Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 793 del 25 ottobre 1989 - Resoconto

OGGETTO N. 793/IX - APPROVAZIONE DI RISOLUZIONE RECANTE INIZIATIVE A TUTELA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI IMMIGRATI.

PRESIDENTE:Do lettura della proposta di risoluzione in oggetto, iscritta al punto 13 dell'ordine del giorno.

RISOLUZIONE

Il Consiglio regionale

della Regione Valle d'Aosta,

rilevato:

- che lo sviluppo economico e la situazione sociale e demografica del Paese determinano un richiamo di lavoratori di nazioni extracomunitarie in situazione di grave sottosviluppo;

- che tale immigrazione, anche per il ritmo disordinato con la quale si svolge, trova spesso le Istituzioni del tutto impreparate per una valida risposta ai bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici;

- che altri Paesi europei, ad alti livelli di industrializzazione, hanno saputo, nel recente passato, anche se con obiettive difficoltà, affrontare il fenomeno;

- che, in strati della popolazione, manca un’adeguata coscienza culturale verso gli immigrati che sfocia a volte in atti di intolleranza inammissibili;

ricordato: -

- che le vicissitudini patite dalla stessa Società valdostana alla fine del secolo scorso e all'inizio del presente sono sfociate nella massiccia emigrazione di suoi cittadini verso altri Paesi alla ricerca di un'occupazione e di una vita dignitosa;

- che la Comunità valdostana ha accolto, a sua volta, persone provenienti da tutte le Regioni d'Italia, le quali si sono via via inserite e integrate con la popolazione originaria formando una Società improntata alla pacifica convivenza con intenti comuni di progresso;

ritenuto:

- indispensabile che ai cittadini extracomunitari sia riconosciuto il pieno rispetto dei diritti del lavoratore e dei livelli di protezione e di sicurezza sociale e che tali garanzie siano regolamentate ed applicate con rigore allo scopo di evitare un'immigrazione selvaggia che si ritorce a danno essenzialmente dei lavoratori esposti in tal modo alla discriminazione, allo sfruttamento e alla umiliazione;

convinto:

- che, al di là delle affermazioni di principio, spesso velleitarie e meramente rituali, occorre assumere iniziative concrete secondo le rispettive competenze e le responsabilità di tutti;

richiamato:

- il primo provvedimento assunto dalla Giunta regionale nel 1988 per l'erogazione di prestazioni di assistenza sociale ed alla fruizione di servizi sociali da parte di apolidi e stranieri residenti, domiciliati o occasionalmente presenti nel territorio della Regione Valle d'Aosta;

SI IMPEGNA

- a creare una coscienza di tolleranza, di solidarietà e di sostegno verso gli immigrati, nell'ambito delle proprie competenze;

- a favorire gli organismi che si pongono l'obiettivo di agevolare l'inserimento dei lavoratori extracomunitari;

- a promuovere servizi di accoglienza, di orientamento e di informazione allo scopo di garantire gli inalienabili diritti umani, universalmente riconosciuti;

AUSPICA

- che a livello nazionale siano adottati provvedimenti volti a rendere concreti i diritti dei lavoratori immigrati garantendo loro l'assistenza sociosanitaria, la tutela sindacale, la copertura assicurativa e previdenziale, su un piano di parità con i cittadini italiani.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (UV): Comme on avait annoncé au cours de l'avant dernière séance, on présente à l'attention du Conseil une proposition concernant soit les problèmes de la drogue, soit ceux des travailleurs immigrés. Par conséquent on a prédisposé, pour ce dernier argument, un texte qui, je crois, est à l'attention des différentes forces politiques pour être ensuite discuté. Ce thème avait déjà été présenté: on voulait souligner les caractéristiques de notre culture et de notre histoire face aux différents problèmes de l'immigration et de l'émigration. Aujourd'hui on parle de ce de l'immigration, problème que tout le monde connaît.

Je crois que l'attitude de l'Administration régionale et, plus en général, de toute la Région, est avant tout d'être sérieux, de ne pas donner des réponses qui comportent à paroles un engagement qui dans les faits ne se réalisera pas, d'être attentifs à toutes les petites réalités, car le problème de l'immigration n'a pas un seul aspect, mais comporte plusieurs considérations sanitaires, sociales, économiques et psychologiques.

On doit considérer la possibilité de prévoir une intervention qui ne vienne pas à résoudre un problème déjà en acte, mais qui puisse le prévenir. Celui-ci devrait être surtout le but des forces politiques, afin qu’il y ait la possibilité d'aider ces pays à se gérer de façon autonome d'un point de vue socio-économique.

Au-delà de cette remarque générale, je pense que dans les différents secteurs le problème a des implications particulières; on souhaite, ici, qu'il y ait un accord, une collaboration entre toutes les forces sociales et syndicales qui déjà travaillent dans les différents secteurs. A ce propos on a eu des consultations avec l'Agence de coopération et les autres secteurs économiques, pour avoir une réponse positive.

Donc, je pense que, même si avec des modifications et corrections, cette proposition peut-être une base de discussion sérieuse.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Rusci; ne ha facoltà.

RUSCI (PRI):L'ordine del giorno presentato dalla Giunta ha sicuramente il pregio di porre in discussione l'argomento con un altro stile ed un altro taglio rispetto a quanto rischiavamo di fare nell'ultima seduta del Consiglio regionale. Si tratta di una pregevole enunciazione di principi universalmente riconosciuti nei consessi sociali e quindi dico sin d'ora che sicuramente il documento è condivisibile nelle sue grandi linee.

Ritengo però indispensabile fare una serie di considerazioni, perché c'è il rischio che un documento di questo tipo, come tra l'altro mi è sembrato di capire dalle parole del Presidente della Giunta, non intende intaccare la soluzione del problema di là a venire, cioè per come si porrà nel corso dei prossimi anni, ma tenta di dire come dovrebbe essere, dal punto di vista umanitario, la risposta nei confronti dell'immigrazione extracomunitaria.

Il Vicepresidente del Consiglio, On. Martelli, riferendo alla Commissione affari sociali della Camera, ha comunicato dei dati estremamente allarmanti sul discorso dell'immigrazione extracomunitaria. Non si hanno dati precisi, ma il termine di raffronto sembra poter essere individuato in un numero complessivo che sta tra 700.000 unità e 1.200.000 unità, con un incremento annuo di qualcosa come 150.000 unità. Di questo passo noi rischiamo di raggiungere molto velocemente nazioni che da anni stanno affrontando il loro problema. Mi riferisco, ad esempio, alla Francia, alla Germania o ai Paesi del Benelux, che nella Conferenza di Shengen hanno stabilito, con accordi molto precisi, di introdurre nei rispettivi Paesi una legislazione che contenga norme precise ed efficacemente sanzionate, per organizzare questi flussi di immigrazione in maniera programmata.

Per quello che ci riguarda, la situazione attuale vive un po' sulle conseguenze di una legge anche molto avanzata dal punto di vista sociale, la n. 943, che risale alla fine del 1986 e che prevedeva una sanatoria per tutti i cittadini extracomunitari che si fossero presentati e che l'avessero chiesta. Allora i risultati non furono felici, tant'è che il dibattito politico di questi giorni e di questo periodo a livello nazionale sembra far intravedere e prevedere un'ulteriore sanatoria dell'attuale situazione.

A questo punto, però, a nostro parere sorgono spontanee alcune domande, alle quali credo che anche questo Consiglio regionale debba dare una risposta, specie se al documento presentato si vogliono dare, come io ritengo, "gambe" e contenuti e se si vuole far sentire la voce del nostro Consesso regionale anche in sede nazionale.

Noi abbiamo il timore che la proposizione di una nuova sanatoria a distanza di così poco tempo rischierebbe veramente di rafforzare, all'interno di quei Paesi dai quali arrivano in Italia gli immigrati extracomunitari (magari attraverso strade differenti, una delle quali potrebbe essere, ad esempio, la Grecia), la convinzione che tanto e comunque, venendo in Italia, a distanza di poco si ha la certezza di trovare un riparo immediato ed una dimora definitiva.

Io credo che dovremmo anche dare delle risposte relative alla, secondo noi, necessaria formulazione di una programmazione di questi ingressi. Un Paese come il nostro, e come tale intendo sia la Nazione sia la Regione nella quale noi viviamo, ha patito sulla sua pelle per moltissimi anni il problema dell'emigrazione, però io credo che non possiamo nasconderci dietro al dito e dire: "Queste cose le abbiamo patite sulla nostra pelle e perciò il nostro Paese deve essere totalmente libero ed aperto a qualsiasi ingresso non programmato".

Credo invece che occorra una valutazione precisa degli equilibri sociali che il nostro Paese vive; occorre una valutazione precisa delle esigenze del mercato. Quanti ne può assorbire il mercato o l'economia nazionale? Occorre anche una valutazione sulle relazioni internazionali del nostro Paese con gli altri Paesi. Occorre, soprattutto, avere dei termini di raffronto e di paragone precisi, individuabili in un censimento, che attualmente manca nel modo più assoluto, di questa realtà, tant'è che, torno a ripetere, a livello nazionale lo stesso Vicepresidente del Consiglio ne ha dato una valutazione di grande approssimazione, citando comunque delle cifre che sono di grossa preoccupazione.

Io credo che una nuova sanatoria porrebbe a questo Paese dei grossi problemi, così come credo che continuare, con un'accettazione indifferenziata, ad ospitare chicchessia, sia in qualche modo un atteggiamento di falso moralismo, perché ho la netta sensazione che tutti noi sappiamo molto bene quali sono le conseguenze e la qualità di vita alle quali gli immigrati extracomunitari vanno incontro, entrando in maniera così disorganizzata nel nostro Paese. Noi rischiamo di dare fiato, con un tipo di atteggiamento "umanitario", ad una serie di problemi estremamente negativi. Rischiamo di dare fiato, per esempio, al mercato nero; di dare fiato a infinite possibilità di sfruttamento che sono poste quotidianamente di fronte ai nostri occhi dai mass media.

Si tratta di una serie di preoccupazioni che io ho e che ho voluto evidenziare al Consiglio regionale ed è per questo che mi sono permesso di ampliare, verso la fine, l'ordine del giorno presentato dalla Giunta, esattamente laddove si arriva all'auspicio "che a livello nazionale siano adottati provvedimenti volti a rendere concreti i diritti dei lavoratori immigrati, garantendo loro l'assistenza sociosanitaria, la tutela sindacale, la copertura assicurativa e previdenziale, su un piano di parità con i cittadini italiani".

Tutto questo mi sta molto bene, ma a questa serie di enunciazioni e petizioni di principio, da Paese ovviamente civile, aggiungerei questo secondo punto di auspici:

"Che a livello nazionale si compia una scelta di civiltà nei confronti degli immigrati da paesi extracomunitari, coerente con la lezione che abbiamo recepito dalla storia attraverso l'esperienza di tanti immigrati valdostani, e che non si identifica certo nell'accogliere indiscriminatamente la "domanda di ingresso" ma nella programmazione del numero attraverso la predeterminazione di un tetto massimo, sulla base di precisi criteri economici e di sostenibili equilibri sociali, al di là di una troppo facile ed interpretabile logica di umanitarismo farisaico".

Noi siamo molto preoccupati soprattutto dai grandi numeri. Quando esistono così grossi numeri di popolazione da gestire, noi riteniamo che ancora di più ci debba essere, da parte degli amministratori e dei politici, tutta l'attenzione dovuta, anche perché è troppo facile, su questi grandi numeri, fare della demagogia, che alle volte può ritornare utile.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.

TONINO (PCI):Noi riteniamo che il documento presentato all'esame del Consiglio regionale sia un'utilissima base di discussione e dico subito che ne condividiamo anche i contenuti. L'immigrazione clandestina nel nostro Paese è un problema di grande rilievo, perlomeno su due aspetti.

