Oggetto del Consiglio n. 566 del 7 giugno 1989 - Resoconto
OGGETTO N. 566/IX - VALUTAZIONE DELL'IMPATTO AMBIENTALE DEL PROGETTO DI ACQUEDOTTO DEL MONTE BIANCO.- (Interpellanza)
PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza in oggetto, presentata dal Consigliere Riccarand ed iscritta al punto 10 dell'ordine del giorno.
INTERPELLANZA
RICORDATO che la Giunta regionale, con deliberazione n. 16B3 del 27 febbraio 1987, ha affidato, a tre professionisti, un incarico per la progettazione del cosiddetto "acquedotto del Monte Bianco";
RILEVATO che tale progetto di acquedotto prevede la captazione delle acque di tre sorgenti (due in Val Ferret ed una in Val Veny) che vanno attualmente ad alimentare la Dora Baltea;
EVIDENZIATO che per le già scarse e sempre più inquinate acque della Dora la captazione di alcune tra le sue più importanti sorgenti rappresenterebbe un aggravamento irreversibile della situazione;
RILEVATO inoltre che potrebbe derivarne un grave danno per la fauna ittica e la vegetazione lungo la Dora, con pericolo di estinzione per le numerose sorgenti e risorgive che da sempre sono utilizzate dall'uomo e dalla natura;
il sottoscritto Consigliere regionale
INTERPELLA
l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici per sapere in che modo intende procedere la Giunta regionale per una seria valutazione dell'impatto ambientale del progetto di acquedotto del Monte Bianco".
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Com'è noto, la Giunta regionale, nel febbraio del 1987, cioè più di due anni fa, ha affidato a tre professionisti un incarico per la progettazione del cosiddetto "acquedotto del Monte Bianco". Si tratta di un grande acquedotto che dovrebbe captare le acque di due sorgenti in Val Ferret ed in Val Veny e trasportarle fino ad Aosta, servendo tutta una serie di Comuni dell'alta Valle.
Quell'incarico era di tipo progettuale, nel senso che aveva lo scopo di studiare dal punto di vista ingegneristico l'attuabilità dell'opera. A nostro avviso, tuttavia, a monte dei problemi di tipo tecnico ed ingegneristico, esiste il problema dell'impatto che può avere un'opera di simili dimensioni rispetto alla quantità di acqua che viene captata alle sorgenti e rispetto alle conseguenze che l'impoverimento della Dora Baltea, dovuto alla sottrazione di un notevole quantitativo di acqua, potrebbe avere per l'aggravio di una serie di problemi di inquinamento, che già esistono all'interno della Dora, per l'aggravio della situazione della fauna ittica, che è presente con crescente difficoltà nel nostro fiume, e forse anche per le modifiche all'equilibrio idrogeologico delle falde, ivi comprese determinate risorgive, che alimentano una serie di acquedotti comunali della Valdigne e di altri Comuni dell'alta Valle.
Non sapendo se siano stati fatti degli studi particolarmente approfonditi, l'interpellanza ha appunto lo scopo di chiedere se siano stati fatti o meno questi studi, perché non sappiamo quali conseguenze possa avere una captazione di acqua, che si prefigura di grande quantità, dalle sorgenti di Courmayeur, rispetto al regime complessivo delle acque della Dora Baltea.
Sappiamo che questo progetto risale piuttosto indietro nel tempo, esattamente agli anni '70 e che poi fu bloccato da una feroce opposizione da parte del Comune di Courmayeur. Sembra che adesso questa opposizione non esista più, ma non sappiamo quali siano stati gli argomenti ed i motivi che hanno permesso a quel Comune di superare le difficoltà che aveva espresso a suo tempo; esiste però il problema della valutazione complessiva dell'impatto che può avere questo progetto, delle sue dimensioni, della quantità di acqua che si vuole captare, della quantità di acqua che si vuole portare ad Aosta, dei costi che può avere questo meccanismo di captazione e trasporto delle acque e dell'organizzazione dell'acquedotto.
