Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 4174 du 15 février 1993 - Resoconto

OGGETTO N. 4174/IX Revoca del provvedimento recante la proposta di istituzione della riserva naturale denominata "Mont Mars" nel Comune di Fontainemore. (Reiezione di mozione)

Presidente Do lettura della mozione presentata dai consiglieri Trione, Lanièce, Ricco e Chiofalo, che è stata iscritta al punto 3 dell'ordine del giorno, perché, come è prescritto dal Regolamento interno del Consiglio, dopo tre rinvii le mozioni hanno la precedenza nell'ordine del giorno.

Mozione Premesso che con propria delibera la Giunta regionale approvava la "Proposta di istituzione della Riserva naturale denominata "Mont Mars", sita nel comune di Fontainemore";

Rilevato che la Riserva in questione non pare rientrare nella definizione di Riserva naturale sancita all'articolo 4 del legge regionale 30/91 come "aree territoriali, generalmente di modeste dimensioni, caratterizzate dalla presenza di aspetti di rilevante interesse ambientale, culturale e scientifico per le quali si rende necessaria la tutela" essenzialmente in riferimento alla superficie, essendo la stessa di ben 440 ettari e quindi difficilmente definibile "di modeste dimensioni";

Rilevato altresì che le implicanze floro-faunistiche, ittiche e venatorie di tale decisione avrebbero richiesto adeguate ed opportune consultazioni innanzitutto con l'Assessorato dell'Agricoltura, Forestazione e Risorse Naturali al quale appunto ai sensi della legge regionale 19/92, sono state affidate precipue competenze inerenti la flora, la fauna, la caccia e la pesca; perché in secondo luogo con il Comitato regionale per la caccia per le deleghe derivanti al Comitato stesso dalla legge regionale n. 28/73 in ordine alla concessione e revoca di Riserve tenendo presente che l'istituenda area protetta comprende oltre 200 ettari di territorio cacciabili;

Ritenuto necessario ed urgente provvedere ad una revoca del provvedimento istitutorio della Riserva naturale denominata "Mont Mars" nel Comune di Fontainemore;

il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

delibera

di impegnare la Giunta regionale a revocare la deliberazione n. 10745 del 20 novembre 1992.

Presidente Ha chiesto la parola il Vicepresidente Trione.

Trione (DC) Quando poco più di due mesi fa abbiamo presentato la mozione oggi in discussione, con la quale chiedevamo - e ancora chiediamo - la revoca della deliberazione della Giunta regionale n. 10745 del 20 novembre 1992, che concerne la proposta di istituzione della riserva di Mont Mars in comune di Fontainemore, avevamo fondato la nostra richiesta principalmente su tre considerazioni.

Innanzitutto, a nostro avviso, la proposta di istituzione della riserva naturale "Mont Mars", in comune di Fontainemore, contrasta palesemente con la definizione di riserva naturale sancita dall'articolo 4 della legge regionale 30/91: "Le riserve naturali sono costituite da aree territoriali, generalmente di modeste dimensioni, caratterizzate dalla presenza di aspetti di rilevante interesse ambientale, culturale e scientifico per le quali si rende necessaria la tutela".

Ebbene, la riserva di cui si propone l'istituzione risulta di 440 ettari e, se può servire a rendere meglio l'idea delle sue dimensioni, diciamo che si tratta di 4.400.000 metri quadri, qualcosa come quasi cinque volte l'area della Cogne! Mi sembra quantomeno un'esagerazione definire di modeste dimensioni un'area di tale grandezza.

Inoltre, e la cosa non è di secondaria importanza, noi riteniamo che l'Assessorato dell'Agricoltura, Forestazione e Risorse Naturali, al quale la legge regionale n. 19 del 29 maggio 1992 affida le competenze in fatto di flora, fauna, caccia e pesca, dovesse essere consultato, considerate le implicanze floro-faunistiche, ittiche e venatorie della proposta di istituzione della riserva naturale.

E' il caso di ricordare, crediamo, che l'esistenza di un'oasi di protezione della fauna e di un complesso sistema idrico nel quale viene esercitata la pesca, nonché la rilevanza floristica dell'area, oltre alla sottrazione all'esercizio venatorio di circa 220 ettari, esigevano alcuni approfondimenti e confronti con gli organismi ai quali è delegata la gestione e la consulenza in fatto di caccia e pesca.

In terzo luogo, come ho già ricordato, circa 220 ettari, la metà esatta dell'intera superficie, costituiscono terreno cacciabile e credo che, per tale motivo, dovesse essere interpellato anche il Comitato regionale per la Caccia, al quale è delegato - legge regionale 28/73, articolo 10, lettera c - il compito di "esaminare e trasmettere con motivato parere, ai competenti uffici regionali, le pratiche per la concessione e la revoca delle bandite, delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e catture, delle riserve di caccia in concessione ed i voti formulati in materia venatoria, e suggerire le proposte ritenute rispondenti agli interessi faunistici della Regione".

Queste, in sintesi, le motivazioni che ci facevano e che ci fanno ritenere revocabile la deliberazione n. 10745 del 20 novembre 1992.

Ora però scopriamo - è notizia di questi giorni - che di argomentazioni ne esistono anche delle altre, certamente più gravi, perché non sono formulate da quattro consiglieri dell'opposizione, ma addirittura dal Dirigente del Servizio della Forestazione e Risorse naturali dell'Assessorato regionale dell'Agricoltura, il cui parere in questo campo credo sia piuttosto autorevole.

State a sentire che cosa dice il Dott. Cerise della "proposta" contenuta nella deliberazione n. 10745 del 20 novembre 1992 in una intervista rilasciata al quotidiano "La Stampa" e pubblicata giovedì scorso:

"Costituisce un preoccupante precedente e un cattivo uso di norme che hanno per obiettivo quello di tutelare alcuni particolari aspetti del patrimonio naturale valdostano".

Poi prosegue ricordando che "i comuni erano stati invitati entro la fine del 1991 a segnalare le aree da destinare a riserve naturali, in applicazione della legge 30/91", ma, alla scadenza, non solo non era stata avanzata alcuna proposta per l'area del Mont Mars, ma quella stessa area non era stata neppure compresa tra quelle definite di interesse geologico, floristico, vegetazionale e faunistico nel Piano paesaggistico regionale.

E' "a fine ottobre del 1992 - continuo a citare tra virgolette - che il Comune di Fontainemore scopre di voler istituire un'area protetta, denominata Mont Mars, proponendo alla Regione di procedere in tal senso acquistando fabbricati e terreni nell'intero perimetro della stessa".

A questo punto si scopre però che "la zona cosiddetta - di rilevanza botanica - non coincide con quella proposta dal Comune di Fontainemore per istituire la riserva, e per la quale si sollecita l'acquisto della Regione". Poco male, vi si provvede immediatamente! In venti giorni si valuta la zona "di interesse naturalistico" e si adotta il provvedimento per trasformarla in riserva naturale.

A questo punto è certamente lecito chiedersi il perché di tanta celerità. Il dottor Cerise nella sua intervista fornisce questa versione: "La spiegazione si trova forse nel penultimo capoverso della delibera dell'Assessore all'Ambiente, dove è scritto che - in caso di istituzione di riserva naturale, qualora i proprietari del luogo fossero interessati a vendere i loro terreni alla Regione - verrà sommato al mero valore merceologico del suolo il valore naturalistico dei terreni, purché siti all'interno della perime-trazione della riserva naturale". Si scopre così - prosegue il dottor Cerise - che le motivazioni per l'istituzione dell'area naturale protetta sono un po' meno naturalistiche e un po' più commerciali".

Poi conclude dicendo: "A questo punto, equità vorrebbe che venisse rivolto un invito a tutti i possessori di alpeggi abbandonati, terreni incolti, ruderi, per proporli in vendita all'Assessorato dell'Ambiente, che solertemente provvederà ad acquistarli con l'aggiunta di un pingue valore. Una sola avvertenza: fare in fretta prima che si scopra esistere in Valle d'Aosta l'avvio di una ambientopoli".

Naturalmente non concordiamo con quest'ultima proposta di procedere all'acquisto di tutte queste cose, ma rimane ferma la nostra richiesta di revoca della deliberazione n. 10745 del 20 novembre 1992, per i motivi che abbiamo illustrato.

Presidente Dichiaro aperta la discussione generale sulla mozione in oggetto.

Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo.

