Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 2899 du 6 décembre 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 2899/IX Prosecuzione della trattazione delle leggi di bilancio per il 1992 (Dichiarazioni di voto)Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.

Presidente Colleghi consiglieri, in base alla scaletta che ci siamo dati, siamo arrivati alle dichiarazioni di voto, prima di procedere alla votazione dei vari articoli del disegno di legge 357 e poi del 358.

Il Consigliere Voyat ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.

Voyat (UV) Anche se abbiamo a disposizione ancora un quarto d'ora, non intendo approfittarne, ma ribadisco che il nostro voto sarà contrario, perché siamo convinti che il bilancio di previsione del 1992 non è veritiero, soprattutto nelle entrate, e noi ci siamo permessi di sottolineare tutti i punti in cui, a nostro avviso, non ci sono corrispondenze esatte.

Per quanto attiene alle uscite, è giusto quanto diceva l'Assessore, cioè che il bilancio deve essere un documento elastico e flessibile, nel senso che non deve essere troppo rigido, ma deve seguire l'evoluzione delle varie esigenze o urgenze nel corso dell'anno. Riteniamo comunque che alcune spese siano state sottovalutate, per cui dovranno essere assestate nel corso del 1992, mentre altre hanno consistenti finanziamenti nei fondi globali, che però non verranno utilizzati.

Senza voler ripetere le osservazioni già dette ieri, vogliamo comunque sottolineare che non abbiamo voluto fare delle polemiche, ma abbiamo cercato di dare il nostro contributo, in modo tranquillo e pacato.

Alcuni consiglieri hanno detto che non sono state proposte alternative al programma della Giunta e della maggioranza, ma io ho risposto dicendo che sarebbe stato del tutto inutile proporre emendamenti o modificazioni, dal momento che non sarebbero state assolutamente accettate.

Sappiamo anche noi che lo Stato in questi ultimi anni ha ridotto i finanziamenti alla Regione Valle d'Aosta e non c'è bisogno che ogni consigliere o assessore ce lo ricordi in continuazione.

E' stato detto che si è seguita una elementare norma di prudenza nell'iscrivere certe entrate invece di quelle che potrebbero effettivamente registrarsi nel 1992: probabilmente ci si poteva avvicinare di più alla realtà.

A quei consiglieri che hanno detto che la Valle d'Aosta è sempre più "Stato-dipendente", per l'Iva da importazione o per altri finanziamenti dello Stato, in quanto priva di risorse proprie, tra le quali quella del Casinò, che ora incide solo per il 9 per cento sul bilancio regionale, dirò che non è la Regione ad essere o a voler essere "Stato-dipendente", ma è lo Stato che obbliga la Regione Valle d'Aosta ad essere "Stato-dipendente". Noi avremmo infatti la possibilità di gestire delle economie nostre, incrementando lo sfruttamento delle nostre risorse naturali, come quella delle acque, ma ciò, contrariamente a quanto previsto dallo Statuto della Valle d'Aosta, non ci è concesso.

Se un giorno avremo l'occasione di valutare le opportunità che deriverebbero alla Regione dallo sfruttamento diretto delle proprie acque, probabilmente scopriremmo di poter beneficiare di entrate addirittura superiori a quelle dell'attuale Iva da importazione.

Sinceramente non mi è piaciuta - anche perché forse era in contraddizione con quanto avevo detto ieri mattina - la sublimazione dei contributi. Ieri è stato detto che il contributo è una prassi necessaria, altrimenti le forze politiche della maggioranza perdono voti. Ovviamente ho riassunto in modo semplicistico il discorso sui contributi. Io credo che in merito occorra fare una distinzione, fra chi ritiene più che giusto dare contributi anche a fini elettorali e chi, come noi, che siamo d'accordo con quanto è stato giustamente detto una forza politica di questa maggioranza nel suo congresso di qualche mese fa, crede che si debba cambiare direzione: non più politiche di contributi, ma bisogna andare avanti con leggi sostanziali.

Forse troppo sovente rimproveriamo questa maggioranza di non avere sufficiente trasparenza, chiarezza o coerenza - su ciò ha convenuto del resto lo stesso Consigliere Milanesio - ma a ciò siamo costretti, perché i fatti che si verificano in questa sala ci danno ragione: non c'è volontà di tenere al corrente il Consiglio, di mettere al centro della discussione politico-amministrativa il Consiglio regionale. In quasi tutte le adunanze non vengono date risposte o documentazioni ai consiglieri. Questo l'abbiamo già detto, ma continuiamo a ripeterlo. Alcune deliberazioni, approvate dalla Giunta regionale, non vengono poi sottoposte al Consiglio. Anche se la competenza è della Giunta, sarebbe bene che molte delibere fossero discusse in Consiglio. Sono state ridotte le competenze del Consiglio, mentre sono state aumentate quelle della Giunta regionale. Ecco, tutti questi fatti dimostrano che sono venute meno le motivazioni che questa maggioranza aveva sbandierato il 6 giugno 1990.

Anche in questi due giorni la discussione sul bilancio ha dimostrato che non c'è quel dialogo aperto con cui si voleva caratterizzare il dibattito. Diciamo che c'è una elencazione o una esternazione, da parte dei consiglieri dell'opposizione, delle loro impressioni o volontà, cui però si contrappone il silenzio quasi assoluto dei consiglieri della maggioranza. Pertanto, le accuse che una volta venivano rivolte alla precedente maggioranza, oggi possono tranquillamente essere rivolte all'attuale maggioranza: niente è cambiato in meglio, quasi tutto è peggiorato.

L'aspetto fondamentale è ravvisabile nell'articolo 2 della finanziaria, sul quale non ho ancora avuto delle spiegazioni tecniche. Noi diciamo a chiare lettere che l'abrogazione di quella norma avrebbe dovuto essere fatta in un altro modo, facendo apparire in bilancio le cifre sia in entrata, sia in uscita, e non abolendo una norma e trasferendo i fondi direttamente ad un'altra, senza che in bilancio ci sia una certificazione del passaggio.

Per tutte queste motivazioni, per il fatto che questo bilancio, pur avendo beneficiato di consulenze senz'altro non a titolo gratuito, date nel 1990 e nel 1991, non dà a questa Giunta la possibilità di presentare un bilancio che avrebbe dovuto maggiormente rispecchiare le necessità della Regione Valle d'Aosta.

Presidente Il Consigliere Rollandin ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.

Rollandin (UV) Merci, monsieur le Président. L'analyse qu'on a essayé de faire de ce document, dans cette assemblée, a été, pour ce qui est possible, sérieuse. On a essayé de ne pas être trop superficiel et, en même temps, de ne pas être trop attentif uniquement aux numéros si froids et peu intéressants. On a, au contraire, essayé de faire une analyse politique de l'effort que, en tant que communauté, nous devrions faire pour dépasser des moments difficiles et en même temps pour nous insérer, à plein titre, dans une réalité nouvelle qui est sans doute l'Europe.

Je crois que plusieurs conseillers ont dédié pas mal de temps à l'analyse Censis. J'estime qu'il s'agit sans doute d'un document important. Quelqu'un a dit: "Je doute qu'il y ait des conseillers qui n'ont pas lu le document Censis". On pourrait même avoir le doute que quelqu'un n'ait pas lu le budget. La chose, à mon avis, ne serait pas si drôle et je pourrais même dire que ce ne serait pas la première fois.

Je crois en même temps devoir dire que, à propos de la relation de l'Assesseur, on a apprécié certains passages, mais qu'on a dû pour d'autres thèmes préciser notre avis et les soumettre à une critique constructive. On a essayé même de dire que ce "Bignami" de la relation du Censis ne pouvait que être à l'attention des conseillers, surtout pour ce qui est de l'aspect plus politique, car la partie technique, qui très souvent ressort, comme il est normal, dans cette analyse, a des justifications qui peuvent être acceptées comme critiquées. Le sens de ce débat, au-delà de la opposition qui serait vide et parfois même inutile, est celui de mettre en relief les remarques et les points qui peuvent être, à notre avis, améliorés et considérés d'une façon différente.

Je crois que cette assemblée doit faire une remarque importante: personne ne s'est mis, par exemple, à reprendre la polémique Usellini sur la possibilité de réduire les neuf dixièmes; personne n'a repris ce thème. Au contraire, on a donné comme acquise la défense d'une loi constitutionnelle qui a représenté un résultat important pendant une certaine période.

Ce qu'on a voulu souligner c'est que, malheureusement, au point de vue financier, l'aspect Europe est en train de marcher plus vite de ce que l'on pensait. C'est la raison pour laquelle il y a une commission qui doit travailler dans ce sens et qui a déjà oeuvré dans cette direction. Le Président de la commission, monsieur Lanivi, a bien fait de la convoquer et de reprendre le discours pour essayer au moins de comprendre quel est l'engagement que nous pourrons avoir dans ces années et surtout ce que nos pouvons faire pour prévoir une politique qui soit à même de résister.

Je reprends des mots que j'ai entendus à cette rencontre sur l'agriculture qui s'est tenue il y a quelques jours et que j'ai appréciés. Quelqu'un qui siège au Parlement européen, monsieur Chiabrando, a dit: "Il y a une lutte, il faut résister contre une tentative de planifier. Planifier dans le sens d'enlever les montagnes et, par conséquent, de ne plus faire comprendre quelles sont les différences". Je ne veux plus insister sur ce thème, mais ce n'est pas pour reprendre des questions de privilège. C'est pour faire, au niveau économique et, par conséquent, au niveau des choix politiques, des reliefs qui sont nécessaires. On ne peut accepter qu'il y ait dans certains domaines tout simplement des considérations qui vont au-delà de la réalité et qui risquent de détruire, face à une politique de grands numéros, les entités comme la nôtre. Je crois que, au niveau des progrès Europe, nous courons des risques non indifférents.

