Objet du Conseil n. 1284 du 6 juin 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1284/IX - PRESA D'ATTO DELLA PETIZIONE CONCERNENTE: "RICHIESTA DI UNA SEDE ADATTA ALL'INSEDIAMENTO DI UN CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO DAI GIOVANI".
Si dà atto che alle ore 11, 20 riassume la Presidenza il Presidente Bich.
PRESIDENTE:Si tratta di una petizione popolare sottoscritta da 981 cittadini residenti in Valle d'Aosta e da 325 cittadini residenti fuori Valle.
A norma dell'articolo 36 del Regolamento interno, l'Ufficio di Presidenza ha già preso atto e dichiarato la ricevibilità della petizione, copia della quale è già stata inviata al Presidente della Giunta ed all'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale per le loro controdeduzioni.
Nel fascicolo inerente l'oggetto iscritto al punto 15 dell'ordine del giorno è compresa anche una lunga ed esauriente lettera-dichiarazione dell'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Lanièce relativa ai termini della petizione stessa. Io penso che i colleghi Consiglieri ne abbiano preso atto.
Si tratta ora di portare l'argomento in discussione al Consiglio, cosa che appunto io sto facendo in questo momento, affinché lo stesso ne prenda atto o svolga degli interventi in merito.
Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Più che discutere della petizione, qui dobbiamo prendere atto che la petizione non è stata accolta.
I giovani avevano chiesto di avere a disposizione un fabbricato per gestire in proprio, senza finanziamenti regionali, attività ricreative e di incontro. Ci sono stati numerosi incontri tra questi giovani e rappresentanti della Giunta, ma si è rimandato il tutto ad un progetto presentato nel 1987 dal Comune di Pont-Saint-Martin e che credo sia ancora ben lungi da arrivare a completamento.
La giustificazione scritta dall'Assessore Lanièce è la seguente: "Da tali incontri... non sono emersi chiari intendimenti e razionali finalità...". A me sembrava che i giovani fossero stati abbastanza chiari: volevano un locale di dimensioni adeguate, in cui poter svolgere attività musicali e di incontro; non chiedevano finanziamenti. Per l'Assessore, invece, questi intendimenti non sono né chiari né razionali.
A me sembra che si sia persa un'occasione per dare una risposta positiva a giovani che indubbiamente non sono così facilmente classificabili e che non fanno parte di gruppi costituiti, ma che tendono a mantenere una propria autonomia anche rispetto alle istituzioni.
Probabilmente, quando il centro predisposto dal Comune di Pont-Saint-Martin sarà in opera, questi giovani non saranno più tali e comunque non avranno avuto, da parte delle istituzioni, quel la risposta che poteva dare loro fiducia in un rapporto chiaro, non di dipendenza, ed in un confronto tra esigenze giovanili e disponibilità della pubblica amministrazione.
Non è stato così. Prendiamo atto che la Giunta regionale non ha voluto rispondere alle richieste di questi giovani.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Era talmente tanto l'interesse dei 900 firmatari per questa petizione, che non abbiamo avuto il piacere di vederli presenti oggi in Consiglio regionale: 981 latitanti, collega Mafrica. E' evidente, quindi, che mancando perfino questo minimo gesto di volontà di confronto o di ascolto, questa petizione si rivela per quello che è, cioè una iniziativa estremamente limitata, almeno nella sua volontà propositiva.
Al di là di questa considerazione molto marginale, io desidero esprimere l'opinione che, così com'è stata impostata questa vicenda del centro sociale autogestito, è contraddittoria rispetto a quello che questa definizione vorrebbe sottendere.
Sui quotidiani di questi giorni è stato dato ampio risalto a quanto sta avvenendo, ad esempio, a Brescia, a proposito del centro sociale, dove non si è andati contro la caratteristica di un'iniziativa di questo tipo. Il centro sociale di Brescia, così come tutti i centri sociali che sono stati avviati nelle varie Regioni italiane, ha avuto la caratteristica politica di essere un'iniziativa politica di rottura nei confronti di quello che i promotori hanno definito "il sistema, il regime". I centri sociali, infatti, hanno la caratteristica ideologica di partire con una occupazione, cioè con una vicenda di opposizione e quindi di rottura nei confronti delle regole della società.
