Oggetto del Consiglio n. 3623 del 6 aprile 1988 - Resoconto
OBJET N° 3623/VIII - COMMUNICATIONS DU PRESIDENT DE LA JUNTE.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Permettez-moi avant tout de souhaiter la bienvenue à Mario Andrione et je crois que sur ce point les commentaires - vu que j'ai déjà entendu que plusieurs auront des possibilités d'en parler - seraient inutiles. Je lui souhaite un bon travail et de pouvoir continuer son activité comme il l'a fait pendant longtemps et que l'on souhaite encore pendant longtemps.
Je m'associe aux paroles qui ont été prononcées à propos de la mort de M. Edgar Faure. Comme vous le savez, comme l'a dit M. Dolchi et comme l'a à nouveau souligné M. Stévenin, nous avons eu longtemps la possibilité de connaître cette personnalité qui avait eu des engagements dans différents Ministères; il avait eu pendant longtemps la possibilité de travailler à côté de De Gaulle et de plusieurs présidents et premiers ministres français. Nous voulons surtout le rappeler pour ce qu'il a fait à propos de l'amitié et tout particulièrement de la circulation d'idées.
Je crois que le fait d'avoir préparé ce règlement pour la participation des jeunes au Tour d'Europe a été une idée brillante, une idée qui a déjà donné des résultats: nous avons eu des jeunes valdôtains qui ont séjourné en Franche-Comté et des jeunes Franc-Comtois qui ont participé en Vallée d'Aoste à une expérience de collaboration.
Son idée de l'Europe, son idée de l'importance des régions a justement eu un relief que nous connaissons. Il a pu finalement voir couronnée son idée de l'Europe et surtout de la communauté des régions d'Europe, avec la dernière assemblée qui s'est tenue à Bruxelles et pendant laquelle il a obtenu la Présidence au cours de deux journées où il a prévu une série d'initiatives de collaboration entre les Régions, par le biais de commissions de travail, auxquelles nous participerons en tant que Région autonome et surtout dans le but de prévoir un travail susceptible d'apprêter les différents actes qui nous rapprocherons de la date de l'Acte unique de 92.
C'est dans ce sens que nous voulons rappeler l'activité de M. Edgar Faure et surtout rappeler son engagement en faveur de l'Europe.
Comme vous le savez, la loi portant le contrat du personnel a été repoussée et nous avons déjà eu deux rencontres avec les forces syndicales, pour évaluer les possibilités de résolution de cette question. Nous avons avancé plusieurs suggestions et les forces syndicales se sont réservé de nous donner une réponse.
A propos du bilinguisme dans l'école, vous savez que des rencontres ont eu lieu entre l'assesseur Faval et les forces syndicales. Nous avons présenté une loi qui sera soumise à l'attention des conseillers au prochain Conseil, ainsi qu'une modification de la loi n° 7 de 68 concernant l'horaire d'enseignement du français aux écoles maternelles et primaires.
Pour ce qui est du trafic d'armes, étant donné qu'il y a une motion, nous aurons la possibilité d'en parler à ce moment-là. Je n'ai rien d'autre à ajouter sinon que j'ai reçu une série de lettres à ce sujet dont je donnerai lecture lors de la discussion.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Io interverrò soprattutto sul rientro in quest'aula del Consigliere Mario Andrione.
Ieri è stato detto - e ciò è stato ripreso, in parte, dal Presidente della Giunta - che finalmente il Consigliere Andrione è potuto tornare in quest'aula! Io credo che si debba ripetere con forza e con grande coraggio che il Consigliere Andrione ha sempre potuto tornare in quest'aula, ma non ha mai voluto tornare! Per una trentina di Consigli ha disertato quest'aula ed è volgarmente scappato dalle sue responsabilità! Ha sempre potuto tornare in quest'aula come Presidente della Giunta, e ha sempre potuto tornare come Consigliere.
In questi anni, altri, pur essendo coinvolti nel cosiddetto "scandalo del Casinò", hanno dimostrato un ben diverso senso di responsabilità per la propria dignità politica e ne hanno dato la prova anche ultimamente.
Questo atteggiamento deve essere francamente condannato da tutte le forze politiche, perché non è accettabile ascoltare in quest'aula quanto ha appena detto, nella sua prima occasione, il Consigliere Andrione, e cioè che non ha da dare nessuna risposta, nessuna responsabilità e nessuna spiegazione a questo Consiglio e alla popolazione valdostana!
Io non c'ero in quest'aula il 24 novembre 1983, per cui sono obbligato a citare i resoconti che sono stati pubblicati dalla Presidenza del Consiglio e che, probabilmente, non sono stati corretti dal Consigliere Andrione, perché non ne ha avuto la possibilità. Leggo tra le ultimissime parole dette pubblicamente, quanto affermato dal Consigliere Andrione:
"Vorrei terminare con due brevissime parole sull'aspetto politico della questione, rovesciando certe affermazioni: non solo non mi dimetto per il fatto che mi è stata riconfermata una certa fiducia, ma perché ritengo che, in questo grave momento, questo sarebbe un atto irresponsabile da parte mia, un atto che non potrebbe che aumentare la confusione e lo smarrimento!".
