Oggetto del Consiglio n. 560 del 7 giugno 1989 - Resoconto
OGGETTO N. 560/IX - COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.
BICH (Presidente del Consiglio):Do lettura dell'attività degli organi del Consiglio dal 29 maggio ad oggi.
Riunioni di Commissioni
Ufficio di Presidenza: 2
4a Commissione: 1
1a, 2a e 3a Commissione in riunione congiunta: 1
Commissione speciale per il mercato europeo: 1.
- L'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 5 giugno 1989, ha adottato, tra l'altro, due determinazioni:
la Présidence du Conseil régional a reçu une invitation de la part du Président de l'association internationale des parlementaires de langue française qui nous demande une intervention concrète en faveur de la ville de Djibouti, sinistrée par une catastrophe; l'invitation a été présenté au Président du Gouvernement régional;
- ha predisposto una bozza di risoluzione da sottoporre all'approvazione del Consiglio regionale, per esprimere la protesta della Valle d'Aosta contro le decisioni del Governo rumeno di eliminare migliaia di villaggi rurali di quel Paese; per tale risoluzione sarà chiesta, nel corso dell'adunanza, l'iscrizione in via d'urgenza all'ordine del giorno, in modo che la stessa possa essere discussa congiuntamente con la mozione di iniziativa del Consigliere Gremmo, di cui al punto 34 dell'ordine del giorno.
Il testo della risoluzione verrà distribuito ai colleghi Consiglieri e sarà poi illustrato dal Vicepresidente Dolchi.
E' pervenuta una corrispondenza del Presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige concernente la comunicazione dell'avvenuta approvazione di un "voto" (risoluzione), con invito e proposte per contenere gli scarichi nocivi e velenosi delle automobili.
Il documento, già trasmesso ai componenti dell'Ufficio di Presidenza, ai Capigruppo ed al Presidente della 2a Commissione consiliare permanente, può essere consultato presso l'archivio.
E' pervenuta ieri una lettera del Presidente della Giunta regionale con la quale si chiedeva l'iscrizione in via d'urgenza all'ordine del giorno dell'adunanza in corso di tre disegni di legge già approvati dal Consiglio e rinviati non vistati dal Presidente della Commissione di Coordinamento:
- D.L. n. 33 - "Norme in materia di polizia locale";
- D.L. n. 44 - "Interventi finanziari a favore delle imprese aderenti alla Confidi tra gli industriali";
- D.L. n. 45 - "Acquisto partecipazione azionaria della AIR VALLEE S.p.A."
Ai termini dell'articolo 70 del Regolamento interno la proposta di riapprovazione spetta alle Commissioni competenti, d'intesa con i proponenti.
Le Commissioni, in data 6 giugno, hanno proposto al Consiglio la riapprovazione, ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 31 dello Statuto, dei disegni di legge n. 44 e n. 45, ed il rinvio delle determinazioni riguardo al D.L. n. 33.
Pertanto i due disegni di legge vengono ora distribuiti affinché il Consiglio, se lo riterrà, ne deliberi l'iscrizione in via d'urgenza all'ordine del giorno, ai sensi del secondo comma dell'articolo 53 del Regolamento interno e, successivamente, proceda alla riapprovazione.
Colleghi Consiglieri, vi pregherei di levarvi in piedi per prendere atto di una situazione dolorosa.
Ritengo doveroso, in apertura di seduta, rivolgere un commosso pensiero alle migliaia di vittime della barbara repressione operata dal Governo cinese contro dei giovani, rei soltanto di chiedere pacificamente democrazia e libertà.
Per più di un mese abbiamo visto sulla piazza principale di Pechino, la Piazza Tienanmen, una folla immensa manifestare contro un regime autoritario e per questo iniquo, che, alla domanda di democrazia della folla, ha risposto con la violenza inaudita dei carri armati.
Ci siamo trovati di fronte ad un odioso ed inaudito atto di atrocità, spietato, inutile e bestiale, perché frutto dei sentimenti più degradati e più irrazionali di quel Governo.
Tanta atrocità non abbiamo visto neppure a Budapest, nel 1956, quando un altro regime comunista scatenò, come in questa occasione, i carri armati contro i cittadini. Neppure la furente ed abietta repressione di Pinochet, per citare un altro criminale della triste storia delle stragi, è caduta in simili abissi dell'orrore.
Insieme alla dimensione della tragedia, anche la sua crudeltà è unica, perché mai, e dico mai, se non i regimi più sanguinari, hanno osato sparare con i cannoni dei carri armati ad alzo zero contro una folla completamente inoffensiva e disarmata, senza che la truppa fosse realmente minacciata da un pericolo incombente.