Occorrerebbe valutare anche se questa sia l'unica soluzione oppure se non ne esistano altre, valide e tecnicamente fattibili, per dare una risposta positiva alle esigenze di rifornimento idrico, in particolare della città di Aosta, perché, evidentemente, lo scopo per cui è stato concepito e progettato questo acquedotto è soprattutto il fabbisogno della città di Aosta.
Con questa interpellanza, quindi, noi chiediamo di sapere se è stato fatto uno studio sull'impatto ambientale, soprattutto rispetto al regime delle acque, che può avere la realizzazione di questo acquedotto, con la captazione alle sorgenti di un grande quantitativo di acqua.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola l'Assessore Fosson; ne ha facoltà.
FOSSON (DC):Il rifornimento idrico della città di Aosta è un problema abbastanza scottante. E' noto che l'attuale approvvigionamento idrico viene fatto attraverso l'emungimento della falda, con tutte le difficoltà e tutti i costi che i pozzi comportano. Occorre quindi trovare una soluzione alternativa, utilizzando acque di sorgente.
Il dibattito in proposito, come è stato ricordato dal Consigliere Riccarand, risale a molti anni fa, se non addirittura a diversi decenni. In esso si sono confrontate due tesi alternative: quella dell'acquedotto del Monte Bianco e quella di un acquedotto che utilizzasse le risorse idriche presenti nella valle del G.S. Bernardo. E' prevalsa l'ipotesi dell'acquedotto del Monte Bianco e, in questa linea, la Giunta regionale nel 1987 ha incaricato tre studi professionali di predisporre il progetto. I professionisti stanno lavorando e lo studio è già arrivato al livello di progetto di massima ed ha risolto una serie di problemi. Io penso di poterlo presentare quanto prima alle Commissioni consiliari competenti.
Il fatto che l'acqua prelevata ai piedi del Monte Bianco non alimenterà più la Dora Baltea, ma provvederà a soddisfare i fabbisogni di acqua potabile della città di Aosta, è un problema reale. D'altra parte, occorre scegliere se lasciare defluire quest'acqua in Dora o se utilizzarla per i fabbisogni della città di Aosta. E' indubbio che, se la Dora verrà impoverita dell'acqua di queste sorgenti, ciò comporterà delle modificazioni. Questo è evidente. Io ritengo che, quando ci sarà una progettazione un pochino più avanzata, si potrà fare tutta una serie di considerazioni sull'impatto che comporterà il mancato deflusso delle sorgenti della Val Ferret e della Val Veny nella Dora. Torno a ripetere, comunque, che si tratta di una scelta di fondo tra il lasciare l'ambiente allo stato naturale, facendo defluire l'acqua nella Dora, e l'utilizzare quest'acqua per la città di Aosta.
Occorre ancora dire che le sorgenti, così come verranno captate, lasceranno comunque defluire in Dora quello che non verrà utilizzato dall'acquedotto che servirà la città di Aosta. E' bene precisare poi che nello studio è stata fatta una valutazione di tutti i fabbisogni idrici dei Comuni del fondovalle, da Courmayeur sino ad Aosta, che tiene conto della possibilità di utilizzare anche le sorgenti che attualmente sono già sfruttate dai vari Comuni, nel senso che si sta studiando una situazione di equilibrio e di connessione fra tutte le sorgenti e tutti gli acquedotti esistenti.
Ripeto, però, che si tratta di una scelta di fondo: occorre dare l'acqua potabile alla città di Aosta, senza emungerla dalla falda della città. D'altra parte, lo stesso emungimento dalla falda della città di Aosta comporta sicuramente degli impatti su tutto il sistema delle acque sotterranee, ma a questo punto il discorso si sposta ad un livello più alto ed affronta il dilemma se a questo mondo dobbiamo vivere o se dobbiamo lasciare tutto allo stato brado o naturale. Io ritengo che ci possa essere un punto di incontro tra le esigenze del lasciare l'ambiente naturale intatto e quelle della vita.
