Oggetto del Consiglio n. 42 del 31 gennaio 1975 - Verbale

OGGETTO N. 42/75 - PROBLEMI CONCERNENTI I RAPPORTI REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA-SOCIETÀ ALPILA. (Approvazione di ordine del giorno)

Mozione

il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Premesso che data la gravità della crisi e il tentativo scoperto da parte dei grandi gruppi monopolistici e speculativi di uscire dalla crisi scaricandone i costi sui lavoratori, sui ceti popolari ed anche sugli strati intermedi, è necessario che l'Amministrazione Regionale intervenga immediatamente con provvedimenti urgenti in difesa dell'occupazione, per salvaguardare il livello di vita dei cittadini, contro l'aumento dei prezzi, per le riforme come indicate dai lavoratori, e che pur avendo presente i limiti istituzionali e la situazione finanziaria, la Regione può e deve portare un contributo importante in questa direzione;

Premesso che un processo seriamente riformatore trova spazio solo nella logica della pianificazione territoriale ed in nome delle sue più profonde finalità, tendenti a recuperare a vantaggio dell'uomo tutti i valori disponibili, giudicando la salvaguardia del patrimonio naturale e ambientale e culturale quale esigenza prioritaria da attuarsi attraverso l'attiva tutela ed il recupero dei sistemi ecologici, dei beni di particolare pregio architettonico, ambientale e monumentale, evitandone la privatizzazione, avendo come finalità l'utilizzazione in loco di tali beni da attuarsi nell'ambito di un corretto uso del territorio significando ciò che i centri storici, i nuclei e gli edifici isolati di valore storico, non meno che la più ampia maglia della strutturazione territoriale nelle varie epoche e gli elementi naturalistici di elevato interesse scientifico, vanno visti come strumenti di consapevole integrazione tra una popolazione e il suo territorio: strumenti indispensabili, tra l'altro, per una difesa attiva dell'etnia e della cultura valdostana;

Ricordando che nella seduta consiliare del 7 aprile 1972 veniva approvata la convenzione fra la Società ALPILA, il Comune di Gressan, l'Amministrazione Regionale, che nel corso della discussione venivano sottolineati in numerosi interventi i lati negativi di tale Convenzione che, mentre scaricava sugli Enti pubblici gli oneri delle infrastrutture e dei servizi, riservava agli azionisti privati i vantaggi e le possibilità speculative lasciando agli stessi, nei fatti, ogni potere decisionale rivelando così, contro ogni legittima aspettativa, il carattere speculativo della Società ALPILA rivelatasi uno strumento inadatto e negativo allo sviluppo turistico regionale;

Preso atto delle diverse e gravi violazioni della Convenzione, approvata dal Consiglio regionale in data 7 aprile 1972, regolante i rapporti tra Regione, Comune di Gressan e Alpila, da parte dell'Alpila stessa, in modo particolare del punto 6) della sopracitata convenzione;

Valutando come prioritario un deciso indirizzo riformatore che abbia al suo centro l'agricoltura, la scuola, i trasporti, la casa, la sanità, il turismo popolare e di massa, e conseguentemente la non dispersione in altri settori dei fondi finanziari della Regione, soprattutto se cospicui;

Delibera

1°) di predisporre mediante i propri Organi competenti, tutti quegli interventi adatti alla reale salvaguardia del territorio della Valle d'Aosta;

2°) di promuovere - nel caso esistessero gli estremi - la denuncia della convenzione regolante i rapporti tra la Società ALPILA, la Regione e il Comune di Gressan sospendendo immediatamente tutti i finanziamenti diretti e indiretti a carico della Regione previsti dalla convenzione stessa affinché detti fondi possano essere destinati ad opere e servizi necessari e urgenti per la comunità valdostana;

3°) di promuovere il ritiro dalla Società ALPILA del pacchetto azionario della Regione.

F.to: Monami - Chincheré - Manganoni - Tonino

Caveri (U.V.) - Chi intende prendere la parola sugli oggetti n. 2 e n. 17 lo può fare. Evidentemente non potranno essere presentati ordini del giorno sulla questione di La Salle, perché tale questione non è all'ordine del giorno. Chi chiede la parola? Se nessuno domanda la parola, io mi permetto allora di fare una breve considerazione. La mia considerazione, se vogliamo, è molto modesta e si riallaccia a quello che ho già detto in una precedente seduta del Consiglio al riguardo e cioè il Presidente della Giunta ha accennato al fatto che nel 1971 avevo chiesto al Presidente della Giunta Dujany e all'Assessore Milanesio di stabilire delle norme, delle condizioni che dovevano essere rispettate dall'Alpila nell'esecuzione del piano di Pila.

Ora, ho qui davanti agli occhi una lettera dell'Assessore Milanesio - con questo non faccio nessuna polemica né con il Presidente Dujany, né con l'Assessore Milanesio - in data 3 agosto 1971 in cui si diceva: "Egregio Avvocato, come d'intesa Le accludo la presente copia della lettera che la Giunta regionale intende inviare alla Società Alpila. Restando in attesa del suo parere...", eccetera. E mi allegava una copia di lettera da inviare...ed è stata inviata all'Alpila dove quelle tali condizioni, quelle tali norme che sono state lette un momento fa dal Presidente Andrione sono integralmente riportate e sono le stesse condizioni e norme che io avevo richiesto come Consigliere regionale. Successivamente, con delibera in data 3 settembre 1971 n. 3303, tutte le condizioni già lette - che non ripeto - un momento fa dal Presidente della Giunta, erano conglobate nella delibera in cui si diceva: "solo a patto che queste norme siano rispettate", solo a quel patto la Giunta regionale approvava il piano volumetrico di Pila.

Ora, io mi permetto di dire che ho i seri dubbi sul punto se l'Alpila abbia veramente rispettato queste condizioni, poiché era stabilito che sotto tra Pesein e la Cappella di Pesein non si potesse costruire; si era stabilito altresì che i boschetti tra Gorraz e Pesein dovessero essere rispettati, che gli alberi, i larici tra Pila, Pesein e la Cappella fossero tutelati. Era stabilito che si doveva realizzare un programma di mantenimento dell'economia silvo-pastorale, di sistemazione idraulico-forestale delle piste, nonché delle zone disboscate e di disciplina nei confronti dei gitanti con nomina di personale di vigilanza. Io mi domando se questo è stato fatto e se queste condizioni, le altre condizioni e il divieto di costruire nelle località limite nord del piano della Gorraz, ossia verso Aosta, verso il plateau di Pesein, sul limite nord-ovest del piano di Pesein, in direzione del Monte Bianco tanto per dare un punto di riferimento, siano stati rispettati; non parlo del limite nord del Piano di Pila perché per il momento è fuori discussione.

Ora, io non affermo che queste norme e condizioni siano state violate, però affermo che queste condizioni e norme devono essere controllate se sono state rispettate o meno, perché ho l'impressione - ed è qualche cosa di più dell'impressione - che questo controllo non sia avvenuto, non sia stato esercitato. Come ho già chiesto in una seduta precedente, io domando che il Consiglio regionale inviti la Giunta ad accertare se le norme e le condizioni di cui alla delibera di Giunta del 3 settembre 1971 siano state rispettate dalla società Alpila.

Questo accertamento non deve essere fatto attraverso la nomina della solita Commissione partitocratica che poi finisce per insabbiare il problema, ma deve essere accertato per ordine della Giunta regionale attraverso l'opera, il lavoro di funzionari i quali si rechino sulla località e su di una planimetria trascrivano e segnino le località dei vecchi alpeggi che devono servire come punti di riferimento per le nuove costruzioni, perché bisogna vedere se queste costruzioni sono state veramente costruite nelle zone previste o non piuttosto in zone sulle quali la Giunta Dujany, accogliendo le mie richieste, aveva stabilito che non si potesse costruire. Io quindi mi permetto di presentare un ordine del giorno al riguardo che potrà essere integrato da altre questioni, molto brevemente:

Ordine del giorno

Il Consiglio regionale invita la Giunta

1) ad accertare se le norme e le condizioni di cui alla delibera di Giunta 3 settembre 1971 siano state rispettate dalla Società Alpila".

Questa è la proposta che io faccio.

Manganoni (P.C.I.) - Notre motion, qui a été présentée depuis plusieurs mois et dont on a discuté dans plusieurs séances de ce Conseil, a soulevé, a provoqué les déclarations du Président et le débat maintenant au sein du Conseil. Nous en sommes satisfaits, dirais-je presque que nous en sommes orgueilleux. Le Président a parlé de la nécessité de défendre notre Vallée, sa culture, son ethnie, son paysage, son patrimoine moral et culturel. Et bien, nous avons été, nous sommes et nous serons les défenseurs de ces valeurs et si les paroles du Président correspondront aux faits, aux actes, et bien le Président aura notre total appui contre le tourisme des riches, contre les spéculateurs, contre les nouveaux colonisateurs pour un tourisme populaire. Si le Président ne traduira pas en faits ses paroles, et bien je préannonce au Président que nous le talonnerons.

Oggi ho l'impressione che stiamo invertendo le procedure seguite da sempre in questo Consiglio circa le discussioni delle mozioni. È prassi - e penso lo contempli il Regolamento - che le mozioni vengano illustrate dai presentatori ai quali la Giunta risponde, discussione alla quale poi tutti i Consiglieri possono partecipare. Dicevo, le parti si sono invertite perché abbiamo sentito le dichiarazioni del Presidente prima di quelle dei presentatori. Noi non attribuiamo nessuna importanza a questa prassi perché noi attribuivamo più importanza alla sostanza delle cose che alla prassi. Ora, quando si è installata la nuova Giunta, noi avevamo anche detto che non avremmo condotto un'opposizione per l'opposizione, che avremmo rifiutato la rissa, che avremmo fatto un'opposizione dura qualora la Giunta avesse preso dei provvedimenti contro gli interessi della Regione, ma che saremmo stati con la Giunta qualora la stessa avesse preso dei provvedimenti, delle decisioni, degli atti favorevoli alla Regione, favorevoli ai lavoratori e agli abitanti della Valle. Ebbene, io prendo atto delle dichiarazioni del Presidente e vi dirò che grosso modo quanto ha detto il Presidente l'abbiamo detto noi nei precedenti interventi in questo Consiglio, l'abbiamo detto sui nostri giornali.

Circa la questione Les Ors di La Salle, ebbene, noi alcuni Consigli fa, pur non conoscendo a fondo la situazione di Les Ors - e di cui io chiederò al Presidente di trasmettermi le fotocopie dei documenti -, noi avevamo accennato anche al problema di Dondena, a monte di Chardonney a Champorcher, noi avevamo denunciato il fatto di By, ove si dice: "non avevamo i dati"...capitale belga stava acquistando un alpeggio per circa 100 milioni e su cui era già previsto da un progetto - non so se di massima o esecutivo - la costruzione di una dozzina di villette...questo, primo lotto. Pertanto su questi fatti che abbiamo sentito noi non vogliamo vantarci dei meriti di primogenitura, comunque sono cose che noi abbiamo sempre denunciato qui e ci fa piacere se non altro che oggi queste cose vengano ripetute.

Ora, dopo la lunga relazione del Presidente e di cui io mi sono preso degli appunti - ma certamente bisognerebbe avere una memoria non come la mia per potercela ricordare completamente per poter intervenire -, rispondere su quanto ha detto è un po' difficile anche per questa questione che dicevo della memoria. Riveniamo comunque all'Alpila, Valtour Fita, Valtour uguale a Fita; Associazione TORO, uguale a FIAT; San Paolo uguale a Fita; Cassa di risparmio, uguale Fita; IPI, uguale FIAT; questo noi ve l'abbiamo detto e io ho ancora qui la copia dell'intervento che ho fatto nella seduta del 12 dicembre 1974 dove noi questo l'avevamo detto e denunciato.

Per quanto riguarda i piani regolatori di Alpila, è inutile ricordare che noi abbiamo sempre votato contro e non siamo stati i soli veramente a votare contro tali piani e i piani seguenti, è vero. Sulla questione dei tecnici, sulla questione delle centinaia e centinaia di milioni che si distribuivano da una parte e dall'altra, lo abbiamo denunciato in questo intervento: "progetto dato alla Fita, Direzione della FIAT, assoluta insufficienza ed irresponsabilità nella direzione dei lavori".

Le speculazioni sbagliate le abbiamo segnalate allora, purtroppo non è che ci faccia piacere, purtroppo dobbiamo riscontrare dalla dichiarazione del Presidente che corrispondevano a verità anche se su quelli non eravamo documentati, ebbene, circa gli impegni della maggioranza, non ero al corrente di quelle due lettere della Giunta. Io comunque potrei continuare, ma voglio concludere brevemente senza intervenire su tutto quanto ha detto perché ho spiegato, ho dimostrato che noi questo l'avevamo detto prima: se il Presidente vuole dimostrare - e l'ho detto prima in francese, lo ripeto in italiano in omaggio al bilinguismo - di tradurre in fatto la conclusione della sua relazione, cioè la conclusione che si potrebbe trarre dalla sua relazione sull'Alpila, non entro nel merito di Les Ors, sulle conclusioni, dato che non era sull'ordine del giorno - lo ha confermato il Presidente e, se non lo facesse il Presidente, penseremo noi a riportare la discussione in Consiglio -, vi dicevo, rimanendo all'Alpila, le conclusioni di quanto ha detto il Presidente non potrebbero che essere queste: "voterò la mozione presentata".

Ora, io prima di finire vorrei dare lettura di alcuni passaggi del documento del Convegno di Trento che trattava il problema di tutte le Alpi e non solamente il problema della Valle d'Aosta: "sia a livello della pianificazione generale che a quello dei piani dettagliati le esigenze ambientali delle Regioni alpine devono costituire il fondamento delle varie fasi della pianificazione stessa". Qui è avvenuto esattamente il contrario non solo perché ce lo ha detto il Presidente, noi lo sapevamo e l'abbiamo denunciato votando a suo tempo contro tutte queste pianificazioni.

Al punto 6 si dice: "a causa delle limitazioni obiettive dei pericoli inerenti alla montagna, prima di autorizzare progetti di qualsiasi tipo suscettibili di alterare l'ambiente alpino, e in particolare qualsiasi progetto di grandi opere, deve essere effettuata un'accurata valutazione delle relative conseguenze sull'ambiente i cui risultati devono essere messi a disposizione di tutti". Io chiedo quale accurata valutazione, anzi quale valutazione anche non accurata è stata fatta.

Leggo ancora il punto 8: "tutta la pianificazione deve tener conto del fatto che gli interessi economici che spingono allo sfruttamento dei territori di montagna provengono spesso dall'esterno. Detti interessi riflettono le esigenze che si manifestano progressivamente in seno alla collettività caratterizzati da un livello di redditi e consumi molto elevati. Pertanto l'obiettivo da seguire è quello di mettere le popolazioni alpine in grado di gestire e di amministrare in modo autonomo il loro patrimonio nel rispetto dell'equilibrio naturale, culturale di cui sono garanti".

Naturalmente quando parliamo di Alpila e di Les Ors, le conclusioni del Convegno di Trento sono completamente ignorate e non è che noi queste cose non le avessimo sapute prima, le sapevamo, le abbiamo dette e abbiamo la soddisfazione di vederle confermate da questo Convegno.

Vengo alla conclusione saltando al punto 14, e questo è connesso prettamente alla nostra mozione: "Ogni tipo di sviluppo, con particolare riguardo alle costruzioni di abitazioni e di alberghi, non deve dar luogo a costi per le infrastrutture gravanti sulle comunità locali". L'Alpila grava sulle finanze degli Enti locali per circa 5 miliardi, cioè sulla Regione, non parliamo poi di quanto grava sul Comune di Gressan e, per realizzare una perequazione, occorre prevedere delle misure fiscali che coprano le spese necessarie per le infrastrutture di servizi pubblici messi a disposizione. Qui noi abbiamo anche violato la legge 765, alla quale mi pare accennasse il Presidente, la quale dice che tutte le infrastrutture primarie devono essere a totale carico del proprietario, del lottizzatore, il quale deve versare al Comune o all'Ente pubblico una cifra corrispondente, da concordare, all'ammontare delle infrastrutture secondarie che graveranno sull'Ente pubblico. Naturalmente neanche di questo si è tenuto conto e noi a suo tempo l'abbiamo denunciato in Consiglio.

Io termino qui il mio intervento riservandomi di intervenire dopo sperando che il dibattito non finisca qui e ripetendo l'invito alla Giunta, che, se è coerente con le sue affermazioni, non può che votare la nostra mozione.

Chanu (D.P.) - L'argomento portato dalla mozione e sviluppato in sede di comunicazioni da parte del Presidente della Giunta è uno di quegli argomenti che fa pensare e che fa meditare innanzitutto ad un fenomeno che caratterizza la strutturazione attuale riguardante l'intervento dei pubblici poteri in operazioni di carattere finanziario, in operazioni di carattere realizzativo nelle quali le leve più grosse del capitale vengono mosse dall'iniziativa privata. Vorrei qualificare il fenomeno Alpila come un fenomeno che ha trasceso dallo spirito originale, che doveva - io ne sono sicuro - nelle intenzioni dell'operatore pubblico, dei pubblici poteri caratterizzare un'esperienza d'insediamento turistico moderno, nata però, o che doveva nascere, con dimensioni, con respiro e con finalità che non potevano né dovevano ridursi, come purtroppo l'esperienza Alpila invece ha dimostrato, ad avere o prevalente, o preponderante comunque la speculazione edilizia, e questo con il non voluto ma pur tuttavia attuale avallo, pagamento...e anche denaro dell'Ente pubblico. Giustamente si può dire che questo fenomeno Alpila è un fenomeno che si sintetizza con una frase: un fenomeno di privatizzazione degli utili con socializzazione delle perdite.

Ora, ripeto che nella mente e nel disegno di coloro che fin dal 1960-1962, quando si parlava della questione Alpila, come pubblici operatori si interessarono del problema, doveva essere certamente lontano quello che era e che doveva essere lo sviluppo pratico in fase di esecuzione di questa realizzazione, ed è effettivamente da dimostrare come si è incorsi in un errore iniziale nel ritenere che insediamenti...che muovere una macchina di carattere economico-finanziario con quel congegno rutilante d'interessi che si agitavano, sia pure nella massima buona fede, e ritenere col solo fatto di potervi partecipare con una quota azionaria di dare indirizzo, di dare controllo nella finalizzazione dell'operazione stessa fossero una pura illusione.

L'Alpila era un fenomeno di dimensioni troppo grandi anche per un operatore pubblico quale l'Amministrazione Regionale, era un fenomeno il quale, proprio per le sue dimensioni, snaturava di per sé quella che poteva essere la finalità che portava avanti l'operatore pubblico nel favorire questa realizzazione e cioè quella di creare posti di lavoro, di creare sfruttamento razionale dal punto di vista turistico, di creare in definitiva, senza sacrificare gli interessi della popolazione del luogo, un beneficio per il territorio, un beneficio quindi per la popolazione stessa, per i residenti. Tutto ciò non è avvenuto e non è storia di oggi, non è storia di ieri: è storia che vorrei dire si è venuta man mano delineando dal momento in cui questo ingranaggio si è mosso e i pubblici poteri, il pubblico operatore si è trovato immischiato in questo ingranaggio.

Questo fenomeno Alpila è tuttavia un grave attentato al patrimonio paesaggistico della Valle, che, tra l'altro, addirittura è stato portato avanti senza darsi carico nemmeno di una fedele esecuzione in sede di realizzazione progettuale ai dettati che erano stati imposti e, com'è stato evidenziato da alcuni fatti, anche con una leggerezza amministrativa da parte della Società e delle società satelliti che evidentemente lascia perplessi, ma che invece, a mio avviso, può essere l'indice dell'habitus mentale di chi sa che può fare quello che vuole forse proprio perché è riuscito ad incastrare a copertura l'operatore pubblico e quindi ha questa specie di paravento, di garanzia che gli può permettere di fare anche della "allegria amministrativa", che gli può permettere di non rispettare termini o patti di Convenzione, che gli può permettere di indirizzare in pratica, come abbiamo dovuto constatare, com'è stato evidenziato, la realizzazione di un complesso turistico di importanza pubblica, culturale, sociale a un'operazione di speculazione. Ripeto: a mio avviso, in fase esecutiva è stato tradito quello che doveva essere lo spirito animatore, che aveva, diciamo, portato l'operatore pubblico a dare il proprio consenso, il proprio appoggio a partecipare alla stessa società e questo disegno speculativo, a mio avviso, è risultato evidente anche proprio dal modo con cui queste opere sono state portate avanti.

