Oggetto del Consiglio n. 830 del 22 novembre 1989 - Resoconto
OGGETTO N. 830/IX - Comunicazioni del Presidente del Consiglio.
Bich (Presidente del Consiglio) - Do lettura dell’attività degli organi del Consiglio dopo l’ultima adunanza dell’8 novembre:
Disegni di legge presentati:
Disegno di legge n. 126, presentato dalla Giunta regionale in data 8 novembre 1989, concernente: "Finanziamenti di spesa nei diversi settori regionali di intervento e modificazioni alle autorizzazioni di spesa di leggi regionali in vigore, assunti in coincidenza con l’approvazione del bilancio di previsione per l’anno finanziario 1990 e del pluriennale 1990/1992 (legge finanziaria per gli anni 1990/92) (I Commissione)
Disegno di legge n. 127, presentato dalla Giunta regionale in data 8 novembre 1989, concernente: "Bilancio di previsione della Regione Autonoma Valle d’Aosta per l’anno finanziario 1990 e per il triennio 1990/1992" (I Commissione)
Disegno di legge n. 128, presentato dalla Giunta regionale in data 10 novembre 1989, concernente: "Acquisto del castello di Sarre con annessi arredi e suppellettili" (I Commissione)
Disegno di legge n. 129, presentato dalla Giunta regionale in data 10 novembre 1989, concernente: "Acquisto di un immobile sito in Comune di Charvensod, località Plan Félinaz" (I Commissione)
Disegno di legge n. 130, presentato dalla Giunta regionale in data 10 novembre 1989, concernente: "Acquisto di un terreno sito in Comune di Verrès, Via Giardini" (I Commisione)
Disegno di legge n. 131, presentato dalla Giunta regionale in data 10 novembre 1989, concernente: "Autorizzazione di spesa per i’istituzione di un centro fieristico ed espositivo permanente" (III e I Commissione)
Disegno di legge n. 132, presentato dalla Giunta regionale in data 16 novembre 1989, concernente: "Nuovo sistema funiviario di trasporto pubblico collettivo regionale di persone e di merci Chamois-Antey-Saint-André" (II e I Commissione)
Disegno di legge n. 133, presentato dalla Giunta regionale in data 16 novembre 1989, concernente: "Norme transitorie per il rilascio dell’autorizzazione al funzionamento di presidi residenziali socio-assistenziali privati" (V Commissione)
Disegno di legge n. 134, presentato daila Giunta regionale in data 16 novembre 1989, concernente: "Concessione di contributi per lza realizzazione di impianti di risalita e di strutture ad essi funzionalmente connesse" (IV e I Commissione)
Disegno di legge n. 135, presentato dalla Giunta regionale in data 16 novembre 1989, concernente: "Promozione di iniziative sociali, formative e culturali a favore dei giovani" (I e V Commissione)
Disegno di legge n. 136, presentato dalla Giunta regionale in data 21 novembre 1989, concernente: "Approvazione ed avvio nella scuola del programma di iniziative di lotte all’abuso di sostanze lecite ed illecite nella Valle d’Aosta ed adozione di linee guida per la prevenzione"
Deliberazioni vistate: n. 21
Deliberazioni non vistate:
Il Presidente della Commissione di Coordinamento, con lettera in data 9 novembre 1989, ha richiesto chiarimenti in merito alla deliberazione n. 785/IX in data 25 ottobre 1989, concernente: "Concessione di un contributo di L. 10.000.000 al Rafting Aventure per organizzazione spedizione alle sorgenti del Gange.- Approvazione ed impegno di spesa."
Riunioni:
Conferenza Capigruppo, Ufficio di Presidenza e Presidenti Commissioni: 1
Ufficio di presidenza: 1
I Commissione: 3
II Commissione: 1
II Commissione allargata ai Capigruppo: 1
III Commissione: 1
IV Commissione: 1
V Commissione: 1
Commissione speciale per le riforme istituzionali: 1
Commissione speciale mercato unico: 1
Gruppo di lavoro della V Commissione: 1
Commissione speciale per Regolamento assunzione personale Casa da Gioco: 1
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Il Presidente della Giunta regionale ha trasmesso a questa Presidenza copia della sentenza n.636 del 1989, con la quale il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti dal Signor Eraldo Manganone per la revocazione della decisione n.239 in data 15 aprile 1987, dello stesso organo giurisdizionale amministrativo di secondo grado.