Che dire di fronte a tanto orrore? Non si può non rimanere sgomenti. Il Segretario del Partito comunista italiano, Achille Occhetto, ha analizzato le cause della repressione posta in essere dalle autorità cinesi, affermando:
"Nei Paesi dell'Est ed in Cina, 'comunismo' è un termine che non ha più nessun rapporto con le proprie origini storiche e che si definisce un involucro completamente sbagliato".
Mi sembra una dichiarazione limitativa, ma è comunque un'inversione di tendenza. In realtà è il comunismo che è in crisi ed è in crisi ovunque.
E ancora va aggiunto l'aspro giudizio del prof. Vittorio Strada, studioso del sistema comunista, che così si esprime:
"Le interpretazioni rassicuranti, secondo cui tutte le disfunzioni del sistema comunista sono colpa dello Stalinismo, convincono Ormai limitate schiere di credenti del comunismo, nonostante gli sforzi degli ideologi ufficiali del sistema per fare di Stalin il responsabile unico di un fallimento le cui radici stanno esclusivamente nell'esperimento rivoluzionario di Lenin".
Queste sono le valutazioni politiche emergenti e generalizzate.
Dinanzi a questa immane tragedia, nel ribadire ancora una volta, e sempre più, una ferma condanna per questa strage, ma ancora di più per ogni sistema politico dispotico e negatore dei principi fondamentali della libertà e della democrazia, sia che esso si instauri ed agisca in Europa, come pure negli altri continenti, vada l'anatema e lo sdegno dell'Assemblea valdostana.
Profonda impressione ha suscitato la notizia della grave sciagura ferroviaria verificatasi in Unione Sovietica nei giorni scorsi e che ha provocato circa 500 morti. Tale tragedia è stata determinata dal pressapochismo e dall'incuria di quanti erano preposti al servizio.
Ai familiari di quelle vittime il nostro significativo cordoglio.
Tornando a casa nostra ed alla nostra vita quotidiana, ricordo che nei giorni scorsi è mancato ad Aosta l'artigiano, Cavaliere Ufficiale, Osvaldo Favre. Lo ricordiamo perché è stato per molti anni stimato Presidente della Cassa Mutua Artigiana. Alla famiglia rinnoviamo le più sentite condoglianze del Consiglio regionale.
Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (PCI):Voglio dire subito che noi abbiamo vissuto i fatti della Cina come se ci riguardassero da molto vicino. Fin dall'inizio abbiamo guardato alla dimostrazione della Piazza Tienanmen come ad una grande speranza e fin dai primi momenti abbiamo chiaramente espresso al Governo cinese che eravamo dalla parte dei giovani e dalla parte della loro protesta. Ci guidava la speranza che quel grandioso movimento portasse in quel Paese nuovi spazi di libertà e di democratizzazione, sconfiggendo burocratismo e centralismo e sconfiggendo una classe dirigente vecchia e sconfessata dal Paese.
Questa speranza per noi non è morta. Anche di fronte a morti innocenti, alla brutale azione della polizia e di una parte dell'esercito, anche di fronte ad un Governo cinico, che ha usato, come è stato detto, la forza delle armi contro una folla disarmata e contro una grandiosa rivoluzione non violenta, noi continuiamo ad esprimere la necessità di un grande moto di solidarietà con quella gente. Il Governo cinese deve sentire la protesta di tutto il mondo, deve sentirsi isolato.
Come comunisti valdostani, noi abbiamo espresso subito, con un telegramma all'Ambasciata cinese, il nostro sdegno e la nostra condanna: lo sdegno, prima di tutto, per il mancato rispetto della vita di giovani che manifestavano pacificamente, ma anche lo sdegno in nome della libertà, perché senza democrazia e senza libertà non sono pensabili riforme, non è possibile un progresso di quella società e oggi non è possibile un progresso del mondo.
Quale tipo di società, che osano chiamare socialista o comunista, presentano oggi al mondo i dirigenti cinesi? Noi non riconosciamo a quella classe dirigente il diritto di esprimersi come portatori di idee e di ideali del socialismo.
A nostro avviso, in questo momento torna, con tutto il suo valore, la scelta dei comunisti italiani di concepire il socialismo, prima di tutto, come espressione ed espansione della democrazia. D'altronde, non è un caso che in questi giorni gli studenti cinesi contestano sulla piazza Tienanmen cantando l'Internazionale e che, in Polonia, i lavoratori di Solidarnosc esprimono, con grande consenso popolare, ideali che sono di giustizia, di libertà e di solidarietà, vale a dire i valori e gli ideali della Sinistra, per i quali, in questi giorni, nel nostro Paese si sono riempite le piazze, manifestando con il Partito comunista italiano.