Innanzitutto lo è su quel piano che io definirei etico e morale, perché è una questione che riguarda la dignità degli uomini e tocca da vicino i principi della solidarietà, dell'uguaglianza e della tolleranza e che, per quanto ci riguarda come Valdostani, ha un legame molto stretto con una cultura che noi dovremmo sostenere, quella del rispetto e della valorizzazione delle differenze. Si tratta quindi di valori profondi che, se mi consentite uno slogan, caratterizzano o meno la civiltà di un popolo e di una nazione. Tale questione ha anche un grande valore etico e morale, perché tocca da vicino il grande tema dei diritti dei cittadini.

Io credo che sia segno di lungimiranza prendere atto, da parte nostra, del fatto che il futuro ci prospetta una società che sarà plurietnica e plurilinguistica, in cui il diritto all'autogoverno, che è questione che a noi interessa molto, dovrà essere riconosciuto a tutti gli abitanti ed a tutti i residenti, prescindendo dalla località di nascita o dalla stessa cittadinanza.

Questo significa in concreto estendere nel modo giusto il cosiddetto diritto di cittadinanza.

Il secondo piano, per cui questo tema ha, a mio avviso, un grande rilievo, è quello che tocca i rapporti internazionali. Non sono loro che ci stanno invadendo, ma siamo noi, i Paesi ricchi, ad aver invaso e sfruttato quelle parti più povere del mondo e ad aver causato questi flussi immigratori, prima con le politiche coloniali e poi con una politica economica, che, in cambio di una vera e propria rapina di materie prime, ha lasciato o venduto in quei Paesi tecnologie superate, indebitandone progressivamente le economie, fino a farle pervenire ad un punto di collasso. Io credo che dobbiamo aver coscienza che è questo il nodo vero che deve essere affrontato.

Stando così le cose, i flussi migratori sono sicuramente destinati ad aumentare notevolmente in un prossimo futuro, fino a raggiungere livelli che possono davvero essere drammatici, a meno che, e questo è il nodo, i Paesi europei tecnicamente più progrediti si decidano a guardare oltre la cinta del proprio orto privilegiato e ad intervenire positivamente per riequilibrare la situazione del mondo. Solo così si possono davvero affrontare i problemi di controllo dei flussi immigratori.

Voglio dire anche che è amaro e deprimente constatare che, anche in Paesi che hanno una antica tradizione civile e che hanno dimostrato una grande ospitalità verso i perseguitati politici ed in generale verso tutti gli stranieri che si trovavano in situazioni di bisogno, c'è qualcuno che propone di chiudere le frontiere. Io dico che ciò sarebbe tragico per l'Europa, che tradirebbe se stessa ed anche quella tradizione e grande idea di cittadinanza universale che proprio nei Paesi europei è venuta maturando in questi ultimi decenni.

E' chiaro che, da questo punto di vista, il problema è molto complesso e non può essere affrontato da un solo Paese, per cui è necessario il concorso ed il coinvolgimento di tutti i Paesi europei ed una forte azione dell'Europa. Questa è l'unica direzione veramente possibile e perseguibile.

Noi non siamo per niente convinti che la soluzione possa essere il numero chiuso e devo dire che abbiamo seri dubbi anche sul cosiddetto numero programmato. E' stato ampiamente dimostrato infatti che il numero chiuso in un certo senso addirittura incoraggia gli ingressi clandestini in un Paese. Io invito i Consiglieri a riflettere sulla situazione odierna. Già oggi infatti donne e uomini che provengono dai Paesi più poveri sono ogni giorno ufficialmente respinti alla frontiera, nell'illusione di poter fermare in quel modo un movimento migratorio che invece (e credo che anche questo vada detto, perché è anche storia d'Europa) è un fenomeno che esiste da che mondo è mondo, nel senso che esiste da quando esistono squilibri tra Paese e Paese.

Per noi, quindi, l'unico modo di affrontare il problema è quello di agire su questi grandi rapporti di tipo internazionale e, per quanto riguarda la situazione di oggi, noi riteniamo che occorra conoscere, censire, sapere quanti sono gli stranieri che oggi nel nostro Paese sono in una situazione di clandestinità, quale attività svolgono, perché hanno lasciato il loro Paese, se intendono restare in questo Paese più o meno a lungo.

Noi siamo anche a favore della sanatoria, perché quella è l'unica strada che consente davvero di risolvere i problemi che sono stati ricordati anche dal Consigliere Rusci poco fa, vale a dire: la lotta contro il lavoro nero, contro lo sfruttamento e contro le situazioni di emarginazione di queste categorie di lavoratori nel nostro Paese, che gridano vendetta perché sono vergognose. L'unico modo, a nostro avviso, è la sanatoria, il censimento e l'adeguamento delle leggi, affinché siano estesi anche a questi cittadini i diritti ed i servizi che un Paese civile ed ospitale deve garantire a tutti.

Per quanto riguarda la Valle d'Aosta, io credo che anche noi dovremmo muoverci in questa ottica. Il documento dice molto bene che la Valle d'Aosta non può tradire la sua caratteristica di Regione tollerante ed ospitale, in cui si è sempre realizzata una armonica convivenza tra cittadini provenienti da diverse parti d'Italia e del mondo; ma direi che occorre anche andare oltre, perché questo tipo di rapporto ha portato ad un arricchimento reciproco e quindi è stato benefico per la stessa comunità valdostana.

Ecco, a mio avviso, noi dobbiamo tradurre in concreto, nella nostra Regione, queste affermazioni e questi principi ed essere aperti ad una prospettiva che vedrà anche questa Regione caratterizzata dalla multietnicità e da una presenza multiculturale e plurilinguistica.

Ho detto "in concreto" e non solo a parole, ed in questo senso, rivolgendomi al Presidente della Giunta, auspico che anche in Valle d'Aosta siano portate avanti le richieste proposte ufficialmente da alcune associazioni, sostituendoci là dove è carente l'iniziativa dello Stato, per conoscere, per censire, per capire e soprattutto - ma su questo credo di sfondare una porta aperta, perché il Presidente della Giunta si è già espresso in tal senso - per poter fornire a questi cittadini provenienti da altri paesi condizioni e servizi adeguati.

Concludo augurandomi che la risoluzione non sia solo un invito, che ovviamente noi accogliamo, a rivedere le leggi nazionali ed a sollecitare un’azione nazionale ed europea, ma sia anche, specie per quanto ci riguarda, un invito ad attuare un'azione concreta. Credo che questa sia, moralmente e civilmente, la forma migliore per qualificare uno degli aspetti più profondi del modo di essere della nostra Regione.

PRESIDENTE:Il Consigliere Rusci ha fatto pervenire a questa Presidenza l'emendamento aggiuntivo che aveva annunciato nel corso del suo intervento e che ora vi viene distribuito in fotocopia.

Ha chiesto la parola il Vicepresidente del Consiglio, Beneforti; ne ha facoltà.

BENEFORTI (DC):Ho preparato alcuni appunti per esprimere il pensiero del partito che qui rappresento, ma anche per non correre il rischio di uscire dalle linee che esso si è dato. Dichiaro subito che su questo argomento e sulla proposta di risoluzione che andremo a votare ci sarà il parere favorevole del Gruppo della Democrazia Cristiana. Non voglio dilungarmi troppo nell'illustrare le motivazioni per le quali il nostro partito vota a favore di questa risoluzione che condividiamo. Nell'ordine del giorno sono riportati alcuni principi e alcune linee di pensiero che la Democrazia Cristiana va sostenendo qui come in altre sedi. Mi limito perciò a fare una premessa per indicare alcune delle linee sostenute dalla Democrazia Cristiana ed alcune riflessioni che ovviamente sono conseguenti.

Pur essendo certi di non scoprire l'acqua calda, noi diciamo che, per avanzare delle proposte e fare delle riflessioni, occorre partire dalla premessa che gli immigrati extracomunitari nel nostro Paese rappresentano ormai una realtà tangibile e diversificata di culture e di uomini che vanno accolti ed aiutati, in particolare nella nostra Regione, che per tradizione si è sempre dimostrata aperta verso tutti coloro che per diversi motivi hanno abbandonato le loro terre e sono venuti in terra valdostana.

Alla luce di questa premessa, nonché dell'attuale legislazione nazionale, la Democrazia Cristiana ritiene di dover sostenere alcune proposte che ha già fatto in altre sedi ed anche al Parlamento italiano, mentre si discutevano mozioni presentate dalla stessa DC come da altre forze politiche.

Occorre innanzitutto una sanatoria per tutti gli extracomunitari presenti sul territorio, senza alcuna discriminazione. Detta sanatoria deve essere finalizzata al riconoscimento della parità dei diritti previsti dalla legge n. 943 per tutti gli immigrati residenti. Pertanto lo Stato, come le Regioni, in caso di necessità devono attivarsi per la loro accoglienza, per i servizi sanitari, per la formazione scolastica e per la casa.

Occorre poi una legge per la regolamentazione degli accessi, non tanto per prevedere il numero chiuso, ma per eliminare le speculazioni, la clandestinità e lo sfruttamento oggi esistenti nei confronti degli immigrati extracomunitari, come dei rifugiati politici.

La DC, per quanto possibile, sostiene ed intende portare avanti le intese bilaterali con i Paesi da cui questi immigrati provengono, com'è nella tradizione degli accordi fatti dall'Italia con i Paesi esteri per i nostri emigrati. Noi oggi dobbiamo poter fare altrettanto con quei Paesi che espellono una certa quantità di mano d'opera e di cittadini.

Riteniamo importante non dimenticare, ma favorire le domande di rientro degli italiani emigrati, che a più riprese hanno fatto conoscere le loro con dizioni di indigenza e la loro volontà di essere aiutati a rientrare ed a reinserirsi nella comunità nazionale. Dobbiamo pensare agli immigrati extracomunitari, ma dobbiamo pensare anche ai nostri emigrati che oggi chiedono di rientrare nel nostro Paese, dopo essere andati in varie parti del mondo, specie in Sud America, dove purtroppo non si sono trovati molto bene.

Cari amici, per chi come noi crede nell'uguaglianza dei diritti e nella solidarietà ed è contro ogni forma di razzismo e di segregazione razziale, questa è la strada da seguire. Noi infatti non possiamo e non dobbiamo accettare forme di sfruttamento e di emarginazione, in cui gli immigrati ed i rifugiati sono costretti a vivere. In tal senso siamo con chi lotta a sostegno dei diritti degli emigrati e contro ogni forma di razzismo.

Le proposte che vi ho indicato derivano da alcune riflessioni che abbiamo fatto e che qui vogliamo portare a vostra conoscenza. Innanzitutto dobbiamo prendere atto che il Paese, dopo essere stato per decenni esportatore di forza lavoro, a cominciare dagli anni '70 è diventato importatore di forza lavoro. Dobbiamo inoltre prendere atto che, di fronte alla crescita produttiva, allo sviluppo finanziario e alla dilatazione dei servizi, ma anche ad una forte caduta degli indici di natalità, sarebbe impossibile mantenere la crescita e la qualità dello sviluppo senza attingere risorse umane anche da mercati esterni. Ma sarebbe anche imperdonabile leggerezza ritenere che sia sufficiente questa disponibilità ad alzare le sbarre delle frontiere, senza predisporre una politica adeguata ai nuovi arrivati. Essi, infatti, non sono soltanto lavoratori, ma sono soprattutto esseri umani. La tolleranza degli ultimi anni ci ha permesso di rispondere ad alcune esigenze forse primarie, ha creato molti e più grandi problemi ai quali si deve guardare con il senso della giustizia e della previdenza. Per questa ragione la DC parla di una nuova politica per garantire l'accoglienza, per fare assistenza e per preparare l'integrazione.

E' sempre più difficile concepire una politica adeguata all'immigrazione, senza misurarsi con questi momenti dell'azione politico-legislativa moderna e senza uscire dai facili sentimentalismi e dalla comodità dello sfruttamento che oggi sussiste.

