Objet du Conseil n. 818 du 20 juillet 1994 - Resoconto
OGGETTO N. 818/X - Petizione per la soluzione del problema inerente la donazione del sangue. (Approvazione di risoluzione)
Petizione - Il sottoscritto Clerino Giulio, residente a Pont-Saint-Martin, Via Cascine n. 4/A (tel. 0125/807191), Presidente della sezione AVIS comunale di Pont-Saint-Martin, quale primo firmatario dell'iniziativa referendaria AVIS, presenta ai sensi dell'articolo 36 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio regionale, una petizione popolare sottoscritta da 3044 cittadini per la soluzione del problema inerente la donazione del sangue.
Allega alla presente le copie in originale dei fogli che contengono le firme raccolte e copia dei certificati di residenza del sottoscritto e dei Signori Challancin Luciano (Presidente della sezione AVIS di Arnad) e Bringhen Franco Giovanni (rappresentante della sezione AVIS Walser di Gressoney).
Risoluzione - Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Vista la petizione di cui all'oggetto n. 11 dell'ordine del giorno e la documentazione allegata;
Visto il DPR in data 7 aprile 1994 in materia di donazione del sangue;
Considerata la situazione di malcontento dei donatori AVIS, che comporta un inevitabile dirottamento verso centri di raccolta piemontesi e la conseguente perdita di emoderivati per la Valle d'Aosta;
impegna
la Giunta regionale a provvedere ad un immediato ripristino della raccolta del sangue per tutte le sezioni AVIS della Valle d'Aosta, utilizzando l'eccedenza derivante dall'applicazione del DPR 7 aprile 1994 mediante la stipulazione di convenzioni con le USL di altre regioni o con società farmaceutiche per la trasformazione e collocazione del sangue in esubero.
F.to: Linty - Bavastro - Tibaldi - Collé - Marguerettaz - Lanièce - Chiarello
Presidente - La parola al Consigliere Linty.
Linty (LN) - Io credo che, nonostante si cerchi di gettare acqua sul fuoco di questo problema, le acque non siano calme. In testa allo scontento degli "Avisini" vi è una propensione di tale Primario Artaz ad imperare nella materia. Leggendo la lettera allegata, ci sono aspetti che fanno riflettere, laddove si dice che il numero dei donatori sospesi dal Centro trasfusionale non è aumentato ma è diminuito: nel 1991 centoquaranta sospesi, nel 1992 centoventi, nel 1993 sessantaquattro, per un totale di 364 sospesi, che corrispondono circa a 1500 unità di sangue prelevato. Se questa non è una diminuzione, si continuano a sospendere dei donatori e, mentre la nostra Regione era al primo posto in Italia, ora il primato viene meno. Questo perché c'è stato un decreto del Presidente della Repubblica del 7 aprile del 1994 che fissava in 4540 unità il fabbisogno teorico della nostra Regione. Il Primario ne ha fatto un bandiera.
Ora, è vero che il decreto del Presidente della Repubblica fissa un numero ottimale, ma non dice che se ne può raccogliere anche di più. Poi i donatori della bassa Valle, con lettera, dicono che, per quanto concerne le sezioni della bassa Valle, esse non faranno le convocazioni fino a quando non ci sarà la sicurezza del totale utilizzo del sangue raccolto. Perché questo? Sempre il Primario Artaz, in una riunione a Pont-Saint-Martin - non dico con che tipo di faccia - ha detto che il sangue dei donatori della bassa Valle non è stato utilizzato. Poi dobbiamo considerare che c'è gente che da Gressoney andava a fare le donazioni al poliambulatorio di Donnas, a spese sue. Il fatto di voler azzerare questa risorsa umana credo che vada verso l'antico.
Il problema del sangue in esubero può essere affrontato in due modi: la Regione può stipulare convenzioni con altre USL italiane, oppure con case farmaceutiche che trattano gli emoderivati. Poi si parla di sangue sano, vorrei chiedere come mai 450 ml. di sangue donati in Valle sono giudicati non idonei e, se li si danno ad Ivrea, il sangue diventa puro. Si va incontro ad un rischio che è quello che i donatori andranno a donare in altre regioni. Mi riservo di presentare un ordine del giorno su questo modo di lavorare del Primario, ma non ci sono dei limiti. Senza considerare che, se tutte le regioni italiane si trovassero come la Valle d'Aosta, mi chiederei perché l'Italia resta agli ultimi posti in Europa. Se non si riesce a sciogliere questo nodo con le altre USL, sarebbe il caso di sentire come si muovono le altre nazioni. Ho visto che la Giunta, il 4 marzo, ha dettato delle direttive all'USL, ma credo che sia il caso di prendere una decisione ferma, in modo da garantire a tutti gli "Avisini" la raccolta del loro sangue.