Gremmo (UAP) Signor Presidente e colleghi consiglieri, io non avevo formalizzato né con una interrogazione né con un'interpellanza iniziative in merito alla questione, perché i colleghi del Gruppo della Democrazia Cristiana si erano già prontamente attivati e la presenza della loro mozione, peraltro rinviata la volta scorsa per ragioni di forza maggiore, aveva in qualche modo già posto le basi di una discussione sulla vicenda.

A sollevare la questione era stata una circolare del Comitato regionale per la caccia del 24 novembre, che aveva fatto alcune osservazioni che erano già parse sufficienti per richiamare l'attenzione sul problema. Alcune osservazioni erano di merito, mentre altre attenevano al mancato interessamento di questo organismo da parte della Regione.

Cosa diceva la lettera del Comitato per la caccia? Ricordava, come diceva il collega Trione, l'enorme sproporzione dell'area protetta rispetto alla sua stessa definizione, dal momento che il territorio inglobato era molto più grande di quello che tale definizione potrebbe richiamare, e poi richiamava che a tale iniziativa si era proceduto senza consultare - pur essendo previsto dalla legge regionale 23 maggio 1973 n. 28, articolo 10, lettera c - il Comitato regionale per la caccia, a cui è delegato il compito "di esaminare e trasmettere, con motivato parere, ai competenti uffici regionali, le pratiche per la concessione e la revoca delle bandite, delle oasi di protezione - quindi ricadeva ampiamente - delle zone di ripopolamento e cattura, delle riserve di caccia in concessione ed i voti formulati in materia venatoria e suggerire le proposte ritenute rispondenti agli interessi faunistici della Regione". Credo che la doglianza del Comitato regionale per la caccia riguardasse essenzialmente questa omissione.

Sulla base di ciò il Gruppo democristiano presentò la mozione oggi in discussione ed io, molto più avventurosamente, andai a fare una piccola riunione a Fontainemore, alla quale partecipò solo una sola persona del paese. Io avevo portato una trentina di amici da fuori e quella persona, spaventatissima, se ne stava in un angolo, quasi che dicesse: "Non dite che ci sono. Non voglio farmi vedere. Per carità: dico e non dico", ma non venne quello che io speravo fosse l'interlocutore per cui io ero andato a Fontainemore, cioè il sindaco.

Pensavo che il sindaco e l'amministrazione comunale di Fontainemore, che ero andato ad ascoltare per capire, si sarebbero fatti vedere. Invece quel sindaco ebbe l'intelligenza - gliene va dato atto, del resto lo hanno fatto sindaco per questo - non solo di non venire, ma di rispondere sulla stampa locale con una arroganza pari a quella di un podestà precisando: "Quello lì non capisce niente e quindi non venga a rompere le scatole. Qui siamo tutti d'accordo, va tutto bene, non aspettavamo altro che questo. Abbiamo perfino dei cacciatori. Quando ne discuteremo in Consiglio comunale, anche questi saranno tutti d'accordo e tutto andrà bene".

Al che io mi sono sentito come un fessacchiotto, non solo perché avevo fatto l'errore di andare a sentire della gente - errore, perché c'è già il sindaco che capisce tutto, per cui basta che capisca lui; quando ha parlato il podestà, il popolo deve stare zitto - ma poi, sferzato come uno che non capisce niente, perché avevo presunto che quella fosse la grande soluzione per i problemi della vallata, mi sono sentito anche un pochino "stupidotto".

Probabilmente a quel punto avremmo anche chiuso la discussione e l'Assessore oggi ci avrebbe detto che "tout va bien", cioè che il Comune è d'accordo, anche se non ha ancora deliberato, i proprietari fanno salti mortali di gioia, e noi saremmo stati lieti di aver aggiunto alla collanina di zone vincolate in Valle, che a me danno fastidio, un pezzetto di zona vincolata in più.

Che cosa ha rotto le uova nel paniere? La tempestiva e direi provvidenziale intervista, richiamata dal collega Trione, del dirigente del Servizio della forestazione dell'assessorato all'agricoltura, Dott. Cerise, che dice molto di più di quello che avevamo pensato noi, poveri politici ignoranti, che non conosciamo niente, perché arriva perfino ad ipotizzare il rischio di una "ambientopoli".

Francamente, se un Dirigente di questo livello, persona sicuramente con i piedi per terra, paventa un rischio di tal genere e parla in quel modo, credo effettivamente che il rischio sia parecchio.

Allora, a questo punto, non per noi, che non contiamo niente, ma proprio per un discorso di trasparenza totale e soprattutto di grande cautela rispetto a certi rischi in un momento in cui - lo dico "en passant" - anche il nostro Consiglio è nel mirino, mica da poco, di certe situazioni, cautela vorrebbe che si mettesse la ridotta, si fermassero i buoi e, prima di partire lancia in resta, si adottassero tutte le misure del caso; ciò anche perché mi pare che dal punto di vista procedurale non siano state adottate tutte le misure del caso. Questo è già stato detto.

La richiesta di istituzione di questa area avviene oltre i termini consentiti, avviene con delle caratteristiche che sicuramente vanno a snaturare quelle cinque righe che sono presenti nei piani paesaggistici. Io cercavo di capire qualcosa di più e sono andato a leggere nei piani paesaggistici quelle cinque righe, molto generiche, ma qui mi sembra di capire che la situazione va oltre quelle cinque righe.

Ma quello che soprattutto inquieta è il fatto che, se si procede senza verifiche su questa strada, si rischia di creare un precedente estremamente pericoloso. Ecco perché - credo responsabilmente - si è parlato di rischio di arrivare a regalie, di rischio di arrivare ad occhi benevolmente di riguardo nei confronti di situazioni che dovrebbero essere affrontate in ben altro modo.

Per carità! Quello che dice il Dott. Cerise non è certamente Vangelo. Egli ha espresso solo delle opinioni, cui però si sperava - dico la verità - fosse data una pronta risposta da parte dell'Assessorato. Se l'Assessore Nicco avesse immediatamente risposto su "La Stampa", forse saremmo stati più pacati nei toni.

Certo la sede consiliare è quella istituzionalmente preposta, ma forse si poteva già dire subito qualcosa su "La Stampa", per trovare poi, appunto oggi, dei toni diversi da quelli che mi sento di usare e che sono poco pacati, perché, evidentemente, le preoccupazioni permangono.

Conoscendo poco le cose della Valle, non vorrei - e dico la verità - aver messo il dito su una piaga purulenta, cioè non vorrei che, senza accorgercene, fossimo andati ad incappare in qualcosa di più grave della piccola vicenda che sta emergendo; non vorrei cioè che volesse far capolino una certa mentalità - l'altra sera un signore accennava a tanti contributi che spesso vengono dati a chi magari non ne ha bisogno - proprio per l'approssimarsi del periodo elettorale.

Allora non solo devo dire che mi pare opportuna la richiesta presente nella mozione di revocare la delibera, ma chiedo anche che su tutta la materia ci sia una particolare attenzione da parte del Consiglio, proprio per evitare che ci si incammini per strade lungo le quali, francamente, non avrei mai pensato che si potesse incamminare, ma non vorrei neppure che si incamminasse, un galantuomo ed una persona sicuramente stimabile come Nicco.

Assessore, forse è meglio che queste cose le lasci fare a qualcun altro che per lunga tradizione partitica è più avvezzo.

Io credo che si volesse dare un segnale nuovo dando a lei la responsabilità di questa materia. Lei ci risponda cercando di essere quanto più possibile all'altezza delle esigenze di trasparenza e di tranquillità che - credo - fossero alla base sia dell'azione dei colleghi del Gruppo della DC, sia di quel poco o niente che ho voluto fare io.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand.

Riccarand (VA) La mozione sollevata dal Gruppo della DC solleva due obiezioni alla deliberazione della Giunta regionale con cui era stata approvata la proposta di istituire la riserva naturale denominata "Mont Mars".

La prima riguarda il fatto che la riserva avrebbe un'estensione troppo grande per essere considerata riserva naturale ai sensi della legge 30/91.

La seconda riguarda il fatto che non sarebbero stati preventivamente consultati i Servizi e l'Assessorato all'agricoltura, forestazione e risorse naturali ed il Comitato regionale per la caccia.

Sulla base di queste obiezioni, il Gruppo della DC chiede la revoca della deliberazione n. 10745 del 20 novembre 1992. Non condivido le obiezioni contenute in questa mozione e neppure la proposta che ne scaturisce.

Sembra trattarsi di due argomentazioni palesemente infondate, che non hanno una giustificazione tale da motivare una richiesta di revoca del provvedimento.