Per quanto paradossale possa sembrare, questi due estremi hanno finito per favorire la stessa realtà, perché l'ingresso indiscriminato è la via per lo sfruttamento senza controllo e per la non soluzione dei veri problemi. Non è neppure possibile andare avanti da soli in questo cammino, ma occorre procedere con loro, con gli immigrati e con le loro rappresentanze. Essi, che hanno dimostrato di voler vivere qui con noi, debbono toccare con mano lo spessore dei doveri e dei diritti, devono conoscere la strada dei sacrifici e dei risultati, devono assumersi le loro responsabilità ed apprezzare i contenuti della cooperazione sociale. Insomma, gli immigrati non possono essere i destinatari di una legislazione a loro estranea e soltanto oggetto di una normativa, ma vanno coinvolti, interessati, fatti partecipi e corresponsabilizzati.

L'aver atteso tanto tempo ha reso più complessi i problemi. Oggi, pertanto, non sono più ammessi ulteriori ritardi. Il problema esiste e, come quello della droga, deve essere affrontato e avviato a soluzione.

La Valle d'Aosta, con l'ordine del giorno che andiamo ad approvare, dimostra di aver compreso il problema, ma dimostra soprattutto una grande maturità nell'affrontarlo, in quanto respinge ogni ambiguità, così come respinge certe mozioni di parte ed atteggiamenti individuali che tendono a non risolvere i problemi della povera gente ed a ritenerli strumentali solo a fini clientelari ed elettorali, ma che, oltre a danneggiare i diretti interessati, danno della nostra Regione un'immagine che essa non ha mai avuto, che non ha oggi e che non dovrà mai avere neanche nel futuro.

Grazie.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.

MILANESIO (PSI):Cercherò di essere breve e di evitare rimasticature che ho già sentito in più di un intervento o che ho già letto in qualche relazione.

Questa sera, ascoltando alcuni Consiglieri, con l'esclusione per la verità del Consigliere Rusci, mi è venuta alla mente la preoccupazione che la categoria dell'immigrazione o dell'emigrazione, secondo come dir si vuole, venga concepita come una categoria del "bene". Attenzione a non elevare un peana all'immigrazione o all'emigrazione, per ché questa situazione è da considerare invece come una categoria del "male" o di uno stato di necessità. Pertanto, affrontando il problema, dobbiamo cercare di magnificarla il meno possibile, anche per non indurla, promuoverla. Questo non per un gretto egoismo di bianco, medio o centroeuropeo, più o meno benestante ed inserito in una civiltà che offre servizi sociali, ma perché, se noi crediamo che ogni uomo abbia il diritto di crescere e di espandere la sua personalità e di migliorare la sua persona, dobbiamo credere che questo egli lo debba fare preferibilmente nel luogo in cui è nato. Ecco perché dico che dobbiamo stare attenti.

Personalmente, mentre sento fare certi discorsi sulla necessità di puntare ad una società multietnica e multirazziale, quasi che ciò fosse una cosa utile ed opportuna, ribadisco che questa circostanza è un elemento di distorsione in una crescita equilibrata, perché ogni Paese, ogni popolo ed ogni cittadino ha diritto a mantenere la sua individualità e la sua personalità ed aggiungo che solo per necessità si affronta il duro cammino dell'emigrazione che è stato così ben conosciuto da molti nostri concittadini.

L'Italia è un Paese relativamente progredito, ma questa sera, stranamente, non ho sentito dire nulla sul suo Mezzogiorno, quasi che noi avessimo già risolto questo problema, mentre lì c'è un altissimo tasso di disoccupazione rispetto a quello del Nord e del Centro. Tuttavia, non ci dobbiamo porre dalla parte di quella logica distorta del mercato che vede i lavoratori andare là dove trovano un'occupazione, ma anche là dove tale occupazione conviene al datore di lavoro, per cui ne conseguono lavoro nero e immigrazione clandestina.

Cercando, quindi, di essere concreto, dico che mi pare opportuno puntare al numero programmato. Chiamiamolo pure come vogliamo, perché qui c'è sempre paura delle parole ed infatti se si dice "numero chiuso", si è conservatori; se si dice "numero aperto", si è progressisti; se si dice "numero programmato", si è moderati. Io parlo di "numero programmato", perché è chiaro che un Paese, anche se deve ancora risolvere dei problemi interni, deve comunque preoccuparsi dei lavoratori clan destini e dei lavoratori extracomunitari. Credo però che di questi ultimi un Paese si debba occupare solo in rapporto ai suoi tanti e reali problemi interni, nel senso che non può fingere di esserne esente, perché ricco, pago di benessere e di grasso che gli cola da tutte le parti.

A mio avviso, sia che ci serviamo di una parola sia che ce ne serviamo di un'altra, si pone realmente alla nostra attenzione quel problema che è stato introdotto nella discussione dal Consigliere Rusci e che è stato poi ripreso anche dal Consigliere Beneforti.

Vorrei inoltre raccomandare di non tentare di anticipare troppo il futuro, che non sappiamo come sarà, ma limitiamoci ad affrontare solo i problemi che avremo di fronte nei prossimi cinque o dieci anni. Noi parliamo di immigrati extracomunitari e facciamo riferimento ai Paesi del Terzo Mondo, mentre dobbiamo stare attenti, perché sarà l'Est ad essere il nuovo Sud o il nuovo Mezzogiorno dell'Europa di domani.

Nell'invitare tutti a riflettere ed a prestare attenzione anche a questi problemi, mi dichiaro d'accordo sulla risoluzione, che mi sembra ben fatta, anche perché recepisce tante preoccupazioni sulle quali non intervengo proprio perché ormai sono diventate patrimonio comune. Faccio notare che forse sarebbe opportuno accogliere, magari anche con qualche piccolo emendamento, l'indicazione prospettata dal Consigliere Rusci, che parla di predeterminazione di un tetto massimo. Forse sarebbe meglio che questo tetto non venisse determinato sulla base di meri criteri economici, ma di sostenibili equilibri sociali, proprio perché nel nostro Paese dobbiamo ancora risolvere non pochi problemi sociali.

Noi non vogliamo negare ai lavoratori immigrati la possibilità di entrare nel nostro Paese; vogliamo però che ciò avvenga non solo nel loro interesse, ma anche nel nostro, proprio perché non possiamo dimenticare i problemi dei nostri connazionali.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Lavoyer; ne ha facoltà.

LAVOYER (ADP):Pur condividendo nelle linee generali la risoluzione presentata dalla Giunta, noi riteniamo necessario che l'Amministrazione regionale, nel suo piccolo, inizi ad affrontare seriamente questo problema.

La prima azione dovrebbe essere quella di conoscere a fondo il fenomeno per poterlo gestire correttamente. L'unico atteggiamento che non possiamo avere è quello di lasciare le cose come stanno, anche perché, in una piccola dimensione culturale come la nostra, in futuro potremmo assistere ad un processo di destabilizzazione sociale, politica e culturale dalle caratteristiche e dimensioni non ancora definibili, ma sicuramente consistenti.

Dove non esistono argini culturali adeguati, è facile che, come prima conseguenza, si possa scatenare un razzismo istintivo, contro il quale la nostra cultura non ha fatto in tempo a costruire delle difese capaci di imbrigliarlo. La costruzione di una cultura di solidarietà, che nei limiti del possibile imbrigli un razzismo altrimenti incontrollabile, è il primo passo che deve essere compiuto dalla pubblica amministrazione.

Secondo noi, il legislatore a livello nazionale dovrebbe poi affrontare il problema anche con altri atteggiamenti ed interventi.

In primo luogo dovrebbe proporzionare l'immigrazione alla possibilità di effettiva assimilazione e di effettivo inserimento sociale, economico e professionale, per ridurre al minimo il numero di individui marginali ed emarginati, anche perché, se il problema del razzismo si mescola con quello della disoccupazione, il fenomeno può diventare esplosivo.

In secondo luogo riteniamo che il Governo dovrebbe introdurre il criterio dell'immigrazione per quote. Non si può generalizzare il problema, ma il cinese non può essere confuso con l'africano o con il canadese, perché la possibilità di assimilazione è profondamente differente, così come il loro eventuale apporto allo sviluppo del nostro Paese.

Rivolgo quindi un invito al Consiglio, affinché, oltre a sollecitare l'adozione di provvedimenti legislativi a livello nazionale, visto che stiamo ancora andando avanti con una legge che risale addirittura al 1921, approfondisca il problema a livello regionale, come ha già detto il Presidente della Giunta, dopo aver sentito le associazioni ACLI, Solidarietà Pace e Sviluppo, ARCI, Croce Rossa Italiana ed anche altre che stanno già lavorando alla costituzione di un centro di informazione per immigrati extraeuropei.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

RICCARAND (NS):Noi condividiamo sostanzialmente l'impostazione dell'ordine del giorno che è stato presentato dalla Giunta regionale, anche se, in questo genere di cose, si può sempre correre il rischio della genericità. Riconosciamo tuttavia che, fondamentalmente, l'impostazione che è stata data a noi va bene e ci sembra che questo taglio di attenzione, rispetto alla realtà dell'immigrazione extra comunitaria, sia positivo.

A mio avviso, la discussione che si svolta finora ha un pochino spostato l'accento, da quello che forse era il livello di questo documento, che voleva indicare i tipi di intervento, di attenzione e di assistenza rispetto al fenomeno dell'immigrazione, ponendolo invece su un discorso più generale rispetto alla politica che la Valle d'Aosta, ma più in generale lo Stato italiano, deve fare nei confronti dell'immigrazione. Si tratta di un argomento complesso, su cui molto difficilmente si possono dare delle risposte convincenti, ma che merita riflessioni da farsi anche in questa sede.

La riflessione che facciamo noi, rispetto a questo problema, concerne il fatto che le dimensioni dell'immigrazione extracomunitaria, giustamente definite preoccupanti anche in Italia, oltre che negli altri Paesi europei, sono indice a nostro avviso delle dimensioni dello squilibrio economico a livello internazionale, che ha diversi responsabili e che sicuramente non può essere addebitato esclusivamente, ma forse neanche prevalentemente, ai Paesi del cosiddetto "sottosviluppo".

A noi pare che proprio il problema dello sviluppo e del benessere, che si concentra in alcuni Paesi, e quello del sottosviluppo, che si concentra in molti altri Paesi, siano le due facce di uno stesso modello e di uno stesso tipo di sviluppo, che evidentemente non può avere una distribuzione equilibrata e che determina, come giustamente detto da qualcuno, situazioni di "grasso che cola" da qualche parte e situazioni di tremenda miseria da altre parti.

A nostro avviso, quindi, il problema dell'immigrazione e quello dei rapporti tra Paesi del benessere e Paesi del sottosviluppo, non possono essere affrontati e risolti attraverso provvedimenti amministrativi o polizieschi, tipo la chiusura delle frontiere, il numero chiuso o il numero programmato, perché, se la storia ci può insegnare qualcosa, ci insegna appunto che queste politiche non hanno mai funzionato, perché si sono sempre trovati gli strumenti per aggirarli: quello che non si poteva fare legalmente, è sempre stato fatto illegalmente.

Anche la storia dell'immigrazione valdostana è significativa sotto questo aspetto e non sono certo bastati i provvedimenti contro l'emigrazione, adottati da Mussolini, per impedire il flusso di centinaia di migliaia e di milioni di nostri emigrati. Così come non sono bastati gli sbarramenti in altri Paesi per impedire tale flusso.

Non è con questi provvedimenti che si può pensare di risolvere questo problema drammatico. Bisogna invece andare alla radice delle cause, ai motivi che determinano questa necessità e spingono della gente, sempre più numerosa, ad abbandonare il proprio Paese per andare a cercare condizioni di vita migliore da altre parti, e bisognerebbe chiedersi come mai c'è questo squilibrio internazionale e come si può operare per recuperare un maggiore equilibrio.

Noi crediamo che questo problema chiami in causa anche il modello di sviluppo che noi abbiamo in Italia ed in Valle d'Aosta, ed indichi che c'è uno squilibrio tra società che consumano troppo e che in genere consumano prodotti e materie prime che provengono proprio dai Paesi del sottosviluppo, e Paesi che invece sono ad un livello di sussistenza o anche di vera e propria carenza, quando non addirittura di miseria.