Presidente - La parola al Consigliere Chiarello.
Chiarello (RC) - Io volevo dire che questa petizione doveva illustrarla qualcuno dell'AVIS che ha vissuto tutte queste diatribe. Sono d'accordo con quello che ha detto Linty: quello che può essere un orgoglio per la Regione può diventare una vergogna. C'è stato un momento in cui si è cercato di gestire il problema contro un Primario che fa appello a tutto per intralciare l'attività dei volontari. Io mi chiedo, quando si parla di diminuzione, se si sospendevano 240 donatori per anno, si sarebbe rimasti senza donatori...la diminuzione era il minimo, sennò il sangue saremmo andati a comprarlo negli Stati Uniti!
I donatori chiedono di essere trattati un po' meglio e che quando si comunica la sospensione si specifichi il motivo; si dice loro che il sangue non è buono e poi fuori Valle il sangue è buono: questa è umiliazione! Poi, dato che anche la Valle fa uso di emoderivati, che vengano messi in funzione tutti gli strumenti e questo vuol dire non dare scuse al Primario ed usare la famosa plasmaferesi, perché ha messo in discussione anche l'USL che non gli dava le attrezzature per lavorare. E poi, in un dibattito radiofonico, egli ha dimostrato una bassezza rimarcata da tutti i giornalisti. L'AVIS è sempre stato promosso e poi si arriva a questo punto, benché alcuni di noi debbano la vita a questi volontari. Quindi sottoscriverò senz'altro l'ordine del giorno.
Presidente - La parola al Consigliere Lanièce.
Lanièce (GA) - Io voglio solo sottolineare come sia obbligatorio da parte nostra riconoscere l'encomiabile opera dell'AVIS. Però è irrinunciabile un meticoloso controllo sullo stato di salute degli stessi donatori di sangue; non dobbiamo dimenticare che il sangue donato è destinato a persone ammalate, e quindi più soggette a contrarre delle infezioni. Quindi è giusto che si superino le querelles e si risolva questo problema che coinvolge tutti i Valdostani in modo che si possano trarre da questi incontri delle soluzioni. Anch'io quindi firmerò l'ordine del giorno di Linty.
Presidente - La parola al Consigliere Piccolo.
Piccolo (ADP-PRI-Ind) - Le considerazioni che faccio sono già state fatte in V Commissione. Credo che un consiglio debba essere dato all'Assessore sulla particolarità del rapporto tra persone fisiche del Centro trasfusionale, il Primario e il Presidente dell'AVIS:
1) - che è un vecchio problema. Occorre proprio che vada rivisto questo rapporto, che è di tipo personale;
2) - pertanto il problema non è soltanto tecnico, altrimenti avrebbe mille motivi per portare a delle sospensioni;
3) - Superato questo aspetto che è importante del rapporto, credo che i problemi si assottiglino. Inoltre, ai donatori AVIS occorre dare quell'assistenza che oggi manca;
4) - l'invito è anche quello che il Primario partecipi alla Commissione preposta;
5) - perché si è sempre rifiutato di partecipare, e già lì si vede come manchino certi rapporti!
Presidente - La parola al Consigliere Voyat.
Voyat (UV) - Vorrei chiedere all'Assessore se, su quanto previsto dalla delibera al punto 3, la relazione dell'USL è già stata inviata e se, per favore, può farmene avere una copia. Credo che gli interventi di coloro che mi hanno preceduto siano un po' semplicistici: non posso credere che il rapporto tra istituzioni dipenda solo da rapporti personali; io ho un pessimo carattere, ma questo deve essere in subordine all'interesse della cosa. Quindi non credo che si possa risolvere la cosa cercando di cambiare il carattere delle persone. Secondo me, è evidente che ognuno ha un ruolo e lo deve svolgere.
