Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3615 del 23 marzo 1988 - Resoconto

OGGETTO N. 3615/VIII - REIEZIONE DELLA PROPOSTA DI LEGGE CONCERNENTE: "MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE 11 NOVEMBRE 1977, N. 66, RECANTE NORME SULL'ORDINAMENTO E SUL FUNZIONAMENTO DEL CORPO FORESTALE VALDOSTANO E SULLO STATO GIURIDICO ED ECONOMICO DEL RELATIVO PERSONALE". (APPROVAZIONE DI ORDINE DEL GIORNO).

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Segretario, Breuvé; ne ha facoltà.

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Cercherò in tutti i modi di convincere la Giunta a modificare questa legge, che, dietro la piccola frase "essere di sesso maschile", nasconde una lunga storia che si trascina da venti o trent'anni e, forse, anche da millenni e mi prenderò tutto il tempo necessario.

Il Consigliere Beneforti, Presidente della la Commissione consiliare, ha avuto la sensibilità o la felice idea di far discutere questo piccolo progetto di legge, che modifica quella parte della legge sulle guardie forestali che limita ai soli maschi la possibilità di accesso a tale attività, ed ha avuto la bell'idea di farla discutere proprio l'8 marzo; al che io mi sono esaltata, credendo che tutto andasse per il meglio.

In Commissione tutto è andato bene e la proposta di legge è stata approvata, forse perché la minoranza si è trovata in maggioranza o forse perché non si è voluto dire di no. Non è il caso, comunque, di discutere in merito in Consiglio.

Non ho capito bene, però, se il Presidente Beneforti, che ha tutta la mia stima ed il mio ringraziamento, abbia portato questa legge in Commissione proprio l'8 marzo - attenzione: è il giorno della festa della donna - per sentirsi gratificato da questa coincidenza, così, anche se la legge non fosse passata, avrebbe potuto dirmi: "Guarda che bravo, porto una legge che può soddisfare le donne!", anche se poi, "passata la festa, gabbato lo santo", oppure se l'abbia portata per farsi dire di no dalle altre forze politiche.

Non voglio addentrarmi oltre in questa disquisizione, altrimenti mi dovrei dilungare; sta di fatto, però, che dall'8 marzo io sono uscita con la testa bassa ed anche un po' offesa, pur avendo ringraziato il Presidente Beneforti, che non è riuscito nel suo intento, o forse sì, secondo, ovviamente, su chi doveva buttare buona o cattiva luce. Questo è un primo fatto.

Passo ora al secondo fatto. Dicendo di no a questa legge, noi andiamo contro la Costituzione e contro il principio di uguaglianza fra uomo e donna, enunciato dall'articolo 3 che dice: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Non è che io lo voglia leggere, perché voi lo conoscete benissimo, ma devo prendere tanto tempo fino a stancarvi. Voglio vedere se, con questo metodo, riuscirò a farmi dire qualcosa di positivo.

L'articolo 51 della Costituzione repubblicana recita: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge". Credo che su questo non ci piova.

Vi sono anche altre leggi che sono state recepite dalla legislazione nazionale e sono: la legge n. 66 del 9.2.1973 e la legge n. 903 del 9.12.77.

Stamattina, in questo Consiglio, abbiamo ricevuto un documento, firmato, per il Coordinamento Femminile UIL dal signor Lillaz Emilio di Gressoney, per il Coordinamento Femminile SAVT da Giunti Gian Amedeo e dalla signorina Jeannette Fosson, per il Coordinamento dell'"Entraide des femmes" dalla signora Anna Violey Crétier, per il Coordinamento Femminile della CGIL dalla signora Edda Bionaz, per il Coordinamento Femminile della CISL dalla signora Giovanna Monteveneri, per l'ARCI-Donne dalla signora Maria Pia Simonetti e per il Movimento Ragazze della Gioventù F.G.C. dalla signora Sandra Piccioni.

Mi sembra che in questi organismi sia rappresentata buona parte o quasi tutto il mondo femminile. Se tanta gente decide di seguire una certa strada o di avere una stessa idea, non credo che le cose dette siano tanto sbagliate. Oltretutto, stando alle notizie che ho ricevuto qui in Consiglio regionale e che qualcuno mi sollecita a ricordare al Presidente della Giunta, Rollandin, dicendomi: "Diglielo, diglielo al Presidente Rollandin..."

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): No, no, ma l'ho detto perché così sono stata consigliata. Dicevo, comunque, che dopo le elezioni del 1983 fu fatta un'intervista all'ex Presidente Andrione, persona tra l'altro nobilissima, al quale un giornalista che non ricordo chiese come mai il Presidente Rollandin avesse avuto più voti di lui. Naturalmente, l'ex Presidente Andrione, che era molto "sottile", rispose: "Ha preso più voti di me, perché piace alle donne!" Bisogna vedere però se, dopo cinque anni, questo è ancora vero. Domani glielo ricorderemo, perché, ad un certo punto, se è vero che al Presidente piacciono le donne, occorre però che anche alle donne piaccia il Presidente. Bisognerà vedere se questa cosa sarà vera...

(...INTERRUZIONE del Consigliere STEVENIN...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Consigliere Stévenin, si trattava del Presidente della Giunta, Rollandin. Io so che lei piace alle donne, però, in questo momento, non mi interessa...

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Sì, sì, tutti voi. In questo contesto, però, si tratta di vedere se sarete in grado di dimostrarlo con i fatti, perché le parole non mi servono!

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Sì, no, ma, insomma, io non lo so com'è questa cosa! Qui si parla di sesso femminile, ma me ne guardo bene dal farlo!

Con l'occasione, voglio anche sottolineare che il documento, al quale prima ho fatto cenno, dice testualmente:

"In occasione della discussione in Consiglio regionale della proposta di legge n. 372, le sottoscritte organizzazioni e associazioni chiedono che il Consiglio regionale - per cui io chiederò al Consiglio regionale che cosa ne pensi - riconosca il principio della parità di diritto tra uomo e donna, in materia di lavoro, sancita dalla legge n. 903/77 e tuttora inapplicata nel reclutamento delle guardie forestali.

L'obiezione del fatto concerne le funzioni di polizia che competono alle guardie forestali, che precluderebbero l'ammissione delle donne, ed è da ritenersi immotivata, date le analoghe funzioni svolte dal personale femminile della polizia e dei vigili urbani.

Le sottoscritte associazioni ed organizzazioni sottolineano come, in base allo Statuto speciale, articolo 2, lettera b, la Regione abbia competenza legislativa primaria in materia".

Non mi si venga a dire, quindi, che non esiste la legge forestale. Quella nazionale, in effetti, è in discussione, ma non si riesce ancora a portarla a termine.

"Non può ulteriormente essere rinviata l'abrogazione di un requisito discriminatorio, già superato nei fatti dalla Regione Friuli-Venezia Giulia".

Quest'ultima regione, infatti, non ha una legge specifica per le donne. Ci mancherebbe altro! Siamo tutti persone e ci mancherebbe che facessimo delle leggi solo per l'uno o per l'altro sesso! La Regione Friuli-Venezia Giulia chiede alle donne di inserire, nelle domande di partecipazione ai vari concorsi, oltre al cognome da sposate anche quello da signorine. È l'unica richiesta che viene fatta e non si prende neppure in considerazione la questione della separazione dei sessi.

Un Consigliere, nel corso di queste discussioni un po' accalorate, anche nei confronti di un Collega che mi è molto vicino, mi ha detto: "Ah, però, le donne dovrebbero fare tutto quello che fanno gli uomini!". D'accordo, se uno deve fare la guardia forestale, deve essere in grado di fare la guardia forestale e se non ne ha l'attitudine, non la deve fare. Io, ad esempio, non andrò mai a fare la guardia forestale, perché non ho l'attitudine per quel lavoro durissimo. Ma, se una donna vuole andare a fare la guardia forestale e ne ha l'attitudine, non vedo perché le debba essere vietato.

Ho qui con me un piccolo documento che, attraverso una rapida panoramica per il mondo, ci aiuta a capire che cosa una donna possa fare nelle forze armate. Se una donna può fare queste cose, può fare anche la guardia forestale...

BAJOCCO (fuori microfono): Può farla benissimo!

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Il Consigliere Bajocco dice che la donna può fare benissimo la guardia forestale. Allora, leggiamo.

"Nel mondo, la donna presta servizio, non solo nella magistratura e nella diplomazia, ma anche nel corpo della polizia di Stato, in quello dei vigili urbani ed il suo impiego si va estendendo sempre di più anche in attività particolari, come il pilotaggio di aerei ed il comando di navi mercantili e di natanti". Queste ultime funzioni sembrano essere ben più complicate di quelle assegnate ad una guardia forestale; ma comunque...

"Si ritiene che i tempi siano maturi per dare attuazione al disposto dell'articolo 1 della legge 9.2.1963, n. 66, concernente l'ammissione delle donne ai pubblici uffici e alle professioni, che stabilisce che l'arruolamento della donna nelle forze armate e nei corpi speciali è regolato da leggi particolari.

Il primo corpo regolare femminile per l'espletamento dei servizi ausiliari, fu istituito, fin dall'inizio del secondo conflitto mondiale, in Gran Bretagna e successivamente negli Stati Uniti, mentre in Russia le donne furono impiegate anche in azioni di combattimento.

Inoltre, in tutti i Paesi in cui si manifestò il fenomeno della Resistenza, le donne furono pari agli uomini sia nella lotta armata che nei servizi delle unità alle quali appartenevano, per cui la proposta di modifica che sottoponiamo alla valutazione di questa onorevole assemblea, tanto sotto l'aspetto costituzionale, quanto sotto quello della sua opportunità, non dovrebbe trovare ostacoli.

Tra i Paesi che fanno parte della N.A.T.O., il servizio militare femminile attualmente è espletato in Canadà, Danimarca, Gran Bretagna, Francia, Norvegia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Turchia e dovunque la forza femminile è stata positivamente valutata, non solo perché determinati servizi si attagliano meglio alle peculiari doti della donna, ma anche perché lasciano disponibile una aliquota di personale maschile per i servizi e gli impieghi loro più attinenti.

In Belgio, con decreto reale del 30.4.1962, le forze armate sono state autorizzate ad aprire arruolamenti volontari, con possibilità di successive rafferme per le donne, destinandole ad unità non operative, a condizione che avessero almeno 18 anni di età, buona salute e moralità, e che fossero risultate idonee, previo esame di selezione tecnica, in base ai titoli di cui erano in possesso. Il periodo di arruolamento e ciascuna rafferma hanno la durata di due anni e le ausiliarie, pur avendo una propria gerarchia, sono sempre subordinate alle autorità militari ai cui ordini prestano servizio.

In Francia, le forze femminili, all'inizio, erano costituite da elementi provenienti dalla Resistenza, dalle volontarie dell'Africa settentrionale e dalle forze armate francesi di liberazione, fin al 1962 (le PFAP terra, marina e aria). Queste forze femminili prestavano servizio in tutti i settori di operazione, pur senza portare armi: campagne di Francia, Germania, Cipro, Corea, dell'Esercito di Oriente e dell'Africa Settentrionale. Lo statuto comune alle tre armi entrò in vigore il 15 ottobre del 1951. Con la legge n. 70596 del 9 luglio del 1970, cui hanno fatto seguito il decreto n. 72806 del 31 agosto 1972 (Code du service national) e la legge n. 73625 del 10 luglio 1973.

Il servizio nazionale femminile è stato ristrutturato. Ha sempre carattere volontario, con una durata pari a quella prevista per il contingente maschile di leva. La domanda può essere presentata da donne tra i 18 ed i 27 anni di età, non coniugate e senza figli a carico, che godono dei diritti civili, di buona moralità ed in possesso dei requisiti richiesti per le mansioni cui sono destinate e cioè: servizi medici, paramedici, di laboratorio, degli organismi scientifici, militari, amministrativi, tecnici, assistenziali, sociali e quelli inerenti alla motorizzazione".

Signor Presidente, abbia pazienza!... Devo, devo... devo convincere...!

"Il Ministro della difesa decide in merito all'accoglimento delle domande, in relazione ai posti disponibili nei vari servizi. L'esclusione dal servizio..."

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Oh, come brontola! Non mi lascia finire!...

"L'esclusione dal servizio ha luogo, di diritto, quando la volontaria perde la cittadinanza francese, oppure, su decisione del Ministro della difesa nazionale, quando la stessa incorre in determinate condanne per gravi mancanze disciplinari, per sopravvenuta inattitudine fisica o professionale. Il servizio, inoltre, può cessare, a domanda dell'interessata, in caso di matrimonio, di maternità o di gravi motivi personali o familiari.

La Gran Bretagna è stata il primo paese che, nel tempo, ha istituito il servizio militare femminile e ciò prima dell'inizio del secondo...".

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Ma non riesco a...

BAJOCCO (fuori microfono): Vai avanti, vai avanti e non lasciarti influenzare!

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): "Attualmente, nella Royal Navy, vi sono circa 3.400 donne, nella Royal Air Force vi sono circa 5.800 donne e nella Royal Naval Corp's ve ne sono circa 5.500. C'è da dire, inoltre, che questi servizi ausiliari femminili fanno parte integrante e permanente delle forze armate della corona ed i loro ufficiali ricevono il brevetto di nomina dalla regina. Essi hanno gradi corrispondenti a quelli delle forze..."

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): "...in cui prestano servizio e possono raggiungere il grado di brigadiere generale nell'esercito, di commodoro nell'arma di aviazione e di direttore della marina, che corrisponde al nostro grado di contrammiraglio.

Nel servizio dell'"Air Force" sono ammesse al pilotaggio degli aerei come... (segue breve elencazione di gradi militari inglesi).

Negli Stati Uniti le W.A.C.S. comprendono i corpi femminili da tre anni. L'arruolamento ha luogo a domanda, sia in relazione all'arma prescelta, sia in funzione all'impiego come ausiliaria qualificata. L'arruolamento è ammesso per le donne dai 20 ai 49 anni di età e come titolo di studio si prescrive il compimento di due anni di scuole superiori. La mancanza del titolo di studio può essere superata dall'esito positivo delle prove di idoneità e dalla classificazione conseguita negli esami di ammissione.

Le W.A.C.S. sono addette ai servizi tecnici, ospedalieri, fotografici, cinematografici, di disegno, di operatori radio-tecnici, di telefonisti, elettronici, motoristi, di mansioni amministrative in genere, di servizi logistici, di rifornimento e così via.

È interessante notare che le W.A.C.S. sono arruolate nelle Forze Armate U.S.A.F., sulla stessa base del personale maschile e svolgono le loro mansioni in oltre 200 categorie di servizi. Attualmente nell'U.S.A.F. prestano servizio circa 40.000 donne, di cui 10.000 come infermiere di volo e cioè come personale sanitario adibito a prestare servizio sugli aerei attrezzati per il soccorso e lo sgombero dei feriti.

Altro personale femminile, con apposito brevetto, è addetto al pilotaggio di aerei per trasporti e servizi meteorologici ed è anche ammesso al collaudo in volo di motori per alcuni tipi di aereo.

Fin dal 1948, esse fanno parte integrante delle forze attive ed in congedo, e ricevono le stesse indennità..."

TORRIONE (fuori microfono): La maggioranza è maschilista!

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Sottolineo che la maggioranza è maschilista, tranne il Consigliere Maquignaz, l'Assessore Martin...

TORRIONE (fuori microfono): Anche il Consigliere Pedrini!

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): ...e la Giunta.

TORRIONE (fuori microfono): Io ho detto "la maggioranza" e non ho detto "la Giunta". Chiedo scusa.

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): "In congedo ricevono le stesse indennità e gli stessi emolumenti degli uomini. Anche l'avanzamento è soggetto alle analoghe condizioni e alle stesse procedure previste per il personale maschile, ma nel servizio femminile sono previsti solo i gradi fino a quello di colonnello e gradi corrispondenti.

Da notizie di stampa sembra che, in questi ultimi tempi, sia stato istituito anche un grado di ufficiale generale.

In Svizzera...". Prego?

TORRIONE (fuori microfono): Vai pure avanti!

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): "In Svizzera, dal 26 dicembre 1961 è stato istituito il servizio complementare femminile, riservato alle cittadine elvetiche con età compresa fra i 19 ed i 40 anni, con gli stessi obblighi e gli stessi diritti del personale maschile. Il servizio complementare ha durata di 91 giorni ed il proscioglimento ha luogo, di diritto, al compimento del 60° anno di età, per la perdita della cittadinanza, per sopravvenuta idoneità fisica oppure per matrimonio o per maternità, ma, in questi due ultimi casi, su domanda dell'interessata".

Io trovo che gli svizzeri siano avanzatissimi.

"Le donne fanno parte integrante delle forze armate, hanno una propria gerarchia ed i quadri sono preparati attraverso speciali corsi.