Si pensi solo ad un fatto: nella Convenzione esistevano dei termini cronologici di ultimazione di consegna di opere, di complessi di opere e si è potuto notare che nei vari lotti che dovevano essere consegnati entro un determinato termine...se non erro, un primo lotto doveva essere consegnato entro la fine di dicembre 1973, si è giunti con un anno di ritardo essendoci naturalmente affrettati e preoccupati a costruire, a porre in opera quelle che sono state definite le colombaie o i loculi e cioè i mini alloggi, le mini residenze secondarie che rappresentavano la parte attiva dell'operazione, speculazione finanziaria a detrimento però delle opere di carattere collettivo, di carattere pubblico, evidentemente faccio cenno qui ai famosi centri sportivi, alle zone ricreative e così via che pure dovevano essere ultimate entro determinati termini. Non si fanno le cose a metà, si cerca naturalmente di fare e di realizzare lì dove ci sono state manovre in cui ci sono stati naturalmente compromessi, convenzioni, vuoi l'Alpila, vuoi l'Alpila IPI e così via, con questa lievitazione in aumento e con questi sovraccarichi poi per la Società, però naturalmente per le parti diciamo non attive, non direttamente attive di queste realizzazioni infrastrutturali che pure competevano e dovevano essere realizzate entro un determinato periodo ben precisato, quelle si sono lasciate da parte, sono appena abbozzate.

Nel contempo si inizia la costruzione delle stesse colombaie, degli stessi locali, delle stesse mini residenze secondarie in quegli altri lotti, in quelle altre zone nelle quali i termini di consegna sono già previsti in modo assai più dilazionato rispetto a quelli precedenti e questo, a mio avviso, dà un'ulteriore riprova, se non bastasse, che nella realizzazione, nell'attuazione pratica l'Alpila è diventata un fenomeno di prevalente speculazione. Nel frattempo naturalmente si era messa in moto l'altra ruota pirotecnica delle imprese subappaltatrici, degli Enti e dei fornitori parassitari anche agli enti stessi, ai grossi enti finanziatori che potevano quindi fare la bella figura nel dire: "beh, lavoriamo con un margine di utile minimo tendente al minimo, ma dall'altra parte, proprio perché gli enti subappaltanti le forniture di determinato materiale e così via provenivano da creature degli stessi grossi enti finanziatori che facevano parte della Società, evidentemente la perdita per loro poteva essere considerata soltanto fittizia o apparente perché compensata dal maggior guadagno che da queste parti occulte poteva derivare". Come se ciò non bastasse, però si è preteso da parte del pubblico operatore l'accollo di oneri infrastrutturali e la loro sollecita e tempestiva realizzazione, è quasi come se questo complesso Alpila fosse rimasto o dovesse rimanere come un insieme di opere di primaria importanza pubblica e sociale.

È stato evidenziato anche nella sua relazione, sia pure passandoci sopra, riservandosi il Presidente della Giunta di approfondire l'argomento, si è assistito ad una proliferazione a valle del fenomeno speculativo con l'impostazione di centri satelliti diversi nel nome rispetto forse al centro di Pila ma evidentemente con la stessa finalità e sono i terreni definiti Gorraz e i terreni dell'Alpe Perchu, dove rileviamo ancora delle grosse volumetrie e tutti con lo stesso intento, a mio avviso, puramente speculativo. Credo sia il caso del complesso che verrà a sorgere appunto sull'Alpe Perchu di proprietari del terreno naturalmente che fanno i loro interessi, anche fare i propri interessi è una cosa lecita quando si agisce come privati, evidentemente quando l'interesse privato contrasta con l'interesse pubblico, sta al potere pubblico di vedere come ovviare a questo.

Dicevo, i proprietari dei terreni, gli eredi Chanoux, dopo aver ottenuto a loro nome l'approvazione di un piano planivolumetrico, le prime licenze, hanno ceduto terreni, planivolumetrie e licenze a società che si chiameranno COPIMA, che si chiameranno e saranno società per azioni, che hanno per oggetto e per ragione sociale non certo la creazione di un centro che sia un centro di carattere socio-culturale-economico, ma l'acquisto di unità ed entità immobiliari. Evidentemente quindi quel fenomeno a monte che ho definito Alpila è un fenomeno di come la potenza dell'impresa, dell'imprenditore privato e dell'ente privato possa andare anche al di là di tutte le più buone intenzioni degli amministratori e dei pubblici poteri, creando queste situazioni dalle quali è necessario uscire. Io non voglio entrare in polemiche con quanto il Presidente della Giunta ha detto perché, in relazione a manchevolezze riscontrate nel comportamento dell'Amministrazione regionale precedente...in quelle precedenti, certamente coloro i quali erano in prima persona...potranno certamente su questi punti chiarire la situazione.

Mi compiaccio soltanto di due fatti concreti: il primo è che, vuoi quel che vuoi, l'aumento di capitale sociale alla Società Alpila non è stato dato; il secondo per quello che riguarda - e qui esco dal terreno della mozione e mi allaccio alle dichiarazioni relative al terreno Les Ors - le osservazioni rese come atto interno dall'Ufficio Urbanistica all'Ufficio del Controllo Enti Comuni siano state mandate nella parte motivazione integrale...o soltanto nella parte dispositiva, sia per quello che è successo...tuttavia abbiamo ancora oggi la possibilità di vedere che questa zona della Valle d'Aosta non è stata colpita da questioni, da iniziative, da interventi di carattere attuativo che possano rischiare di fare il processo al cadavere o al quasi cadavere come si fa per il complesso Alpila. Per questi motivi io ritengo che la mozione presentata dai Consiglieri del Gruppo Comunista debba essere accettata.

Concordo nello spirito, vorrei soltanto proporre all'attenzione del Consiglio e all'attenzione dei presentatori una diversa articolazione e, a nostro avviso, una più penetrante parte conclusiva per quello che riguarda il punto finale: quello in cui il Consiglio delibera. La parte dispositiva della mozione - proposta che passerò poi al Presidente del Consiglio e che costituisce richiesta di emendamento vuoi aggiuntivo per le parti che vengono aggiunte, vuoi modificativo per le parti che vengono modificate - reciterebbe così: "Delibera: 1) di predisporre gli interventi necessari per la reale salvaguardia del territorio ed in particolare: a) la sollecita presentazione di norme temporanee di salvaguardia e la contestuale elaborazione degli strumenti urbanistici definitivi, nonché la revisione della legge regionale 11.3.1968, n. 9, concernente "Norme per l'approvazione del Piano Regolatore della Conca di Pila nel Comune di Gressan"; b) di evitare il ripetersi di iniziative speculative tipo "ALPILA", "CIELO ALTO", ecc. bloccando sul nascere e con la massima energia iniziative consimili, da chiunque provengano, in attesa della definizione della politica urbanistica regionale con gli strumenti di cui al punto a); c) di escludere da qualsiasi intervento finanziario regionale ed in particolare dai fondi di rotazione le infrastrutture di tipo alberghiero e turistico previste nel progetto Alpila e altrove aventi finalità chiaramente speculative; 2) di richiedere alla Società ALPILA l'immediata, radicale revisione della Convenzione stipulata il 6.10.1972 tra la Società ALPILA, il Comune di Gressan e l'Amministrazione Regionale, in esecuzione della deliberazione consiliare n. 87 del 7.4.1972, in modo tale che gli oneri relativi alle infrastrutture urbanistiche gravino interamente sulla Società, atteso l'evidente aspetto speculativo assunto dall'iniziativa in sede di esecuzione; 3) di promuovere, in difetto, la denuncia della Convenzione stessa; 4) di sospendere immediatamente i finanziamenti diretti ed indiretti a carico dell'Amministrazione Regionale; 5) di non sottoscrivere, in ogni caso, ulteriori aumenti di capitale azionario sociale; 6) di promuovere, infine, il ritiro dalla Società Alpila del pacchetto azionario della Regione.".

Bordon (D.C.) - Consigliere Chanu, effettivamente sono lieto che abbia potuto parlare lei prima di me perché una parte del mio intervento lo ha già sfrondato lei arrivando a una determinata conclusione della quale parleremo adesso. Noi abbiamo avuto l'impressione - e penso che l'abbiano avuta in tanti qui dentro, Consiglieri, Amministratori, e anche i cittadini valdostani che ci hanno ascoltati, che ci ascoltano - che questo dibattito avesse assunto un aspetto strano. Siamo arrivati a un certo momento a trovarci di fronte a un problema che quasi ci ha preoccupato un po' tutti per delle eventuali responsabilità che potevano venire fuori. Pertanto a un certo momento ci siamo detti: "ma lasciamo perdere un po' tutto quello che è, non parliamo sul cadavere dell'Alpila, o qualche cosa di simile, ma vediamo un po' di tirare fuori un ordine del giorno che ci impedisca di cadere eventualmente negli errori nei quali siamo caduti precedentemente".

A questo punto ecco che io incomincio ad inserire una mia insoddisfazione, io mi domando quando abbiamo iniziato questo discorso nel 1966 o nel 1967...lo rivedremo, perché la relazione del Presidente della Giunta Andrione è stata veramente esauriente e per niente troppo lunga perché finalmente abbiamo sentito un po' tutte le pratiche che si erano svolte all'Amministrazione regionale su questo problema specialmente per coloro che erano all'opposizione ed erano in minoranza.

Noi quindi, arrivati ad un certo momento, abbiamo sentito delle parole stupende, una relazione bellissima anche fatta dal Consigliere Chanu con delle parole che mi portavano in altri ambienti aulici dove lui è abituato professionalmente a intervenire, interventi pubblici lasciando però le leve del potere alle società finanziarie, "privatizzare gli utili e socializzare le perdite congerie e rutilanti": questa frase me la impresti perché mi è proprio piaciuta e cercherò di servirmene qualche volta perché effettivamente questo impressiona.

Tutte delle belle cose, però alla fine, Consigliere Chanu, una cosa mi è piaciuta: quando ha detto che in fase esecutiva è stato tradito lo spirito iniziale che aveva portato il pubblico potere a intervenire in questa società, queste sono più o meno le sue parole e su questo forse siamo d'accordo ed è per questo che io mi permetto di intervenire. Ho avuto l'impressione sentendo l'intervento del Consigliere Manganoni: "nous vous talonnerons"...et ça nous fait plaisir parce que nous nous talonnons tous, un après l'autre nous nous talonnons mais vous aurez d? talonner quelqu'un beaucoup avant déjà, ma su questo non facciamo della polemica perché la polemica non ci rende proprio niente, quindi qualche volta noi scherziamo, effettivamente, quindi non voglio fare della polemica, poi non facciamo altro che della polemica.

Io questa sera, scendendo a un livello più basso perché non ho l'oratoria di certi avvocati, invece voglio arrivare a un livello molto più terra a terra del buon senso, dell'uomo che segue questa pratica che riguardava l'Alpila con il suo passato e con quello che poteva essere l'avvenire, perché a noi questa sera interessa questo. Bene, io ho avuto l'impressione...lo dicevo prima perché questa mattina mi hanno dato un giornale mentre ero alla Fiera di Sant'Orso, un giornale che ha una nuova veste topografica, che mi piace, cercherò di farla adottare anche da qualcun altro...a un certo momento in prima pagina ho letto: "affare Alpila" sette o sei volte, poi apro qui dentro delle relazioni lunghissime fatte molto bene, relazioni presentate da centri di studi che hanno sudato sette camicie per rivedere un po' tutta la storia dell'Alpila con uno studio fatto bene, citando delle date, dei giornali e poi ho qui un malloppo che mi sono fatto dare dalla Presidenza del Consiglio non portandolo in pubblico, che è stato il grosso intervento del Consigliere Manganoni in Consiglio regionale dove se mi dovessi vendicare leggendomi questo un'altra volta, vi addormenterei tutti...non addormenterei tutti, no, vi divertirei tutti di nuovo perché il Consigliere Manganoni la polemica la sa fare...

Se noi oggi dovessimo chiudere questo con quest'ordine del giorno: "ciao Ninetta, arrivederci e grazie e tutto finito così, e quindi cerchiamo di non fare più questi errori"...beh, io non la vedo in questo modo, il Gruppo della Democrazia Cristiana pensa che le sue responsabilità in questo campo se le deve prendere. Quando mi si diceva qualche volta: "che cosa ne dici dell'Alpila?" o "che cosa dirai sull'Alpila?"...niente da dire sull'Alpila, io sull'Alpila vi dico soltanto che se non è funzionato, se ci sono stati degli errori, delle speculazioni, se ci sono state delle cose che non andavano bene, devono venire alla luce del sole perché la Regione era intervenuta per controllare queste cose.

Perché questa sera non ci diciamo un po' qui dentro perché questi controlli non sono avvenuti? Anche senza voler fare della polemica - e lo ripeto per la seconda volta - verso coloro che avevano queste responsabilità di controllo, perché mi sembra che sia questo il nostro compito, perché quando noi andiamo indietro nel passato per i problemi dell'Alpila, qui ho l'impressione che un certo momento abbiamo sbagliato chi più chi meno. però, oggi come oggi, ve lo dicevo prima, non andiamo a vedere tutte queste cose e probabilmente "o io non ero in Consiglio quel giorno, ero assente, oppure dormivo, oppure qualche cosa di simile". Io non sono di questo parere e allora lo ripeto perché sennò sarebbe stato vano tutto questo intervento, sarebbero stati vani gli interventi del Consigliere Manganoni, che ha fatto bene a dire: "sono contento che questo abbia portato fuori la relazione del Presidente della Giunta", io sono contento che il Consigliere Manganoni ci abbia dato la possibilità di fare questo discorso, però mi sembra che se noi la chiudiamo così brevemente, non abbiamo fatto gli interessi né della Regione valdostana, né dell'Amministrazione regionale per il semplicissimo fatto, ripeto, che, arrivati a un certo momento, è bello dire: "Valdôtain ou paysan en va de ton bien parce que tu ne seras plus patron de rien" e che noi non vogliamo le speculazioni, eccetera, e poi a un certo momento non andiamo a vedere, per evitare eventuali errori futuri simili, che cosa abbiamo commesso in passato.

Allora qui sarebbe facile prendere anche solo quei quattro appunti che ho tirato fuori su questa lunghissima, vorrei dire, precisa e esauriente relazione dell'amico Presidente della Giunta e vedere un po' che cosa abbiamo commesso. Siamo partiti dal 1966, ritorno indietro e dico che in quel momento chi vi parla, pur essendo non Presidente di Giunta ma di una maggioranza...amministrata in Giunta e ha portato avanti come Assessore, quindi anche altri che siedono su altri banchi erano allora sui miei stessi banchi e abbiamo esaminato il problema di Pila e siamo riandati indietro all'Ingegnere Adriano Olivetti. Abbiamo rivisto tutti i progetti e abbiamo detto: "ma, perbacco, è un momento in cui sono in auge queste nuove sperimentazioni e vediamo un po', si può valorizzare la conca di Pila". Per esempio, abbiamo detto anche allora che forse eravamo contrari a una valorizzazione della conca di Pila creando 10.000 posti letto, 7.000 o 12.000, ma volevamo uno sviluppo della conca di Pila agganciandolo probabilmente alla città di Aosta per cui se gli alberghi di Aosta avessero potuto lavorare, i cinema di Aosta avrebbero potuto fare qualche cosa di meglio. Avevamo esaminato, envisagé una tale soluzione e poi ci siamo detti: "ma probabilmente non quadra neanche questo" ed è venuto fuori questo problema, questa soluzione Pila, Chapy, eccetera. Non entriamo in merito, però che cosa ci siamo detti in queste aule consiliari allora? Ci siamo detti: non entriamo con il denaro pubblico perché vogliamo condizionare queste società finanziarie.

Tu non sai, Consigliere Manganoni, quanto tu mi dai con questo tuo assenso perché il tuo assenso lo valuto sempre. Siamo venuti qui, abbiamo detto: "Signori e amici, noi dobbiamo vedere che cosa si può fare lassù e che cosa si può fare...", e a parte le critiche ed i punti di vista, perché lì nel momento avevamo anche della gente che ti diceva: "noi a Pila non riteniamo di far niente"...e forse oggi avevano ragione quelli lì. Qualcuno invece diceva: "facciamo, condizioniamoli", creiamo 2.000-3.000 posti letto, mettiamo dei ristoranti, non creiamo magari delle infrastrutture colossali che creino quasi un centro turistico satellite quasi vicino ad Aosta, ma colleghiamolo con Aosta e abbiamo detto i nostri pareri. Io ho detto il mio, me ne assumo le responsabilità oggi come voi tutti avete detto il vostro parere, e siamo venuti avanti e abbiamo anche detto: "Signori, affinché ci sia un controllo serio sopra queste società finanziarie, su questa Alpila che viene qui in Valle ad agire, Signori, noi dobbiamo condizionarli con interventi, con delle condizioni che si pongano in condizione... - scusatemi la ripetizione ma, parlando a braccio, questo accade specialmente a chi non è avvocato - e quindi a un certo momento vediamo cosa si può fare per bloccarli".

E siamo venuti avanti, ma a un certo momento...ecco, io voglio questo perché come io assumo le responsabilità per aver trattato per un'Alpila ma in trattative iniziali non fissando né 7.000 né 10.000 posti, ma dicendo: "esaminiamolo"...quindi in questa fase iniziale e noi siamo arrivati a un certo momento, quindi abbiamo avuto un cambio di amministrazione nella Giunta e allora dalla Giunta Bordon siamo passati alla Giunta Dujany.

Indubbiamente non eravamo in fase esecutiva nel 1970, eravamo ancora in fase di trattative. Questo ripeto, voglio solo per la responsabilità dei singoli non per andare a vedere quello che può essere l'impegno che uno dovrebbe dare piuttosto di un altro e una responsabilità...no, facciamoci la cronistoria. Cosa abbiamo fatto per condizionare l'Alpila qui nessuno lo ha detto questa sera, neanche l'amico Andrione. Abbiamo firmato una Convenzione nel 1972 e non eravamo più noi in maggioranza ma noi condividiamo queste responsabilità e abbiamo detto: "Signori, noi in questa Convenzione che è stata criticata violentemente da Manganoni...", diamo atto di questo, del suo Partito Comunista, dei suoi colleghi, però, vedi Manganoni, quando io qualche volta scherzo, ho ragione, perché non si può criticare un provvedimento e poi votarlo soltanto per rispettare una maggioranza, perché quello voi avete fatto! Nel 1972 forse avete visto meglio di tanti di noi, però avete detto peste e corna della Convenzione, poi a un certo momento l'avete votata, l'abbiamo votata tutti all'unanimità. In questa Convenzione però se ben ricordi - e potrei leggertelo perché me lo sono fatto dare -, all'articolo 19 c'è un detto che per la Regione era una grossa arma ...(voce)... come "dov'è?", c'è nella Convenzione, salvo che mi abbiano dato dei documenti errati, il che può anche succedere, all'articolo 19 c'è scritto: "il Consiglio di amministrazione convocato il Presidente e i Vice Presidenti...", e poi abbiamo l'onore di avere qui dei Vice Presidenti che sono stati un bel po' di tempo come l'Ingegner Benzo ...(voci)... all'articolo 19 le deliberazioni del Consiglio di amministrazione ...(voci)... dello Statuto, va bene, ma insomma, io ti dico che nello Statuto...nella Convenzione c'è scritto, e questo vale, quindi non facciamo discussioni sulla Convenzione, leggiamo l'articolo. Ci dice che le deliberazioni del Consiglio di amministrazione del Comitato esecutivo sono valide se prese a maggioranza assoluta dei voti e con il voto favorevole di almeno uno dei membri nominati dalla Regione Valle d'Aosta perché se i componenti, i rappresentanti della Regione Valle d'Aosta si oppongono a un provvedimento...se fossero, per esempio, in 18 e 15 degli altri e 3 nostri, stai tranquillo che non passava perché il veto dei 3 sbloccava gli altri 15. Questo è scritto qui, non l'ho mica inventato io, quindi non me lo sono mica studiato, fin lì non ci arrivo ancora! Queste cose qui dette...quindi il veto per opporsi noi l'avevamo. Siamo andati avanti, siamo passati nella cosiddetta "fase esecutiva": progetti, piani regolatori, eccetera, e qui se uno vuole proprio polemizzare, può fare un po' tutta questa chiacchierata. Ecco, adesso a me interessano due o tre cose qui dentro: cosa abbiamo fatto, cosa faremo per evitare gli errori che abbiamo commesso fino adesso. Eccoci al primo discorso.

Io ritengo che i rappresentanti della Regione in seno ai Consigli di amministrazione debbano relazionare continuamente nelle sedute alle quali partecipano, debbano relazionare su che cosa si è fatto in queste riunioni, perché qui dentro probabilmente molte volte il Presidente della Giunta - e qui non è che lo giustifichi perché non ho niente da giustificare, si giustificherà da sé se lo crede - tante volte veniva a conoscenza di questi problemi.

Ecco, io vorrei incominciare a fare questo discorso, il processo all'Alpila fatelo pure, il processo all'Alpila lo facciamo tutti insieme, non abbiamo nessun interesse legato con l'Alpila, abbiamo solo un interesse: il 12% delle azioni che la Regione ha all'Alpila perché essendone noi, o il 20%...per cui noi che siamo amministratori pubblici dobbiamo seguire questo 20% ma dobbiamo avere anche un obbligo di seguire un'impostazione tale che questa società non faccia o non facesse allora determinate cose che non doveva fare.