Sulle dimensioni, io credo che la legge n. 30/91 sia molto chiara nel distinguere le caratteristiche fra riserve naturali e parchi. L'articolo 27 della legge disciplina la sorveglianza nei parchi regionali e prevede la presenza di una guardia forestale o di un guardaparco ogni mille ettari. Sotto i mille ettari non è prevista sorveglianza, perché, evidentemente, siamo in un ambito che riguarda le riserve naturali.

Credo quindi che la proposta di istituire quest'area come riserva naturale rientri pienamente nelle caratteristiche e nei parametri indicati dalla legge.

Per quanto riguarda la mancata acquisizione dei pareri e la mancata consultazione dell'Assessorato all'agricoltura e del Comitato regionale per la caccia, devo intanto dire che un provvedimento approvato dalla Giunta è il frutto di una decisione collettiva, ma, al di là di questo, credo che ai presentatori della mozione ed a chi ha mosso una serie di critiche al provvedimento sia sfuggito un dato di fondo, cioè che qui non ci troviamo davanti ad un provvedimento che istituisce una riserva naturale, ma ad un provvedimento che ne propone semplicemente l'istituzione. Ciò è ben diverso, tant'è che le procedure sono disciplinate in modo molto chiaro dall'articolo 4 della legge regionale, che prevede tutta una serie di passaggi prima di arrivare all'istituzione delle riserve naturali.

Qui siamo solo alla prima fase. La riserva non è ancora istituita; siamo solo nella fase in cui viene formulata una proposta, che è indispensabile perché i comuni e le parti interessate si esprimano. La legge prevede un tempo di consultazioni, perché dice: "Entro sessanta giorni, decorrenti dal giorno del ricevimento della deliberazione, i comuni, i proprietari o i conduttori dei fondi possono far pervenire le loro osservazioni all'Assessorato competente". Questo è solo l'avvio di una procedura - non l'istituzione di una riserva naturale - all'interno della quale tutte le parti possono attivarsi per presentare le loro osservazioni. Dopodiché l'istituzione avverrà con un decreto del Presidente della Giunta regionale, che la istituisce sulla base di una decisione della Giunta.

Pertanto, dire: "Qui non c'è stata consultazione", non ha alcuna giustificazione, perché siamo di fronte ad una semplice proposta, che compete all'Assessorato all'ambiente, territorio e trasporti ed alla Giunta regionale, come è indicato nel primo comma dell'articolo 24; dopodiché si aprirà una consultazione che si concluderà - io spero al più presto - con un decreto di istituzione della riserva. Pertanto, non ci troviamo di fronte ad un provvedimento che istituisce una riserva, ma ad una proposta di istituzione. Se ci sono delle parti che ritengono di muovere delle osservazioni, hanno tutto il tempo e gli strumenti per poter intervenire.

La mozione si ferma a queste due osservazioni, che a mio avviso non giustificano un provvedimento di revoca, però i consiglieri Trione e Gremmo, a sostegno delle critiche al provvedimento, hanno richiamato anche le dichiarazioni di un Dirigente dell'Amministrazione regionale. Innanzitutto devo dire che sono rimasto molto sorpreso dal fatto che un Dirigente, responsabile di un Assessorato regionale, conduca in prima persona una campagna contro un provvedimento deliberato dalla Giunta regionale.

Non mi riferisco al parere del cittadino Cerise, che può esprimere tutto quello che vuole, ma qui ci troviamo di fronte ad un Dirigente che proprio in tale veste parla dell'Amministrazione e, come ho avuto modo di sentire ieri sera al telegiornale regionale, critica l'Assessorato e la Giunta regionale. A mio avviso, questa è una cosa inconcepibile...

(...Interruzione del Consigliere Gremmo...)

Io credo che chiunque abbia il diritto di fare le proprie osservazioni come cittadino, ma se vogliamo che abbiano un senso le funzioni di ogni persona credo anche che un Dirigente possa muovere obiezioni o fare osservazioni attraverso canali ben diversi dai comunicati stampa o dalle interviste. Questa regola elementare dovrebbe essere rispettata anche all'interno di un'Amministrazione.

Invece, in questo caso specifico si è andati molto al di là. Me ne dispiace, perché, se instauriamo comportamenti di questo genere, avremo un'Amministrazione praticamente ingovernabile.

Ritengo pertanto che nel caso specifico, al di là delle cose che vengono dette, ci sia qualcosa che non funzioni alla radice.

Vengo ora a delle osservazioni di merito. Qui si parla di "ambientopoli". Per la verità ieri sera ho sentito dire: "Ah, ma con il termine tangentopoli intendevo dire città dell'ambiente". Non è vero, perché "ambientopoli" è stata tirata fuori per una consonanza con "tangentopoli"...

(...Interruzione del Consigliere Gremmo...)

Esattamente, esattamente. Questo significa che si è voluto dire che qualcuno ricava delle tangenti dall'istituzione delle riserve naturali, quindi in sostanza si è voluta insinuare una cosa di questo genere.

Anche in questo caso, mi sembra molto grave e preoccupante che un Dirigente dell'Amministrazione possa fare delle insinuazioni di questo genere. Credo e spero che siano infondate, ma se qualcuno ha degli elementi per affermare una cosa del genere, la deve documentare in modo preciso e non deve limitarsi solo a delle insinuazioni.

Inoltre, se la questione posta dal Dirigente è legata a questo episodio, a mio avviso, è fuorviante e strumentale.

Qui ci si sta accalorando attorno a questa delibera del 20 novembre 1992 n. 10745, ma se il Dirigente Cerise ed altri gruppi regionali avessero guardato le altre deliberazioni della Giunta regionale di proposta di istituzione di riserve, avrebbero visto che le formulazioni sono sempre le stesse, cioè il riferimento al valore naturalistico dell'area in caso di acquisizione da parte dell'Amministrazione è previsto dalla legge, non dalla deliberazione, che non fa altro che richiamare quello che c'è scritto nell'articolo 28 della legge, dove si prevede che, qualora l'Amministrazione decida di acquisire delle aree sottoposte a vincolo, debba tener conto non solo del mero valore merceologico, ma anche di quello naturalistico di tali aree.

Badate bene, però, che per l'Amministrazione questo non è un obbligo, ma un'eventualità. Ciò significa che l'istituzione della riserva e l'acquisizione delle aree sono due cose completamente diverse e non è affatto detto che l'istituzione di una riserva comporti necessariamente l'acquisizione dei terreni da parte della pubblica Amministrazione, proprio perché si tratta di due procedure temporali diverse. Un conto, quindi, è l'istituzione di una riserva, altro conto invece è l'eventuale acquisizione di una parte o di tutto il territorio della riserva.

L'acquisizione è una facoltà dell'Amministrazione, perché non è assolutamente pensabile che la stessa acquisisca tutti i terreni che saranno trasformati in aree protette; invece è pensabile che, laddove ci sono delle condizioni favorevoli da valutare anche in termini economici, sia data all'Amministrazione la possibilità di intervenire attraverso l'acquisizione dei terreni, tenendo conto del loro valore naturalistico, come abbiamo chiesto tutti che venisse previsto nella legge, perché sapevamo che in questo modo il meccanismo avrebbe agevolato la realizzazione delle aree protette.

Questo però è nell'interesse di tutti, quindi non c'è niente di scandaloso. È chiaro che il tutto va gestito in modo oculato e non indiscriminato da parte dell'Amministrazione.

Personalmente sono infatti dell'avviso che le acquisizioni vadano fatte solo se strettamente necessarie, perché è assolutamente inutile acquisire tutto, ma queste sono comunque due soluzioni che hanno valutazioni temporali diverse.

Adesso dobbiamo portare avanti un discorso di protezione delle aree, di istituzione delle riserve; si vedrà poi se sarà possibile procedere all'acquisizione, nei limiti del bilancio, delle disponibilità finanziarie e delle varie priorità dell'Amministrazione. Pertanto, neanche sotto questo aspetto condivido le osservazioni che sono state fatte.

Naturalmente mi riservo di seguire il dibattito e di sentire quello che diranno l'Assessore competente e la Giunta regionale, ma ritengo che la mozione presentata dal gruppo democristiano sia infondata e quindi il nostro gruppo voterà contro.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Mostacchi.

Mostacchi (UV) Il Consigliere Riccarand ha già svolto delle considerazioni che condivido pienamente e ciò mi costringe praticamente ad eliminare parte del mio intervento, per cui mi limito ad aggiungere solo due o tre ulteriori considerazioni.