Queste parole sono state dette qualche minuto prima di scappare, come un ladro, da questo palazzo!
La responsabilità della confusione che abbiamo dovuto sopportare per quattro anni; a responsabilità dello smarrimento che ha avuto la popolazione valdostana, di fronte a questi fatti; le divergenze, le acrimonie ed i problemi vissuti così malamente tra le forze politiche in questo Consiglio, sono responsabilità di chi, in un momento drammatico per la Valle d'Aosta, ha ceduto le armi ed è venuto meno ai propri doveri, badando esclusivamente ai propri interessi personali.
È un giudizio che vuole essere del tutto ed esclusivamente politico, ma questa responsabilità politica deve essere riaffermata con forza in questo Consiglio!
Noi abbiamo assistito a fratture tra i partiti e nei partiti che, bene o male, sono istituzioni del nostro modo di vivere democratico, e questo è dovuto esclusivamente ad un fatto personale di questa gravità.
Esistono, però, - e qui bisogna riaffermarlo con forza, perché sono cose che sono state dette per anni in questo Consiglio, e sono state anche citate da alcuni ex-Assessori e Consiglieri implicati nella vicenda, - delle responsabilità di tipo amministrativo che questo Consiglio è tenuto, per suo dovere, ad appurare! E noi, oggi, abbiamo l'occasione di poterlo fare.
Mi rammarico, signor Presidente del Consiglio e colleghi Consiglieri, che abbiate rifiutato di convocare la Commissione dei Capigruppo, perché noi abbiamo il dovere di ascoltare quello che ha da dire il Consigliere Andrione sui fuoribusta, sulle ritenute operate dalla SITAV e sui lavori non coperti da delibere consiliari.
Oggi, il Consigliere Andrione è qui, ma quale autorità morale ha per poterci dire che oggi pomeriggio e domani non ci sarà più? Già una volta ci ha ingannati fino all'ultimo minuto e poi si è sottratto alle sue responsabilità. Noi non vorremmo che, di fronte alla riunione della Commissione dei Capigruppo del prossimo Consiglio, di domani o dell'ultima seduta consiliare, ci trovassimo nuovamente di fronte ad una sedia vuota, che ha pesato per quattr'anni in questo Consiglio! Secondo me, chi ha provocato questo vuoto consiliare, oggi deve quantomeno ammettere di aver sbagliato. Non è stata una scelta politica corretta, nemmeno nei confronti del suo partito, non essersi reso conto di questa responsabilità che storicamente penso non sia più cancellabile.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (M.S.I.): Anch'io intervengo sulla presenza del Consigliere Andrione e sul suo ritorno in questo Consiglio regionale.
Voglio ribadire, innanzitutto, che l'evento di oggi è un grande avvenimento politico per questo Consiglio: finalmente abbiamo il ritorno del "grande capo"! Perché ho parlato di "grande capo"? Perché, se è riuscito a presiedere a Viverone l'"Executif de l'Union Valdôtaine", vuol dire che è effettivamente il leader di questa componente politica.
Ma chi è Mario Andrione? Io rispetto l'uomo, perché non avrei nessun motivo per non rispettarlo, ma non posso esimermi dal prendere una posizione politica e dal valutare le conseguenze che derivano da questa presa di posizione, perché rivesto una posizione politica e rappresento un partito politico di opposizione. Come tale non posso lasciar passare inosservato un avvenimento di questa portata.
Abbiamo aspettato per quattro anni il rientro del Consigliere Mario Andrione e per quattro anni, nelle varie Commissioni d'indagine e nel corso delle varie riunioni, abbiamo preteso di conoscere la verità o perlomeno una parte di essa. Riepiloghiamo, allora, brevemente che cosa è successo in questi quattro anni, perché le cose devono essere ricordate e non dimenticate.
Dobbiamo ricordare che l'11 novembre del 1983 ci fu il famoso blitz della Guardia di Finanza. Il 25 novembre 1983 il Consiglio regionale affidò alla Commissione affari generali allargata ai Capigruppo, l'incarico di condurre un'inchiesta su tutta la vicenda del Casinò di Saint-Vincent. Il 7 dicembre 1983 la Guardia di Finanza arrestò 23 controllori regionali, 1 commissario e 2 vice-commissari, con l'accusa di malversazione, peculato aggravato e continuato, falso in atto pubblico, falso in bilancio, associazione per delinquere. Accuse destinate, in seguito, a cadere in gran parte.
