Oggetto del Consiglio n. 93 del 13 marzo 1975 - Verbale

OGGETTO N. 93/75 - PROBLEMI CONCERNENTI LA DISCIPLINA SCOLASTICA NELLE SCUOLE ELEMENTARI DELLA VALLE D'AOSTA. (INTERPELLANZA DEL CONSIGLIERE CHINCHERÉ)

Interpellanza

Il sottoscritto Consigliere regionale della Valle d'Aosta prega la S.V. Ill.ma di voler inserire negli argomenti in discussione nella prossima seduta consiliare la seguente

Interpellanza

In una scuola elementare del 1° Circolo di Aosta è successo che un bambino, sembra di seconda elementare, ha "incendiato" il cappotto, appeso all'attaccapanni, di un suo coetaneo. L'Autorità scolastica, in un lampo di genio ha pensato di chiamare il 113. A tale chiamata hanno risposto le Assistenti di Polizia, che malgrado la loro indubbia capacità professionale, non sono comunque le più indicate a svolgere compiti pedagogico-didattici.

Chiedo pertanto se l'Assessore regionale alla Pubblica Istruzione intende avallare tale iniziativa reputandola positiva al fine di una scuola regionalista e progressista o diversamente quali provvedimenti intende adottare in riferimento a tale riprovevole iniziativa.

Distinti saluti.

F to: Franco Chincheré

Caveri (U.V.) - Vi è l'interpellanza del Consigliere Chincheré riguardante la disciplina scolastica nelle Scuole elementari della Valle d'Aosta. Penso che il Consigliere la voglia illustrare.

Chincheré (P.C.I.) - Molto brevemente, anche perché il tono dell'interpellanza dà già un contenuto non drammatico al problema. Purtroppo ho verificato che quanto scritto è sostanzialmente vero, e la cosa che più ci preoccupa è che noi siamo del parere che questi problemi di natura disciplinare, di comportamento - soprattutto quando si tratta di alunni delle elementari - devono essere problemi risolvibili all'interno delle Strutture scolastiche senza interventi esterni, di nessun genere. Reputiamo che sul piano del principio e dell'educazione dei bambini sia più adatta la loro sede naturale, che è la scuola; gli interventi esterni sostanzialmente tendono ad aggravare il problema che, molte volte, è di rilevanza minima e, a nostro avviso, costituiscono precedenti abbastanza pericolosi.

Caveri (U.V.) - La signorina Viglino.

Viglino M. Ida (R.V.) - Mi fa piacere prima di tutto sentire dire dal Consigliere Chincheré che la sua interpellanza non aveva toni drammatici. Desidero però darne pubblica lettura. L'interpellanza del Consigliere Chincheré è la seguente:

"In una scuola elementare del 1° Circolo di Aosta è successo che un bambino, sembra di seconda elementare, ha "incendiato" il cappotto, appeso all'attaccapanni, di un suo coetaneo. L'Autorità scolastica, in un lampo di genio ha pensato di chiamare il 113. A tale chiamata hanno risposto le Assistenti di Polizia, che malgrado la loro indubbia capacità professionale, non sono comunque le più indicate a svolgere compiti pedagogico-didattici. Chiedo pertanto se l'Assessore regionale alla Pubblica Istruzione intende avallare tale iniziativa reputandola positiva al fine di una scuola regionalista e progressista o diversamente quali provvedimenti intende adottare in riferimento a tale riprovevole iniziativa".

Chiedo scusa al Consiglio se darò lettura dell'inchiesta che immediatamente ho fatto fare e che spero chiarirà definitivamente tale questione.