Si tratta, quindi, di interrogarsi su questo tipo di sviluppo, si tratta di chiedersi se non sia il caso di pensare anche qui da noi ad un tipo di economia diversa, ad un'economia che non insegua tanto il facile benessere, la facile ricchezza o l'incremento del prodotto interno lordo, ma che invece punti ad utilizzare prevalentemente le risorse che sono disponibili in loco.

Da tempo noi parliamo di praticare una politica dello sviluppo basata sul principio delle risorse endogene e dello sviluppo autocentrato. Noi siamo favorevoli a che ogni popolo ed ogni regione geografica e storica pongano le basi essenziali del loro sviluppo sulle proprie risorse interne. Questo deve essere consentito a noi e noi dobbiamo porre le condizioni perché questo possa essere fatto anche dai Paesi che sono in condizioni di sottosviluppo, i quali, al loro interno, hanno sicuramente delle risorse capaci di poterli tirare fuori da questa situazione, che è provocata, come è stato giustamente detto dal Consigliere Tonino, anche da una lunga storia di oppressione e di rapina nei loro confronti.

Noi dobbiamo cambiare anche dei nostri modelli culturali, perché troppo facilmente si è pensato e si è diffusa la concezione che il benessere ed il bene stiano nel tipo di società industrializzata che noi abbiamo e che l'arretratezza stia da altre parti. Anche questa concezione è da rimettere in discussione. Credo quindi che questo problema, al di là della sollecitazione a scelte amministrative di un certo tipo, ponga in discussione il nostro modello di sviluppo e ci indichi chiaramente che esso non è più sostenibile e deve essere cambiato.

Ancora pochi giorni fa, da parte di alcune forze politiche della maggioranza di questo Consiglio regionale, ho sentito levare un inno al tipo di modello di sviluppo in cui noi ci troviamo. Beh, se noi lo guardiamo a distanza, su una dimensione internazionale, ci rendiamo conto di quanto sia sbagliato questo ragionamento e di quanto sia sbagliato, distorto ed insostenibile, nonché produttore di squilibri, questo tipo di sviluppo.

Credo allora che anche su questo noi dobbiamo fare una riflessione e pensare al tipo di economia che noi vogliamo realizzare in Valle d'Aosta ed ai settori su cui vogliamo maggiormente puntare per il nostro sviluppo. Questo è molto più importante che pensare di introdurre sbarramenti, soglie di ingresso e numeri chiusi.

Per quanto riguarda altri aspetti della questione, io ritengo che da parte della Giunta regionale, ed in particolare del suo Presidente, ci sia stata una fretta eccessiva e sbagliata, ad esempio, nel rispondere negativamente alla proposta che è giunta dalle associazioni prima ricordate dal Consigliere Lavoyer, cioè le ACLI, l’ARCI e Solidarietà, Pace e Sviluppo, che la scorsa estate con un documento avevano chiesto all'Amministrazione regionale di avviare un'indagine socio-economica sul tipo di immigrazione extracomunitaria esistente in Valle d'Aosta, per capirne le caratteristiche, le motivazioni e le dislocazioni.

Il Presidente della Giunta, con la lettera del 25 agosto 1989, si è limitato a dire: "Non si ravvisa per il momento la necessità di attivare una ricerca socio economica sul fenomeno dell'immigrazione nella Regione di cittadini extracomunitari". Io credo invece che questa ricerca, magari anche nelle forme molto semplici che erano state proposte, sia utile anche a noi. Capire chi sono, quanti sono, il tipo di titoli di studio che hanno, il tipo di inserimento lavorativo che sollecitano o che hanno realizzato, una previsione su quello che potrà succedere nei prossimi anni, sono tutti elementi che ci mancano e che sarebbe utile avere.

Allo stesso modo vorrei raccomandare al Presidente della Giunta e all'Ufficio Stampa della Presidenza della Giunta una qualche cautela anche rispetto all'uso di un certo linguaggio nei comunicati. Ho visto che una serie di associazioni, ad esempio, ha mosso dei rilievi critici al comunicato sull'ultima riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, in cui si mescolavano un pochino superficialmente il problema dell'allontanamento dei cittadini stranieri con il dilagante fenomeno delle prostitute di colore.

Io penso che l'intenzione con cui si volevano scrivere quelle cose fosse un'altra, ma il modo in cui quel documento è stato presentato lasciava sicuramente ampi margini di dubbio, perché sembrava che si distinguesse tra un fenomeno negativo, prostituzione e colore, e un fenomeno che invece va comunque accettato con una certa benevolenza, che è la prostituzione di chi non è di colore. Si confondevano inoltre i due piani, quello della presenza di cittadini stranieri e quello della prostituzione, che invece sono due cose che sicuramente non hanno tra loro un rapporto diretto, anche perché credo che lo sfruttamento della prostituzione sia più opera di elementi, diciamo così, di pelle bianca, piuttosto che di persone con pelle di colore. Secondo noi, quindi, anche sotto questo aspetto ci deve essere una particolare attenzione e sensibilità nell'uso del linguaggio.

Il nostro Gruppo voterà a favore dell'ordine del giorno, mentre esprime grosse perplessità ed un tendenziale voto negativo sulla proposta di emenda mento presentata dal Consigliere Rusci.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.

GREMMO (UAP):Signor Presidente e colleghi Consiglieri, io ho colto uno sforzo positivo nel documento presentato... A proposito, presentato da chi? Dalla Giunta?

PRESIDENTE:Presentato dal Presidente della Giunta.

GREMMO (UAP):Ah, sì, è stato presentato dal Presidente della Giunta che in effetti l'ha illustrato. Comunque, in quel documento io ho colto uno sforzo estremamente positivo, che, come è stato notato anche dal Consigliere Rusci, va un po' al di là di quella specie di documento, che non saprei in quale altro modo definire, che era stato presentato dal Consigliere Aloisi e che a me pareva addirittura improponibile, almeno in termini morali, oltre che politici. Questo documento è serio e ringrazio il Presidente per averlo steso.

Per la verità, sul documento ho da fare soltanto delle osservazioni marginali, che non entrano molto nel merito. La prima osservazione riguarda il quarto punto del "rilevato", dove si dice: "rilevato... che, in strati della popolazione, manca un'adeguata coscienza culturale...". Siamo tutti d'accordo che in Val d'Aosta questo non c'è e allora diciamo la verità: in alcune regioni del Meridione d'Italia ci sono stati degli atti di violenza razzista incredibili ed inaccettabili per la nostra coscienza, che hanno portato ad ammazzare addirittura della gente. Non facciamo allora sempre la solita mescolanza, per cui, essendo tutti Italiani, ci prendiamo anche noi le colpe degli altri. Se in certe regioni sono avvenuti dei fatti di violenza, che in Val d'Aosta non ci sono mai stati e che, secondo me, come è stato detto da altri Consiglieri, sfuggono addirittura alla mentalità della Valle d'Aosta, "diamo a Cesare quel che è di Cesare", nel senso che diamo al Sud quello che è del Sud, ma diamo anche alla Valle d'Aosta quello che è della Valle d'Aosta.

Diciamo allora chiaramente: "In strati della popolazione di alcune zone dello Stato italiano", nel senso che in alcune zone dello Stato sono capitati dei fatti o delle situazioni di sfruttamento, violenza... ed allora dobbiamo avere il coraggio di dire, come io continuo a ripetere, che noi moralmente ci sentiamo al di fuori di queste vicende o situazioni. Questa è la prima osservazione che mi sento di proporre.

La seconda riguarda il paragrafo del "ricordato", dove, dopo il richiamo alle vicissitudini della società valdostana, sulle quali vorrei fare poi una osservazione, si dice testualmente:

"Ricordato che la Comunità valdostana ha accolto, a sua volta, persone provenienti da tutte le Regioni d'Italia...". Occorre precisare che non è stato sempre così: perché se la società valdostana è quella importante espressione di comunità che molti ci invidiano, ciò è dovuto al fatto che essa ha ricevuto gente dalle diverse regioni d'Europa.

Noi non dobbiamo sempre guardare all'arrivo di genti dalle regioni italiane, perché la Valle d'Aosta lungo il corso dei secoli ha avuto più immigrazione dalla Savoia e da certe regioni d'oltralpe, come i cantoni svizzeri, che non da altre, per cui non possiamo sempre dire: "La Comunità valdostana ha accolto, a sua volta, persone provenienti da tutte le Regioni d'Italia, le quali si sono via via inserite ed integrate con la popolazione originaria...". Le altre Regioni d'Italia avranno avuto la loro importanza, positiva per certi versi e negativa per altri, ma perché bisogna sempre dimenticare che esiste o che è esistito qual cosa che è provenuto da altre regioni?

La terza osservazione formale, che però ha anche un certo qual substrato di sostanza, è relativa al secondo punto del "si impegna", dove si dice che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta si impegna: "A favorire gli organismi che si pongono l’obiettivo di agevolare l'inserimento dei lavoratori extracomunitari". Su questo io sarei molto cauto e chiederei di inserire l'aggettivo "istituzionali", in modo che la nuova dizione risulti così formulata: "A favorire gli organismi istituzionali...". Questo perché? Perché chiunque può dire: "Adesso io voglio favorire l'obiettivo di agevolare l'inserimento dei lavoratori extracomunitari...".

Stamattina voi, visto che io ho votato contro, avete votato due milioni per non so più quale organizzazione, circolo o sodalizio, che intende fare un film con la motivazione che ciò favorisce l'inserimento dei lavoratori. Si tratta di una serie di film molto interessanti sul cinema del Terzo Mondo e di un'iniziativa valida e culturalmente accettabile, che però non deve essere presentata con l'alibi dell'inserimento dei lavoratori extracomunitari.

Ciò è vero anche perché diversa gente ha già macinato e continua ancora a macinare sul tema dei lavoratori extracomunitari, nel senso che è un tema che sta diventando molto di moda, per cui, così com’è formulato questo passo del "si impegna", corriamo il rischio che chiunque si appiccichi un'etichetta favorevole all'immigrazione venga poi qui a battere solidarietà ed accoglienza. Nel raccomandare una certa cautela, io propongo di modificare il testo dicendo: "Si impegna... a favorire gli organismi istituzionali...", e quindi in primo luogo la Regione e non chiunque.

L'ultima osservazione, sempre di carattere formale, riguarda il punto in cui si dice che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta: "Auspica che a livello nazionale siano adottati...".

Piantiamola, per cortesia, di usare il termine "nazionale" in modo così disinvolto! Io mi trovo sempre in imbarazzo, perché alcuni giornali o movimenti battono giustamente, secondo me, sui termini di "nazione valdostana" e "nazionalità della Valle d'Aosta", mentre poi, in un documento politico ufficiale di questo peso e così importante, scrivono disinvoltamente "a livello nazionale", invece di "a livello di Stato italiano". Ribadiamo, quindi, anche nelle piccole cose, la volontà di affermare questa nazione o questa nazionalità valdostana. Ciò non è in contraddizione col sentimento di comune appartenenza allo Stato italiano, ma, in contrasto con l'On. Craxi - il quale sosteneva l'inesistenza dei vari popoli e l'esistenza esclusiva del popolo italiano, pur indicando che si vuole stare bene dentro lo Stato italiano - tende a rivendicare l'autonomia delle varie nazionalità. Queste erano le osservazioni formali che io avevo da fare.

Debbo dire che il mio elogio al documento può riferirsi a due affermazioni, giuste ed importanti. La prima è quella in cui si dice che le leggi devono essere "applicate con rigore allo scopo di evitare un'immigrazione selvaggia". Mi fa piacere che tutti i colleghi abbiano affermato di essere d'accordo sulla circostanza che vede finalmente una Regione denunciare l’ "immigrazione selvaggia". L'espressione è giusta e quindi mi sta molto bene che sia presente nel documento.

