Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 996 del 24 gennaio 1990 - Resoconto

OGGETTO N. 996/IX - Mancata attuazione della legge regionale che disciplina l’istituzione di un osservatorio epidemiologico a livello dell’USL della Valle d’Aosta (Interpellanza).

Presidente - Do lettura dell’interpellanza presentata dai Consiglieri Mafrica e Bajocco:

INTERPELLANZA

Vista la deliberazione di Giunta n.10981 del 24 novembre 1989, con la quale si istituisce il registro regionale delle cause di morte;

constatato che per l’elaborazione e l’analisi dei dati raccolti ci si potrà avvalere dell’area tecnico-operativa di epidemiologia dell’U.S.L. n.1 di Torino, alla quale saranno versati i compensi pattuiti;

i sottoscritti Consiglieri regionali del Gruppo comu-nista

interpellano

l’Assessore competente per conoscere i motivi per cui, invece che ricorrere a strutture esterne, non si dà attuazione alla legge regionale che disciplina l’istituzione di un Osservatorio epidemiologico a livello dell’Unità Sanitaria Locale della Valle d’Aosta.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - Con questa interpellanza solleviamo un caso che a noi sembra abbastanza paradossale.

Questa Regione ha legiferato ben due volte per istituire un osservatorio epidemiologico. Ora, l’osservatorio epidemiologico è una struttura indispensabile che, secondo la legge regionale del 1982, dovrebbe valutare lo stato di salute della popolazione in relazione al tempo, allo spazio e alle caratteristiche individuali dei gruppi, individuare i fattori di rischio negli ambienti di vita e di lavoro, valutare la compatibilità dei programmi con le risorse disponibili, valutare l’efficacia degli interventi e i benefici prodotti, valutare il modello organizzativo del servizio socio-sanitario regionale, predisporre una relazione attuale sullo stato sanitario della Regione, favorire la ricerca finalizzata alla realizzazione degli obiettivi e così via.

L’osservatorio dovrebbe quindi essere lo strumento che anno per anno analizza quali sono le principali patologie caratteristiche di questa Regione, analizza gli interventi che la struttura pubblica mette in campo per combattere queste patologie, fa proposte anche innovative per migliorare lo stato della salute della popolazione.

Nel 1988, prima delle elezioni regionali, nell’ambito di una minirevisione del piano sanitario regionale, per rafforzare questo articolo su proposta del nostro Gruppo, si è previsto che l’osservatorio venisse predisposto nell’ambito della USL; la legge prevedeva che determinate figure facessero parte dell’osservatorio (soprattutto sociologi statistici) e dava incarico alla Giunta di avviare entro 90 giorni le procedure concorsuali relative.

Ora, abbiamo potuto vedere che invece nulla si è fatto per dare attuazione alla legge del 1982 e alla legge del 1988, mentre le esigenze concrete di conoscenza hanno spinto la Giunta regionale ad affidare alla USL n. 1 di Torino, che ha un’area operativa di epidemiologia, compiti di elaborazione e analisi dei dati raccolti in materia di registro regionale delle cause di morte.

Si tratterà di un aspetto specifico, comunque l’esame delle cause di morte è importante anche per individuare le patologie che hanno portato a questo estremo risultato; però tutto ciò dimostra che l’osservatorio è qualcosa che serve.

Se siamo nella necessità di dover ricorrere a strutture sanitarie esterne alla Valle d’Aosta, perchè - e questa è la domanda - non abbiamo dato finora attuazione a ben due leggi che dicono che questa Regione si deve dotare di un proprio osservatorio epidemiologico per osservare la salute ed attuare gli interventi per migliorarla sul suo territorio? Vorremmo capire perchè non si vuole dare applicazione a leggi che questo Consiglio ha approvato, e se in futuro si vuole cambiare strada. Ci pare molto insoddisfacente questa situazione, ci sembra che non si possa delegare all’esterno una attività che potrebbe essere fatta in modo più puntuale sul territorio valdostano, con tecnici valdostani, con dati aggiornati e messi a disposizione di tut-ti gli operatori.

Presidente - Ha chiesto di parlare l’Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Lanièce, ne ha facoltà.

Lanièce (DC) - Devo precisare anzitutto che l’istituzione del registro regionale delle cause di morte, disposta con deliberazione della Giunta regionale 24 novembre 89, n. 10981, ha lo scopo di attivare un primo strumento informativo nell’ambito della programmazione sanitaria.

Con la raccolta dei dati sanitari e le loro analisi, è possibile attivare degli indicatori relativi allo stato di salute della popolazione e sull’attività prestata dai servizi sanitari.

La riduzione della mortalità per cause specifiche può essere considerata un risultato importante da raggiungere, nell’ambito di uno specifico programma di sanità pubblica.

Va evidenziato che un servizio informativo che gestisce i dati di mortalità soddisfa contemporaneamente esigenze epidemiologiche, medico-legali, amministrative e demografiche.

Circa una delle cause specifiche di mortalità, quella dei tumori, a partire dal triennio 1984-87 la nostra Regione ha provveduto, in collaborazione con il registro tumori per il Piemonte e la Valle d’Aosta, alla pubblicazione in proprio dell’atlante di mortalità dei tumori in Valle d’Aosta. Proprio a partire da tale iniziativa si pone l’esigenza di ampliare i dati di rilevazione di mortalità a tutte le patologie riguardanti la Regione, in un quadro di progressivo sviluppo dell’osservatorio epidemiologico regionale.

