Objet du Conseil n. 1050 du 28 février 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1050/IX - Iniziative per incentivare la formazione di personale infermieristico con qualifica di infermiere professionale (Interpellanza).
Presidente - Do lettura dell’interpellanza presentata dai Consiglieri Mafrica e Bajocco:
INTERPELLANZA
Constatata la grave e crescente carenza di personale infermieristico e la scarsa affluenza di iscritti ai corsi per infermiere professionale;
Avuta notizia che alcuni infermieri generici sarebbero interessati a frequentare un corso "speciale" per infermiere professionale, continuando a prestare servizio nelle ore di tirocinio;
i sottoscritti Consiglieri regionali del Gruppo comu-nista
interpellano
l’Assessore competente per sapere:
1) quali provvedimenti la Giunta regionale intende assumere per favorire un maggiore afflusso di giovani ai corsi per infermiere professionale (aumento degli assegni di studio, rivalutazione degli stipendi del personale infermieristico, ecc...) ;
2) se la Giunta intende prendere in considerazione, ed in quale forma, le richieste di un corso speciale per il passaggio dalla qualifica di infermiere generico a quella di infermiere professionale.
Presidente - Ha chiesto di illustrare l’interpellanza il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - Ogni volta che si affronta un problema che riguarda i pazienti oppure categorie di persone che si trovano in difficoltà, si presenta il problema degli infermieri: si parla, ad esempio, di malati psichiatrici e viene fuori il problema degli infermieri, si parla di anziani non autosufficienti e viene fuori il problema degli infermieri, si parla di microcomunità, e comunque c’è un problema di presenza di infermieri.
Quello degli infermieri sta diventando realmente un nodo che bisogna sciogliere, altrimenti buona parte dei servizi sanitari ed anche di quelli assistenziali non potranno essere svolti in modo soddisfacente per i pazienti e per i cittadini.
Nella nostra scuola per infermieri il numero degli iscritti è sempre molto basso; non si riescono ad avere giovani che decidono di fare questa scelta, forse per il tipo di lavoro che viene poi praticato, forse per lo stipendio che non è superiore a quello che si può guadagnare più facilmente altrove. Fatto sta che il numero di giovani iscritti non riesce a coprire il numero di coloro che se ne vanno in pensione.
Esiste una situazione che forse potrebbe alleviare in parte le necessità che abbiamo all’interno dell’ospedale; ci sono degli infermieri generici che hanno fatto richiesta di poter frequentare un corso speciale, utilizzando come tirocinio il lavoro che attualmente già svolgono, per poter diventare infermieri professionali. Quindi, questi infermieri generici sarebbero disponibili - si parla di una quindicina di persone - a diventare infermieri professionali.
Noi poniamo all’Assessore due domande, la prima: se è possibile studiare le forme per consentire questo accesso alla qualifica di infermiere professionale da parte degli infermieri generici interessati, anche perchè poi alcune attività svolte da questi infermieri generici sono già di tipo professionale, mentre è possibile con corsi di tipo professionale preparare altre qualifiche di ausiliari per fare parte delle attività che in realtà toccano agli infermieri generici. La seconda domanda è cosa si può fare per risolvere alla radice il problema del numero inadeguato degli infermieri. Abbiamo già detto che riteniamo, anche dopo l’aumento, insufficiente l’assegno di studio; pensiamo che oltre ad una campagna di promozione si debba intervenire proprio sulle condizioni di studio e sulle condizioni di lavoro per avere un maggior afflusso di persone a questo tipo di attività, altrimenti si rischia il blocco dell’attività sanitaria. Non è accettabile, per esempio, che a geriatria siano presenti di notte pochi infermieri per guardare un numero elevato di anziani; la gente poi è costretta ad assumere personale che non è né professionale né generico - è personale comunque disponibile - e a pagarlo 80-100mila lire per notte.
Questo problema dobbiamo riuscire ad affrontarlo, pena proprio una disfunzione grave del settore sanitario e sociale nella nostra Regione.
Presidente - Ha chiesto di parlare l’Assessore alla Sanità e Assistenza Sociale Lanièce, ne ha facoltà.