Mi fa ancor più piacere che anche i Consiglieri Riccarand e Tonino abbiano dichiarato la loro adesione alla giusta affermazione successiva, dove si dice: "Convinto che, al di là delle affermazioni di principio, spesso velleitarie e meramente rituali...", perché si sente troppa aria fritta su questo aspetto, per cui è bene che la Valle d'Aosta l'abbia voluto precisare con chiarezza. Posso dire che queste due affermazioni mi sembrano realmente dei punti forti del documento.

Al di là di queste osservazioni, che tendono a dare una valutazione positiva del documento, debbo dire che gli interventi di alcuni Consiglieri hanno contribuito a spostare di parecchio l'attenzione del Consiglio su altri aspetti. Io non capisco perché, quando si parla di immigrazione clandestina, viene sempre fatta quell'operazione psicologica o mentale per la quale si associano i termini "immigrato clandestino" e "lavoratore". Chissà perché questi, per il solo fatto di essere "immigrati clandestini", diventano subito dei "lavoratori"?

L'argomento è stato oggetto di polemica alla Camera dei Deputati la settimana scorsa, dove un parlamentare piemontese del Partito Liberale, l'On. Costa, ha dichiarato: "Stiamo attenti, perché il 75% degli immigrati clandestini a Roma spaccia droga..."; ma subito c'è stata polemica.

Pertanto, prima di fare questa assimilazione mentale e prima di operare questo "transfert " per cui l'immigrato clandestino diventa "il lavoratore", cerchiamo di stare più attenti, perché non è detto che ciò sia vero. Io ho molto rispetto per la cultura Rom, ma quello è un altro problema. Tuttavia gli zingari che fanno la tratta dei bambini tra la Jugoslavia e l'Italia fanno "un lavoro", ma non credo che possano rientrare nella categoria dei "lavoratori". Quindi, quando qualcuno solleva il problema dei diritti dell'immigrato clandestino come lavoratore, stia molto attento a dimenticare questo tipo di problema.

Giustamente il Consigliere Lavoyer ha ricordato che c'è il rischio di possibili chiusure, ma dobbiamo stare attenti perché esse non avvengono perché arriva "il lavoratore del Terzo Mondo" a fare certi lavori. Faccio un esempio: in una delle due stazioni di servizio lungo l'autostrada ci sono dei lavoratori di pelle scura e quindi presumo che siano arrivati da fuori Piemonte e da fuori Valle d'Aosta. Credo che nessuno ce l'abbia con quei signori, che tra l'altro sono due persone molto gentili, che fanno correttamente il loro lavoro, anzi. Il discorso però comincia a diventare diverso, come in qualche modo è parso scivolare anche qui dentro, quando abbiamo una prostituzione...

Colgo l’occasione per ricordare al Consigliere Riccarand che non è vero che la prostituzione è un problema in assoluto. In questo ha ragione il Consigliere Milanesio quando ci ricorda di non discutere sempre sui massimi sistemi, che poi magari ci fanno anche scivolare nelle banalità. E' vero che oggi esiste il racket bianco, quello cioè della mafia meridionale impiantata al Nord, dove ormai ha trovato anche questo tipo di sbocco alle sue attività illecite, ed è vero che il fenomeno della prostituzione illegale e clandestina è drammatico per tutta una serie di ragioni e non ultima, come mi diceva un medico di Torino, il fatto che alcune malattie, che prima non circolavano o circolavano poco, adesso circolano molto di più. Non è vero quindi che si tratta sempre del solito problema della prostituzione, perché ci sono dei fenomeni che si stanno sedimentando in modo drammatico.

In ogni caso, se emergono fenomeni di paura o di timore, più che di razzismo (la parola razzismo è ormai abusata, nel senso che quando non va bene qualcosa, si apostrofa qualcuno dicendogli solo: "Quello è razzista"), ciò è in funzione del fatto che nella massa che arriva clandestinamente in Italia la figura del lavoratore o dell'aspirante lavoratore è assolutamente minoritaria, mentre accanto ad essa c'è la stragrande maggioranza di persone che finiscono poi a delinquere, a spacciare la droga e ad aumentare i ranghi della delinquenza.

E' stupefacente sentire il Consigliere Riccarand dire che mettere una regolamentazione alle frontiere non servirebbe a niente, perché, se la vogliono aggirare, ci riescono lo stesso. Benissimo, per carità, ma questo è il sacrosanto principio del vecchio anarchismo antistatuale, che aveva una sua logica in una visione di opposizione totale a tutte le regole del sistema e a tutte le leggi, proprio perché ogni legge può essere comunque elusa. Direi però che questa logica non può essere accettata da noi, che siamo chiamati anche a fare delle leggi. Ben vengano invece le leggi e siano anzi molto serie, precise e pertinenti. Certamente ci sarà sempre il rischio che vengano eluse, per carità (del resto non vengono eluse solo quelle), ma per noi sarà sempre importante aver stabilito dei principi entro i quali muoverci.

Io sto facendo questo ragionamento il più pacatamente possibile, proprio per evitare che le mie parole siano in qualche modo strumentalizzate, ma credo che la filosofia abbia camminato anche qui dentro, nel senso che, curiosamente, anzi piacevolmente, ho notato una certa concordanza tra l'amico della Democrazia Cristiana ed i colleghi Consiglieri del Partito Comunista. Ciò a me fa sempre piacere, perché quando trovo il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana in sintonia, capisco che se dico il contrario sono sicuramente un uomo libero di muoversi per non favorire certe cose che vanno a cattivo fine.

Consigliere Rusci, nel Consiglio provinciale di Torino, da un autorevole esponente di Democrazia Proletaria, che su queste cose ne sa sicuramente molto più di me, mi è stato detto che gli immigrati clandestini in Italia sono circa 1,5 milioni, secondo la stima più recente che ha preceduto l'ultimo arrivo; ma quando io sento parlare di sanatoria, che dovrebbe garantire ipso facto quelli che ho sentito chiamare "i diritti", mi preoccupo innanzitutto di fare una spontanea e pacata riflessione. Se sanatoria vuol dire, come sostengono molto autorevolmente il Partito Comunista ed altri, che alle prossime elezioni amministrative avremo un milione e mezzo di elettori in più, il Partito Comunista non avrà neanche un voto in più.

(... Interruzione ...)

... Qualche volta, infatti, viene obiettato che i Comunisti, non riuscendo più a prendere voti in Valle d'Aosta o in nessun’altra parte, perché perdono il 10% dei voti in ogni elezione, come è accaduto nel test elettorale di domenica scorsa, vogliono aprire a questo milione e mezzo di immigrati clandestini per cercare di prendere dei voti. Ma nell'ultima conferenza che ho fatto a Varese due settimane fa, per presentare la Lega contro la droga e l'immigrazione clandestina, ed alla quale il Partito Comunista si è presentato con degli striscioni, io ho detto: "Secondo me, il Partito Comunista sbaglia nel fare questo affidamento, perché, poiché la gran parte di questo milione e mezzo di cittadini proviene da Paesi che non hanno una tradizione democratica, essa finirà per votare come si votava al tempo di Lauro in una certa città, cioè a Napoli, nel senso che questi cittadini voteranno chi gli darà una scarpa prima e gli prometterà l'altra scarpa dopo"

L'illusione, quindi, del Partito Comunista; di Democrazia Proletaria ed anche dei Verdi, di andare eventualmente a captare voti nell'area dell'immigrazione clandestina, è uno dei più grandi boomerang che essi possono lanciarsi, proprio perché, non avendo quest'area una tradizione di tipo democratico, che invece noi abbiamo, favorendo il diritto di voti a questo milione e mezzo di persone, essi finiranno per arrecare gravissimi problemi alla democrazia nel nostro Paese e contribuiranno ad inserire un elemento di grave destabilizzazione negli equilibri politici del nostro Paese, favorendo tra l'altro l'insorgere di un altro rischio.

Sul settimanale "Panorama", che non credo sia imputabile di razzismo, due settimane fa è stato pubblicato un articolo estremamente interessante sulla nascita del Partito Musulmano di Londra, che si presenterà alle prossime elezioni con grandi possibilità di affermazione. Poiché è stato dato un parziale diritto di voto ai cittadini dell'ex Commonwealth, ora diventati cittadini britannici, accadrà che questa grande massa di elettori voterà per il Partito Musulmano.

Allora pensi, Consigliere Beneforti, che proprio da oggi si avvia a Roma la prima tappa della neoconquista musulmana e maomettana dell'Europa con i 2000 avanguardisti di Gheddafi, che sono venuti in Italia a rivendicare la vendetta, quella che in arabo si chiama la "yad". Dando, con la sanatoria, il diritto di voto a questo milione e mezzo di cittadini che vengono... Prego?.

(...Interruzione del Consigliere Beneforti...)

... Questa è una lettura della realtà. Poiché gran parte di questi cittadini, che vengono dal Nord Africa, sono musulmani e maomettani, dando loro il diritto di voto, voi, cristiani, cattolici, apostolici, democristiani e quanto altro siete, voi date concretamente una mano (e prendetene atto, perché non c'è bisogno che ve lo dica io) alla nascita del partito islamico, che Gheddafi sta in qualche maniera facendo nascere nel nostro Paese. Nel momento in cui Gheddafi manda duemila persone a manifestare a Roma, chiedendo i danni di guerra in nome dell'antifascismo, anche se poi all'interno del suo Paese egli pratica un regime dittatoriale ed ammazza gli oppositori, viene a dare a noi lezioni di antifascismo! Quindi, per carità, colleghi della Democrazia Cristiana, prendetevi pure questa responsabilità, però non chiedete a me ed a noi di non dire neanche questo.

Sul discorso del Consigliere Riccarand, che a me è parso in qualche maniera il più intelligente e puntuale, come sempre del resto, ho da evidenziare una considerazione, che io voglio riprendere, perché sono d'accordo. Il Consigliere Riccarand diceva: "Stiamo attenti ad accettare i modelli di sviluppo consolidati ed in sostanza quelli egemonici; crediamo invece e creiamo dei modelli di sviluppo alternativi". Anch'io sono d'accordo su questo, anzi, sono talmente d'accordo che, quando il Consigliere Riccarand diceva: "Utilizziamo le risorse in loco", mi chiedevo perché facesse quel ragionamento solo per l'Africa ed il Terzo Mondo.

Consigliere Riccarand, utilizziamo le nostre risorse in loco; ma qual è la prima risorsa? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre, perché è su questo interrogativo che cade tutto il discorso della sanatoria. Qual è la prima risorsa che abbiamo "in loco"? E' l’essere umano, cioè siamo noi e la nostra gente. Allora, attenzione Consigliere Riccarand, perché lei non può... tu non puoi rivendicare il diritto all'autogestione e ad un modello diverso per il popolo del Terzo Mondo, dimenticando che se noi vogliamo costruire qui, come io voglio, un'Europa di regioni, dove il modello della Valle d'Aosta sia diverso e non massificante, come quello che viene imposto da certi centri di potere economico, dobbiamo innanzitutto fare in modo che non vengano alterati gli equilibri demografici e quelli umani.

Il Consigliere Tonino diceva che ormai dobbiamo pensare che la società del futuro sarà plurietnica e plurilinguistica. Apro una parentesi per dire che ho seri dubbi che, stante l'attuale mentalità centralistica a Roma, davvero si vada in Italia verso una società plurilinguistica.

Su "Stampa Sera" di ieri era riportato che a Settimo Torinese, una cittadina vicina a Torino, sono state fatte togliere cinque modeste targhe stradali, sulla toponomastica del paese, scritte in piemontese. In Sardegna è stata portata avanti una modestissima proposta, che in qualche maniera voleva favorire la lingua sarda, ma la stessa maggioranza che aveva patrocinato l'iniziativa l'ha poi affossata, perché l'utilizzo della lingua sarda in Sardegna avrebbe potuto dare qualche fastidio. Ho dei dubbi, quindi, Consigliere Tonino, che riusciremo ad avere un plurilinguismo vero e reale.