Je crois que c'est un peu faible, à ce sujet, la prise de position qui a été adoptée par la délibération du mois de novembre 1991 - je n'ai que cette délibération jusqu'à présent - pour les problèmes de l'Europe. Dans cette délibération, on a chargé une entreprise - je ne connais pas son activité, mais j'estime qu'elle sera à même de faire son travail, c'est la "Luigi Serra Intertrade srl" - de faire un travail qui dépasse les compétences normales d'une convention. A ce sujet, comme les collègues l'ont déjà rappelé, il y a toute une série de problèmes. Tout d'abord, on a oublié des problèmes qui pourront toujours être insérés. Par exemple, l'on dit: "Inoltre la società dovrà curare l'immagine e gli interessi della Valle d'Aosta presso i seguenti enti comunitari presenti a Bruxelles: Feoga, Fondo sociale, Fsr, Ceca, Euratom, la politica energetica nucleare". Je crois que peut-être on en a oublié d'autres aussi intéressants: la télématique ou les problèmes de l'Interreg qui ont déjà des projets concrets et qui ont déjà été acceptés par la Communauté européenne.

Cette société ne peut pas se substituer à un engagement qui doit être politique. Attention à croire que la société telle ou la société telle autre peut résoudre nos problèmes! Ou il y a l'engagement direct ou il y a l'engagement de chaque membre du Gouvernement face aux problèmes autrement on risque de donner trop de pouvoir à des conventions qui font leur travail - ici il s'agit dans les trois ans de 2 milliards - mais qui ne pourront jamais faire ce que le politique doit faire, c'est-à-dire avoir des rapports pour faire comprendre la réalité.

C'est dans ce sens que nous avons souligné cet aspect important qui est la vie de demain. On regrette qu'il y ait un manque d'attention, après j'espère que les faits seront là pour nous démentir, mais à aujourd'hui, avec ce budget, on n'a pas cette sensation.

Les problèmes qui se posent et qu'on a voulu solliciter sont liés à une période difficile même pour notre région qui, à notre avis, n'est pas mise en évidence par cette relation, ce qui peut-être a été fait dans d'autres temps. Je crois qu'on risque de lire cette relation et pour ce qui est de la situation de crise de l'emploi on a l'idée qu'il y a quand-même une situation normale, qu'il y a quand-même une situation qui reprend les thèmes du Censis, qui dit qu'il y a eu une période de crise et que, à présent, nous sommes en train de la dépasser. Malheureusement, ces derniers mois nous disent que les faits sont là pour démentir cette prévision. J'attendais, dans ce sens, la présentation d'un fond qualifié pour dépasser ce moment difficile. Je crois que c'est un thème sur lequel il faudra revenir.

Ce serait impossible de faire aujourd'hui, en conclusion du débat sur le budget, un approfondissement de tous les thèmes qu'on a énoncés, car avec un budget on va reprendre l'ensemble des thèmes de notre région. Je crois tout de même qu'il serait intéressant de retenir certains problèmes et, par la suite, de pouvoir prédisposer des phases d'étude qui seront faites surtout au niveau de cette Assemblée, des phases de réflexion sur les grands thèmes et je crois que, à ce sujet, le problème de l'économie, le problème des recettes est un problème important. Tout le monde l'a dit. Je crois que les aspects Casino et Tva sont là pour nous dire qu'on doit reprendre avec attention ce qui se passe pour savoir quel sera le futur de 1993. S'il y a la volonté politique nous avons la possibilité d'avoir des réponses satisfaisantes. J'estime qu'on sera là pour solliciter une reprise d'attention dans ces deux domaines.

Toujours au niveau des recettes, je me permets de solliciter l'application intégrale de la loi 690. J'espère que les rencontres avec le ministère compétent auront un essor positif, car ce serait important, dans ces délais, de connaître le futur à ce sujet, afin qu'il n'y ait pas le risque, encore une fois, de faire passer une année sans avoir des réponses, vu que nous allons vers les élections politiques et vers une période très difficile où ce sera presque impossible d'avoir des interlocuteurs.

L'autre problème que je veux souligner à nouveau est le problème des frais obligatoires. Là malheureusement le domaine de la santé clochera d'autant plus si on tient compte du fait que d'ici quelque temps nous devrons, à l'évidence, prendre acte que les fonds ne sont pas suffisants. On a insisté sur le thème de la "qualità della vita". L'ont repris des congrès et l'ont dit les experts: la qualité de la vie est liée à une série de facteurs, entre autres, aussi, à la possibilité d'avoir pour notre communauté un système sanitaire qui soit à même de donner une réponse sérieuse et dans les plus brefs délais à la population. Aujourd'hui ceci n'est pas possible pour toute une série de raisons, dont la première est la question de l'hôpital. J'espère qu'il aura une intervention définitive dans les plus brefs délais. On ne peut plus attendre des années pour décider ce qu'on veut faire, car, dès le moment où l'on décidera, il faudra attendre encore des années avant d'avoir les résultats du choix. Je regrette de voir qu'il n'y a pas eu de réponses à ce sujet, qu'il n'y a pas eu d'adresses.

Comme on n'a pas eu d'adresses sur les grandes infrastructures: là aussi on a parlé d'un congrès qui devrait trancher à propos des grands axes routiers. Je doute que, à ce moment, l'on puisse avoir une réponse positive tout court. On risque là aussi de perdre le train car les autres sont en train de faire des pas de l'avant importants.

Il y a des raccords très intéressants. J'estime que ce serait intéressant, à ce sujet, de voir une carte qui a été publiée sur une revue de la Communauté européenne, où on revoit la Vallée d'Aoste comme une île: "l'isola Valle d'Aosta". C'est tellement évident à tous les niveaux. Il y a un plan qui reprend les conséquences de l'ouverture de l'eurotunnel de la Manche, et qui dit que tout le trafic arrivera juste à côté de la Vallée d'Aoste. Il arrive jusque-là sans savoir ce qui se passera pour les infrastructures.

J'estime que sur ces thèmes il faudrait avoir, dans les plus brefs délais, une réponse et je crois que les mêmes aspects sont liés à la qualité de la vie, à la possibilité d'avoir un développement dans notre région qui soit conséquent.

Je ne veux pas reprendre les grands thèmes de la pollution de l'air et de l'eau qui deviennent toujours plus inquiétants. J'ai lu "la politica delle acque", qui est liée à la réalisation de l'aqueduc du Mont Blanc. Je crois que pour la politique des eaux il y avait déjà un plan au niveau régional, mais le problème principal est celui de savoir ce qu'on veut faire à propos de la gestion qualifiée des ces grandes infrastructures.

Voilà quelques raisons qui nous portent à dire que nous avons des critiques sérieuses et concrètes à faire à ce budget et c'est justement la raison pour laquelle nous voterons contre ce budget.

Une dernière remarque. Quelqu'un a voulu parler de haute politique et de l'attitude d'une force comme la nôtre par rapport à un débat qui est en train de se mener au niveau italien et même au niveau européen. Je crois que ce thème méritera un approfondissement, mais l'Union a eu ces positions depuis longtemps et ne peut pas être confondue avec d'autres forces qui travaillent ailleurs et qui, peut-être, ont d'autres intérêts. Je ne voudrais pas qu'il y ait de la confusion. Quelques-uns ont fait des affirmations qui restent à eux et qui ne doivent pas intéresser une force comme la nôtre. Le thème doit être repris. Il y aura le débat sur les thèmes institutionnels et d'autres mieux que moi pourront faire des remarques. Il s'agit, à mon avis, d'aspects intéressants et qui deviendront d'actualité d'ici très peu.

Presidente Il Consigliere Riccarand ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.

Riccarand (VA) A nostro avviso, i disegni di legge 357 e 358 hanno una impostazione che contrasta con l'esigenza di modificare in profondità la politica della spesa regionale. Questa esigenza è stata rilevata da molti consiglieri, non solo dell'opposizione ma anche della maggioranza e non solo da oggi. Essa era indicata in modo molto chiaro anche nella ricerca del Censis, che è stata più volte citata in questo dibattito.

A nostro avviso, in questi documenti c'è anche un rilevante passo indietro rispetto alle stesse enunciazioni fatte lo scorso anno, in sede di presentazione del bilancio di previsione, con una relazione dell'Assessore alle finanze che sostanzialmente è priva di mordente, di incisività e di elementi in grado di indicare una solida strada rispetto al futuro e con il dato, che credo vada ancora una volta rimarcato, dell'assenza di una relazione del Presidente della Giunta.

Questa circostanza, evidentemente, indica anche una sottovalutazione politica di questo momento di dibattito e che il momento del dibattito politico sul bilancio di previsione è stato sostanzialmente degradato ad un momento burocratico, mentre dovrebbe essere il momento di programmazione per eccellenza delle scelte politiche ed economiche per il prossimo anno e per il prossimo triennio.