In Canadà, le donne si sono distinte nel servizio militare durante la seconda guerra mondiale, ma, dopo il conflitto, i servizi femminili furono sciolti. Nel 1951 però il Cabinet Defense Comity, ne approvò l'arruolamento nell'esercito, nella marina e nell'aeronautica, tanto per il servizio attivo, quanto per quello di complemento. Successivamente, le donne ufficiali poterono divenire "consultant", consiglieri, nell'esercito regolare. Nel 1955, le donne di ogni grado furono ammesse nei corpi di completamento della marina. A parità di funzioni, le donne hanno la stessa paga degli uomini e, quando lasciano il servizio, hanno diritto alla pensione e all'indennità, sulla stessa base di quanto previsto per il personale maschile.

In Norvegia, le donne in servizio nelle forze armate sono impiegate, in tempo di pace, come civili e remunerate secondo i sistemi civili. Esse, quindi, non hanno prospettive di carriera militare, ma, dal 1957, per farle beneficiare della protezione prevista dalla Convenzione di Ginevra, sono state invitate a firmare una dichiarazione con cui si impegnano, in caso di mobilitazione, a proseguire il proprio servizio come personale militare. Esse vengono munite anche di un'uniforme che attualmente indossano solo durante le manovre.

Nel 1951, il Parlamento ha approvato la nomina di un'Ispettrice per le tre armi. Esse, insieme con le direttrici delle infermiere, costituiscono il Consiglio femminile delle forze armate. Tale organismo consiglia il Ministro della difesa ed il Comitato dei api di stato maggiore su tutte le questioni attinenti all'impiego delle donne".

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.):"Un accenno particolare va fatto per lo Stato d'Israele, dove il servizio militare femminile è obbligatorio...". Allora aspetto un attimo.

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Stavo parlando di donne e mi spiace che la maggioranza sia uscita.

"Un accenno particolare va fatto per lo Stato d'Israele, dove il servizio militare femminile è obbligatorio, anche in tempo di pace, con una durata di venti mesi. Alla leva sono chiamate le donne sino al 26° anno di età, con esonero di quelle sposate con figli e per motivi religiosi; in tal caso prestano servizio civile. Il personale femminile è impiegato nei servizi amministrativi d ausiliari delle forze armate e, in numero limitato, al quartier generale". Questo per dare una piccola risposta a quel carissimo collega che mi aveva chiesto se le donne possono fare tutto quello che fanno gli uomini.

Adesso, invece, voglio leggervi un'altra simpaticissima dichiarazione...

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Eh, niente! Scusatemi, ma devo prendermi tutto il tempo necessario. Dicevo, quindi, che voglio leggervi un'altra dichiarazione dell'unica donna a guardia di un parco nazionale...

TORRIONE (fuori microfono): Questo non costituisce mica un titolo di merito per l'Assessore Perrin!

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Assessore Perrin, non posso passarle questa copia, perché è unica e, quindi, la devo leggere affinché rimanga agli atti. Da l'"Eco della stampa", che riporta ritagli da giornali e da riviste, leggo quanto dice la signora o signorina Giovanna Davini, guardia forestale del Parco Nazionale del Gran Paradiso:

"Ma per carità, non sono né una Biancaneve, né uno 007 della montagna! Io mi sento una persona normale. Cento, ho scelto un mestiere inconsueto per una donna, ma ho dimostrato di saperlo fare".

"Giovanna Davini, 27 anni, milanese, dal 1° maggio 1985 vive sola, a Chanavey, un paesino della Valle di Rhêmes, costituito da poche case in pietra a ridosso della montagna. Con i giornalisti preferirebbe non parlare più: "Mi hanno fatto dire cose che non ho mai detto. Uno ha scritto che aspetto un principe azzurro capace di camminare per ore in montagna, senza stancarsi. Stupidaggini!"

"Ma perché tanto interesse per lei?", chiede il giornalista. "Giovanna è l'unica donna impiegata come guardia forestale nei parchi nazionali italiani. Lavora nel Parco del Gran Paradiso dove, con altri due colleghi, ha l'incarico di sorvegliare il vasto territorio alpino dell'alta Val di Rhêmes".

"In tutto il Parco - dice la Davini - ci sono 65 guardie, alle quali vengono affidati i vari settori in cui esso è suddiviso. La mia zona va dal Colle di Sort fino al confine con la Francia, ma solo sulla destra orografia, perché l'altro versante della valle non è compreso nell'area protetta".

BAJOCCO (fuori microfono): Dai un pugno a quello che è lì dietro!

RICCO (fuori microfono): Posso leggere pure io, no!

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Prego?

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): "...dalla metropoli, alla montagna. Giovanna fa accomodare il visitatore nella piccola casa, che occupa con Tremolo il suo gatto. Giovanna prepara poi un caffé, con la grazia di una perfetta casalinga..."

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): "Perché sono venuta quassù? È stato un po' per passione ed un po' per caso. Amo la montagna ed ho imparato a conoscerla fin da piccola, perché i miei trascorrevano le vacanze sempre nella Valtellina, a Primadio, vicino a Bormio. Mi piace sciare, camminare, dormire in tenda e nei rifugi. Mi piace la natura. Una volta ho visitato il Parco dello Stelvio e, subito dopo, sono andata a chiedere all'ispettore forestale quali possibilità di lavoro ci fossero, per me, nel Parco. Mi rispose che per una donna non c'erano opportunità, perché tra le guardie non erano ammesse le donne. Ma mi parlò anche della Facoltà di Scienze forestali".

"Terminati gli studi superiori, Giovanna Davini frequentò due anni di Agraria a Milano e completò i corsi universitari a Firenze, con il biennio di Scienze forestali. Nell'inverno del 1985, ad un solo esame dalla laurea, arrivò la sorpresa: "Mi arrivò una lettera, con la quale mi si comunicava che sarei stata assunta come guardia forestale nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Ci pensavo da molto. Tempo prima, forse per sfida, mi ero presentata ad un concorso per due posti di guardia forestale in quel Parco. C'erano 300 iscritti e, alla fine, mi classificai settima. Gli assunti, invece di 2 furono 14. L'offerta di quel posto mi giunse inattesa, ma io volevo andare ad abitare in montagna o, perlomeno, ci tenevo a provare. Ne parlai con i miei genitori e accettai".

"L'assunzione in servizio fu posticipata di un mese, per consentirle di laurearsi e, subito dopo, Giovanna compì il grande balzo, dal frastuono di una grande metropoli al silenzio di questo paesaggio incontaminato".

"Com'è andato il primo impatto?" "Benissimo! L'inizio è stato, forse, uno dei momenti più belli che ho trascorso, perché continuavo a scoprire cose nuove. Sono arrivata al principio della primavera, quando le nevi cominciavano a sciogliersi. Ho visto rifiorire la vita: uno spettacolo inimmaginabile, anche per chi..."...

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Ma, forse è meglio che nel frattempo la maggioranza esca, così darà meno fastidio! Giovanna diceva:

"Ho visto rifiorire la vita: uno spettacolo inimmaginabile, anche per chi frequenta spesso la montagna. Chi vive in città ha sempre un'immagine parziale dell'ambiente alpino, lo vede come in un film, diviso in tanti spezzoni. Rimanendo quassù, invece, ci si accorge che, giorno per giorno, settimana dopo settimana, la natura si trasforma e cambia volto".

"Per i primi due mesi, la neo-sorvegliante non ha neppure pensato di tornare a Milano per vedere gli amici e la famiglia, dalla quale, invece, è raggiunta a Chanavey per le vacanze d'agosto. "Mi sentivo così bene, che non mi sembrava neppure di lavorare. Mi chiedevo se tutto quello che dovevo fare era soltanto camminare, guardando attorno. Ero entusiasta e trovavo il territorio sempre più affascinante".

"Oggi, le cose sono cambiate?", chiede il giornalista. "No, non voglio dire questo. Oggi, sento soltanto di aver fatto una splendida esperienza, ma capisco che la mia vita non sarà sempre così. Lo sapevo già prima di accettare l'incarico. Io non sono un orco, non amo vivere sola, anche se ho voluto farlo. Sono comunque soddisfatta, anche se decidessi di partire domani, perché ho iniziato, e non sapevo se avrei resistito per più di quindici giorni, un mese, sei mesi o un anno. I Colleghi..."...

SANDRI (fuori microfono): Vai più piano, così riusciamo ad arrivare alle 6, quando arriveranno le donne.

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): "I colleghi guardaparco l'avevano effettivamente accolta con un po' di scetticismo, anche perché prima di lei un'altra donna..."

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): "...anche perché prima di lei un'altra donna aveva provato a fare quel mestiere, ma aveva rinunciato dopo pochi giorni. "In paese, mi guardavano con benevolenza, mi salutavano, erano gentili, ma molti pensavano e dicevano che non avrei retto più di un mese". "Invece, eccola qui, smessi per un giorno i panni grigio-verdi della divisa, perché oggi è di riposo, a raccontare la sua esperienza di una donna nelle vesti di Robinson Crusoé."

"Giovanna, vanno bene i paragoni e le citazioni letterarie, ma come trascorre la giornata?"

"È un lavoro duro, ma ricco di emozioni. Il mio compito è di sorvegliare gli animali ed anche i turisti, naturalmente, perché non li disturbino. Nel nostro Parco, le guardie non intervengono nella vita della fauna, se non in casi eccezionali, bensì controllano che non vengano alterati gli equilibri biologici dell'area protetta. In realtà, dobbiamo soprattutto osservare, spostandoci in continuazione, per sentieri e tratturi, oppure spostandoci in qualche angolo nascosto. Osserviamo e riportiamo ogni giorno nei nostri diari le fasi di uno spettacolo senza fine che si svolge tra i boschetti di larici e abeti rossi, vicino al fondovalle, nei pascoli, tra le pietraie, fin sulle creste più alte, regno di aquile e camosci".

"Ma è possibile vedere questo diario?" "No, è un documento di lavoro riservato", risponde la Davini, "ma posso riassumere, brevemente, una mia giornata tipo, anzi due, perché il lavoro cambia secondo la stagione. Ci si alza sempre all'alba, o poco prima, e si finisce al tramonto. Sedici ore d'estate e la metà d'inverno.

Durante i mesi più freddi, quando c'è tanta neve, gli animali scendono di quota e ci limitiamo a perlustrare il fondovalle, tenendo d'occhio soprattutto gli ungulati". "Nel settore del Parco affidatole Giovanna ha in cura circa 600 camosci ed una cinquantina di stambecchi".

"C'è un camoscio, là!" La nostra guardia si interrompe e, afferrato il binocolo, va alla finestra. I camosci sono in tutto una decina e brucano ciuffi d'erba rinsecchita, su un pendio franoso, a neppure 200 metri dalla casa. Sembrano tranquilli ed indisturbati ".

"Proprio a questo dobbiamo fare attenzione: se animali come i camosci, gli stambecchi o le marmotte mostrano il minimo segno di inquietudine, significa che qualcosa non va. Potrebbe trattarsi della presenza di un bracconiere oppure, più semplicemente, di qualche turista chiassoso".

"Torniamo alla giornata del guardaparco. Verso giugno, a mano a mano che le nevi si sciolgono, si comincia a salire seguendo gli animali. Le ore di luce aumentano ed anche quelle di lavoro". "In estate, spesso non si torna neanche a casa. Dormiamo in casette attrezzate, verso i 2.000 metri di quota, in modo da rimanere il più vicino possibile alle zone da pattugliare". Una stufa in ghisa, un tavolo, quattro sedie, un letto a castello e lampade a gas: questo è il rifugio dove i guardaparco soggiornano durante la bella stagione. Ci sono scorte alimentari per settimane. Un tempo le si portavano a spalle, oggi ci pensa l'elicottero.

In un attimo, il grande silenzio è rotto dalle strida di qualche rapace. La solitudine si fa più fore, ma anche più bella. "Adoro restare nascosta e osservare la natura che si rianima di tante presenze animali, con i primi raggi di sole. Gli abitanti dei valloni e dei pascoli sembrano scomparire improvvisamente, nella tarda mattinata, quando arrivano i turisti. Ma, non appena l'ultimo alpinista ha lasciato la montagna, verso le sei del pomeriggio, questa torna agli animali e si vedono scene che è difficile immaginare. Certe volte mi sorprendo a ridere di cuore, mentre osservo i giochi dei camosci più piccoli, che in estate si divertono a fare acrobazie sulle macchie di neve rimaste ai piedi di qualche vetta: si lanciano di corsa, scivolano e fanno capriole con balzi incredibili, si girano di 360 gradi sulle quattro zampe, hanno la gioia di vivere.

Alcuni di loro andranno incontro ad un destino infelice, vittime di malattie, predatori o slavine. Durante l'inverno, gli ungulati, anche adulti, possono soccombere al freddo e alla mancanza di cibo, ma noi non possiamo foraggiarli, per non compromettere le selezioni indispensabili all'equilibrio demografico naturale. Talvolta, camosci e stambecchi precipitano e vanno a schiantarsi tra le rocce. L'anno scorso ho visto un piccolo cadere da una cresta. Temevo il peggio, ma dopo qualche metro è riuscito ad atterrare sulle quattro zampe. Si pattuglia anche di notte".

Gli episodi che la Davini ha vissuto quale salvatrice riservata, potrebbero costituire la materia di un libro, ma lei dice di non averci mai pensato. Per il momento si limita a scrivere qualche articolo sulle sue ricerche forestali per riviste specializzate.

"Comunque, vorrei raccontare di quelle due aquile che mi sono passate accanto, in un pomeriggio di qualche mese fa. Camminavo su un costone roccioso, piuttosto in alto. Uno dei due rapaci mi si è accostato silenzioso, volando poi nel vallone più avanti. Evidentemente non aveva avvertito la mia presenza. L'ho visto lanciarsi in picchiata, tentando, forse, di catturare una preda. Ma quando è risalito non aveva nulla tra gli artigli. Allora ho tirato fuori il binocolo e, più in basso, ho individuato una femmina di camoscio con il suo piccolo. Quest'ultimo doveva essere ferito o malato, perché non si muoveva e la madre gli girava intorno, nervosa. L'aquila stava ferma, appollaiata su uno spuntone di noccia, anzi, adesso erano due, probabilmente una coppia.

Sapevo di non dovermi intromettere, ma quella giovane madre mi faceva compassione. Rimasi nascosta ad osservare. Ormai stava per diventare buio, ma, poco prima che mi decidessi ad intervenire, le aquile presero il volo e se ne andarono. Due settimane dopo sono tornata sul posto ed ho trovato il piccolo, morto".

"Non ha compiuto esplorazioni notturne?" "Sì, certamente. Di tanto in tanto, quando c'è la luna e la luce lo consente, pattugliamo anche di notte, sebbene non ci siano più tanti bracconieri come una volta. La caccia di frodo continua. Io non ho mai incontrato bracconieri, ma, prima che arrivassi nel Parco..."

(...INTERRUZIONE del Consigliere TORRIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): No, dice che non ce n'è più! "...ma, prima che arrivassi nel Parco, ci sono stati addirittura scontri a fuoco. Giro armata d'una Beretta, calibro 7,65, ma spero di non doverla mai usare. Comunque, ogni anno, anche noi guardaparco dobbiamo superare una prova di tiro, prevista dal regolamento, con pistola e carabina".

"I guardaparco hanno in dotazione anche binocoli a raggi infrarossi, per le perlustrazioni durante la notte?" "Non ancora, ma sembra che ce li forniranno presto. Per il momento, abbiamo in dotazione un semplice cannocchiale ed un binocolo con ottica tradizionale".

"Se dovesse decidere di cambiare lavoro, quale sarebbe la sua scelta?" "Questo è il programma di maggiore impegno che mi trovo ad affrontare. Non resterò ancora quassù per molto, perché ormai ho fatto l'esperienza che volevo fare. Potrei tornare a Milano, ma dipende dalle opportunità di lavoro che mi si presenteranno. Recentemente ho preso parte ad un concorso pubblico. Al momento sono in graduatoria per un'assunzione nel Corpo forestale della Regione Lombardia. Qui ho vissuto dei mesi stupendi, ma sono pronta a partire".

"Se avesse di fronte delle persone che vogliono imparare a conoscere e ad apprezzare la montagna, quali consigli darebbe?" "Direi loro: venite qui; basta accostarsi con rispetto alla natura, per incontrare volpi, ermellini, donnole, marmotte, gheppi, sparvieri, poiane e tanti altri sconosciuti della valle, la cui presenza può far capire, meglio di tanti discorsi, l'essenza del nostro lavoro".

Io mi fermo qui, perché voglio lasciar dire qualcosa anche a qualche altro Consigliere. Sfido chiunque, però, a venirmi a ridire che le donne non siano in grado di fare la guardia forestale, perché non hanno la necessaria sensibilità. Ma, soprattutto, visto che qui si tratta di sesso e noi siamo ancora a questo punto, sfido chiunque a dimostrarmi che il sesso femminile sia inferiore e più debole del sesso maschile.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin; ne ha facoltà.

PERRIN (U.V.): J'ai demandé la parole pour pouvoir répondre immédiatement à Mme Breuvé, qui a fait un beau tour d'horizon en nous rapportant tout ce qui se passe un peu partout dans le monde, dans les Forces Armées, quant à la présence des femmes. Elle nous a parlé de la poésie, du Parc National du Grand-Paradis derrière la présence d'un garde du parc de sexe féminin; mais elle ne nous a pas parlé du vrai problème, à savoir, l'introduction des femmes dans le Corps Forestier Valdôtain.