Ecco perché quando voi mi venite a dire che ci sono dei controsensi particolari, l'Alpila è stata una società di speculazione, ma io penso che sia una strana speculazione, ma con questo non che noi si debba andare a sindacare l'operato dell'Alpila perché tale operato lo dovrebbe sindacare il rappresentante regionale nel Consiglio di amministrazione dell'Alpila...e poi più la relazione fatta al Presidente della Giunta, caso mai in Consiglio. Perché se una società di speculazione, lo abbiamo capito tra le righe, sentendo l'intervento del Presidente Andrione...vendeva gli alloggi a dei prezzi, per esempio, di 200 mila lire, faccio per dire, una cifra al metro quadrato e li vendeva prima di averli costruiti, per cui con la svalutazione quando li ha venduti gli sono venuti a costare 400 mila lire...a me pare che altro che speculazione, qui c'è una perdita in partenza!

Allora, voi mi direte che non era una saggia amministrazione, mi fa piacere che tra i nomi citati da Andrione ci sia stato quello di un mio carissimo amico che lavora all'Alpila e che è stato saggio nel prevedere queste impostazioni sbagliate, però noi questo lo dobbiamo dire in un altro modo, perché qui noi dobbiamo vedere le responsabilità dell'Amministrazione regionale che non ha saputo fare applicare o la Convenzione o lo Statuto, quello che dici tu, così li dico tutti e due e così non mi prendi in castagna.

Perché che cosa accade se noi volessimo ancora andare avanti...a un certo momento abbiamo ricevuto degli inviti di partecipare a determinate inaugurazioni, ma qui ne abbiamo tante, qui è stato detto, è innegabile il coraggio che l'Alpila e soprattutto la Regione hanno avuto nel progettare una stazione come questa che finalmente esce da un'ambigua politica italiana di turismo invernale, insomma qui va giù avanti ancora per mezza colonna, ve ne faccio grazia, ma se noi tutte queste cose qui le dovessimo leggere... Ha poi parlato il Presidente Dr. Dujany che ha definito Pila il primo esempio di inserimento in Valle d'Aosta di una stazione a livello internazionale e che il complesso ...(voce di alcuni Consiglieri)... allora da annullarsi, allora disdetta sul giornale "Corriere della Valle", Aosta 21 marzo... (voce del Consigliere Dujany)... ma scusa, Consigliere Dujany, tu in questo momento stai stuzzicando per fare polemica, io ti dico quello che leggo qui e se tu non l'hai detto, benissimo, ma anche se tu l'avessi detto... Dujany ha definito Pila il primo esempio, il primo tentativo di inserimento in Valle d'Aosta di una stazione internazionale ("Gazzetta del Popolo", pagina 7, martedì 19 marzo). Io con questo non te ne faccio mica una colpa, ma ti dico a un certo momento è possibile che nel marzo del 1974 le cose andassero ancora bene e tutto in un momento le vediamo andare a carte quarantotto...è possibile. Lo dico io che è possibile perché sono convinto che quello che ha portato sul tappeto il Consigliere Manganoni prima - e con maggiore precisione l'ha portato Andrione adesso - corrisponde purtroppo al vero, però andiamo avanti, allora tu mi chiami e finisci il tuo intervento, Manganoni, dicendo: "io ho l'impressione che a voi non resti più altro da fare che votare la nostra mozione..." ...(voci)... se vuoi correggermi tu, sei sempre molto ...(voci)... seuppa è panbagnà [traduzione letterale dal patois: zuppa e pan bagnato] diceva quello là ...(voce del Consigliere Monami)... no, ma è lo stesso, Consigliere Monami abbia pazienza allora...benissimo, tutto quello che vuole, ma, arrivati a un certo momento, io mi domando: se noi volessimo votare questa mozione come ci troviamo...ecco questa è la prima domanda, allora non sottoscriviamo più capitale, e allora è già intervenuto il Consigliere Chanu, lui dice che la lettera che il Presidente della Giunta ha mandato dicendo: "noi sottoscriveremo questo capitale" non ha valore e questo ci consola, per fortuna, e non ha valore perché non c'era il bilancio, non ha valore perché non c'era il Consiglio, però il Consigliere Manganoni quando scrive, o fa scrivere, o fa dire: "noi ci siamo opposti a questo", ma sapeva il Consigliere Manganoni della lettera mandata da Dujany, con la quale si sottoscriveva...sì, lo sapeva, ma questo lo poteva anche dire. Mi spiace ...(voce del Consigliere Manganoni)... allora andiamo solo alla conclusione, adesso che cosa si chiede? Si chiede ...(voce)... perché queste vendette del ribadire: ribadisci tu, ribadisco anch'io no?

Mi dispiace di farlo arrabbiare così, lui si arrabbia subito; io ribadisco, speriamo che non mi spari, perché se mi spara, non mi può che far fuori...allora ti dicevo, a un certo momento, per fortuna, ma qual era l'indirizzo? Era questo, noi abbiamo partecipato a delle Commissioni Affari generali e ce li ricordiamo tutti insieme quelli che hanno fatto parte, compreso forse anche il Consigliere Monami, a un certo momento ci è stata portata questa proposta di sottoscrivere questo capitale e noi non abbiamo detto di no...insomma in Commissione, dove eravamo, ma questo lo abbiamo fatto, l'abbiamo guardata, abbiamo detto: "noi non sottoscriviamo niente per il momento", ora cosa accade oggi come oggi? Secondo il mio modesto parere, accade che noi non dobbiamo più sottoscrivere niente, nel senso che siamo quasi tutti d'accordo, perché la situazione è quella che è. Io invece sono più perplesso sul fatto di dovermi ritirare: ecco dove arrivo al sodo, alla discussione proprio concreta, perché se noi abbiamo pensato allora tutti...più, meno, per niente di far parte di questa società e di sottoscrivere delle azioni per convogliare questa società in un senso, su un binario, piuttosto che su un altro, io mi domando uscendo dalla società che cosa accadrà. Primo discorso.

Secondo discorso: che cosa sta accadendo - e questo lo chiederei poi al Presidente della Giunta - all'Alpila. L'avevi chiesto l'altro giorno, avevi posto tre o quattro quesiti, avevi chiesto perché se ne era andato il Dr. Ferretti, l'Amministratore; se ben ricordo, avevi chiesto se la situazione finanziaria dell'Alpila era difficile e perché i nostri Amministratori Consiglieri non avevano fatto una relazione. Io non avevo sentito rispondere a questo, ma mi domando se per caso noi adesso ci ritiriamo dalla società, non abbiamo più la mano in pasta, non condizioneremo più niente, lo possiamo invece fare. Arrivati a un certo momento io mi domando che cosa avverrà di quelle costruzioni che sono avvenute. La Convenzione o non so cosa stabilisce che ci devono essere 1.200 posti letto entro il 31 dicembre del 1973, se non sbaglio, invece ce ne sono solo 600. Per fortuna, che ce ne sono in meno che in più, perché sennò la speculazione sarebbe stata quella lì, quindi io mi domando che cosa avverrà di questa società se noi ci ritiriamo, ecco.

A me pareva che, dopo tutta la chiacchierata fatta prima, dovevamo...moneta svalutata...non solo, poi io penso che quelli che sono lì dentro e che hanno quest'intenzione di fare della speculazione siano ben contenti che la Regione se ne vada. Io ho l'impressione però posso anche sbagliarmi, ma io penso che sia questo il discorso da fare, perché io non posso accettare la condizione di dire: "o tu voti o mi ritiro dalla società", esanimiamole queste cose, se io mi ritiro dalla società, che cosa provoco? Provoco queste conseguenze, la situazione dell'Alpila, oggi come oggi, com'è? Chiuderà dei cantieri, farà ancora una cosa che doveva essere fatta...e oggi ne ha fatta al 25, ne farà ancora al 25, o rimarrà un aborto, ecco, il discorso che io avrei voluto sentire tranquillamente prima di poter prendere una decisione, sembra che sia un dibattito che si deve fare in questo senso. Non so, per esempio, se il Consigliere Dujany risponderà sul perché ha mandato la lettera per le sottoscrizioni, perché mi pareva che si doveva sottoscrivere e non ha sottoscritto, perché non ha potuto neanche portarlo in Consiglio, non c'era il bilancio? A me pare che sia questo il succo del discorso.

Che cosa accadrà di quest'Alpila? Ci conviene di ritirarci? Sì, Signori, ci conviene ritirarci perché se l'Alpila va in passivo, noi siamo coinvolti in questa passività...non ci conviene ritirarci, ci conviene rimaner dentro e non sottoscrivere più niente...benissimo, siamo d'accordo. Che cosa accadrà a quest'Alpila? Perché non basta quando la nave brucia, scappare come scappano i topolini, non basta dire: "l'Alpila è in condizioni disastrose, io me ne vengo via con il mio 20% e arrivederci e grazie", perché l'Alpila è lì e deve essere completata in un modo o nell'altro, deve avere una struttura tale che, come dicevo prima, non sia un aborto, questo è il nostro punto di vista, per il resto, per il momento non abbiamo niente da aggiungere.

Milanesio (P.S.I.) - La discussione che si sta svolgendo questa sera sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta e sulla mozione a suo tempo presentata dal Partito Comunista è una discussione che mi lascia in continuo perplesso e sconvolto e vi dirò subito perché: intanto perché non mi pare che vi sia stata da parte di alcune delle forze politiche che sono intervenute in questa discussione, per adesso, una chiarezza e un'univocità di comportamento.

Per intenderci sulla questione dell'Alpila è da qualche mese a questa parte perlomeno che sono state portate avanti delle iniziative da parte del Partito Comunista tendenti, per usare una parola grossa e abusata, a demistificare il significato sociale dell'Alpila - significato sociale che io ribadisco ha sempre avuto una misura molto minima - e tendenti a far modificare l'atteggiamento della Regione, che è stata una delle fondatrici della società Alpila e che è tuttora un partner azionariamente abbastanza importante, anche se non ha fatto l'aumento di capitale per cancellare tutto un passato e azzerare così l'avvenire con una pagina bianca di fronte.

Io ritengo che tutto questo non sia possibile in questi termini, non sia fattibile e cercherò di spiegare il perché. Scusatemi la presunzione se rivendicherò una certa coerenza di atteggiamento al mio partito questa sera su questo argomento e anche su altri argomenti, coerenza che non ho visto però e non mi pare di intravvedere nelle dichiarazioni che hanno fatto sia il Consigliere Manganoni sia il Consigliere Chanu.

Per intenderci, la Giunta regionale, anzi il Consiglio regionale ha approvato - e lo ha ricordato il Presidente Andrione - un piano regolatore, ha approvato una Convenzione. Successivamente la Giunta regionale, sulla base di questi atti, ha stipulato la Convenzione stessa assieme al Comune di Gressan, alla società Alpila e ha dato corso alle formalità di attuazione di questo piano di sviluppo, di quest'iniziativa.

Nel corso dell'iniziativa si sono manifestati dei comportamenti, degli atteggiamenti che giustamente devono venire ripresi, modificati e direi addirittura stravolti ma che comunque non intingono, io ritengo, nella validità dell'operazione per le finalità che essa ha sempre avuto e deve avere in qualche modo: sono finalità di sviluppo di una zona e lo sviluppo in questa società, in questo momento storico, in un'economia come la nostra, mista, dove esiste l'intervento del capitale pubblico accanto all'intervento cospicuo, direi, determinante del capitale privato, non può mai avvenire, Compagni Comunisti - ma non è che io con questo ve lo insegno, lo sapete benissimo - all'insegna della filantropia: avviene sempre all'insegna dell'interesse, evidentemente, nessuna società ha come obiettivo, come finalità quella di investire dei denari a scopi filantropici, si fanno fondazioni, molto sovente neanche quelle sono filantropiche perché servono solo a mascherare, o perlomeno a spendere per utilizzare come gruppo di pressione o come centro di pressione certi denari che provengono da altre attività. Non voglio riferirmi alla Fondazione Agnelli in questo caso, sia ben chiaro.

Ora, per intenderci, lo scopo, la ragione di quest'iniziativa non era mica certo da ricercarsi in un atteggiamento filantropico di tutte le banche che abbiamo menzionato, dei gruppi privati FIAT-TORO, i francesi, la Regione invece voleva con la sua partecipazione mantenere un contatto proficuo, un collegamento al fine di evitare appunto degenerazioni di tipo estremamente speculativo, ma non certo al fine di evitare remunerazioni all'impiego di capitali, all'investimento.

La Regione è riuscita ad assolvere a questo compito? No, ritengo di no. Allo stato attuale e dalla relazione che ci ha fatto il Presidente della Giunta - cose che anch'io ho potuto appurare per mio conto -, ebbene, mi sento di poter dire con tutta tranquillità e tutta onestà che la presenza della Regione fino ad oggi all'interno di questa società non è stata significativa e non è stata in grado di marcare costruttivamente questa vicenda. Ecco, fatta questa constatazione, questa considerazione, sulla quale credo convergano...lo diceva prima il Consigliere Bordon, lo hanno detto gli altri Consiglieri che sono intervenuti, lo ha detto Chanu e lo ha ribadito Manganoni nel suo breve intervento, lo ha detto il Presidente della Giunta...accertato questo fatto che mi pare sia una constatazione comune di questo Consiglio regionale, che cosa devono fare responsabilmente gli amministratori pubblici che si sono imbarcati tutti quanti in quest'iniziativa, che hanno messo in piedi quest'iniziativa come co-équipier fin dall'inizio? Ebbene, Signori miei, l'atteggiamento che si deve assumere in questo caso, in questa circostanza è di responsabilità, cioè non dobbiamo cavalcare la tigre della demagogia, è troppo facile cavalcarla.

Questa sera io ho sentito dire dal Consigliere Chanu che concorda con la necessità di non fare l'aumento di capitale e di ritirare addirittura la partecipazione azionaria che la Regione ha in questa società, in poche parole di smobilitare. Ora, io ritengo che si debba procedere per tappe, può anche succedere che la Regione debba decidere di non partecipare ulteriormente a questa società, può anche succedere che la Regione decida o debba decidere di revocare la sua partecipazione azionaria, però questo deve essere fatto a ragion veduta, deve essere fatto pensando anche alle implicazioni che ne derivano, io posso solo dire questo per l'esperienza che ho potuto acquisire come ex Assessore al Turismo in queste vicende.

Io ritengo che se oggi in questo momento, come fulmine a ciel sereno, la Regione uscisse dall'Alpila come partecipazione azionaria e mettesse in vendita le sue azioni al valore nominale, certamente consentirebbe una speculazione a chi acquisterebbe queste azioni perché in questo momento la società Alpila, con tutti gli errori di gestione e con tutti gli errori di commercializzazione che sono stati compiuti - io li chiamo errori, potrei chiamarli in un altro modo, per carità di patria, li chiamo errori -, è una società che se non altro ha all'attivo un patrimonio, una rivalutazione, ha dei permessi edilizi, ha un'attività che vale qualche cosa e varrebbe molto di più...la Regione è stata presente, sempre in modo non troppo brillante, lo riconosco, ma se fosse assente del tutto, state certi che verrebbero messi a profitto con molta più, diciamo così, redditività di quello che lo sono stati fino ad oggi.

Ora, io ritengo che anche e semplicemente sotto il profilo patrimoniale, prima considerazione, questo tipo di atteggiamento sarebbe quanto meno delittuoso e irresponsabile. Tra l'altro, possiamo già anche capire chi acquisterebbe probabilmente le quote della Regione: riteniamo che le acquisterebbe quel gruppo che vuoi con la compartecipazione diretta, vuoi con le consociate ha già di fatto il controllo della società. Potrebbe aver il controllo totale generale senza rendere conto nemmeno di quel poco che ha reso conto fino ad oggi alla Regione, di quel tanto che la Regione vorrà che sia reso conto se questo Consiglio si esprimerà in una certa direzione, se la Giunta regionale vorrà operare in una certa direzione.

Io per il momento quindi non mi esprimo sull'aumento del capitale sociale, io sono dell'avviso che debba essere subordinato a determinate verifiche, a determinati controlli, a determinate impostazioni e, se vogliamo, chiamiamole anche imposizioni che la Regione potrà e vorrà mettere, ma quello già fin d'ora... Dichiarare la rinuncia e la smobilitazione della nostra partecipazione azionaria è un fatto che, a mio avviso, sfiora il ridicolo e l'assurdo sul piano pratico, sul piano, direi così, patrimoniale, e poi anche sul piano politico significa che la Regione dichiara di fronte a tutti che con una partecipazione del 20%, sia pure ridotta al 10-11% circa perché non hanno fatto l'aumento del capitale, non è stata in grado di contare niente in questa società e abbandona l'iniziativa completamente all'iniziativa privata. Questa, Signori, è una patente di incapacità, di inettitudine, che, tutto sommato, non credo meritiamo, anche se un'autocritica profonda il Consiglio la deve fare su questo argomento e io sono pronto a farla per la mia parte perché io sono abituato ad assumermi tutte le responsabilità.

Così come il mio partito ha votato a suo tempo a favore di questa Convenzione, oggi si accorge che si sono modificate delle situazioni e quindi ritiene che sia necessario giungere ad una modificazione dei rapporti tra Regione e Alpila e questo lo accettiamo, lo riteniamo opportuno, giusto, indispensabile, però, per il momento, ci fermiamo lì. Vogliamo vedere quale sarà la mossa, la controparte, quale sarà l'atteggiamento contro questa presa di posizione degli altri azionisti della società Alpila. Non si può parlare di un'iniziativa turistica, definirla brillante, importante, direi così esemplare e poi a un anno di distanza cambiare opinione. Io ritengo che tutto quello che può essere intervenuto in questo frattempo - importante finché si vuole, importante finché si crede - non comporti comunque un mutamento di rotta così radicale, si è fatta un'inversione di 180°, in questo caso, mi sembra che sia un po' troppo.

Ora, Signori Consiglieri, io ho ascoltato con molto interesse e attenzione le dichiarazioni del Presidente della Giunta sulle vicende Alpila, in parte conoscevo queste cose per aver, come avevo detto prima, io stesso svolto, nel limite delle mie possibilità, un'indagine di carattere personale e sottoscrivo per intero le considerazioni che sono state fatte dal Presidente della Giunta. Ciò fatto, io ritengo che il problema sia quello di restituire in qualche modo alla Giunta regionale questa patata bollente, chiamiamola così, che è l'organo esecutivo, del resto, di questo Consesso, di quest'Amministrazione e incaricarla di esaminare una nuova Convenzione, se possibile a certe condizioni, che la gente vedrà se sarà possibile stabilire in che misura, e poi riferirlo successivamente al Consiglio, perché è il Consiglio che in qualche modo dovrà rideliberare qualunque atto amministrativo in materia, perché questa è materia di competenza del Consiglio, ma non credo che noi questa sera, sia pure con gli elementi che ci sono stati dati, sia dal Presidente...che successivamente da altri Consiglieri, siamo in grado di definire completamente questa vicenda. Si impone un'indicazione di linea di tendenza molto precisa, molto chiara, la si deve mettere in mano all'Esecutivo, il quale tratterà, vedrà e poi presenterà al Consiglio regionale sulla base di queste indicazioni delle proposte concrete. Mi pare che questo sia il modo più opportuno, più logico di muoverci e di comportarci in questa vicenda.

Sono stati richiesti da parte del Presidente del Consiglio, Avvocato Caveri, delle precisazioni e degli accertamenti. Ritengo sia necessario che questi accertamenti vengano compiuti anche qui, la Giunta regionale, avvalendosi degli organi tecnici che sono a sua disposizione, senza fare Commissioni consiliari, che lasciano il tempo che trovano, potrà rapidamente, agilmente rendersi conto se vi è corrispondenza, come io credo ci sia, comunque, lo verificherà la Giunta regionale tra le deliberazioni a suo tempo adottate dalla Giunta regionale comunicate all'Avvocato Caveri, che allora dava l'appoggio esterno a questa Giunta, verificherà se ci sono evidentemente contraddittorietà o se vi è identità. Io quindi ritengo che il problema dell'Alpila sia da vedersi entro certi limiti come un problema, se vogliamo di costume, che si riferisce agli azionisti nella medesima società, che non come un problema di modificazione completa, totale, radicale di atteggiamento circa un'iniziativa che la Regione ha.