Non a caso io ho seguito, ad esempio, le polemiche che si sono avviate sulle riviste del movimento anarchico ed anche dell'area della sinistra non istituzionale sul problema dei centri sociali, intesi come momento politico di opposizione nei confronti del sistema. Da qui discende il primo atto di rottura, inteso come contestazione, cioè l'occupazione, che corrisponde ad una posizione di contestazione nei confronti delle regole. Ciò è dimostrato dal fatto che tutti i centri sociali che si sono avviati, sono nati da questo primo momento di rottura e poi sono passati alla gestione, anch'essa alternativa e quindi di opposizione.
Anche gli stessi nomi dei vari centri sociali hanno avuto la stessa impostazione. Ne cito alcuni. In Lombardia, ad esempio, abbiamo il "Centro autonomo occupato", nel Veneto il "Centro sociale Azzania", il "Lambicco", "Macchia Nera", "l'Indiano", "Spartaco", "Intifada", quest'ultimo è un capolavoro di antisemitismo, ma questo è un altro discorso. Vi sono poi: il "Centro sociale rosso vivo", il "Centro sociale capra e cavoli", il "Centro sociale autogestito", il "Centro black-out", il "Centro sociale blitz"... insomma, ce n'è di tutti i colori. Qual è la loro caratteristica? E' appunto quella che dicevo prima, quella di essere alternativi, cioè di fare l'occupazione per opporsi alle autorità.
In Valle d'Aosta, che è una Regione felice, credo che questo sia l'unico caso in tutto il continente europeo, in cui un centro sociale, che dovrebbe o vorrebbe essere rivoluzionario ed alternativo, va a chiedere ai potenti del sistema l'avallo ad essere rivoluzionario. Questi bravi ragazzi pretendono di essere alternativi al sistema, anarchici, rivoluzionari, oppositori e di autogestirsi, con l'avallo di chi evidentemente, come noi, non può avallare una cosa di questo tipo.
Io capisco uno che è rivoluzionario e che è contro il sistema. Non posso condividere le sue opinioni, ma questa persona è conseguente con le sue scelte e prosegue nella sua azione. Il movimento anarchico-libertario ha una sua specificità e, secondo me, anche una sua dignità storica ed ideologica, proprio perché rappresenta l'idea di essere, con una serie di postulati di base, alternativo alla democrazia come noi la concepiamo, cioè la cosiddetta democrazia diretta.
Ma l'idea di questi signori, di essere autogestiti con l'avallo del Consiglio regionale, mi sembra peregrina e mi sembra soprattutto in contraddizione proprio con lo spirito del movimento dei centri sociali autogestiti.
Questa è la prima considerazione che mi fa dire che bene fa il Consiglio regionale a non prendere in considerazione una proposta di questo tipo, perché, proprio il fatto che i promotori di questa iniziativa siano venuti al compromesso di pensare di poter fare le occupazioni, che giuridicamente non sarebbero più occupazioni con l'avallo del potere regionale, mi fa ritenere che questa idea sia piuttosto peregrina.
Nel merito, io non credo che l'impostazione che viene data ai centri sociali sia positiva. Io ho letto una serie di inchieste fatte da diversi giornali sui centri sociali, che sono stati visitati anche da molti giornalisti, ma non ho capito bene se sono una bocciofila di un dopolavoro del partito nazionale fascista, che viene in qualche modo riproposta in forme nuove e moderne. Alcuni infatti dicono: "Si farebbe attività di pittura"; altri: "Si farebbe un po' di pittura"; ed altri ancora: "Si farebbe un po' di musica"... tutte attività che si facevano nel vecchio dopolavoro del tempo del fascismo, che oggi verrebbe riproposto in veste nuova. Ecco, io non ho capito se sarebbe tutto questo, oppure se si vuole davvero fare qualche cosa di innovativo.
Il timore vero è un altro. Nelle teorizzazioni che sono state fatte dei centri sociali, in alcuni casi si è parlato di possibili centri contro il pericolo dell'eroina e stamattina, molto opportunamente, alcuni colleghi richiamavano il problema della droga anche in Valle.