Lanièce (DC) - Già nella scorsa adunanza del Consiglio regionale, rispondendo sullo stesso tema, ebbi modo di rappresentare ai colleghi che hanno presentato questa interpellanza, quando sia grave il problema della carenza di personale infermieristico nelle nostre strutture sanitarie.
Il fatto che se ne ridiscuta ora, come pure leggo che se ne è parlato recentemente sugli organi di informazione, può senz’altro portare la questione all’attenzione di più vasti strati dell’opinione pubblica. La speranza nostra e di tutti è che, insieme ai mezzi che abbiamo predisposto per incentivare il reclutamento degli infermieri, tutto questo parlare del problema della carenza di infermieri e della possibilità di lavoro nel settore porti ad un aumento delle vocazioni (e lo dico fra parentesi), in quanto secondo il sottoscritto ci vuole proprio una certa predisposizione per tale tipo di lavoro, perchè è un lavoro molto particolare, non è un lavoro che lo si può fare solo per il "27".
Fatta questa premessa, vengo a rispondere sui due quesiti posti dall’interpellanza.
Primo punto: per favorire un maggiore afflusso dei giovani ai corsi di infermiere professionale, la Giunta regionale ha presentato all’approvazione del Consiglio un disegno di legge concernente: "Disposizioni per la formazione professionale di operatori necessari al servizio sanitario regionale". Con tale normativa viene disciplinata la regolamentazione dei relativi istituti, quali la determinazione degli assegni di studio, la formazione dei dipendenti USL e dei soggetti residenti in Valle d’Aosta, la frequenza dei corsi all’estero, ecc.
Il disegno di legge ha altresì previsto la costituzione nella Regione di un polo unico di informazioni per il personale del servizio sanitario regionale capace di realizzare tutte le indicazioni in materia di fabbisogno di operatori del settore.
Purtroppo però il provvedimento in questione è stato rimandato a nuovo esame dal Presidente della Commissione di Coordinamento. Informo comunque che la Giunta regionale provvederà a ripresentarlo in Consiglio per la successiva approvazione.
Anche i corsi per infermiere professionale rientrano nella nuova normativa nel quadro dell’applicazione della stessa.
Ricordo però ancora una volta che in questi anni il nostro assessorato ha promosso iniziative di informazione e pubblicitarie per favorire una cospicua iscrizione ai corsi per infermiere e certamente tali iniziative verranno riproposte nel futuro.
Sottolineo inoltre che l’Amministrazione regionale ha altresì cercato di favorire l’iscrizione tramite la corresponsione di un assegno di studio mensile di entità elevata rispetto a quella determinata da altre Regioni; cioè proporzionalmente l’assegno che viene erogato dalla nostra Regione è il più alto di tutte le altre regioni, e questo non è un problema che riguarda solo la Valle d’Aosta ma purtroppo tutto il territorio, come ebbi a dire nella precedente seduta del Consiglio. Per quanto riguarda l’assegno di studio, per il primo anno vengono date 200mila lire, per il secondo anno 450mila e per il terzo anno 600mila. Si parla di ragazzi che vanno dai 15-16 anni ai 18-19 anni, quindi pensiamo che come incentivazione si potrà rivedere, non nel programma che è stato approvato ma nel futuro. Se questa è proprio la panacea del problema della iscrizione non lo so; come Giunta possiamo impegnarci se effettivamente questo è l’unico problema che può comportare un aumento di iscrizioni, però è una cosa su cui bisogna andare cauti, visto che il nostro è già il più alto di tutte le regioni.
Per quanto concerne invece la rivalutazione degli stipendi del personale infermieristico, perchè è richiesto sempre nella interpellanza, faccio presente che gli stessi sono determinati dall’accordo sindacale relativo al personale del servizio sanitario e che pertanto la materia esula dalle competenze della Giunta regionale. Cioè, c’è un contratto di lavoro che fissa determinati tetti, e noi non abbiamo nessuna competenza su questo, salvo che gli infermieri possono accedere alla incentivazione dal punto 2 sub, ma quella incentivazione è già regolamentata con gli accordi fatti con le organizzazioni sindacali.