Certo il discorso dell'Alpila comporta inevitabilmente il discorso di altre o analoghe iniziative che possono venire presentate, possono venire sollecitate o si presenteranno a quest'Amministrazione ed è perché - e non direi strumentalmente - credo il Presidente della Giunta abbia accomunato il discorso dell'Alpila con il discorso di La Salle. E qui il Consiglio però a suo tempo non ha discusso queste cose, non ha voluto discuterle, perlomeno le ha discusse molto poco, quando venne presentata la famigerata bozza di piano urbanistico regionale, dove si tentava di arrivare ad una definizione di questi problemi, dove si tentava di delineare una strategia dello sviluppo turistico, perché ci sono evidentemente due modi - forse di più di due, comunque, grosso modo, vi sono due modi - per favorire lo sviluppo turistico della nostra Regione: uno, mediante la creazione di centri turistici in zone vergini, definiamole così, ed è chiaro che questo tipo di sviluppo turistico comporta iniziative analoghe all'Alpila, comporta la presenza massiccia di capitale che non può certamente essere pubblico, ma che deve essere in gran parte privato con tutte le conseguenze, con tutti gli annessi e connessi di questo tipo, con una logica che certamente punta il profitto, possiamo evitare che punti alla speculazione più nera e più infame, però certamente punta il profitto. Questo tipo di sviluppo, se ho ben capito, è stato indicato come negativo, come deleterio dal Presidente della Giunta regionale e questa sua opinione io la apprezzo e la considero perché è un'opinione chiara, espressa in termini chiarissimi. Io non la condivido al 100%, diciamo che la posso condividere all'80%, come vedete, mi assumo sempre le responsabilità di quello che dico e di quello che penso, non mi maschero dietro nessun paravento, però è un'opinione precisa, è un'opinione chiara, è un'opinione che noi potremmo anche accettare purché evidentemente sia portata avanti con tutte le implicazioni che ne derivano in tutti i settori evidentemente.

Ora, l'altro tipo di sviluppo turistico è quello di lasciare sviluppare in qualche modo i centri che già hanno una vita propria, che già esistono come entità turistica.

Non credo onestamente che si possa indurre uno sviluppo turistico in zone nuove vergini se non si fa riferimento alla presenza di grosse somme, di grossi capitali perché richiede un'infrastrutturazione che l'Ente pubblico non può fare, non può sostenere e un collegamento tra infrastrutture e residenzialità, cioè immobili, per intenderci, che solo una grossa iniziativa può garantire e può produrre. Per intenderci: chi è che costruisce le funivie - le funivie fin dall'inizio si sa che sono un'attività se non passiva, che al massimo punta al pareggio di bilancio, senza remunerazione dei capitali impiegati - se non ha un riscontro di carattere immobiliare, se non ha una parte attiva da qualche altro settore di quest'iniziativa? Solo la Regione può fare queste cose, cioè fare degli impianti di risalita e rimetterci fior di quattrini.

La logica oggi dello sviluppo turistico nelle montagne, purtroppo, è una logica abbastanza seria, mi riserverò di illustrare in altre circostanze, di discutere in altri momenti più a fondo questo problema. Comunque si sappia se si vuole creare dal nulla una stazione turistica che occorrono capitali, occorrono fondi, occorrono collegamenti, con società che operano addirittura non solo più a livello nazionale ma addirittura a livello internazionale, altrimenti questo oggi non è possibile, ma questo non significa che la Regione debba dire: "sì, dobbiamo fare questo", la Regione dovrebbe dire: "no, non lo dobbiamo fare..." se questo lo vuole la Regione...e allora ci si comporti di conseguenza e coerentemente quindi si dica di no subito a certe proposte, a certe iniziative, però si sappia che al di fuori di questo tipo di proposta non esiste possibilità immediata, rapida, direi nei tempi medi, nei tempi che vanno dai cinque ai dieci anni di sviluppare certe zone, lo si sappia con molta chiarezza. Questa è una scelta che la Regione può e deve fare, questo non significa che noi abbandoniamo la montagna, non significa che i nostri contadini se ne andranno via, potranno esserci altri interventi, altri investimenti, ma dobbiamo metterli in atto questi interventi, questi investimenti, altrimenti sarà la desolazione dell'abbandono, questo è chiaro.

Ora, questi sono fatti economici che spero debbano essere trattati con un taglio soprattutto scandalistico, o eccessivamente politico; dobbiamo scegliere semplicemente che tipo di sviluppo vogliamo dare al turismo nella nostra Valle. Questo Consiglio deve essere in grado di fare queste scelte con piena serenità, una volta fatte si applicheranno. La logica indicata dal Presidente della Giunta è una logica che non si contraddice - questo voglio dire semplicemente - e quindi, sotto questo profilo, noi siamo pronti a sottoscrivere le dichiarazioni e le conclusioni a cui lui è giunto.

Per quanto si riferisce quindi alla vicenda Alpila, il Partito ritiene che in questo momento, stante la situazione, questa vicenda debba essere affidata, previa deliberazione del Consiglio regionale, alla Giunta regionale quale organo esecutivo affinché riprenda in mano i termini della vicenda, riprenda in mano questa Convenzione, che obbedisce ad una logica superata, certamente, la logica che ha superato il voto favorevole del Consiglio su quella Convenzione, voto favorevole che è stato espresso da tutti i gruppi qua presenti sia ben chiaro.

Compagni Comunisti, amici Democratici Popolari, avete votato a favore anche voi, allora, può comportare un aggiustamento di tiro, deve comportare un aggiustamento di tiro; possiamo dire: "Signori, questo investimento che può dare un reddito anche abbastanza elevato...non vediamo perché l'Ente pubblico debba accollarsi certe infrastrutture". Questo è già un discorso che mi pare serio, responsabile e giusto, allora si pensava che questi investimenti dovessero venire allettati con un intervento dell'Ente pubblico; e qui siamo stati un po' tutti traviati dalla mentalità tipo Cassa del Mezzogiorno o giù di lì. In Valle d'Aosta allora e anche oggi certi investimenti sono redditivi di per sé, non c'è bisogno di allettarli, di lusingarli, di infrastrutturare questi interventi. Si paghino le infrastrutture, questo sì, il discorso della strada...però mi pare che questa strada credo venne voluta di più dal Comune di Gressan che non dalla Regione. C'è il discorso di tante altre infrastrutture, se le paghino, la legge Ponte parla chiaro di questo settore, applichiamo la legge Ponte, diciamo che noi non vogliamo violare la legge e che pertanto applicheremo la legge Ponte.

Per quanto riguarda il discorso dei fondi che eventualmente possono essere assegnati all'Alpila come società che opera sul territorio della Regione, a titolo di incentivo, se esistono per altre categorie, .se esistono per altri imprenditori, non ritengo che ne debba essere esclusa: questo lo dico per una questione di correttezza e di equità, cioè non agevoliamo l'Alpila, quindi non facciamogli le infrastrutture ma non castighiamola anche negando quello che ad altri in qualche modo sarà concesso. Questa è un'opinione personale, comunque, mi pare che la Giunta abbia la possibilità di rinegoziare intanto questa Convenzione e di accertare se vi è corrispondenza tra quanto deciso, deliberato dal Consiglio e poi successivamente dalla Giunta regionale e quello che è stato realizzato in questi anni sul suolo di Pila.

Questa è la prima posizione, è la prima battuta alla quale ci dobbiamo fermare; qualunque considerazione potrà avvenire dopo...io non sto qui a dire che cosa si potrà fare o cosa il Consiglio dovrà decidere dopo, io personalmente ritengo che se si chiariranno questi aspetti, si troverà un'intesa corretta con l'Alpila, si potrebbe, anzi si dovrebbe rimanere nella società e dovremmo contare di più, dovremmo trovare i modi per contare di più. Se questo non sarà possibile, potrò arrivare anch'io alla considerazione di dire: non aumentiamo la nostra partecipazione, rimaniamo come siamo, teniamo il 10%, non siamo più dei soci che potranno contare molto, comunque non abbiamo contato molto neanche fino adesso, non cascherà il mondo. Questa può essere una logica, una scelta rispetto a quella di smobilitare tout court, mi pare un agrément che noi faremmo in questo momento a gruppi privati ben precisi, ben individuati, che certamente quest'occasione non se la lascerebbero scappare, anzi devo dire che forse avrebbero già la possibilità persino di prenderla questa occasione perché il fatto che la Regione abbia annunciato di sottoscrivere e poi non abbia sottoscritto è un'inadempienza evidentemente a una deliberazione del Consiglio di amministrazione che fissava certi termini per la sottoscrizione.

È chiaro che il socio Regione all'Alpila interessa, è chiaro che il socio Regione interessa alla FIAT, interessa a tutti quelli che ci sono lì dentro perché se alla Regione assumono un atteggiamento ostile e negativo, la realizzazione di Alpila non ci sarà più. La Regione ha mille modi per impedire la realizzazione di Alpila, però in fondo è una creatura che abbiamo voluto anche noi, quando dico: "noi", intendo dire questo Consiglio. È una creatura che ha degenerato, va bene, riportiamola sulla retta via, se sarà il caso, se potremo e se riusciremo, ma non uccidiamola, non spegniamola così, anche perché poi non la uccidiamo, la regaliamo a qualcun altro, la regaliamo per vile prezzo: questa è la mia considerazione sull'opportunità che viene avanzata da alcuni gruppi di svendere le azioni, perlomeno di cedere le azioni dell'Alpila. Io la ritengo negativa su tutti i profili: politico, finanziario ed economico.

Alcune brevissime considerazioni ancora sull'argomento di La Salle. Ho sempre detto quello che pensavo e lo ridico anche oggi visto che altri non hanno il coraggio di dire quello che pensano. Io ho sempre sostenuto che La Salle era un luogo dove si poteva, previa deliberazione del Consiglio, fare un investimento turistico, ovviamente non delle dimensioni e del tipo che viene proposto a più riprese, che è stato proposto prima con 10.000 posti letto, poi mediante una riduzione che era di 7.500...questo lo dico in base ad una valutazione che è stata fatta tra l'Amministrazione regionale...sulle aree suscettibili di essere attrezzate per la pratica dello sci, punto e basta.

Dico solo che ci sarebbero le condizioni, se si volesse, se ci fosse la volontà politica, se ci fosse il concorso del Consiglio in quella direzione, di fare un investimento, perché esistono le condizioni oggettive affinché un investimento di quel genere non cada dopo dieci minuti o dopo cinque anni, c'è l'innevamento, c'è il domaine skiable, ci sono tutte le condizioni per cui un investimento si può fare, però se il Consiglio non vuole farlo e non vuole dargli quel taglio...del quale non sono d'accordo neanch'io, e l'ho detto in più circostanze sia ben chiaro. Evidentemente bisogna dirlo questo, chiaro? Tagliare una volta per tutte quella specie di tira e molla che avviene da parte dei poteri pubblici, che, quando si sentono investiti di una proposta, dicono: "ma", e poi non si fa niente. Noi diciamo: "no".

Mi dice il Presidente Andrione che ha provveduto a mandare una comunicazione al Comune di La Salle, con la quale dice che questo tipo di insediamento la Regione non vuole farlo, non lo vuole accettare, non lo ritiene consono alla logica dello sviluppo turistico, questa è una decisione che io rispetto. Avevo e ho delle opinioni leggermente difformi dal Presidente Andrione perché sia ben chiaro, Signori, un investimento di più modeste dimensioni che tendesse anche al recupero del centro storico e dei villaggi che ci sono poteva starci ancora. Questo non significa che noi abbiamo detto: "no" all'occupazione, abbiamo detto: "no" allo sviluppo sociale della Regione, abbiamo detto: "no" ad un investimento, possiamo investire in altri settori, possiamo creare un'altra logica di sviluppo, basta che questa logica venga indicata e venga proposta. Ci sono diverse alternative sul tavolo, abbiamo solo da scegliere, solo da indicare. Quello che è importante è che si indichino delle iniziative al positivo, non necessariamente nel settore turistico, che è un settore che ha tirato fino ad oggi, ma non è detto che debba tirare nelle forme e nei modi con cui si è manifestato fino ad oggi per l'avvenire. Non è detto perché c'è una congiuntura economica nazionale delle più nere che il nostro Paese abbia attraversato; c'è una congiuntura internazionale estremamente delicata, quindi certi consumi in questo caso, se non certamente sociali, sono voluttuari, la seconda casa se la può permettere chi ha già la prima, o forse ne ha già altre due, sarà una terza casa, una quarta. Certo lo Stato, mi pare che, tra l'altro, non sia indirizzato a premiare questo tipo di politica, sono cadute le agevolazioni fiscali, anzi forse ci saranno degli inasprimenti fiscali in questa direzione, va da sé che questo settore sarà sempre meno appetibile, quindi dobbiamo tener conto anche di questo aspetto in tutto il discorso che facciamo dello sviluppo della nostra Regione. Prepariamo delle iniziative alternative che si riferiscono all'occupazione, che si riferiscono alla diversificazione della nostra economia, quindi dire: "no" a questo non significa dire: "no" allo sviluppo della Regione, significa dire: "no" a una certa iniziativa che può essere benissimo sostituita da altre iniziative.

Io quindi, sotto questo profilo, ripeto, ritengo questa sera in Consiglio di aver detto quello che ho sempre sostenuto e di non essermi per nulla distanziato dalle cose che ho detto in altre circostanze, in altri momenti da altri banchi. Rivendico in questo caso per me e per il mio partito la coerenza, solo quello voglio rivendicare, nient'altro. Queste cose noi le abbiamo sempre dette e sostenute e le continuiamo a sostenere oggi da banchi in cui appoggiamo una Giunta regionalista e le dichiarazioni del Presidente Andrione, anche se non mi sento di sottoscriverle nella misura del 100% per alcuni aspetti, mi sento di sottoscriverle nella misura dell'80% sicuramente e comunque poiché obbediscono ad una scelta precisa...do il merito e il coraggio di aver dato delle indicazioni precise, cose che non sempre sono avvenute e non sempre sono state fatte. Quando si sceglie una logica, siamo pronti a seguirla purché questa logica venga seguita fino in fondo senza slabbrature e senza ammiccamenti: questo è quanto volevo dire.

In merito alla mozione presentata dal Partito Comunista, perché è di quello che adesso si deve discutere in conclusione, mi sento di dire che questa mozione è certamente apprezzabile e accettabile nelle motivazioni che l'hanno spinta. Mi pare però un po' contradditoria e anticipa un po' i tempi, le decisioni, cioè non consente quella possibilità giusta di manovra che deve avere l'Esecutivo, in questo caso, cioè vuole mettere la parola "fine" e in un modo che io non ritengo valido, non ritengo corretto a questa vicenda. Per queste ragioni quindi noi non possiamo votare, accettare il dispositivo deliberativo della mozione presentata dal Partito Comunista, ancorché corretta dalle tesi illustrate dall'Avvocato Chanu: non possiamo perché, secondo noi, mettiamo il carro davanti ai buoi, occorre una fase di negoziazione nuova, potremo anche arrivare a quelle conclusioni, ma non ritengo che sia il caso oggi di arrivare a questo risultato.

Io mi auguro anzi che non si debba arrivare a questo risultato perché sarebbe veramente una dichiarazione di fallimento non solo commerciale-economico, ma una dichiarazione di fallimento politico, morale di quello che la Regione ha fatto, di quello che la classe politica valdostana ha fatto poiché nella vicenda Alpila ci siamo coinvolti un po' tutti, insomma.

Non è perché sono ex Assessore al Turismo che mi devo sentire particolarmente responsabilizzato in questa vicenda, io mi sento responsabilizzato né più né meno di qualunque altro Consigliere regionale, lo dico chiaro e tondo. Io ritengo però che non si possa così abbozzare, passare la mano come se niente fosse, eh no, la classe politica deve dimostrare la sua responsabilità non solo quando è in maggioranza - e quindi quando è in maggioranza deve avere degli atteggiamenti, diciamo così, più responsabili - ma anche quando è all'opposizione, non si può dimenticare quello che si è detto, non si può assolutamente. Se io in questo momento fossi all'opposizione, vi garantisco che farei lo stesso discorso che ho fatto oggi; non lo cambierei di una virgola. Mi dispiace, sennò qui recitiamo a soggetto: insomma, uno entra qui, poiché è all'opposizione deve fare il ruolo dell'opposizione sempre e comunque, eh no, non mi pare che questo sia possibile, non è serio per la dignità dell'istituzione regionale.

Io quindi concludo invitando il Presidente della Giunta oppure altri Consiglieri a farsi presentatori di un ordine del giorno nel quale vengano contenute grosso modo queste indicazioni: l'esame del rispetto delle deliberazioni a suo tempo assunte in materia urbanistica dalla Giunta regionale, così come richiesto dall'Avvocato Caveri; un mandato alla Giunta di rinegoziare una Convenzione che non sia onerosa per la Regione e che tenga conto degli sviluppi che nel frattempo sono intervenuti e che metta fine ad una certa politica allegra e scialacquona che in qualche modo è stata fatta dalla società Alpila, sia pure con le consociate, con i terzi, con i quarti, con tutto quello che si vuole, perché evidentemente una cosa del genere non solo è negativa per la società Alpila come tale, ma è negativa anche per la dignità della Regione che è presente in una società di questo tipo.

Caveri (U.V.) - La parola all'Assessore Fosson.

Fosson (U.V.) - Io vorrei fare alcune considerazioni e poi prendere in esame sia la mozione, sia l'ordine del giorno che è stato presentato dall'Avvocato Chanu.

Prima di tutto noi sentiamo oggi quasi un'unanimità in questo Consiglio nel disapprovare e nel criticare un certo sistema di sviluppo adottato per Pila e sentiamo anche alle volte da certi banchi, quasi quasi sottomessi, dei rimproveri sottovoce anche al nostro Movimento. Ora, senza dilungarmi su questo punto, vorrei solo ricordare a quelli che oggi sono i paladini di un diverso sviluppo specialmente di Pila quanto dai rappresentanti dell'Union Valdôtaine è stato detto in quest'aula ripetutamente prima di arrivare alla formazione della società Alpila, quando si è discusso il piano regolatore di Pila, ogni volta che si è parlato della questione di Pila. Oggi, purtroppo, i fatti stanno dando ragione a delle cose che noi abbiamo detto fin dal 1960, 1965, 1968, 1971, 1972, fino a poco tempo fa. È una magra soddisfazione quella di dover constatare che questi fatti ci danno ragione, perché avremmo preferito poter venir qui e dire: ci eravamo sbagliati ed effettivamente avevano ragione gli altri che hanno voluto questo tipo di sviluppo.

Basterebbe ricordare quando la STIFA parlava con gli Amministratori del Comune di Gressan e noi dicevamo non solo a degli avversari politici ma anche a gente che militava nel nostro stesso Movimento: "fate attenzione, perché praticamente a un certo momento questo si rivelerà esclusivamente con una grande speculazione per altri e voi vedrete gli altri che si arricchiranno mentre voi sarete sempre allo stesso punto". Allora abbiamo avuto anche delle delegazioni che sono venute all'Amministrazione regionale, di gente che apparteneva anche a1 nostro Movimento e che diceva all'Avvocato Caveri e al sottoscritto: "voi non volete che noi godiamo di quei miliardi che saranno spesi a Pila e che potrebbero farci tutti ricchi".

La constatazione oggi è un'altra e a distanza di tempo si vedono i frutti e si vedranno sempre di più in futuro; nello stesso tempo, a parte questi frutti negativi, con lo sviluppo che abbiamo dato a Pila abbiamo rovinato una delle più belle zone della Valle. Purtroppo non è possibile correre ai ripari in questo momento e questo esempio negativo dovrebbe servire a tutto il Consiglio regionale, ma non solo al Consiglio regionale, a tutti gli Amministratori dei nostri Comuni di andare piano prima di sposare le tesi degli speculatori che vogliono vivere tranquillamente sulle nostre spalle.

Si parla tanto di colonizzazione, ma è questa una delle colonizzazioni che noi dobbiamo combattere e, come abbiamo detto al Presidente, noi siamo decisi a combattere e per uscirne vincitori dobbiamo avere tutti la coscienza a partire sorvolando le differenze dei vari Partiti e dei vari Movimenti, ma avendo in testa un'idea chiara che deve essere quella della difesa del nostro territorio, della difesa di queste bellezze naturali che noi abbiamo il dovere, prima di tutto, prima del diritto, di difendere. Questo volevo dire come premessa, prima di entrare nella discussione della mozione e dell'ordine del giorno che è stato presentato dall'Avvocato Chanu.

L'Avvocato Chanu ha detto: "privatizzazione degli utili e praticamente socializzazione delle perdite". Noi certamente, come Regione, stando alla zona di Pila - perché non voglio in questo momento parlare di altre zone, parlare di La Salle -, in quest'aula a un certo momento, tanto per venire ad un esempio pratico, abbiamo chiesto se c'era l'acqua sufficiente per un tale numero di posti letto. In certe relazioni si è assicurato che quest'acqua era sufficiente, ultimamente si è fatto un nuovo acquedotto a Pila, perché prima si è fatto un acquedotto e quest'acquedotto è servito poi per le frazioni anche più basse di Pila. Attualmente per la zona di nuovo sviluppo si è fatto un acquedotto e si è fatto solo un primo lotto tanto per poter servire la parte che è stata costruita. Questo acquedotto è fatto con il contributo del 70% della Regione e solo pochi giorni fa abbiamo liquidato circa 150 milioni per esso. Questa però è solo una parte perché il costo di questo acquedotto si aggirava come progetto iniziale sui 500 milioni e oggi non basta un miliardo e qualche cosa. Quello che è più grave in tutto questo è che nella relazione che accompagna - progetto fatto anche qui dall'Alpila - questo progetto si dice che l'acqua delle sorgenti che sono state captate serve esclusivamente per la metà della popolazione prevista nella zona che interessa l'Alpila; per l'altra metà la si dovrebbe andare a prendere o ad Arbolle, o con il sollevamento dell'acqua che esce dalla galleria del Drinc, che praticamente è stata dichiarata non potabile a un certo momento e che è attualmente utilizzata completamente dalla società Forza Elettrica. Questo è solo un esempio di una delle infrastrutture per quanto riguarda il costo e quello che noi stiamo già pagando per questa cosa. La parte sviluppante di questo progetto da svilupparsi in un secondo tempo per intanto non ha indicazione di prezzo e quindi lasciamo stare.

