune, qui pourrait concerner la plupart des conseillers ici représentés. Nous demandons cependant que la séance soit reportée à demain pour l'adoption de la résolution conjointe qui sera prédisposée au cours de la soirée.

Président Le Conseil est convoqué pour demain à 9h15.

La séance est terminée.