Ritengo che questa mozione sia strumentale. La legge, infatti, parla di "aree territoriali generalmente modeste", ma ciò non significa che le aree debbano essere sempre modeste; comunque penso anch'io, come il Consigliere Riccarand, che 400 ettari non siano affatto una riserva particolarmente grande.

Ho sentito dire che tale superficie è cinque volte quella della Cogne. Può anche essere vero, ma rappresenta solo il dieci o il dodici per cento dell'intero territorio di Fontainemore e non cinque volte tanto. Inoltre, se il Comune...

(...Interruzione del Consigliere Gremmo...)

Stai zitto!

Presidente Per favore, Consigliere Gremmo, evitiamo certi atteggiamenti.

Mostacchi (UV) Penso che il Comune abbia fatto bene a decidere all'unanimità di proporre l'istituzione di una riserva e l'acquisto di 120 ettari già inseriti nel territorio comunale.

Bisogna, però, stare attenti a parlare di "ambientopoli", perché quel terreno viene pagato circa 270 lire lorde al metro quadro. Non penso che con questa cifra si possa fare della speculazione. Questo tanto per dovere di cronaca.

Non credo neppure che un fatto del genere possa costituire un precedente. Se proprio volessimo cercare dei precedenti, dovremmo cercarli altrove e scopriremmo che sarebbero ben altri che non l'acquisto di un'area a 270 lire al metro quadro.

In merito alle dichiarazioni di un funzionario dell'Ammini-strazione, poi riprese dai consiglieri Trione e Gremmo, devo dire che le stesse destano forti sospetti di intrallazzi o chissà che altro, per cui io inviterei ufficialmente il Presidente Lanivi a svolgere un'inchiesta per accertarne la veridicità o meno ed a riferire in merito nel corso della prossima adunanza consiliare. Se poi quelle dichiarazioni non risultassero veritiere, dovrebbero essere assunti severi provvedimenti nei confronti di chi si è permesso di lanciare anche in modo subdolo accuse di quel genere.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bondaz.

Bondaz (DC) Sarò estremamente breve. Non avrei mai immaginato che il Consigliere Riccarand potesse essere d'accordo con la mozione da noi presentata, perché sono abbastanza notorie le sue valutazioni sulle questioni che concerno l'ambiente e le riserve naturali.

Mi spiace però dover dire che egli ha voluto fare un processo sommario, come ormai è d'abitudine nel mondo in cui viviamo, ad un funzionario dell'Amministrazione regionale, perché ciò evidentemente non mi piace.

Che si tratti di una persona o di un'altra non cambierebbe molto, dal mio punto di vista, ma non accetto che il Consigliere Riccarand faccia delle considerazioni su di un funzionario, dimenticando che nei confronti di un altro funzionario della stessa Amministrazione regionale, forse molto più legato a lui da motivi ambientalistici, la Giunta era stata assolutamente silenziosa, tant'è che non aveva detto assolutamente nulla. Eppure quel funzionario, a mio giudizio, aveva accusato di reati gravissimi l'Assessore competente a causa di un concorso ed aveva dato dell'imbecille a tutti i membri della commissione d'esame.

La Giunta fece allora una rapida inchiesta per conoscere l'accaduto, ma poi è stata silenziosa e non ha detto nulla.

Non mi piacciono i procedimenti sommari nei confronti di certuni, quando nei confronti di altri si usano linguaggi assai diversi. Quanto poi alla mozione sulla riserva naturale di "Mont Mars", io non direi che la stessa, come ha ipotizzato il Consigliere Mostacchi, è stata presentata per chissà quali ragioni o per chissà quali motivi più o meno reconditi. Poiché il nostro gruppo riteneva di essere in possesso di certe notizie, ha chiesto semplicemente dei chiarimenti.

Se il Presidente della Giunta dovesse accettare in parte o in toto la proposta del Consigliere Mostacchi, potremmo anche dichiararci consenzienti. Perché no?

Posso anche convenire che le 270 lire al metro quadro siano ben poca cosa, ma se il valore reale di quel terreno è di 50 lire al metro quadro, allora quelle 270 lire non sono più poca cosa ed il discorso è un po' diverso.

Onestamente non credo che si siano verificate cose di questo genere, però mi sembra di poter dire che il ragionamento del Consigliere Mostacchi sia abbastanza capzioso, perché parte dal presupposto della poca importanza del valore globale, mentre in realtà è il valore unitario che potrebbe essere di scarsa rilevanza.

Comunque, se l'Assessore ed il Presidente della Giunta accetteranno la proposta del Consigliere Mostacchi, chiederò che la discussione sia sospesa, per essere ripresa nella prossima adunanza consiliare ma sulla base delle informazioni e delle valutazioni di carattere amministrativo che ci saranno presentate dalla Giunta regionale e che potrebbero favorire una discussione molto più serena e tranquilla.

Ha ragione la Giunta? Ha ragione il Comitato caccia, o chi per esso, a presentare altre proposte? In questo momento il nostro gruppo si sente in dovere di sollevare questo problema che concerne una questione sentita da molte persone. Comunque, se il Presidente della Giunta accetta la proposta del Consigliere Mostacchi, la discussione potrebbe anche non proseguire oggi, ma nella prossima adunanza del Consiglio regionale.

PresidenteSe nessuno chiede la parola, dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha chiesto la parola l'Assessore all'ambiente, territorio e trasporti, Nicco.

Nicco (Ass. tec.) Vorrei provare a rispondere nel merito delle osservazioni della mozione, lasciando da parte, per quanto possibile - anche se in certe occasioni è difficile - le polemiche che attorno a tale questione si sono sviluppate. Devo dire di non aver nemmeno seguito tutte le esternazioni, tutti i comunicati, interviste che in merito si sono susseguiti. Per quel che mi riguarda, comunque, ognuno esprime le proprie opinioni dove, come e quando crede, salvo poi rispondere nel merito.

Polemiche che, come sempre, servono sicuramente a sollevare grandi polveroni, a riempire le pagine dei giornali (la carta, purtroppo, non può difendersi nemmeno quando vorrebbe ritirarsi, se non altro per non essere sospettata di complicità nel diffondere espressioni che potrebbero essere diffamatorie). Sicuramente queste polemiche non servono mai a fornire un contributo alla soluzione dei problemi.

Vengo dunque al merito delle osservazioni.

Prima osservazione fatta dai consiglieri che hanno presentato la mozione: "La riserva non pare rientrare nella definizione di riserva naturale, eccetera ".

Ricordo intanto che l'iniziativa è partita dall'amministrazione comunale che ci aveva segnalato questa zona per le sue particolarità, e vedremo quali, e ci aveva chiesto di attivarci per avviare le procedure previste per l'istituzione delle aree naturali protette. C'è stato perciò un sopralluogo di funzionari ed amministratori per valutare la situazione, ed il Servizio in ciò competente ha provveduto ad effettuare le verifiche del caso.

Che cosa è emerso? Chiunque può constatare personalmente quale sia il valore ambientalistico di carattere generale della parte alta del vallone e credo che l'abbiano fatto anche i consiglieri proponenti; però ci sono evidentemente anche degli aspetti specifici e particolari.

Il Lei Long è sicuramente una zona umida (per rimanere nelle definizioni della legge 30 luglio 1991), zona umida di alta montagna.

Vi sono in questo vallone varie entità floristiche di rilievo, in particolare, la Revue valdôtaine d'histoire naturelle del 1985 segnala:

- Delphinium elatum, vallone del Vargno, tra l'alpe Met Ros ed il Colle della Gragliasca, che è per l'appunto una delle parti inserite nella perimetrazione proposta; se poi qualcuno, come pare, ritiene che non sia sufficiente questa perimetrazione, ha solo da avanzare delle altre proposte di ampliamento per comprendere completamente quest'area. A proposito di questo Delphinium elatum si dice: "E' indubbio l'interesse della stazione segnalata, che conferma definitivamente la presenza in Valle d'Aosta";

- Gentiana utriculosa, vallone del Vargno, conca del Met Ros: "Nuova stazione per la Valle d'Aosta";

- Doronicum austriacum, vallone del Vargno, pascoli pietrosi intorno al lago Lei Long: "La stazione si trova alla massima altitudine raggiunta da Doronicum".

Questi sono solo alcuni esempi, perché non sono un esperto in materia, ma ce ne potrebbero essere degli altri.

Comunque altre pubblicazioni ed in particolare: "Gressoney, Ayas, Valtournenche: 54 escursioni naturalistiche", di Bovio, Dellarole e Giglio, segnalano l'importanza dell'area da questo punto di vista.