En me référant aux dernières paroles que Mme Breuvé a prononcées, je tiens à dire que personne ne veut mettre en doute les capacités des femmes pour exercer une profession telle que celle du Corps Forestier Valdôtain; personne ne veut dire non plus que les femmes sont moins sensibles à certains problèmes que les hommes.

Si nous voulons aborder sérieusement la discussion, il ne faut pas vouloir faire dire ce que personne n'a l'intention de dire; ne serait-ce que pour éclaircir la position réciproque, qui devrait se faire à travers une discussion honnête et non à travers des subterfuges que les autres pensent autrement que ce qu'ils pensent.

Mme Breuvé a illustré un certain nombre de lois, de sentences, de recours au TAR pour appuyer la thèse de l'introduction des femmes dans le Corps Forestier. Je pourrais en faire autant et les documents sont aussi nombreux que ceux que détient Mme Breuvé, mais, évidemment, je ne veux pas le faire.

Cela signifie que dans ce secteur aussi il convient de mettre de l'ordre, parce qu'en Italie on vit des épisodes extrêmement contradictoires pour lesquels certains tribunaux administratifs régionaux donnent des sentences pour, d'autres contre. Le Conseil d'Etat dit tantôt une chose, tantôt l'autre. Les sentences aussi de la Cour Constitutionnelle sur des sujets similaires se prononcent d'une manière différente. Tout cela rend extrêmement difficile l'affrontement de certains problèmes si l'on se réfère à l'Etat lui-même.

La Vallée d'Aoste, cependant, a un pouvoir législatif primaire en la matière et nous sommes d'accord de l'exercer pour ce qui est du personnel régional, dont le Corps Forestier Valdôtain fait partie.

Il ne faut pas, je crois, regarder les autres régions qui ont des situations très différentes, telle celle du Frioul, où tout le personnel du Corps Forestier fait partie intégrante du personnel régional.

Je dis tout de suite que nous sommes d'accord sur la proposition de Mme Breuvé. Nous l'avons d'ailleurs déjà dit dans le passé, lors de discussions d'une interpellation du Parti Communiste et d'une motion de Mme Breuvé elle-même, que nous acceptons le principe de l'introduction des femmes dans le Corps. Nous sommes contre et nous nous abstiendrons sur cette loi pour une simple raison, la même que celle qui nous a induits à nous abstenir sur certaines propositions qu'a avancées M. Sandri au Conseil, voilà quelque temps, puisqu'il s'agit de propositions qui vont influer sur un seul aspect de la loi bien plus complexe.

Je reconnais le retard des services dans ce sens, mais nous devons revoir entièrement la loi n° 66 qui a modifié l'institution du Corps Forestier.

Il y a toute une série d'arguments qui doivent être retouchés, à commencer par l'organigramme en allant jusqu'aux compétences qui entre temps se sont accrues, puisqu'il s'est vu attribuer des compétences qui ne sont pas prévues par la loi n° 66, et ainsi de suite.

Au nom de la majorité, donc, je réaffirme notre accord sur le principe et je demande, afin que quelque chose reste aux actes, que ce Conseil vote un ordre du jour; ordre du jour où l'on répétera certaines affirmations, où l'on prendra acte de cette discussion, compte tenu du fait qu'il faut approfondir, qu'il y a une exigence d'approfondissement pour une révision de la loi n° 66 de 1977, afin de dépasser les difficultés qui nous sont données par les lois de l'Etat, en utilisant nos compétences primaires et en rappelant aussi que jusqu'en 1990 il n'y aura pas de concours si une modification de l'organigramme n'intervient pas, si l'on n'introduit pas de gardes dans le Corps Forestier, puisqu'en ce moment l'organigramme est complet.

Sur la base de toutes ces considérations, je demande au Conseil de réaffirmer le principe de la parité homme-femme et de confirmer la volonté d'insérer les femmes dans le Corps Forestier Valdôtain, par une révision globale de la loi n° 66.

Je donne donc raison à Mme Breuvé pour la présentation de cette loi. La majorité est d'accord sur le principe, nous demandons seulement une réflexion sur l'ensemble de la loi.

PRESIDENTE: Signori Consiglieri, ricordo che l'ordine del giorno annunciato dall'Assessore Perrin verrà discusso e votato al termine della discussione generale, prima della votazione della legge. Adesso provvedo a farlo fotocopiare e a farvene distribuire una copia al banco.

Ha chiesto la parola il Consigliere Cout; ne ha facoltà.

COUT (P.C.I.): Penso che il Consigliere Breuvé abbia ampiamente illustrato la legge che siamo chiamati a votare.

Non voglio essere tra quelli che gareggiano nel produrre la maggior quantità possibile di documenti a favore dell'inserimento delle donne, alla pari dell'uomo, nel mondo del lavoro; è necessario però ricordare al Consiglio, che sembra essere piuttosto distratto su questo problema, che alla fine è opportuno assumere le decisioni che noi aspettavamo dalla Giunta, ma che sono state poi proposte, con una legge, dalla minoranza.

Occorre ricordare ancora che su questo problema si è già discusso in diverse altre occasioni. Poiché la circostanza interessava direttamente noi del Gruppo comunista, ricordo che se ne è discusso due anni fa, nella mattinata del 26 giugno 1986, in occasione della presentazione di una mozione del Partito Comunista, con la quale, appunto, si chiedeva di sospendere il precedente concorso per la selezione di un certo numero di guardie forestali, proprio per attendere la modifica di questa legge, che avrebbe consentito anche alle donne di partecipare a quel concorso. Sarebbe stata una decisione opportuna e, proprio in quell'occasione, noi avemmo l'opportunità di esprimere la nostra posizione, che ritengo sia molto chiara, perché tende a rivalutare le nuove posizioni, non solo nostre, ma dei diversi partiti politici, che ci aiutano a ritenere necessario che la donna sia inserita nel mondo del lavoro, a tutti i livelli e per tutte le mansioni possibili, in condizioni di parità con l'uomo, per possibilità, stipendio e questioni inerenti al lavoro.

In questi ultimi tempi si è attuato un maggior inserimento delle donne nel mondo del lavoro; malgrado ciò, però, continuano ancora a crescere, quasi a dismisura, le richieste d'inserimento nel lavoro da parte delle donne. Forse siamo in presenza di un nuovo tipo di rapporto che vede le donne cercare un inserimento diverso nel lavoro, nella famiglia ed in tutte le forme di rapporto che la donna ha nella società.

Non possiamo negare questa evidenza e non possiamo esserle contrari, se, in questo momento, vogliamo realmente far compiere un passo in avanti a secoli di storia, che, purtroppo, hanno concorso a mantenere la donna in una posizione non certo privilegiata. A tutte le età ed a tutti i ceti, la donna, fino a prova contraria, per secoli ha dovuto occuparsi della casa, perché il lavoro esterno era una incombenza prettamente maschile.

Io penso che la Valle d'Aosta, che è ricca di tradizioni e di valori culturali e che, tra le altre cose, è anche una Regione che ha saputo condurre molteplici battaglie d'avanguardia in campo civile - non sto a ricordare i referendum e le varie iniziative che sono state assunte - , non possa astenersi dal combattere anche questa battaglia.

La legge che noi oggi siamo chiamati a votare, vista alla luce di queste considerazioni, non è altro che un piccolissimo passo e credo che il Consiglio, se è sensibile a questi problemi, dovrebbe porsi tutta una serie di altri traguardi e tappe che potrebbero favorire l'inserimento della donna nel mondo del lavoro. Ci saranno senz'altro altre iniziative, alcune delle quali, addirittura, sono state prese dalla Giunta, quando, in presenza di una notevole disoccupazione femminile in alcune zone della Valle, ha cercato di privilegiare l'inserimento della donna nel mondo del lavoro, attraverso la legislazione regionale, con l'assegnazione di maggiori contributi nel caso di assunzione di personale femminile.

Ci si deve trovare senz'altro d'accordo con queste iniziative, ma anche questa proposta di legge, pur essendo piuttosto relativa, è di grandissima importanza e, quindi, noi, come Gruppo comunista, le vogliamo riconoscere tutta l'importanza che essa merita. Ci teniamo, pertanto, a sottolineare ancora una volta, anche se non ci vogliamo dilungare troppo, la necessità di affrontare il problema con tutta la dovuta attenzione che si pone in atto, secondo il nostro parere, non con la votazione di un ordine del giorno di impegno generico, ma con la votazione di questa modifica, che, anche se non garantisce alle donne un ampio accesso ai concorsi per il Corpo delle guardie forestali, riveste comunque un grandissimo significato.

Noi siamo d'accordo e votiamo anche l'ordine del giorno che impegna il Consiglio a rivedere la legge sulle assunzioni nel Corpo delle guardie forestali; tuttavia non vediamo perché, dopo aver atteso ben due anni per avere dalla Giunta una proposta in merito, adesso che la stessa è venuta da un partito della minoranza, non la dobbiamo votare.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): È la seconda volta che mi capita di elogiare delle iniziative normative del Partito Socialista e non vorrei correre il rischio di essere pesantemente criticato all'interno del mio Movimento.

TORRIONE (fuori microfono): Da chi? Da Riccarand?

SANDRI (N.S.): Da Riccarand, sì. Credo, però, che questa legge testimoni come si possa fare una buona legge senza che sia necessario stanziare dei soldi. Questa iniziativa, nella nostra Regione, così munifica, francamente è proprio una stella o una perla a sé stante. Si tratta di un articolo unico, di una piccola frase che ricorda quasi una richiesta referendaria o una domanda del referendum.

In effetti, oggi siamo chiamati a dare una risposta di tipo referendario: sì o no, e non "non so", come propone l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin. Credo che si tratti di un problema di minima importanza, per l'impatto sulla struttura sociale e politica della nostra Regione, ma di enorme importanza per le reticenze, le difficoltà e l'arretratezza culturale che stanno frenando l'approvazione di questa legge.

Direi che è un problema di quelli che alimentavano il movimento delle suffragette, all'inizio del secolo, perché qui non sono in discussione - come invece succede nella società italiana - questioni legate alla persona, come il femminismo, che ci ha messo profondamente in crisi a partire dagli anni '60; qui, invece, sono in discussione i diritti giuridici fondamentali della persona, come il diritto di voto, il diritto di pari rappresentanza nelle istituzioni ed il diritto ad avere pari dignità lavorativa. Quest'ultimo diritto è stato sancito dalle lotte delle suffragette, agli inizi del secolo, e poi dalla costituzione e dallo statuto della Società delle Nazioni, dell'ONU, ed anche, ovviamente, dalla Costituzione italiana, cui si richiama il nostro Statuto.

Non stiamo, quindi, affrontando problemi dirompenti, anche da un punto di vista umano, come quelli che caratterizzano il dibattito uomo-donna negli ultimi anni; stiamo affrontando un problema sociale, un problema di struttura della nostra società, e dobbiamo semplicemente prendere atto della storia, di come cioè la storia ha disegnato questo secolo.

Non vorrei essere troppo noioso dicendo che l'atteggiamento della maggioranza è strettamente legato ad una mentalità chiusa nelle due figure che dovrebbero sorreggere questa società valdostana: l'uomo "faber", che produce, che stanzia, che finanzia e che lavora fuori di casa, e la "foemina mater", che sta in casa ad accudire alla famiglia, a fare dei lavori casalinghi obbligatori - perché, se non li fa lei, non li fa nessun altro -, a svolgere le sue funzioni vitali e sessuali.

Queste due figure, così standardizzate, esistono forse solo nella mentalità di alcuni dei presenti e di altri che sono arroccati a qualcosa che non esiste più nella società valdostana e nella società italiana, perché, come è stato ben illustrato dalla relatrice Breuvé, in moltissime regioni questo tipo di mentalità e questi schemi mentali, che di fatto non hanno o non dovrebbero più avere alcun riscontro reale, si abbarbicano alle stesse strutture della società, così come sono state impostate dal gusto, non umano, ma maschile degli anni precedenti.

Il Corpo Forestale Valdostano è stato impostato a misura di maschio e non a misura d'uomo. La differenza non è casuale. Quando il Corpo Forestale ha convinto l'Assessore che non sarebbe stato positivo estendere il servizio alle donne, ha fatto appello ad una serie di scuse, riportate anche dallo stesso Assessore in sede di Commissione, del tipo: "Eh, ma quando rimangono incinte, stanno via due o tre anni! E noi come facciamo?..."

(voce fuori microfono): Chi l'ha detto?

SANDRI (N.S.): Chiaramente, questo fatto è stato negato più volte, in sede di discussione.

Altre scuse sono state del tipo: "E poi le donne si sposano e prendono tempo per accudire ad altre cose! E se telefonano alle 2 di notte per andare a verificare un fatto di bracconaggio..?". Si tratta, cioè, di tutta una serie di attacchi alla funzione "magica" del Corpo Forestale, che puntano proprio su alcune specificità femminili come la maternità e la cosiddetta "debolezza": "Voglio vedere che cosa faranno, quando dovranno marciare per 10 o 11 ore per portare giù un camoscio...!".

A mio parere, queste affermazioni danno il senso dei problemi veri. È evidente che le donne si sposano, è vero che le donne rimangono incinte e fanno figli, ma è anche vero che la legge tutela questo diritto, consentendo un giusto allontanamento dal lavoro. A mio parere, se questo va contro la struttura ed il modo di operare del Corpo Forestale Valdostano, è quest'ultimo che deve essere modificato e non deve essere vanificato il diritto delle donne a poterci entrare e lavorare.

È importante che questa legge passi, perché essa è l'elemento che determina il mutamento, perché noi non vogliamo solo che le donne entrino nel Corpo Forestale, ma vogliamo anche cambiare il Corpo Forestale. Vogliamo cambiare l'organizzazione del lavoro nel pubblico impiego ed in particolare nel pubblico impiego regionale, perché questo sia a misura d'uomo, maschio o femmina che sia! Mentre, chiaramente, le strutture di oggi non lo sono.

Secondo me, questa cultura del mutamento è un dato fondamentale che manca qui dentro e manca spesso nella società valdostana, perché mancano le donne nei posti in cui si fa politica e nei posti in cui si decide. Se ci fossero più donne qui dentro - e questo discorso lo riprenderò più in là - probabilmente questa cultura del mutamento sarebbe più radicata e allora non si avrebbe paura ad affrontare in maniera più sciolta, più corretta e più rispettosa le questioni politiche, per esempio, nei rapporti tra maggioranza e minoranza, nelle iniziative di questo o di quel partito, in confronto all'attuale andazzo della maggioranza che usa il metodo tipicamente maschile dei rapporti di forza.

Mi è dispiaciuto non aver trovato, presso la biblioteca regionale - ma non è l'unico libro che manca -, un libro di Carla Ravaioli, intitolato "Il quanto ed il quale: la cultura del mutamento", che mi son premurato di far recuperare e dal quale, oggi, avrei voluto citare alcune frasi. Il bisogno di mutamento di una società a misura di uomo, maschio o femmina che sia, è un bisogno urgente e questa legge, secondo me, costituisce un'importante occasione di dibattito per captare questa esigenza.

Faccio degli esempi concreti. Qui dentro esistono molti maschi che scaldano i banchi ed il cui impegno politico sicuramente non potrà essere ricordato negli annali della Valle d'Aosta per le idee o per l'apporto costruttivo in favore della nostra società. In questo senso io mi permetto di suggerire ai vari Capigruppo di verificare la possibilità di estendere anche ai loro Gruppi il metodo della rotazione. Forse ci sarebbero meno liti in famiglia, durante la stesura delle liste elettorali, ma, soprattutto, il metodo agevolerebbe alle donne l'accesso a questo Consiglio. Con il metodo attuale, infatti, risultano eletti solo i primi ed è molto difficile che possano essere elette delle donne. In questa legislatura ci è riuscito solo il Partito Socialista.

Eppure è di fondamentale importanza che vi siano qui, tra noi, anche delle donne, perché credo che si possa dire senza alcuna difficoltà che scaldare i banchi, senza proporre iniziative e senza portare alcun contributo, è sicuramente meno di quanto possa fare qualsiasi cuoca, come sosteneva il compagno Mao Tse Tung quando diceva: "È tempo che anche le cuoche facciano politica!".

È importante che l'esigenza di questo mutamento della società non sia presente solo nelle istituzioni, ma anche nella stessa struttura dell'organizzazione regionale. Qualche tempo fa, i nostri dirigenti amministrativi responsabili del governo avevano balenato la possibilità del "part-time", che è un'istituzione fondamentale per concretizzare in misura massiccia l'entrata delle donne nell'Amministrazione regionale. Doveva essere attuata prima delle elezioni, ma così non è stato; non solo, ma più volte, in questo stesso Consiglio e su indicazione sindacale, da più forze politiche è stata condotta una battaglia a favore dell'istituzione dell'orario continuato, anche per rendere l'orario di lavoro più adatto alle possibilità delle donne.