Ma io non mi sono rassegnato a pensare che la società del futuro debba davvero essere plurietnica, perché io non sono d'accordo. Io credo invece che un'etnia abbia sempre una correlazione con un territorio. L'unica etnia che conosco io e che non ha territorio è quella zingara dei Rom, perché si tratta di un'etnia non stanziale e perciò nomade. Tolta questa etnia, ovviamente nell'ambito della società europea, perché nel Terzo Mondo il problema è ancora diverso, io credo invece che bisogna salvaguardare il concetto di monoetnia, altrimenti tutto il ragionamento sulla nazionalità, sull'identità, sul raccordo tra una cultura ed un popolo, va a ramengo. Se noi accettiamo il principio che questo è un contenitore vuoto e che chiunque arriva lo può riempire comunque vuole, va a ramengo il discorso dell'autonomia, della Regione, dell'autodeterminazione e di tutto quello che volete voi. Questo non è il deserto del Sahara.

Io capirei se questo discorso l'andassimo a fare nel deserto del Sahara. Questo stesso discorso lo fecero gli Ebrei nel '48, quando, comprando a caro prezzo le terre desertiche della Palestina dagli emiri arabi, che erano ben contenti di vendergliele, per impiantarvi l'unico Stato civile e democratico del Medio Oriente, poterono dire: "Qui, adesso ci impiantiamo noi". Ma si trattava di deserti, che in pochi anni sono stati trasformati in zone coltivate con metodi avanzatissimi, mentre noi qui non possiamo fare altrettanto, perché non possiamo dire: "Adesso, i Valdostani e la gente di qui si fa da parte, perché la logica della società multirazziale ci deve in qualche maniera mettere da canto".

E' il vecchio discorso del sale e del piatto di sale: è un discorso vecchio, che non è assolutamente il caso di ripetere. E' chiaro che un pizzico di sale nella minestra dà un particolare gusto, ma provate voi a mettere tutta la saliera nella minestra: certamente qui dentro ci saranno dei Consiglieri "di stomaco", che la potranno anche mangiare, ma non sarà più una minestra con un pizzico di sale, bensì un piatto di minestra e sale. Io non sono medico, ma non so quali potrebbero essere a quel punto le conseguenze per l'organismo. E' questo il problema del milione e mezzo di immigrati clandestini, ed ho già precisato che non bisogna dare per scontato che siano dei lavoratori, mentre è certo che sono solo immigrati clandestini.

Anche in questo caso, Consigliere Tonino, quando lei parla di diritti, non deve dimenticare che prima c’è un problema di doveri e che il primo dovere dell'immigrato in un nuovo Paese, proprio per una questione di sedimentazione di mentalità e di civiltà, è quello di rispettare le leggi del Paese dove arriva. Non a caso infatti il Consigliere Rusci, del quale sosterrò l'emendamento, sottolineava l'opportunità di una legge dello Stato che in qualche maniera regolamenti questo aspetto.

Come possiamo noi pensare di considerare fattibile l'inserimento di un milione e mezzo di persone, che, per il solo fatto di aver messo piede sul territorio dello Stato, hanno già violato la legge? Sarebbe come chi, mentre dice: "Io non sono un ladro", se ne sta andando con in mano il portafogli appena tolto da qualche tasca. Può darsi, quindi, che questi dicano: "Noi siamo dei lavoratori e non violeremo mai le leggi"; però, almeno una volta l'hanno violata. Non c'entra il Codice penale vecchio o quello nuovo; resta invece il fatto che, essendosi di primo acchito verificato questo, sono possibili ed ipotizzabili tutte le perplessità.

Io credo allora che su questo problema debba essere fatta molta chiarezza. Torno a ripetere che l'ordine del giorno ha il coraggio di parlare molto bene ed io ne prendo atto con soddisfazione, perché recita testualmente: "Le garanzie siano regolamentate ed applicate con rigore allo scopo di evitare un'immigrazione selvaggia". Credo che la Valle d'Aosta sia l'unica Regione ad aver avuto il coraggio di denunciare "l'immigrazione selvaggia" e ciò dimostra che l'approccio al problema è comunque corretto.

Secondo me, oltre a precisare bene che da un lato vi è chi viene per lavorare, ma questo è un problema diverso, e che dall'altro vi è una gran massa di manovalanza che può essere irretita da organizzazioni delinquenziali, anche di matrice italiana, io aggiungerei ancora un invito a stare attenti, perché, ed in questo ha ragione il Consigliere Milanesio, volendo sempre volare alto e discorrere sui massimi sistemi, come ho già ricordato commemorando l'anniversario dei socques, si corre anche il rischio, attraverso i discorsi su "fraternité, liberté ed égalité", di vedersi tagliare la testa, come è accaduto con il regime del terrore durante la Rivoluzione francese.

Questo vale per dire che in Francia, dietro i discorsi sui massimi sistemi e dietro le grandi enunciazioni di uguaglianza, su cui tutti erano d'accordo, è nato il regime più centralizzatore, burocratico ed antiautonomista che l'Europa moderna abbia conosciuto. Con la scusa di dire: "Siamo tutti uguali e compagni; come ti permetti di parlare una lingua che non sia il russo?", ecco che nei posti pubblici di Lituania, Lettonia ed Estonia sono stati messi solo dei russi. La Russia e la Jugoslavia hanno creato da sé le ragioni della loro stessa autodistruzione politica, che sta avvenendo proprio sotto i nostri occhi. Perché l'Est europeo sta andando verso l'autodistruzione? Perché si è detto: "Visto che siamo tutti compagni, siamo tutti uguali e siamo tutti fratelli; cancelliamo perciò le differenze, perché a questo punto sono tutte superate".

Qui, chi si assume la responsabilità di dire questo, stia attento, perché, rifacendomi al discorso che l'interno è lastricato delle migliori intenzioni, ricordo che, proprio con il buon intento di dire che siamo tutti uguali e che siamo tutti fratelli, accogliamo tutti perché siamo tutti sullo stesso piano, corriamo il rischio di innescare una "bomba etnica" che può portare a conseguenze inimmaginabili. Allora io dico: "Stiamo ai primi danni". Quali sono questi primi danni? Sono quelli della nostra carta costituzionale, della nostra democrazia consolidata, del nostro sistema democratico ed occidentale, che certamente fanno in modo che il nostro Paese sia aperto e disposto ad accogliere tutti quelli che vogliono inserirvisi, ma al contempo non permette privilegi.

Stamattina sentivo il Presidente della Giunta rispondere correttamente sulla questione degli sfrattati di Aosta. Ricordo che un Assessore democristiano (per carità! Non voglio infierire) del Comune di Torino ha proposto (e sarà attuato) che una quota parte delle case popolari dello IACP venga riservata agli immigrati clandestini dal Terzo Mondo; ma noi a Torino, stiamo studiando il modo di fare una specie di referendum per chiedere alla gente cosa pensa di una iniziativa di quel genere.

Stiamo attenti, perché se incominciamo ad inserire una serie di normative che vadano a favorire il privilegio e la discriminazione nei confronti della gente del posto, della gente che ha maturato quei pochi diritti che ha, veramente poi assisteremo all’estendersi dei fenomeni di intolleranza che oggi noi deploriamo. Anche in quel caso, allora, chi, con la scusa dei diritti, con la scusa dell'estensione e con tutte le scuse possibili ed immaginabili, va poi a creare dei privilegi (nel Collocamento, ad esempio, ci sono delle proposte tendenti a favorire l'attribuzione di alcuni posti di lavoro a cittadini extracomunitari), deve stare attento, perché nel momento in cui favorisce la concessione di queste misure di privilegio, si assume la responsabilità di avere veramente una spaccatura nella società.

Il Consigliere Tonino ci ricordava giustamente quanto possa essere sbagliato un rischio di questo genere, però di questo siete voi ad assumervi la responsabilità, perché, nel momento in cui la gente di qui, cioè i cittadini della Repubblica italiana, si accorge (i sondaggi d'opinione ci dicono che è diffusa la preoccupazione su questo aspetto del problema) che vengono accordati dei privilegi ai cittadini extracomunitari, si corre definitivamente il rischio di ricevere una condanna dalla stessa gente del posto.

Consigliere Beneforti, io non ho capito a chi lei si riferisse nell'ultima parte del suo intervento, comunque, può darsi veramente che il milione e mezzo di nuovi voti vada a rimpinguare alcune liste; però le dico anche che tanti che votavano, si riconoscevano o pensavano di riconoscersi in formazioni che garantivano la tranquillità, la stabilità e la sicurezza, potrebbero a quel punto sentirsi preoccupati e non più tutelati proprio da quelle forze che promettevano stabilità e sicurezza. Nel momento in cui si sostiene una proposta destabilizzante come quella della sanatoria, che è destabilizzante comunque la si guardi, la gente che sapeva e pensava di avere tutela, tranquillità e sicurezza, potrebbe allarmarsi e guardare da tutt'altra parte.

Credo che a quel punto non basterebbe più nemmeno la soglia del 5% proposta da Craxi o altri accorgimenti di interesse locale, perché quella protesta andrebbe a finire da un'altra parte; ma l'avrete cercata voi stessi.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin; ne ha facoltà.

LOUVIN (UV):Merci, Monsieur le Président. Je tâcherai de m'exprimer d'une façon aussi synthétique que possible, de ne pas m’élancer dans des considérations de géo-politique, ou des réflexions sur les grands systèmes, ni de donner trop de couleur à cette intervention.

Celui auquel nous avons assisté ce soir est un débat fort important et chaque force politique a offert le mieux de sa pensée sur un sujet décisif pour notre avenir. Je suis très heureux que ce débat ait pu se dérouler dans un climat où les polémiques stériles ont été abandonnées et où l'on a pu se confronter sur des options très vastes, mais en même temps assez précises.

Nous nous trouvons face à un problème qui, pour l'instant, ne touche notre Région que d'une façon relativement marginale. Les données les plus récentes remontent au mois de mars de cette année et ne font état que de 82 travailleurs extracommunautaires engagés dans notre Région. S'il n'y avait pas un phénomène de présence clandestine, ces données ne devraient pas nous inquiéter; mais à côté des travailleurs nous trouvons leurs familles de même que des immigrés clandestins, des gens qui agissent en marge de la société et qui sont occupés dans des activités d'une légalité douteuse. Les sources officielles nous brossent de tableau d'un phénomène relativement contenu et la Préfecture, la Commune et le Bureau du travail ne donnent pas des indications trop inquiétantes; malgré tout cela le sujet doit être traité en profondeur, avec attention pour la situation générale de ce Pays et de toute la Communauté européenne qui est investie directement par ce phénomène dès la moitié des années '80.

Pour replacer en Vallée d'Aoste le discours, je dirais que nous avons un certain nombre de secteurs économiques qui se prêtent particulièrement à être "perméables". Les données officielles le prouvent d'ailleurs: l'agriculture, le tourisme (activités principalement saisonnières) et aussi certains domaines de l'industrie du bâtiment risquent d'être un aspect de notre économie fort intéressant pour les travailleurs extra communautaires.

L'attitude de la population valdôtaine, au sujet de laquelle dans le préambule de ce document on parle d'un manque de conscience culturelle, est encore entièrement à vérifier: nous ne doutons pas de l'esprit civique de nos concitoyens, mais la présence d’immigrés ayant une langue, une culture, une religion, une peau différentes des nôtres suscitent des réactions pas toujours positives. Les sondages que les journaux reportaient à niveau national sur l'attitude qui est ressentie par ces travailleurs confirment qu'il s'agit d'une attitude pas du tout positive.

La Vallée d'Aoste est pourtant un pays de migrations (je ne parle pas seulement d'émigrations ou d'immigrations) et son histoire est faite par la traversée de populations qui ont, toutes, donné quelque chose à notre Région, en contribuant à forger son identité et sa culture. La tradition d’hospitalité et de disponibilité à l'intégration est donc une constante de notre histoire, mais une constante qui risque à se heurter à un phénomène qui est encore assez limité, mais qui est aussi extrêmement difficile à maîtriser.