Consigliere Andrione, 23 controllori regionali, compresi i vice-commissari ed un commissario, hanno patito e sono stati in galera ed hanno pagato di persona, per quale motivo? Perché il nostro carismatico ex-Presidente non ha avuto il coraggio morale di dire la verità! Questa è l'accusa morale che io faccio ed ho tutto il diritto di farla, perché l'avevo fatta allora, prima che l'ex-Presidente scappasse da quest'aula! Questo è un fatto morale, oltre che politico, e va tenuto nella giusta considerazione, perché c'è gente che ha patito la galera e c'è ancora gente che patisce tuttora per questi errori di carattere morale, per la volontà politica e morale di non dire la verità!
Il 16 dicembre del 1983, il Consigliere Andrione ritorna da un incontro con il Ministro Scalfaro e riferisce in seduta segreta al Consiglio regionale. Che cosa ha riferito? Avete sentito tutti come li ha definiti: "Erano ovini, caprini, suini o beduini... Rubavano..!". Io gli tirai fuori una tabellina che testimoniava che dal 1947 vi era quella ripartizione e che da sempre c'era un accordo tacito tra la Presidenza della Giunta e la dirigenza del Casinò! Eppure, ha avuto il coraggio di dire, in quest'aula, che rubavano! E quelli sono andati a finire in galera! Queste cose non vanno dimenticate, caro Consigliere Andrione!
Il 19 dicembre 1983 il Consigliere Andrione, dopo un incontro con i Capigruppo, si fece portare in auto e se ne andò in quel di Nizza. Il 20 dicembre del 1983 i giudici di Torino, che indagavano sulla vicenda del Casinò, spiccarono un mandato di cattura contro il Consigliere Mario Andrione, per malversazione, peculato e falso in atto pubblico. Quando la Guardia di Finanza giunse ad Aosta per arrestarlo, non c'era più. Il 21 dicembre 1983 iniziò la sua latitanza.
La Giunta regionale non si dimise e la maggioranza affidò l'incarico all'attuale Presidente, Augusto Rollandin. Il 22 dicembre 1983, in una lettera inviata al Presidente Rollandin, l'ex-Presidente Andrione annunciò le sue dimissioni dalla carica di Presidente della Giunta regionale, ma rimase in carica come Consigliere regionale.
Chiedo al Consigliere Andrione se sia corretto rimanere latitante per quattro anni, per poi presentarsi qui in Consiglio dicendo, come ha detto prima "Io devo rendere conto solo all'elettorato!". No, Consigliere Andrione, lei deve rendere conto anche al Consiglio regionale, perché per quattro anni lei non si è presentato in questo Consiglio! Per ben quattro anni ci ha lasciati col punto interrogativo! Per quattro anni sono successi avvenimenti che hanno pesato enormemente sulla vita politica regionale e questo non deve essere sottovalutato, né tantomeno ignorato! In quattro anni non abbiamo avuto il piacere di sentire una sola parola, da parte dell'ex-Presidente della Giunta, su tutto ciò che è successo e su tutta a vicenda!
Il 20 gennaio 1985, dopo 400 giorni di latitanza, il Consigliere Andrione fa giungere una lettera al segretario dell'Union Valdôtaine, il Consigliere Léonard Tamone, dicendo che, quando lo riterrà opportuno renderà conto delle proprie azioni. Noi pensiamo che oggi sia giunto il momento opportuno, ma non certo per rendere conto a noi, perché non deve rendere conto a noi. Noi non siamo la giustizia, noi siamo un Consiglio regionale che, dopo aver lavorato per quattro anni su questa vicenda, ha chiuso i lavori con molti punti interrogativi. Ora vogliamo conoscere la verità, perché abbiamo lottato e ci siamo sacrificati su questa problematica. C'è gente che ha patito e che ha sudato, ed è giusto quindi che oggi si sappia la verità!
Il 25 maggio 1987 i giudici di Torino rinviano a giudizio il Consigliere Mario Andrione, con l'accusa di concussione e peculato. Il 19 novembre 1987 il Consigliere Mario Andrione, dopo 4 anni, si consegna alla giustizia italiana e poi conosciamo il seguito: 80 giorni in carcere, confino a Viverone e adesso si è presentato a noi. E noi dobbiamo far finta di niente! Far finta che non sia successo niente in questi quattro anni! Ma dall'esposizione che io ho fatto emergono accuse pesanti nei confronti dell'ex-Presidente Andrione. Egli deve rendere conto di ciò che ha fatto e deve chiarire dei dubbi.
Alcuni dubbi sono, per esempio, le accuse che gli vengono mosse sulla questione dei fuoribusta! Nei verbali degli interrogatori, i controllori dicono:
"Sottoponemmo i nostri problemi all'avvocato Andrione, il quale ci fece questo discorso: non creargli grane nella fase del rinnovo contrattuale per gli altri dipendenti, appunto perché si era nel periodo elettorale, perché dopo le elezioni avrebbe sistemato tutta la nostra posizione, presentando un disegno di legge che avrebbe soddisfatto le nostre richieste... Tutti i controllori si riunivano dal Presidente Andrione, per discutere tutti questi problemi...".