Questa esigenza, però, è stata completamente trascurata e tutti i dipendenti dell'Amministrazione regionale sono obbligati a fare quattro viaggi al giorno, con grosse difficoltà organizzative.

Il Consigliere che mi ha preceduto in Consiglio, ogni tanto, specie quando era impegnato in sede di Commissione, aveva il problema di andare a prendere i bambini e per questo era diventato anche famoso. Perché? Perché in questa benemerita istituzione, nella quale lavora anche un certo numero di donne - ma ne potrebbero lavorare molte di più, sia al servizio dell'Amministrazione, sia in Consiglio - , non c'è un posto, un asilo nido, una scuola materna o un punto di riferimento per chi ha dei figli. Si dà per scontato, forse, che il Consigliere regionale debba avere una certa età ed un certo numero di figli grandi e che quindi non si ponga di questi problemi; la stessa cosa dicasi per le donne che lavorano alle dipendenze dell'Amministrazione regionale.

La battaglia per il diritto delle donne ad entrare nel mondo del Corpo Forestale Valdostano è anche un primo momento per porsi tutti questi problemi relativi alla condizione femminile nella nostra società.

Una delle altre obiezioni, per le quali il Corpo Forestale, o quantomeno alcuni suoi rappresentanti importanti, si è dichiarato contrario all'entrata delle donne e quindi a questo progetto di legge, è stata: "Ma dove le mettiamo nell'organico?". Anche un attimo fa, l'Assessore ci ha deliziati ricordandoci che nel testo dell'ordine del giorno c'è scritto che non vi saranno imminenti concorsi per il Corpo Forestale Valdostano, essendo l'attuale organico completamente coperto. Occorre utilizzare, invece, proprio questa occasione per rivedere l'organico del Corpo Forestale, perché questa esigenza è di notevole rilevanza anche per i compiti di vigilanza che il Corpo Forestale dovrà avere sui parchi che si andranno a costituire, sempreché la legge che è stata presentata sia approvata in questa legislatura.

Io credo che il risultato di questa votazione non sia molto importante, perché questa legge può essere approvata oggi o potrà essere approvata attraverso un referendum abrogativo. Sta di fatto che questa proposta va nel senso della storia. La responsabilità della sua bocciatura ricadrà, quindi, su chi vuole andare contro la storia e vuole qualificarsi per quello che effettivamente è, e cioè per uno che vuole conservare privilegi che non hanno alcun senso.

Onorevoli Colleghi della maggioranza, mi si consenta di irridere per un attimo anche all'atteggiamento che voi tenete nei confronti della Consulta regionale femminile che, fino a prova contraria, è un organo del Consiglio regionale. Dirò di più, è l'organo del Consiglio regionale che dovrebbe darvi i pareri, non dico vincolanti, ma santo Iddio, almeno di indirizzo, sui problemi della condizione femminile! Nella lettera che ci è stata inviata e che è stata indirizzata anche al Presidente della Giunta regionale, all'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale e per conoscenza a tutti gli organi di informazione, la prima firma, in calce, è proprio quella del rappresentante della Consulta regionale per la condizione femminile. È la testimonianza che il vostro atteggiamento nei confronti di questa legge è da coda di paglia, perché ovviamente, non solo dite no al Consigliere Breuvé ed al Gruppo Socialista, non solo dite no alle donne, ma voi dite no anche ad un organo del Consiglio regionale!

Mi chiedo davvero a che cosa serva mantenerlo in piedi, se la vostra considerazione, nei suoi confronti, è di questo genere! Vi serve per dare un contentino alle donne? Per scaricarvi le persone che non riuscite a mettere in lista? Io credo che, se un organo deve esistere e se ci deve essere rispetto per le istituzioni, questo sia il momento di testimoniarlo. Ma voi anche questa volta, come già in altre occasioni, riuscirete a perdere il treno.

Mi pare grave, poi, il tentativo dell'ordine del giorno, anche per il giochetto sottile, posto in atto da fini ed abili "cicisbei" della politica, che sta dietro l'astensione che sarà proposta sul testo di legge del Consigliere Breuvé, perché in questo modo il Consigliere di maggioranza si sottrae anche alla possibilità di un voto di coscienza. Voi non avete neanche il coraggio di fare una votazione in cui potreste mettere a confronto di queste due urne chi, per esempio, proviene da un'esperienza sindacale, a contatto con delle donne che lavoravano, e chi, per motivi personali, anche se è iscritto ad un partito come quello repubblicano, che dei diritti civili ha fatto una delle stesse ragioni d'essere del suo partito, potrebbe magari scaricare la propria coscienza, votando in modo difforme dalla maggioranza.

Il giochetto dell'ordine del giorno e dell'astensione sulla legge impedisce questa verifica, perché avete paura di voi stessi! Non so se avete paura di voi stessi solo come membri di maggioranza o anche quando vi guardate allo specchio. Io vi invito a guardarvi allo specchio e vi invito a guardarvi allo specchio del rispetto, perché voi non state minimamente rispettando i diritti della minoranza, i diritti delle donne ed i diritti di coscienza dei vostri stessi Consiglieri! Naturalmente, questo dibattito porterà ad una spaccatura del Consiglio.

Io termino, invitando soltanto i Colleghi della minoranza a tener conto di quanto scritto dalla Consulta regionale per la condizione femminile, dal Coordinamento femminile UIL, dal Coordinamento femminile SAVT, dall'Entraide des femmes, dal Coordinamento femminile CGIL, dall'ARCI-Donna, dal Coordinamento femminile CISL e dal Movimento delle ragazze della FGCI, e cioè di quegli organismi che, in caso di mancata approvazione della legge di cui sopra, si riservano il diritto di fare ricorso allo strumento del referendum abrogativo, previsto dall'articolo 30 dello Statuto della Regione Autonoma della Valle d'Aosta.

Poiché nel nostro caso si colpiscono i diritti fondamentali del cittadino, mi sembra opportuno che la nostra proposta di legge abbia anche l'appoggio di un principio costituzionale.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Faccio una considerazione ad alta voce. La Collega Breuvé ha avuto più fortuna di me, all'interno dell'ARCI-Donne e della Consulta femminile, e di questo mi congratulo: la mia proposta di legge sulle casalinghe è stata fortemente criticata, nel senso che sono stato accusato di favorire eccessivamente le casalinghe. La Collega, quindi, ha già avuto un ottimo successo all'interno di quei due organismi importanti ed in modo particolare in seno alla Consulta femminile.

Fatta questa breve considerazione ad alta voce, devo dire che qui non è più questione di numeri, cioè di distinzione tra maggioranza e minoranza: qui ci troviamo di fronte a movimenti come l'Union Valdôtaine e gli A.D.P., partiti come la D.C., il P.L.I. ed il P.R.I. - e mi meraviglio soprattutto per quest'ultimo - che assumono una posizione da partiti e movimenti conservatori. La loro posizione è di retroguardia, tipica delle forze politiche conservatrici e di quei movimenti, come l'Union Valdôtaine e gli A.D.P., che si caratterizzano per essere conservatori.

All'interno del Consiglio regionale, quindi, non è più questione di numeri, ma di una particolare concezione politica, tipica di questi movimenti. Non è facile e non possiamo essere soddisfatti dell'impegno che l'Assessore, per conto dell'intera Giunta, aveva assunto nel mese di marzo o nel mese di aprile del 1987, quando, sempre in merito a questa legge del Gruppo socialista, aveva proposto un momento di riflessione, prima di rispondere in modo positivo, non tanto alla richiesta del Gruppo socialista, quanto alla richiesta delle donne.

Che cosa ha fatto questa Giunta o questa maggioranza? Ha fatto una riflessione, che però ha sortito un risultato negativo, perché in Consiglio regionale, ci ha dichiarato di non essere d'accordo. È del tutto ridicolo, allora, ribadire nell'ordine del giorno il principio della parità di diritti tra uomo e donna! Siamo proprio all'inverosimile! Questo diritto è già previsto dalla Costituzione e, quindi, l'ordine del giorno della maggioranza non serve a nulla! È un'assurdità che può passare anche attraverso le file della maggioranza, ma che non può assolutamente essere presa in considerazione dai Consiglieri regionali eletti con voto popolare.

Ritengo, pertanto, che si tratti di un'ulteriore presa in giro da parte di chi - e questo mi dispiace, perché io ho molta stima nei confronti dell'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale - presenta un ordine del giorno per ribadire un principio già sancito dalla Costituzione.

Qui siamo di fronte ad una scelta, sì o no, alla proposta di abrogazione di una parte di un articolo di legge. Questo che noi oggi siamo chiamati ad affrontare è un referendum sulla questione se siamo d'accordo sull'inserimento delle donne nel Corpo Forestale oppure se non lo siamo, perché vogliamo essere dei conservatori.

Noi diciamo di essere d'accordo, perché siamo per le battaglie di avanguardia, per le battaglie sociali e per le battaglie utili. Questa battaglia in favore della donna è importante all'interno della comunità valdostana e voi non potete soffocarla, solo perché la vostra ideologia e le vostre idee politiche sono quelle tipiche dei conservatori. Bisogna aprirsi alle novità.

In seno alla Commissione del Regolamento, esponenti di spicco dell'Union Valdôtaine portano avanti - ed io sono d'accordo con loro - una battaglia d'avanguardia per l'abolizione del voto segreto, ma non possono poi venire qui in Consiglio e fare retromarcia. Bisogna essere coerenti, perché, quando si chiede l'abolizione del voto segreto, anche qui in Consiglio regionale - ed io sono d'accordo e lo ribadisco - non si può retrocedere su una battaglia importante, sul piano sociale, come quella che si combatte per le donne.

Oggi, invece, voi rispondete "no" alle donne. Forse avete la fortuna che di questo dibattito non sarà detto niente al di fuori del palazzo di vetro, perché, come ho ribadito questa mattina, siete riusciti ad affascinare anche la stampa e gli organi di informazione. Qualcuno ha detto: "Vi parlate addosso, ci parliamo addosso": probabilmente sarà anche così, perché non abbiamo una stampa libera. Ecco perché potete assumere un atteggiamento di questo genere, che può solo essere definito anacronistico.

Non possiamo andare avanti mantenendo posizioni non più difendibili. Bisogna creare tutte le iniziative utili ad aprire gli spazi necessari. L'Assessore, a nome della maggioranza, dice che è d'accordo sul principio; ma questa legge, appunto, non fa altro che instaurare un principio, perché solo dopo ci saranno dei concorsi, ai quali potranno partecipare le donne e tutti coloro che lo riterranno opportuno. La presente proposta di legge non fa altro che accettare questo principio.

Non credo, però, che un principio possa essere accettato con una semplice presentazione di un ordine del giorno di questo genere, senza abrogare una parte dell'articolo 8 della legge regionale 11 novembre 1977, n. 66, altrimenti si sarebbe in netta contraddizione e sarebbe meglio dire chiaramente: "Noi non siamo d'accordo! Non siamo d'accordo perché riteniamo che le donne non siano d'accordo per questo lavoro; non siamo d'accordo, perché riteniamo le donne - ed il Collega Sandri l'ha detto - utili per i servizi di casa; non siamo d'accordo, perché riteniamo che le donne non possano sopportare determinati lavori". Sarebbe una dimostrazione di lealtà, non solo nei confronti di coloro che hanno proposto la legge e dei Consiglieri della minoranza, ma anche nei confronti dell'intera popolazione e, in modo particolare, delle donne. Noi, quindi, non possiamo accettare l'ordine del giorno che recepisce il principio della parità, tra uomo e donna, perché la stessa Costituzione già sancisce il principio della parità tra l'uomo e la donna.

Questa è la breve considerazione che io intendevo fare ed io mi auguro che la maggioranza non assuma, su questa proposta di legge, un atteggiamento di chiusura, che corrisponderebbe ad un "no", rivolto proprio alle donne. Noi siamo contro questa chiusura e non crediamo che la maggioranza, ed in modo particolare alcuni partiti o alcuni Consiglieri che l'appoggiano, possa votare, in piena tranquillità di coscienza, contro questa legge.

Io credo che questo provvedimento debba essere approvato, anche perché sia smentita l'accusa che ho appena lanciato contro alcuni movimenti e partiti, come la Democrazia Cristiana, qualificandoli come conservatori. Questo è il momento di dimostrare che voi non siete dei conservatori; questo è il momento di dimostrare che voi guardate avanti; questo è il momento di dimostrare che non siete i nemici delle donne.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.): Vorrei fare una considerazione di carattere generale. Mi sembra che questa discussione, non certo per la qualità degli interventi, ma per la specificità dell'argomento, non faccia onore a questo Consiglio.

Il fatto che nell'anno di grazia 1988 il Consiglio regionale debba impiegare un paio d'ore per sancire il principio della parità tra uomo e donna disonora l'intera Valle d'Aosta!...

RICCO (fuori microfono): Bravo!

TORRIONE (P.S.I.): Grazie! È stato il Consigliere Ricco a dirmi "bravo" e, questa volta, mi fa piacere.

Si può fare anche dell'ironia, per carità, ma credo che si possano anche citare argomenti un pochino desueti e obsoleti su un aspetto che riguarda quel patrimonio di diritti civili, di cui tutti noi, senza differenziazioni partitiche o di parte, ci siamo fatti portatori in questi anni e che oggi, in Consiglio regionale, non solo si incaglia, ma assume anche un aspetto un pochino ridicolo, perché come è già stato sottolineato dal Consigliere Baldassarre, cerchiamo di ribadire con fermezza il principio della parità dell'uomo e della donna attraverso un ordine del giorno.

Noi non voteremo questo ordine del giorno, ma pregherei l'Assessore, ed eventualmente anche il Presidente della Giunta, di modificarlo, perché il principio della parità tra uomo e donna è già stabilito dalla Costituzione e volerlo ribadire significa che è passato invano il '68, che sono passati invano i 20 anni di lotta del movimento comunista e del movimento femminista, che ora si è trasformato nel movimento femminile, e che è trascorsa invano la storia. Noi, oggi, siamo ancora qui a discutere se immettere o meno delle donne nel Corpo Forestale della Regione. Obiettivamente, io ritengo che questo argomento debba essere considerato assolutamente superato.

Poiché alcune argomentazioni dell'Assessore, a mio avviso, non stanno in piedi, né sul piano giuridico, né su quello "impostativo", voglio fare delle precisazioni.

L'Assessore dice: "Noi abbiamo potestà legislativa primaria". Assessore, ma questo cosa significa? Significa che noi non avremmo dovuto aspettare lo Stato e le lotte delle donne, perché avremmo potuto decidere autonomamente di immettere le donne nel Corpo Forestale. Avremmo già dovuto farlo ed ora siamo in ritardo e ce ne rammarichiamo tutti! Ringrazio la Collega Breuvé, che, attraverso il Gruppo socialista, ha fatto emergere questo problema, ma bisogna obiettivamente riconoscere che il concetto di autonomia ci consente di affrontare con sollecitudine, anzi immediatamente, i problemi per risolvere le esigenze della collettività.

Questa è un'esigenza primaria e guai se noi continuiamo ancora a perdere del tempo ed a dibattere sul principio di uguaglianza tra uomo e donna! È un principio talmente acquisito che saremmo noi stessi, autonomamente, avvalendoci della nostra capacità e potestà legislativa, a dover dire: "Bene, eliminiamo dal contesto di questo regolamento, che risale, vivaddio, a venti anni fa, questa piccola..."

PERRIN (fuori microfono): Il regolamento del Corpo Forestale è del 1977!

TORRIONE (P.S.I.): Pardon! Allora non sono più venti anni, ma dieci anni. "...che risale a dieci anni fa, questa piccola frasetta, che impedisce, in effetti, alle donne di entrare a far parte del Corpo Forestale Valdostano".

Nel suo ordine del giorno, l'Assessore dice ancora:

"Considerata l'esigenza di approfondire l'esame della revisione della legge regionale suddetta al fine di superare le difficoltà poste dalle leggi dello Stato regolanti l'arruolamento della donna nelle forze armate e nei corpi speciali". Prima di votarlo, io vi prego di riflettere un attimo, perché, se abbiamo potestà legislativa primaria, che cosa ci interessa fare riferimento alle leggi dello Stato per l'arruolamento delle donne nelle forze speciali? Se dobbiamo aspettare la regolamentazione da parte dello Stato, siamo noi stessi a non riconoscere la nostra potestà. Mi sembra che la contraddizione sia talmente evidente da esigere, almeno, la modifica dell'ordine del giorno, altrimenti rimane un testo che non riafferma neanche il principio della nostra autonomia in un settore delicato come quello che stiamo affrontando, nel quale, tra l'altro, noi abbiamo potestà legislativa primaria.

Altra argomentazione dell'Assessore: "Siamo d'accordo sul principio - ed è tre volte che ci propina questa risposta - però il fatto specifico va inquadrato in un contesto molto più vasto". Questa stessa argomentazione noi l'abbiamo sentita per la legge sull'impatto ambientale ("Siamo d'accordo sul principio"), per la legge sui beni culturali ("Siamo d'accordo sul principio") e per questa, ed è la terza volta. Anche sul teatro ci è stato detto che si era d'accordo sul principio, però... però... il problema dovrà essere visto nello specifico.