Quando si è trattato di vedere l'impianto di irrigazione a pioggia che doveva essere finanziato anche in parte dal FEOGA, in quest'aula abbiamo chiesto se c'era l'acqua sufficiente per l'irrigazione perché portava via una parte dell'acqua, perché l'acqua che interessa quel secondo acquedotto di Pila è quella che serve per il canale di irrigazione attuale della zona e praticamente si è detto che si sarebbe poi utilizzata acqua rigenerata che veniva restituita dal complesso dell'Alpila.

Avevamo preso un impegno per un miliardo nella Convenzione, oggi, se noi dovessimo attuare quello stesso progetto, l'ordine di grandezza di spesa sarebbe dai 3 ai 4 miliardi, quindi questi sono i dati che dobbiamo tenere presenti per le infrastrutture e che effettivamente portano il Consiglio regionale a dover pensare ad una revisione di quella Convenzione che è stata firmata nel 1962.

Ora, nella mozione presentata dal Gruppo Comunista si parla al punto 2) di "promuovere - nel caso esistessero gli estremi - la denuncia della Convenzione regolante i rapporti tra la Società Alpila, la Regione e il Comune di Gressan sospendendo immediatamente tutti i finanziamenti diretti e indiretti a carico della Regione previsti dalla Convenzione stessa affinché detti fondi possano essere destinati ad opere e servizi necessari e urgenti per la comunità valdostana". Noi riteniamo in parte di recepire questo secondo punto della mozione comunista ma modificandolo nel modo che dirò dopo a complemento del primo punto che è stato presentato già dall'Avvocato, dal Presidente del Consiglio.

Io ritengo che non possiamo accettare in questo momento sic et simpliciter il terzo punto della mozione comunista: "di promuovere il ritiro dalla società Alpila del pacchetto azionario della Regione", cioè non possiamo approvare la mozione in questo senso per le ragioni che sono state già dette prima: prima di tutto noi intendiamo accertare se sono state violate le norme che erano state fissate in quella delibera del 1972, se non erro, 1971, quindi, prima di prendere qualunque provvedimento, desideriamo accertare se ci sono state delle violazioni e appurarle nei particolari, in maniera da avere un quadro esatto delle violazioni. Questo è il primo punto.

Secondo punto: vi presenterò la parte di completamento dell'ordine del giorno in aggiunta al primo punto che è già stato illustrato dal Presidente del Consiglio, noi recepiamo anche il secondo punto della mozione comunista, detto in modo diverso, rimandando ogni decisione su quella che potrebbe essere una recessione dalla società Alpila, quindi il ritiro del pacchetto azionario, a questi accertamenti e alla rinegoziazione eventuale della Convenzione per alleggerire quegli oneri delle infrastrutture che, come ho detto, in questo momento sono di un costo tale e che assolutamente peserebbero troppo gravemente sull'Amministrazione regionale. Questo per quanto concerne la mozione comunista.

Dopo vi faremo distribuire il nostro ordine del giorno in maniera che possiate vederlo, anzi se avete già delle copie, potete anche distribuirle a tutti i Consiglieri in modo che possano confrontare quello che noi diciamo. Il secondo punto che noi proponiamo appunto nell'ordine del giorno è: "2) a negoziare una nuova Convenzione con la società Alpila, subordinando alle clausole della Convenzione che verrà sottoposta al Consiglio e concordata anche con gli Amministratori del Comune di Gressan ogni futura decisione in merito al comportamento della Regione Valle d'Aosta nei confronti dell'Alpila.". Mi pare quindi che questo recepisca il secondo punto della mozione comunista.

Le ragioni per le quali noi siamo contrari al terzo punto in questo momento mi sembra che siano chiare: se chiediamo di subordinare questo agli accertamenti e alla revisione della Convenzione, automaticamente non possiamo dire fin da adesso che ci ritiriamo dalla società. Qui praticamente le argomentazioni che erano state sollevate dal Consigliere Milanesio ci trovano consenzienti nel senso di dire: noi dovremo esaminare con una certa attenzione, alla luce di quei fatti che noi appureremo, se avremo la convenienza di rimanere ancora nella società con una data percentuale per poter determinare la linea della società da oggi in avanti, oppure se dovremo poi in quel momento prendere la decisione di ritirarci completamente dalla società. Mi pare di aver chiarito il punto di vista della Giunta su questo problema.

Senza voler fare delle polemiche, ma per non incassare certi rimproveri che vengono fatti in questo momento dai banchi e dal gruppo dei Democratici Popolari, permettete che noi si dica e che io dica esaminando quell'ordine del giorno che è stato presentato e illustrato anche dall'Avvocato Chanu: ma praticamente fino a ieri siete stati su questi banchi, avevate la possibilità di fare o di non fare certe cose e non le avete fatte o le avete fatte in un senso che non andava bene e a un certo momento adesso vi rimangiate tutto quello che avete fatto fino adesso. Ora, è ammissibile anche dire: "ci siamo sbagliati", ma non è possibile oltrepassare un certo limite, perché a un certo momento voi dite al punto 4): "di sospendere immediatamente tutti i finanziamenti diretti e indiretti a carico dell'Amministrazione regionale". Vi ho citato il caso proprio del secondo acquedotto di Pila; al momento in cui la Giunta era già dimissionaria, se non erro, o almeno proprio qualche giorno prima, sono passate in Giunta le delibere di liquidazione di queste cose e i mandati li ho firmati io nei giorni scorsi. Allora praticamente li avete deliberati al mese di novembre del 1974, se avevate quest'intenzione di non firmarli o di non più fare dei finanziamenti, non dovevate prendere in Giunta le delibere. Ho detto che non voglio fare una polemica, ma, santa miseria, a un certo momento bisogna avere un minimo...perché ognuno di noi ha un po' di sangue nelle vene e a un certo momento su certe cose deve rispondere, perché non rispondere sarebbe quasi riconoscere che su tutto questo abbiamo preso una posizione errata.

Ora, di non sottoscrivere in ogni caso ulteriori aumenti di capitale azionario sociale... ma qui - l'ha già detto il Presidente - non eravamo noi in Giunta quando è stata scritta la lettera dell'11 gennaio 1974, e qui permettete che io la rilegga perché almeno ne siamo tutti al corrente: "Alla Direzione dell'Alpila, società per azioni, Viale della Stazione AOSTA - Oggetto: sottoscrizione azionaria per aumento capitale sociale da £. 1.500.000.000 a 2.500.000.000. In relazione al deliberato aumento di capitale sociale di cui all'oggetto si informa che la Giunta regionale con provvedimento deliberativo n. 6060 in data 28.12.1973 ha espresso unanime parere favorevole di esercitare diritto di opzione sull'aumento deliberato nonché sulla quota di capitale non sottoscritto dagli azionisti francesi. L'esercizio di tale diritto d'opzione, che comporta l'acquisto da parte della Regione di n. 47.731 nuove azioni, da nominali lire 5.000, per complessive lire 238.655.000 verrà quanto prima sottoposto all'esame e all'approvazione del Consiglio regionale. Per esigenze di ordine amministrativo l'acquisto delle azioni potrà aver luogo ad avvenuta approvazione del bilancio della Regione per l'anno 1974 e presumibilmente entro il primo semestre dell'esercizio, ad avvenuta approvazione della spesa da parte del Consiglio regionale. Distinti saluti. IL PRESIDENTE - Cesare Dujany".

D'accordo che in Consiglio non è mai venuta questa delibera, il Consiglio non è mai stato chiamato a decidere su questo aumento di capitale, però mi pare che non possa la precedente Giunta regionale lavarsi le mani dicendo: "ma noi abbiamo approvato un aumento di capitale, l'abbiamo subordinato all'approvazione del Consiglio e il Consiglio non è stato interpellato". Mi sembra che per una questione normale si sarebbe dovuto portare in Consiglio e se il Consiglio approvava, bene, se il Consiglio respingeva, eravate a posto. Oggi non vorrei - scusate se lo dico per la terza volta - che questo avesse un sentore di polemica; non potete dire senza un minimo di pudore che voi non avete accettato l'aumento di questo capitale, perché allora vuol dire sovvertire tutti i termini, non è possibile in questo senso. Fino a ieri come Giunta eravate d'accordo, non l'avete portato al Consiglio, probabilmente non l'avete fatto perché c'erano delle divergenze nella maggioranza, questo io non lo voglio neanche sapere, però il Consiglio non è stato investito di questo problema, la decisione è stata presa dalla Giunta. La Giunta con questa lettera ha dato un'assicurazione e noi non siamo tenuti certamente a tenerla buona in questo momento perché non ha avuto tutti i crismi, però moralmente avete preso un impegno che non avete mantenuto e che noi in questo momento possiamo anche dire e compiacerci che non è stato mantenuto, quindi questa è un'altra questione, è una valutazione che ognuno può fare.

"Di promuovere, infine, il ritiro dalla società Alpila del pacchetto azionario della Regione". Ho già detto per la mozione comunista che noi non possiamo in questo momento approvare il ritiro e tanto meno, se lo potevano dire nella mozione comunista dato tutti i precedenti che abbiamo chiarito in questa maniera abbastanza bonaria tra noi, questo voi non l'avreste dovuto dire, lo potreste poi dire quando faremo la discussione globale su questo punto.

Ad ogni modo, per concludere e non farla più lunga perché non voglio tediarvi, noi non possiamo come Giunta approvare la mozione che è stata presentata dal Gruppo Comunista - mi sembra dai Consiglieri Chincheré e Manganoni - per quelle ragioni che ho detto. Riteniamo di aver in parte recepito nell'ordine del giorno presentato il sugo della vostra mozione, detto in altra maniera, ma lasciando un momento in sospeso la questione del ritiro dalla società. Ho già confutato l'ordine del giorno e non sto a guardare tutti gli altri punti perché non vorrei lasciarmi trascinare a dire qualcosa d'altro, ma dico per le stesse ragioni che non possiamo approvare l'ordine del giorno che è stato presentato dall'Avvocato Chanu; proponiamo invece il nostro ordine del giorno che è stato distribuito e di cui io ho letto il punto 2 - il primo punto era già stato illustrato dall'Avvocato Caveri -, il testo del quale, avendo riuniti i punti, è stato leggermente modificato in questo senso:

Ordine del giorno

Il Consiglio regionale

invita la Giunta regionale

1) ad accertare se le norme e condizioni di cui alla deliberazione di Giunta 3.9.1971 siano state rispettate dalla Soc. Alpila;

2) a negoziare una nuova convenzione con la Società Alpila, subordinando alle clausole della convenzione che verrà sottoposta al Consiglio e concordata anche con gli Amministratori del Comune di Gressan ogni futura decisione in merito al comportamento della Regione Valle d'Aosta nei confronti dell'Alpila.

Dicendo: "comportamento della Regione" va di per sé che in questo comportamento della Regione si potrà esaminare anche il punto 3) della mozione comunista, oppure l'ultimo punto della mozione presentata dall'Avvocato Chanu.

Pedrini (P.L.I.) - Signor Presidente, pensavo che una donna di nome Maddalena potesse fare, a un dato punto in quest'aula, una certa funzione, ma sembra che così non sia e che al contrario si tenga, sotto un certo profilo, un atteggiamento di repulsione...forme che il Vangelo insegna erano a quei tempi normalissimi non solo per Maddalena. Allora, visto che così non è, che a un dato punto io sono abituato a dire quel che penso, devo cominciare - e cercherò di essere, sia chiaro, il più sintetico possibile data l'ora tarda - a dire due cose al Presidente della Giunta.

Abbiamo dibattuto ieri lungamente per delle questioni sulle quali non vorrei ritornare, ma evidentemente il fatto che lei, Signor Presidente della Giunta, abbia voluto ancora una volta fare delle precisazioni sulla sua maggioranza non mi ha minimamente toccato, perché le ripeto con estrema chiarezza ed onestà che, fintanto lei fa questa strada, il Partito Liberale, tramite la modesta persona del sottoscritto, le sarà vicino. Il giorno che lei cambierà questa strada o sceglierà altre strade che le parranno più producenti, ma non più consecutive ai dettami di un'idea filosofica liberale, che è molto, ma molto aperta a tutti nel senso di chiarezza, evidentemente in quel momento stia tranquillo - e lo dico proprio con soddisfazione intima - che avrà il voto contrario del Partito Liberale.

Fatta questa premessa per questa sua voluta e ripetuta ormai dichiarazione, che penso a un dato punto, a forza di farla, possa anche essere lasciata così nella bambagia perché penseranno altri a tirarla fuori, anche se non rispondente in pieno al vero, io vorrei entrare velocemente nell'argomento dicendo che sono stato battuto sul tempo da un'eminenza nera o grigia come il Socialista Milanesio e da un Assessore di Giunta che mi ha tolto alcuni degli altri argomenti: l'Assessore Fosson.

Vediamo subito cosa dice il Consigliere Milanesio. Milanesio è stato l'unico - e a un dato punto dovrei mandargli una tessera ad honorem del Partito Liberale - a fare evidentemente un'esposizione chiara. Milanesio, non è che mi piaccia fare questa dichiarazione...quando fai delle dichiarazioni come quella che hai fatto, io non soltanto ti abbraccerei, camminerei insieme sulla strada delle tue dichiarazioni fino in fondo. Questo sta a dimostrare ancora una volta, se mi permetti, che, così come ho detto ieri, in molti Paesi non soltanto d'Europa del Nord e dell'Europa vicina, ma anche in Paesi in campo mondiale i Socialisti vanno d'accordo con i Liberali, perché gli uni tirano un po' la corda da una parte e gli altri dall'altra e forse la saggezza è la via di mezzo; non voglio ritornare a dire quello che ho detto, purtroppo in quei Paesi, la D.C. conta un po' poco. Dicevo che allora mi ha tolto praticamente tutti gli argomenti perché ha fatto una disamina così attenta del problema turistico perché in fondo è di questo che si parla, non soltanto dell'Alpila; se mi permettete, l'Alpila è il movente in questo momento che ci permette di discutere una certa politica turistica che evidentemente deve essere fatta in Valle d'Aosta.

Dissento un momentino su quello che il Consigliere Milanesio ha detto alla fine: "la mia seconda, la terza, la quarta casa", eccetera, il progresso continua inesorabile nonostante l'inflazione, nonostante che il Governo Democristiano infligga una tassa una tantum a coloro che hanno gli alloggi o non, perché evidentemente deve farlo, ma è inevitabile che "turismo" non è una parola astratta, ma è una cosa concreta: è la prima industria valdostana al di sopra di tutte le altre perché, integrata da quella poca agricoltura che potremo mantenere, è quella che garantirà l'esistenza futura migliore dei nostri figli.

Parlando dell'Alpila, l'operazione in sé ce la dimostrano le zone limitrofe, non so se siete al corrente ma oltre il Colle della Forclaz stanno studiando, ho visto alcuni giorni fa dei piani meravigliosi di sviluppo, eccetera, in cui la nostra Alpila, poverina, farebbe ancora la figura della cenerentola, siamo a questo punto. Pur tuttavia, è evidente che l'operazione turistica in sé era ed è completamente valida non soltanto per l'Alpila, non soltanto per Pila, non soltanto per Gressan, ma anche per la nostra piccola capitale che è la città di Aosta.

Evidentemente si è sbagliato, sotto qualche profilo, io sono convinto, in buona fede, non posso pensare che si vogliano ledere a un dato punto volutamente...per fare il danno della nostra Regione...ma evidentemente quando si vede che una società - e io l'ho appreso solo questa sera - conduce i suoi bilanci e conduce il suo parco vendite nella maniera in cui l'ha fatto, evidentemente io a un dato punto, io che sono per l'iniziativa privata debbo respingere in modo assoluto questa conduzione, che è semplicemente una conduzione di autolesionismo. Noi siamo qua, Signori, l'iniziativa privata deve essere fatta con cum grano salis ed evidentemente è solamente in questa maniera che si può progredire, ma quando si valicano questi punti fermi di un'economia e di una finanza, che evidentemente sono quelle che sono...non si può continuare a condurre una barca in quella maniera, tenendo presente che se c'è da combattere contro i grossi monopoli, contro le grosse società, contro coloro che speculano proprio sui lavoratori e su tutto quello che ruota intorno ad essi, noi riteniamo di essere i primissimi della classe anche in questo, come si ritengono altri nel difendere questi interessi.

Allora io vorrei soltanto dire su questo argomento che quanto ha detto il Consigliere Milanesio mi trova totalmente consenziente: o si vuole o non si vuole, se si vuole, bisogna essere coerenti con sé stessi e dire le cose come sono; se non si vuole, si deve dire di no e si deve mantenere evidentemente tutto, mettere praticamente un velo su tutto il progresso e la via a venire.

Vengo all'Assessore Fosson che ha parlato del testo presentato dal Consigliere Chanu. Io ieri sera ho detto al Consigliere Chanu: "ma perché lei, Avvocato, vuol sempre proprio fare l'Avvocato anche quando potrebbe qualche volta farne a meno?" e lui mi ha detto che gli piace portare le zucche piene d'acqua sulle spalle, così era il concetto, ed evidentemente che lo fa con enorme piacere e si ritiene in dovere di fare questo. Io gli do atto di questo perché non tutti avrebbero il coraggio, diciamo, di continuare su questa strada che evidentemente non è leggera, è assai pesante. Io le do atto, ma il fatto che lei, che era Capogruppo, presenti...io parlo della passata Amministrazione non dell'attuale...anche se lei vuol fare il Presidente io non ho niente in contrario, per me va benissimo, porterà qualche otre in più sulle spalle, vuoto o meno, di acqua o meno, non ha importanza, ma evidentemente allora lei mi tira proprio per i "fagioli" - ed è quello che forse desidera - e allora io le dirò che cosa penso di quest'ordine del giorno. Ne vorrei fare a meno ma, visto che lei proprio ancora insiste, le dirò che lei ha veramente un "qualcosa" che non voglio definire pubblicamente perché lei si offenderebbe se avesse un minimo di coscienza, per cui quando ad uno sta in Giunta - praticamente come lo era lei come Capogruppo - va bene e un mese dopo va via e presenta un foglio del genere...io lascio a tutti i Consiglieri nel loro intimo, agli stessi suoi colleghi pensare di lei che cos'è veramente questo foglio.

Visto che le cose le vuole, io gliele dico, se lei ha lo stile di farsi dire le cose, io ho lo stile di dirgliele, mi permetta la presunzione, perché evidentemente dopo un mese che lei è fuori dalla Giunta, lei vuol fare ancora il Presidente della Giunta dettando ordini del giorno e dicendo: "si delibera", cosa che evidentemente se lei avesse un minimo di pudore, non avrebbe fatto adesso ma quando era in Giunta, dico: "in Giunta" come Capogruppo, e lei mi capisce benissimo. Visto che lei vuole sempre le cose, stia tranquillo che io gliele dirò sempre con la massima tranquillità d'animo e penso che gli stessi Comunisti che hanno letto questo foglietto nel loro intimo...e il mio amico Claudio Manganoni che dichiara di non sapere di certe lettere...sono stati gabbati sotto un certo punto di vista perché evidentemente le loro responsabilità si assommano a quelle dei D.P. del mio amico carissimo Avvocato Chanu, che in quel momento reggevano le sorti della Regione. Certe cose qualche volta si potrebbe fare a meno di dirle, si potrebbero trovare delle sfumature, si potrebbe aleggiare ai 2.000 metri dove noi siamo abituati a vivere, ma se si vuole arrivare sempre con i piedi per terra, noi mettiamo anche le zoccole. Io quindi modestamente mi infilo le zoccole e dico poi quello che deve essere detto e che potrei dire con un'altra forma più signorile, evidentemente il Consigliere Manganoni...proprio così, ma dicono a Roma: quando se vo'... [traduzione letterale dal dialetto romano: quando si vuole...], rimaniamo alle cose come stanno.

Mi pare così di aver aggiunto una piccola cosetta a quello che lei, Assessore, mi ha carpito prima su questo foglio e di aver detto il pensiero non mio ma del Partito Liberale e degli amici Liberali, che io ho visto proprio un momentino fa e ai quali ho chiesto consiglio su come mi dovevo comportare in questa materia.