C'è poi una scarsa coerenza tra i progetti che stanno "bollendo in pentola" (ampliamento del Casinò, progetto Mercedes, progetto Olimpiadi...) ed i dati di questo bilancio, che sono assolutamente "silenziosi" rispetto agli effetti finanziari di tali progetti, sia per quanto riguarda le spese che essi comportano, sia per quanto riguarda le eventuali entrate.

Ancora una volta c'è una scarsa attenzione complessiva per la politica delle entrate, con incertezze nelle previsioni di importanti capitoli. In particolare, tutta la questione che riguarda l'Iva è trattata, a nostro avviso, con estrema superficialità, soprattutto in considerazione della sua delicatezza.

Per quanto riguarda la spesa, non si può che ribadire ancora una volta l'ulteriore e pericoloso rigonfiamento della spese correnti, in particolare delle spese per il funzionamento istituzionale.

A nostro avviso, il bilancio è quindi sostanzialmente senza idee nuove. Mi sia permesso dire che l'unico guizzo che ho trovato è stata la copertina, che potrà piacere o meno, ma che comunque rappresenta un tocco di novità rispetto ai bilanci che eravamo soliti esaminare; ma per il resto c'è veramente poco di nuovo.

Il bilancio ripete sostanzialmente il passato e soprattutto non è all'altezza di un anno importante e di svolta come il 1992, durante il quale il processo di integrazione europea compirà un decisivo passo in avanti e si modificheranno profondamente tanto il quadro politico quanto quello economico, all'interno dei quali ci troviamo ad operare.

Abbiamo quindi a che fare con un bilancio di previsione che noi riteniamo al di sotto del minimo necessario per ben governare la Valle d'Aosta. Il nostro giudizio è pertanto nettamente negativo ed il nostro voto sarà contrario.

Presidente Il Consigliere Cristina Monami ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.

Monami (PCI-PDS) Ci dispiace davvero che il nome del nostro Gruppo desti ancora confusione, ma d'altra parte ci chiamiamo così per ragioni storiche, che hanno interessato centinaia di migliaia di persone. Questa storia ha settant'anni, perché è nata nel 1921. Pertanto, sì PCI, perché le persone che qui sono presenti e che appartengono a questo Gruppo provengono da quella matrice culturale e politica e sono state elette nelle liste del PCI.

E' stato il PCI, il Partito Comunista Italiano, che ha voluto modificarsi, e questo l'ha fatto per tantissimi motivi, ma fondamentalmente per uno. Si diceva che l'obiettivo fondamentale era quello di riformare la politica. Come si fa a riformare qualcos'altro se non si è in grado di rinnovare se stessi? Per questo il PCI ha dato origine al suo "erede", il PDS, e gli ha chiesto di trasformarsi e di trasformare le sue strutture politiche e le sue abitudini mentali. Ciò è molto difficile, non tutti ci stiamo riuscendo e qualche volta lo facciamo anche male, ma questo è uno dei compiti che ci siamo dati.

Il PCI cerca anche di trasformare i propri schemi interpretativi della realtà. Non so se ci riusciremo, ma penso e spero di sì.

Noi crediamo che ancora oggi una grossa forza di Sinistra, una formazione di Sinistra importante, come potrebbe essere il PDS in futuro, possa avere un ruolo non indifferente nella società.

Ci siamo fatti portavoce di un forum della Sinistra. Probabilmente anche in questo abbiamo commesso degli errori, nel senso che siamo stati, forse, discontinui, incerti, contraddittori e credo che dobbiamo accettare in senso positivo le critiche che ci vengono mosse, per migliorare il nostro modo di operare. Forse posso dire che il forum non è e non dovrebbe essere un'operazione di vertice, infatti abbiamo cominciato a fare le nostre riunioni nelle comunità montane, incontrandoci con la gente. Abbiamo avuto buoni risultati, speriamo che continuino e speriamo che continuino anche le critiche che ci fanno migliorare.

Questo naturalmente non ci discolpa, ma forse posso dire che non siamo la sola forza di Sinistra che in questo momento dimostra incertezze e contraddizioni. Comunque sia, siamo il PDS, vorremmo la riforma della politica, vorremmo riformarci nei nostri modi di interpretare la realtà, vorremmo una Sinistra grande ed importante, e credo che anche questi siano stati i presupposti per i quali abbiamo aderito a questa coalizione di governo. La nostra adesione è stata programmatica e ci siamo riconosciuti su un programma comune.

I fondi globali del bilancio oggi in discussione e le voci presenti nei fondi globali testimoniano la presenza di un programma e di una volontà politica. Il programma esiste ed esistono delle volontà politiche che ci interessano e che riteniamo qualificanti per alcuni versi. Crediamo, però, che sia compito inderogabile ed importante delle forze che compongono questa maggioranza, sottoporre a verifica il proprio operato. Mi auguro che le forze di questa maggioranza abbiano la volontà politica, la forza e la capacità di poterlo fare, di tradurre in concreto i propositi espressi a parole e di verificare anche la propria progettualità.

Vorremmo che tutto questo avvenisse sulla base di un confronto reale e costruttivo con l'opposizione. Se mi è consentita una battuta, questo confronto diventa sovente scontro, ma noi speriamo e vorremmo che questo confronto divenisse sempre più maturo da entrambe le parti e desse una faccia nuova alla politica che facciamo qui dentro.

Riteniamo anche che la scelta dell'Assessore Lavoyer, di avvalersi di uno studio importante quale quello del Censis, sia un fatto importante. Per noi questo è un segno di discontinuità rispetto al passato, da non sottovalutare.

Paradossalmente, il Censis, fornendoci tutta una serie di dati e dandoci certe indicazioni, per certi versi dice cose che alcuni di noi, dall'opposizione, hanno detto in passato ed altri dicono ora. Ecco, benché questo studio debba ancora essere riletto, studiato ed elaborato, ci pare che sia importante e ci è piaciuta la scelta dell'Assessore di averne tenuto conto.

Sarebbe inutile continuare a dirci che la società cambia - ce lo diciamo un po' troppo spesso - se davvero non cercassimo di operare mutamenti nel nostro modo di essere e negli strumenti che usiamo per governare la Regione.

D'altra parte, anche altri consiglieri hanno riconosciuto l'importanza e la validità di questo studio. Noi riteniamo che anche gli altri assessori debbano agire con discontinuità. Alcuni lo stanno già facendo, mentre da altri ci aspettiamo questa discontinuità che l'Assessore Lavoyer ha voluto portare col suo lavoro di oggi.

Allo stato attuale delle cose e per i motivi che ho detto, diamo il nostro voto favorevole a questo bilancio e possiamo anche dire alla Giunta che lo diamo "sub judice", nel senso che ci aspettiamo davvero che le forze politiche che compongono questa coalizione si diano da fare per verificare le loro intenzioni ed il loro operato.

Presidente Il Vicepresidente Stévenin ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.

Stévenin (UV) Merci, monsieur le Président. En annonçant que nous voterons contre le budget annuel de 1992 et le budget triennal 1992-1994, je tiens à faire quelques considérations à ce sujet et à donner ensuite les raisons de mon vote.

J'ai lu, comme d'ailleurs je pense beaucoup de conseillers, avec beaucoup d'attention la recherche du Censis et je crois que sans doute il s'agit d'un instrument intéressant bien qu'un tas de données soient connues auparavant.

J'ai tout de même remarqué des limites. La première concerne la vérification, ainsi elle est appelée, "che il valore aggiunto regionale ha subìto un aumento inferiore di un quarto rispetto alle regioni dell'Italia del Nord e dell'Italia nel suo insieme".

La seule indication qui soit donnée à ce propos est celle-ci: "A fronte di un posizionamento complessivo di relativo vantaggio economico, sembra essere insufficiente la capacità di attivare le risorse disponibili necessarie per dare una nuova linfa allo sviluppo locale".

Ceci n'est pas suffisant, seulement à travers une analyse approfondie on pourra rechercher les causes et les raisons qui ont porté à la stagnation actuelle et, par la suite, proposer des remèdes.

Je crois tout de même qu'une évaluation ou quelques considérations méritent d'être faites à cet égard. Evidemment la perte d'emploi dans le secteur industriel est une des raisons importantes. L'emploi, dans ce secteur, donne une valeur ajoutée élevée, plus élevée que celle dans l'emploi public ou celle dans le secteur tertiaire: artisanat, commerce et tourisme.

Deuxièmement, les investissements dans le secteur social engendrent bien sûr du bien-être, mais ne donnent pas de valeur ajoutée: les crèches, les services à domicile, les micro-communautés pour les personnes âgées... Evidemment ceci ne donne pas de valeur ajoutée.

En troisième lieu, les grandes infrastructures, l'autoroute par exemple, mais également le remaniement des écoles, le remaniement des structures communales, les remaniement des structures sportives non plus ne donnent pas de valeur ajoutée dans l'immédiat.

Le rapport Censis, par la suite, ne prend pas en considération la moyenne montagne, qui est le vrai point faible de l'économie valdôtaine, parce que évidemment là il n'y pas d'industrie, le tourisme ne connaît qu'une seule saison, l'été, et voilà donc la crise de l'hôtellerie, le déplacement dans la plaine ou bien dans la montagne, dans la haute vallée, là où le tourisme est plus fort du commerce et de l'artisanat. Tout cela non plus n'est pas pris en considération dans le rapport de l'Assesseur aux finances, ni dans le budget.