E allora? Vogliamo smentirli? Eppure sono venti o trenta persone ad affermare le stesse cose! Vogliamo fare chiarezza e vogliamo sapere la verità, o forse vogliamo ancora rimanere nel dubbio, dopo aver fatto pagare la galera a persone innocenti?
Ma non è finita, perché penso che...
PRESIDENTE: Consigliere Aloisi, non voglio interrompere la sua requisitoria, ma le ricordo che, a termini di regolamento, sulle comunicazioni del Presidente della Giunta sono previsti solo brevi interventi.
ALOISI (M.S.I.): Ho quasi concluso. Aggiungo solo un'ultima cosa.
In occasione del suo rientro in Italia, ci sono state varie dichiarazioni da parte di esponenti politici ed ex-Consiglieri regionali, tra le quali non dobbiamo dimenticare quella dell'ex-Assessore Borbey che, sulla decisione del Consigliere Andrione di costituirsi, ha detto testualmente: "Ritengo che abbia scelto per il meglio, potrà così spiegare ai giudici il perché delle delibere sui lavori del Casinò, che hanno messo nei guai anche me".
E allora, Consigliere Andrione, oggi siamo qui e credo che possano essere chiariti certi dubbi dell'ex-Assessore Borbey! Questa è l'occasione propizia per chiarire anche tante altre cose. Ci sono tante domande da porre e ci sono tante risposte da sentire, ma soprattutto c'è l'ex-Assessore Borbey che vuole sapere perché è stato messo nei guai per colpa dell'ex-Presidente Andrione.
La motivazione che noi avevamo dato allora e che ribadiamo oggi è questa: vogliamo sapere soltanto la verità! Non abbiamo nulla contro l'uomo Andrione però, come c'è ed esiste l'uomo Andrione, con i suoi problemi umani, così sono esistiti ed esistono tuttora i problemi umani di altra gente che ha pagato pesantemente. Come componente di una Commissione d'indagine, che oggi non esiste più, ma che ha lavorato per quattro anni, ritengo che si possa comunque convocare una riunione dei Capigruppo, almeno per fare chiarezza su tutta questa vicenda.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (P.C.I.): È un po' stupefacente che il Presidente della Giunta, con tranquillità e serenità, abbia rivolto al Consigliere Mario Andrione l'augurio di buon lavoro, cercando di nascondere un fatto che non è oltremodo trascurabile e che non può essere trascurato. Il rientro in quest'aula del Consigliere Mario Andrione, infatti, è portatore di vicende che in parte sono personali, ma che per grossa parte sono vicende e fatti politici che hanno segnato la storia del Consiglio in questi ultimi quattro anni e che non possono essere nascosti.
Guardando in faccia il Consigliere Mario Andrione, dico subito che non tolleriamo l'atteggiamento di sfida da lui dimostrato nei confronti del Consiglio in più occasioni ed anche questa mattina, perché lo riteniamo sbagliato. Ci sono atteggiamenti che non possiamo tollerare! Il Consigliere Mario Andrione è tenuto a rispondere ai magistrati, per una parte, ma ripetiamo per l'ennesima volta che non tocca a noi entrare nel merito di ciò. Gli tocca, ovviamente, rispondere agli elettori, ed anche su questo non tocca a noi dire niente. Non può, tuttavia, rispondere qui che lui non ha nulla da dire al Consiglio regionale. Non può essere accettato questo atteggiamento, perché alle nostre orecchie suona come profondo disprezzo verso l'istituzione.
Ci sono fatti che devono essere spiegati ed io non li voglio ripetere, perché alcuni sono già stati ricordati. Al Consigliere Andrione voglio chiedere solo una cosa. La Commissione speciale d'inchiesta di questo Consiglio regionale ha lavorato ed ha dimostrato che una serie di irregolarità amministrative o, in altre parole, un certo modo di governare ha prodotto dei guasti; ha dimostrato, in ogni caso, che quel modo di governare non ha tenuto conto della legge e, molto spesso, ha tenuto in disprezzo il Consiglio regionale con il quale non è stato mantenuto un rapporto corretto.
Dal lavoro della Commissione speciale d'inchiesta emergono questioni di grande rilevanza. Togliendo la parte penale, deve essere chiarita, a mio avviso, una parte relativa ai compiti e alle funzioni del Presidente della Giunta, nonché quella sui rapporti tra Giunta e Consiglio. In questa fase, il Consigliere Mario Andrione deve spiegare al Consiglio e all'opinione pubblica - perché questo Consiglio risponde nel suo insieme, prima di tutto, all'opinione pubblica - il perché di quegli atteggiamenti e di quegli errori. È indispensabile perciò, a nostro avviso, che su questi temi si riapra il lavoro della Commissione speciale d'inchiesta, affinché in quella sede si possa raccogliere finalmente anche l'opinione dell'ex-Presidente della Giunta, Mario Andrione.