Se siamo d'accordo sui principi, si dovrebbe trovare, evidentemente, il modo per risolvere il problema. Non vorrei ripetere, però, una frase già detta dal Consigliere Pascale la volta scorsa, e cioè che, quando si propone qualcosa dai banchi della minoranza, si incontra una sorta di muro, oltre il quale non è possibile andare. Questo sarebbe grave, perché l'atteggiamento della minoranza non si porrebbe più in termini costruttivi e l'opposizione si vedrebbe costretta ad andare all'assalto all'arma bianca, non per ottenere dei risultati, ma per fare dello sciacallaggio politico. Questo modo d'agire non rientra nel nostro costume e non l'abbiamo raccolto. Noi abbiamo cercato di proporre cose concrete e credo che, finora, le iniziative di legge del nostro Gruppo abbiano toccato argomenti che, per qualche verso, potevano avere una certa attinenza con le effettive esigenze della collettività valdostana e con il suo modo di essere. Questa proposta di legge è proprio una di quelle iniziative, per le quali non basta dire: "Siamo d'accordo sul principio".

L'Assessore, poi, è caduto in un'altra contraddizione, quando ha detto: "L'organico è bloccato e quindi non possiamo fare dei concorsi". Assessore, ma quale migliore occasione per approvare questa legge? Tanto poi non cambia niente. La Regione nel frattempo può impedire che vengano espletati quei concorsi e può rivedere l'intera materia.

A parte il fatto che un nostro disegno di legge in merito è stato presentato fin dal marzo dello scorso anno e quindi ci sarebbe stato più di un anno di tempo per verificare l'opportunità o meno di modificare la pianta organica del Corpo Forestale o alcune sue norme specifiche, mi sembra che a questo punto l'atteggiamento dell'Assessore sia del tutto specioso e non stia in piedi, anche perché, per ribattere alle argomentazioni del Consigliere Breuvé, ha accampato delle scuse poco plausibili, che in certi casi sanno tanto di posizione preconcetta.

Io credo che, forse, l'Assessore non abbia valutato appieno la portata di questa legge, ma l'abbia sottovalutata e vista alla luce di un'ottica, come diceva il Consigliere Sandri, un po' vecchia e legata ad una concezione della donna tipica di venti, trenta o cinquant'anni fa.

Se è vero che le donne possono entrare in tutti quei Corpi ricordati dal Consigliere Breuvé, se è vero che possono entrare nei Corpi che tutelano l'ordine pubblico, come ad esempio la Pubblica Sicurezza ed i Vigili Urbani, che espletano anch'essi mansioni di polizia giudiziaria, non mi si può più venire a dire che le donne non possono entrare nel Corpo Forestale.

PERRIN (fuori microfono): Ma non l'ha detto nessuno!

TORRIONE (P.S.I.): Se non l'ha detto nessuno, allora l'Assessore alza la manina e vota la legge, perché questo ordine del giorno - me lo consenta l'Assessore - è una vera e propria presa in giro! È una presa in giro per chi ha fatto una certa battaglia e per chi non vuol sentire ragioni su questo argomento.

Non vorrei che fosse vera una certa affermazione, che è circolata a livello di pettegolezzo, ma che riporto ugualmente, perché l'ho sentita, e che ipotizza che l'immissione della donna nel Corpo Forestale Valdostano avrebbe creato dei problemi di promiscuità di sesso, nell'espletamento del servizio, estremamente lesivi del buon andamento del servizio stesso. Affido questa argomentazione ai miei Colleghi, chiedendo loro se sia credibile una cosa del genere; in caso contrario l'Assessore ci deve spiegare esattamente i motivi che gli impongono di respingere questa proposta di legge, perché quelli che ci ha detto finora non sono convincenti e li riassumo brevemente, prima di concludere.

Primo. La potestà legislativa è nostra e non dobbiamo guardare altri regolamenti o leggi dello Stato.

Secondo. Questa potestà legislativa è esclusiva della Regione, per cui noi possiamo regolamentare l'accesso al lavoro delle donne in maniera del tutto originale ed autonoma.

Terzo. Penso che in una situazione difficile dal punto di vista occupazionale, come quella che sta attraversando la Valle d'Aosta, dove, tra l'altro, il tasso di disoccupazione colpisce in modo particolare la mano d'opera femminile, la creazione di sbocchi lavorativi anche nell'ambito del corpo forestale possa essere vista, non solo come risoluzione parziale di un problema, ma anche come la testimonianza della volontà della Regione di invertire la tendenza, aprendo finalmente i suoi domini riservati - perché pare che il Corpo Forestale Valdostano debba essere solo un feudo del maschio -.

Queste sono le considerazioni che volevamo fare e che facciamo senza intenti polemici, proprio perché riteniamo che l'Assessore abbia l'opportunità e la possibilità di approvare la legge e di non creare problemi all'interno del Corpo Forestale Valdostano e anche perché al momento non esistono posti vacanti e, pertanto, non è possibile procedere immediatamente all'inserimento delle donne. Con l'approvazione di questa proposta di legge si può stabilire il principio e solo in tempi successivi si può avviare il reclutamento del personale femminile.

A differenza del Consigliere Sandri, noi abbiamo convenuto con il Presidente della Giunta, quando ha sostenuto che nei due mesi che ci separano dalle elezioni non è possibile valutare certi aspetti del problema dei controllori. È possibile pensare che, fino alla prossima legislatura, non si proceda ad alcuna assunzione e che questo problema subisca un ulteriore rallentamento, perché il primo Consiglio della nuova legislatura dovrà provvedere alla costituzione della Giunta e, quindi, ci vorrà ancora un anno prima che si affronti la revisione complessiva del regolamento organico.

Proponiamo, quindi, di approvare ora questa proposta di legge e di ribadire poi, magari anche attraverso l'approvazione di un ordine del giorno, che i tempi di attuazione dell'arruolamento del personale femminile nel Corpo Forestale Valdostano saranno stabiliti dal Consiglio regionale. Mi sembra una valida posizione di mediazione. Perché? Perché la presa di posizione di tutte le associazioni femminili presenti in Valle, tra le quali anche la Consulta, che in questo caso ha espresso un parere piuttosto pertinente, renderebbe disdicevole per il Consiglio regionale che le stesse associazioni promuovessero una raccolta di firme per indire un referendum abrogativo di una piccola frasetta contenuta nel regolamento organico del personale del Corpo Forestale.

Non approvando questa proposta di legge, non faremmo certamente un favore a noi stessi e neppure al Consiglio regionale, ma saremmo responsabili di una battaglia di retroguardia contro le donne.

Concludo, cercando di proporre la seguente mediazione: approviamo la legge e stabiliamo, anche con un apposito ordine del giorno, quali saranno i tempi successivi per l'arruolamento del personale. Noi ci rendiamo disponibili ad esaminare l'assunzione del personale insieme alla revisione del regolamento organico. All'Assessore, pertanto, non diciamo: "Domani mattina devi assumere quattro o cinque donne!". Ci rendiamo perfettamente conto che ci possono essere anche difficoltà di assestamento nei vari servizi, per cui non chiediamo nulla del genere, ma chiediamo il rispetto del principio della parità fra l'uomo e la donna, nei confronti del quale lo stesso Assessore si è dichiarato favorevole.

Credo che su questo piano si possa trovare un punto di incontro a metà strada, per cui, se l'Assessore dichiara questa sua disponibilità, noi possiamo anche impegnarci con un altro ordine del giorno a tracciare una specie di viatico per la futura legge di revisione del Corpo Forestale Valdostano e ad assumere un impegno per quando sarà il momento più opportuno per attuare il reclutamento del personale.

Ecco, se questa proposta viene definita scandalosa e non viene accettata, credo che sia più opportuno procedere ad una riflessione complessiva, piuttosto che approvare un ordine del giorno come questo, che, a mio avviso, non fa onore a chi l'ha proposto, proprio perché ci chiede di ribadire quanto la storia e la stessa Costituzione italiana danno per già acquisito. Grazie.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA (P.C.I.): Ogni tanto, in questo Consiglio, forse vengono sottovalutati i temi in discussione. Abbiamo l'abitudine di parlare troppo di concreta amministrazione e di interessarci di denaro, per cui, quando si parla di questioni di principio, l'attenzione cade e sembra quasi che si perda del tempo.

Ora, stiamo discutendo di una proposta di legge molto semplice, che consente alle donne di partecipare al lavoro di guardia forestale, all'interno del Corpo Forestale di questa Regione: non ci sono questioni di denaro, non si discute di regolamenti, ma si discute di un principio.

Noi crediamo che in questa occasione la Giunta non riesca a cavarsela così semplicemente, come forse aveva pensato, con uno di quei mezzi classici della tecnica consiliare, che sono l'astensione o l'ordine del giorno. Perché? Perché la questione delle donne non è un'invenzione del Consigliere Breuvé, non è un'invenzione della minoranza, ma è una questione che si sta ponendo con forza anche nella nostra Regione.

Andate a guardare le liste dell'ufficio di collocamento e lì potrete verificare la pressione crescente, in questi anni, delle donne, per avere una maggiore occupazione.

Se ben ricordate, nelle ultime elezioni politiche, si è imposta la questione delle donne in Parlamento, dove è aumentato di molto il loro numero. Alla Camera ed al Senato, moltissime sono state elette nelle liste del Partito Comunista, ma le donne presenti in Parlamento sono aumentate nel loro complesso. La segretaria della Federazione comunista di Milano, che è una delle principali città europee, è, per la prima volta, una donna.

Noi crediamo, quindi, che la vicenda delle donne non possa essere sottovalutata. In questi anni è cresciuta nelle donne la consapevolezza che non è necessaria la contrapposizione tra i sessi, ma deve crescere il rispetto reciproco e devono essere fatte insieme delle battaglie, perché alle donne siano garantiti tutti i diritti e, in primo luogo, quello fondamentale del lavoro.

Poiché qui stiamo discutendo di un'ulteriore possibilità di lavoro per le donne, io chiedo all'Assessore Perrin di soffermarsi a ragionare un po' di più, perché credo che così facendo possa recedere dalla sua posizione.

L'Assessore dice: "Noi non possiamo fare una modifica di così poco peso, quando dobbiamo rivedere tutta la normativa!": innanzitutto la modifica non è di poco peso, perché si tratta di una modifica di principio. Ecco...

(...INTERRUZIONE dell'Assessore PERRIN...)

MAFRICA (P.C.I.): Va bene, l'ho detto io e l'ammetto. Voglio solo sottolineare che si tratta di una modifica di principio. La revisione di questa legge può avvenire tranquillamente, perché, rispetto alle leggi regionali, non possiamo avere due pesi e due misure. Non ci sono leggi che vanno riviste in blocco, tipo questa, e leggi, come quella per i fondi di rotazione, che hanno già subito 17 modifiche, perché, quando ti serve modificare un articoletto, lo modifichi. Le leggi regionali non possono avere questo carattere. Cominciamo, oggi, a fare queste modifiche e poi, se sarà necessario rivedere tutta la legge, avremo a disposizione un'intera legislatura per intervenire in merito.

L'altra obiezione è la seguente: "Ma, ormai, gli organici sono completi". Se gli organici sono completi, il problema di principio non cade e non lo si risolve soltanto accettandolo teoricamente, ma negandolo con la votazione. A nostro giudizio, amici della maggioranza, se l'Entraide des Femmes, il Coordinamento femminile del SAVT, il Coordinamento femminile della CISL e la Consulta femminile, nella quale sono presenti tutti i partiti, vi chiedono di votare questa legge, voi dovete tenerne conto.

Noi crediamo che il Consiglio regionale, in questo caso, non possa cavarsela in un semplice rapporto tra maggioranza e minoranza, perché la cosa, forse, ha più influenza di quello che gli amici Consiglieri della maggioranza pensano. Se l'Entraide des Femmes e il Coordinamento del SAVT dicono che sono pronti a fare il referendum, pensateci un momentino! Se questa norma...

(...INTERRUZIONE del Consigliere STEVENIN...)

MAFRICA (P.C.I.): Caro Consigliere Stévenin, a mio giudizio la vostra posizione è ipocrita. Tu non puoi dire che sei d'accordo su di un principio, quando non fai proprio quello che realizza quel principio. Ciò significa che tu fingi di riconoscere quel principio, ma non lo vuoi riconoscere nei fatti, forse perché ritieni che nella società valdostana debbano ancora maturare tante altre cose. Su questo si può anche discutere, però, se tu accetti il principio della parità tra uomo e donna devi votare questa legge.

D'altronde, Assessore, già due anni fa, su di una mozione del Gruppo comunista che chiedeva appunto questo, lei si era impegnato a rivedere la legge e, se si ricorda bene, si era impegnato anche a presentare delle proposte in Consiglio: in questi due anni, però, le proposte non sono arrivate. Allora togliamo di mezzo la vicenda della discussione e, visto che questo Consiglio regionale fa anche della politica, affermiamo il principio politico che le donne hanno diritto di lavorare nel Corpo Forestale e poi, rivedendo la legge, vediamo concretamente come, in che modo ed in che forma organizzare il tutto; altrimenti noi intendiamo sottolineare, dal punto di vista politico, questo atteggiamento incomprensibile - perché ce lo dovete spiegare - delle forze di maggioranza.

Se ci sarà un referendum, noi saremo lieti di collaborare con il Coordinamento femminile del SAVT, con l'Entraide des Femmes, con la CISL, con l'ex Presidentessa della Consulta femminile, signora Torrione De Grandis, per vincere questa battaglia, che è una tipica battaglia di questi tempi.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Segretario, Tamone; ne ha facoltà.

TAMONE (U.V.): Nel corso del dibattito sono stato citato diverse volte, anche se non è stato fatto direttamente il mio nome. Siamo alla fine della legislatura e mi rendo conto del clima politico, per cui non mi stupisco di nulla; credo, però, che le argomentazioni addotte, già in sede di Commissione, dall'Assessore Perrin, siano estremamente corrette. Non credo che ci sia molto altro da aggiungere.

Egli ci ha detto: "Siamo perfettamente d'accordo sul principio, ma oggi non siamo pronti a fare questo, perché lo vogliamo inserire nel contesto della modifica della legge del 1977". Non mi pare che ci sia altro da aggiungere. Oggi ci sono state messe in bocca le parole più strane e le affermazioni più diverse, ma noi non abbiamo detto niente più di quanto ha detto l'Assessore Perrin.

D'altronde, anche l'amico Consigliere Baldassarre mi cita per ricordare che io ho condotto una battaglia per l'abolizione del voto segreto: io non ho condotto una battaglia per l'abolizione del voto segreto, ma l'ho condotta solo per una sua limitazione. Questa battaglia, poi, dove l'ho condotta? Io non sono venuto qui, in Consiglio regionale, a proporre una modifica, ma ho chiesto se, nel contesto delle modifiche da apportare al Regolamento del Consiglio regionale, si poteva limitare il voto segreto...

BALDASSARRE (fuori microfono): È una battaglia che torna a tuo onore!

TAMONE (U.V.): Non voglio onori, eh! Io volevo solo dire che l'ho fatta quando è stato il momento opportuno e cioè nel contesto di una modifica del Regolamento. È proprio quello che chiede l'Assessore Perrin e non mi sembra che chieda altre cose; del resto anche il Consigliere Torrione ci dice delle cose più o meno analoghe.

Per quanto attiene alla questione sollevata l'altra volta dal Consigliere Pascale, posso dire che, allora, la maggioranza, anzi, il Governo regionale è stato molto disponibile, perché l'Assessore si è detto d'accordo per un rinvio, per approvare la legge in un secondo momento, con gli emendamenti necessari. Quindi, non ci sono chiusure a barricate: io credo che si debbano fare le cose che si possono fare.

Penso che voi vogliate servirvi di questo argomento nel corso della prossima campagna elettorale e fate anche bene. Mi pare, però, che la nostra disponibilità, caro Consigliere Mafrica, è evidente nell'affermazione del principio politico della parità di diritto tra uomo e donna, che è inserito nell'ordine del giorno e che testimonia che noi siamo d'accordo su questo aspetto, fatto salvo, ovviamente, di voler procedere ad una modifica della legge quando saremo pronti a modificarla tutta. Mi pare che si tratti di un ragionamento logico. Cosa vi importa affermare un principio, quando la legge non potrà avere applicazione? Che senso ha un'affermazione del genere? Non ha alcun senso! Noi siamo per le cose che hanno un senso e che possono avere un domani concreto.

In sede di Commissione ci era parso che la nostra posizione fosse stata compresa e che si fosse persino raggiunta, sulla questione dell'ordine del giorno, una certa unanimità; poi, stranamente, gli animi si sono surriscaldati e non abbiamo capito che cosa sia successo. Probabilmente, ciò è dipeso dal clima del momento, che non è più tanto primaverile, ma sente già il caldo estivo del 26 giugno 1988 e dei giorni seguenti.