Come Regione abbiamo seguito le vicissitudini; mi ricordo che negli anni '80 c'erano degli alti e bassi nei rapporti con il Centro trasfusionale. In quegli anni è stata rimessa in funzione la raccolta del sangue sul territorio, quindi una certa collaborazione si era stabilita. Ritengo che dobbiamo essere noi a dare delle direttive; io credo che sia giusto che il Primario faccia il suo lavoro garantendo la sanità del prelievo, ma si possono trovare altre soluzioni. É vero che, a volte, il sangue può essere non utilizzabile: in certi periodi, in cui uno non sta molto bene e ha assunto dei farmaci, può succedere. Credo che l'applicazione di questa norma debba essere studiata bene; "l'Avisino" non vuole far correre rischi, così come non vuole sprecare il suo atto di donazione.
Credo sia utile che l'Assessore cerchi delle soluzioni per l'utilizzo di tutto il sangue; mi ricordo che negli anni 1987-1988 la Regione aveva dato delle direttive per fare delle convezioni con delle case farmaceutiche per prendere il sangue e avere degli emoderivati. C'è una convenzione con Milano, ma credo che non sia sufficiente; l'Ospedale di Aosta ha bisogno di una diversificazione maggiore di emoderivati. Quindi, se si studiano delle convenzioni per l'utilizzo di questo sangue, che non può essere usato per trasfusioni dirette, si possono fare dei passi avanti. É chiaro comunque che USL e Regione il problema lo devono risolvere passando sulla testa del Primario e dell'AVIS. La cosa fondamentale è che la Regione continui ad essere autosufficiente e, nello stesso tempo, possa aiutare l'Ospedale e riesca ad essere utile alle altre regioni. Nel 1986 è stata firmata una convenzione con la Sardegna per dare il sangue per i talassemici sardi. Quindi dobbiamo vedere se possiamo dare delle soluzioni sia all'Ospedale sia all'AVIS. Non credo che sia il caso di prendere grandi soluzioni con ordini del giorno se non quelle di raccomandare all'Assessore di continuare a seguire il problema così come ha fatto finora.
Presidente - La parola al Consigliere Linty.
Linty (LN) - Io credo che bisogna avere del coraggio: si parla, si parla, basta parlarsi! Non è vero, è arrivato il momento di fare dei fatti; in fondo i donatori chiedono solo di poter dare il sangue. Se non siamo sensibili, basta dirlo. Una delle cause si chiama Carlo Artaz, è inutile parlarsi, di carte ce ne sono abbastanza. Dobbiamo dire: "Si fa così, se non si fa così le USL in Italia sono tante, non è detto che dobbiamo tenerci una persona che causa questo malcontento". In occasione della riunione di Pont-Saint-Martin è emerso che a quelli non idonei non viene neppure detto il perché. É successo anche a me di avere la transaminasi alta, mi hanno messo a dieta una settimana, poi andava bene. Altrimenti si aggrava ancora di più questo malcontento, quindi abbiamo presentato un ordine del giorno che chiede alla Giunta di dare una direttiva più decisa all'USL per far sì che tutti i donatori AVIS possano donare il loro sangue.
Si dà atto che alle ore 12,24 assume la presidenza il Presidente Stévenin.
Presidente - La parola al Consigliere Chiarello.
Chiarello (RC) - Abbiamo un pacco di documentazione per parlarci addosso per delle ore. In questa risoluzione vedo scritto che impegna la Giunta regionale a provvedere ad un immediato ripristino della raccolta del sangue per tutte le sezioni AVIS della Valle d'Aosta, utilizzando l'eccedenza derivante dall'applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 1994, eccetera. Per quello che ne so io, questo D.P.R. non funziona. In questo caso, devo dire che il Centro trasfusionale di Aosta si è attivato. Forse la strada migliore è quella di ottenere dal sangue gli emoderivati; poi ci sarà anche questo trasferimento, comincerà a funzionare anche la legge nazionale. Oltre a un diverso rapporto tra Primario e volontari, ci deve essere l'impegno della Giunta per far funzionare meglio gli impianti e la plasmaferesi; con questo non voglio dire che i donatori devono dare il sangue anche se non è buono. Avevo un sospetto nel vedere tutti questi sospesi; mi sembrava che si volesse limitare il numero dei donatori, però non posso giudicare.
Presidente - La parola al Consigliere Parisi.