Il vallone in questione ha avuto un importante ruolo storico, essendo attraversato dalla strada mulattiera che collega la Valle del Lys al santuario di Oropa, tuttora utilizzata per la nota processione.

Ora si dirà: "Cosa c'entra questo con le aree protette?". Ricordo che l'articolo 1, comma 2, lettera a) della legge 30 luglio 1991, cita espressamente tra le aree da tutelare "siti o paesaggi naturali, anche con presenza di eventuali valori storici o archeologici".

Segnalo inoltre che una parte importante del territorio individuato è già di proprietà comunale, che la rimanente parte è oggi scarsamente utilizzata per l'attività agro-pastorale e che una parte dell'area già costituisce oasi di protezione della fauna.

Faccio inoltre rilevare che vi sono in loco alcuni edifici che, opportunamente ristrutturati, potrebbero costituire un'ottima sede per realizzare anche nella Bassa Valle quei campi natura estivi che già si svolgono in Alta Valle, in territorio di La Salle (a Derby) con crescente partecipazione. Ora, mi pare che proprio queste siano le attività da promuovere in quei comuni di media montagna, come Fontainemore, che non rientrano tra i flussi del turismo classico. Ci ripetiamo continuamente che dobbiamo assumere delle iniziative per favorire lo sviluppo di questi comuni: allora cerchiamo anche di operare coerentemente in tal senso.

Per tutte queste ragioni, alcune attinenti alla citata legge, altre direttamente rientranti in un progetto di più ampia portata, ci è sembrato che fosse un preciso dovere dell'Amministrazione regionale prendere in considerazione le proposte dell'Amministrazione comunale ed operare affinché anche l'area dell'alto vallone del Vargno fosse inserita tra quelle che, almeno nei nostri progetti, dovrebbero costituire la rete regionale delle aree naturali protette.

Ma più che a questi aspetti, che mi è comunque sembrato opportuno ricordare, mi pare che la prima osservazione dei consiglieri proponenti sia rivolta soprattutto alle dimensioni dell'area, essenzialmente in riferimento alla superficie, essendo la stessa di ben 440 ettari e quindi difficilmente definibile "di modeste dimensioni".

Concordo evidentemente sul fatto che l'area in questione non è di modeste dimensioni. In merito potrei limitarmi a dire che il comma 1 dell'articolo 4, come è già stato ricordato dal Consigliere Mostacchi, non recita "aree di modeste dimensioni", ma aggiunge un avverbio "generalmente" di modeste dimensioni, il che implica evidentemente che ve ne possano essere anche di non modeste dimensioni.

E tuttavia non voglio limitarmi a questo semplice ragionamento linguistico, voglio invece dire che è una questione che ci siamo posti anche noi.

La legge in questione dice che le aree naturali protette si distinguono in parchi naturali e riserve naturali. Ora un'area quale quella qui considerata non può certo essere compresa nella prima categoria, perché non è pensabile che per 440 ettari vi siano un consiglio di amministrazione, un direttore, un presidente, degli uffici, delle guardie (il Consigliere Riccarand ha ricordato i termini relativi al personale di sorveglianza)... Non vedo quindi altra possibilità che quella di inserirla tra le riserve naturali.

Tuttavia, per maggiore chiarezza in materia, in sede di revisione della legge, revisione in corso congiuntamente all'adeguamento che se ne deve fare alla legge quadro nazionale 6 dicembre 1991, n. 394, proporremo che quell'inciso sia riformulato in modo da evitare difficoltà di interpretazione.

In merito voglio anche ricordare, a puro titolo di raffronto, che nel vicino Piemonte vi sono riserve naturali regionali di 798 e 1050 ettari...

(...Interruzione del Consigliere Gremmo...)

che in Lombardia ve ne sono di 459, 675, 1586; che nel Trentino ve ne è una di 450. Mi sembra dunque che siamo perfettamente nella norma.

Anticipo un'osservazione che potrebbe essere fatta a questo proposito: la nostra è una regione di modeste dimensioni, in cui una parte importante di territorio è già occupata dal Parco Nazionale del Gran Paradiso. È vero, ma è anche vero che, per rimanere sempre nel vicino Piemonte, recentemente l'Assessore ai Parchi della Regione - lì hanno un Assessore ai Parchi, che credo sia democristiano, e non ha molte funzioni, malamente assemblate, come capita da noi - ricordava l'istituzione, finora, di ben 45 aree naturali protette regionali. In Trentino sono 24. In Valle d'Aosta 2.

Il problema di fondo è che qui ancora si considerano le aree naturali protette non come delle risorse fondamentali per una collettività, ma come degli spauracchi da cui difendersi. Io credo che prima o poi tutti assieme dovremo pur fare uno sforzo per rimetterci in sintonia, senza polemiche, senza che nessuno soffi su un braciere - che è anche fin troppo facile far ardere, specie in periodo preelettorale - da un lato con argomentazioni del tipo: "Tit pas me mestre, te robon lo bien", e dall'altra, con quella antitetica, ma in fondo convergente allo stesso obiettivo, che si vogliono regalare soldi pubblici per acquistare aree di scarso valore.

Seconda obiezione, sulle competenze, avanzata dai consiglieri proponenti la mozione: "Questo nuovo Assessorato dell'ambiente osa occuparsi di una cosa e dell'altra. Ma come si permette questo nuovo venuto di mettere il naso in tante cose! Va richiamato all'ordine!".

Prima di entrare nel merito, vorrei fare una considerazione di carattere generale, che poi non è altro che una domanda che pongo a tutti noi: "Crediamo veramente che i cittadini e gli amministratori locali siano in qualche modo interessati alle questioni di competenza all'interno dell'Amministrazione regionale, alle beghe tra Servizi, al fatto che un provvedimento sia siglato NC invece di AT (due sigle a caso)?"

Ecco, queste cose mi ricordano quelle uggiose e ridicole discussioni sulle "préséances" che per secoli si sono fatte nell'Assemblea Generale dei tre Stati. Chi ha il diritto di entrare per primo? "Le seigneur de Quart renouvelle ses protestations".

Personalmente considero ridicoli questi conflitti, perché penso all'Amministrazione regionale come ad un corpo che dovrebbe muoversi in modo unitario, armonico, coordinato, e non ad una serie di feudi o di campi trincerati, posti sotto il protettorato di signorotti o capitani di ventura l'un contro l'altro armati. Non è questo evidentemente che la gente si aspetta da noi. Ciò detto, non si tratta tuttavia di negare un problema reale, ma semplicemente di ricondurlo nei suoi giusti termini.

Voi - non io - avete partecipato direttamente alla fase legislativa in cui sono state approvate sia la legge 30 luglio 1991 sulle aree naturali protette, sia la legge 25 luglio 1991, "Istituzione dell'Assessorato dell'ambiente, territorio e trasporti", e quindi voi conoscete molto meglio di me i problemi che ne sono derivati.

Mi pare che la legge 30 luglio sia stata discussa ed approvata dal Consiglio prima dell'altra, anche se poi per la pubblicazione è avvenuto il contrario. Quindi competenze che erano prima riunite in uno stesso assessorato sono poi state divise, come è stato confermato dalla legge 29 maggio 1992, n. 19.

E' chiaro che una situazione del genere può generare conflitti di competenza e credo perciò senz'altro che sia opportuno riaccorpare ciò che può o deve essere riaccorpato. Conflitti simili non esistono solo in questo campo specifico, ma anche in altri settori dell'Amministrazione. Già è stata avviata una discussione sulla necessità di rivedere complessivamente la struttura della macchina-regione, tant'è che una mozione ha portato all'attenzione del Consiglio questo problema. Mi sembra che sia quella la sede in cui anche questa situazione possa trovare una sua giusta definizione.

Tuttavia, anche nella situazione attuale esiste un momento di sintesi e di responsabilità collegiale, la Giunta regionale, che non ha il compito di ratificare le ordinanze dei principi, ma nemmeno dei signorotti, come qualcuno forse crede, ma che ha il diritto-dovere di discutere nel merito dei provvedimenti che le sono sottoposti. E posso assicurare che sulle aree naturali protette questa Giunta ha più volte ed in modo approfondito discusso. Ciò detto, per le successive proposte di istituzione di riserve naturali, proprio per tagliare alla radice ogni possibilità di conflittualità, per quanto mi concerne non ho alcuna difficoltà a che queste siano avanzate di concerto con il collega dell'Agricoltura, perché l'obiettivo non è proprio di salvaguardare delle competenze, ma di salvaguardare invece delle aree che ci sembrano importanti.