Siccome io sono convinto che esiste un rapporto tra l'uso delle sostanze stupefacenti "leggere" e l'avvio di un processo che poi porti all'acquisizione di sostanze più pericolose, credo che non sciogliendo il nodo del rapporto tra un centro sociale e le droghe leggere, ma limitandosi a condannare l'eroina (posizione che io non condivido),
considerando la droga leggera quasi una alternativa all'uso dell'eroina e non vedendo quello che invece io temo, cioè un rapporto consequenziale, cioè prima assunzione di sostanze leggere e successivamente pesanti, io ho il timore che i centri sociali, così come sono concepiti, possano diventare, come è accaduto e come in alcuni casi viene anche teorizzato, posti in cui la posizione rispetto alle droghe leggere sia di permissivismo tale, per cui queste possano essere anche assunte liberamente.
Ora, siccome il postulato di fondo del centro sociale in quanto tale è quello di affermare col criterio di autogestione la volontà di non avere interferenze esterne, esiste il pericolo che, all'interno di quella che viene teorizzata spesso come una sorta di zona franca anche dal punto di vista legale, in qualche maniera possano essere acquisite delle sostanze stupefacenti leggere, considerate magari alternative al pericolo della eroina.
Per tutta questa serie di attività, quindi, io sono convinto che non solo il Consiglio regionale non deve entrare nel merito di una proposta di questo tipo...
Tenete poi presente che nella realtà sociale di Pont-Saint-Martin, per le attività che in qualche modo ci sono state indicate come attività da fare (pittura, musica...), mi pare di capire che la comunità valdostana è ampiamente attrezzata. Potrei dire che, da qualche altra parte, come ad esempio nel settore del fare musica, di avere una biblioteca o delle attività di tipo dopolavoristico, ci possono essere delle carenze, ma non certamente a Pont-Saint-Martin.
Mancando, quindi, il postulato di opposizione, perché la proposta che viene avanzata non è quella di un centro sociale, ma è un'altra cosa, perché il centro sociale, mancando l'occupazione e quindi una posizione di rottura rispetto al potere costituito, diventa evidentemente un'altra cosa, io credo che non ci si dovrebbe incanalare sulla via di un dopolavoro giovanile, senza tra l'altro avere garanzie su quelle che saranno le modalità di gestione.
Terzo aspetto, secondo me allarmante, è che non vorrei che l'alibi dell'autogestione finisse poi per coprire il permissivismo assoluto. La mia convinzione, anche per certe esperienze da me fatte quando avevo venti anni, è che non dovremmo consentire che il permissivismo assoluto portasse poi ad ingenerare confusione ed a lasciare presenze non controllate.
Per queste ragioni, non solo ritengo sbagliata la modalità di proposizione di questa iniziativa, non solo la ritengo bassa rispetto ad iniziative analoghe che sono state avviate da altre parti, ma credo che sia un pericolo per la comunità valdostana permettere che iniziative di questo tipo possano svilupparsi.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Monami Cristina; ne ha facoltà.
MONAMI CRISTINA (PCI):Non mi stupisco, ma mi rammarico grandemente, che non si comprenda come l'istituzione di centri sociali possa prevenire l'emarginazione e la diffusione della droga.
Circa la latitanza delle persone, cui si è fatto cenno poco fa, voglio precisare che non mi risulta che il Consiglio mandi l'ordine del giorno ai cittadini, i quali non erano necessariamente informati del fatto che oggi si discutesse proprio di questo.
Faccio ancora un'ultima considerazione, prima di concludere. Se il nostro Gruppo avesse voluto organizzare un piccolo pullman per stipare 30 persone in tribuna, lo avrebbe certamente potuto fare. Voglio però solo precisare che il nostro operare non ha sicuramente fini demagogici: noi lavoriamo in questo Consiglio regionale per prevenire davvero l'emarginazione giovanile.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Agnesod; ne ha facoltà.
AGNESOD (UV):Au sujet de cet ordre du jour, je voudrais présenter quelque considération.