Parisi (VAP) - Io attendevo una relazione dell'Assessore. Il fatto emblematico, è che si è dovuto arrivare ad una petizione per affrontare un problema che esiste da diverso tempo, e non credo che sia solo per un rapporto personale: credo che la materia sia molto più complessa. Sappiamo che la donazione del sangue ha una rilevanza sociale e nessuno di noi può entrare in problemi di ordine tecnico. Spero che le soluzioni siano indirizzate a risolvere questo problema e mi auguro che si giunga ad un atto concreto.
Presidente - La parola al Consigliere Squarzino Secondina.
Squarzino (VA) - Io vorrei fare una premessa, perché, se uno esprime a volte un parere diverso da quello di un "Avisino" convinto, può apparire subito come animato da volontà di frenare. Quindi è giusto il riconoscimento all'AVIS che in Valle d'Aosta ha reso un servizio enorme; è un esempio di uno spirito di volontariato che va stimato, e a cui vanno dati gli strumenti per poter agire.
Il disagio è reale, profondo, implica difficoltà di relazione con il responsabile dell'USL. Ma su questo aspetto io credo che un'amministrazione non possa intervenire. Io credo che la questione non sia solo un problema di tipo personale. Ci sono delle cause oggettive del disagio. Questo è il lavoro che abbiamo fatto in Commissione ed è emerso che una delle cause è la situazione nuova che ha introdotto la legge n. 107 del 1990 che disciplina le trasfusioni e le produzioni di plasma e derivati. La normativa costringe tutti a mutare atteggiamento e dico tutti, sia i servizi, sia gli utenti, sia i donatori. Ci sono delle indicazioni di linee che dettano un cambiamento a questi vari livelli. Alla base della legge c'è una volontà chiara di prevenire una serie di infezioni che derivano da trasfusioni. Questo dato reale ha costretto tutto il mondo della medicina a cambiare.
Primo, bisogna avere più sicurezza possibile sul sangue; ciò significa che sono necessari dei controlli più severi e quindi vengono scartate più persone. Non è un caso che il numero maggiore di donatori sospesi sia del 1991 e la legge è del 1990; infatti il tipo di controllo, essendo più sofisticato, discrimina maggiormente, ed è vero, perché il numero di sospesi diminuisce. Questo fenomeno avviene in tutta Italia e la percentuale di donatori scartati si aggira sull'uno percento ed è omogenea su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo della trasfusione non è far piacere al donatore, ma all'utente. Inoltre, nella legge n. 107 si cerca di rispondere alla domanda se è proprio necessario ricorrere alla trasfusioni, se queste hanno un indice di pericolosità. Le nuove tecniche mediche indicano modalità diverse e la stessa legge chiede che venga potenziata l'attività di autodonazione: chiaramente, diminuisce il numero delle trasfusioni.
Poi c'è un terzo problema. É chiaro che, se c'è questa risorsa in Valle, essa non va sprecata, quindi occorre individuare le modalità per utilizzare questo potenziale. In Commissione lo abbiamo detto, e cioè va stipulata una convenzione con le aziende di emoderivati per poter utilizzare il potenziale di sangue esistente in Valle, come - e vorrei fosse aggiunto nella risoluzione - è importante che venga prevista una convenzione con le associazioni donatori, in modo che i problemi che ci sono vadano risolti non a livello personale, ma a livello normativo, che si chiarisca chi dà e come vengono fatti i controlli.
Quindi io chiederei ai presentatori della risoluzione se fosse possibile rivederla insieme, perché in essa manca il riferimento alla legge nazionale e poi occorre prendere l'impegno per la convenzione con le associazioni e con le aziende farmaceutiche. Poi aggiungerei di sviluppare la plasmaferesi; io credo che sia anche giusto che chi ha questa volontà possa estrinsecarla, ma bisogna trovare regole per farlo con chiarezza, in modo che la comunità sia tutelata da carenze e da un servizio che non funziona.
Presidente - La parola al Consigliere Piccolo.