Si dà atto che alle ore 17,58 assume la Presidenza il Vicepresidente DOLCHI.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Vicepresidente De Grandis; ne ha facoltà.

DE GRANDIS (P.R.I.): Vorrei fare solo una considerazione, che non è ancora stata fatta nell'ambito di questa discussione generale, anche perché non vorrei apparire in contraddizione con me stesso e con i principi che ispirano il mio Partito, visto che sono stato gentilmente chiamato in causa da alcuni colleghi Consiglieri e che il Consigliere Mafrica mi ha addirittura ricordato le battaglie di mia moglie in questo campo.

È chiaro che, se non fossi favorevole al principio di ammettere le donne nel Corpo Forestale, come prima cosa dovrei subire una pesante reprimenda da mia moglie; ma così non è, perché è ovvio che sono pienamente d'accordo. D'altra parte sono stato il presentatore della legge che ha istituito la Consulta femminile e, quindi, non ho certamente problemi di questo genere.

A mio parere, però, bisogna riflettere su di un altro fatto, che io ritengo altrettanto importante dell'inserimento delle donne nel Corpo Forestale o nelle altre istituzioni della nostra Regione, e cioè sul diritto della donna ad essere tutelata nella sua peculiarità.

Il servizio forestale è senz'altro uno di quei servizi che ha dei risvolti di estrema pesantezza, per essere svolto in alta montagna, per essere svolto di notte e per richiedere interventi urgenti. Fin qui, la donna è perfettamente in grado di assolvere a queste funzioni, al pari degli uomini. Non c'è ombra di dubbio.

La donna, però, ha delle caratteristiche che sono diverse dalle nostre ed ha il diritto di diventare madre, quando lo ritiene opportuno. Ora se una donna che attende un bimbo lavora in un ufficio della Regione o in un altro ente che opera nella nostra Valle può tranquillamente assolvere a questa funzione fino a 40 giorni prima della data presunta del parto, dopodiché è autorizzata dalla legge a stare a casa, ma se deve svolgere un servizio in alta montagna, può farlo fino a 40 giorni prima del parto?

Ecco perché l'ordine del giorno dell'Assessore Perrin riafferma il principio del diritto della donna ad accedere nel Corpo Forestale, ma chiede di poter modificare l'intera legge, perché la legge dovrà prevedere, non solo la riorganizzazione del Corpo in funzione di questo apporto femminile al servizio, ma dovrà prevedere anche la riorganizzazione del Corpo in funzione della tutela dei diritti della donna. Questo, a mio avviso, è di fondamentale importanza.

Noi, cioè, non possiamo dimenticarci che inserire una donna in un servizio come quello di guardia forestale comporta per noi l'obbligo di difendere quel sacrosanto diritto della donna ad essere madre, con tutto ciò che questo comporta per le difficoltà di svolgimento di quel lavoro. Non dimentichiamo che leggi dello Stato vietano di impiegare la donna in lavori nel sottosuolo ed in lavori notturni, proprio per tutelarla da alcune difficoltà che potrebbe incontrare in determinate situazioni.

Io vorrei che ci ricordassimo di questo fatto. La maggioranza, attraverso l'ordine del giorno dell'Assessore Perrin, vuole tutelare tutti i diritti della donna e non solo quello di accedere al Corpo Forestale, che è sacrosanto e che nessuno nega, ma è sacrosanto anche quello di essere tutelata nell'espletamento di quel particolare tipo di servizio che comporta determinate difficoltà, nei casi particolari in cui la donna si può venire a trovare per sua scelta.

Questo è il punto. Il problema, tra l'altro, non è di facile soluzione e va scandagliato e meditato a fondo, per trovare le norme idonee a tutelare questi diritti femminili. Noi, cioè, non possiamo tutelare un diritto della donna senza tutelare quelli successivi; dobbiamo tutelarli tutti nel loro complesso; questo è lo spirito dell'ordine del giorno. Ecco perché io mi sento di sostenerlo e di accettarlo, pur avendo fatto tutte le battaglie che dovevo fare e che ho ritenuto opportuno fare, come rappresentante del Partito Repubblicano, in difesa dei diritti della donna.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Sono rimasto sconcertato dalle affermazioni fatte poco fa dal Consigliere De Grandis. Perché? Per giustificare il suo voto negativo nei confronti della proposta di legge - abbiamo appena detto che qui ci troviamo di fronte ad un referendum: sì o no; se si vota no, si è contro le donne e si è in una posizione di retroguardia - dice che bisogna difendere il diritto delle donne alla maternità.

Io credo che nessuno di noi, della minoranza - e non so se anche quelli della maggioranza - non voglia difendere questo diritto; non so se entrare a far parte del Corpo Forestale significhi menomare questo diritto alla maternità. Che cosa faranno, allora, che cosa dovrebbero fare le cosiddette donne poliziotto", che sono nelle stesse condizioni, dal punto di vista giuridico, delle donne nel Corpo Forestale? Anche loro svolgono qualsiasi attività, perché non è prevista per loro un'attività d'ufficio. Esse svolgono attività di repressione, espletano indagini e adempiono altre funzioni tipicamente militari.

Anche lì, allora, è necessario intervenire per difendere i diritti delle donne, perché lo Stato non ha modificato la legge precedente per inserire le donne nel Corpo di polizia e non ha tenuto conto del diritto alla maternità. Ma questo è il primo elemento che noi abbiamo evidenziato nei nostri interventi precedenti, riconoscendo che si tratta di un diritto sacrosanto, che nessuno può assolutamente mettere in discussione. Questo, però, non significa voler giustificare la mancata immissione delle donne nel Corpo Forestale. Se si impedisce questa immissione, ci si qualifica per dei conservatori, si dimostra di avere delle idee anacronistiche e di restare fermi su posizioni ormai superate.

Noi abbiamo condotto varie lotte sociali, che hanno inciso profondamente nella comunità italiana, dalla droga al divorzio, da una "giustizia più giusta" agli altri problemi della società. Ha ragione il Consigliere Torrione quando dice: "Ci meraviglia che è da ben 3 ore che parliamo per stabilire il principio della parità di diritti tra uomo e donna, che è già sancito dalla Costituzione!". Questa proposta di modifica dovrebbe essere approvata senza alcuna discussione e, invece, è preoccupante che stiamo mettendo in discussione un diritto importante come quello della maternità, messo in rilievo dal Consigliere De Grandis.

Io ribadisco la nostra esigenza e mi auguro che la maggioranza cambi atteggiamento, perché non possiamo più far prevalere i numeri. Qui si tratta di capire se si è d'accordo o no. Qualcuno ha parlato di referendum e in questo Consiglio noi siamo chiamati a votare se siamo a favore o contro le donne.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.): Io ho sentito le argomentazioni del Consigliere De Grandis e credo che siano conciliabili con la mia proposta di mediazione. Credo che la donna, anche sul posto di lavoro - mi sembra, del resto, che la Collega Breuvé l'abbia sottolineato con prove alla mano, debba affrontare gli stessi disagi e lo stesso tipo di lavoro dell'uomo. Nel Corpo di polizia, le donne non stanno solo negli uffici, ma svolgono anche opera di pattugliamento a bordo delle volanti, arrestano i malviventi ed i mafiosi...

SANDRI (fuori microfono): Ed i politici corrotti!

TORRIONE (P.S.I.): Il Consigliere Sandri dice: "Anche i politici corrotti". Abbiamo fatto, comunque, un breve elenco di funzioni, per dire che le donne svolgono le stesse mansioni dell'uomo.

Non credo che nella revisione complessiva della legge si voglia pensare ad un Corpo femminile all'interno del Corpo Forestale, perché le donne hanno gli stessi diritti e doveri degli uomini; se accedono al Corpo Forestale Valdostano, dovranno svolgere le mansioni delle guardie forestali, con tutti i relativi oneri ed onori. Noi rivendichiamo il principio di parità e mi stupirei enormemente se venisse creato un Corpo femminile, all'interno del Corpo Forestale, perché così non si attuerebbe alcuna parità. Vorrei sapere, eventualmente, a quali mansioni potrebbe essere destinato questo Corpo femminile. Non voglio fare dell'ironia, che in questo caso potrebbe anche essere fin troppo facile.

Io non nego che questo problema possa essere oggetto di ulteriore approfondimento. L'Assessore ha detto, giustamente: "Siamo d'accordo sul principio, però dobbiamo stabilire una revisione dell'organico": ecco, a nome del Gruppo socialista, io presento un ordine del giorno nel quale si chiede di fissare il principio e di attuare l'assunzione del personale dopo che avremo ampliato la pianta organica e dopo che avremo apportato, all'interno del Corpo Forestale regionale, le modifiche che possano rendere più "soffice" l'inserimento del personale femminile. Si tratta, in ogni caso, proprio di quella mediazione che avevo auspicato e che ho concretizzato in un ordine del giorno che mi permetto di leggere:

"IL CONSIGLIO REGIONALE

nell'approvare la proposta di legge n. 372 concernente la modifica della legge regionale 11 Novembre 1977 n. 66 recante norme sull'ordinamento e sul funzionamento del Corpo Forestale Valdostano e sullo stato giuridico ed economico del relativo personale

STABILISCE

di attuare l'assunzione di personale femminile nell'ambito del Corpo Forestale Valdostano esclusivamente dopo la revisione della legge regionale 11 Novembre 1977 n. 66".

No, non è che noi lo giriamo, ma approvando, oggi, la nostra legge stabiliamo il principio che attueremo però solo nel momento in cui ci sarà l'esigenza di procedere a questa ulteriore revisione. Credo che questa mediazione vada incontro anche alle legittime esigenze prospettate dall'Assessore, nel senso che l'ordine del giorno sancisce un principio e la cui attuazione verrà posta in essere in tempi successivi. Credo che questa proposta possa trovare l'assenso della maggioranza, altrimenti pregherei l'Assessore di spiegarci perché questo "escamotage" non è attuabile per il Corpo Forestale Valdostano. Grazie.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti; ne ha facoltà.

BENEFORTI (D.C.): Vorrei solo dire ai Colleghi che non siamo contro la donna e non siamo, certamente, contro la parità ed il Gruppo che rappresento in questo Consiglio, anche in occasione dei vari dibattiti su leggi approvate al Parlamento italiano, ha dato sufficienti prove a sostegno della parità di diritti tra uomini e donne. Respingo, quindi, anche il tentativo presente in questo Consiglio di far dibattere questo argomento per accusare la maggioranza di essere contraria alla parità uomo-donna o, addirittura, per rimettere in discussione i diritti già acquisiti da leggi regionali o nazionali.

Il significato dell'ordine del giorno proposto dalla maggioranza tramite l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, riafferma il principio della parità: tutti sappiamo che la parità esiste e che la vogliamo portare avanti. L'ordine del giorno riafferma questo principio, ma dice anche che c'è la volontà di attuarla nel processo di revisione della legge, perché bisogna stabilire come le donne devono essere immesse nel servizio forestale dello Stato. Bisogna stabilire i criteri che si intendono usare per immettere le donne nel servizio forestale, perché la legge deve essere rivista proprio per stabilire i criteri dell'inserimento delle donne.

Caro amico, Consigliere Torrione, voglio dirti che, quando io ero sindacalista, insieme ad altri ho sostenuto che anche alla NAZIONALE COGNE di Aosta le donne avrebbero dovuto avere gli stessi diritti e doveri degli uomini, che avrebbero dovuto essere assunte nello stabilimento siderurgico con gli "oneri e gli onori", come dici tu, che potrebbero avere anche nella forestale. E le donne furono poi assunte, a parità di diritti, oneri ed onori.

Passati 15 giorni, convocazione delle organizzazioni sindacali e varie sollecitazioni, perché non era giusto che le donne, all'interno della COGNE, dovessero fare determinati lavori. Ci furono incontri e discussioni in sede sindacale e le donne furono esonerate dai lavori più pesanti, all'interno della COGNE, anche se noi avevamo cercato di individuare, in precedenza, i lavori che più si adeguavano alle donne.

Affinché questa discussione non debba essere fatta dopo e proprio per evitare che le donne si dimettano, nono stante la necessità di lavorare che hanno oggi, così come l'avevano a suo tempo all'interno della NAZIONALE COGNE, io dico che la maggioranza intende - e questo è il senso dell'ordine del giorno - ribadire di essere d'accordo per l'inserimento delle donne nel Corpo forestale dello Stato, ma si deve prevedere anche il tipo di inserimento, date le particolarità del sesso femminile, prima di autorizzare l'immissione delle donne nel Corpo Forestale dello Stato.

Riaffermo, quindi, che noi siamo per la parità uomo-donna. Riaffermo che le donne devono entrare nel Corpo Forestale dello Stato e, come Gruppo e come maggioranza, riaffermiamo però anche la nostra volontà di rivedere la legge per stabilire come le donne debbano essere immesse nel Corpo Forestale dello Stato, per non doverlo fare dopo l'approvazione della legge. Grazie.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): Il dibattito è stato estremamente interessante, ma sono due, in particolare, gli interventi che mi hanno sollecitato ad intervenire ulteriormente: quelli dei Consiglieri De Grandis e Beneforti. Questi ultimi hanno dimostrato in maniera lampante e - me ne scuso - un tantino ingenua quanto volevo dimostrare nel mio primo intervento e cioè che la cultura delle strutture maschiliste è profondamente radicata negli ideali politici e nella metodologia di analisi politica che voi avete utilizzato nei vostri interventi.

Aver citato l'esperienza della COGNE come esperienza drammatica per l'inserimento delle donne, è una lampante testimonianza di come l'essere femminile, nel momento in cui viene inserito in una struttura maschilista, diventi dirompente e si proponga come motore di cambiamento estremamente positivo. La medicina del lavoro, l'interesse per la medicina preventiva dei lavoratori, che negli anni '60-'70 ha visto un notevole incremento, rispondeva proprio alle esigenze dimostrate dalle donne entrate nella COGNE, e cioè che i ritmi, i metodi di lavorazione e gli ambienti di lavoro presenti alla COGNE erano indegni, non solo per le donne, ma anche per gli uomini.

Credo che questo sia un segno particolare di quella che prima chiamavo "la cultura del cambiamento". Immettere le donne nel Corpo Forestale significa immettere, nel Corpo Forestale, il moto re del suo cambiamento. È per questo che non volete accettare - ed io sono convinto che non accetterete - l'ordine del giorno del Consigliere Torrione e del Partito Socialista, perché quell'ordine del giorno immette nella struttura del Corpo Forestale Valdostano il motore del cambiamento, che, ovviamente, migliorerà le condizioni di lavoro degli altri forestali e anche la stessa efficienza del Corpo.

Il Consigliere De Grandis si appellava alla maternità anch'io non posso pensare che una donna al quinto o sesto mese - ricordo, comunque, che si parla di due mesi prima del parto e non di quaranta giorni - , con il pancione, vada a fare del pattugliamento a 2.000 metri di quota, magari durante le notti invernali; è anche vero, però, che la presenza delle donne, anche gravide, nel Corpo Forestale contribuirebbe al miglioramento delle cautele sindacali per i diritti dei lavoratori, siano essi ammalati, handicappati o pieni di problemi personali, dovuti, magari, al fatto di dover accudire a casa qualche persona cara ammalata...

Comunque, quando nelle questioni di lavoro interviene l'elemento umano, qualunque esso sia, questo deve essere preso in carico dalla società e dall'organizzazione. Questa è, appunto, una delle grandi vittorie del movimento della donna negli ultimi anni, che riguarda la presenza del personale nella società, la presenza del personale nella struttura della società.

In effetti, io devo fare solo ammenda di aver accusato alcuni Consiglieri della maggioranza di scaldare i banchi: sono contento che due o tre abbiano avuto il coraggio di smentire la mia accusa e di essere intervenuti nel dibattito. Mi dispiace solo che uno di questi Consiglieri si sia dovuto appellare, di nuovo, al mezzuccio tipicamente maschilista di accusare la minoranza per questo dibattito, che, invece, è stato estremamente interessante. Diciamo che, a mio parere, questo non è degno del dibattito che c'è stato e che è stato incentrato su alcuni nodi fondamentali della nostra struttura consiliare.

Termino questo mio secondo intervento, chiedendo davvero ai vari Consiglieri intervenuti nel dibattito di dire sinceramente se, dopo tutto quello che è stato detto, hanno ancora il coraggio di mantenere la loro posizione ostruzionistica nei confronti della proposta di legge sul Corpo Forestale Valdostano.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Cout; ne ha facoltà.

COUT (P.C.I.): Mi pare di dover aggiungere due considerazioni importanti a quelle che abbiamo già fatto.

La maggioranza sostiene che la vicinanza delle elezioni regionali è motivo di grande preoccupazione per i partiti della minoranza, che in questo momento stanno conducendo una battaglia per far passare la proposta di modifica della legge sul Corpo Forestale: a me sembra, invece, che sia proprio l'ordine del giorno presentato dall'Assessore Perrin ad indicare in modo esplicito che è la maggioranza a preoccuparsi, in questo momento, dell'avvicinarsi delle elezioni regionali, a tal punto da essere costretta a ribadire dei principi fondamentali della Costituzione, ribaditi dalla Convenzione di New York del 18 dicembre 1979, ripresi da una legge nazionale del 1985, che fissa alcuni principi in tema di parità di diritti, e ripresi successivamente da altre leggi. Io non vedo perché in questo momento il Consiglio regionale della Valle d'Aosta debba ribadire dei principi che sono già riconosciuti come fondamentali.