La sentenza è depositata in Segreteria a disposizione dei Consiglieri che intendano consultarla.
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Secondo quanto stabilito in occasione della Conferenza dei Capigruppo riunitasi lunedi 20 novembre, i Consiglieri trovano sul banco alcuni nuovi disegni di legge aventi carattere d’urgenza, per i quali sarà richiesta, nel corso dell’adunanza, l’iscrizione all’ordine del giorno ai sensi dell’articolo 53 del Regolamento interno.
Comunico inoltre che, sempre secondo le determinazioni del la Conferenza dei Capigruppo, il Consiglio sarà convocato in sessione straordinaria il 30 novembre e che l’adunanza per l’esame del bilancio di previsione è stata definitivamente fissata per i giorni 11, 12 e 13 dicembre.
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Ritengo doveroso ricordare la figura di un gigante della letteratura che ci ha lasciati ieri l’altro, all’età di sessantotto anni: Leonardo Sciascia, l’ultimo dei grandi scrittori, uno degli intellettuali degni di questo nome, impegnato in coraggiose battaglie, la cui vita è stata esemplarmente vissuta nella ricerca costante della verità, nella denuncia delle ingiustizie, dei mali, soprattutto della sua terra natia, in cui sono ambientati i suoi romanzi più riusciti e problematici.
Dopo Dante, Machiavelli, Foscolo, Manzoni, Carducci, D’Annunzio, Prezzolini, Silone, Pasolini, è stato uno dei pochi scrittori infervorati da un autentico impegno civile. Come ricorda il grande critico letterario Geno Pampaloni, Sciascia "fu giustamente definito: un radicale conservatore, conservatore quanto ai valori, radicale nel pretenderne il rispetto, come, a suo modo, era stato il Manzoni: che fu cattolico e illuminista, pessimista e fiducioso nella ragione, moderato ed estremista in nome della fede e dell'innocenza. Sciascia era sicuramente un laico, ma aveva la finezza spirituale, cresciuta in lui via via con gli anni, di non fare della laicità una religione, riservando anzi ai tradizionali valori della religione il mistero e la ineffabilità delle ragioni supreme. Per paradosso, paradosso cristiano e insieme ricavato dalla lettura di Rousseau, anche lo scrittore, accanito accusatore delle menzogne e delle ipocrisie, fu uno scrittore dell’innocenza. L’innocenza è ciò che noi non siamo, ma che in qualche punto del nostro essere avremmo potuto essere, o forse addirittura siamo stati. Ed è proprio questo che dà così spesso alla sua lucida prosa illuministica una straordinaria intimità etico religiosa".
Sciascia era un illuminista, un razionalista, che aspirava alla saggezza ed ai comportamenti coerenti. Quando si convinceva di avere ragione, allora tirava fuori la "faziosità" contro la mafia, contro tutte le manifestazioni di intolleranza, di ipocrisia, di ignoranza, contro le ideologie, tanto più perentorie, quanto più deboli gli ideali, contro la cultura dell’irrazionalismo. Nutriva una grande ed inesauribile fiducia nella verità, posta da lui come fondamento di ogni attività culturale e politica di un'epoca in cui si registra un costante divorzio fra verità, politica e cultura. E in ciò sta forse la parte più cospicua della grandezza morale dell’ultimo grande del nostro tempo, grande ma isolato, e attorniato da una amara solitudine. Un uomo che assaporava "il sofferto gusto dell’eresia".
Pervenga il sentimento del Consiglio regionale della Valle d’Aosta per questo grave lutto.
Presidente - Sulle comunicazioni del Presidente ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.
Gremmo (UAP)- Presidente e Colleghi, il mondo autonomista ha avuto negli ultimi tempi due lutti, uno riguarda il Trentino e l’altro riguarda il Piemonte.
Volevo dire brevemente due parole, perchè si tratta di due amici della Valle d’Aosta, due sostenitori dell’autonomia, quindi mi sembrava giusto ricordarli.