Piccolo (ADP-PRI-Ind) - Voglio chiarire. Quando parlavo di rapporti personali mi riferivo alla persona del Primario del Centro, al quale in Commissione ho detto che il suo carattere non consentiva un buon rapporto con gli "Avisini", non solo, dicevo che le valenze di tipo tecnico possono essere confrontate con quelle di altri tecnici. Il consiglio che davo all'Assessore era di dare chiarimenti sulla posizione della Giunta in merito al Primario stesso e un'indicazione era quella di rimuovere il Primario in merito a giudizi tecnici che aveva fatto anche in Commissione. Le scelte politiche devono essere dei politici; ai tecnici spetta di tradurre le scelte politiche in atti tecnici, la volontà l'impegno degli "Avisini" non devono essere mortificate, non chiedono compensi, e sono il fiore all'occhiello della Valle d'Aosta, in campo sociale.
Presidente - La parola all'Assessore della sanità ed assistenza sociale, Vicquéry.
Vicquéry (UV) - Permettetemi, da ex "Avisino" come sono, e purtroppo non lo sono più per motivi di salute, di sottolineare l'importanza della petizione che ha avuto il merito di scoperchiare una pentola che stava per scoppiare.
Vorrei fare un breve excursus della situazione che abbiamo trovato quando ci siamo seduti su questi banchi. La situazione era esplosiva, l'esclusione degli "Avisini" si è verificata soprattutto negli anni 1991 e 1992, e risposte non erano state date.
Tre erano i problemi fondamentali. Uno riguardava l'invio a domicilio dei referti delle analisi, e l'altro, l'effettuazione contestuale della donazione necessaria per gli esami obbligatori. A ciò la Giunta ha dato risposta con la delibera del 4 marzo 1994 con la quale dava delle direttive all'USL, che ha provveduto, e il dott. Artaz ha dato immediata applicazione a questa direttiva.
La relazione, Voyat, non c'è ancora, ma è stata una risposta formale all'Assessorato dicendo che il contenuto della delibera veniva applicato con difficoltà per i problemi che ci sono tra il Centro e il Laboratorio e che sono sfociati in una denuncia penale fra i due Primari ed in un'assoluzione del Primario del Laboratorio.
Il terzo problema concerne la bassa Valle in generale, e su questo tema si è sviluppata una discussione che è sfociata nel dibattito che si è tenuto a Pont-Saint-Martin a marzo, durante il quale, in effetti, il dott. Artaz ha fatto delle affermazioni gravissime, cioè di ricordarsi bene che il sangue non è stato mai né totalmente tipizzato né utilizzato.
Sono state affermazioni che hanno preoccupato tutti i presenti, nonché il sottoscritto. Tant'è che è stata aperta un'indagine amministrativa ed è pervenuta una risposta ufficiale dell'USL, che io ho poi dirottato con lettera del 1° giugno 1994 all'AVIS.
Leggo il punto saliente:
"Rispetto al problema della tipizzazione del sangue il prof. Laugeri, Responsabile del Servizio assistenza ospedaliera dell'USL, ha comunicato a questo Assessorato, dopo aver interpellato il dott. Artaz, quanto segue: il sangue raccolto nei centri periferici viene tipizzato subito o entro un certo tempo, solo se di esso vi è contingente necessità; il plasma viene comunque utilizzato, anche se sarebbe più economico sottoporre il donatore a plasmaferesi anziché a donazione di sangue intero quando la necessità è di solo plasma. Nel precisare che per tipizzazione si intende l'individuazione per ogni sacca di sangue del gruppo e che è lasciata ad ogni centro trasfusionale la decisione circa la quantità delle sacche da tipizzare sulla base dell'utilizzo quotidiano dei reparti ospedalieri, ferma restando la possibilità di procedere a tipizzazione in via d'urgenza per far fronte a richieste eccezionali, lo scrivente si riserva di approfondire ulteriormente l'argomento".
Argomento che interessava gli altri punti richiesti dall'AVIS: controllo del sangue in esubero dal 1980 al 1993, destinazione delle sacche in esubero dal 1980 al 1993, costo della sacca di sangue tipizzato dal 1980 al 1993.
Su questi punti, se si esclude il controllo e l'utilizzo, è chiaro in questa lettera che è stato utilizzato il sangue della bassa Valle come quello dell'alta Valle, altrimenti il dott. Artaz avrebbe fatto un'autodenuncia, perché il sangue intero non può essere buttato nei lavandini, così come pareva di aver capito nell'incontro di Pont-Saint-Martin.