Il nostro giudizio, quindi, deve essere netto. Non possono essere considerate socialiste quelle società rette da un potere che non accetta due principi fondamentali: la dialettica e la conflittualità democratica da un lato e la libera espressione dell'opposizione dall'altro.
In realtà noi assistiamo allo sgretolamento del comunismo come sistema, allo svuotamento progressivo di regimi che restano ancoraci ad un modello staliniano più o meno rivisto, ma che non hanno messo in discussione un dato fondante, vale a dire che restano regimi di tipo totalitario.
Dobbiamo guardare a questo processo con grande preoccupazione anche per gli equilibri mondiali. Al di là delle tentazioni che possono esserci in un momento segnato da una campagna elettorale, quello che più deve preoccupare tutti gli uomini che ci tengono allo sviluppo democratico in questo mondo, è di essere dalla parte di coloro che vogliono continuare ad operare per una profonda democratizzazione di tutti i sistemi, perché in questo modo e solo in questo modo può progredire nel mondo anche la coesistenza pacifica ed il progresso generale.
Queste sono le valutazioni che facciamo noi, augurandoci che, partendo da questa Regione, il nostro Paese esprima tutto lo sdegno dei Valdostani e tutto lo sdegno degli Italiani, e faccia sentire al Governo cinese l'isolamento profondo in cui è precipitato nell'opinione pubblica democratica, perché l'opinione pubblica democratica della Valle d'Aosta e del nostro Paese è indubbiamente con i ragazzi che, sulla piazza Tienanmen di Pechino, hanno dato vita a quel grandioso moto popolare.
Si dà atto che dalle ore 9,53 assume la Presidenza il Vicepresidente Beneforti.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Stévenin; ne: ha facoltà.
STEVENIN (UV):Au mois de février 1985 le Conseil régional avait discuté une motion présentée par le Groupe de l'Union Valdôtaine, dont le texte était un message de solidarité pour les peuples en lutte pour s'affranchir des dictatures. Cette motion avait été approuvée par le Conseil régional tout entier.
Je ne veux pas lire toute la motion, mais, entre autres, on disait: `
"... en constatant que de l'Afghanistan au Chili et ainsi de suite la résistance populaire s'oppose fermement à la violence de la dictature et de l'impérialisme, le Conseil exprime sa solidarité à l'égard des peuples en lutte pour s'affranchir des dictatures et des impérialismes".
Aujourd'hui, évidemment' il faut ajouter à ces Pays, que je viens de citer, la Chine et exprimer, au-delà de la solidarité avec le peuple chinois et surtout avec les jeunes, condamner le massacre qui s'est vérifié, car, quand l'armée populaire tire sur le peuple, sur ses fils, il n'y a plus de mots à dire, plus de mots pour pouvoir décrire ces événements.
Evidemment, aujourd'hui nous ne savons pas ce qui se passera en Chine, vu les événements troublants et les nouvelles qu'on a maintenant; mais ce qui est certain est que, en considérant aussi la situation similaire en Pologne, on ne peut pas gouverner sans l'appui du peuple.
Ce qui est important n'est pas seulement condamner les massacres et les événements de ce genre, mais aussi condamner l'idéologie qui est à la base de certaines dictatures et des impérialismes, soit de droite soit de gauche. Et c'est justement sur ce point là qu'on attend de la part de certaines forces politiques une condamne des idéologies qui sont à la base des dictatures et des impérialismes
Je veux aussi m'associer, avec tout le Groupe de l'Union Valdôtaine, aux condoléances pour le décès de M. Osvaldo Favre, qui a été depuis toujours très attaché aux problèmes de notre Pays, à la Vallée d'Aoste et aux traditions qu'il y a toujours eu chez nous. C'est lui surtout qu'on doit remercier si quelques unes de ces traditions, comme la fête de St. Antoine, ont continué à avoir lieu. Nous regrettons profondément sa disparition et nous formulons à sa famille nos condoléances les plus émues.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Presidente e colleghi, ho chiesto la parola solo per manifestare profondo dissenso rispetto ad un'affermazione del Capogruppo dell'Union Valdôtaine, perché mi pare che i movimenti autonomistici non dovrebbero cadere nella cosiddetta "trappola ideologica", nel senso che non dovrebbero pensare che le ideologie, morte da tempo in quanto "aria fritta", possano in qualche maniera influenzare davvero i movimenti che avvengono.
Quello che accade nella Repubblica popolare cinese, come quello che accade nell'Unione Sovietica, così come quello che accade in decine di altri Paesi, non è soltanto un prodotto delle ideologie, anzi queste sono sempre un fatto estremamente marginale.