Per quanto concerne il Comitato caccia, devo dire che per collaborare occorre che la disponibilità sia reciproca, nel senso che bisogna essere disponibili in due.

Non adesso, ma a fine agosto, avevo chiesto un incontro con il presidente del Comitato caccia, a cui, il 4 settembre, ho esposto le nostre le nostre linee di azione in materia di aree naturali protette, chiedendo la collaborazione del Comitato. Allora mi era sembrato che ci fosse questa possibilità di collaborare, tant'è che il 9 settembre scrivevo questa lettera al Presidente del Comitato caccia:

"Questo Assessorato, nel quadro dell'applicazione della legge 30 luglio 1991 n. 30, sta procedendo all'individuazione delle parti di territorio caratterizzate da rilevanti aspetti ambientali, da tutelare e valorizzare.

Nella certezza che tale questione, fondamentale per il futuro della Regione Valle d'Aosta, trovi un largo consenso anche nel Comitato caccia, chiedo la collaborazione sua e di tutto il Comitato nell'affrontare i problemi che di volta in volta potranno presentarsi".

Si parlava allora di due questioni: delle Gorges della Grand'Eyvia e del Vallone di Thuilette a La Thuile; ma comunque io dicevo "di volta in volta".

Questa lettera è lì, ma non ha mai avuto risposta. Ciò nonostante, nel recente convegno sulle aree naturali protette noi abbiamo invitato quali relatori ufficiali Carlo Trossello, ex presidente del Comitato caccia ed attuale presidente della Federcaccia, e Luigi Rivoira, membro del Conseil international de la chasse, i quali hanno fatto delle relazioni sull'attività venatoria all'interno del parco nazionale des Ecrins.

Infine, nel corso del ricordato sopralluogo nel vallone del Vargno, siccome ci era stata indicata come zona di particolare interesse venatorio quella compresa tra il colle della Gragliasca e la cima Pietra Bianca, detta area è stata espressamente esclusa, per tale ragione, dalla perimetrazione.

Sembra, quindi, che noi abbiamo fatto tutti i passi necessari ed opportuni per cercare di coinvolgere anche il Comitato caccia su questa problematica.

Questi i fatti, la nostra azione.

Azione e fatti che in un comunicato del Comitato caccia, che, a dire il vero, non abbiamo avuto l'onore di ricevere, perché evidentemente questo Assessorato ancora non esiste per il Comitato caccia, sono stati variamente definiti. In particolare si è detto:

"La risoluzione adottata dalla Giunta non è che l'ultima di una serie di tali scelte estemporanee, saltuarie, scoordinate ed attuate nella più assoluta mancanza di rispetto delle regole dettate dall'etica democratica, nella totale inosservanza delle norme vigenti, in un quadro composto da aspettative poco fondate e di mercanteggiamenti - stranamente ci sono delle parole che più o meno ricorrono - che hanno quale soldo la dignità e la personalità delle popolazioni interessate, dei valori intrinseci ai beni naturali oggetto di una presunta unilaterale azione di tutela ed i presupposti stessi della democrazia".

Vi è poi qualche riferimento alla trasparenza amministrativa. A parte la sintassi, la sostanza è certamente chiara. Commenti in merito a questa sequela di accuse, lanciata da chi, deposta la doppietta ed abbandonata per un momento la guerra ai passeri e alle lepri, ha imbracciato la penna per impartire lezioni di democrazia non ne ho fatti e non ne faccio. Ognuno esprima in merito le valutazioni che ritiene più opportune.

C'è, però, chi, più addentro del sottoscritto alle segrete cose del Palazzo, ha voluto malignamente insinuare che dietro quel comunicato ci sia qualche "longa manus", qualche consigliere (non regionale!) non propriamente disinteressato; un Comitato caccia che non sarebbe quindi attore, ma strumento. Ecco, io non oso assolutamente immaginare nulla di simile. Si tratta, eviden-temente, di dicerie. Comunque, questo aspetto della vicenda, se di questo si tratta, proprio non mi interessa. Mi preoccuperebbe invece moltissimo se il quadro di riferimento fosse un altro.

Leggo, infatti, in questi giorni di non meglio identificati interessi dietro l'area del Mont-Mars. Forse, senza volerlo, come talvolta capita, penso che sia stato toccato un punto effettivamente importante. Forse, proprio di interessi si tratta. Ciò spiegherebbe, almeno in parte, il gran polverone di questi ultimi giorni. L'area che l'Amministrazione comunale di Fontainemore e la Giunta regionale intendono salvaguardare è stata infatti in passato oggetto di interessi di tut'altra natura che non quelli di tutela e valorizzazione dell'ambiente.

Poco oltre il colle della Barma giungono gli impianti di risalita del comprensorio di Oropa. Già allora c'era chi aveva previsto uno sviluppo analogo per questo versante. Proposta evidentemente non demoniaca, pienamente legittima; ci possono essere diversi tipi di sviluppo. Ma se di questo e non di caccia si tratta, è di questo che si deve discutere.

Concludo con un'ultima annotazione.

In questi giorni qualcuno ha coniato un neologismo che ha trovato subito diffusori solerti, pronti anzi ad amplificarlo: "ambientopoli". Termine sicuramente suggestivo, frutto di notevole, pronta e viva inventiva, di cui forse non si era però ben afferrato il senso. Credo che una certa assonanza con un altro neologismo, oggi molto in voga, deve aver tratto un po' in inganno.

Mi dicono tuttavia che nell'ultima esternazione vi è stata un'interpretazione autentica di detto termine. In effetti: "ambientopoli" dovrebbe essere una parola composta da ambiente più poli. Il Devoto-Oli, dizionario della lingua italiana, dice che "poli" è il secondo elemento di composti formati modernamente col significato di città (tendopoli, megalopoli), dunque "ambientopoli" dovrebbe essere "città dell'ambiente". Benissimo, sarebbe un neologismo di cui dovremmo ringraziare l'autore, magari da utilizzare come bel titolo per la prossima rivista che il Servizio forestazione ed il Servizio tutela dell'ambiente realizzeranno congiuntamente.

Ma ci possono essere, evidentemente, anche altre interpretazioni e, soprattutto, non pare proprio quello il senso che l'autore ed i suoi adepti hanno voluto attribuirgli. Basta rileggere i giornali di quei giorni. Qualcuno ha proposto che sia loro fornita la possibilità di ripetere l'interpretazione autentica nelle competenti sedi, anche perché di tutto possiamo discutere in questo Consiglio, ma non della correttezza e dell'onestà.

Alla luce di questa ricostruzione della vicenda e di queste considerazioni, voglio concludere facendo appello all'onestà intellettuale ed alla sensibilità in materia di tutela dell'ambiente dei consiglieri proponenti, chiedendo loro di ritirare la mozione.

Presidente Hanno diritto alla parola i consiglieri proponenti e poi, per dichiarazioni di voto, tutti i consiglieri.

Ha chiesto la parola il Vicepresidente Trione.

Trione (DC) Ho chiesto la parola per rispondere ad alcune affermazioni fatte nel corso della mattinata.

Inizio dall'Assessore Nicco, che ringrazio per l'excursus filosofico e filologico col quale ha trattato il tema dell'ambiente e la parola "ambientopoli", che abbiamo scoperto in questi giorni, ma io mi limito a cogliere il succo della risposta dell'Assessore.

Per quanto concerne le dimensioni della riserva naturale - questa affermazione non è stata fatta solo dall'Assessore, ma anche dai consiglieri Riccarand e Mostacchi - è possibile quindi considerare i 440 ettari come una dimensione notevole. E' vero che nell'articolo 4 del testo della legge si aggiunge anche l'avverbio "generalmente", ma è importante che i 440 non siano considerati uno scherzo.

L'Assessore ha anche citato alcune aree di riserve naturali esistenti in Piemonte o in Lombardia, con le relative superficie. Mi permetto di far notare che le dimensioni di quelle regioni sono leggermente diverse e quindi le proporzioni di quelle riserve rispetto alla superficie totale di quelle Regioni incideranno sicuramente meno della nostra riserva.

Sono poi emerse due altre affermazioni relative alle considerazioni che noi avevamo fatto. Vorrei precisare che avevamo presentato questa mozione, come ho già detto nel mio precedente intervento, circa due mesi e mezzo fa. Allora non eravamo sicuramente a conoscenza delle dichiarazioni che sono state fatte solo pochi giorni fa. Infatti la nostra mozione si riferiva alle due o tre considerazioni sulle competenze dell'Assessorato all'agricoltura e quelle del Comitato caccia e mi pare in merito l'Assessore stesso abbia detto: "Va bene, vuol dire che d'ora in poi parleremo anche con l'Assessorato all'agricoltura...", ma solo d'ora in poi, il che ci fa pensare che forse in questa prima occasione tale collaborazione non ci sia stata.