Un'ultima parola ancora su La Salle. Qua, ancora una volta, devo dire che l'esposizione fatta dal collega Milanesio mi trova pienamente consenziente. È difficile fare quanto il Presidente della Giunta dice, ossia che la Regione deve a un dato punto sostituirsi e trovare la maniera per fare aumentare i prezzi. È lodevole l'intento, io mi auguro che questo si avveri, perché evidentemente è solo così che noi facciamo gli interessi della nostra Regione. Non è dicendo di no a questi grossi investimenti internazionali però che noi facciamo gli interessi della Valle; non è dicendo di no a chi porta i capitali in Valle d'Aosta - discriminatamente? -, così come si vuol fare, che si fanno gli interessi della Valle d'Aosta. Noi dobbiamo fare come abbiamo fatto a Pila, ma all'inizio, non in seguito, ossia come Regione dobbiamo mettere lo zampino in ogni società che vuol venire in Valle d'Aosta e controllare, così come ha detto l'amico Bordon, articolo 19 o 17 che fosse, con diritto di veto quando gli interessi della Regione vengono lesi: questo sì che deve essere fatto!

Non ritengo che si debba aumentare ancora il capitale, associarsi all'aumento del capitale dell'Alpila, noi dobbiamo avere, anche il 2%, il 3%, il 5% di ogni azione industriale turistica che deve essere impostata, ma con quel 2%, 3%, 5% noi evidentemente dobbiamo avere in mano quelle armi necessarie per mettere il veto in qualsiasi momento, quando la conduzione della società viene a ledere gli interessi dei nostri cittadini. Io quindi sulla faccenda degli ulteriori aumenti di capitale azionario sono veramente molto e molto perplesso e non sarei dell'avviso perché evidentemente abbiamo già una quota abbastanza alta e quindi non so se ci converrà continuare su questa strada. Mi pare di non aver altro da aggiungere.

Il Presidente della Giunta mi pare che abbia fatto un'esposizione molto chiara. Io non tallonerò perché non mi piace tallonare la gente, lo lascio fare ai poliziotti. Io seguirò da vicino perché voglio vedere che cosa il Presidente della Giunta ci dirà in merito al Comune di Gressan-Pila-Regione. Questo perché sono argomenti che io completamente ignoro, così come ignoravo questi. Lo seguirò quindi da vicino ed è evidente che mi comporterò di conseguenza secondo veramente gli interessi della nostra Valle d'Aosta.

Chincheré (P.C.I.) - Niente polemiche, soltanto due brevissime telegrafiche considerazioni: la prima è che al contrario del Compagno Milanesio i Comunisti stasera non sono né perplessi, né sconvolti; la seconda, ringraziamo, e lo facciamo con fierezza, il Consigliere Pedrini di non distribuire testi ad honorem ai Comunisti sui problemi di natura economica e sociale; la terza, io credo che non sia giustificata l'affermazione che è difficile questa sera prendere delle decisioni data l'importanza dell'argomento e data la parziale ristrettezza del dibattito. Questa mozione è stata presentata il 22 di novembre, perciò qualunque Partito o Movimento con un minimo di organizzazione e con un minimo soprattutto di volontà politica di affrontare in termini politici questo problema è benissimo in grado, nel bene e nel male, giusto o sbagliato, di prendere fino in fondo responsabilmente le sue decisioni, denunciando chiaramente qual è la sua posizione sul problema specifico dell'Alpila e sul problema più generale dell'uso del territorio della Valle d'Aosta. Non solo, il problema Alpila giace in questo Consiglio ormai dal 1967-1968, abbiamo avuto tutto il tempo, è passata la prima fase della progettazione, siamo alla seconda fase dell'esecuzione, si vede già fino in fondo quello che c'è e quello che ci sarà lassù, sappiamo esattamente quanto è costato e quanto costa l'operazione Alpila alla collettività regionale, siamo in grado...fino in fondo di quello che vogliamo fare.

Premetto a chiarificazione di alcune affermazioni fatte dall'Assessore Fosson che il testo sul quale stiamo discutendo, visto che il Gruppo Comunista le ha accettate, è comprensivo delle proposte che portano la firma del gruppo dei D.P., in quanto con alcune correzioni stiamo discutendo su questo testo.

Voglio arrivare al nocciolo del problema partendo anch'io dalla relazione del Presidente della Giunta, relazione di grande respiro, indubbiamente, dove sono stati enunciati i principi estremamente interessanti che noi abbiamo ascoltato con le orecchie dritte come nostra abitudine quando si parla di cose estremamente serie.

Detto tra parentesi, sulla proposta per Les Ors credo che forse il Gruppo non si pronuncerà questa sera, ma la prenderà a breve scadenza in attenta considerazione. Direi che accanto a questi aspetti positivi ci sono state anche alcune carenze che è giusto che vengano sottolineate proprio per cercare di capire meglio, per decidere meglio quello che dobbiamo decidere, nel bene e nel male.

Nella relazione del Presidente della Giunta sono stati trascurati i rapporti tra Comune di Gressan e Alpila volutamente, però sappiamo che questo problema fa parte integrante della questione Alpila. Esiste una delibera del 22 o del 23 dicembre del Comune di Gressan, dove l'Alpila tenta chiaramente di scaricare l'importo della fognatura della collina sul Comune di Gressan, il che vuol dire Regione autonoma Valle d'Aosta dato che i soldi li tiriamo fuori noi. Da un conto fatto a spanne in difetto, credo che possiamo affermare tranquillamente che la cifra si aggira intorno, con i prezzi attuali, ai 600 milioni, il che lascio immaginare a tutti cosa significa: altri milioni per quella questione.

Non solo, e questo lo dico con il "se" - a noi piace essere documentati, lo dico con il "se" ma verificare sarà facile -, l'abitabilità del complesso Alpila era collegata all'approvazione da parte del Comune alla Società Alpila della Convenzione regolante i rapporti a proposito della fognatura della collina. Questa Convenzione non è ancora stata approvata e sembra che il complesso Alpila sia già, per quanto possibile, ampiamente abitato. Se tutto questo è vero, il fatto è illegale e prego il Presidente della Giunta di andare a verificare, dall'alto della sua autorità reale, questo fatto.

Un altro elemento trascurato della relazione è la condizione operaia nei cantieri Alpila, credo che non sia demagogia dire che la Regione autonoma della Valle d'Aosta, di questa Regione democratica, antifascista che cerca di operare per l'interesse di chi lavora, siano essi contadini, operai delle fabbriche, edili, sia esso ceto medio o impiegati, possa dimenticare che in questo modo copre sul piano morale la condizione operaia che gli edili di Pila erano costretti a vivere quotidianamente sulla loro pelle. Inviterei, sempre dall'alto dell'autorità che ne deriva dal fatto di essere Presidente della Giunta, di andare a chiedere all'Ispettorato del Lavoro che tipo di controlli ha fatto sui cantieri di Pila. Un'altra carenza, questa di natura esclusivamente politica, e un invito: quando il Presidente della Giunta o chiunque altro chiama in causa responsabili - o presunti tali - politici di certe operazioni, è pregato di fare chiaramente nomi e cognomi perché a noi la confusione non piace e i Comunisti da queste soluzioni e da altre soluzioni consimili non hanno assolutamente niente da temere. Non abbiano assolutamente niente da nascondere, non abbiano mai confuso gli interessi privati di Partito o di persone all'interno del Partito, personalismi che al nostro interno, per fortuna, non esistono. Rammento a tutti che da noi esiste il centralismo democratico, per cui se uno fa il furbo, se ne va o lo buttiamo fuori. Non abbiamo nulla da nascondere, nemmeno che all'interno della passata maggioranza sul problema dell'uso del territorio - e sappiamo qual è la facciata opposta di quest'affermazione - abbiamo avuto scontri non indifferenti e abbiamo anche detto chiaramente che se alcune deliberazioni venivano in Consiglio, vedi i parametri per i fondi di rotazione e i paralberghieri e alberghieri, noi avremmo votato contro anche se quella maggioranza fosse caduta su questi problemi. Noi non abbiamo assolutamente niente da nascondere e siamo disponibili al confronto più ampio con tutti, con le forze della passata e della presente maggioranza.

Quando si parla di responsabilità, s'intende scaricare che la legge del piano regolatore fu varata dal Centro Sinistra, non commento e mi sembra strano che oggi l'Union Valdôtaine con quelle stesse forze pensi di avere l'energia politica per condurre una battaglia a fondo per la difesa del territorio valdostano.

La cosa ancora più grave è che in sostanza mi è sembrato - forse tra le righe c'era non sufficiente chiarezza - che il Presidente della Giunta non abbia risposto - forse pensa di farlo in seconda sede, in un secondo intervento e in parte l'ha fatto l'Assessore Fosson in un ordine del giorno firmato dal Presidente della Giunta e in modo discutibile, rammento l'articolo 61 anche al Presidente del Consiglio - alle domande chiarissime che noi abbiamo fatto sul problema dell'Alpila, sulle quali si può non essere d'accordo ma sono indubbiamente chiare; ha dimenticato alcune questioni, la nostra non è una difesa astratta della conca di Pila, come non è una difesa astratta per il territorio della Valle d'Aosta, come non è un attacco astratto demagogico e indiscriminato nei confronti dei grandi monopoli.

La questione è molto semplice a conti fatti - e, se volete, vi cito le fonti - la Convenzione tra Alpila, Comune di Gressan e Regione Autonoma della Valle d'Aosta, a parte il discorso ecologico, a parte il discorso sull'ambientazione, costa in moneta sonante, anche se svalutata - e ringraziamo ancora la D.C. di questo fatto - cinque miliardi e mezzo. Cosa vogliamo fare? Vogliamo darglieli questi soldi, siamo convinti che in questa situazione economica specifica il compito di un Ente pubblico dell'importanza della Regione è di spendere i suoi soldi per creare infrastrutture nei confronti di un complesso che unanimemente abbiamo stabilito serve per dare la terza o la quarta casa a quattro ricconi che intendono svernare in Valle d'Aosta? Se è questo il ruolo dell'Ente pubblico, si abbia chiaramente il coraggio di affermarlo. Noi evidentemente pensiamo di no, in questa situazione di crisi economica noi Comunisti siamo molto più seri di La Malfa su questo argomento, il quale si limita a scrivere la Caporetto economica presentandola nel solito teatro delle contesse napoletane. Attualmente è bello pontificare dopo 20 anni di partecipazione al Governo dall'alto di una poltrona di Ministro, senza poi fare assolutamente nulla. Noi su questo uso del denaro pubblico non siamo d'accordo, però si piange ancora...

E qui il Consigliere Pedrini mi sembra...Commendatore, me lo consenta, lei fa un torto all'Alpila e a quella che lei definisce sintomo di libertà dell'iniziativa privata: fa un torto perché non è assolutamente vero che l'Alpila ha sbagliato i suoi conti e quelle operazioni che fa con l'IPI, che sono un errore per cui dovrà cospargersi la cenere sul capo perché in questo modo chiude i bilanci in deficit e, mi sia consentito il termine, si è fatta fregare da qualcuno più furbo di lei...no, è perfettamente logico, noi abbiamo sostenuto che l'Alpila è la privatizzazione dei profitti e la collettivizzazione delle perdite, l'Alpila è coerente con queste affermazioni perché chi pensava allora e chi pensa oggi...ed era un'illusione, se non malafede, che la Regione ci guadagnasse, l'Alpila vi ha dimostrato che fa gli affari suoi, senza consentire alla Regione di guadagnare un becco di un quattrino.

Evidentemente l'Alpila, i suoi Amministratori, che abbiamo sentito per l'autorevole voce della Giunta sono FIAT, che si chiami in un modo, si chiami in un altro sono FIAT, hanno fatto fino in fondo il loro dovere. Questa sera - caso strano ma non c'è mai stato un Comunista e chi c'era si assume le sue responsabilità... - dobbiamo stabilire se vogliamo continuare a coprire questo tipo di operazione o no: questo è il discorso.

Si dice che il bilancio dell'Alpila è in deficit: "poverini, ma guarda questi incapaci" come se la FIAT mettesse a responsabilità di quel genere degli individui di serie B, no, se li alleva nella Fondazione Agnelli e manda quelli di serie A. È un falso contabile poi dire che l'Alpila è in deficit perché - e qui mi riferisco a cose dette, ripeto, dall'autorevole poltrona, nel senso buono per carità, non vorrei essere frainteso dal Presidente della Giunta - per giudicare i bilanci dell'operazione Alpila, perché il problema è quello, noi dobbiamo andare a spulciare i bilanci IPI, dobbiamo andare a spulciare i bilanci delle fabbriche di cemento che appartengono alla FIAT e che hanno fornito il cemento all'Alpila, dobbiamo andare a spulciare il bilancio di quel famoso Ufficio Progetti che si prende il 6% per sua affermazione, Presidente, sul complesso della progettazione. Dobbiamo andare a spulciare il bilancio delle imprese FIAT che lavorano all'Alpila e allora noi scopriamo e facciamo un bilancio reale e non banalmente aziendalistico dell'operazione Alpila, se l'operazione è estremamente inattiva e noi copriamo tutte quelle operazioni e siamo gli unici capaci...

Si fa un altro discorso per cercare di giustificare l'Alpila, e qui è l'operaismo tipico di una certa piccola e media borghesia più o meno camuffata nei Partiti e nei Movimenti: "ma voi Comunisti siete matti - mi piace questa gente che insegna ai Comunisti a fare i Comunisti, mi ha sempre divertito moltissimo - se voi chiudete l'Alpila e se togliete le azioni e non gli date più soldi, l'Alpila deve chiudere perché è già in deficit, così tutti quei poveri operai - che poi, quando i borghesi parlano degli operai, dicono sempre: "poveri" - dove vanno a lavorare?". Bene, problema reale ma impostato in un modo discutibile, secondo recenti statistiche che risalgono a tre anni fa - anche noi Comunisti non siamo sempre aggiornatissimi - ad Aosta città - vi risparmio la Valle, non perché i Comunisti non si ricordano che esiste la Valle, la risparmio per comodità di discorso - c'è una carenza di 1.500 alloggi. Benissimo questi 5 miliardi, se proprio vogliamo usarli in un modo utile, destiniamoli a costruire alloggi, daremo lavoro alle imprese affinché abbiano il loro giusto guadagno, daremo lavoro agli operai e non avranno timore della disoccupazione e non saranno vittime dei giochetti della Licis, tanto per intenderci, e faremo un'operazione utile, non daremo la terza o la quarta casa a chi non ne ha bisogno: daremo la prima casa a chi ne ha bisogno e riusciremo in questo modo anche ad ammortizzare quelli che vengono definiti gli equi canoni.

In sostanza stasera - in realtà non parliamo dell'Alpila - dobbiamo decidere chi comanda in Valle d'Aosta, in realtà questa sera decidiamo, la nostra posizione è chiara: se in Valle Aosta comanda chi ha i soldi e fa quello che vuole e l'attività degli Enti locali, Comuni, Comunità montane, Regione si deve adeguare a quelle scelte; oppure decidiamo se l'iniziativa privata - che in un certo senso è giustificata e lodevole, va bene - si muove all'interno di scelte fatte dall'Ente pubblico. In realtà stasera stiamo decidendo non sull'Alpila ma se gli abitanti della Valle d'Aosta, in particolar modo dei contadini della Valle d'Aosta, che sono i più diretti, immediati interessati della speculazione fondiaria, devono essere i protagonisti del loro sviluppo o se devono limitarsi ad assolvere il ruolo dei venditori di terra, questi sono i "corni" del problema. Credo perciò che non sia possibile accettare rinvii e non sia possibile accettare vaghezze: si sta da una parte o si sta dall'altra, direi che il Consiglio già questa sera si trova di fronte a una delle scelte più semplici di questo mondo: tiriamo la riga per terra, chi sta da una parte, chi sta dall'altra, chi sta con la speculazione e chi sta contro la speculazione.

Da questo punto di vista, confortato da una rapida consultazione con gli altri Compagni del Gruppo, dobbiamo dire che ci rammarichiamo, abbiamo condotto con l'Union Valdôtaine grandi battaglie, ne condurremo delle altre insieme: Questa proposta alternativa non è né buona, né cattiva, non dice niente; allora "non dice niente" anche dall'italiano, nel senso di lingua non nel senso di altre cose... Punto 2): "a negoziare una Convenzione...", si presume di poter negoziare una nuova Convenzione se si rifiuta quella precedente; se si dice chiaramente all'Alpila: "noi quella Convenzione non la riconosciamo più, siamo anche disposti a negoziarne un'altra, però quella no", perché la condizione per negoziare una nuova Convenzione è a denuncia della precedente. Sovente veniva rimproverato alla vecchia maggioranza di voler rinviare il problema, noi non siamo di questo parere, ho detto prima che il tempo per scegliere l'abbiamo avuto tutti. Quest'ordine del giorno, o questa mozione alternativa, non costituisce nessuna scelta, noi aspettiamo la conferma o la disconferma di quest'ordine del giorno ma se non viene ritirato, credo che non potrà avere l'adesione del Gruppo Comunista.

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Dujany, sono poi iscritti i Consiglieri Manganoni e Andrione.

Dujany (D.P.) - Penso che il problema che ha portato all'ordine del giorno la discussione in questo momento dell'Alpila trovi i suoi momenti importanti, come già ha illustrato il Presidente della Giunta Andrione, nel 1968, momento dell'approvazione della legge urbanistica di Pila da parte del Consiglio regionale, e nel 1972, momento dell'approvazione da parte del Consiglio regionale della relativa Convenzione avvenuta con voti unanimi, ed è chiaro che da quel momento il compito dell'Esecutivo, quindi della Giunta regionale, non è stato altro che quello di dare attuazione ai deliberati del Consiglio in questa materia.

Mi pare che in una parte dell'intervento del Presidente della Giunta si è voluto affermare - credo forse involontariamente - una specie di presenza, direi passiva, dell'Amministrazione regionale, della Giunta dinnanzi al fatto dell'Alpila. Vorrei assicurare il Consiglio che l'attenzione nei limiti del tempo, per quanto mi riguarda, è stata la più attiva possibile, fidandomi anche della collaborazione degli allora Vice Presidenti e membri rappresentanti del Consiglio regionale che erano composti dal Geometra Vietti, dal Dottor Dagnes e dal Dottor Balestri. È inutile fare polemica su questa materia, credo che oggi il Consiglio si trovi dinanzi a un momento di riflessione su un argomento che aveva ritenuto opportuno decidere parecchi anni or sono ritenendolo un provvedimento valido e utile nell'interesse della Regione e non c'è nulla di male che si ritorni su questo argomento, che indirettamente, come già è stato detto da molti che mi hanno proceduto, è un argomento occasionale per discutere il problema molto più ampio della politica del territorio in Valle d'Aosta, problema estremamente complesso che oggi è già emerso in sede di questo Consiglio con delle visioni diverse e con delle impostazioni che mi pare si diversifichino in un modo abbastanza evidente.

D'altra parte, la Francia stessa, la Svizzera stessa in questo momento si ritrovano a riesaminare in modo critico tutte le grandi stazioni turistiche, i grandi sviluppi intensivi che sono stati lanciati 10-15-20 anni fa con ammirazione da parte di tante persone; oggi loro stesse sono in una fase di critica e in una fase di riesame alla luce dell'esperienza. Nessuna umiliazione quindi, ma direi una paziente osservazione su un "fatto" che avevamo deciso tutti quanti e a cui fino a un certo punto avevamo creduto valido.

Ora, il comportamento della Giunta non è stato altro che un comportamento in ossequio ad una Convenzione approvata dal Consiglio regionale e la sottoscrizione dell'aumento di capitale non era altro che una promessa o, meglio, un indirizzo espresso dalla Giunta, che sapeva di non essere competente a decidere ma che doveva garantire una linea di una certa Convenzione, a cui il Consiglio regionale non aveva ancora espresso un parere negativo in quel momento, per ottemperare a quanto precisato nella Convenzione stessa.

D'altra parte la Giunta...Andrione era perfettamente cosciente che qualunque ulteriore sottoscrizione di capitale a favore dell'Alpila non era di competenza della stessa ma di competenza esclusiva del Consiglio regionale. Vorrei ancora precisare che al momento in cui il Consiglio ha dato mandato alla Giunta di non deliberare altri contributi a favore della società Alpila, la Giunta non ha più deliberato altri contributi, questo per precisazione in relazione a quanto affermato dall'Assessore Fosson.

Per quanto riguarda invece l'affermazione fatta dal Presidente della Giunta, che ha voluto fare un'allusione direi a una certa disonestà o a una certa cattiva amministrazione e ad un'attenzione a interessi personali, spero e ritengo che tale accusa non abbia a riferirsi a chi parla e, se ciò fosse, lo pregherei di dirlo apertamente e di dirlo pubblicamente perché mi pare che allusioni generiche o allusioni superficiali possono dare l'impressione al pubblico di scagliare una pietra e non si sa bene contro chi e per che cosa.

Per quanto riguarda il problema di La Salle, sta di fatto che il Comune di La Salle o il Gruppo che aveva sollecitato una certa Convenzione con il Comune di La Salle non ha avuto realizzazione...non so dire nel dettaglio come sia avvenuta quest'osservazione perché avevamo pure un Assessore al Turismo in quanto il Presidente non aveva l'Assessorato ad interim che elaborava naturalmente in merito e nel dettaglio queste osservazioni, sta di fatto che la posizione ufficiale della Giunta era contro la realizzazione del complesso di La Salle malgrado avesse avuto parecchie sollecitazioni e la riprova sta nel fatto che ciò non è avvenuto.