Quando, ad esempio, noi leggiamo o sentiamo che i soldati, di quello che una volta fu il glorioso esercito popolare di liberazione, vengono mandati contro studenti, di cui non conoscono la lingua, così come quando vediamo che il massacro che avviene a Pechino è consequenziale di decine di anni di repressione cruenta nel Tibet, noi verifichiamo anche all'interno della Repubblica popolare cinese la preminenza e la forza che vengono ad avere i problemi etnici, linguistici e delle nazionalità.
In Cina ci sono 53 popoli o nazionalità o minoranze nazionali. In Cina le minoranze nazionali rappresentano un grosso problema ed il fatto che, nel momento in cui esplode questo conflitto di potere, cominci a delinearsi anche lo smembramento di quello che, in qualche modo, pareva essere un modello di pacifica coesistenza tra le nazionalità della Repubblica popolare cinese, per dar luogo a conflitti etnici, uguali e forse altrettanto gravi rispetto a quelli che avvengono nell'Unione Sovietica, in Romania (per carità! Ne parleremo dopo ed a lungo), ciò non avviene, collega dell'Union Valdôtaine, per un problema di ideologia. A noi autonomisti le ideologie interessano molto poco e non vogliamo, perché non ci sembra giusto, chiedere a qualcuno patenti di democraticità o dimostrazioni di democraticità.
Io ho trovato profondamente alto il discorso del Consigliere Tonino, ma il compito delle autonomie non è quello di entrare nell'ambito delle ideologie. Le autonomie rappresentano qualcosa di diverso dalle ideologie e, nel giudicare i fatti dalla Cina all'Europa, esse devono avere una visione diversa, che è quella del federalismo.
Secondo me, quando esplodono conflitti in cui si palesa con grande evidenza, come capita oggi in Cina, la diversità tra i popoli, tra le etnie e tra le lingue - il dato più grave dei fatti di Pechino è costituito dallo scontro di nazionalità diverse: alcuni soldati sono stati addirittura spostati per fare opera di repressione - appare del tutto evidente la superiorità del modello federalista e del modello delle autonomie. Se una cosa si può dire è che non possiamo qui rivendicare solo un problema di democrazia in astratto, perché tutti si dichiarano democratici; il problema è invece quello di dire che la democrazia non è niente se non è autogoverno e quindi se non è autonomia. Pertanto, non ci si può solo dichiarare patriottici, ma bisogna esserlo, e ciò è possibile solo nel modello di Emile Chanoux, cioè in quel modello che vede i piccoli popoli protagonisti della propria storia, perché solo in quel modello si può trovare una risposta, non alla crisi del comunismo, che, in quanto tale, non ci interessa, perché non è un problema nostro, ma alla crisi dei modelli centralizzatori. Oggi, infatti, in Cina e nell'Unione Sovietica, ma non soltanto lì, questi modelli sono in crisi.
Il compito delle autonomie, quindi, non è quello di entrare nel merito delle ideologie, perché questo non ci interessa minimamente, ma è quello di indicare una strada che sia non solo alternativa, ma vincente.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Rusci; ne ha facoltà.
RUSCI (PRI):Intervengo nel dibattito per esprimere una condanna senza appello ai fatti di Cina, nei quali assistiamo ai limiti definitivi dell'ideologia totalizzante e dittatoriale. Laddove si nega valore all'individualità ed alla persona, cercando di ricondurre il discorso politico esclusivamente ad un concretismo e ad un realismo massificante, avvengono di queste cose.
Lo sdegno, espresso da coloro che mi hanno preceduto, è forte. Vada a questi nuovi combattenti della libertà tutta la solidarietà del Consiglio regionale ed in questo siamo disponibili a tutte le iniziative che saranno prese in questo senso.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.
MILANESIO (PSI):Questa mattina non posso esimermi dallo svolgere alcune considerazioni sulla richiesta di partecipazione al cordoglio per i fatti di Cina, avanzata dal Presidente del Consiglio regionale, e sulle dichiarazioni che sono state rese successivamente da alcuni Consiglieri.
Quanto è successo e sta succedendo in questo momento in Cina è estremamente grave. Credo che questo sia accettato e sottolineato da tutti. Secondo me, però, per avere maggiore credibilità in una condanna di questo tipo, occorrerebbe trarre le logiche conclusioni di quell'affermazione di solidarietà, che, sia ben chiaro, io ritengo sincera, fatta questa mattina dal Consigliere Tonino. Trarre le conclusioni significa arrivare a dire qualche cosa di più, perché è chiaro che il problema sta alla radice di un certo modo di pensare e di essere.