D'ailleurs, le rapport de l'Assesseur n'est qu'un document de bonnes intentions, très riche en principes généraux, mais pauvre d'idées et de projets concrets. Il suffit de lire, là où l'on parle d'industrie: "Notevole è l'impegno che il Governo regionale deve assumersi nei confronti del settore industriale, sia per salvaguardare ciò che oggi esiste ed è produttivo, sia per sviluppare e promuovere nuove iniziative volte a rafforzare complessivamente il settore e la sua potenziale occupazione". Mais, ensuite, il ne nous est pas dit comment et par quelle action on peut réaliser cet engagement. La Cogne est en train de préparer un nouveau plan qui prévoit l'élimination d'autres 400 emplois. C'est ce qu'on dit ces jours-ci à l'intérieur de la Cogne, c'est ce que le Président du Gouvernement et l'assesseur compétent devraient savoir, et je crois qu'ils devraient mettre au courant le Conseil régional de ce qui est en train de se passer à l'intérieur de cette usine importante pour notre région.

On parle encore de "programmazione, che si vuole molto flessibile, accompagnata da una selezione che, con concertazione e coinvolgimento" devrait - je dis devrait - modifier l'actuelle situation. Par contre, sont énoncés des principes vagues et faibles, nébuleux et velléitaires. Les tendances programmatiques dans le terrain institutionnel, dans le développement d'infrastructures, dans la tutelle de l'environnement proposent des problèmes déjà vus et parmi ceux-ci le problème d'Aoste capitale qui est cependant en retard vis-à-vis des exigences de la ville.

Et encore, peut-on imaginer de résoudre le problème d'Aoste sans tenir compte que cette ville est au centre d'une "area urbana" qui intéresse neuf communes de la première ceinture et sept de la deuxième ceinture et, donc, environ 62mille habitants?

La viabilité, les services, les infrastructures communes sont désormais des problèmes d'ordre consortial, même je dirais régional. Nous aurons la possibilité de discuter bientôt dans ce Conseil de la loi présentée par le Gouvernement, "Interventi per la riqualificazione di Aosta quale moderno capoluogo regionale", et là on pourra mieux analyser ce problème.

La présence de la Vallée d'Aoste sur la scène européenne, le sens de l'autonomie, les gens, les partis et où va la société des années 2000, on dirait que tout cela, qui a été écrit dans la relation, a été écrit par un apprenti sociologue optimiste et détaché des problèmes de la réalité valdôtaine qui exige, par contre, des projets précis, détaillés, finalisés, étudiés par des personnes compétentes, intellectuellement honnêtes. Cela - hélas! - a été négligé et a été négligé également à l'occasion de la nomination récente des membres dans les conseils d'administration et des commissaires aux comptes dans les sociétés à participation régionale, du fait que les choix des partis l'ont emporté sur les capacités professionnelles.

D'ailleurs notre jugement sur l'actuelle majorité est tranchant. Cette majorité n'est pas à même, n'est pas à la hauteur de gérer les transformations en cours et le défis des années 2000. Les choix de cette majorité et les non-choix pèseront lourdement sur l'avenir de notre pays. D'une part on déclare de bonnes intentions: démocratie, centralité du Conseil, transparence; dans les faits concrets c'est tout le contraire et on assiste à une toujours plus évidente dégradation de la vie politico-administrative.

C'est pour toutes ces raisons que nous voterons contre ce budget. Merci.

Président Le Viceprésident Bich a demandé la parole pour déclaration d'intentions; il en a la faculté.

Bich (Ind)Avevo terminato il mio intervento di ieri lasciando "sub judice" alcune decisioni ed in particolare il voto sul bilancio. Trovavo interessante il punto centrale della relazione dell'Assessore, che veniva preso dallo studio del Censis, già citato da diversi consiglieri, e che mi sembrava fortemente innovativo, specie laddove "selezione" e "sperimentazione" erano individuate come "due parole chiave per lo sviluppo futuro".

La relazione dell'Assessore aggiungeva "non più politiche onnicomprensive", cioè quelle in cui il cittadino va all'istituzione, chiede e, in base ad un particolare processo amministrativo, riceve una risorsa, una parte del bilancio, un finanziamento. In questo caso chi guida è il cittadino, nel senso che è il cittadino che va all'amministrazione e fa personalmente le sue scelte. Qui, invece, si parla di politiche selettive, ma nella selezione c'è la gerarchia delle scelte (De Rita parla di "gerarchizzazione"), quindi siamo di fronte ad una decisione politica. In questo caso, chi guida è l'amministrazione pubblica, il governo regionale.

Mi sembrava un'importante inversione di tendenza, un modo di operare copernicano, perché premia i soggetti "che sostengono comportamenti strategici e imprenditoriali qualificanti". Questo punto mi faceva vibrare le corde vocali e quindi avevo chiesto di darmi contezza di ciò, di farmi vedere che sul piano politico ciò avrà qualche realizzazione.

La scienza politica e la filosofia di questo bilancio mi stanno bene, sempreché siano imperniate su questo criterio, però mi dovreste anche dire qual è il supporto politico, dove andiamo a finire, come vengono assunte le decisioni, se sono conseguenti, se l'impianto del bilancio contabile e amministrativo, come documento di riferimento, recepisce ed assume questi criteri.

In sostanza, senza scomodare "La fattoria degli animali" di Orwel - quando non si sa che cosa dire la si tira sempre in ballo - in questo caso si dice: "Abbiamo sempre considerato l'Amministrazione regionale come la mucca da mungere". In effetti c'è questo concetto ripetitivo di andare a prendere il latte e di usarlo come nutrimento, senza che però diventi fattore di crescita.

Invece, salta fuori - passatemi la battuta - un'Amministrazione regionale "chioccia", che fa crescere i soggetti e li svezza, poi toglie loro l'ombrello di garanzia del sistema spartitorio - nel senso buono - dell'economia, quello che cristallizza tutto e lascia spazio alle nuove imprenditorialità, alle "chances" di vita. Questo era un aspetto molto interessante.

Invece, dal documento contabile e dai progetti generali questo non viene più fuori. Abbiamo quindi dichiarazioni nuove, accompagnate però da documenti contabili vecchi. Questa frattura va rilevata, perché c'è e probabilmente sarà sanata in seguito. Ecco la ragione del "sub judice", che probabilmente può rientrare, perché il pacchetto-bilancio può diventare un documento omogeneo. Non lo so, è ancora tutto da vedere.

E' ancora da vedere se il prodotto amministrativo - le delibere, non le leggi - sarà rispondente ai princìpi enunciati. Si tende sempre a svilire la parte amministrativa, ma attraverso essa si spende l'ottanta per cento dei quattrini, perché è nella struttura "provinciale" dell'apparato istituzionale, la cui gran parte è costituita da contributi, che non emergono per niente la selettività delle scelte e l'orientamento gerarchizzante.

Ciò è difficilissimo e lo capisco. Io ho amministrato enti molto più piccoli e limitati, però mi rendo conto che la spinta esterna è pesante. Non solo, ma esiste il sistema dei partiti (ieri ho voluto lasciare spazio nel mio intervento al sistema dei partiti, non chiamandomi fuori, perché ho anch'io un certo senso autocritico).

Il discorso del Consigliere Cristina Monami ha tutto il pregio di questo senso autocritico che deve permeare tutti, perché nessuno di noi può permettersi di discutere in merito "ex cathedra"; ha dato più che mai forza a questo voto di scambio e quindi alla politica onnicomprensiva, in cui sta dentro tutto.

Allora ieri chiedevo: "Ma il sistema dei partiti può essere in qualche modo migliorato? Possiamo cambiare e valutare meglio quali sono le piattaforme politiche omogenee che possano supportare i criteri enunciati da De Rita e dall'Assessore Lavoyer? Ci sono?". Ho avuto poche risposte e qualche sberleffo. Non so se l'epiteto "zuzzurellone" era per me.

Resta il fatto che questo problema è centrale e non è un voler mischiare il diavolo con l'acqua santa, perché, quando si parla di bilancio, ineluttabilmente si va a finire negli strumenti politici per portare avanti il prodotto amministrativo e nella macchina per produrre spesa e per dare mobilità alle risorse. Questo è il problema.

I partiti ne escono come prima. Forse l'intervento che ha avuto maggiore valenza è quello del Consigliere Cristina Monami, che ringrazio. Il suo intervento è stato senza protervia ed ha fatto capire le difficoltà che ci sono nei partiti ed in particolare in quelli della Sinistra - beninteso, non solo nel suo partito - e la difficoltà di superare questo senso di stallo e di sconforto.

Si parla di "Sinistra grande ed importante". E' un richiamo allettante, che sentiamo un po' tutti; è un riferimento storico, perché cento anni fa eravamo tutti insieme e la Sinistra era un contenitore che aveva dentro di sé varie sfaccettature e tutto il suo patrimonio cromosomico. Forse c'è questo richiamo ancestrale a tornare come allora, anche perché allora ci sentivamo forti ed eravamo un fattore di crescente innovazione, anche se poi le cose sono andate come sono andate. Vorremmo però ristabilire questo senso.

Si è largamente sottolineato l'aspetto del forum, ma il forum non è la comunità montana. Cristina Monami, non andiamo a valutare la riaggregazione della Sinistra a Chamois. La valenza di una nuova Sinistra deve semmai partire - tu l'hai detto molto bene - da un programma comune, da spunti comuni. Forse può nascere proprio da quest'aula, che è la maggiore espressività politica, la possibilità che se non riusciamo a metterci d'accordo su un programma, mettiamoci d'accordo almeno su alcuni punti.