Il sangue, tutto, viene tipizzato nel magazzino se ce n'è bisogno, altrimenti non viene tipizzato perché significa usare i reagenti che costano e quindi viene lasciato in attesa di utilizzo. E' evidente che poi, se il sangue scade, viene buttato, incenerito, ma tutto il sangue della Valle, non quello della bassa Valle. Qui si pone il problema dell'esubero perché, se da un lato vi è una grossa offerta, d'altra parte ci deve essere un servizio in grado di raccogliere tutte le necessità. Su quelle tre domande non è possibile dare una risposta sul costo di una sacca di sangue tipizzata perché significa avere il costo del contenitore, il costo orario del medico, del biologo e fare poi quello che si spera venga fatto in tutti i reparti: il controllo di gestione per fare i centri di costo. Allora all'AVIS io l'ho già riferito, perché non ha nessun senso dividere il numero delle sacche con quello dei donatori.
Mi è stato riferito 10 minuti fa da Linty che l'AVIS ha dato una risposta al sottoscritto che io non ho ricevuto, mi spiace che l'AVIS non abbia risposto alla proposta avanzata dal sottoscritto di unificare a Donnas il Centro prelievi perché in quel modo poteva risolvere problemi da anni contestati dal dott. Artaz. Sono problemi a cui io ho dato una risposta a Pont-Saint-Martin e in Commissione: Artaz ha sempre sostenuto che i medici prelevatori non erano idonei perché non erano sotto la sua responsabilità e questo non è vero, perché c'è una delibera dell'USL che dava la responsabilità al dott. Artaz; inoltre, sosteneva che non erano idonei i locali, e anche questo non è vero, perché c'erano delle autorizzazioni ufficiali rilasciate dai medici competenti per territorio.
Per uscire da questo dilemma il dott. Artaz ha proposto l'utilizzo del Centro di Donnas. Ma chi preleva il sangue? Il sangue può essere prelevato dal Centro di Aosta che si reca a Donnas o può essere prelevato dalle associazioni direttamente perché possono assumere il personale - lo prevede la legge n. 107 - l'importante è che siano in regola con i decreti ministeriali, cioè che abbiano un direttore sanitario autorizzato e l'autorizzazione della Regione. Può farlo l'AVIS della Valle d'Aosta il prelievo diretto, o l'AVIS di altre regioni, ma se è così, e l'abbiamo chiarito con l'allora Ministro Garavaglia, col Deputato Caveri e col Presidente Del Degan, l'AVIS deve consegnare il sangue al centro territorialmente competente, cioè al Centro di Aosta.
Su questa materia abbiamo scritto anche all'AVIS di Torino che portare il sangue fuori Valle non è conforme alle disposizioni del Ministero emanate con una circolare del mese di aprile scorso. Quindi si tratta di decidere, io non voglio entrare nel merito delle decisioni dell'AVIS, che è sovrano. Se poi non si decide dicendo che non è data risposta ai quesiti, lo ripeto, non è vero, perché queste tre righe sono indispensabili, altrimenti avrei fatto io una denuncia alla Procura sul fatto che il dott. Artaz avesse dichiarato che il sangue veniva buttato. Lo rileggo: "...il sangue viene tipizzato solo se vi è contingente necessità, il plasma viene comunque utilizzato...". Quindi tutto il sangue viene utilizzato per fare il plasma, la parte rimanente in scadenza viene incenerita. Non posso chiedere all'USL di scrivere altro; non si tratta di buttare acqua sul fuoco, il problema che rimane è di dettaglio: il futuro è in una programmazione più stretta della raccolta del sangue.
Uno dei problemi che rimane sta nel provvedere alla convocazione degli "Avisini" in modo un po' meno fiscale. Io mi sono accorto che la cartolina di convocazione dice di presentarsi il giorno tale, all'ora tale, se non ci si presenta il dott. Artaz manda via i donatori. Su questo sono già intervenuto, ho mandato una lettera all'USL che ha deciso di modificare gli stampati in modo tale che anche sulla cartolina ci sia scritto ciò che è scritto sul foglio informazioni che è depositato al Centro, cioè che c'è un margine di 5-6 giorni per presentarsi. Un "Avisino" non deve essere alle dipendenze del Primario, per cui verrà modificata la cartolina.