Una vera preoccupazione nei confronti delle elezioni regionali, semmai, dovrebbe proprio essere rivolta all'attuazione di questi principi, cosa che ci è possibile fare in virtù delle facoltà legislative primarie che noi abbiamo in materia di Corpo Forestale. L'unico problema dovrebbe vertere sulla possibilità di modificare la legge in funzione di ciò che noi dobbiamo offrire alla donna per cercare di attuare un preciso principio.

Intorno a questo argomento, credo che si debba superare un "tabù" che ancora esiste, in questo momento, in Valle d'Aosta, relativo alla possibilità che il Corpo Forestale Valdostano riesca effettivamente ad attendere, un domani, alle sue funzioni qualora al suo interno ci dovessero essere delle donne. Il "tabù" è stato superato a livello nazionale, quando alle donne è stato permesso di entrare nel Corpo dei vigili urbani, della polizia ed in altri organismi dello Stato. In alcuni casi si è visto che la donna non è portata ad attendere a particolari mansioni, mentre in altri le ha svolte addirittura meglio degli uomini. Si tratta di stabilire quale dovrà essere, un domani, il Corpo Forestale Valdostano, in funzione delle nostre esigenze.

Io penso che avremo tutto il tempo necessario per discutere in merito e credo che l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Torrione ce ne dia la possibilità, almeno fino a quando saranno finalmente assunte delle donne nel Corpo Forestale.

Se in questo momento si deve effettuare una riflessione, in vista delle prossime elezioni regionali, questa deve essere incentrata sulla nostra volontà o meno di attuare un principio e quindi di votare questa proposta di legge; per questo il nostro Gruppo non avrà alcuna difficoltà a votare, sia l'ordine del giorno proposto dal Consigliere Torrione, sia la proposta di legge in questione.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Bajocco; ne ha facoltà.

BAJOCCO (P.C.I.): È la prima volta che in questo Consiglio discutiamo di un problema importante come l'assunzione delle donne nel Corpo Forestale Valdostano. In passato non ci siamo mai interessati del problema, nonostante le numerose assunzioni fatte finora dagli uffici regionali, comunali e da tutti gli altri uffici sparsi nel territorio della nostra Regione.

Il problema centrale non è tanto quello dell'inserimento delle donne nel Corpo Forestale, perché, guarda caso, è emerso il problema del parto e tutti sono preoccupati di sapere se la donna, che un giorno potrà rimanere incinta, sarà in grado di operare alla quota di 2.000, 3.000 o 5.000 metri. Eppure la modifica proposta alla legge n. 66 è tanto piccola e chiede solo che le donne possano essere incluse, automaticamente, anche nelle graduatorie per l'immissione nel Corpo Forestale Valdostano.

Tutti quelli che hanno preso la parola, invece, si sono preoccupati di quanto potrà accadere un domani. Eppure le donne hanno diritto di sposarsi, di comprare figli e di rimanere a casa due mesi, prima, come tutte le altre, alcune delle quali restano a casa, dopo, anche nove mesi per ragioni di malattia...

Io voglio solo dire che siamo ormai nel 1988; 10 o 15 anni fa non c'erano le strade, ma ora, grazie a loro, è possibile servirsi dei mezzi di trasporto. In tutte le stazioni del Corpo Forestale ci sono due o tre autoveicoli e, una gran parte del percorso, per raggiungere i 2.000 metri di quota, è fatta a bordo di tali mezzi, per cui non ci dobbiamo preoccupare di queste cose.

Invito caldamente l'Assessore a prendere in considerazione questo aspetto e di votare questa legge.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, se nessuno chiede la parola, dichiarerei chiusa la discussione generale, precisando che dopo non potranno più essere presentati emendamenti, né ordini del giorno, e avranno diritto a prendere la parola uno dei presentatori ed i membri della Giunta. Ci sono obiezioni?

Non essendoci obiezioni, dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha chiesto la parola l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, Perrin; ne ha facoltà.

PERRIN (U.V.): Je veux simplement dire que normalement il n'y a pire sourd que celui qui ne veut entendre et ici on continue à vouloir faire dire à la majorité des choses qu'elle n'a jamais dites et auxquelles elle ne croit absolument pas.

Nous n'avons jamais affirmé, ainsi que certains Conseillers de l'opposition ont voulu le faire croire, qu'il y avait une aversion envers l'introduction des femmes pour certains travaux: l'ordre du jour le dit clairement. Nous confirmons notre volonté d'introduire les femmes dans le Corps Forestier Valdôtain, mais dans la révision globale de la loi.

Il ne s'agit en effet pas seulement d'organigramme. C'est vrai que ce dernier est actuellement complet et qu'il faut le revoir, mais il y a beaucoup de situations, par rapport à la femme, qui nécessitent une révision. C'est la raison pour laquelle nous préférons ne pas voter aujourd'hui la loi, mais réaffirmer le principe pour arriver à une discussion globale qui tienne compte de toutes les nécessités du Corps Forestier, dans l'intérêt aussi des femmes qui seront appelées à faire partie du Corps Forestier.

Nous croyons les femmes capables de contribuer à la sauvegarde du territoire, ainsi que l'a fait jusqu'à présent le Corps Forestier Valdôtain, mais il faut correctement réglementer et donc revoir, non seulement l'organigramme, mais la loi dans son ensemble.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Breuvé; ne ha facoltà.

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Credo che ci sia rimasto pochissimo da dire, dopo quanto è stato detto dalle 16,00 alle 18,31. Al Consigliere Tamone, però, voglio precisare che non si tratta di questione elettorale, perché l'interrogazione è stata presentata il 29 maggio del 1986 e questa legge avrebbe dovuto essere discussa il 22-23 aprile 1987. Devo ribadire, inoltre, che le donne non intendono un principio come gli uomini: o è "sì", o è "no"; il "ni" non esiste.

Tolta di mezzo, quindi, la storia del fatto elettorale, preciso che io ho iniziato una pratica e la voglio concludere prima della fine di questa legislatura; dopo il 28 giugno continuerà qualcun altro, perché per me la legislatura finisce oggi. Questo, tanto per essere chiari!

Ringrazio, poi, soprattutto i Consiglieri dell'opposizione: voi dite che è il loro ruolo. No! Entra in gioco anche una particolare sensibilità, che è diversa da quella che entra in campo per la difesa di interessi non ben precisati.

Qualcuno dice che l'opposizione ha fatto una questione di differenza tra donna e uomo: non voglio che mi si metta in bocca quello che non ho detto!

(...INTERRUZIONE...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Tutti avete detto che c'è questa differenza e l'avete detto attraverso il Consigliere De Grandis, che ha detto: "E delle donne, cosa ne facciamo?"

Certo, una donna incinta non può andare sulle cime o arrampicarsi sulla montagna come gli scoiattoli! Ma una donna sa che, quando è incinta, deve stare a casa a badare al suo bambino. Ma questo non ha impedito alle donne di partecipare alle guerre, alle battaglie ed a tutto ciò che è stato fatto! Le donne, caro Consigliere De Grandis, hanno una costituzione ben diversa... e, quando avranno bambini, se ne staranno a casa e non andranno a lavorare nel Corpo Forestale! Questo glielo garantisco! Questo, tanto per essere...

(...INTERRUZIONE del Consigliere DE GRANDIS...)

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): No, no e no! Lei mi ha detto questo ed io ho ribadito. Io so che lei è d'accordo sul principio, ma su quale principio? Qual è questo principio?

TORRIONE (fuori microfono): Stanotte non dorme con sua moglie!

BREUVÈ Lilliana (P.S.I.): Qual è questo principio? Il principio che, va bene la donna nel Corpo Forestale, però aspettiamo che la legge...?

Io chiedo, invece, che la donna faccia esattamente quello che fanno gli uomini. Cosa c'è, quindi, da modificare in questa legge? Ci sono delle cose che non vanno per gli uomini? Allora non vanno neanche per le donne! Ci sono delle cose che vanno per gli uomini? Allora vanno anche per le donne! Cosa c'è da modificare in questa legge? Gli apparati, la legge quadro...? Non ne voglio sapere nulla! Io sono una donna politica e chiedo di applicare il principio; dico qualcosa sul principio e su quello che sto facendo e non su quello che si dovrà modificare, perché non sto in ufficio tutto il giorno a modificare le leggi!

Stiamo dicendo che in tutti gli altri stati ed in tutte le altre regioni esistono delle leggi precise: quello che può fare l'uomo, lo può fare anche la donna! Non si può? Allora decidiamoci e stabiliamo che esistono differenze tra l'uomo e la donna; ma allora dovremo decidere quali sono le differenze. Ricominciamo, così, a combattere le vecchie battaglie da cent'anni a questa parte, e così noi, oggi, alle 18,34, ricominciamo di nuovo a discutere e finiremo a mezzanotte, per vedere di stabilire che cos'è questo principio!

Qui non dobbiamo prenderci in giro! Il fatto è, purtroppo, che io sono da questa parte e, quando presento una proposta che mi sembra giusta, vengo tacciata di fare una cosa preelettorale! Io non lo so, ma è dal 1986 che faccio questa cosa preelettorale! Chissà se qualcuno mi voterà perché la tiro avanti, ormai, da ben tre anni!

No, no, no! Qui, caro Assessore, non mi si fanno dire delle cose che non ho voluto dire! Io ho un'immensa stima per lei. Abbiamo discusso. Lei afferma che noi abbiamo riferito cose che lei non voleva dire. No, no, no! Qui non ci siamo! Io rifiuto tutto quello che lei mi dice e torno a ripetere: se questa legge va modificata, non va modificata per le donne, ma va modificata per entrambi i sessi! Qui non c'è più niente da dire! Ormai sappiamo come vanno le cose e, siccome sono donna e sono anche l'unica donna presente in Consiglio, oggi mi si dice no! Punto e basta! Grazie.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (U.V.): Le débat d'aujourd'hui a commencé par la constatation que d'après l'article 3 de la Constitution il ne doit pas exister de différence entre le sexe masculin et le sexe féminin, au-delà du fait que souvent les projets de loi prévoient le recrutement de l'"uomo" qui sous-entend homme et femme. C'est un problème que nous avons déjà éclairci.

Quelqu'un a dit qu'il était bien trop simple de dire aujourd'hui que nous sommes d'accord sur le principe et puis nous n'approuvons pas la loi, ainsi je voudrais reprendre le moment où la loi de 77 a été approuvée. On a approuvé cette dernière en excluant la possibilité pour les femmes de participer; cette loi a été votée par ce Conseil régional en 77 avec 1 voix contre.

J'ai repris le passage pour dire que le fait d'accepter qu'à l'intérieur d'une certaine organisation il y ait ce principe, n'a pas été aussi simple qu'on veut bien le laisser entendre.

Quelqu'un a dit que, vu l'article 3 de la Constitution, il n'est plus indispensable de dire qu'hommes et femmes ont les mêmes droits. Il n'en va pas ainsi, car c'est vrai que lorsqu'on a approuvé cette loi on avait exclu les femmes. Après un long débat, aujourd'hui, je crois qu'en revanche on soutient un principe que nous avons voulu affirmer, voire même reprendre, avec l'ordre du jour. Il s'agit là d'un changement non indifférent. Telle était la difficulté que nous avons trouvée et que nous avons avouée? Peut-être que, si nous avions eu le temps de modifier la loi dans son ensemble, il n'y aurait pas eu nécessité de présenter ce projet de loi et de faire ce débat. Finalement, toutes les forces politiques - et je regrette qu'encore une fois je doive entendre de la part de M. Sandri toute une série de leçons sur les Conseillers bons et sur les Conseillers moins bons, les Conseillers qui travaillent et ceux qui ne travaillent pas; d'entendre que serait nécessaire un "invito a guardarsi allo specchio"...

J'inviterais M. Sandri à être finalement plus simple, que chacun puisse prendre le miroir qu'il désire, qu'il fasse lui aussi une analyse de conscience. Les autres n'ont pas la possibilité de juger, les autres ne comprennent rien... Je crois que nous sommes ici pour dire ce que pensent les forces politiques en toute honnêteté et tranquillité.

Au-delà du climat, je trouve impardonnable qu'il y ait chaque fois des leçons à l'endroit des Conseillers. Tu as parlé de personnes "scaldare la sedia" et alors dis les noms et les "cognoms", si tu as le courage, ainsi chacun de nous pourra te répondre; si tu as ce jugement de tes collègues que tu fasses les noms et "cognoms", prénoms.

Oui, M. Cout, j'ai compris; je l'admets lorsque je me trompe, tu ne dois pas avoir de problème à ce sujet, mais faisons aussi attention à l'italien!

Pour le restant, je veux dire que quelqu'un a voulu souligner que parmi les forces de la majorité se cachent des forces réactionnaires: la Démocratie Chrétienne, les ADP...

Et bien, je crois que dans toutes les catégories, au-delà de l'Administration régionale, où le pourcentage de femmes suffit à démontrer certaines choses, le pourcentage de femmes dépasse celui des hommes pour ce qui est du recrutement public. De plus vous aurez vu la nouveauté de ces dernières années: nous avons des huissières, alors qu'avant il n'y avait que des huissiers.

Dans d'autres bureaux nous avons prévu la présence de femmes; dans toutes les lois nous n'avons pas exclu mais promu toute une série de facilités pour les femmes.

Je ne veux pas défendre l'attitude de la majorité, car elle est évidente et aujourd'hui nous l'avons à nouveau déclaré. Nous n'avons pas voulu dire que sur la loi nous nous abstenions tout simplement, ce que l'on aurait pu nous reprocher comme étant insuffisant: nous avons déclaré que les forces politiques étaient d'accord pour modifier cette loi; il reste à voir la façon de la modifier.

Par ailleurs, quelqu'un a dit que nous nous étions engagés pour la question du "part-time": c'est vrai. Ce problème a été de nouveau soulevé et la réponse a été la même: comment l'appliquer du point de vue syndical. Ce n'est pas un problème simple; certains Conseillers savent qu'il y a des problèmes à résoudre au niveau des différentes caisses compétentes pour l'emploi, le travail, l'organisation au sein des bureaux et par conséquent nous travaillons actuellement avec les forces syndicales pour aboutir à ce résultat. Nous l'avons voulu en tant que force de la majorité et nous avons demandé aux forces syndicales de travailler sur ce point, compte tenu et des exigences des femmes et des autres raisons que je vous ai déjà expliquées.

Si l'on veut faire dire certaines choses aux forces de la majorité, qu'on le fasse; si l'on veut écouter ce qu'ont dit les forces de la majorité, c'est différent: celles-ci ont dit qu'il n'y avait aucun problème à modifier cette loi, mais le fait est qu'en modifiant la loi aujourd'hui, il faudrait quand même la reprendre d'ici quelque mois.

Nous avons des exigences que l'Assesseur a fort bien expliquées et qui sont plus que suffisantes, de même pour les autres raisons, et c'est la raison pour laquelle on n'accepte pas l'ordre du jour présenté par M. Torrione, car on a le temps de modifier cette loi étant donné que nous n'avons pas la nécessité de prévoir des concours aujourd'hui et parallèlement nous attendons de pouvoir modifier certains cadres de l'Administration.

Si l'on acceptait la proposition du Conseiller Torrione, que se passerait-il? Le recrutement des femmes, attention, n'est pas uniquement la conséquence de la modification de la loi de 77: il faut aussi modifier les lois conséquentes du cadre et des listes donc de l'Administration régionale.

Mme Breuvé, nous ne sommes pas insensibles aux problèmes des femmes, loin de là! Les Conseillers qui ont pris la parole on dit tout le contraire; peut-être ils ont mis en relief les différences de travail, mais cela n'empêche pas l'exigence de modifier cette loi: c'est ce qu'avait déjà accepté l'Assesseur lorsque les communistes avaient posé le problème. Nous voulons modifier cette loi et accepter ce principe.

Si quelqu'un veut encore ajouter quelque chose, il est libre de le faire; nous ne voulons simplement pas laisser planer des doutes sur la pensée des forces de la majorité.

Pour une question de temps - et l'on est en retard - on n'a pu modifier la loi dans son ensemble; c'est justement dans ce sens que l'on va s'engager dans la prochaine législature.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, come prescrive il Regolamento, prima di passare all'esame dell'articolato, sono messi in discussione ed in approvazione gli ordini del giorno, secondo la loro presentazione. È stato presentato prima l'ordine del giorno dell'Assessore Perrin e poi quello del Consigliere Torrione.