Non è possibile infatti, o quantomeno è troppo fuorviante, dopo aver espresso la solidarietà e la fraterna partecipazione nei confronti degli studenti cinesi, dire, ad esempio, che i comunisti italiani non riconoscono al Governo cinese il diritto di esprimersi come portatore di valori del socialismo o del comunismo. Perché? Perché questa negazione può essere estesa ai governanti sovietici, ai governanti polacchi, poi a quelli rumeni... ed alla fine, se si fa il conto, chi resta? Chi resta come unico depositario ed interprete dei valori genuini del comunismo? La domanda non vuole essere retorica, perché, se noi escludiamo da questo "Gotha" tutti i Paesi, alla fine rimangono solo il Partito comunista italiano o il Partito comunista spagnolo o il Partito comunista francese; ammesso che anche loro intendano esistere come comunisti.
Io credo che sarebbe forse più logico e più lecito spingere un po' più in là questa analisi e questa valutazione, per prendere ragionevolmente atto, come sta succedendo in gran parte del mondo, ma soprattutto nel mondo occidentale che non è sottoposto al dominio del comunismo, che il comunismo, cioè questa grande illusione, è fallito dovunque sia stato concretamente applicato e dovunque abbia avuto la possibilità di governare, di dominare e di esercitare il potere.
Mi pare che sia proprio questa la conseguenza logica ed inevitabile da trarre di fronte a manifestazioni che io definirei "a prova di stupido" (scusatemi l'espressione, che forse è un po' troppo pesante), proprio perché quanto sta accadendo in questo momento nel mondo è una dimostrazione "a prova di stupido" che il sistema comunista non può né autoemendarsi, né, soprattutto, democratizzarsi. Laddove infatti si iniziano procedure di quel tipo si corre il rischio di aprire una valvola che può decomprimere quella pentola in ebollizione, che è sempre in procinto di scoppiare.
Secondo me, quindi, i tentativi di democratizzazione servono solo ad eludere il discorso finale della caduta di un regime, che non ha costruito il benessere economico, che non ha diffuso le libertà civili e morali, e che quindi è un fallimento.
Ciò detto, non aggiungo altro, perché non voglio che questi argomenti abbiano poi a raggiungere delle punte polemiche, anche perché, essendo ormai prossimi alle elezioni, si potrebbe essere tentati di usarli come arma impropria nella competizione elettorale, che invece deve affrontare e considerare altri temi.
Ritengo inoltre che molte delle considerazioni fatte dal Consigliere Gremmo abbiano un senso ed un significato, perché il ribollire o il sobbollire di molti malesseri in numerosi Paesi citati trae proprio origine anche dal fatto che quei Paesi non hanno attraversato la fase dell'identità nazionale.
Dobbiamo fare attenzione, però, perché alla radice di tutto vi è la crisi di un sistema e la crisi di un'ideologia - starei per dire la crisi di tutte le ideologie - ma vi è soprattutto la crisi di questa ideologia, che è totalizzante e fondamentalista.
Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Noi di Nuova Sinistra ci associamo, evidentemente con dolore e rammarico, alle parole di sdegno e di cordoglio che sono state espresse in quest'aula rispetto a quello che è accaduto in Cina. Si tratta di un fatto di gravità inaudita, perché è stato represso nel sangue un movimento, che per 50 giorni ha cercato di battersi con le armi della non violenza. Tutti abbiamo potuto vedere, dai servizi televisivi, come gli studenti cinesi abbiano cercato fino all'ultimo momento di usare l'arma della non violenza anche al loro interno, per impedire che si arrivasse ad una degenerazione o ad uno scontro sanguinoso e per dare una indicazione di lotta politica e di metodo di fare una politica di cambiamento all'interno della società, che rompesse con certe vicende sanguinose che sono sempre esistite nella storia della Cina, come in quella di altri Paesi soprattutto asiatici.
Direi, quindi, che è grave, pesa e addolora in modo tutto particolare quello che è successo, proprio perché c'era in Cina, come c'è stato negli anni passati in Polonia, un movimento che aveva scelto di usare le armi della non violenza: come Solidarnosc aveva fatto in Polonia, così gli studenti di piazza Tienanmen hanno fatto in Cina.
E' chiaro che adesso non sappiamo che cosa stia succedendo e la situazione potrebbe anche evolversi verso uno scontro armato tra le diverse armate o tra i diversi corpi d'armata dell'esercito e quindi cambiare di segno, diventando uno scontro violento tra diverse fazioni che si contendono il potere.
Ebbene, io credo che tutto questo richiami semplicemente vicende di Paesi dittatoriali ed autoritari, in cui non esistono regole e norme di convivenza democratica, al di là delle etichette che si possono affibbiare su queste forme di governo e che possono essere quella comunista o quella fascista, mentre in sostanza si tratta di Paesi dittatoriali, in cui non esistono forme e canali di espressione democratica.