Sullo schema-tipo sugli emoderivati: questo è fatto perché la Commissione sangue della legge n. 60 ha approvato lo schema-tipo di convenzione e ha inviato una lettera a firma del sottoscritto all'USL dicendo di applicare gli schemi di convenzione tra l'USL e le ditte farmaceutiche. In ultimo, Ivrea: ho chiesto informazioni scritte, ho parlato con il direttore del Centro di Ivrea. Dalle risposte scritte risultano tre donatori esclusi da Aosta ed accolti ad Ivrea: uno è di Pont-Saint-Martin, l'altro è dell'alta Valle, e ce n'è un terzo. Non oso chiedere le motivazioni, perché si tratta di un atto segreto.
Se pretendiamo di entrare nel merito dell'esame clinico del soggetto io mi faccio da parte; non è possibile per nessuno se non è presente alla visita del donatore, perché anche un successivo collegio medico non potrà contestare, se non per un pacchiano errore materiale, l'analisi clinica.
É anche vero che bisogna far sì che, anziché escludere in maniera perpetua il donatore, egli venga richiamato per una nuova visita.
A me hanno riferito che nessuno di questi tre casi è stato escluso in prima battuta, questo lo riporto per chiarezza. Il direttore di Ivrea mi ha riferito che lui non sapeva che i tre donatori erano stati esclusi ad Aosta, così come succede viceversa; ci sono dei casi da Ivrea che sono venuti ad Aosta. Si tratta di mettere in piedi un sistema di comunicazione tra tutti i centri in modo che si sappia che un "Avisino" escluso a Napoli non può dare il sangue a Ivrea o Aosta o altrove.
Per concludere, noi possiamo prendere in considerazione il fatto di predisporre un piano-sangue regionale, lo stanno facendo altre regioni; l'ipotesi è di costituire un gruppo di lavoro con la partecipazione dei donatori in modo da definire le necessità di sangue, di tutte le tipologie. Il secondo passaggio, è quello di regolamentare l'esubero, senza perdere questa ricchezza, perché il sangue incenerito è uno spreco, ma dobbiamo far conciliare questo con la massa di donatori.
Convenzioni con le regioni: su questo c'è già una corrispondenza con Napoli e con il mio collega della Regione Sardegna; si tratta di definire dove dobbiamo mandare il sangue. Ma il problema verrà risolto a settembre: il Ministero ha convocato una riunione dei centri di coordinamento regionali, degli assessori regionali e dell'Istituto Superiore della sanità per definire le modalità di compensazione del sangue.
Se non fossimo stati noi ad aver fatto una lettera-quesito al Ministero il problema non sarebbe emerso, perché non c'è chiarezza. Quindi quella risoluzione, così come è stata formulata, non va bene, perché non è nostra competenza fare le convenzioni; le sta facendo l'USL.
C'è ancora da fare lo schema-tipo per gli accordi tra USL e singole associazioni per il prelievo e questo lo si farà quando l'AVIS di Aosta mi dirà se intende fare i prelievi direttamente. Quindi possiamo vederci un attimo in modo da fare una risoluzione in cui si impegna la Giunta a farsi parte attiva nei confronti dell'Istituto Superiore della sanità e del Ministero perché venga data attuazione in toto alla legge n. 107/90 e successivi decreti applicativi, con particolare riferimento alla compensazione territoriale tra le regioni. Dobbiamo decidere come farlo.
A questo punto leggo la nuova risoluzione ora concordata:
Risoluzione - Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Vista la petizione di cui all'oggetto n. 11 dell'odierno ordine del giorno e la documentazione allegata;
Vista la legge 107/90 e il DPR in data 7 aprile 1994;
Considerata la situazione di esubero di sangue esistente in Valle d'Aosta;
impegna
la Giunta regionale:
1) ad attivarsi presso il Ministero della Sanità e l'Istituto Superiore della Sanità affinché venga data applicazione in toto alla legge 107/90 e successivi decreti applicativi con particolare riferimento alla compensazione territoriale delle regioni;
2) a costituire un gruppo di lavoro che predisponga in tempi brevi un piano regionale di prelievo, trasformazione e collocazione del sangue donato.
F.to: Linty - Bavastro - Tibaldi - Collé - Marguerettaz - Lanièce - Chiarello - Vicquéry
Presidente - Passiamo alla votazione del nuovo testo testé letto.
Presenti, votanti e favorevoli: 27
Il Consiglio approva all'unanimità
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 13,15