Non mi pare poi che i rapporti con il Comitato caccia siano particolarmente idilliaci, cosa del resto dichiarata in maniera molto esplicita dallo stesso Assessore.

A mio parere, però, l'Assessore non può accontentarsi di una mancata risposta ad una lettera indirizzata al Comitato caccia o al suo presidente.

Credo infatti che, come già è accaduto in passato, l'Assessore potrebbe potuto sollecitare un incontro con il presidente del Comitato per parlare dell'argomento in questione, anche perché, se ho ben capito, non credo che in quella lettera si parlasse dell'area del "Mont Mars" e pertanto sarebbe stato il caso di parlarne in maniera più specifica.

Questi erano i motivi per cui noi avevamo chiesto la revoca della deliberazione e voglio subito dire che la nostra non era un'avversione preconcetta alla costituzione di riserve naturali, ma al modo in cui si era pervenuti a quella proposta, che sicuramente creava un precedente che io mi permetto di definire pericoloso.

Senza voler togliere alcuna competenza all'Assessorato all'ambiente, credo di poter dire che quell'Assessorato deve utilizzare quelle competenze che la legge istitutiva gli ha assegnato. Spetterà semmai a questo Consiglio ed eventualmente alla Giunta, sempreché lo ritengano opportuno, allargare, restringere o modificare tali competenze.

Per questi motivi, quindi, noi chiediamo che la nostra mozione sia mantenuta e posta in votazione.

Presidente Il Consigliere Gremmo ha chiesto la parola per dichiarazione di voto.

Gremmo (UAP) Il Consigliere Mostacchi è pregato di non fare troppo l'arrogante, specie quando dice cose inesatte, perché il Comune, in quanto Consiglio comunale, non ha mai deliberato alcunché in merito, deve ancora farlo.

Comunque, al di là di questa precisazione, devo fare due considerazioni sugli interventi dell'Assessore e del suo avvocato difensore.

Il Consigliere Riccarand fa bene a fare l'avvocato difensore di questa maggioranza, perché in tema ambientale questa maggioranza procede sparata contro gli interessi del mondo venatorio con la creazione di tutta una serie di inghippi burocratici - si chiamino: parchi, parchini, parchetti, aree protette - che io da sempre non condivido. Non è un caso che, secondo me, superando anche i limiti della coscienza democratica, il Consigliere Riccarand si sia appiattito sulla posizione che sposa queste tesi.

Caro collega Riccarand, se un funzionario, come persona che sa leggere e scrivere, gode dei diritti civili, è stato vaccinato e soprattutto ha il senso della responsabilità, dice su La Stampa, quindi pubblicamente ed assumendosene anche delle responsabilità, quello che pensa, non è censurabile, anzi è da elogiare.

Meno male che in questa Regione, dove per troppo tempo non si è parlato, qualcuno ha ora il coraggio di farlo, anche perché rischia di persona e lo dimostra il tono del tuo intervento, ma soprattutto il tono dell'intervento di quello che mi sta disturbando adesso... Presidente, sono disturbato.

Presidente Non c'è disturbo, non mi provengono rumori.

Gremmo (UAP) Presidente, c'è un notevole brusio. Grazie.

Allora, se un Dirigente responsabile ha avuto il coraggio di dire a La Stampa - e meno male che la stampa è ancora libera anche in Valle d'Aosta - delle verità spiacevoli, io credo che tutto ciò non vada censurato, ma tenuto ben presente.

Arrivo ora all'intervento dell'Assessore Nicco.

Questa è filosofia; ma noi non siamo qui a fare filosofia: se l'avessi voluta fare, sarei andato da un'altra parte. Io pensavo e speravo di avere delle risposte nel merito.

Chi se ne frega di filosofia, feudi, campi trincerati, principi, signorotti! Questa è aria fritta, nel senso che ognuno fa può fare sfoggio della propria erudizione quando, dove e come crede, ma la sostanza è molto più semplice e banale.

Gli esempi del Piemonte ricordati dall'Assessore, sono gli esempi negativi, sono proprio gli esempi che il mondo venatorio - io, per quel niente che conto sia qui che in Piemonte, gli Autonomisti che conosco io in Piemonte e la gente - ha sempre contestato, perché dovunque sono state istituite quelle aree richiamate dall'Assessore Nicco, la gente, all'inizio, forse perché aveva una certa aspettativa, era d'accordo; poi, con l'andar del tempo, quando si è accorta che dietro alle aree protette c'erano i vincoli - non si poteva neanche più passare, non si poteva andare, non si poteva far questo e non si poteva far quello - ha frenato i propri entusiasmi.

Assessore, è questa la sostanza che mi aveva mosso all'inizio, quando avevo cominciato ad occuparmi di tale questione, perché io non voglio i parchi o le aree protette. E' una cosa che mi dà fastidio, perché quell'atteggiamento di decretare per legge ed in modo astratto le tutele finisce sempre e solo per creare dei problemi alla gente del posto ed anche se adesso, magari per quello che ho capito, qualcuno può essere contento - e lo dico senza adombrare niente - poi alla fine lo sarà sempre di meno.

La sostanza è che mi pare che l'Assessore non abbia detto niente sulle critiche che sono state fatte successivamente al provvedimento, che non vengono da uno che non capisce niente, come può essere un politico che si occupa dell'argomento, ma da un tecnico.

Non è poi un problema di concorrenza tra assessorati, come qualcuno ha cercato di farci capire, superabile con un "embrassons nous" assieme all'Assessore Perrin. Non è questo il problema, perché le critiche che sono state fatte ed a cui l'Assessore non ha minimamente risposto, riguardavano ben altre cose.

Riguardavano in primo luogo il fatto che "la zona ove si scopre esservi una rilevanza botanica non coincide con quella proposta dal Comune per istituire la riserva", e su questo l'Assessore non ha risposto; ed in secondo luogo: "In caso di istituzione di riserva naturale, qualora i proprietari del luogo fossero interessati a vendere i loro terreni alla Regione, verrà sommato al mero valore merceologico del suolo il valore naturalistico dei terreni, purché siti all'interno della perimetrazione della riserva naturale".

Il Consigliere Mostacchi dice: "Ma tanto è poco!". E' il principio che allarma ed è per questo che io ho detto: "Fermiamo la macchina".

Il Consigliere Mostacchi ha chiesto al Presidente della Giunta Lanivi di creare una commissione d'inchiesta in merito. Assessore Nicco, che credo che lei rispondesse a nome della Giunta, ma su questo ha glissato, forse perché l'intervento era già stato preparato prima.

Io credo che la richiesta del Consigliere Mostacchi possa essere tenuta presente, ma ad una condizione. Bene ha fatto il Gruppo della DC a non ritirare la mozione. Contiamoci, cioè diciamo qui e adesso, pubblicamente e senza farci portare fuori strada dalle polemiche nei confronti di chi ha avuto il coraggio di avere un'opinione.

Ma come: parliamo di democrazia e poi, quando uno ha un'opinione, la motiva, se ne assume le responsabilità, trova anche gli agganci reali e forse anche legali per motivarla, lo si censura?

Ma io censuro le omertà! Io censuro i silenzi, chi abbassa la testa, chi sta zitto, chi è servo del potere, chi è servile nei confronti del potere, ma non censuro mai chi ha il coraggio di mettermi a disposizione degli elementi.

Io non capivo niente di tutta questa materia. Quando il sindaco ha detto ai giornali...

(...Interruzione...)

Eh allora anche il sindaco stia zitto, parli con le delibere! No, il sindaco va dai giornali e dice: "Gremmo è un imbecille, viene qui a rompere le scatole, stia a casa sua!".

Effettivamente, io mi sono sentito bastonato e mi sono detto: "Di fronte al potere del Comune, di fronte al potere autonomista che viene dal basso, io che non capisco niente ho sbagliato".

Poi, invece, mi trovo degli elementi che dicono che non avevo proprio sbagliato tutto e che non ero proprio così cretino. A naso, tutte le volte che ci si occupa di queste cose, io sento per definizione timore, perché mi sembra sempre una cosa fuori posto. Ecco quindi che non avevo fatto proprio male ad occuparmene.

Allora, Presidente Lanivi, lei che è un galantuomo e che è sempre molto attento a che le cose vadano per il verso giusto, la facciamo o no la Commissione d'inchiesta, proposta dal Consigliere Mostacchi?