Non dobbiamo dimenticare, del resto, che la Cina è situata in un continente in cui esiste una storia antica di despotismo e di repressione nel sangue particolarmente violenta: il despotismo asiatico, evidentemente, non è morto con l'avvento al potere del partito comunista di Mao Tse Tung, perché nella società ci sono elementi di fondo che vanno al di là delle espressioni superficiali.
Esprimiamo l'augurio e la speranza che da questo movimento esca una Cina più democratica e che coloro che hanno prodotto questa repressione sanguinosa siano cacciati dalle leve del potere e nasca all'interno della Cina una articolazione democratica, così come alcuni elementi positivi stanno già sviluppandosi in Polonia e come elementi di positive novità stanno emergendo nell'Unione Sovietica di Gorbaciov.
Detto questo, però, io vorrei anche esprimere molto sinceramente il mio disagio ed il mio dissenso rispetto ad alcune affermazioni che ho sentito all'interno di questo Consiglio, a partire da alcune parole, che ritengo pretestuose, dette nel modo e nel posto sbagliato dal Presidente del Consiglio, che si è servito anche della sua carica; a quelle parole ne aggiungo anche alcune del Capogruppo dell'Union Valdôtaine e quelle dette ultimamente dal Capogruppo del Partito socialista italiano.
Credo cioè che sia abbastanza infantile e che corrisponda anche ad una strumentalizzazione politica, priva di significato e poi di utilità, dire: "Beh,: qui ci troviamo di fronte alla crisi di una ideologia comunista, alla fine del comunismo..." e, partendo da quello che è successo in Cina o in altri Paesi, dare dei giudizi storici così liquidatori, basati però su affermazioni superficiali.
Badate che il comunismo non è nato nel 1917 con la rivoluzione sovietica e neppure è nato nel 1848 con il Manifesto del Partito comunista di Carlo Marx: il comunismo è un'aspirazione antica, com'è antico l'uomo, ed ha una nobile aspirazione.
Poiché io non sono del Partito comunista italiano, la cosa mi riguarda fino ad un certo punto; però non riesco a capire il Presidente del Consiglio, quando cita una frase dell'On. Achille Occhetto, Segretario del PCI, che fa un'affermazione storicamente vera, che io non conoscevo e che ripeto adesso così come l'ho sentita, quando dice:
"Il comunismo, nei Paesi dell'Est e della Cina, indica un involucro che non ha più niente a che vedere con il significato originario della parola".
Beh, come si fa a definire limitativa un'affermazione di questo genere, che invece coglie effettivamente il nocciolo del problema, cioè la separazione completa fra un ideale, sicuramente di giustizia, sicuramente di rapporti diversi e migliori fra gli uomini, che, torno a ripetere, è antichissimo e non è nato solo 50 o 100 anni fa, ma ha animato nella storia diverse esperienze di organizzazione politica ben prima della rivoluzione sovietica o della rivoluzione cinese o della nascita di Partiti comunisti, che si chiamavano così? Come si fa a dire che questa affermazione è limitativa? Come si fa a dire: "Beh, qui ci troviamo di fronte al fallimento del comunismo"?
Il fallimento del comunismo potrà essere decretato dal Consigliere Milanesio, che sicuramente, penso, non abbia mai avuto aspirazioni di quel genere, perché esse non fanno parte della sua profonda personalità. Ma l'aspirazione al comunismo, con l'esigenza di uguaglianza e di giustizia, che poi sono raccolte in questa parola nobile, non moriranno sicuramente con quello che è successo in Cina. Anzi, quello che è successo in Cina o in altri Paesi pone con maggiore esigenza il problema della ricerca di una maggiore uguaglianza, democrazia e partecipazione, con una maggiore possibilità, da parte di tutte le persone, di partecipare al governo dei Paesi e ad avere rapporti di maggiore comunione tra di noi.
Credo pertanto che, quando si valutano questi avvenimenti, si debba sgombrare il campo da dichiarazioni molto affrettate e superficiali, nonché da affermazioni che, come ho notato con un certo dispiacere, al loro interno hanno una vena di strumentalizzazione politica, che, secondo me, è del tutto inopportuna, specie quando, e se, vogliamo veramente condannare quello che è successo in Cina, anche per trarne delle indicazioni positive rispetto al futuro.
BENEFORTI (Vicepresidente del Consiglio):Prima di dare la parola al Consigliere Mafrica, vorrei anch'io esprimere alcune considerazioni a nome della Democrazia Cristiana. Se il Consiglio me lo permette, parlo di qua, perché non c'è neanche il Vicepresidente Dolchi che mi possa sostituire.