Allora questa sera mi sento di fare una proposta precisa: perché non ci mettiamo d'accordo su due o tre punti qualificanti per il periodo di fine legislatura? Perché nell'ambito di questo forum non identifichiamo due o tre progetti significativi per la Sinistra, che abbiano forza, che abbiano richiamo e rilancio, che siano una molla di ripresa dell'iniziativa?...

(...interruzione...)

... Da concordare evidentemente. Io non voglio fare polemiche, perché mi son ripromesso di non fare più polemiche.

Partendo da quella base ci potremmo riaggregare ed avanzare le nostre proposte da questa tribuna. Questa potrebbe essere una via, che potrebbe avere anche un senso.

Qui, invece, la parola è sempre alla politica, ai partiti. Cristina, potremmo dire con Dante - "Se tu, Lapo, ed io fossimo presi per incantamento...", ma qui l'incantamento non c'è. C'è invece una colomba che cade nello stagno, che si riprende... e poi non ho capito bene. Anche qui la valenza politica doveva saltar fuori dal governo, perché non si può ridurre tutto allo spunto-farsa, anche perché in tutti noi c'è forse la volontà di fare delle battute: ci conosciamo tutti e quando siamo stanchi abbiamo anche questa necessità.

Santo cielo! L'espressione collegiale del governo, la proposta politica, le controdeduzioni politiche devono avere un senso cartesiano, invece ieri non hanno avuto questo senso, ma quantomeno dovevano essere capite, perché il tutto non può essere ridotto al piccolo dialogo romanesco alla Trilussa.

Non è una polemica che voglio fare con il Presidente della Giunta, anche perché ho riso molto con lui, che è stato cordialissimo e piacevolissimo in un colloquio che abbiamo avuto. Quello però era forse il momento di dare un certo segnale politico e dire che cosa volete fare.

Questa contraddittorietà, questa incapacità di raggrumare, di rimettere insieme, di dare la bussola, di dare delle indicazioni precise... è un segnale rosso. Per venire al dunque: se quelli di De Rita e dell'Assessore erano un segnale verde, questo è un segnale rosso. Se non emergono novità, proposte nuove - io ne ho fatta una, ma so già che non avrà alcuna risposta, forse per paura o forse per chissà quale altro motivo che fa tacere, che chiude e trancia i fili del megafono e quindi non si può più dialogare, né sentire niente - questa contraddittorietà mi fa esprimere un voto di astensione nei confronti del bilancio, quindi io mi asterrò.

E' un'astensione che però ha un senso costruttivo e che vuol dire: se c'è una proposta a forte valenza, che può, come dicevo prima, far convergere indirizzi ed orientamenti nuovi, questa astensione può diventare anche qualche cosa di più; ma nello stesso tempo ha anche una valenza negativa, perché dice: se a questi spunti ed a queste aperture, che ormai siamo abituati a fare, fa da riscontro un muro di gomma, che non risponde, allora questa astensione può diventare un ulteriore "no".

Abbiamo detto che la società è aperta, la politica è aperta, le volontà sono aperte ed in movimento; cerchiamo allora di tirarci un pochino più su dal dibattito politico di tutti i giorni. Si sono sentite tante cose interessanti, però qualche volta è mancato lo spessore politico. Per carità! Con questo non mi voglio certamente mettere nelle condizioni di essere colui che dà i segnali di maggiore spessore; anch'io avrò detto delle cose di bassissimo profilo. Cerchiamo però - è un invito per me e per gli altri - di andare un po' più su e di muoverci in una direzione che abbia qualcosa di costruttivo.

Detto questo, mi asterrò dal votare il bilancio.

Presidente Il Consigliere Ricco ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.

Ricco (DC) Il dibattito sul bilancio di previsione 1992 è stato ampio, di livello superiore; ha seguito i soliti canali degli anni precedenti, con le varianti del caso.

La Democrazia Cristiana ha esaminato il suddetto documento politico ed economico, vede in esso la presenza di strumenti idonei a garantire lo sviluppo economico della regione, ravvisa in esso la volontà chiara ed incontrovertibile di proseguire nel raggiungimento degli obiettivi scelti e prefissati dalle forze politiche della maggioranza nell'interesse della Valle d'Aosta.

Secondo noi, questo bilancio è la continuazione di un programma politico serio, concordato con diverse forze politiche. Bisogna essere obiettivi e "summa capita" possiamo affermare che in materia di bilancio non è facile inventare molto. Mi sia concesso prendere a prestito qualche parola di Salomone: "Nihil sub sole novi" (rien de nouveau sous le soleil).

Nessuno può essere in grado di affermare, se non con spirito o animo preconcetto, che le entrate previste in bilancio sono sovrastimate o sottostimate, perché non è possibile avere i dati definitivi del 1991. A mio giudizio, e sulla base della mia piccola esperienza amministrativa, le previsioni sono molto vicine alla realtà.

Le nuove entrate sono state calcolate sulla base dei dati in possesso al momento della formazione del bilancio, tenendo anche conto delle frequenti variazioni verificatesi in questi ultimi tempi nel campo delle entrate erariali, che poi costituiscono "magna pars" delle nostre entrate.

Nella veste di relatore, non mi dimostrerei obiettivo se non muovessi anch'io degli appunti alla Giunta. Il 1993 si avvicina a grandi passi e con l'abolizione delle frontiere avremo il problema finanziario dell'Iva d'importazione. Ritengo opportuno che si costituisca un ristretto gruppo di lavoro, composto da esperti in bilancio dello Stato, che metta in grado la nostra Regione di poter richiedere altre tasse ed imposte da includere nella legge di riparto fiscale, in sostituzione dell'Iva.

Richiedo ancora una volta di portare a compimento il potenziamento dei servizi dell'Assessorato alle finanze, per definire quanto previsto dall'articolo 6 della legge 690/81. Come è facile pensare, si tratta di oltre 10 miliardi per ogni anno, che ancora non sono stati accertati e quindi non ancora attribuiti alla Valle d'Aosta.

Suggerirei inoltre di chiedere ai competenti organi ministeriali la modifica del sistema di riscossione delle entrate erariali, che attualmente vengono versate nelle casse dello Stato. Sarebbe auspicabile che le imposte dirette ed indirette venissero versate nelle nostre casse regionali, come avviene in Sicilia, anch'essa regione a statuto speciale.

Non sono critiche, ma modesti suggerimenti per aumentare le nostre entrate e per meglio soddisfare le esigenze della nostra popolazione.

Et maintenant je vais faire la déclaration de vote. Du budget 1992 on déduit l'accomplissement du programme politique et administratif de cette majorité; il contient la démonstration de la volonté du Gouvernement régional de satisfaire les exigences sociales, culturelles et financières de la population valdôtaine.

Pour ces motifs, le Groupe de la Démocratie Chrétienne votera en faveur.

Presidente Il Consigliere Milanesio ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) La discussione è stata abbastanza ampia, però mi è sembrata un po' più stanca del solito, forse anche per ragioni fisiche. Mi è sembrato cioè che in questa discussione non ci fosse una partecipazione sanguigna, viscerale. Forse in qualche misura lo scontro politico sta un po' scemando, anche se permangono divisioni e punti di vista piuttosto diversi. Mi sembra che non si sia approfittato di questa circostanza per approfondire un po' di più i grossi problemi che, bene o male, erano contenuti nella relazione dell'Assessore, sia pure non in termini di risposte precisissime ed assiomatiche, ma in termini problematici.

Mi sembra che si sia un po' persa l'occasione per discutere a fondo sulla ricerca del Censis, che sta alle spalle di questo bilancio. E' vero che questo bilancio non è completamente e compiutamente ispirato dalle indicazioni del Censis, ma ciò è anche giusto, perché il Censis è un istituto di ricerca, un organo tecnico, mentre eventuali decisioni e scelte devono essere assunte da questo Consiglio e devono essere oggetto di dibattito e di approfondimento.

Oltretutto mi sembra che il Consigliere Lanivi abbia giustamente ricordato che forse questo studio è arrivato un po' tardi rispetto al bilancio, che forse era già stato impostato, però io dico che l'Amministrazione si è messa su una strada giusta.

Ecco, avrei gradito sentir dire queste cose da alcuni consiglieri dell'opposizione, da quei consiglieri che sono più sensibili a questi argomenti, perché ritengo che l'aspetto importante di questo bilancio sia l'imbocco di una strada che segna in qualche modo il ritorno alla programmazione, intesa non già come la programmazione vecchia maniera o come un fantasma da evocare in certe circostanze, ma come un metodo di lavoro per portare avanti l'amministrazione, senza spreco di risorse e con la necessaria razionalità richiesta dai processi di governo. Mi è sembrato che pochi consiglieri si siano soffermati su questo aspetto; pochi e ne abbiano voluto cogliere la positività.

Certo, la presentazione del bilancio fatta dall'Assessore ha avuto un taglio socio-economico, ma questo è un fatto positivo. La politica in qualche modo la facciamo tutti i giorni o almeno diciamo di farla tutti i giorni. E' giusto, pertanto, che il bilancio sia un momento di riflessione, di carattere soprattutto socio-economico, visto che il bilancio è lo strumento fondamentale, è il contenitore in cui si muove l'azione politica dell'Ammini-strazione regionale.