Il provvedimento 10981 del 1989 della Giunta regionale si è appunto proposto di istituire il registro delle cause di morte della Regione Valle d’Aosta. E’ per operare nella continuità delle elaborazioni in atto e per rendere agevole il passaggio di funzione dalla Regione Piemonte alla nostra Regione, e in considerazione della complessità dei problemi da affrontare sia di livello informatico sia di tipo informativo, che è emersa la necessità di avvalersi in questa prima fase di avvio delle esperienze acquisite dal registro tumori del Piemonte, anche in vista della corretta formazione del personale addetto. Faccio infine rilevare che non è possibile costituire l’osservatorio epidemiologico regionale, qual è previsto dall’articolo 5 della legge regionale 56/88, nell’ambito ospedaliero, in quanto contrasterebbe con quanto stabilito dal decreto ministeriale 13 settembre 88, che regola gli standards ospedalieri sull’assunzione del personale.

Non si può non evidenziare che la previsione operata dall’articolo 5 della legge regionale testè citata, anche se di carattere transitorio, appare fortemente anomala per la collocazione e composizione dell’organico, ove si tenga conto dell’esperienza consolidata a livello nazionale e di altre regioni, che individua l’osservatorio epidemiologico come uno strumento proprio del livello regionale collegato con gli strumenti di programmazione e verifica dell’organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie erogate alla popolazione.

Abbiamo già avuto alcuni incontri con i sanitari che a loro tempo avevano portato avanti il discorso dell’osservatorio epidemiologico, per impostare l’osservatorio, però a livello regionale e non collegato con l’ospedale, a causa della problematica dell’assunzione del personale, vincolata dagli standards nazionali.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - Devo dire che sono del tutto insoddisfatto della risposta dell’Assessore per due motivi.

Il primo, l’Assessore dice che il registro delle cause di morte è necessario perchè ci può servire. Certo: mi stupisce anzi che ci si accorga soltanto nel 1989 che perlomeno è opportuno andare a verificare quali sono le cause di morte della popolazione, soprattutto per ciò che riguarda i tumori, per avviare degli interventi sanitari che riducano, se possibile, determinati tipi di patologie.

Quindi, siamo d’accordo sul fatto che si faccia il registro. Quello che diciamo è che non basta preoccuparsi delle patologie che hanno portato alla morte, perchè prima di morire si suppone che l’individuo abbia avuto nel corso della sua vita una serie di malattie, di interventi di varia natura; quindi la conoscenza non può essere limitata soltanto allo stato terminale dell’esistenza. La conoscenza della salute dei cittadini valdostani deve essere fatta da quando nascono fino all’ultimo momento, quindi l’osservatorio deve osservare tutte le patologie ed intervenire in tutte le classi di età della popolazione.

Secondo motivo. L’Assessore dice che l’osservatorio di Torino ci può aiutare perchè ha esperienza. Sicuramente ci può aiutare l’osservatorio di Torino per vedere come si fanno queste ricerche, ma noi sosteniamo che occorre realizzare questo osservatorio in Valle d’Aosta e ci pare forzata l’interpretazione che viene data, nel senso di dire che non lo possiamo realizzare perchè la nostra legge è anomala. Ora, la legge che si riferisce agli standards ospedalieri, per l’interpretazione che diamo noi, fa riferimento alle unità operative che hanno dei posti letto. L’osservatorio non ha posti letto, è una struttura di ricerca, è una struttura che ha del personale tecnico che deve fare delle indagini statistiche, delle indagini sociologiche, che deve fare delle proposte di intervento, quindi non ha bisogno di alcun posto letto. Pertanto questa interpretazione ci sembra forzata.

Vediamo in questo caso una volontà di disattendere una legge regionale, perchè probabilmente non so se l’Assessore o i suoi funzionari non vogliono trasferire all’USL questi compiti e vogliono mantenerli nell’Assessorato. Se vogliamo mantenerli nell’Assessorato, modifichiamo questa legge, ma facciamo comunque un osservatorio regionale e non continuiamo a rivolgerci solo per una piccola parte ad un osservatorio esterno.

Invitiamo l’Assessore a meditare su questo problema; se non gli piace che la struttura sia costituita all’interno dell’USL, e potrebbe esserlo in quanto non ha niente a che vedere con gli standards ospedalieri non avendo nessun posto letto, la si faccia nell’interno di questa Regione, con una legge apposita, riprendendo la legge del 1982, ma la si faccia. Non possiamo non conoscere oggi quali sono le principali patologie, cercarne le cause, fare delle proposte sugli interventi più opportuni.

Questa è la nostra richiesta e ci pare in questo senso non soddisfacente la risposta dell’Assessore.

Presidente - Ha chiesto di parlare l’Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Lanièce, ne ha facoltà.

Lanièce (DC) - Vorrei chiarire che per tutti i servizi si può accedere al 35% del totale del personale medico relativo ai posti letto, di conseguenza portando via questi cinque posti si viene a penalizzare altri servizi. Ecco perchè il discorso viene portato avanti, ma nessuno parla di non farlo.

Questa è una esperienza che si farà comunque, ma con un altro sistema e non impostato così, perchè siamo vincolati comunque a quel 35%, tanto più che non riusciamo neanche a coprire tutti i servizi già attivati nell’ambito ospedaliero con gli standards. Il discorso della volontà politica da parte dell’Esecutivo di mandare avanti l’osservatorio è proprio quello che si è ampliato quanto si faceva prima solo per i tumori a tutte le patologie e si crea esperienza per poi arrivare, come diceva il Consigliere Mafrica, a tutta la patologia precedente, non solo quella che porta allo stato finale.

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