Cari colleghi, ad oltre 40 anni di distanza, il mondo intero ha preso definitivamente atto del fallimento a cui è giunto il sistema di società esistente negli Stati dell'Est, che aderiscono al Patto di Varsavia; così come ha preso atto del cambiamento nel continente asiatico, dopo quello che è accaduto in Cina.
Chi, come noi, non ha mai sostenuto che esiste un sistema di società perfetta, perché convinto che ogni sistema debba essere costruito giorno per giorno, con la partecipazione di tutte le componenti politiche e sociali e quindi con il contributo delle popolazioni interessate, era convinto allora, come lo è oggi, che ciò prima o poi sarebbe dovuto accadere.
Comunque, di fronte a questo fallimento, non ci sentiamo di fare del trionfalismo: sarebbe di cattivo gusto nei confronti di coloro che hanno subito, e che sono costretti a subire, o hanno pagato con la loro vita le conseguenze di certi sistemi. Ci sentiamo invece di esprimere l'augurio che milioni di uomini, di donne e di giovani riescano a conquistare definitivamente la libertà e la democrazia. Ci auguriamo che ciò avvenga in tutte le parti del mondo, dove certi presupposti di civiltà non hanno ancora trovato cittadinanza.
Oggi, di fronte alla situazione che si è venuta a creare in Cina, è comprensibile l'imbarazzo di coloro che avevano sostenuto certi sistemi di società, così come è comprensibile l'imbarazzo di chi nel 1968, precisamente vent'anni fa, aveva in tasca il famoso "Libretto di Mao" o che comunque, anche se con certi "distinguo", condivideva la rivoluzione dei 100 fiori. In quegli anni, infatti, nella Sinistra erano molti a credere al modello del socialismo reale, nonostante le crepe e le smagliature che andavano manifestandosi.
Nonostante ciò, il modello cinese, come quello degli altri socialismi reali, per non parlare della stagione di Castro, apparivano allora, agli occhi dei sessantottini della Sinistra, come l'unica alternativa possibile per l'occidente e soprattutto per il nostro Paese: veniva cavalcata l'alternativa di Sinistra, rispolverando i vecchi modelli del socialismo reale ed in particolare sostenendo fughe in avanti, verso la Cina e verso Cuba.
Oggi, di fronte ai fatti accaduti, coloro che sostenevano quel tipo di alternativa e quel tipo di Sinistra, si sentono offesi se si ricordano loro certi fatti storici e sono impacciati nel dare una risposta.
Con ciò non ci sentiamo di speculare su una situazione sconvolgente come quella cinese, ma non possiamo né dobbiamo ignorare che cosa ha significato per quel popolo, come per i Paesi dell'Est, quel modello di società comunista.
Pertanto, pur augurandoci che la democrazia e la libertà si affermino in tutti i Paesi del mondo, non possiamo non esprimere tutta la nostra costernazione, commozione ed indignazione per il genocidio deciso a freddo dal regime di Pechino. Noi tutti, come la gente comune siamo rimasti impressionati da tanta violenza, cieca ed insensata, e da tanto disprezzo per la vita, che negli ultimi decenni non trova nessun punto di riferimento.
La nostra solidarietà, come quella che abbiamo espresso ieri, sia per i fatti di Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, sia per le repressioni avvenute nel Cile ed in altri Paesi dell'America Latina, non può essere rituale, né tantomeno di circostanza. La nostra solidarietà, infatti, è doverosa, umana e politica, data la straordinaria prova di coraggio e di passione democratica dei giovani cinesi, che rifiutano, al prezzo della vita, l'oppressione di un potere burocratico, che è legittimato a governare solo dalla violenza.
Pertanto, di fronte ad un potere burocratico, che impone con le armi un sistema di società che è rifiutato dai popoli che hanno fatto la dura esperienza del comunismo e del cosiddetto "socialismo reale", i giovani cinesi, con il loro atto, dichiarano a tutto il mondo che la strada del pluralismo politico è l'unica che garantisce più libertà, democrazia, giustizia e benessere. Grazie.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Troppi Consiglieri ci hanno chiesto in quest'aula un'abiura, perché noi stiamo zitti rispetto a queste richieste.
Cari amici Consiglieri, vi dobbiamo dire che noi non abbiamo niente da abiurare e che non abbiamo nessuna ragione per essere impacciati, perché, a nostro giudizio, quelli che dovrebbero essere impacciati, in questo Paese e forse anche in questa Regione, sono quegli uomini politici che abusano del potere per i loro fini e per i loro interessi personali e non quelli che cercano di fare politica per i propri ideali.