Si tratta, quindi, di un buon bilancio, da non enfatizzare - non è stato enfatizzato da nessun consigliere della maggioranza - e sul quale è possibile lavorare. Vi sono indirizzi da approfondire e scelte da puntualizzare, anche in riferimento a ciò che manca. Mi riferisco al problema dell'energia, che è indubbiamente importante, e qui faccio doverosamente eco a chi l'ha sostenuto, però devo dire che in questo momento ancora non esiste - ma non ne vogliamo far colpa né alla Giunta precedente, né a quella attuale - una strategia precisa su questo argomento; né possiamo diventare vittime o preda delle sollecitazioni interessate che provengono da certi settori, né possiamo fare un discorso che su questo argomento possa poi farci rimpiangere di non aver riflettuto un po' più a lungo.

Abbiamo in qualche modo riscontrato che le nostre entrate, anche se sono abbastanza cospicue, mantengono pur sempre una caratteristica di fragilità. Certo il Censis si è espresso anche per paradossi, ma quando ha detto che la nostra autonomia è terribilmente dipendente dalle decisioni romane, ha detto una cosa giusta. E' in corso una contrattazione che ha valore di legge, però tutto questo non ha consentito, in questi oltre quarant'anni di autonomia, di far sì che la nostra regione autonoma, pur crescendo e trasformandosi, pur progredendo e raggiungendo livelli di benessere tra i primi a livello nazionale, creasse una situazione di benessere senza sviluppo.

Questo circolo vizioso deve essere spezzato e questa è la prima sfida che sta di fronte alla classe dirigente, la prima sfida che in qualche modo dobbiamo cogliere tutti assieme, al di là dei ruoli di opposizione o di maggioranza, per dare risposte nuove e diverse.

Credo che ormai tutti abbiamo capito che le risposte che abbiamo dato fino ad oggi sono state forse discrete, ma non hanno innescato quel meccanismo che può consentire alla nostra regione di competere con altre aree, che erano più deboli di noi e che in certi casi sono diventate più forti di noi in questi ultimi vent'anni, eppure sono aree che non hanno avuto il vantaggio di godere di un ordinamento autonomistico, ma che sono riuscite a far leva soprattutto sulle capacità imprenditoriali e sulle risorse umane e caratteriali, prima ancora che su grosse risorse finanziarie.

E' indispensabile quindi che la nostra regione si ponga il problema della sua identità e del tipo di modello che essa deve adottare nel condurre l'amministrazione e nell'intervenire con la sua discreta disponibilità. Io ho avuto l'impressione che queste cose, che sono importanti e che spero possano essere condivise un po' da tutti, non abbiano avuto sufficiente approfondimento.

Devo peraltro dire che non si è manifestata una contrapposizione virale, durissima, tra le varie forze presenti in questo Consiglio. Quindi, nel complesso, la discussione su questo bilancio lascia sperare che ci possano essere elementi di approfondimento e che non si insista solo sullo scontro, anche se c'è un duro scontro o confronto politico tra chi ha fatto una scelta di rinnovare l'amministrazione, di cambiare la guida dell'amministrazione, il governo e le forze di questa maggioranza che ne sono referenti, e chi è dovuto andare all'opposizione, però tutto questo in un Paese moderno non è una tragedia e non può e non deve essere vissuto come una tragedia.

E' certo che, se quelli che oggi sono al governo si dovessero comportare come quelli che ci sono stati prima, tendendo a costituire un regime, utilizzando il potere in modo tradizionale, tutti noi potremmo avere qualche considerazione da fare sulla qualità del potere; ma così non è, così non mi sembra. Mi sembra invece che ci siano dei fermenti, delle disponibilità, degli intendimenti e degli interessi a far sì che ci siano delle modifiche e delle riforme. Io credo che ci sia un modo nuovo e più aperto, facendo meno abuso di termini tipo "trasparenza" - sia ben chiaro che non mi riferisco al Consigliere Cristina Monami, né al Gruppo del PDS, ma mi riferisco al Consigliere Riccarand o ad altri, che vogliono giocare a rimpallo con questo termine - e perseguendo invece l'efficacia, la responsabilità e soprattutto la conoscenza dei processi che si stanno verificando nella nostra regione e che, a mio avviso, in gran parte sono sfuggiti e stanno ancora sfuggendo alla classe politica ed anche alle classi sindacale ed imprenditoriale.

Se noi dobbiamo fare un discorso autocritico, non sarebbe male che analogo discorso autocritico cominciassero a fare anche esponenti di altre responsabilità, perché non mi è sembrato che complessivamente ci sia una coscienza delle problematiche della nostra regione. Io mi auguro che questo dibattito sia servito a creare più coscienza su queste problematiche.

Pertanto, nel confermare il voto positivo del PSI a questo bilancio, vorrei solo fare alcune piccole considerazioni finali sull'aspetto politico della discussione del bilancio. Come dicevo prima, si respira un clima più disteso, forse dovuto alla stanchezza e non alla distensione degli animi, comunque si respira un clima di attesa. Abbiamo sentito fare anche considerazioni di carattere politico in nome della possibile unità della Sinistra, che - mi sia consentito il gioco di parole - mi sembrano più obbedire alla logica di uno psicodramma che non a considerazioni politiche che hanno un valore generale.

Nella storia della Sinistra, tutte le volte che qualcuno se ne va o si fanno delle scissioni, si parla sempre in nome dell'unità. Queste scissioni vengono fatte sempre in nome dell'unità. Il frazionismo o lo scissionismo sono vecchie malattie infantili del socialismo, dalle quali speriamo che prima o poi guariremo tutti. Non vorrei però che certe considerazioni, che per quello che ci riguarda noi apprezziamo, siano fatte solo perché c'è in qualche modo o in qualche parte aria di "impeachment", non vorrei cioè che certe cose comportino delle collocazioni in funzione di cariche consiliari.

Noi abbiamo detto con molta chiarezza che apprezziamo tutto quello che tende all'unità della Sinistra, del resto non ci siamo certamente fatti strumento della divisione della Sinistra, e non saremo certamente noi ad ostacolare tutto quello che va nella direzione di un possibile ricompattamento o di una linea comune che si fondi su indicazioni programmatiche.

Queste sono le ultime considerazioni di carattere politico che intendevo fare..

Presidente Il Consigliere Lanivi ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.

Lanivi (AI)A me pare che la discussione sul bilancio offra ad ognuno l'opportunità di esprimere posizioni politiche, discutibili ed opinabili come tutte le opinioni di questo mondo, ma all'insegna della chiarezza e dei ruoli che ciascuno svolge.

Molte volte - questo è un dato psicologico - il voto è vissuto in funzione dei rapporti umani che si instaurano tra noi e questa condizione si sovrappone alle posizioni politiche, che io invece ritengo debbano essere sostenute con chiarezza, nonostante le difficoltà psicologiche che si evidenziano specie quando il voto è espresso nei confronti di persone conosciute e con le quali si sono condivise vicende ed esperienze. Pertanto, volendo distinguere le cose all'insegna della chiarezza, dichiaro subito che il mio voto sarà contro il bilancio e cercherò di spiegarne le ragioni.

Il mio voto sarà contrario, perché questo è il compito dell'opposizione laddove vigono le regole della democrazia. Lì, infatti, l'opposizione deve fungere da stimolo e da confronto e deve possibilmente porsi in alternativa per un futuro migliore, presentando linee politiche che possano anche dare luogo ad alternanze di potere.

Questa politicizzazione del voto avviene soprattutto sul bilancio, perché, al di là della settorializzazione delle cifre, il bilancio deve dimostrare l'orientamento politico-amministrativo di una maggio-ranza e quello di questa maggioranza, a nostro giudizio, non sembra meritare voti di sufficienza, ma solo di insufficienza.

Forse l'unico dato positivo, acquisito nella stanchezza di questi due giorni, è che ci troviamo in un momento importante, perché si ha la sensazione che sia trascorsa una certa fase e si pongano all'attenzione dei problemi nuovi e preoccupanti, dei quali non conosciamo bene i contorni. In questa fase però non appare la posizione politica, di guida e di governo, della Giunta e se appare sembra essere piuttosto incerta e confusa.

Perché diamo questo giudizio? Intanto per una questione di metodo, che ho ribadito proprio parlando del rapporto collegato al bilancio. Se la volontà politica avesse voluto cercare di elevare il confronto politico, allora le ricerche e le dichiarazioni programmatiche avrebbero dovuto essere poste al centro di un dibattito prima della formulazione del bilancio e non semplicemente agganciate ad un bilancio, perché anche una ricerca, sia pure di un istituto prestigioso, non può legittimare un bilancio, ma è un contributo affinché la politica, il politico o questo Consiglio possano scegliere. Mi pare che questo sia un dato importante.

Questo non vuol dire negare validità alla ricerca o agli spunti che essa contiene, ma vuol dire soltanto che essa va correttamente considerata per quello che è: un apporto.

In sede di discussione generale io mi ero permesso di fare anche un'altra considerazione. Proprio per la natura e la collocazione geografica della Valle d'Aosta, perché come Valle d'Aosta non ci orientiamo a considerarci non alla periferia di una dimensione nazionale, ma al centro di una dimensione diversa? Pertanto è certamente validissimo, ottimo e molto qualificato il contributo del Censis, ma poiché mi pare, per esempio, che il prossimo venerdì sia presentato il lavoro di Bernard Janin, che forse è uno dei più grandi conoscitori della Valle d'Aosta, perché non mettere a confronto quel metodo, quelle indicazioni, quei contenuti e quelle esperienze con quest'altro qualificato apporto? E' un modo per far ritornare la Valle d'Aosta nella sua posizione centrale tra due aspetti culturali diversi, dei quali cerca di operare una sintesi.