Il est donc nécessaire de faire une analyse profonde et surtout de donner une réponse qui ne soit pas exclusivement administrative, car il ne s'agit pas simplement d'un problème d'ordre public, mais d'une question sociale, économique et culturelle.

Nous sommes évidemment face à un problème mondial auquel des réponses de grande envergure doivent être données: d'abord aider les Pays en voie de développement et c'est une façon pour affronter à la racine la question; il s'agit d'équilibrer à nouveau les ressources au niveau planétaire, et surtout de chercher à exporter la démocratie. En effet, ce ne sont pas toujours l'économie, le manque de travail, la disette à être responsables de la présence chez nous de citoyens d'autres Pays hors de la Communauté européenne. Plus d'un quart des citoyens non communautaires présent dans notre pays y seraient parvenus pour des raisons politiques ou religieuses. Les répressions politiques et les persécutions religieuses sont donc à la base aussi de cette immigration et l’exportation de la démocratie peut être une réponse à ce problème.

Mais, à notre taille, à notre niveau, quelle réponse faut-il donner? Ecoles ouvertes, pour éviter les polémiques éclatées en France, dans les écoles, pour la présence des "chadors", assistance sanitaire et sociale accessibles à ces gens, et dans un domaine on est déjà en train de faire quelque chose, formation au travail pour ceux qui souhaitent rester ici, mais surtout pour ceux qui souhaitent entreprendre des activités dans leurs Pays. Une grande activité d'information serait aussi indispensable pour que ces gens ne soient pas immédiatement et carrément rejetés au marges de notre société.

En réponse à M. Tonino, qui a invoqué la solution de la "sanatoria", je dis qu’il s’agit de la solution à l'italienne habituelle. Voilà un point de désaccord avec nous, car nous ne sommes pas favorables à des solutions temporaires, mais plutôt à un choix de planification plus rationnel, qui ne présente pas la simple répétition de la loi n° 983, mais qui aille dans le sens de l'intégration pour ceux que nous pouvons intégrer et de soutien pour ceux que nous pouvons soutenir.

Une stratégie globale qui refuse la marginalisation et qui accepte la réalité d'une société multiraciale, multilinguistique évoquée dans le débat, mais en gardant toujours l'identité de notre peuple et de notre Région et sa pluriculture, son plurilinguisme qui est, déjà aujourd'hui, une réalité à défendre et à soutenir.

Oui donc à la planification dans ce domaine, mais là aussi de problèmes se posent: par exemple, nous avons quelques hésitations, quelques perplexités à propos de la proposition avancée par le Conseiller Rusci. Comment choisir? Ce n'est pas simplement un problème de nombre, de quantité. Qui refuser? A qui nier cette bouée de sauvetage, souvent invoquée dans des situations dramatiques, d'un point de vue humain, suite à des disettes, à des persécutions religieuses ou à des répressions politiques? Si une politique rationnelle doit être mise sur place, elle ne doit pas être trop rapide, elle doit être tempérée par un choix de solidarité au niveau européen, bien entendu, puisque le niveau purement national ne suffit pas, ainsi qu'à notre plus modeste niveau, avec les moyens dont nous disposons.

Je partage entièrement le refus de l'humanitarisme farisaïque, qui inspire l'amendement proposé par le Conseiller Rusci, mais en même temps je souhaite que cette politique rationnelle puisse être aussi humanitaire, comme se convient à notre niveau de civilisation, pour la création de ce nouvel ordre économique international, qui pourra résoudre les problèmes dont on parle, mais toujours dans la sauvegarde de ces esprits et de cette valeur de solidarité qui est à la racine de notre civilisation.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (MSI):Io penso che siamo tutti ancora un po' frastornati dall'intervento che ha preceduto quello del Consigliere Louvin. Si è trattato di un intervento di alta levatura culturale, che ha detto tutto ed il contrario di tutto, ma che ha messo in evidenza un aspetto che ritengo molto importante: quella forma di latente razzismo che c’è oggi, specie in alcune piccole formazioni politiche regionali, e che porta a creare un clima di esasperazione e di scontro civile interno.

L'oggetto del nostro dibattito odierno, invece, è una risoluzione recante iniziative a tutela dei diritti dei lavoratori immigrati. Noi siamo d'accordo con questa lodevole iniziativa della Giunta, che ci permette di dibattere un argomento drammatico, che ci farà discutere soprattutto nei prossimi anni.

Oggi abbiamo la fortuna di poter osservare alcune nazioni, anche a noi vicine, dove il problema dell'immigrazione dal Terzo Mondo è già diventato drammatico, come nella vicina Francia, dove ha raggiunto 4,5 milioni di unità, contro il nostro milione e mezzo circa, per cui possiamo fare una valutazione obiettiva dei problemi che si dovranno affrontare con questa grave realtà che ci sta di fronte. Ritengo estremamente importante non fare della demagogia, nel senso che dobbiamo essere coscienti e saper valutare attentamente il problema, per accertarne le possibili conseguenze.

Vediamo allora che cosa succede in Francia, dove ormai c'è una delinquenza dilagante e dove c'è un continuo e sistematico sfruttamento di questi lavoratori del Terzo Mondo, che ha generato problemi sociali di enorme gravità. Anche noi siamo d'accordo sul fatto che bisogna aiutare questi immigrati, per cercare di inserirli nel nostro ambiente, dando loro la possibilità di lavorare e di inserirsi nel nostro modo di vita, però non dobbiamo neanche dimenticare i problemi che si creano.

Fino a quando noi avremo un'immigrazione che oscilla intorno al milione e mezzo di unità, probabilmente riusciremo a superare certe difficoltà, ma nel momento in cui questi immigrati, cittadini del mondo, raggiungeranno i 2 milioni di unità, il problema diventerà esplosivo. E' questo quindi l'aspetto che bisogna valutare. Non si tratta di essere favorevoli o contrari. Fino a quando c'è la possibilità di inserire questi cittadini nel nostro ambiente e nella nostra nazione, senza che si creino situazioni locali esplosive, noi riteniamo che essi debbano essere aiutati, nel senso che noi dobbiamo andare incontro alle loro necessità, specie di carattere sociale. Quando invece questa situazione correrà il rischio di andare oltre il limite di guardia, bisognerà cercare dei rimedi e provvedere con attenzione a limitare questa immigrazione, proprio per evitare che si crei una situazione esplosiva.

Non va poi sottovalutato un altro aspetto. Sovente noi guardiamo con molta attenzione a questi cittadini immigrati dal Terzo Mondo, ma dimentichiamo i problemi della nostra realtà, della nostra gente e della nostra nazione. E' importante quindi evitare di fare della facile demagogia intorno a questo problema, preoccupandoci certamente di aiutare gli altri, ma ricordandoci soprattutto di guardare in casa nostra e di aiutare la nostra gente, perché abbiamo tanti cittadini senza lavoro e senza casa, abbiamo tanti pensionati che a malapena riescono a sopravvivere sino alla fine del mese ed abbiamo tante situazioni veramente abnormi e catastrofiche. A mio avviso, quindi, non bisogna strumentalizzare questo aspetto, come cercano di fare alcune forze politiche.

A nome del partito che io rappresento, posso tranquillamente dire che noi siamo favorevoli ad aiutare questa gente nel nostro Paese, tenendo però presente che vi è un limite di guardia a cui bisogna prestare molta attenzione e che non deve essere assolutamente sottovalutato. Sarebbe preferibile, tuttavia, aiutare questa gente nel proprio Paese, perché quando si esce dal proprio ambiente e si emigra verso altre zone e realtà delle quali non si conoscono neppure la lingua, le abitudini e la cultura, ci si viene a trovare in una situazione completamente diversa e particolarmente estranea. Ebbene, io penso che proprio questo sia uno di quegli aspetti più negativi che noi dobbiamo cercare di evitare.

Aiutiamo quindi gli altri nel loro ambiente, secondo le nostre possibilità; riconosciamo i diritti di coloro che lavorano nella nostra nazione, accordando il rispetto che loro compete come cittadini e come lavoratori, riconoscendo loro tutte le garanzie e tutele di carattere sociale e civile, come ad esempio il diritto ad una abitazione, ma non ci dimentichiamo dei problemi della nostra gente.

Ora, siccome la volta scorsa sono stato chiamato in causa sul tema del razzismo, ci terrei a precisare che l'oggetto del dibattito di allora era molto diverso da quello di oggi. Allora si trattava di dare una risposta, come Consiglio regionale, alla presa di posizione di un membro di questa Assemblea, che aveva screditato ed offeso la dignità del Consiglio...

GREMMO (fuori microfono):Questo lo dici tu!...

ALOISI (MSI):Si trattava quindi di dare una risposta a quel personaggio.

Probabilmente voi non vi siete voluti associare alla mia legittima richiesta, che era sentita soprattutto dalla pubblica opinione...

(... Interruzione del Consigliere Gremmo ...)

... Quella presa di posizione è stata condannata in tutta Italia e su tutti gli organi di informazione, tant'è che sono stati convocati addirittura dei consigli comunali straordinari proprio per condannare la costituzione di quelle leghe, mentre qui Consiglio, si è voluto evitare il problema e si è cercato anche di sviarlo. Di ciò mi dispiace, perché ritengo che in quella occasione il Consiglio si sarebbe dovuto presentare unito, fermo e deciso nel condannare quella presa di posizione di un suo membro, che è formalmente razzista, come ha detto egli stesso ("razzista sotto tutti gli aspetti"),...

(...Interruzione del Consigliere Gremmo...)

PRESIDENTE:Consigliere Aloisi, la richiamo all'ordine del giorno.

ALOISI (MSI):Ho terminato, signor Presidente.

Dicevo che egli è formalmente razzista, specie nei confronti delle realtà del nostro Paese, perché propone una continua contrapposizione offensiva tra Nord e Sud, tra cittadini del Mezzogiorno e cittadini del Nord.

Pertanto, siccome sono stato chiamato in causa da qualcuno che ha accennato ad un ipotetico mio tentativo di voler strumentalizzare il problema, ci tengo a ribadire che in realtà si tratta di due spetti molto diversi: uno concerne la presa di posizione unitaria del Consiglio, che avrebbe dovuto essere assunta, tant’è che qualcuno se ne è rammaricato, mentre ben altra cosa è l’ampio dibattito di questa sera, che è stato costruttivo, perché ha affrontato un argomento drammatico, che avrà notevoli conseguenze in futuro e che noi dobbiamo continuare a dibattere con serietà, cercando soprattutto di non strumentalizzarlo a fini di parte.

Grazie.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (UV):Le débat a souligné sans doute l'exigence de donner des réponses sérieuses à un problème qui ne peut pas être sous-évalué ni exagéré, selon certains intérêts. Je crois que, au-delà des différentes prises de position, la tentative que nous avons faite consiste dans la prise en considération d'un problème qui, d'après les chiffres officiels et les risques qu'on y envisage, s’impose comme assez important.

Etant donné que, en tant qu'Administration régionale, on avait déjà prévu une série d'interventions spécifiques dans les différents domaines, ici on a affronté le discours d'une façon plus générale et je crois qu'il serait surtout important de souligner que tous les Conseillers ont dit qu'il faut résoudre le problème à la racine: on ne peut pas le faire au niveau de Région et d'Etat si on n'a pas une conscience du moins communautaire de ce qui se passe et, surtout, si on n'a pas la possibilité d'intervenir à faveur des Pays d'origine afin qu'il y ait un développement capable d'empêcher l'aigrement du problème même.

C'est surtout dans ces deux points qu'on peut résumer le sens de la discussion qu'on a faite. Le problème de la résolution finale qui pourrait prévoir une intégration a été affronté et on avait même préparé un amendement qui prévoyait:

"Che la Comunità Europea adotti dei modelli di sviluppo socioeconomico tendenti a:

1) favorire la crescita endogena e autonoma dei paesi in via di sviluppo;

2) consentire a tutti i cittadini la loro completa affermazione culturale ed economica nei rispettivi paesi d'origine".

Cela pourrait soulever d'autres aspects du problème.