Si sta facendo forte la campagna per chiedere ai comunisti di cambiare nome. Il Partito comunista italiano ci aveva anche pensato, ma credo che questo tipo di campagna faccia rinascere nei comunisti italiani sempre più l'orgoglio di essere comunisti, di non avere niente a che fare con certi falsi profeti che, in questa campagna elettorale, strumentalizzano dei fatti gravissimi e dolorosi, per carpire qualche voto. Non ci pare che, invece di discutere delle elezioni europee, discutere e portare la discussione sul fallimento del comunismo sia una cosa fatta in modo disinteressato.
Se ci fosse onestà intellettuale, se ci fosse senso della storia e se ci fosse umanità, in questo periodo non ci sarebbero strumentalizzazioni di così bassa lega. Diceva ieri padre Davide Maria Turoldo:
"Ma ci pensiamo a cos'è la Cina? Cerchiamo di capire cos'è la Cina? Cerchiamo di capire che cosa vuol dire sfamare 1.200.000.000 di uomini? Che cosa vuol dire portare la democrazia in un Paese in cui ci sono 1.200.000.000 di uomini? Eppure siamo pronti a tranciare giudizi, come se il tribunale della storia fosse in mille posti, senza conoscere, senza sapere, senza neanche avere rispetto".
Cos'è successo in Cina? C'è uno scontro di potere durissimo in una società in crescita e c'è un Governo assassino, che ha stroncato con la forza le speranze di migliaia e migliaia di giovani. Qui però si dimentica che quei giovani hanno combattuto in quelle settimane ed in quei mesi cantando l'Internazionale. Quei giovani non hanno combattuto inneggiando al capitalismo, ma hanno combattuto perché volevano trasformare la loro società.
Qui si dimentica che tra gli arrestati c'è il Segretario generale del Partito comunista cinese, che, appunto, oltre alla riforma economica voleva portare avanti anche la riforma politica. Si dimenticano queste vittime e si strumentalizza il dolore, pur di polemizzare con il Partito comunista italiano.
Io credo che se si dovesse usare questa procedura e se la storia avesse avuto un profilo così basso, sicuramente ci sarebbero state ben altre vicende da ricordare. Se dal fatto che c'è stato il "Terrore" di Robespierre si fosse dovuto dedurre che l'idea della rivoluzione liberale era impossibile, se dal fatto che ci sono state le Crociate o l'Inquisizione si fosse dovuto dedurre che il Cristianesimo era fallito, se dal fatto che Hitler è stato eletto democraticamente si dovesse dedurre il fallimento della democrazia, sicuramente per gli uomini ci sarebbero degli schemi troppo difficili e ben scarse sarebbero le possibilità di uscire dalle situazioni.
Diceva prima il Consigliere Riccarand che il comunismo è un'aspirazione di uguaglianza e di giustizia, che è forte ed incoercibile in tanta parte degli uomini. Se alcuni regimi, soprattutto quelli che hanno alle spalle secoli e secoli di feudalesimo e di despotismo, hanno pensato di realizzare gli ideali del comunismo in quelle forme, ciò non significa che ci sia da trarre alcuna definitiva condanna di queste aspirazioni di uguaglianza e di libertà.
Noi, comunisti italiani, non abbiamo nulla da aggiungere alla condanna nei confronti dei fatti cinesi; crediamo però che in Italia occorrerebbe un po' più di coscienza dei problemi che questa fase della storia del mondo ci pone, occorrerebbe avere più chiarezza di idee nel vedere l'interdipendenza che esiste tra i vari processi che si svolgono in questo pianeta, occorrerebbe avere un po' più di "criticità" rispetto a quello che avviene nei nostri Paesi, così felicemente capitalistici.
Qualcuno dice che gli orrori del capitalismo possono essere tranquillamente dimenticati se vediamo gli orrori dei regimi comunisti: noi pensiamo invece che ci sia spazio, in Italia, in Europa e nel mondo, per la crescita di una civiltà e di una umanità che sappiano rinunciare alla violenza, che sappiano procedere nella democrazia, ma che sappiano anche continuare a guardare agli ideali di giustizia e di uguaglianza. In questo senso, e senza alcun impaccio, continuerà la nostra azione politica.
Ci dispiace che anche nel Consiglio regionale della Valle d'Aosta si sia voluto approfittare di una così dolorosa occasione per fare della strumentalizzazione politica, ma a volte anche la discussione può essere utile per chiarirci reciprocamente le idee.
PRESIDENTE:Poiché il Presidente della Giunta è momentaneamente assente, perché sta partecipando ad una manifestazione, passiamo al punto 3 dell'ordine del giorno.