Secondo punto: per quanto riguarda le richieste di un corso speciale per il passaggio dalla qualifica di infermiere generico a quella di infermiere professionale, faccio presente che dobbiamo attenerci, per quanto essa ci possa andare stretta e possiamo non condividerla, alla normativa in vigore. Non possiamo purtroppo prendere iniziative al riguardo perchè la legge n. 243 del 3 giugno 1980, che ha disciplinato la materia, ha previsto la possibilità di una riqualificazione professionale degli infermieri generici o psichiatrici solo in via straordinaria per non oltre cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge stessa, ossia dal primo luglio 1980 al 30 giugno 1985. Infatti la legge che ho citato, all’art. 1, 2° comma, dice: "In via straordinaria e per non oltre cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le Regioni provvedono alla riqualificazione professionale di coloro che siano in possesso della abilitazione di infermiere generico e di infermiere psichiatrico, che abbiano prestato servizio continuativo per un periodo non inferiore a due anni e siano in servizio all’entrata in vigore della presente legge". Quindi su questo purtroppo, se non viene fatta una riapertura della legge, non possiamo fare niente, né abbiamo competenze in materia.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
Mafrica (PCI) - Noi torniamo e torneremo sovente su questo tema, perchè ci sembra molto importante. Sono 70mila in Italia gli infermieri che mancano; non si riescono a trovare in nessun modo, e anche nella nostra regione ci sono carenze un po’ in tutti i reparti.
Devo dire che particolarmente nel settore della sanità mi sembra che non si facciano tutti gli sforzi necessari per utilizzare come Regione le scappatoie normative che in qualche modo possono consentire ad una regione a statuto speciale di risolvere i suoi problemi.
Si dice che siamo quelli che diamo assegni più alti rispetto ad altre regioni, e questo credo si debba riconoscere; però esiste comunque una certa differenza. Se si pensa che per il corso per muratori, che approveremo nelle deliberazioni allegate all’oggetto di oggi, si spendono circa 400 milioni per 12 corsisti e si paga costoro in pratica come se fossero al lavoro, mi pare che uno sforzo analogo si possa fare per gli infermieri. Abbiamo così bisogno di muratori da spendere 30-35 milioni per uno e ci preoccupiamo di moltiplicare per cinque magari l’assegno di studio per gli infermieri, per portarlo a livello di uno stipendio? Credo che sia una cosa che si può verificare.
Per quello che riguarda il tipo di approccio, l’Assessore ritiene che vi debba essere una predisposizione; ma questa è una sua opinione. So che invece il lavoro di infermiere è molto duro perchè per un milione e trecentomila lire al mese l’infermiere deve essere disponibile per fare i turni, lavorare di notte, deve essere reperibile, deve affrontare momenti duri della vita e della morte delle persone, quindi non è sicuramente un lavoro facile.
Mi auguro che gli stessi sindacati, nell’ambito della contrattazione, diano maggiore spazio a queste figure professionali, perchè, per esempio, per alcuni medici con le incentivazioni si riesce a passare da quello che è uno stipendio base abbastanza limitato ad uno stipendio che diventa interessante.
E’ chiaro che se tutta l’incentivazione viene distribuita in modo che agli infermieri resti poco o nulla, questi continuano ad avere stipendi che è più facile trovare con minore fatica e minore disagio anche psicologico in altre attività.
Invito l’Assessore anche a riflettere sulla possibilità di interpretare quella norma che lui ha citato sul possibile corso speciale per infermieri generici; in altre regioni hanno studiato addirittura delle forme di sanatoria. Credo che qui invece c’è la disponibilità da parte di un gruppo abbastanza rilevante di persone a seguire un corso, a qualificarsi, quindi si può provare come Regione a predisporre una normativa che, partendo da questa apertura che era stata fatta nella legge, verifichi se si può provare ad istituire questo corso speciale.
Non credo che si debbano lasciare cadere delle possibilità con una interpretazione che a me sembra nel campo della sanità abbastanza restrittiva delle disposizioni di legge nazionale. In altri campi a livello regionale si è cercato di forzare, di andare più avanti; cerchiamo di farlo anche per la sanità, soprattutto per risolvere questo problema del personale infermieristico, perchè se non riusciamo a risolverlo tutti i reparti, tutte le unità operative entreranno in crisi e dovranno essere i medici a quel punto, che non mancano, a svolgere attività di tipo infermieristico perchè comunque i cittadini ne hanno bisogno.
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