Do lettura dell'ordine del giorno presentato dall'Assessore Perrin:

IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA

Esaminata la richiesta di modifica del paragrafo b) del primo comma dell'art. 8 della legge regionale 11 novembre 1977, n. 66;

Considerata l'esigenza di approfondire l'esame della revisione della legge regionale suddetta al fine di superare le difficoltà poste dalle leggi dello Stato regolanti l'arruolamento della donna nelle forze armate e nei corpi speciali;

Ricordato che non vi saranno imminenti concorsi per il Corpo Forestale Valdostano essendo l'attuale organico completamente coperto;

RIBADISCE

il principio della parità di diritto tra uomo e donna;

CONFERMA

la volontà di immissione della donna anche nel Corpo Forestale Valdostano nella prossima revisione globale della L.R. 11 novembre 1977, n. 66, nel rispetto del diritto alla parità tra i sessi e dell'interesse dei compiti che il Corpo Forestale Valdostano svolge per la comunità valdostana.

PRESIDENTE: Le dichiarazioni di voto possono essere su ogni ordine del giorno oppure possono anche essere complessive: tutto sta a precisarlo.

Ha chiesto la parola, per dichiarazioni di voto, il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.

TONINO (P.C.I.): Sull'ordine del giorno presentato dalla maggioranza noi ci asterremo, senza tuttavia rinunciare a denunciare l'evidente contraddizione che non è stata chiarita neppure dall'intervento del Presidente della Giunta.

Il dibattito di oggi è stato importante, perché la questione è emblematica e non è una questione qualsiasi. Questa è la sensibilità, anche politica, che andava colta, oggi, in questo Consiglio regionale.

Primo: c'è una questione di metodo. Io ribalto l'accusa fatta da alcuni esponenti della maggioranza che hanno tacciato per strumentale la battaglia delle opposizioni, perché siamo vicini alle elezioni. Non è vero. È vero, invece, ancora una volta e tanto più perché siamo vicini alle elezioni, che la maggioranza si rifiuta di approvare una proposta sensata, giusta e civile, che è stata presentata da una forza di opposizione. Noi non crediamo neanche più alla promessa che quella legge possa essere modificata, perché, come ricordava il Presidente della Giunta, di questo problema si discusse due anni fa e oggi siamo al punto in cui siamo.

A mio avviso, quindi, bisogna guardare alla sostanza e cioè al fatto che questo provvedimento di legge deve passare, perché è maturo il momento di una modificazione in tal senso. Questo è il problema e allora bisogna essere conseguenti.

Per dare l'esatto senso della nostra posizione ed anche per fare una riflessione ad alta voce, che può servire, a mio avviso, a noi prima di tutto, ma anche a tutte le altre forze politiche, vorrei fare un'ultima considerazione. Sul piano del contenuto, nel corso della discussione di oggi, a mio avviso, ci siamo attardati un po' troppo sul ragionamento relativo alla parità tra uomo e donna, proprio in un momento in cui la discussione tra le donne, che investe anche le forze politiche progressiste, guarda in particolare ad un altro aspetto della questione femminile e cioè al problema delle specificità e della specificità femminile e, quindi, anche al problema delle diversità e delle differenze tra uomo e donna.

È questo l'aspetto della discussione oggi in atto che, politicamente, deve essere tenuto in considerazione dalle forze politiche, perché è fuori di dubbio - ed io lo dico anche in termini autocritici, per quanto ci riguarda - che, troppo spesso, il modo in cui noi ragioniamo e affrontiamo questi problemi in Consiglio regionale risente di una scarsa presenza femminile.

La questione della rappresentatività delle donne è ormai di notevole rilievo politico, perché impone, a consessi come questo e ad assemblee elettive, di guardare ai problemi tenendo conto della differenza e della specificità femminile, che non è soltanto una questione di parità tra uomo e donna, ma, a mio avviso, è questione più complessa e più seria.

Questo è l'impegno politico che noi abbiamo assunto nei modi che prima sono stati ricordati anche dal Consigliere Mafrica e questo problema deve essere affrontato da tutte le forze politiche, se vogliamo fare in modo che anche le problematiche che oggi vengono discusse dalle donne servano, in ultima istanza, ad avere per tutti, per gli uomini e per le donne, una società più giusta, più vivibile ed a misura delle esigenze degli uomini e delle donne. Questa è la lezione che, a nostro avviso, ci deriva dalle battaglie che stanno facendo le donne in Valle d'Aosta e nel Paese.

Da questo punto di vista, a nostro avviso, la decisione di oggi ha un grande significato. Io provo disagio nel dover rilevare che problemi maturi come questo abbiano ancora tanta difficoltà ad essere approvati dal Consiglio regionale...

(...INTERRUZIONE...)

TONINO (P.C.I.): Questa è davvero una posizione singolare, nella quale, ovviamente, noi non ci riconosciamo e, tutto sommato, credo che sia anche una dimostrazione della difficoltà di avere, in questo Consiglio regionale, anche per il modo in cui esso è composto, un dibattito all'altezza di un tema di questa portata.

Questa è la ragione per la quale il nostro voto sarà favorevole alla proposta di legge oggi in discussione e ci asterremo sulla posizione espressa dalla Giunta regionale.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola, per dichiarazioni di voto, il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.): Vorrei aggiungere che l'ho chiesta anche per fatto personale, perché intendo respingere, molto cortesemente, il tentativo del Presidente della Giunta di accreditarmi la mania di muovere attacchi personali ai Consiglieri. Il giudizio espresso sull'attività di questo Consiglio e sulla bontà di questa istituzione è appunto un giudizio politico ed il richiamo alle responsabilità personali, a mio parere, è un fatto non solo dignitoso dal punto di vista politico, ma ineccepibile. Io sono convinto che qui dentro, più che partiti politici, più che schieramenti di maggioranza e di minoranza, esistono persone. Credo che il richiamarsi alle persone, alla loro coscienza e alla loro capacità, sia un modo di pensare politico che ha un suo fondamento. Inviterei, pertanto, il Presidente della Giunta a non voler spacciare queste posizioni politiche per delle posizioni offensive nei confronti degli altri Consiglieri, come in qualche modo cerca di fare.

Nel merito dell'ordine del giorno, io farei ancora un ultimo tentativo, sempreché sia possibile, invitando l'Assessore a ritirarlo. Questo gesto indicherebbe l'accettazione della proposta di legge, almeno nei suoi contenuti, e sarebbe un esplicito riconoscimento che in questa battaglia la posizione della maggioranza è davvero di retroguardia.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.): Dopo aver ascoltato gli interventi della maggioranza, ho tratto un'impressione che voglio esplicitare: tutti i Consiglieri hanno ribadito, indistintamente, di non essere contrari al principio della parità uomo-donna. Cercando di spiegare questo atteggiamento, credo che sia prevalsa una visione burocratica del problema. Ancora una volta, nelle decisioni politiche sono prevalse le decisioni dell'apparato, che è riuscito a far sentire il suo peso, ed il politico, anziché imporre la propria visione, l'ha subita.

Si sa che all'interno del Corpo Forestale Valdostano serpeggia una certa visione del Corpo e della funzione che lo stesso potrebbe avere una volta che la donna venisse accolta al suo interno; è prevalsa questa visione, ma la cosa mi dispiace, perché, a mio avviso, è una visione gretta, anacronistica ed anche un po' meschina, che, se vogliamo, tende ancora a mettere in discussione il principio della parità uomo-donna, sul quale siamo tutti d'accordo.

Questo aspetto mi fa dubitare, che la revisione della legge sul Corpo Forestale Valdostano terrà concretamente conto, non solo di quanto si è detto in questo Consiglio, ma anche dell'esigenza di porre sullo stesso piano, all'interno del Corpo Forestale, l'uomo e la donna.

Visto che tale revisione subirà un rinvio, io ritengo opportuno riaffermare, come è già stato fatto con molta chiarezza dalla collega, Consigliere Breuvé, che noi, tanto per essere chiari, non siamo qui a chiedere un Corpo Forestale vestito di rosa, non vogliamo che all'interno del Corpo Forestale ci siano dei Corpi speciali femminili: riteniamo che le mansioni affidate a quel Corpo possano essere svolte, con sufficiente dignità, sia dagli uomini, sia dalle donne, anche perché nella realtà di oggi, e cioè nel 1988, non ha più motivo di sussistere la ricerca di differenze tra il servizio svolto dall'uomo e quello svolto dalla donna.

Un giorno ho avuto modo di apprezzare la seguente frase del Presidente della Giunta, della quale mi ricorderò anche in futuro: "Il Corpo Forestale è troppo motorizzato, sarebbe meglio che andasse un po' di più a piedi o a cavallo". Io non so se questa visione un po' bucolica corrisponda realmente al pensiero del Presidente della Giunta, ma ritengo che sia giusto ritornare alle origini, anche per evitare che i forestali scorrazzino con i mezzi cingolati fin quasi sulla cima delle montagne. Credo che anche in questa materia occorrerebbe recuperare una dimensione più umana ed è proprio in questo contesto che si inserisce la funzione della donna nel Corpo Forestale.

A questo punto, abbiamo detto tutto e non abbiamo più niente da dire, anzi, la discussione per certi versi è stata fin troppo lunga e, semmai, ce la saremmo augurata rapidissima, dopo aver sentito l'Assessore dire: "Accettiamo questa modifica al paragrafo b) del primo comma dell'articolo 8 della legge regionale...". Avremmo così sancito un principio e, nello stesso tempo, avremmo sconvolto la sorte del Corpo Forestale Valdostano. Spetterà, invece, al prossimo Consiglio decidere qualcosa in materia, ma sono curioso di vedere quali modifiche saranno introdotte in funzione dell'ingresso delle donne nel Corpo Forestale Valdostano, perché ora non vedo nessuna differenza, proprio nessuna.

Mi si dice che gli organici devono essere modificati, ed è vero ed in questo concordo con il Presidente della Giunta, perché, secondo le tabelle dell'organico, mancano i posti. Concludo dicendo che, se è vero che mancano i posti, che cosa c'è di tanto strano nel procedere all'abolizione di quella che chiamo ancora una discriminazione, per rinviare tutto all'approvazione della legge definitiva, comprese le assunzioni? Non ci sarebbe nulla di male, ma renderemmo un servizio a noi stessi e, soprattutto, al principio della parità uomo-donna, del quale oggi ci siamo solo riempiti la bocca.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola, per dichiarazioni di voto, il Vice presidente, Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.

DE GRANDIS (P.R.I.): Ho chiesto la parola per dire che voterò l'ordine del giorno presentato dall'Assessore Perrin e per fare due precisazioni, perché, non so se per malevolenza o per spirito polemico, si è voluta dare una interpretazione non corretta di quanto avevo affermato in precedenza.

La prima precisazione riguarda la tutela dei diritti della donna nell'ambito del Corpo Forestale. Non a caso avevo citato l'esempio della gravidanza, come fatto esclusivo della donna, e avevo trascurato altri diritti, anche perché si tratta di diritti che non riguardano esclusivamente la donna, ma riguardano nella stessa misura sia il padre, sia la madre. In questo sta anche la difficoltà di riformare certe norme, perché esistono ancora numerose cautele e forme di tutela, che riguardano la donna come madre, per l'allevamento dei figli, ma che non prevedono uguale possibilità per il padre, cosa quest'ultima che è certamente discriminante.

Sostenendo questa tesi, infatti, io voglio raggiungere lo stesso obiettivo che vuole raggiungere il Consigliere Sandri, ma in modo diverso. Io chiedo che si riformi subito, e cioè prima, tutta la legge, senza modificare solo la parte che consente l'accesso alle donne, per poi rincorrere la necessità di introdurre altre norme a tutela della donna guardia forestale.

Allo stesso modo vorrei dire alla collega, Consigliere Breuvé, che mi ha attaccato piuttosto pesantemente, che occorrerebbe essere più cauti nel valutare certe posizioni, perché proprio lei ha detto una cosa che io non condivido per niente; ha detto testualmente: "Le donne che fanno figli se ne stanno a casa e non vanno nel Corpo Forestale!". Io non sono assolutamente d'accordo, perché la donna ha diritto ad avere dei figli e, anche se ha dei figli, ha diritto di stare nel Corpo Forestale!

Questi sono i piccoli "lapsus" di chi pensa di tutelare i diritti della donna e poi cade in contraddizione, come è successo al Consigliere Baldassarre, che voleva fare un grande colpo con la sua legge sulle casalinghe, ma poi si è visto sbeffeggiato dalle stesse donne che hanno letto quel disegno di legge.

Al di là delle affermazioni roboanti che si possono fare in Consiglio, bisogna vedere, infatti, se nella sostanza si è veramente convinti che i diritti della donna devono essere tutelati in tutti i campi, in maniera seria, corretta e attenta, o se invece è sufficiente sbandierarli, per farsi una bella giacca o una bella casacca con la quale presentarsi all'elettorato femminile.

Non posso votare, invece, l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Torrione, anche perché, a mio avviso, contiene una cosa improponibile laddove dice "stabilisce di attuare l'assunzione di personale femminile nell'ambito del Corpo Forestale Valdostano esclusivamente dopo la revisione della legge regionale 11 Novembre 1977 n. 66", perché non possiamo dichiarare, con un ordine del giorno, che non intendiamo applicare la legge, perché, giuridicamente, questo ordine del giorno non sta in piedi e la Regione soccomberebbe al primo ricorso fatto al T.A.R..

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola, Per dichiarazione di voto, il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Questa sera, noi, come forze di minoranza, abbiamo perso di fronte ai numeri e all'arroganza di questa maggioranza. Credo, però, che abbiamo ugualmente vinto una battaglia civile, perché abbiamo costretto la maggioranza ad uscire allo scoperto e a dire che non è favorevole all'inserimento delle donne nel Corpo Forestale. Questa è una battaglia civile, caro Presidente! Voi potete votare qualsiasi ordine del giorno e, addirittura, anche un ordine del giorno che grida vendetta, in quanto voi ribadite un principio che è già sancito dalla Costituzione! Questa è un'offesa nei confronti delle donne e dell'intera comunità! Voi osate ribadire il diritto di parità tra uomo e donna, che è già sancito dalla Costituzione!

In termini pugilistici diciamo che siete finiti k.o., perché siete contro il progresso, perché voi non farete niente per modificare questa legge e perché voi rimarrete su queste posizioni di retroguardia, perché non avete la cultura politica necessaria per affrontare e portare a compimento certe decisioni importanti come questa.

Io non voterò, quindi, questo ordine del giorno, ma voterò la proposta di legge presentata dal Gruppo socialista.

Faccio ora una piccola parentesi a proposito della mia legge sulle casalinghe che, come ha giustamente detto il Consigliere De Grandis, ha suscitato una grande polemica all'interno di alcune associazioni, tra le quali l'ARCI-Donna e la Consulta femminile. Io rispetto le loro opinioni, anche se è doloroso, ma quelle associazioni non devono sentirsi autorizzate a non portare avanti, cosa che non farò neanch'io, la mia proposta di legge che va incontro alle esigenze della numerosa categoria (sono oltre 18.000) di casalinghe che vivono in Valle d'Aosta, perché io credo nella validità di quel disegno di legge e credo nel ruolo delle casalinghe.

PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'ordine del giorno presentato dall'Assessore Perrin.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 29

Votanti: 18

Favorevoli: 18

Astenuti: 11 (Bajocco, Baldassarre, Breuvé, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet, Pascale, Sandri, Tonino e Torrione)

Il Consiglio approva

PRESIDENTE: Do lettura dell'ordine del giorno presentato dal Consigliere Torrione.

ORDINE DEL GIORNO

Il Consiglio regionale nell'approvare la proposta di legge n. 372 concernente la modifica della legge regionale 11 Novembre 1977 n. 66 recante norme sull'ordinamento e sul funzionamento del Corpo Forestale Valdostano e sullo stato giuridico ed economico del relativo personale

Stabilisce

di attuare l'assunzione di personale femminile nell'ambito del Corpo Forestale Valdostano esclusivamente dopo la revisione della legge regionale 19 Novembre 1977 n. 66.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.): Come ho detto nei precedenti interventi, il mio ordine del giorno poteva fungere da mediazione, però questo scopo è fallito, perché, obiettivamente, la maggioranza non ritiene opportuno votare a favore della proposta di legge socialista. Sono costretto, quindi, a ritirare il mio ordine del giorno.

Al termine di questa discussione credo di poter citare uno slogan tanto in voga due o tre anni fa, "donna è bello", per modificarlo, purtroppo, in "donna è ancora brutto". Grazie.

PRESIDENTE: L'ordine del giorno del Consigliere Torrione, del quale abbiamo dato lettura, è da considerare ritirato.

IL CONSIGLIO prende atto

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, il Regolamento prevede che, quando la proposta di legge è costituita da un solo articolo, si proceda ad una sola votazione per scrutinio segreto.

Do lettura dell'unico articolo del progetto di legge in oggetto.

ARTICOLO 1

Il paragrafo b) del primo comma dell'articolo 8 della legge regionale 11 novembre 1977, n. 66, è soppresso.

PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione, per scrutinio segreto, l'unico articolo del progetto di legge testé letto.

VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 29

Votanti: 11

Favorevoli: 11

Astenuti: 18 (Beneforti, Borbey, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)

Il Consiglio non approva