Questi studi vanno esaminati, nel senso che un nucleo politico dovrebbe far riferimento ad essi per farne una sintesi. Ci deve essere quindi un dibattito politico, meglio se in questo Consiglio regionale, perché quel nucleo potrebbe tentare di portare il livello del dibattito politico adattandolo all'esigenza dei tempi per continuare a vivere.

Se ciò non avverrà, permarranno le contraddizioni che ho evidenziato. Cioè, tutta l'architettura diventerà molto tenue, se a fronte delle indicazioni di una ricerca allegata al bilancio, si ravvisa nel documento programmatico solo qualche coerenza o addirittura nessuna.

Ammesso che le indicazioni assunte siano ritenute valide, non appaiono nel bilancio, quindi non sono trasposte in esso sotto forma di risoluzioni conseguenti a quelle indicazioni. Il bilancio serve a distribuire una cerca quantità di risorse finanziarie su logiche prevalentemente settoriali che però non sono inquadrabili in un disegno generale, quindi non possono essere rapportabili entro linee generali di sviluppo.

Per non ripetermi, cito un solo esempio. Credo profondamente nella qualificazione delle risorse umane, il che vuol dire: scuola, educazione e formazione professionale.

Questo poteva aspetto poteva avere un forte valore unitario, preciso e qualificato, capace di coinvolgere tutti gli assessorati. Nel bilancio, però, ciò non appare. La stessa cosa potrebbe dirsi per tutti gli altri settori cui ho fatto riferimento: problema del rapporto fra pubblico impiego ed impiego privato, riequilibrio da dare a tutto il sistema delle costruzioni... Forse è meglio parlare di "realtà economica", perché il sistema, a mio avviso, è un obiettivo da perseguire e non è un dato che oggi possiamo dare per acquisito.

Incertezza e confusione sono un po' alla base dell'attuale situazione. Continua una certa logica: ci sono tanti pezzi non composti, però già arrivano alle nostre orecchie - da noi questi rumori sono in parte attutiti - e si fanno sempre più forti i rischi, i problemi, le preoccupazioni e le opportunità delle modificazioni complessive della realtà nazionale ed internazionale. Cito solo l'esempio della Cogne, che utilizzo metaforicamente per rappresentare l'intera situazione regionale.

Oggi ci si rende conto che il problema Cogne non può essere risolto con l'intervento finanziario della Regione. Ci sono problemi di imprenditorialità, di mercato, di immagine e quindi di uomini, di risorse... Una situazione analoga la ritroviamo fatalmente i tutti i settori produttivi. La stessa stanchezza di questo dibattito indica il venir meno del ruolo tradizionale della Regione, che, grazie al suo intervento finanziario, era considerato come un importante fattore di sostegno dell'intera impalcatura economica regionale. Sappiamo fin d'ora, invece, che tale apporto non avrà più in futuro effetti risolutivi, nonostante la quantità di denaro a disposizione.

Ecco allora che c'è anche il problema della legittimazione o delegittimazione dell'Amministrazione nel supportare il futuro della Valle. Quando parlo di "delegittimazione", mi riferisco anche alla perdita effettiva del ruolo di questo Consiglio e quindi di ogni consigliere. La gente non ci chiederà più interventi finanziari, perché saprà che gli interventi regionali (ripartizione delle risorse nei vari settori) saranno insufficienti e inefficaci, ma ci chiederà sempre più di intervenire per creare condizioni di sviluppo nella Regione.

Se ciò può servire, vorrei offrire alcune indicazioni ed eventualmente alcuni suggerimenti alla Sinistra, che mi pare incontri obiettive difficoltà, che non riguardano solo la Sinistra valdostana, ma tutta la Sinistra mondiale, tant'è che il problema di cosa significhi essere di Sinistra oggi o domani è al centro dell'attenzione dei massimi pensatori politici, degli storici e degli uomini di cultura di livello europeo.

Io faccio delle proposte, perché mi sembra che questa possa essere una risposta possibile, anche se sintetica, alla domanda: "Cosa vuol dire di Sinistra domani?". Vuol dire saper organizzare la speranza collettiva, cioè non essere più portatori di interessi settoriali, ma creare le condizioni di uno sviluppo complessivo, senza discriminazioni. Il termine uguaglianza dovrebbe essere inteso in questo modo.

Torniamo ora alla nostra Valle. L'obiettivo della nostra Regione è quello di essere un sistema, una cellula vivente. Ciò non vuol dire che si deve chiudere in un recinto, ma che deve essere capace di organizzarsi come sistema in grado di dialogare con tutti gli altri sistemi.

Su questo punto ci sono degli elementi di speranza per il futuro, perché, più cadranno le barriere nazionali, più verranno meno le identità nazionali e statali, più si intensificherà il processo di rafforzamento delle nazionalità delle culture e dei popoli di dimensione diversa da quelle degli stati-nazionali di ieri.

Questi fenomeni si stanno già realizzando in Europa. Uno dei compiti della Sinistra sarà quello di garantire una convivenza civile che riesca a gestire una spinta al chiuso, all'incapacità di dialogare con gli altri, ritenendosi non solo autosufficienti, ma addirittura escludendo il dialogo con gli altri.

Questi possono essere alcuni temi per un dibattito interessante, che meriterebbe di essere seguito, sul ruolo della Sinistra, che sicuramente non potrà più essere ricomposto giocando con i pezzetti del passato, né come metodo né come rappresentanza politica. Quasi tutto è da inventare.

Ora, se la Valle d'Aosta ha da esser un sistema e deve ritrovare le condizioni per diventare una cellula vivente, vanno posti degli obiettivi alti, che generino dinamismo, perché solo una società dinamica supera gli egoismi. Tale cellula deve essere progettuale, deve realizzare una certa coesione sociale al suo interno ed esprimere anche un certo orgoglio di sé. Ma questo vuol dire che in Valle d'Aosta si devono instaurare la coscienza di un'appartenenza, la volontà e la responsabilità di pensare in termini generali e non più in termini di porzioni, di saccheggio o di sfruttamento delle risorse.

Se non ci sono alti obiettivi, condizioni del genere possono essere ingenerate dalla paura o da un grande nemico esterno. Effetti negativi possono però anche essere conseguenti alla rassegnazione o ad un certo compiacimento che ci fa fermare.

Secondo me, tutto questo non appare, non tanto nel bilancio, ma nell'orientamento politico generale che è di supporto al bilancio. Mi sembra infatti che l'attuale equilibrio politico, al di là di alcuni spunti positivi, che sicuramente ci sono e che non vanno disconosciuti, non abbia espresso una volontà di superare questa situazione.

Non è per ripetere un'affermazione del Consigliere Riccarand, che però mi sembra esatta, ma mi sembra che ci troviamo di fronte ad una linea politica non all'altezza dell'attuale situazione. Pertanto, in questi tempi che pure sono cambiati, si perpetua il ruolo dell'Amministrazione regionale, attento alla ripartizione delle risorse per settori, pur di garantire anche un certo consenso, che però oggi, secondo me, non può essere inteso come obiettivo principale di un disegno politico.

Su queste basi politiche noi, come Autonomisti Indipendenti, esprimiamo un voto contrario al presente bilancio, ma con questo non intendiamo dichiarare guerra a nessuno, né intaccare rapporti personali.

Un'ultima annotazione sul discorso della programmazione. Anche se a questo tema ho dedicato un po' di tempo in passato, ora non so più se sia conveniente utilizzare questo termine, perché, se abbiamo buone intenzioni nell'usarlo nella sua accezione comune, esprimiamo un'insufficienza; se con tale termine vogliamo individuare un metodo che orienti verso alcune finalità l'azione complessiva dell'Amministrazione, cerchiamo di cambiare metodo.

Un altro problema, che non è stato neppure sfiorato, pur essendo uno dei punti di forza di questa maggioranza, almeno nelle dichiarazioni verbali, è quello della democratizzazione del potere e della partecipazione. Credo di sapere esattamente cosa vogliano dire questi termini, per ritenere che non richiamino affatto slogan tipo "trasparenza", che hanno scarso valore. Eppure "democratizzazione del potere" e "partecipazione" hanno una grande rilevanza, sempreché ci si voglia agganciare al precedente discorso sulla programmazione.

Questi sono i motivi per i quali il Gruppo degli Autonomisti Indipendenti voterà contro il bilancio.

Presidente Il Presidente della Giunta, Bondaz, ha chiesto la parola per dichiarazioni di voto; ne ha facoltà.

Bondaz (DC) Prima di fare alcune considerazioni conseguenti alla discussione sul bilancio, mi sia consentito fare un'osservazione del tutto personale.

Credo che l'intervento del Consigliere Lanivi, che pure ha dichiarato di votare contro il bilancio, cosa che dal punto di vista politico - non personale - può anche dispiacere, sia stato l'unico a cercare di dare una giustificazione politica al suo dissenso. Il dissenso invece espresso da altre forze politiche, viaggia, sui soliti binari.