Il giorno 17 febbraio, alle ore 14, quando tutti gli alunni erano rientrati in classe, il maestro Pasteur Vittorio è uscito per controllare la maniglia della porta della sua aula, in quanto era stata rotta precedentemente. Ripeto, chiedo scusa se darò dei dettagli anche minuti, ma desidero veramente sdrammatizzare definitivamente la questione. "Contemporaneamente l'insegnante Duc Ebe, la cui aula è adiacente a quella del maestro, stava congedando la mamma di una sua alunna che aveva accompagnato la figlia a scuola, dopo un'assenza di alcuni giorni. Furono quindi questi due insegnanti ad accorgersi, dopo qualche istante e al momento del loro rientro in classe, che, ad una trentina di metri, un cappotto stava bruciando e le fiamme erano alte. La prima cosa che il maestro ha fatto è stata quella di correre verso il cappotto che bruciava allontanando immediatamente tutti gli altri, più di venti, ai quali si sarebbe potuto estendere il fuoco, arrivando fino all'aula che ospita 21 bambini di classe prima. Subito è stata avvertita la Direzione e il custode, seguito da altri bidelli, accorreva con un secchio d'acqua; l'incendio veniva così spento.

I sei insegnanti del piano terra, in seguito al trambusto che tutto questo movimento aveva arrecato, stupiti dall'odore di fumo che era già penetrato nelle aule, uscivano nel corridoio commentando l'accaduto e cercando di tranquillizzare alcuni bambini che si erano messi a piangere.

Si precisa che gli alunni del piano terra frequentano quasi tutti la classe prima. Fra questi insegnanti vi era la Signora Bertana Franca, che ancora non sospettava per nulla del suo alunno. Fu al suo rientro in classe, dopo circa 10 minuti, che alcuni suoi alunni dissero di aver trovato un accendino sotto un banco. L'insegnante portò questo accendino in corridoio e il custode lo riconobbe subito come suo, affermando che lo aveva lasciato nella guardiola adibita a portineria e aveva visto pochi minuti prima un certo alunno - di cui io non cito il nome, evidentemente - aggirarsi nei pressi della portineria. L'alunno infatti non era rientrato in classe assieme ai suoi compagni in quanto si era soffermato più a lungo nel gabinetto.

L'insegnante permette che gli alunni che si fermano alla refezione nell'edificio al loro rientro di rimettersi un po' in ordine lavandosi le mani. Interrogato, l'alunno ha ammesso di aver sottratto l'accendino e in seguito, a casa, davanti alla mamma, ha spiegato che si era curvato sotto il cappotto per vedere se questo bruciava accendendolo. Sono bastati pochi secondi dal momento dell'accensione al momento in cui il fuoco si è sviluppato. Ecco perché gli insegnanti hanno affermato di non aver visto nessuno passare nel corridoio quando si sono sprigionate le fiamme; l'alunno aveva già fatto in tempo a rientrare in classe di corsa, essendo l'aula distante circa 20 metri dal luogo dove era situato il cappotto.

Verso le 14,30 è stata chiamata, per telefono, dalla Segreteria della Direzione, la madre della bambina dal cappotto incendiato, sia per informarla dell'accaduto, sia pregandola di venire a scuola, in quanto la piccola alla vista del suo cappotto in fiamme era scoppiata a piangere e non si riusciva a calmarla. Nessun'altra telefonata è stata fatta fin verso le 16,15, quando si ritenne opportuno mettere al corrente dell'accaduto l'Ispettrice di Polizia con il numero 2224 anche per un'eventuale denuncia da parte della famiglia danneggiata. L'interessata ha risposto che si sarebbe occupata personalmente del comportamento dell'alunno presso la famiglia. Si precisa che la suddetta non è venuta nell'edificio scolastico.

L'insegnante dell'alunno, Signora Bertana Franca, ha preso contatti con lo Psicologo del Centro Psico-medico-pedagogico, Dottor Marchisio, che l'anno scorso aveva seguito il bambino, il quale presentava già disturbi nel comportamento. Venuto a conoscenza del nuovo episodio, il Dottor Marchisio ha affermato che avrebbe esaminato il soggetto ed ha inviato immediatamente l'Assistente sociale presso la famiglia per ulteriori controlli.