Facciamola pure questa Commissione, però fermiamo tutto, quindi, proprio per cautelarci e forse per dimostrare che aveva ragione l'Assessore Nicco nel dire che certe polemiche erano polveroni strumentali. Qui, quando non si sa più cosa dire, si dice: "Sollevano il polverone".

Il discorso del polverone - questo non c'entra nulla - l'ho sentito giovedì alla Provincia di Torino, dove lo faceva il Vicepresidente, che l'altro ieri è finito in galera. Egli diceva: "Eh, ma voi sollevate sempre polveroni!". Poverino, adesso è in galera! Vuol dire che non c'erano tanti polveroni.

In quell'occasione, però, erano i Verdi, che, essendo molto più ancorati al territorio di qualcun altro, si occupavano del problema della cementificazione della Val di Susa.

Non nascondiamoci, quindi, dietro l'accusa dei polveroni o della campagna elettorale, di cui a me non importa assolutamente niente, perché non è questo il problema, tanto non sono certamente le chiacchiere che facciamo qui dentro che influenzano il voto, ma le dinamiche ormai presenti nella società valdostana, che sono ben differenti da quelle che pensate voi.

Quindi, polverone o non polverone, io penso che qui, per cautela e per correttezza, bisogna votare questa mozione, che, venendo dai Democristiani, è estremamente moderata e pacata; se la facevo io certamente non sarebbe stata così.

Credo che anche tra i componenti della maggioranza ve ne siano alcuni - non c'è il Consigliere Rusci, ma c'è il Consigliere Martin e c'è anche qualche altro Consigliere dell'Union Valdôtaine - che hanno un sia pur minimo spirito di iniziativa e di capacità.

Io dico che questa mozione va votata, perché ferma una situazione e lo dico proprio perché mi ha fatto ridere quell'accenno dell'Assessore Nicco al Comitato caccia: "Noi gli abbiamo mandato una letterina, dicendo che li avremmo voluti sentire, ma poi non li abbiamo più convocati".

Così dicendo l'Assessore conferma di non averli convocati nel merito, quindi la lagnanza era più che giustificata. Poi aggiunge: "Dopo non si sono più fatti vivi per esaminare un problema che era in fase avanzata di discussione e di soluzione". Ma non sono venuti perché lei non gliel'aveva detto.

Voglio dire che c'è da preoccuparsi persino a questo livello, perché neppure questo è stato fatto e quindi sono state confermate tutte le lagnanze presenti nella mozione, proprio perché l'Assessore ha confermato di non essersi neanche attivato nel merito.

Ci sono state delle dichiarazioni, che io considero autorevoli, perché i dirigenti della Regione non li ho scelti io, ma sono venuti fuori da una lunga esperienza di tipo professionale e quindi io li considero estremamente autorevoli.

Di fronte a tutto questo, credo che il minimo che si possa fare sia quello di fermare tutto e fare una pausa di riflessione.

E ai colleghi del PDS dico: qui possiamo vedere se tutti quei discorsi che voi ci avete fatto rimbombare nelle orecchie ("volti nuovi, metodi nuovi") sono reali o soltanto aria fritta.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'Ambiente, territorio e trasporti, Nicco.

Nicco (Ass. tec.) Credo che su questo tema potremmo discutere a lungo, mantenendo sempre pareri divergenti.

Molto onestamente il Consigliere Gremmo ha illustrato fino in fondo la sua posizione, dichiarandosi comunque contrario ad ogni tipo di area protetta. È una posizione di principio, sulla quale evidentemente non ci troviamo d'accordo.

Mi sembra poi che a tutta un'altra serie di obiezioni si sia già risposto e non solo da parte mia.

Per quanto concerne il valore naturalistico dell'area; è stata presentata come una proposta magari anche un po' estemporanea di questo Assessore, il quale un bel giorno si è svegliato ed ha pensato di proporre questo valore naturalistico.

Invece, c'è un preciso riferimento nell'articolo 28 di una legge che io non ho né proposto né approvato, in cui si dice esattamente: "In caso di acquisizione di terreni siti all'interno di aree naturali protette, la Regione considera ecc. ecc.". Non vedo, quindi, che cosa ci sia da discutere ulteriormente sulla questione, se non applicare questo articolo.

Qualcuno ha poi osservato che nel piano paesistico non ci sono riferimenti a questa area naturale protetta. Probabilmente non lo si è letto bene, perché sia nella relazione sia nelle norme di attuazione questo riferimento c'è ed è anche ben preciso.

Nell'articolo 95 ("Aree protette regionali") delle norme di attuazione c'è un elenco in cui è inserito anche il Mont Mars, che ritroviamo pure nel paragrafo 7.2.2 della relazione ("Parchi, aree e risorse di interesse naturalistico").

Invece, per quanto riguarda la questione forse più importante, cioè l'istituzione o meno di una Commissione d'inchiesta, io penso che se ne debbano occupare delle sedi diverse da quella del Consiglio, che è una sede politica che quindi deve pronunciarsi su quanto attiene all'aspetto politico della questione.

PresidenteHa chiesto la parola il Presidente della Giunta, Lanivi.

Lanivi (GM) Poiché mi pare che la parte finale dell'intervento dell'Assessore Nicco abbia riportato nei giusti binari il dibattito sulla mozione, mi limito solo ad alcune brevissime considerazioni.

A mio parere, il dibattito deve essere valutato positivamente, perché ha fatto emergere un confronto di posizioni, che sicuramente è destinato a proseguire, ad ampliarsi e ad approfondirsi. Pertanto, ben lungi dal considerare il confronto, anche da posizioni diverse e contrapposte, come negativo, io lo ritengo utile e positivo.

Per non scendere nella banalità di uno scontro sterile o privo di contenuti, vorrei sottolineare che l'Assessore Nicco ha detto che ci sono due aspetti. Il primo concerne il piano politico, nel senso che queste decisioni esprimono la volontà politica di questa Giunta rispetto ad una ricchezza unica e fondamentale, quella del territorio. Al di là delle proposte, è questa la preoccupazione e l'obiettivo verso il quale si vuole tendere per consentire alla comunità valdostana di difendere al meglio la sua risorsa essenziale.

Vi sono poi altri aspetti, che stiamo valutando. Mi riferisco, ad esempio, alla proposta dell'istituzione di una commissione d'inchiesta o ad altre cose. Qui mi pare opportuno fare la seguente dichiarazione.

Vi è una responsabilità politica, che compete a questo Consiglio e alla Giunta, circa l'indirizzo dell'azione amministrativa su questo problema.

Vi sono poi altri aspetti, sui quali altre autorità, al di fuori di questo palazzo, potrebbero intervenire o assumere decisioni, qualora rilevassero punti non chiari o da chiarire. Noi siamo rispettosi di questa autonomia, non ne abbiamo paura e cerchiamo di agire nel modo migliore e più corretto possibile.

Come Giunta abbiamo avviato un approfondimento sugli atteggiamenti o comportamenti assunti nei confronti del Consiglio o dell'Esecutivo regionale e, correttamente interpretando e volendo interpretare ruoli e compiti di ciascuno, fatte le opportune verifiche sulla liceità di certi interventi, ci riserviamo di assumere le opportune decisioni, ma solo dopo una seria ed approfondita analisi, non volendo colpire nessuno, ma avvertendo nello stesso tempo l'esigenza di difendere gli organi istituzionalmente preposti a decidere e ad assumere decisioni politiche.

Questo tema, su cui una prima analisi è già stata effettuata dalla Giunta regionale e dalla maggioranza, verrà ripreso e portato avanti al più presto.

PresidenteCredo che a questo punto potremmo passare alla votazione...

Mostacchi(...fuori microfono: incomprensibile...)

Bondaz (DC) Se il Consigliere Mostacchi ha la possibilità di ritirare la sua proposta, noi abbiamo la possibilità di ripresentarla.

Presidente Chiedo scusa, ma siamo stati sempre sul condizionale, nel senso che nessuno ha avanzato proposte sospensive nei confronti della mozione, né ha chiesto di rinviare l'argomento.

Comunque, se il Consigliere Mostacchi vuol meglio precisare la sua proposta, ha la parola.

Mostacchi (UV) Io mi ritengo soddisfatto dalle ultime dichiarazioni del Presidente della Giunta.

Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la mozione in oggetto.

Si dà atto che il Consigliere Agnesod non partecipa alla votazione.

Esito della votazione

Presenti: 28

Votanti: 28

Favorevoli: 11

Contrari: 17

Il Consiglio non approva