J'ai apprécié le fait que plusieurs Conseillers aient souligné l'attention avec laquelle on est en train de suivre cette question et je crois qu'on n'aura pas de problèmes à collaborer avec les différentes associations qui travaillent dans ce sens, même si, en réalité, nous sommes un peu préoccupés pour le fait que certaines associations débordent un peu de leur activité, pour prévoir des interventions plus spécifiques qui vont au-delà de cette collaboration.

J'inviterais donc ces associations à nous contacter afin qu'il y ait une possibilité plus concrète de travailler ensemble, ce qui ne signifie pas créer un service pour chaque problème, car celle-ci n’est pas une solution. Multiplier les bureaux et les services ne peut rien résoudre; il s’agit, au contraire, de coordonner toute une série de possibilités d’intervention qui déjà existent afin d'en améliorer les opportunités.

Pour ce qui est d'une question spécifique qui a été soulevée et qui se rattache, je dois le dire, à un communiqué qui sans doute pourrait être mieux proposé et qui concerne le choix des membres du Comité de l'ordre public, il y avait une requête officielle de la part d'un certain nombre de personnes, pour inviter le soussigné Comité de l'ordre public à s'intéresser de ce problème. En conséquence de ce fait, on avait souligné que, surtout pendant cette dernière période, il y avait eu malheureusement une exploitation des femmes de couleur dans certaines Communes de notre Vallée; mais celui-ci était un problème spécifique.

Tout de même, les racines du phénomène ne sont pas des problèmes de notre compétence, même si on peut collaborer à les résoudre. Je dois souligner qu'au moment où, même en tant que petite réalité locale, on avait essayé de présenter un aide aux Pays en voie de développement, on nous l'a empêché. Les interventions, les délibérations, les projets de loi qui dans ce sens allaient allouer de l'argent à ces Pays, pour prévoir des installations surtout au niveau agricole ou sanitaire, ont été repoussés. Donc on n'a pas eu la possibilité d’intervenir et c'est justement dans ce sens qu'il faudrait avoir la possibilité de travailler.

Sur le problème de l'amendement présenté par M. Rusci, je dois dire que effectivement il y a l'exigence de prévoir une programmation pas seulement nationale, mais aussi européenne, autrement on risquerait de dépasser le problème. En effet, si les autres Pays de la Communauté n’acceptent pas une règle commune, la règle n’a pas efficacité. Je veux souligner cela car déjà maintenant on voit que, malgré certaines règles qui existent encore, l'immigration clandestine subsiste et chaque jour il y a des dizaines de personnes qui passent les frontières.

Puis il y a un autre problème pour ce qui est de la "programmazione del numero attraverso la predeterminazione di un tetto massimo". Là on parle des Pays extracommunautaires, mais alors un peu aussi analyser le cas de l'Allemagne de l'Est et de l'Ouest et pas seulement celui de l'Afrique. Dans ce cas il faudrait évaluer l'importance d'un changement de politique ou tout de même l’opportunité d'adopter une position plus souple de la part des Gouvernements concernés pour éviter cette émigration.

Alors, s'il est possible, je propose une suspension, autrement on risque d'approuver un document qui aurait des problèmes à être accepté par toutes les forces politiques; la base de ce document était la volonté, de la part du Conseil Régional, de refuser certaines attitudes trop simplistes face à un problème sérieux comme l'immigration, qui exige des réponses concrètes. Si on va considérer d'autres arguments, comme on a fait, je crois qu'on dépasse ce qui était le but de ce débat.

Donc je demanderais une pause de dix minutes afin d'examiner avec attention les données de cet amendement, pour concerter une solution qui, dans son ensemble, puisse accueillir les requêtes des différentes forces politiques.

Je ne veux pas entrer dans le mérite du débat, car je crois que les Conseillers ont pris en examen le problème dans une perspective la plus concrète possible, et puis il me semble que toutes les interventions proposées vont dans la direction d'une entente et de la collaboration, même si ce ne sera pas très facile.

Je demande donc dix minutes pour voir s'il est possible de trouver un accord, autrement on votera pour les différents amendements séparément.

PRESIDENTE:Le richieste di sospensione non sono mai state respinte dal Consiglio regionale, per cui ritengo che non lo sarà neppure questa. Comunque, ora vi viene distribuito l’emendamento aggiuntivo che lo stesso Presidente della Giunta ha fatto pervenire alla Presidenza e che ha già annunciato nel corso del suo intervento; dopo avrà luogo la sospensione, che potrebbe interessare i Capigruppo.

Se non ci sono obiezioni in merito, dichiaro sospesa la seduta ed invito i Capigruppo a recarsi nella sale delle Commissioni, come da richiesta del Presidente della Giunta.

Si dà atto che i lavori sono sospesi dalle ore 18,50 alle ore 19,15 e che alla ripresa dei lavori assume la Presidenza il Presidente Bich.

PRESIDENTE:Nell'ambito della Conferenza dei Capigruppo, che si sono riuniti in rappresentanza delle varie forze politiche, si è trovato un accordo che ha per base l'emendamento aggiuntivo presentato dal Presidente della Giunta, Rollandin, che prevede di aggiungere al termine del deliberato il seguente periodo:

"che la Comunità Europea adotti dei modelli di sviluppo socioeconomico tendenti a:

1) favorire la crescita endogena e autonoma dei paesi in via di sviluppo;

2) consentire a tutti i cittadini la loro completa affermazione culturale ed economica nei rispettivi paesi d’origine;

3) individuare criteri che sconfiggano la clandestinità e consentano agli stati membri di precisare le potenzialità di accoglimento compatibili con i propri equilibri socioeconomici".

Ha chiesto la parola, per dichiarazioni di voto, il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.

GREMMO (UAP):Ho chiesto la parola per dire brevemente che in qualche modo concordo sullo spirito unitario che è aleggiato nella stesura del documento, però preferisco astenermi per una ragione molto pratica: ho l'impressione che il documento sia bellissimo, pieno di ottimi intenti, ma che, proprio perché tale, non sani minimamente le divergenze, che c’erano e rimangono, tra le varie forze politiche. Mi spiego meglio: noi abbiamo fatto un certo sforzo per arrivare ad una formulazione unitaria, che però mi sembra talmente generica da dire tutto ed il contrario di tutto.

Io capisco che questo tentativo di "embrassons nous" sarebbe estremamente simpatico, però credo che, specie su cose tanto delicate e spinose, corriamo il rischio di avere un unanimismo di facciata. Personalmente preferisco che domani qualcuno scriva o mi attribuisca nei telegiornali, come è stato fatto la volta scorsa, intenzioni che non ho e dica: "Tutti uniti, meno che il Consigliere Gremmo", cosa che deformerebbe comunque la mia posizione, piuttosto che correre il rischio di essere considerato consenziente rispetto a delle formulazioni secondo me troppo generiche.

Pertanto, pur avendo cercato di dare il mio contributo alla formulazione dell'emendamento, preferisco astenermi più che altro a scopo cautelativo.

PRESIDENTE:Prima di dare la parola ad altri Consiglieri che la dovessero chiedere, vorrei ricordare che, in sede di Conferenza dei Capigruppo, si è raggiunto un accordo anche sul calendario dei lavori dell'adunanza, nel senso che i lavori del Consiglio regionale termineranno questa sera con l'esame della risoluzione recante interventi per combattere e prevenire il diffondersi della droga. Pertanto, le mozioni iscritte ai punti nn. 45, 46, 47, 48 e 49 dell'ordine del giorno verranno discusse nella seduta dell'8 novembre prossimo.

Se nessuno chiede la parola, do lettura della proposta di emendamento aggiuntivo, concordato in sede di Conferenza dei Capigruppo, da inserire come nuovo comma al termine della proposta di risoluzione, dopo le parole "... con i cittadini italiani".

EMENDAMENTO

- che la Comunità Europea adotti dei modelli di sviluppo socioeconomico tendenti a:

1) favorire la crescita endogena e autonoma dei paesi in via di sviluppo;

2) consentire a tutti i cittadini la loro completa affermazione culturale ed economica nei rispettivi paesi d'origine;

3) individuare criteri che sconfiggano la clandestinità e consentano agli stati membri di precisare le potenzialità di accoglimento compatibili con i propri equilibri socioeconomici.

PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l’emendamento aggiuntivo testé letto.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 32

Votanti: 31

Favorevoli: 31

Astenuti: 1 (Gremmo)

Il Consiglio approva

PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, do lettura della proposta di risoluzione, comprensiva dell'emendamento aggiuntivo concordato in sede di Conferenza dei Capigruppo.

RISOLUZIONE

Il Consiglio regionale della Regione Valle d'Aosta,

rilevato:

- che lo sviluppo economico e la situazione sociale e demografica del Paese determinano un richiamo di lavoratori di nazioni extracomunitarie in situazione di grave sottosviluppo;

- che tale immigrazione, anche per il ritmo disordinato con la quale si svolge, trova spesso le Istituzioni del tutto impreparate per una valida risposta ai bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici;

- che altri Paesi europei, ad alti livelli di industrializzazione, hanno saputo, nel recente passato, anche se con obiettive difficoltà, affrontare il fenomeno;

- che, in strati della popolazione, manca un'adeguata coscienza culturale verso gli immigrati che sfocia a volte in atti di intolleranza inammissibili,

ricordato:

- che le vicissitudini patite dalla stessa Società valdostana alla fine del secolo scorso e all'inizio del presente sono sfociate nella massiccia emigrazione di suoi cittadini verso altri Paesi alla ricerca di un'occupazione e di una vita dignitosa;

- che la Comunità valdostana ha accolto, a sua volta, persone provenienti da tutte le Regioni d'Italia, le quali si sono via via inserite e integrate con la popolazione originaria formando una Società improntata alla pacifica convivenza con intenti comuni di progresso

ritenuto.

- indispensabile che ai cittadini extracomunitari sia riconosciuto il pieno rispetto dei diritti del lavoratore e dei livelli di protezione e di sicurezza sociale e che tali garanzie siano regolamentate ed applicate con rigore allo scopo di evitare un'immigrazione selvaggia che si ritorce a danno essenzialmente dei lavoratori esposti in tal modo alla discriminazione, al lo sfruttamento e alla umiliazione;

convinto:

- che, al di là delle affermazioni di principio, spesso velleitarie e meramente rituali, occorre assumere iniziative concrete secondo le rispettive competenze e le responsabilità di tutti;

richiamato:

- primo provvedimento assunto dalla Giunta regionale nel 1988 per l'erogazione di prestazioni di assistenza sociale ed alla fruizione di servizi sociali da parte di apolidi e stranieri residenti, domiciliati o occasionalmente presenti nel territorio della Regione Valle d'Aosta;

SI IMPEGNA

- a creare una coscienza di tolleranza, di solidarietà e di sostegno verso gli immigrati, nell'ambito delle proprie competenze;

- a favorire gli organismi che si pongono l'obiettivo di agevolare l'inserimento dei lavoratori extracomunitari;

- a promuovere servizi di accoglienza, di orientamento e di informazione allo scopo di garantire gli inalienabili diritti umani, universalmente riconosciuti;

AUSPICA

- che a livello nazionale siano adottati provvedimenti volti a rendere concreti i diritti dei lavoratori immigrati garantendo loro l'assistenza sociosanitaria, la tutela sindacale, la copertura assicurativa e previdenziale, su un piano di parità con i cittadini italiani;

- che la Comunità Europea adotti dei modelli di sviluppo socioeconomico tendenti a:

1) favorire la crescita endogena dei modelli di sviluppo;

2) consentire a tutti i cittadini la loro completa affermazione culturale ed economica nei rispettivi paesi d'origine;

3) individuare criteri che sconfiggano la clandestinità e consentano agli stati membri di precisare le potenzialità di accoglimento compatibili con i propri equilibri socioeconomici.

PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la proposta di risoluzione emendata, testé letta.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 32

Votanti: 31

Favorevoli: 31

Astenuti: 1 (Gremmo)

Il Consiglio approva