Les jeunes doivent être partie toute entière de l'activité sociale que notre société conduit. Cela dit, je crois que les Communes doivent être les promotrices de ces initiatives, car les Communes ont certainement une meilleure connaissance des réalités diversifiées, présentes dans ce secteur délicat.
La pétition populaire de Pont-Saint-Martin doit être évaluée dans tous ces aspects et toute action doit être menée avec une extrême attention. Agir avec vitesse est dangereux et surtout irresponsable.
J'ai vécu les jours d'occupation du bureau ex Ilssa-Viola. J'habite tout près et je veux exprimer ma préoccupation à l'égard de ces faits. La plupart de jeunes de Pont-Saint-Martin - je dirais presque tout les jeunes de Pont-Saint-Martin - se trouve d'accord sur les initiatives proposées par l'Administration communale. Ils sont convaincus qu'on doit suivre un chemin, de participation et de gestion, ouvert et démocratique, qui doit assurer aux participants et aux familles une garantie de santé et de moralité, pour atteindre le but général, qui est le but de notre loi, celui de favoriser l'agrégation de nos jeunes, pour prévenir le phénomène de l'émargination, qui trop souvent porte à une condition tragique pour les jeunes, pour les familles et pour toute la société en général.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (VA):Di questo argomento si è già discusso in precedenza, in seguito alla presentazione di una mozione, e si è già discusso anche in sede di Commissione, dove è stata sentita anche una delegazione dei promotori della petizione. Credo che avremo occasione di parlarne anche più avanti.
A nostro avviso, è mancata la volontà, da parte della Giunta regionale e della stessa Amministrazione comunale di Pont-Saint-Martin, di dare una risposta concreta ad una esigenza, che era espressa con una certa forza, ed alla quale non necessariamente si doveva rispondere nei termini in cui veniva presentata la domanda, perché era importante riuscire ad aprire un dialogo, che però non c'è stato. Questo è il vero aspetto negativo. Alla richiesta presentata da un gruppo di giovani e sottoscritta da un migliaio di altri giovani, e che perciò stesso costituisce un dato politico, sociale e culturale, si è opposta una risposta di tipo sostanzialmente burocratico: si prevedono determinate strutture, con tempi di realizzazione piuttosto lunghi. A noi sembra che queste strutture, anche nei tempi in cui verranno realizzate, diano una risposta soddisfacente al problema.
In realtà non è così, perché la richiesta era stata avanzata in termini diversi e, secondo noi, si doveva avere la capacità di instaurare un dialogo, anche per modificare le richieste fatte. Non necessariamente, infatti, si deve trattare di un centro sociale auto gestito, perché si può anche realizzare una struttura cogestita o gestita con forme concordate...; tutte cose, comunque, da vedere. E' innegabile, però, che esiste la necessità di avere degli spazi in cui i giovani possano riunirsi e praticare determinate attività, confrontarsi e svolgere varie iniziative. E' un problema questo che è presente ad Aosta, come anche in Bassa Valle.
Il fatto che questo problema sia stato posto con una petizione, con delle
iniziative e degli interventi anche nei confronti delle autorità regionali e comunali, era comunque un tentativo, sia pure confuso, da parte di queste persone di cercare un rapporto ed un dialogo, ma a noi sembra negative la risposta che è state data: "Spazi non ce ne sono, i locali disponibili non sono utilizzabili a questo scopo. Noi vogliamo comunque mantenere in piedi questo progetto-giovani di Pont-Saint-Martin, ma con tempi non definiti e con delle impostazioni tutte da verificare...".
La raccomandazione che possiamo fare è quella di cercare di cogliere in questa petizione, sottoscritta da molti giovani, una domanda che ci viene fatta. Dobbiamo andare un pochino al di là delle forme in cui essa viene presentata, per cercare di coglierne la sostanza e vedere se è possibile riaprire, anche adesso, quel discorso, per cercare di dare una risposta positive ad una richiesta, che comunque rimane completamente aperta sul tappeto.
PRESIDENTE:Se nessun altro Consigliere intende intervenire, l'iniziativa ritorna ai Gruppi politici e pertanto io direi di passare al punto successivo.
IL CONSIGLIO prende atto della petizione e della documentazione ad essa relative.