In questo senso, quando il progetto dell'acquedotto del Monte Bianco sarà in una fase più avanzata, ci riserviamo di approfondire questo tipo di impatto, che, d'altra parte, e lo ripeto per la terza o quarta volta, occorre che pur ci sia, se vogliamo servire la città di Aosta di acqua potabile. E' chiaro che, se lasciamo tutto com'è, non c'è nessun impatto, ma non c'è neppure acqua potabile sufficiente per la città di Aosta.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Non sono soddisfatto della risposta dell'Assessore, intanto perché, rispetto alle esigenze di rifornimento idrico della città di Aosta, come ha detto egli stesso, la soluzione prospettata non è l'unica, ma solo una delle possibili. Tuttavia, il Consiglio non è al corrente ed io non so sulla base di quali valutazioni, di quali perizie e di quali studi è stato detto che questa soluzione sia migliore di quell'altra che pure era stata prospettata. Io vorrei vedere i rapporti o le perizie che dichiarano che effettivamente la soluzione di andare a captare lì è preferibile rispetto a quella di andare a prendere l'acqua di là, per dei motivi ben precisi. Noi sappiamo solo che una deliberazione di Giunta ha affidato un incarico di progettazione, però non si sa e non si conosce l'analisi che c'è a monte, quanto si prevede di captare, quali sono i fabbisogni a cui si vuole dare una risposta e perché si devono usare quelle acque e non altre. Intanto, quindi, io chiederei di avere la documentazione sui motivi di questa scelta.
Per quanto riguarda poi l'impatto che può avere quest'opera, l'Assessore dice: "Sicuramente un impatto ci sarà, perché ci sarà un sensibile minore quantitativo di acqua che andrà a finire in Dora, però lo potremo valutare meglio quando avremo la progettazione in una fase più avanzata". Qui, però, non possiamo ridurci ad arrivare, magari, già ad una progettazione esecutiva, per poi valutare le conseguenze dell'impatto dell'opera e sentirci dire: "Sì, c'è un impatto, però ormai abbiamo progettato tutto e non possiamo rifare o rimandare il tutto e allora si va avanti comunque".
Chiederei, quindi, di poter avere questa documentazione e questi rapporti, sulla base dei quali, da parte della Giunta, è stata fatta la scelta di preferire questa ad un'altra soluzione, valutando anche la qualità dell'acqua, perché non è detto che l'acqua, presa più in alto possibile, sia la migliore. Sappiamo, infatti, che il percorso attraverso le falde arricchisce l'acqua. L'esempio dell'acquedotto del Grand Combin ha dimostrato che quell'acqua, per le sue caratteristiche, non è la soluzione qualitativamente migliore per uso potabile. Secondo alcuni, invece, le acque di falda e di pozzo sono migliori, perché sono più ricche di sostanze.
Chiedo inoltre che si parta subito col valutare l'impatto che può avere quest'opera. Non è molto complicato fare degli studi per accertare che cosa succede sottraendo alla Dora i quantitativi di acqua che si prevede di utilizzare a scopo potabile ed incanalare nell'acquedotto. Noi crediamo che ciò sia importante anche per valutare che cosa può succedere nei confronti delle altre sorgenti o delle altre risorgive, se ci possono essere degli inconvenienti gravi o meno.
Io credo che una valutazione di questo genere sia necessaria ed urgente e quindi presento tale richiesta come raccomandazione all'Assessore ed alla Giunta, riservandomi, qualora non si dovesse procedere lungo questa strada, di presentare in seguito una formale richiesta in tal senso al Consiglio regionale.
PRESIDENTE:Torniamo ora al punto n. 2 dell'ordine del giorno, che concerne le comunicazioni del Presidente della Giunta.