Dico queste cose con molta pacatezza, perché a noi prima di tutto interessa mettere al centro i fatti. Vogliamo che si discutano i fatti, le cose avvenute e le responsabilità. Per fare ciò è necessario che il Consigliere Mario Andrione si liberi da un certo atteggiamento, a volte effettivamente provocatorio nei confronti di tutti. Non so se tale atteggiamento sia una forma di reazione verso un comportamento forse troppo persecutorio, ma così non è da parte nostra. Si liberi, dunque, il Consigliere Mario Andrione, da questi pregiudizi e affronti le questioni per quello che sono!
Forse non toccherebbe a me, ma voglio comunque dire che i pubblici amministratori hanno degli onori, ma hanno anche degli oneri. Il primo onere è quello di concepire il nostro lavoro ed il nostro impegno come un servizio per la gente e per il popolo. In nessun caso noi abbiamo il diritto di far trasparire all'esterno di voler mantenere ad ogni costo posizioni di potere o di voler restare aggrappati a certe posizioni. Per queste ragioni noi riteniamo che uno degli oneri più importanti del pubblico amministratore, in presenza di fatti e, al limite, anche solo di sospetti, sia quello di dover spiegare - e ciò mi sembra davvero il minimo - per poi mettersi da parte e aspettare che siano chiariti sino in fondo tutti i dubbi e tutti i sospetti. Se non è così, è difficile che nell'opinione pubblica si faccia strada un'immagine molto edificante della politica e dei politici.
Il Consigliere Mario Andrione deve sapere che in questo caso non risponde solo ai suoi elettori, perché la sua responsabilità investe tutti e tutto l'elettorato ed investe anche il modo di intendere il rapporto tra la politica ed i cittadini. Questa è la ragione per la quale noi chiediamo che si esca da una situazione francamente intollerabile e non più oltremodo sopportabile; che si dica qualcosa di più preciso a coloro che ascoltano e che sono giustamente in attesa in questo momento. Lasciarli nel vago, non entrare nel merito oppure fare solo una contrapposizione di schieramenti è, a nostro avviso, il modo migliore per allontanare ancora di più la gente dalla politica e questo sarebbe un danno molto più grave.
Per queste ragioni, noi ripetiamo che il giudizio finale spetta alla magistratura e che a questo Consiglio spetta un giudizio politico sulla vicenda e sui comportamenti. Non possiamo nascondere la testa sotto l'ala. Questo è il punto e su di esso tutti debbono esprimere con chiarezza la loro opinione.
È ovvio che noi, come abbiamo già fatto in altre occasioni, insisteremo affinché sia acquisita ai lavori della Commissione, o comunque ai lavori di questo Consiglio regionale, anche la testimonianza del Consigliere Mario Andrione.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Io credo che in questo inizio di seduta la posizione delle forze di minoranza sia stata molto corretta. Continueremo ancora a mantenere questa posizione, ma poi ciascuna assumerà tutte le iniziative che riterrà necessarie, perché non crediamo e non vogliamo continuare ad essere d'accordo con le forze della maggioranza che, ancora una volta, hanno usato i numeri e la loro arroganza di potere, contro una richiesta di sospensione dei lavori che non è mai stata negata a nessuno! Stamattina, invece, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, si è visto l'atteggiamento arrogante e si è potuta constatare la netta chiusura di questa maggioranza.
Anche se possiamo capire la difficoltà delle forze politiche della maggioranza su questo tema, noi continueremo ancora a servirci del metodo democratico che abbiamo utilizzato questa mattina, almeno fino a quando ce lo permetterete; poi, ognuno di noi assumerà gli atteggiamenti necessari.
Voglio solo dire che è da condannare il disprezzo con cui il Consigliere Andrione si è rivolto al Consiglio regionale. È vero che lui, come Consigliere deve render conto al suo elettorato, però come ex-Presidente della Giunta - e questo è un giudizio politico - deve render conto al Consiglio regionale. Non ci troviamo solo di fronte alla posizione del Consigliere Andrione, ma a quella di un ex-Presidente della Giunta, nel corso del cui mandato si sono verificate, appunto, quelle irregolarità amministrative delle quali deve render conto.
Molti di noi non sono stati d'accordo sulle relazioni finali delle Commissioni perché, come dicevamo allora e ribadiamo oggi, mancavano alcune precisazioni importanti che potevano essere acquisite solo con la presenza del Consigliere Andrione. Oggi, gli vogliamo proprio chiedere quelle precisazioni e lui non può sfuggire, politicamente, a questa responsabilità. Deve dare a noi, come Capigruppo, dei chiarimenti ed è suo dovere darceli proprio come ex-Presidente della Giunta.