L'unica cosa che forse il Consigliere Lanivi non ha captato, perché forse è difficile da captare e da realizzare, è che noi stiamo cercando di portare avanti un discorso che passa - quindi un discorso di passaggio - da un'impostazione centralistica della conduzione del potere ad una conduzione decentrata. Questo può anche far dire al Consigliere Lanivi che la conduzione di questa Amministrazione è debole, ma io non me la prendo per questo, perché si tratta pur sempre di una valutazione, che, secondo me, discende da una premessa che non tiene conto di quanto noi abbiamo fatto per amministrare la nostra Regione con un criterio diverso.

Il Consigliere Lanivi, per la sua lunga esperienza non solo in campo regionale, certamente sa che è sempre molto difficile cercare di cambiare le cose - nel senso generale dell'espressione - in un'amministrazione è sempre molto difficile, non solo per le interpretazioni di carattere politico, ma anche per questioni di carattere amministrativo e burocratico.

Sappiamo benissimo che la struttura amministrativa della Regione, posta di fronte a nuove impostazioni o ipotesi, oppone comunque un certo senso di difesa, perché non sa - da un punto di vista squisitamente burocratico - dove si voglia andare, che cosa si voglia raggiungere o che cosa intenda perseguire il politico nei confronti della struttura amministrativa. Da qui possono discendere tutte le osservazioni fatte dal Consigliere Lanivi, ammesso che parta da un presupposto diverso dal nostro. Tutto ciò è difficile.

Presentando il bilancio dell'anno scorso avevamo anche detto che questa era una scommessa per la nostra Regione e lo è effettivamente, perché se noi riusciremo a fare quanto ci siamo proposti e cerchiamo di perseguire con tutta la nostra buona volontà, probabilmente ci troveremo nelle condizioni cui si è riferito il Consigliere Lanivi.

Io mi auguro che ciò non avvenga, altrimenti noi - o coloro che ci seguiranno - ci troveremmo a dover gestire un'amministrazione sempre più difficile, sempre più complessa ed atrofizzata. Noi abbiamo cercato di prevenire questa eventualità. Forse non ci siamo ancora riusciti, forse non ci riusciremo, ma sicuramente stiamo ponendo le basi perché questo avvenga.

Ciò detto, mi sia consentito di fare qualche altra breve considerazione.

L'esame della legge finanziaria è da sempre occasione di riflessioni approfondite, sia di carattere più politico che amministrativo, perché, per quanto è in mio potere o è mio intendimento personale, è molto più importante una discussione politica o - se volete - amministrativa, sul bilancio consuntivo, che non quella sul bilancio di previsione. Quest'ultimo prevede e quindi è perfettibile, è modificabile nell'anno di esercizio.

Attraverso questo bilancio di previsione si cerca di formulare gli intendimenti per il futuro, di esplicitare delle proposte finalizzate a creare prospettive di sviluppo del tessuto socio economico della nostra Regione. Il dibattito che è seguito all'introduzione dell'Assessore alle finanze, secondo me, bene o male, con stanchezza o meno, ha permesso di effettuare una radiografia della situazione valdostana.

Dopo quanto è stato detto dai signori consiglieri, vorrei concludere questa discussione aggiungendo alcune osservazioni o considerazioni di natura prevalentemente politica, in quanto credo che gli aspetti prettamente tecnici siano stati discussi e definiti in modo esaustivo dall'Assessore alle finanze e dal Consigliere relatore ed integrati dagli interventi dei singoli assessori.

Prima constatazione. Il bilancio del 1992, a mio giudizio, è ricco ed articolato e perfeziona i contenuti innovativi che erano già emersi nel documento finanziario del 1991, che era stato elaborato in un breve spazio di tempo, all'indomani della costituzione della nuova maggioranza, che è stata formata su una piattaforma politico-programmatica di cui oggi si incomincia ad avvertire lo spessore politico, con tutte le lacune che ciò può aver comportato o comporterà, smentendo - a mio giudizio, ma credo anche dell'intera Giunta - i pronostici di certe Cassandre, che senza alcun serio riscontro avevano sentenziato che eravamo privi di un progetto politico.

Oggi, dopo sedici mesi di governo, pur con le numerose difficoltà connaturate ad ogni esperienza di radicali cambiamenti, la maggioranza è politicamente più forte, al di là dei numeri che la compongono. Si è presentata e si presenta con un progetto politico ulteriormente perfezionato ed intende proseguire con fermezza e decisione sulla strada intrapresa del rinnovamento politico ed istituzionale della Regione ed affrontare le numerose sfide che l'attendono con l'avvicinarsi ormai della data del processo di integrazione europea, che deve vedere la Valle d'Aosta preparata a fare il suo ingresso a pieno titolo nell'Europa unita.

Per entrare in Europa in condizioni ottimali, occorre guardare con profondo realismo al processo di integrazione europea, parola questa di cui molti fanno uso abbondante e talora deviante, dimenticando però che la Valle d'Aosta potrà conquistare uno spazio in Europa solo con le sue forze, ma scrollandosi di dosso una certa mentalità provinciale ed aprendosi alle novità che caratterizzano questi anni di fine secolo, che sono contrassegnati da tanti eventi politici, dopo anni di assoluta cristallizzazione e di immobilismo politico.

Ci vuole dunque un grande sforzo per compiere un salto di qualità nel modo di concepire il ruolo di una regione come la nostra in un futuro europeo, in un'ottica diversa dal passato, senza per questo rinnegare nulla della nostra identità e della nostra storia. Proprio perché la nostra Regione ha antiche tradizioni ed un grosso retaggio culturale ed è situata in una posizione strategica in Europa, dobbiamo compiere tutti gli sforzi possibili per raggiungere gli obiettivi prefissati, utilizzando appieno le potenzialità della nostra autonomia. Per conseguire questi obiettivi, sicuramente ambiziosi, dobbiamo irrobustire le istituzioni, ricercare i correttivi necessari per renderle più snelle e più adeguate ai tempi nuovi, senza compiere l'errore di abbandonarci ad antistoriche fughe in avanti.

E' avvertita infatti da tutti l'esigenza di istituzioni più funzionanti. Per questo occorre procedere nella revisione dell'ordinamento regionale, attraverso il rafforzamento del ruolo delle autonomie locali, alle quali vanno affidati maggiori competenze, cercando nel contempo di soddisfare le legittime richieste dei cittadini che vogliono incidere di più nell'individuazione e nel controllo dei governanti e che puntano infine ad avere istituzioni più efficienti.

L'attuale maggioranza sta perseguendo, sin dalla sua costituzione, questo obiettivo, nella convinzione che istituzioni forti ed un'economia solida sono le condizioni indispensabili per gettare le premesse di una Valle d'Aosta all'altezza dei tempi, in grado di reggere il confronto con le altre realtà regionali dell'Europa di domani.

Il bilancio, ch'io mi auguro sia approvato, indica alcune scelte qualificanti, che tendono al raggiungimento di questi obiettivi. Vi è la volontà politica di cambiare rispetto al passato, di puntare veramente in alto, perseguendo progetti di sviluppo, alcuni in fase di avanzata definizione, come quello relativo all'insediamento dell'attività della Mercedes in Valle d'Aosta, di cui è ben nota la futura incidenza. Ci auguriamo che questa presenza rafforzi la posizione della Valle d'Aosta, in un momento non certo facile a causa del protrarsi della crisi della siderurgia, che farà della nostra Regione un'area strategica di fondamentale importanza a livello europeo.

Nel settore della grande viabilità, vorrei ricordare e soffermarmi sulle iniziative che non sono nate con questa maggioranza, ma in precedenza, e che ora sono in fase di avanzata definizione per la realizzazione di una via di comunicazione ferroviaria transalpina a grande velocità sotto il Gran San Bernardo, che sarà un valido collegamento tra la Valle d'Aosta ed il nord Europa.

Un accenno particolare vorrei ancora riservare ai progetti, alcuni dei quali ancora in fase di perfezionamento, per un maggior decentramento di risorse ai comuni, cosa che riteniamo indispensabile per garantire loro la possibilità di programmare gli investimenti. In questo senso, la recente legge speciale per Aosta, varata dalla Giunta regionale, è un passaggio estremamente qualificante del processo di decentramento. Posso aggiungere che sto aspettando proprio in questi giorni una specifica proposta dell'Associazione dei sindaci su questo progetto

Vorrei fare ancora una riflessione sul problema della riproposizione della candidatura di Aosta per le Olimpiadi del 2002...

(...interruzione del Consigliere Riccarand...)

... io faccio una dichiarazione di voto come mi pare e piace, come del resto hai fatto tu...

(...interruzione del Consigliere Riccarand...)

... Posso parlare dieci minuti, come hanno parlato tutti. Alcuni hanno addirittura parlato per venti minuti...

(...interruzione del Consigliere Riccarand...)

... Posso specificare perché noi votiamo a favore? Oppure devo...

(...interruzione del Consigliere Riccarand...)

... Consigliere Riccarand, io non ti ho mai interrotto...

(...interruzione del Consigliere Voyat...)

... Può darsi, forse perché non condivido alcune cose, ma questo rientra nella dialettica politica... Comunque, non è questo il momento di fare delle polemiche, perché non era sicuramente mio intendimento farle.

Vorrei concludere dicendo che il bilancio che ci apprestiamo a votare, a nostro giudizio, rispecchia pienamente le indicazioni programmatiche. E' un documento realistico, elaborato con la volontà di dare risposte concrete alle aspettative di una comunità che guarda con ottimismo al futuro, che vuol essere protagonista del suo sviluppo e che vuole partecipare alle scelte operate a livello politico.