Il primo è scomparso circa un mese fa ed è il Consigliere regionale del Partito del popolo trentino-tirolese, Enrico Pruner.
Pruner è stato da sempre fautore dell’autonomismo trentino; aveva avuto anche delle persecuzioni nell’immediato dopoguerra, quando i primi "conati" di ritorno di nazionalismo cercavano di negare già allora il diritto del popolo trentino di vedere affermate le sue istanze autonomiste.
Malgrado per quarant’anni il Partito del popolo trentino-tirolese sia stato diviso da scissioni, da polemiche, fomentate spesso dai partiti di Roma, Pruner aveva sempre tenuto alto il discorso dell’autonomia.
Alle elezioni per il parlamento europeo del 1984 Pruner fu con me e con altri fautore di una lista, che si chiamava "Unione per l’Europa federalista", che cercava di portare avanti il discorso di un collegamento fra i movimenti autonomisti.
Pruner aveva sempre sostenuto che il collegamento fra gli autonomisti dalla Valle d’Aosta a Trieste era il dato politicamente più importante. E’ mancato improvvisamente per una grave malattia e mi sembrava giusto, visto che Pruner è venuto parecchie volte in Valle d’Aosta ed è stato sempre molto amico dell’autonomia valdostana, ricordarlo.
Il secondo esponente autonomista che voglio qui ricordare verrà seppellito domani pomeriggio a Torino ed è un dirigente dell’Union Piemonteisa, Mario Costero, che è stato freddato con cinque colpi di rivoltella sparati alla schiena, perchè aveva il grosso difetto di essere un piemontese che voleva l’autonomia del Piemonte. Sul balcone di casa sua sventolava la bandiera piemontese; in una Moncalieri, dove essere piemontese è difficile, aveva avuto il coraggio di affermare l’idea dell’autonomia. I giornali hanno scritto che si è trattato di una banale lite da ballatoio, in realtà quando sono andato a trovarlo morente, mi ha fatto presente che il contesto in cui questa sparatoria è avvenuta è ben diverso, è drammatico.
In una dichiarazione che ho fatto ai giornali ho parlato di odio razziale, antipiemontese, che sta montando in Piemonte, e debbo dire che l’autonomista Mario Costero è una vittima innocente di un odio razziale contro i piemontesi in Piemonte, ma io temo stia montando in altre forme anche qui: odio razziale contro chi ha il torto di voler difendere i valori di casa sua, di voler difendere l’identità di casa sua, di volere l’autonomia.
Mario Costero era un dirigente dell’Union Piemonteisa e lo voglio ricordare nel Consiglio della Valle d’Aosta, perchè sosteneva da tempo che l’autonomia piemontese e quella valdostana devono rafforzarsi a vicenda, devono sostenersi. Sono di questa stessa opinione. Sbagliano i miopi che vorrebbero ancora dividere gli autonomisti delle Regioni del Piemonte e della Valle d’Aosta.
Mario Costero è morto con cinque colpi di pistola alla schiena, verrà seppellito con la bandiera piemontese sulla bara, ed io credo che tutti gli autonomisti, specialmente quelli della Valle d’Aosta, in qualche modo possano e debbano rivolgere almeno un pensiero a questo che noi consideriamo un martire della causa dell’autonomia del Piemonte, perchè Mario Costero mi ha detto che è stato l’odio razziale antipiemontese - non era certo un piemontese quello che gli ha sparato alla schiena - che ha fatto da lievito ad un atto di inaudita vio-lenza.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Vicepresidente Dolchi, ne ha facoltà.
Dolchi (PCI) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, associandomi alle parole del Presidente del Consiglio, vorrei esprimere a nome del Gruppo comunista dolore e cordoglio per la perdita che subisce la cultura con il decesso di Leonardo Sciascia, uno dei più grandi romanzieri italiani del dopoguerra.
Ha già detto di lui ampiamente il Presidente Bich; vorrei qui sottolineare un aspetto della sua profonda azione nel campo della letteratura e cioè lo stretto legame con la cultura francese, da cui recepì, dopo la fine della guerra, la caratterizzazione della duplice militanza: la presenza nella letteratura e nella politica. Di ciò risente non solo la sua azione di uomo sensibile ai problemi civili, ma anche tutta la sua produzione letteraria.