A noi non interessa che lui debba render conto ai suoi elettori. Lo faccia pure, perché non è un problema che possa riguardare noi. A noi interessa che quella relazione è monca e, per completarla, noi abbiamo bisogno di sentire il Consigliere Andrione, come ex-Presidente della Giunta.
Inoltre, come ha detto anche il Consigliere Aloisi, alcuni ex-Assessori fra i quali il Consigliere Borbey, non vedevano l'ora che il Consigliere Andrione tornasse in Consiglio per chiarire certe responsabilità che erano state attribuite a loro, ma che erano imputabili all'ex-Presidente della Giunta. Noi vogliamo appunto chiarire queste cose, perché è nostro dovere! Il Consigliere Andrione non può e non deve sfuggire a questo dovere, anche perché non ritengo corretto l'atteggiamento da lui tenuto poco fa. Del resto, io non credo che gli manchi il coraggio di illustrare ai Capigruppo o di rispondere alle loro richieste di precisazioni. Credo, invece, che abbia tanto coraggio da rispondere e precisare certe sue posizioni e le responsabilità di alcuni ex-Assessori. Poiché abbiamo il massimo rispetto della persona umana, noi non possiamo sopportare che alcuni scarichino su altri le proprie responsabilità! Noi vogliamo tendere una mano al Consigliere Andrione, ma perché negare la sospensione? Discutendo tra Capigruppo, si sarebbe potuto evitare il dibattito in seno al Consiglio regionale e avremmo potuto chiedere certe precisazioni.
Ribadisco che questo non è stato possibile per il disprezzo della maggioranza nei confronti della minoranza, ma noi non ci lasciamo impressionare e continueremo ancora ad operare in questo modo, fino a quando ce lo permetterete; poi, ognuno di noi assumerà le decisioni che riterrà più opportune.
Condanno, quindi, l'atteggiamento della maggioranza teso a bocciare la richiesta di sospensione e mi auguro che altre richieste abbiano un esito migliore.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione; ne ha facoltà.
ANDRIONE (U.V.): Très brièvement pour remercier tout d'abord le conseiller Tonino pour son calme et les choses précises qu'il a dites.
Il arrive que les temps ne permettent pas, en ce moment, de précéder le débat judiciaire car imaginons que sur certaines questions j'arrive à convaincre M. Tonino qu'il n'y a pas eu violation de la loi - même tout simplement du point de vue administratif - et que le Tribunal de Turin ait une opinion différente. Ce serait un travail absolument inutile et cela donnerait lieu à l'anticipation d'une défense que je jugerais incorrecte.
D'autre part, on a maintes fois répété ici que l'on a attendu 4 ans 3 mois et 16 jours, je crois. Le procès devrait s'ouvrir le 3 mai à l'"Aula Vallette" à Turin: je donne rendez-vous à ce moment-là pour les inculpations que me sont faites. Quelle que soit l'affectueuse attention que l'on a vis-à-vis de ce jugement, je ne veux pas anticiper une défense qui, je crois, sera à même de prouver certaines choses.
Par contre, si les chefs de groupe veulent se réunir et me poser des questions sur ce qui a été éclairci par des acquittements en instruction - par exemple la fameuse société PANAM qui autrefois tracassait beaucoup de monde, ou bien le jugement de la Procuration générale de la Cour des Comptes - je n'ai absolument aucune difficulté à expliquer le pourquoi et le comment la Cour des Comptes est arrivée à une certaine solution. Il me semblerait renverser la norme dans un jugement de ce genre si l'on devait anticiper ici une défense qui pourrait également être nuisible à l'inculpé que je suis.
M. Tonino comprend certainement très bien cela; par conséquent, si les chefs de groupe veulent me poser des questions, je le pourrais, mais même devant un tribunal l'inculpé n'est pas obligé de se défendre. Je maintiens ce que j'ai dit il y a quatre ans et je le maintiendrai dans le siège opportun car je penserai à ma défense là où il faut la faire et sur les textes. Et comme en ce moment il y a un renvoi de la session d'instruction devant le tribunal et il y a beaucoup de pages à lire, je crois que l'on peut déjà se faire une opinion et c'est dans l'instance prévue par la loi que j'assumerai ma défense. Tout de suite après, lorsque cela sera éclairci, je pourrai également le faire devant une commission administrative si elle voudra bien m'interroger et m'écouter.
Si je devais dire maintenant ce que je vais dire là-bas, ce serait mettre la charrue avant les boeufs.
Cela dit, je reconnais que nous sommes au service de la population et de certaines idées; parfois certaines idée peuvent provoquer sur la tête des gens une chute de tracas et de soucis qu'il faut supporter dignement.