Si precisa che la mamma ha richiesto più volte all'Assistente sociale di ritirarle il figlio, in quanto il marito è assente durante tutta la settimana, e lei stessa non è in grado di seguirlo, a causa del suo lavoro. Il bambino trascorre purtroppo le giornate nella strada. La maestra stessa, al termine delle lezioni pomeridiane, si è recata personalmente presso la famiglia del suo alunno per informarla direttamente del fatto. Si precisa che da parte di questa Direzione non sono stati presi provvedimenti disciplinari di nessuna specie.

Chincheré (P.C.I.) - Indubbiamente l'ampia ed esauriente relazione dell'Assessore alla Pubblica Istruzione ci soddisfa in larga parte, anche se ci sembra che, nella sostanza, comporti quello che abbiamo scritto nell'interpellanza.

Infatti direi che l'unico errore che c'è stato è il numero di telefono, io ho citato il 113, la signorina il 2224 che insieme al 2225, al 2216 e al 2226 è il numero del centralino della Polizia. In sostanza cambia il numero di telefono, ma la realtà è identica. Evidentemente non voglio qui, attraverso un'interpellanza, aprire il dibattito sui rapporti che ci sono tra certi comportamenti disadattati, da parte degli alunni, con certe situazioni familiari e sociali estremamente gravi. Evidentemente noi pensiamo che questi problemi ci siano e vadano affrontati, non possono mai essere affrontati in termini amministrativi, anche se blandi, ma sempre in termini di intervento sociale, perché ci sembra che la radice del problema sia quello, e la soluzione deve essere portata a quel livello, non ad altri. Ovviamemente non possiamo che essere soddisfatti del fatto che non sono stati presi provvedimenti disciplinari di alcun genere nei confronti di questo alunno, anche perché mi chiedo quale provvedimento disciplinare si possa prendere nei confronti di un bambino di sette anni. Soprattutto siamo soddisfatti che sia stato messo in moto quel meccanismo di rapporti di assistenza familiare, che ci sembra la via maestra per risolvere questi problemi.

Resta il fatto - e lo ribadiamo - che siamo contrari a qualunque tipo di intervento esterno alle Strutture scolastiche, proprio perché ci sembra - malgrado ci sia stato un intervento tangenziale al problema e non un intervento immediato, diretto - sia comunque da evitare il massimo possibile, perché secondo noi i problemi della scuola vanno risolti tra scuola e famiglia, senza interventi che non siano di natura medica e di natura ambientale. Solo attraverso questi interventi pensiamo che si risolvano tali problemi, e non con interventi anche di Ispettrici di Polizia.

Caveri (U.V.) - Signorina Viglino.

Viglino M. Ida (R.V.) - Volevo fare presente al Consigliere Chincheré che la scuola ha dei rapporti con le Ispettrici di Polizia perché tante volte occorre rivolgersi a loro in base ad una circolare che riguarda anche le questioni di obbligo scolastico. D'altra parte questo era un caso di incendio, quindi la famiglia poteva inoltrare una denuncia e, se l'Ispettrice non fosse stata avvertita, il Direttore didattico avrebbe potuto esser denunciato per omissione di atti d'ufficio.

Io ribadisco il fatto che l'Ispettrice è stata interpellata solo telefonicamente per essere messa al corrente, non è venuta a scuola e, in un secondo tempo, si è recata personalmente dalla famiglia. D'altra parte questa famiglia non è abbandonata, perché già l'anno scorso il Dottor Marchisio si era occupato della questione. Sono anch'io d'accordo che in questi casi occorra una diretta collaborazione tra famiglia e scuola, e su questa via non è da oggi che personalmente mi sono avviata.

Caveri (U.V.) - Nel passato abbiamo visto un film intitolato "Il cappotto", non so se questa vicenda interesserà un altro regista. Con questa osservazione, passiamo al punto n. 5 dell'ordine del giorno.

Il Consiglio prende atto.