Fu eletto Consigliere comunale di Palermo nelle liste del Partito comunista italiano e in quelle radicali al Parlamento della Repubblica in un momento di aspra polemica con il PCI.
Lo ricordiamo con cordoglio e ci rammarichiamo che con lui venga a mancare una voce, come è già stato detto, onesta, una coscienza critica e rigorosa, una azione a volte contraddittoria, ma sempre orientata a favore dei diritti civili ed anche del vivere civile della sua Sicilia.
Se mi è permesso, dato che ho la parola, vorrei aggiungere una parola di rimpianto e di commozione per un altro lutto che ha colpito, in questo caso, il popolo comunista del mondo intero con la scomparsa della mitica Dolores Ibarruri, detta "la Pasionaria".
A lei hanno guardato con fiducia soprattutto le generazioni passate, hanno guardato con fiducia, fede e speranza i combattenti della Repubblica spagnola, a lei si sono ispirate varie generazioni di uomini e donne ed al suo esempio di persona indomita e coraggiosa è ancora utile, secondo me, utile ed importante, riferirsi nel momento della sua morte.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.
Milanesio (PSI) - Non posso che associarmi alle parole di cordoglio che sono state pronunciate oggi, vuoi dal Presidente del Consiglio, vuoi da altri Consiglieri, per commemorare persone celebri e meno celebri.
Vorrei solo aggiungere qualcosa che mi viene dal profondo del cuore, a titolo personale più che come Capogruppo del PSI, su Leonardo Sciascia, che ho molto ammirato e che considero un personaggio inarrivabile.
Certo, con Sciascia scompare probabilmente il più grande scrittore italiano di questo fine secolo, e se è vero che gli scrittori si dividono in scrittori di cose e in scrittori di parole, Sciascia apparteneva senza dubbio alla prima schiera. Anzitutto le cose, comprese le idee, quando sono ben temprate sulla realtà; poi le parole, che egli sapeva usare bene, anche se non fa nulla perchè si mettano in mostra, o meglio, fanno un tutt’uno con le cose, sono fedeli ad esse, le assecondano in ogni movimento o dimostrazione, senza sbavature o manierismi o oscurità.
Volentieri ammetteva di aver avuto come maestri di scrittura i rondisti Savarese, Cecchi, Cardarelli. Senza questa antica, un po’ neoclassica arte del dire, su per giù: tieni le cose e le parole seguiranno, Sciascia non sarebbe diventato il narratore popolare accessibile a tutti, che per chiarezza di stile ha ottenuto più efficaci risultati politici, lui, con i suoi romanzi, che non tante iniziative di massa.
Sciascia si è occupato di politica, non la politique politicienne per intenderci; Sciascia è stato comunista prima ed anticomunista dopo. In un certo senso è stato sempre un radicale, un estremista del laicismo, un sostenitore della democrazia conflittuale, con cui ad esempio noi socialisti abbiamo rotto la tregua culturale del compromesso storico a colpi di verità sgradevoli, a chi maschera come necessità di pace l’accordo conservatore degli opposti.
Lo hanno già detto altri: Sciascia ha scommesso sulla possibilità di sapere la verità. E’ l’unico caso in cui forse è legittimo essere faziosi. Il fatto rilevante è che Sciascia ha posto la verità come fondamento di ogni attività culturale e politica in un’epoca che da oltre un secolo ha fatto divorzio consensuale con la verità. Illuminista, razionalista, ma soprattutto intellettuale libero, scelse di narrare i fatti reali diventando maestro di un genere letterario. Oggi ci è utile per come ha saputo rispondere alle domande, ma nel futuro lo si leggerà per come sapeva porre le domande. Lui lo sapeva ed è questo il segno della vera grandezza di un narratore.
Mi associo anche alle parole di cordoglio dette dal Vicepresidente Dolchi sulla figura di Dolores Ibarruri, questa grande e mitica figura dell’antifascismo e del comunismo internazionale.
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