Per quanto riguarda invece il problema molto più generale della politica del territorio - che è il problema che avremo ancora occasione di affrontare e di illustrare, e avremo ancora occasione di avere parecchi scontri -, siamo favorevoli ad uno sviluppo coordinato del territorio, ad uno sviluppo turistico a dimensione umana e soprattutto ad una dimensione che sia adeguata alle nostre popolazioni e non agli utili e al comodo esterno. Non si possono chiudere le porte ad un certo sviluppo, ad un certo progresso, però non si può lasciare sviluppare in un modo libero, in un modo disordinato e quindi mi pare che le osservazioni fatte da parecchie parti di questo Gruppo ci trova concordi, dei Gruppi consiliari...ci trova concordi in una linea di rigido ordine, di sviluppo della politica del territorio, che, come ha detto il Presidente della Giunta, è ancora l'unico vero patrimonio che esiste nelle mani della Valle d'Aosta.

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Manganoni.

Manganoni (P.C.I.) - Io non polemizzerò nemmeno con gli "zoccoli" del Consigliere Pedrini ma è necessario che faccia una precisazione indispensabile circa alcune affermazioni dei colleghi, anche se il Compagno Chincheré con il suo intervento ha già chiarito molte cose. Tranquillizzo un mio collega che era preoccupato, allarmato: "se noi votiamo questa mozione e poi chiuso e non se ne parla più...". Noi ci impegniamo ...(voce del Consigliere Monami) ...no, per carità, Consigliere Monami, un collega di Gruppo è un Compagno. Allora io lo posso tranquillizzare perché noi ci impegniamo qui a proporre in ogni seduta che ci sarà per molti mesi in ogni ordine del giorno la questione Pila sotto forma di mozione, sotto forma di interpellanza, eccetera, perché oggi, anche votando il nostro ordine del giorno, non crediamo che sia tutto risolto, ci sono ancora tanti altri problemi dell'Alpila e noi ci impegniamo a portarli in Consiglio, quindi si tranquillizzi quel collega, d'altronde vi abbiamo detto: "nous vous talonnerons".

Qualcuno diceva quale altra soluzione, quale altra alternativa: "Pila: o si fa l'Alpila com'è, sennò non si fa niente", e qui non ci comprendiamo più, l'ha ripetuto il Consigliere Chincheré adesso, non voglio mica ripetere quello, noi vi abbiamo detto quale sviluppo vogliamo noi, non solo a Pila ma in tutta la Valle d'Aosta, e qui sul fatto della privatizzazione e sulle necessità del capitale privato io convengo con quanto ha detto il Consigliere Chanu: la partecipazione degli Enti pubblici in certe società, in tante società significa privatizzazione degli utili, socializzazione dei deficit, delle perdite e il Consigliere Chincheré l'ha illustrato magistralmente.

Ebbene, l'esperienza della SITRASB, della SAV dove noi siamo azionisti che cosa ci ha insegnato? Centinaia di milioni si sono sommati, sono miliardi che la Regione ha cacciato fuori e doveva cacciarli, era necessario metterli in quel caso, ma la Regione ha sempre e solo cacciato fuori i soldi. Non penso che i privati che partecipavano a questa società abbiano cacciato fuori i soldi, loro li hanno intascati nel modo che vi ha illustrato il Consigliere Chincheré.

Ora, ci è stato detto: "voi vi svegliate adesso", no, egregi colleghi, noi non ci svegliamo adesso perché il Gruppo Comunista il 2 ottobre 1972 ha presentato al Consiglio regionale un'interpellanza per sapere se la Giunta giudica ancora compatibile con i criteri di rettitudine e di dignità che dovrebbero ispirare il comportamento degli Amministratori pubblici la permanenza della Regione che comporta rilevanti esborsi di denaro pubblico in una società come l'Alpila, che ancora recentemente ha manifestato i suoi fini speculativi e i cui Amministratori hanno dimostrato un'eccessiva preoccupazione nell'autoassegnarsi laute e quanto ingiustificate prebende, nonostante la società presenti rilevanti perdite di esercizio ed un inqualificabile disprezzo nei confronti degli Amministratori regionali, ai quali sono state rivolte oltraggiose accuse e le abbiamo documentate. In detta società ogni potere decisionale è monopolizzato dagli uomini della FIAT, che manifestano palesemente un arrogante e quanto intollerabile disprezzo nei confronti della Regione e dei suoi legittimi rappresentanti. Noi questo lo abbiamo presentato in Consiglio il 2 ottobre del 1975, quindi, caro collega, quando dici: "vi svegliate adesso", vi dimostriamo che noi ci eravamo svegliati un anno e mezzo fa, cioè quattro mesi dopo aver approvato la Convenzione.

Circa il diritto di veto, caro Consigliere Bordon, qui dobbiamo chiarire una cosa: tu prima mi hai detto che il diritto di veto è contenuto nella Convenzione e poi che è contenuto non nella Convenzione ma nello Statuto all'articolo 19, e io ho preso atto. Vuoi dirmi dove? Ti premetto che io qui ho lo Statuto dell'Alpila, allegato B, edizione definitiva, qui c'è scritto: "le bozze...", due bozze, terza bozza, quinta bozza...non so quante bozze. Ebbene, all'articolo 19 dello Statuto definitivo, come in tutti quelli precedenti, il diritto di veto non c'è e noi Consiglieri Comunisti ce ne siamo accorti non adesso, ma prima perché nel nostro intervento del 12 dicembre 1974, caro Consigliere Bordon, abbiamo detto che la Giunta si sforzava di confutare questi lati negativi prospettando detta società come toccasana per lo sviluppo del turismo in Valle d'Aosta; per tranquillizzare i Consiglieri essa affermava: "la Regione ha il diritto di veto, può esercitare il diritto di veto in qualunque momento su qualunque iniziativa sia all'interno del Consiglio di amministrazione che all'interno del Comitato esecutivo; questa società, proprio per questo diritto di veto, senza l'assenso della Regione, non può fare niente". Questo l'ha affermato un Assessore, noi lo abbiamo sentito e abbiamo detto: "sono balle", non solo l'abbiamo dimostrato perché in un verbale dell'Alpila il Dottor Lucat, che rappresentava il Presidente della Giunta, a tutte le proposte del Presidente dell'Alpila ha detto: "no", se noi avessimo avuto il diritto di veto, quelle proposte non sarebbero passate, invece sul verbale tutte le proposte sono state approvate in barba e alla faccia del rappresentante della Regione, delegato dal Presidente della Giunta. Noi queste cose ve le abbiamo dette non oggi ma quel giorno quando abbiamo fatto questo intervento, quindi un paio di mesi fa.

Allora vedi, Bordon, non è che noi scopriamo le cose all'ultimo momento, noi Comunisti avremo tanti difetti però, quando affrontiamo i problemi, daccene atto, li affrontiamo con una certa serietà e, prima di fare delle affermazioni, cerchiamo possibilmente di documentarci. Quel diritto di veto che c'era prima nella bozza che avevo anch'io stranissimamente nello Statuto definitivo non c'è più, il diritto di veto è saltato. In questo modo, mi dispiace, ma si pigliano per i fondelli tutti i Consiglieri, non solo i Consiglieri Comunisti, perché la bozza è stata presentata in un modo e nel testo definitivo concordato e firmato è scomparsa quella frase. Se io erro, se io sbaglio, vi prego di chiarire... Con questo non ne faccio una colpa a te, in buona fede hai preso la bozza come l'ho presa io in un primo tempo e poi, quando ci hanno fatto vedere lo Statuto con il testo definitivo, mi sono accorto di quella turlupinatura.

Parlavi dell'inaugurazione dell'Alpila, ebbene, anche all'inaugurazione non c'era un Consigliere Comunista, questo sia molto chiaro, anche se sono stati invitati con certi biglietti, belli, sfarzosi, eccetera. I Consiglieri Comunisti non erano presenti a quella inaugurazione, tu li vedrai magari a visitare le vecchie caserme abitate dalla povera gente, certi centri storici, ma all'inaugurazione dell'Alpila non c'erano.

Gli impegni dei Comunisti del Comune di Gressan di cui si parla - non se ne accenna bene - ve li abbiamo esposti in Consiglio sempre nella seduta del 2 dicembre e vi abbiamo detto questo: il Comune di Gressan si accolla le spese di manutenzione, di gestione dell'acquedotto e della fognatura; dovrà provvedere all'illuminazione pubblica, alle attrezzature di zone verdi, alla segnaletica stradale, al ritiro dei rifiuti; dovrà consentire l'accesso gratuito ai terreni per la costruzione di stazioni funiviarie, impianti sportivi, depositi di materiali, per le piste di sci, per i rifugi, per le aree verdi e altre opere fra le quali 10.000 metri quadri per la costruzione di parcheggi e dovrà cedere gratuitamente le servitù ed accordare il diritto di prelazione sui terreni di sua proprietà. Il Comune si impegna ad accordare all'Alpila l'esenzione dalle imposte di consumo, dall'energia elettrica e tutte le altre esenzioni che l'Amministrazione comunale potrà concedere. Io vorrei sapere se i cittadini di Gressan quando conosceranno questo, loro che le imposte le pagano...gli operai e i contadini di Gressan le imposte le pagano, ma il Comune di Gressan esenta dalle imposte la FIAT. Questi sono alcuni degli impegni del Comune di Gressan. Se qualcuno di voi ne dubita, io qui ho la Convenzione fra l'Alpila e il Comune di Gressan, pertanto se mettete in dubbio, ditemelo, io ve lo documento.

E sto venendo alla fine, il mio collega ha detto: "ma già, capperi, il capitale privato se interviene con quello pubblico, il privato non fa degli investimenti filantropici"; se fossero in Francia, direbbero: "c'est une vérité de La Palice". Ora, si dice: "cavalcate la tigre della demagogia", che la nostra è demagogia, ma tutte queste affermazioni che abbiamo fatto - ve lo abbiamo detto e ve lo ripeto - sono documentate dai verbali, se, anziché parlare di demagogia, ci si dicesse: "questa vostra affermazione è errata"...qui noi vi aspettiamo, questo è il confronto che noi vogliamo con voi sulle cose e noi qui la documentazione ce l'abbiamo, quindi non siamo noi che cavalchiamo la tigre della demagogia ma sono ben altri.

D'altronde in buona parte l'ha confermato il Presidente quello che avevamo detto noi...il tipo di sviluppo da dare alla nostra Regione si deve scegliere, ma è da anni che noi ve lo diciamo quale sviluppo vogliamo: non la colonizzazione, non il turismo di élite, non la speculazione, ma il turismo popolare, l'inserimento della popolazione locale come soggetto e non come oggetto, non come schiavi e lavapiatti come dovranno fare quelli che disgraziatamente oggi vendono i terreni perché alienano il loro diritto di proprietari e saranno i servi dei colonizzatori nuovi. Dobbiamo anche preoccuparci di questo perché quelli sono dei valdostani, sono degli abitanti della nostra Valle d'Aosta che non si rendono ancora conto, dobbiamo tutelarli noi, dobbiamo evitare noi che questo si verifichi. Circa il turismo popolare, l'Alpila vuol dire emarginare i lavoratori perché l'esempio ce lo dimostra: andate al Breuil, che è tipo l'Alpila, e vedrete quanti operai, quanti lavoratori sciano al Breuil. Oggi Pila è lo sfogo di Aosta, oggi a Pila vanno gli operai lavoratori di Aosta a sciare, aspettate che siano ultimati questi impianti, che siano ultimate queste attrezzature - e per quanto riguarda questi condomini a 800.000 lire al metro quadro oggi, 350.000 tre anni fa, non sono gli operai che acquistano queste terze o quarte case, come diceva il Consigliere Chincheré, quelli sono i ricchi e sono i cumenda [traduzione dal dialetto milanese: i commendatori] che hanno le palanche - e gli operai, i lavoratori di Aosta non potranno più andare a Pila a sciare perché saranno emarginati, innanzitutto per i prezzi proibitivi; come oggi al Breuil, impediranno loro di andare a sciare; dove andranno questi lavoratori? Dove ci sono altre stazioni popolari vicino ad Aosta, se eliminiamo l'Alpila, se cediamo gli impianti e tutta l'attrezzatura turistica in mano all'Alpila, non noi...come ce l'ha già purtroppo...ebbene, si è detto che non bisogna negare i finanziamenti, come si è detto, li diamo agli altri operatori: non li dobbiamo dare all'Alpila, ma a quel turismo che vogliamo noi, che ha un carattere collettivo, o è fatto dal piccolo proprietario che ha l'alberghetto a gestione familiare, la pensioncina, a quegli operatori noi dobbiamo dare i soldi e non agli speculatori.

Vi dirò che sui fondi di rotazione previsti è previsto lo stanziamento di un miliardo. Se noi dovessimo accogliere le richieste dell'Alpila documentate dai verbali, noi dovremmo dare 600 milioni all'Alpila e 200 milioni alla Pila Funivie che ha confermato il Presidente far parte dell'Alpila che possiede il 65% delle azioni; allora del nostro miliardo stanziato sui fondi di rotazione per il turismo daremmo 800 milioni come primo acconto e poi il resto all'Alpila.

Ora, la Regione ha detto che avrebbe sottoscritto il capitale, poi però non ha mantenuto l'impegno. La Regione, il Consiglio regionale...qualcuno si è impegnato presso l'Alpila per la sottoscrizione del capitale; ora, bisogna vedere cosa si intende per "Regione", per me il suo organo supremo è il Consiglio regionale. Il Consiglio regionale questi impegni non li ha presi e - concludo - è ormai da anni in quest'aula che i vari Consiglieri fanno a gara nel pronunciare discorsi sulla necessità di tutelare il nostro ambiente, la nostra Valle dalla degradazione, dagli speculatori, ebbene, colleghi Consiglieri, oggi vi mettiamo alla prova. Noi Comunisti ci proponiamo di liberare la nostra Valle dalle mani degli speculatori, dei nuovi colonizzatori e di smascherare quelle forze politiche che, per inconfessabili interessi di potere e di denaro, danno una copertura in Consiglio regionale a queste forze, pertanto chiediamo la votazione integrale del testo definitivo della mozione concordata fra i Democratici Popolari e il Partito Comunista.

Caveri (U.V.) - Vorrei fare una piccola constatazione: abbiamo cominciato alle ore 17,10 e sono le 21,27, quindi quattro ore e un quarto di discussione, quello è un altro aspetto...e ci sono ancora iscritti a parlare il Presidente Andrione e i Consiglieri Jorrioz, Chanu e Bordon.

Bordon (D.C.) - ...del Consigliere Manganoni l'abbiamo notata tutti, volevo solo che non si potesse...

Caveri (U.V.) - ...non le ho mica dato la parola, Consigliere Bordon, la parola non spetta mica a lei ma al Consigliere Jorrioz e poi ai Consiglieri Chanu e Bordon, a meno che lei parli per motivi personali, qual è il motivo personale? Se è un motivo personale, sì.

Bordon (D.C.) - Il motivo personale è questo: abbiamo notato tutti la cortesia del Consigliere Manganoni, con quanta correttezza ha fatto notare questa mia discordanza e come ha detto che potevano anche essere delle balle, io voglio solo fargli presente che lui, combinazione, ha una bozza della Convenzione...è scritto come la tua...definitiva, sulla mia è scritto validamente...all'articolo 19 la mia recita quello che ho detto prima. Allora, per tagliare la testa alla Juventus e non al Toro, sia chiaro, Avvocato Chanu, io presenterò un'interpellanza e chiedo al Presidente della Giunta che ci dica in merito in una futura seduta. Nient'altro, io ringrazio solo di questo e presenterò l'interpellanza che tu firmerai con me, penso, perché vuoi essere istruito anche tu.

Caveri (U.V.) - Do la parola al Consigliere Jorrioz, poi darò la parola ai Consiglieri Chanu e Monami, dopodiché bisognerebbe chiudere la discussione e dovrebbe parlare il Presidente della Giunta per arrivare a una conclusione di questo dibattito; dunque la parola al Consigliere Jorrioz.

Jorrioz (P.S.D.I.) - Molto brevemente, sarebbe perfetto far perdere del tempo ai Consiglieri, rimuginare, riportare di nuovo le cose già ripetute da quanti mi hanno preceduto sulla situazione dell'Alpila, gli errori già fatti dall'Alpila, quelli fatti dall'Amministrazione regionale, eccetera. Io ritengo che, di fronte a questa situazione che viene presentata al Consiglio, sia opportuno rivedere quello che è stato fatto, fare uno studio approfondito della situazione e dopo ritornare in Consiglio per esaminare profondamente il problema per non aggiungere a un errore fatto precedentemente uno nuovo in questo momento. Grazie.

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Chanu.

Chanu (D.P.) - Molto brevemente per una richiesta eventualmente di carattere tecnico di votazione visto quello che si è detto. Per rispondere telegraficamente a alcune osservazioni, Assessore Fosson, lei ha voluto rimproverare noi di un rimprovero che avremmo fatto a voi, io credo che nel mio intervento ho fatto dei rimproveri a me stesso, al Consiglio regionale, all'impotenza del pubblico operatore di fronte a questi draghi dai quali molte volte viene soffocato, ma non mi è passato proprio nemmeno per la testa di fare dei rimproveri o di fare degli appunti di carattere negativo per diversificare la vostra posizione da quella che è stata la posizione che avete assunto, che è consacrata negli atti, nelle vostre dichiarazioni e nelle vostre deliberazioni.

Non credo poi di dover essere tacciato di quanto mi si è voluto tacciare per aver presentato, concordandolo con i Consiglieri del Gruppo Comunista, il testo finale della mozione, presentata a sua volta dai Consiglieri Comunisti, che i Consiglieri Comunisti hanno dichiarato in corso di discussione.

Constato la rinnovata corrispondenza di amorosi sensi fra il Consigliere Pedrini, pardon, il Partito Liberale e il Consigliere Milanesio, pardon, il Partito Socialista, sviluppata ieri e continuata oggi. Al Consigliere Pedrini devo dare carico di questo naturale e doveroso rapporto di riconoscenza da figlioccio a padrino per quello che ieri è successo. Vorrei soltanto andare su alcune sue affermazioni di stile, giustamente Buffon diceva: "c'est le style qui fait l'homme": "il povero Avvocato Chanu - insieme alla sua zucca più o meno vuota che si trova sulla testa - ha preso come fardello quello di portare anche delle zucche piene di acqua sulle spalle e sopporta questo fardello". Certamente non sopporterebbe di sopportare sulle sue povere spalle il fardello di rappresentante del Partito Liberale, questo no di sicuro, così d'altra parte io credo, caro Consigliere, Commendatore e amico Pedrini, perché qui si polemizza amabilmente che lei sulle mie spalle non sarebbe affatto comodo, non ci starebbe bene e non ci vorrebbe venire e, d'altra parte, io mi sentirei più a disagio a sentirmi lei sulle spalle che a sentirmi le zucche piene di acqua. Detto questo però, chiusa la parentesi, io mi tengo le mie zucche, lei si tenga la sua convergenza ideologica con il Partito Socialista Italiano e andiamo avanti.

La questione di carattere tecnico che volevo sottoporre riguarda unicamente la votazione della mozione poiché quello che avevo portato come emendamento, che poi è stato "gratificato" come ordine del giorno al testo della mozione del Partito Comunista, è stato accettato e fatto proprio dal Partito Comunista nella parte motivazionale. Credo che si potrebbe considerare da parte del Consiglio - ed il Presidente del Consiglio è di quest'opinione - la mozione composta dalla parte, diciamo, espositiva e dalla parte motivazionale: quella che è stata presentata e accettata. Grazie.

Caveri (U.V.) - La parola al Consigliere Monami.

Monami (P.C.I.) - Signori Consiglieri, Signor Presidente, mi pare però che il dibattito sull'Alpila sia mutilato di una parte abbastanza importante, anche se tutti i Consiglieri hanno fatto il tentativo di centrare il problema che stiamo discutendo e dibattendo, e spiegherò il perché di questo mio tardivo intervento che nulla avrebbe da aggiungere alle egregie cose che potevano dire per parte Comunista i Compagni Manganoni e Chincheré...vorrei sottolineare invece alcuni aspetti che da nessuno sono stati sottolineati. È ovvio che questo mio intervento avrà una piccola premessa di natura diversa.

Ci troviamo di fronte ad un pasticciaccio che taluni direbbero all'italiana e di pasticciacci in Italia ognuno ha i suoi: dalle Alpi alla Sicilia, in quest'Italia democristiana, Italia come la Valle d'Aosta saccheggiata, colonizzata, non solo la Valle d'Aosta, basterebbe ripensare agli scempi urbanistici, alle speculazioni delle aree edificabili avvenute dalle Alpi alla Sicilia per vedere in che modo è stata saccheggiata, speculata e in che modo è stata colonizzata, ripercorrendo o rileggendo alcuni giornali di carattere economico per vedere in che modo pesano in Italia le multinazionali o le società a capitale americano, tedesco, giapponese e così via: un processo di degenerazione, di saccheggio, di speculazione, di colonizzazione elevato al sistema per virtù di una politica che da 30 anni si fa nel nostro Paese e dalla quale la Valle d'Aosta non poteva naturalmente essere esente.