J'espère être à même de le faire.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Casualmente prendo la parola per ultimo e quindi sono leggermente avvantaggiato.
Sono lieto che il Consigliere Andrione sia rientrato in quest'aula. Sul piano personale ed umano non posso che rallegrarmi di questo fatto e lo dico con estrema franchezza, grazie anche a quell'amicizia che, credo, ci sia fra me e il Consigliere Mario Andrione.
Non è il caso di fare una mozione degli affetti, perché sarebbe sciocco ed inopportuno, anche perché, se avessi potuto dare un consiglio all'amico Andrione, gli avrei detto di non venire oggi; ma questa è solo un'opinione personale, che mi permetto di esplicitare pubblicamente.
Devo, però, considerare questa vicenda sul piano politico, perché voglio ricordare che noi abbiamo sempre profondamente diviso la vicenda giudiziaria dagli aspetti politici: in tutti questi lunghi. quattro anni ci siamo astenuti dall'emettere qualsiasi giudizio di carattere morale in quest'aula, perché abbiamo ribadito con fermezza, e ribadiamo ancora, che una cosa è la politica e tutt'altra cosa è il potere giudiziario; le due cose sono profondamente separate e divise. Di questa verità, che tra l'altro è uno dei fondamenti principali del nostro sistema democratico, siamo profondamente convinti anche oggi che il Consigliere Mario Andrione è tornato.
Per sdrammatizzare un po' la tensione di questo Consiglio e per riportare la questione sul piano politico, ricordo che una volta avevo detto che l'amico Mario non c'era più, però qui si viveva...
(...INTERRUZIONE...)
TORRIONE (P.S.I.): Nel senso che non era presente in aula.
Tutto sommato, qui in Consiglio c'era una strana atmosfera, tipica della "pièce" teatrale di Samuel Beckett "En attendant Godot": sembrava che stesse sempre per arrivare qualcuno, che però non arrivava mai. Oggi, questo qualcuno è finalmente arrivato. Prendiamo atto che si chiude una fase e se ne apre probabilmente un'altra.
A me fa piacere che l'ex-Presidente della Giunta, nella sua replica, abbia riconosciuto la validità di alcune affermazioni del Consigliere Tonino. Il 3 maggio si aprirà il processo a Torino e la vicenda del Casinò, in quella sede, troverà modo di esplicitarsi in maniera diversa da come la dobbiamo considerare noi in questa aula. Non si può negare, però, e non si può sottacere che questa vicenda abbia, per qualche verso, pesantemente condizionato, sul piano politico-amministrativo, la vita di questo Consiglio e che abbia diffuso uno stato d'animo di un certo tipo anche all'interno della collettività valdostana.
Ricordo che agli inizi di questo lungo "affaire" dicevo che si sarebbe dovuta prestare attenzione ai suoi eventuali riflessi sull'opinione pubblica. Credo che alcune cose siano penetrate profondamente nell'animo della gente ed abbiano anche creato dei guasti. Noi da quest'aula abbiamo il dovere di ricuperare il terreno perduto. Mi fa piacere che, nel momento in cui è stato sollecitato a fornire dei chiarimenti, il Consigliere Andrione abbia dichiarato la propria disponibilità, dicendo: "Bene, non devo più rispondere solo ai miei elettori ma, per qualche verso, devo rispondere anche a questo Consiglio". È un atteggiamento che noi riteniamo positivo, perché, obiettivamente, è un riconoscimento non del fatto che non è successo niente, ma del fatto che è successo realmente qualcosa che ci ha pesato sulla testa, che ci ha condizionato e su cui, fino a quando resteremo in carica, dobbiamo fare chiarezza fino in fondo.
L'ex-Presidente Andrione dice: "Ormai i tempi sono ristretti, per cui potrò dire molto poco". Io credo, però, che per gente come noi, abituata in tutti questi anni a cercare con fatica ed anche con estremo imbarazzo la verità, sia estremamente positivo poter finalmente ricorrere alla fonte di questa verità. Ciò non toglie che sussista in tutti noi un certo imbarazzo che questa mattina è stato percepito in aula. Questo imbarazzo, però, non ci deve assolutamente condizionare, perché abbiamo il dovere di sentirci responsabili nei confronti del corpo elettorale nel suo complesso, fino alla fine di questo Consiglio, fino all'ultimo giorno. In caso contrario mancheremmo al nostro dovere e compiremmo un errore grossolano che dobbiamo evitare nel modo più assoluto.
Avremo certamente qualche domanda da porre al Consigliere Andrione e avremo anche delle risposte.
Io ho sempre sostenuto che noi, in quest'aula, non dobbiamo mai essere noncuranti verso l'esterno del "palazzo". Noi dobbiamo essere estremamente rispettosi della gente e questo rispetto glielo dobbiamo soprattutto perché siamo investiti di una funzione pubblica. Il Consigliere Mario Andrione ha dichiarato la sua disponibilità e noi ne dobbiamo prendere atto, facendo fino in fondo il nostro dovere.