Bisogna tenere conto di queste cose se si vuole inquadrare in un discorso più generale il fenomeno e il pasticciaccio dell'Alpila sulla quale mi limiterò soltanto a dire alcune cose nel concreto del problema perché, per esaminare tutto il dossier dei documenti che ci ha fornito il Presidente della Giunta regionale, ritengo che un'osservazione attenta impiegherebbe, su intelligenza dei Consiglieri, almeno mezza giornata, tempo che non ci è dato, a me occorrerebbero sicuramente molti più giorni per dire invece alcune cose brevissime.

Lo ha ricordato il Consigliere Chincheré, ma lo voglio ricordare per precisare...nel 1966 a inizio del dibattito su questo argomento il Presidente della Giunta regionale era Bionaz; nel 1968 si votò sulla legge regionale con la quale si stabiliva il Piano regolatore della Conca di Pila contro la quale votarono assieme i Comunisti e gli Unionisti, seguì poi la presentazione della partecipazione alla società con sempre agli apici i Democristiani e i suoi Presidenti e ancora una volta i Comunisti e gli Unionisti votarono contro; si arrivò poi definitivamente alla Convenzione che vide il voto unanime di tutto il Consiglio.

Ecco, bisogna dire queste cose per vedere nelle varie fasi di questo pasticciaccio come si erano comportate tutte le forze politiche e in quale misura portano oggi il peso di quelle responsabilità passate e la nostra è una piccola, modesta responsabilità di aver votato la Convenzione, ma voi tutti ricordate quale lunga battaglia qui dentro fecero allora i miei Compagni - io non facevo ancora parte di questo Consiglio - per tentare di modificare quella Convenzione.

Ci siamo ravveduti quindi, siamo stati capaci di farci l'autocritica: quell'autocritica che qui nessuno ha il coraggio di farsi perché continuiamo a dire che l'Alpila va bene, che è nata così bene che se qualche guaio c'è, la colpa è di quei poveri rappresentanti dell'Amministrazione regionale in seno a quel Consiglio di amministrazione - certo che ne hanno di responsabilità, vedremo -, la colpa è di quei poveri vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro, di acciaio della FIAT e delle banche, del grande monopolio italiano. Cosa poteva questa gente e cosa può anche l'Amministrazione regionale? Ecco perché, Presidente della Giunta, è illusorio rimanere lì dentro - e il passato lo dimostra -, non abbiamo mai controllato, mai determinato, mai deciso nulla perché siamo un vaso di coccio così come ci presentiamo in quelle operazioni speculative con la forza e la potenza delle banche e della FIAT: ecco perché è necessario uscire da quella società, ecco perché è necessario far fare la sua strada a quella società e quella società non chiuderà, non finirà di lavorare perché i miliardi spesi finora devono essere recuperati fino in fondo secondo quel disegno che giustamente e egregiamente ha indicato il Compagno Chincheré, perché è un disegno preciso che risponde in tutti i suoi termini alle previsioni che i grandi uomini delle banche e della FIAT avevano fatto per far credere a noi che quella era una povera società che camminava con una gamba di legno, mentre invece aveva molte gambe valide: ecco perché bisogna uscirne ed ecco perché è illusorio rimanere in quella società.

Noi potremmo essere d'accordo con alcune affermazioni del Presidente Andrione, potremmo essere d'accordo dicevo anche su alcune sue proposte, ma la domanda che ha fatto il Consigliere Chincheré, che è di una validità estrema e la voglio allargare, dire il perché: "ma con quale maggioranza, amico Andrione, tu porti avanti quella politica, quelle proposte, quei tuoi intendimenti?" e dico questo perché il Presidente della Giunta e la Giunta dicono poi che non possono votare l'ordine del giorno, la mozione Comunista, ma come?, dopo quanto è stato detto dal Presidente della Giunta?

Quando si parla di coerenza, bisogna far seguire le parole e, come tutti i pasticciacci, anche questo aveva un aspetto scandalistico, probabilmente sul quale ci siamo soffermati tutti con dovizia e per piacere, bisogna però essere coerenti e conseguenti con quelle parole. Bisogna poi decidere quelle cose, denunciare quella Convenzione che ci lega, uscire da quella società, fare quelle cose che noi diciamo: questa è coerenza politica dopo tutte quelle cose che ha detto il Presidente della Giunta, perché sennò verrebbero in mente alcune cose, le infuocate parole dette dal Presidente della Giunta allora non ancora precisamente sulla questione de La Ruine di Morgex e poi tutto è finito in una bolla di sapone, non so perché ma noi che siamo più coerenti è anni che portiamo avanti la battaglia contro l'Alpila e siamo arrivati al dunque. Voglio chiedere a tutti un segno di responsabilità precisa, a tutti anche alla Giunta, anche al Presidente della Giunta che ha fatto delle dichiarazioni e ha esposto una linea politica che noi potremo avallare, potremo anche appoggiare, così come molto egregiamente, se ci voleva un esempio, ha detto il Consigliere Pedrini che continui così, Signor Presidente, e avrà l'appoggio del mio Partito, perché, quando non farà più queste cose, non lo avrà più. È un'ennesima dimostrazione che anche il Partito Liberale fa parte di questa maggioranza se ce ne fosse voluto un ulteriore esempio.

Con quale maggioranza portiamo avanti questo intendimento Signor Presidente della Giunta, Signori della Giunta? Ma che significato ha il vostro ordine del giorno? Lo ha detto il Consigliere Chincheré: nulla, nel modo più assoluto nulla, è vuoto, non contiene nessuna indicazione precisa di quale strada battere per dimostrare alla gente che siamo contro quelle speculazioni speculative e che la Giunta regionale, che il Consiglio regionale non vuole più assumersi quel tipo di responsabilità. D'altra parte mi sia consentito, amico Andrione, quante volte da quei banchi tu hai dato la colpa a una certa maggioranza di voler cambiare e stravolgere il significato di mozioni presentate presentando all'ultimo momento un ordine del giorno. Non farmi dire: "scaglia la prima pietra chi è senza peccato" perché questo vuol dire esattamente quella strada che qualche volta noi abbiamo rimproverato ai nostri amici di cordata Democratici Popolari perché non eravamo d'accordo su queste cose, però oggi voi della Giunta fate analoga e precisa cosa: credete con un ordine del giorno vuoto nei suoi contenuti di poter modificare completamente una precisa indicazione e precise richieste di una mozione.

L'argomento che più mi premeva sottolineare in questo Consiglio, amici Consiglieri, è la prima parte del dispositivo deliberante della mozione dove c'è stato un vuoto di dibattito, un vuoto di discussione. Tutti ci siamo preoccupati di parlare dell'Alpila, dei suoi documenti, del pasticciaccio, degli interessi, eccetera: molti interessi evidentemente, perché, quando si fanno operazioni di decine e decine di miliardi, ci sono interessi diretti e indiretti, ci sono interessi di personaggi che noi abbiamo avuto il coraggio di dire. Non sappiamo evidentemente chi sono ma certo chi ha assistito a questo dibattito...e anche quando si dice che determinate frasi possono avere il significato di lanciare pietre contro chi e che cosa e non si sa...un osservatore avrebbe riportato il suo pensiero ad altri pasticciacci dei petrolieri o dei fondi neri della Montedison dove certo questi miliardi riescono, in un modo o nell'altro a corrompere sempre tanta gente ma non certamente quelli del colore a cui io appartengo o del mio Partito.

Dicevo, ciò che mi premeva sottolineare è cosa chiediamo nella prima parte di questa deliberazione che tutti hanno taciuto: chiediamo la sollecita presentazione di norme temporanee per la salvaguardia del nostro patrimonio territoriale. Nessuno ha detto che intenzioni abbiamo in questo senso: noi diciamo e chiediamo dei provvedimenti immediati temporanei per poter giungere con un certo respiro e una certa saggezza a dei documenti definitivi che possano metterci veramente nella condizione di salvaguardare il nostro territorio e salvare veramente la Valle d'Aosta dalla speculazione.

Vogliamo fare immediatamente l'elenco dei Comuni obbligati a redigere i piani regolatori sulla base della legge 1° giugno 1971 n. 291...vuole dire restituire immediatamente quei piani regolatori - e lo abbiamo chiesto anche alla passata maggioranza, non venitemi a dire: "lo chiedi adesso perché sei all'opposizione" - che sono qui giacenti perché non possono essere approvati con quella decuplicazione di popolazione che si prevede, bisognerebbe immediatamente emettere dei vincoli sulla base della legge 29 giugno 1939, n. 1497, sulla Val Dondena, sulla Conca di By... Noi non lo abbiamo chiesto e lo ripetiamo: se vogliamo salvare il nostro patrimonio, dobbiamo anche sapere poi come restituire quei vincoli, non farli gestire ad un ufficio, o a un burocrate, o a un Assessore qualunque esso sia, dobbiamo emanare delle circolari precise affinché i Comuni si attengano nel commisurare nella durata, nel tempo e nella grandezza i loro piani regolatori, le circolari con le quali si rendono obbligatorie le applicazioni delle spese di urbanizzazione primaria e secondaria a quelli che costruiscono in questo modo nella nostra Valle d'Aosta e fare tutto ciò che è necessario per acquisire quei poteri in materia urbanistica che ancora alla Valle d'Aosta mancano: ecco qual è un altro problema di fondo che non può sfuggire all'attenta osservazione di un Consiglio che veramente si preoccupi dell'oggi, non solo del problema dell'Alpila, che può diventare un problema emblematico, se volete, ma occorre non perdere di vista quelli che sono e cosa fare, come agire per risolvere questi problemi che sono molto più grandi e c'è bisogno che non si perdano di vista tutte quelle cose che, pur discutibili e non avendo la pretesa di essere giuste, secondo noi, debbono essere fatte.

Concludo con alcune considerazioni su alcune affermazioni del Presidente della Giunta regionale che mi hanno fatto estremamente piacere. Quando si parla delle condizioni umane e morali dei contadini, quando si parla della necessità di difendersi dallo sfruttamento capitalistico, quando sente l'esigenza di creare lui stesso un turismo popolare e sociale, dice: "perché lo sci in Italia e ad Aosta costa molto, dico: Signor Presidente della Giunta, che non è soltanto il problema umano e morale dei contadini, ma è il problema morale e umano degli operai, dei lavoratori, degli sfruttati, di quelli che hanno meno, di quelli che più soffrono. Per potersi difendere da uno sfruttamento capitalistico nel nostro Paese, nella nostra Valle, è necessario fare una scelta, non dico una scelta di classe, e l'ho già detto una volta in questo Consiglio: quanto meno una coraggiosa e coerente scelta sociale.

Soltanto così, secondo me, possono coincidere la battaglia per la difesa della nostra etnia, la battaglia per la difesa della lingua francese, la battaglia per la difesa della nostra cultura e delle nostre tradizioni e non può e non deve mai essere disgiunta dai veri, dai reali problemi sociali che ci sono anche in Valle d'Aosta come ci sono in tutta la rimanenza del nostro Paese, ma, per fare queste scelte - l'ho già detto una volta -, non si può essere daltonici e bisogna essere sereni e sicuri delle scelte che si operano in questo campo.

Caveri (U.V.) - La parola al Presidente della Giunta e rimaniamo intesi che con l'intervento del Presidente della Giunta si chiude la discussione.

Andrione (U.V.) - Ho avuto il tempo. Prego.

Lanivi (D.P.) - Cercherò di essere il più breve possibile perché mi interessa sottolineare il significato politico di questa discussione e le probabili conclusioni. Il Presidente della Giunta nel suo intervento, affrontando questo argomento, poteva scegliere due strade: la prima, collocare la vicenda Alpila, che non è un fatto misterioso né romanzesco nel suo significato vero e profondo nel suo sviluppo socio-economico e territoriale della Valle d'Aosta e valutare la differenza tra la situazione in cui il Consiglio regionale ha approvato gli atti che hanno portato avanti l'iniziativa Alpila e valutare le differenze con la situazione attuale, soprattutto sottolineare i frutti di queste esperienze perché dall'esame di quest'esperienza, che si chiama Alpila, possono e devono venire indicazioni per il futuro comportamento dell'Amministrazione regionale per quanto riguarda lo sviluppo futuro della Regione. Sviluppando il suo intervento, invece, il Presidente della Giunta ha scelto una strada che, a prescindere da una sola esteriore contraddizione, doveva portare un ordine del giorno che non rappresenta una scelta e non offre indicazioni per il futuro, però quest'ordine del giorno presentato dalla maggioranza esprime invece qual è la vera volontà politica a prescindere dalle parole che vogliono nascondere o mascherare questa volontà politica.

Qual è la verità? La verità è che il Consiglio regionale, quando ha dato il suo assenso all'iniziativa Alpila, pensava che quell'iniziativa potesse essere utile alla Regione, l'esperienza ci dice - e lo possiamo dire oggi - che quell'esperienza, al di là di come si è sviluppata, per il suo modo di essere naturale, per le conseguenze che ha sulla comunità valdostana, non può essere considerata un fatto positivo. Dico questo a prescindere dal modo con cui si è sviluppata la vicenda, queste grosse operazioni, finanziarie ed economiche non sono sopportabili da una comunità relativamente piccola e con poteri relativamente ridotti rispetto alla forza e alla potenza di interessi che, venendosi a inserire nella nostra comunità, tendono fatalmente ad essere organismi di colonizzazione e di speculazione. Questo a prescindere dalle piccole vicende romanzesche di questa vicenda che romanzesca non è, e qui si tratta di fornire una prima risposta per il futuro riteniamo compatibile per lo sviluppo regionale, la prosecuzione e la ripetizione di questi esperimenti o no.

La mozione presentata dal Partito Comunista credo richiedesse questo tipo di risposta. L'ordine del giorno e direi il dispositivo modificato dal Consigliere Chanu contiene tutta una serie di risposte che noi crediamo siano utili per lo sviluppo della Valle e quindi si dice esplicitamente che iniziative di questo tipo non abbiano a ripetersi e si trae la conseguenza dicendo che i fondi di rotazione per come sono nati e per le motivazioni per i quali sono nati non possono servire a sostenere questo tipo di iniziative. Può darsi che questa mozione non sia perfetta, però esprime una volontà politica e noi riteniamo che, al di là delle dichiarazioni del Presidente, soprattutto quelle terminali, quello che conta, quello che rappresenta scelte politiche sia l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza...che è invece funzionale, è coerente alle posizioni enunciate dal Consigliere Pedrini e dal Consigliere Milanesio, cioè non rappresenta una scelta in definitiva: le cose continueranno ad andare avanti come sono andate avanti fino adesso.

Caveri (U.V.) - La parola al Presidente della Giunta, questo è l'ultimo intervento.

Andrione (U.V.) - Volevo dire che non sarò assolutamente polemico perché, se dovessi esserlo, evidentemente questo non potrebbe essere l'ultimo intervento e lascerò giudicare altri quale sia il grado di ipocrisia che si può raggiungere in un Consiglio regionale. Volevo rassicurare, non risponderò a nessuno in particolare, farò solo alcune considerazioni generali. Volevo rassicurare il Presidente Dujany che sapeva benissimo che non facevo allusione a lui e, visto che gli ho detto almeno 179 volte in privato, mi sembra strano che me lo venga a chiedere in pubblico quando io so che lui sa, che sappiamo benissimo tutti e due di chi parliamo.

Ciò premesso, la Giunta regionale in carica è stata eletta il 28 gennaio 1974...chiedo scusa, dicembre 1974, compie oggi un mese e tre giorni, certamente in particolare io sono una fiera carogna che si diverte nel fare e nel dire delle cose che non hanno senso, però mi permetto di dire che in un mese e tre giorni certe cose sono venute alla luce, che prima per anni giacevano... (voce di alcuni Consiglieri)... a me invece sembra che sia stato affermato da un suo collega il contrario e mi permetto di dire che non mi sono mai sognato di rimproverare a una Giunta di dire che sottoscrive un certo tipo di operazione finanziaria consistente nell'aumento di un capitale sociale. Quello che ho rimproverato è il fatto che questo non è avvenuto in Consiglio perché un Presidente della Giunta, quando parla, è anche il capo di una maggioranza e io in questo momento parlo a nome di quella schifosissima maggioranza che però ha il coraggio di dire certe cose, che prima non sono state dette e quello che ho rimproverato ai Democratici Popolari è di aver tenuto queste lettere nascoste, ma allora voi eravate favorevoli e adesso fate le mozioni contrarie.

Comunque, volendo procedere secondo una linea di logica e un disegno politico che è chiaro, noi abbiamo creduto che fosse indispensabile: uno, stabilire i rapporti fra l'Alpila e la Regione; secondo, non crediamo che sia rivoluzionario negare i fatti e l'Alpila esiste e ci potrà essere forse qualche ideologo che parla bene e non agisce, che può dire che in questo momento noi sappiamo esattamente quale sia l'interesse regionale, io personalmente non lo so.

Non vogliamo lasciare solo il Comune di Gressan nei confronti di quello che il Consigliere Monami ha definito come un mostro e vogliamo pesare le cose. Ho scritto una lettera che vi ho dato in copia e i rappresentanti dell'Alpila riceveranno mie lettere firmate, con delle istruzioni su come comportarsi nei Consigli di amministrazione e, di conseguenza, noi, continuando lungo questa strada, respingiamo la mozione congiunta dicendo che questo non riguarda il Partito Comunista, dicendo che è un tardivo tentativo di recuperare una credibilità che i fatti hanno dimostrato che voi non avete.

Di conseguenza, si propone un ordine del giorno che permette alla Giunta, sotto la responsabilità personale degli Assessori e del Presidente, di andare a fondo perché certe cose dette dal Consigliere Manganoni sulla...di Gressan sono vere, però sono un uomo e anche lavorando 14 ore al giorno non sono riuscito a sapere tutto e non sono riuscito ancora a stabilire quale sia specificatamente l'interesse della Regione. Voglio saperlo e voglio venire in Consiglio avendo delle proposte e non facendo il ragazzino dispettoso che mi dice: "mi hai fregato e io non ci gioco più", oppure facendo l'autocritica per quattro mesi dopo e per altri quattro giorni prima, facendo l'autocritica quando in realtà tutte - e chiedo scusa mi scappa il termine in italiano - les nuisances dell'operazione Alpila ce le dobbiamo ancora sopportare e dobbiamo sapere come sono.

Chiedo quindi che la mozione, così com'è stata presentata, sia respinta e l'ordine del giorno venga approvato.

Caveri (U.V.) - Prima dell'accettazione da parte dei Comunisti dell'emendamento presentato dai Democratici Popolari, che si riferisce al dispositivo della mozione Comunista, vi erano tre documenti: l'ordine del giorno presentato dal Presidente della Giunta e dal Presidente del Consiglio, l'emendamento del Consigliere Chanu in relazione al dispositivo della mozione del Consigliere Monami e compagni e la mozione stessa. Siccome praticamente l'emendamento del Consigliere Chanu e la mozione del Consigliere Monami e altri si sono unificati, i documenti da considerare per la votazione sono due: uno l'ordine del giorno e l'altro la mozione e, seguendo la prassi finora seguita, bisogna votare prima l'ordine del giorno e poi la mozione...siamo intesi: nello stesso tempo... Non dico al Segretario Consigliere di leggere questi due documenti perché oramai questi due documenti sono stati letti e illustrati fino alla sazietà e oramai sono cinque ore che discutiamo di questo, quindi è venuto il momento di procedere alla votazione.

Allora chi è favorevole all'ordine del giorno presentato dal Presidente della Giunta e dal Presidente del Consiglio alzi la mano. Vi prego di tenere la mano alzata fino a quando il Consigliere Segretario non avrà proceduto alla conta dei voti. Chi è contrario? Faccio la controprova.

Esito della votazione:

Presenti e votanti: 32

Maggioranza: 17

Favorevoli: 17

Contrari: 15

Il Consiglio approva.

Questo è il risultato della votazione sull'ordine del giorno, che quindi viene approvato dal Consiglio. Procediamo adesso alla votazione sulla mozione del Consigliere Monami ed altri unificata con l'emendamento del Consigliere Chanu. Do la parola per dichiarazione di voto al Consigliere Monami.

Monami (P.C.I.) - Signor Presidente, a nome del Gruppo Comunista, e esattamente a nome dei Consiglieri Manganoni, Tonino, Crétier, Monami, Dolchi, Chincheré e Siggia, chiediamo la votazione segreta.

Caveri (U.V.) - Sulla vostra mozione unificata, perché ormai l'ordine del giorno è approvato...sì, va bene, allora procediamo alla votazione a scrutinio segreto.

VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO

Esito della votazione sulla mozione:

Presenti e votanti: 32

Maggioranza: 17

Favorevoli: 15

Contrari: 17

La mozione così com'è stata modificata non è approvata.