Non ho altro da aggiungere, ma voglio solo fare una breve considerazione su di un fatto che indubbiamente ha dei riflessi sulla vita di questo consesso. La presenza, oggi, del Consigliere Mario Andrione non può passare come un fatto di assoluta normalità. È un evento eccezionale e, nel momento di questa sua ripresa di contatto con la realtà valdostana nell'ambito del massimo consesso, è bene augurare al Consigliere Mario Andrione di essere disponibile a trovare, insieme a noi, la strada per far sì che l'opinione pubblica non subisca un ulteriore trauma, ma esca invece tranquillizzata sull'aspetto politico della vicenda del Consigliere Mario Andrione.
Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (A.D.P.): Vorrei dire, innanzitutto, che io non condivido certe affermazioni fatte da alcuni Colleghi dell'opposizione, così come non condivido, sul piano del metodo, che ci si protragga oltre in un dibattito che è già stato più volte ripetuto in questo Consiglio regionale. Mi sembra, oltretutto, estremamente scorretto iniziare, immediatamente prima del processo, un certo dibattito perché, come altri hanno già detto prima di me, rischieremmo di trasformarlo in un dibattito di tipo giudiziario.
Detto questo, confesso che la presenza dell'ex-Presidente della Giunta Mario Andrione nell'adunanza di questo Consiglio regionale, non può non suscitare un po' di emozione ed anche di commozione perché, al di là delle vicende politiche e giudiziarie, non possiamo dimenticare le vicende umane delle persone che si sono trovate coinvolte in questa vicenda. Sul piano personale, quindi, desidero esprimere la mia soddisfazione per la presenza in quest'aula del Consigliere Andrione, dopo anni di assenza, forse dopo anni di sofferenza e di preoccupazione.
Allo stesso modo non possiamo neanche dimenticare i dubbi, le perplessità e le incertezze che in questi anni hanno coinvolto la popolazione valdostana, che si è trovata disorientata di fronte a queste vicende.
Sul piano politico desidero ripetere quello che più volte in questo Consiglio regionale abbiamo ribadito, cioè che fino a quando non esiste una sentenza non possiamo dire assolutamente nulla. Nel sistema democratico, come tutti sappiamo, esiste una presunzione di innocenza e credo che ci dobbiamo muovere in questa direzione.
Credo anche che la prudenza, la tolleranza e lo spirito di rispetto nei confronti della persona debbano guidare la nostra intelligenza e la nostra azione nel formulare i nostri giudizi.
Detto questo, come Gruppo A.D.P., non abbiamo altro da aggiungere oltre ad augurarci che questa vicenda giudiziaria si concluda al più presto possibile, che sia fatta piena luce e che gli interessati abbiano la possibilità di provare fino in fondo la verità dei fatti.
(...INTERRUZIONE...)
PRESIDENTE: Non credo di parlare in turco, ma in italiano! Ho già spiegato prima che le mozioni d'ordine possono essere avanzate solo sulle comunicazioni del Presidente della Giunta o del Presidente del Consiglio. Questo dice il regolamento che, "temporibus illis", è stato approvato da questo Consiglio. Se poi vogliamo travalicare il Consiglio, travalichiamo pure i regolamenti!...
(...INTERRUZIONE...)
PRESIDENTE: ...intanto le do la parola per sapere su che cosa presenterà la mozione d'ordine.
Ha chiesto la parola, per mozione d'ordine, il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Proprio perché è conclusa la discussione generale, giustifico in qualche modo l'atteggiamento che noi abbiamo avuto in precedenza sulla richiesta di sospensione del Consiglio e, se è possibile, chiedo 5 minuti di sospensione per far svolgere una riunione dei Capigruppo per valutare la situazione. Ciò è sempre stato fatto: chiedo solo che i Capigruppo della maggioranza e della minoranza si riuniscano per decidere come proseguire su questo argomento.
PRESIDENTE: Bene, allora i lavori sono sospesi per cinque minuti e viene immediatamente convocata la Conferenza dei Capigruppo.
La séance est suspendue de 10 h 52 à 11 h 29.
PRESIDENTE: Riprendono i lavori del Consiglio.
Comunico ai signori Consiglieri che, nel corso della Conferenza dei Capigruppo, il Consigliere Andrione ha ribadito la sua disponibilità alla sua escussione davanti alla stessa Conferenza!. Pertanto, domani pomeriggio alle ore 15 e prima che terminino i lavori del Consiglio, sarà convocata la Conferenza dei Capigruppo per l'escussione del Consigliere Andrione.
Si passa alla trattazione del punto iscritto all'oggetto n. 3 dell'ordine del giorno.
